Ottobre-Dicembre 2007 n. 4 Anno XXI Quaderni di Minimondo Rivista culturale Braille Periodico trimestrale Fascicolo III Direzione Redazione Amministrazione Biblioteca Italiana per i Ciechi 20052 Monza - Casella postale 285 c.c.p. 853200 - tel. 039/28.32.71 e-mail: bic@bibciechi.it Dir. Resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Massimiliano Cattani, Antonietta Fiore, Ilaria De Cristofaro Pietro Piscitelli (Responsabile) Copia in omaggio Stampato in Braille a cura della Biblioteca Italiana per i Ciechi via G. Ferrari, 5/a 20052 Monza Sommario Roberto Presilla: Il Baseball, uno sport davvero americano (®Vita e Pensiero¯ n. 4/07) Roberto Carnero: Guido Gozzano: mettere in versi vita e letteratura (®Letture¯ n.629/06) Maria Grazia Casella: Budapest: Sissi Š tornata (®Tutto Turismo¯ n. 340/07) Domenico Coduto: Musica ai fornelli (®Cucina & Vini¯ n. 82/06) Il baseball, uno sport davvero americano - Rappresenta una porzione importante dell'immaginario statunitense. Con la sua capacit… di affabulare e di integrarsi con l'industria dello spettacolo, Š un modello per gli altri sport di squadra. - Tra le tante differenze che separano l'America dall'Europa, lo sport pu• essere considerato un buon esempio: Š facile poi ridurre tale differenza a una contrapposizione tra il baseball e il calcio, gli sport forse pi— diffusi sulle due sponde dell'Oceano Atlantico. La contrapposizione per• non rende giustizia al diverso spessore culturale che le due discipline hanno, senza contare che il calcio Š probabilmente lo sport pi— seguito e praticato al mondo. Il baseball Š genuinamente americano: Š cresciuto e si Š evoluto insieme alla nazione dove Š nato, con un ruolo centrale nell'immaginario collettivo. Si potrebbe dire infatti che il baseball Š tanto importante quanto la frontiera, il West, nel dare forma a ci• che Š autenticamente ®americano¯. Forse lo Š addirittura di pi—: in un modo pi— complesso e contraddittorio del mito della frontiera, il mito del baseball rappresenta qualcosa che accompagna la vita pubblica, in un articolato gioco di rimandi e influenze reciproche. Il mito delle origini Nel 1856, dopo un anno di incredibile espansione, il baseball sorpass• il cricket come sport pi— popolare nella citt… di New York, e il ®New York Mercury¯ coni•, il 5 dicembre, un'espressione destinata a diventare famosa, definendo il baseball ®the national pastime¯ [il passatempo nazionale]. L'enfasi del giornale - ridimensionata da testate concorrenti che facevano notare come il gioco di New York fosse diffuso solo nella citt…, mentre altrove si giocavano altre versioni - serve per• a illustrare come sin dagli inizi il baseball fosse avvolto da un alone di meraviglia, di compiacimento, di quella che con irriverente accostamento potremmo chiamare grandeur. In effetti, per decenni se ne Š attribuita l'invenzione ad Abner Doubleday, che lo avrebbe ideato in un campo presso la cittadina di Cooperstown (New York) nel 1839. Doubleday, un generale dell'esercito nordista durante la guerra di Secessione, divenne in seguito presidente della Societ… Teosofica (fondata nel 1875): insieme all'idea che l'inventore del baseball fosse lui, il fatto ha spinto a ravvisare nelle dimensioni del campo di gioco aspetti esoterici (cfr. Vittorio Messori, Pensare la storia, 2006, pp. 563-564), che per• non trovano conferma nei fatti storicamente accertati. In effetti, nel 1839 Doubleday era a West Point e il baseball Š menzionato addirittura prima del 1839: per esempio, in un giornale dell'area di New York, 1825. L'idea dell'invenzione di Doubleday - stabilita da una commissione formata nel 1905 su ispirazione del magnate Spalding in risposta a un articolo di Henry Chadwick, che