Biblioteca Italiana per i Ciechi "Regina Margherita" Atti del Convegno: "Il valore culturale del libro: verso un formato accessibile e fruibile per i non vedenti. Problemi, esperienze, prospettive" 29 ottobre 2008 Monza - Teatro "Binario 7" Via Turati, 8 Volume unico Adattato in formato digitale a cura della Biblioteca Italiana per i Ciechi "Regina Margherita" ONLUS Monza 2009 Presentazione La Biblioteca Italiana per i ciechi "Regina Margherita" compie 80 anni. Da sempre impegnata a soddisfare il bisogno di cultura dei minorati della vista, è divenuta nell'ultimo decennio - ed oggi lo è ancor di più - il punto di riferimento per l'integrazione scolastica dei non vedenti. Collabora con le Scuole per definire le strategie educative più rispondenti alle necessità degli alunni con disabilità visiva ed è impegnata a realizzare - usando le più moderne tecnologie - i testi scolastici nelle versioni da questi accessibili e fruibili. Ogni anno la Biblioteca "produce" più di 5.000 libri nelle diverse versioni, in braille per i ciechi, a caratteri ingranditi per gli ipovedenti e digitali per quanti sanno usare il personal computer e in questo modo soddisfa il bisogno di cultura di migliaia di non vedenti e le esigenze di studio dei 2/3 degli alunni minorati della vista su tutto il territorio nazionale. I libri prodotti dalla Biblioteca sono "personalizzati" cioè fatti su misura per le residue capacità visive dell'alunno, e nel rispetto delle indicazioni e delle esigenze pedagogiche e didattiche che la Scuola ritiene idonee e suggerisce. Nelle nostre intenzioni questo convegno non è solo uno dei tanti momenti celebrativi, ma un'occasione, forse unica e irripetibile, perché le numerose Agenzie interessate possano confrontarsi per trovare un punto di incontro e ridare slancio alla loro azione al fine di poter dare risposte efficaci ai bisogni reali degli studenti minorati della vista. La piccola realtà rappresentata dalla Biblioteca "Regina Margherita" non è immune dai contraccolpi e dalle difficoltà che sta attraversando il Paese per una sfavorevole congiuntura economica interna ed internazionale. Ci sono poche e insufficienti risorse finanziarie, tanti, troppi, conti da rimettere a posto e tante emergenze da risolvere. Come gestori di risorse anche pubbliche e come cittadini noi vogliamo partecipare all'opera di ammodernamento dello Stato e delle sue strutture, ma non possiamo esimerci dal dare voce ai nostri utenti e dal rappresentare le loro attese ed i loro bisogni. Alle Istituzioni chiediamo risorse certe e decisioni coraggiose e longimiranti. Un minorato della vista istruito sarà capace di lavorare e produrre e non peserà sull'assistenza pubblica. Agli Editori chiediamo di aggiungere alle centinaia di migliaia di euro del costo del progetto di un libro scolastico 500-1.000 euro per sostenere la realizzazione delle versioni fruibili dai non vedenti. All'opinione pubblica, alla classe imprenditoriale, ai singoli cittadini chiediamo di acquisire la consapevolezza che le sacche di arretratezza e di bisogno non sono esclusive del "terzo mondo" ma sono presenti e reali anche nelle aree più evolute del nostro Paese. Ognuno può fare qualcosa, tutti possiamo fare qualcosa perché il cammino verso l'emancipazione sociale dei disabili visivi non sia un percorso che solo pochi fortunati possono compiere. Questo convegno potrà e dovrà dirci se siamo capaci di dare significato concreto ai concetti di "solidarietà" e di "sinergia". Prof. Pietro Piscitelli Le adesioni Telegramma Pietro Piscitelli Presidente Biblioteca Italiana per i Ciechi"Regina Margherita" Gentile Presidente, la ringrazio sinceramente per l'invito ad intervenire all'80° annivesario della fondazione della Biblioteca Italiana per i Ciechi "Regina Margherita", previsto per il prossimo 29 ottobre a Monza, purtroppo, concomitanti impegni non mi consentiranno di essere tra voi ma, desidero esprimere il mio più sincero apprezzamento per lo straordinario lavoro che vi impegna quotidianamente da così tanti anni, nel fornire alle persone non vedenti gli strumenti utili e necessari alla lettura. Esprimendo il mio plauso per quanti si sono prodigati per la migliore riuscita dell'evento, la prego di considerarmi idealmente presente e invio a lei e agli intervenuti un sentito ed affettuoso saluto. Con viva cordialità Renato Schifani Presidente del Senato della Repubblica Ministero per i Beni e le Attività Culturali Il Sottosegretario di Stato On. Francesco M. Giro Egregio Signor Prof. Pietro Piscitelli Presidente Biblioteca "Regina Margherita" Via G. Ferrari, 5/a 20052 - Monza Roma, 26 ottobre 2008 Caro Presidente, desidero ringraziarLa per il gradito invito che mi ha riservato, in occasione dell'80° anniversario della fondazione della Biblioteca Italiana per i Ciechi "Regina Margherita", che si terrà a Monza il prossimo 29 ottobre. Purtroppo, a causa di concomitanti impegni istituzionali, non mi sarà possibile partecipare, come sarebbe stato mio desiderio. Sperando di poter avere un occasione prossima di incontro, Le invio i miei auguri per il pieno successo della manifestazione. Francesco Maria Giro On. Valentina Aprea Presidente Commissione Cultura Camera Deputati Prof. Pietro Piscitelli(Uff 988) Presidente Biblioteca Italiana per i Ciechi Via G. Ferrari 5/a 20052 Monza Gentile Presidente, per improrogabili impegni istituzionali non potrò partecipare alla cerimonia dell'80° anniversario della fondazione della "Biblioteca Italiana per i Ciechi", come invece avrei desiderato. Desidero inanzitutto ringraziarla per il cortese invito e congratularmi per l'attività svolta a sostegno delle persone minorate della vista. Il libro sia nella versione digitale e in quella Braille costituisce un utile e indispensabile strumento per soddisfare le esigenze di crescita culturale dei non vedenti. Auguro il meritato successo all'iniziativa e invio il mio più cordiale saluto a tutti i partecipanti. Valentina Aprea Presidente Commissione Cultura Egregio Signore Pietro Piscitelli Presidente della Biblioteca Italiana per i Ciechi"Regina Margherita" Caro Presidente, mi spiace non poter essere presente al seminario del 29 ottobre "Il valore culturale del libro" a causa degli impegni parlamentari con votazioni al Senato della Repubblica. Vi invio il più fervido augurio per la riuscita dell'iniziativa, con l'impegno di essere quanto prima presente a Monza per la visita della Biblioteca "Regina Margherita". Un caro saluto Marcello Dell'Utri Roma, 28 ottobre 2008 Sen. Riccardo Conti Senato della Repubblica P.zza Madama, 1 00186 Roma Egr. Prof. Pietro Piscitelli Presidente Biblioteca Italiana per i Ciechi"Regina Margherita" - Monza Egr. Prof. Piscitelli, ho ricevuto il Suo cortese invito per il seminario che si terrà a Monza il prossimo 29 ottobre. Purtroppo, a causa di un impegno precedentemente assunto, non potrò essere presente. Ribadendo la piena disponibilità a partecipare a future iniziative, colgo l'occasione per porgerLe cordiali saluti. Sen. Riccardo Conti Roma, 21 ottobre 2008 Da: A: Data invio: giovedì 18 settembre 2008 12,17 Oggetto: Alla c.a. del prof. Pietro Piscitelli Gentile Presidente, La ringrazio per il gradito e accorato invito al Seminario che si terrà a Monza il 29 ottobre prossimo in occasione dell'80° anniversario della fondazione della Biblioteca Italiana per i Ciechi "Regina Margherita", ma con rammarico sono costretto a comunicarLe che non potrò essere presente a causa dei concomitanti lavori parlamentari. Avrei partecipato molto volentieri, per l'importanza del tema affrontato e delle iniziative che sono state e che verranno messe in campo: del valore e della rilevanza dell'opera svolta dall'Ente che Lei presiede, nonché dei Suo impegno, al servizio della diffusione della cultura che dev'essere un bene di tutti, par qui superfluo dire. Le sarei grato, pertanto, se potesse farmi pervenire, qualora fossero prodotti, copia degli Atti del Seminario (in formato cartaceo al seguente indirizzo: Senato della Repubblica - 00186 Roma, oppure - qualora fosse più comodo per lei - in formato elettronico a questo indirizzo e.mail). Auguro a Lei e a tutti i partecipanti il pieno successo della manifestazione e un proficuo lavoro e Le assicuro la mia disponibilità alla collaborazione sul piano istituzionale per quanto di mia competenza. Con ogni cordialità Sen. Daniele Bosone Senato della Repubblica Sen. Antonio Rusconi Roma, 15 ottobre 2008 Prof. Pietro Piscitelli Presidente della Biblioteca Italiana per i Ciechi"Regina Margherita" Via G. Ferrari, 5/a 20052 Monza fax 039 833264 Egregio Presidente, la ringrazio per il cortese invito al convegno "Il valore culturale del libro. Verso un formato accessibile e fruibile per i non vedenti. Problemi, esperienze, prospettive". Purtroppo gli impegni istituzionali, inerenti il mio mandato parlamentare, non mi consentiranno di essere presente. Mi è gradita l'occasione per complimentarmi dell'opera, altamente meritoria, svolta dall'Ente che lei presiede a favore dei non vedenti e porgerLe i migliori auguri in occasione dell'80° anniversario della sua fondazione. Con i più cordiali saluti a lei e a tutti i partecipanti auspicando un proficuo, buon lavoro. Con stima Antonio Rusconi Da: "Pres De Biasi Emilia Grazia" A: Data invio: martedì 28 ottobre 2008 18,20 Oggetto: 80° Anniversario 28 ottobre 2008 Gentilissimo Professore, purtroppo gli impegni d'Aula non mi permettono di onorare il Suo cortese invito. Vorrei tuttavia farLe pervenire gli auguri per il "compleanno" della Biblioteca, un'istituzione culturale e di alto impegno civile che ha coniugato le pari opportunità per i non vedenti con l'amore per il libro e la lettura. Le chiedo di scusare la mia assenza e spero di poterLa incontrare presto per poterci confrontare sulle proposte per allargare la partecipazione delle persone non vedenti alla vita culturale, formativa, civile del nostro Paese. Mi auguro che in un momento così delicato per il mondo e per l'Italia le istituzioni sappiano dialogare e riconoscere alla cultura, alla conoscenza, all'informazione quelle risorse e quelle finalità espresse in modo alto e condiviso dalla nostra Costituzione. Le invio i miei più cari saluti. Buon lavoro Emilia Grazia De Biasi Saluto delle Autorità Martina Sàssoli (Nota (*) Assessore alle Pari Opportunità e al Sistema Bibliotecario - Comune di Monza.) Grazie per concedermi l'occasione per salutare. Intanto mi congratulo con voi ringraziando l'organizzazione per una platea così ricca. Questa sala in cui ci troviamo solitamente viene vissuta con una serie di manifestazioni che, difficilmente, riescono ad aggregare così tante persone e, soprattutto, una platea così attenta. Mentre seguivo lo scorrere delle slide sentivo alle mie spalle il più totale silenzio, ciò significa che, ovviamente, manifestazioni come quelle di questa mattina sono di grandissimo interesse e di fortissima attualità. Nel ringraziarvi quindi per averci dato l'opportunità di essere presenti, io porto il saluto dell'amministrazione comunale, e del nostro sindaco Marco Mariani che purtroppo è stato trattenuto e non ha potuto raggiungerci. Io sono l'assessore alle pari opportunità e al sistema bibliotecario di Monza e presidente di Brianza Biblioteche. Ho conosciuto il Professor Piscitelli e il Signor Notari quando abbiamo festeggiato insieme, qualche mese fa, la ricorrenza degli 80 anni della fondazione della Biblioteca Italiana per i Ciechi "Regina Margherita". Proprio in quella occasione mi sono confrontata con una realtà che, lo ammetto, non conoscevo precedentemente e che mi ha fortemente stupito perché mi sono resa conto che tanti concittadini non solo a Monza, ma in tutta la Brianza, come me, non conoscevano una realtà così importante. Noi abbiamo la fortuna di ospitare nella nostra città una istituzione di levatura nazionale che, oltre a dare vita a tutte quelle attività di cui parlava prima il Professor Piscitelli, da un sostegno reale e concreto a ragazzi, studenti, ma non solo, che hanno delle difficoltà visive, ma che per questo non devono e non dovrebbero subire discriminazione, né in ambito sociale, né in ambito scolastico. Come assessore ho preso un impegno con il Signor Notari, mi sono ripromessa di supportare l'attività della Biblioteca Italiana per i Ciechi e ho raccolto un po' l'invito che troviamo tutti nella cartellina a firma del Professor Piscitelli, nel punto in cui dice che "avere la consapevolezza che le sacche di arretratezza e di bisogno non sono esclusive del terzo mondo, ma sono presenti e reali anche nelle aree più evolute del nostro paese. Ognuno può fare qualcosa". Io ho raccolto questo invito del Presidente e con la struttura di Brianza Biblioteche ho chiesto che venisse realizzato un progetto di collaborazione con la Biblioteca Italiana per i Ciechi. Attualmente la struttura Brianza Biblioteche conta sulla disponibilità di 37 Biblioteche in tutto il territorio, con una utenza potenziale di settecentomila fruitori. Ho chiesto che venissero accorpati i due database in modo tale da supportare l'attività della Biblioteca Italiana per i Ciechi e valorizzare la sua attività, ma allo stesso modo, di dare a tutti l'opportunità di conoscere questa realtà, che è così importante e che opera quotidianamente per aiutare chi ne ha più bisogno. Parlando di utenza potenziale ci rendiamo immediatamente conto che non tutti i settecentomila utenti saranno fruitori della Biblioteca per i Ciechi e dei loro servizi, ma siamo altrettanto convinti che, tra queste settecentomila persone ci saranno sicuramente dei parenti, dei familiari, o dei genitori che non conoscono certe realtà e che necessitano di una informazione e un aiuto in più. Noi, come Amministrazione Comunale, abbiamo raccolto questo invito rivoltoci e possiamo dire che saremo in grado, speriamo addirittura entro la fine del 2008 e se così non fosse entro i primissimi mesi del 2009, di dare vita a questo grandissimo lavoro di collaborazione che sicuramente potrà giovare sia a Brianza Biblioteche, in termini di servizio allargato, ma anche e soprattutto alla Biblioteca Italiana per i Ciechi. Io vi ringrazio ancora per l'opera che voi svolgete quotidianamente e per il supporto che date a tutte le persone che hanno bisogno. Grazie ancora. Vittorio Arrigoni (Nota (*)Consigliere Provincia di Milano.) Buon giorno a tutti voi. Ringrazio la Biblioteca Italiana per i Ciechi "Regina Margherita" dell'invito. Anche io porgo il saluto in particolare di Gigi Ponti, assessore alla provincia di Milano che si occupa della costituzione della provincia di Monza e Brianza, che non ha potuto essere presente e vi porto il saluto del Presidente della Provincia di Milano Filippo Penati. Anche io ricalco i sentimenti espressi dall'assessore Sàssoli del comune di Monza che mi ha preceduto per esprimere tutta la mia gratitudine in merito al lavoro che state svolgendo. Devo dire che le idee dell'assessore Sàssoli sono esportabili anche all'altro sistema bibliotecario presente in Brianza che è quello del Vimercatese, quindi, con l'augurio che i due sistemi diventino un sistema unico nell'interesse dei cittadini, spero e auspico che, oltre all'attenzione e alla diffusione del libro normale per i vedenti, vada avanti anche di pari passo la diffusione di questi strumenti che sono fondamentali per la formazione dei non vedenti. Le nostre Biblioteche si stanno specializzando anche per predisporre dei testi parlati a favore delle persone dislessiche. Ci stiamo quindi organizzando e specializzando come realtà culturale del territorio per favorire le persone disagiate affinché possano avere delle opportunità come tutti gli altri cittadini. Io vi auguro un buon lavoro e vi assicuro la disponibilità a collaborare della nascente Provincia di Monza e Brianza. Il lavoro che la provincia di Milano sta facendo a questo proposito è soprattutto un lavoro di tipo organizzativo, sta predisponendo le sedi, sta spostando il personale e abbiamo anche valutato e definito il patrimonio della provincia di Milano che deve essere assegnato alla provincia di Monza. Sono lavori prevalentemente organizzativi, però sono già presenti negli uffici di Monza le prime strutture che seguiranno gli aspetti culturali e sociali che sono di competenza della provincia nascente. Con la primavera del 2009 anche la provincia di Monza e Brianza vedrà finalmente la luce e il tema delle persone non vedenti sarà seguito con la medesima cura e con il medesimo impegno che altre province hanno già dimostrato nel corso della loro storia. Non è per nulla un fatto casuale che la sede della provincia di Milano è di fianco proprio all'Istituto dei Ciechi di Milano, due istituzioni importantissime e storicamente rilevanti. Chiudo il mio intervento augurando ancora un buon lavoro, sottolineando ancora i miei complimenti e le mie congratulazioni perché il lavoro che state svolgendo è importantissimo. Grazie. Buona giornata. Giuseppe Antonio Lardieri (Nota (*) Consigliere Zona 9 Comune di Milano.) Buon giorno a tutti, mi associo ai complimenti che già i miei predecessori hanno fatto. Io sono veramente contento di essere qui questa mattina, ho disdetto tutti gli impegni quando l'amico Umberto Di Donato (ndr: relatore) mi ha presentato l'invito a partecipare a questo convegno perché quello trattato è argomento che a me interessa particolarmente, un