Ottobre-Dicembre 2007 n. 4 Anno XXI Quaderni di Minimondo Rivista culturale Braille Periodico trimestrale Fascicolo II Direzione Redazione Amministrazione Biblioteca Italiana per i Ciechi 20052 Monza - Casella postale 285 c.c.p. 853200 - tel. 039/28.32.71 e-mail: bic@bibciechi.it Dir. Resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Massimiliano Cattani, Antonietta Fiore, Ilaria De Cristofaro Pietro Piscitelli (Responsabile) Copia in omaggio Stampato in Braille a cura della Biblioteca Italiana per i Ciechi via G. Ferrari, 5/a 20052 Monza Sommario Piergiorgio Battistelli, Laura Palareti, Stefano Passini: Il terrorista, un ®utile¯ nemico? (®Psicologia contemporanea¯ n. 203/07) Beverly A. Orser: Oltre le nebbie dell'anestesia (®Le Scienze¯ n. 468) Carlo Bordoni: Androidi, automi e robot (®Prometeo¯ n. 98/07) Stefania Carini: La tv dei ragazzi Š risorta, per• cercatela sul satellite (®Vita e Pensiero¯ n. 6/06) Il terrorista, un ®utile¯ nemico? L'11 settembre 2001 Š una data che ha cambiato l'assetto politico internazionale, ha mutato gli equilibri mondiali facendo emergere nuove tensioni e relazioni tra gli Stati. Non Š mutata solo la realt… obiettiva e istituzionale (almeno nei suoi aspetti politico-sociali), ma Š cambiato soprattutto, a livello di pensiero quotidiano comune, il modo di rappresentare il fenomeno del terrorismo attribuendo significato e valore a eventi e personaggi coinvolti. L'attacco alle Torri Gemelle ha introdotto nella nostra vita il fantasma mediatico del terrorismo: ogni giorno ne sentiamo parlare da quotidiani e giornalisti e ne parliamo noi stessi, apparendoci talvolta come un fenomeno dai contorni ben definiti, talvolta sfumato e confuso. Sembra perfino che la parola terrorismo, dal 2001, sia diventata una di quelle pi— utilizzate, insieme ad economia, Iraq, libert… e tasse, nei discorsi dei Presidenti degli Stati Uniti (http//chir.ag/phernalia/preztags/). Come sottolinea Altheide (2006), anche i mass media hanno fortemente contribuito a cambiare il significato di questa parola; alcuni anni fa essa veniva usata in riferimento a specifici fatti violenti perpetrati da determinati gruppi clandestini, oggi l'espressione indica una condizione generalizzata di emergenza mondiale nella quale facciamo confluire situazioni specifiche molto varie: dagli attentati ordinati da Bin Laden alla ribellione dei Ceceni, alla resistenza irakena. Pu• essere per• sintomatico che di solito non indichiamo con il termine terrorismo i ®lavori sporchi¯ che, in varie parti del mondo (Sudan, Nicaragua, ecc.), sono svolti da organizzazioni paragovernative pi— o meno clandestine. Al di l… dei giudizi di valore, nel nostro linguaggio quotidiano stiamo forse finendo per raccogliere sotto l'etichetta di terrorismo tutte le opposizioni violente all'®ordine costituito¯? Uno strumento di controllo dell'opinione pubblica? Chomsky, fin dal 2002, sospettava che il tema del terrorismo fosse funzionale alla costruzione e alla diffusione di una determinata visione del mondo e delle relazioni internazionali: si pensi alle espressioni pi— volte sentite di ®mondo terrorista¯, o addirittura di ®lotta contro le forze del male¯ con forti connotazioni ideologiche cosiddette ®teocon¯. Pi— recentemente, autorevoli osservatori politici hanno rilevato esplicitamente come il tema del terrorismo sia ormai uno dei cardini pi— importanti per la costruzione della cosiddetta ®strategia della paura¯. Mythen e Walklate (2006), in un'analisi condotta nel Regno Unito sulla comunicazione di massa relativa a questi temi, dopo gli attentati a New York, Madrid e Londra, hanno evidenziato come in essa si venga delineando una sorta di ideologia del ®nuovo terrorismo¯ finalizzata a guadagnare consenso alla politica internazionale del Governo, mobilitando ®cuori e menti¯ contro l'®Altro terrorista¯. Altheide (2006) ha condotto una puntuale analisi tematica dei termini usati nei titoli degli articoli pubblicati in cinque importanti quotidiani statunitensi, riscontrando che la parola ®terrorismo¯ si Š venuta sempre pi— affiancando, e talvolta sostituendo, alla parola ®crimine¯, fino al costituirsi di una sistematica e organica connessione tra terrorismo, paura, vittima e crimine. L'Autore interpreta questa configurazione del discorso giornalistico sulla paura come una dimensione emergente del sistema di simboli che orienta la cultura popolare e la vita politica; un abile uso dell'allarme terrorismo stimola il bisogno dei cittadini di cercare protezione nell'®ordine simbolico della politica della paura¯, finendo per diventare uno strumento di controllo dell'opinione pubblica e di stigmatizzazione del dissenso. Anche nel campo della psicologia, l'attacco alle Torri Gemelle ha determinato un rinnovato interesse per il tema del terrorismo: prima dell'11 settembre 2001, gli articoli e i libri con la parola ®terrorismo¯ nel titolo erano appena 144, mentre dopo questa data sono gi… 562, con una media di circa 102 all'anno. Il terrorismo, soprattutto quello internazionale, Š certamente una pericolosa realt…. Ma sappiamo realmente che cosa Š il terrorismo, chi Š un terrorista, che cosa caratterizza un'azione terroristica e in che cosa si differenzia dalla guerra? Ô solo un problema di definizione? Per la verit…, sembrer… strano, ma neanche gli specialisti sanno mettersi d'accordo sulla definizione di terrorismo. Schmid e Jongman (gi… nel 1988), in un libro dal titolo Political Terrorism, elencavano ben 109 differenti definizioni di terrorismo. Quella pi— condivisa diceva che il terrorismo Š la ®generazione intenzionale di paura di massa da parte di persone, allo scopo di assicurare e mantenere il controllo su altre persone¯; tale definizione, per•, si focalizza sugli scopi dell'azione senza specificarne le caratteristiche oggettive e il contesto. Si lascia cos irrisolta l'ambiguit… del termine, grazie alla quale sussiste la possibilit… che chi Š indicato come un terrorista da un certo punto di vista possa essere considerato un combattente per la libert… da un altro. Allora, in un determinato contesto, la prevalenza dell'una o dell'altra prospettiva e la conseguente attribuzione della qualifica di ®terrorista¯ dipendono forse da chi ha il potere di definire le parole, cos come sentenziava, nel Paese delle Meraviglie, il famoso Humpty Dumpty alla perplessa Alice? Di fronte alla possibilit… che i panni di Humpty Dumpty possano essere indossati da un George Bush, o da chi per lui (e quelli di Alice da noi ®poveri mortali¯), gli studiosi ritengono necessario, almeno sul piano della ricerca scientifica, arrivare a una concettualizzazione rigorosa di che cosa si possa intendere per terrorismo. Infatti, in mancanza di specificazioni rigorose, la connotazione generica di terrorismo pu• sempre essere attribuita alla controparte, per giustificare, anche preventivamente, azioni belliche, attraverso l'antinomia ®Ci• che faccio io, per quanto deplorevole, Š guerra, quello che fai tu Š terrorismo, e quindi criminale¯. Ma, a maggior ragione, se il terrorista Š sempre l'altro, pu• esistere una definizione ®oggettiva¯, o quanto meno imparziale del termine? Secondo Cooper (2001), Š possibile trovare una soluzione spostando l'attenzione dai motivi e dal contesto in cui un'azione Š intrapresa, alle caratteristiche dell'azione stessa. In tal modo non sarebbe pi— possibile che un fatto, definito intrinsecamente terroristico, cessi di essere tale perch‚ compiuto da un combattente per la libert…; ovvero combattere per la libert… pu• essere lo scopo, ma se tale scopo Š perseguito con l'uso di azioni terroristiche, esse rimangono, per l'appunto, tali. Per converso una definizione univoca di azione terroristica eviterebbe che un determinato fatto bellico possa diventare ®guerra¯, se compiuto da uno Stato considerato ®civile¯, o ®terrorismo¯ se compiuto da uno Stato ®canaglia¯. Terrorismo come ®sindrome¯ o come ®strumento¯ Secondo Kruglanski e Fishman (2006) le ricerche psicologiche che hanno affrontato la questione del terrorismo possono essere suddivise sulla base di due approcci psicologici totalmente divergenti: uno centrato sul terrorismo come ®sindrome¯, l'altro sul terrorismo come ®strumento¯ (®tool¯). Gli studi che hanno considerato il terrorismo come una sindrome hanno cercato di rispondere alle domande ®Chi sono i terroristi?¯, ®Quali sono le cause del loro comportamento?¯.Tale approccio, focalizzato com'Š sull'attore, studia il terrorismo come un fenomeno uniforme e ben definito: tutti i ®gruppi terroristici¯ avrebbero una determinata struttura organizzativa, si svilupperebbero in connessione con determinate situazioni esterne (povert…, oppressione politica, ecc.) e i suoi membri dovrebbero presentare dimensioni psichiche specifiche (tratti di personalit…, atteggiamenti, ecc.). Le ricerche empiriche condotte in tale ottica hanno per• trovato poche conferme a queste ipotesi: ad esempio, non hanno verificato alcuna consistente relazione del terrorismo con la povert… economica e culturale, con una particolare educazione n‚ tanto meno con determinati tratti di personalit… dei suoi attori. Non si Š quindi riusciti a individuare un percorso evolutivo che possa portare un individuo a divenire un terrorista e a unirsi a un gruppo terroristico. Nessuno di questi fattori Š dunque una condizione necessaria o sufficiente, semmai alcuni di essi possono contribuire, in particolari condizioni, a spingere qualcuno a schierarsi con organizzazioni terroristiche. Il secondo approccio di studio sul terrorismo prescinde invece dall'ipotesi di determinate propriet… comuni a tutti i terroristi, ma studia questo fenomeno come uno ®strumento¯ (®tool¯) che pu• essere utilizzato per ottenere determinati obiettivi, sia da Stati sia da gruppi o da individui isolati, come effettivamente Š avvenuto nella storia recente. Esso verr… scelto, rispetto ad altre strategie, in base alla considerazione dei vantaggi e degli svantaggi prevedibili, e l'analisi di questo processo decisionale pu• suggerire opportune strategie di dissuasione tese a presentare strategie alternative pi— efficaci. Intendere il terrorismo come ®strumento¯ implica anche riportare l'attenzione sulle propriet… tipiche dell'azione terroristica, indipendentemente dalle caratteristiche degli individui che la compiono, ossia dagli attori. Fra queste propriet… forse la pi— importante e