Aprile-Giugno 2007 n. 2 Anno XXI Quaderni di Minimondo Rivista culturale Braille Periodico trimestrale Fascicolo II Direzione Redazione Amministrazione Biblioteca Italiana per i Ciechi 20052 Monza - Casella postale 285 c.c.p. 853200 - tel. 039/28.32.71 e-mail: bic@bibciechi.it Dir. Resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Massimiliano Cattani, Antonietta Fiore, Ilaria De Cristofaro Pietro Piscitelli (Responsabile) Copia in omaggio Stampato in Braille a cura della Biblioteca Italiana per i Ciechi via G. Ferrari, 5/a 20052 Monza Sommario Franco Di Maria, Ivan Formica: Gli inquilini dell'inconscio (®Psicologia contemporaneaŻ n. 201/07) Carlo Bordoni: La cultura come spettacolo (®PrometeoŻ n. 96/06) Comunicato: Trascrizione personalizzata di opere (book on demand) Gli inquilini dell'inconscio - Dall'inconscio personale all'inconscio collettivo, dall'inconscio sociale all'inconscio politico: mondo interno e mondo esterno da Freud ad oggi. - Cosa abita l'inconscio? Una giovane signora racconta il sogno di una zingara che le ruba la catenina. Quella zingara Š sua madre, che poi muore. Il sogno prosegue con immagini di sangue e morte, culminanti in quella di un giovane di colore, immigrato, con il petto squarciato da un'ascia. Un'insegnante di trentacinque anni, siciliana ed emigrata nel Nord Italia, ritorna al paese d'origine e sogna di diventare leghista in terra di meridionali. Nel suo sogno viene ®legataŻ dalla Lega con delle corde, che le strappano la rinuncia alla sua meridionalit…, in un miscuglio di dolore e piacere per l'identit… perduta: ®Non sar• pi— sicilianaŻ, commenta. Un giovane medico sogna di essere Sciascia che dialoga con Tot• Riina. Il capomafia gli rimprovera di aver scritto Il giorno della civetta. Spiega che anche lui, almeno una volta nella vita, ha accettato la distinzione proposta da Sciascia di una societ… collusiva dove convivono uomini e ominicchi. Questi tre sogni sono stati estratti dai protocolli dell'Unit… operativa di Franco Di Maria, afferente a un pi— ampio lavoro di ricerca psicosociale promosso negli anni Novanta da Giancarlo Trentini sul tema ®Psicopolitica delle appartenenze soggettive e intersoggettiveŻ. Sogni che testimoniano, insieme a moltissimi altri, come l'inconscio sia fortemente influenzato dai climi politici e sociali che respiriamo, con i loro cambiamenti interni, le trasformazioni e le catastrofi che producono. Abbiamo conosciuto sogni abitati dai regimi comunisti dell'Est europeo e dal loro crollo, dalla guerra nell'ex Jugoslavia, dai massicci fenomeni d'immigrazione, per arrivare, in tempi pi— recenti, alle Torri, all'Iraq e al Libano. Abitati anche da macrofenomeni antropologici, come mafia, camorra, corruzione, tangentopoli. Tutti questi eventi transitano dallo spazio mondano ai sogni, alle fantasie, alle associazioni, assumendo significato nella psicopatologia e nella sofferenza psichica e connotando fobie, sindromi ossessive e fantasie persecutorie. Alcune ricerche hanno mostrato che dopo il crollo delle Torri molte persone, non solo statunitensi, hanno iniziato a sognare con maggiore frequenza aerei, crolli, morte. Come dire che gli tsunami non inondano soltanto gli spazi fisici esterni, ma anche i nostri spazi interni. E allora: quali inquilini abitano l'inconscio? Gli interrogativi in tema di inconscio sono tanti e tanti resteranno. Uno su tutti: che cosa resta dell'inconscio freudiano e dei conflitti sessuali riportati dai suoi pazienti quando ci accorgiamo che le trasformazioni culturali, storiche, geografiche non investono soltanto il mondo esterno, ma hanno delle profonde ricadute anche sul mondo interno? In una seduta gruppoanalitica un giovane racconta il suo sogno. Sta per partire con un gruppo di amici, ma non pu• ancora farlo. Deve aspettare che una ragazza orientale gli porti un vestito da guru: ®Perch‚Ż, chiede, ®ho bisogno di un altro vestito? Perch‚ da guru?Ż. L'inconscio personale di Sigmund Freud Freud introduce esplicitamente il punto di vista dinamico nei processi inconsci nel 1909, nella seconda delle Cinque conferenze sulla psicoanalisi tenute negli Stati Uniti, affermando che il nostro apparato psichico Š diviso in zone, caratterizzate da un gioco di forze in conflitto tra loro, e che le forze dinamiche di qualsiasi conflitto derivano da un'unica matrice, quella pulsionale. Si tratta di una conflittualit… tutta interna all'individuo tra pulsioni incompatibili: quelle di natura sessuale (principio del piacere) e quelle dell'Io, che si oppongono alle prime e al loro libero manifestarsi (principio di realt…). Nel 1915 Freud scrive L'Inconscio, un saggio breve ma ricco di specificazioni. Qui Freud sottolinea che i contenuti dell'inconscio si strutturano in trame immaginarie, composte sia da schemi fissi, sia da tracce di vissuti personali. Nell'inconscio i contenuti degli investimenti sono particolarmente mobili: una rappresentazione pu• cedere ad un'altra il proprio investimento (spostamento), o appropriarsi dell'investimento di pi— rappresentazioni (condensazione). Oltre alla mobilit… degli investimenti, le caratteristiche dell'inconscio sono anche: assenza di contraddizione, processo primario, atemporalit… e sostituzione della realt… esterna con la realt… psichica. Freud non solo rivendica il fatto che tutti gli accadimenti e i fenomeni che si svolgono nella nostra mente affondano le radici nell'inconscio, ma che i contenuti e la natura dell'inconscio (i desideri, le fantasie o, come lui dice, le rappresentanze pulsionali) sono incompatibili con la coscienza desta (di qui la censura, o rimozione). Per Freud gli eventi psichici hanno sempre un significato in quanto espressione di desideri inconsci di natura sessuale, cui Š impedito di diventare coscienti. In s‚ i processi psichici inconsci sono inconoscibili, ma possono divenire ricostruibili attraverso i loro derivati (sogni e sintomi in primis). Tale ricostruzione Š attuabile attraverso la psicoanalisi, che consente di comprendere brandelli d'esperienza che altrimenti rimarrebbero privi di significato. La psicoanalisi si configura, pertanto, come scienza delle tracce, resa possibile dal principio del determinismo psichico che, negando allo psichico ogni casualit…, collega tutti i nostri atti in una catena associativa ferrea. Recuperando l'inconscio all'intelligibilit…, la psicoanalisi riesce ad ottenere effetti di verit… e, di conseguenza, di mutamento. L'inconscio collettivo di Carl Gustav Jung Dobbiamo a Jung una rielaborazione della psicologia dell'inconscio di portata straordinaria. Jung ipotizz• che in ogni individuo esistono, al di fuori delle reminiscenze personali, grandi immagini originarie, ossia le possibilit… ereditarie dell'immaginazione umana, attive da tempi immemorabili. Non Š la rappresentazione in s‚, dunque, ad essere considerata da Jung ereditaria, ma la possibilit… di rappresentazione. Tale possibilit… ci mette in grado di rappresentare elementi, motivi leggendari, immagini. Ecco allora che per Jung nel trattamento possono essere riprodotte fantasie non pi— risalenti a ricordi personali, ma manifestazioni dello stato pi— profondo dell'inconscio, quello in cui giacciono assopite le immagini originarie comuni a tutta l'umanit…, cui Jung d… il nome di ®archetipiŻ, che poi vanno a strutturare l'inconscio collettivo, diverso, in termini di contenuti, da quello personale. Gli archetipi sono le immagini a carattere arcaico proprie di tutta l'umanit…, immagini che si manifestano a livello individuale, nei sogni e nelle fantasie e, a livello collettivo, nei miti, nelle fiabe e nelle opere artistiche. L'inconscio, in tal senso, ha due livelli, quello personale e quello collettivo. L'inconscio personale contiene i ricordi perduti, rimossi, perch‚ penosi, quello collettivo rimanda ad immagini originarie, a quelle forme di rappresentazione pi— antiche e generali dell'umanit…. Dunque per Jung l'inconscio non contiene solo elementi personali, ma anche impersonali, collettivi, in forma di categorie ereditate o, appunto, archetipi. L'inconscio sociale di Sigmund H. Foulkes Se Jung ha proposto un nuovo modo di concepire l'inconscio, una vera e propria rivoluzione copernicana sopraggiunge con Sigmund H. Foulkes e la gruppoanalisi. Questa rappresenta ®un tentativo di estendere la psicoanalisi, per la quale