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Le "Guide" della Biblioteca

Immagine della copertina del volume

Tecnologia e integrazione dei disabili visivi e dei pluriminorati. Guida per l'approccio all'informatica

a cura di Antonio Quatraro
Monza, Biblioteca Italiana per i Ciechi, 2001, VIII, 125 p.

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OGGI POSSIAMO ANCHE NOI!
Ausili informatici per bambini e ragazzi con pluriminorazione
MARA SARTORI (Nota biografica)

Da sempre chi ha una difficoltà, una minorazione o meglio un deficit, è costretto ad adattarsi ad un qualcosa e/o ad un qualcuno che lo aiuti, lo supporti nello svolgimento di attività quotidiane in ambiente familiare, scolastico, lavorativo, sociale. Pur essendo difficile generalizzare è però possibile affermare che, se nel caso di deficit sensoriali (vista e udito) o motori (paraplegia) ci sono oggi numerosi e validi ausili e altrettanto valide metodologie di intervento per rendere più facile l'apprendimento e la formazione didattico-professionale, nel caso in cui vi siano più deficit associati - e molto spesso poco e/o mal valutati -, tutto diventa non solo più difficile ma addirittura impossibile.
Un bambino con plurideficit va seguito tenendo conto che pur avendo molte, a volte oserei dire troppe, difficoltà, è un bambino che può essere intelligente e capace di dare gratificazione a se stesso e soddisfazione a chi farà parte della sua vita e della sua formazione.
Un tempo tutto poteva apparire impossibile perché all'inizio di quel tutto c'era una non valutazione delle sue capacità, delle sue potenzialità residue. Ecco, parlare quindi di quello che deve essere alla base di un processo che può portare ad impostare un progetto di formazione e di autonomia: oggi si può! E come?
La tecnologia ci offre degli strumenti con i quali possiamo valutare-riabilitare-rieducare-alfabetizzare-formare-integrare il bambino portatore di plurideficit. Si comincia parlando di un bambino ma in realtà solo perché tutti partiamo da qui: vedremo poi come, proprio partendo da questo momento estremamente importante, si può diventare grandi bene.
L'inizio di un ciclo scolastico è un momento importante ma spesso coincide con un momento drammatico perché quando non si conoscono e non vengono ben definite le potenzialità residue di questo alunno, si corre il rischio di impostare un iter, un programma che dà per scontato qualcosa di non appreso o di insistere su argomenti e concetti non acquisiti. Come lavorare con un alunno che non parla, non si muove (o si muove molto poco e male), non si sa bene se vede (quantità e qualità visiva), se sente bene, se discrimina concetti base utili al costruire didattico quotidiano? Ciò che deve essere chiaro è che comunque in questi casi la ricchezza tecnologica diventa tale se i mezzi vengono accompagnati, affiancati da strategie di intervento personalizzate e modificabili a seconda del mutare degli eventi.
Vediamo ora di conoscere, a seconda dell'ordine e grado della scuola, quali supporti potrebbe avere un alunno portatore di plurideficit.

