Follia e santità

Editore:

Anno di pubblicazione: 
2 005
Volumi Braille: 
5
Pagine Braille: 
710

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Presentazione: 
Perché mai la santità dovrebbe corrispondere ad un concetto di normalità? Per quale motivo, storicamente, si è sempre preteso di correlare la santità ad una norma, quasi esistesse una sorta di tabù a porla in relazione con ciò che non è «normale», nel senso che non corrisponde ad una «media»? Insomma, chi ha mai detto che sia necessario non essere isterici per essere santi; in base a quali principi si può affermare che l'appartenenza ad una categoria psichiatrica comporti automaticamente essere esclusi dalla santità? Perché se una donna è isterica, non può essere santa? Perché mai la santità non dovrebbe essere compatibile con la depressione, cioè con un vissuto depresso del mondo fisico che ci circonda? Perché mai chi desidera vivere la vita fuori dal mondo dovrebbe sentire le cose del mondo con passione, perché non dovrebbe arrivare al desiderio di morte, in quanto possibilità essenziale per vivere una vita differente? Nego che si possa sostenere ancora che alla santità sia necessaria la normalità e che siano necessari i certificati degli psichiatri per stabilire se una certa persona sia santa oppure no. Credo possibile affermare da parte mia che una persona è isterica e che un processo di canonizzazione la dichiari santa.