argomento che, con l'amico Rosario Adamo consigliere di Monza qui come me presente, seguiamo da anni. Lavoriamo in Trenitalia e stiamo cercando soluzioni per l'accessibilità dei treni e sappiamo quali difficoltà un disabile deve affrontare per poter accedere a un treno e alle stazioni e ci stiamo interessando per sviluppare dei percorsi specifici per persone che presentano una disabilità. Il Consigliere Adamo si sta interessando a Monza e nei giorni scorsi in un consiglio comunale ha presentato una raccomandazione affinché ci fosse un impegno maggiore. Anche l'assessore Sàssoli si è dichiarata d'accordo su questa tematica e per impegnare maggiori risorse relativamente allo sviluppo dei percorsi tattili e dei segnalatori sonori ai semafori. Io sono venuto qui proprio per questo, per apprendere da voi tantissimo perché sono convinto che potrete darmi tanto. Vivo a Milano Zona 9, quando si parla di una zona si pensa ad un quartiere, la nostra zona conta 154 mila abitanti, quindi una bella città grande, e se i problemi sono spesso proporzionati all'ampiezza della zona, potete immaginare in una città come Milano, con un traffico che si sta sviluppando a dismisura, quanti problemi possano esserci. Si sta facendo molto, il Comune di Milano sta facendo molto, io nella mia zona, in particolare con l'Unione Italiana Ciechi sezione di Milano e con i cittadini, mi sto impegnando in prima persona, stiamo facendo anche delle riunioni, dei convegni nelle scuole, sono presidente anche di un'associazione, quindi mi sto muovendo a 360 gradi, però vorrei vedere anche di concretizzare qualcosa. Ho ascoltato con molta attenzione e anche con piacere l'intervento del Professor Ardizzone perché, io sono convinto - non sono le solite frasi fatte che si dicono ai convegni perché bisogna dirle e prendere l'applauso - ne sono convinto davvero che, se tutti danno il proprio reale impegno, l'informazione può diventare accessibile a tutti. Oggi siamo nell'era dell'informazione e quindi, poiché un popolo si misura dall'attenzione che ha per tutti, è importante che la cultura venga divulgata il più possibile poiché, più un popolo viene informato e più la sua civiltà si sviluppa e diviene sensibile verso gli altri. Io vi ringrazio, vi ascolterò con attenzione e vi auguro un buon proseguimento di lavori. Grazie. Apertura dei lavori Claudia Rocchetti Porto il saluto al convegno del Direttore Regionale dott.ssa Dominici che non ha potuto essere presente per impegni precedenti. Seguendo con particolare attenzione tutte le iniziative riguardanti le tematiche legate all'integrazione degli alunni con disabilità, mi ha chiesto di portare i suoi cordiali saluti. Prima di entrare nello specifico del tema che verrà affrontato dettagliatamente dal prof. Ardizzone volevo fare un piccola introduzione precisando come l'Ufficio Scolastico Regionale sia da sempre particolarmente sensibile ed interessato a favorire e supportare tutte le iniziative volte a migliorare la qualità dell'integrazione degli alunni con disabilità. Affrontiamo queste tematiche almeno da tre punti di vista, rappresentati da tre diversi Uffici. L'Ufficio secondo si occupa, tra l'altro, dell'organizzazione, sostegno e finanziamento dei progetti organizzati dalle scuole, l'Ufficio ottavo si occupa delle iniziative di formazione specifiche per i docenti al fine di fornire maggiore competenza agli insegnanti che si occupano degli alunni disabili e l'Ufficio primo si occupa di comunicazione. Come questi tre Uffici sono attualmente impegnati rispetto a questo tema? L'Ufficio secondo, che io rappresento, in particolare sta seguendo in maniera diretta la formazione degli operatori tecnologici, cioè insegnanti di sostegno che operano in centri provinciali chiamati CST ("Centro di Supporto territoriale") aventi la funzione di fornire strumenti, programmi, competenza e consulenza agli insegnanti di sostegno, agli insegnanti di classe e anche ai genitori della propria provincia, rispetto a quelle tematiche riguardanti gli alunni disabili che possono essere meglio affrontate con l'uso della tecnologia. In particolare, per quanto riguarda gli alunni non vedenti, abbiamo tenuto un corso di formazione nel mese di maggio presso l'Istituto dei Ciechi di Milano. Seguirà ora una fase di ricaduta nelle singole provincie per allargare al massimo le competenze raggiunte mediante il corso regionale. L'Ufficio ottavo, che si occupa di formazione, in particolare sta seguendo, insieme all'Istituto di Ricerca e Formazione per la Riabilitazione l'approntamento di tre corsi sulla disabilità visiva che verranno proposti nelle provincie di Milano, di Lecco e di Brescia nei prossimi mesi con la realizzazione di tre moduli rispettivamente su "Tecnologia e disabilità visiva", sulla Tiflologia e il terzo sull'accessibilità dei siti web. L'Ufficio primo, invece, che si occupa di comunicazione, ha realizzato delle attività sulla accessibilità, in particolare sulla sperimentazione di una comunità di pratiche che si chiama "porte aperte sul web" di cui nello specifico vi parlerà il prof. Ardizzone. Alberto Ardizzone Qualche minuto per parlare di Porte aperte sul web con un accento particolare sui suoi lavori e sulle sue attività riferite ad una concezione di accessibilità che nel tempo è maturata. Qualche riferimento storico: Porte aperte sul web nasce come progetto nel 2003 come iniziativa dell'allora direttore generale insieme all'istituto dei ciechi di Milano e alla Fondazione ASPHI con l'intenzione di formare un gruppo di docenti alla realizzazione e costruzione e la realizzazione di siti scolastici accessibili. Il 2003 è l'anno che precede la legge Stanca e,quindi, ancora prima che venisse promulgata la legge, alcuni docenti hanno iniziato a confrontarsi su alcune linee guida, che al tempo erano quelle internazionali: le cosiddette "WCAG" che erano le linee guida redatte dal consorzio mondiale del W3C. Successivamente, con l'uscita della legge e successivamente dei requisiti tecnici, il nostro riferimento è diventato la legislazione italiana. Per fare un piccolo consuntivo del lavoro svolto, arriviamo a qualche mese fa con il questionario sullo stato dei siti scolastici in Lombardia. Hanno risposto 1064 istituti statali su circa 1300: una risposta abbastanza significativa. Secondo questa indagine circa l'80, il 79% con maggiore precisione, erano gli istituti scolastici dotati di sito web con un incremento decisamente significativo rispetto alla ricerca precedente effettuata dal Miur nel 2004, che, con campione delle stesse dimensioni, dava un 55 % di siti scolastici. Questo è il primo elemento forte: le scuole, ma questo è ovvio, colgono sempre di più l'opportunità di comunicare verso l'esterno attraverso il sito scolastico. Parte forse anche di questo sviluppo, di questa maggiore attenzione, che poi è anche indice di trasparenza, è probabilmente da attribuire anche all'azione della nostra comunità di pratica "Porte aperte sul Web", che ha cercato di fornire alle scuole un supporto legato non soltanto all'arricchimento delle caratteristiche del sito inteso come servizio, ma, anche e soprattutto, all'attenzione verso l'universalità della comunicazione, cioè, al fatto che riteniamo importante che al primo posto di ogni processo comunicativo ci sia questo aspetto. È importante comunicare bene, è importante sforzarsi di trovare anche le modalità più accattivanti per parlare con il pubblico, con i cittadini, con i ragazzi e con i docenti, ma questa è un'azione monca se alla base non c'è l'intenzione di non creare barriere all'accesso dell'informazione, alla fruizione di un servizio. Uno degli elementi di questo monitoraggio, al di la della presenza del sito e di una rappresentazione delle sue caratteristiche, era legato anche ad un autovalutazione di accessibilità. Su questo abbiamo notato uno scarto che ci fa capire che la percezione del termine accessibilità anche in chi lavora nella scuola non è in linea con le caratteristiche reali del diritto d'accesso. È ancora abbastanza diffusa la sensazione che accessibilità voglia dire reperibilità del sito, raggiungibilità del sito e invece sappiamo che in realtà è tutt'altra cosa. Allora non ci siamo accontentati di queste risposte, ma abbiamo proceduto ad una valutazione personale del grado di accessibilità secondo la conformità ai 22 requisiti di legge adottando un metodo di rilevazione e di verifica analogo a quello che consiglia il CNIPA. I risultati a cui siamo giunti sono risultati per noi significativi: oltre il 20% dei siti scolastici pubblicati, cioè di quegli 841 siti di cui dicevo prima, sono risultati conformi ai requisiti. In realtà nello schema che abbiamo riportato dove si parla di questo 21,52%, cioè di oltre 180 istituti scolastici, abbiamo messo un sì / quasi, perché la completa conformità ai requisiti sappiamo essere una cosa non facilissima da mantenere. La completa accessibilità è difficile da mantenere e riguarda tanti aspetti; con quel "quasi" abbiamo messo dentro anche quegli istituti che hanno una conformità direi al 99% rispetto le richieste di legge: magari manca una piccola cosa, ad esempio un elemento, che è un elemento molto importante anche nei libri, che è quello della possibilità di navigare attraverso titoli, cioè attraverso un corretto uso della strutturazione del testo. Anche per quanto riguarda il controllo per ordine di scuola, risulta che è abbastanza omogeneo il livello di accessibilità tra direzioni didattiche, istituti comprensivi, secondarie di primo grado e secondarie di secondo grado. Tuttavia ci piace sottolineare la presenza di una maggiore attenzione all'accessibilità da parte delle direzioni didattiche. È una cosa che ci ha molto interessato: le maestre e i maestri della scuola lombarda hanno una particolare attenzione verso i temi dell'inclusione. Certo, magari c'è anche da dire che mediamente un sito realizzato da una direzione didattica è un pochettino più semplice di un sito magari prodotto da un istituto secondario di secondo grado; però ci interessa questo aspetto, perché sottolinea come i maestri e le maestre abbiano nel loro modo di lavorare una maggiore e più connaturata attenzione alla comunicazione per tutti Un altro aspetto che abbiamo rilevato è quello della molteplicità di approcci e di tipologia dei siti, questo perché negli istituti scolastici è presente, ed è una ricchezza, una serie di consolidate esperienze. È quindi molto importante partire da questo per sviluppare un progetto culturale a più ampio respiro; anziché proporre un metodo unico uguale per tutti, è più opportuno partire dalle reali esigenze della singola realtà per poter introdurre in un secondo tempo temi e modi di lavorare e di comunicare comuni a tutti. In questo modo l'accessibilità non è esclusivamente un fatto tecnico, ma diventa più propriamente un aspetto culturale, un momento di sviluppo culturale nella scuola che ha proprio nel suo DNA questo modo di rapportarsi con le cose: l'accessibilità intesa, quindi, come un approccio che dovrebbe coinvolgere la scuola non soltanto attraverso l'espletamento di alcune strategie legate alla realizzazione tecnica di un sito e basta, ma anche attraverso un approccio, un modo di pensare, un modo di porsi nei confronti degli studenti e dei docenti. Un altro elemento importante è che i siti scolastici, come è ovvio, sempre di più vengano realizzati con l'ausilio di strumenti dinamici, in particolare i CMS, e qui l'attenzione nostra, come ufficio scolastico, è principalmente rivolta al supporto alle scuole che utilizzano CMS open source, ormai maturi e pronti, pur magari con un lavoro di personalizzazione neanche troppo difficile, a generare contenuti accessibili. In realtà, l'aspetto più rilevante rimane quello del come si pongono i contenuti, cioè l'aspetto redazionale del sito. Anche qui incontriamo un altro aspetto fortemente culturale; cioè, nel momento in cui io devo gestire dei contenuti che siano dei testi, immagini o, altro, qual è il modo migliore per fare in modo che persone non vedenti, persone sorde, persone con diverse disabilità possano accedere a quel contenuto rispettando il valore e il significato di quel contenuto stesso? Partendo da questi presupposti e quindi concependo l'accessibilità non un fatto tecnico, ma soprattutto un aspetto culturale del modo di fare scuola, pensiamo di allargare il nostro campo d'indagine non soltanto ai siti scolastici, ma anche a tante altre modalità comunicative. Questo approccio può coinvolgere anche il come si fanno le presentazioni o testi, e qui veniamo anche ad argomenti più vicini al convegno: la produzione della documentazione scolastica interna. Con il Decreto Ministeriale del 30 aprile 2008 si danno indicazioni sui libri di testo digitali. In realtà i nostri ragazzi hanno, nella loro frequentazione scolastica di tutti i giorni, tutto un insieme di documentazione e di elementi comunicativi che gestiscono; ecco che allora è molto importante che, a prescindere di quello che può riguardare la gestione del libro, o accanto ad esso meglio ancora, ci sia la dovuta attenzione proprio verso la comunicazione a 360°: un approccio che finisca per coinvolgere anche come noi docenti facciamo le verifiche, come noi parliamo con i nostri studenti, come noi presentiamo ai nostri genitori l'offerta formativa, come noi redigiamo le relazioni che vanno a costituire il fascicolo dell'unità didattiche, come noi alleghiamo i documenti ai nostri siti. Capite che c'è tutto un insieme di attività che fanno parte proprio della documentazione scolastica che viene fatta in casa, viene fatta nel quotidiano, viene fatta adottando degli strumenti che sono a scuola e che sono investiti da questo discorso culturale ad ampio raggio. Per arrivare ad una proposta che possa avere significato e incidenza nella scuola, come comunità di pratica pensiamo che sia utile adottare anche delle strategie metodologiche importanti e che siano basate o, fondamentalmente basate, sulla collaborazione dei vari attori che vivono e lavorano a scuola: collaborazioni con le associazioni di disabili (abbiamo una fortissima collaborazione con l'istituto dei ciechi di Milano, con ASPHI e con altre associazioni), collaborazioni con altri esperti del settore (la nostra mailing list vuole essere aperta infatti a tutti gli esperti che si interrogano e vogliono interrogarsi su questi temi) e, ancora, con la lista dei docenti UICI che collabora con noi su alcuni aspetti, con le persone che lavorano sull'accessibilità anche a livello professionale e concorrono anche alle modifiche legislative, con persone docenti e non, provenienti anche da altra realtà progettuali e geografiche. Accanto all'abbattimento alle barriere alla comunicazione riteniamo infatti importante anche l'abbattimento delle barriere geografiche e delle barriere progettuali, unendo forze che possono insieme concorrere veramente alla costruzione di questo pensiero comune. Chiudo la presentazione con il discorso della documentazione digitale a scuola che secondo il nostro approccio poggia su alcuni pilastri di riferimento per noi importanti: innanzitutto la questione del linguaggio e qui mi riferisco alla redazione di documenti ufficiali relazioni, pof o, quant'altro. Anche qui il riferimento per noi importante è quello legislativo. Dagli anni 90 sono usciti degli elementi di guida sulla semplificazione del linguaggio: troppe volte noi comunichiamo con genitori, figuriamoci con studenti o altri, usando tecnicismi e usando una modalità comunicativa che crea distanza e quindi crea barriere. Lavorare su questo è un qualcosa di tipicamente scolastico. Un altro elemento da tenere presente è la formazione dei documenti: lavorare, quindi, anche con l'elaboratore dei testi per diffondere a scuola tra docenti e studenti l'attenzione nell'organizzazione del testo in modo che, rispettando il valore semantico degli elementi, i testi siano più facilmente riversabili in un file Pdf accessibile a tutti e il meno distante possibile ai bisogni di chi legge o di chi usa i nostri documenti o gli allegati sul web. Mettere insieme la legittimità del documento con la sua chiarezza e con la sua universalità è un po' come quando di fronte ad un documento da scrivere mettiamo insieme una corretta strutturazione del testo con un linguaggio semplice e chiaro e con un uso intensivo degli stili in modo da consentirci di realizzare un Pdf realmente più vicino alle necessità di chi lo utilizza. Paolo Anibaldi (Nota (*) Presidente della Consulta sull'handicap dell'A.N.C.I. (Associazione Nazionale dei Comuni d'Italia).) Porto, oltre al mio saluto, il saluto dell'ANCI che rappresento quale presidente della Consulta Politiche dell'Handicap e porgo i miei auguri alla Biblioteca Italiana Ciechi per i suoi ottanta anni. Vorrei riprendere una frase del Professor Piscitelli che, nella sua interessante nota "di presentazione", chiede alle Istituzioni più risorse e più coraggio nelle decisioni. Sul coraggio credo si possa puntare abbastanza, sulle risorse un po' meno: il Paese vive chiaramente un momento di difficoltà. Il problema che mi pongo però, come rappresentante di un Ente Locale, front office con il cittadino, è relativo alla mancanza di risorse sempre e solo quando le stesse occorrono per le classi più deboli, per i più svantaggiati. Quest'anno, in