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Le "Guide" della Biblioteca |

a cura di Antonio Quatraro
Monza, Biblioteca Italiana per i Ciechi, 2001, VIII, 125 p.
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COMPUTER A SCUOLA
L'uso del computer da parte di bambini e ragazzi con problemi di vista è senza dubbio un fatto positivo, ma certamente non privo di difficoltà.
Il suo inserimento nella scuola va progettato in modo responsabile, tenendo conto fin da subito dei fattori che si rivelano spesso risolutivi nel determinare il successo o l'insuccesso dell'iniziativa; fattori che non vanno assolutamente intesi come vincoli insuperabili, ma piuttosto come problemi da risolvere cercando le strategie e le risorse adatte.
Quando si insegna ad usare il computer ad un bambino cieco o ipovedente dobbiamo tener ben presente che abbiamo a che fare prima di tutto con un bambino. Un bambino con esigenze particolari, ma un bambino.
È un grave errore pensare di usare in questo ambito le stesse tecniche e strategie didattiche che si usano nell'addestramento informatico dell'adulto con minorazione visiva. Purtroppo questo si verifica invece assai di frequente perché è difficile trovare nella scuola competenze specifiche sugli aspetti tecnici del problema.
Ma se vogliamo estendere davvero l'uso di questi strumenti, in modo efficace e funzionale, a tutti i soggetti che potrebbero trarne vantaggio, diventa indispensabile affrontare il problema oltre che dal punto di vista tecnico anche in un quadro didattico e pedagogico corretto e coerente.
I vantaggi
Sono molti i vantaggi e le opportunità offerti dagli strumenti informatici a scuola, alcuni in grado di incidere notevolmente sulla qualità reale del servizio scolastico e sulla sua fruizione.
Un primo aspetto importante è il miglioramento di efficienza, anche in termini di velocità, del lavoro scolastico. Nella scuola integrata il fattore tempo rappresenta una grossa discriminante per gli alunni con deficit. I tempi sono molto rigidi e chi rimane indietro rischia l'emarginazione, che nel nostro caso può significare semplicemente l'accontentarsi di un programma ridotto o di obiettivi minimi. L'uso di strumenti in grado di ridurre i tempi, diminuendo per quanto possibile l'obiettivo gap derivante dal deficit, oltre che ridurre i rischi di certe deleterie facilitazioni, consente anche all'alunno di riservarsi il tempo per approfondire i temi che più lo interessano sviluppando autonomamente la propria cultura.
Ma efficienza non vuol dire solo velocità; scrivere con il computer significa anche poter rivedere e correggere il testo, evitare inutili trascrizioni come nel caso di questionari o altri esercizi da svolgere su testi parzialmente predisposti, poter disporre di strumenti adeguati anche per discipline tradizionalmente ostiche, come la matematica.
Di fondamentale importanza è poi l'apporto all'autonomia che le nuove tecnologie possono offrire: dalla possibilità di aprire da soli testi e volumi fino a quella di effettuare ricerche su dizionari ed enciclopedie.
Ma ugualmente rilevante è il vantaggio offerto dall'accesso multimodale ai documenti. È un aspetto che incide profondamente sui rapporti educativi, sulla responsabilizzazione e sul coinvolgimento diretto degli insegnanti mettendo in crisi la tradizionale delega che purtroppo caratterizza spesso l'inserimento scolastico dei nostri ragazzi. Ogni testo scritto è sempre disponibile direttamente sia in video che in Braille, e può essere stampato immediatamente in nero e in rilievo. Quindi verrà corretto direttamente dall'insegnante di classe che potrà anche seguire passo passo, attraverso il monitor, la produzione dell'alunno cieco e quindi farsi carico direttamente del suo percorso educativo, anche se non conosce per nulla il codice Braille.
La figura dell'insegnante di sostegno come intermediario o interprete non ha più ragione di essere. Egli può invece ben più proficuamente occuparsi della preparazione dei documenti multimodali e del materiale in rilievo o ingrandito, per collaborare con l'insegnante di classe nell'azione educativa. Da assistente dell'alunno ("protesi vivente" come qualcuno l'ha chiamato) l'insegnante di sostegno diventa il principale promotore dell'autonomia personale; il suo compito sarà sempre meno quello di "fare in vece dell'alunno quello che lui non sa fare" ma quello di fornire mezzi e strumenti affinché possa sempre più
fare tutto da solo.
Quando conviene usare il computer a scuola come strumento quotidiano di lavoro?
Non può esserci una regola generale. Se risolve dei problemi, il computer ne crea senza dubbio degli altri e quindi va usato solo se veramente necessario e vantaggioso rispetto agli strumenti tradizionali.
Provo ad analizzare alcuni casi, seguendo una suddivisione volutamente empirica.