quella pi— univoca Š certamente il target dell'azione stessa: Š da essa che si pu• ricavare la definizione di terrorismo come atto violento diretto deliberatamente verso persone ®non combattenti¯ (Townshend, 2002) o ®innocenti¯ (Wagner, 2006), allo scopo di ottenere un certo obiettivo politico-ideologico. Questa definizione, focalizzandosi sul target piuttosto che sullo scopo o sull'attore, permette, come sottolinea Wagner, di chiarire la contrapposizione tra guerra e terrorismo: guerra contro target militari vs terrorismo contro target civili. Anche la definizione di terrorismo fornita dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti parla di ®violenza premeditata, politicamente motivata, condotta in tempo di pace, perpetrata contro obiettivi non combattenti da gruppi sub-nazionali o agenti di Stato clandestini, solitamente finalizzata a influenzare l'opinione pubblica per perseguire scopi politici¯ (citato da Kruglanski e Fishman 2006). A ben vedere, in questa definizione, il tratto maggiormente distintivo del terrorismo rispetto alla guerra Š la specificazione di ®obiettivi non combattenti¯. La collocazione del terrorismo ®in tempo di pace¯ Š quanto mai labile perch‚ labile Š la distinzione tra tempo di pace e tempo di guerra, in quanto dipende dai punti di vista e, ancora una volta, da quanto viene dichiarato: basta iniziare una guerra senza dichiararla, o dichiararla finita, per instaurare formalmente il ®tempo di pace¯ e quindi trasformare in ®terrorismo¯ la resistenza del nemico. Ô paradigmatico quanto Š avvenuto in Iraq: l'amministrazione Bush ha iniziato una guerra senza dichiararla e poi l'ha dichiarata finita, continuando a farla. La specificazione poi che il terrorismo Š quello compiuto da ®gruppi sub- nazionali¯ pu• soltanto significare che lo Stato rivendica a se stesso la necessit… della guerra e riserva ai suoi antagonisti la colpa del terrorismo. La rappresentazione del terrorismo Se la definizione di terrorismo Š cos problematica per gli specialisti, Š lecito aspettarsi che la rappresentazione ingenua di terrorismo sia ancora pi— confusa e contraddittoria. Ô probabile che le persone non si pongano neanche la questione della definizione di terrorismo e della sua distinzione rispetto alla guerra. Il fatto stesso che se ne faccia un uso cos frequente nella vita quotidiana e nei mass media ci fa apparire scontata la stessa nozione, e il conferirle un'oggettivit… illusoria sembra esimerci dall'interrogarci sul suo significato. Ma proprio per questo Š interessante chiedersi con quali criteri, di fatto, noi valutiamo, o accettiamo di valutare, come guerra o come terrorismo le azioni violente di cui troppo spesso sentiamo parlare nella nostra quotidianit…. Tanto pi— che evidentemente parlare di guerra significa riferirsi a un fatto certamente deplorevole ma talvolta giustificabile o ritenuto necessario, mentre parlare di terrorismo significa giudicare in maniera del tutto negativa un'azione considerata assolutamente delittuosa. L'analisi della letteratura ci ha permesso di puntualizzare due possibili rappresentazioni del terrorismo: la prima, centrata sulle caratteristiche dell'attore, la seconda, centrata sulle caratteristiche del target. Riguardo all'attore, si pu• ritenere che le caratteristiche pi— salienti, per un valutatore ®ingenuo¯, almeno nel nostro contesto geografico e storico, possano essere quelle etniche e culturali, in particolare quelle legate al Medio Oriente; riguardo al target, la caratteristica differenziale sar… necessariamente la sua natura civile. Ma quando, come e da chi vengono prevalentemente usati questi criteri valutativi per costruire e differenziare la rappresentazione ingenua del terrorismo? Per rispondere a queste domande, si Š chiesto a 325 studenti universitari (38,3% maschi e 61,7% femmine) di valutare, mediante una sorta di differenziale semantico, su una scala a 7 livelli compresi tra i due estremi costituiti da ®guerra¯ e ®terrorismo¯, una serie di azioni violente in cui veniva sistematicamente variato il target - due di tipo ®civile¯ (pullman o mercato cittadino), e due di tipo ®militare¯ (mezzi o edifici militari) - e l'identit… dell'attore: americano, arabo, israeliano e palestinese. Gli altri aspetti dell'azione (gravit…, arma usata, ecc.) erano mantenuti costanti. L'ipotesi era che il criterio prevalente di valutazione delle azioni fosse la distinzione tra obiettivo militare e obiettivo civile, ma che potesse essere utilizzato anche un criterio legato all'identit… etnico- culturale dell'aggressore, e che il rapporto tra peso dato al target e peso dato all'attore fosse in correlazione con gli atteggiamenti sociali e politici del valutatore. Palestinese uguale terrorista? Le analisi statistiche sui dati raccolti dimostrano che effettivamente le persone utilizzano prevalentemente il criterio del target per differenziare le azioni: colpire un obiettivo militare Š considerata un'azione di guerra, colpire un obiettivo civile Š considerata un'azione di terrorismo. Tuttavia i nostri dati documentano anche l'influenza dell'identit… dell'attore: quando certe azioni contro target militari sono compiute dal palestinese vengono considerate pi— terroristiche rispetto a quando le stesse azioni sono compiute dagli altri attori: l'americano, l'israeliano e l'arabo. Risulta quindi che la figura del palestinese, nella rappresentazione corrente, sia diventata quasi un prototipo del terrorista. Noi avevamo formulato l'ipotesi che questo fenomeno riguardasse anche la figura dell'arabo, ma i dati hanno smentito la nostra aspettativa. Probabilmente il termine ®arabo¯ corrisponde a una categoria sovranazionale molto pi— ampia rispetto a quella di ®palestinese¯ e quindi non pertinente rispetto all'immagine del terrorista. In questo senso i dati ci forniscono una ®felice¯ falsificazione di un ipotizzabile processo di stereotipizzazione negativa dell'identit… dell'arabo. Comunque, anche se limitatamente a un solo personaggio, abbiamo riscontrato il fenomeno che avevamo ipotizzato: nella rappresentazione corrente Š certamente terrorista chi colpisce obiettivi civili, ma qualche attore, il palestinese in particolare, Š considerato terrorista anche quando, negli stessi contesti, colpisce obiettivi militari. Ovvero sembra che, se Š vero che qualcuno Š un terrorista perch‚ compie azioni terroristiche, Š anche vero che alcune azioni finiscono per essere considerate terroristiche perch‚ vengono compiute da attori identificati pregiudizialmente come terroristi. Tale criterio di valutazione basato sull'identit… dell'attore appare in relazione con vari atteggiamenti e orientamenti sociali e politici. Abbiamo misurato, con opportuni strumenti, l'etnocentrismo, cioŠ la convinzione circa la superiorit… del proprio gruppo etnico (®ingroup¯) e la tendenza a valutare negativamente gli altri gruppi sociali (®outgroup¯), la disponibilit… all'interazione personale pi— o meno stretta con una persona di altre culture (®distanza sociale¯), le posizioni politiche e religiose e la fiducia nei mezzi di comunicazione di massa. I nostri dati documentano che la tendenza a usare il criterio valutativo in questione, legato pi— all'identit… personale che alla natura dell'obiettivo, sia maggiormente presente nelle persone con un orientamento politico-sociale etnocentrico e nazionalistico, per le quali la presenza dell'outgroup rappresenta una minaccia per il proprio gruppo, piuttosto che un'opportunit… di scambio e crescita culturale. Altre analisi dimostrano inoltre che chi ha maggior fiducia nelle informazioni televisive si fa maggiormente influenzare dall'identit… dell'attore, e ci• si spiega considerando che chi Š pi— diffidente verso l'informazione Š anche pi— critico rispetto alle rappresentazioni dominanti. Tuttavia questa considerazione pu• essere in un certo senso rovesciata se si evidenzia che la rappresentazione pi— stereotipata (tipo palestinese uguale terrorista) Š quella pi— diffusa nell'informazione televisiva prevalente, e quindi maggiormente accettata dallo spettatore pi— indifeso. Noi facciamo la guerra, loro fanno il terrorismo Dai dati raccolti emerge che gli individui (gli ®americani¯ e gli ®israeliani¯) che sentiamo pi— vicini socialmente e culturalmente (e che possono quindi essere definiti nei termini di ingroup) tendono a essere giudicati meno terroristici di quelli socialmente pi— distanti. Tale tendenza Š legata evidentemente all'uso della parola ®terrorismo¯ quale etichetta valutativa piuttosto che denotativa di determinate realt…. Un uso massivo e indifferenziato della parola sta cos diventando uno dei migliori ingredienti per la costruzione e la diffusione di atteggiamenti e valutazioni sociali e politiche tendenzialmente discriminatorie. Da un punto di vista psicosociale, Š importante rilevare che la costruzione e la divulgazione di una nozione di ®terrorismo¯ ambigua, tanto da poter essere applicata a un'infinit… di situazioni diverse (come avviene di fatto oggi), possono alimentare o legittimare l'antinomia Noi/Loro, che organizza le relazioni intergruppi. Ô possibile, infatti, presumere che le dinamiche macrosociali che caratterizzano le societ… multietniche, con le problematiche relative alla sicurezza e all'integrit… culturale, nonch‚ il costante riferimento dei mass media al presunto scontro ®tra culture¯, finiscano per configurarsi secondo la dinamica contrappositiva Noi/Loro. Come abbiamo accennato nel paragrafo iniziale, questa nozione confusa e massiva di terrorismo pu• servire per alimentare una strategia di controllo sociale basata sulla paura di questo nemico esterno, difficilmente riconoscibile e contrastabile. Bourke (2007) scrive: ®l'etichetta ®terrorista¯ veniva utilizzata dal governo e dalle altre organizzazioni ufficiali per provocare paure che potevano di conseguenza essere usate per giustificare operazioni militari improvvise e potenzialmente controproducenti¯. Infatti, ®l'isteria generale riguardo al terrorismo aveva aumentato l'appoggio alle azioni militari dirette in conflitti contro altri Stati che contribuivano palesemente alla crescita del rischio di attacchi terroristici¯. L'autrice, una storica inglese, descrive poi la strategia della paura con termini squisitamente psicologici: l'identificazione del nemico esterno, proprio come un capro espiatorio, permette la proiezione su di esso delle