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Le "Guide" della Biblioteca |

a cura di Antonio Quatraro
Monza, Biblioteca Italiana per i Ciechi, 2001, VIII, 125 p.
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AMBIENTE AMICHEVOLE PER CHI?
Accessibilità e barriere per non vedenti
PAOLO GRAZIANI (Nota biografica)
Il concetto di "amichevole"
Fin da quando, nella seconda metà degli anni '70, si sono scoperte le grandi potenzialità offerte anche ai ciechi dall'elettronica e dalla nascente informatica di massa, si è accesa la discussione su quale fosse il miglior approccio da seguire per dotare i ciechi di nuovi strumenti di autonomia: sviluppare strumenti dedicati in modo speciale a questi utenti particolari, oppure mettere loro in grado di usare gli strumenti standard utilizzati dai cosiddetti "normodotati"?
In altre parole, si ripresentava l'eterno dilemma, questa volta in chiave tecnologica, della scelta fra "segregazione" e "integrazione", a tutti noto in relazione ai problemi dell'educazione e dell'attività lavorativa dei ciechi e dei disabili in genere.
Naturalmente il problema non è semplice e non può risolversi una volta per tutte con una risposta univoca. Ci sono, infatti, molte premesse che condizionano le scelte, e queste premesse a loro volta sono condizionate anche dallo stato della tecnologia che, in nessun altro campo come in questo si è andato evolvendo ad una velocità tale da far diventare superate le analisi nell'arco di pochissimi anni, se non addirittura di mesi. Perciò, una risposta che può essere considerata valida in un certo momento può cessare di esserlo a distanza di tempo.
Del resto, anche per chi non ha problemi sensoriali c'è stata un'epoca nella quale si sono diffuse soluzioni dedicate, oggi discutibili, soprattutto per la videoscrittura, in contrapposizione con l'uso di un applicativo da far girare su una configurazione standard di computer. Prima che quest'ultima soluzione prendesse il sopravvento, c'è stato un fiorire di macchine da scrivere dotate di memoria e di rudimentali programmi di editing e di sistemi che, pur basati su un personal computer, si presentavano all'utilizzatore come ancora una macchina da scrivere collegata ad uno scatolone sormontato da un monitor sul quale compariva, fin dall'accensione della macchina, il foglio virtuale sul quale battere e correggere il testo. Questi sistemi dedicati all'ufficio erano così concepiti nella convinzione che l'impiegato medio non avesse altre esigenze al di fuori della dattilografia e che non fosse interessato ad imparare ad usare uno strumento più evoluto e flessibile. Il computer come tale restava uno strumento per specialisti, mentre all'utilizzatore medio veniva proposta una soluzione "amichevole", secondo il concetto del tempo, con la quale si nascondeva la vera novità, cercando di far somigliare il più possibile il nuovo al vecchio. Nasceva il concetto di "metafora" applicato all'elettronica: il computer cercava di somigliare alla familiare macchina da scrivere per essere compreso e accettato.
Analogamente, nell'era pionieristica ricordata, la soluzione "amichevole" per i ciechi si basava sulla metafora della dattilobraille: un apparecchio dotato di tastiera a sei tasti, corrispondenti ai sei punti della cella Braille, con una piccola riga di caratteri Braille e una cassetta magnetica per la memorizzazione del testo. Il tutto gestito da un apposito programma di editing che permetteva di scrivere e correggere il testo in un modo simile, anche se più comodo ed efficiente, a quello familiare della dattilobraille.
Nella seconda metà degli anni '80 è iniziata invece la vera era del computer, con la diffusione a costi accessibili dei personal computer Apple e IBM. Negli uffici si scoprivano altre applicazioni diverse dalla dattilografia, come il "foglio elettronico", il "database" e successivamente il collegamento in rete; si scopriva cioè che il computer da solo poteva sostituire vantaggiosamente, non solo la macchina dattilografica, ma anche tutta una serie di altri strumenti, come la calcolatrice meccanica, lo schedario, ecc. Iniziava un salto culturale che portava anche alla ricerca di un modo nuovo di interagire con la macchina, per avvicinarla sempre più all'uomo. La ricerca cioè di nuove forme di "amichevolezza" che avrebbe ben presto portato allo sviluppo delle interfacce grafiche, basate su metafore più complesse e complete, tali da coprire tutte le nuove applicazioni, ma sempre con l'intento di farle assomigliare al metodo di lavoro tradizionale e familiare. La metafora della scrivania sostituiva quella della macchina da scrivere. Sul "desktop" di Macintosh o MS Windows ci sono le cartelle, la macchina da scrivere, il cestino, la calcolatrice, l'agenda, e si cerca di rappresentare le operazioni possibili con "icone" di significato intuitivo; anche le procedure sono basate sulla manipolazione diretta di tutti questi oggetti grafici, effettuata senza toccare la tastiera, usando il magico mouse.
Il modo di usare il computer è diventato "amichevole" in quanto tutto si fa senza bisogno di studiare e ricordare complicati comandi e la loro sintassi. "Basta un click" è diventato il nuovo comandamento.
