Gennaio-Marzo 2007 n. 1 Anno XXI Quaderni di Minimondo Rivista culturale Braille Periodico trimestrale Fascicolo III Direzione Redazione Amministrazione Biblioteca Italiana per i Ciechi 20052 Monza - Casella postale 285 c.c.p. 853200 - tel. 039/28.32.71 e-mail: bic@bibciechi.it Dir. Resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Massimiliano Cattani, Antonietta Fiore, Ilaria De Cristofaro Pietro Piscitelli (Responsabile) Copia in omaggio Stampato in Braille a cura della Biblioteca Italiana per i Ciechi via G. Ferrari, 5/a 20052 Monza Sommario Theodor Kissel: La regina di Saba (®le Scienze¯ n. 460/06) Arianna Dalzero: Le mille voci di Trieste (®Luoghi dell'Infinito¯ n. 104/07) Marina Verzoletto: B‚la Bart¢k: ritorno alla terra e creazione del suono (®Letture¯ n. 625/06) Comunicati: Concorso nazionale di poesia e racconti ®Basilio Beltami - Pensieri e Parole¯ Nuovo Consiglio di Amministrazione della Biblioteca Contenitori dei libri in restituzione La regina di Saba - Bella, intelligente e straordinariamente ricca. Quale realt… si nasconde dietro il mito della sovrana che sedusse Salomone? - La regina di Saba Š una figura femminile circondata dalla leggenda. Il mito che la riguarda Š diffuso in diverse aree culturali, e la sua figura Š riconosciuta da tre grandi religioni mondiali: Š la governatrice dell'Arabia meridionale nel Cristianesimo e nell'Ebraismo e la regina Bilqis per l'Islam, mentre i cristiani copti d'Etiopia la conoscono come Makeda. Anche l'immagine di questa enigmatica sovrana Š incerta quanto il suo nome: diavolessa, strega o profetessa, la sua presenza aleggia nella storia. Questa molteplice interpretazione del personaggio della regina di Saba Š stata esaltata dalla fantasia degli uomini e ha ispirato la creazione artistica. Le sono stati dedicati dipinti, opere liriche, romanzi, poesie e film. Alcuni profumi e una specie di gazzella, nel frattempo estinta, hanno preso il suo nome. Nessuno, per•, sa se la regina di Saba Š realmente esistita: finora, non ci sono prove storiche che lo confermino. Il primo riferimento alla regina orientale Š nell'Antico Testamento, dove Š nominata due volte, nel primo Libro dei Re e nel secondo Libro delle Cronache. Entrambi raccontano uno dei pi— famosi incontri al vertice dell'antichit…. Secondo la Bibbia, attorno al 950 a.C. la regina di Saba sarebbe partita da Marib, capitale del suo regno, per dirigersi verso la lontana Gerusalemme allo scopo di ®mettere alla prova con enigmi¯ la saggezza del re ebraico Salomone. Una ragione non troppo convincente per spingere una sovrana ®con un corteo molto numeroso¯ a intraprendere un viaggio lungo e faticoso, dall'estremit… meridionale della penisola araba, percorrendo 2400 chilometri in groppa ai cammelli: un'impresa che non poteva durare meno di tre mesi. A Gerusalemme, narra ancora la Bibbia, il monarca ebreo accolse nel suo palazzo la regina venuta da lontano. Per metterne alla prova la saggezza, la regina di Saba rivolse a Salomone moltissime domande, e poich‚ ottenne sempre la risposta giusta lo ricompens• riccamente. Ma il leggendario incontro, con il suo misterioso gioco di domande e risposte, ebbe veramente luogo? Alcuni studiosi, tra cui Bernd Diebner, teologo esperto dell'Antico Testamento, pensano che gli autori biblici abbiano inventato l'incontro a posteriori, allo scopo di rivalutare la figura di Salomone, ma altri ritengono che il mitico viaggio della regina di Saba a Gerusalemme contenga elementi di verit…. Di sicuro c'Š che gli abitanti di Saba addomesticavano i cammelli gi… nel X secolo a.C., e guidavano grandi carovane in viaggi lunghissimi attraverso regioni prive di risorse idriche. Si sa anche che nel VII secolo a.C. alcune regine arabe sono citate nei testi cuneiformi assiri. Ma la regina di Saba fu davvero una protagonista del matriarcato arabo, e l'incontro descritto nella Bibbia fu il riflesso mitico di un'epoca in cui il regno di Saba si arricchiva grazie al commercio d'incenso? In base alle conoscenze odierne, la visita diplomatica non fu dovuta tanto alla curiosit… femminile, quanto all'approfondimento dei contatti economici. Il paese delle spezie Attorno all'800 a.C., nell'estremo sud della penisola araba, corrispondente al territorio dell'odierno Yemen, nacque uno Stato altamente civilizzato, il cui studio Š ancora agli inizi. Sorto dall'alleanza di alcune trib—, nel corso del VII secolo a.C. il regno di Saba crebbe fino a diventare una grande potenza teocratica che sottomise i regni vicini (Ausan, Hadramaut, Ma'in e Qataban) e arriv• a espandersi addirittura nel continente africano, nell'odierna Etiopia. Grazie al commercio di spezie e resine profumate, i suoi regnanti - i Mukarribe - accumularono una ricchezza da capogiro. Le preziose merci di Saba, l'incenso e la mirra, spandevano i loro profumati aromi nella citt… egizia di Karnak, in quella greca di Delfi e a Roma. Nonostante i contatti commerciali intercontinentali, per•, lo Stato rimase isolato a sud della distesa di sabbia del ®quarto vuoto¯ (Rub al-Khali): uno dei motivi per cui la sua capitale Marib fu localizzata soltanto nel XIX secolo. Ô in quella regione, secondo la Bibbia (che per• indica un periodo di 150 anni precedente all'®epoca storica¯ del regno di Saba), dove gi… prima della marcia trionfale dell'Islam si erano insediate grandi culture arabe, che sarebbe vissuta la famosa regina. Dagli anni novanta, un team di scavo del Deutsches Arch„ologisches Institut guidato da Iris Gerlach, Š sulle tracce della leggendaria sovrana. Il gruppo si avvale della collaborazione di architetti, esperti in strumenti di misurazione e studiosi di lingue, ma finora non ha trovato alcun indizio della bella e misteriosa regina. Le costruzioni riportate alla luce finora e le numerose iscrizioni risalenti al regno di Saba non sono riuscite a svelare l'enigma, e le speranze degli archeologi sono ora riposte su un mucchio di detriti alto 22 metri, sotto il quale si troverebbe presumibilmente il palazzo della regina. In base alle fonti, il lussuoso rudere sarebbe stato ancora visibile in epoca islamica. Trivellazioni sperimentali sulla collina, a 12 metri di profondit…, hanno dimostrato la presenza di grandi quantit… di ceramiche sabee. Tuttavia, fino a oggi, la soprintendenza archeologica yemenita ha proibito gli scavi, perch‚ sopra la presunta residenza reale si trovano le rovine del villaggio di Marib, di epoca islamica. Finch‚ nella zona non si potr… scavare, continueranno a fiorire e a moltiplicarsi le voci sulla regina, soprattutto per quanto riguarda il suo incontro con Salomone, dietro cui i cantastorie arabi sospettarono (e crearono) una storia d'amore regale. Salomone, famoso nella Bibbia come amante in virt— delle sue mille mogli, invit• l'attraente ospite a pernottare nel suo palazzo. Bilqis acconsent, a condizione che lui non la toccasse. Il re si disse d'accordo, ma le chiese di giurare a sua volta che non avrebbe toccato nulla all'interno del palazzo. Durante la cena, per•, Salomone offr pietanze molto speziate, cos che la regina la notte si svegli•, tormentata dalla sete, e si mise alla ricerca di una brocca d'acqua. Il padrone di casa non aspettava altro. Subito la accus• di aver rotto il patto e chiese di essere esonerato dal proprio. La