corso di gestione (con impegni economici già assunti), c'è stato un ulteriore taglio del fondo nazionale politiche sociali, pari a 184 milioni di Euro. Ciò è successo anche con i precedenti governi, con ulteriore danno verso le fasce deboli. Secondo me questo è un tema che dovremmo assolutamente rimettere in discussione, sul quale dovremmo riconfrontarci. Penso che sia il singolo individuo a comporre la società e che ogni cittadino debba essere rimesso al centro dell'attenzione e credo pure che molte persone, con un piccolo aiuto, con un piccolo ausilio, possano migliorare di molto la propria qualità della vita e possano veramente vivere come tutti gli altri. Cosa possono fare gli Enti Locali? Ho letto alcune cifre, ho sentito anche il mio amico, il dottor Notari, al quale ho chiesto delucidazioni sul numero dei testi (libri scolastici in questo caso); io credo che lo sforzo economico da parte degli Enti locali sia ragionevolmente affrontabile e quindi credo che sia veramente una mancanza di buona volontà e di impegno da parte nostra. Per primo assumo l'impegno, qui di fronte a tutti voi, di portare questo tema nella prossima riunione della consulta. Nella consulta politiche dell'handicap avevamo già affrontato il tema dell'accessibilità per gli ipovedenti. È nato dalla mia commissione il progetto dei siti accessibili, nel 2005. È stata la mia prima proposta dopo essere stato nominato presidente della commissione. Su una piattaforma "base" sono stati proposti tre siti, accessibili in base alla legge Stanca, chiaramente dedicati ai Comuni di più piccole dimensioni che hanno minori risorse economiche (gli Enti più grandi hanno più facilità di avere anche i web designers). Abbiamo proposto di portare avanti una piattaforma comune perché tutti i Comuni potessero avere dei siti accessibili. Bene, abbiamo fatto tutto, progettazione avanzata, abbiamo portato i siti di dimostrazione ma stiamo aspettando da tre anni la risposta del CNIPA. Questo mi sembra un fatto assolutamente grave e allora io credo che alle istituzioni - Piscitelli - oltre che le risorse, manca talvolta anche il coraggio che, invece, hanno le persone che quotidianamente devono affrontare la vita in un altro modo. Grazie. Federico Motta (Nota (*) Presidente dell'Associazione Italiana Editori (AIE).) È dall'ormai lontano 2001 che l'AIE condivide con l'Unione Italiana Ciechi l'impegno volto a rendere accessibili il valore culturale del libro e della lettura anche nei confronti dei non vedenti e degli ipovedenti. Sono stati anni di intensa collaborazione e di costante dialogo tra l'AIE, la UIC e la Biblioteca italiana dei ciechi "Regina Margherita" di Monza, tanto più che - rispetto ad allora - le leggi da un lato (e mi riferisco alla legge Stanca) e lo straordinario sviluppo delle nuove tecnologie dall'altro hanno via via confermato e sancito un diritto già ben chiaro nelle nostre coscienze, proponendo nuove opportunità tecniche e tecnologiche particolarmente idonee a rendere operanti i diritti dei diversamente abili anche in materia di accesso alla lettura, alla cultura, allo studio ed all'aggiornamento professionale. Come era probabilmente inevitabile ciò ha posto anche nuovi problemi, in primo luogo per la fisiologica e comunque auspicata crescita dei potenziali fruitori di prodotti editoriali accessibili, sempre più forti delle proprie ragioni e ben decisi a realizzare la loro piena "inclusione" che si alimenta e consolida proprio in virtù del pieno esercizio della conoscenza, della comunicazione, della partecipazione di tutti al progresso culturale ed alla vita sociale ed economica. La crescita della domanda ha trovato ulteriore forza nella percezione, sempre più diffusa e consapevole, delle molteplici potenzialità applicative delle tecnologie della comunicazione e la conseguente evoluzione della ricerca in tutte le possibili direzioni. Ciò ha inoltre profondamente modificato i processi di produzione del testo cartaceo stampato, idonei anche ad agevolare ed accelerare i tempi di conversione del libro in formato accessibile. Su questo ultimo aspetto l'Associazione si è impegnata in prima persona, confrontandosi con le principali realtà che operano in questo ambito a livello internazionale ed assumendo il coordinamento del progetto ProAccess, che sarà presentato nel pomeriggio. Tengo a precisare, con legittimo orgoglio, che il progetto è stato finanziato dalla Comunità Europea, e ha ricevuto il massimo della valutazione e i complimenti della Commissione per i risultati ottenuti. Più complessa sta invece risultando l'individuazione di nuove norme o di più adeguate interpretazioni di quelle esistenti per quanto concerne il riconoscimento del valore della proprietà intellettuale e con esso la tutela e la remunerazione economica dei diritti patrimoniali di autori ed editori. In questo nuovo scenario gli impegni assunti nel quadro del nostro accordo, mai comunque messi in discussione sul piano della sostanza, hanno via via richiesto riflessioni puntuali sia sul vantaggio che l'ac- cessibilità poteva trarre dagli sviluppi delle nuove tecnologie, sia sull'esigenza di trasferire, anche in un contesto così profondamente modificato, i principi di diritto correlati all'oggetto libro. E ciò non solo per salvaguardare un settore produttivo quale è quello dell'editoria libraria ma anche i fondamenti stessi della produzione intellettuale che ad esso è intimamente connessa, al punto da dare luogo ad un unicum culturale difficilmente scindibile senza effetti negativi sullo stesso sviluppo della civiltà. In questa prospettiva ci siamo adoperati, come AIE, coinvolgendo direttamente gli editori per valutare vantaggi e rischi di nuove forme di accessibilità e ci siamo impegnati politicamente - in occasione del rinnovo dei fondi a favore dell'editoria per non vedenti con la Finanziaria 2007 - chiedendo di modificarne la gestione e concentrarne le risorse al fine di sostenere progetti non frammentari, mirati alla "realizzazione di un sistema che sia in grado di assicurare: la trasformazione dei prodotti esistenti in formati idonei alla fruizione da parte degli ipovedenti e non vedenti; la creazione e riproduzione di prodotti editoriali nuovi e specificamente fruibili dai soggetti ipovedenti e non vedenti; la catalogazione, conservazione e distribuzione dei prodotti trasformati e creati". Così recita il testo legislativo, a tutt'oggi però ancora inoperante per lentezze sicuramente non imputabili all'AIE. Al contrario, la nostra Associazione, convinta dell'importanza della decisione assunta dal Parlamento e con l'obiet-tivo di svolgere un ruolo attivo e propositivo nel processo di cambiamento, ha già predisposto un progetto denominato LIA (Libro Italiano Accessibile), a cui hanno aderito tutti i principali gruppi editoriali italiani. Se verrà approvato, come speriamo, LIA darà luogo ad un servizio che a regime sarà in grado di mettere a disposizione delle persone con disabilità visive lo stesso numero di novità che un lettore vedente può trovare in una libreria di dimensioni medio-grandi. Fra gli obiettivi del convegno che ho l'onore di aprire vi è perciò quello di evidenziare l'urgenza di dare applicazione a decisioni politiche e legislative da tempo assunte tenendo sempre ben presenti la visione sistemica degli interventi operativi, nonché le problematiche poste dalla tutela e remunerazione del diritto d'autore nell'era digitale, anche da parte dei lettori non vedenti e ipovedenti. Nel caso specifico dei testi scolastici è necessario, e ne stiamo da tempo ragionando con il MIUR e con la Biblioteca di Monza, che le tempistiche delle operazioni da compiere, ed i relativi costi, siano effettivamente commisurati all'insieme delle esigenze di riconversione e - se inevitabile - di vero e proprio adattamento dei testi da utilizzare in ciascun anno scolastico. A seguito dell'accordo quadro a suo tempo siglato, gli editori scolastici hanno cercato di venire incontro con generosità e sollecitudine anche alle richieste giunte direttamente alle Case editrici, senza il passaggio attraverso la Biblioteca di Monza. Per parte sua, la Biblioteca ha interpretato al meglio il suo ruolo e gli accordi sottoscritti, pur a fronte dell'incremento delle richieste e della decrescente disponibilità di risorse, soprattutto rispetto al settore dei libri di testo. Le difficoltà del momento, esigono a questo punto un raccordo preciso sulle risorse pubbliche e private da mettere in campo e sulle specifiche responsabilità di cui ciascuno deve rispondere, senza ignorare i diritti e i doveri di nessuno: di chi produce i testi, di chi li rende accessibili e di chi ne fruisce. Come Associazione, pensiamo che la soluzione di tutte queste problematiche possa nascere solo dalla collaborazione di tutti gli attori coinvolti: diamo quindi la nostra disponibilità a promuovere la costituzione di un tavolo tecnico comune che analizzi tutti i temi controversi e ne proponga soluzioni condivise ed efficaci. Mi auguro e vi auguro che il lavoro che ci accingiamo a fare, qui - oggi - e nelle prossime settimane dia buoni frutti. Gli interventi La cultura un bene inalienabile, l'accessibilità e la fruibilità un dovere sociale di Angela Benintende (Nota (*) Dirigente Direzione Generale per i Beni Librari - Ministero dei beni e delle Attività culturali.) Gentili signori e signore, autorità, buon giorno. Voglio innanzitutto ringraziare per l'invito i gentili ospiti, l'Istituto Regina Margherita ed in particolare il suo presidente professor Piscitelli, la provincia di Milano e il comune di Monza che hanno patrocinato l'evento, l'Associazione italiana editori che ha collaborato alla realizzazione. Ho anche il piacere di portare oggi il saluto e l'augurio di buon lavoro da parte del dott. Maurizio Fallace, Direttore Generale per i beni librari gli istituti culturali ed il diritto d'Autore, che è un attivo sostenitore di tutte le attività che intervengono a migliorare e facilitare l'accesso alla cultura scritta dei disabili visivi. Testimonio anche l'attenzione del Ministro, senatore Sandro Bondi che ha voluto far giungere, per mio tramite, agli organizzatori e a tutti i presenti, il suo particolare interesse per l'iniziativa e per la positiva ricaduta che il convegno non mancherà di avere. Il convegno di oggi, con cui l'Istituto festeggia i suoi 80 anni di vita, toccherà i diversi problemi disseminati, come tanti ostacoli, sulla già faticosa strada su cui ipovedenti e non vedenti si avventurano verso la soddisfazione del bisogno di lettura e quindi di cultura. Problemi quali: - Il rispetto delle norme sul Diritto d'autore da un lato e accessibilità ai contenuti dall'altro - Contenuti relativi oltre che al settore letterario, al settore scientifico, al settore musicale - L'accesso ai testi scolastici in un formato fruibile per i ragazzi ipovedenti e non vedenti in età scolare. - E i problemi connessi all'evoluzione della scrittura verso il digitale, non ultimi quelli economici per l'acquisto di sempre nuovi materiali e strumentazioni. Vedo dal programma che su tutti questi argomenti sono stati chiamati competenti relatori. Problemi e difficoltà sono, come è facile comprendere, tutti petali di una stessa corolla: l'obbligo civile di permettere ai non vedenti di accedere alla fonte del sapere. La cultura nel corso dei secoli ha avuto la tendenza a rimanere patrimonio di pochi, a stratificarsi negli strati alti della popolazione con una grande difficoltà a colare verso gli strati più bassi ed ancor di più verso la parte di popolazione con svantaggi fisici che, sappiamo bene, è sempre stata negletta e mal considerata. Solo recentemente, ai primi dell'800 con la scrittura in braille, poi negli anni Settanta con i caratteri facilitati si è cominciato a colmare il gap culturale dei non vedenti e degli ipovedenti . Dagli anni Settanta la svolta: il personal computer, la tastiera modificata, la navigazione facilitata, il mouse, i software di servizio: finalmente si apre la via all'emancipazione culturale, se mi è permesso prendere a prestito il titolo dell'intervento del professor Piscitelli. Ma ancora oggi ci sono difficoltà: le biblioteche per non vedenti, persino nelle nazioni relativamente sviluppate e prospere sono meno sviluppate rispetto a quelle pubbliche, la maggior parte di esse permette l'accesso ad una percentuale molto bassa di opere pubblicate nel Paese, i molti Paesi non più del 5% delle pubblicazioni a stampa è disponibile in formato accessibile. Inoltre gli utenti delle biblioteche per non vedenti hanno bisogno anche di strumenti adatti: di computer, linee telefoniche, modem, alimentatori ecc. Tutte macchine a forte obsolescenza e tuttavia costose. Anche l'uso della tecnica braille ha i suoi costi. Per promuovere l'alfabetizzazione in braille sono necessari istruttori formati, conoscenza degli standard in braille e materiali essenziali quali carta, macchine punzonatrici ecc. Ed inoltre bisogna tenere conto del soggetto che deve essere raggiunto. Gli utenti con difficoltà di lettura costituiscono una comunità eterogenea. Alcuni sono anziani in pensione, altri sono studenti o impiegati. Altri sono portatori di più di una disabilità. Molti sono bambini in età prescolare e scolare. Costoro specialmente hanno bisogno di una ampia gamma di documenti per l'alfabetizzazione e le attività formative in formati diversi: braille, grandi caratteri, libri tattili, audiolibri, video descrittivi. I documenti tattili e multisensoriali, i libri in duplice formato, aiutano i bambini a condividere l'esperienza della lettura e della cultura, a imparare le connessioni tra stampa, braille, parlato e racconto. I giovani inoltre sono sempre più competenti nell'uso del computer e chiedono sempre più spesso siti web accessibili e certificati, link sicuri verso fonti di informazioni serie che li aiutino a ampliare le proprie conoscenze. Le biblioteche per non vedenti devono fornire servizi adeguati ad ogni singola persona ed ad ogni singola struttura che li richieda: scuole, istituti, comunità. Il manifesto UNESCO del 1994 enunciava già allora: "i servizi della biblioteca pubblica sono forniti sulla base dell'uguaglianza di accesso per tutti, senza distinzione di età, nazionalità, lingua o condizione sociale, razza, sesso, religione". Il Ministero per i beni culturali è conscio di tutti questi problemi, conosce l'importanza di una cultura veramente trasversale, veramente democratica che attraversi tutte le fasce della popolazione e si è posta come obbiettivo specifico l'abbattimento di tutte le barriere che si oppongono alla libera fruizione delle informazioni. Proprio il Ministro Bondi a Buonconvento, il 9 settembre scorso, in occasione dell'inaugurazione del laboratorio dell'accessibilità Universale (LAU) dell'Università di Siena ha dichiarato "Costruire secondo i canoni dell'accessibilità universale, significa progettare non per qualcuno - il disabile o l'anziano - ma per tutte le persone, a prescindere dalla loro condizione". Si tratta dunque, continua il Ministro, di operare una rivoluzione culturale, che valorizzi e tenga insieme le molteplici esperienze dell'architetto, dell'ingegnere, dello storico, del giurista, del museografo e di quanti progettano sul territorio. Si tratta infatti di lavorare su figure professionali molto innovative, anche nel panorama europeo e di ricreare su scala reale alcuni scenari per dimostrare concretamente come potrebbe essere ripensata l'accessibilità di un parco, di un museo, di una piazza ed aggiungo io... di una biblioteca che possa mettere a disposizione tutti i suoi libri. Che l'interesse su questi temi sia forte nel Ministero beni culturali lo dimostrano una serie di iniziative: cito le più recenti. Il ricavato dell'asta, che si terrà il prossimo 24 novembre all'interno della triennale di Milano, sarà utilizzato per realizzare un progetto che riguarda il cenacolo Vinciano di Milano. Come tutti saprete il cenacolo è stato interamente restaurato ma non è fruibile per tutti. Sarà realizzato un calco che riproduce l'opera di Leonardo affinché anche i non vedenti e gli ipovedenti possano conoscerla. Un po' meno recentemente, a fine 2007 il precedente ministro per i Beni Culturali, ha firmato un decreto con cui si utilizzavano risorse Ministeriali per interventi in favore dell'editoria per ipovedenti e non vedenti, risorse che sarebbero state attribuite mediante bando di concorso. Recentemente è stata costituita la commissione che dovrà valutare le domande di partecipazione pervenute. È un progetto importante che sostiene l'editoria per non vedenti, riconosciuta elemento essenziale per accedere senza più limiti alla cultura. Ed ancora qualche giorno fa il Ministro del tesoro, su reiterata sollecitazione della Direzione generale per i beni librari ha riportato il contributo annuale d cui vivono gli istituti che lavorano in questo settore all'ammontare previsto dalla legge, dopo averlo pesantemente decurtato ad inizio d'anno come, del resto, tutti gli stanziamenti statali. Quest'ultima informazione di per sé dà la misura dell'interesse dell'amministrazione che negli ultimi anni è diventata sempre più riottosa nell' erogazione di fondi, a qualsiasi titolo. Un'ultima riflessione prima di chiudere: Nel corso degli anni Il Ministero e la D.G. beni librari hanno finanziato diversi progetti in