Ipovisione lieve
In caso di ipovisione non grave, quando l'alunno riesce a leggere un testo ingrandito, a scrivere in modo accettabile utilizzando un pennarello più marcato e quaderni con righe evidenziate, l'uso del computer probabilmente non è indispensabile, almeno alle elementari e medie. È uno strumento che il nostro alunno prima o poi dovrà imparare ad usare (come tutti, del resto), ma se non ci sono problemi particolari non ha senso anticipare eccessivamente i tempi. Da ricordare che, in ogni caso, quando deciderà di accostarsi allo strumento dovrà farlo in modo corretto, imparando a digitare senza bisogno di guardare la tastiera.
L'uso del computer può essere utile quando ci sono problemi di disgrafia collegati al deficit visivo.
È frequente che un bambino ipovedente abbia una scrittura irregolare e scomposta. In genere la cosa non è grave, ma se rende difficile la rilettura del testo, soprattutto da parte del bambino stesso, è utile cercare delle soluzioni. Altro rischio della disgrafia è il calo di motivazione derivante dalla convinzione che comunque, per questa inadeguatezza esteriore, il proprio prodotto scolastico sia scadente rispetto a quello dei compagni o alle aspettative degli insegnanti.
Se la disgrafia dell'ipovedente è un problema, senza dubbio l'uso del computer può contribuire a superarlo e può avere ricadute positive anche sulla motivazione e l'autostima.
Ipovisione grave
Diverso è il caso di ipovisione grave. Parliamo di un alunno che riesce in qualche modo a leggere il testo stampato ma ha bisogno di ingrandimenti molto elevati, oppure si stanca molto presto (ad esempio, dopo 20, 30 minuti). In questi casi si presenta l'esigenza si fornire all'alunno il maggior numero di strumenti operativi utili per il suo lavoro scolastico: leggere, scrivere, studiare...
Possedere tanti strumenti significa avere maggiori possibilità di utilizzare al meglio ciascuna tecnica al momento giusto e nel tempo giusto, passando da una all'altra secondo le necessità e i tempi di resistenza. Ecco quindi la fotocopia ingrandita, l'ingranditore ottico, il videoingranditore, l'uso del registratore, gli strumenti Braille, ecc. E senza dubbio anche il computer che ha il vantaggio di offrire a sua volta varie possibilità diverse di consultazione: schermo ingrandito, sintesi vocale, stampa ingrandita...
È quindi opportuno che il bambino con grossi problemi visivi cominci presto a usare gli strumenti informatici in modo da acquisire sicurezza nelle operazioni di base e poter quindi servirsene proficuamente in tutte le fasi della sua carriera scolastica, usando naturalmente, anno dopo anno, strumenti e programmi sempre più potenti e sofisticati.
Cecità
Per il bambino cieco assoluto l'uso del computer con periferiche offre dei vantaggi enormi, sotto diversi punti di vista: l'efficienza, la velocità, la comunicazione con gli insegnanti di classe che non conoscono il Braille, l'accesso a documenti digitali altrimenti inaccessibili...
L'uso precoce del computer (primi anni delle elementari) comporta il superamento di alcune difficoltà didattiche o organizzative, su cui ci si soffermerà più avanti, ma offre dei vantaggi notevoli soprattutto negli anni seguenti, quando il bambino sarà in grado di utilizzare con elevata competenza lo strumento e quindi servirsene veramente come strumento di lavoro quotidiano in quasi tutte le discipline e in quasi tutte le attività scolastiche, matematica compresa.
L'attrezzatura necessaria
Cosa serve, oltre ad un normale computer, perché il bambino con problemi visivi lo possa usare proficuamente?
Seguo ancora la suddivisione un po' empirica usata prima.
Ipovisione lieve
Se non ci sono grossi problemi di vista non serve molto: un monitor un po' più grande, almeno 17 pollici, è senza dubbio utile, ma per il resto non occorrono attrezzature particolari, mentre è quasi sempre necessario rivedere alcuni parametri di configurazione: usare un puntatore del mouse ingrandito e colorato, scegliere una combinazione di caratteri e colori adeguata, ingrandire tutto quello che si può ingrandire, ecc.
Ipovisione grave
Per un alunno che ci vede molto poco è importante, innanzitutto, configurare adeguatamente la postazione di lavoro.
Il monitor deve essere necessariamente grande (17, 19, 21... pollici); dimensioni maggiori possono essere inutili se il bambino, come succede spesso, ha una riduzione del campo visivo e quindi dovrebbe comunque esplorare per parti la videata. I monitor moderni hanno tutti basse emissioni, quindi non c'è problema se egli si posiziona con gli occhi molto vicini al video; controllare invece che non assuma posizioni innaturali, con il busto curvato in avanti. In certi casi può essere utile predisporre una postazione di lavoro con il video messo sopra alla tastiera (ovviamente su di un apposito sostegno) per ridurre al minimo la distanza garantendo comunque una posizione eretta.
