Logo della Biblioteca Italiana per i Ciechi

Le "Guide" della Biblioteca

Immagine della copertina del volume

Tecnologia e integrazione dei disabili visivi e dei pluriminorati. Guida per l'approccio all'informatica

a cura di Antonio Quatraro
Monza, Biblioteca Italiana per i Ciechi, 2001, VIII, 125 p.

Capitolo precedente | Indice | Capitolo successivo

L'INFORMATICA NEL BRAILLE
Comunicare meglio
ANTONIO QUATRARO (Nota biografica)

La minorazione visiva può avere diverse conseguenze negative, in mancanza di un intervento educativo precoce, tempestivo e rispettoso della storia dell'individuo. Essa, infatti, incide sullo sviluppo di quasi tutte le sfere dell'individuo: da quella motoria, a quella cognitiva, alla sfera delle relazioni. Qui però ci interessa fermare l'attenzione sulla capacità di comunicare; l'uomo è sostanzialmente anche un essere sociale, un individuo cioè che, per svilupparsi a pieno, ha bisogno di comunicare con altri individui; quindi, quando ci sono ostacoli o impedimenti nella sfera della comunicazione, ne soffre anche lo sviluppo armonico delle potenzialità individuali (cognitive, sociali, creative).
Le varie epoche storiche, le diverse società, dànno maggior risalto ad una piuttosto che ad altra forma di comunicazione: così, ad esempio, la comunicazione gestuale è più diffusa presso i popoli meridionali, mentre, per fare un esempio che ci riguarda da vicino, la comunicazione per iscritto, nel corso dei secoli, si è venuta affermando sempre di più nelle società ad elevato livello tecnologico.
Non che la cultura orale sia da trascurare, se pensiamo che i più celebri poemi epici sono il frutto di una elaborazione di tradizioni orali di secoli; certo però che, dall'inizio della civiltà occidentale, il saper leggere e scrivere ha costituito uno status symbol e, più recentemente, ha rappresentato un obiettivo ed un impegno di Stati e di gruppi sociali, in vista della crescita individuale e collettiva; la vita sociale, nelle sue manifestazioni più complesse, richiede il possesso di tale capacità.
Solo negli ultimi decenni si è venuta affermando la comunicazione per immagini, la quale per molti versi rischia di soppiantare la parola scritta; proprio questa circostanza non può essere ignorata da chiunque si occupi di non vedenti e di tecnologie informatiche, in quanto, come abbiamo visto in altra sede, la parola scritta si presta meglio ad essere utilizzata da chi non vede, rispetto al messaggio per immagini.
In passato dunque non sono mancati esempi anche illustri di ciechi che si sono distinti nel campo della poesia, della musica e delle scienze, ma si tratta di episodi sporadici; ciò è dovuto alla mancanza di una scrittura in senso stretto, ossia di una tecnica per fissare il proprio pensiero su un foglio di carta, per rivederlo, come allo specchio, per modificarlo, come si fa con un materiale plasmabile.
La storia dell'uomo ha inizio con l'invenzione della scrittura; e un popolo che non conosce la scrittura è destinato a soccombere, culturalmente e talvolta anche fisicamente. Lo stesso può dirsi per l'individuo o per un gruppo di individui, come appunto sono i non vedenti.
Possedere un sistema di scrittura efficace, ossia avere la possibilità di dialogare con il proprio pensiero attraverso un supporto materiale modificabile (cera, carta, o altro), costituisce una opportunità di sviluppo sia delle capacità espressive, comunicative, cognitive, con riflessi positivi sulla autostima e sulla socializzazione.
Attraverso la scrittura noi riusciamo a chiarire meglio il nostro pensiero; come dire che se sappiamo scrivere non solo riusciamo a comunicare agli altri il nostro pensiero, ma, per il fatto che riusciamo a rivederlo come allo specchio, il nostro pensiero sgorga più chiaro, più nitido.
Non occorre dilungarci sull'aiuto alla memoria che ci viene dalla capacità di leggere e di scrivere, né sulla possibilità di metterci in contatto con altri uomini come noi, lontani nello spazio e nel tempo e a quanto tutto ciò arricchisce le nostre conoscenze e la nostra fantasia.
Qui ci interessa fermare l'attenzione sul salto di qualità che rappresenta l'invenzione del sistema di scrittura e lettura Braille nella prospettiva della emancipazione dei ciechi, ossia per il processo di decondizionamento dagli effetti della minorazione fisica.
Il Braille non nasce come un fungo, perché è l'ultimo tentativo in ordine di tempo, di inventare una scrittura per ciechi. Tutti quelli precedenti si basavano sull'uso appropriato del tatto, proprio perché si capì subito che il semplice ascolto, salvo casi sporadici, non era sufficiente a stabilire quel dialogo con il proprio pensiero o la comunicazione profonda con quello altrui che caratterizza la scrittura comune.
Furono studiati quindi, nel corso del tempo, alcuni sistemi tattili più o meno complicati, fino ad arrivare a quello di Louis Braille, messo a punto dal suo inventore all'età di soli 16 anni, nel 1829.
Se diciamo che il sistema Braille rappresenta un fatto rivoluzionario nella storia della educazione dei ciechi, non esageriamo, e vediamo subito anche le ragioni.
Prima di Braille, Valentin Haüy aveva inventato un sistema basato su lettere normali ingrandite ed in rilievo, da toccarsi con le dita. Haüy sostanzialmente aveva fatto il seguente ragionamento: se i ciechi sanno riconoscere al tatto alcuni segni purché siano ben marcati, significa che possono leggere anche il nostro alfabeto, se si usano lettere abbastanza grandi ed in rilievo. E infatti, egli ottenne i primi risultati lusinghieri, perché alcuni non vedenti riuscirono a leggere con le dita. Era un primo passo in avanti, rispetto all'analfabetismo, ma c'era un limite nella invenzione di Haüy, un limite che nasceva da una impostazione del problema che poneva al centro il vedente e l'esigenza di riprodurre la soluzione che va benissimo per chi vede.
Haüy parte dal presupposto che la soluzione che funziona per i vedenti, ossia per la maggioranza, debba funzionare anche per chi non vede. E quante volte assistiamo a scelte educative o nella organizzazione dei servizi che si ispirano a questo stesso principio?! Del resto spesso è difficile stabilire fino a che punto vale la pena imboccare la stessa strada degli altri, oppure se non sia più opportuno scegliere una soluzione specifica, che esalta la diversità, ma che risulta più efficace.
Braille, infatti, fece un salto di qualità, una piccola rivoluzione: anziché partire dalla soluzione che era comoda per gli altri, adattandola al non vedente, partì dal fondo, come diremmo noi, ma dovremmo dire dalla cima: Braille mise al centro del suo ragionamento non la soluzione già collaudata per i vedenti, ma l'utilizzatore finale del suo sistema, ossia il non vedente, le potenzialità del tatto ed i limiti di questo canale sensoriale. Braille partì dalle caratteristiche del dito lettore, scoprendo che esso ha una superficie sensibile molto piccola, che è il polpastrello; egli osservò che esso è più sensibile all'altorilievo anziché all'incavo, che preferisce la linea punteggiata anziché quella continua (come fa l'occhio), che riesce a distinguere due puntini solo se distano tra loro 2,5 mm circa.
Braille in pratica si è comportato come un bravo sarto, che cuce il vestito su misura del suo cliente, anche se questi ha un lieve difetto fisico, valorizzando i punti di forza e evitando di far affidamento sui punti di debolezza.
La rivoluzione del Braille sta proprio qui: nell'aver avuto la forza mentale di staccarsi dalla soluzione tradizionale, che va bene per la maggioranza e nell'aver messo in discussione prima di tutto i dati del problema: voglio dare ai ciechi le stesse lettere dei vedenti, sia pure in altorilievo, oppure voglio dare ai ciechi un codice, quale che sia, per leggere e scrivere? Certe volte è importante porsi il problema in termini chiari; in questo caso significa partire non da quel che c'era già dandolo per buono, ma da un bisogno, cercando la soluzione ad esso. Braille quindi ha considerato l'utilizzatore finale, con le sue potenzialità ed i suoi limiti, valorizzando quelle e glissando su questi.
Ne venne fuori un alfabeto totalmente diverso da quello dei vedenti, ma il più efficace possibile per i ciechi. Diverso per varie ragioni: perché non si vede ma si tocca, perché le lettere non somigliano a quelle dei vedenti, perché non prevede la possibilità di cambiare forma e dimensioni delle lettere stesse. Braille badò più che alla forma delle lettere comuni al loro significato. Dopo tutto chi ha detto che la "A" debba avere per forza la forma che tutti conosciamo? Se io la facessi con una linea o con un puntino, non cambierebbe nulla, a patto che chi legge conosca il codice.
Del resto l'alfabeto che usiamo noi, l'alfabeto latino, non è certo l'unico al mondo: oggi lo sanno anche i bambini della scuola elementare, immersi come sono in una società multietnica. Era ed è un codice riservato a pochi, solo a coloro che lo conoscono, e questa fu una delle ragioni per cui fin dagli inizi il Braille ha trovato difficoltà ad affermarsi, anche presso gli educatori dei ciechi, forse prigionieri di una frettolosa concezione dell'integrazione, che punta piuttosto sull'esteriorità che sulla efficienza delle soluzioni.
Abbiamo accennato al principio di valorizzare le potenzialità, evitando di fare troppo assegnamento sui punti di debolezza. Ora aggiungiamo che nella superficie di massima sensibilità del dito indice trovano posto soltanto 6 puntini, disposti su due file verticali, in un rettangolo virtuale.
Casellino Braille con i sei punti numerati Restringendo i segni all'interno della superficie di massima sensibilità, si dà la possibilità di scorrere il dito sulla riga di testo seguendo un andamento lineare, il che riduce i tempi di lettura e di riconoscimento del segno. Un maggior numero di puntini obbligherebbe a movimenti verticali ed ondulatori, rallentando l'accesso all'informazione.