E i ciechi? Fin dalla fase di diffusione dei personal computer, i ciechi sono stati messi in grado di usare questi strumenti grazie allo sviluppo dei cosiddetti "screen reader", cioè di programmi che hanno reso accessibile il sistema operativo e i suoi applicativi, trasformando le informazioni, normalmente presentate in forma visiva sullo schermo, in una forma alternativa, sonora o tattile, usando cioè la voce sintetica o la riga Braille. Nel caso di un sistema operativo con interfaccia alfanumerica, come MS DOS, la presentazione alternativa è relativamente semplice: comandi e messaggi di risposta, costituiti da parole e numeri, si prestano senza troppi problemi ad essere presentati con modalità diverse, visiva su uno schermo video, sonora con voce sintetica o tattile su riga Braille. Nel caso invece di una interfaccia grafica, il problema è molto più complesso, dato che si tratta di interpretare il significato di ogni oggetto e della sua presentazione con una parola o frase testuale che fornisca una informazione equivalente. Sia pure con i problemi e le limitazioni che saranno meglio discusse nel seguito, anche questo tipo di interfaccia è stato oggi reso accessibile con lo sviluppo di idonei screen reader per MS Windows o Macintosh.
Grazie al grado di accessibilità ottenuto, in relazione ai normali personal computer, l'uso di macchine standard da parte dei ciechi prevale su quello di apparecchi dedicati. Questi ultimi sono oggi giustificati solo per usi particolari, come prendere annotazioni o consultare rubriche o indirizzari in condizioni diverse dal lavoro ad una scrivania. Per prendere appunti in una conferenza o a scuola, un apparecchietto quasi tascabile e con lunga autonomia di batteria può essere più pratico di un normale notebook equipaggiato con display alternativo, anche se l'apparecchio speciale ha prestazioni inferiori al notebook.
Un discorso analogo vale anche per il software. Un altro modo di creare condizioni di "amichevolezza" per un utilizzatore non vedente è quello di mettergli a disposizione programmi speciali che, anche se funzionanti su una configurazione standard di computer, siano concepiti tenendo conto dei problemi di gestione mediante sintesi vocale o riga Braille, ed ottimizzati per questi display alternativi. Ci sono esempi di speciali browser o di speciali programmi di riconoscimento di caratteri (OCR) integrati con sintesi vocale, i quali non hanno bisogno di uno screen reader, ma non consentono di svolgere funzioni diverse da quelle previste al loro interno.
L'efficienza raggiunta dagli screen reader rende oggi generalmente superata anche questa soluzione. Tuttavia, in qualche caso, anche questo approccio può essere ancor oggi valido. Ad esempio, per applicazioni scolastiche rivolte a bambini (si veda il programma Erica, descritto in altra parte di questa guida), oppure per applicazioni sotto Windows per le quali non sono accessibili gli analoghi programmi standard, come sarà discusso nei prossimi paragrafi.
Dopo aver ripercorso lo sviluppo dei mezzi di elaborazione elettronica, possiamo adesso analizzare l'evoluzione del concetto di interazione amichevole, riferito a tali strumenti, e le differenze di interpretazione di questo concetto relativamente agli utilizzatori vedenti e non vedenti. Se per molti anni si è mantenuta una certa analogia fra il modo di operare di questi due tipi di utenti e delle soluzioni loro proposte, il recente sviluppo, proprio delle interfacce grafiche, ha segnato una divergenza delle due strade. Infatti, i primi tentativi sopra ricordati di rendere "amichevole" la macchina, proponendo versioni dedicate ad una singola applicazione, erano ispirate allo stesso principio, sia per i ciechi sia per i vedenti, anche se con soluzioni diverse. Quando poi si è passati all'uso del PC con interfaccia alfanumerica, la differenza fondamentale, come abbiamo fatto rilevare, era la modalità sensoriale della presentazione, mentre il modo di lavorare era molto simile per chi guardava lo schermo o per chi ascoltava la sintesi vocale o per chi scorreva con le dita la riga Braille, dato che per tutti si trattava di ricordare i comandi da digitare sulla tastiera e osservarne l'effetto. Il concetto di uso amichevole consisteva nel rendere i comandi facili da ricordare, per mezzo di parole di senso compiuto, sia pure in inglese (copy, print, delete, format), ma questo valeva per tutti gli utenti.
Con l'avvento delle interfacce grafiche invece il concetto di "amichevole" acquistava un significato strettamente correlato alla percezione visiva, sfruttando anzi le funzioni più sofisticate di questa modalità sensoriale: la visione d'insieme, il riconoscimento di simboli grafici, la percezione dei movimenti, tutte quelle caratteristiche cioè che non hanno un equivalente nelle altre modalità sensoriali. La conseguenza è stata che ciò che è amichevole per chi vede non può esserlo allo stesso modo per chi non vede. I ciechi possono usare in qualche modo le stesse interfacce, ma a prezzo di maggiori sforzi mnemonici e usando strategie diverse, con risultati non sempre soddisfacenti. Parlare di "interfaccia amichevole" a proposito di MS Windows per un utilizzatore non vedente assume un significato amaro e paradossale. Questo va sempre ricordato quando si fanno paragoni del genere.