Il puntatore del mouse dovrà essere ingrandito ma spesso il problema non si risolve, purtroppo, solo aumentando la visibilità della freccetta, dato che, essendo un sistema di puntamento, l'utente deve essere in grado di individuare sia la freccia che il bersaglio, ossia l'icona, la parola, il menu su cui si deve cliccare. E questo non è per nulla facile per chi ha grossi problemi visivi. La soluzione migliore è spesso quella più radicale: evitare l'uso del mouse e usare altri sistemi di selezione o comando. In Windows quasi tutte le operazioni che vengono svolte abitualmente con il mouse possono in realtà essere compiute in altri modi, in particolare con selezione da menu e l'uso di tasti di scelta rapida.
Con ragazzi più grandi si possono usare gli ingranditori, o programmi ingrandenti. La loro funzione è quella di aumentare le dimensioni degli oggetti che appaiono sullo schermo in modo da renderli visibili. Quelli più recenti sono dotati anche di sintesi vocale, come sistema alternativo di lettura o consultazione del video. Aumentando le dimensioni degli oggetti, diminuisce naturalmente la porzione di schermo accessibile e diventa difficoltosa la visione di insieme; questo complica parecchio l'uso di certi applicativi. Tutti gli ingranditori dispongono di funzioni apposite che aiutano a mantenere il controllo sull'intera schermata, con finestre di controllo, punti di riferimento, marcatori sullo schermo e altro. Si tratta comunque sempre di strumenti dall'uso non certo semplicissimo.
Ai tempi del DOS l'uso degli ingranditori era sempre indispensabile ma ora, con gli ambienti grafici, il bambino ipovedente può raggiungere, almeno nelle fasi iniziali, una accettabile efficienza d'uso anche con strumenti standard, soprattutto se si usano programmi idonei. Crescendo, quando avrà raggiunto una discreta competenza e, soprattutto, quando andrà maturando un bisogno crescente di autonomia, l'uso di un programma ingrandente apposito per ipovedenti sarà senza dubbio utile, soprattutto per usare programmi per i quali non è prevista la possibilità di aumentare i caratteri, come certi dizionari su CD-ROM, enciclopedie multimediali ed altro.
Cecità
I bambini ciechi non possono ovviamente leggere sul monitor ed hanno quindi bisogno di strumenti alternativi. Ci sono due possibilità: il display Braille (o barra Braille) e la sintesi vocale.
Anche se tra i ciechi adulti i due sistemi sono considerati pressoché equivalenti sotto l'aspetto funzionale, in ambito scolastico la riga Braille è di gran lunga preferibile, direi obbligatoria.
Su essa il testo viene realmente "scritto" e quindi si può controllarlo in modo completo ed efficace, anche nella forma (ortografia, uso della punteggiatura, maiuscole).
La lettura con la sintesi richiede una concentrazione continua che difficilmente si può ottenere a scuola, ove comunque bisogna prestare attenzione anche all'ambiente circostante. Senza considerare il disturbo inevitabile che arrecherebbe uno strumento del genere in una classe: l'alunno dovrebbe probabilmente usare cuffie e auricolari, riducendo ulteriormente le sue già scarse possibilità di interagire con l'ambiente.
Con la riga Braille è poi possibile far della matematica, scrivere parole straniere senza confondere (come si fa con la sintesi) la forma scritta con la pronuncia.
La sintesi può essere eventualmente utile a casa, per la lettura di testi semplici o il feedback nella scrittura.
Un problema particolare riguarda Windows.
Finché si lavora in un ambiente testuale, come il DOS, la riga Braille ha solo il compito di rappresentare in modo diverso il contenuto dello schermo, sostituendo ad ogni carattere il simbolo Braille corrispondente. I caratteri usati sono in numero finito, tutti grandi uguali, disposti in linee di lunghezza costante e quindi l'operazione è relativamente semplice (l'unico problema è la necessità di utilizzare un codice Braille a 8 punti, in luogo dei 6 tradizionali, per poter rappresentare in modo univoco tutti i codici del computer).
Negli ambienti a interfaccia grafica, come Windows, la faccenda è più complessa. I caratteri rappresentabili a video sono moltissimi e se ne possono sempre inventare di nuovi, con forma e grandezza diversa: possono esserci dei disegni, anche associati a dei comandi (le icone). Gli oggetti possono essere ridimensionati, spostati, nascosti, ecc.