Prima serie dell'alfabeto Braille
Alfabeto Braille in posizione lettura

Seconda serie dell'alfabeto Braille
Uguale alla prima con l'aggiunta di un punto in basso

Terza serie dell'alfabeto Braille
Uguale alla prima con l'aggiunta di due punti in basso

Quarta serie dell'alfabeto Braille
Uguale alla prima con l'aggiunta di un punto in basso a destra

Quinta serie dell'alfabeto Braille
Uguale alla prima spostata in basso

Sesta serie dell'alfabeto Braille: segnamaiuscolo
Segnamaiuscolo

Settima serie dell'alfabeto Braille
fv = fine verso; sn = segnanumero

Come si vede il sistema Braille è molto razionale: si basa su serie, ciascuna di 10 segni (noi contiamo in base 10, a differenza dei Romani e dei Cinesi, per esempio); le varie serie di segni sono facilmente ricavabili, una volta conosciuta la prima: si noti il gioco dell'aggiunta di puntini nella seconda, terza e quarta serie; si noti ancora il gioco della trasposizione dei segni della prima serie, per ottenere quelli della quinta serie.
Non si può parlare di informatica, perché la storia ha i suoi percorsi, però sono molte le analogie tra il sistema Braille e l'alfabeto oggi utilizzato dai nostri computer.
L'unità base del sistema Braille è il puntino in altorilievo, ossia il "pieno", in contrapposizione con il "vuoto".
Sappiamo che tutte le operazioni e tutte le informazioni di cui fa uso il computer sono basati sulla differenza tra il passaggio di corrente (stato 1) ed il non passaggio di corrente (stato 0). L'unità minima di informazione si chiama "bit"; non è difficile rintracciare l'analogia tra il bit ed il puntino Braille.
Si diceva sopra che un segno Braille è costituito da un numero di puntini che va da 1 a 6, e questi puntini acquistano un significato per il fatto di trovarsi all'interno di un rettangolo virtuale, quindi rispettano determinate distanze tra loro; parliamo di una matrice di 6 puntini.
L'alfabeto informatico più comunemente usato (ASCII) si basa su 8 unità semplici (bit), variamente combinati; 8 bit formano un byte; anche qui è facile notare l'analogia tra la cella o casellino Braille tipicamente una matrice di 6 punti, e il byte (una sequenza di 8 bit possibili). Proprio questa circostanza poi ha indotto ad arricchire il sistema Braille, per adeguarlo all'alfabeto del computer, come vedremo meglio più avanti.
La disposizione delle lettere in serie, che abbiamo vista per il Braille, vale anche per il codice ASCII, con qualche modifica ovviamente.
64 simboli, tanti sono quelli del sistema Braille, non sono sufficienti per rappresentare in maniera non equivoca tutte le situazioni che ricorrono nei testi normali. Basti pensare alle lettere minuscole e maiuscole, ai numeri, ai segni di punteggiatura; per citare soltanto le situazioni più a portata di mano. Ma un lettore medio fa uso di molti altri segni, come quelli aritmetici; e poi ci sono le esigenze dei singoli professionisti, o gli interessi più vari dei lettori. Quindi abbiamo notazioni, relative ai diversi ambiti disciplinari o ai diversi settori della scienza e dell'arte (notazione matematica, musicale, lingue straniere, ecc.).
Braille si pose fin da subito il problema di come rappresentare tutte queste notazioni con il suo piccolo sistema a puntini.
Oggi, anche se meno che in passato, ci troviamo di fronte a situazioni insolite, o di emergenza: ci può capitare in montagna o facendo una gita in barca, ma anche per strada se ci va in panne l'auto o in un picnic se dimentichiamo, ad esempio, il cavatappi. Come ci si comporta?
Oggi meno che in passato spesso si deve fare di necessità virtù e magari lavorare di fantasia per trovare soluzioni insolite. Riparare qualcosa in casa senza gli attrezzi giusti, far leva su uno spigolo per stappare una bottiglia quando siamo in un picnic; risolvere velocemente situazioni di emergenza quando si hanno bambini piccoli...
Far di necessità virtù trova applicazione sistematica nel sistema Braille per risolvere il seguente problema: avendo soltanto 64 simboli a disposizione, come faccio per rappresentare le centinaia di segni che mi servono per scrivere testi letterari, matematici, spartiti musicali, testi in lingue diverse dalla mia? Tra l'altro in Braille si può dar conto non solo di cosa c'è scritto per i vedenti, ma anche, in certa misura, di come è scritto (ad esempio, in corsivo, in neretto).
Braille ha elaborato una serie di regole interpretative, che hanno anche un riscontro nella vita quotidiana, ma - e questo ci interessa particolarmente - che hanno poi trovato applicazione anche nel mondo dell'informatica.
Le principali sono: l'uso di prefissi; il prendere in considerazione non solo il segno isolatamente, ma anche il contesto in cui esso compare, e per contesto qui si intende sia i segni che gli stanno intorno, sia l'oggetto fisico in cui il segno stesso compare.
Ve ne sono altre, ma basta soffermarci su queste due.
Chi non sa cosa è un prefisso? Lo usiamo per telefonare, ma anche in grammatica; e certe volte c'è una bella differenza: dire, tradire, disdire, ridire; oppure produrre, condurre, tradurre, e via di seguito. Insomma, un prefisso, fatto da una sillaba, finisce per cambiare radicalmente il significato della parola che lo segue.
In Braille abbiamo due prefissi importanti: il segnamaiuscola ed il segnanumeri. Il primo indica che la lettera successiva è una lettera maiuscola e non minuscola, come di solito; il secondo invece cambia il significato della lettera o delle lettere che lo seguono, e le fa diventare cifre arabe, ossia numeri.