risposta positiva di Bilqis si pales• nove mesi dopo: la regina gener• un figlio, che prese il nome di Menelik. Dall'Arca al Graal Questa favola degna delle Mille e una notte ebbe una continuazione di natura fortemente politica. Nell'epopea nazionale etiope Kebra Nagast (Lo splendore dei re), scritta all'inizio del XIV secolo in Ge'ez, la lingua semitico-etiope, Menelik Š considerato il fondatore della dinastia salomonica, una successione di regnanti apparentemente ininterrotta terminata appena 32 anni fa con la caduta dell'imperatore Haile Selassie. All'inizio della storia del Cristianesimo etiope, Menelik ebbe un ruolo importante. Sarebbe stato lui, infatti, a portare in Etiopia l'Arca dell'Alleanza contenente i Dieci Comandamenti, che sarebbe conservata da allora ad Aksum, capitale religiosa dei cristiani etiopi. Il rapporto intimo tra Salomone e la regina di Saba Š testimoniato anche da scritti ebraici, ma con risultati diversi. Secondo la tradizione rabbinica, dal regale tˆte-…-tˆte sarebbe nato Nabucodonosor, il re che nel 586 a.C. distrusse Gerusalemme e costrinse gli ebrei alla cattivit… babilonese. Che il suo presunto padre fosse sepolto da oltre tre secoli, sembra non aver preoccupato pi— di tanto gli scribi rabbini. Nell'Islam e nel Cristianesimo, la regina di Saba simboleggia invece la conversione dei miscredenti. Nella ventisettesima sura del Corano, Bilqis Š un'adoratrice del Sole che si lascia convertire alla fede dei giusti dal profeta Solimano, il Salomone arabo. Nelle leggende cristiane, la regina Š invece collegata al Graal, il calice d'oro in cui Giuseppe d'Arimatea raccolse il sangue versato da Cristo per le ferite ricevute sulla croce: una leggenda afferma che il calice sarebbe stato tra i doni che Bilqis aveva portato a Gerusalemme per Salomone. Un trono con cinque colonne Intanto le ricerche a Marib continuano. Vicino al tempio di Awan, con il suo anello di mura lungo 350 metri, il pi— grande esempio di architettura sacra di tutta la penisola araba, gli archeologi hanno scoperto un gigantesco cimitero, portando alla luce oltre 50 torri mausoleo, in cui i corpi, avvolti in lenzuola imbevute di resina, giacevano uno sopra l'altro su quattro livelli. Tra essi non c'era per• quello della regina, che non era neanche a Sirwah, 40 chilometri a ovest di Marib, il principale luogo di culto dei Sabei, sede del sommo dio Almaqah. Questa divinit… lunare a quattro teste (le sue corna simboleggiavano la falce della Luna) si trovava insieme a due altre divinit… astrali, il dio Attar e la dea Shams, davanti al Pantheon di Saba. Le mura esterne del tempio, di forma ovale e lunghe circa 90 metri, sono decorate con fregi di stambecchi, nelle cui corna i Sabei vedevano un simbolo di Almaqah. La caccia a queste creature deificate era un sacro dovere dei re, e costituiva un rituale di fertilit…, che garantiva la pioggia. Ma a dispetto del ritrovamento di reperti cos illuminanti su questa cultura evoluta dell'Arabia meridionale, della misteriosa regina non c'Š ancora traccia. Per gli yemeniti, tuttavia, l'enigma della loro misteriosa antenata Š svelato da tempo: essi credono che la regina si trovi nel santuario di Baran, a tre chilometri da Marib: arsch-Bilgis, ®il trono di Bilgis¯, lo chiamano i locali. Come dita monumentali, in quella zona desertica s'innalzano in cielo cinque possenti monoliti, alti otto metri e del peso di 13 tonnellate ognuno. Ma le credenze popolari non bastano a soddisfare le esigenze della scienza. Per alcuni esperti una cosa Š certa: se la visita della regina di Saba alla corte di Salomone ha un fondamento storico, deve aver avuto a che fare con il prodotto per cui il suo regno Š rimasto famoso: l'incenso. Per questo prezioso liquido estratto dagli alberi furono combattute anche diverse guerre, come rivela un'iscrizione scoperta di recente nel tempio di Sirwah, lunga sette metri, e risalente al VII secolo a.C., che racconta le campagne militari di un regnante di Saba contro i suoi vicini allo scopo di assicurarsi il controllo della via dell'incenso e dei suoi lucrosi traffici. I Sabei non erano soltanto un popolo di guerrieri e mercanti, ma anche di costruttori di talento, dall'impressionante competenza in materia di ingegneria. La capitale Marib si estendeva su una superficie di 110 ettari ed era circondata da mura lunghe 4,5 chilometri e alte fino a 14 metri. La specialit… di questi abitanti del deserto erano per• le tecniche di irrigazione, come indica la grande diga di sbarramento di Marib, con i suoi bacini di raccolta, le sue chiuse e i suoi canali. Grazie a essa, i Sabei trasformarono il deserto intorno alla capitale in un ®giardino fertile¯. Due volte l'anno, il monsone in alta montagna faceva piovere nelle zone intorno a Marib, ed enormi masse d'acqua si riversavano negli uadi prosciugati, verso valle. Per non farle disperdere nel deserto, i Sabei catturavano la preziosa acqua con una diga lunga 680 metri e alta 20 e la incanalavano, per mezzo di chiuse, verso i campi. Alcune stime sostengono che in questo modo si irrigavano circa 10.000 ettari di terra, ora coltivabile, e si forniva una fonte di sopravvivenza alle 40.000 persone che allora vivevano nell'oasi di Marib. Migliaia di lavoratori erano continuamente impegnati nella costruzione e nella manutenzione del sistema di chiuse, e su tutto vigilava Munaddih, il dio protettore degli impianti di irrigazione. A met… del VI secolo d.C., per•, la protezione di Munaddih cess•: due falle nella diga provocarono la distruzione di Marib. Secondo una leggenda, Allab volle punire i Sabei per la loro condotta lussuriosa, mandando un ratto con le zanne e gli artigli di ferro a scavare la diga fino a provocarne il cedimento. Finora gli studiosi hanno strappato al deserto yemenita molte informazioni sul misterioso regno dell'incenso, ma senza trovare nulla sulla sua pi— celebre rappresentante. Gli archeologi partono per• da una semplice considerazione: nella storia della regina di Saba sono mescolati troppi aspetti di realt… per rassegnarsi a relegarla nel mondo della fantasia. Ora le speranze sono tutte sotto una collina di rovine di epoca islamica. Sulla via dell'incenso Nella Bibbia, l'Arabia Š il simbolo dell'esotismo e della ricchezza estrema. Arabia felix, l'Arabia felice, era il nome che i Romani davano alla regione sud-occidentale della penisola araba (per distinguerla dall'Arabia deserta e dall'Arabia petraea, rispettivamente il territorio desertico e quello roccioso della penisola). Felice perch‚ la parte meridionale dell'Arabia custodisce un tesoro particolare: l'incenso, una delle merci pi— ambite del commercio antico, cos prezioso da essere pagato in oro. Questa sostanza naturale si ottiene da un albero (la Boswellia sacra), per scalfittura della corteccia. Il liquido bianco e lattiginoso che ne fuoriesce solidifica al sole divenendo una resina color ambra. ®Boschi di alberi aromatici¯, per usare le parole di Plinio il Vecchio, coprivano un tempo ampie zone del regno di Saba, soprattutto nella regione di Dhofar, nella parte occidentale dell'odierno Oman. Ogni albero forniva circa 10 chilogrammi all'anno della sua preziosa resina. Nel bacino del Mediterraneo e in Mesopotamia la domanda commerciale di questo aroma era enorme, e la sua diffusione