Per poter accedere ad un sistema di questo tipo con gli strumenti per ciechi è prima necessario trasformare la schermata grafica di Windows in un testo, il più possibile chiaro e completo, che fornisca all'utente delle informazioni equivalenti e che possa essere letto con la riga Braille o sentito con la sintesi vocale. I programmi che compiono questa operazione si chiamano "screen reader", ovvero "lettori dello schermo".
Tutti gli screen reader vengono venduti con una sintesi vocale incorporata e questo sta, purtroppo, riducendo ancora di più l'uso della riga Braille, anche nelle scuole.
È indispensabile l'acquisto di uno screen reader? Lo è se si usa Windows ed essendo questo oggi il modo normale di usare il computer lo è anche per i ciechi.
Ma molti dei programmi più funzionali che usano i non vedenti, soprattutto quelli di uso scolastico, sono ancora in DOS per cui succede abbastanza spesso che i computer destinati ai ciechi, soprattutto se bambini, vengano usati sempre con questo vecchio sistema operativo e quindi lo screen reader si rivela del tutto inutile. Poiché si tratta di prodotti in rapida evoluzione, continuamente aggiornati in base alle evoluzioni dei sistemi operativi per vedenti, non è certo opportuno acquistare ora uno screen reader se si pensa di cominciare ad usarlo a fondo solo dopo alcuni anni.
Un altro apparecchio molto utile è la stampante Braille, soprattutto nei primi anni di scuola. All'inizio è importante stampare in rilievo praticamente tutto quello che il bambino scrive al computer, in modo che impari a organizzarsi e a muoversi nel foglio virtuale che la riga Braille può rappresentare solo in minima parte (una riga per volta, appunto). Associando sempre il testo scritto e letto con il computer a quello tradizionale su carta si aiuta a sviluppare queste capacità di concretizzazione e rappresentazione mentale dello spazio di scrittura anche se, come con il computer, non si può esaminare globalmente.
In seguito la stampante Braille diventerà sempre meno necessaria e si useranno sempre più i soli documenti su dischetto.
Da ricordare che è indispensabile disporre anche di una stampante normale a inchiostro per poter consegnare ai vari insegnanti, in formato facilmente leggibile, tutti gli elaborati prodotti dall'alunno.
Poiché le periferiche per ciechi sono assai costose, molto spesso si è costretti a operare una selezione, rinunciando a qualcosa o dilazionando l'acquisto in più anni. È importante che la riga Braille entri fin dall'inizio nella dotazione informatica di un ragazzo cieco: va bene un modello a 40 celle, di progettazione abbastanza recente in modo da poter in seguito lavorare con vari programmi di gestione.
Per mia esperienza, per il lavoro scolastico è molto meglio un vecchio computer DOS con una riga Braille usata che un modernissimo PC con la sola sintesi vocale.
L'addestramento
Per tutti i bambini con problemi visivi è necessario che l'approccio al computer sia accompagnato da un addestramento specifico all'uso della tastiera con tutte le dieci dita, in modalità dattilografica. Per i ciechi si tratta, come si può ben capire, di una competenza irrinunciabile, ma essa è molto importante anche per gli ipovedenti per arrivare ad un uso sicuro ed efficiente dello strumento. E poiché eventuali errori di impostazione iniziale, una volta acquisiti come abitudine, sono poi molto difficili da eliminare, è bene che questo aspetto sia tenuto in considerazione fin dall'inizio.
La tecnica, come si diceva, è quella dattilografica, ma l'approccio didattico, ovviamente, non può essere quello di una scuola commerciale. Si consiglia l'uso di software di addestramento, come il programma 10dita, realizzati espressamente per questo scopo.
La tastiera usata è quella normale, ma in certi casi può essere necessario rendere facilmente riconoscibile alcuni tasti di riferimento; si possono usare marcatori di tipo tattile (applicando, ad esempio, un feltrino adesivo) o visivo (con una etichetta di colore vivace).
Per i bambini che oltre a minorazioni visive presentano anche problemi motori, l'uso delle dieci dita è spesso impossibile e quindi può essere necessario l'uso di tastiere di dimensioni più grandi, o con tasti colorati e caratteri ben marcati.
Un'altra competenza che il bambino dovrà acquisire abbastanza presto è quella di correggere il testo, sostituendo lettere e parole, cancellandole o inserendole. Il termine correggere va inteso in senso molto ampio, non solo come "eliminazione dell'errore", ma come una qualsiasi operazione di modifica destinata anche a migliorare, adattare, risistemare il testo. Molti esercizi che i compagni eseguono con carta e penna dovranno probabilmente essere svolti con il computer (questionari, cloze...) trasformando opportunamente un testo predisposto dall'insegnante ed eseguendo, quindi, un lavoro di correzione, o meglio, di modifica.