Prima serie: lettere minuscole
Prima serie: lettere minuscole

Prima serie: lettere maiuscole
Prima serie: lettere maiuscole

Tabella dei numeri 1, 2, 3, 10, 3500
Tabella dei numeri 1, 2, 3, 10, 3500

Nel settore dell'informatica accade qualcosa del genere quando cambiamo tastiera, ad esempio, per scrivere in francese, in tedesco o in greco. I tasti rimangono quelli che erano, ma cambia l'effetto della nostra azione, ossia a certi tasti, o anche a tutti, sono associati segni diversi dal solito.
Il prefisso quindi cambia il significato del segno o dei segni che lo seguono, rispetto al loro significato abituale. Quindi abbiamo implicitamente due concetti: quello della situazione abituale e quello della situazione insolita. Il segno Braille formato da un puntino in alto a sinistra significa normalmente "a" minuscola, però, se preceduta da un certo prefisso significa "a" maiuscola, se preceduta dal segnanumeri (un altro prefisso) significa "1"; e così via, nel senso che abbiamo prefissi per indicare situazioni o contesti matematici, musicali, ecc. In linguaggio informatico si dice "di default" quando si vuole indicare la situazione abituale, quella più comune; quindi diremmo che il puntino in alto a sinistra significa "a" minuscola di default, ossia se non ci sono controindicazioni.
La seconda regola interpretativa è la regola del contesto. Anche qui: quante volte ci capita di dover rimproverare un bambino perché fa qualcosa che magari è consentita in casa o in privato, mentre non sta bene in pubblico!? Lavarsi i denti va benissimo, purché uno non lo faccia in tram o al supermercato, per esempio!
Le nostre azioni, i nostri gesti hanno un significato anche in relazione alla situazione in cui li compiamo, alle persone che ci stanno intorno, insomma al "contesto" in cui ci troviamo. Analogamente, un segno Braille assume significati diversi in relazione al contesto. Il contesto è l'insieme dei segni che sono vicini a quello preso in esame, ma è anche la situazione generale nella quale il segno stesso si incontra, che ci aiuta a ricavare le regole interpretative, anche se non sono scritte da nessuna parte.
Due esempi che non hanno a che fare con il Braille: il numero 005 è diverso da 500, anche se ho utilizzato il segno 0 ed il segno 5. Diciamo che la notazione matematica arabica è una notazione "posizionale", per cui un segno assume significati diversi a seconda della posizione in cui si trova rispetto a quelli che gli sono vicini. Orbene, in Braille esistono numerose situazioni in cui, per comprendere il significato di un segno occorre considerare anche il contesto in cui si trova. Infatti, poiché abbiamo solo 64 combinazioni disponibili, può darsi che un certo segno significhi qualcosa se stiamo leggendo un testo letterario, e qualcos'altro se parliamo di aritmetica; qualcos'altro ancora se il testo, anziché essere in italiano è in tedesco.
In termini informatici si ricorre al concetto di "default", già visto; il segno ha un certo significato di default, ossia di solito; ne ha molti altri a seconda dei vari contesti possibili.
Come si fa a capire in quale contesto ci troviamo? Come dire: come si fa a capire quando sta bene lavarsi i denti? Esistono regole non scritte e regole scritte, definite, ad esempio, all'inizio del libro per mezzo di una legenda. Ma talvolta è sufficiente considerare la situazione generale in cui si incontra un segno per capirne il significato.
Se sono in mare e vedo una bandierina rossa non penserò certo ad una manifestazione politica di piazza. Se si sente un fischietto durante la partita di calcio non mi chiederò se qualcuno sta passando con il rosso. E via discorrendo.
In questo modo è possibile far economia di segni, evitando di specificare tutte le volte di quale contesto si tratta. Così è possibile marcare le carte da gioco con due soli segni, uno che indica se la carta è un asso, un due, ecc., l'altro per indicarne il seme: bastoni, o cuori, ecc.
Allo stesso modo però i non vedenti usano vari sussidi informatici, ciascuno dei quali può avere delle particolarità rispetto al significato dei segni. Visto che non si possono cambiare i segni si cambia il rapporto tra segno e significato.
In pratica, come vedremo, taluni segni si usano soltanto con il display Braille, ed è chiaro il loro significato in quanto chi legge è consapevole che sotto le dita non c'è un foglio di carta, ma una riga con caratteri labili.
Una analogia possiamo farla tra lingua e dialetto. Tutti comprendiamo l'italiano e molti di noi parlano o capiscono anche un dialetto. Si sa che all'interno di una certa comunità valgono determinati termini, certe regole di comunicazione, un gergo, compreso soltanto in quel luogo. Lo si parla solo con quelle persone, o magari solo in certe situazioni, tra amici, in tribunale...
Anche nel mondo dell'informatica un simbolo cambia di significato in base al contesto in cui si trova. Anche qui i simboli possibili sono molto pochi, per la precisione 256, e questi servono a rappresentare informazioni di ogni tipo: lettere, numeri, suoni musicali, comandi impartiti ai diversi apparecchi. Il computer decifra il significato dei segni basandosi su regole interpretative molto complesse, ma concettualmente simili a quelle usate in Braille.