Il concetto di "screen reader"
Le possibilità di uso di un personal computer da parte di un cieco sono legate all'impiego di due tecnologie di presentazione alternativa dell'informazione: la sintesi vocale e il Braille labile. Non si deve però credere che sia sufficiente collegare al computer un dispositivo di uno dei tipi suddetti per ottenere automaticamente la presentazione sonora o tattile in luogo di (o in aggiunta a) quella visiva. Questo può avvenire solo se la sintesi vocale o la riga Braille vengono integrate nella configurazione hardware e software del computer. Il sistema operativo, infatti, non prevede la gestione di queste periferiche speciali, le quali quindi restano escluse dai processi di interazione fra l'utente e la macchina. Occorre allora un adattamento software del sistema, cioè l'aggiunta di uno specifico programma che provveda ad intercettare tutte le informazioni necessarie per controllare le operazioni che si svolgono e provveda anche a presentare queste informazioni nella forma più adatta per la sintesi vocale o per la riga Braille. Questo programma viene convenzionalmente chiamato "screen reader", cioè lettore di schermo.
Per inciso, va detto che il termine "screen reader" non rende pienamente l'idea delle funzioni che tale programma deve svolgere. Il termine richiama, infatti, l'idea di una banale lettura del contenuto dello schermo, riga per riga, mentre invece le funzioni svolte sono assai più complesse e specificatamente legate alle operazioni da svolgere e ai diversi programmi che via via vengono richiamati. Sarebbe quindi più corretto parlare di "analizzatore" di schermo ma, dato che il termine "screen reader" è ormai affermato ed accettato a livello internazionale, usiamo questa espressione anche nel presente testo.
In pratica, ci sono due tipi di screen reader: quelli alfanumerici per ambiente DOS e quelli grafici per ambiente Windows. Come accennato nel paragrafo precedente, uno screen reader per DOS ha, in linea di principio, un compito facilitato per il fatto che deve interpretare e tradurre in voce sintetica o in Braille informazioni già in forma testuale. Questo però non deve trarre in inganno e far pensare che tutto sia facile e semplice. Per poter usare in modo efficiente un qualunque programma, occorre che lo screen reader disponga di criteri di filtraggio del contenuto dello schermo tali da tradurre in voce o in Braille solo ciò che serve veramente e ometta invece tutto ciò che non interessa al momento. Ad esempio, se si sta correggendo un testo con un programma di videoscrittura, le informazioni importanti sono quelle correlate ai movimenti del cursore, alle cancellazioni e agli inserimenti di nuovo testo, mentre non interessano gli scorrimenti di caratteri, parole o righe, operati dal programma per ricombinare il testo in seguito a queste operazioni, né tanto meno interessa riascoltare la parte del testo che resta invariata. Altre informazioni importanti da far emergere da tutto lo schermo sono, ad esempio, i messaggi di errore, di avvertimento o di richiesta, che compaiono durante l'esecuzione di un programma oppure i movimenti di una barra luminosa di selezione all'interno di un menu orizzontale o a tendina. Si deve osservare, infatti, che certi programmi sotto DOS operano in modo simile ai programmi sotto Windows, cioè con finestre e menu, sia pure con una interfaccia alfanumerica invece che grafica. Un esempio di questo tipo è rappresentato da Edit.
Sono necessari anche comandi per l'esplorazione delle varie parti dello schermo, per la messa a punto delle varie funzioni e del controllo dei parametri di funzionamento del sintetizzatore vocale.
Un buon screen reader per DOS è comunque in grado di assicurare l'uso di qualunque programma in questo ambiente. Al più, per ottimizzare le prestazioni, si possono rendere necessarie delle specifiche "configurazioni" o "ambientazioni", come vengono chiamate le messe a punto di funzioni particolari programmabili per la interpretazione di specifiche situazioni presentate da un certo programma.
Diversa è la problematica degli screen reader per Windows. In questo caso, l'informazione da interpretare è costituita da oggetti grafici che sono componenti di un "ambiente" nel quale l'utilizzatore deve orientarsi e percepirne la dinamica. Non si tratta quindi solo di interpretare singole informazioni ma anche di fornire dati utili all'orientamento. Entrambi questi compiti sono difficili: il primo per la grande varietà degli oggetti grafici, non tutti di significato noto e codificato, il secondo per il fatto che l'organizzazione dello schermo è fatta in funzione della percezione visiva e quindi non è possibile una sua completa interpretazione da parte dello screen reader e non è possibile rendere in forma equivalente tale organizzazione in una modalità diversa, quale quella sonora o tattile, sia per i limiti di questi canali sensoriali, sia per la indisponibilità di tecnologie adatte alla trasduzione di informazioni complesse. Ad esempio, il tatto presenterebbe molte analogie con la vista, almeno per quanto riguarda la distribuzione spaziale delle informazioni, ma, anche se si potesse realizzare un display tattile bidimensionale di dimensioni e risoluzione sufficienti per riprodurre lo schermo grafico, risulterebbe impossibile averne la percezione globale in tempo reale, soprattutto degli aspetti dinamici, dato che l'esplorazione con le dita sarebbe comunque sequenziale. I problemi della rappresentazione tattile di immagini visive e della loro esplorazione e interpretazione meriterebbe un apposito capitolo, che esula dagli scopi di questa guida; qui è sufficiente indicare come non sia praticabile in questo caso un approccio del genere.