parti cattive e l'idealizzazione della propria identit… etnica e culturale. In psicologia sociale, il tema delle relazioni intergruppi Š stato affrontato da due tradizioni di studio convergenti, anche se per certi versi lontane tra loro: quella dell'identit… sociale e della categorizzazione sociale (Tajfel, 1981; Tajfel e Turner, 1986), e quella di impostazione socio-psicoanalitica (Fornari, 1966). Secondo la teoria dell'identit… sociale, le persone hanno bisogno di considerare in termini positivi quella parte del concetto di s‚ che deriva dalla propria appartenenza a uno o pi— gruppi sociali. L'autostima di un individuo, infatti, non deriva solo dai suoi successi personali, ma anche da quelli del o dei gruppi di cui fa parte, e proprio per questo motivo tende a effettuare discriminazioni a favore di individui appartenenti all'ingroup. Pur con strumenti concettuali e metodologici molto diversi, anche nell'ambito socioanalitico Franco Fornari (1966) propose una teoria del conflitto intergruppi come chiave interpretativa di situazioni e processi sociopolitici rappresentati emblematicamente dallo scontro tra i due blocchi mondiali (USA e URSS) e dalla prospettiva della guerra atomica. Nel suo tentativo di fondare una ®scienza della guerra¯ (polemologia), Fornari prendeva lo spunto dalle teorie kleiniane e bioniane per ipotizzare un processo di demonizzazione fantasmatica del nemico esterno e di idealizzazione dell'oggetto interno. L'®elaborazione paranoica del lutto¯, cioŠ la proiezione della colpa all'esterno, Š resa possibile dalla scissione tra l'®oggetto buono¯ (il S‚, il Noi) e l'®oggetto cattivo¯ (il nemico esterno, Loro) e dalla polarizzazione contrappositiva delle rispettive rappresentazioni. Il contesto ®istituzionale¯ prototipico per tale dinamica Š quello tetradico (Carli e Paniccia, 1981) costituito da un gruppo (1+1+n...) vs un altro gruppo (1+1+n...). Questo modello psicodinamico si presta anche a una traduzione sociocognitiva, in termini cioŠ di rappresentazioni reciproche tra gruppi (prospettiva cognitiva niente affatto lontana dalla psicoanalisi fornariana, Cristante, 1993). Il modello pu• comunque essere applicato a campi di ricerca lontani dalla psicoanalisi dei gruppi, come quello storico, psicostorico, sociologico, psicopolitico, ecc. (si veda ad esempio Trentini, 1998; Battistelli, 2004). Oggi questi processi, sia quelli esplorati dalla teoria della categorizzazione sociale sia quelli illustrati dalla teoria socioanalitica, sembrano ripresentarsi nella rappresentazione corrente delle problematiche interculturali e interetniche nella quale compaiono un ®noi¯ fortemente idealizzato e un ®loro¯ ancor pi— demonizzato. Non manca la documentazione di questi processi: Echebarria-Echabe e Fernandez-Guede (2006) hanno verificato l'effetto degli attacchi terroristici di Madrid (11 marzo 2004) sul pregiudizio razziale e sull'orientamento ideologico. Quell'attentato ha accentuato il pregiudizio razziale non solo verso gli arabi ma anche verso altri gruppi (come, paradossalmente, verso gli stessi ebrei), ha rafforzato gli atteggiamenti autoritari e ridotto l'attaccamento ai valori liberali. Anche Roncarati e Ravenna (2006) interpretano le immagini negative e il rifiuto latente verso i musulmani (oltre che verso altri gruppi minoritari) come conseguenza del clima di paura indotto dagli attentati e da altri eventi minacciosi (guerre, immigrazione clandestina, ecc.) e documentano come tali atteggiamenti siano legati a determinati atteggiamenti politici. Il terrorista come ®utile¯ nemico? In conclusione, la nostra ricerca mostra come la nozione di terrorismo si stia caricando di significati particolarmente importanti per la regolazione delle dinamiche ingroup/outgroup, e come essa venga spesso utilizzata come etichetta connotativa per qualificare identit… etniche vissute come potenziali nemici (Ravenna, 2004; Attili, 2002; Amico e Villano, 2007). La diffusione di atteggiamenti pregiudizievoli pu• portare non solo a una valutazione distorta degli eventi storici (quali eventi sono da considerarsi guerra e quali terrorismo? A quali giudizi storici possono condurre tali valutazioni?), ma pu• anche supportare comportamenti discriminatori nei confronti di taluni individui etichettati come terroristi. In una ricerca recente, Staerkle e Clemence (2004) si sono chiesti se le persone avrebbero attribuito gli stessi diritti giuridici a un soggetto sospettato di essere un terrorista rispetto a un qualsiasi altro sospettato criminale. I risultati mostrano che, secondo alcuni, nel caso del sospettato terrorista Š legittimo e lecito violare i suoi diritti. L'etichettamento di persone come terroriste pu• quindi condurre ad atteggiamenti e comportamenti di esclusione morale, per cui esse vengono considerate al di fuori dei confini entro cui generalmente si applicano i valori morali e le regole condivise di giustizia e di equit…. Ô infatti esemplare, a questo riguardo, il caso del carcere di Guantanamo e delle recenti leggi dell'amministrazione Bush (interrogatori ®duri¯ contro i sospettati di terrorismo, eseguiti in segreto e senza garanzie) che appaiono legittimate dall'esclusione morale prodotta dall'etichettamento di terrorista. A ben vedere Š quanto meno paradossale che la gravit… delle azioni di cui Š sospettato un presunto terrorista induca a ritenere legittima la sospensione delle garanzie giuridiche, che pure sono un tratto distintivo della nostra cultura: in tal modo si ottiene il risultato di equiparare, in qualche misura, la nostra civilt… politica a quelle stimate, in questa ottica, ®inferiori¯, realizzando in tal modo quella sorta di ®reciprocit…¯ (perversa, perch‚ al ribasso) tanto spesso invocata in questi anni anche da fonti culturalmente e politicamente molto autorevoli. Piergiorgio Battistelli Laura Palareti Stefano Passini (®Psicologia contemporanea¯ n. 203/07) Oltre le nebbie dell'anestesia - Capire perch‚ gli anestetici sono cos potenti e a volte pericolosi porter… a una nuova generazione di farmaci mirati, pi— sicuri e privi di effetti collaterali. - Un film dell'orrore in uscita quest'anno racconta la storia di un ragazzo che si sveglia nel corso di un'operazione a cuore aperto senza potersi muovere n‚ gridare. La pellicola, non a caso intitolata Awake (®sveglio¯), prosegue tra colpi di scena tipicamente hollywoodiani, ma la sua premessa iniziale, purtroppo, non Š del tutto inverosimile. In media uno o due pazienti su mille riferiscono episodi di awareness o coscienza intraoperatoria, vale a dire situazioni in cui, durante un intervento chirurgico, il soggetto Š cosciente mentre dovrebbe essere sotto l'effetto dell'anestesia generale. Nella realt…, simili incidenti in genere durano poco e non comportano dolore o angoscia, ma sottolineano uno dei motivi per cui talvolta persino gli anestetici pi— moderni lasciano piuttosto a desiderare. D'altra parte la specialit… clinica dell'anestesiologia si Š trasformata in una sofisticata forma d'arte proprio perch‚ la comprensione scientifica dell'azione degli anestetici, e del modo in cui li si potrebbe rendere pi— efficaci, Š rimasta indietro rispetto a gran parte degli altri settori della farmacologia. Molti dei moderni anestetici, infatti, condividono propriet… strutturali ed effetti clinici con l'etere, la cui prima dimostrazione pubblica come anestetico risale al 1846. Da allora l'uso dell'anestesia generale si Š esteso a 40 milioni di pazienti l'anno solamente nel Nord America. Ma i progressi nelle cure anestesiologiche ottenuti in oltre un secolo e mezzo sono dovuti soprattutto allo sviluppo di complessi sistemi di somministrazione dei farmaci e di strategie per gestire i pericoli dell'anestesia e i suoi effetti collaterali. Gli anestetici generici di oggi sono i pi— potenti depressori dell'attivit… del sistema nervoso usati in medicina. Di conseguenza hanno un margine di sicurezza molto ristretto, che equivale alla differenza fra la dose terapeutica e quella tossica, o addirittura mortale. Questa Š una ragione per cui persone con funzioni respiratorie o cardiovascolari gi… instabili - come le vittime di trauma sottoposte a interventi d'emergenza, o pazienti nel mezzo di un intervento cardiaco - devono ricevere una dose di anestetico pi— leggera del normale, che li rende quindi pi— suscettibili a brevi episodi di recupero della percezione cosciente come quello che fa da spunto al film. Importanti miglioramenti nell'assistenza dei pazienti in anestesia generale consentono oggi di attuare procedure complesse come il trapianto d'organo e la chirurgia a cuore aperto, ma i potenti effetti neurodepressivi di questi farmaci aumentano le probabilit… che siano loro a causare la morte durante un'operazione, invece dell'intervento in s‚. E dato che la mortalit… dovuta all'anestesia si Š stabilizzata (interessa circa un paziente ogni 13.000 da 15 anni a questa parte), sembra che gli anestesisti abbiano raggiunto il limite superiore della capacit… umana di somministrare queste tossine in modo sicuro. Per di pi—, i gravi effetti collaterali che si registrano talvolta dopo un'anestesia generale - che vanno dalla perdita del controllo delle funzioni respiratorie a problemi di memoria e cognitivi - derivano a loro volta dalla profonda, e scarsamente compresa, influenza esercitata dagli anestetici sul sistema nervoso centrale. Ma la scienza dovrebbe saper fare di pi—: e studi recentissimi stanno iniziando a farci capire come. Staccare le spine Tutti gli anestetici generici di oggi sono stati messi a punto empiricamente, vale a dire che sono stati testati per verificarne la capacit… di ottenere gli effetti desiderati che definiscono lo stato anestetizzato. Le principali componenti dell'anestesia sono la sedazione, lo stato di incoscienza (a volte chiamato ipnosi), l'immobilit…, l'assenza di dolore (analgesia) e l'assenza di memoria relativa al periodo in cui il soggetto era anestetizzato (amnesia). Studiando i meccanismi con cui gli anestetici raggiungono questi risultati, molti gruppi di ricerca, fra cui il mio all'Universit… di Toronto, cominciano a distinguere tra i diversi effetti. Si Š cos scoperto che l'attivit… di questi potenti farmaci coinvolge interazioni molto specifiche con sottopopolazioni di cellule del sistema nervoso, ciascuna delle quali serve a indurre una delle caratteristiche dell'anestesia. Grazie