UNA SOLUZIONE COMUNE: LA CODIFICA DELLA MUSICA

La musica normalmente si scrive sul pentagramma, perché in questa maniera si riescono a rendere evidenti, ossia a visualizzare, gli aspetti più significativi del brano musicale, quali il disegno melodico, il rapporto tra le singole parti, la scansione in battute, ecc.
In Braille non è consigliabile usare il pentagramma, perché il tatto si muove meglio su percorsi lineari semplici. Per questo i segni si dispongono su righe consecutive, come se fossero un testo letterario; un sistema di regole interpretative poi aiuterà il musicista a decifrare lo spartito.
Un file musicale eseguito dal computer concettualmente ha la stessa struttura del file Braille; eventi che noi sentiamo come contemporanei (accordi) in realtà vengono codificati come eventi successivi. Il computer compie una serie di operazioni logico-interpretative, per cui legge una certa quantità di informazioni e comprende per così dire quali eventi sono in successione e quali sono simultanei.
Del resto anche nel linguaggio parlato noi abbiamo termini come "prima e dopo", "insieme", o "contemporaneamente", per cui, se diciamo "suona prima il do e poi il mi", oppure "suona il do il mi ed il sol tutti insieme", si capisce bene cosa intendiamo dire; eppure le parole che usiamo vengono pronunciate l'una dopo l'altra, mentre i suoni vengono eseguiti simultaneamente.
Per riassumere allora possiamo dire che il Braille ha molti punti di contatto con l'informatica, perché in entrambi i casi si tratta di codificare delle informazioni utilizzando un sistema di segni che ha delle regole, delle rigidità e delle potenzialità. Un buon uso del sistema consiste nel far tesoro delle potenzialità dell'utente a cui ci si rivolge.

LIMITI E VANTAGGI DEL BRAILLE

Anche il Braille, come qualsiasi soluzione ad un problema, presenta alcuni vantaggi ed alcuni limiti. Del resto oggi si parla sempre più del libro digitale, per ovviare al problema degli zaini pesanti che stancano i ragazzi prima ancora di cominciare le lezioni; per non parlare dei costi e dei tempi di accesso all'informazione.
Nel caso del Braille, apparve chiaro fin da subito che il sistema, che resta il più efficiente mezzo di cultura per i ciechi, presenta due grossi limiti:

Esistono anche altri inconvenienti, quali la difficoltà di correzione, la macchinosità delle tecniche di scrittura, ma qui basterà esaminare i due principali.
Per quanto riguarda l'ingombro dei testi, si è cercato di porvi rimedio in due modi, entrambi molto ingegnosi:

Con l'avvento dell'informatica ha preso sempre più piede l'uso del sintetizzatore vocale, meno costoso degli apparecchi Braille, più semplice da usare perché non richiede particolari abilità manuali e non richiede un pre-addestramento; più veloce nell'accesso all'informazione; però con altri limiti, di cui abbiamo già trattato nell'articolo di Paolo Graziani e di Flavio Fogarolo.
Il grande salto di qualità prodotto dall'informatica invece lo abbiamo avuto rispetto al primo dei punti indicati sopra, ossia rispetto alla condivisione del codice. Il computer consente di comunicare, in tempo reale, e in relazione alle esigenze dell'utente, sia in Braille che in nero, come diciamo noi, ossia in caratteri comuni (nero su bianco); quindi l'insegnante, il genitore, sono in grado di controllare cosa scrive il bambino, e anche lui stesso può rileggere il suo testo. Viceversa un vedente può produrre un testo in Braille senza bisogno di conoscerlo. Insomma ciascuno può usare tranquillamente il proprio alfabeto e ci si capisce benissimo. Sarebbe come dire che un oratore parla in un congresso internazionale e ciascuno, senza interprete, sente parlare nella propria lingua.
L'introduzione del computer applicato al Braille ha risolto senza dubbio il problema della condivisione del codice, quello dell'ingombro e quello della rapidità di accesso alla informazione. Oggi, in linea di principio, il non vedente può accedere a dizionari, enciclopedie, banche dati di ogni tipo con la stessa rapidità o quasi rispetto al vedente di pari condizioni culturali. Abbiamo detto in linea di principio, perché poi nella pratica le informazioni disponibili sul mercato sono spesso difficilmente accessibili o non lo sono affatto. Su questo punto ha già scritto in maniera esauriente Paolo Graziani.