altrettanto elevata: la resina Š stata ritrovata sul sarcofago di Tutankhamen, e in una tomba celtica in Germania. Era un bene di lusso indispensabile, soprattutto per le cerimonie religiose. Il fumo aromatico serviva come difesa dagli spiriti maligni, ma era anche in grado di coprire l'odore di decomposizione dei cadaveri. Inoltre l'incenso era apprezzato per il suo effetto antisettico nel trattamento delle ferite. La resina giallognola fece dei Sabei ®il popolo pi— ricco¯, come scrive Plinio, soprattutto quando, all'inizio dell'era cristiana, il consumo crebbe in maniera dirompente. Sempre Plinio racconta che Nerone, in occasione della sepoltura della moglie Poppea, fece bruciare ®il raccolto d'incenso di un intero anno¯. Il traffico della preziosa sostanza avveniva lungo una delle pi— antiche vie commerciali del mondo, che prese il nome dal suo pi— illustre prodotto. La Via dell'incenso si allungava dall'Arabia meridionale alla Palestina. Secondo gli antichi resoconti, le carovane avevano bisogno di 100 giorni di marcia per coprire i 3400 chilometri che separavano Dhofar dal porto mediterraneo di Gaza, una marcia che attraversava importanti citt… come Marib, Yatrib (Medina), Dedan (al-$'ula), Hegra (Medain Saleh) e Petra. Vicino a Najran, 250 chilometri a nord-ovest di Marib, una biforcazione conduceva a est, verso il Golfo Persico. Un'altra, situata oltre la capitale nabatea Petra, portava verso Damasco, mentre la via principale si allungava a ovest attraverso il Negev, verso Gaza e il Mediterraneo, dove la resina profumata veniva imbarcata in direzione di Atene e di Roma. Non era raro vedere carovane con centinaia e centinaia di cammelli. Secondo i calcoli dello studioso di profumi Nigel Groom, ogni anno nel solo impero romano venivano esportati da 7000 a 10.000 carichi di cammelli. Cento milioni di sesterzi, lamentava Plinio, erano sperperati ogni anno in India e Arabia. Date le dimensioni dei guadagni, Š comprensibile che i Sabei circondassero di silenzio la fonte dei loro profitti. Nel regno dell'incenso, tutto ci• che riguardava la resina profumata era segretissimo, al punto che i testi sabei non la chiamano mai per nome. I carovanieri e i mercanti custodivano gelosamente il segreto, mettendo intenzionalmente i forestieri su false piste, oppure diffondendo voci orribili. Di una di queste fandonie rimase vittima persino il greco Erodoto, padre della storiografia, che raccont• di serpenti alati che sorvegliavano le piantagioni d'incenso. Theodor Kissel (®le Scienze¯ n. 460/06) Le mille voci di Trieste - Crocevia di culture, il capoluogo mitteleuropeo Š ormai un'icona letteraria. La sua epoca d'oro fu il primo Novecento, quando Italo Svevo andava a lezione d'inglese dal dublinese Joyce e incontrava Saba nei caffŠ. - Intabarrato nel suo cappotto, come a ripararsi dalla bora, la pipa in bocca, un'ironica risolutezza, in via San Nicol•, davanti alla libreria che gestiva, si pu• incontrare Umberto Saba. I turisti si fanno fotografare mentre gli porgono i cerini. In piazza Hortis passeggia Italo Svevo, col completo da impiegato, compreso nel suo ruolo, e James Joyce sul Canal Grande, mano in tasca, svagato. Tre bronzei omaggi della citt… ai suoi scrittori pi— illustri. Trieste Š cos letteraria da rischiare lo stereotipo. Ma, a ben guardare, le ragioni della ®letterariet…¯ di Trieste si intuiscono anche senza targhe ricordo o itinerari tematici. Basta inerpicarsi sulla collina di San Giusto, lasciarsi fagocitare dalle vie tentacolari di Cittavecchia, osservare le ampie e ordinate vie ottocentesche, i palazzi viennesi e ripercorrerne con la mente la storia, o trascorrere un pomeriggio leggendo a un tavolino dei suoi caffŠ. ®Greci, ebrei, arabi, e il diavolo sa chi da tutte le parti d'Europa¯. Parla di Gibilterra Molly Bloom, nell'onirico e sensuale soliloquio di Penelope, ultimo capitolo dell'Ulisse di Joyce. Per• pi— o meno cos dev'essere Trieste quando vi giunge Joyce. La citt… Š porto franco dell'Impero Asburgico: un coacervo multietnico, multilinguistico e multiconfessionale. Qui sono di stanza soldati e marinai, attori e musicisti vi giungono da Vienna a dare spettacolo e, attratta dai commerci fra Oriente e Occidente, vi si riversa una moltitudine poliglotta. Insieme alle merci vengono scambiate idee, pensieri, linguaggi. Niente di pi— fertile per la letteratura. Niente di pi— interessante per uno scrittore. Joyce arriva nel 1904, in esilio volontario dalla troppo provinciale Dublino. Dimora a Trieste dal 1904 al 1920, dai ventidue ai trent'otto anni. Ô professore d'inglese alla Berlitz School. A Trieste ultima la stesura di Gente di Dublino, realizza Dedalus, la novella Giacomo Joyce e scrive buona parte dell'Ulisse. Agli studiosi che si accaniscono a cercare in queste opere ®riferimenti triestini¯ il fratello Stanislao risponde: ®A Jim Trieste non ha dato nulla¯, quasi a scacciare il ricordo di anni che furono difficili. In realt…, l'influenza che Trieste ebbe su Joyce non si vede tanto nei nomi, nei personaggi ispirati agli incontri triestini, nei pur innumerevoli riferimenti ai luoghi, ma riguarda la sua stessa formazione, la maturazione dell'uomo-scrittore, il cui approdo letterario Š l'Ulisse. I tre protagonisti, Dedalus, Leopold e Molly Bloom, appartengono pi— a Trieste che a Dublino: sono caratteri mitteleuropei. Leopold Š un ebreo di origine ungherese come molti ebrei di Trieste, dove la cultura ebraica era vivissima, ma ci• che di pi— triestino (e rivoluzionario) vi Š nell'Ulisse Š la debolezza e polisemia dell'identit…. Ebreo non credente, nasce gi… nella condizione di esule: ma l'eroe del nostos omerico diventa un antieroe che ha dimenticato le chiavi di casa. Molto pi— rovinosamente dell'Ulisse omerico, quello di Joyce Š ®Nessuno¯. Curioso di nuove esperienze, Š per• timido e cauto; alla ricerca di concretezze scientifiche e di rapporti umani, non gli riesce di trovare n‚ le une n‚ gli altri. Tante anime e nessuna, proprio come Trieste. Eppure la multiforme evanescenza di Leopold Š anche un punto di forza. Ô sensibilit…, tolleranza. Gli eroi sono fantasmi, gli antieroi sopravvivono. Cos Š anche in Svevo. Nella Coscienza di Zeno alla fine, rispetto all'invidiato uomo efficiente, Š meglio l'inetto, l'abbozzo aperto a possibilit… diverse. Zeno scava in tutte le pieghe della sua psicologia eterogenea e confusa, fino a trasformarla in scatti di leggerezza. Alla fine, interrompe la sua analisi sostenendo di essere guarito dalla nevrosi grazie ai successi commerciali: nel crocevia triestino, la logica del guadagno doveva essere un elemento d'identit…. Dietro lo pseudonimo di Italo Svevo si nasconde l'ebreo Ettore Schmitz, di madre italiana e padre tedesco. Intellettuale e uomo d'affari. Borghese e letterato. Un originale, un ibrido. Svevo e Joyce si conoscono nel 1905 alla Berlitz School. Joyce contribuisce alla scoperta di Svevo, che vent'anni dopo terr… un'importante conferenza a Milano sul suo professore d'inglese. In seguito i due continueranno a scriversi buffe lettere con barzellette in dialetto triestino. Entrambi assorbono i fermenti del Modernismo letterario, che giungono a Trieste insieme a merci e persone. Il romanzo ottocentesco Š fatto a pezzi. Nella citt… dove tutto fluisce - merci, denaro, lingue