a queste scoperte, potremo finalmente superare l'era dell'etere, e sviluppare una nuova generazione di farmaci altamente specifici da usare in associazione tra loro in modo da ottenere gli effetti desiderati ma senza i pericoli. Inoltre queste ricerche stanno fornendo informazioni che potrebbero migliorare le terapie correlate, come quelle a base di sedativi e di sonniferi, che con l'anestesia hanno in comune alcuni dei meccanismi di azione. Gli anestetici si dividono in due categorie principali, a seconda della modalit… di somministrazione: per via inalatoria, come nel caso dell'isoflurano, o per via endovenosa come per il propofol. Apparentemente questi farmaci sembrano indurre un sonno profondo, ma in realt… lo stato prodotto dalla maggior parte degli anestetici generali pi— moderni Š pi— simile a un coma farmacologico. L'impiego di tecnologie come la risonanza magnetica per immagini (MRI) e la tomografia a emissione di positroni (PET) ha aiutato a identificare alcune delle diverse regioni cerebrali e circuiti neurali coinvolti nelle varie componenti dello stato di anestesia. L'azione anestetica sul midollo spinale, per esempio, Š responsabile dell'immobilit…, mentre i cambiamenti indotti dai farmaci nell'ippocampo, una struttura cerebrale coinvolta nella formazione dei ricordi, sono stati messi in relazione con l'amnesia. Il deterioramento cronico della memoria in seguito a un intervento chirurgico, uno degli effetti collaterali pi— indesiderabili, potrebbe essere dovuto anch'esso a un residuo dell'azione dei farmaci sull'ippocampo. Purtroppo, dato che lo stato di coscienza Š un'esperienza complessa le cui propriet… specifiche sono ancora oggetto di un acceso dibattito tra i neuroscienziati, non Š facile identificare una fonte anatomica isolata da cui potrebbe dipendere l'incoscienza durante l'anestesia. Una teoria diffusa sostiene che si tratta semplicemente del risultato di uno ®scollegamento cognitivo¯: un'interruzione delle comunicazioni tra le molte regioni cerebrali che solitamente collaborano nei processi cognitivi superiori. Persino a livello locale, se immaginiamo i gruppi di neuroni come linee di una grande rete telefonica, l'effetto dell'anestesia generale Š un po' come staccare le spine di una centralina. Tuttavia, si stanno facendo incoraggianti passi in avanti nella scoperta dei dettagli del modo in cui gli anestetici agiscono fisicamente sulle singole cellule del sistema nervoso per bloccarne la trasmissione dei segnali. Per gran parte del XX secolo si Š pensato che gli anestetici agissero disgregando le componenti lipidiche delle membrane cellulari. Quasi tutti gli anestetici sono composti altamente liposolubili, e hanno strutture chimiche eterogenee, che vanno dai semplici gas inerti agli steroidi complessi. Questa grande variabilit… fisica e chimica ha avvalorato l'idea che deprimessero il funzionamento dei neuroni in base a un meccanismo imprecisato. Ricerche recenti hanno per• dimostrato che gli anestetici interagiscono con una grande variet… di proteine specifiche, i recettori, che si trovano sulla superficie delle cellule nervose. Tuttavia, le famiglie di recettori hanno varianti lievemente diverse, che tendono a predominare in regioni diverse del sistema nervoso centrale. Sar… quindi la presenza di particolari sottotipi di recettori solo su alcune sottopopolazioni cellulari a determinare quali cellule saranno influenzate da un anestetico. Gli studi, perci•, stanno cercando di identificare quali varianti dei recettori sono il bersaglio degli anestetici attuali, per capire come interagiscono con i farmaci per modificare la funzionalit… cellulare, e come queste alterazioni producono i ®sintomi¯ desiderati, e indesiderati, dell'anestesia. Segnalare il silenzio Sulla superficie dei neuroni si trovano molte categorie di proteine con funzione di recettori. Ma l'interesse delle ricerche sull'anestesia si Š rivolto soprattutto a quelle attivate dai neurotrasmettitori, perch‚ regolano in modo fondamentale la comunicazione lungo le ®linee telefoniche¯ neurali. Come dice il loro nome, i neurotrasmettitori sono molecole che trasferiscono messaggi in punti di contatto, le sinapsi. Trasmettono questi messaggi attraversando un minuscolo spazio tra il cosiddetto neurone presinaptico e i recettori della membrana cellulare del neurone postsinaptico. Quando un numero sufficiente di neurotrasmettitori attiva il recettore appropriato, la membrana della cellula posisinaptica genera un potenziale elettrico che viaggia per tutta la sua lunghezza fino a raggiungere il neurone successivo della rete. Glutammato, serotonina, norepinefrina e acetilcolina sono solo alcuni dei neurotrasmettitori ampiamente studiati per il ruolo che svolgono nella trasmissione dei segnali in tutto il sistema nervoso centrale. Nelle ricerche sui meccanismi dell'anestesia, tuttavia, Š stato un altro neurotrasmettitore, l'acido gamma-amminobutirrico (GABA) a conquistare una buona fetta di attenzione, grazie alla sua capacit… di bloccare la comunicazione neurale. Il GABA Š un neurotrasmettitore inibitorio: aiuta a mantenere l'equilibrio generale nel sistema nervoso attenuando la capacit… dei neuroni di rispondere ai messaggi eccitatori provenienti da altre cellule. Per questo motivo, si pensa che abbia un ruolo di primo piano nel meccanismo d'azione dei farmaci anestetici. Quasi tutti i recettori postsinaptici delle cellule che interagiscono con il GABA appartiene a una classe detta dei ®canali ionici a controllo di ligando¯. Quando il GABA (il ligando) si lega al recettore, quest'ultimo modifica la propria conformazione e apre temporaneamente un canale che permette agli ioni negativi di entrare nella cellula. L'aumento della concentrazione ionica genera un potenziale negativo e impedisce alla cellula di produrre un impulso elettrico di natura eccitatoria. Il recettore sospettato di essere un bersaglio importante degli anestetici si chiama GABA-A, ed Š noto anche perch‚ Š responsabile degli effetti terapeutici di altre classi di sedativi e ipnotici, in particolare di benzodiazepine come il Valium. Concentrazioni bassissime di benzodiazepine aumentano la funzione del recettore GABA-A, e questo rapporto causa-effetto Š facilmente confermato dal fatto che farmaci antagonisti, che impediscono il legame tra le benzodiazepine e il GABA-A, troncano rapidamente gli effetti di quei farmaci. Purtroppo, per gli anestetici generici non c'Š un ®antidoto¯ simile, da cui raccogliere indizi. Tuttavia, ricerche su sezioni di tessuto ottenute da regioni cerebrali diverse e da neuroni cresciuti in coltura hanno dimostrato che sia gli anestetici per via endovenosa sia quelli per inalazione prolungano la durata delle correnti elettriche postsinaptiche generate dai recettori GABA-A. Si ritiene che gli anestetici aumentino il funzionamento dei recettori GABA-A interagendo in siti di legame distinti o legandosi ad amminoacidi specifici sui recettori stessi, prolungando cos l'apertura del canale e di conseguenza gli effetti inibitori delle molecole di GABA legate al recettore. Non Š escluso che, a concentrazioni abbastanza elevate, gli anestetici attivino solamente i recettori di GABA. Ma quasi tutti i neuroni hanno recettori GABA-A, ragion per cui non si riusciva a capire come gli anestetici influenzassero selettivamente regioni cerebrali diverse; finch‚ alcune ricerche degli ultimi dieci anni hanno rivelato che non tutti i recettori GABA-A sono strutturalmente o farmacologicamente identici. Il recettore GABA-A Š una proteina complessa, formata da cinque subunit…, che possono combinarsi tra loro in parecchi modi. Nei mammiferi ci sono almeno 19 subunit… diverse per il recettore GABA-A, e la maggior parte di esse presenta sottotipi, quindi il numero di possibili combinazioni Š elevato. Le subunit… pi— frequenti nei neuroni, comunque, sono quelle denominate alfa, beta e gamma. In effetti, la maggior parte dei recettori GABA-A Š composta da due subunit… alfa, due beta e una gamma, bench‚ a volte, a seconda delle regioni cerebrali, al posto della gamma ci sia una subunit… delta o epsilon. La scoperta decisiva, per•, Š stata che la combinazione delle subunit… recettoriali altera radicalmente le propriet… farmacologiche del recettore: basta che nella struttura di un recettore GABA-A ci sia una sola subunit… diversa per determinare se e come risponder… a un certo anestetico. Poich‚ in regioni cerebrali diverse predominano recettori GABA-A differenti, i ricercatori stanno diventando sempre pi— abili nell'individuare le modalit… con cui gli anestetici producono effetti specifici nelle varie parti del sistema nervoso centrale, esaminando come i farmaci interagiscono in quelle regioni con i loro particolari recettori bersaglio. Correggere il tiro I miei colleghi e io abbiamo deciso di dedicarci a identificare i recettori che influenzano le propriet… di inibizione della memoria degli anestetici, per cui abbiamo concentrato le ricerche sui recettori GABA-A dell'ippocampo. Si sa che gli anestetici provocano amnesia gi… in dosaggi molto pi— bassi di quelli che inducono incoscienza o immobilit…; qualunque anestesista sa, per esempio, che i pazienti ricordano di rado le conversazioni sostenute appena prima di ricevere l'anestesia, o viceversa quando ne stanno emergendo. Eppure, per ragioni ignote, ci sono pazienti che ricordano, del tutto inaspettatamente, episodi avvenuti nel corso dell'intervento chirurgico. Quindi, trovando i recettori bersaglio da cui dipende l'amnesia indotta dagli anestetici, si dovrebbe riuscire a identificare i pazienti che rischiano di manifestare uno stato di coscienza intraoperatoria in quanto privi di quei recettori. O, ancora, si potrebbero sviluppare strategie farmacologiche che impediscono l'awareness o il suo ricordo. Nel corso del lavoro, abbiamo scoperto con sorpresa che perfino i recettori esterni alla sinapsi potevano avere un ruolo nell'azione anestetica. Se la sinapsi fa da interruttore nel punto di giunzione fra due cellule, allora possiamo immaginare i recettori che si trovano alla periferia della sinapsi, o quelli distribuiti lungo il corpo cellulare del neurone, come se fossero dislocati lungo una linea telefonica. Questi recettori GABA-A extrasinaptici sono attivati anche dalle bassissime concentrazioni di GABA naturalmente presenti nello spazio extracellulare, o