Ottobre-Dicembre 2007 n. 4 Anno XXI Quaderni di Minimondo Rivista culturale Braille Periodico trimestrale Fascicolo I Direzione Redazione Amministrazione Biblioteca Italiana per i Ciechi 20052 Monza - Casella postale 285 c.c.p. 853200 - tel. 039/28.32.71 e-mail: bic@bibciechi.it Dir. Resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Massimiliano Cattani, Antonietta Fiore, Ilaria De Cristofaro Pietro Piscitelli (Responsabile) Copia in omaggio Stampato in Braille a cura della Biblioteca Italiana per i Ciechi via G. Ferrari, 5/a 20052 Monza Sommario Comunicato: Rinnovo abbonamento riviste Alessandro Del Lago: Esistono davvero i conflitti fra culture? (®il MulinoŻ n. 421/07) Mattia Miani: L'uso politico dei nuovi media e il rischio del populismo (®il MulinoŻ n. 433/07) Piergiorgio Battistelli, Laura Palareti, Stefano Passini: Il terrorista, un ®utileŻ nemico? (®Psicologia contemporaneaŻ n. 203/07) Beverly A. Orser: Oltre le nebbie dell'anestesia (®Le ScienzeŻ n. 468) Carlo Bordoni: Androidi, automi e robot (®PrometeoŻ n. 98/07) Stefania Carini: La tv dei ragazzi Š risorta, per• cercatela sul satellite (®Vita e PensieroŻ n. 6/06) Roberto Presilla: Il Baseball, uno sport davvero americano (®Vita e PensieroŻ n. 4/07) Roberto Carnero: Guido Gozzano: mettere in versi vita e letteratura (®LettureŻ n.629/06) Maria Grazia Casella: Budapest: Sissi Š tornata (®Tutto TurismoŻ n. 340/07) Domenico Coduto: Musica ai fornelli (®Cucina & ViniŻ n. 82/06) Comunicato Rinnovo abbonamento riviste Ricordiamo a quanti desiderano continuare a ricevere, a titolo gratuito, le riviste: Minimondo, Quaderni di Minimondo e Infolibri, di confermare per iscritto il proprio abbonamento, entro e non oltre il 31 gennaio 2008. I periodici possono essere ricevuti in Braille, su supporto informatico o via e-mail. La richiesta potr… essere formulata: - in Braille, indirizzandola a: Biblioteca Italiana per i Ciechi, casella postale 285, 20052 Monza (MI) - via fax, al numero 039.833264 - via e-mail, all'indirizzo bic@bibciechi.it. Per l'abbonamento a pi— riviste, Š sufficiente una richiesta cumulativa. Esistono davvero i conflitti fra culture? - Affrontare il complesso tema dell'incontro fra culture significa recuperare, con urgenza, le categorie fondamentali offerte dall'analisi antropologica. Significa dunque, prima di tutto, riconsiderare qualsiasi discorso su presunte contrapposizioni, e scontri, tra civilt… tenendo in primo piano la definizione scientifica di cultura. Al di l…, dunque, di troppo semplici e pericolose banalizzazioni. - Nel discorso dello scontro di civilt…, le culture sono al tempo stesso oggettivate come realt… autonome e soggettivate come organismi dotati di pensiero, per quanto irrazionale o ideologico. Con l'eccezione dell'Occidente, in cui la libert… individuale - e quindi la capacit… di modificare razionalmente la cultura - ha un ruolo preponderante, tutte le altre culture sono sostanzialmente organiche e immutabili. Il loro pensiero non evolve, ma riafferma i propri principi eterni (che coincidono quasi esclusivamente con una religione arcaica). Se vogliamo, il presupposto fondamentale di questo discorso Š che, diversamente dall'Occidente, nelle altre culture o civilt… non esistono attori (ovvero esseri agenti che interagiscono con la propria cultura e societ…), ma microcosmi di una cultura totalizzante. Al solito, mentre ®noiŻ, dai Greci in poi, siamo esseri capaci di invenzione, gli ®altriŻ sono stati, sono e saranno (a meno che noi non li convinciamo o forziamo ad accettare la nostra cultura) dei cultural dope, intossicati dalla loro cultura. Insomma, se noi siamo capaci di costruire il nostro mondo sociale, tanto quanto ne siamo costruiti, loro non dispongono di questa capacit…. La cultura come risorsa Una posizione di questo tipo, implicita o esplicita che sia, non solo Š evidentemente ideologica (se non razzista), ma contrasta con l'idea di cultura come si Š sviluppata nella recente antropologia. Che cosa sia la cultura, in senso sociologico o antropologico, pensiamo di saperlo pi— o meno tutti. Ô il sistema, insieme, o rete di simboli, credenze, valori, costumi, riti ecc. che rende specifica una societ… e che, in qualche misura, condiziona i suoi membri. Naturalmente, mettere l'accento sul sistema, sull'insieme o sulla rete implica idee molto diverse di cultura. Volta per volta, questa pu• essere considerata come una formazione pi— o meno coerente, un contenitore pi— o meno generico, una nebulosa pi— o meno vaga e cosŤ via. Esistono decine di definizioni di cultura, spesso non coincidenti: da quelle velatamente organicistiche di fine Ottocento a quelle estremamente problematiche di Geertz e dei suoi successori, per non parlare di alcuni esponenti dei cultural studies contemporanei, per i quali la cultura Š soprattutto un modo di definire rapporti di dominio. In realt…, oggi pochi interpretano la cultura come qualcosa di coerente e soprattutto organico. Per quanto si ritenga che alcune dimensioni culturali abbiano una forte capacit… di condizionare i comportamenti sociali, da alcuni decenni si mette l'accento sugli aspetti problematici della cultura pi— che sui fattori di integrazione: interesse prevalente, dunque, per il mutamento culturale, per i conflitti che possono insorgere tra subsistemi culturali, per le relazioni spesso incerte e contraddittorie che gli attori intrattengono con la propria cultura. Un modo per orientarsi in questa dimensione Š partire dall'intensit… delle nozioni di cultura, distinguendo tra la cultura come aspetto della vita sociale e le culture come realt… metasociali (se vogliamo, tra cultura in senso analitico e culture in senso sostanziale). Nella prima accezione, la cultura Š il lato simbolico di qualsiasi aspetto della vita sociale. Un'impresa, per esempio, Š un'organizzazione tipicamente sociale che agisce sul mercato, ma Š definita da un certo tipo di cultura, cioŠ da modalit… simboliche particolari con cui si esprimono i fini o l'ideologia dell'azienda, si organizza la comunicazione interna, si esercita e si rappresenta il potere aziendale. Analogamente si pu• parlare di una cultura del mercato, di una cultura politica, partitica, militare ecc. Ovviamente, Š vero anche il contrario. Attivit… squisitamente culturali, perch‚ dedicate all'elaborazione di simboli, mostrano un lato inevitabilmente sociale ed economico (come l'arte contemporanea, che Š anche un'attivit… sociale e dispone di un mercato specifico). Il secondo significato della nozione di cultura, quello pi— ideologicamente intenso, rimanda invece a una dimensione metasociale, ovviamente connessa alla societ…, ma dotata di una sorta di autonomia e di capacit… di condizionamento. Questo secondo significato Š debitore, molto pi— del primo, della fase olistica dell'antropologia classica. Bench‚ i classici abbiano sempre avvertito che sarebbe sbagliato concepire la cultura come un'entit… organica, Š fuori discussione che le societ… indagate nell'et… d'oro dell'antropologia fossero in qualche misura connotate dalla loro unicit… culturale. Erano mondi lontani, esotici, diversi, spesso chiusi o isolati, e quindi racchiusi, agli occhi degli antropologi occidentali, come da una bolla culturale. Eppure, la diversit… non era necessariamente ipostatizzata. Quando Durkheim studiava le religioni totemiche in Australia, vi trovava un modello di relazione tra societ… e individuo implicitamente valido, nonostante il suo primitivismo, per qualsiasi societ…, compresa quella moderna. E lo stesso vale per le indagini di Malinowski sulla sessualit… primitiva. Perfino nella concezione del primitivo come fanciullo dell'umanit… - alla base, per esempio, della metapsicologia freudiana - c'era il parallelismo discutibile tra ontogenesi e filogenesi culturale, ma anche una certa immagine di continuit… umana (in fondo anche noi siamo stati come quelli l…...). Per quanto il primitivismo soggiacente nelle scienze antropologiche tra Otto e Novecento fosse debitore di uno spirito positivista affascinato dall'esotismo (l'etnologia vera e propria nasce all'epoca di R.L. Stevenson, Gauguin e Pierre Loti), l'antropologia non era razzista. Colonialista certamente, se non altro per impostazione scientifica e opportunit… logistiche, ma non necessariamente razzista. Al contrario, la concezione dell'immutabilit… delle altre culture che Š oggi alla base dello ®scontroŻ tra la nostra civilt… evoluta e le altre bloccate - in un'epoca in cui nessuno vuole pi— fondare colonie - mi sembra sostanzialmente razzista, anche se al patrimonio genetico ha sostituito quello culturale. Oggi, l'idea di cultura come metarealt… unificata capace di descrivere integralmente il comportamento degli attori Š priva di senso. Da una parte, le dimensioni culturali possono essere definite come subsistemi non sempre integrati; dall'altra, Š la relazione dei soggetti con i sistemi culturali a essere sempre stata problematica e variabile. Se consideriamo il sistema subculturale pi— influente di tutti, la religione, si pu• vedere che esso dispone di una capacit… integratrice in larga parte poggiante sugli spazi che altri sistemi (lo Stato, soprattutto) gli