e religioni - nasce il flusso di coscienza. Le pi— impercettibili variazioni della coscienza dei personaggi vengono registrate. Rivoli di pensieri fluiscono attraverso le pagine. Il linguaggio per• vuol essere quello parlato, e certi capitoli dell'Ulisse, o l'intero Finnegans Wake, diventano un caos plurilinguistico, la babele del porto di Trieste. Le cose, i gesti sono simboli, come nella psicanalisi. Da Vienna le teorie psicanalitiche si diffondono presto fra gli intellettuali triestini, e le prime cure sono sperimentate negli anni Venti da Edoardo Weiss, allievo di Freud. Al dottore, l'ebreo triestino Umberto Saba dedica la raccolta Il piccolo Berto. L'esperienza dell'analisi, Š stato detto, porta Saba ad approfondire il legame fra poesia e istinti, desideri segreti. In realt… Saba Š psicanalitico prima della psicanalisi. Il suo mondo di simboli, entit…, fenomeni sembra quasi originarsi da Trieste: una citt… plurima, dove ci• che Š viscerale, surreale, immaginario fa sempre capolino dietro il reale. Saba canta Trieste in quanto Trieste, non in quanto citt… natale. Nella raccolta Trieste e una donna, la citt…, come la moglie Lina, Š amata per ci• che ha di proprio, d'inconfondibile: ®un'aria strana, un'aria tormentosa¯. Trieste Š viva, quasi come una persona, una donna: ®La mia citt… che in ogni parte Š viva, ha il cantuccio a me fatto,@ alla mia vita@ pensosa e schiva¯ (Trieste). La poesia di Saba matura in una dolorosa solitudine, ma la sua essenza Š l'amicizia con gli uomini d'ogni tempo: un religioso cum patire con le creature pi— umili e oscure che il poeta sente camminando nelle vie pi— povere della citt…. ®Qui degli umili sento in compagnia il mio pensiero farsi pi— puro dove pi— turpe Š la via¯ (Citt… Vecchia). Se gli scrittori triestini si sono imbevuti di questa citt…, anche la letteratura, perch‚ no?, ha contribuito a plasmarne l'identit… polimorfa. In fondo Š anche l'incredibile gioco di specchi della letteratura a rendere Trieste ®duplice e triplice¯, come diceva Scipio Slataper, lo scrittore triestino de Il mio Carso. La bufera del Novecento ha quasi beffardamente sconvolto le sorti di Trieste. La citt… negazione di ogni localismo e campanilismo Š diventata una vetrina di nazionalismi. E da citt… mitteleuropea, una citt… di frontiera. Eppure, nelle evoluzioni e nei mutamenti, un sottile filo rosso si pu• intravedere proprio nella letteratura. Ancora gli scrittori triestini si sentono in dovere di prendere le mosse dalla loro ®triestinit…¯, intesa anche come identit… molteplice, apertura al diverso. In Claudio Magris, studioso della letteratura mitteleuropea, l' infanzia al confine fra il noto (dell'Italia) e l'ignoto (della Iugoslavia) Š paradigma e presupposto di ogni viaggio (Prefazione a L'infinito viaggiare). Oggi Trieste, citt… di frontiera in un mondo sempre pi— vasto e globalizzato, accarezza con affettuosa ironia i frammenti del suo passato. Ô una citt… dai tratti meno definiti, forse meno aristocratica di una volta, e con contraddizioni ancora pi— profonde. Per• Š ancora viva. ®Una Sissi col piercing¯ la definisce Mauro Covacich, un giovane e ironico scrittore triestino. ®Ha ancora le dita affusolate della principessa, ma si mangia le unghie¯, aggiunge. D'altra parte, diceva Saba, ®Trieste ha una scontrosa grazia¯. A spasso con gli scrittori Citt… straniera di genti straniere, Trieste ha un'anima plurima, plasmata da un'antica ricchezza etnografica e idiomatica. Per uno di quei destini che solo in certi luoghi si possono compiere, la citt… sembra fatta per poeti e narratori. Gli ingredienti ci sono tutti: il mare, il porto, la luce che la pervade e la fa risplendere, le prospettive urbane delle colline, una quotidiana volutt… che si spende nei caffŠ, nell'avventura di una viuzza che sale l'erta curvilinea. Otto cimiteri di culti diversi, la sinagoga e le chiese ortodosse, lo Jugendstil e la Sacher Torte, lo spirito asburgico e la luce mediterranea. E nell'aria una specie di Oriente, un esotismo temprato ai venti dei Balcani, che sussurra colori lontani. Trieste unica e poliforme, sconosciuta, attraente e scontrosa, animata da mille voci. L'itinerario della Trieste letteraria ha inizio in piazza Libert…, su cui si affaccia la Stazione Ferroviaria Centrale (1878), dove Joyce giunse il 20 ottobre 1904. Per corso Cavour si arriva al lungomare e all'imbocco del Canal Grande, ai cui lati s'innalzano il Grattacielo rosso (A. Berlam, anni Venti) e il neoclassico Palazzo Carciotti (M. Pertsch, 1802). Il Canal Grande Š una via d'acqua artificiale che si addentra nel Borgo Teresiano, il quartiere settecentesco voluto da Maria Teresa d'Asburgo. Imboccandone la riva si supera la facciata policroma di Palazzo Gopcevic (G. Berlam, 1850) e si giunge al ponte che d… su piazza del Ponterosso. Proprio sul ponte Š collocata la statua di James Joyce (N. Spagnoli, 2004), la cui prima casa triestina fu al numero 3 di piazza del Ponterosso. Quest'ultima Š ricordata anche da Saba come luogo del mercato degli uccelli; oggi Š mercato di un po' di tutto. Le colonne bianche che spiccano in fondo al canale sono quelle di Sant'Antonio Nuovo Taumaturgo (P. Nobile, 1808-1842), chiesa cattolica che riprende in stile neoclassico i modi dei Pantheon; a destra s'innalzano le cupole azzurre della chiesa serbo-ortodossa di San Spiridione (C. Maciacchini, met… Ottocento). Per via Roma arriviamo nella vivace via San Nicol•. Al 30/B c'Š la Libreria Antiquaria Umberto Saba, che il poeta tenne aperta tra le due guerre; oggi la manda avanti Mario Cerne, figlio dell'aiutante di Saba. Al numero successivo aveva sede la Berlitz School in cui insegnava Joyce. All'incrocio con via Dante c'Š la statua di Umberto Saba (N. Spagnoli, 2004) che si dirige verso la libreria all'ombra di Casa Smolars (R. Depaoli, 1907). Percorrendo tutta via San Nicol•, usciamo su Riva III Novembre tra il CaffŠ Tommaseo e la neoclassica chiesa greco-ortodossa di San Nicol• dei Greci (M. Pertsch, 1818), frequentata da un Joyce curioso di riti e cerimoniali. Pi— avanti, si stacca dalle Rive il Molo Audace (dal nome del cacciatorpediniere italiano che vi attracc• alla fine del primo conflitto mondiale); dalla sua estremit… si ha uno dei pi— begli scorci di Trieste. Ancora pochi passi ed ecco i bersaglieri che sbarcano il 3 novembre 1918 e le due donne intente a ricamare la bandiera italiana. Di fronte al mare si apre piazza Unit… d'Italia, salotto cittadino circondato da scenografici palazzi di gusto eclettico, realizzati dopo la risistemazione urbana del 1870. Lungo le Rive superiamo la Stazione Marittima (G. Zammatio e U. Nordio, 1928), l'Acquario Marino e l'ex Pescheria (G. Polli, 1913) e troviamo a sinistra Piazza Venezia, su cui affaccia Palazzo Revoltella, residenza ottocentesca trasformata in museo e collegata ai vicini Palazzo Brunner e Palazzo Basevi in modo da ospitare la Galleria d'Arte Moderna, realizzata su progetto di Carlo Scarpa. Sotto gli alberi della vicina piazza Hortis incontriamo la statua di Italo Svevo (N. Spagnoli, 2004) che si dirige verso la Biblioteca Civica, dove hanno sede il Museo Sveviano e il Museo Joyce. Siamo nel cuore della Citt… Vecchia, nella zona detta di ®Cavava¯, un tempo luogo brulicante di vita e di osterie, amata da Saba e da Joyce. Ancora