Aprile-Giugno 2007 n. 2 Anno XXI Quaderni di Minimondo Rivista culturale Braille Periodico trimestrale Fascicolo III Direzione Redazione Amministrazione Biblioteca Italiana per i Ciechi 20052 Monza - Casella postale 285 c.c.p. 853200 - tel. 039/28.32.71 e-mail: bic@bibciechi.it Dir. Resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Massimiliano Cattani, Antonietta Fiore, Ilaria De Cristofaro Pietro Piscitelli (Responsabile) Copia in omaggio Stampato in Braille a cura della Biblioteca Italiana per i Ciechi via G. Ferrari, 5/a 20052 Monza Sommario Valeria Venza: Mantova: un fiume di storia (®UlisseŻ n. 267/07) Lietta Tornabuoni: Cinecitt…: settant'anni di sogni (®SpecchioŻ n. 558/07) Oretta Zanini De Vita: Il cibo in giallo (®Cucina & ViniŻ n. 85/07) Mauro Novelli: Omaggio a Piero Chiara (®LettureŻ n. 633/07) Marina Verzoletto: Glenn Gould: il pianista che non amava il pianoforte (®LettureŻ n. 636/07) Mantova: un fiume di storia Il Mincio rallenta la sua corsa, attraversando Mantova; nel medioevo gli uomini hanno utilizzato il suo indugio per formare quattro laghi a diversi livelli di altezza. Su quelle acque, nel passato, si sono specchiate navi in miniatura, fuochi di armi a salve, soldati-figuranti che, in spettacolari battaglie, allietavano i potenti ed il popolo. Anche la Storia, come il fiume, sembra indugiare qui: la citt… lombarda spesso ne Š stata al centro. ®Mantua...Ż Š la parola pronunciata da Virgilio - maestro e guida di Dante nei regni dell'oltretomba cristiano - in risposta ad un'anima solitaria che, su una balza del monte Purgatorio, chiede chi siano questi visitatori e da dove vengano. Il poeta latino cita l'inizio dell'epitaffio inciso sulla sua tomba: ®Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc PartenopeŻ, una sorta di sintesi della propria vita. Non serve altro: l'anima romita al suono di questo nome si alza e gli si getta tra le braccia dicendo ®O Mantovano, io son Sordello de la tua terra!Ż. Dante sceglie proprio questa citt… per rappresentare il senso di appartenenza, l'idea - nuovissima nell'Italia del tempo - di patria. Virgilio e Sordello, vissuti a distanza di milleduecento anni, sentono nella comune origine mantovana qualcosa che li affratella. Se il Basso Medioevo ci rimanda questa immagine della citt…, il Rinascimento ci racconta altro. Storie di controversie e rivalit… tra Signorie; pubblico rispetto e inimicizia privata nei confronti dello stato pontificio; lanzichenecchi lasciati passare nella loro corsa verso il Sacco di Roma. I Gonzaga, duchi della citt… sempre al centro di intrighi. La controversa politica di quei tempi, per•, lascia sempre tempo e spazio per l'arte. In questo i signori della citt… sono maestri. Il Palazzo ducale - che ingloba il medievale Castello di San Giorgio - con i suoi 500 ambienti fra stanze, giardini, cortili e piazzette, diventa, come scrive Baldesar Castiglione ®una citt… in forma di palazzoŻ, nella quale a volte si perde la consapevolezza di ci• che Š interno e ci• che Š esterno. LŤ operano artisti come Mantegna, Raffaello, Pisanello, Perugino, Alberti, Rubens. Meraviglie e curiosit… si alternano nei suoi ambienti: un appartamento miniaturizzato - scalini e volte bassissimi, stanze minuscole - l'®appartamento dei naniŻ,concepito per i bambini o davvero per i nani la cui presenza a corte Š pi— volte documentata; gli affreschi notturni ed esoterici della stanza dello zodiaco; le sinopie di Pisanello ispirate alle leggende della Tavola Rotonda - fra lance, spade e guerrieri in battaglia, un nano a cavallo; l'ampio e verde cortile della Cavallerizza; le piazze interne ornate di fontane. Ma chi cerca di immaginare i Gonzaga non pu• fare a meno di pensare ai ritratti della Camera degli Sposi, in una delle torri del corpo pi— antico, il castello di San Giorgio. Hanno l'aspetto di Ludovico II, di sua moglie Barbara, dei loro figli e nipoti, dipinti dal Mantegna, assieme a paggi, dignitari e alla fedele nana Diamantina. L'autore stesso, in un finto graffito, documenta la data d'inizio dei lavori: 16 giugno 1465. La camera, nonostante il nome, non Š stanza privata, ma luogo pubblico nel quale la magnificenza degli affreschi che celebrano la famiglia e la grandezza di Roma, fa da cornice agli incontri politici e amministrativi. LŤ il signore deve manifestare il proprio potere di fronte ad un interlocutore, deve porre in uno stato di soggezione l'ambasciatore straniero, facendolo sentire osservato. Gli occhi, sempre fissi su chi entra nella camera, sono quelli dei putti e delle donne che sembrano affacciati ad una balaustra - un cielo azzurro sopra le loro teste - dipinti nell'oculo al centro del soffitto. Un trompe l'oeil che utilizza la prima prospettiva verticale della storia dell'arte, meravigliando e turbando il visitatore. Fra i familiari presenti negli affreschi c'Š il nipote Francesco; il suo nome Š inscindibilmente legato a quello di sua moglie, Isabella d'Este, donna colta, potente e coraggiosa: trattiene a corte Mantegna, intesse rapporti con altre signorie, tratta la liberazione del marito, prigioniero a Venezia; governa, infine, al suo posto, assai prima che le donne possano entrare in politica. Meno noto il viso di un altro Gonzaga, Vincenzo, colui che invit• alla corte di Mantova, al giro tra il XVI e il XVII secolo, il padre dell'opera lirica, Claudio Monteverdi e un grande della pittura internazionale come Pieter Paul Rubens. Ô sotto il suo governo che la Sala degli Specchi, nel palazzo ducale, diventa teatro di corte. Qui musicisti - per la prima volta una vera piccola orchestra - accompagnano cantanti che recitano ®movendo gli affettiŻ: le cronache dell'epoca raccontano dell'emozione, delle lacrime che i cortigiani non riescono a contenere ascoltando la preghiera che Orfeo rivolge alle divinit… infere perch‚ liberino Euridice e la restituiscano all'amore dei vivi. L'opera compie la magia di sovvertire il mito: tanto dolce la melodia, tanto accorata la supplica, che Euridice torna allo sposo-musico. La moglie di Monteverdi, Claudia, Š una cantante, al servizio della corte mantovana. Pochi mesi dopo la rappresentazione dell'Orfeo muore. Al musicista, per•, non Š concesso il miracolo di riavere indietro l'amata. Ancora affranto deve comporre un'altra opera, l'Arianna: il suo signore Vincenzo vuole celebrare, con una nuova rappresentazione, le nozze del proprio figlio Francesco con Margherita di Savoia. Nello struggente lamento della protagonista, abbandonata da Teseo, il musicista esprime tutto il suo dolore: ®Lasciatemi morire...Ż Grande mecenate, dunque, Vincenzo; ma uomo dal cuore duro e dai complessi appetiti sessuali: la memoria - mormorata a mezza bocca dai contemporanei e raccontata per metafore dagli storici - parla di cortigiane morte giovanissime, forse proprio per gli eccessi del Duca. Degli incontri erotici Š alcova il Palazzo Te: gli affreschi di Giulio Romano, carichi di una esplicita sensualit…, fanno da cornice. Ô forse ispirandosi alle tenzoni guerresche ed amorose del duca, che Monteverdi compone alcuni noti madrigali; fra questi uno, Io che nell'ozio nacqui, nel quale Vincenzo, novello Goffredo di Buglione, viene identificato come colui che affronter… i turchi in una nuova vittoriosa crociata. Proprio questa aspirazione a grandi imprese belliche sotto il segno della croce segna ineluttabilmente, in quegli anni e nel secolo successivo, la decadenza e la fine dei Gonzaga. L'impero asburgico ha infatti, dall'inizio del '700, acquisito Mantova fra i propri territori. L'impianto medievale fa sŤ che, circa un secolo dopo, la citt… diventi una delle inespugnabili fortezze del ®QuadrilateroŻ dove l'esercito austriaco, comandato dall'inflessibile maresciallo Radeztky, si rifugia e riorganizza durante il Risorgimento italiano. Una storia cosŤ ricca avrebbe potuto cristallizzare la citt…, bloccarla come rivolta verso il passato, senza respiro n‚ per il presente n‚ per il futuro. Questo non Š accaduto. La velocit… - vero mito e tema centrale del '900 ha trovato in un figlio di Mantova il suo pi— grande interprete: Tazio Nuvolari, vera leggenda dell'automobilismo italiano. Il mantovano volante, vincitore di targhe Florio, Mille Miglia e dominatore di Gran Premi, corre anche quando le sue auto sono in fiamme o perdono pezzi. Il poeta Gabriele D'Annunzio, che avrebbe voluto emularne le imprese automobilistiche, gli dona una piccola tartaruga dorata; l'incisione recita ®All'uomo pi— veloce del mondo, l'animale pi— lentoŻ. La citt… raccoglie oggi in un piccolo museo trofei, indumenti, oggetti e fotografie appartenute al leggendario corridore. Eppure, ancora oggi, il Mincio rallenta la sua corsa, quando bagna le due isole da cui Š nata Mantova. Vuole forse che anche gli uomini vi indugino e si perdano per un po' nella sua storia. Valeria Venza (®UlisseŻ n. 267/06) Cinecitt…: settant'anni di sogni - Dagli stivali di Mussolini (fu lui a inaugurarla nel '37) alle toghe dei film in costume, ai set