l'attenzione Š concentrata sul mondo interno del singolo paziente, ad una concezione alquanto diversa dell'individuo, come un essere in interazione dinamica con altri, in vari tipi di raggruppamenti socialiŻ (Brown e Zinkin, 1994). Foulkes inaugura un diverso modo di considerare il ruolo del sociale, dunque del mondo esterno: ®Come gruppoanalisti non condividiamo la giustapposizione psicoanalitica di una realt… psicologica ®internaŻ e di una realt… fisica o sociale ®esternaŻ, che per la psicoanalisi ha molto senso. Quello che Š dentro Š fuori, il ®socialeŻ non Š esterno, bensŤ anche molto interno e penetra l'essenza pi— interna della personalit… individualeŻ (Foulkes, 1973). Per Foulkes, pertanto, il mondo esterno permea e impregna tutte le strutture psicologiche del singolo individuo, il quale finir… non solo con l'abitare il sociale, ma anche con l'essere abitato dal sociale, che quotidianamente lo attraverser… intenzionandone i comportamenti, gli atteggiamenti, i pensieri, le azioni e i sogni. In una delle nostre sedute di gruppoanalisi una signora di mezza et… racconta di aver sognato di essere a casa di un medico a spolverare. Si apre una porta e vede distesa sul letto una ragazza mulatta seminuda in posizione eccitante: ®Io che ci facevo l…?Ż, chiede agli astanti. Poi: ®Io casalinga e quelle...Ż. La gruppoanalisi si Š resa protagonista di un avanzamento epistemologico di grande spessore e impatto per la conoscenza e la cura dell'uomo: ®Ciascun individuo Š essenzialmente e inevitabilmente determinato dal mondo in cui vive, dalla comunit…, dal gruppo, di cui egli costituisce una parte [...]. La vecchia contrapposizione tra mondo esterno e mondo interno, costituzione e ambiente, individuo e societ…, fantasia e realt…, mente e corpo non pu• essere mantenutaŻ (Foulkes, 1948). Questo nuovo modo di guardare il sociale come un qualcosa che attraversa e permea il dentro dell'individuo, ovviamente, ha aperto la strada alla possibilit… di ripensare e risistematizzare le principali teorizzazioni in tema di inconscio. Foulkes abbandona l'ipotesi freudiana di un conflitto tra pulsioni (dimensione biologica) e coscienza (dimensione culturale), dal momento che Š lo stesso inconscio freudiano ad essere acculturato, ad avere una componente sociale. A differenza dell'inconscio freudiano che Š sia rimosso che inconscio, l'inconscio sociale di Foulkes Š inconscio (perch‚ fuori dalla coscienza), non rimosso ma determinato dall'esperienza. I sistemi mentali di Earl Hopper Ô stato Earl Hopper ad approfondire le interconnessioni tra sistemi sociali e sistemi mentali, interessandosi a quanto e come i sistemi sociali trasformino le persone e i loro mondi interni e, allo stesso tempo, al modo in cui fantasie, azioni, pensieri e sentimenti inconsci abbiano effetti determinanti sui sistemi sociali (Falgares e Di Maria, 2002; Falgares, 2003). Con il concetto di inconscio sociale, ripreso da Fromm, Hopper fa riferimento all'esistenza e agli influenzamenti delle disposizioni sociali, culturali, relazionali, comunicazionali di cui le persone sono inconsapevoli (non le riconoscono, o le negano, o non le considerano problematiche), ma che di fatto esercitano profondi effetti sulla loro esistenza. Per Hopper chiunque si occupi di clinica individuale o di gruppo non pu• prescindere dall'inconscio sociale. Pu• considerarsi un vero e proprio ®errore terapeuticoŻ focalizzare l'attenzione sul solo contesto psicologico del paziente, tralasciando quello sociale con i suoi effetti. Hopper Š molto critico nei confronti di quei modelli psicoterapeutici individualistici che guardano al comportamento della singola persona, al suo sistema di credenze o alla sua motivazione, come se esistesse la singola persona, caratterizzata da quest'ordine di variabili, indipendentemente dal contesto in cui vive. Tra i meriti che sicuramente vanno riconosciuti a Foulkes e Hopper vi Š quello di essere riusciti a muoversi nell'affascinante e ambiziosa direzione di collegare (in modo non causalistico) i fatti individuali, l'inconscio, alle dimensioni microrelazionali, per esempio la famiglia, a loro volta collegate alle dimensioni macrorelazionali delle organizzazioni, delle istituzioni, della cultura e della politica. Dall'inconscio sociale all'inconscio politico Ed Š proprio il ruolo della politica, il suo effetto sulla vita psichica degli uomini, ad aver aperto un nuovo campo d'indagine. Ci• che studiosi come Foulkes e Hopper hanno portato avanti ha riguardato la plausibilit… di poter operare una lettura psicologico-clinica delle dinamiche che agiscono all'interno dei gruppi psicopolitici e la ricaduta di queste sui singoli individui che ne fanno parte, ponendo le basi per la comprensione del legame tra processi di gruppo, dinamiche politiche e vita psichica. Dobbiamo soprattutto alla scuola palermitana il merito di aver approfondito quest'area, servendosi degli apporti della psicologia clinica, sociale e di comunit… (Di Maria, 2000). Quando Fiore (1994) sostiene che ®la politica non Š un fenomeno che ha un'origine ed una vita propria, ma Š un epifenomeno, un prodotto della mente umana e per questo porta i segni indelebili della storia interna di chi la faŻ, sottolinea che l'essere umano Š produttore di cultura ed Š inserito in un contesto che Š esterno ed interno a lui. Nonostante la pressione assoggettante che l'ambiente esercita su di lui, l'uomo risponde con una forte motivazione a trasformare l'ambiente. E tale motivazione Š il fondamento sia del comportamento politico, sia della propensione a stare con altri esseri umani (la politica come segno della natura sociale dell'uomo). Di Maria (1991) ha provato a leggere la fenomenologia politica come realizzazione di un processo transpersonale. Se da un lato, infatti, essa ha origine nel modo in cui le persone concepiscono i loro rapporti, dall'altro la politica Š interna ed esterna alle persone, uno spazio mentale che guarda alla progettualit…, alla pensabilit… e alla realizzazione di trasformazioni dello status quo. Se prendiamo a modello la polis greca, la citt… stato che costantemente vivificava le esistenze nell'agor…, nella piazza, ovvero nel comune spazio di discussione, scambio e partecipazione tra tutti i membri della comunit…, possiamo battezzare ®inconscio politicoŻ quel luogo interno alla nostra psiche, non immediatamente accessibile e visitabile, in cui gli accadimenti politici dell'agor… trovano un'immediata collocazione e abitazione (Di Maria, 2005). Andare alla scoperta o tentare di svelare questo luogo inconscio, non immediatamente visibile e visitabile, comporta la competenza di guardarsi ®dentroŻ. Noi parliamo di scoperta (togliere la coperta) o di svelare (togliere il velo) nella misura in cui crediamo che attraverso alcuni derivati dell'inconscio (sogni, atti mancati, lapsus) l'inconscio possa rivelarsi e apparire in tutta la sua lucentezza. Ma gli attori che recitano dentro i nostri teatri privati, che vengono a farci visita nei nostri sogni, non sono altro che i personaggi che recitano e abitano nei nostri teatri di ogni giorno, nelle nostre vite, nei nostri ambienti lavorativi, familiari e amicali, personaggi che transitano tra il dentro e il fuori, per cui come psicoterapeuti o operatori dell'ignoto nel momento in cui vediamo il ®fuoriŻ conosciamo gi… qualcosa del ®dentroŻ. Nel ®fuoriŻ non ci sono soltanto le persone che fanno parte della nostra vita. Sono presenti anche i fatti, gli accadimenti che leggiamo nei giornali o che vediamo in televisione e che finiscono inevitabilmente col trovare accesso ed annidarsi nel nostro mondo interno. In una delle nostre sedute gruppoanalitiche una signora racconta di sentirsi stabilmente zingara nella sua famiglia (era il periodo in cui alcune parti politiche sottolineavano la pericolosit… di alcuni insediamenti Rom). Poi, rivolgendosi al gruppo, chiede: ®Che significa sentirsi zingari?