favore dei non vedenti; molti andati a buon fine, qualcuno no. E da questo si è tratta esperienza: le attività migliori, quelle con maggiore ricaduta, più durature nel tempo, più economiche e funzionali e più usate dal cittadino sono state quelle frutto di concertazione con le associazioni e gli enti che lavorano nel settore. Nel prossimo futuro si continuerà ad investire in concertazione. Solo così si raggiunge il miglior risultato che è poi, per l'amministrazione, la soddisfazione dell'utenza. Vi ringrazio per l'attenzione. Diritto d'autore e accessibilità ai contenuti informativi di Beatrice Cunegatti (Nota (*) Esperto in proprietà intellettuali.) Desidero innanzitutto ringraziare la Biblioteca Italiana per i Ciechi "Regina Margherita" per l'invito ad essere presente a questo importante incontro, per il quale mi è stato affidato il compito di svolgere alcune osservazioni in materia di "diritto d'autore e accessibilità ai contenuti informativi"; un tema, questo, caro all'ente che ci ospita perché strettamente correlato all'accesso ai materiali formativi scolastici, i quali rappresentano, sia dal punto di vista temporale sia di importanza, il primo genere di "contenuto informativo", quello che per primo ci avvicina alla cultura in senso ampio. Premetto fin d'ora che il mio intervento mira a rilevare come, non solo dal punto di vista sociale, ma altresì nella prospettiva del quadro normativo internazionale, europeo e nazionale, sussistano oggi le premesse necessarie per superare la tradizionale contrapposizione tra "diritto d'autore", da un lato, e "diritto all'accesso ai contenuti informativi" da parte delle persone disabili, dall'altro - una contrapposizione, questa, che trae origine dalla logica dei diritti contrapposti, dove la tutela di uno si risolve a discapito dell'altro - per individuare invece un punto di incontro nel primario e comune interesse allo sviluppo della persona umana, che deve essere sviluppo della cultura, della società e di tutti gli operatori che in essa agiscono. In questo senso, non è privo di significato che, mentre la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, adottata il 13 dicembre del 2006 e firmata anche dall'Italia nel marzo 2007 (sebbene ad oggi non ancora ratificata dal nostro paese), all'art. 30 comma 3 statuisce che gli Stati prenderanno tutte le misure appropriate "per assicurare che le norme che tutelano i diritti della proprietà intellettuale, non costituiscano una barriera irragionevole e discriminatoria all'accesso da parte delle persone con disabilità ai materiali culturali", in Europa, già la Direttiva 29/2001/CE sul diritto d'autore nella Società dell'Informazione afferma, nei suoi considerando introduttivi, che il diritto d'autore e l'armonizzazione del diritto d'autore in ambito europeo devono prendere le mosse da un "alto livello di protezione", dal momento che tali diritti sono "essenziali per la creazione intellettuale" in quanto la loro protezione contribuisce, in tal senso, "alla salvaguardia e allo sviluppo della creatività nell'interesse di autori, interpreti, esecutori, produttori" ma anche - sottolineo in particolare - "consumatori, nonché della cultura, dell'industria e del pubblico in generale". Ancor più incisivamente, nel considerando n. 22 della medesima direttiva europea citata è affermato che la diffusione della cultura "non può essere veramente promossa, se non proteggendo rigorosamente i diritti e lottando contro le forme illegali di messa in circolazione di opere culturale contraffatte o riprodotte abusivamente". Laddove la (nuova) logica per superare quella tradizionale dei diritti antitetici poggia sull'incontro tra "protezione del diritto di proprietà intellettuale" e "protezione del diritto di accesso ai contenuti informativi da parte dei soggetti disabili", la tutela dei diritti d'autore e la tutela del diritto all'accesso non devono più essere intese come contrapposte, in quanto - correttamente - unitamente concorrenti all'accrescimento della persona umana, della cultura, della società e delle imprese che in essa operano. Questo rappresenta per tanto il fine comune che i principi dettati a livello normativo perseguono, attraverso il pieno rispetto delle regole e il ripudio di forme illegali di utilizzo. Un medesimo obiettivo, quindi, per le regole a tutela del diritto d'autore, che si pongono a riconoscimento del diritto al controllo all'utilizzazione dell'opera dell'ingegno e al conseguimento di un adeguato compenso per il suo utilizzo, e per quelle che disciplinano l'accesso ai materiali culturali da parte delle persone disabili. Nella citata Direttiva 29/2001/CE sul diritto dell'autore nella Società dell'Informazione è infatti evidenziato come un'adeguata protezione delle opere tutelate dal diritto d'autore assuma grande importanza sotto il profilo culturale in quanto per assicurare la continuazione della creatività artistica deve essere assicurato "agli autori, interpreti, esecutori un adeguato compenso per l'utilizzo delle opere, come pure ai produttori per finanziare le tal creazioni". In ambito nazionale, come è noto, la disciplina del diritto d'autore è dettata dalla legge 22 aprile 1941, n. 633 sul "diritto d'autore e diritti connessi al suo esercizio". Proprio nella legge 633/41, nel 2003 e in attuazione della Direttiva 29/2001/CE più volte citata in precedenza, è stato inserito - come ampiamente noto - l'art. 71 bis, il quale sancisce che ai portatori di particolari handicap siano consentite per uso personale "la riproduzione di opere e materiali protetti o l'utilizzazione della comunicazione al pubblico degli stessi, purché siano direttamente collegate all'handicap, non abbiano carattere commerciale e si limitano a quanto richiesto dall'handicap". Appare significativo che nello stesso corpus normativo dedicato alla protezione del diritto d'autore risieda la norma dedicata alla tutela del diritto di accesso da parte delle persone con disabilità, in attuazione di un giusto equilibrio degli interessi in gioco. Circa il contenuto dispositivo specifico dell'art. 71 bis della legge 633/41 si deve però anche aggiungere che, in virtù del suo secondo comma, la definizione delle categorie di portatori di handicap, i criteri di individuazione dei singoli beneficiari, nonché le modalità di fruizione d'eccezione è stata demandata a un regolamento da emanarsi dal Ministro per i beni e le attività culturali di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Tale regolamento è stato successivamente adottato con il decreto ministeriale 14 novembre 2007, n. 239. Il citato regolamento del 2007 non brilla, purtroppo, di eccessiva chiarezza. In primo luogo, esso limita l'ambito di applicazione dell'art. 71 bis, legge 633/41 unicamente ai disabili sensoriali, tralasciando completamente le altre categorie di disabili fisici e psichici, pur riconosciute nella legge 104/1992, e che avrebbero conseguentemente potuto essere assunte nelle categorie di disabili ai fini dell'art. 71 bis, legge 633/41. Lo stesso decreto, inoltre, nulla dice per quanto riguarda le regole per l'individuazione dei singoli beneficiari. Da ultimo, per quanto riguarda il procedimento per l'attuazione della norma, esso rinvia a forme di accordo tra titolari dei diritti, disabili sensoriali, associazioni e federazioni di categorie rappresentative dei beneficiari, che - purtroppo - mal si conciliano con la normativa di rango superiore. In buona sostanza, il regolamento del 2007 ha rappresentato un'occasione che il nostro legislatore non ha colto pienamente, rischiando di lasciare di fatto inattuata la disposizione a favore dei portatori di handicap, statuita in linea di principio nell'art. 71 bis, legge 633/41. Molte volte, per altro, principi assolutamente condivisibili non sono rispecchiati in norme altrettanto chiare di definizione degli strumenti per attuarli. In tal senso, appare emblematico - seppure non strettamente attinente con il tema della proprietà intellettuale - il caso della legge Stanca (che ha trovato proprio quest'anno finalmente un'attuazione in relazione alle norme sui libri scolastici) e dei successivi decreti di attuazione, che non possono essere certo essere portati ad esempio di cristallina chiarezza normativa, con conseguenti difficoltà interpretative e di applicazione che necessariamente si ripercuotono a danno proprio di quei soggetti che, in linea di principio, le norme mirano a tutelare. Per concludere, il comune interesse all'accrescimento della persona umana, della cultura, della società e delle imprese culturali, espressione dei principi sanciti a livello internazionale, europeo e nazionale in materia di diritto d'autore e di accessibilità delle persone disabili ai materiali culturali, e tra questi segnatamente al libro, necessita, per la sua piena attuazione, di un chiaro quadro normativo (che forse non coincide pienamente con quello attuale a livello nazionale), di un reciproco rispetto delle regole essenziali alla creazione intellettuale, al suo finanziamento e all'accesso alla creazione intellettuale, nonché di un reciproco interesse a individuare gli strumenti più idonei a dotare di effettività i principi sanciti a livello normativo. In quest'ottica, appare corretto ritenere che l'effettività di tali principi passi attraverso un'azione preliminare di sensibilizzazione alle norme vigenti - perché è indubbio che il nostro paese si collochi ancora agli ultimi posti circa la conoscenza e il rispetto delle regole a tutela della proprietà intellettuale -, ma anche attraverso il raggiungimento di intese che siano in grado di superare le ambiguità normative e di accelerare il processo di messa a disposizione di materiale accessibile alle persone con disabilità (anche per dover nuovamente costatare, a distanza di anni, l'inefficacia delle regole stabilite a livello legislativo - come purtroppo è ancora necessario fare, ad esempio, con la legge Stanca che ha condotto, in quattro anni, nella Regione Lombardia - probabilmente già punta di eccellenza in ambito nazionale - a solo il 21% di siti web accessibili). In questo senso, mi sembra condivisibile il sollecito a trovare intese e collaborazioni tra le parti interessate; intese che, forse più di ogni altri strumento, costituiscono la miglior soluzione alle esigenze di tutela e di accesso ai contenuti informativi. Grazie a tutti. La parola sotto le dita, un'emozione e un'opportunità di crescita di Candido Cannavò (Nota (*) Scrittore.) La prima domanda da porsi: io cosa c'entro in un convegno così dotto, così approfondito. Mi riservo il ruolo della scoperta di un mondo che ha arricchito la mia vita e dell'affetto che ne è nato, quindi autorizzo da me stesso questa presenza. Il primo pensiero va alla Biblioteca che è al suo ottantesimo anno, un pensiero va all'Italia, all'Italia di quel tempo, cioè all'Italia che alla fine dell'ottocento a Milano ha realizzato quell'Istituto dei Ciechi che sembra una cosa fantastica e inconcepibile ancora adesso, a quell'Italia che aveva già quella cultura e questa grande spinta sociale. Io mi sono avvicinato a questo mondo quasi per caso, perché alla fine della mia direzione della Gazzetta, dopo averla diretta per diciannove anni e averci scritto per cinquantaquattro mentre tutti pensavano che mi sarei tolto dalle scatole e andato a riposarmi in riva al mare oppure che mi sarei messo a piangere perché non dirigevo più il giornale, mi sono invece ritrovato con una nuova vita e una nuova felicità, prima nel carcere di San Vittore, che frequento e continuo a frequentare ancora, dove sono proprio di casa con diritto di entrata e di uscita, grazie al cielo. Lì ho scoperto un'umanità di cui noi non ci rendiamo conto perché, il carcere è un brutto pensiero: "peggio per loro... è spazzatura... mettiamolo da parte..." non è così, ma non è il tema di oggi. Il secondo è stato questo bellissimo viaggio nel mondo della cosiddetta disabilità. Io lo considero per certi versi un mondo delle meraviglie perché le storie che ho incontrato in questo mondo sono fantastiche, sono storie esemplari. Già dalla copertina di quel libro, dove è raffigurata la ragazza, la ballerina senza braccia e la sua vita felice... Se fosse qua vi farebbe venire i brividi per come parla. Parla della bellezza della vita. Lei si è realizzata come artista, ultimamente ha ballato a Parigi dove ha una compagnia e in più è una pittrice fantastica. In mezzo a questo mondo della cosiddetta disabilità ho incontrato dei ciechi. Il cieco cosa era per noi prima? Si pensava "è cieco, peggio per lui, poveretto! Cosa fa? Cosa può fare?" Quello che hanno insegnato i ciechi a me? Sinceramente! La prima cosa che mi hanno insegnato - l'ho detto in una cerimonia a Roma, in cui gentilmente l'Unione Italiana Ciechi mi ha dato un premio - Mi hanno chiesto: "ma che cosa Le hanno insegnato i ciechi?" Ho risposto: "A vedere" -. A vedere, perché noi che ne sappiamo della sensibilità di un cieco? Noi gli diciamo: "Poveretto" e via... Il cieco vede, ha una sensibilità nelle sue mani... Il cieco vede traducendo in immagini anche la voce di una persona. Proprio entrando qui incontro un mio amico, il Presidente dell'Unione Ciechi di Messina, il Prof. Terranova, che non vedo da due anni e gli dico: "Ciao, dimmi chi sono" e lui: "Tu sei Candido Cannavò!". È impressionante sinceramente! E allora anche in questo mondo ho trovato delle persone bellissime che sono nel mio cellulare, ma soprattutto nel mio cuore. Ho conosciuto delle storie bellissime, per esempio quella dello scultore cieco. Lo scultore cieco sta a Bologna e sta svolgendo una carriera che è fantastica e quando l'ho incontrato era con una ragazza. Sono venuti a prendermi alla stazione e andavamo a Sala Bolognese. Lui stava seduto dietro e la ragazza guidava. Ad un certo punto, dopo tanti chilometri, lui gli dice "ora devi girare a destra". Queste cose forse per voi sono abituali, ma per uno che si avvicina a questo mondo evidentemente sono cose fantastiche! Nel suo studio di sculture vedo... la testa di una donna... chiedo: "Chi è?"; lui: "È la mia donna!"; io: "Ma l'hai mai vista?"; lui: "No". Io ho conosciuto questa signora... è lei! E l'ho sfidato a riprodurre la mia testa. Lui l'ha fatta. A conclusione di quell'impasto, che ho nel mio studio a Milano, non voglio dire che mi somiglia, o che non mi somiglia, ma io ho visto lo sguardo di mia madre come se lui mi fosse penetrato dentro. Queste e altre storie ho incontrato per strada e ho incontrato anche in questa esperienza. Ho appreso anche la storia di un professore di Milano, il professor Casnedi, rimasto cieco per un incidente causato da uno di quegli schifosi ordigni che la guerra lascia sulle strade che sono sempre uno schifo, lo erano prima e lo continueranno ad essere per sempre. Qui abbiamo il professor Castronovo, il mio amico Giuseppe che è cieco per una cosa che sembrava una penna, ma non era una penna. Quest'uomo che si dedica ai ciechi dell'Africa da più di trenta anni e ogni anno va tre mesi con la sua famiglia (prima da solo poi con la moglie, poi con la moglie e i figli e ora anche con i nipoti) in un villaggio povero dell'Africa dove ha aperto una scuola, che prima era solo una scuola di braille e poi è diventata una scuola di tutto e racconta delle cose meravigliose, come di un ragazzo che si chiama Jedo che non poteva comunicare perché era cieco, però aveva talento musicale che ha sviluppato e oggi insegna al conservatorio di Nairobi. Storie come queste per uno che si avvicina a questo mondo sono come un fremito dentro, sono un arricchimento pazzesco. Quello che ho ricavato nella mia vita da queste esperienze: il carcere, i disabili e poi l'ultimo - che non c'entra molto però... - i pretacci, cioè i preti della strada, quelli dove c'è la vera Chiesa vissuta secondo il Vangelo perché Cristo era sulla strada, non era nel fasto del Tempio. Quindi ho ricavato una grande ricchezza. Alla fine di questo libro ho avuto anche il mio dispiacere grande che per fortuna si è risolto perché sono stato fortemente contestato dai ciechi, da un gruppo di ciechi. Hanno detto: "Come, tu scrivi un libro per noi, dove tratti delle nostre storie e non ci dai il diritto di leggerlo?". Io non conoscevo questo problema, è un vero problema! È stato trattato adesso il diritto di accesso alla cultura, il diritto di autore, la proprietà letteraria e tutte queste cose. Beh... io avrei potuto dire: "Signori io ho scritto questo libro, è della Rizzoli, rivolgetevi alla Rizzoli e non se ne parli più e sbrigatevela voi!". Mah... ne sarebbe nata una diatriba e invece no! Io mi sono posto sulle spalle il problema che mi riguardava anche solo da un punto di vista morale perché anche io ero sorpreso da questa brutale contestazione. Arrivarono interrogazioni parlamentari, Radio Radicale, una campagna pazzesca, c'erano le persone che addirittura mi attaccavano frontalmente. Io sinceramente mi consideravo innocente, ma ignaro anche di tutto quello che significava finché, lungo questo itinerario del libro, grazie al cieco, che è l'avvocato Castronovo della Stamperia di Catania, ho trovato anche un amico. Si è offerto: "Lo stampiamo noi sia in versione Braille che in versione informatica cioè su disco" e loro, i contestatori, non ci credevano. Dicevano "No, è un inganno!". Non era un inganno, era la verità. Noi - sia io che la casa Editrice - abbiamo ceduto alla Stamperia di Catania tutti i diritti letterari e quando l'opera è stata distribuita i contestatori mi hanno chiesto scusa e questa è stata una bellissima soddisfazione! Io voglio dire che nella vita c'è sempre un aspetto positivo. Da questo incidente intanto si è posto un problema che non si conosceva e poi è nato un confronto e un discorso che si sta sviluppando. Adesso io non so a che punto sia, ma so che c'è un discorso aperto tra le organizzazioni dei ciechi e la Rizzoli, la RCS, per i giornali, per i libri scolastici e per i libri, diciamo, generalisti. Vorrei coltivare l'illusione che magari, da quel mio libro, da quell'incidente e da questa mia avventura estemporanea della vita, che però continua, possa essere nato anche un piccolo granello di positività. In ogni caso grazie per avermi dato l'occasione di esprimere un mio sentimento. I testi scientifici: come salvaguardare il diritto all'accesso e il diritto d'autore di Giovanni Maschio (Nota (*) Docente di Meccanica Rezionale Facoltà di Ingegneria La Sapienza Università di Roma.) 1. Introduzione Fino alla metà dell'Ottocento la lingua "scientifica", cioè la lingua usata dagli scienziati per trasmettere agli altri le proprie scoperte, era il latino. Poi si sono usate le lingue locali, il latino infatti era poco adattabile ai nuovi concetti e, in ogni caso, era una lingua artificiale e quindi difficile da imparare e usare nel modo corretto. Lo scrivere nella propria lingua, però, ha comportato una serie di problemi nel diffondere i nuovi concetti. Basti un esempio: durante la guerra fredda gli scienziati sovietici scrivevano in russo e quindi, per conoscere il loro pensiero o si imparava il russo oppure, come è accaduto, bisognava utilizzare una struttura di "traduzione" dal russo in un'altra lingua maggiormente nota. Quello che si è invece propagato naturalmente nel mondo scientifico, per diverse ragioni, è un linguaggio universale, derivato dall'Inglese americano con l'aggiunta di moltissimi neologismi importati anche da altre lingue; se oggi un qualunque scienziato di qualsiasi paese vuole che le sue ricerche vengano conosciute dagli altri, deve scrivere un articolo in tale lingua. Le riviste specializzate, infatti, accettano solo articoli scritti in inglese. Ne sono rimaste solo alcune piccole, a diffusione limitata che accettano articoli nella lingua locale. 