Dovendo quindi rinunciare in partenza a riprodurre per intero quel carattere amichevole tipico di una interfaccia grafica, occorre concentrare tutti gli sforzi nel recuperare più informazioni che sia possibile sui singoli componenti grafici, per poi rendere tali informazioni in forma alternativa nel migliore dei modi, lasciando che l'utilizzatore si ricrei mentalmente ciò che non può essere presentato in forma globale, e metta a punto le sue strategie di orientamento in questo ambiente virtuale. Questo è il principio su cui si basano gli screen reader per Windows.
L'utilizzatore non vedente ritrova un problema a lui familiare: l'orientamento in un ambiente di cui può avere solo una percezione parziale e sequenziale, attraverso la quale deve farsene una ricostruzione mentale. Vi sono molte analogie fra l'orientamento nell'ambiente fisico e in quello virtuale di una interfaccia grafica. In entrambi i casi è necessaria una conoscenza a priori dell'ambiente stesso. Si possono ripercorrere con sicurezza itinerari studiati in precedenza, ma si incontrano serie difficoltà nell'avventurarsi in luoghi sconosciuti. Fortunatamente, la logica di interazione con gli applicativi di Windows è abbastanza omogenea per cui, una volta imparato come muoversi nel sistema di menu di un applicativo, questa esperienza è trasferibile alle analoghe operazioni da svolgere con un altro programma, ma ci sono comunque differenze che richiedono una pratica specifica.
Tutto questo è in ogni caso subordinato alla corretta individuazione delle componenti grafiche da parte dello screen reader: icone, barre di menu, menu a tendina, menu a discesa, bottoni, barre di scorrimento, finestre di dialogo, finestre di lista, ecc. Qui sta il vero problema che condiziona l'efficienza di uno screen reader per Windows, in quanto non sempre tali oggetti hanno una conformazione e una codifica standard, tali da permetterne il riconoscimento da parte dello screen reader, come sarà meglio precisato più avanti.
Il concetto di "accessibilità"
L'adattamento software, costituito dalla installazione di uno screen reader, ha il compito di rendere "accessibile" un normale computer, a livello di sistema operativo e, possibilmente, anche a livello dei suoi normali applicativi, evitando di far ricorso a speciali macchine o a speciali programmi progettati appositamente per un utilizzatore non vedente.
L'accessibilità rappresenta quindi il principio di integrazione applicato alla informatica. Poter usare le stesse macchine e gli stessi programmi dei colleghi vedenti ha un valore che va ben oltre un astratto principio: significa una concreta possibilità di integrazione in un ambiente di lavoro o di scuola.
Uno screen reader per DOS assicura in genere una buona accessibilità, sia per il controllo dei comandi del sistema operativo, sia per l'uso dei programmi applicativi che girano sotto tale ambiente. Questa è la principale ragione per la quale il DOS continua ad essere molto utilizzato dai ciechi, i quali invece si avvicinano con cautela all'ambiente Windows.
L'accessibilità di Windows, infatti, non è altrettanto generalizzata, dato che essa dipende da molti fattori, non tutti controllabili da chi sviluppa gli screen reader, e quindi non tutti i problemi possono essere risolti per mezzo di questi ausili. Per assicurare l'accessibilità di un programma sotto Windows è necessario, infatti, che questo sia sviluppato in partenza con criteri che tengano conto del problema. Con uno screen reader per Windows si ha una buona accessibilità a livello dell'interfaccia del sistema operativo, poiché la Microsoft si è fatta carico del problema, in ottemperanza alla famosa legge ADA (Americans with Disabilities Act), la quale prescrive fra le altre cose che i sistemi di elaborazione usati in enti e aziende devono essere utilizzabili dalle persone disabili. Per la stessa ragione, anche i programmi del pacchetto MS Office sono accessibili a buon livello. In particolare, Word, Outlook e Internet Explorer sono utilizzabili bene dai non vedenti. Ci sono esempi di programmi accessibili anche di altre aziende, come Netscape Navigator o OmniPage. I programmi citati coprono da soli una buona parte delle più comuni necessità di uso del computer, per cui oggi la situazione non è drammatica, ma restano moltissimi programmi sotto Windows che invece sono totalmente inaccessibili. Fra questi ultimi ci sono molti programmi di gestione di opere multimediali di interesse scolastico, come enciclopedie, dizionari, antologie letterarie.