concedono. CosŤ, un concetto come ®cultura cattolicaŻ o ®cultura protestanteŻ ha senso soltanto se accompagnato da una lunga serie di distinguo, specificazioni e riserve. Non solo sono estremamente variabili le forme di identificazione dei credenti in una fede (fino a costituire delle vere e proprie subculture religiose); soprattutto, mutano i modi in cui la religione Š capace di influenzare gli altri subsistemi sociali, come il diritto e la politica. CosŤ, la secolarizzazione, che oggi l'ideologia occidentale rivendica come ovvio titolo di superiorit… sulle altre civilt… e culture, Š il risultato (assai vario a seconda dei diversi Paesi occidentali) di un conflitto plurisecolare, non necessariamente concluso. E ci• vale, per certi versi, anche per i mondi non cristiani, compresi quelli che vengono presentati come i meno secolarizzati di tutti, gli islamici. Spesso, oggi, si fraintende il fatto che il cosiddetto integralismo islamico Š stato ed Š la risposta politica, relativamente recente, a una secolarizzazione fallita, cioŠ ai tentativi (che possono essere fatti risalire all'inizio del secolo XX) di importare, nella sfera dei mondi islamici, forme di organizzazione statale di tipo occidentale. Dal punto di vista analitico, la sfera culturale - l'insieme degli aspetti simbolici di una societ… - Š raramente unitaria, anche se, almeno in Occidente, Š indiscutibile una relativa omogeneizzazione, in termini di orientamenti e stili di vita generali. In primo luogo, al suo interno esistono forme ®subculturaliŻ diverse. In Europa, alcune, per esempio quella che un tempo si sarebbe chiamata ®cultura contadinaŻ, sono per lo pi— scomparse e sopravvivono solo nel mondo della ricerca storica. Altre, come la ®cultura operaiaŻ, hanno uno statuto analitico abbastanza debole e sono tramontate di recente, non si sa se in quanto tali o per il disinteresse di chi dovrebbe studiarle. Altre ancora, come le cosiddette ®culture giovaniliŻ, sono declinazioni o varianti, pi— o meno identificabili con classi di et… o stili di vita, della cultura complessiva. Ma in realt… ci• che determina la difficolt… di pensare la cultura come una sorta di macrocosmo o di bolla simbolica non sono tanto le varianti sottoculturali, quanto la turbolenza in cui si esprimono le relazioni di attori sociali e gruppi con gli orientamenti culturali prevalenti in certe societ…, in certe epoche. Turbolenza significa - in sostanza - l'insieme di mutamenti, aggiustamenti, negoziazioni, ridefinizioni incessanti che intervengono nelle sfere di orientamento culturale e tra di loro. Qui, il problema Š definire con rigore chi sono gli attori di tali processi. Oggi, nell'epoca della cosiddetta globalizzazione, si discute soprattutto di altre culture, che sarebbero incluse in quella complessiva o dominante (Š divenuto un luogo comune parlare per esempio di ®islam nell'OccidenteŻ). Una parola densa di equivoci come ®multiculturalismoŻ esprime proprio un'idea di questo genere. In una cartografia ideale della cultura occidentale, macchie di diverso colore e dimensione romperebbero l'uniformit… della cultura dominante, occidentale o europea, in virt— soprattutto delle migrazioni. Ma, per cominciare, esiste una ®cultura dei migrantiŻ? In quanto tale, sicuramente no. Gli immigrati in senso lato non costituiscono alcuna cultura. Se anche procediamo per singole nazionalit… di provenienza, le realt… culturali appaiono sfrangiate e problematiche. In alcuni casi i migranti tendono a costituire reti abbastanza fitte di solidariet…, spesso propaggini delle relazioni sociali e culturali originarie (in Italia, il fenomeno Š abbastanza visibile tra i senegalesi), ma questo non significa che, sul luogo di lavoro o in altre situazioni, i singoli non condividano aspetti rilevanti della cultura della societ… di immigrazione. In altri casi, lo stile di vita individualistico, ai limiti dell'anomia (per esempio, tra i giovani marocchini) pu• comportare una forte condivisione di certi aspetti della nostra cultura (i consumi, per esempio) e al tempo stesso un'identificazione reattiva, spesso immaginaria o retorica, con alcuni aspetti della loro cultura (l'islam visto come un'istanza di riscatto). In una brillante discussione del concetto di ideologia, Paul Veyne ha mostrato come le ideologie non siano necessariamente coerenti. In quanto forme di credenza, sono modi con cui gli attori danno senso al proprio mondo, al ruolo che vi giocano o pensano di giocarvi, ai propri supposti interessi e valori. Poich‚ per• il mondo Š in continua evoluzione e sottoposto a tensioni costanti, l'ideologia deve dar senso di ci• che per definizione sfugge a un senso compiuto. Quindi l'ideologia evolve, cerca in continuazione di ridurre le dissonanze, di adattare le novit… ai rassicuranti quadri del passato, di costruire uno schermo razionale che protegga dal tumulto dei fatti. In base ai semplici meccanismi primari della causa e dell'effetto, della colpa e della punizione, del giusto e dell'ingiusto, del noi e degli altri e cosŤ via, le ideologie rimodellano il mondo. Gli immigrati sono la causa dell'insicurezza, dice il cittadino immaginario, anche se non Š chiaro che cosa intenda con sicurezza. I lombardi sono sfruttati da Roma ladrona, dice il politico leghista insediato nel governo nazionale. Il declino dell'occupazione Š colpa della sleale concorrenza cinese, dice l'imprenditore pronto a trasferire la sua azienda in Cina. Le ideologie, pertanto, potranno perfettamente convivere (nelle forme del ritualismo, della retorica, del luogo comune, del sogno e cosŤ via) con comportamenti e discorsi che apparentemente le negano. In questo non c'Š alcunch‚ di sorprendente: ®Infatti, l'essenza di un'ideologia Š di essere giustificativa, non di essere un errore o una menzogna: ogni errore non Š un'ideologia e, all'inverso, si pu• fare un uso edificante e interessato della verit…. L'ideologia non Š neppure un volgare riflesso della realt…, un prodotto sociale: ogni idea, vera e falsa, Š un prodotto sociale, perch‚ altrimenti non potrebbe nascere. L'ideologia si definisce attraverso il suo fine, che Š la giustificazione di ci• che Š; Š un omaggio che gli interessi pi— diversi rivolgono all'Idea del Bene. Il posto enorme che le ideologie occupano nel Paesaggio storico mostra quale importanza questa idea abbia per gli uomini; infatti, nonostante il pensiero serva pi— a vivere che a contemplare la verit…, le persone sono infelici se non possono immaginare di essere nel veroŻ. Quello che Veyne dice dell'ideologia vale a maggior ragione per la cultura. Questa Š spesso una pedina che sulla scacchiera della storia (per uno storico) o della societ… (per un sociologo o un antropologo) convive con altre pedine, magari confondendosi con loro: le forme sociali, gli interessi materiali, le credenze di ogni tipo. Dire che la cultura Š una pedina significa che gli attori ne sono condizionati (come in qualsiasi gioco pi— o meno strutturato) e al tempo stesso la usano, a qualsiasi fine. Prendiamo un caso empirico, minuto ma significativo, di cui chi scrive ha una conoscenza diretta. Pu• capitare che giovani detenuti maghrebini rivendichino il loro islam, si costituiscano in gruppi, rigidamente contrapposti ai carcerieri e agli altri detenuti (italiani e no) e dichiarino a un intervistatore che il loro eroe Š Osama Bin Laden. Si tratta di interpretare quella che Š evidentemente una sfida, nata in un luogo di sopraffazione e di guerriglia quotidiana per il rispetto di s‚. Vanterie? Iperboli? Provocazioni? Islamizzazione? Adesione a un modello di lotta integrale all'Occidente? In ogni caso, la pedina dell'islam viene mossa, ci• a cui pu• seguire una contromossa istituzionale. Un magistrato, che in fin dei conti Š un essere umano come noi e legge i nostri stessi giornali, pu• prendere sul serio questa sfida e iniziare a indagare sull'integralismo islamico in prigione, la notizia finisce sui giornali, qualche leader politico oltranzista chiama alla mobilitazione contro i terroristi islamici... E cosŤ il famoso scontro di civilt… afferma le sue pretese nel nostro orizzonte sociale. Il piccolo esempio empirico, al pari di altri dello stesso genere, ci dice che la cultura, in quanto pedina, rientra in un gioco certamente sovra-determinato (la cultura Š qualcosa), ma dalle regole problematiche (Š qualcosa di poco definibile) e soprattutto situate su livelli logici confusi. Ci• significa che i rapporti tra attori e cultura si collocano all'intersezione di ontologia ed esistenza. Un attore crede di riconoscersi in una cultura, e in realt… sta inventando, in tutto o in parte, qualcosa di nuovo (come i maghrebini che rivendicano l'islam radicale, o i leghisti che dicono di parlare in nome della Padania). Oppure, pensa di aver inventato forme culturali originali e invece sta salmodiando, sotto nuove apparenze, copioni vecchi quanto il mondo (qui gli esempi sono innumerevoli - si pensi soltanto al fascino che formule alla moda come ®legalit…Ż, ®sicurezzaŻ, ®riformismoŻ, ®formazioneŻ, ®competenzaŻ, ®solidariet…Ż e cosŤ via esercitano nel linguaggio politico contemporaneo). Diversamente detto, la