Ż. L'inconscio prima di Freud Freud ha indubbiamente fornito un importante contributo in merito allo studio e alle riflessioni sull'inconscio, ma non ne Š stato lo scopritore. L'inconscio Š stato oggetto di investigazione fin da tempi molto remoti. Come ha giustamente affermato Margetts (1953), ®fin quasi dall'alba della civilt… l'uomo ha avuto il sospetto di comprendere che esiste un'attivit… mentale al di fuori della sua coscienza di vegliaŻ. Una sorta di interesse, dunque, verso quelle componenti ®inconsceŻ che risiedono da qualche parte in ogni individuo e su cui, ancora oggi, ci si continua ad interrogare nel tentativo di riuscire a fare un po' pi— di luce sulle ombre dell'esistenza. Durante il secolo XVII il pensiero filosofico europeo Š stato dominato da tre interpretazioni sulla natura dell'esistenza. Il materialismo trattava i corpi fisici e i loro moti come la realt… primaria; l'idealismo riteneva che tale realt… fosse costituita dallo spirito, o mente; il dualismo cartesiano postulava due regni indipendenti, la res cogitans (mentale) e la res extensa (materiale). Le prime due scuole non avevano difficolt… a riconoscere una parte inconscia della mente, sebbene sotto altri nomi. Ma per la terza scuola, quella cartesiana, l'ammissione dell'esistenza di processi mentali inconsci significava la negazione del dualismo, in quanto concezione di due regni indipendenti, materia in movimento e mente necessariamente consapevole: per Cartesio tutto quello che non era conscio nell'uomo era materiale e fisiologico, quindi non mentale. Ma le prime due scuole, disponibili a riconoscere la mente inconscia, non ebbero gran voce in capitolo, perch‚ i loro monismi erano entrambi relativamente impotenti. La scoperta dell'inconscio richiese circa due secoli, approssimativamente. L'idea dei processi mentali inconsci divent• concepibile attorno al 1700, di attualit… attorno al 1800, ed effettiva attorno al 1900. Furono molti i fattori che imposero questo sviluppo nel pensiero e nella pratica, ma il pi— importante fu il riconoscimento che i fatti non sostengono l'ipotesi dell'autonomia della coscienza (Whyte, 1970). La storia della scoperta dell'inconscio dopo Cartesio mostra un predominante contributo tedesco nel campo delle idee sistematiche, un apporto inglese nel campo empirico e la caratteristica cautela verbale francese, combinata con una certa sottigliezza (in generale, i pensatori francesi contribuirono relativamente poco alla comprensione teoretica dei processi impliciti). Dal XVIII secolo in poi vi fu un interesse crescente non solo per i normali ritmi della coscienza (sonno, sogni, sogni ad occhi aperti), ma anche per gli stati insoliti o patologici (svenimenti, estasi, ipnosi, allucinazioni, stati indotti dalla droga, dimenticanza, ecc.) e per i processi che sono alla base del pensiero ordinario (immaginazione, giudizio, selezione, diagnosi, interesse, simpatia, ecc.). Per circa due secoli, dal 1750 al 1950, molti razionalisti furono portati a considerare l'inconscio come il regno delle forze irrazionali che minacciavano l'ordine sociale e intellettuale innalzato per generazioni dalla coscienza razionale. Il Giorno era sfidato dalla Notte, la luce della ragione dalle tempeste e dai conflitti dell'intuizione e dell'istinto, l'anima dell'uomo da uno spirito interiore di tentazioni e di resa, oscuro e spaventoso, ma disperatamente attraente. Per altri, l'inconscio non era semplicemente il regno del caos, del conflitto e delle passioni distruttive, ma anche la fonte di tutte le forme di ordine create dall'immaginazione umana fin dal primo e pi— straordinario successo formativo dell'uomo: l'invenzione del linguaggio. Franco Di Maria Ivan Formica (®Psicologia contemporaneaŻ n. 201/07) La cultura come spettacolo - I nuovi media mostrano il mondo attraverso un occhio elettronico, che tende a sostituirsi alla conoscenza diretta, all'esperienza dal vivo. - Se la cultura diventa spettacolo Negli anni a cavallo tra il XX e il XXI secolo, in concomitanza con i profondi cambiamenti introdotti dalle nuove tecnologie di comunicazione, la cultura ha subito un radicale mutamento. Quasi una rivoluzione inavvertita. Un cambiamento che ha visto le fonti tradizionali del sapere (lo scritto e la lettura e, con essi, la scuola) cedere il passo ad altre forme pi— immediate di apprendimento, di comunicazione e di trasmissione dei contenuti, che non necessariamente si basano sulla tradizione scritta, ma attingono in maniera diretta dai nuovi media. In conseguenza della perdita di centralit… della scrittura Š la ®visibilit…Ż a prendere il sopravvento, fino a porsi come punto di riferimento forte e ineludibile della cultura. D'altro lato la forza di penetrazione della televisione e la sua capacit… di fissare modalit… esistenziali e comportamentali Š dirompente (cfr. Enzensberger, 1985). La sua centralit… nella vita quotidiana, dai primi anni formativi all'et… della senescenza - bambini e anziani, non a caso, sono gli utenti pi— assidui delle trasmissioni Tv - Š talmente evidente da essere riconosciuta dovunque come il principale medium educativo e ricreativo a livello familiare. Si perviene in tal modo a una ®dislocazioneŻ della conoscenza, a una sorta di conoscenza di seconda mano, che si definisce nell'apparire piuttosto che nell'essere. Il sapere non Š inteso pi— come ricerca e apprezzamento della verit…, ma come ®conoscenza della conoscenzaŻ, finalizzato a introitare percezioni e dati che sono il risultato ultimo di un processo precedente, di cui non si ha coscienza. Ci• induce a una percezione alterata della realt… sociale, perch‚ non essenzialmente veritiera e non basata su principi razionali (logici), che tuttavia contribuiscono alla costruzione della sua immagine, quella che viene percepita da tutti e da tutti condivisa: l'aspetto culturale della societ… Š infatti il suo vero volto, al di l… delle strutture economiche che lo sottendono. La spettacolarizzazione della cultura favorisce e strumentalizza la ®conoscenza della conoscenzaŻ, allo scopo di favorire la comunicazione sociale - l'informazione Š essenziale in una societ… spettacolarizzata: Š il suo nucleo centrale - e la partecipazione di tutti alla formulazione del ®volto culturaleŻ della societ… stessa. La sua origine pi— lontana, i principi su cui Š fondata in origine, sono essenzialmente democratici e umanitari, gli stessi che vedeva Benjamin (1955) nella pi— ampia circolazione della cultura. Dunque Š la grande occasione offerta dalla tecnologia - dalle nuove scoperte e dalle applicazioni nel campo della riproducibilit… dell'arte e della diffusione capillare del patrimonio culturale - di rompere la tradizionale chiusura del sapere entro la cinta riservata a pochi e permettere all'intera comunit… di fruirne. Un'idea di progresso, in sostanza, che poggia sulla fiducia panglossiana della cultura come arma di riscatto sociale e di liberazione dell'uomo. In ci• vedendo le istanze libertarie non solo in funzione dell'affrancamento dalle catene del bisogno economico, dalla fatica e dal lavoro bestiale, ma, soprattutto, dalla liberazione delle coscienze oppresse, dall'insipienza, dall'ignoranza di s‚ e del mondo circostante. L'idea dell'acculturazione delle masse, in vista dell'acquisizione di una coscienza culturale autonoma, Š in fondo l'apporto pi— fecondo generato dall'intera Scuola di Francoforte ai movimenti della sinistra occidentale nel secondo dopoguerra, anche se le istanze rivoluzionarie preconizzate (in specie la capacit… della sovrastruttura culturale di modificare sensibilmente la struttura economica) si sono rivelate mere utopie. Ci• non ha impedito una maggior diffusione culturale, seguendo sentieri propri che sarebbe stato difficile prevedere: la cultura tradotta alle grandi masse popolari da strumenti inidonei a rispettare processi e contenuti, i quali - per la loro stessa impostazione originaria - non si prestavano a essere semplificati e ridotti all'essenziale, si Š dimostrata impoverita e privata dei suoi attributi pi— autentici, fino a presentarsi nelle vesti di una controfigura di se stessa. Un'icona vuota di cui appaiono valutabili le emergenze pi— vistose, gli elementi salienti, gli effetti visibili e facilmente comprensibili, perch‚ plateali. Il passaggio dalla cultura ®altaŻ a quella ®bassaŻ e generalizzata (democratizzata) ha subito un processo di riduzionismo tanto vasto da sconvolgere la portata stessa dei contenuti culturali, accettandoli in blocco, senza riserve; impacchettandoli e mettendoli a disposizione di tutti, senza per• fornire gli strumenti idonei alla sua decifrazione. Anzi, lasciando intatto il problema stesso della decifrazione - l'unico serio metodo di appropriazione della ®verit…Ż - e