magici di Fellini. E alla fine, dopo i divi dei telefoni bianchi e quelli americani in colonia, nella scatola che produce cinema arriv• il Grande Fratello. - Mussolini inaugura Cinecitt…, che compie adesso settant'anni, la mattina del 28 aprile 1937: al solito Š in divisa e stivaloni, tronfio, seguito da un corteo di gerarchi e di donne fasciste in orbace nero. Gli stabilimenti sono gi… al lavoro (si gira un film prodotto dal figlio del dittatore, Vittorio). Sono bellissimi: sono stati costruiti velocemente in 475 giorni su progetto dell'architetto Gino Peressutti, i criteri di costruzione sono molto moderni e lo resteranno per decenni, lo stile razionalista delle architetture Š impeccabile, il modello Š Hollywood che aveva incantato Vittorio Mussolini. Ci sono 16 studi una piscina per le riprese subacquee, tre ristoranti, bar, alberi e viali, 900 dipendenti fissi che diventeranno presto 1200. Anche il divismo ricalca lo star system hollywoodiano: Amedeo Nazzari Š Errol Flynn; le coppie di sorelle: attrici (Mariella e Carola Lotti, Maria Denis e Michela Belmonte) sono Joan Fontaine e Olivia De Havilland, come a Hollywood non mancano le coppie di attori amanti (Osvaldo Valenti e Luisa Ferida), di produttore-attrice (Alfredo Guarini e Isa Miranda), d'attrice-regista (Elisa Cegani e Alessandro Blasetti); Camerini Š Lubitsch, Blasetti Š De Mille. Pi— che a Hollywood, per•, Cinecitt… somiglia negli anni del fascismo al centro di produzione cinematografica statale di un piccolo Paese di dittatura latinoamericana, mediorientale o di monarchia asiatica: il costume Š quello. Il figlio del dittatore, Vittorio, fa il produttore, il soggettista, il supervisore, il distributore di film, il direttore della rivista ®CinemaŻ e le opere a cui Š interessato vengono esaltate dai giornali, vincono tutti i possibili premi compresa la Coppa Mussolini. Un altro figlio del dittatore, Bruno, Š pure lui soggettista. La sorella dell'amica di Mussolini Š diva. La maggior parte delle dive sono amanti dei gerarchi fascisti. Stampa e radio sono servili, ossequiose. I critici sono pi— che cauti: temono che in Italia si segua l'esempio della Germania, dove sin dal 1936 il ministro della Propaganda Goebbels ha abolito la critica perch‚ ®Š rimasta una sorta di tradizione semita, negativa, corrosiva, distruttivaŻ; del resto in Italia gi… si accusa il ®pernicioso sterile chiacchiericcio di criticonzoli e letteratoidi che vorrebbero strozzare il nostro cinema con le loro mani sudaticceŻ. Cinecitt… fascista produce soprattutto commedie: su 279 film girati tra l'aprile 1937 e il luglio 1943, 120 sono commedie. I film di propaganda politica e di guerra sono soltanto 17, mentre da 147 film sono rappresentati tutti gli altri generi, il film storico e il dramma in costume, la trasposizione d'immortale opera lirica o letteraria, il dramma passionale, il romanzo d'avventure comiche, i pochissimi polizieschi perlopi— giallorosa. Comincia dopo la caduta del fascismo e l'arresto di Mussolini, nell'estate del 1943, una serie di spoliazioni ed occupazioni disastrose. Cinecitt… si vuota, i suoi dipendenti vengono licenziati e liquidati. La gente del quartiere forza i cancelli e porta via tutto. Le truppe tedesche sottraggono agli stabilimenti otto vagoni ferroviari di apparecchiature cinematografiche da spedire in Germania. I bombardamenti su Roma riducono le costruzioni in macerie. I profughi della guerra occupano gli edifici. Alle truppe tedesche in fuga subentrano le truppe alleate entrate a Roma il 4 giugno 1944. Il grande cinema italiano Š altrove, lavora nella realt…. Il primo film di nuovo girato a Cinecitt… nel 1947 Š Cuore di Duilio Coletti con Vittorio De Sica, Giorgio De Lullo, Maria Mercader. Inaugura il set Giulio Andreotti, 27 anni, sottosegretario di Alcide De Gasperi alla Presidenza del Consiglio. Un salvatore: ottiene che la legge stabilisca il congelamento d'una percentuale degli incassi italiani dei film americani. Sono i ®fondi bloccatiŻ che contribuiscono a indurre gli americani a produrre in Italia i loro film: nel 1946 i film italiani prodotti sono 65, quelli stranieri importati e distribuiti sono 850, 600 dei quali americani. Mentre i registi italiani medi si purgano del fascismo con la devozione (Fabiola, Cielo sulla palude), nel 1950 arrivano gli americani. Quo vadis?, Vacanze romane, La contessa scalza, Tempo d'estate, Ben Hur, Il ragazzo sul delfino, Cleopatra, Elena di Troia... Cinecitt… americana si popola di divi mitici e inquieti; incuriositi o supponenti, arrivano come in un'Africa sperduta, portandosi nei bauli anche i kleenex o l'aspirina, e si ambientano presto. Abitano nei grandi alberghi di via Veneto o nelle ville prese in affitto sull'Appia Antica. Con la ricchezza, la capricciosit… divistica, l'alcolismo e la cortesia professionale dei modi, sbalordiscono gli italiani ma non li scandalizzano: li si osserva anzi con bonariet… indulgente, con l'ammirazione dei poveri per gli spreconi. Obbligano molti a imparare l'inglese, impongono la modernizzazione degli stabilimenti (aria condizionata, centrale termoelettrica), importano nuovi sistemi di lavorazione; introducono un nuovo orario di lavoro di otto ore, mentre l'orario del cinema italiano Š di 14-16 ore. Lavorano con larghezza, e gli italiani rubano a man salva. Con gli avanzi americani nasce il genere storico-mitologico (ma a Cinecitt… sono stati prodotti Umberto D, Bellissima, I vitelloni, Processo alla citt…): quando gli americani tornano a casa, Š la crisi. Ma c'Š Federico Fellini. Dal 1959 de La dolce vita, Fellini gira a Cinecitt… tutti i suoi film. Occupa anche sette, nove teatri per volta, vi costruisce le sue realt…, vi edifica le sue citt… immaginarie, spiana arene e spiagge, innalza torri metalliche per astronavi mai decollate. Ama moltissimo il posto, i teatri, gli alberi, i giardini; vi usa un ufficio e un appartamento privato; vi trascorre pi— ore che in qualsiasi casa, ne racconta l'agonia in Intervista. Ogni tanto passeggia con un altro innamorato, Sergio Leone. Grazie a loro Cinecitt… non perde nel mondo la sua leggenda, la sua identit… di luogo simbolico del cinema. Quando Fellini muore, la camera ardente per l'ultimo addio non pu• che essere a Cinecitt…. Per il cinema, invece, gli stabilimenti sono quasi perduti, troppo costosi e doppiamente invasi: da produzioni televisive anche terribili, quiz, variet…, fiction, ballerini adolescenti, reality show; e da grandi palazzi d'appartamenti che ne rosicchiano i confini. Settant'anni dopo, Cinecitt… lavora quasi esclusivamente per le produzioni della RAI-TV. Torna alle origini: fa lo spettacolo di Stato. Lietta Tornabuoni (®SpecchioŻ n. 558/07) Il cibo in giallo - Brivido e sangue, qualche volta, finiscono in un piatto. - Ci deve essere un sottile filo ancestrale che nella letteratura gialla lega il cibo al delitto di sangue, altrimenti riesce difficile comprendere come mai i vari Maigret, Nero Wolfe, Pepe Carvalho e da ultimo il nostro recentissimo commissario Montalbano siano, in fondo in fondo, dei gastronomi mancati. Cucina ormai antica, ma casalinga e rustica per il vecchio Maigret, preparata dalla mano esperta della signora Maigret che conosceva bene i suoi polli. E cosŤ, quando il commissario rincasava, gi… dal profumo che invadeva la tromba delle scale intuiva cosa stava bollendo in pentola e cosa avrebbe poi trovato fumante nel piatto: ®...e per un istante Maigret pensa ai funghi che stanno cuocendo lentamente diffondendo un buon profumo d'aglio e di foresta umida di pioggiaŻ (La ragazza di Maigret). Cibo e delitto non bisticciano mai nella mente del commissario, nemmeno nel sogno, quasi che l'uno prenda linfa dall'altro: ®Sognando, egli mangiava il suo fegato di vitello al cartoccio...Ż (Maigret e il vagabondo), e non c'Š niente di meglio che sgranocchiare un fritto di ghiozzi guardando il viavai lento delle chiatte sulla Senna per arrivare alla soluzione del delitto. Cucina casalinga a casa Maigret, ma raffinata nelle occasioni speciali: ®La cena era particolarmente riuscita. La signora Maigret aveva preparato della faraona in crosta e il commissario era andato a cercare in cantina una delle ultime bottiglie di un vecchio Ch…teauneuf du Pope, di cui ne aveva comperato una cassa ad un'asta, un giorno che era passato per rue DrouotŻ (Maigret et l'indicateur). ®...e quella sera ci fu una discussione in cucina, in particolare sul modo di preparare la lepre alla royaleŻ (Maigret ha paura). Passione vecchia, quella per la cucina, nel commissario Maigret, precedente alla sua entrata nella Polizia: ®La richiam• quando era gi… sul pianerottolo: ®Prendimi una conchiglia di aragostaŻ, il suo piatto preferito quand'erano poveri ed egli indugiava davanti alla vetrina del salumiereŻ (Maigret si diverte). Aromi e profumi a casa di Nero Wolfe Molto pi— ricco e raffinato il suo collega d'oltreoceano, che coltiva orchidee sul tetto di casa e nella cui attrezzatissima cucina si muove il genio della stessa che risponde al nome di Fritz: consommŠ alla madrilena, capriolo alle erbe, indivia in salsa di artemisia sono quisquilie da pranzetto quotidiano: ®...Ci• fatto andai in cucina (Š Archie che parla) dove Fritz era intento a mettere dei cuori di agnello in infusione nel latte acido con un assortimento di erbe aromatiche e spezie...