cultura Š una risorsa, che pu• essere usata a certi fini, reclamata e anche lasciata a sonnecchiare alla periferia dell'essere sociale. Ma il fatto che sia, oltre a una matrice, una risorsa - e che quindi lasci spazio a notevoli manipolazioni - significa che non Š indifferente per l'azione sociale. Anche le invenzioni pi— strampalate, le credenze pi— strane, le ideologie pi— bislacche possono divenire vettori del cambiamento. Consideriamo ora un altro esempio, la ®culturaŻ padana o della Lega Nord. Non c'Š stato osservatore che non abbia giustamente minimizzato, a suo tempo, le spiegazioni culturaliste dell'ascesa di un movimento autonomista nell'Italia del Nord. La pretesa dei leghisti di costituire una cultura comune, fondata su qualche tradizione (celtica, lombarda, absburgica, cristiana, padana e quant'altro), si scontrava facilmente con l'evidenza della variet… dei dialetti, la vaghezza e la stravaganza dei riferimenti (dopotutto la Lega Lombarda dei comuni era alleata con Roma contro gli imperatori germanici...) e, soprattutto, con la presenza di interessi assai prosaici, anche se spesso vagamente formulati (la detassazione, l'autogoverno ecc.). Ma dire che le pretese culturali dei leghisti erano rozze o fantasiose non significa che non abbiano in qualche misura acquistato una certa consistenza. Una comunit… pu• essere immaginaria (e a maggior ragione un neonazionalismo come quello padano) e fondarsi su una ®culturaŻ pi— o meno inesistente, ma alla fine viene presa sul serio dai suoi membri (anche perch‚ questi si sentono circondati da nemici e invasori, immaginari o reali che siano), si tempra nel conflitto e quindi diventa quello che Š (un po' come potrebbe succedere ai giovani maghrebini). Di conseguenza, non ha molta importanza che per una certa fase alla cultura si applichi il modello del ®come seŻ. Essa diventa qualcosa, e si pu• scoprire che fin dall'inizio era qualcosa, un sistema o rete o insieme di idiosincrasie e fastidi, attaccamento al Paesaggio o a un'intonazione dialettale, religiosit… elementare, provincialismo, identificazione nel lavoro e cosŤ via. In altri tempi, tutto ci• sarebbe stato interpretato, in certe regioni, come ®antropologiaŻ democristiana. Poi, finita l'era del cattolicesimo politico unificato, questa cultura basale Š rimasta senza riferimenti, finch‚ ha cominciato a inventarsi dei miti fondativi e ha trovato un'espressione politica. Esiste dunque la ®cultura leghistaŻ? A questo punto, possiamo dire di sŤ, bench‚ sia difficile prevedere se diventer… uno stile culturale tra gli altri, analogamente a quello degli ultr… di calcio, una semicultura politicamente integrata (un po' come i catalani in Spagna) o una minoranza identitaria, foriera di conflitti imprevedibili (come i baschi). La cultura (valori, simboli, tradizioni, religioni) Š dunque una risorsa sotto diversi punti di vista. Offre un senso a quello che facciamo e soprattutto Š un eccellente espediente per giustificare, spiegare o conoscere quello che abbiamo fatto. Insomma, fornisce facilmente un'identit… agli attori e ai gruppi - e offre agli studiosi risposte coerenti. Come una magica tinta, si spalma sulla eterogeneit… relativamente incompresa degli eventi, rendendo razionale il reale. In forma di grandi sintesi concettuali d… senso ai trattati degli studiosi, che alimenteranno le tradizioni scientifiche. Le formule escogitate dai sapienti diventano impercettibilmente - da soluzioni linguistiche e concettuali - cause o ragioni o moventi dell'agire umano. Ed Š in fondo la disponibilit… all'equivoco che si annida in ogni problema delle scienze storico-sociali e culturali a renderle un perenne rompicapo (insopportabile per i Monsieur Homais di ogni tempo e affascinante per i loro cultori). Un'altra metafora della cultura Ecco infine un ultimo esempio dell'insolubile implicazione di spiegazioni ed equivoci in questo campo - un esempio oltretutto suggestivo, nella nostra epoca di crisi dell'Impero. Siamo nel 1453, Costantinopoli sta per essere conquistata da Maometto II. L'Impero che un tempo si estendeva dall'Adriatico al Caspio si Š ridotto a una citt… spopolata. Basiliche e chiese sono in rovina, nelle strade cresce l'erba, le statue sono cadute dai piedistalli. Sulle mura, poche migliaia di soldati imperiali e un'accozzaglia di mercenari e avventurieri catalani, veneziani e genovesi. L'imperatore, pur di salvare la citt…, ha proclamato la fine dello scisma (i suoi sudditi e i preti mugugnano) e ha inviato lettere disperate e ambascerie alle potenze europee. Ma solo qualche ecclesiastico, con pochi armati al seguito, si Š presentato, rompendo il blocco dei turchi. Gli europei si interessano alle loro dispute territoriali e dinastiche e, tutto sommato, non hanno mai amato quella strana potenza sul Bosforo (due secoli prima hanno persino cercato di eliminarla, facendo credere ai credenti di muovere contro gli infedeli, e invece occupando per qualche decennio Costantinopoli). I genovesi, pur di proteggere la loro colonia di Pera, non si sono schierati ufficialmente. E i veneziani - che hanno sempre mirato al sodo, cioŠ ai traffici - non vedono perch‚ alienarsi definitivamente la nascente potenza dei sultani. Sotto le mura si Š raccolta un'armata imponente. Maometto ha assoldato ingegneri e fonditori occidentali (il loro capo Š un tedesco o forse un magiaro) perch‚ costruiscano delle bombarde. Nel campo turco militano anatolici, egiziani, siriani, sudanesi, persiani e soprattutto i giannizzeri, la fanteria scelta arruolata a forza nei Balcani. Qualche generale e ammiraglio turco trama segretamente con i bizantini, perch‚ teme lo strapotere di Maometto II, proprio come le potenze marinare italiane mantengono sottobanco buoni rapporti con il sultano. Il giovane imperatore Costantino XII Paleologo - figlio di quel Manuele II che cercava di dialogare razionalmente con i turchi - contempla la fine imminente. Il giorno dell'ultimo assalto, mentre i difensori occidentali si danno alla fuga per mare, egli concluder… degnamente la storia millenaria dell'Impero, lanciandosi, coperto da un'armatura d'oro e seguito da pochi cavalieri, nel folto della mischia. La sua testa, mozzata da un giannizzero, verr… recata al sultano. Questi autorizzer… il sacco della citt… e poi, fermato il massacro e ridotti in schiavit— i superstiti, render… solennemente grazie al suo Dio. CosŤ ha fine l'agonia, iniziata pi— di due secoli prima, della citt… fondata da Costantino il Grande. La diaspora dei dotti in Occidente, fuggiti da Costantinopoli e dalle enclave bizantine o franche non ancora sommerse dai turchi, Š gi… cominciata e continuer… per decenni. Sciamati presso le corti occidentali, recheranno con s‚ i tesori della cultura greca, romana e bizantina. Lacrime tardive verranno versate da nobili e dame su un destino che, in realt…, aveva commosso ben pochi quando ancora c'erano speranze. Ecco dunque come si configura lo ®scontro di civilt…Ż per eccellenza, o almeno il suo prototipo. Ma queste vicende ci danno veramente conto di quanto avveniva nel panorama in cui ®naturalmenteŻ si collocano, cioŠ lo spazio mediterraneo, intercapedine tra Occidente e Oriente, fra cristianit… e islam, tra ®noiŻ e ®loroŻ?. Un indizio, se non una risposta, Š offerto da questi significativi versi di Fabrizio De Andr‚: E digli a chi mi chiama rinnegato che a tutte le ricchezze, all'argento e all'oro Sin…n ha concesso di luccicare al sole, bestemmiando Maometto al posto del Signore. Pare che un Sin…n sia realmente esistito. Sarebbe stato un marinaio genovese catturato dai turchi durante uno scontro navale avvenuto nel XV secolo. Dopo aver salvato il capo della flotta nemica dall'annegamento, sarebbe stato ricompensato con la libert… e l'adozione, finendo per far fortuna a Costantinopoli (secondo una leggenda, avrebbe ricoperto una carica importante alla corte del sultano). Nei versi di De Andr‚ si allude a un tratto proverbiale dello spirito dei genovesi (di quei tempi), avventurieri che credevano solo nel proprio interesse: La raccolta di canzoni da cui sono tratti questi versi, Creuza de m„, Š considerata il capolavoro di De Andr‚, ma forse il suo significato non Š stato del tutto compreso, anche per il dialetto stretto dei testi. Etichettata da alcuni come una prova di world music, in realt… Š una sorta di poemetto sul Mediterraneo come spazio in cui tutto si mescola e si confonde, sui marinai, sui porti, sugli amori e sulla nostalgia (Creuza de m„ Š letteralmente il tipico viottolo ligure, tortuoso e incassato tra i giardini, da cui improvvisamente si vede il mare). Nonostante Sin…n e altri riferimenti alla citt… natale di De Andr‚, il disco non Š una celebrazione di Genova. Lo stesso cantautore ha dichiarato che il testo Š in dialetto genovese perch‚ gli conveniva musicalmente, ma avrebbe potuto scriverlo in uno dei tanti linguaggi e idiomi parlati sulle rive del Mediterraneo. Uno dei temi della raccolta, e soprattutto di Sin…n Capud…n Pasci…, Š la mescolanza e la confusione delle identit… - o meglio l'indifferenza per le appartenenze. Ô superfluo aggiungere che il mondo romantico e picaresco di Creuza de m„ esiste