privilegiando il gesto, l'offerta, la disponibilit…, tutto e subito, dell'intero patrimonio. Avviando, nella pratica, l'effetto che abbiamo definito di ®conoscenza della conoscenzaŻ, cioŠ di una conoscenza che si limita all'acquisizione dei dati sensibili, senza scendere in profondit…, che si presenta tanto pi— vasta ed ®enciclopedicaŻ, quanto pi— finalizzata alla consapevolezza di una conoscenza ®altraŻ. Al sapere, insomma, dell'esistenza di una conoscenza e alla convinzione che la percezione del fenomeno equivalga all'appropriazione del suo significato. Del resto in una societ… dell'informazione, quella in cui stiamo vivendo, il rischio pi— grande Š che il dato informativo divenga l'unica verit… di riferimento, la verit… oggettiva, quella che non pu• essere contestata n‚ indagata, se non attraverso ®ulteriori informazioniŻ o aggiornamenti. Una logica che si esaurisce in se stessa, chiusa in un circolo vizioso, che tende perversamente a identificare informazione e conoscenza, come fossero due sinonimi di un medesimo concetto. Omologazione e riduzione televisiva La frase ®tra dieci anni oltre due miliardi di apparecchi televisivi saranno accesi in ciascun momento della giornataŻ Š davvero inquietante. Non serve aspettare il compimento del decimo anno dal momento in cui Attali ha scritto la sua facile profezia (1998) per intuire che si Š gi… avverata. Una prospettiva distopica difficile da immaginare, eppure realistica nella sua tragica evidenza, ci porta a riflettere su quei due miliardi di persone che, nella media, stanno osservando il mondo attraverso il mezzo televisivo in ogni momento della giornata, producendo un effetto devastante. Di tale portata che forse neppure gli apocalittici del recente passato (Eco, 1964) avevano osato immaginare. Ci• che colpisce non Š tanto il numero enorme di persone che guardano la Tv in ogni istante, quanto l'alto grado di mediazione della realt… che un cosŤ assiduo riferimento al mezzo televisivo pu• provocare. Se ®solo ci• che appare in Tv Š realeŻ, come sosteneva Baudrillard (1995), la societ… dell'incertezza appare caratterizzata dal ribaltamento del rapporto tra la realt… e la sua rappresentazione mediatica: gli eventi possono esistere solo in quanto ®appaiono in TvŻ (Bauman, 2002). Ammettendo che di fronte agli ®oltre due miliardi di apparecchi televisivi accesiŻ ci sia almeno una persona, dobbiamo ritenere che quasi un terzo della popolazione mondiale (stimata attualmente attorno ai 6,5 miliardi di persone) stia guardando la televisione in ogni momento del giorno. Un numero impressionante di uomini e di donne che osservano il mondo attraverso lo schermo: l'idea di realt… che hanno (che abbiamo: perch‚ tutti rientriamo tra gli osservatori) Š mediata dalla televisione. Non Š un'idea reale del mondo. L'autorevolezza del mezzo conferisce un carattere di autenticit… ai suoi contenuti: letto sul giornale, visto in Tv. Dunque, vero. Il medium ha assunto il valore di testimonianza del vero che finora era limitata alla visione diretta, alla cosiddetta ®testimonianza oculareŻ. Tanto pi— forte in quanto avvalorato da un'autorit… superiore che controlla i media (lo stato, il sistema, le grandi lobbies) e ne garantisce l'affidabilit…. La societ… mediatica, quella che vive sulla spettacolarizzazione, sostituisce la realt… brutale e meschina con una realt… virtuale, piacevole ed edulcorata. Il volto della massa Š cambiato nell'arco di un secolo. La massa fluida, incontrollabile, sfuggente che scatenava paure angoscianti nella classe borghese all'inizio del Novecento, al punto da giustificarne un controllo autoritario e un pesante condizionamento politico, sembra ora resa innocua. Quasi sedata. Le sue ®qualit…Ż pi— inquietanti sono poste sotto monitoraggio, oggetto di analisi e curate adeguatamente per disinnescarne la pericolosit…. L'operazione si Š svolta su due fronti, strutturale e psicologico. Riguardo al primo, la soggettivazione e la demassificazione hanno indotto una divisione del fronte unitario, favorendo la frammentazione, la separatezza, il tornaconto personale, l'interesse privato, la difesa del proprio ®particulareŻ. Una massa divisa non pu• pi— definirsi tale, viene perdendo la sua unit…, la sua forza amorfa, inestricabile e immutevole, a cui Š difficile opporsi (Cavetti, 1960). I singoli componenti, isolati dal contesto, riassumono l'identit… di individui. Il frazionamento del volume della massa passa attraverso la riappropriazione degli spazi privati, quasi percepita come una riscoperta, sottolineata dalla necessit… di lottare contro gli altri individui, divenuti di colpo nemici. La demassificazione fisiologica della societ… contemporanea ha trovato un prezioso alleato nella televisione, sorta in un primo tempo come mezzo di comunicazione per le masse e, dunque, come ulteriore strumento di massificazione, imbonimento, ipnotismo culturale, consumismo, controllo del consenso, omologazione. Ma, proprio nel momento in cui questi effetti si dispiegavano nella loro massima espressione, grazie all'abuso della pratica televisiva, la Tv ha dimostrato invece la sua qualit… demassificatrice, spingendo gli utenti all'isolamento e alla fruizione del mezzo su base strettamente individuale. Il successo a livello mondiale della Tv, a partire dagli anni posteriori al secondo conflitto mondiale, ha rappresentato un modello di omologazione della cultura e dei comportamenti in funzione del consumismo, minando alle radici quello stesso processo di massificazione che aveva inizialmente accelerato. L'altro fronte, quello psicologico, Š perfettamente funzionale al precedente, iniziando a instillare nelle menti un sospetto preoccupante riguardo alla legittimit… di comportamenti spontanei e irrazionali. L'idea che la massa tenda a compiere errori sul piano etico, scelte avventate dai risultati disastrosi; che sia preferibile un comportamento meditato e razionale, ha condotto - passo dopo passo - alla valutazione negativa della logica di gruppo, in cui prevale l'emotivit… e la risposta emozionale, non filtrata dalla ragione e dalla coscienza individuale. La percezione attuale delle attivit… di gruppo assume una colorazione positiva solo quando tali attivit… sono controllate e finalizzate, regolate da leggi o norme condivise: al di fuori di queste si apre l'oscuro orizzonte del caos e della riprovazione sociale. Chi ha paura del Grande Fratello? La comunicazione di massa non Š, di per s‚, un ®atto equoŻ. Tantomeno democratico. Non Š comunicazione in senso proprio. Dipende dalla duplice struttura che essa implica: un apparato tecnologico che riversa sulle masse una serie di informazioni generalizzate e l'impossibilit… di una risposta diretta. Gi… questo fatto Š indicativo della sua particolare e insolita definizione (quasi una contraddizione in termini), al punto da mettere in dubbio la sua stessa valenza ®comunicativaŻ. Se per comunicare intendiamo ®mettere in comuneŻ un dato informativo, nella comunicazione di massa manca il secondo termine, quello dello scambio. La comunicazione di massa resta cosŤ solo una voce isolata, fatta di un complesso monologo, che risuona nel silenzio e che non pu• aspettarsi risposta alcuna. Si tratta di una comunicazione a senso unico, dove il ricevente Š un soggetto passivo (e anonimo), il cui limitato gesto di reazione pu• essere, al pi—, il rifiuto ad accettare il messaggio, spegnendo la radio o il televisore, oppure cambiando canale. Si comprende cosŤ perch‚ la Tv sia stata vista, fin dai suoi esordi, come un mezzo oppressivo, espressione di quell'industria culturale su cui si sono appuntati gli strali della Teoria critica di Adorno e Horkheimer (1947), fornendo il destro per immaginare uno tra i peggiori incubi del nostro tempo, quello del Grande Fratello di Orwell. Anche se qui l'apparato tecnologico che governa il sistema delle trasmissioni televisive Š talmente raffinato da ®vedereŻ, oltre che essere visto: un occhio indiscreto puntato sulla vita privata dei cittadini che, a un tempo, informa/de- forma la realt… e s'informa/registra la realt…. La finalit… principale non Š certo quella di somministrare notizie, intrattenere o divertire, quanto di controllare i cittadini di uno stato poliziesco, dove Š punito anche il pensiero deviante. Neanche il grande occhio di Orwell, per•, riesce a ricomporre