Asilo nido

In questa prima esperienza di separazione dal nucleo familiare il piccolo vive la prima forma di socialità. I suoni, le immagini, i profumi, gli spazi, le persone..., l'ambiente in sé, sono nuovi e quindi le stimolazioni anche se nuove non apparirebbero come un evento fastidioso in quanto conglobato in un insieme di novità. E' importante pensare che l'asilo nido e la scuola materna sono le fondamenta per la costruzione di un percorso formativo dell'alunno con plurideficit.
Il gioco, non appena il bambino è in età per farlo, sarà la prima pietra su cui costruire la sua formazione. Andrà mirato in base alla fascia di età e alle sue potenzialità residue sia sensoriali che motorie. Ricordiamo però che questo, soprattutto quando si parla di gioco per un bambino con plurideficit, deve essere gestibile anche direttamente dal bimbo stesso. Il bambino deve essere protagonista dell'evento per poter dimostrare alle educatrici e a se stesso quello che sa, vuole e può fare (valutazione e stima di sé).
Mentre in passato si sono sempre cercati (non sempre trovandoli) giochi specifici per bambini speciali, handicappati, oggi fortunatamente è più semplice far giocare come tutti gli altri un bambino con problemi diversi e/o associati. Si possono utilizzare gli stessi giochi, quelli comuni (peluche che saltano e suonano, automobiline che corrono, pagliacci che cantano, trottole o giostrine che si muovono...) trasformandoli in giochi personalizzati modificandone l'accesso. Chi può usare le mani coordinate con la vista accenderà e spegnerà il gioco spostando la levetta su ON/OFF, il nostro bimbo lo attiverà utilizzando il sensore più adatto a lui, avvalendosi e sfruttando le sue minime potenzialità (un movimento grossolano e/o diatonico di un arto, il movimento della testa, di un muscolo facciale o della lingua, il soffio, la voce...). Nel far attivare il gioco interverremo su più piani: visivo, motorio, acustico, attentivo, cognitivo e ludico.
Un bambino così piccolo potrà inoltre essere stimolato con altri due strumenti di lavoro e gioco molto importanti: "Midicreator", per la musicoterapia attiva, e la "Palestra", per la psicomotricità.
Midicreator è un sistema che, utilizzando la musica in modo attivo, consente di applicare strategie straordinarie in modo divertente. Attraverso i più diversi sensori, cuscini, tappeti, guanti sonori..., ogni movimento anche minimo si trasformerà in suono e ogni suono indurrà al movimento. Si possono avere a disposizione in una tecnologia piccolissima tutti gli strumenti musicali, personalizzare i suoni e programmare giochi ed esercizi mirati. Sarà possibile inoltre educare, stimolando il bambino, a certi movimenti utili alle fasi successive, al coordinare, al camminare, al rotolare, a fissare, a distinguere, a discriminare acusticamente..., a giocare.
La Palestra è invece una piscina piena di palline che, appositamente studiate in materia, forma, dimensione, colore, numero..., stimolano al movimento, avvolgono, massaggiano, inducono alla vocalizzazione, alla comunicazione, alla socializzazione, alla partecipazione in esercizi importanti dove l'educatore valuta le potenzialità e imposta un lavoro avvalendosi di un ambiente amico.
Questi sono due strumenti che, pur occupando un posto importante nell'ambiente scolastico, sono molto utilizzati anche in ambienti riabilitativi e con persone adulte e anziane per il mantenimento dello schema corporeo e la motricità generale.

Scuola materna

Alla scuola materna, solitamente, il lavoro svolto al nido si va intensificando fino a iniziare, verso l'ultimo anno, un avviamento all'alfabetizzazione, ai concetti topologici, al concetto di numero...; insomma ci si prepara per la scuola "dei grandi". Ma il nostro bambino sarà veramente "grande" nel momento in cui avrà acquisito un metodo da trasferire poi ad eventuali tecnologie e strumenti che supporteranno e/o compenseranno i suoi deficit.
Facciamo attenzione al fatto che in questa fase è ancora vivo il bisogno di giocare, anche se il gioco dovrà essere propedeutico alla didattica futura e ciò vale anche per chi non vede e/o non sente, non parla, non si muove bene come gli altri. Nel caso in cui non vi sia comunicazione verbale o sia troppo disturbata per essere compresa, sarà utile pensare di impostare un sistema di comunicazione aumentativa/alternativa per consentire al bambino una socializzazione, una partecipazione attiva ai lavori di gruppo. Ci sono piccoli/grandi comunicatori simbolici che consentono di registrare messaggi con voce umana digitalizzata (quindi con intonazioni, enfasi...) avendo come riferimento un simbolo grafico o a rilievo, azionabili direttamente con un dito o tramite un sensore che sfrutti una qualsiasi minima abilità (come abbiamo già accennato, il movimento della testa, il soffio...). Daremo così la possibilità ad un bambino che non parla, non ha motricità fine, non vede di poter azionare per "parlare" magari con la voce di un suo compagno registrata. Lo stesso sistema ci darà sempre la certezza sul suo assenso/dissenso (SI/NO) a qualsiasi domanda posta, senza doverci accontentare di aver interpretato un codice personale (per esempio: SI se guarda su e NO se guarda giù). Se potrà fare affermazioni, acconsentire o no, recitare una frase per la recita toccando un tasto o azionando un sensore..., partecipare al gruppo, sarà un bambino non solo inserito ma anche integrato.