ASPETTI PRATICI

Talvolta, come si dice, il diavolo si nasconde nel dettaglio, e una guida come questa non può trascurare di indicare dove sono anche le difficoltà connesse con le diverse soluzioni disponibili. Questo non per scoraggiare, ma, al contrario, per affrontare i problemi vecchi e nuovi con maggior cognizione di causa.
Vedremo quindi che, a fronte di buone premesse teoriche, in pratica si devono fare i conti con vincoli e rigidità che indicano l'importanza di affrontare le diverse situazioni con flessibilità e disposti a rivedere le ipotesi di lavoro, in presenza di fatti nuovi non sempre prevedibili.
In generale va detto che anche per quanto riguarda il Braille informatizzato non esiste una sola soluzione pratica, e va anche detto che qualche volta il bambino, l'adolescente, ma anche l'adulto non vedente conquista determinate abilità proprio stimolato dall'uso di un certo apparecchio; per cui, la soluzione che appare prematura in un certo momento, diventa feconda di risultati con l'esercizio, con la motivazione, con il buon uso che se ne riesce a fare. Questo rende da un lato più complicata la progettazione educativa e didattica, ma d'altro lato apre anche prospettive nuove.

LETTURA BRAILLE INFORMATIZZATA

Per leggere in Braille con l'impiego del computer abbiamo sostanzialmente due vie:

Ripetiamo anche qui che non è produttivo affidarsi totalmente ad una sola soluzione, e lo stesso vale anche quando si considera l'uso del Braille in rapporto all'uso della voce sintetizzata; occorre tener conto di diversi fattori, quali la situazione in cui si trova la persona in un determinato momento, l'efficacia della soluzione rispetto all'obiettivo prefissato, costi, tempi di apprendimento, ingombro, ecc.; ma di questo abbiamo già parlato precedentemente.
L'uso di una stampante Braille in pratica consente al non vedente di ritrovare le condizioni a cui era abituato prima che utilizzasse il computer. Egli, infatti, riceve un testo su carta, sul quale può lavorare, come farebbe con un normale quaderno. Sappiamo che la lettura diretta su carta è la modalità di accesso all'informazione più flessibile e più simile alla lettura in senso stretto. Essa presenta una serie di vantaggi, che qui schematizziamo per brevità:

Per contro la soluzione cartacea presenta diversi inconvenienti, che elenchiamo ancora una volta solo schematicamente:

LA RIGA BRAILLE A CARATTERI LABILI

L'informatica è anche il mondo della velocità e dell'effimero; le immagini, le parole appaiono e scompaiono; questo modo di lavorare è produttivo quando, ad esempio, stiamo scrivendo un testo ed abbiamo bisogno di correggerlo, modificarlo. Un tempo si faceva la brutta e la bella copia, ma oggi spesso si fa una sola versione del testo, che è il frutto di un lavoro più o meno lungo di scrittura e riscrittura; questo è possibile per il fatto che il computer presenta la pagina a video e, utilizzando tastiera e mouse, si riesce a scrivere, a cancellare, a spostare blocchi di testo in maniera molto agevole.
Per il non vedente esiste il cosiddetto display Braille, detto anche riga o barra Braille.
Si tratta di una striscia di caratteri Braille che appaiono e scompaiono, come quelli del normale schermo; i caratteri appaiono e scompaiono in sincronia con quelli normali, per cui la riga Braille si comporta proprio come uno schermo sussidiario tattile, con la differenza (non è di poco conto) che lo schermo normale ha 25 righe di 80 caratteri ciascuno, mentre quello Braille ha una sola riga in genere di 40 caratteri; ne esistono a 20, 40, 80 e 160, ma i costi sono abbastanza elevati.

LE FUNZIONI DELLA RIGA BRAILLE

La riga Braille è un apparecchio di sola lettura, ha un certo numero di celle Braille piezoelettriche, le quali consentono di rappresentare qualunque carattere ASCII, eliminando la necessità dei prefissi tipici del Braille tradizionale, quali il segnamaiuscola ed il segnanumeri.
Essa è provvista, inoltre, di:

OTTO PUNTI INVECE DI SEI

Abbiamo accennato al fatto che l'alfabeto del computer (il codice ASCII) ha 255 simboli. Per conservare la corrispondenza biunivoca tra questi segni ed i segni Braille si è pensato di arricchire il casellino o cella Braille, passando da 6 a 8 punti. Infatti, con 8 punti si possono rappresentare 255 segni.
Per questo la riga Braille ha 8 punti in luogo di 6, così numerati
Casellino Braille a otto punti Quanto al modo di rappresentare i segni meno comuni, esistono vari codici, a seconda delle nazioni e talvolta a seconda dei costruttori. Questo fa sì che a volte sia difficile orientarsi. Per fortuna però il display Braille consente di cambiare il significato dei singoli segni; in altri termini, io posso decidere che la "a" si faccia con il punto 2 anziché con il punto 1.
Ora è chiaro che nessuno avrà voglia di cambiare le lettere dell'alfabeto, mentre può essere importante assegnare a determinati simboli ASCII una certa combinazione Braille particolarmente comoda per il lettore. Va detto, infatti, che, come accade per i segni della scrittura comune, anche in Braille ne esistono alcuni molto facili da riconoscere, mentre altri sono più difficili. Ad esempio, il segno "," può essere una virgola, ma a ben guardare può essere anche un apostrofo, a seconda che si trovi in basso o in alto rispetto alle lettere circostanti.
Analogamente, se in Braille io rappresento un segno molto comune con una combinazione di difficile identificazione, poniamo il punto 5, può darsi che si generi confusione o che la lettura venga rallentata. Sappiamo già che il tatto opera secondo un suo schematismo, ossia riconosce i segni se hanno un numero sufficiente di puntini, se sono bene identificabili nella cella e, se questo è impossibile, se sono affiancati da altri segni non equivoci.
Così, se è vero che con 8 punti si possono ottenere 255 simboli Braille, non è altrettanto vero che qualunque di questi 255 simboli sia facile da riconoscere immediatamente.
Tabella delle prime cinque lettere maiuscole nel Braille a sei punti
Tabella delle prime cinque lettere maiuscole nel Braille a sei punti. Si noti l'utilizzo
del carattere denominato "segnamaiuscola" accanto ai segni delle corrispondenti
lettere minuscole.