Ż (Un minuto a mezzanotte). Ecco perch‚ Nero Wolfe, ®quell'ettaro e mezzo di setaŻ come affettuosamente lo definiva Archie Goodwin, quando lo guardava immerso in poltrona in un pigiama di seta, a riflettere sull'ultimo caso di omicidio insolubile, porta disinvoltamente in giro la sua pinguedine frutto di pranzi raffinati e di ancor pi— raffinate libagioni. Ô una reggia la casa di Wolfe, dalla quale egli si muove di rado, per non allontanarsi dalle sue orchidee e dagli ineffabili profumi che provengono quotidianamente dalla cucina, dove nelle mani di Fritz anche il volgare sentore di aglio si trasforma in aroma: ®La casa era decisamente popolare. Le scale puzzavano d'aglio. L'aglio nella salsa spagnola di Fritz, Š tutto un invito, ma in una casa popolare, dove ha impregnato i muri per cinquant'anni a dir poco, Š un'offesa ad ogni naso bennatoŻ (Nero Wolfe, discolpati). C'Š un intricato groviglio viscerale fra i pensieri di Nero e quel che bolle in pentola nella sua cucina, quasi che senza questo sostegno qualcosa nel diabolico meccanismo del suo ragionare fermasse gli ingranaggi: un impossibile (per Fritz) piatto non riuscito avrebbe creato a Nero delle ambasce gastronomiche tali da impedirgli sonno e lavoro. Ma, per quanto oscuri e difficili, i delitti tra le mani di Wolfe trovano sempre una soluzione: segno che Fritz ha preparato per dessert la sua ®omelette celestialeŻ. La cucina nel cuore del commissario siciliano Pi— di 40 anni dovranno passare prima che sulla scena gialla si presenti un altro commissario ghiottone, ma bisogna dire che il commissario Montalbano di Camilleri Š decisamente il pi— coinvolgente, non solo gastronomicamente parlando. I piatti preparati dalla cammarera Adelina li avverti gi… sulle papille, te li vedi davanti in un piatto da cui esalano i profumi di Sicilia: menta, basilico, finocchietto, acciughe col prezzemolo, cipolle e patate, quelle patate che non han niente a che vedere con quelle che noi troviamo dall'asettico erbivendolo cittadino. ®Assittato nella verandina, si era goduta la pappanozza che da tempo desiderava. Piatto povero, patate e cipolle messe a bollire a lungo, ridotte a poltiglia col lato convesso della forchetta, abbondantemente condite con olio, aceto forte, pepe nero macinato al momento, sale. Da mangiare usando preferibilmente una forchetta di latta (ne aveva un paio che conservava gelosamente) scottandosi lingua e palato e di conseguenza sontiando ad ogni bocconeŻ (La gita a Tindari). Su quella verandina del commissario affacciata sul mare, si sono ®assittatiŻ a mangiare tutti, indistintamente tutti i golosi e non golosi lettori di Andrea Camilleri, e oggi pare sia meta di devozionali passeggiate turistiche. Il forno di casa Montalbano dove la ®cammareraŻ Adelina lascia i pasti per il commissario, Š quello che nell'infanzia di ciascuno di noi si identifica con lo scrigno dei tesori. Lui, e tu con lui, apri quel forno gi… con l'acquolina in bocca; non sai quel che ci trover… dentro, e ogni volta Š il rinnovarsi di un coinvolgente piacere sottile che dura lo spazio di un secondo. ®Nel frigorifero trov• pasta fredda con pomodoro, vasilic• e passuluna, olive nere, che mandava un profumo da arrisbigliare un morto, e un secondo piatto d'alici con cipolla e aceto. Montalbono usava affidarsi interamente alla fantasia culinaria ma gustosamente popolare d'Adelina la cammarera... Ogni volta che stava per raprire il forno o il frigo gli si riformava dintra la stessa trepidazione di quando, piccilriiddro, alla mattina presto del due novembre cercava il canestro di vimini nel quale durante la notte i morti avevano deposto i loro regali... La sorpresa insomma era un pimento indispensabile ai piatti d'AdelinaŻ (Il cane di terracotta). Cucina della terra di Sicilia, sapida, piena di colore, ma vista con l'occhio dell'anima. Pare proprio che attraverso di lei Montalbano si ricarichi di energia e di positivit…. La fidanzata, che vive a Boccadasse in Liguria, ha qualche difficolt… a capire, come d'altronde tutti quelli che corrono senza guardare, che si cibano felici di panini al bar o di una pizza surgelata. Ma questo Š un altro, profondo e diverso discorso. Oretta Zanini De Vita (®Cucina & ViniŻ n. 85/07) Omaggio a Piero Chiara - A vent'anni dalla morte sono ormai maturi i tempi per rendere all'autore ci• che veramente fu suo: una straordinaria abilit… nel narrare - spesso in chiave grottesca - il quotidiano della provincia italiana ai tempi del fascismo. - Vent'anni fa, quando scomparve, Piero Chiara poteva ben dirsi uno scrittore all'apice del successo. Nel quarto di secolo precedente, aveva visto le proprie vendite passare dalle 5.000 copie del Piatto piange alle oltre 400.000 degli ultimi romanzi, tradotti in decine di Paesi e trasposti in film e sceneggiati. Tutt'altra parabola seguivano nel frattempo i consensi della critica, scemati a partire dagli anni Settanta, in sintonia con una dinamica pressoch‚ obbligata nel sistema letterario attuale, nel quale successo e fama paiono condannati a una rissa perenne. Sarebbe davvero ingeneroso, tuttavia, sbrigarsela confinando la narrativa di Chiara nel recinto dell'intrattenimento, come vorrebbero quanti vedono nel ®divertimentoŻ una categoria del tutto estranea all'alta letteratura, a meno che riguardi ricercate jongleries, per un pubblico smaliziato e accorto. Un pubblico, questo, del quale Chiara (come dichiar• pi— volte) avrebbe tranquillamente fatto a meno, pur di riscuotere consensi presso il lettore comune, che volentieri gli tributava l'affettuosa considerazione che si deve a un artigiano sagace e affidabile. Con tutto ci•, allo scrittore luinese non venne mai a mancare la franca stima di intellettuali del calibro di Carlo Bo, Luigi Baldacci, Mario Pomilio; condivisa da letterati venerandi, come Camillo Sbarbaro, Marino Moretti, Giovanni Comisso, Carlo Betocchi, Giuseppe Prezzolini, che ne ammiravano le doti di narratore di costume, e in particolare l'efficacia con cui seppe ritrarre abitudini e mentalit… di un periodo che avevano conosciuto bene: il Ventennio fascista, colto dalla prospettiva di un paese di lago, ai margini della penisola. Sulla scacchiera della provincia, va subito detto, Chiara dispone soltanto pedoni, che muove con millimetrica precisione, nella convinzione che le vite degli uomini non illustri garantiscano al narratore combinazioni di inarrivabile variet… e interesse. Non soltanto da vicino - come Š noto - nessuno Š normale, ma tutti custodiscono il loro bravo segreto. In effetti, nelle opere di Chiara si stenterebbe a scovare un personaggio irreprensibile. Il tema di fondo Š lo scandalo, l'umiliazione del perbenismo, sistematicamente incenerito alla fiamma delle frustrazioni e degli istinti, come gi… lascia intuire il memorabile attacco del Piatto piange: ®Si giocava d'azzardo in quegli anni, come si era sempre giocato, con accanimento e passione; perch‚ non c'era, n‚ c'era mai stato a Luino altro modo per sfogare senza pericolo l'avidit… di danaro, il dispetto verso gli altri e, per i giovani, l'esuberanza dell'et… e la voglia di vivere. Nei paesi la vita Š sotto la cenereŻ. Si tratter… allora di rimestare le braci con instancabile e sorniona premura, a costo di qualche piccola ustione. L'inclinazione al grottesco, che balena un po' dappertutto, non rimuove dalle storie di Chiara il retrogusto amaro. Sono questi ingredienti - su cui si dovr… tornare - a rendere unico il sapore della sua Luino, che a conti fatti Š riuscita a imprimersi nella memoria collettiva senza concessioni n‚ al populismo, n‚ alla nostalgia lacrimevole, n‚ all'idillio di maniera. Dalla lirica all'azzardo Il Chiara pi— celebre ha poco a che spartire col Chiara degli esordi, in particolare con le atmosfere vicine all'ermetismo (ma anche a Cardarelli) che si respirano nelle ventisei poesie di Incantavi, raccolta tirata nei Grigioni il 25 aprile 1945. Lo scrittore luinese era allora internato da oltre un anno nella Confederazione Elvetica, dove era giunto per sfuggire a un mandato di cattura repubblichino. Un periodo movimentato, trasposto nei versi e pi— tardi in Itinerario svizzero (1950), nove prose a dominante lirica, intrise di emozioni, in cui sfilano figure e paesaggi incontrati nei giorni d'esilio: l'unico motivo per il quale Chiara, trent'anni pi— tardi, si induceva a riconoscere per sua quest'opera. Viceversa, scorrendo i trenta pezzi raccolti in Dolore del tempo (1959) Š facile intravedere le avvisaglie di una nuova stagione narrativa, nella quale peraltro spariranno gli elzeviri coloristici e le memorie familiari che punteggiano la filigrana del