Come accennato nel paragrafo precedente, una delle cause di inaccessibilità di un programma sotto Windows è la non standardizzazione degli oggetti grafici con i quali vengono realizzate le interfacce utente per cui, finché chi sviluppa gli applicativi usa i "tools" messi a disposizione da quegli ambienti di sviluppo sotto Windows che tengono conto del problema dell'accessibilità, gli oggetti prodotti sono codificati in modo noto e quindi riconoscibili da uno screen reader, ma se invece si adottano scelte diverse, tale riconoscimento diviene impossibile. Per questo problema, gli screen reader sono generalmente dotati di procedure di assegnazione di etichette agli oggetti grafici sconosciuti, ma questo va fatto programma per programma e comunque non risolve tutti i casi. Certi screen reader consentono anche la creazione di "script", cioè di istruzioni programmate per l'interpretazione dei campi dello schermo, secondo il modo di operare di un certo applicativo, ma anche questa soluzione vale solo per l'applicativo preso in esame.
Anche l'interazione con il programma basata su un unico dispositivo (ad esempio, il mouse) può essere causa di inaccessibilità. Per questa ragione, i programmi accessibili, come quelli citati sopra, prevedono comandi alternativi da tastiera per tutte le operazioni normalmente svolte con il mouse. Questi risultano generalmente più comodi e rapidi per un utilizzatore non vedente. Il mouse è, infatti, di difficile controllo da parte di un cieco, dato che il suo impiego è strettamente correlato al controllo visivo dei movimenti e della posizione del puntatore sullo schermo.
Oltre a queste regole generali di progetto per garantire l'accessibilità del software, esiste un sistema messo a punto dalla Microsoft, denominato Active Accessibility (MSAA), che offre una soluzione generale al problema delle informazioni su ciò che un applicativo sta facendo e sul contenuto dello schermo ad uso degli screen reader per i ciechi. Si tratta di un protocollo che deve essere utilizzato sia dagli applicativi sia dagli screen reader affinché avvenga questo passaggio di informazioni, e qui sta il limite di efficacia generale di questa soluzione, dato che richiede la volontaria cooperazione di chi sviluppa un programma, condizione questa che si verifica assai raramente.
Allo stato attuale quindi, l'accessibilità dell'ambiente Windows può considerarsi sufficiente per le necessità primarie, anche se, per le limitazioni sulla varietà di programmi utilizzabili e per una efficienza ridotta nella interazione con le interfacce grafiche da parte di un utilizzatore non vedente, non può essere considerata ancora sufficiente per una piena integrazione scolastica o lavorativa.
Accessibilità di testi multimediali
Lo sviluppo dell'informatica ha avuto negli ultimi anni una accelerazione nella direzione delle applicazioni multimediali. Questo ha portato nuovi problemi di accessibilità, dato che chi è affetto da minorazioni sensoriali è soggetto a restrizioni nella percezione della relativa componente orientata a quel canale percettivo. In particolare, la componente visiva, nelle forme grafica, pittorica, dinamica, sta assumendo importanza crescente, con grave danno per i minorati visivi.
Si può però osservare che ci sono due modi di usare la multimedialità: si può usare ciascun medium per indirizzarsi al corrispondente canale sensoriale in modo indipendente, oppure si può usare la stessa multimedialità per introdurre ridondanza, cioè per replicare la stessa informazione su più media e superare così i problemi legati alla mancata percezione di una di queste componenti. In estrema sintesi, questo è il principio su cui si fonda l'accessibilità dei testi multimediali.
Dato che una opera multimediale viene consultata attraverso un programma, l'accessibilità prevede due distinti livelli o strati: quello dell'interfaccia del programma e quello del contenuto dell'opera. In certi casi, questi due livelli non sono separabili o distinguibili. Questo è il caso di opere integrate nel programma di gestione, come certe enciclopedie per le quali il problema ricade in quello dell'accessibilità del software. Per rendere in qualche modo accessibili testi di questo tipo, spesso si ricorre a programmi alternativi, che permettano di gestire gli stessi dati, inaccessibili con il programma originale, recuperando così a posteriori la mancanza di accessibilità all'origine. Questa è ovviamente una soluzione di ripiego, non essendo pienamente rispondente al principio di accessibilità.
In altri casi invece il programma di gestione è separato dalla sorgente dell'informazione. Questo è in genere il caso dei documenti scritti con linguaggio descrittivo, o "mark up", oggi di grande attualità. Il più popolare di questi linguaggi descrittivi è quello nato per i siti Web: HTML (HyperText Markup Language). In questo caso, la sorgente di informazione non è legata ad uno specifico programma di gestione ma ha una sua codifica standard, compatibile con tutta una famiglia di programmi, i cosiddetti "browser HTML", fra i quali si può scegliere quello più congeniale alle necessità dell'utilizzatore.
Potendo separare il problema dell'accessibilità del programma da quello del documento multi-mediale, si possono seguire criteri di accessibilità specifici per i due livelli, anche se solo il primo di questi è controllabile dall'utilizzatore. L'utilizzatore può, infatti, scegliere il browser da usare mentre non può fare niente per l'accessibilità del documento. Quest'ultimo problema è a carico di chi sviluppa il documento stesso, sia che venga reso disponibile in rete sia che si tratti di un opera da consultare localmente, su hard disk o CD-ROM.