2. La scrittura della matematica Scrivere testi contenenti formule matematiche è sempre stato un grosso problema per le tipografie. L'esigenza di avere caratteri con segni strani, di altezze diverse da quelle degli altri caratteri, con la necessità di contornarli con altri caratteri o simboli, ha sempre creato difficoltà notevoli. In effetti il costo di composizione di una pagina contenente matematica è sempre stato di molto superiore a quello di una di solo testo sia con i caratteri mobili, sia con il piombo, sia con l'offset. Negli ultimi decenni, con l'avvento dei calcolatori e, in particolare, dei personal computer, si sono immediatamente sviluppati numerosi software di scrittura per sostituire la macchina da scrivere e i sistemi di composizione tipografica. Tra di essi, alcuni erano così macchinosi e lenti che furono immediatamente abbandonati, altri sopravvissero per alcuni anni per venire poi assorbiti o integrati da software di più ampia diffusione. Attualmente, per quanto riguarda la scrittura di testi normali, il software principali di scrittura è Word in quanto legato al sistema operativo di Microsoft che copre la quasi totalità dei PC. Altri software sono invece utilizzati, a livello professionale, per la tipografia in quanto più raffinati (QuarkXpress, InDesign, PageMaker, 3B2...) ma più complessi da utilizzare. Così come i sistemi operativi, Macintosh, Unix, Linux... più duttili per ottenere risultati migliori. Anche per la scrittura della matematica vi è stata un'evoluzione analoga. Negli anni Settanta-Ottanta del Novecento fiorirono numerosi sistemi di scrittura più o meno complicati e che ebbero vita più o meno lunga. La selezione naturale, così come per la lingua scientifica, ha fatto sì che attualmente siano sopravvissuti solo alcuni di essi. Nel campo commerciale, associato a Word ci sono, oltre Equation editor che fa parte di esso, altri pacchetti che permettono scritture migliori. In ogni caso sono software dove le formule sono costruite in parte scrivendo da tastiera e in parte selezionando simboli che vengono posizionati nel punto desiderato della formula che si sta scrivendo. Nel campo scientifico un solo sistema di scrittura si è imposto quasi universalmente: il TEX. Le ragioni di questa rapidissima diffusione sono diverse: - il suo inventore, Donald Knuth, lo ha donato alla comunità scientifica; - il testo sorgente è un file che contiene solo caratteri e non simboli strani; - i simboli matematici e la formattazione delle formule sono ottenuti con comandi che sono solo stringhe di caratteri alfanumerici, facilmente memorizzabili perché, in genere, costituite da abbreviazioni delle parole che individuano i simboli; - esistono numerose implementazioni del TEX per le diverse piattaforme, alcune commerciali ma molte fruibili gratuitamente e scaricabili legalmente dai siti opportuni; - è sorta spontaneamente in tutto il mondo la necessità di scambio di informazioni sul provocando la costituzione di numerose comunità di utilizzatori del TEX (TUG) i cui membri sono sempre molto disponibili per la risoluzione di problemi. Vi sono inoltre diversi siti (specchio l'uno dell'altro) costantemente aggiornati e disponibili per scaricare software vari (per esempio: www.dante.de). Nel campo professionale della tipografia o si importano le formule come immagini o si usano software ad hoc (per esempio sotto Quark ci sono PowerMath oppure Mathsetter che usa TEX). 3. La scrittura della matematica per i ciechi e per gli ipovedenti Questo problema, di vecchia data, è stato considerato come due problemi distinti: 1. scrittura per i ciechi (Braille o formato elettronico vocalizzabile); 2. scrittura per gli ipovedenti (ingrandimento dei testi correnti). Il primo problema è stato affrontato in maniera locale cercando di costruire un linguaggio simbolico ad hoc che tenesse conto dei limiti del linguaggio corrente peri ciechi. In questo modo si è ottenuta una messe di testi scritti con linguaggi, a volte incompatibili, che in ogni caso hanno bisogno di essere imparati dagli utenti. Nel caso di un cieco che avendo imparato un linguaggio simbolico si trovi a dover usare un libro scritto in un altro linguaggio, dovrebbe imparare una nuova lingua. Se poi, per caso, dovesse arrivare a studi di matematica più avanzati (università o ricerca) si troverebbe a dover in ogni caso imparare il TEX perché gli articoli scientifici (vedi paragrafo precedente) sono ormai scritti in tale linguaggio. Il secondo problema (ipovedenti) è stato affrontato riscrivendo, con word processor commerciali o con traduttori opportuni, il libro a caratteri ingranditi nella misura richiesta dall'utente. In generale con la formula 1 libro ö:o 1 utente essendo poco probabile che lo stesso libro possa poi essere usato da un altro utente con il medesimo ingrandimento (salvo qualche eccezione). Tutto ciò porta, secondo me, a un grande spreco di risorse umane ed economiche, soprattutto perché la soluzione già esiste e, nel futuro, sarà sempre più economica e veloce. Tale soluzione è il TEX (per chi già conoscesse il LATEX o AMS-TEX, questi sono ambedue grossi pacchetti di macroistruzioni TEX). Quanto segue è solo una prima stesura, in forma di brevi appunti, che si propone di illustrare molto schematicamente i vantaggi e i problemi posti dall'uso del TEX. 3.1 TEX per i ciechi Il TEX come già accennato, è, in un certo senso, un linguaggio di programmazione di alto livello che utilizza comandi che sono stringhe di caratteri alfanumerici. Vi sono alcuni caratteri che hanno un ruolo speciale: #=cancelletto =dollaro é=percentuale è=accento circonflesso =underscore &=e commerciale à=apertura graffa ù=chiusura graffa â=barra rovescia soprattutto â che indica l'inizio di una stringa di comando (âsqrt indica la radice quadrata [squareroot]), le parentesi graffe che indicano l'inizio e la fine di un gruppo e il segno del dollaro che indica l'inizio e la fine di una formula matematica: nel testo se singolo, al centro se doppio. Per esempio la formula ïa,+òf(x)dx=lim.e:oò ïa,ef(x)dx è ottenuta con i comandi ÂINTAÈÀ+âinftyùf(x)dx= =âlimàâepsilonâtoâinftyù âintaèàâepsilonùf(x)dx DOVE: âint=segno di integrale è=esponente =pedice âinfty=simbolo di infinito âepsilon=lettera greca epsilon Naturalmente quasi tutti i comandi di formattazione del testo sono inutili per un cieco e quindi, nel costruire un file che possa essere utilizzato per stampare in Braille o per avere un file pronto per la vocalizzazione conviene usare un TEX "semplificato". Dal punto di vista dell'Editore e dell'Autore questo comporta una rassicurazione sulla diffusione dei files sorgenti, infatti una volta semplificato il file esso non è più compilabile nel formato finale. 3.2 TEX per gli ipovedenti Qui il problema è di due tipi: - Il testo che si riceve dall'editore è in TEX. - Il testo che si riceve dall'editore è un testo non-TEX. Nel primo caso il problema maggiore è quello di costruire una fonte bastone opportuna (ma questo ho già una copia a una particolare grandezza dei caratteri a partire dai files è di minimo intervento: basta-no pochi comandi all'inizio del file per ottenere le dimensioni corrette, serve poi solo un minimo di tempo per l'impaginazione. Volendo è sufficiente costruire una macro-istruzione per far sì che nella testatina o al piede compaia anche il numero di pagina dell'edizione in commercio. Nel secondo caso si tratterebbe di decidere se conviene trasformarlo in TEX oppure usare un metodo più tradizionale. Fattori di decisione possono venire da eventuali accordi con l'Editore (se l'Editore è disposto a caricarsi una parte delle spese di traduzione potrebbe ottenere i files TEX per eventuali riedizioni). Questa è, secondo me, una prospettiva che nel futuro sarà sempre più richiesta. Infatti gli autori più giovani, avendo imparato a usare il LATEX all'Università (ormai in quasi tutti gli Atenei nelle materie scientifiche viene fornita una classe LATEX per scrivere la tesi) se scrivono un nuovo testo contenente matematica o chimica, lo scrivono direttamente in LATEX. Le Case Editrici si stanno adeguando, passando da sistemi tradizionali (tipo Quark) a testi fatti direttamente in LATEX. 4. Conclusioni Sappiamo che le Case Editrici sono molto restie a consegnare i files sorgenti perché hanno paura di una loro distribuzione non autorizzata da parte degli utenti finali. Se perché i files sorgenti sono in TEX, non ci sarebbero rischi di questo tipo. Infatti i files per i ciechi sarebbero scritti in un TEX semplificato e non sarebbero adeguati per originare l'uscita utile per la stampa. Se qualcuno volesse utilizzarli in questo senso, la fatica per rendere utilizzabili questi files sarebbe maggiore di quella di riscrivere il libro ex-novo. Se invece i files fossero utilizzati solo per testi per gli ipovedenti, credo che la garanzia della Biblioteca dovrebbe essere sufficiente. Riferimenti bibliografici 1. D.E. Knuth, The TEX book, Addison-Wesley, Reading, 1986. 2. L. Lamport, LATEX - A Document Preparation System - User's Guide and Reference Manual, Addison - Wesley, Reading, 1985. 3. M.D. Spivak, The Joy of TEX. A gourmet Guide to Typesetting with the AMS-TEX macro package, American Mathematical Society, Providence, Rhode Island, 1986. Dalla penna al mouse: l'evoluzione della scrittura quale strumento di progresso di Umberto Di Donato (Nota (*) Scrittore - Presidente del Museo della macchina a scrivere di Milano.) La Preistoria Un saluto a tutti i presenti e sentiti ringraziamenti agli organizzatori che hanno voluto invitarmi come studioso di strumenti di scrittura. Abbiamo già ascoltato esaurienti informazioni su interessanti argomenti inerenti la fruibilità e l'accessibilità all'editoria da parte dei non vedenti. Io mi limiterò ad accennare agli strumenti utilizzati nei millenni per creare scrittura e quindi cultura. In anteprima però sento forte il desiderio di rivolgere un gradito ricordo al grande pioniere industriale Camillo Olivetti che proprio in quest'ora esattamente 100 anni fa (il 29 ottobre 1908) costituiva ad Ivrea la Soc. Anonima C. Olivetti & C., che in pochi anni divenne leader mondiale nella produzione delle macchine da scrivere, diffondendo capillarmente l'uso della scrittura a macchina e concorrendo in tal modo ad elevare il livello culturale degli italiani. Non fu meno geniale quell'uomo che circa 10000 anni fa usando una pietra ricca di silicio, più resistente delle altre, ebbe l'intuizione di incidere sulla nuda roccia, davanti alla sua grotta, scene di caccia, di pesca e di agricoltura, appartenenti alla sua vita. I rudimentali disegni raffigurati in quelle incisioni rupestri, anche se non sono considerati scrittura da parte degli studiosi, è indiscutibile che si tratta senz'altro dei primi messaggi di comunicazione lanciati ai posteri. Notiamo che quel silicio contenuto nella pietra è esattamente lo stesso elemento naturale con il quale sono stati costruiti poi i chips, che costituiscono la memoria del moderno computer. Quante generazioni ci sono volute per arrivare alla scrittura word e quanto impegno l'umanità ha profuso nella ricerca di mezzi atti a tramandare con lo scritto, in modo sempre più chiaro il proprio pensiero! Percorriamo rapidamente i passaggi più significativi, che hanno segnato le tappe salienti dell'evoluzione della scrittura e quindi dell'uomo, attraverso gli strumenti man mano utilizzati. Abbiamo già visto la funzione della pietra per la scrittura scenografica, appena l'uomo abbandonò il nomadismo. Qualche millennio dopo i cinesi ed i giapponesi useranno il pennello per scrivere gli oltre 50.000 caratteri della loro scrittura pittografica; anche i coreani ed i vietnamiti si servirono per lungo tempo dello stesso attrezzo, sino a quando usarono la scrittura dei cinesi. Gli egizi 3000 anni prima di Cristo per disegnare i geroglifici, scrittura pittografica e fonetica, utilizzavano il Calamo ottenuto con segmenti di papiro, mentre i sumeri per le incisioni cuneiformi sulle tavolette di argilla cruda utilizzavano lo stilo, costituito da pezzi di legno con la punta triangolare. Per le incisioni su pietre sia il calamo che lo stilo erano sostituiti con una punta metallica. La scrittura dono degli Dei A quell'epoca i popoli attribuivano alla scrittura tanta importanza da considerarla un dono degli dei. Gli egizi la attribuivano al dio della saggezza: Thoth, e la denominazione "geroglifici" significava proprio: "parole sacre incise". Gli indiani attribuivano la scrittura al Creatore: Brahma ed i cinesi al Re dei Re: Fohi. Anche gli ebrei credevano che la loro scrittura fosse sacra, e infatti nella Bibbia si legge; "Mosè scese dalla montagna con le due tavole della Testimonianza, scolpite ad opera di Dio". Intorno all'anno 1000 prima dell'era cristiana i Fenici, grandi na-vigatori e commercianti, ma anche profondi studiosi, inventarono l'alfabeto composto di sole consonanti, che venivano scritte con attrezzi vari a punta dura. Quando i Greci, pochi secoli dopo, completarono l'opera aggiungendo le cinque vocali, l'uomo ritenne di avere raggiunto la perfezione perché con 24 lettere poteva comporre tutte le parole. In questo periodo ha inizio come strumento di scrittura l'uso delle piume di uccelli, con preferenza per le robuste penne remiganti, staccate dall'ala destra. Quelle d'oca erano più adatte perché lunghe circa 40 centimetri ed avevano un diametro di 6-7 millimetri. In seguito, alla fine del Medioevo la punta d'oca fu sostituita con pennini metallici, rimasti in uso sino agli anni dei miei studi. Pensate che i compiti scritti per l'esame di Stato furono da me sostenuti portandomi da casa il calamaio d'inchiostro e la penna col pennino. La scrittura a stampa di Gutenberg In Europa, secondo la tradizione più accreditata, la vera svolta si ebbe nel 1450, quando, un geniale tedesco di Magonza, Johannes von Gutenberg, inventa i caratteri mobili per la produzione in serie di libri ed altri scritti. Questo metodo fa risparmiare molto tempo e denaro, rispetto a quando monaci e scrivani impiegavano mesi e anni per produrre un solo manoscritto. Fu quindi la stamperia di Gutenberg a favorire la diffusione nel mondo dei testi che fino ad allora erano stati appannaggio solo di pochi privilegiati. Quattro secoli dopo un grande francese non vedente, professore e valente organista, Louis Braille, inventò, per la comunicazione all'interno del suo gruppo un metodo che con una semplice tavoletta e punteruolo, permetteva di scrivere. La geniale innovazione di Braille introdusse i diretti interessati nelle varie attività, principalmente l'istruzione, ed attirò sulla categoria l'attenzione generale. Fu proprio questa scrittura ottenuta con i rilievi risultanti da fori praticati nel foglio a consentire ai non vedenti, sino a quel momento molto trascurati, di leggere finalmente testi scolastici e partecipare a corsi regolari di studi. Fu questo semplice strumento a rendere facile la strada della conoscenza alla categoria dei non vedenti, offrendo ad essa la possibilità di raggiungere tutti i livelli della scala sociale. Anche la nutrita produzione industriale di testi in Braille ottenuti presso le officine della Biblioteca di Monza, che ha organizzato questo interessante Convegno, durante i suoi lunghi ottanta anni di attività ha contribuito notevolmente ad affrancare la categoria dall'ab-bandono in cui viveva. Ma tutto ciò ancora non bastava, l'uomo desiderava sempre di più. E così alla fine del XIX secolo si scatenò una corsa febbrile e spasmodica alla ricerca di un nuovo strumento individuale di scrittura a caratteri fissi, perché lo sviluppo raggiunto dal progresso reclamava ad alta voce tale mezzo. Immaginiamo che era già stata costruita la Torre Eiffel, e l'uomo iniziava a librarsi nello spazio infinito, ma per la scrittura singola doveva servirsi ancora della figura professionale dei calligrafi, che oltretutto non intendeva farsi da parte. La macchina da scrivere di Cristopher Latan Sholes e il mouse comanda silicio Sotto questa spinta generale e dopo innumerevoli tentativi fu costruita finalmente, nel 1873, la macchina per scrivere ad opera di Cristopher Lathan Sholes, un grande giornalista e senatore americano. Dai primi tasti magici di Sholes a quelli della Olivetti ed al mouse il passo è stato rapidissimo e così l'uomo oggi, utilizzando sempre il silicio che era contenuto nella pietra delle incisioni rupestri, sta vivendo un'era di rapido e meraviglioso progresso culturale, mai registrata in passato. Una materia in precedenza inerte e ignorata, ma inesauribile e a disposizione di tutti, il silicio, diviene grazie all'intelligenza ed all'impegno continuo dell'uomo, la risorsa delle risorse nella comunicazione. Il "chip" è silicio ed è la cellula vivente del computer con la sua istantanea e crescente capacità di recepire centinaia di migliaia di transistori integrati in circuiti. Proprio lo stesso silicio della preistoria è oggi protagonista di una nuova, tumultuosa trasformazione del modo di comunicare e di vivere. Non escludendo anche il più moderno e sofisticato aiuto che ne deriva per i non vedenti attraverso l'utilissimo ed ormai indispensabile programma di sintesi vocale, che trasforma automaticamente lo scritto in parole. Per concludere, finalmente con l'aiuto della genialità di Gutenberg, di Sholes e di Braille quella scrittura un tempo attribuita agli Dei e poi a Dio e riservata a pochi privilegiati è divenuta la scrittura dell'uomo comune. Note: Età della pietra... 