lavoro in questione, dove acquista un rilievo fondamentale il profilo paterno. Proprio in omaggio al doganiere siciliano Eugenio Chiara, allora ben vivo per quanto ultranovantenne, nella primavera del 1961 il figlio volle compiere un lungo viaggio che lo riport• nel remoto borgo delle Madonie, Resuttano, tante volte visitato nelle estati dell'infanzia. Dagli appunti presi nell'occasione scaturŤ un lungo reportage, frammisto ai ricordi, pubblicato da Vallecchi nel 1965 sotto il titolo Con la faccia per terra. Dal padre, lo scrittore aveva mutuato anche una eccezionale bravura nel racconto orale, che sfoggiava volentieri nelle riunioni conviviali, sollecitato dagli amici a rievocare i mille episodi vissuti nel corso di una giovent— spregiudicata, spesa senza troppi riguardi nelle cerchie pi— svariate. In una di quelle serate, alla fine del 1957, tra gli ascoltatori figurava Vittorio Sereni (coetaneo e amico di Chiara, come lui nato a Luino), che lo invit• a mettere per iscritto le affabulazioni dalle quali era rimasto stregato. Ne scaturirono due racconti in forma di lettera, pubblicati sulla rivista Il CaffŠ nel 1958 e nel 1959. Fu questo il primo nucleo del Piatto piange, il primo romanzo di Chiara, stampato dalla Mondadori nella primavera del 1962. Un simile titolo si deve all'importanza conferita al tema del gioco d'azzardo: il libro si apre sulle nottate consumate negli anni Trenta al tavolo del poker, nei sotterranei di un albergo affacciato sul lago. Di qui si sviluppano altre, irresistibili storie che attraversano pi— o meno di nascosto una Luino che nottetempo sembra dormire con un occhio solo, e di giorno recitare una commedia in cui nessuno crede fino in fondo. In tale contesto, la diffusa passione per le carte e il biliardo appare accesa innanzitutto dalla ricerca di un'opportunit… che la vita sociale offre di rado: quella di presentarsi a una sfida con eguali probabilit… di successo, fidando esclusivamente nelle proprie capacit…. Proprio le carte, del resto, hanno offerto a Giancarlo Vigorelli (anch'egli lombardo e nato nel 1913: ®classe di ferro battutoŻ, come amava dire) un'immagine quanto mai adatta a spiegare il clima di familiarit… che sorprende il lettore, nel passare dall'una all'altra opera dello scrittore luinese: ®Sbaglierebbe chi ne deducesse che il Chiara Š scrittore di un unico libro [...]: no, non cambia mai le sue carte, ma il mazzo sa mescolarlo bene, conduce a sorpresa la partita, gioca con bravura anche se non ha sempre in mano il settebello, e soprattutto non si abbandona, come oggi fanno quasi tutti, allo sterile piacere del gioco solitarioŻ. Pretesi inetti Se tutte le opere di Chiara nascono sull'abbrivio di uno spunto autobiografico, Š pur vero che nei romanzi che vanno da La spartizione (1964) a Il pretore di Cuvio (1973) lo scrittore luinese preferŤ evitare di mettersi in scena direttamente, delineando invece molte figure di giovani senza famiglia, pi— o meno sfaccendati, nei quali Š facile ravvisare le medesime caratteristiche che si assegna nei romanzi in cui agisce come protagonista, vale a dire nella serie pubblicata tra il 1976 e il 1981, costituita da La stanza del Vescovo, Il cappotto di astrakan, Una spina nel cuore, Vedr• Singapore?. D'altronde Chiara aveva preso a narrare di s‚ gi… in molti racconti composti negli anni Sessanta e riuniti nell'Uovo al cianuro (1969), ®quasi come capitoli di un lungo e incompiuto romanzoŻ, stando alla ®NotaŻ finale. Non Š solo questione di progressione cronologica, per cui si va da una storia risalente ai tempi del collegio sino a vicende situate nel secondo dopoguerra. Il punto Š che piccoli capolavori come Sulle onde del Lago Maggiore, Il fungo trifola o Un turco tra noi - che suggerivano a Sereni in una lettera all'autore paragoni coraggiosi (®niente di male se pensi a Maupassant o a CechovŻ) - si reggono sull'identica strategia delle opere maggiori, ovvero sulla messa in scena di un eroe maldestro, inetto e alle volte stordito, che tuttavia riesce regolarmente a raggiungere i suoi scopi, facendo di mediocrit… virt—. Succede in mille occasioni: ad esempio in Una spina nel cuore, quando si accosta a Teresita, ricevendone tanto le grazie intime quanto informazioni preziose, carpite quando la ragazza ®aveva finito col giudicarmi un ingenuo se non proprio un tontoŻ. Sfruttando l'indifferenza e il disdegno che le circondano, facendosi benvolere in quanto palesemente innocue, le controfigure di Chiara sfruttano a dovere le loro doti nascoste, a cominciare dalla curiosit… e dalla discrezione: da intendersi, quest'ultima, come capacit… di calcolare in che modo, quando e dove agire, non in base a una regola predeterminata ma a seconda delle circostanze, perch‚ - come ammoniva Francesco Guicciardini - le cose del mondo ®quasi tutte hanno distinzione e eccezioneŻ. Nulla Š come sembra Dell'infinita variet… dei caratteri umani Š ben consapevole anche il narratore, che maneggia i casi dei personaggi con cautela, comprensione e ironia, proiettandoli volentieri in una dimensione d'incertezza, tramite il ricorso a formule prudenziali: si dice, correva voce, venne riferito... Il lettore di Chiara si trova circondato sin da subito da una giostra di voci, un ronzio di sottofondo che ne fomenta la curiosit…. ®Da dove era venuto con quella faccia severa, con quell'aspetto composto e a prima vista distinto? Da qualche importante citt…, da una famiglia di rango, da una lunga abitudine alla riservatezza?Ż. La scarica di domande posta all'inizio della Spartizione d… una misura dell'ostinazione con cui dappertutto il narratore e i comprimari si industriano non tanto a levare, quanto a ridefinire continuamente le maschere dietro le quali ciascuno recita sul palco della vita: perch‚ in Chiara non vi Š identit… al di fuori di quella che si cristallizza nell'opinione comune, salvo squagliarsi all'istante di fronte a clamorosi fuori programma, atti a rivelare la vera natura di chi vanti nobilt…, ricchezze, potere o anche soltanto un sussiego borghesuccio. A uno sguardo d'assieme, si profila un vero e proprio furore demistificante, che non risparmia l'ambito politico, come si comprende bene dal finale di un racconto travolgente quale Il povero Turati, nel momento in cui il gerarca viene centrato da un'anguria, nella quale si concentra l'astio dell'autore per la tronfia ufficialit… fascista. Si aggiunga che sotto le apparenze pi— rispettabili possono sempre acquattarsi calcoli feroci e biechi istinti, come quelli che coltiva il figuro cui allude il citato attacco della Spartizione, ovvero il Primo Archivista Emerenziano Paronzini da Cant‚vria, che finir… con lo sconvolgere la vita delle tre sorelle Tettamanzi, prima di perire miseramente, vittima dei suoi eccessi sessuali, che per una serie di equivoci lo fanno passare per un martire del fascismo. L'impasto di calunnie e verit… che fa da lievito agli intrecci di Chiara (opportunamente cosparsi di lettere anonime) non si scioglie neppure nei gialli, dai quali la verit… in fin dei conti non emerge mai con nettezza. E cosŤ, I giovedŤ della signora Giulia pu• chiudersi con una doppia assoluzione per insufficienza di prove, che lascia liberi i principali sospettati dell'assassinio dell'irrequieta dama, abili nell'accusarsi l'un l'altro con prove di pari valore; mentre nel finale dei Saluti notturni dal Passo della Cisa il probabile assassino urla alla moglie: ®Ti ho messo davanti tutte le verit… possibili. Scegli quella che ti va meglioŻ. Un'opportunit…, questa, che Chiara offre volentieri al lettore, come dimostrano le ambigue morti che incupiscono la seconda parte della Stanza del Vescovo, l'opera che pi— ha contribuito a conferire all'autore l'etichetta di ®mago del lagoŻ (Zavattini) con la quale oggi Š universalmente noto. Negli ultimi romanzi, del resto, il nocciolo di mistero da cui nascono tutte le storie di Chiara si sviluppa sovente in direzione del noir, favorito dagli scenari autunnali, siano i boulevards parigini del Cappotto di astrakan, i consueti scorci lacuali e valligiani di Una spina nel cuore, o le inquietanti nebbie friulane su cui si apre Vedr• Singapore?. Dai buffi al grottesco Per creare un racconto, basta a Chiara uno spunto minimo, sia un nome adocchiato sul giornale, un incontro casuale, un luogo rivisto: da qui si dipana il gomitolo della memoria, in genere per tornare ad avventure vissute o sentite narrare in anni lontani. Scintilla d'avvio Š spesso la classica irruzione di un estraneo in un ambiente familiare al narratore, situato per lo pi— nel borgo natio, sebbene la ®NotaŻ posta in coda al Piatto piange avverta come Luino non vada cercata ®sulle carte geografiche o nell'elenco dei Comuni d'Italia, ma in quell'altra ideale geografia dove si trovano tutti i luoghi immaginari nei quali si svolge la favola della vitaŻ. Nella provincia di Chiara si riconosce una condizione umana che accomunava gran parte dell'Italia d'allora; e nelle sue comparse predilette - in