Tabella delle prime cinque lettere maiuscole nel Braille a otto punti
Tabella delle prime cinque lettere maiuscole nel Braille a otto punti.
Si noti l'utilizzo del punto numero sette per indicare la maiuscola.

Tabella dei primi cinque numeri nel Braille a sei punti
Tabella dei primi cinque numeri nel Braille a sei punti. Si noti l'utilizzo del carattere denominato
"segnanumero", accanto ai segni corrispondenti ai primi cinque caratteri dell'alfabeto minuscolo.

Tabella dei primi cinque numeri nel Braille a otto punti
Tabella dei primi cinque numeri nel Braille a otto punti.
Si noti l'utilizzo del punto numero sei assieme ai segni
corrispondenti ai primi cinque caratteri dell'alfabeto
minuscolo per indicare il numero.

LINGUE E DIALETTI

Può ben darsi allora che l'utilizzatore carichi una certa tabella, particolarmente adatta per i simboli matematici, poi, quando deve leggere un testo greco, ne carichi una nuova. La abilità consiste nel conciliare diversi fattori:

Per sintetizzare ricorriamo nuovamente alla metafora della lingua e dei dialetti, per cui, quando devo fare una istanza alla mia banca, o al mio Comune, ho bisogno di usare la lingua ufficiale, ma quando devo scrivere un biglietto o mandare un messaggio sul telefonino, posso anche lasciarmi andare e parlare in modo informale, con termini dialettali o gergali. Esiste quindi un sottocodice per la matematica, per la musica, per questa o quella lingua straniera; il display Braille viene adattato, di volta in volta, a rappresentare un certo segno del codice ASCII nella maniera più comoda per l'utilizzatore.
A puro titolo informativo, riportiamo la tabella del codice Braille a 8 punti tra i più usati in Europa.

Segni del codice Braille a otto punti
Alcuni segni del codice Braille a otto punti secondo il protocollo Eurobraille/IBM437.

LIMITI E VANTAGGI DEL DISPLAY BRAILLE

Il display Braille ci permette di svincolarci dai lunghi tempi necessari per la stampa di testi; se si tiene conto dei tempi di accesso all'informazione digitale oggi consentiti dal computer e dalla telematica, si può dire che siamo di fronte ad una seconda rivoluzione, dopo l'invenzione del sistema Braille. Abbiamo superato l'ostacolo della non condivisione del codice, quello dell'ingombro e quello dei lunghi tempi di accesso all'informazione. Inoltre aumenta sempre di più il numero dei testi disponibili in formato digitale e quindi si riducono i costi ed i tempi per il passaggio al testo in Braille.
Il display Braille, proprio perché ha caratteri labili, consente di tenere il passo con le operazioni di videoscrittura, in modo quasi uguale ad un vedente, dando al non vedente la massima autonomia sia in fase di preparazione che di revisione di un testo, ed offrendo anche la possibilità di lavorare in gruppo (a scuola, in ufficio). Lavorare in questo modo quindi scavalca il problema dei diversi codici di scrittura.
Indichiamo anche qualche inconveniente, proprio per fornire un quadro il più completo possibile ai nostri lettori.
Il display Braille non ci dà la percezione della disposizione del testo sulla pagina, se non in maniera molto mediata. Il non vedente legge una riga dopo l'altra e deve ricostruire in mente la struttura della pagina, con i suoi titoli, i paragrafi, le note, i ritorni a capo. Certo, se si tratta di un adulto, questa operazione viene abbastanza naturale, ma nel caso di un adolescente, o addirittura di un bambino, si richiede uno sforzo immaginativo e di concentrazione che può rallentare la lettura e affaticare il bambino nella comprensione del testo.
In secondo luogo, se è vero che la lettura tattile dà conto della ortografia e dell'uso delle punteggiature, va anche detto che non è affatto la stessa cosa scorrere le dita sulla carta o utilizzare il display Braille. Certo, il testo resta lo stesso, ma la lettura con il display Braille è necessariamente rallentata per il fatto che, ogni volta che finisce una riga, occorre azionare un tasto, attendere la comparsa della nuova riga e tornare indietro con entrambe le mani. I lettori esperti di Braille usano la tecnica detta a due mani: mentre la destra termina un rigo la sinistra torna indietro ed inizia a leggere il rigo successivo. Questo fa risparmiare tempo, il che sembra trascurabile se si considera un testo breve di qualche riga, ma, per testi molto lunghi il ritardo diventa sensibile.
Inoltre, se è vero che il display Braille ci consente di controllare in ogni momento ciò che si sta scrivendo, non dobbiamo trascurare il fatto che l'operazione di verifica obbliga il non vedente a staccare le mani dalla tastiera, perdendo il contatto con essa, il che rallenta notevolmente la scrittura.
Rivedere un testo. - Il vedente riesce a tenere sott'occhio non solo una parola, un rigo, ma un intero paragrafo; rapidamente nota le ripetizioni, le ridondanze, le omissioni; il non vedente invece deve usare molto di più la memoria e l'immaginazione, limitando al minimo il controllo reale.
I costi. - Il display Braille ha un costo molto più elevato rispetto al sintetizzatore vocale; è vero che in molti casi si può contare su un contributo da parte della ASL, ma l'esito delle pratiche non è sempre scontato.
Necessità di pre-addestramento. - L'uso del display Braille richiede la conoscenza del sistema Braille ed una certa familiarità con l'apparecchio stesso; purtroppo soltanto pochi tra i non vedenti conoscono il Braille, e questo per una serie di ragioni, non esclusa una certa indulgenza mal riposta da parte di insegnanti e di taluni genitori, specialmente nel caso di soggetti gravemente ipovedenti i quali non riescono a trarre giovamento dalla lettura normale.
Costi di esercizio. - Il display Braille, avendo molte parti meccaniche, spesso non funziona a dovere, quindi, oltre ai tempi necessari per la riparazione, vanno considerati anche i suoi costi.

APPARECCHI DI LETTURA E SCRITTURA

Compaiono sempre più spesso sul mercato alcuni apparecchi che consentono non solo di leggere in Braille, ma anche di immettere dei dati, di memorizzarli, di stamparli successivamente. La lettura può avvenire su carta oppure su riga Braille. La immissione dei dati, in altri termini la scrittura avviene attraverso una tastiera a 8 tasti corrispondenti a 8 punti, in tutto simile a quella della dattilobraille.