Gradualmente si dovrà portare il bambino a ricostruire mentalmente, nella sua globalità, la pagina di testo che egli è costretto ad esaminare spesso in modo parziale: una riga alla volta se usa il display Braille, poche parole alla volta se usa il video molto ingrandito.
È un'abilità che si acquisisce gradualmente, spesso anche spontaneamente, ma che può essere agevolata fornendo al bambino, dopo ogni esercizio di scrittura al computer, un testo stampato o in Braille o ingrandito dell'intera pagina.
Con il Braille la costruzione mentale della pagina, in particolare la consapevolezza di cosa c'è sopra e sotto all'unica riga di testo che è possibile consultare, è fondamentale per utilizzare il computer anche su spazi strutturati bidimensionali e poter quindi passare alla matematica.
Per il resto si consiglia, almeno all'inizio, di usare programmi molto semplici e amichevoli, che richiedono quindi tempi di addestramento ridotti. Gli ambienti specifici di lavoro, realizzati espressamente per questo scopo, sono in genere di questo tipo.
Windows e DOS: problemi veri e problemi falsi
È innegabile che i programmi più semplici di cui dispongono oggi i non vedenti sono ancora in DOS: si tratta, come si sa, di un sistema operativo di fatto scomparso dal mercato, anche se continua a sopravvivere, almeno per ora, grazie alla compatibilità che viene mantenuta anche con i nuovi.
Ha senso insegnare ad usare il computer a dei bambini ciechi usando programmi in DOS?
Ha senso se il programma è semplice e non richiede una conoscenza elevata del sistema operativo. Non ha senso se per usarlo è necessario studiare il DOS.
Per essere più chiari: con il programma Erica l'alunno neppure sa che sta usando un programma in DOS. Non ha bisogno di imparare nessuna delle regole o dei comandi di quel sistema e neppure di sapere che il suo dischetto si chiama A: e che i dati si registrano su file che hanno dei nomi di massimo otto lettere, ecc. Non deve impararlo perché lui i dati li registra nelle pagine dei quaderni, e può farlo anche senza aver mai sentito parlare di file e directory. L'uso del DOS è quindi, almeno a livello didattico, un falso problema. È un problema vero invece, purtroppo, quello di riuscire risolvere i vari problemi di funzionamento, ma esso non riguarda l'alunno.
Ma se si decide di utilizzare un programma commerciale che richiede una pur minima conoscenza del sistema su cui si lavora (ad esempio, salvare e recuperare un testo scritto) bisogna cominciare a conoscere le regole di funzionamento generali del proprio computer e allora, evidentemente, si insegna ai ciechi come funzionano i computer oggi, non dieci anni fa. Quindi si insegna Windows.
Il Braille a 8 punti
Il codice Braille comunemente usato con i computer è quello a 8 punti.
Esso offre un numero di combinazioni possibili assai più elevato: 256, ossia 28, contro le 64 (26) del Braille tradizionale a 6 punti. Grazie a questo sistema si possono rappresentare con codici distinti tutti i caratteri usati più comunemente al computer e si possono distinguere le lettere maiuscole e i numeri senza bisogno di usare marcatori aggiuntivi.
Usando il display Braille con bambini abbastanza piccoli è però in genere più conveniente continuare ad usare anche con il computer il codice a sei punti (cosa in genere possibile, basta configurare opportunamente il proprio display Braille). I motivi che suggeriscono di rinviare di qualche anno l'introduzione degli 8 punti sono diversi:
Ma con il Braille a 6 punti è indispensabile inserire anche al computer i simboli speciali Braille che indicano le maiuscole e i numeri. Con un programma specifico, come Erica, questo inserimento viene eseguito automaticamente.
Scrivendo al computer in questo modo il testo che appare sulla riga Braille sarà assolutamente identico a quello che verrà stampato; se non ci sono incompatibilità di codici con la stampante esso viene, infatti, mandato direttamente alla stampante Braille, senza bisogno di essere elaborato.
Questo è utile per far acquisire quella rappresentazione mentale dello spazio che consente di passare dalla singola riga Braille alla pagina completa.
Quando il bambino sarà pronto, si passerà agli 8 punti. Prima usando questo codice solo per leggere semplici testi già pronti, in modo che egli possa ricostruire dal contesto il significato dei simboli che non conosce. Poi adottandolo stabilmente anche per la scrittura.
Sarebbe opportuno che si arrivasse agli 8 punti almeno in prima media. Intanto perché in questo ordine di scuola avrà bisogno di un maggior numero di documenti in formato digitale, che dovranno pervenire da insegnanti diversi, ed è bene semplificare l'importazione dei file usando un formato di testo abbastanza standard (non dimentichiamo che se vogliamo sottoporre un testo prodotto all'esterno ad un alunno che usa il Braille a 6 punti è indispensabile trasformarlo, in modo simile a quello che si fa per la stampa, inserendo i marcatori segnanumero e segnamaiuscola). In secondo luogo perché alle medie, se ben addestrato, potrebbe cominciare ad usare con profitto il computer anche nella matematica, ed il codice a 8 punti, con l'eliminazione di tutti i marcatori di numero, aiuta a ridurre le dimensioni delle espressioni matematiche e quindi a favorirne la comprensione.