che fuoriescono da sinapsi vicine. Come si Š scoperto, in alcune aree del cervello ci sono moltissimi recettori extrasinaptici: per esempio nell'ippocampo, nel talamo (un'area coinvolta nello stato di coscienza e nell'elaborazione del dolore) e in alcune parti della corteccia e del cervelletto. Abbiamo capito l'importanza dei recettori GABA-A extrasinaptici come bersagli degli anestetici praticamente per caso, dopo aver cercato a lungo e senza successo di identificare recettori postsinaptici sensibili alle bassissime concentrazioni di anestetico in grado di indurre amnesia. Avevamo tentato anche di identificare popolazioni di recettori postsinaptici modulati in maniera sinergica dal midazolam e dal propofol, due dei pi— comuni farmaci neurodepressivi usati per via endovenosa, ma neppure in quel caso avevamo trovato qualcosa. Le nostre ricerche, tuttavia, si basavano sulla registrazione del tracciato elettrofisiologico di correnti generate nei neuroni dell'ippocampo in coltura cellulare, e avevamo notato che le concentrazioni di anestetici in grado di produrre amnesia aumentavano in modo significativo una corrente persistente di bassa ampiezza generata da recettori GABA-A extrasinaptici. Invece di provocare una risposta a livello dell'®interruttore¯, i farmaci agivano aumentando una sorta di ronzio statico o inibitorio all'interno della linea telefonica, un ronzio che interferiva con le comunicazioni. Abbiamo scoperto che gli anestetici iniettabili propofol ed etomidate e l'anestetico inalatorio isoflurano aumentano l'ampiezza di questa corrente addirittura di 35 volte a concentrazioni molto pi— basse di quelle che provocano immobilit…. Altri ricercatori, fra cui Stephen G. Brickley, Mark Farrant e colleghi allo University College di Londra, avevano gi… descritto questa corrente costante di bassa intensit… persino in assenza di anestetici. Ma quello che ci ha sorpreso davvero Š stata la straordinaria sensibilit… dei recettori extrasinaptici a piccolissime quantit… di entrambi i tipi di anestetico, inalatorio ed endovenoso, mentre nelle correnti postsinaptiche le basse concentrazioni di anestetici provocano solo cambiamenti trascurabili. A quanto pareva, sia noi sia i ricercatori che ci avevano preceduto, ci eravamo concentrati sulla famiglia giusta di proteine, ma guardavamo nel posto sbagliato. Alla fine i nostri esperimenti hanno stabilito che i recettori GABA-A extrasinaptici avevano una struttura leggermente diversa da quella delle popolazioni di recettori presenti all'interno della sinapsi, poich‚ contenevano quasi sempre una subunit… alfa-5, che di solito non c'era nei recettori postsinaptici: una singola variazione che sembrava spiegarne la sensibilit… a concentrazioni anche infinitesimali di anestetico. Questa scoperta ci ha entusiasmato, perch‚ c'erano sempre pi— prove, raccolte da chi lavorava su altri aspetti del problema, che i recettori GABA-A contenenti la subunit… alfa-5 fossero coinvolti anche nei normali processi mnemonici che dipendono dall'ippocampo, avvalorando quindi la nostra teoria sulla responsabilit… dei recettori extrasinaptici alfa-5 negli effetti degli anestetici sulla memoria. Per verificare ulteriormente l'ipotesi, siamo passati a esperimenti con topi geneticamente modificati che non esprimevano la subunit… alfa-5 e topi che avevano il recettore normale. Come prevedibile, nei test comportamentali i topi di controllo erano sensibili a dosi di etomidate che causavano amnesia, mentre quelli privi della subunit… non manifestavano gli effetti sulla memoria tipici del farmaco. Abbiamo anche stabilito che la perdita dei recettori GABA-A alfa-5 non alterava nessuno degli altri obiettivi dell'anestesia: sedazione, immobilit…, ipnosi e risposta agli stimoli dolorifici erano gli stessi in entrambi i gruppi di topi. Questo ha dimostrato che Š possibile dissociare gli effetti dell'etomidate sulla memoria da alcune delle altre propriet… del farmaco in base alle caratteristiche di specifiche subunit… recettoriali. Questi dati hanno anche fornito il primo modello animale per studiare le variazioni dei recettori che potrebbero presentarsi negli esseri umani, e che forse sono la causa della resistenza all'amnesia prodotta dagli anestetici. Gli studi in corso determineranno se altri anestetici generali hanno i recettori GABA-A alfa-5 come bersaglio preferenziale per l'induzione di amnesia. Nel frattempo, laboratori europei e statunitensi hanno usato tecniche sperimentali simili per studiare gli effetti ipnotici e di induzione dell'immobilit… degli anestetici. Per esempio Gregg E. Homanics, della School of Medicine dell'Universit… di Pittsburgh, ha messo a punto un modello murino che non esprime la subunit… delta del recettore GABA-A, che conferisce un'elevata sensibilit… ai neurosteroidi. Le ricerche del suo gruppo hanno scoperto che i topi privi della subunit… delta sono meno sensibili alla capacit… dell'anestetico steroideo alfaxalone di indurre incoscienza. I topi mutanti, tuttavia, reagivano come quelli di controllo al propofol, all'etomidate e ad altri anestetici non steroidei. Oggi gli anestetici steroidei sono poco usati, ma questi risultati dimostrano anche il principio per cui diverse classi di anestetici hanno come bersaglio sottopopolazioni individuali di recettori GABA-A. Questi esperimenti hanno completamente capovolto la vecchia idea secondo cui essendo gli anestetici cos diversi chimicamente l'uno dall'altro, devono produrre i loro molteplici effetti mediante un meccanismo comune. Lo sviluppo empirico di farmaci anestetici sembra invece incagliato su sostanze chimiche che producono effetti finali simili, ma ciascuna secondo un suo meccanismo d'azione. L'etomidate, per esempio, Š l'unico anestetico usato clinicamente a essere selettivo per i recettori GABA-A contenenti le subunit… beta-2 o beta-3, ma non la subunit… beta-1. In effetti, le differenze tra le varianti delle subunit… beta che rispondono all'etomidate e quelle che non coinvolgono un singolo amminoacido cambiano in un punto specifico della struttura proteica della subunit…. L'azienda farmaceutica Merck ha sviluppato topi transgenici con una mutazione in quella posizione amminoacidica all'interno della subunit… beta-2: scoprendo cos che l'etomidate era meno efficace nell'indurre incoscienza negli animali, ma che la capacit… del farmaco di indurre immobilit… non era stata alterata. Anche Uwe Rudolph, mentre lavorava all'Universit… di Zurigo, ha generato topi transgenici con la stessa mutazione nella subunit… beta-3, e ha scoperto che questa mutazione riduceva di molto l'efficacia sia dell'etomidate sia del propofol nell'indurre incoscienza e analgesia. Non Š stato ancora stabilito se le mutazioni puntiformi nelle subunit… recettoriali beta-2 e beta-3 abbiano qualche influenza anche sulla capacit… del farmaco di indurre amnesia. Un altro punto di domanda Š quali siano le regioni del sistema nervoso centrale che nei topi transgenici sono interessate dalle mutazioni, sebbene alcuni indizi suggeriscano che i punti critici potrebbero essere i recettori GABA-A extrasinaptici del talamo. Nel complesso, tuttavia, questi studi stanno confermando il ruolo di primo piano svolto dai recettori nell'azione degli anestetici. Il prossimo passo sar… tradurre le conoscenze acquisite dagli anestetici generici attuali in farmaci che siano tutt'altro che generici. Trattamento su misura Come hanno dimostrato le ricerche, nostre e di altri gruppi, i recettori extrasinaptici GABA-A alfa-5 dell'ippocampo sono indispensabili per ottenere gli effetti di induzione dell'amnesia dell'etomidate e, verosimilmente, di altri comuni anestetici. Si pu• quindi dedurre che farmaci in grado di evitare o di colpire quel particolare recettore potrebbero conservare o bloccare la formazione dei ricordi in modo selettivo e a seconda delle necessit…. Composti simili, in realt…, sono gi… in fase di sviluppo per altri scopi. Sono in fase di studio preclinico farmaci a effetto sedativo-ipnotico che non agiscono sulla subunit… alfa-5, e che quindi dovrebbero evitare gli effetti di annebbiamento della memoria tipici dei sedativi a base di benzodiazepine e di certi sonniferi. Sono in corso anche trial clinici sul gaboxadol, il primo farmaco che colpisce selettivamente i recettori extrasinaptici GABA-A per aumentarne la funzionalit…. Sviluppato come anticonvulsivo, ora il gaboxadol Š studiato come sonnifero. Il suo bersaglio sono i recettori GABA-A con subunit… delta, che si trovano principalmente nel talamo: quindi il farmaco pu• evitare di intaccare la memoria. La capacit… di bloccare i ricordi propria di composti simili che interagiscono con i recettori alfa-5 potrebbe anche rivelarsi utile in ambito chirurgico, un settore in cui farmaci che inducono un'amnesia profonda senza deprimere la funzionalit… respiratoria, i riflessi delle vie aeree o il sistema cardiovascolare potrebbero avere una grande richiesta. Se abbinato a un altro anestetico, un farmaco che blocchi in modo potente i ricordi si potrebbe usare per impedire, per esempio, episodi di awareness intraoperatoria. Se assunto da solo, potrebbe rivelarsi utile per trattare pazienti che soffrono di disturbi post- traumatici da stress, inibendo il recupero di alcuni ricordi dolorosi. La gestione degli effetti sui ricordi Š solo un esempio del nuovo approccio all'anestesia che sar… reso possibile da questi farmaci mirati. In molte situazioni, l'ampia e profonda neurodepressione indotta dagli anestetici attuali non Š necessaria e nemmeno desiderabile. L'anestesia del futuro user… un cocktail di sostanze, ciascuna delle quali produce solo un effetto desiderabile, facendo s che il paziente resti sveglio (ma libero dal dolore) mentre gli viene riparato un arto, oppure immobile e sedato, ma cosciente, mentre subisce un'operazione all'anca. L'anestesia non Š mai stata tanto sicura quanto lo Š oggi, ma certamente non Š ancora priva di rischi. Ora abbiamo finalmente una grande opportunit… che ci permette di andare oltre l'era dell'etere e verso un modello davvero moderno di cure anestesiologiche. L'effetto diffuso dell'anestesia Sia gli effetti terapeutici sia quelli indesiderati degli anestetici derivano dalla loro capacit… di sopprimere l'attivit… di tutto il sistema nervoso centrale, che comprende il cervello e il midollo spinale, e controlla la velocit… del battito