Scuola elementare

Ora siamo nella scuola vera! Non che le fasi precedenti fossero fasulle o meno importanti ma, in realtà, un bambino si sente a scuola quando va in prima elementare. Qui, è vero, tutti devono essere grandi e bravi ma è pur sempre vero che devono essere comunque incentivati, stimolati e resi felici di imparare. Regole queste che valgono per tutti, quindi, ancor più sacrosante per il nostro bambino che spesso, oserei dire sempre, se si parla di plurideficit, non può avere come strumenti la penna, il quaderno, i colori, il righello, la gomma... nella sua cartella.
Questo alunno sarà un alunno speciale non per le difficoltà che ha nel frequentare e nell'apprendere, nello scrivere e nel leggere, ma bensì sarà speciale perché dovrà essere a lui dedicata una programmazione che tenga conto di quello che può, che vuole, che deve fare, delle sue potenzialità, delle sue abilità, e, soprattutto, di individuare gli strumenti tecnologici e le strategie metodologiche che lo aiuteranno ad essere alunno.
Il personal computer e l'informatica sono entrati ormai anche nella scuola elementare e sono sempre più presenti, ma purtroppo ancora è poco chiaro il concetto di utilizzo del computer.
Il computer, infatti, diventa quaderno, ma il quaderno è un insieme di pagine bianche sulle quali si deve scrivere, leggere, correggere, far di conto... e per scrivere serve la penna. Ma il computer servirà se l'alunno non potrà digitare sulla tastiera? E se non vede i tasti e quello che vi è scritto sopra? Come fare per avvicinare un bambino che non muove bene le mani, che vede poco e/o male, che ha disturbi del comportamento, che magari ha anche problemi uditivi (spesso arrivano a scuola che non hanno delle diagnosi ben chiare e definite perché sono casi complessi o non fatti seguire presso centri di valutazione e di riabilitazione competenti nella valorizzazione delle potenzialità residue)? Nello scegliere un intervento con il computer, per avvalersi di un supporto in situazione di plurihandicap, bisognerà far attenzione a due problemi conseguenti: l'accesso e la risposta, ovvero l'interfaccia, con cui far accedere al computer e ai programmi inseriti in esso, che sarà la CAUSA, e la risposta su più canali, il modo in cui fuoriesce l'elaborato in immagine e/o in suono, che sarà l'EFFETTO.
L'interfaccia dovrà tener conto delle difficoltà in modo singolo e oggi ci sono molti tipi di tastiere che risolvono il problema della digitazione:

Ci sono poi tante tastiere con altrettante caratteristiche che vanno comunque sempre valutate sia come interfaccia che come metodo di accesso ed utilizzo al fine di diventare uno strumento valido non solo nel compensare o supportare una abilità mancante o ridotta ma anche nel riabilitare dal punto di vista motorio e visivo.
Una volta dato il modo di accedere al personal computer, e quindi valutata e scelta una tastiera, dovremmo preoccuparci di avere a disposizione dei software specifici che consentano di rendere più semplice, divertente ed efficace l'intervento didattico-formativo.
Dovranno avere immagini chiare, definite, supportate da suoni e voce umana digitalizzata. Dovranno essere accessibili anche solo tramite sensore, per coloro che non possono usare una tastiera, o tramite tocco del video (touch screen) e avere la capacità di essere coinvolgenti con chi ne ha la possibilità e abili nel catturare l'attenzione di chi non può partecipare ma solo guardare. L'insegnante dovrà poter osservare e valutare certe cose anche nel momento in cui il bambino guarderà solo certi esercizi-gioco informatici.
Alfabetizzazione, logico-matematica, esercitazioni mnemoniche, di attenzione, di riconoscimento, di organizzazione spazio-temporale, inseguimento perimetrale, coordinamento oculo-manuale, concetti topologici e di causa-effetto... dovranno popolare il nostro software e rendere divertente la lezione. Se l'alunno trarrà beneficio dall'avere sistemi così elastici e personalizzabili a disposizione, l'insegnante avrà dei validi strumenti per lo svolgimento di un lavoro che sarà gratificante anche nei casi più gravi.
Programmi ingrandenti consentiranno anche al bambino ipovedente grave, avente anche disabilità aggiuntive, di vedere ingrandito il software didattico-educativo già supportato dal suono e dalla voce.