oggi le vie ricordano nei nomi gli antichi commerci: via del Sale, via del Pesce, Androna dell'Olio. Imbocchiamo la via di Cavava e poi a destra via delle Mura, che conduce in piazza Barbacan e all'Arco di Riccardo (I secolo a.C.), iscritto nelle mura augustee della romana Tergestum. Via della Cattedrale sale ripidamente verso la sommit… del Colle di San Giusto, il nucleo pi— antico di Trieste, di cui rimangono le vestigia della Basilica Forense e del Teatro, entrambi d'epoca imperiale. La salita sfocia nel sagrato della Cattedrale di San Giusto, frutto trecentesco della riunione della basilica paleocristiana dell'Assunta e del sacello di san Giusto, dotati di splendidi mosaici. Fiancheggia la chiesa il poderoso campanile ornato dall'altorilievo gotico di san Giusto, patrono della citt…. Oltre i resti della Basilica Forense, si erge la mole del Castello di San Giusto, costruito a partire dal 1470. La discesa inizia dietro il Monumento ai Caduti di Attilio Selva, passando per via Rota e via Donota, che corre alle spalle del Teatro romano. Per corso Italia o attraverso il vecchio ghetto, entriamo in piazza della Borsa, con l'edificio della Borsa Vecchia (Mollati, 1799-1806), Palazzo Dreher, Casa Rusconi, Casa Bartoli (M. Fabiani, 1905) con decorazioni liberty a graffito. Dirigendoci verso la vicina piazza Unit… d'Italia incontriamo sulla destra il Palazzo Tergesteo (1838), simbolo della Trieste imprenditoriale, che ospitava la Banca Union dove Svevo lavor• per molti anni. Ne attraversiamo la galleria, illuminata dalle vetrate del CaffŠ Tergesteo, e usciamo in piazza Verdi, di fronte al Teatro Verdi, edificato nel 1801 dall'architetto Matteo Pertsch sull'esempio della Scala di Milano. A sinistra, in pochi passi, siamo di nuovo in piazza Unit… d'Italia. Arianna Dalzero (®Luoghi dell'Infinito¯ n. 104/06) B‚la Bart¢k: ritorno alla terra e creazione del suono - Tra avanguardia dodecafonica e ripiegamento neoclassico, il maestro ungherese trov• nel canto popolare e nelle profonde sonorit… della natura l'alternativa per un rinnovamento ®umanistico¯ del linguaggio musicale. - Alla musica colta del Novecento fu luogo comune rimproverare il distacco dal pubblico e l'astrattezza intellettualistica. L'accusa colp soprattutto l'avanguardia atonale e dodecafonica, imputata di aver abbandonato il ®naturale¯ linguaggio armonico-tonale per un'organizzazione dei suoni estranea all'orecchio e al cuore, ma non risparmi• neppure i ®neoclassici¯, biasimati come sterili, accademici ripetitori. Tra gli autori che con maggiore coerenza e originalit… tentarono di evadere da questo dilemma, l'ungherese B‚la Bart¢k occupa una posizione di rilievo. Bart¢k nacque da una famiglia ®piccolo borghese¯, in un paese periferico dell'impero di Francesco Giuseppe. Per trovare Nagyszentmikl¢s (San Nicola Maggiore) oggi dovete cercare Sinnicolau Mare, in Romania; nella geografia politica del 1881 si trovava nel regno d'Ungheria. Il padre, B‚la senior, era direttore di una scuola agraria, ma, come non era infrequente nella civilissima provincia asburgica, era un appassionato musicista dilettante. Mor tuttavia quando il figlio era ancora bambino e fu piuttosto la madre Paula, maestra di scuola e insegnante di pianoforte, a introdurre B‚la junior all'arte dei suoni. La vita del ragazzino fu segnata dai frequenti trasferimenti della madre, dettati dalla precariet… professionale ma anche dal desiderio di trovare residenza in una citt… adatta a dare al piccolo B‚la una formazione musicale all'altezza del talento precocemente manifestato. Volendo cedere alle tentazioni psicologistiche non sarebbe difficile infiorare di speculazioni ®freudiane¯ questo legame di dipendenza dalla figura femminile materna, che emerge ricorrente nella vicenda umana e nella personalit… artistica di Bart¢k. Connesso a questo tema Š un altro dato biografico: a tre mesi, una reazione alla vaccinazione antivaiolosa provoc• un eczema deturpante, che lo torment• fino all'et… di cinque anni privandolo della vita affettiva normale per un bambino di quell'et…. Scrive Massimo Mila: ®La sua prima infanzia conobbe il trauma psichico di quell'umiliante sfigurazione che lo segregava dalla compagnia e dai giochi dei coetanei, lo privava delle carezze materne, poneva una barriera disumana tra lui e il mondo esterno. Chi potr… mai esplorare i fantasmi che popolarono, nella notte dell'inconsapevolezza infantile, il buio di quella solitudine?¯. E vede qui ®la fonte misteriosa di quelle visioni allucinate, di quei brividi immateriali che fremono nella sua musica¯. La dedizione della madre consent a B‚la di fare buoni studi ginnasiali e musicali, in particolare a Posonio, l'antica residenza dei re d'Ungheria che oggi conosciamo come Bratislava, mentre per l'ufficialit… asburgica era la tedesca Presburgo. Bart¢k visse in prima persona l'intreccio linguistico e multietnico dell'Impero: nella famiglia materna, i Voit, si parlava tedesco. A diciott'anni, alla ricerca di un conservatorio prestigioso dove completare la propria formazione, dopo aver esitato tra Vienna e Budapest opt• per la scelta nazional- patriottica. A Budapest si scontr• con un milieu socio-culturale molto diverso da quello contadino o provinciale al quale era abituato. In fase di brillante crescita urbanistica, la citt…, nelle sue ‚lites musicofile, mostrava un melting pot di ebrei assimilati e cosmopoliti, folta comunit… germanofona, piccola nobilt… inurbata e borghesia magiara medio-alta. In tale contesto dovette chiarire, in primo luogo a se stesso, la sua posizione rispetto al ®nazionalismo¯ politico e musicale. Popolare e popolaresco La sua carriera di compositore era iniziata a nove anni, quando con la madre risiedeva a Nagysz”ll”s (oggi Vinogradov, in Ucraina). Fu qui che nacquero brevi pezzi pianistici, perlopi— convenzionali forme di danza, e brani a programma tra cui Il corso del Danubio. Il riferimento Š evidentemente la Moldava di Smetana: siamo ancora a un nazionalismo musicale romantico che dipinge quadretti con le bellezze del suolo natio, citando motivi popolareschi. A quattordici anni il catalogo era arrivato all'opera 31. A quel punto intraprese la composizione di una Sonata per pianoforte e ricominci• da capo la numerazione, disconoscendo i lavori precedenti. Ma anche questa era una falsa partenza e la definitiva Opera I fu la Rapsodia per pianoforte e orchestra del 1904. La Sonata coincide con il trasferimento, nel 1894, a Bratislava e con l'inizio di pi— regolari studi di pianoforte e composizione con L…szl¢ Erkel. Nella scelta della forma classica per eccellenza leggiamo la vicinanza con la Vienna di Brahms e di Eduard Hanslick, il teorico del Bello musicale. Erkel, anche se il suo rapporto con Bart¢k fu breve (mor nel 1896 e fu sostituito da Anton Hyrtl), rappresent• invece il legame con l'altra corrente della musica germanica di fine Ottocento, quella lisztiana, e al tempo stesso con un certo retaggio ®ungherese¯: L…szl¢ era figlio di Ferenc Erkel, artefice del primo tentativo sistematico di creare nell'Ottocento una musica nazionale ungherese. Ferenc Erkel aveva assunto come base del suo linguaggio quella che nel XIX secolo si considerava espressione originale e tipica del popolo magiaro, il cosiddetto verbunkos. L'etnomusicologia