cardiaco e la respirazione. Le ricerche in corso puntano a individuare le regioni neurali i cui cambiamenti funzionali produrrebbero ognuna delle propriet… che definiscono lo stato anestetizzato. Le componenti dello stato anestetizzato Sedazione: Comporta una ridotta risposta agli stimoli, come evidenziano i tempi di risposta pi— lunghi, la confusa articolazione del linguaggio e la ridotta capacit… di movimento. L'attivit… neuronale nelle aree cerebrali corticali Š depressa. Stato di incoscienza (o anche ipnosi): Ô caratterizzato da una compromessa capacit… di percepire e rispondere agli stimoli. La depressione delle aree corticali Š pi— profonda di quella osservata durante la sedazione. Anche l'attivit… nel talamo, una regione importante per l'integrazione dei processi cerebrali, si riduce sensibilmente. Immobilit…: Si osserva assenza di movimento in risposta alla stimolazione, come per esempio uno scossone o il calore. Responsabile di questa paralisi temporanea Š la soppressione dell'attivit… neuronale del midollo spinale, soppressione che pu• coinvolgere anche il cervelletto, che presiede al controllo motorio. Amnesia: Ô l'assenza di ricordi che caratterizza il periodo dell'anestesia. Molte strutture cerebrali coinvolte nella formazione della memoria, fra cui l'ippocampo, l'amigdala, la corteccia prefrontale e le aree sensoriali e motorie, presentano modifiche indotte dall'anestetico. Altri effetti: A volte, tra le definizioni di stato anestetizzato si include anche il rilassamento muscolare e l'assenza di dolore (analgesia), attribuiti soprattutto alla depressione dell'attivit… del midollo spinale. Beverly A. Orser (®Le Scienze¯ n. 468/07) Androidi, automi e robot - Meccanismi semoventi, concepiti per creare un ®doppio¯ dell'uomo o per divertire, fino all'invenzione del lavoratore artificiale. - I meccanismi semoventi hanno sempre attratto la curiosit… dell'uomo. Entrati presto nell'immaginario sociale, hanno teso alla creazione di un doppio dotato di vita propria, un alter ego utilizzabile ai propri fini, divenendo una costante universale. Nel ripetuto tentativo di appropriarsi delle prerogative divine, di dare (o togliere) la vita, la macchina ha rappresentato sempre un obiettivo privilegiato. Dimostrazione di un'autoaffermazione di s‚ come essere superiore, di un desiderio inconscio di sostituirsi a Dio oppure di un modo surrettizio di fagocitare la divinit…, di appropriarsene. Quando la tecnologia non era ancora a sua disposizione, l'uomo ha utilizzato la magia, la cabala o il ricorso ai demoni, ben lieti di venire incontro ai desideri umani in cambio dell'anima. Dai precursori greci, Ctesibio, Filone di Bisanzio, Erone di Alessandria, autori di vere e proprie curiosit… meccaniche, a Jacques de Vaucanson di Grenoble, ai fratelli Charles e Henri Jaquet-Droz di Neuchƒtel, fino a Wolfgang von Kempelen, autore del pi— famoso Giocatore di scacchi (1769), la storia dell'umanit… Š ricca di esempi del genere. Luigi XIV amava osservare una carrozza trainata da cavalli meccanici lungo il bordo di un tavolo, oppure bambole danzanti o suonatori a orologeria. Il Mago di Maillardet rispondeva a domande prefissate, appositamente incise su medaglioni di metallo introdotti in un cassetto; la risposta giusta arrivava attraverso uno sportello che anticipa il meccanismo del juke- box a gettoni. Il termine ®androide¯, d'origine greca, per indicare un automa con sembianze umane, Š usato per la prima volta forse nel 1625 da Gabriel Naud‚, in un trattato in cui difende dalle accuse di magia i costruttori di uomini meccanici (M.G. Losano, Storie di automi. Dalla Grecia classica alla Belle poque, Torino 1990). Usati privatamente per divertire nobili e sovrani, oppure portati di citt… in citt… a fare spettacolo, pi— legati a un aspetto magico che all'abilit… umana, quegli arcaici meccanismi, antenati degli attuali robot, hanno lo scopo principale di ‚pater le bourgeois con le meraviglie della tecnica, lasciando trasparire le sue recondite potenzialit… soprannaturali. La loro doppiezza Š intimamente legata alla paura. Secondo la teoria psicanalitica, la paura sarebbe prodotta dalla trasformazione dell'angoscia in quello che Freud definisce il perturbante (unheimlich) [S. Freud, Il perturbante (1919), in Opere, 1917-1923, vol. IX, L'io e l'es e altri scritti, a cura di C. Musatti, Torino 1989], tra cui inserisce significativamente la magia e l'incantesimo delle cose inanimate, il timore per i meccanismi semoventi. Qui la sorpresa e l'inquietudine sono provocate dal misterioso movimento degli oggetti, che sembra nascondere un'intenzionalit… occulta, una presenza invisibile, capace di dare vita alle cose. Vi rientrano le membra disarticolate dal corpo, come i movimenti indipendenti di una mano mozzata o di un naso che se ne va a spasso per la citt… (come nel famoso racconto di Gogol). L'effetto sar… tanto pi— grande quanto pi— l'oggetto fa parte dell'esperienza quotidiana o ha forme antropomorfiche. Il caso classico Š quello della bambola che si muove, piange e parla. Se nell'antichit… l'improvvisa animazione delle cose era riferita all'intervento degli dei o di misteriose magie, al cui cospetto ritrarsi inorriditi, il secolo dei Lumi cerca di razionalizzare l'incomprensibile attraverso la complessit… del meccanismo interno. Nel secolo XVIII l'idea di costruire un androide, una macchina dalle sembianze umane, prende forma concreta grazie al rapido progresso della meccanica. Le decine di automi e giocattoli semoventi, costruiti da Vaucanson e dai suoi epigoni, per la meraviglia delle corti e il divertimento del popolo, non sono che tentativi traslati di controllare l'irrazionale e spegnere le paure ancestrali. Ma quando la forma inanimata assume una fisionomia umana, il pi— possibile rassomigliante e accurata nei particolari anatomici, entrano in gioco altri effetti perturbanti: la vertiginosa sensazione di onnipotenza legata alla creazione della vita, finora riservata al divino, ma anche l'inquietante incertezza di fronte a un essere meccanico troppo somigliante al suo creatore, che pu• metterne in crisi l'identit…. Tutto l'Illuminismo Š affascinato dalla meccanica e dagli automatismi, come puntualmente registrato nell'Encyclop‚die di Diderot e D'Alembert (®L'automa Š una macchina che porta in s‚ il principio del proprio movimento... Ne abbiamo visto un esempio a Parigi, nel 1738, nel flautista automatico di Vaucanson¯), al punto da giustificare un pensiero materialista fondato sul meccanicismo, intriso di un ateismo reazionario, che riconduce la figura umana al suo stato di sostanziale materialit… priva di anima. In L'uomo macchina (1748) Julien Offroy de La Mettrie, un medico che deve fuggire in Prussia per lo scandalo suscitato dalla pubblicazione delle sue opere, ipotizza che l'uomo non sia altri che un orologio perfezionato, in ci• convinto dalle abili e suggestive costruzioni di Vaucanson, quale nuovo Prometeo, dove la meccanica imita l'essere vivente e il vivente stesso si identifica in un meccanismo perfetto, inserito nel pi— vasto meccanismo collettivo che costituisce la societ…. Il successo ottenuto dalle geniali invenzioni dello stesso Vaucanson (il Fauno che suona il flauto, lo Scrivano e la Suonatrice) apre la strada a nuove ricerche, nello spirito di creare meraviglia e stupore nel pubblico, ma anche di rinfocolare l'antico pregiudizio del diritto dell'uomo a creare la vita. Sebbene le creazioni di Vaucanson si avvicinino pi— a perfetti meccanismi a orologeria - il costruttore era un fabbricante di pendole, cos come i suoi diretti epigoni, gli svizzeri Jaquet-Droz - esse non mancano di suscitare polemiche e sollevare inquietanti interrogativi morali. La fortuna degli androidi meccanici, a cui fa da contorno tutta una serie di contraffazioni e imitazioni, raggiunge anche il Nuovo Mondo, dove assume forme di straordinaria popolarit… agli inizi del XIX secolo. Lo riconosce un osservatore acuto come Edgar Allan Poe, in un breve testo pubblicato nel 1836 nel ®Southern Literary Messenger¯ per svelare l'inconsistenza del turco meccanico di Johann Nepomuk Maelzel, il Giocatore di scacchi, un automa che nasconde un giocatore umano. Nel breve saggio d… una descrizione accurata fin nei minimi particolari del meccanismo creato da von Kempelen, costruito per intrattenere il pubblico e poi ceduto a Maelzel ®insieme al segreto dei suoi movimenti¯. Grande spazio Š riservato alla dimostrazione della meccanica interna, ripercorrendo il preciso rituale dell'apertura di sportelli e cassetti per dimostrarne la trasparenza: ®Maelzel informa gli spettatori che sveler… sotto i loro occhi il congegno della macchina. Tirando fuori della tasca un mazzo di chiavi, apre con una di esse la porta... e offre a ognuno dei presenti di esaminare l'armadietto aperto. Tutto l'interno Š apparentemente pieno di ruote, pignoni, leve e altri meccanismi stipati cos fittamente che l'occhio pu• penetrare solo per un breve tratto l'interno di quella massa¯ (E.A. Poe, Il giocatore di scacchi di Maelzel, Roma-Napoli 1985). Poe intende svelarne il trucco, attraverso una dettagliata dimostrazione da cui si evince che l'automa di Maelzel non contiene altri che un vero giocatore, costretto a restare per un certo tempo (ogni partita non dura pi— di un'ora e mezza) in un'incomoda posizione, manovrando il braccio meccanico del turco. Ô sua intenzione ®smontare¯ la messinscena di Maelzel e ricondurla sul piano della razionalit…, quasi a sottolineare la diversit… tra le macchine settecentesche (pi— rudimentali, ma genuine) e quel pi— modesto tentativo ottocentesco, fondato solo sull'illusione e intriso di ambiziose velleit… che la tecnologia del tempo non Š ancora in grado di soddisfare. Un Poe razionalista e disincantato che tradisce gi… i dubbi sulle potenzialit… positive della macchina. ®L'anatra di Vaucanson era ancora pi— straordinaria: era di grandezza naturale, e una imitazione cos perfetta dell'animale vivo che tutti gli spettatori ne erano tratti in inganno... Quando le si gettava del grano, l'anatra allungava il collo per beccarlo, quindi lo ingoiava e lo digeriva¯ (Ibid.). Un altro autore del fantastico aveva trattato lo stesso tema, con intenti diversi. L'automa (1814) di E.T.A. Hoffmann assomiglia in modo impressionante al turco giocatore di scacchi di von Kempelen, a cui lo scrittore tedesco si