L'accessibilità dei documenti HTML, o altri linguaggi descrittivi, è oggi molto studiata ed esistono dettagliate "linee guida" che forniscono le raccomandazioni da seguire per produrre documenti accessibili. In particolare, va segnalato il lavoro del progetto WAI (Web Accessibility Initiative) del consorzio W3C che riunisce i principali enti e imprese di sviluppo della rete Web. Le linee guida WAI per chi sviluppa pagine Web sono reperibili in rete (http://www.w3.org/TR/WAI-WEBCONTENT/); esistono anche due traduzioni in italiano (http://www.aib.it/aib/cwai/WAI-trad.htm, http://www.point.uni.it/WAI/). Un manuale di introduzione alle linee guida WAI è stato prodotto all'IROE-CNR (http://etabeta.iroe.fi.cnr.it/accesso/accesso.htm), con informazioni sulle problematiche relative alle varie tipologie di utenti disabili, consigli pratici ed esempi.
Purtroppo, la disponibilità di linee guida per la creazione di documenti accessibili ha avuto finora uno scarsissimo effetto. La maggior parte dei siti Web presenta più o meno seri problemi di accessibilità, non sempre superabili con la pratica e l'esperienza.
Dato che oggi nella scuola vengono prodotti molti documenti ipertestuali e multimediali in HTML, è importante che tutti coloro che sono in qualche modo coinvolti in queste attività conoscano le problematiche dell'accessibilità e facciano tutto quello che è in loro potere per evitare barriere che compromettano di fatto il principio di integrazione dei ragazzi disabili.
Le raccomandazioni WAI si raggruppano intorno a due principi base: la trasformabilità dei documenti e la facilità di navigazione. Il primo di questi principi esprime il citato concetto di uso di ridondanza multimediale per assicurare che un documento non perda informazione quando è sottoposto a trasformazioni che lo privano di una o più componenti multimediali, come le immagini, le animazioni, i suoni, i colori, ecc. Questo si ottiene corredando queste componenti di etichette o testi di spiegazione che ne descrivano il contenuto o la funzione o, comunque, non affidando ad una sola componente, come il colore, un contenuto informativo.
Il secondo principio invece focalizza il problema dell'orientamento all'interno di un documento strutturato. Si potrebbe osservare che rendere più semplice e chiara la navigazione all'interno di un sito Web facilita tutti, ma per un cieco risulta particolarmente importante, dato che, anche in questo caso, non ha la visione di insieme della pagina e quindi deve capire come orientarsi mediante una esplorazione sequenziale delle varie scelte che si presentano. Vale quindi lo stesso ragionamento fatto a proposito dell'orientamento all'interno di una interfaccia grafica e l'analogia con l'orientamento nello spazio fisico.
Un uso corretto degli elementi di struttura di un documento, come tabelle, frame, gerarchia di titoli e link, può facilitare l'accessibilità delle singole informazioni e l'orientamento generale, così come un uso sconsiderato degli stessi elementi può generare confusione e barriere.
Seguendo le raccomandazioni WAI si possono quindi creare documenti ipertestuali e multimediali accessibili, senza rinunciare all'uso di immagini, animazioni, mappe sensibili, suoni, ecc., ma facendone uso in modo che non rappresentino altrettante barriere per chi non può percepire queste componenti. Questo significa che un documento accessibile è rappresentato da una realizzazione unica che può essere utilizzata da tutti gli utenti. Si noti che anche per i documenti HTML esistono soluzioni di ripiego che cercano di aggirare il problema anziché affrontarlo, come la versione "solo testo" dedicata ai non vedenti che troviamo in molti siti Web, spesso richiesta dagli stessi utenti male informati o comunque prodotta in buona fede seguendo un diffuso pregiudizio che fa ritenere questo l'unico modo per rendere accessibile ai ciechi un documento. Pur non potendo scartare a priori tale soluzione, bisogna osservare che tale versione quasi mai è completa e aggiornata, per cui non risolve in realtà il problema. La soluzione di una pagina alternativa testuale è giustificata solo quando sia veramente impossibile rendere accessibile quella originale a causa di componenti fuori dallo standard HTML, per le quali non esistono soluzioni di accessibilità.
Dos e Windows
Volendo riassumere quanto detto nei paragrafi precedenti per trarne una indicazione orientativa sulle scelte da fare allo stato attuale dello sviluppo degli strumenti informatici, possiamo osservare che, per quanto riguarda l'ambiente di lavoro, cioè il sistema operativo, si può prendere in considerazione solo DOS e Windows, dato che altri ambienti, come Macintosh o Linux, pur essendo di qualche interesse, sono poco diffusi e le soluzioni di accessibilità sono meno efficienti di quelle di cui abbiamo discusso.