7.000 anni a C. Età del rame (o calcolitico)... 5.000 anni a C. Età del bronzo... 2.000 anni a.C. Età del ferro... 1.000 anni a.C. La Biblioteca "Regina Margherita": 80 anni di impegno per l'emancipazione culturale dei non vedenti di Pietro Piscitelli (Nota (*) Presidente della Biblioteca Italiana per i Ciechi "Regina Margherita".) Mi sia innanzitutto consentito, prima di trattare anche se in modo succinto l'argomento assegnatomi, di fare una premessa. Stamattina abbiamo letto tra le righe e abbiamo sentito dire apertamente che la cultura è l'unico vero strumento di emancipazione umana e di mobilità sociale. È un principio questo generalmente valido per l'uomo, ma lasciatemi dire che lo è ancor di più per i non vedenti. È grazie alla possibilità di accedere alla cultura che i ciechi hanno trovato il riscatto dal buio del medioevo, una cultura che li ha resi partecipi e li ha messi nella condizione di essere alla pari degli altri. Detto questo, parliamo brevemente della storia della nostra Biblioteca. Dico nostra perché, in sala ci sono molti non vedenti che hanno sin da piccoli amato questa Organizzazione che, dalla sua fondazione, ha messo molti di noi in condizione di leggere e studiare. La Biblioteca è stata fondata, su iniziativa dell'Unione Italiana Ciechi, nel 1928 a Genova, guarda caso proprio in quella città dove otto anni prima, nel 1920, era nata l'Unione Italiana dei Ciechi. Questa città è stata per i ciechi italiani una fortuna ed ha rappresentato il punto di lancio per il loro riscatto sociale. La sede della Biblioteca non rimase molto a Genova, fu trasferita a Milano nel 1935 per rimanervi fino al 1943 allorquando, per mettere al sicuro il patrimonio librario fino ad allora prodotto, fu trasferita proprio qui in Monza presso la Villa Reale. Fu una fortunata intuizione perché, proprio durante i bombardamenti del secondo conflitto mondiale, il palazzo che ospitava a Milano la Biblioteca fu distrutto. La Biblioteca ha iniziato la sua attività e a costruire il suo patrimonio librario, utilizzando i tradizionali amanuensi, coloro che - con la semplice tavoletta braille a cui faceva riferimento il professor Di Donato (altro relatore, ndr) e con quel punteruolo che ha rappresentato e rappresenta la penna per i non vedenti - trascrivevano con grande fatica i primi testi di lettura amena. Si è poi passati ad utilizzare la dattilobraille che già in qualche modo velocizzava i tempi di scrittura rendendola meno faticosa. L'avvento dell'informatica poi ci ha messo nella condizione di produrre testi non solo di natura amena, ma anche scolastici venendo finalmente incontro anche alle esigenze dei nostri alunni inseriti nella scuola comune. Contestualmente vi è stata, oltre all'evoluzione tecnologica, una evoluzione dei bisogni degli utenti. I primi interventi della Biblioteca si riferivano solo alle trascrizioni in braille ed erano diretti esclusivamente ai ciechi assoluti perché fino a qualche anno fa anche gli ipovedenti venivano avviati alla scrittura e alla lettura braille, ma i tempi cambiano e quindi anche i bisogni sono cambiati. Siamo passati da una prevalenza di ciechi assoluti ad una prevalenza degli ipovedenti ed abbiamo dovuto prestare attenzione a questo nuovo problema. Dal libro braille siamo passati al libro a caratteri ingranditi per gli ipovedenti per giungere oggi anche al libro digitale e alle trascrizioni su richiesta. Parliamo oggi di testi personalizzati perché riteniamo che sia giusto che il lettore scelga ciò che vuol leggere e che le sue scelte culturali non siano imposte da altri. Per soddisfare questi nuovi bisogni la Biblioteca, che in origine aveva funzioni simili a quelle di tutte le altre biblioteche, ha man mano modificato le proprie finalità fino ad assumere il ruolo di struttura guida nel mondo dell'editoria per non vedenti ed ipovedenti. Tanti sono i servizi che la Biblioteca oggi offre. Lasciatemelo dire, anche alla luce della legge 52 del 1994 la Biblioteca ha saputo e ha voluto cambiar pagina. La legge ci chiedeva la creazione di un centro di Documentazione Tiflologica - cosa che abbiamo regolarmente fatto -, ma da quello spunto siamo partiti per arrivare ad un servizio di sostegno all'integrazione scolastica esteso sull'intero territorio na- zionale. Sono più di trenta anni che la legge ha sancito l'ammissione dei minorati della vista nella scuola comune e ancora oggi, per varie ragioni, i nostri ragazzi non riescono ad avere una formazione integrale. Il loro apprendimento è ancora molto spesso nozionistico, è frammentario, non riusciamo ancora a garantir loro una sintesi unitaria del sapere, non riusciamo ancora, per una serie di disservizi, a dar loro quanto serve per una vera e compiuta integrazione scolastica. Non è il caso qui di esaminare quella che è la condizione della scuola italiana oggi, non è questo il tema, ma voglio sottolineare che la Biblioteca lavora in sinergia con tutte le Agenzie che a vario titolo operano per l'emancipazione dei minorati della vista. La Biblioteca "Regina Margherita" si è messa al servizio dei ragazzi inseriti nella scuola pubblica per la trascrizione dei testi scolastici, sia quelli in braille per i ciechi assoluti, sia quelli a caratteri ingranditi per gli ipovedenti e infine quelli digitali per coloro che sanno usare il personal computer. Il testo digitale, appunto, l'oggetto di questo convegno. Questa mattina è stata più volte citata la recente approvazione - ahimè, dopo quattro anni e cinque mesi, se i miei dati non sono sbagliati - del regolamento attuativo della legge Stanca che risale al 9 gennaio 2004. Molti pensavano e pensano che la legge avrebbe risolto tutti i problemi, ma oggi abbiamo sentito, in modo diretto ed indiretto, che così ancora non è. Io, ringrazio tutti i relatori che mi hanno preceduto e che hanno evidenziato, ognuno per la propria parte, quello che è lo stato dell'arte e le opportunità che la legge e la tecnologia ci offrono. Noi tutti vorremmo poter accedere in tempi brevi a versioni accessibili e fruibili delle pubblicazioni commercializzate dagli Editori. Oggi abbiamo l'ulteriore conferma che questo non è né automatico, né scontato. Ritengo che noi tutti dobbiamo imparare a dialogare, a confrontarci per ricercare soluzioni condivise, anche al di là della rigida disposizione della legge, che tutelino contestualmente il diritto di chi produce e investe in un'opera e quello di chi vuole e deve fruire di questo bene. Poco fa il Presidente Motta (Presidente dell'Associazione Italiana degli Editori ndr) dichiarava la propria disponibilità per la costituzione di un tavolo politico e tecnico dove affrontare il problema in tutte le sue sfaccettature. Perché no? Noi siamo pienamente d'accordo perché, a prescindere da ciò che la legge detta, dobbiamo fare in modo che prevalga un impegno di solidarietà e di reale sinergia tra la Biblioteca e gli Editori, per riuscire a dare ai nostri ragazzi una concreta possibilità di studiare perché altrimenti verremmo meno ai più elementari principi della società civile. La Biblioteca ha fatto ogni sforzo nel campo dell'editoria scolastica ma questo impegno, da solo, non basta. Lasciatemi qui cogliere l'occasione - come Biblioteca e interpretando i sentimenti di tutti gli alunni inseriti nella scuola comune - per dire un grazie particolare al Ministero della Pubblica Istruzione, per aver voluto - con una disposizione emanata il 21 febbraio u.s. quando eravamo chiamati a festeggiare la prima giornata nazionale del braille prevista dalla Legge 126 del 2007 - anticipare, per quelle classi dove erano inseriti alunni portatori di disabilità visiva, l'adozione dei testi scolastici al 31 marzo. Nella relazione ancora provvisoria che abbiamo predisposto per il Ministero, abbiamo sottolineato ed evidenziato che quei due mesi di anticipo dell'adozione ha significato per oltre il 60% dei nostri ragazzi la consegna dei testi sin dal primo giorno di scuola e questo vi assicuro è stata veramente, per noi tutti, una grande soddisfazione. Siamo anche impegnati nel realizzare strumenti di informazione sotto forma di periodici destinati ai nostri utenti: da quello più di lettura amena quale può essere "Minimondo" rivolto ai giovani, a quello culturalmente più impegnativo, i "Quaderni di Minimondo"; dalla trascrizione di riviste comunemente in edicola come "Amadeus", all'ultima pubblicazione nata dedicata ai giochi enigmistici. Non trascuriamo gli interessi dei nostri utenti per la musica e non a caso abbiamo creato all'interno della Biblioteca il Polo Musicale per la trascrizione in braille degli spartiti musicali. Di questo andiamo orgogliosi perché nella produzione di testi musicali siamo all'avanguardia non solo in Italia e in Europa ma anche nel mondo, se si tiene conto che anche gli Stati Uniti e ultimamente anche la Cina acquistano gli spartiti musicali prodotti dalla nostra Biblioteca. Facciamo ogni sforzo - e vi assicuro che il nostro sacrificio non è solo economico in relazione a quello di cui oggi disponiamo, ma è soprattutto in termini umani - eppure sappiamo che si può e si deve fare molto di più. È per questa ragione che abbiamo voluto questo convegno e che oggi qui ci poniamo fortemente alcuni obiettivi e ripetiamo alcune nostre richieste. Agli editori chiediamo in particolare il tempestivo accesso al file digitale e al testo originale e la disponibilità delle novità letterarie. Dalle mie informazioni risulta che per produrre un nuovo testo scolastico da proporre per l'adozione l'Editore investe centinaia di migliaia di Euro. Allora che cosa impedisce di spendere 500-1000 Euro in più per mettere i non vedenti che hanno questo bisogno nella condizione di accedere da subito almeno al testo digitale? Alla scuola chiediamo l'eliminazione dell'offerta ridondante, la rinuncia a tante inutili richieste di trascrizione, un pragmatismo commisurato alle reali possibilità e potenzialità dell'alunno. Anche i genitori dei nostri ragazzi devono capire che non possono pretendere una trascrizione integrale di tutti i testi scolastici perché sarebbe solo un dispendioso ed inutile impegno economico poiché mai nessun alunno, vedente o no, legge tutti i testi scolastici proposti e adottati. Anche da questa esigenza di promozione culturale nasce l'utilità dei Centri territoriali di Consulenza Tiflodidattica della Biblioteca che - mediante l'azione dei responsabili che sono quotidianamente di supporto alle famiglie ma soprattutto agli insegnanti di sostegno e agli insegnanti curriculari - ricercano e favoriscono una programmazione, lasciatemi passare il termine, "su misura" vale a dire una programmazione che consenta di trascrivere solo quelle pagine che possono servire realmente ai nostri alunni. La congiuntura economica attuale, che non è solo del nostro paese ma dell'intero globo, ci deve far riflettere. Noi non vogliamo sperpero di denaro pubblico però non possiamo non dar voce alle esigenze e ai bisogni dei non vedenti perché, siamo convinti che se noi riusciamo a dare un servizio reale almeno agli alunni minorati della vista non solo avremmo assolto ad un dovere morale e civile ma avremmo anche fatto un servizio utile all'intera collettività nazionale. Non a caso nella mia presentazione, che potete trovare nelle cartelline, ho detto che vogliamo risorse più sicure perché, non vogliamo ogni anno fare battaglie per recuperare i tagli che ci vengono annunciati e per racimolare cifre che già di per sé non sono sufficienti. Se consideriamo che il contributo dello Stato alla Biblioteca è fermo ai valori di otto anni fa e pensiamo quanto sono aumentati nel frattempo i costi e le richieste delle Scuole e delle Famiglie, io credo che sia veramente inevitabile che le Istituzioni siano impegnate per metterci in condizioni di operare dandoci garanzie sui fondi a disposizione e che prendano decisioni lungimiranti, perché siamo convinti che una persona non vedente istruita non solo può inserirsi proficuamente nel mondo del lavoro ma soprattutto, se ciò avviene, non sarà mai più di peso alla collettività. Molte cose ancora dovrei e vorrei dire ma so che, dopo una mattinata già lunga e faticosa e in previsione di un pomeriggio di lavoro, forse ho abusato della vostra attenzione. Vorrei terminare con l'auspicio che questo convegno, che non abbiamo voluto solo come celebrazione, possa avere una ricaduta concreta e riesca a coniugare la solidarietà e la sinergia manifestata da tutti gli attori per poter dare finalmente risposte certe ai tanti bisogni che sono stati anche oggi riproposti. Ecco, se riusciremo a fare questo, credo che oggi avremmo scritto, come Biblioteca Italiana per i Ciechi e come Associazione Italiana degli Editori una pagina luminosa nel cammino di civiltà della nostra società. Grazie. La musica e i non vedenti. L'innovazione apre nuove frontiere di Antonio Quatraro (Nota (*) Coordinatore Nazionale Ag.ri.mus. (Agenzia per il rilancio degli studi musicali).) Progetto europeo Contrapunctus Il progetto Contrapunctus si inserisce all'interno di un impegno pluriennale della Biblioteca nel campo della trascrizione musicale e, più in generale, in quello della diffusione degli studi musicali fra i non vedenti. La Biblioteca, come forse alcuni di voi ricorderanno, ha la vicepresidenza del Comitato Internazionale per la revisione del Manuale Internazionale della notazione Musicale Braille, in pratica l'authority mondiale nel settore. Fin dagli anni in cui si è venuta affermando il modello di educazione nelle classi ordinarie (fine anni Settanta), la Biblioteca non ha mai trascurato l'impegno in campo musicale, nonostante le difficoltà che incontrano i non vedenti ad affrontare tali studi. A testimonianza di ciò, oltre alle centinaia di migliaia di pagine trascritte in Braille, di spartiti di alta qualità e di complessità varia, va menzionata la lungimiranza degli amministratori, che ha potuto produrre strumenti didattici in linea con le necessità poste dalla nuova situazione di coeducazione. In particolare mi piace citare l'opera del prof. Costanzo Capirci "i segni della musica", un vero vademecum per principianti, frutto di decenni di esperienza didattica nelle scuole speciali, in una ottica pedagogica che tiene conto della necessità di accompagnare anche l'insegnante non esperto di notazione Braille nello svolgimento del suo lavoro magistrale. Era questa una parentesi che vorrete perdonarmi, ma chi conosce ed ha apprezzato le doti di insegnante e di compositore del prof. Capirci non potrà non giustificarla. Veniamo ora al tema assegnato: Contrapunctus è un progetto europeo iniziato il 1 giugno 2006 che terminerà il 31 maggio 2009. I partners provengono da Italia, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Olanda e Russia. Il progetto è coordinato dalla nostra