primis preti, beghine, esercenti, impiegati - archetipi atti a esemplificare attraverso il contatto con giocatori, perditempo, impostori, gag… e spostati d'ogni tipo, le pulsioni clandestine che animano una comunit… tranquilla solo in superficie. Come la critica ha pi— volte notato, gli ingranaggi narrativi dello scrittore luinese in genere prendono avvio da un ritratto. I personaggi sono caratterizzati secondo una strategia metonimica: viene cioŠ messa in luce un'affinit… o una discrepanza tra l'aspetto fisico e la loro personalit…, come (lasciando stare il pregiudizio comune) avveniva normalmente gi… in Balzac, ma anche nei trattati di fisiognomica criminale di Cesare Lombroso. Il luinese ama inoltre suggerire un rapporto fra i tratti attribuiti alle creature che inventa e il loro nome, nel quale sovente si cela il destino che li attende (nomen omen); al tempo stesso, per•, gli appellativi debbono risultare sempre verosimili. Ed ecco sfilare Mansueto Tettamanzi, Augusto Vanghetta, Prezioso Bonalumi, don Natale Biancamano insieme a Diomira Gambalero... In questo modo, i nomi finiscono col costituire un precipitato della vita medesima: poich‚ Chiara narra appunto quanto essa possa risultare bizzarra anche a soffermarsi sulle persone in apparenza pi— comuni. Come nel caso di Aldo Palazzeschi, abbiamo insomma a che fare con un narratore di ®buffiŻ. Il rilievo va tuttavia completato rimarcando un'evidente inclinazione al grottesco, che avvicina Chiara a un secolare filone della narrativa lombarda, capitanato in ultimo da Carlo Emilio Gadda. Sotto il segno della deformazione si iscrive ad esempio l'intera parabola del Balordo, gigantesco e placido maestro di scuola; cosŤ come quella del pretore di Cuvio, laido e iroso gobbetto. In questi paraggi si potrebbe far ricadere anche la rappresentazione delle dinamiche del fascismo in provincia, costantemente colto sul versante del farsesco, senza che perci• diminuisca la credibilit… della ricostruzione d'ambiente. L'alto potenziale comico, nel quale va individuato il principale punto di fuga rispetto alle opere antecedenti Il piatto piange, si dispiega secondo modalit… variegate, che possono andare dal calembour estemporaneo al comico di situazione, nel quale si denota una concezione in fondo teatrale dell'esistenza, assomigliata a uno spettacolo imprevedibile, recitato in un profluvio di colpi di scena, sui palcoscenici pi— sperduti. A muovere le marionette, con ironia ora sorridente ora ombrata dalla malinconia, sta il narratore, sempre attento a cogliere l'attrito tra le pulsioni degli istinti e i costumi sociali invalsi. In quest'ottica, l'eros si staglia come un richiamo irresistibile, che tuttavia in ultima istanza invariabilmente tradisce chi vi si abbandoni senza ritegno. Senza dubbio, Chiara Š stato scrittore sensuale come pochi altri del suo tempo: per evitare malintesi vale comunque la pena di specificare che il rilievo coinvolge tutte le sfere sensoriali, alle quali riserv• attenzioni inconsuete. Un racconto mirabile come Ti sento, Giuditta, intessuto sulle emozioni sprigionate dagli odori recati dal vento sulle sponde del lago, basta a ricordare quell'amore per il dettaglio, quel lucidissimo spirito di osservazione che resta tra le principali ragioni del fascino esercitato dalle pagine di Chiara su milioni di lettori. Sotto le bocciature, il talento 1913-28: Pierino Chiara, pi— tardi detto Piero, nasce il 23 marzo 1913 a Luino, da Eugenio, doganiere siciliano, e Virginia Maffei, originaria di Lesa. Figlio unico, si rivela presto ingegnoso, vivace e refrattario alla disciplina, sia in famiglia sia nelle scuole, che marina spesso: trasporr… queste esperienze ne Le avventure di Pierino al mercato di Luino (Mondadori, 1980). Respinto in terza elementare, inizia un pellegrinaggio nei collegi del Lago Maggiore, concluso con un'ulteriore bocciatura, in Seconda ginnasio. Entra allora come apprendista nella bottega di un fotografo, che presto fallisce. 1929-31: Coltiva l'attitudine agli sport, al biliardo, alle carte, alla poesia. Si dedica con passione alla lettura, costruendosi da autodidatta un ampio bagaglio culturale. La licenza complementare, ottenuta nel 1929 come privatista, non allenta una crescente tensione nei rapporti familiari, che lo spinge nel 1930 a emigrare in Francia, dove esercita svariati mestieri. Tornato a Luino, scrive su alcuni periodici locali, in specie pezzi di taglio storico-artistico. 1932-38: Vince un concorso per aiutante di cancelleria e trascorre un anno e mezzo in varie sedi ai confini orientali (Pontebba, Aid—ssina, Cividale), prima di ottenere nel 1934 il trasferimento a Varese. Il 20 ottobre 1936 sposa a Milano una giovane svizzera, Jula Scherb, che nel luglio del 1937 in una clinica di Zurigo d… alla luce Marco. 1939-43: Il matrimonio non funziona. Solo lo scoppio della guerra, nel 1939, gli impedisce di trasferirsi in Bolivia. Richiamato alle armi nell'aprile del 1940, viene congedato in agosto. Si accosta ad ambienti antifascisti, tanto da rimediare l'espulsione dal Pnf. Il 26 luglio 1943 fa levare dai muri del Tribunale di Varese, dove lavora, i ritratti del duce; li raduna nella gabbia degli imputati e improvvisa una trascinante requisitoria contro Mussolini. 1944-45: Inseguito da un mandato di cattura, nel gennaio del 1944 cerca scampo in Svizzera, dove Š costretto a una lunga trafila nei campi di raccolta. A partire dal febbraio 1945 Š chiamato a insegnare italiano presso un liceo di Zug. Rientra in Italia alla fine di luglio. Ad aprile, la Tipografia Menghini di Poschiavo ha stampato Incantavi, la sua prima (e unica) raccolta poetica. 1946-53: Nel dopoguerra riprende il posto nell'amministrazione giudiziaria. Si occupa inoltre di arte, come mediatore e critico. Ô un conferenziere molto richiesto. Nell'autunno del 1950 in Itinerario svizzero raccoglie per le edizioni del Giornale del Popolo alcune prose incentrate sul periodo dell'internamento. Scrive per numerose testate, specie di ambito cattolico, come L'Italia, dove Š titolare di una rubrica letteraria. 1954-56: Insieme a Luciano Erba appronta per la casa editrice Magenta di Varese l'antologia Quarta generazione, decisiva nell'imporre all'attenzione le voci dei nuovi poeti italiani, allora poco pi— che trentenni, come Zanzotto e Pasolini. Conosce Mimma Buzzetti, con la quale convive dal 1955. Si sposeranno nel 1974. 1957-61: Nel 1957 muore la madre, alla cui memoria Chiara dedica elzeviri e racconti riuniti in Dolore del tempo (Rebellato, 1959). Nel frattempo Š andato in pensione. Intensifica l'attivit… politica in seno al Partito Liberale, senza tuttavia accettare candidature. Nel 1961 compie un viaggio in Sicilia dal quale ricaver… un libro, Con la faccia per terra (Vallecchi, 1965), in cui contempera reportage, saggistica e narrativa. 1962-63: All'inizio del 1962 pubblica in Svizzera un giallo a puntate, I giovedŤ della signora Giulia, sul Corriere del Ticino, firmandosi Nik Inghirami. Pochi mesi pi— tardi compare presso Mondadori Il piatto piange, il romanzo cui ha lavorato negli anni precedenti, su invito di Vittorio Sereni. La critica plaude, mentre a Luino se ne discute animatamente. Nel 1963 scompare, a 96 anni, Eugenio Chiara. 1964-66: Nel 1964 pubblica La spartizione, con cui vince il Premio Alpi Apuane. Il romanzo si guadagna in breve quattro ristampe; Alberto Lattuada decide di ricavarne un film (uscir… nel 1970, col titolo Venga a prendere il caffŠ... da noi, protagonista Ugo Tognazzi). Studia a fondo l'opera di Giacomo Casanova, del quale cura per Mondadori la Storia della mia vita. 1967-71: Nel 1967 pubblica un nuovo romanzo, Il Balordo (Mondadori), che vince il Premio Bagutta. L'anno seguente i suoi servizi dal Giro d'Italia, nel telegiornale Rai, costituiscono un appuntamento seguitissimo. La prima raccolta di racconti, L'uovo al cianuro, vede la luce nel 1969 presso Mondadori, dove appare anche una traduzione del Satiricon, approntata con l'aiuto di Federico Roncoroni. Nel 1970, in prossimit… della trasmissione in Tv dello sceneggiato tratto da I giovedŤ della signora Giulia, fa stampare il giallo nella collana ®OscarŻ Mondadori. Inizia sul Corriere del Ticino una rubrica di curiosit… e pungolature, ®Sale & TabacchiŻ, che terr… sino agli ultimi anni. 1972-76: Ô nominato Commendatore della Repubblica. Nel 1973 sfiora la vittoria al Premio Strega con Il pretore di Cuvio (Mondadori), grazie al quale raggiunge per la prima volta le vette nelle classifiche dei libri pi— venduti. In Sotto la Sua mano (Mondadori, 1974) raccoglie tre racconti lunghi, ai quali nel 1976 fa seguito un romanzo ambientato sul Verbano, La stanza del Vescovo (Mondadori). 