solo nell'immaginazione di De Andr‚. Eppure, Š una piccola finestra su una realt… storica complessa. Sulle rive del Mediterraneo, che per secoli Š stato uno degli spazi pi— trafficati del mondo, le livree culturali e le identit… religiose sono sempre state messe alla prova. Conquistatori, soldati, mercenari, avventurieri, pirati, mercanti, esuli, rinnegati, pescatori - persino in epoche in cui fedi e appartenenze erano pi— feroci di oggi - finivano per creare mondi culturali ibridi, di cui restano tracce nelle usanze, nei dialetti, nella cucina, oltre che in quelle che la storiografia francese di qualche decennio fa avrebbe chiamato mentalit…. Se ci si desse la pena di raccogliere romanzi e ballate popolari fioriti sulle rive del Mediterraneo dal Medioevo in poi, si scoprirebbe facilmente che un loro tratto comune Š l'ibridazione. Per quanto violenza e guerra siano sovrane in tali testi, e ovviamente giustificate dalla lotta per la fede, Š singolare che si concludano spesso - proprio come nella canzone di De Andr‚ - in attrazione per il nemico, cambi di campo, tradimenti. Offrir• solo un esempio, che per• ha il valore di archetipo. In un poema epico bizantino del XII secolo, l'eroe Digenis (cioŠ, di doppia origine, perch‚ di padre musulmano e madre cristiana) si batte contro i saraceni sulle coste della Siria. Un giorno si scontra con una bella musulmana e, risparmiatala, ne diviene amante. Poi, si pentir…, torner… dalla moglie cristiana e uccider… l'occasionale amante saracena, ma con vergogna: Seppi per• ingannarla, con parole convincenti, raccontandole dall'inizio lo scontro con Maxim•... come le avevo ferito la mano destra... e aggiunsi che aveva perduto molto sangue... e per poco moriva... se non fossi subito balzato da cavallo e non le avessi pulito la ferita, impietosito dalla sua debole natura di donna [...] A queste parole la fanciulla [la sposa di Digenis] rest• sollevata, credendo che il mio racconto fosse sincero. Ma io ripensavo poi alle sue parole e il cuore mi ribolliva di rabbia furiosa: balzai subito a cavallo, come per la caccia, e colsi di sorpresa Maxim•, la uccisi senza piet…, l'adultera: e fu allora un triste uccidere. L'®eroeŻ bizantino Š un bell'esempio di doppiezza. Il nucleo abbastanza sinistro del poema (Digenis tradisce entrambe le donne e si vendica della sua colpa sull'®adulteraŻ straniera) verr… nobilitato nella storia di Tancredi e Clorinda, che rivive nei versi di Tasso e nella musica di Monteverdi. Pi— tardi, nell'ultimo romanticismo (come nel Peer Gynt di Ibsen), lo stesso tema del ritorno e del senso di colpa metteranno in ombra l'idea originaria dell'attrazione verso l'Oriente. Ma in ogni caso si tratta di storie classicamente confinarie, che trovano il loro senso l… dove i mondi vengono a contatto, si scontrano e inevitabilmente si confondono. Modi di essere dello scambio (e di una certa inclinazione all'ibridazione) che non devono essere sopravvalutati, ma che hanno lo stesso diritto di esistenza - nel territorio dell'immaginazione in cui prendono preliminarmente forma le idee con cui raffiguriamo la cultura, la storia e la societ… - di quell'altra tendenza, oggi dominante, secondo cui la cultura sarebbe qualcosa di fisso, di determinante, una sorta di maledizione o di benedizione che ci accompagna dalla nascita alla morte. Modi che esprimono una realt… elementare, ma oggi spesso in ombra: anche se i soggetti che migrano, viaggiano e si spostano per lavoro o necessit… portano inevitabilmente con s‚ memorie, bagagli materiali, mentali e culturali, questi non sono cuciti sulla loro pelle e, a seconda delle circostanze e delle interferenze di altri mondi, possono convivere con altri retaggi o, al limite, essere sostituiti da essi. Ovviamente, lo spazio fisico e mentale del mare Š il luogo ideale per ci• che in senso lato potremmo chiamare ibridazione. Ma non Š il solo. Le diverse ®globalizzazioniŻ - cioŠ i processi di implicazione dei mondi in altri mondi - hanno sempre prodotto forme di ibridazione. La pi— recente globalizzazione, quella che associamo all'integrazione dei mercati finanziari, alla dislocazione delle attivit… produttive nelle periferie del mondo, alla diffusione su scala globale delle nuove tecnologie della comunicazione (e alla mondializzazione dei conflitti) produce, su scala infinitamente pi— grande, qualcosa di analogo ai processi che per secoli si sono intrecciati nel Mediterraneo. Che sia esistito o no, Sin…n Capud…n Pasci… rimanda a uno stile che naturalmente associamo al mare, e che non avrebbe senso nelle vallate claustrofobiche di Thomas Bernhard. Individualismo estremo del marinaio e del mercante - gente che, curiosa o no, viene comunque a contatto con altri mondi - e non dell'alieno in patria, a cui il senso di soffocamento comunitario concede solo la possibilit… dell'invettiva. Ovviamente, l'aria di mare - respirata davvero o evocata da qualche cantastorie - produce sensazioni, non concetti. Si tratta per• di sensazioni aspre, non del tutto superflue per la riflessione. Consideriamo un caso attuale. Per un abitante dell'Europa continentale, gli sbarchi dei cosiddetti ®clandestiniŻ sulle rive Sud del nostro continente non sono altro che un problema teorico o, grazie al loro trattamento mediale, una preoccupazione, un motivo di allarme. Ma per chi vive in qualsiasi citt… portuale sono un evento del tutto ovvio. Per gli equipaggi dei pescherecci che sfidano le motovedette di altri Paesi rivieraschi o, ancora oggi, salpano da un porto siciliano per i banchi di Terranova, vendono il pescato sui mercati di mezzo mondo e tornano a casa in aereo una volta all'anno per la festa del patrono, quelle facce sono ben note, perch‚ le hanno incontrate su mille banchine. Loro sanno bene, inoltre, che sui fondali davanti a Porto Palo o Lampedusa gli scheletri degli annegati si mescolano alle ferraglie e ai resti di antichi naufragi. Se serbano il silenzio su queste tragedie, Š perch‚ temono ricadute negative sul turismo, o magari che qualche consumatore schizzinoso pensi a come si nutrono i pesci sottocosta. Ma la realt… Š nota e brutale, e non c'Š bisogno di citare le fantasie sottomarine di TS. Eliot per evocarla. Essa dice semplicemente due cose: esistono milioni di esseri umani che emigrano o cercano di fuggire dal proprio Paese perch‚ spinti dalla fame, dal bisogno di lavoro e dalla guerra; ed esistono barriere visibili e invisibili contro cui queste esistenze si infrangono. Le navi militari che intercettano i migranti rappresentano quell'Europa che, almeno sul piano simbolico e militare, non vuole il libero ingresso degli stranieri poveri nel suo territorio privilegiato. Il mare Š dunque lo spazio della circolazione e al tempo stesso dei blocchi, degli incontri e degli scontri, come Š sempre stato. Le vicende dei migranti di tutti i tempi ci insegnano che, sul mare e sulle coste, approdano esistenze a rischio, che hanno abbandonato il loro spazio culturale per tentare la sorte. Il sospetto da cui - oggi forse pi— di ieri - sono avvolti i migranti dipende dal loro carattere socialmente fluido. Come gli stranieri di cui parlava Simmel, i migranti sono ontologicamente fuori posto e non solo perch‚ ®forse resterannoŻ; soprattutto perch‚ esercitano, consapevolmente o no, la pretesa di non vivere nello spazio, territoriale o culturale, che il destino ha assegnato loro, ma in un altro spazio. Sono insomma individui che avranno pure un'®identit…Ż (lingua, religione, bagaglio culturale), ma l'hanno di fatto svincolata dalle proprie radici. L'inquietudine che generano - all'origine della supposta minaccia che creerebbero tra chi li ®ospitaŻ - nasce dal fatto che i migranti sono individui o soggetti de- territorializzati e parzialmente de-culturati. Il messaggio che incarnano, intenzionale o no, Š che ®si pu• vivere altrove e senza il Paese d'origineŻ. Ô il successo del loro tentativo di vivere tra noi a suscitare ostilit…; perch‚ Š come se dicessero che il territorio e la cultura non sono indispensabili all'esistenza. In questo senso, sono esseri marini per eccellenza. Ed ecco perch‚, oltre al rifiuto dei tutori delle piccole patrie, cioŠ della purezza culturale o etnica, suscitano nella societ… di arrivo l'irrefrenabile impulso di etichettarli come pezzi o microcosmi della loro cultura. Non saranno mai considerati individui attivi e mobili - qualcosa che non si pu• tollerare per gli altri - ma ®islamiciŻ, ®maghrebiniŻ, ®sudamericaniŻ, ®asiaticiŻ ecc. Nonostante la loro presenza sia quantitativamente pi— o meno irrisoria, costituiranno la giustificazione dell'esistenza di una societ… ®multiculturaleŻ. Perch‚, interpretando gli stranieri come culture, la nostra societ… pensa di conoscerli e di proteggersi da loro. E questo significa che essa ha paura della loro fluidit… e della loro mobilit…, non della loro estraneit… culturale, soprattutto se minoritaria e recintata. I migranti, dunque, non minacciano la nostra cultura perch‚ visibilmente appartenenti a un'altra, ma perch‚ esercitano la pretesa di vivere al di fuori della loro. Insomma, l'esistenza dei migranti Š una confutazione del carattere indispensabile della