Lavorare a casa e a scuola
Se, come ci si augura, l'introduzione del computer a scuola avviene senza problemi, ben presto si avverte la necessità di avere una postazione analoga anche a casa (o viceversa, se è la famiglia che si è mossa per prima).
Un primo problema riguarda la scelta tra due sistemi fissi o uno solo portatile.
In genere il computer portatile presenta maggiori difficoltà di accesso: tastiera, mouse e monitor sono più difficili da utilizzare per chi ha problemi di vista. Naturalmente si potrebbe collegare ad una tastiera normale, ad un monitor ingrandito... Ma è ovvio che tutte queste periferiche aggiuntive, più l'inevitabile stampante, riducono la facilità di trasporto o allungano i tempi di installazione. Se il portatile deve essere collegato ogni mattina a scuola ed ogni pomeriggio a casa a diverse periferiche, perde molto della sua funzionalità.
Stesso discorso vale per i sistemi portatili per ciechi, che integrano in un unico apparecchio sia la riga Braille che il computer. Con i ragazzi più piccoli, abbiamo visto, è fondamentale che l'insegnante, o il genitore a casa, possa seguire sul monitor quello che viene scritto. L'uso di strumenti dotati solo di display Braille ci toglie questa grossa opportunità e lascia il ragazzo solo con i suoi problemi (problemi di tutti i tipi, naturalmente, non solo quelli matematici...).
Si può collegare il portatile ad un normale PC e quindi usufruire del suo monitor, ma il tutto va ancora una volta a scapito della funzionalità degli spostamenti.
La scelta del portatile può essere opportuna quando il ragazzo (in genere in questo caso siamo alle superiori, se non all'università) non può avere a scuola una postazione fissa ma deve spostarsi da un'aula all'altra. Bisogna però essere ben certi che sia autonomo e sicuro in tutte le fasi della sua gestione, perché con queste macchine egli è veramente "solo".
In genere la soluzione preferibile è quella delle due postazioni fisse, una a casa e una a scuola.
Esse dovranno essere il più possibile simili, soprattutto per quanto riguarda la personalizzazione, le periferiche speciali e i programmi usati.
Se a scuola si usa una certa riga Braille, dovrà essercene possibilmente una identica a casa. Idem per il software ingrandente o altro.
La doppia postazione richiede necessariamente la possibilità di trasferire dei file (ossia i "compiti") da casa a scuola e viceversa.
Una serie di dischetti possono andare bene, anche se sarebbe auspicabile, soprattutto per i più piccoli, fornire un supporto unico che contenga tutto il proprio lavoro. Non mancano sul mercato sistemi di grossa capacità e di semplice uso, facilmente trasferibili: l'importante è ovviamente che si giunga ad un accordo tra casa e scuola per adottare lo stesso standard.
La matematica
Non è facile scrivere matematica con il computer; questo vale per tutti, adulti vedenti compresi. Se si considera che a scuola non basta "scrivere" un testo matematico ma è necessario manipolarlo ed elaborarlo per raggiungere un certo obiettivo (calcolare, risolvere, dimostrare...) le difficoltà appaiono ancora maggiori.
Non è pertanto scontato che dopo aver imparato ad usare bene il computer per le attività letterarie lo studente cieco o ipovedente possa usarlo in modo efficiente e vantaggioso anche con la matematica.
Ma in certi casi i vantaggi ci sono ed è quindi importante saperli cogliere, ma senza volere utilizzare il computer anche quando non ce n'è bisogno oppure non è per nulla funzionale.
Gli ipovedenti useranno finché possibile la scrittura matematica tradizionale che si gestisce molto più facilmente con carta e penna che non al computer. Ma se le difficoltà visive sono elevate può essere conveniente passare a questo sistema.
Per i bambini più piccoli abbiamo a disposizione delle pagine quadrettate sulle quali inserire le cifre in modo strutturato (ordinamento sia verticale che orizzontale) in modo da eseguire facilmente operazioni in colonna. Uno strumento di questo tipo è presente, ad esempio, in Omnibook.
Per i più grandi il discorso è assai più complesso. Programmi davvero facili per scrivere liberamente delle formule matematiche non ne esistono, anche se alcuni possono essere abbastanza personalizzati e adattati, sia semplificando l'ambiente di lavoro (disattivando quindi tutte le opzioni non necessarie) sia creando delle macro di immissione (tasti o combinazioni di tasti che svolgono automaticamente le operazioni più frequenti).