Il DOS, pur essendo ormai abbandonato, conserva molta della sua passata validità per i ciechi, anche se non garantisce più l'integrazione e sta diventando sempre più un ghetto nel quale si usano programmi ormai vecchi e per i quali diviene sempre più difficile reperire periferiche compatibili, come stampanti o scanner. Tuttavia, per chi ha iniziato con questo sistema e continua ad essere soddisfatto dei programmi che usa, non ci sono motivi urgenti per passare all'ambiente Windows.
Bisogna tener conto che il passaggio a Windows richiede un notevole impegno, in termini di ri-addestramento, ed anche economici, dato l'alto costo degli screen reader per Windows, rispetto a quelli per DOS.
Per chi inizia adesso invece appare necessario orientarsi subito sull'ambiente Windows, pur con i limiti qui evidenziati.
La scelta di Windows è quasi obbligata per le applicazioni più avanzate, come per la navigazione in Internet, l'uso di scanner e OCR, stampa con esigenze di pregio tipografico, gestione di masterizzatori CD, ecc. Pur non mancando soddisfacenti soluzioni sotto DOS anche per le applicazioni sopra elencate, non c'è dubbio che le prestazioni di simili applicazioni sotto Windows sono di livello superiore. Magari il problema può essere rappresentato da una non completa accessibilità di qualcuno di questi programmi.
In particolare, si può osservare che, a proposito di accessibilità di siti Web, i risultati migliori si ottengono proprio con i due principali browser sotto Windows: MS Internet Explorer e Netscape Navigator, entrambi abbastanza ben accessibili e completi. Il miglior browser sotto DOS (Lynx), pur dando ottimi risultati in molti casi, non copre tutte le esigenze di navigazione e interazione nei siti Web, come, ad esempio, l'interpretazione dei "Java script", sempre più diffusi nei siti Internet.
Va sottolineato però che, per avvicinare un cieco a Windows, occorre un addestramento specifico, dato che, per quanto detto nei paragrafi precedenti, tale ambiente è tutt'altro che amichevole e richiede una notevole conoscenza delle modalità di interazione con l'interfaccia grafica del sistema e dei suoi applicativi, nonché la messa a punto di strategie di lavoro in funzione anche del display alternativo usato: sintesi vocale o Braille labile.
Questa necessità di addestramento, che potremmo chiamare "riabilitazione", è oggi il maggior ostacolo, insieme a quello economico sopra accennato, alla familiarizzazione di Windows da parte dei ciechi.
Sintesi vocale e braille labile
Vale la pena di concludere questa discussione con alcune considerazioni sulle due tecnologie di presentazione alternativa usate dai ciechi.
Fin da quando i ciechi si sono avvicinati agli strumenti informatici si è sviluppata una discussione su quale sia il miglior modo alternativo di uso del computer: quello con la sintesi vocale o con il display Braille. Si è sviluppato un diffuso luogo comune, che solo adesso si sta dissipando, quello che la sintesi vocale sia destinata ai ciechi che non conoscono il Braille, considerati quasi di serie B, mentre il display Braille sia la via maestra dei ciechi alfabetizzati con il metodo Braille. Possiamo accettare questa divisione in prima approssimazione, poiché chi ha familiarità e notevole abilità di lettura con il metodo Braille può sentire il bisogno di usare la stessa tecnica anche nell'interazione con il computer, mentre sembra logico che chi non conosce il Braille, o ha difficoltà con questo metodo, si orienti sulla voce sintetica, dato che questa sfrutta una capacità già sviluppata, quella di comprensione del linguaggio parlato.
La specificità dell'interazione con il computer tuttavia non giustifica pienamente questa grossolana suddivisione. Ci sono numerosi esempi, infatti, di "braillisti" esperti che preferiscono la sintesi vocale per usare il computer e c'è anche qualche esempio di ciechi che si sono avvicinati al Braille proprio grazie al computer.
Una analisi svincolata da preconcetti porta a mettere in evidenza vantaggi e svantaggi dei due sistemi, da valutare in modo indipendente dalle preferenze personali.
La sintesi vocale lascia libere le mani e fornisce risposte in tempo reale, per cui mette il cieco in condizioni simili al vedente in molte fasi del lavoro mentre il display Braille costringe a continui spostamenti delle mani dalla tastiera alla riga di caratteri, con qualche disagio in alcune fasi interattive.
Il display Braille invece manifesta la sua superiorità nel controllo ortografico di un testo e soprattutto nel trattamento di espressioni matematiche o di spartiti musicali. Anche se un utilizzatore esperto di uso di voce sintetica riesce a superare certi limiti oggettivi di questo mezzo, restano casi di errori di battitura non rivelati dalla sintesi. Il controllo ortografico di un programma di videoscrittura viene in aiuto e i comandi di esplorazione dello schermo di uno screen reader permettono di risolvere quasi tutti i problemi, ma con maggiore perdita di tempo.
D'altronde, la sintesi vocale permette la lettura di un testo a velocità molto alta, fino a 3-400 parole al minuto, nettamente superiore a quella ottenibile con la riga Braille anche dal più esperto braillista. Questo per citare solo le differenze principali.