cultura per gli individui. Se islamici, accettano di vivere tra cristiani, se di lingua araba cercano di imparare la lingua del nuovo Paese e magari di adottarne gran parte dei costumi e delle regole. Ma a ben vedere, pi— che confutare l'idea di cultura, il migrante minaccia la pretesa che una cultura coincida con un territorio (si pu• essere, con diversa intensit…, islamici in Europa, questo Š lo scandalo religioso degli stranieri). E soprattutto, ecco lo scandalo ancora pi— grande, l'individuo non Š il microcosmo rappresentativo della sua supposta cultura originaria, ma qualcuno che ha operato un assemblaggio di culture diverse, insomma un ibrido, un meticcio. Il migrante suscita sospetto, paura e ostilit…, perch‚, che lo voglia o no, Š un veicolo di ibridazione. Definendo il migrante come il tipo fluido, cioŠ marino, per eccellenza, sottolineo il fatto che egli confuta non tanto l'idea di cultura in generale, quanto quella territoriale, ctonia. Non possiamo identificare il mare con una cultura stabilmente dominante (e soprattutto capace di forgiare completamente i suoi membri), come Š invece implicito nelle raffigurazioni di senso comune delle culture. Se mi Š concesso un richiamo alla metaforologia, azzarderei che l'idea di cultura oggi prevalente poggia su una metafora terrestre. Nello spazio prescientifico dell'immaginazione che richiamavo sopra, l'idea di cultura nel senso pi— forte - quello di pelle simbolica cucita addosso agli individui - ha senso solo se Š associata alla terra, a uno spazio di radicamento, al focolare, all'oikos, al maso. Invece, nella dimensione marina le culture sono inevitabilmente esposte all'interferenza. E questa ha luogo almeno su due piani. Nel primo, l'integrit… di usanze e credenze Š minacciata dal contatto con altre usanze e credenze. Nel secondo, il legame dell'individuo con la propria cultura Š continuamente messo in gioco. In una prospettiva marina, le risorse culturali, pur essendo fondamentali, non sono esclusive e lasciano agli individui la possibilit… di variare il proprio bagaglio. Certamente, la collocazione su una scala sociale e l'accesso a risorse politiche condizionano la relativa libert… di assemblaggio culturale. Ma, in ogni caso, la metafora marina mette l'accento sul carattere non esclusivo delle culture di riferimento. Come quella terrestre, anche la metafora marina Š solo un gioco di immagini e non pu• pretendere alcuna scientificit…. Apre per• la possibilit… - proprio perch‚ in grado di contemplare idee come lo scambio e l'interferenza - di pensare un concetto di cultura meno debitore di concezioni deterministiche. Infatti, ci• che vi Š in gioco non Š la negazione della cultura, ma la problematizzazione della sua capacit… di condizionare gli individui. In poche parole, Š la metafora marina che ci permette di riconoscere nei soggetti la capacit… di manipolare a proprio vantaggio il mondo simbolico. Alessandro Dal Lago (®il MulinoŻ n. 421/05) L'uso politico dei nuovi media e il rischio del populismo L'8 settembre 2007 Š stato il V-Day, un'iniziativa patrocinata dal comico Beppe Grillo, finalizzata a presentare una legge di iniziativa popolare che di fatto eredita e prosegue le intenzioni dell'iniziativa ®Parlamento pulitoŻ dello stesso comico genovese. La manifestazione Š nata in sordina online, sul blog di Beppe Grillo, alimentata da strumenti di software sociale e ignorata per mesi dai media tradizionali. All'indomani per• delle oltre 300.000 firme raccolte per la presentazione della legge e la mobilitazione di decine di piazze italiane (con al centro piazza Maggiore a Bologna, dove si calcola la presenza di 30-50 mila persone accorse per ascoltare Grillo e altre personalit…) i mezzi di comunicazione non hanno potuto ignorare l'iniziativa. La copertura mediatica dei giorni successivi, in larga parte ignorando i contenuti politici dell'iniziativa legata a una proposta di legge, ha privilegiato la polemica, riportando i duri commenti dei dirigenti politici di tutti gli schieramenti. Questi sono i fatti. Lasciamo ora sullo sfondo la polemica e il merito politico dell'iniziativa per cercare invece di capire come, in pochi mesi, senza contare su mezzi di mobilitazione tradizionali, Š potuta nascere una manifestazione immediatamente diventata simbolo, in grado di coinvolgere centinaia di migliaia di persone, online e offline. Per spiegare il fenomeno V-Day dobbiamo prima rileggere la storia della presenza online di Beppe Grillo e poi approfondire il funzionamento delle meccaniche di partecipazione del cosiddetto ®software socialeŻ. Dopo aver compiuto questo percorso diventer… chiaro che il V-Day Š davvero un evento simbolo, ma non per la sua eccezionalit…, piuttosto per il contrario: il suo essere simbolo deriva dalla sua lineare connessione con la diffusione di comportamenti politici facilitati da tecnologie di partecipazione elettroniche. Grillo e il suo blog Beppe Grillo Š un personaggio assai noto in Italia. Come scrive lui stesso sul suo blog ®dopo aver vinto ben sei Telegatti, nel 1990 Beppe Grillo ®fuggeŻ dalla televisione e cerca scampo in teatro, lasciandosi alle spalle variet…, telegiornali, telequiz, aste e dibattitiŻ. Questa fuga caratterizza la persona pubblica del personaggio che da allora passa dalla satira di costume ad affrontare temi pi— scottanti di carattere sociale e politico. Con questa storia alle spalle non Š una sorpresa che tra il 2004 e il 2005 Grillo decida di stabilire una presenza online. La scelta cade nel formato del blog, il diario online con articoli che possono essere commentati dai visitatori e l'indirizzo scelto Š www.beppegrillo.it. All'inizio i ®postŻ sono semplici richiami dei tour degli spettacoli in giro per l'Italia, ma ben presto gli articoli cominciano ad affrontare gli stessi argomenti portati in scena, proponendo approfondimenti, commenti a notizie di attualit… e pi— spesso vere e proprie ®contro-notizieŻ di temi ignorati dai mezzi di comunicazione di massa. La crescita del blog Š testimoniata dalla crescita dei commenti lasciati ai messaggi di Grillo. All'inizio (archivio gennaio-febbraio 2005) i post del comico generano poche decine di commenti. Prima del V-Day (escludendo agosto) nel 2007 i commenti superavano in genere il migliaio. Nelle giornate pi— calde e sui temi pi— spinosi questi arrivano a superare i 2.000. Alla vigilia del V-Day il blog di Grillo era censito come decimo a livello mondiale da Technorati (dal 7 ottobre 2005 i post di Grillo sono anche tradotti in inglese in un'apposita sezione del sito). A luglio 2007 www.beppegrillo.it era uno dei primi cinque siti web pi— letti in Italia, con pi— di un milione di accessi secondo le statistiche di Nielsen/Net$Ratmgs. Ma il blog di Grillo era gi… stato usato come piattaforma per altri esperimenti di mobilitazione politica. Periodicamente sono state lanciate campagne che hanno chiesto a qualche livello il coinvolgimento degli utenti. Per esempio nelle due campagne ®Fazio vatteneŻ (contro l'ex Governatore della Banca d'Italia) e ®Parlamento pulitoŻ (sugli stessi temi del V-Day), Grillo lanci• una raccolta fondi tra gli utenti del blog che gli permise di spendere nel primo caso 15 mila euro per l'acquisto di una pagina di pubblicit… politica sulla versione cartacea di ®la RepubblicaŻ e nel secondo caso 57 mila euro per un'inserzione simile sull'®International Herald TribuneŻ. Per comprendere il V-Day, uno dei momenti pi— importanti della storia del blog di Grillo Š la nascita dei Meetup. Si tratta di gruppi di persone che si conoscono online grazie ai gruppi di discussione su base territoriale del sito ®socialeŻ www.meetup.com e che poi in genere si incontrano anche di persona per portare avanti cause di comune interesse. In tutte le principali citt… italiane esistono questi gruppi - uno molto attivo proprio a Bologna, il cuore del V-Day - che sono reti di individui completamente autonome, che si riconoscono sŤ nei temi discussi da Grillo, ma che poi portano avanti le proprie cause, spesso in modo indipendente. Da questa breve lettura della storia del blog di Beppe Grillo deve essere chiaro che il successo della campagna di mobilitazione per l'8 settembre non arriva dal nulla. Non solo Grillo Š personaggio noto e con un seguito, ma dispone anche di una piattaforma di partecipazione ormai testata, con una massa critica di utenti. Micromobilitazione e autoconsapevolezza alla base del V-Day La base per comprendere l'efficacia di Internet nel mobilitare gruppi di persone Š offerta nella letteratura sulla ®micromobilitazioneŻ e dagli studi sui movimenti sociali. Il concetto di micromobilitazione appartiene alla psicologia sociale ed Š servito per spiegare l'origine dei movimenti sociali spontanei nati dal basso. Secondo la teoria dietro al termine, gli individui diventano consapevoli che ci sono altri individui che la pensano come loro e, sia individualmente che con altre persone, trovano la motivazione per attivarsi. I mezzi di comunicazione giocano un ruolo importante in questo processo di autonconsapevolezza. Ci sono alcuni casi studio internazionali che illustrano bene il fenomeno. Il primo, e pi— noto, prende