Biblioteca. Obiettivi: rendere più leggibile spartiti musicali già prodotti in Braille oppure nuovi spartiti, con l'ausilio delle tecnologie informatiche. Vediamo quali sono le motivazioni alla base di questo progetto; perdonerete la schematicità, dovuta sia al tempo limitato, ma anche al fatto che il problema non è affatto nuovo agli orecchi di molti. - gli studi musicali sono più importanti per i ciechi di quanto non lo siano per gli altri, sia sul piano educativo e formativo in genere, sia per le prospettive di lavoro che ancora possono offrire. In particolare: - La musica è l'unica forma d'arte accessibile ai ciechi perché si basa sull'udito; avere un buon orecchio però non è sufficiente per essere bravi musicisti; occorre anche saper leggere e scrivere la musica, così come per essere buoni scrittori non basta saper parlare, ma occorre essere alfabetizzati e padroneggiare la lingua scritta. La musica rappresenta un fattore di sviluppo in numerose sfere della persona: abilità manuali, cognitive, creative, nella vita di relazione. Manualità - Suonare uno strumento con buona padronanza presuppone il possesso di un certo livello di abilità manuali, trasferibili anche ad altri settori (uso di alcuni sussidi didattici, attività legate alla vita quotidiana). Abilità cognitive - eseguire un brano musicale per intero significa avere un progetto in mente, costituito da un elevato numero di gesti, movimenti, posizioni degli organi fonatori nel caso del canto; significa anche essere in grado di controllare continuamente i risultati del proprio lavoro confrontandoli con i risultati attesi; molte operazioni di tipo pre-logico o aritmetiche possono trovare un corrispettivo in campo musicale. Alcuni esempi: una canzone con molte strofe può corrispondere a moltiplicare una quantità per un certo numero di volte; quando si sospende l'esecuzione ad un certo punto non si fa che sottrarre una determinata quantità; distribuire le parti di un brano fra diversi gruppi di esecutori equivale ad effettuare una divisione. Concetti spaziali e temporali hanno anch'essi un corrispettivo nel campo dei suoni: suonare o cantare insieme presuppone il concetto di simultaneità, eseguire a turno implica il concetto di successione temporale. Ascoltare un'orchestra e individuare la posizione dei fiati, degli archi, del solista, significa rappresentarsi lo spazio giudicando dalla provenienza delle diverse famiglie strumentali. Ordinare le note dall'acuto verso il grave, scoprire lo strumento estraneo fra molti strumenti che suonano, scoprire l'uguale ed il diverso, sono tutte operazioni legate allo studio degli insiemi. Funzione euristica della musica Molti aspetti della realtà sono esclusivamente visivi; essi però possono trovare un corrispettivo o nel puro e semplice ascolto musicale, oppure in brani celebri. Qualche esempio: il contrasto cromatico e le sfumature, persino la prospettiva, o, nel campo dei pezzi celebri il chiaro di luna, la tempesta, il volgere delle stagioni, una note in montagna, una gita in mare, un fiume di una terra lontana, e via di seguito. Chi non vede potrà avere una idea più precisa di fenomeni visivi e di paesaggi naturali se si appassiona allo studio della musica. D'altro canto, anche le nozioni storiche che verrà acquisendo nel corso degli studi potranno essere arricchite e poste in relazione con la storia della musica: le composizioni del Corelli si possono concepire soltanto pensando alla particolare conformazione della cattedrale di S. Marco a Venezia, e le composizioni organistiche di Bach richiamano alla mente la struttura gotica delle cattedrali dell'epoca; l'impressionismo di De Bussy può chiarire alcuni aspetti dell'analogo movimento pittorico. Formazione del carattere Gli studi musicali richiedono per tutti, ma ancor più per i ciechi, pazienza, costanza e perseveranza, tolleranza alla frustrazione, concentrazione, particolari tecniche di memorizzazione, capacità di ascoltare gli altri e se stessi, spirito critico, tutte doti non disprezzabili neppure in questa epoca caratterizzata dalla velocità e dalla seduzione della tecnologia. Queste brevi riflessioni hanno lo scopo di dar ragione degli sforzi in termini umani ed economici, ben superiori al numero degli attuali interessati alla musica, e testimoniano la consapevolezza della nostra organizzazione dell'alto valore che assume la musica per i non vedenti e gli ipovedenti di ogni età. Le difficoltà Non si deve credere che possedere un buon udito, o anche un buon orecchio musicale sia condizione sufficiente per affrontare con successo gli studi musicali. È certamente un buon punto di partenza, ma sapeste quanto ciò è ingannevole! Quante famiglie, e quanti insegnanti si accontentano di una melodiola eseguita con uno o due dita alla pianola, facendo le mille meraviglie, solo perché l'interprete on vede! Ciò finisce per dare una falsa immagine di sé al bambino o al giovanetto, circa le proprie capacità in campo musicale e, alla prova dei fatti, genera frustrazione e disorientamento. Quali sono dunque le reali difficoltà per i ciechi a affrontare gli studi musicali?: - la notazione Braille musicale è più distante da quella comune, rispetto a quanto lo sia la notazione letteraria Braille rispetto a quella comune. D'altro canto a tutt'oggi il metodo Braille è lo strumento migliore, quello che più di ogni altro riproduce le diverse funzioni tipiche della lettura visiva diretta e personale, e questa mattina abbiamo sentito quanto sia importante la possibilità di leggere direttamente, ossia con i propri occhi e nel nostro caso con le proprie mani, il libro, che è un oggetto vivo fra le nostre mani. Non si insisterà mai abbastanza nel sottolineare la differenza che vi è fra lettura e ascolto. Dicevano i Cinesi: "se sento dimentico, se guardo ricordo, se tocco capisco". Da ciò derivano importanti conseguenze, che vanno sempre tenute presenti, quando si intraprende un lavoro di ricerca o di innovazione. - reperire insegnanti preparati; - non è quasi mai possibile leggere ed eseguire un brano contemporaneamente, quindi necessità di imparare a memoria il brano prima di eseguirlo; - mentre per leggere un brano letterario si può procedere in sequenza, ossia leggendo una parola dopo l'altra, nel caso della musica occorre avere una visione d'insieme prima di suonare il brano, in quanto molto spesso le note vanno eseguite simultaneamente (accordi, cori, polifonia in genere); - lo spartito musicale Braille, a differenza di quello per i vedenti, non è autoesplicante; mentre un vedente individua a colpo d'occhio il disegno melodico, sa subito se due o più note vanno eseguite contemporaneamente, ha una idea sommaria dell'andamento ritmico del brano, tutto questo non è possibile per il cieco, che, per farsi una idea del brano musicale, basandosi solo sulla lettura, deve impiegare molto tempo e grande sforzo mentale. - Per usare una metafora, mentre lo spartito musicale somiglia ad una fotografia del brano da eseguire, lo spartito in Braille è più simile alla mappa di una città sconosciuta, priva di insegne e di cartelli. Anche nello spartito Braille, come in una città così concepita, si potranno trovare i vari punti di interesse (farmacia, museo, ristorante, chiesa), ma con quanta più fatica, rispetto ad una città "normale", con insegne, cartelli e punti visivi ben identificabili! Tutto ciò fa sì che gli studi musicali siano praticamente quasi scomparsi dal percorso formativo dei ciechi. Soluzioni proposte Prima di tutto è stato ideato un nuovo formato, che descrive esattamente lo spartito musicale Braille e rende possibile ulteriori elaborazioni automatiche, come tradurlo in suoni, ristamparlo in nero in forma semplificata, ottenere una descrizione in linguaggio comune o sulla base dei puntini Braille utilizzati, prodotta da una voce sintetica. Il concetto di "formato" è molto simile al concetto di "contenitore" o più precisamente di un contenitore a scomparti ben identificabili, entro cui inserire i singoli oggetti, come si usa fare oggi nel confezionare oggetti o alimenti in contenitori preformati. Nel nostro caso il formato è un insieme di qualificatori, o "descrittori", che assegnano ad ogni elemento musicale un nome ed una classe di appartenenza: esempio nota do di un quarto, diteggiatura dito primo della mano destra in spartito per chitarra, abbellimento trillo, numero di battuta, e via di seguito. Il nostro formato contiene tutti i nomi che descrivono uno spartito Braille qualunque. Il formato si chiama BM XML, che significa Braille Music XML. XML è una famiglia di formati ben conosciuta dagli addetti ai lavori. Il nostro formato BM XML è analogo al formato Daisy, già utilizzato per il libro parlato. Così come un libro parlato in formato Daisy è navigabile dall'utente molto meglio che una audiocassetta tradizionale, allo stesso modo, una volta che lo spartito Braille è stato codificato nel nuovo formato, è possibile leggerlo con diverse modalità, a seconda delle necessità dell'utente. E come per i libri in formato DAISY, una volta prodotto uno spartito tradizionale, indipendentemente dalla tecnica usata, ci sarà un software che trasforma quello spartito tradizionale nell'equivalente spartito in formato BM XML. Per codificare uno spartito Braille tradizionale in formato BM Xml è stato realizzato un apposito programma, chiamato "Resonare". Questo software è da considerarsi come un analizzatore grammaticale. È come se la frase "il sole scalda la terra", venisse analizzata da un software, il quale, come risultato producesse: il=articolo determinativo maschile singolare sole=sostantivo maschile singolare scalda=voce del verbo scaldare, prima coniugazione, modo indicativo tempo presente, terza persona singolare e via dicendo. Resonare produce una versione dello spartito che contiene, oltre a tutti i suoi elementi, nome, classe di appartenenza, attributi e relazioni di ciascuno di tali elementi. Che uso si può fare di questo nuovo spartito così scomposto ed analizzato? Esso viene letto da un altro programma, chiamato "Braille Music Reader" (in sigla BMR). BMR quindi prende questo nuovo spartito e consente al non vedente di compiere una serie di operazioni molto importanti. Esso trasforma in pratica il computer in un sofisticato riproduttore di spartiti musicali. Le sue funzioni principali sono: Multisensorialità L'utente può decidere di ascoltare lo spartito, di leggerlo sulla riga Braille, di stamparlo su carta. Può anche leggere ed ascoltare contemporaneamente. Multimodalità L'utente può decidere di ottenere una descrizione dello spartito, utilizzando la voce sintetica del proprio computer, e tale descrizione può contenere i nomi degli elementi musicali (do croma in quarta ottava ad esempio), oppure i puntini Braille utilizzati (1,4,5). Questa modalità è conosciuta come "musica parlata". Musica parlata, Braille e ascolto dei suoni (uscita MIDI) possono essere combinati in tutti i modi possibili. Flessibilità nella lettura Come per un normale libro, si può leggere da cima a fondo, a salti, secondo una chiave di lettura specifica (solo una parte, saltare gli abbellimenti, ecc.), tornare indietro, soffermarsi, modificando la velocità di lettura, ecc. Multitracce Easyreader somiglia ad un registratore tradizionale multitraccia (eravamo abituati a quelli a 4, ma Easyreader ne può avere un numero indefinito). Ogni traccia a sua volta contiene una voce, o una parte strumentale. Nei brani polifonici a 4 voci, ad esempio, saranno 4 le tracce utilizzate. La storia della musica conosce anche esempi di pezzi a 36 voci, e ci saranno quindi 36 tracce. Un brano orchestrale ne ha un buon numero. Per comodità di lettura, è possibile isolare un numero di tracce a piacere, per un ascolto selettivo. Salti e segnalibri L'utente può saltare alla battuta N, e può inserire fino a 999 segnalibri, per ritrovare più facilmente un passaggio che interessa per una ragione qualunque. Commenti e note Un insegnante può inserire note e commenti, ad esempio per avvertire di una difficoltà, o per ricordare all'allievo di eseguire il brano in una determinata maniera (con il polso molto fermo ad esempio). Lente di ingrandimento Può accadere di incontrare accordi formati da molte note, che difficilmente si distinguono ad orecchio. Easyreader consente di mettere l'accordo sotto una lente di ingrandimento, che estrae dall'accordo le singole note e le suona o le descrive, facilitando quindi la memorizzazione. Filtri Abbiamo visto che lo spartito Braille purtroppo non dà immediatamente l'idea del pezzo, a differenza dello spartito in nero. Inoltre gli spartiti Braille contengono una quantità di segni non sempre tutti conosciuti specie dai principianti. Ciò scoraggia molti ad intraprendere gli studi musicali. BMR è in grado di nascondere i segni meno familiari. Si comporta come uno studente di scuola elementare o scuola media che estrae da un brano soltanto i sostantivi, o soltanto gli aggettivi qualificativi singolari maschile. L'insegnante o lo stesso allievo principiante può quindi graduare le difficoltà, introducendo a poco a poco i segni nuovi. Risultati attesi Noi speriamo che aumenti il numero di bambini, ragazzi e giovani che si avvicinano agli studi musicali, in quanto il software prodotto dal progetto contrapunctus facilita la memorizzazione sia per i professionisti che per i dilettanti, facilita la comunicazione fra cieco e vedente, facilita l'approccio alla musica anche di chi non conosce molto bene il Braille. Il progetto quindi dovrebbe da un lato contribuire a promuovere il rilancio degli studi musicali, dall'altro lato alleggerire la fatica dei musicisti dilettanti e professionisti. L'esperienza del Progetto Europeo ProAccess di Cristina Mussinelli (Nota (*) Consulente Associazione Italiana Editori.) Il progetto ProAccess è un progetto che è stato finanziato dalla Comunità Europea all'interno del programma eLearning. È stato finanziato ed è partito a gennaio 2007 e si è concluso a giugno di quest'anno. Il progetto aveva come partner una serie di realtà: AIE (Associazione Italiana Editori) come capofila la FEP (Associazione degli Editori Europei) che rappresenta tutte le associazioni degli editori che fanno parte della Comunità Europea e Dedicon, una società no profit specializzata nella produzione dei contenuti in versione accessibili per le persone non vedenti e disabili nel mercato Olandese. La composizione della partnership nasce dal fatto che questo progetto è un progetto di quelli che la Commissione Europea chiama di valorizzazione, ossia un progetto che intende diffondere, integrare e migliorare i risultati di altri progetti finanziati precedentemente, quindi, i partner di ProAccess avevano già partecipato ad altri precedenti progetti. I due progetti precedenti erano "Orme", coordinato dall'AIE, che si occupava di tutte le problematiche legate alla gestione dei diritti e delle licenze connesse nella catena del valore del settore editoriale e nel settore educativo ed "Euain",un progetto che si era già occupato di tematiche legate all'accessibilità. Qual è l'obbiettivo generale di ProAccess? L'intenzione era quella di impegnarsi in due ambiti, da un lato analizzare, e qui mi ricollego a quello che diceva poco fa il Professor Quatraro, i processi produttivi attualmente in essere nel settore editoriale a livello internazionale identificando le modalità con cui vengono realizzati i prodotti editoriali: L'intento è di valutare se, alla luce anche delle più recenti innovazioni tecnologiche, c'è la possibilità di far si che già nei processi editoriali tradizionali si possano prevedere delle modalità di lavorazione che permettano di poi creare dei file più facilmente convertibili in versioni accessibili. Sicuramente difficilmente sarà possibile creare da subito delle versioni completamente accessibili, soprattutto nel caso di libri particolarmente complessi, però l'ipotesi è di valutare se sia possibile migliorare il processo creando versioni che, in qualche modo possano aiutare a ridurre il lavoro che adesso viene fatto dalla Biblioteca sui titoli più semplici. In questo modo potrebbe magari essere possibile investire maggiormente sui titoli più complessi o produrre grazie ad una maggiore integrazione del processo un numero maggiore di titoli quelli rispetto a quelli prodotti adesso. L'altro obiettivo era identificare la catena dei diritti che percorre tutta la filiera evidenziando le diverse tipologie di licenze o di accordi contrattuali che devono essere definiti tra tutti gli attori della filiera. Quindi se entriamo in un maggiore dettaglio gli obiettivi principali sono quattro. A questi obiettivi di dettaglio corrispondono poi anche dei documenti,i cosiddetti "Deliverable" che sono stati prodotti e che, alla fine del progetto stesso ed una volta che siano approvati dalla Commissione Europea, verranno messi a disposizione di chiunque possa essere interessato sul sito http://proaccess.euain.org Il primo obiettivo di dettaglio riguarda l'analisi del processo produttivo, che si intende realizzare, grazie anche alla collaborazione con le realtà che si occupano poi delle attività di conversione, cercando di capire insieme quali possano essere le modalità ottimali di produzione di file e di analizzare quali possano essere le interrelazioni tra processo editoriale e processo di conversione, eventualmente