La soluzione ideale è dunque quella di combinare entrambe le tecniche. Questo è ciò che si tende a fare oggi con gli screen reader per Windows ed è grazie a questa doppia possibilità che anche certi convinti sostenitori del display Braille cominciano a scoprire che la selezione all'interno di un menu di Windows è più rapida se seguita con la voce sintetica mentre per molte altre operazioni la riga Braille continua ad offrire i suoi vantaggi. Cadono però quegli steccati che per anni hanno diviso gli utilizzatori non vedenti.
Un discorso a parte va fatto sulla scelta della sintesi vocale. Da questo punto di vista assistiamo ad uno strano fenomeno: all'inizio, la scelta cade su quella voce sintetica che "suona" meglio all'orecchio, forse perché questo è l'unico criterio di valutazione disponibile a priori. Poi, con l'acquisizione della pratica di uso del computer e con la presa di coscienza dei problemi reali di lavoro alla macchina, molte convinzioni si vanno modificando per cui, certe scelte vengono rimesse in discussione.
Per questa ragione, i consigli sulla scelta di un sintetizzatore vocale, come pure di altri dispositivi di ausilio, dovrebbero essere chiesti a chi questi sistemi li usa davvero e da molto tempo.
Per citare un aspetto curioso, c'è da osservare che in genere i sistemi di sintesi vocale sono concepiti con la pretesa di sostituire la voce umana in servizi di pubblico interesse, come informazioni per telefono o su sportelli automatici. Gli sviluppatori si sforzano di mettere a punto regole di intonazione delle frasi, ma anche per far interpretare abbreviazioni, acronimi e parole straniere incontrate in testi in italiano, con risultati magari gradevoli finché ci si limita ad ascoltare una "demo". Però, quasi mai tali sistemi hanno una qualità tale da renderli accettabili da parte di un pubblico non preparato e non motivato; quindi, gli unici utilizzatori finiscono per essere i ciechi, i quali invece se ne servono come display per il computer, cioè per un altro scopo. Il risultato è che non è raro sentirsi leggere un messaggio del tipo: "Le file alla posta" come "Le fail alla posta" oppure "TESTO.CC non trovato" come "Testo punto centimetri cubi non trovato" e perfino "Testo punto carabinieri non trovato", od anche un codice postale inglese del tipo "CV3 8CM" come "Cavalli vapore tre otto centimetri". Davanti a questi fenomeni, per i detrattori di questo mezzo diventa fin troppo facile sostenere che con la sintesi vocale non si può lavorare, ma questo in realtà dimostra solo che una eccessiva interpretazione del testo da leggere può andare a scapito della fedeltà di traduzione in voce e che quindi si devono considerare anche questi aspetti quando si sceglie un sistema. Basterebbe chiedersi se chi usa un monitor visivo o una riga Braille accetterebbe che il testo mostrato sul proprio display fosse alterato nel modo sopra detto.
Oggi ci sono anche nuovi aspetti da tenere presente, specialmente per chi vuole usare un sintetizzatore di voce in più ambienti, come Windows, DOS in finestra di Windows, DOS in avvio della macchina, oppure a seconda se si vuole usarlo su un computer da tavolo (desktop) o portatile (laptop o notebook). Senza entrare in troppi particolari tecnici, in ambiente DOS occorre fare attenzione alla occupazione di memoria del sintetizzatore, dato che va ad aggiungersi a quella dello screen reader. Da questo punto di vista, un sintetizzatore esterno, collegato via porta seriale, non occupa memoria e quindi rappresenta la soluzione che lascia maggiore spazio per gli applicativi. Magari questa soluzione è più adatta per un computer da tavolo, dato che è scomodo dover collegare un dispositivo esterno ad un portatile. Per questi ultimi appaiono più adatti i sistemi di sintesi vocale software, cioè le voci sintetiche prodotte dal computer stesso e che utilizzano la scheda Sound Blaster o chip compatibili. Risulta molto comodo aprire il portatile, accenderlo e iniziare a lavorare, senza bisogno di connettere niente. Impegnare le capacità multimediali del computer per produrre voce sintetica può però pregiudicare la generazione di altri suoni, facendo sorgere conflitti con l'uso di certi programmi, a meno di usare, ove possibile, schede audio multicanale come il modello Sound Blaster Live.
Non è possibile discutere in maggior dettaglio tutte le problematiche connesse con l'impiego della sintesi della voce come display alternativo. In ogni caso, si deve sempre evitare la confusione che spesso viene fatta fra lo screen reader e il sintetizzatore vocale. Sono due concetti diversi, che speriamo di aver contribuito a chiarire in questo testo. Essi vanno considerati ciascuno per le proprie funzioni e prestazioni. Questa analisi oggi è facilitata dall'evoluzione del settore, che ha portato ad una concezione modulare che permette di scegliere e combinare con una certa libertà i prodotti: ogni screen reader può funzionare con diversi modelli di sintesi vocale e ciascun sintetizzatore di voce può esser impiegato con diversi screen reader.
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Ultimo aggiornamento: 12/07/2002