il nome dal sito web che fece nascere Move$On.org. In seguito alla pubblicazione del rapporto Starr sulle vicende di Bill Clinton e Monica Lewinsky, il 18 settembre 1998 due imprenditori della Silicon Valley, Joan Blades e Wes Boyd, insieme alle rispettive famiglie e un manipolo di amici informatici, diedero vita al sito moveon.org per opporsi al processo di impeachment contro il presidente Clinton. In breve tempo, soprattutto attraverso il passaparola, una petizione elettronica per chiedere una semplice censura per il comportamento di Clinton e fermare il processo di impeachment, ricevette oltre 500.000 adesioni. Il movimento fu in grado di generare 2 milioni di e-mail e oltre 250.000 chiamate telefoniche al Congresso. Dopo il voto dell'impeachment, il movimento continu• a essere attivo in vista delle elezioni del 2000. Sotto forma di Pac (Political Action Committee) contribuŤ con 2.4000.000 dollari alle spese elettorali di trenta competizioni particolarmente incerte, per contrastare candidati che erano stati a favore dell'impeachment. Il denaro, in massima parte, provenne da donazioni di non pi— di 50 dollari. I donatori furono 40.000. Internet funzion• come catalizzatore e acceleratore della protesta. Si noti che attualmente Move$On.org Š ancora online con una serie periodica di prese di posizione. L'exploit dei finanziamenti alle campagne Š stato ripetuto nel 2002 con la raccolta di circa 1.000.000 di dollari per candidati che si opponessero ai preparativi di guerra e cosŤ nelle campagne successive. Un secondo episodio poco noto, ma ancora pi— significativo, Š costituito da Counter$Coup.org. Zack Exley, un ex sindacalista, prima delle elezioni del novembre 2000 mise in piedi un sito, Counter$Coup.org appunto, per proporre possibili luoghi di protesta dove trovarsi il sabato successivo al voto, nel caso, gi… allora previsto, che Gore vincesse al voto popolare e Bush ottenesse la maggioranza dei voti elettorali necessari per l'elezione. E cosŤ fu. Ecco come racconta l'inizio del ®movimentoŻ il fondatore del sito: ®Con mia sorpresa, quella mattina [l'8 novembre] mi erano arrivati centinaia di messaggi con l'indicazione di nuovi luoghi d'incontro per la protesta. Persone che avevano visto il mio sito un mese prima ora lo stavano segnalando agli amici [...] Tutti volevano sapere chi stava organizzando la protesta nella loro citt…. Io gli rispondevo: ®Queste sono proteste spontanee, nessuno le sta organizzando - solo fatevi trovare! Ci sar… gente!Ż. Entro giovedŤ, avevo ricevuto pi— di mille e-mail e il sito quasi 100.000 visiteŻ. In seguito, dal momento che formalizzare una rete di organizzatori sembrava impossibile (in termini di tempo e risorse) Exley cre• un gruppo di discussione, utilizzando un servizio gratuito che permette alle persone di iscriversi a una mailing list e scambiarsi messaggi. VenerdŤ gli iscritti erano gi… un migliaio. Tipicamente gli scambi vertevano su una sola questione, vale a dire se ci sarebbe stato qualcuno a quel certo appuntamento. Il pi— delle volte non tardava la risposta di qualche entusiasta. Il processo di micromobilitazione era in atto. Presto anche la stampa si interess• al fenomeno che fu cosŤ ulteriormente amplificato (come gi… anche nel caso di Move$On.org). Sabato 11 novembre alle ore 13 ci furono proteste in almeno 42 citt…. Una nuova ondata di manifestazioni fu pianificata per il sabato successivo e questa volta vennero creati dei gruppi di discussione per ogni singola citt… in cui si era svolta la protesta. In questi resoconti, basati sulle testimonianze degli autori, indubbiamente c'Š qualcosa di romantico e probabilmente il successo dei movimenti fu determinato anche da qualche forma di aiuto offline. Comunque il punto Š che simili esempi di mobilitazione non ci sarebbero stati senza Internet come agente per rendere i partecipanti consapevoli del proprio coinvolgimento. Inoltre, in entrambi i casi, gli sforzi furono coordinati grazie a risorse disponibili gratuitamente a chiunque su Internet (a parte lo spazio web con dominio che per• Š acquistabile online, come abbiamo ricordato, per pochi dollari al mese: alla portata di chiunque disponga di una carta di credito). Un terzo caso di questo tipo di dinamiche Š rappresentato dal successo improvviso nella fase delle preprimarie democratiche del 2003- 2004 di Howard Dean. L'ex governatore del Vermont nel corso del 2003 era infatti diventato il simbolo della politica online: passato in pochi mesi da sfavorito e improbabile candidato a figura di primo piano nello scontro politico, le fortune di Dean sono state largamente attribuite al suo uso di Internet. Dean perse poi rovinosamente le primarie, ma, se ci• conferma che Internet non fa vincere le elezioni, la storia di Dean Š per• esemplare del modo in cui, negli ultimi dieci anni, la politica si sia trasformata grazie alle nuove tecnologie. Se la sconfitta di Dean dipende infatti da logiche tradizionali, quali una copertura largamente sfavorevole e la scarsa attrattiva di certe posizioni estremiste, la sua ascesa nel corso del 2003 fu merito in primo luogo di un processo di mobilitazione in rete. In modo anche non completamente controllato, le comunit… online della rete (da Meetup a Friendster) cominciarono a popolarsi di sostenitori di Dean. Persone che non avrebbero avuto modo di conoscersi si resero conto di avere qualcosa in comune ed ebbero la possibilit… di rompere la spirale di silenzio in cui il sistema dei media di massa tiene coloro che non appartengono alle logiche della ®maggioranzaŻ. Che Internet sia uno strumento in grado di facilitare il processo di affermazione di un candidato nella fase che precede le primarie non Š poco. Joe Trippi, ex manager della campagna di Dean, in un intervento a un seminario dedicato all'e-democracy organizzato dall'editore O'Really dopo la campagna, sintetizz• quello che ai suoi occhi era accaduto: ®forse i sostenitori di Dean non hanno sconfitto generazioni di tradizione politica, tuttavia hanno messo in movimento dei cambiamenti che non possono essere fermatiŻ. Ci• che colpisce nel caso di Dean Š che il successo online non si sia trasfuso in successo offline. Tuttavia ci• non Š sempre vero. Il ®modello DeanŻ ha funzionato perfettamente un anno prima in Korea. Roh Moo- hyun, prima di vincere le elezioni presidenziali del dicembre 2002, era noto soprattutto per i suoi falliti tentativi di essere eletto in parlamento. Durante la campagna, milioni di elettori ebbero accesso ai messaggi di Roh, ignorato dai media tradizionali, grazie al suo sito web, arricchito da video e trasmissioni radiofoniche con la partecipazione di popolari dj e rockstar. Il successo della campagna online fu tale che, al suo culmine, ogni giorno non meno di 7.000 persone scrivevano e- mail al candidato e diverse centinaia di migliaia si collegavano al suo sito. Roh raccolse online l'equivalente di circa 1 miliardo di euro da 180.000 donatori individuali. Il giorno delle elezioni furono inviati dai sui sostenitori non meno di 800.000 sms per spingere amici e conoscenti a recarsi alle urne per eleggerlo. Internet, diffusissima in Corea, ha permesso a Roh di rompere le logiche dei media tradizionali e arrivare direttamente al cuore delle persone. Ma ovviamente non ci sarebbe riuscito senza la sua storia di leader nel movimento a favore della democrazia contro il dittatore Chun Doo- hwan e di lotte per i diritti umani. La Corea era pronta per eleggere un presidente liberale dopo anni di governo conservatore. Internet Š stato il catalizzatore. Dean Š riuscito a mobilitare una vasta schiera di sostenitori, ma non Š bastato, il suo messaggio evidentemente non ha risuonato abbastanza. Il V-Day si inserisce in questa lista di casi studio della micromobilitazione online. Di fronte al silenzio dei media tradizionali l'iniziativa sarebbe certamente fallita, stretta nella classica ®spirale del silenzioŻ. Tuttavia, la presenza di una forte comunit… intorno al blog di Beppe Grillo e l'uso di strumenti di software sociale per facilitare il processo di micromobilitazione ha in effetti portato le persone dalla rete in piazza. Il software sociale Il V-Day non Š stato organizzato solo sul blog di Beppe Grillo, ma anche attraverso altri siti come Meetup, YouTube, Flikr che nel loro complesso appartengono ai cosiddetti servizi online di software sociale, o anche web 2.0. Le dinamiche di questi servizi meritano un approfondimento, soprattutto in relazione al funzionamento del blog. Nel 1998 gli studiosi della Carnegie Mellon University dell'Home$Net Study capitanati da Robert Kraut potevano formulare il famoso paradosso di Internet: stando ai loro dati, l'uso di Internet causava un peggioramento del benessere sociale e psicologico degli individui. Un paradosso, a detta degli studiosi, perch‚ da un mezzo di comunicazione in grado di mettere in collegamento le persone, anche a distanza, ci si sarebbe aspettato il contrario. In seguito Š stato dimostrato come i dati usati dagli studiosi potessero essere interpretati anche in altro modo: il peggioramento poteva essere fatto dipendere in larga misura dallo stress associato all'apprendimento