l'equilibrio infranto: il suo feed- back Š imposto, carpito, spiato subdolamente, senza che vi sia una risposta positiva da parte del ricevente. Un'altra comunicazione mancata; un uso iniquo della televisione, dove i veri spettatori stanno dall'altra parte dello schermo, nelle grandi sale di controllo, in cui si monitorizzano i gesti, le parole e le espressioni del volto della gente comune, per poi intervenire al momento opportuno. Del resto la televisione nasce con questa caratteristica ®geneticaŻ: comunicare immagini, suoni e parole a una massa indefinita di spettatori, cercando di intuirne i bisogni, i desideri e le esigenze, anche inespressi. Non Š un'idea filantropica, rispondente - come potrebbe apparire - al desiderio di offrire uno strumento di conoscenza. Ô invece un potente mezzo di controllo sociale. Un mezzo talmente raffinato che non ha bisogno, come in Orwell, di un obiettivo per vedere dentro le case: basta che sia acceso, che si lasci guardare, per insinuarsi nelle menti degli spettatori e sviluppare la sua immensa potenzialit… di controllo indiretto. Ô bene precisare che il controllo realizzato dalla Tv, come quello di qualsiasi altro mezzo di comunicazione di massa, non si esercita semplicemente attraverso l'imposizione di valori, la spinta al consumo dei beni pubblicizzati, il convincimento politico o il riconoscimento di uno status sociale. Si tratta di un'influenza ben pi— sottile, a cui Š difficile sottrarsi e che rappresenta la funzione primaria di ogni comunicazione di massa, finalizzata all'esigenza di ®tenere sotto controlloŻ la massa, mantenendo nei suoi confronti un flusso continuo di informazioni, di cui non pu• non tener conto. Ô un atto di formazione continua, che supplisce perfettamente alla mancanza di ogni conoscenza diretta, di ogni rapporto personale, di ogni affiliazione spirituale. Ô altresŤ un atto necessario, l'unico che, in tempi di difficile controllo delle masse, consenta di mantenere un rapporto costante tra lo stato e la comunit…, le istituzioni e i grandi gruppi industriali o politici e i singoli privati. Questo controllo si attua attraverso due modalit…, l'omologazione e la riduzione, entrambe necessarie a raggiungere lo scopo di rassicurare il potere costituito, permettergli di ®sapere con chi ha a che fareŻ, di ®tastare il polso al mercatoŻ, intuire le possibili reazioni di fronte a ogni scelta economica, politica e sociale. Non Š filosofia, non Š conoscenza di per s‚, non si soddisfa nel raggiungimento della verit…, ma contiene un'anima empirica, che le deriva dal tempo storico in cui si Š formata: Š dunque una conoscenza in funzione dell'azione. Nella comunicazione di massa la conoscenza induttiva Š spalmata in modo tale da avere una certezza di ritorno garantita. Con una nota di avvertenza: non c'Š un Grande Fratello dall'altra parte del teleschermo, non c'Š un singolo manovratore, n‚ un'‚lite di eminenze grigie che tirano le fila del nostro destino (a meno che non si tratti di un regime, di una dittatura). La composizione di chi ®faŻ comunicazione di massa e di chi la riceve Š talmente complessa e intercambiabile che non Š possibile distinguere tra soggetti attivi e passivi. Tutti siamo coinvolti al punto da essere possibili ®controlloriŻ e ®controllatiŻ allo stesso tempo, in un frenetico scambio che Š diventato piuttosto un inconsapevole controllo sociale reciproco: anche la pi— democratica delle comunit… ha bisogno di certezze. L'omologazione permette di rappresentare valori comuni, rendendoli non solo familiari a tutti, ma di ugual grado e intensit…, sopprimendo la differenza di vedute e imponendo standard immediatamente percepibili. Non si tratta di una funzione solo positiva (puntando a far condividere gli stessi valori alla popolazione e contribuendo alla formazione di una ®coscienza nazionaleŻ), ma anche negativa, allorquando rileva la riprovazione e conferma condanne morali nei confronti di principi etici ritenuti ineludibili. Scopo principale dell'omologazione Š la formazione di un comune sentire, in cui l'individuo sia in grado di riconoscersi. La riduzione Š data invece dalla semplificazione, dalla ricollocazione di ogni problema all'interno di uno schema precostituito. Ha la funzione di rassicurare e assicurare la comprensione della realt…, utilizzando un principio di razionalit… diffusa, un linguaggio accettato da tutti. Sia l'omologazione, sia la riduzione hanno la tendenza genetica a posizionarsi verso il basso, verso il punto inferiore oltre il quale non sarebbero pi— accettabili, nel comune intento di con-prendere le fasce marginali: Š evidente che la cultura di massa (e la comunicazione di massa che la veicola) tende a cogliere la collettivit… nel suo complesso. Le previsioni di McLuhan (1964) di un villaggio globale si sono puntualmente avverate al tempo della massificazione culminante attorno agli anni Cinquanta/Sessanta, in un territorio tanto vasto quanto la civilt… occidentale. Ma, come tutte le previsioni, non ha potuto ®vedereŻ oltre un certo limite, oltre i confini di un mutamento imprevedibile e che ha cominciato a delinearsi col post-modernismo, la crisi delle ideologie e la frammentazione del sapere. Il pensiero post-moderno Š assolutamente inconciliabile con l'idea di massa: Š semmai una filosofia di vita che parte dalla disgregazione della societ… di massa e dalla presa d'atto di una rinnovata individualit…, che tende a giustificare le tendenze libertarie dell'uomo alla fine del XX secolo, che soffre delle costrizioni da massificazione; ne spiega le ragioni profonde e delinea uno scenario sociale insolito e inquietante. La cultura di massa subisce tra gli anni Sessanta/Ottanta un primo profondo contraccolpo, cui seguiranno fasi di assestamento sempre pi— ravvicinate, fino a rendere chiara la tendenza culturale caratteristica di fine secolo: la crisi della societ… di massa. Un fenomeno durato circa un secolo, ma destinato ad affievolirsi e a spegnersi col progressivo modificarsi delle condizioni di vita del mondo occidentale. Questo tipo di societ…, come ha ben evidenziato Bauman nei suoi saggi (2001, 2002, 2005), Š messa in crisi - letteralmente assediata - da cambiamenti tanto rapidi, dall'economia alla tecnologia, da creare una pervasiva condizione d'incertezza. La ®societ… dell'incertezzaŻ Š una societ… fortemente frantumata e divisa, ricca di contraddizioni, privata di solidi punti di riferimento, demotivata nei suoi valori di coesione sociale, insicura di s‚, tendenzialmente chiusa nel tentativo di conservare i propri privilegi, nella spasmodica ricerca di una centralit… perduta. Il recupero della singola individualit…, ripetuto in milioni di casi, sopperisce in misura limitata all'assenza di ogni riferimento, reso pi— acuto dal crollo delle ideologie segnalato da Lyotard (1979): c'Š bisogno di conferme che non possono pervenire al soggetto se non dall'esterno, a sedare la sua ansia esistenziale. Tra le conferme pi— immediate c'Š il riconoscimento pubblico, a cui i mezzi di comunicazione di massa, e in particolare la televisione - opportunamente adattati alle nuove condizioni sociali - provvedono magnificamente, esaltando il loro ruolo di ®fornitori di serviziŻ in favore della comunit…. Perch‚ la crisi della societ… di massa ha coinvolto necessariamente i mezzi di comunicazione di massa: che senso avrebbero, senza una massa da omologare e da ridurre? Si sono quindi riciclati e riposizionati sulla base delle nuove attese, mantenendo inalterato - se non aumentandolo - il consenso del pubblico. In particolare la televisione, per un perverso processo di difficile previsione, non si Š limitata a produrre quegli effetti di omologazione e di riduzione all'interno di una massa passiva e disorganica, ma ha scatenato estese reazioni di isolamento, favorendo un processo di demassificazione. Dal momento in cui la fruizione degli spettacoli di maggior interesse non Š pi— stata ®pubblicaŻ (nei bar, nei cinema, nelle famiglie allargate per l'occasione), ma Š divenuta un fatto privato, da seguire nel silenzio della propria casa - un uomo o una donna, soli di fronte al teleschermo - Š venuto meno il ruolo ®massificanteŻ della Tv. Essa ha anzi sollecitato l'isolamento, specialmente degli anziani e dei pi— giovani, fornendo loro un comodo alibi per non ricercare i contatti