Immagine di un display Braille portatile

Talvolta si tratta di una vera e propria stazione di lavoro specializzata portatile, che, se non ha tutte le potenzialità del computer normale, in molti casi ha quelle più richieste dalla scuola e dal lavoro.
In genere questi apparecchi hanno tutti le principali funzioni, quali editor di testo, rubrica, datario, calcolatrice, possibilità di collegamento con una stampante (normale o in Braille), o con un computer.
I più sofisticati poi hanno una serie di funzioni aggiuntive, come la possibilità di funzionare come display Braille sotto DOS o sotto Windows, facilitazioni per la posta elettronica, per la navigazione in Internet, disco esterno, memoria espandibile, ecc.
I principali vantaggi sono legati al fatto che la tastiera è simile a quella della dattilobraille, quindi si richiede un tempo minore per la familiarizzazione; la portatilità, la possibilità di stampare sia in nero che in Braille, di comunicare con il computer.
Per contro non tutti i modelli consentono di mostrare al vedente cosa si sta scrivendo; taluni hanno restrizioni sull'uso della memoria interna; quasi nessuno inoltre consente di lavorare come su un normale PC, salvo quelli molto costosi.

LA STAMPANTE BRAILLE

Una stampante Braille fisicamente è abbastanza simile ad una normale; in particolare possiamo dire che esistono stampanti molto piccole e quasi portatili, a costi relativamente bassi (sempre intorno ai 3 milioni comunque), e stampanti più impegnative, sia come ingombro che come prestazioni; ovviamente i prezzi salgono di pari passo.
Anche una stampante di prezzo medio (5-7 milioni) e di uso personale può scrivere su fogli singoli e su entrambe le facce del foglio (si dice stampa ad interpunto); questo particolare costituisce un fattore di risparmio, in quanto la carta Braille ha costi più elevati di quella comune, essendo molto ricca di cellulosa; la stampa ad interpunto riduce ulteriormente i costi, anche se la qualità del rilievo talvolta ne soffre.
Come per le stampanti comuni, anche quelle Braille possono produrre sia testo che grafica. Va detto che si tratta di una grafica molto essenziale, pur tuttavia utilissima per semplici rappresentazioni (un istogramma, figure geometriche semplici, schemi, ecc.).
Per quanto riguarda la grafica a puntini, essa è resa possibile riducendo la distanza tra lettera e lettera e quella tra rigo e rigo; in altri termini: abbiamo detto che il Braille si basa su una cella di 3 puntini x 2, distanti circa 2,5 mm l'uno dall'altro (calcolando da testa a testa del puntino).
Per distinguere una lettera da quella vicina, sia in orizzontale che in verticale, la distanza viene aumentata di 2/3, passando da 2,5 a 3,7 mm circa. Questo in situazione normale; per ottenere una linea continua, percepibile dal polpastrello si può eliminare tale differenza, lavorando sempre su distanze di 2,5 mm, sia in verticale che in orizzontale.
Chiarito questo aspetto meccanico però va sottolineato il fatto che, per realizzare grafici e schemi di buona qualità, occorre tener presenti alcuni criteri, che qui non possiamo illustrare come meriterebbero, ma che sostanzialmente si richiamano al principio generale della semplificazione e della schematicità; occorre tener presenti almeno tre punti fondamentali:

Da queste considerazioni generali derivano una serie di criteri e di accorgimenti che potrebbero a loro volta riempire un volume e quindi non trovano posto in questa guida.
Mucca a tratto continuo
Mucca a tratto continuo

Mucca in anteprima di stampa Braille
Mucca in anteprima di stampa Braille

Esistono diversi programmi che consentono di realizzare rapidamente grafici e schemi a puntini, utilizzando la stampante Braille. Non è il caso di elencarli, mentre vale la pena accennare al fatto che essi si dividono in due gruppi, relativi a due modi di operare:

La prima modalità di lavoro richiede tempi più lunghi, però garantisce una qualità migliore; la seconda è più veloce, non richiede conoscenze particolari sulla preparazione delle illustrazioni per il tatto, però non garantisce la leggibilità della immagine, se non nei casi più semplici (figure geometriche semplici, forme elementari).
Una volta prodotto il disegno per la stampante Braille esso può venir archiviato, scambiato, utilizzato insomma al pari di qualunque altro blocco di informazioni digitalizzate. Di qui la possibilità di scambio di materiale tra singoli o tra centri.

PASSARE DAL NERO AL BRAILLE

Uno dei principali vantaggi connessi con l'utilizzo del computer, nel nostro caso, consiste nel ridurre i tempi e lo sforzo per produrre testi in Braille, su carta o su display.
Sebbene la comunicazione per immagini stia prendendo sempre più il sopravvento anche nella Scuola, va detto che, per quel che riguarda gli studenti non vedenti, la parola, ancorata all'esperienza concreta, resta la via maestra per l'insegnamento. Quindi si comprende che qualsiasi strumento in grado di ridurre i tempi e gli sforzi per passare dal testo in nero al corrispondente testo in Braille riveste particolare interesse per i giovani, per gli insegnanti, per i genitori.
Abbiamo detto che il Braille è nato come un alfabeto, come un codice, per cui è corretto affermare che ad ogni segno della scrittura comune ne corrisponda uno (più o meno complesso) dell'alfabeto Braille.
Allora diventa anche semplice stampare in Braille un testo, scritto con un qualsivoglia programma di videoscrittura (Word, ad esempio). Non solo: ma quelle poche regole (uso del segnamaiuscola, del segnanumeri, ecc.), sono depositate nella memoria di numerose stampanti Braille, per cui basta scrivere un testo (semplice però) senza preoccuparsi di alcunché e la stampante lo stamperà in maniera leggibile, applicando le regole fondamentali.
Il Braille però, oltre ad essere un codice, un sistema di segni, possiede determinate regole di impaginazione.
L'informazione che noi leggiamo ha un significato non solo per quel che c'è scritto sul foglio di carta, ma anche per come è disposto il testo sulla pagina. Come dire che le nostre parole significano qualcosa non solo per quel che diciamo, ma anche per come e quando le diciamo (con quale tono di voce e con quale ritmo, in quale momento).
Per arricchire le parole di un libro, ovvero per dar loro la cosiddetta "veste tipografica", vi sono molte risorse a disposizione, tra cui, per citare solo le principali, il contrasto di colore, la dimensione delle lettere (corpo), lo stile tipografico (corsivo, neretto, ecc.), la disposizione delle diverse parti di testo sulla pagina (testo principale, note a margine, brani secondari).
Vi è quindi un repertorio di possibilità a disposizione del redattore e del tipografo. Orbene, anche in Braille abbiamo una serie di accorgimenti e di consuetudini, che trasformano un testo piatto e monotono in una pagina ben composta. Solo che le due notazioni, quella comune e quella Braille, hanno diverse risorse e diverse regole di impaginazione, e sarebbe scorretto riprodurre in Braille l'aspetto della pagina normale. Occorre tener presente piuttosto il contenuto che la forma, e a volte il passaggio dal testo in nero a quello in Braille richiede una vera e propria opera di traduzione o di rifacimento.
Il Braille è stato realizzato per valorizzare al massimo le potenzialità della esplorazione tattile mediante i polpastrelli e i processi mentali che stanno alla base della interpretazione del testo (decifrazione, integrazione, elaborazione, ecc.).
Si capisce bene allora come l'impaginazione del testo acquisti una importanza grande tanto quanto le parole che formano il contenuto del testo stesso. Un testo Braille di buona qualità non deve riprodurre necessariamente l'aspetto grafico del testo originale.
Più avanti l'intervento di Cecilia Trinci illustrerà meglio questo concetto; qui ci limitiamo a ricordare tre soluzioni, oggi disponibili, in relazione a tre situazioni tipiche, dalla più semplice alla più complessa.