dell'uso del mezzo. Lo stesso gruppo di studiosi della Carnegie Mellon pi— di recente Š ritornato sui suoi passi e replicando lo studio a diversi anni di distanza Š giunto a conclusioni diametralmente opposte. Il dibattito sul ®paradosso di InternetŻ, le sue soluzioni e i suoi sviluppi, testimonia un punto molto importante: nel breve lasso di tempo di una decade, Internet Š cambiata profondamente. Se gli studiosi della Carnegie Mellon spiegavano le loro scoperte della prima met… degli anni Novanta accusando la mancanza di tecnologie in grado di promuovere legami forti tra gli utenti, oggi la situazione Š decisamente diversa. La vera rivoluzione di Internet Š stata silenziosa e fatta di tanti frammenti di tecnologia che oggi, tutti insieme, consentono alla rete di essere uno strumento promotore di relazioni sociali sempre pi— complesse e articolate. Possiamo riferirci a queste tecnologie e pratiche con il termine di software sociale (social software). All'interno di questa categoria ci sono tecnologie anche molto diverse fra loro (dalla comunit… di Meetup ai blog, dai sistemi wiki ai siti di condivisione come YouTube o Digg) che hanno in comune una serie di caratteristiche: a) promuovono la creazione di legami tra gli utenti, b) sono altamente decentralizzate, c) il loro funzionamento Š basato su norme sociali emergenti, d) sono altamente flessibili. Di queste tecnologie la pi— discussa Š probabilmente quella del blog, che per• Š anche quella che, paradossalmente, meno facilita il processo di micromobilitazione che abbiamo descritto nel precedente paragrafo. Blog Š oggi un termine estremamente popolare online. I blog sono solitamente definiti come diari online. In effetti ne hanno tutta l'apparenza: i contenuti sono registrati in rigoroso ordine cronologico, l'emittente Š di solito un individuo, le notizie pubblicate sono brevi annotazioni, spesso di tono personale (ma anche ritagli di notizie tratte da altri siti o commenti). Rebecca Blood, autrice di una storia dei primi blog e di un manuale per la loro creazione, li definisce come ®siti basati sui link [...] un misto di link, commenti, pensieri e saggi personaliŻ. Tuttavia questa definizione coglie solo l'aspetto pi— superficiale dei blog. In effetti, diari online sono esistiti da sempre. Perfino il primo sito web della storia, quello del Cern di Ginevra gestito dall'inventore del linguaggio ipertestuale per la pubblicazione di documenti online Tim Barners$Lee, potrebbe essere definito un blog. Il termine blog Š stato introdotto da Jorn Barger, curatore di un sito personale, nel 1997 per riferirsi alle pagine che gestiva. Il termine nasce dalla contrazione di web e log: diario online appunto. Fu in particolare Brigitte Eaton ad associare indissolubilmente l'idea di blog con quella di una pubblicazione di annotazioni organizzate cronologicamente: la Eaton pubblic• all'inizio del 1999 un portale, Eatonweb Portal, nel quale venivano registrati blog che rispettassero il requisito dell'organizzazione cronologica dei contenuti. A quel tempo c'erano probabilmente non pi— di una trentina di siti che si riconoscevano dietro questa definizione. Spesso i blogger - cioŠ i curatori di un blog - non solo pubblicavano le proprie annotazioni online, ma seguivano anche avidamente quelle dei colleghi, segnalando nelle proprie pagine web gli altri siti che visitavano. Sin dall'inizio, dunque, lo strumento promosse non solo la condivisione di informazioni, ma anche la messa in relazione di persone. Proprio nel 1999 il mondo dei blog registr• un salto di qualit… grazie all'introduzione di servizi online che consentivano di creare e tenere aggiornato un diario online con un sistema accessibile anche a persone senza competenze tecniche. Tali servizi si basavano infatti su sistemi di content management, simili a quelli usati oggi per la gestione di siti editoriali, in cui per aggiornare i contenuti organizzati in una gabbia grafica predefinita era sufficiente compilare dei moduli online. Prima di allora un blog era sostanzialmente la prerogativa di utenti esperti, dotati delle competenze tecniche necessarie per creare un sito. A partire dall'introduzione di questi servizi il formato del blog divenne di dominio pubblico. Nel luglio 1999 fu lanciato il primo di questi sistemi, Pitas, e presto i blog attivi divennero centinaia. I servizi pi— noti e ancora oggi diffusi seguirono di lŤ a poco: in agosto Pyra mise online Blogger, Dave Winer introdusse il sistema Edit This Page e Jeff A. Campbell lanci• Velocinews. Tutti questi servizi erano rigorosamente gratuiti. Questa semplice rassegna dovrebbe suggerire che i blog sono molto pi— che semplici diari online. Hanno invece altre caratteristiche distintive. In primo luogo sono in genere associati a individui, non a organizzazioni. Pertanto sono espressione di un tipo di informazione estremamente personalizzata, e non vengono dall'interno delle routine classiche proprie delle aziende editoriali. Si discute se anche i giornalisti professionisti debbano tenere blog e, qualora lo facciano, come considerare questi prodotti. Indubbiamente, la natura immediata dell'informazione fornita dai blog porta molti ad affermare che essi rappresentano uno strumento utile per allargare il pluralismo dell'informazione e dare voce a pi— soggetti. Queste affermazioni vanno lette alla luce delle considerazioni che seguono. Una seconda propriet… distintiva che emerge dalla storia dello sviluppo del web, Š la sua ipertestualit…. I link sono una componente fondamentale delle annotazioni dei blogger. Spesso Š proprio un sito originale o una notizia letta online a stimolare la pubblicazione di una nuova annotazione. Come conseguenza di questo, spesso le riflessioni contengono citazioni tratte da altri siti (facilitate dal semplice copia e incolla) e costituiscono microtesti in un certo modo non autonomi, ma sempre collegati alle pagine a cui rimandano. L'importanza della dimensione ipertestuale dei blog Š dimostrata tra le altre cose dal fatto che l'uso dei link su questi siti pu• perfino influenzare il posizionamento di una pagina su Google. Il motore di ricerca tiene infatti conto non solo dei contenuti di una pagina, ma anche dei link che essa riceve per determinarne l'indicizzazione in rapporto alle parole chiave usate nella ricerca. Un'importante conseguenza di questa situazione Š che i blog svolgono un'importante funzione di filtraggio. I contenuti online sono infatti derivanti dalle navigazioni dell'autore (o degli autori se il blog Š gestito da pi— persone). Una terza propriet… che emerge dai blog Š il dialogismo e la dimensione di ®communityŻ che li accompagna. Non solo i blog sono calati in una fitta trama ipertestuale di collegamenti, ma stimolano esplicitamente questa dimensione sollecitando i commenti dei lettori e spesso linkandosi ad altri blog. Oggi, quasi tutti i sistemi di blog contengono la possibilit… di accettare i commenti dei lettori sulle singole notizie pubblicate. In questo modo, i contenuti dei blog sono sempre aperti a forme di dialogo tra l'autore delle annotazioni, i suoi lettori e, perch‚ no, perfino le fonti. C'Š anche chi ha estremizzato questa situazione. Inventato dagli autori del popolare Hotornot, Yafro blog (www.yafro.com) permette di fare un upload delle foto e di inserire nel profilo persone che l'utente ritenga simpatiche sulla base dei loro commenti e del loro modo di presentarsi. Non sar… un caso che uno dei libri pi— citati dagli autori di blog Š Linked, una bella introduzione allo studio delle reti sociali scritta da Albert-L…szl˘ Barab…si. Di per s‚ dunque un blog Š uno strumento altamente ®egocentricoŻ difficilmente in grado di generare processi di mobilitazione. Tuttavia i blog, come quello di Grillo, non vivono da soli, sono al centro di fitte trame sociali fatte di altri blog (che si citano e rimandano a vicenda) e di altri software sociali. Ô questa fitta trama sociale e tecnologica del web 2.0 che permette di realizzare i processi di micromobilitazione di cui abbiamo parlato. La difficolt… di esercitare il controllo Un episodio accaduto nel maggio 2007 a Digg, uno dei siti icona del cosiddetto web 2.0, testimonia alcune conseguenze spesso impreviste connesse alle dinamiche sociali del nuovo web. Che cos'Š Digg? Una pagina web oggi la puoi stampare, salvare, oppure... ®diggŻ. Infatti Digg Š sinonimo di social bookmarking, la condivisione con altri utenti dei propri link preferiti. Digg sta ai link, come YouTube ai video o Flikr alle foto digitali. Le notizie e i collegamenti del sito sono proposte dagli utenti e sono poi promosse in prima pagina in base a un sistema di graduatoria non gerarchico e basato sulla valutazione degli altri utenti della comunit…. Il 1o maggio 2007 i responsabili del sito presero la decisione di rimuovere dal sito il link a un articolo che conteneva le chiavi di accesso dell'Hd-Dvd, il sistema di Dvd ad alta risoluzione, chiavi che potevano essere usate per eludere la protezione anticopia presente su ogni supporto. Agendo in questo modo si attenevano alla politica del sito di censurare eventuali link a materiale considerato illegale. La