Š evidentemente ispirato: il movimento della mano, il tavolo di fronte a lui, la capacit… vocale di esprimersi compiutamente. Sappiamo che il particolare degli strani e probabilmente inutili ingranaggi visibili all'interno dell'automa hanno la sola funzione di mettere in scena una misteriosa complessit… meccanica, palesando l'impossibilit… di nascondere un essere vivente all'interno della macchina. Cos come le rumorose ricariche, a cui provvede l'artista, hanno lo scopo di distogliere l'attenzione del pubblico dal tavolo, dove Š facile si nasconda un assistente. Rispetto al giocatore di scacchi di von Kempelen, il turco meccanico di Hoffmann Š un inquietante veggente, una sorta di bocca della verit…, un profondo conoscitore dell'animo umano, la cui capacit… straordinaria di divinare Š destinata a restare misteriosa, poich‚ la narrazione s'interrompe senza dare alcuna spiegazione del fenomeno. Con un finale ambiguo e irrazionale, Hoffmann rappresenta bene il senso d'incompiutezza e di spaesamento dell'uomo del suo tempo di fronte alla macchina, lasciando nel dubbio riguardo alle reali condizioni del turco parlante che, proprio perch‚ pauroso e inconoscibile, potrebbe nascondere qualit… insospettate davanti alle quali la ragione si arresta. La popolarit… degli automi subisce una svolta decisiva in seguito all'introduzione dell'elettricit…. La seconda rivoluzione industriale, che fa seguito a quella della macchina a vapore, apre prospettive inedite e infiamma la fantasia popolare: l'ignoranza delle sue reali possibilit… le fa attribuire poteri straordinari, capaci di scatenare forze sovrumane e, in qualche modo, risvegliare la vita. Un meccanismo psicologico che si potrebbe assimilare all'atteggiamento popolare del XX secolo, di fronte alla novit… dell'energia atomica, cui Š stato attribuito persino il potere di creare mutanti o di risvegliare mostri preistorici sepolti, messi in scena dal cinema giapponese. Il primo Ottocento Š segnato dall'illusione condivisa che la macchina possa diventare un automatismo capace di sostituirsi all'uomo, o almeno di offrirgli quelle potenzialit… sovrumane che la natura gli ha finora negato. Una convinzione del genere entra nell'immaginario collettivo e traspare dalla produzione letteraria di quel periodo, da cui emergono quasi contemporaneamente due testi significativi, L'uomo di sabbia (1917) dello stesso Hoffmann e Frankenstein o il moderno Prometeo (1818) di Mary Shelley. Olimpia Š la bambola meccanica, la cui passivit… e fissit… affascina e seduce il giovane Nathaniel, il protagonista dell'Uomo di sabbia, non a caso utilizzato da Freud per dimostrare la sua teoria del perturbante. Ma l'anello di congiunzione tra l'androide settecentesco alla Vaucanson, che si muove grazie a un sistema di molle a orologeria, e quello elettrico (e poi elettronico e cibernetico), Š chiaramente il mostro senza nome creato dal dottor Frankenstein, in quel capolavoro della letteratura fantastica che completa e esaurisce la tensione verso il tema dell'oltretomba, caratteristico di gran parte della produzione preromantica a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo. Che ne sarebbe di lui, se a dar vita al corpo del mostro non intervenissero il misterioso armamentario dello scienziato (figura ambigua, a met… tra l'alchimista medievale e il sezionatore di cadaveri) e il potere sconosciuto dell'elettricit…? Forse una banale storia di rancori amorosi o l'ennesima miracolosa resurrezione per magia o per intervento divino. Invece, il blasfemo dottor Frankenstein sostituisce l'elettricit… e la macchina al trascendente. Cos la fantascienza, fin dalle prime prove, si presta a divenire il genere tipico di una societ… tecnologizzata e meccanizzata. Tra le sue componenti ci sono precisi elementi romantici: il gusto per l'avventura, la scoperta di nuovi mondi, il fascino dell'ignoto, mescolati a elementi preromantici, la paura e il mistero, il viaggio, uniti ai temi tipici dell'et… vittoriana, l'esaltazione della macchina, la fiducia nel progresso, ma anche il timore per la disumanizzazione dell'individuo, con la conseguente necessit… di scongiurare il lato incomprensibile del futuro. Con la scoperta dell'elettricit…, la creazione dell'androide appare facilitata e liberata del fascino magico dei complessi meccanismi a molla. Il fulmine di Frankenstein Š controllato e utilizzato da uno scienziato positivista, ben lontano dalla figura allucinata dell'inventore romantico. Thomas A. Edison in persona Š chiamato a rappresentare il ruolo di protagonista nel romanzo Eva futura (1886) di Villiers de l'Isle- Adam. L'autore dei Racconti crudeli perfeziona la figura dell'Olimpia di Hoffmann e la trasferisce nel suo universo desolato, intriso di mestizia fin-de-siŠcle, da cui lascia trasparire un futuro algido. Edison costruisce un automa elettrico dalle forme femminili e lo chiama Hadaly; per lei crea persino un neologismo, ®andreide¯, femminile di androide. Meglio di Olimpia, Š capace di far innamorare di s‚ e ha una qualit… che la rende superiore a tutti gli altri automi, Š capace di provare sentimenti. La creatura artificiale di de l'Isle-Adam anticipa altre figure di genere femminile, che vedranno in Hel, l'automa di Metropolis (1926), il film espressionista di Fritz Lang, la sua rappresentazione pi— inquietante. Le forme meccaniche - levigate, minacciose, terribili, perfette - pi— hanno forma umana, pi— sono in grado di scatenare quel perturbante di cui parla Freud. Sono forme che mettono in discussione le certezze profonde, rappresentano la minaccia tangibile della macchina in un mondo disumanizzato, che non Š pi— comprensibile e il cui fascino, per una sorta di chiasmo psicologico, sta nella rottura degli equilibri estetici e delle delicatezze formali. La disarmonia di un mondo conteso tra natura e artificio. Il Novecento, secolo che impara a dominare la tecnologia, non solo a temerla o a restarne affascinato, riesce presto a vedere l'utilit… dei servo-meccanismi nell'alleviare la fatica umana. L'automa perde cos il suo alone magico, assieme al carattere ludico, puramente spettacolare, per assumere quello pi— prosaico di servitore. Non Š un caso che l'idea di un doppio meccanico dell'uomo, capace di sostituirsi a lui nelle fatiche pi— pesanti e ripetitive, docile ai comandi, si faccia strada di pari passo con la fine della schiavit— e con i movimenti di liberazione da un lavoro oppressivo e snervante, che aveva avuto nella rivoluzione industriale della seconda met… del XVIII secolo il suo massimo modello. A decretare questo passaggio Š un'altra opera dell'immaginario, il dramma R.U.R. (1920) del ceco Karel Capek, che mette in scena un lavoratore meccanico, a cui d… il nome di Robot, che significa ®lavoro¯. Da allora il prototipo del servitore artificiale, affrancato dalla logica dello sfruttamento, Š andato perdendo sempre pi— la sua fisionomia androgina, adeguando le sue forme alla funzionalit… dei compiti, piuttosto che alle sembianze umane. La sua forza, la sua instancabilit… e la sua capacit… di memorizzare sono cresciute al punto da superare di gran lunga i limiti dell'uomo, di cui Š divenuto per molta letteratura - pi— che un doppio ottuso e servile - un formidabile antagonista. Tanto da far paventare una minaccia per l'umanit… stessa, un temibile concorrente in grado di dominare il mondo o quanto meno di controllarlo secondo un disegno superiore che agli umani non Š dato conoscere. Per contenerne l'immensa potenzialit… eversiva, Isaac Asimov, vero padre putativo della moderna robotica, ha dettato tre leggi o comandamenti elementari, da imprimere nella memoria di massa di ogni essere artificiale: i suoi robot, in omaggio a una visione del mondo ottimista e tecnocratica, non si configurano pi— come proiezioni della paura per la macchina. Le potenzialit… dell'intelligenza artificiale si sono talmente espanse da non essere pi— neppure immaginabili, teoricamente infinite, al punto di sfuggire a ogni controllo razionale. Tanto temibili da prospettare orizzonti apocalittici e sollevare paure ben pi— profonde di quelle suscitate dalla presenza di un doppio. Come nell'inquietante e perfezionatissimo computer di Frederic Brown che, alla domanda dello scienziato ®Dio esiste?¯, risponde, non senza un attimo di suspense: ®Adesso s!¯ (F. Brown, La risposta, in C. Fruttero, F. Lucentini (a cura di), Il secondo libro della fantascienza, Torino, 1961). Carlo Bordoni (®Prometeo¯ n. 98/07) La tv dei ragazzi Š risorta, per• cercatela sul satellite - Per lo pi— esiliati dai palinsesti della tv generalista (a parte alcune isole felici), i programmi per ragazzi fanno ascolti soprattutto sul satellite. E grazie alla tecnologia ®Parental Control¯, Š possibile crearsi una programmazione a prova di zapping. - C'era una volta la tv dei ragazzi. E ora, dicono, non c'Š pi—. C'era una volta uno spazio sicuro per i pi— piccoli. E ora, dicono, quello spazio non esiste pi—, inghiottito dal flusso indistinto della tv, che affianca una puntata di qualche reality all'episodio di qualche cartone animato. C'era una volta una tv pedagogica che tanto insegnava ai pi— piccini. E ora, dicono, la tv ha perso questo valore, non insegna nulla, ricerca solo il maggior numero di spettatori, anche fra i bambini. C'era una volta, dicono. E se fosse solo nostalgia del tempo che fu? E se la tv dei ragazzi esistesse ancora, fosse migliore, pi— bella, pi— ricca, pi— sicura? E se la tv dei ragazzi non fosse affatto morta, ma anzi rinascesse a nuova vita su quella che Š la vera e unica novit… televisiva degli ultimi anni, il satellite? La favola della morte della tv dei ragazzi Š solo la versione pi— piccola dell'altra grande favola. Quella della bella tv di un tempo contrapposta alla brutta tv di oggi. Ma come esiste e resiste la buona tv anche nel presente, cos esiste e resiste la tv dei ragazzi. Qualcosa per• Š cambiato. Esiliata in grande parte dai palinsesti della tv generalista, la tv dei ragazzi ha trovato rifugio sul satellite. Certo, qualche spazio per i bambini c'Š ancora sul piccolo schermo tradizionale. Esistono ancora i programmi- contenitore con cartoni animati e telefilm, anche se la vecchia figura del conduttore Š pressoch‚ sparita. Le uniche isole felici dalla chiara linea editoriale sono La Melevisione e Trebisonda, due contenitori di Raitre attenti ad alternare