  1. Nei casi più semplici non è necessario alcun programma per rendere in Braille un testo in nero. Infatti, molte stampanti sono dotate di un piccolo software interno che contiene, in forma codificata, le regole base del sistema Braille: uso del segnamaiuscole e del segnanumeri, evitare di spezzare la parola se non entra tutta nella riga. In pratica quindi l'operatore vedente invia alla stampante Braille un testo in formato .txt e questa provvede a produrlo in Braille, applicando le regole sopra menzionate. L'operatore vedente non ha necessità di conoscere il Braille. Questa soluzione è accettabile per testi semplici, ossia che abbiano una struttura molto simile ad un dattiloscritto; sono accettabili anche là dove non si richiede la qualità: appunti personali, ad esempio.
  2. Una soluzione un po' più sofisticata, che consiste nel comporre un testo con i programmi forniti con il pacchetto Windows. Questa soluzione funziona soltanto con alcune stampanti, le quali vengono fornite assieme ad un programma specifico che consente la trascrizione di un testo scritto con uno degli editor di Windows. In questo secondo caso il testo può essere più complesso, ma non sempre la traduzione automatica dà buoni risultati, rispetto alle esigenze della lettura tattile. Questo non dipende tanto dalla qualità del programma di traduzione, quanto dal fatto che, come si diceva sopra, la lettura tattile risponde a requisiti molto diversi rispetto a quella visiva.
  3. La terza soluzione consiste nell'utilizzare il pacchetto ITALBRA. Si tratta di un insieme di programmi che consentono ad un trascrittore esperto di produrre testi in Braille di buona qualità. ITALBRA prevede anche la possibilità di trascrizioni semplici, e in questo caso può essere utilizzato anche da personale non esperto. Però è particolarmente adatto per la realizzazione di testi complessi, letterari, scientifici e musicali. ITALBRA è il frutto di due decenni di collaborazione tra i principali centri di trascrizione e Paolo Graziani, che ne ha curato la realizzazione e provvede ad aggiornare il pacchetto continuamente, in base alle necessità che emergono via via ed in relazione alle evoluzioni dei programmi normali di videoscrittura.

Va sottolineato il fatto che, oltre alla conoscenza del pacchetto ITALBRA, la buona qualità del testo Braille è garantita dalla esperienza nel campo della lettura tattile, in quanto, come già detto, spesso produrre un testo in Braille richiede un lavoro di traduzione e di rielaborazione.
Il passaggio dal testo in nero a quello Braille può avvenire o utilizzando la tastiera, ovvero copiando il testo, oppure, più frequentemente, usando uno scanner con un programma per il riconoscimento automatico dei caratteri, come ve ne sono molti ormai sul mercato.
Contrariamente a quel che si crede, è molto più semplice trascrivere automaticamente un testo destinato a studenti di scuola superiore o a studenti universitari piuttosto che un testo per i primi livelli scolastici; questo dovrebbe suggerire alla Scuola di attrezzarsi opportunamente, dando l'importanza che merita alla preparazione di testi, anche estemporanei, che siano di buona qualità, non foss'altro che per favorire il sorgere dell'amore per la lettura nei nostri ragazzi, oltre che per mettere in pratica il principio tanto conclamato delle pari opportunità.
Per perseguire l'obiettivo della integrazione scolastica e sociale, infatti, non è sufficiente mettere a disposizione le soluzioni accessibili alla generalità dei cittadini, ma provvedere soluzioni adatte a ciascuno di essi.


Nota biografica: Ha compiuto studi musicali, conseguendo il diploma in pianoforte, è laureato in lettere e filosofia. Ha insegnato prima nelle scuole speciali, poi nelle scuole medie comuni, quindi ha prestato servizio come insegnante di sostegno. Ha lavorato per dieci anni nei corsi di formazione per insegnanti di sostegno e ha svolto consulenze nel campo tiflologico e pedagogico presso varie Amministrazioni locali. Ha organizzato il primo corso per programmatori non vedenti. In qualità di consulente tiflologo ha partecipato a diversi progetti italiani ed europei finalizzati a facilitare l'accesso dei non vedenti all'informazione elettronica, anche in campo musicale. Ha curato la traduzione italiana di vari articoli e di opere di argomento tiflologico. E' coautore di diverse pubblicazioni, tra cui "Il Braille: un altro modo di leggere e di scrivere", Bulzoni, Roma, 1992. Torna su

Capitolo precedente | Indice | Capitolo successivo


Home Page | Cataloghi | Pubblicazioni | Centro di Documentazione Tiflologica | Centri di Consulenza Tiflodidattica | Links | Notiziario tiflodidattico

URL di questa pagina: http://www.bibciechi.it/indicipubb/guidainf/quatraro.htm
Ultimo aggiornamento: 26/07/2002