comunit… di Digg si ribell• all'unisono immediatamente alla decisione e in breve tempo l'intera homepage del sito Š stata riempita da articoli che condannavano la censura ricevuta. Gli articoli, naturalmente, contenevano la chiave di accesso all'Hd-Dvd. A lungo il sito fu indisponibile per la crescita esponenziale dei contatti di protesta. Ovviamente non deve sfuggire l'ironia di un sito bloccato dalla tecnologia messa da esso stesso a disposizione. Non si tratta certo della prima notizia di rivolta di una comunit… virtuale. La storia ne Š piena, come non ricordare per esempio la protesta che nel 2003 interess• la versione online del gioco di simulazione ®The SimsŻ, in cui gli utenti reagirono malamente all'inserimento di ristoranti Mc$Donald's (per via di un accordo commerciale)? E poi la rivolta di Digg ricorda i classici denial of service attack in cui migliaia, a volte milioni, di utenti sommergono un sito di richieste per bloccarlo (si Š parlato in qualche caso di cortei telematici). Per• la rivolta di Digg Š la prima completamente non organizzata, nata dalla comunit… attraverso gli stessi strumenti messi a disposizione dal sito. Per altro ben presto la rivolta si diffuse ad altri siti di software sociale e presto 8 dei primi 25 articoli sulla homepage di Reddit parlavano di questa disfatta, e Wikipedia si Š affrettata a blindare da modifiche di utenti non registrati la sua voce di enciclopedia sull'Hd-Dvd. Il fondatore di Digg, Kevin Rose, espresse il suo punto di vista sul blog di Digg, anche se mentre lo esprimeva, lo stesso sito di Digg era irraggiungibile. Nel suo post si legge quello che suona come la dichiarazione di resa alla comunit… degli utenti: ®Abbiamo deciso di rimuovere articoli contenenti codici oggetto di decreto ingiuntivo. Piuttosto che vedere Digg interrotto o chiuso, abbiamo preferito rimuovere gli articoli con il codice. Adesso, dopo aver visto centinaia di articoli e commenti, abbiamo ottenuto risposta proprio da voi: da adesso non cancelleremo pi— articoli e commenti contenenti il codice e affronteremo tutte le conseguenze del caso. Se perderemo una qualsiasi causa, almeno saremo morti combattendoŻ. Del resto una tecnologia come quella di Digg vale solo se ci sono gli utenti ad alimentarla, quindi probabilmente il rischio Š calcolato. Digg ha salvato se stesso restituendo il controllo alla comunit…. Del resto, una volta che si decide di lasciare un sito in mano alla comunit… non si pu• facilmente cambiare idea, ogni mossa in contraddizione con questo principio avr… serie implicazioni. Non si pu• avere un sito il cui contenuto Š generato dagli utenti e allo stesso tempo riservarsi il diritto di decidere cosa pubblicare e cosa no, questo Š riservato alle testate tradizionali. La storia della rivolta degli utenti di Digg dimostra la precariet… della leadership nel web 2.0. Perfino nel caso di Beppe Grillo, del suo blog e del V-Day, gli aspetti di leadership carismatica del personaggio non devono essere sopravvalutati. I commenti ai post di Grillo non sono sempre positivi e nella mobilitazione dell'8 settembre i gruppi locali si sono autorganizzati. La spiegazione del suo ruolo la fornisce forse proprio lo stesso Grillo in un'intervista all'indomani del V-Day: ®io sono solo il detonatore; i 50 mila ragazzi dei comitati-Grillo, che costituiscono piccoli gruppi sul territorio, usano la mia faccia sulle t-shirt, usano me, ma come semplice passepartoutŻ. Grillo come catalizzatore dunque e le tecnologie del software sociale come potenti facilitatrici. Dal gruppo allo sciame Una manifestazione come quella del V-Day Š stata possibile non solo grazie a Beppe Grillo, ma a una comunit… virtuale consolidata, al software sociale. La nostra tesi Š che alla base di fenomeni come il V-Day ci sia una modificazione nelle strutture della partecipazione politica. Le forme di partecipazione politica tradizionali sono in crisi, questo Š noto, ma non perch‚ le persone siano diventate pi— ciniche e apatiche, piuttosto hanno diretto verso altre forme di espressione la propria voglia di partecipazione. In questo movimento assistiamo a uno spostamento del baricentro della partecipazione politica dai gruppi strutturati a quelli che Bauman definisce ®sciamiŻ. ®Nella societ… dei consumi della modernit… liquida, lo sciame tende a sostituire il gruppo con i suoi leader, le gerarchie e l'ordine di beccata [...] Gli sciami non hanno bisogno di imparare l'arte della sopravvivenza. Essi si radunano e si disperdono a seconda dell'occasione, spinti da cause effimere e attratti da obiettivi mutevoli. Il potere di seduzione di obiettivi mutevoli Š generalmente sufficiente a coordinare i loro movimenti rendendo superfluo ogni ordine dall'alto. In verit…, gli sciami non hanno un ®altoŻ, ma solo una direzione di fuga che in se stessa determina la posizione del leader e dei seguaci per la durata della traiettoria o almeno per una sua parteŻ. Le parole di Zygmunt Bauman, scritte pensando ai fenomeni del consumo, si applicano perfettamente al fenomeno Grillo. Sempre pi— spesso gli individui grazie alla forza di connessione delle nuove tecnologie saltano i legami strutturati dei gruppi di riferimento per muoversi come sciami. Ecco che concetti come ®destraŻ, ®sinistraŻ, ®centroŻ cosŤ cari alla politologia tradizionale cessano di avere significato. Ci• che conta sono le traiettorie. Grillo Š stato abilissimo a catturare una traiettoria sociale di protesta oggi dominante. In questa traiettoria le persone si sono organizzate. E non Š solo Grillo: il fenomeno degli elettori orientati dalla presa di posizione dei candidati su singole tematiche (single-issue voter) sono un altro esempio dell'importanza delle traiettorie sociali, di per se stesse trasversali, magmatiche, in continua trasformazione. Le piazze dell'8 settembre non sono il primo sciame che abbiamo visto in Italia. Che dire del successo dei Radicali nelle elezioni europee del 1999, capaci di polarizzare un forte voto di protesta grazie a una massiccia campagna di comunicazione? Oppure che dire, pur consapevoli delle differenze, del fenomeno dei girotondi? In una recente intervista Š stato proprio Grillo a evidenziare il divario tra l'8 settembre e i girotondi: nel primo caso c'Š stata un'organizzazione venuta dal basso costruita con la rete. L'esposizione mediatica Š stata la parte conclusiva del processo. I girotondi sono stati una protesta spettacolarizzata e pompata dai media: venuto meno l'interesse mediale si sono dispersi. Ma Š il destino dello sciame. Continua Bauman: ®Nello sciame non c'Š scambio, n‚ cooperazione, n‚ complementarit…, solo prossimit… fisica e una generale direzione di movimentoŻ. La politica dello sciame pu• fare paura, perch‚ lo sciame a differenza del gruppo organizzato nel partito pu• sembrare incontrollabile. Ma non Š detto che lo sciame sia per forza distruttivo. Gli sciami possono anche essere agenti costruttori, molto infatti dipende dalla capacit… del catalizzatore. Se guardiamo all'immediato dopo V-Day, ad esempio, assistiamo a una commistione fra copertura online e offline, che influisce sul fenomeno di mobilitazione. Se fino al V-Day l'iniziativa Š stata ignorata, registrando una scarsissima eco anche lo stesso 8 settembre, nei giorni successivi, soprattutto grazie alla ridda di dichiarazioni dei politici, Grillo e le sue iniziative diventano fonti inesauribili di notizie. Ne Š la dimostrazione la velocit… con cui le testate online, a poco pi— di una settimana dal V-Day, riportano la proposta di Grillo lanciata sul web, a sostegno della promozione di liste civiche. ®Ogni gruppo pu•, se vuole, trasformarsi in lista civica per le amministrazioni comunali [...] I cittadini devono entrare in politica direttamente. Per la loro tutela e per quella dei loro figli [...] Le liste che aderiranno ai requisiti che pubblicher• sul blog tra qualche giorno avranno la certificazione di trasparenza beppegrillo.itŻ. La nuova proposta di mobilitazione lanciata da Grillo suscita immediatamente un'accesa discussione online e offline. Sul blog i commenti sono divisi fra entusiasmo e scetticismo. I politici tradizionali sono aspramente critici rimproverando a Grillo ambizioni politiche, nonostante il comico dichiari che non si candider… e non parteciper… a nuove manifestazioni nei mesi a venire. A ben vedere, gli attacchi dell'establishment non colgono la vera natura della proposta che Š coerente con il modello di micromobilitazione e funzione catalizzatrice del leader che abbiamo cercato di delineare. Se davvero le liste civiche si dovessero realizzare senza il coinvolgimento diretto del comico, ma adottando una sorta di suo bollino di garanzia, allora assisteremmo alla nascita di un vero e proprio partito a rete, completamente decentrato, in cui la leadership non esercita controllo diretto, ma solo un indirizzo generale mettendo a disposizione risorse simboliche quali la credibilit… e la visibilit… su una piattaforma di partecipazione quale il blog di Grillo. Il V-Day potrebbe dunque non rimanere un'iniziativa isolata, mostrandosi invece gravido di conseguenze. Volute e non. Mattia Miani (®il MulinoŻ n. 433/07)