1977-80: Nel 1977 escono i racconti di Le corna del diavolo (Mondadori) e Il vero Casanova (Mursia), ove mette insieme 34 saggi sull'avventuriero veneziano. Lavora anche su D'Annunzio, realizzando - dopo una minuziosa ricerca condotta insieme a Roncoroni - una fortunatissima biografia, Vita di Gabriele D'Annunzio (Mondadori, 1978). Pubblica due nuovi romanzi, come sempre per Mondadori: nel 1978 Il cappotto di astrakan, secondo Sereni la sua opera migliore, e l'anno successivo Una spina nel cuore, in cui torna su un amore di giovent—. La sua fama Š ormai mondiale; ha venduto oltre quattro milioni di libri, tradotti in tutti i continenti. 1981-84: Con Vedr• Singapore? (Mondadori, 1981) realizza un progetto covato per un trentennio: trasporre in un romanzo le vicende vissute a vent'anni, durante il soggiorno nelle Venezie. Escono nel 1982 i racconti di Viva Migliavacca! (Mondadori), nel 1983 40 storie di Piero Chiara negli elzeviri del Corriere, al quale collabora sin dagli anni Sessanta. Il Pli nel 1984 lo nomina vicesegretario nazionale del Partito. Compare nelle librerie una sua versione in italiano corrente di dieci novelle del Decameron (Mondadori). 1985-86: L'insorgere di una grave malattia non gli impedisce di rifinire un'inchiesta sulle dimissioni del presidente della Repubblica Giovanni Leone (Il caso Leone, Sperling & Kupfer, 1985) e di scrivere i racconti de Il capostazione di Casalino (Mondadori, 1986). Malgrado i progressi del male, riesce a terminare un ultimo romanzo, Saluti notturni dal Passo della Cisa, che esce nel febbraio del 1987: postumo, poich‚ Chiara si Š spento il 31 dicembre 1986, a 73 anni. Mauro Novelli (®LettureŻ n. 633/07) Glenn Gould: il pianista che non amava il pianoforte - Un mitico disco d'esordio, la solitudine tecnologica, la fine precoce, la leggenda postuma: a settantacinque anni dalla nascita e venticinque dalla morte, il musicista rimane un'icona della musica contemporanea. - Di se stesso diceva: ®I live long distanceŻ. Long distance call Š la chiamata in teleselezione: Glenn Goulg incontrava parenti e amici quasi solo per telefono. A trentun anni smise di dare concerti e comunic• con il pubblico solo attraverso la tecnologia, fisicamente isolato nello studio discografico, radiofonico o televisivo. Eppure il pianista che si rapportava agli altri solo ®a lunga distanzaŻ Š ancora, a venticinque anni dalla morte, oggetto di devozione appassionata. Glenn Herbert Gould nacque nel 1932 a Beach, zona di Toronto che Kevin Bazzana descrive come ®il quartiere pi— inglese della pi— inglese delle principali citt… della provincia pi— inglese di una ex colonia britannicaŻ. Gli altri luoghi dell'infanzia e giovinezza, ma anche dell'et… adulta, furono Uxbridge, il paese d'origine del padre, fondato all'inizio dell'Ottocento dai quaccheri sull'altopiano tra il Lago Ontario e il Lago Simcoe; e Uptergrove, villaggio presso il quale i Gould possedevano una villetta sullo stesso Lago Simcoe. Per quanta suggestione naturalistica si possa intuire in questo vasto e silente idillio pastorale, se non fosse per Gould, alla domanda sul contributo del Canada alla storia della musica seguirebbe il silenzio imbarazzato dei pi—. L'anonimato culturale della classe media white, anglo-saxon, protestant fornŤ lo sfondo neutro sul quale maturare una personalit… assolutamente originale. Pi— tardi si preoccup• di costruirsi un lignaggio: attribuŤ alla madre, Fiorente Greig, la discendenza da un antenato scozzese che avrebbe dato origine anche alla famiglia norvegese dei Grieg. Fosse o meno cugina all'ennesimo grado dell'Edvard Grieg autore di un celebre Concerto che a Glenn non piaceva, Flora era solo una pianista e organista dilettante: ne sapeva quanto bastava per cantare e suonare in chiesa (era fervente presbiteriana) e per dare lezioni ai bambini del vicinato, indirizzando poi i migliori al conservatorio. Secondo un testimone, suonava in modo ®imbarazzanteŻ. Il padre, Russell Herbert, di ascendenza inglese e metodista, in giovent— aveva studiato violino e condivideva con la moglie la passione per il canto. L'unica tradizione musicale di Toronto erano le societ… corali; i coniugi Gould vi prendevano parte con il fervore discreto della loro adesione alla United Church of Canada. La madre scoprŤ le doti del piccolo Glenn - orecchio assoluto, attitudine a leggere la scrittura musicale prima di imparare quella alfabetica - e gli impartŤ le prime lezioni. Fino a dieci anni, quando fu iscritto al Conservatorio di Toronto anche per il pianoforte (due anni prima vi aveva cominciato le lezioni di teoria), Gould non ebbe formazione sistematica. Non fu esposto come bambino prodigio, ma si esibiva in pubblico in contesti poco pi— che familiari. Questione di tatto Impar• anche a suonare l'organo e intorno ai quindici anni esit• tra le due specializzazioni. Dalla pratica organistica serb• il ripudio del pedale di risonanza e l'attenzione per la chiarezza delle linee polifoniche; l'attitudine a pensare la melodia del basso (pedaliera dell'organo) come una parte autonoma (tanto pi— che era mancino); l'espressivit… realizzata non con la dinamica (crescendo-diminuendo), ma attraverso il fraseggio e l'articolazione del tocco. Alla fine Gould scelse il pianoforte, tornando solo una volta e con esiti discussi all'organo, in un'incisione parziale dell'Arte della fuga, e sperimentando sporadicamente il clavicembalo. Il suo ideale di suono non era quello tradizionalmente ricercato nel pianoforte, ma non per questo intendeva rinunciare alla sensibilit… ®tattileŻ della tastiera pianistica; anzi, voleva che alle sue dita fosse consentito il massimo controllo e la massima precisione su tutti i parametri sonori. Cercava pianoforti particolari: meccanica scorrevole, breve corsa del tasto, timbro chiaro, suono subito smorzato. Il suo ideale era la tastiera leggerissima e il suono pulito, nitido nei gravi e asciutto nell'acuto, del suo vecchio Chickering (una ditta di Boston che per qualche tempo tra Otto e Novecento rivaleggi• con la Steinway), costruito nel 1895 e improponibile in pubblico. I pianoforti che us• per quasi tutta la carriera furono gli Steinway CD174 e CD318, costruiti rispettivamente nel 1928 e prima del 1945. Non sapeva che farsene degli Steinway pi— recenti, con la loro meccanica potente, i loro bassi rombanti e la loro cantabilit… grassa e corposa. Simili preferenze resero burrascosi i suoi rapporti con la celebre ditta, anche a prescindere dal clamoroso incidente medico-legale occorso quando nel 1960 Gould accus• il capo dei tecnici, Hupfer, di avergli lesionato una spalla. Musica e maieutica In un'intervista disse: ®La musica per pianoforte non mi interessa affattoŻ. Non amava i compositori il cui valore consiste essenzialmente nella pertinenza della scrittura strumentale (Scarlatti, Chopin), o peggio nel virtuosismo. Il docente cui Gould fu affidato al conservatorio era Alberto Guerrero, un pianista cileno nato nel 1886 e stabilitosi a Toronto nel 1918 per lo stesso motivo che indusse Gould a restarvi: ®Qui ti lasciano in paceŻ. Guerrero fu l'insegnante ideale: era pi— un maestro di musica che di tecnica pianistica e sapeva, socraticamente, indirizzare l'allievo a trovare dentro di s‚ la propria verit… artistica. Specialisti della didattica e della fisiologia hanno cercato relazioni precise tra la sonorit… ®divisionistaŻ di Gould e l'insegnamento di Guerrero. Ma Piero Rattalino, che Š un'autorit… in materia, si rassegna: ®La tecnica di Gould era di sicuro strepitosa. Come se la fosse procurata e quale esattamente fosse resta per noi un misteroŻ. In questo, Gould non ha avuto maestri n‚ discepoli, tutt'al pi— cattivi imitatori. Guerrero fu invece una risorsa preziosa per il ragazzo provinciale, in quanto gli fece conoscere vasti e diversi mondi musicali: la musica ®anticaŻ, non solo Bach e Scarlatti ma anche i virginalisti inglesi e i clavicembalisti francesi (Guerrero era ammiratore e amico di Wanda Landowska, ma Gould preferiva il Bach pianistico di Rosalyn Tureck), e i contemporanei, compreso l'amatissimo Sch”nberg. FornŤ alimento alla sua curiosit… e sensibilit…, ed ebbe l'intelligenza di ritrarsi non appena il giovanotto, a diciannove anni, dimostr• di non aver pi— bisogno di maestri. In quel momento, Gould sentŤ di possedere ®l'insopportabile quantit… di sicurezza di s‚Ż necessaria a stabilire ®quel genere di solidit… dell'io che, in ultima analisi, Š l'unica cosa importante del bagaglio di un artistaŻ. Poco prima aveva smesso di frequentare la chiesa, anche se rimase uno spirito religioso dichiaratamente ostile alle filosofie materialistiche e immanentistiche. La scimmia di Gibilterra Non pass• attraverso la trafila dei concorsi che, allora come oggi, si dovevano inanellare e possibilmente vincere tra i quindici e i venticinque anni. Non aveva potuto evitare quei festival giovanili nei quali, come scrive il suo ®biografo autorizzatoŻ Geoffrey Payzant, ®solo gli inglesi potevano presentare come un pregio il fatto di suonare in pubblico alle medesime condizioni di una gara di atleticaŻ. L'esperienza si limit• ai tre anni consecutivi (1944-46) in cui partecip•, riportando vari premi, al Kiwanis Music Festival, di cui il padre, membro del Club, era fra gli