sa oggi, anche grazie agli studi dello stesso Bart¢k e di Kod…ly, che questa musica di danza usata dall'esercito imperiale nella Werbung, ossia l'arruolamento di reclute, deriva invece dal folclore tzigano. Bart¢k eredit• quindi da Erkel l'equivoco tipicamente ottocentesco che aveva fatto denominare ungheresi le Rapsodie di Liszt e le Danze di Brahms, caratteristicamente strutturate sulla successione lassu (parte lenta) - friss (parte veloce e progressivamente accelerata). Lo stesso verbunkos aveva poi dato origine alla cs…rd…s e in questo passaggio si era ulteriormente accentuato il suo carattere ®inautentico¯. Non si trattava in effetti di vera musica ®popolare¯, bens di generi ®popolareschi¯, frutto della contaminazione del materiale ritmico-melodico tzigano con il lessico armonico della musica classica e con le sue tecniche strumentali virtuosistiche. In questa forma equivoca la musica di fine Ottocento aveva accolto lo stile ®all'ungherese¯ come una moda di successo. Un personaggio significativo di questa situazione e importante per la carriera di Bart¢k fu Ern” Dohn…nyi. Di quattro anni pi— anziano, Dohn…nyi fu per il giovane Bart¢k modello e mentore. Fu lui a orientarlo verso l'Accademia di Budapest e non verso il Conservatorio di Vienna; successivamente si adoper• con il suo grande prestigio di interprete (fu anche direttore d'orchestra) per divulgare in tutto il mondo la nuova musica ungherese. A Budapest, Bart¢k scopr Wagner e si accese d'entusiasmo per il nuovo, smaliziato modernismo tedesco di Richard Strauss. Prodotto di umori patriottico-nazionalisti contraddittoriamente tradotti nel linguaggio dei dominatori germanici, aggiornato al variopinto turgore orchestrale straussiano, lo stile al termine di questa lunga e complessa formazione giovanile Š illustrato dal poema sinfonico ®risorgimentale¯ Kossuth (1903) e, con pi— originale riuscita artistica, dalla Rapsodia op. I, con le sue ®immagini araldiche di un'Ungheria cavalleresca e feudale¯ (Mila). Alla ricerca del canto perduto Il 1904 fu l'anno della svolta. Kossuth venne eseguita a Budapest il 13 gennaio, con entusiastiche reazioni del pubblico precedute invece, durante le prove, dalle proteste degli orchestrali di etnia tedesca per il trattamento caricaturale dell'inno imperiale haydniano Gott erhalte. Decoll• anche la carriera internazionale, sia del pianista, sia dell'autore, con lo stesso Kossuth presentato a Manchester dal grande direttore wagneriano Hans Richter. Di ritorno dalla lunga tourn‚e in Inghilterra e Germania, scelse Gerlicepuszta (ora Ratk¢), nella campagna slovacca, per una tranquilla villeggiatura estiva da dedicare alla composizione e alla preparazione dei concerti pianistici della prossima stagione invernale. Nella sua stessa casa soggiornava una famiglia di Budapest con la cameriera, una certa Lidi D¢sa, di etnia sz‚kely (minoranza magiara della Transilvania). Fu dalla sua voce che Bart¢k ud per la prima volta un vero canto popolare ungherese, Piros alma (Mela rossa): tanto lo colp che la invit• a cantargliene altri. Ci vorr… tempo perch‚ questo interesse maturi in una scelta estetica radicale e produca frutti compositivi, ma il seme era gettato. Nel 1905 nuove esperienze arricchirono i registri linguistici di Bart¢k, aiutandolo a liberarsi dai modelli germanici. In agosto si rec• a Parigi per concorrere al Premio Rubinstein. La ville lumiŠre lo affascin•, ma a fargli apprezzare la nuova musica francese di Debussy fu piuttosto l'inizio dell'amicizia e della collaborazione con Zolt…n Kod…ly. Mentre Bart¢k aveva scoperto il canto popolare per caso, Kod…ly vi si era accostato fin dall'inizio in modo sistematico e scientifico. Oltre a possedere una formazione di pi— rigorosa qualit… accademica, aveva una personalit… affascinante, che spiega perch‚, nonostante fosse di un anno pi— giovane, diventasse agli occhi di Bart¢k un punto di riferimento morale e intellettuale. L'amicizia un la recente passione di Bart¢k e le salde competenze filologiche di Kod…ly in un'alleanza vincente, che si concretizz• in una richiesta di finanziamento per una campagna di raccolta di canti sz‚kely. Questo progetto fu attuato solo nel 1907, ma gi… il 1906 fu occupato da frenetiche spedizioni lungo il Danubio, nelle quali Bart¢k, quasi volesse recuperare il tempo perduto e fare ammenda degli equivoci sul verbunkos, si impadron dei segreti d'arte custoditi dalla cultura contadina. Un articolo del 1931 dal titolo ®L'influsso della musica contadina sulla musica colta moderna¯ Š un'efficace sintesi dei possibili trattamenti che la melodia popolare pu• ricevere da parte del compositore. Il primo modo Š ®usare la melodia contadina senza portarle alcuna modifica oppure variandola lievemente, limitandosi ad aggiungere un accompagnamento o, secondo l'occasione, includendola fra un preludio e un postludio¯. Non ci si faccia ingannare dall'apparente innocenza di questo approccio: si tratta in effetti dello stadio basilare, senza il quale i due successivi sarebbero impensabili. L'accompagnamento non deve tradire la melodia, in particolare non deve ingabbiarla negli schemi armonici tonica-dominante n‚ tra gli accordi perfetti della tradizione occidentale colta, dato che le melodie ungheresi, di altri popoli dell'Europa orientale, della Turchia e dell'Africa settentrionale studiati da Bart¢k, di solito non fanno uso delle scale tonali maggiore-minore, ma di altri modi ecclesiastici o greci ovvero di scale pentatoniche o d'altro tipo, ma che in ogni caso ®non portano richiamo alcuno al cosiddetto ®accordo perfetto¯¯. Questo d… al compositore una grande possibilit… di liberarsi dalle concatenazioni tradizionali e gli permette ®di far vivere le melodie nei modi pi— diversi, ricorrendo agli accordi delle tonalit… pi— lontane¯ o addirittura arrivando a ®nuove concezioni armoniche¯. In secondo luogo, il compositore pu• inventare egli stesso nuove melodie secondo gli stilemi (intervalli melodici e di conseguenza armonici, scale, ritmi) della musica popolare. Bart¢k cita il caso di Stravinskij, che non si preoccupa di rivelare quali dei suoi temi ®russi¯ sono citazioni e quali sono di sua creazione: circostanza che ®ha importanza solo per la musicologia e non interessa affatto l'estetica¯. Infine, il musicista pu• astenersi sia dalla citazione, sia dall'imitazione, riuscendo comunque ®a dare alla sua musica la stessa atmosfera che distingue la musica contadina¯. Questo accade quando la familiarit… con questo idioma Š tale che il compositore lo domina come una lingua madre: l'esempio citato Š l'amico Kod…ly, in particolare lo Psalmus Hungaricus. Le tre tipologie si ritrovano, ovviamente, nella produzione dello stesso Bart¢k. Alla prima possiamo ascrivere, per esempio, i Venti canti popolari ungheresi e simili cicli per voce e pianoforte, le numerose raccolte per coro a cappella, i Canti contadini ungheresi per pianoforte o i cicli pianistici ®rumeni¯ (Danze popolari, Colinde rumene). Il secondo modello Š efficacemente esemplificato fin dai Dieci pezzi facili per pianoforte, del 1908, nei nn. 5 Sera dai sz‚kely e 10 Danza dell'orso. Il terzo, il pi— importante in quanto dimostra che nel canto popolare si possono trovare le risorse per rinnovare il linguaggio colto, si incontra pure