sociali, dimostrandosi la finestra aperta su un mondo inconoscibile e complesso, di cui forniva le chiavi di lettura in maniera riduttiva e consolatoria. Alternativamente succedaneo didattico, fonte d'informazione e di divertimento a buon mercato, sostitutivo degli affetti familiari e del dialogo interpersonale: non a caso Š stata definita il ®caminetto dell'abitazione modernaŻ (cfr. Riesman, 1950), attorno al quale si raccoglie la famiglia, non certo per parlare o per raccontarsi, ma per guardare altrove. Per sentirsi raccontare un mondo a cui non appartiene, ma che finisce, alla lunga, per avvertire come il proprio. Nella fase attuale la televisione ha cercato di diversificare l'offerta informativa, moltiplicando canali e modalit… di ricezione; non presentandosi pi— come strumento standardizzato e generico, ma come un immenso ®omnibusŻ che raccoglie tutti indistintamente, ricercando la specificit… attraverso i canali tematici. Nell'epoca della demassificazione anche la televisione si fa prodotto di consumo individualizzato e si vende al singolo per rispondere alle sue particolari esigenze. Per questo Š pronta a rinunciare alla pubblicit… e a un'informazione omologante e riduttiva: Š pronta a rinunciare persino a se stessa e a farsi docile strumento nelle mani dello spettatore-attore, sempre pi— solo e sempre pi— esigente, che voglia trovare nell'obiettivo puntato sul mondo la possibilit… di arginare le proprie incertezze e riconoscersi in un'alterit… virtuale. Il continuo riferimento alla realt… virtuale osservata attraverso la televisione produce un senso di spaesamento e induce l'effimera consapevolezza che la verit… dell'esistenza sia situata oltre lo schermo, il quale diventa il mezzo privilegiato di conoscenza del mondo. L'osservatore ha l'impressione di vivere rinserrato in un luogo miserevole, oscuro e banalizzante, dove Š costretto a un'esistenza di solitudine, fatta di atti ripetitivi, d'insoddisfazione e di rinuncia. Lo schermo televisivo gli permette di affacciarsi su un mondo considerevolmente migliore del proprio, desiderabile e luminoso, dove appare possibile realizzare gli autentici propositi di un'esistenza felice. Nel confronto tra la realt… vissuta e quella intravista in Tv, Š la vita reale a perdere di fascino e di consistenza, a essere percepita sotto forma di privazione e d'irrazionale costrizione, tale da non meritare pi— di essere vissuta. Finch‚ l'altra realt…, quella virtuale mostrata dallo schermo televisivo, restava a livello di idealit… irraggiungibile, di sogno meraviglioso a cui abbandonarsi, utile a consolarsi delle delusioni quotidiane, i ruoli potevano restare divisi, i confini rispettati. Il salto qualitativo (se cosŤ si pu• definire) Š avvenuto quando lo schermo si Š aperto in squarci sempre pi— vasti e ha permesso all'osservatore passivo di prendere parte allo spettacolo: di attraversare il confine col mondo virtuale e di farsi, potenzialmente, protagonista. Gli ha mostrato che era possibile vivere davvero la vita sognata dall'altra parte dello schermo. Che quell'esistenza, bench‚ effimera e basata sull'apparenza, era altrettanto ®realeŻ quanto la sua, e che era sufficiente un gesto di autoaffermazione, un atto di volont…, per cambiare prospettiva. In questo chiasmo mediatico, l'eletto (dal caso o dalla propria forza di determinazione) avverte la propria esistenza precedente come un grigio limbo prenatale, caratterizzato dalla sofferenza e dall'incoscienza, da cui Š opportuno allontanarsi, dimenticandolo o vergognandosene: oggetto di una drastica rimozione che ha il sapore di un rifiuto della parte pi— umana di s‚. Nascondendo gli effetti di un deliberato sdoppiamento della personalit…, che privilegia l'apparenza - ci• che lascia vedere - rispetto alla sostanza - ci• che Š realmente - questi si presta a omologarsi alle altre personalit… osservate oltre lo schermo e godere di quella soddisfazione del proprio riconoscimento che gli era stata finora negata. Poco importa se l'immagine di s‚ non Š quella reale, se non coincide con quell'io individuale, represso e insoddisfatto, che fino a poco prima era costretto dalla parte oscura del teleschermo. Poco importa se la maschera che deve assumere sulla scena della spettacolarizzazione lo rende irriconoscibile e altro-da-s‚. Vedersi sullo schermo Š ci• che importa; immedesimarsi nel sogno che diventa vero Š sentirsi finalmente realizzato perch‚ passato a vivere dalla parte giusta. Tanto non ha importanza ci• che Š reale e ci• che non lo Š, che Š duraturo o che Š effimero: importa ci• che appare. Che si vede, che Š tangibile, che produce gli effetti desiderati. Dall'altra parte dello schermo si realizza la magia di un'esistenza miracolosa, dove le regole del mondo conosciuto sono sovvertite o ignorate, dove non serve avere per essere. Ô sufficiente apparire. Lo spettacolo Š tutto finzione, trucco, facciata, travestimento, menzogna, e in una societ… spettacolarizzata ogni cosa pu• divenire reale, basta esserne convinti. La conoscenza mediatizzata Sempre pi— la prassi della fruizione televisiva (o computerizzata, considerando il PC come il sostituto raffinato e interattivo della televisione) Š un atto singolare. One man screen: uno schermo per ogni uomo. Piccolo, tascabile, grande, extralarge, ad alta definizione, a cristalli liquidi o al plasma, portatile o fisso, si tratta ormai di un accessorio strettamente personale, alle cui funzioni non si accede pi— in gruppo, non tanto per una questione di privacy, quanto di praticit…. Pi— lo schermo diventa interattivo, pi— l'uso Š strettamente personale. Per entrare servono chiavi di accesso che impediscono agli estranei di curiosare. Se il giorno in cui tutti gli abitanti del pianeta si troveranno contemporaneamente di fronte a uno schermo (come suggerisce Attali) non Š cosŤ lontano, la frequenza di chi passa la maggior parte del suo tempo davanti a un video, sia esso quello del computer, del televisore, del videotelefonino o del TVfonino (ultima novit… in fatto di finestre virtuali) Š sempre pi— alta. Ne consegue che la realt… percepita attraverso lo schermo Š una realt… ®mediataŻ, a cui siamo disposti a credere per un implicito patto di affidabilit…, quasi una ®sospensione dell'incredulit…Ż multimediale. Ma che cosa s'intende per ®conoscenza mediatizzataŻ? Una conoscenza acquisita attraverso un medium, sia esso telematico, televisivo o audiovisivo. Non si tratta di una semplice distinzione formale, ma di una questione di grande impatto, da cui dipende non solo la qualit… della conoscenza, ma anche la visione della realt… che il medium filtra, interpreta, modifica. Che il medium sia il messaggio Š stata un'intuizione fondamentale di McLuhan, per ricordarci quanto il mezzo utilizzato per comunicare possa influenzare la qualit… dei contenuti trasmessi, ma nessuno ha ancora analizzato l'impatto dei nuovi media nella trasmissione della cultura. Finch‚ tali mezzi si sono limitati a un impatto marginale, restando confinati in particolari situazioni didattiche - come nei corsi di lingue straniere in cassetta o su videotape - nessun problema. Ma il loro coinvolgimento si Š andato man mano estendendo, di pari passo con l'utilizzo del PC, di Internet, dei programmi educativi trasmessi attraverso specifici canali televisivi (Rai Educational, Nettuno, National Geographics ecc.). Gli studenti di oggi, a differenza di quelli di appena un decennio fa, fanno regolare uso di Internet per le loro ricerche ed Š comunemente accettato che, allo stesso mezzo, ricorrano quotidianamente studiosi, ricercatori e docenti per aggiornarsi, fare ricerche bibliografiche, controllare riferimenti, acquisire dati, comunicare. Tutto ci• rappresenta un sovvertimento di enorme portata rispetto ai tradizionali strumenti della conoscenza, una rivoluzione silenziosa portata avanti senza sventolio di bandiere, n‚ proclami apocalittici: le uniche Cassandre che si sono fatte sentire hanno pontificato sull'inevitabile fine del libro stampato, messo in crisi dall'avvento dell'era digitale. Ma nessun apocalittico si Š azzardato a contestare l'espansione della conoscenza mediatizzata. E dire che ragioni e occasioni ne avrebbe avute a non finire, dal declino della lettura dei testi scritti (una tendenza sempre pi— evidente, che assomiglia a bollettini di guerra e non coinvolge