Scuola media

Nella scuola media gli interventi si differenzieranno più per gli insegnamenti che per le tecnologie quali ausilio al portatore di deficit o plurideficit in quanto, arrivato a questa fase formativa, dovrebbe, soprattutto se è grave la compresenza e la tipologia delle minorazioni, essere già stato avviato a sistemi aumentativi o alternativi quale compensazione. Importantissimo sarà il monitorare l'evoluzione del bambino e gli eventuali aggiustamenti di metodologia necessari per l'adeguamento ai nuovi spazi, ai nuovi insegnanti, ai compagni, al nuovo momento in generale.
Se dotato di ausili ormai a lui conosciuti, sarà più semplice l'inserimento in quanto non si dovrà preoccupare di trovare il modo di comunicare, studiare, dimostrare, partecipare..., ma bensì solo di vivere una nuova fase, salire un gradino di una scala che sarà difficile ma non impossibile.
Si potranno inserire strumenti e programmi nuovi quali:

Scuola superiore

Una volta giunto alla scuola superiore, quel bimbo di allora è divenuto ragazzo e quindi sarà in grado, se le sue possibilità lo consentono, di dirci che cosa gli piace e non, come vuole modificare i suoi percorsi, come aggiornare la sua stazione di lavoro, quali sono le sue esigenze immediate e quali sono i suoi obiettivi. Sarà anche, se non lo si è fatto prima, il momento di pensare alla comunicazione a distanza, all'utilizzo di Internet come canale di informazione e di formazione continua, di comunicazione e relazione senza confini (anche per coloro che sono immobilizzati). Sarà il momento di pensare all'autonomia anche in alcune azioni quotidiane quali la gestione di funzioni semplici come la televisione, le finestre, le porte, il citofono, il telefono, lo stereo... tramite sistemi esperti che si accontentano di poco (per quanto riguarda il movimento e le capacità residue) e si attivano grazie alla voce o ad un sensore, magari lo stesso con cui un tempo lontano azionava un giocattolo a batteria. Starà a noi ricercare sempre le possibili soluzioni tenendo conto che ciò non significa solo conoscere l'esistenza della tecnologia innovativa ma bensì studiare un sistema di intervento che tenga conto di metodi, di rapporti umani, personali e professionali, che rientrino in un processo ben definito e personalizzato che ha come scopo primario il raggiungimento di un obiettivo di autonomia e la costruzione di un progetto di vita.


Nota biografica: Si occupa da 20 anni delle problematiche dell'handicap e del plurihandicap in generale e da 12 anni di tecnologie e di metodologie innovative per la valutazione, la riabilitazione e la compensazione di uno o più deficit.
i occupa dello studio delle potenzialità residue e della loro valorizzazione grazie all'eventuale utilizzo di interfacce speciali e di metodologie personalizzate.
Consulente esperta presso importanti strutture pubbliche e private a livello nazionale, collabora con paesi esteri per la ricerca e la personalizzazione di nuovi sistemi tecnologici per la qualità della vita del disabile.
E' docente in Corsi di specializzazione organizzati da vari Provveditorati agli Studi, in Master universitari presso le più importanti Università italiane e in Corsi di formazione e aggiornamento di personale in ambito medico e riabilitativo. Membro dal 1998 del gruppo di lavoro previsto dalla legge 104/92 per la discussione delle problematiche relative all'inserimento e all'integrazione degli alunni portatori di deficit, redige articoli per riviste e inserti specialistici.
Coordina il settore tecnologico di un importante Centro di riabilitazione mirato alla Terapia Occupazionale. Torna su

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Ultimo aggiornamento: 23/07/2002