Naturalmente è importante la possibilità di ingrandire a piacere il testo, nonché di disporre di efficaci strumenti di zoom per modificare il fattore di ingrandimento e passare velocemente da una visione analitica ad una complessiva della formula, indispensabile per comprenderne la struttura e cogliere regole e relazioni tra le parti.
Un buon editor di questo tipo potrebbe essere MathType, ossia la versione completa, venduta a parte, dell'Equation Editor di Word.
Con la riga Braille il discorso è assai diverso.
Il Braille gestisce in modo completamente diverso le formule matematiche, riportandole in un'unica riga da consultare in modo sequenziale.
È possibile fare la stessa cosa con il computer, con il limite però che qui si legge solo una porzione di riga alla volta e questo rende assai più difficile la comprensione globale del testo matematico.
L'uso del computer per la matematica scolastica risulta comunque conveniente, almeno in certi casi, purché siano ben acquisite certe competenze di base nell'uso della macchina e si seguano dei procedimenti razionali.
Quanto alle competenze, o prerequisiti, è indispensabile, oltre alla sicurezza nell'uso della tastiera (compreso il tastierino numerico) saper eseguire con disinvoltura operazioni di modifica sul testo (come vedremo una tecnica molto efficace per risolvere espressioni matematiche si basa proprio sulla copiatura e correzione).
Importante infine è aver raggiunto una discreta rappresentazione mentale del testo, sapendo esplorare, ricordare, organizzare anche le parti che non sono visibili, in particolare quello che c'è sopra la riga mostrata dal display.
Il sistema di esecuzione si basa sul metodo del copia e incolla e della trasformazione per correzione.
In pratica si scrive l'equazione poi la si copia tale e quale nella riga sottostante. Qui si eseguono, passo passo, le trasformazioni necessarie, sempre ricopiando la riga dell'espressione man mano che viene risolta.
Con programmi appositamente predisposti, come Erica, queste operazioni si eseguono automaticamente, altrimenti bisogna usare i normali comandi copia-incolla dell'editor usato.
Un altro utile accorgimento è quello di usare il tastierino numerico, a destra della tastiera, per inserire i dati. In questo modo è possibile digitare usando solo la mano destra e lasciando quindi libera la sinistra per un controllo immediato sul display Braille (si sa che un errore di battuta in un testo matematico può avere effetti assai più nefasti che in uno letterario, ed è quindi importante controllare immediatamente il risultato della digitazione).
Un problema che purtroppo non è stato ancora affrontato organicamente, è quello dei codici Braille a 8 punti da usare nella matematica.
C'è innanzitutto un problema di coerenza con il Braille a 6 punti, da considerare soprattutto con i più piccoli.
È importante, ad esempio, che i segni di moltiplicazione e di divisione che compaiono sulla riga Braille siano uguali a quelli usati abitualmente. Ma è importante anche che i simboli che appaiono sul video siano chiaramente identificati dagli adulti vedenti che seguono l'alunno.
La soluzione adottata in Erica è quella di utilizzare dei caratteri ASCII poco usati (simboli ÷ per la divisione e · per la moltiplicazione) assegnando loro sulla riga Braille dei codici uguali a quelli del Braille a 6 punti. L'immissione dei due caratteri avviene direttamente attraverso i tasti / e * del tastierino numerico.
Un ulteriore problema riguarda i marcatori matematici specifici del Braille, come inizio e fine numeratore e denominatore, inizio e fine radice quadrata, ecc.
Non sono strettamente necessari: in teoria si potrebbe usare un'unica coppia di marcatori (ad esempio, delle parentesi) ma con questo sistema si avrebbe, anche con espressioni non molto complesse, una serie di blocchi nidificati a vari livelli, di difficile interpretazione.
A livello didattico, quindi, è senza dubbio preferibile conservare la vasta gamma di marcatori distinti offerta dal Braille tradizionale. Si pongono però anche qui dei problemi:
Gli ambienti di lavoro specifici: I programmi Erica e Omnibook
I programmi usati dai ragazzi che adoperano il computer in classe vengono scelti spesso tra i prodotti commerciali, preferendo in genere quelli più diffusi e quindi più conosciuti (come MS Word, MS WordPad tra quelli di scrittura). Si tratta di strumenti certamente efficaci e funzionali, che non tengono però conto di alcune caratteristiche peculiari di questa modalità d'uso.
In particolare i punti da tenere in considerazione sono:
Gli ambienti specifici di lavoro sono quindi dei programmi creati espressamente per gli alunni che svolgono i loro lavori scolastici con il computer.
I pochi che esistono in Italia sono stati realizzati in maniera artigianale, nati in genere per risolvere problemi specifici a livello locale e poi diffusi altrove.