solo la scuola dell'obbligo), alla frammentazione del sapere. Finora la conoscenza era basata sull'esperienza diretta (la pratica, gli scambi, i viaggi, la testimonianza di prima mano) o indiretta (i familiari, i docenti, le letture, gli spettacoli), ma in ogni caso personalizzata. Mediata sŤ, ma non mediatizzata. La mediazione pi— avanzata era quella del maestro, a cui si affiancava la semplice tecnologia della scrittura. Apprendere significava ascoltare l'insegnante e studiare a casa, cioŠ leggere i testi consigliati. Anche il divertimento (altra forma di conoscenza non ufficializzata) passava per gli stessi canali: la vocalit…, la gestualit… nel teatro e nel cinema; la lettura di altri testi che la scuola non riconosceva, come i fumetti, le storie illustrate, la letteratura di consumo. Il ®guardare le figureŻ, rappresentazione mimetica di una realt… trasparente e appena allontanata dagli occhi del giovane lettore, ha contribuito a fissare il carattere del nostro immaginario pi— saldamente di qualsiasi scintillante e rapida azione di un videogame. Il libro ha rappresentato per secoli il mediatore privilegiato della conoscenza, il termine irrefutabile di un rapporto personalizzato col mondo fuori da s‚: capace di attraversare il tempo e lo spazio e di mettere in comunicazione il lettore con la cultura del passato. Ha rappresentato la memoria storica (Ferrarotti, 2003), il vasto e prezioso bagaglio culturale dell'umanit…, la cui conoscenza Š necessaria per sopravvivere. Ne parliamo al passato, non perch‚ si possano condividere le preoccupazioni apocalittiche sulla sorte del libro, ma solo perch‚ questi ha perduto la sua unicit…. Non Š pi— il solo, l'inimitabile e raffinato mezzo di acquisizione del sapere. La sua tecnologia semplice, quasi arcaica nella sua essenzialit…, Š adesso affiancata da altre tecnologie della parola che ne insidiano il primato. Di fronte alla scelta tra il libro e il medium digitale, spesso Š quest'ultimo ad avere la meglio, a essere preferito dai giovani lettori, perch‚ pi— rapido e intuitivo. Il libro richiede tempo, concentrazione, riflessione: elementi che comportano fatica e dispendio di energie. Oggi la societ… digitale non ha pi— tempo n‚ voglia di soffermarsi. Corre in fretta, senza guardarsi attorno, n‚ ha bisogno di ricordare. La memoria ha un peso, rallenta la velocit…, e poi i dati immagazzinati hanno validit… limitata. Inutile fare la fatica di ricordarli (cfr. Maldonado, 2005). La macchina ha liberato l'uomo dalla fatica fisica; i nuovi media lo liberano dalla fatica mentale di ricordare. La conoscenza mediatizzata presenta indubbi vantaggi in questo senso. Non serve ®studiareŻ per acquisire il sapere. Basta lasciarsi andare, senza alcun sforzo di comprensione. Ô il medium stesso a fornire la memoria di massa necessaria, a garantire la reperibilit… dei dati, nel caso in cui se ne presenti il bisogno. Una memoria a corto raggio Š una memoria sempre nuova di zecca, aggiornatissima e attraente, perch‚ ricca di potenzialit… informative innovatrici. Di recente un tribunale americano ha imposto a uno dei motori di ricerca per Internet pi— noti, Google, di eliminare i file obsoleti dalla sua banca dati, perch‚ la loro imbarazzante presenza poteva danneggiare gli interessati. Di fatto forniva notizie inesatte sulla loro condizione attuale, traendo in inganno l'osservatore-navigatore. La conoscenza informatizzata Š fatta di notizie fresche, quelle superate o distanti nel tempo sono solo un ingombro e un danno potenziale. Per la prima volta si stabilisce che anche le informazioni, al pari dei prodotti di consumo deperibili, debbono riportare una data di scadenza o, meglio, essere cancellate dagli aggiornamenti successivi. Non Š il caso di perdere tempo a distinguere la notizia datata da quella pi— recente: Š sufficiente sostituirla. Si cancella il passato, semplicemente. O, meglio, si cancella del passato ci• che non serve, che Š superato, che si pu• omettere senza danno. Ô la fine della storia. La nuova concezione di storia, fatta di un eterno presente, continuamente aggiornato con le notizie dell'ultima ora, Š confinata in programmi specifici, in moduli d'intrattenimento composti prevalentemente di immagini d'archivio e filmati d'epoca, impacchettati nella carta colorata dei contenitori spettacolari, con l'avvertenza che si tratta di fatti che non ci riguardano pi—. Al pari delle vecchie fiction o dei film muti degli inizi del secolo scorso. La parola come spettacolo Il cammino della spettacolarizzazione parte da lontano. Dai quiz televisivi degli anni Cinquanta ai grandi contenitori domenicali di show, musica e attualit…, passando per le dirette sportive. Non a caso i format delle trasmissioni di maggior successo hanno un carattere transnazionale, non fanno parte di una tradizione locale, ma costituiscono il primo esempio di globalizzazione culturale. Dalla ®Ruota della fortunaŻ di Mike Bongiorno all'®Isola dei famosiŻ (passando per le telenovelas e le soap-operas), si assiste a un rafforzamento delle comuni modalit… di pensiero, di comportamenti intellettuali standardizzati, di uniformit… dei desideri e dei piaceri che omologano la cultura e l'avvicinano al villaggio globale. La spettacolarit… come cultura dell'apparenza si realizza in funzione dell'esserci. Si tratta ormai di una cultura e di una conoscenza mediatizzata, acquisita attraverso i media. Non tanto propria della televisione, quanto di tutti i media che mostrano il mondo attraverso un occhio elettronico, che tende a sostituirsi con sempre maggiore frequenza alla conoscenza diretta, all'esperienza dal vivo. Il risultato di questo processo Š una sorta di ®spettacolarizzazioneŻ della cultura (cfr. Debord, 1967). ®SpettacolarizzareŻ significa in primo luogo trasformare qualcosa in uno spettacolo, o che abbia caratteristiche tali da identificarlo come tale. Dunque larga pubblicit…, immediatezza, possibilit… di una fruizione pi— ampia possibile (magari gratuita o somministrata a basso prezzo), uniti a una caratteristica fondamentale: l'obiettivo di interessare il pubblico, di divertirlo, quasi di ipnotizzarlo, attraendolo con una forma esaltante e attraente, sempre sopra le righe. Ma lo spettacolo Š soprattutto illusione, poich‚ deve mostrare una realt… o un modo d'essere che non pu• mai scendere di tono, ingrigirsi, perdere lo smalto. Significa anche mettere in primo piano, nell'intima consapevolezza che l'attenzione di tutti sar… rivolta verso il soggetto. Verso l'azione che si svolge sotto gli occhi dell'inquadratura. Tutto ci• che Š illuminato dai riflettori, che Š fotografato, ripreso dalle telecamere o dalle macchine da presa, che Š registrato e osservato passivamente, gode del privilegio di essere considerato necessario. Vero, malgrado l'evidenza della finzione. Vero, in quando considerato tale dal grande meccanismo impersonale e indistinguibile che costruisce e determina le scelte programmatiche. Scelte che non sono mai messe in discussione, perch‚ si guarda pi— all'effetto che producono, piuttosto che al principio sotteso: lo spettacolo ha una sua ragion d'essere, che Š l'apparire e solo questa importa, purch‚ non s'interrompa e soddisfi sempre la curiosit… e i desideri del pubblico. La delega in bianco ad altri, il rifiuto di ogni responsabilit… attiva, erano caratteristiche della cultura di massa, in cui lo spettatore si faceva passivo consumatore di spettacoli e prodotti confezionati da altri. Niente di nuovo, adesso, se non il salto qualitativo del nuovo ®spettatore internazionaleŻ, che abbandona il ruolo di fruitore passivo e pretende di entrare in scena, di partecipare allo spettacolo come prim'attore, come vedette su cui puntare i riflettori almeno per una volta. Pur se il desiderio di partecipazione non andr… mai a toccare le scelte di fondo, n‚ a intaccare il funzionamento della grande macchina produttiva, che resta fuori da ogni discussione; quasi una garanzia di affidabilit… a cui il meccanismo della spettacolarizzazione non sa rinunciare. La mancanza di grandi certezze, l'assoluta impossibilit… di solidi punti di riferimento a cui appigliarsi, spinge ad accontentarsi di piccole soddisfazioni, minime e gratuite, ottenibili senza sforzo, che hanno la sola funzione di servire quel tanto che basta, per un breve momento di cui non si conserva