organizzatori: modesta manifestazione provinciale, che gli lasci• un'ostilit… insuperabile verso ogni forma di competizione. Gli dava angoscia l'idea stessa di competere, ®con tutta quella violenza che si portava dietroŻ, e si convinse ®che la competizione e non il denaro sia la radice di tutti i maliŻ. Senza il lancio promozionale dei concorsi, solo grazie ai primi concerti, con il sostegno finanziario dei genitori che ne coprivano le spese, tra il 1947 e il 1954 guadagn• una certa fama. Quanta bastava per approdare negli studi radiofonici e discografici. Aveva accettato la carriera di concertista (con- certare, gareggiare con qualcuno) come ripiego transitorio, un sistema per far soldi e potersi cosŤ dedicare a quello che amava davvero. Non voleva restare per tutta la vita un ®pianistaŻ: il virtuoso che d… spettacolo come un animale da circo, come una ®scimmia di GibilterraŻ. La sua ®storia d'amore con il microfonoŻ cominci• una domenica mattina del dicembre 1950, in uno studio della Canadian Broadcasting Corporation, dove registr• in presa diretta (®alla radio si era ancora affetti dalla sindrome da sala da concerto, dalla-prima-all'ultima-nota-e-al-diavolo-le- conseguenzeŻ) la Sonata KV 281 del Mozart giovanile che sempre predilesse e la Sonata n. 3 di Hindemith, uno dei ®suoiŻ autori novecenteschi. La Cbc era un'istituzione importante nella vita culturale canadese; per i musicisti fu, come scrive Bazzana, ®una fonte vitale di entrate, di promozione e di ispirazione artisticaŻ. Se c'era un campo nel quale il Canada non sfigurava sulla scena culturale internazionale era proprio quello dei nuovi media elettronici: Mc$Luhan non era canadese per caso. La politica editoriale della Cbc si caratterizzava, fin dagli anni Trenta, per la volont… di distinguersi dal taglio commerciale tipico dei potenti vicini statunitensi, scegliendo un'impostazione ®coltaŻ che si rifaceva al modello della Bbc. Il diciottenne Gould fece subito della radio l'altro filone fondamentale della sua attivit…, accanto ai concerti: il repertorio era simile, ma la Cbc gli consentiva pi— spesso di concentrarsi sulla musica ®anticaŻ, da Sweelinck a Bach, e su quella contemporanea. Le sue prime esecuzioni della Sonata di Alban Berg del Concerto di Sch”nberg (una novit… assoluta per il Canada) furono radiofoniche, cosŤ come, il 21 giugno 1954, quella delle Variazioni Goldberg. Guanti, sciarpa e seggiolina Nel gennaio del 1955 Gould tenne i suoi primi concerti all'estero, negli Stati Uniti. Alla Phillips Gallery di Washington e alla Town Hall di Manhattan il programma gi… tipicamente gouldiano non era tale da attirare le folle: il tardo Rinascimento di Sweelinck e Gibbons, Bach, l'ultimo Beethoven (op. 109), la scuola atonale e dodecafonica (Variazioni di Webern e Sonata di Berg). Spiccava l'assenza dell'Ottocento romantico, fulcro del repertorio pi— amato da esecutori e pubblico. Tuttavia andarono a sentirlo alcuni addetti ai lavori, ebbe buone critiche e soprattutto impression• favorevolmente il direttore artistico della Columbia-Masterworks, David Oppenheimer, presente al concerto newyorkese. La Columbia mise subito Gould sotto contratto, offrendogli la possibilit… di debuttare, e rimanere per sempre, con una major i cui dirigenti (lo stesso Oppenheimer, Goddard Lieberson) possedevano quel misto di idealismo artistico e spregiudicatezza imprenditoriale indispensabile a lasciargli completa libert… di iniziativa. Gould scelse come incisione d'esordio le Variazioni Goldberg di Bach, con gli esiti ben noti: un immediato e duraturo successo. Il disco fu registrato tra il 10 e il 16 giugno e lanciato con un capolavoro di comunicato stampa, che contiene gi… tutti gli ingredienti del mito gouldiano: l'arrivo in studio con cappotto, berretto, sciarpa e guanti alle soglie dell'estate; la montagna di asciugamani per il rito d'immersione delle braccia in acqua calda per venti minuti prima di suonare; l'acqua minerale personale, i biscotti per l'infanzia e latte, le molte pillole dell'ipocondriaco; infine la sedia adattata dal padre per sedersi all'altezza ®giustaŻ, ossia trentacinque centimetri da terra, meno ancora rispetto al pianoforte rialzato su zeppe. La posizione di Gould, accucciato con il naso sulla tastiera e i gomiti al di sotto, Š antitetica all'icona del virtuoso ottocentesco, Liszt troneggiante dall'alto dello strapuntino, con gli avambracci ®in discesaŻ verso le dita. La posizione di Liszt era ideale per ottenere la potenza del ®fortissimoŻ e la pienezza del ®cantabile legatoŻ. La posizione da cui Gould controllava la sua fantastica variet… e precisione di tocco ®sgranatoŻ era ideale solo per lui; e forse neppure per lui, visti i malanni ricorrenti alla schiena e alle spalle. Un repertorio puritano Il disco delle Goldberg uscŤ all'inizio del 1956 e lanci• Gould nell'‚lite concertistica. Una carriera breve e non particolarmente intensa: meno di trecento concerti in tutto. L'accoglienza era entusiastica nei confronti del pianista e del musicista, anche se i critici mostravano spesso insofferenza per le bizzarrie del personaggio. Le Goldberg gli guadagnarono fama universale di interprete bachiano. Ma c'erano altri autori indicativi della sua poetica; gli illustri esclusi erano numerosi e altrettanto significativi. Era un repertorio che copriva quattro secoli; ma la selezione interna era severissima. Amava citare il virginalista Orlando Gibbons come il suo ®compositore preferitoŻ, ma eseguiva ben poca musica inglese dell'epoca Tudor; e dei tedeschi prima di Bach, solo un brano di Sweelinck. Da studente aveva in repertorio una Passacaglia di Couperin trascritta da Guerrero, ma poi non si trova pi— traccia di clavicembalisti francesi: troppo frivoli? Alla fine degli anni Sessanta la Cbs gli propose un disco scarlattiano, ma il progetto venne interrotto: ®Ritengo vi sia pi— sostanza spirituale in due minuti di Bach che in tutta la raccolta di seicento e passa Sonate di ScarlattiŻ. Era il nordico puritano che si ribellava alla colorita vivacit… meridionale. Neppure Bach gli andava sempre a genio: non gli piaceva la rapsodica e destrutturata Fantasia cromatica e fuga e faceva le pulci persino alle Goldberg. Dopo Bach c'era per lui ®una zona buia che copre un secolo, all'incirca dall'Arte della fuga al TristanoŻ: nella ®zonaŻ troviamo Haydn, Mozart, Beethoven, Schubert, Mendelssohn, Chopin, Schumann... Affermava di preferire Haydn a Mozart ma solo nel 1980-81 incise un disco con sei sonate haydniane. Su Mozart pronunci• i giudizi pi— provocatori, come la boutade secondo cui non sarebbe morto troppo presto, ma troppo tardi: se fosse morto prima di andare a Vienna non si sarebbe ®contaminatoŻ con l'opera italiana. Al di l… dell'infondatezza storica, la battuta Š rivelatrice: a parlare era ancora il puritano, ostile alle grazie rococ•, al teatro e alla competizione concertante. Tuttavia incise tutte le Sonate mozartiane, professando preferenza per le prime, pi— ®contrappuntisticheŻ, e scandalizz• i devoti di Amadeus con una KV 331 - l'abusata sonata con la ®Marcia turcaŻ - del tutto irrispettosa delle velocit… prescritte. Per Beethoven ebbe qualche riguardo in pi—, purch‚ non fosse quello titanico e agonistico: incise un'Appassionata ®al rallentatoreŻ per dimostrarne la povert… di contenuto musicale. Schubert gli piaceva solo suonato da Richter. Su Schumann rimase memorabile la velenosa insinuazione secondo cui doveva tutta la sua fama all'opera promozionale della scaltra mogliettina. Riteneva Chopin l'autore che aveva meglio scritto per il pianoforte, ma questo ai suoi occhi era un difetto: sensualit… sonora, peccaminosa quanto lo spirito competitivo. Censura, quindi, per Liszt e per gli epigoni del virtuosismo romantico come Rachmaninov. Dell'Ottocento salvava, ma poco frequentava, Mendelssohn. Tolse dalla naftalina lo sconosciuto Bizet pianistico, ma perlopi— la Francia era terra straniera: l'avversione alla sensualit… sonora e all'uso del pedale destro gli rendeva impossibili Debussy e l'impressionismo; realizz• invece una sorprendente trascrizione della Valse di Ravel. Detestava il Novecento percussivo di Bart•k e Stravinskij, mentre apprezzava il rigore costruttivo di Hindemith e il misconosciuto Krenek. Fece incursione nel repertorio dell'acerrimo rivale Horowitz ®rubandogliŻ la Settima sonata di Prokofev, del quale aveva grande considerazione, e la Terza e Quinta di Skrjabin. Il ®suoŻ Ottocento era quello tardo dell'introverso, intimistico Brahms, ma soprattutto di Wagner e dei post-wagneriani, che per• avevano trascurato il pianoforte. Gould coltivava questi autori eseguendo trascrizioni proprie: amava la trascrizione in quanto tale, non gli piaceva la musica ®fatta appostaŻ per il pianoforte. Nonostante la moda montante di Mahler, preferiva il nordico e antisensuale Sibelius e soprattutto il d‚mod‚ Richard Strauss, che non esitava a indicare come il massimo compositore del Novecento. Questo giudizio non contraddice