fin dal 1907-1908 nei Due ritratti per orchestra e nelle 14 Bagatelle per pianoforte. Ô poi pienamente realizzato nell'opera matura, a partire dagli anni Venti. Questo non esclude che vi si possano riconoscere influssi di altre correnti contemporanee e un radicamento nella tradizione classica, di cui fu interprete non banale come pianista. Suoni barbari e scandalosi Nel 1907 Bart¢k venne nominato professore di pianoforte presso l'Accademia nazionale di Musica di Budapest. Tenne la cattedra fino al 1934, quando assunse insieme a Kod…ly l'incarico di organizzare la raccolta nazionale di canti popolari per l'Accademia ungherese delle Scienze. Per ventisette anni la sua vita fu spartita tra l'attivit… di insegnante e di concertista in patria e all'estero, dall'autunno alla primavera, e le estati riservate alla composizione e alle spedizioni etnomusicologiche. Ventisette anni come professore di pianoforte furono un'ottima ragione per dedicare ampio spazio, anche come compositore, alla didattica dello strumento: i citati Dieci pezzi facili, la raccolta Per i bambini (1908- 9, edizione riveduta 1945), Il primo contatto col pianoforte (1913) e soprattutto Mikrokosmos (1926-39), 153 brani in ordine di difficolt… progressiva in 6 volumi, ®una serie di pezzi in stile diverso che rappresentano nell'insieme un piccolo universo, oppure un mondo musicale per i bambini¯, secondo la duplice descrizione dell'autore. Questa musica riveste un'importanza che va al di l… della sua efficacia didattica, che non si esaurisce in ginnastica digitale, ma comporta una completa educazione dell'orecchio, del gusto e dell'intelligenza del testo musicale in tutti i suoi parametri linguistici. Ma soprattutto, in un secolo di reciproche chiusure comunicative tra artisti e pubblico, dimostra che una musica decisamente innovativa non Š necessariamente astrusa e difficile, pu• essere capita... anche da un bambino. Dopo un'opera di rottura rispetto alla tradizione tonale come le Bagatelle, il pianoforte fu nuovamente protagonista di un brano provocatorio il 1o febbraio 1913, quando venne per la prima volta eseguito l'Allegro barbaro composto pi— di due anni prima. Dopo un secolo durante il quale lo strumento Š stato sottoposto a ben altri maltrattamenti ci riesce difficile capire lo scalpore che accolse un brano diventato poi quasi popolare. Occorre immedesimarsi in ascoltatori avvezzi a pretendere dalla tastiera l'amabile eloquio melodico di una voce cantante o, se amanti del moderno, infervorati per le perlacee evanescenze debussyane e le scintillanti iridescenze alla Ravel. Bart¢k riportava il pianoforte alla natura percussiva, con una timbrica aspra, atta a far emergere un'invenzione ritmica di protervo dinamismo, uno scatenamento di energie primordiali che giustificano il titolo, non senza saporite irregolarit… d'accenti: il 1913 Š l'anno della Sagra della primavera. Una simile capacit… di inventare nuove sonorit… per destinazioni strumentali cariche di storia si consolid• come tratto distintivo del linguaggio bartokiano, diventandone elemento strutturale e non solo esteriore coloritura timbrica. Tocca in primo luogo il pianoforte, culminando nella Sonata per due pianoforti e percussione ed esprimendosi con grande originalit… nei primi due Concerti per pianoforte e orchestra e nella suite All'aria aperta, con i famosi esempi di rabbrividente, misteriosa ®musica notturna¯ che sembra trarre il suo materiale sonoro dalle vibrazioni pi— segrete della Madre Terra. Ma investe anche, in modo forse ancora pi— sorprendente, gli archi. In particolare i sei Quartetti costituiscono una sorta di ®diario intimo¯ del compositore e ciascuno sintetizza le pi— importanti conquiste estetiche di un periodo creativo. Viene sviluppata una tecnica di contrappunto germinale che ha il suo capolavoro nella Musica per archi, percussione e celesta. Un capitolo breve ma intenso dell'arte di Bart¢k Š il teatro musicale. Si apr con l'unica opera lirica, Il castello del principe Barbabl—, su libretto di B‚la Bal…sz da un dramma di Maurice Maeterlick (lo stesso del Pell‚as et M‚lisande di Debussy). Composta nel 1911 ma rappresentata solo nel 1918, segna la prima maturit… dell'autore e ben pi— dei tentativi di Erkel inventa ex novo l'opera ungherese, ossia un declamato melodico plasmato sulle sonorit… uniche di quella lingua. Grondante di oscuro e un po' macabro simbolismo fin de siŠcle, il soggetto offre a Bart¢k abbondanti spunti per sortilegi di invenzione timbrica, quasi un'epitome anticipatrice di quelle atmosfere notturne e inquietanti, di quelle tenebre della natura e dell'anima, che costituiscono un registro espressivo cos frequente e caratteristico in tanti suoi capolavori. Il secondo esperimento scenico fu Il principe di legno (pi— letteralmente, Il principe scolpito nel legno), anch'esso su soggetto fiabesco e simbolista elaborato da Bal…sz, ma in forma di balletto, ovvero di pantomima. Composto tra il 1914 e il 1917, anno della prima rappresentazione, reca tracce di wagneriani e Debussy, ma anche del Petruska di Stravinskij. Il vero capolavoro teatrale Š la successiva pantomima Il mandarino meraviglioso, su soggetto alquanto scabroso di Menyh‚rt Lengyel ideato forse fin dal 1912 per una commissione dei Balletti russi di Djagilev che non ebbe seguito. Il tema, dalla novellistica orientale, dell'amante invulnerabile viene trasformato in una vicenda di attualit… con forte valenza di denuncia sociale. Iniziata nel 1917 e terminata nel 1921, ma nell'orchestrazione solo nel 1925, bloccata dalla censura ungherese, and• in scena infine nel 1926 a Colonia e anche qui il sindaco, Konrad Adenauer, ritenne opportuno vietare dopo lo scandalo della prima rappresentazione questa ®commedia di prostitute e di ruffiani¯, come la defin il critico del K”lner Stadt- Anzeiger. Con incandescente violenza espressionistica, il ®contadino¯ Bart¢k vi enuncia una drammatica protesta contro l'alienazione della metropoli, rispetto alla quale l'istinto sessuale ha almeno il rango di forza vitale autentica. L'esilio americano Nonostante il carattere schivo e riservato, Bart¢k non pot‚ evitare un certo coinvolgimento ®politico¯ della sua arte. Desta sorpresa, per esempio, consultare i documenti di una querelle sorta quando un musicologo rumeno lo accus• di condividere le tesi della destra ungherese che voleva la revisione dei confini stabiliti dal trattato del Trianon, solo perch‚ in un articolo aveva sottolineato il valore artistico della musica della minoranza magiara nella Transilvania ora rumena. Nessuno stupore invece suscita dover leggere articoli degli anni Trenta e Quaranta nei quali respinge ogni tentazione di accostare gli studi etnomusicologici a ideologie nazionaliste o, peggio, razziste. Una simile confusione nel suo caso Š impossibile, solo che si consideri il ventaglio di etnie non solo ungheresi ma slave, bulgare, turche, arabe, alle quali dedic• fatiche scientifiche e creativit… artistica. Nessuno meglio di lui sapeva quante ricchezze fossero nate, non certo dall'isolamento di presunte ®razze pure¯, ma dai reciproci influssi che le culture da sempre si scambiano. Cooptato dalla Repubblica comunista dei Consigli comunista di B‚la Kun nel Direttorio musicale, Bart¢k non serb• memoria troppo positiva