il ricordo. Tanto sono semplici ed effimere. Si tratta comunque di certezze esterne: l'estroflessione di ogni radicamento confermativo Š sempre rivolta fuori da s‚, come se l'individuo contemporaneo non trovasse sufficienti forze nella propria coscienza o in ci• che la psicanalisi chiama l'io. In altri tempi la ricerca di appigli psicologici, di sicurezze individuali, avrebbe trovato nell'inconscio e nell'esaltazione dei valori interiori il proprio sfogo naturale. Per essere-nel-mondo Š necessario mostrarsi, fenomenologicamente, poich‚ il riconoscimento altrui produce certezze. E questo ®mostrarsiŻ non significa semplicemente frequentare locali alla moda o parlare ad alta voce. Richiede qualche sforzo in pi—. Non solo un comportamento spontaneo, anche se studiato per attirare l'attenzione: deve essere ®finalizzatoŻ al riconoscimento di s‚. Solo cosŤ pu• innescare il meccanismo della soddisfazione e della rassicurazione, surrogato magistrale della ®sicurezza socialeŻ perduta, faticosamente ricostruita e poi demolita costantemente, ma altrettanto costantemente ricercata. Per ottenere questo effetto lenitivo, il ®mostrarsiŻ deve realizzarsi in certe condizioni pubbliche rese idonee dalle consuetudini, attraverso canali mediatici dedicati, certo non lasciati alla libera improvvisazione. E soprattutto ®garantitiŻ nei loro effetti positivi, in grado di assicurare la massima efficacia dei risultati. Tutto il procedimento del ®mostrarsiŻ, ottenere il necessario riconoscimento e l'intima certezza di ®esserciŻ, fino alla costruzione di una certezza necessaria e sufficiente a confermare la coscienza di s‚, fa parte della nostra cultura. Ô parte integrante della nostra immagine sociale: quello che siamo, nel bene e nel male; quello che esprimiamo. Quello che vedrebbero di noi, uomini occidentali del XXI secolo, gli eventuali extraterrestri che osservassero il nostro pianeta e i suoi abitanti. Ma forse non serve andare neppure tanto lontano: Š quello che vedrebbero di noi altri abitanti della terra, non appartenenti alla cultura occidentale, se riuscissero a non essere abbagliati dagli effetti speciali, dalla tecnologia, dalla confusione, dalla stessa spettacolarizzazione della cultura, che mostra immagini volutamente sopra le righe. Ogni atto d'invadenza, di dimostrazione di s‚, di autoaffermazione, rischia di trasformarsi in un atto egoistico, segno dell'assenza di coesione sociale, dell'esistenza di valori comuni, di certezze universali. La prova provata di un fallimento sociale. Non pu• essere altrimenti, quando appaiono comunemente accettati modelli di comportamento in cui si d… libero sfogo al desiderio di mostrarsi, costruendo falsi ideali basati su una spettacolarizzazione vuota, priva di contenuti reali, puramente strumentale ai fini dell'intrattenimento. L'individuo Š, finalmente, al centro dell'attenzione di tutti, sotto la luce calda dei riflettori, maestosamente seduto su un trono sfarzoso che mostra i segni di un potere straordinario, eppure effimero, ma capace di esprimere la sua forza quel tanto che basta per chi guarda e per chi vi sta seduto sopra. Il tempo non conta. Conta l'occasione, l'hic et nunc, la soddisfazione del momento. ®TronistiŻ si chiamano infatti, con un neologismo assurdo (Š mancato il coraggio di chiamarli ®sovraniŻ, pur essendo seduti pi— in alto, rispetto al pubblico), gli ospiti di un format televisivo di successo, in cui il protagonista di turno riceve le attenzioni e il corteggiamento pi— o meno esplicito di un gruppo di persone del sesso opposto. La spettacolarizzazione segue uno schema assai semplice: la progressiva soggettivazione dell'individuo porta a una chiusura nei confronti dell'altro, a un egoismo diffuso, al rifiuto dei valori tradizionali comuni, giudicati obsoleti e non efficaci per le proprie esigenze. L'impossibilit… concreta di sostituire tali valori - parliamo qui dei valori culturali - che finora erano ®portatiŻ dalle strutture sociali (scuola, famiglia, chiesa) o dalle tecnologie tradizionali (principalmente la scrittura e la lettura), dal momento che, al loro interno, tali valori non hanno la possibilit… di alimentarsi e si rivelerebbero sterili e prossimi a esaurirsi, fa sŤ che il sostitutivo dei valori mancanti sia ricercato altrove. L'altrove non deve in alcun modo avere contatti diretti con la realt… effettuale, ma restare lontano, sullo sfondo, in modo da non consentire coinvolgimenti diretti. Mantenere le distanze, separare, per cosŤ dire, due competenze, due modalit… che devono essere distinte. In sostanza il s‚, il soggetto, quasi in posizione difensiva, non desidera un contatto fastidioso col suo punto di riferimento. Un punto che s'identifica con la spettacolarit…; un mondo separato dal proprio, a cui guardare per coglierne gli aspetti utili e ricostruire le proprie vacillanti certezze. Il mondo reale e il mondo fittizio dello spettacolo restano separati dalla consapevolezza della ®differenzaŻ, ma l'esistenza dell'individuo contemporaneo si configura e si adatta, travolta com'Š dall'ansia partecipatoria alle modalit… dell'altro mondo, in esso riconoscendo quelle caratteristiche di idealit… e di verit… culturale che non possiede in s‚. La verit… non posseduta nel proprio mondo reale, vanamente ricercata all'interno dell'intima coscienza individuale, Š rintracciata nella spettacolarizzazione della cultura. O solamente attribuita. Non sapremmo dire se si tratta di un'attribuzione disperante, forzata, in mancanza di meglio, oppure di conformismo, a seguito dell'accettazione entusiastica di tutti. La verit… a cui tendere, perch‚ solo in essa pu• esserci quella soddisfazione esistenziale che Š necessaria a vivere. I due mondi separati - quello reale e quello spettacolarizzato - sono evidentemente confermati dai media: televisione, cinema, Internet. La partecipazione agli eventi mediatici di persone comuni - non professionisti, attori, showmen - col loro bagaglio di problemi reali, emozioni, valutazioni soggettive, desideri e pareri, non Š altri che il tentativo pi— razionale di annullare la distanza tra i due mondi, portare la propria soggettivit… reale all'interno del fittizio mondo dello spettacolo e ristabilire cosŤ la verit… assoluta. Un tentativo nobile, sicuramente dettato da una profonda esigenza di realizzazione di s‚, di chiarezza, di riappropriazione di valori concreti dell'esistenza - non solo da intuibili esigenze di audience - ma destinato, come in tutti questi casi, a essere fagocitato dal sistema mediatico, tradotto in spettacolo esso stesso e mostrato al pubblico come conferma dell'efficacia del mezzo destinato, dunque, ad aumentare la forza e il potere di riferimento per l'altro mondo, quello reale, in cui ritornano, momentaneamente soddisfatti, i protagonisti della performance, gratificati per lo sforzo e contenti del risultato: dire la loro in Tv. Ô la soggettivit… a scendere in campo, a ribaltare tutti i parametri precedenti e a proporsi, con forza, come l'elemento pi— appariscente della nuova immagine sociale. A utilizzare l'informazione a proprio vantaggio, a piegare i media ad ascoltare la voce dei senza nome, a far salire dal basso un coro dissonante, ma accorato e spontaneo, che vuole imporre al mondo la presenza di s‚ come la pi— alta delle verit… inconfutabili: la solitudine dell'essere umano in una societ… senza valori. Quale sar… la prospettiva culturale che ci attende dietro l'angolo della nostra evoluzione? Per dirla con le parole di una vecchia canzone, lo scopriremo solo vivendo. Carlo Bordoni (®PrometeoŻ n. 96/06) Comunicato Trascrizione personalizzata di opere (book on demand) Informiamo chi desidera avvalersi della trascrizione personalizzata di opere, cioŠ far trascrivere un'opera di suo interesse, ad eccezione dei testi scolastici e delle opere in catalogo, che la Biblioteca fornisce questo servizio ai propri utenti a titolo gratuito, ma non sar… possibile richiedere pi— di un'opera (con un contenuto massimo di 500 pagine) per anno solare. Per poter usufruire di questo servizio, Š necessario fornire l'edizione a stampa normale e formulare una richiesta scritta, nella quale si dovr… specificare il formato preferito (Braille, supporto informatico o caratteri ingranditi). La Biblioteca si impegna a trascrivere l'opera richiesta entro sei mesi dal ricevimento.