Erica è il primo di questi programmi, creato nella sua prima versione nel 1993 e successivamente più volte aggiornato e potenziato.
È un programma in DOS realizzato espressamente per l'uso scolastico del computer con la riga Braille. Facile da usare, consente di superare diverse difficoltà legate all'uso degli strumenti informatici da parte dei bambini ciechi. Contiene anche una procedura interna per stampare direttamente in Braille.
All'inizio era rivolto espressamente ai bambini più piccoli delle elementari, e quindi era stata posta molta attenzione alla semplicità delle procedure di navigazione e di gestione dei testi, organizzati come pagine di quaderni. Importante, sempre per i più piccoli, la possibilità di usare il programma con il codice a 6 punti, con inserimento automatico dei marcatori Braille.
In seguito si è prestata sempre maggiore attenzione alle esigenze degli alunni più grandi (in realtà gli utenti erano spesso gli stessi, solo che... crescevano).
Ecco quindi tutti gli strumenti per la matematica, l'inserimento di una calcolatrice scientifica, l'adattamento di due dizionari di latino: tutti strumenti progettati espressamente per la consultazione con gli strumenti Braille.
Se i ragazzi più piccoli usano Erica come loro unico programma di lavoro, i grandi preferiscono naturalmente l'uso di programmi di scrittura più potenti per il trattamento semplice dei testi, mentre si servono di Erica solo per le attività in cui il programma offre strumenti specifici.
Il programma è in uso quindi da oltre otto anni: un tempo enorme dal punto di vista informatico, un intervallo appena sufficiente per azzardare una valutazione sull'uso didattico e sull'approccio educativo proposto da uno strumento di questo tipo.
Quello che abbiamo notato di positivo è la rapidità con cui i ragazzi imparano ad usare lo strumento e (aspetto per nulla trascurabile) il senso di sicurezza che offre in genere agli insegnanti e ai genitori anche in operazioni considerate a volte complesse, come la stampa Braille.
Altro aspetto positivo è l'autonomia che rapidamente viene acquisita nella gestione delle operazioni principali e quindi la rapidità con cui il bambino impara a gestire da solo i suoi "quaderni" in questa modalità.
I limiti di Erica sono diversi, alcuni vecchi altri nuovi.
Quelli nuovi derivano, come è facile immaginare, dall'uso di un sistema operativo obsoleto come il DOS e quindi dalle sempre più frequenti difficoltà di adattamento con le nuove macchine. Il programma disponeva, ad esempio, di un centinaio di file sonori registrati che accompagnavano l'alunno con delle informazioni utili sulle operazioni che andava compiendo; purtroppo ormai sono sempre più rare le macchine su cui funzionano correttamente.
I limiti più vecchi, noti fin dall'inizio, derivano essenzialmente dal fatto che il programma richiede diverse personalizzazioni sulla riga Braille che sono state fatte solo per pochissimi modelli.
Forse i tempi sarebbero maturi per pensare ad una versione di Erica per Windows, in cui far tesoro dell'esperienza didattica fin qui acquisita ma sviluppare anche un prodotto tecnicamente stabile, compatibile con una vasta gamma di prodotti, regolarmente aggiornato in base agli sviluppi dei sistemi operativi.
Omnibook è un ambiente di lavoro simile per certi aspetti ad Erica (riprende, ad esempio, l'organizzazione per quaderni dei testi), pensato per bambini delle scuole elementari e primi anni delle medie con problemi motori o visivi. Si sfruttano tutte le possibilità ingrandenti offerte dall'ambiente Windows e offre anche una sintesi vocale interna. Oltre che i normali quaderni per i testi, dispone anche di pagine a quadretti per l'aritmetica, di un semplice programma di disegno, di diario, calcolatrice, ecc.
L'ambiente grafico lo caratterizza come un programma per bambini, per cui non se ne consiglia l'uso oltre le scuole medie.
Come Erica, consente una discreta autonomia d'uso con tempi brevi di addestramento.
Non è adatto per non vedenti, sia perché l'uso con gli screen reader non è immediato a causa dei vari oggetti grafici, sia (e questo è il motivo più importante) perché mancano tutte quelle funzioni specifiche per la gestione del Braille che sono presenti in Erica, come la gestione dei 6 punti, la stampa Braille diretta, gli strumenti per la matematica...
NB: i programmi descritti in questo capitolo:
Per informazioni:
Centro di Documentazione e Formazione
del Provveditorato agli Studi
Via Bellini, 106
36100 Vicenza
tel. 0444 965264; fax 0444 571907
cdfvi@provvstudi.vi.it
www.provvstudi.vi.it/erica
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Ultimo aggiornamento:
23/07/2002