identificando anche quali dovrebbero essere gli step da seguire, e quindi arrivando anche alla definizione di alcune linee guida che possano essere utilizzate da chi fa questi processi produttivi. Va tenuto presente che la stragrande maggioranza del processo produttivo dei prodotti editoriali non viene fatto internamente alle Case Editrici. Le Case Editrici hanno spesso al loro interno delle realtà che coordinano i progetti produttivi, ma il vero e proprio processo produttivo viene fatto da una miriade di realtà esterne che operano sul territorio quali le società che svolgono attività di prestampa, di composizione, di impaginazione,gli studi editoriali esterni, i grafici. In tutti i casi si tratta di realtà che gestiscono i processi produttivi in autonomia, definendo le metodologie e l'organizzazione del loro lavoro in base alle loro conoscenze ed esigenze. Il problema che ci troviamo ad affrontare è che non basta quindi solo cambiare come viene fatto il lavoro all'interno della Casa Editrice, ma che è necessario anche rendere consapevoli delle problematiche dell'accessibilità anche tutte queste realtà che sono spesso piccole o medie realtà che operano però su tutto il territorio nazionale. La Casa Editrice quando commissiona il lavoro alle società esterne controlla che il risultato sia corrispondente alle esigenze editoriali, ad esempio le esigenze di impaginazione o, di correttezza dei contenuti della struttura del testo, ma tutte le attività produttive sono svolte esternamente: anzi, direi che negli ultimi anni la tendenza a spostare esternamente questa attività è diventata sempre più elevata. Il secondo elemento che abbiamo preso in esame è quello della gestione dei diritti. In questo caso abbiamo predisposto delle linee guida per la gestione di tutti gli aspetti contrattuali e identificando anche dei modelli di contratto o di licenza che possono essere utilizzati dall'editore, per esempio per gestire i rapporti con chi fa l'attività di conversione o di produzione iniziale del testo o anche con gli utenti finali e in pratica tra tutti gli attori che intervengono in tutta la catena del valore. Per ora che gestisce il processo produttivo lo fa quasi sempre, e per quel che mi risulta la situazione in cui ci troviamo è simile anche a livello internazionale, pensando fondamentalmente all'uscita della versione cartacea, cioè all'uscita in quello che è, almeno per ora, ancora il mercato effettivo dei prodotti editoriali. Per fare questo utilizza tutta una serie di strumenti software e di tecnologie che ovviamente sono mano mano negli anni evolute. Quando io ho cominciato a lavorare in casa editrice nell'82 si usavano ancora i caratteri mobili, c'erano dei sistemi dedicati di fotocomposizione in cui le realtà che operavano non sapevano neanche che cosa fosse un computer Si è poi passati ad una fase in cui si usavano computer e software dedicati, per poi arrivare fino agli anni novanta dove si è cominciato ad usare in modo sistematico il personal computer. Anche in questo ambito si assiste ad una continua evoluzione anche i software utilizzati molto possono essere diversi e variare anche in funzione della complessità della tipologia di prodotto editoriale che uno deve creare. Abbiamo avuto stamattina l'esempio della matematica, che usa dei software diversi da quelli che vengono usati, per esempio, per scrivere un testo di narrativa o, diversi ancora da quelli che vengono utilizzati per scrivere un testo di Greco o, delle formule scientifiche. Quindi ci sono anche nei processi editoriali dei cambiamenti tecnologici e in questo momento alcune delle tecnologie emerse negli ultimi anni potrebbero nuovamente cambiare le modalità di produzione dei prodotti editoriali. Se analizziamo il processo attuale vediamo che tra le attività di produzione e quelle di conversione non ci sono integrazioni: il processo produttivo della versione tradizionale del libro è autonoma, alla struttura che si occupa dell'attività di conversione viene dato il file che è utilizzato per la stampa della versione cartacea e quindi si rifà tutta una parte del lavoro. Allora la domanda corretta da porsi secondo noi è; può esserci un'area di maggiore e possibile collaborazione su queste attività? Peraltro noi lavorando a questo progetto siamo venuti in contatto con tutte le principali realtà internazionali che operano in questo ambito, abbiamo visto che succede in Inghilterra, in Francia, in Germania, quindi, ci siamo fatti anche un'idea abbastanza strutturata di quelle che possono essere soluzioni più avanzate e più evolute. Contemporaneamente abbiamo anche verificato che anche se qualcuno è più avanti e qualcuno un po' più indietro, in realtà le problematiche che si discutono a livello internazionale sono più o, meno le stesse proprio perché molto dipende dall'evoluzione tecnologica in atto che è la stessa per tutto il settore editoriale nel suo insieme. Quindi, l'ipotesi che proponiamo del tavolo tecnico comune va proprio in questa direzione: lavorare insieme per capire come le diverse esperienze possano essere messe in condivisione per migliorare la situazione. Tornando alle attività più specifiche svolte in ProAccess, una delle iniziative che riteniamo molto utile, in questa logica di scambio di esperienze e conoscenze è una serie di test di conversione che abbiamo realizzato in collaborazione con Dedicon e con altre strutture di conversione che operano a livello europeo. In pratica per svolgere il test di conversione abbiamo identificato varie tipologie di libro con livello di complessità diversi perché è ovviamente è molto diverso convertire un file di solo testo, rispetto a convertire un testo illustrato con una impaginazione complessa, come possono essere i libri di scienze o, di storia delle scuole medie secondarie di primo grado piuttosto che libri ancora più complessi dove esistono formule come Greco, la Fisica o, la Chimica. Abbiamo chiesto agli editori di fornirci i file di prestampa li abbiamo inviati a diverse realtà che svolgono attività di conversione che li hanno convertiti e successivamente, ragionando in una logica di scambio e collaborazione, siamo andati a discutere e ad analizzare con gli editori, quali erano i problemi che sono emersi durante le attività di conversione e quali sarebbero potute essere le soluzioni per evitarli Anche questo esperimento sarà descritto in un documento disponibile che verrà messo sul sito. Tutti i documenti saranno in inglese perché il progetto, essendo europeo, richiede che la documentazione sia pubblicata in inglese. Ma, per concludere, quali sono le tendenze a livello internazionale, quale è lo stato dell'arte? Come dicevo abbiamo verificato che non sono in Italia, ma anche a livello internazionale ovunque, l'editoria è oggi ancora solo coinvolta in modo parziale, da un lato c'è sicuramente una attenzione crescente alle tematiche legate all'accessibilità però la situazione varia molto da caso a caso: spesso la disponibilità dipende anche da fattori che contingenti per esempio, ci sono case editrici di maggiori dimensioni e quindi più strutturate dove mettere a disposizione una persona che segua la consegna dei file alle società che fanno le conversioni o aver una persona che di gestisca queste problematiche con continuità non è un grosso problema, però ci sono anche case editrici piccole che pubblicano pochi titoli ogni anno con strutture molto ridotte dove, avere una persona che sistematicamente si occupa di queste attività può essere difficile perché diventa un carico e un costo aggiuntivo rispetto al lavoro normale. Prima parlavo con alcuni genitori che mi dicevano ci sono case editrici più disponibili alcune meno. Ci sono proprio delle diversità strutturali e organizzative che vanno in qualche modo anche queste tenute in conto. Da quando mi occupo di questi problemi mi sono resa conto che uno dei fattori che spesso creano le maggiori difficoltà è la diffidenza che si riscontra tra i vari interlocutori editori, società di conversioni e rappresentanti delle varie associazioni dei disabili,si ha spesso la sensazione che qualcuno non voglia o, non intenda fare le cose senza che si approfondiscano le problematiche e le esigenze reali di ciascuno. Credo che questo possa essere risolto solo collaborando, mettendo in condivisione le diverse conoscenze e facendo capire in modo reciproco quali sono gli effettivi problemi e necessità. Da un punto di vista più istituzionale e analizzando il problema in una logica più di sistema abbiamo riscontrato che spesso gli sforzi non sono coordinati, moltissime volte vengono finanziati in Italia come altri paesi, progetti singoli che non tengono in dovuto conto le problematiche sistema complessive, progetti che magari risolvono una parte del problema, ma tendono a non considerare tutti gli elementi che sono coinvolti e quindi non producono soluzioni risolutive,efficaci e durature. Spesso sono progetti di basso investimento economico e basati molto sull'attività volontaria di persone che o, perché sono personalmente interessate al problema,come le famiglie o, di persone particolarmente sensibili. Abbiamo visto invece che la tendenza in atto, dove si ottengono anche i risultati migliori, anche a livello internazionale è quella di lavorare mettendo sempre più a stretto contatto tra i vari attori, sulla base di analisi complessive del problema e attivando azioni integrate di sistema. Se vogliamo tener conto delle lezioni imparate dal progetto Pro Access, occorre quindi cercare di concentrare gli sforzi, definire degli obiettivi chiari e condivisi e indirizzare gli investimenti su progetti di entità vasta portata, che tengano in considerazione tutti gli aspetti, e che siano in grado, come emerso anche stamattina dai vari interventi che si sono succeduti, da un lato di garantire, alle persone che ne hanno necessità l'accesso ai contenuti e dall'altro contemporaneamente di garantire la tutela dei diritti degli autori e degli editori, riconoscendo anche gli investimenti da loro effettuati. Conclusioni di Tommaso Daniele (Nota (*) Presidente Nazionale dell'Unione Italiana Ciechi e degli ipovedenti.) Visto che ho il microfono e che mi sono rimasti veramente pochissimi minuti per salutarvi, desidero innanzitutto complimentarmi con quelli che sono rimasti qui fino all'ultimo a godersi questo convegno e voglio ringraziare il Presidente Pietro Piscitelli e il Vicepresidente Giampiero Notari che hanno organizzato questo convegno voluto dall'intero consiglio di amministrazione di cui ho l'onore di far parte. Sentivamo che c'era bisogno di fare il punto sull'attività della Biblioteca e credo che sia stata un'intuizione giusta. È stato un convegno che ha suscitato interesse, lo prova la presenza qui di tantissimi dirigenti dell'Unione che hanno voluto stringersi intorno a questa istituzione in occasione dei suoi 80 anni di storia. I meriti della Biblioteca li ha già lodevolmente illustrati questa mattina il Presidente, quindi posso esimermi dal farlo anche perché non ho tempo. Una pagina che si aggiunge a quelle già scritte da questa istituzione nel passato, una pagina che ci mette davanti agli occhi il grande lavoro che la Biblioteca ha fatto durante questi anni e il salto di qualità da quando era semplicemente un struttura che forniva libri di lettura amena o, per lo meno, forniva soltanto libri di lettura agli adulti a quando ha allargato il proprio campo d'azione ed è diventata un Centro di ricerca di tiflologia, di sostegno sul territorio all'integrazione scolastica e quindi si trova a combattere una battaglia più difficile, più complessa ma sicuramente molto più prestigiosa. Generalmente quando faccio le conclusioni opero una sintesi delle relazioni che sono state svolte. Oggi non posso farlo per due motivi: perché altrimenti perdo l'aereo, ma il motivo più importante è che non sono stato presente dall'inizio, ho sentito soltanto le ultime due relazioni in mattinata e le ultime due nel pomeriggio e tuttavia credo che il tema dominante di questo convegno sia stato quello dell'accessibilità. L'accessibilità vista nei suoi vari aspetti quello della cultura, delle tecnologie, dell'informazione, l'accessibilità nei vari aspetti che riguardano l'esistenza stessa dei ciechi. Ovviamente la parte più importante del tema dell'accessibilità è stata riservata all'accesso ai testi scolastici e ai libri in generale e questo è ovvio! Era doveroso da parte della Biblioteca che fa e ha sempre fatto della cultura la sua bandiera principale preoccuparsi che le tecnologie siano messe al servizio della cultura, al servizio dell'informazione,cosi come è nel suo DNA. Che cosa è emerso da quest'incontro rispetto a questo tema in particolare? Intanto è emerso che la vita dei ciechi anche in presenza delle tecnologie rimane una vita difficile perché ogni giorno dobbiamo affrontare un problema nuovo, dobbiamo riprogrammare i nostri percorsi d'istruzione, di accesso alla cultura, di accesso all'ambiente. Ogni giorno la storia si incarica di crearci nuovi ostacoli, nuovi problemi da risolvere e sappiamo che non sempre la società, le istituzioni ci sono amiche, spesso ci dimenticano. Probabilmente è un fatto naturale che una minoranza sociale non venga tenuta nel conto dovuto, nello stesso conto in cui viene tenuta una grande organizzazione capace di influenzare l'economia, le campagne elettorali. Probabilmente queste sono alcune ragioni per le quali la società civile spesso ci ignora, le istituzioni affrontano i nostri problemi in modo superficiale. Voglio ricordare che l'Italia è il Paese che ha il maggior numero di leggi per l'integrazione dei disabili però è anche il paese che ne attua pochissime. Noi abbiamo ottime leggi sull'handicap, sul volontariato, sulle cooperative sociali, sull'integrazione scolastica, l'integrazione lavorativa, il sistema di integrazione dei servizi, le barriere architettoniche, sappiamo però che queste leggi rimangono soprattutto sulla carta. Sono un vanto per la politica italiana quando si confronta con la realtà europea, con la realtà internazionale, ma in concreto incidono veramente poco sul destino dei ciechi e dei disabili. Quest'anno ricorre il 60° anniversario della Costituzione, il 60° anniversario della Dichiarazione dei diritti dell'Uomo, credo che la Costituzione e la Dichiarazione vadano onorate meglio. Abbiamo letto sul sito delle Nazioni Unite che non applicare una legge equivale ad autorizzare le cose che invece si volevano proibire. Dobbiamo cambiare questa cultura, la dobbiamo cambiare con le nostre lotte, con la nostra azione e fare in modo che lo Stato attui le leggi che il Parlamento approva. Merita una parola a parte il rapporto con gli editori. Gli editori sono attenti alle nostre richieste già da tempo, oggi però c'è bisogno di fare qualche passo in più lo dicevo questa mattina al Presidente Motta. C'è da rinnovare la convenzione e da costituire un tavolo tecnico con la prospettiva di fare in modo che i ciechi italiani possano esercitare il loro diritto ad accedere alla cultura e con il sogno di tutti i ciechi del mondo di avere un libro nello stesso giorno in cui lo ricevono gli altri, allo stesso prezzo e nel formato più vicino alla sensibilità del disabile. Con questo augurio, con questo sogno io vi saluto e vi ringrazio per la vostra attenzione. Sommario: Presentazione Le adesioni Saluto delle Autorità Martina Sàssoli (Nota (*) Assessore alle Pari Opportunità e al Sistema Bibliotecario - Comune di Monza.) Vittorio Arrigoni (Nota (*)Consigliere Provincia di Milano.) Giuseppe Antonio Lardieri (Nota (*) Consigliere Zona 9 Comune di Milano.) Apertura dei lavori Claudia Rocchetti Alberto Ardizzone Paolo Anibaldi (Nota (*) Presidente della Consulta sull'handicap dell'A.N.C.I. (Associazione Nazionale dei Comuni d'Italia).) Federico Motta (Nota (*) Presidente dell'Associazione Italiana Editori (AIE).) Gli interventi La cultura un bene inalienabile, l'accessibilità e la fruibilità un dovere sociale di Angela Benintende (Nota (*) Dirigente Direzione Generale per i Beni Librari - Ministero dei beni e delle Attività culturali.) Diritto d'autore e accessibilità ai contenuti informativi di Beatrice Cunegatti(Nota (*) Esperto in proprietà intellettuali.) La parola sotto le dita, un'emozione e un'opportunità di crescita di Candido Cannavò (Nota (*) Scrittore.) I testi scientifici: come salvaguardare il diritto all'accesso e il diritto d'autore di Giovanni Maschio(Nota (*) Docente di Meccanica Rezionale Facoltà di Ingegneria La Sapienza Università di Roma.) Dalla penna al mouse: l'evoluzione della scrittura quale strumento di progresso di Umberto Di Donato(Nota (*) Scrittore - Presidente del Museo della macchina a scrivere di Milano.) La Biblioteca "Regina Margherita": 80 anni di impegno per l'emancipazione culturale dei non vedenti di Pietro Piscitelli(Nota (*) Presidente della Biblioteca Italiana per i Ciechi "Regina Margherita".) La musica e i non vedenti. L'innovazione apre nuove frontiere di Antonio Quatraro (Nota (*) Coordinatore Nazionale Ag.ri.mus. (Agenzia per il rilancio degli studi musicali).) L'esperienza del Progetto Europeo ProAccess di Cristina Mussinelli (Nota (*) Consulente Associazione Italiana Editori.) Conclusioni di Tommaso Daniele (Nota (*) Presidente Nazionale dell'Unione Italiana Ciechi e degli ipovedenti.)