la passione per Sch”nberg e la dodecafonia, in quanto Gould rifiutava l'idea di ®progressoŻ nell'arte: la valutazione della grandezza non poteva essere subordinata a presunte patenti di ®modernit…Ż. Accostava Strauss a Bach: la loro musica ®arricchisce la propria epoca perch‚ non le appartiene e parla per ogni generazione perch‚ non si identifica con nessunaŻ. Tra McLuhan e il Rinascimento All'inizio degli anni Sessanta Gould dava sempre meno concerti e rilasciava interviste nelle quali preannunciava il ritiro dalle scene, che avvenne nella primavera del 1964. Horowitz aveva fatto una scelta simile (ma non definitiva) per ragioni personali: non reggeva lo stress. Anche Gould cadeva in depressione o malato durante le tourn‚es; ma non volle che il suo gesto fosse interpretato in chiave psicopatologica e lo inquadr• entro una razionalizzazione storico-teorica. Diagnostic• come danno grave la separazione post- rinascimentale tra compositore, interprete e ascoltatore: l'ascoltatore Š diventato un fruitore passivo e l'interprete un ripetitore del repertorio, l'uno e l'altro perdendo la dimensione attiva, creativa. Il concerto pubblico Š l'esito di questa scissione dei ruoli, un rito inadatto a una vera ®comunicazioneŻ. I media elettronici rimescolano le carte: Gould allude ®al modo in cui i ruoli del compositore e dell'esecutore s'intrecciano ora automaticamente nella messa a punto di una registrazione elettronicaŻ, ma anche, circostanza pi— quotidiana, ®al modo in cui l'ascoltatore, fra le pareti di casa sua, pu• ora tradurre in pratica parte dei suoi giudizi tecnici o anche critici grazie ai comandi pi— o meno sofisticati del suo impianto stereoŻ. Con sorprendente preveggenza di futuri media interattivi, Gould constatava, da mcluhaniano ®integratoŻ, che ®l'idea di partecipazione su pi— livelli al processo creativo Š implicita nella civilt… elettronicaŻ. La registrazione non Š la ®cartolina illustrataŻ del concerto; nulla Š lontano da Gould quanto la mitizzazione dei dischi live come ®pi— autenticiŻ. Montaggio e manipolazione dei nastri sono mezzi perfettamente leciti e Gould ne divenne uno specialista tecnicamente competentissimo. All'obiezione che suonare in studio sia ®pi— facileŻ rispetto ai rischi del concerto, rispondeva: ®Sono totalmente refrattario all'idea che la difficolt… sia di per s‚ qualcosa di onorevole e di buonoŻ. Aspettando l'Opera 2 Secondo molti critici e colleghi, la sua originalit… e profondit… di interprete consisteva nel ®suonare come un compositoreŻ. In effetti aspirava a una pienezza creativa che non poteva trovare solo nella ricreazione di opere altrui. Voleva essere un compositore e ci prov• per tutta la vita. All'inizio degli anni Cinquanta divenne un adepto fanatico della dodecafonia e compose una serie di brani dodecafonici, poi ripudiati. Ma la sua op. I, frutto di laboriosa gestazione tra l'aprile del 1953 e l'ottobre del 1955, fu un quartetto per archi in un unico lunghissimo movimento, in fa minore e in un linguaggio tardo- romantico che sta tra Bruckner, Richard Strauss e il primo Sch”nberg: un brillante esercizio, con tutti i difetti di un principiante di talento. Se alla tastiera gli era bastata la maieutica di Guerrero, per la composizione all'autodidatta Gould mancavano le basi; ma dopo i diciott'anni era troppo orgogliosamente consapevole della sua genialit… per chiedere aiuto. Proprio lui che detestava Stravinskij, il grande rifacitore di stili altrui, licenzi• come unico opus un collage di stilemi degli ultimi tre secoli. In un'epoca dotata di un linguaggio condiviso avrebbe forse potuto cavarsela; non nel labirinto del Novecento, che, dodecafonia a parte, presentava tendenze che non apprezzava, dal minimalismo all'alea, per non parlare del disgusto nei confronti del rock e della sostanziale indifferenza al jazz. Sapeva che ®quello che conta Š l'opera 2Ż: non la scrisse mai. Annunciava, millantandone l'avanzato sviluppo, sempre nuovi progetti, di cui sono rimasti abbozzi lontani da una fisionomia definita e mai all'altezza delle intenzioni. Sono i fantasmi di una sonata per clarinetto e pianoforte, di un ciclo di Lieder su testi di John Donne, di un'aria per soprano e orchestra sulla lettera di un soldato tedesco da Stalingrado, di un'opera sulla Metamorfosi di Kafka, di un'altra avente per protagonista Richard Strauss e cosŤ via. Complet• solo due spiritosi lavori d'occasione, So You Want to Write a Fugue, un brano dimostrativo per il programma Tv Anatomia della fuga, e Lieberson Madrigal, un ®biglietto d'auguriŻ per il suo produttore discografico. Voci dal Nord I fallimenti come compositore lo convinsero a dubitare che ®la musica seria sia destinata a vivere indefinitamente nella sua forma attualeŻ, ossia quella ereditata dalla tradizione tedesca del XVIII-XIX secolo. E prefigur• un futuro nel quale ®si vedr… una sorta di m‚lange del suono musicale e di quello della parola, non nel senso del melodrammaŻ ma, pro domo sua, dei documentari radiofonici. Gould si considerava l'inventore di un nuovo genere artistico, la ®radio contrappuntisticaŻ. Nei suoi programmi radiofonici dopo il 1964 si allontan• dal modello concertistico, proponendo raffinati e complessi montaggi di musiche e testi, su autori (Sch”nberg, Richard Strauss), interpreti (Stokowski, Casals), questioni teoriche (l'improvvisazione) e persino musica pop (The Search for ®PetŻ Clark). La ricerca di un nuovo linguaggio radiofonico culmin• in una serie di tre documentari che non hanno per oggetto la musica: una ®Trilogia della solitudineŻ o ®Trilogia del NordŻ. Uomo delle solitudini nordiche per nascita e per carattere, nel giugno 1965 Gould fece un viaggio in treno da Winnipeg a Churchill, nel Manitoba, sulla Baia di Hudson. Convers• a lungo con compagni di viaggio nei quali intuŤ qualit… di narratori spontanei. Tornato a casa inizi• a documentarsi sul Nord e immagin• un programma radiofonico sull'argomento. All'inizio del 1967 il progetto prese forma come documentario sulle regioni artiche in occasione del centenario del Canada: The Idea of North, un'®opera di stati d'animoŻ. Contatt• cinque degli ex compagni di treno e li intervist•; poi costruŤ un copione, una ricostruzione allegorica del suo viaggio, vagamente ispirata al romanzo La nave dei folli di Katherine Anne Porter (uscito nel 1962 e trasformato in film da Stanley Kramer nel 1965). Elabor• i nastri delle interviste, creando dialoghi mai avvenuti, con un uso ®cinematograficoŻ del montaggio che fa pensare a Ejzenstein. Le voci sono spesso sovrapposte in duetti e trii, proprio come in una polifonia; l'unica musica, nel senso tradizionale, Š, nei nove minuti finali (la durata totale Š circa un'ora), un estratto della Quinta sinfonia di Sibelius nell'incisione di Karajan, modificata nella dinamica. Nel 1969 a The Idea of North fece seguire The Latecomers, dedicato all'isola di Terranova: era arrivata la stereofonia e al montaggio aggiunse una dimensione ®spazialeŻ, facendo ®muovereŻ i personaggi l'uno rispetto all'altro e sullo sfondo sonoro. La ®TrilogiaŻ si complet• con The Quiet in the Land, dedicato alle comunit… mennonite, realizzato tra il 1974 e il 1975 ma messo in onda solo nel 1977. In queste ®composizioni radiofonicheŻ profuse una quantit… straordinaria di tempo, entusiasmo ed energie, esprimendo la sua pi— intima sensibilit…. Artista radiofonico e anche televisivo, con esiti meno interessanti a dispetto dei suoi istrionici travestimenti che facevano il verso a personaggi famosi, era inevitabile che Gould venisse tentato dal cinema. Nel 1971 George Roy Hill, il regista di Butch Cassidy, gli chiese di realizzare la colonna sonora per Mattatoio 5, tratto dal romanzo di Kurt Vonnegut. Fu accontentato con un montaggio di registrazioni bachiane (con interpolata una sua cadenza originale per clavicembalo), suggestivamente associate alle situazioni ed elaborate sul movimento delle immagini secondo un'®orchestrazione acusticaŻ memore delle tecniche sperimentate alla radio. La seconda esperienza fu una consulenza per lo sceneggiato televisivo Mandelstam's Witness di John Mc$Greevy, basato sulle memorie di Nadezda Mandel'stam, vedova del poeta vittima di Stalin: suggerŤ di immaginare un violoncellista che nell'appartamento accanto, mai inquadrato, si eserciti su frammenti del tempo lento del Concerto di Sostakovic e solo alla fine, sui titoli di coda, lo esegua per intero. Infine, nel 1982 realizz• la colonna sonora per The Wars, film di Robin Phillips basato sul romanzo di Timothy Findley. Ancora una volta, arrangi• brani preesistenti, classici (Brahms e Strauss), canzoni popolari e inni protestanti. Il film fu un flop, ma Gould mostrava talento per le colonne sonore. Forse, se fosse vissuto abbastanza da entrare nell'era del multimediale digitale, avrebbe trovato il terreno ideale per la sua creativit…, ma la morte lo colse, a causa di un ictus, il 27 settembre di quell'anno, a Toronto. Marina Verzoletto (®LettureŻ n. 636/07)