La città scomparsa

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Anno di pubblicazione: 
1 992
Volumi Braille: 
3
Pagine Braille: 
332

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Presentazione: 
Michel Mazor, uno dei pochi sopravvissuti all'annientamento del ghetto di Varsavia, scrisse questo libro fra il 1952 e il 1954. Le vicende che ricostruisce con lucida memoria risalgono dunque a dieci anni prima, al periodo in cui il nazismo stava mettendo a punto teorie e pratiche di quella “soluzione finale” che, con rigore scientifico, produsse milioni di morti ebrei. Quel lungo decennio servì a Mazor per separare il dolore dai ricordi e per interrogare la storia, alla ricerca di una possibile spiegazione su quanto di inspiegabile era avvenuto. Per qualificarsi come “testimone imparziale”, secondo la definizione dei più importanti storici della questione ebraica, Mazor volle affidarsi ai fatti concreti della vita di tutti i giorni. Come se fosse possibile tornare davvero in quel ghetto e ripercorrerne le strade, rivederne gli abitanti, i loro volti spaventati da un futuro inquietante, gli abiti sempre più poveri, i cibi sempre più carenti. Com'era organizzata e da chi la vita nel ghetto? Quali erano le associazioni che provvedevano ai bisogni di uomini, donne e bambini affamati di solidarietà non solo morale? Quali erano i rapporti con i militari tedeschi? Come si sopravviveva nell'incubo di una reclusione che ben presto sarebbe stata ancor più feroce e definitiva? Capace perfino di ricordare ironia e motti di spirito che, nonostante tutto, passavano come un effimero balsamo di bocca in bocca, Mazor risponde a tutte queste domande con un racconto che rinuncia al commento, alla protesta, all'acrimonia, al rancore. In nome della lapidarietà dei fatti. Le sue parole vogliono disperatamente ritrovare il legame con le cose. Anche se sono le peggiori che la storia abbia mai prodotto.