di quell'esperienza; ancor meno apprezz• la successiva ®reggenza¯ conservatrice dell'ammiraglio Horthy. La situazione precipit• con lo scoppio della Seconda guerra mondiale. Nell'autunno del 1940 si trasfer negli Stati Uniti, nelle intenzioni temporaneamente, andando a infoltire la colonia di artisti esuli dall'Europa nazifascista. Sulla produzione degli anni americani i critici ®modernisti¯ fecero piovere accuse di regressione linguistica, se non addirittura di cedimento commerciale ai gusti del pubblico. In realt… l'orientamento verso un'espressivit… pi— pacata e un linguaggio pi— limpido e lineare si era gi… manifestato nelle ultime composizioni ®europee¯. Dopo un periodo di sterilit… dovuto alle difficolt… pratiche di ambientamento e al declinare della salute, gi… minata dalla leucemia, nacquero in questi ultimi anni due delle composizioni pi— popolari, il Concerto per orchestra, con la famosa parodia della Settima sinfonia di Sostakovic, il Terzo concerto per pianoforte e orchestra, scritto per la moglie Ditta; ma anche un lavoro ®esoterico¯ come la Sonata per violino solo, per Yehudi Menuhin. Il Terzo concerto fu l'ultima composizione completata, anche se non perfettamente rifinita. Allo stato di abbozzo rimase il Concerto per viola, commissionato da William Primrose. Fu l'amico e allievo Tibor Serly, su incarico del figlio e della moglie di Bart¢k, a preparare per l'esecuzione queste partiture, con interventi che nel caso del Concerto per viola furono molto consistenti e quindi contestati nella loro aderenza alle intenzioni dell'autore. Nel 1995 Š uscita una nuova edizione pi— fedele all'autografo, curata da P‚ter Bart¢k con il violista Paul Neubauer. Essa comunque non altera la fisionomia di questo opus ultimum, estrema decantazione del ®terzo stile¯ bartokiano. Rispetto alle opere ®barbariche¯ ed espressioniste vi troviamo un'aspirazione alla semplicit… comunicativa: armonie pi— chiare, centri tonali pi— evidenti, dissonanze meno aspre; il canto popolare Š ormai assimilato nell'invenzione melodica. A Serly si Š rimproverato di aver adottato per il movimento lento del Concerto per viola la stessa indicazione agogica dell'omologo luogo del Terzo pianistico, ®Adagio religioso¯. Quella di Bart¢k fu una religiosit… laica, che ha il suo capolavoro nella purtroppo raramente eseguita Cantata profana: un naturalismo panico, che contempla il mistero non in una trascendenza ultraterrena, ma nel segreto brulicare vitale della materia. Ma nell'ultimo periodo,fino alla morte avvenuta il 26 settembre 1945, si ha ®una depurazione dei grumi troppo spessi della materia vitale¯, ®un posare stanco dall'affanno del vivere, che se non Š proprio assoluta certezza di pace futura, Š almeno distacco, acquisita convinzione della vanit… di tanto gioire, soffrire, sperare, lottare¯ (Mila). Marina Verzoletto (®Letture¯ n. 625/06) Comunicati Concorso nazionale di poesia e racconti ®Basilio Beltrami - Pensieri e Parole¯ La sezione di Trento dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - Onlus organizza la 10a edizione del Concorso Nazionale di poesia e racconti ®Basilio Beltrami - Pensieri e Parole¯, aperto anche ai vedenti. Per partecipare al Concorso Š necessario inviare al massimo due poesie o un racconto a tema libero in lingua italiana. Gli autori, se lo desiderano, potranno partecipare ad entrambe le categorie. Il materiale dovr… essere inviato in 5 copie dattiloscritte, di cui solo una dovr… riportare la firma dell'autore. Le opere dovranno essere inedite, mai presentate a questo o ad altri Concorsi. L'eventuale falsa dichiarazione causer… l'esclusione dal Concorso. Ogni racconto, battuto a macchina o elaborato al computer, non deve superare le 3 facciate dattiloscritte con un massimo di 40 righe a facciata con 80 battute, spazi inclusi, per riga. In caso di presentazione di due poesie le stesse non potranno essere contenute nella stessa pagina. Al suddetto materiale dovr… essere allegata una scheda dattiloscritta dell'autore contenente: nome, cognome, indirizzo, numero di telefono e breve curriculum. Gli elaborati dovranno pervenire entro e non oltre il 15 maggio 2007 al seguente indirizzo: Concorso ®Basilio Beltrami - Pensieri e Parole¯ C/o Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Onlus Corso 3 Novembre, 132 38100 - Trento. Far… fede la data del timbro postale. Tutti i partecipanti verranno informati tramite lettera sui risultati del Concorso. Verranno premiati i primi tre della sezione poesia ed i primi tre della sezione racconti; verranno inoltre assegnati alcuni premi speciali per particolari meriti. La Cerimonia di premiazione della 10a edizione di questo Concorso verr… organizzata entro il 30 novembre 2007 nella citt… di Trento. Per entrambe le sezioni del Concorso verranno assegnati i seguenti premi: - ?uro 350,00 per il primo classificato; - ?uro 250,00 per il secondo classificato; - ?uro 150,00 per il terzo classificato. Inoltre, a discrezione della Giuria, saranno segnalate fino ad un massimo di tre opere per ogni sezione. A tutti i vincitori sar… consegnata una targa ricordo. Sar… cura dell'organizzazione informare con largo anticipo i vincitori, della data e del luogo nel quale si svolger… la Cerimonia di premiazione del Concorso. I poeti sono tenuti a presenziare alla Cerimonia di premiazione. Sono ammesse le deleghe per il ritiro dei premi ad eccezione di quelli in denaro, che verranno, qualora non riscossi personalmente, incamerati per l'edizione successiva. Gli elaborati pervenuti non saranno restituiti agli autori. La partecipazione Š gratuita. Tutte le opere presentate potranno essere pubblicate o usate ad insindacabile giudizio degli organizzatori senza che da ci• derivi alcun obbligo nei confronti dell'autore per diritti o compensi verso lo stesso. Il giudizio della giuria Š insindacabile ed i partecipanti dichiarano sin d'ora di accettare l'operato della medesima. La partecipazione al concorso implica l'accettazione incondizionata del presente regolamento. I dati personali verranno utilizzati ai soli fini del Concorso, ai sensi del Decreto Legislativo 196/2003. Per ulteriori informazioni rivolgersi alla segreteria del Concorso: Tel. 0461/930083 - 0461/915990. Nuovo Consiglio di Amministrazione della Biblioteca L'11 gennaio 2007 si Š insediato il nuovo Consiglio di Amministrazione della Biblioteca Italiana per i Ciechi ®Regina Margherita¯ di Monza, formato dai componenti: - Prof. Daniele Tommaso - Sig. Notari Giampiero - Prof. Piscitelli Pietro - Dott. Romano Salvatore - Dott.ssa Zaldini Maria Rita. Nella seduta medesima il Consiglio ha nominato il Prof. Piscitelli e il Sig. Notari rispettivamente Presidente e Vicepresidente. Contenitori dei libri in restituzione Ricordiamo che Š tassativamente vietato inserire nei contenitori dei volumi Braille in restituzione, qualsiasi tipo di materiale che sia diverso dai volumi stessi, in quanto tale materiale non sar… da noi preso in alcuna considerazione. Ricordiamo inoltre a coloro che utilizzano il servizio del Corriere Bartolini, che non troveranno pi—, all'interno dei contenitori, la lettera in nero di accompagnamento alla spedizione, poich‚ tale lettera non serve pi— e non Š pi— necessario consegnarla al momento della restituzione dei contenitori medesimi.