cartoon, telefilm, scene in studio. I conduttori mettono in scena piccole avventure, dialogano con gli spettatori, cercano di alimentarne la curiosit… e la partecipazione. Ma ormai anche il servizio pubblico investe principalmente sulla piattaforma satellitare, tanto da dar vita a ben due canali, Raisat YoYo e Raisat Smash. Perch‚ una volta scoperto il satellite, non si torna indietro (sia da produttori sia da consumatori). Secondo l'indagine Doxa Junior del 2005 (cfr. Indagine sui ragazzi dai 5-13 anni, in www.doxa.it), la televisione Š la principale occupazione del tempo libero dei ragazzi d'et… compresa fra i 5 e i 13 anni. Sempre pi— ragazzi guardano la tv satellitare, tanto che tra le famiglie con ragazzi tra i 5 e i 13 anni la presenza di un abbonamento a Sky Š cresciuta, tra novembre 2004 e maggio 2005, di quasi 3 punti percentuali (passando dal 17% al 20% delle famiglie). Di conseguenza, il tempo dedicato dai ragazzi ai canali satellitari Š quasi raddoppiato in due anni (dal 9% del 2003 al 15% del 2005). Una realt… quindi in crescita, come ben dimostrano anche i dati Auditel delle tv satellitari, che vedono un notevole successo dei canali dedicati ai pi— piccoli: Disney Channel si piazza al terzo posto fra le prime venti reti della piattaforma, e ben cinque altre reti per ragazzi rientrano in questa speciale classifica. Il mercato della pay tv dedicata a questo speciale target Š quindi redditizio e in espansione. Se nel 2002 Telepi— e Stream dedicavano ai ragazzi solo tre canali a testa, nel 2003 l'arrivo di Murdoch e la nascita di Sky hanno portato un considerevole aumento degli spazi dedicati ai bambini, con un'ulteriore differenziazione fra canali, suddivisi per fasce d'et…, tipologia di programmi e via di seguito. Nell'autunno 2006 Sky ha ampliato l'offerta introducendo altri due canali. Ora sono ben 14 le reti dedicate ai ragazzi, un vero ®satellite dei bambini¯, che ottiene il 14% di share nell'all day e il 18% nel pomeriggio. Un lancio che Š coinciso non a caso con una nuova e vantaggiosa offerta commerciale tesa ad aumentare il numero degli abbonati. Un lancio avvenuto alla presenza di Tom Mockridge, amministratore delegato Sky Italia, che senza tentennamenti ha dichiarato: ®La nostra vera arma segreta sono i programmi per i bambini¯. In effetti, la tv dei ragazzi Š un'arma segreta. Soprattutto per il servizio pubblico, fin dalle sue origini. L'intento didascalico e pedagogico della Rai degli anni Cinquanta e Sessanta trova infatti libero sfogo nei programmi dedicati ai pi— piccoli. La linea editoriale Š chiara, e si traduce in limpide e rigide scelte palinsestuali. La tv dei ragazzi Š una sorta di tv nella tv, un'oasi in cui trovano spazio tutti i generi degli adulti adattati ovviamente alle esigenze del giovane pubblico. Lo spazio loro dedicato inizia alle 16.30 e finisce alle 18.30, ed Š suddiviso in due parti: fino alle 17.30 i programmi per i bambini tra i 4 e gli 8 anni, dalle 17.30 invece quelli per i ragazzi fino ai 14. Esistono programmi per bambine e programmi per bambini, e anche programmi per un pubblico misto. L'intento educativo Š pi— che evidente, i valori proposti sono quelli dell'operosit…, dell'altruismo, dell'impegno e del coraggio. Una tv dei ragazzi dalla pedagogia classica e accademica, superata negli anni Settanta e definitivamente archiviata negli anni Ottanta, perch‚ diverse sono la societ… e la televisione in quel periodo. Gli anni Settanta e Ottanta sono gli anni della crisi della Rai e dell'avvento delle tv private, gli anni della tv di flusso e delle grandi importazioni dall'estero, gli anni dell'innovazione e della deregulation. E se la tv dei ragazzi Š specchio in piccolo di quella degli adulti, al mutare dell'una muta anche l'altra. Con la Riforma del 1975 la Rai tenta di dare un nuovo assetto alla tv dei ragazzi: Rete 1 diminuisce la programmazione, ed Š perci• Rete 2 a farsi carico maggiormente del pubblico dei pi— piccoli. Il pedagogismo degli anni precedenti Š superato, e si cerca di sperimentare nuovi linguaggi e di creare programmi innovativi, come Uoki-Toki (1975). Ma la Rai deve vedersela con le reti private, che considerano i bambini un pubblico appetibile, da conquistare pi— che da educare. I molti cartoni animati e i molti telefilm trasmessi dalle tv private sono in effetti un'arma segreta, utile per sgretolare lo strapotere Rai. Con gli anni Ottanta poi nascono programmi contenitori come Big su Raiuno e Bim Bum Bam su Italia 1, spazi in cui si alternano cartoni animati e scene comiche recitate dai conduttori. Ô il modello vincente, che rimane pressoch‚ immutato per un decennio. Il servizio pubblico e le reti private si contendono quindi il pubblico dei pi— giovani, ma questo significa per la Rai l'abbandono di ogni intento pedagogico, recuperato solo negli anni Novanta e solo in parte con L'albero azzurro, La Melevisione, Art Attack, Gt Ragazzi. La fine degli anni Novanta e i primi anni del nuovo millennio segnano per• il declino della tv dei ragazzi sugli schermi generalisti. La Rai riprende la produzione di serie animate, manda in onda variet… del marchio Disney, ripropone il classico appuntamento preserale con Tom e Jerry, ma l'unica chiara linea editoriale si esprime attraverso i gi… citati Melevisione e Trebisonda, programma contenitore dalla pedagogia pi— sfumata. Sulle reti Mediaset Š rimasta solo Italia 1 a dedicare spazio ai ragazzi, mandando in onda cartoni e telefilm senza chiare marche distintive e a flusso continuo. Dei vecchi contenitori di una volta Š rimasto solo il nome, abolite scene comiche e conduttori. Sia per Rai sia per Mediaset il futuro della tv dei ragazzi (della tv tutta?) sembra risiedere altrove, su altre piattaforme: la Rai ormai investe sul satellite con Raisat YoYo e Raisat Smash, Mediaset ha invece creato un canale tematico sul digitale terrestre, Boing. La tv generalista latita, il satellite vince. Perch‚ la sua offerta Š migliore, perch‚ attrae sempre pi— pubblico. Un'arma segreta, ancora una volta, capace di erodere lo strapotere delle reti tradizionali. Dalla tv delle origini il satellite riprende la chiara linea editoriale, che determina scelte coerenti e ragionate, come la suddivisione per generi e per fasce d'et…. Dall'esperienza degli anni Settanta e Ottanta riprende la voglia di innovazione, un linguaggio moderno, il filo diretto con gli spettatori, l'uso senza remore di prodotti americani e giapponesi. Ma quel che conta Š l'abbondanza della proposta. Non pi— uno spazio rigidamente limitato a poche ore, ma un flusso ininterrotto 24 ore su 24 e moltiplicato per ben 14 canali. Il satellite dedica interi canali a un solo genere (i cartoni animati su Cartoon Network), a un particolare pubblico (i bambini di et… prescolare di Jim Jam), a un particolare programma educativo (imparare giocando su Raisat YoYo). Addirittura, reti come Jetix, Cartoon Network e Disney Channel dispongono di un canale clone, sul quale ritrasmettono la loro programmazione posticipata di un'ora, in modo che il pubblico non perda nemmeno uno dei propri programmi preferiti. Una visione senza fine, continua, sempre disponibile, cui Š forse pi— difficile porre dei limiti da parte del genitore. Un'abbondanza nella quale perdersi, ma in tutta sicurezza. Il bambino infatti naviga tra canali e programmi, ma il genitore Š pi— che tranquillo. Sulla tv generalista i programmi si susseguono l'uno con l'altro, lo zapping pu• portare su canali dalla differente programmazione, e il bambino pu• trovarsi di fronte a un programma inadatto, in onda magari subito dopo un cartone animato. Sul satellite questo rischio Š quasi azzerato. Perch‚ ogni canale Š un canale tematico, trasmette solo programmi per bambini, e non c'Š nessuna azzardata commistione. Perch‚ le reti dei piccoli sono poste sul telecomando una di seguito all'altra (dal numero 600 al numero 700), e viene cos a crearsi una vera e propria fascia di canali sicuri. Perch‚ Š possibile, grazie alla tecnologia detta Parental Control, inibire parte o tutta la programmazione di un canale, e crearsi un satellite a prova di zapping. Ma il satellite vince anche su un altro terreno. Non si vergogna di essere televisione e ne sfrutta a pieno tutte le possibilit… per educare e divertire, magari prendendo a modello la tradizione anglosassone. Sky Š dell'australiano Rupert Murdoch, molti canali sono la versione italiana di reti americane per ragazzi. Edutainment Š la parola d'ordine: educare e intrattenere, guidare il bambino e stimolarlo con molte attivit…, svilupparne la fantasia e aumentarne le capacit… relazionali. Il bambino Š recepito come un soggetto autonomo, che ama essere reso partecipe. Sono fondamentali tutti quei programmi che stimolano l'attivit… ludica e conoscitiva del bambino, e tutti quei programmi che richiedono un suo intervento partecipativo. Come riporta lo studio Doxa, infatti, dai 5 ai 13 anni rivendicano il diritto di scegliere canali e programmi, e desiderano condividere immagini e filmati grazie alle possibilit… offerte da Internet e dalla telefonia mobile. Giocare e imparare con la tv, quindi, ma anche recepire la stessa tv come un gioco, un luogo sospeso tra reale e immaginario, con il quale imparare a interagire fin da subito. Senza alcun timore. Quanta distanza rispetto alla Rai! Il servizio pubblico pubblicizza s la sua tv dei ragazzi, ma quasi se ne vergogna: ®La tv dei ragazzi c'Š, guardatela. E talvolta spegnetela¯. Cos recita uno spot dell'azienda. Promuoversi ma punirsi, come se alla tv dei ragazzi (alla tv tutta?) si credesse sempre meno. Ci siamo, ma spegneteci pure. Perch‚ in fondo siamo solo tv. E invece il satellite ha capito che la tv dei ragazzi vale molto, moltissimo. Ô un'arma segreta. Calcio, cinema, telefilm, e ora programmi per bambini. Con questa offerta il satellite si rafforza sempre pi—, spostando spettatori e investimenti pubblicitari. Ma se la tv dei ragazzi Š una tv degli adulti in piccolo, allora Š anche una straordinaria cartina di tornasole per capire la situazione attuale del piccolo schermo. La tv dei ragazzi langue sulle reti generaliste, e rifiorisce su quelle satellitari. Non accade lo stesso anche per altri generi e programmi? Forse anche la tv degli adulti non Š mai stata pi— bella, pi— ricca. Una tv come non l'abbiamo mai vista. Solo sul satellite per•. Stefania Carini (®Vita e Pensiero¯ n. 6/06)