riconduceva il baseball a un'origine inglese - si Š rivelata pertanto infondata, ma la storia non ha smesso di affascinare il pubblico dentro e fuori gli Stati Uniti: un perfetto mito di fondazione individuale per lo sport di squadra forse pi— ®individualistico¯. Un padre pi— credibile del baseball Š identificato in Alexander Cartwright, impiegato di banca, che verg• le regole del ®New York Game¯ per gli altri membri del Knickerbocker Club (1845). Le regole di New York divennero ben presto le pi— popolari, anche se la forma odierna del baseball recepisce alcune caratteristiche fondamentali di altre versioni, acquisite lungo un processo durato qualche decennio. Il ®passatempo nazionale¯ era all'epoca ancora un gioco per amatori, praticato soprattutto dai colletti bianchi, che avevano il tempo di allenarsi e i soldi per pagare le quote dei club. In ogni caso, il baseball si apprestava ormai a soppiantare il cricket, praticato soprattutto dagli immigrati d'origine inglese. La popolarit… del nuovo sport pu• essere illustrata con l'episodio seguente: nel 1860, all'indomani dell'elezione presidenziale forse pi— significativa della storia degli Usa, una litografia degli stampatori Currer & Ives intitolava una vignetta dedicata alla vittoria di Abraham Lincoln con un gioco di parole che qualsiasi appassionato sa interpretare: ®The National Game. Three ®Outs¯ And One ®Run¯. Abraham Winning The Ball¯ [Il gioco nazionale. Tre ®eliminati¯ e un ®punto¯. Abraham vince la palla]. Nella vignetta, Lincoln e i suoi tre avversari usano il gergo del baseball. Il gioco nazionale - la politica - Š illustrato nei termini del ®passatempo nazionale¯, che per Currer & Ives, una ditta di New York con una clientela diffusa in tutti gli Stati Uniti, era sicuramente conosciuto dal pubblico. Era gi… cominciato, insomma, lo scambio tra il gioco americano per eccellenza e la cultura, la politica, la nozione stessa di ®nazione americana¯. Uno sport cementato dalla statistica L'uomo che forse merita pi— di tutti il titolo di fondatore Š Henry Chadwick, un immigrato di origine inglese, che fu il primo giornalista sportivo specializzato nel baseball. Il fratellastro Edwin, rimasto in Inghilterra, divenne un uomo politico famoso, legando il suo nome alla riforma sanitaria (Public Health Act, 1848). La riforma era stata preparata da una ricerca sulla condizione sanitaria dei lavoratori inglesi (1842), corredata da statistiche dettagliate, offerte a sostegno delle opinioni dei dottori. Edwin Chadwick univa lo slancio riformatore proprio della famiglia (il nonno era stato un compagno di John Wesley, il padre - poi emigrato negli Stati Uniti - un giornalista radicale difensore della Rivoluzione francese) al fascino dei tempi per la statistica, considerata il pi— efficace strumento di persuasione dell'opinione pubblica. Henry condivideva con il fratello il gusto per le riforme e la passione per la statistica: dopo aver seguito alcune partite di baseball vicino New York, Chadwick decise di dedicare le sue energie a questo sport, che gli sembrava - con retorica tipica dei tempi - un gioco ®virile¯ e ®scientifico¯. Il gioco doveva servire in ultima analisi a uno scopo morale: elevare i giocatori e renderli cittadini migliori, capaci di dominare gli avversari e le loro passioni attraverso l'uso della ragione. A tale scopo, Chadwick si dedic• a razionalizzare il gioco e, soprattutto, a costruire adeguati resoconti statistici, volti a misurare la bravura dei giocatori oltre che a fornire un resoconto fedele di una partita. Il punto di partenza furono i tabellini del cricket, gioco da lui ben conosciuto. Il suo lavoro per il baseball lo port• a formulare, in una forma simile a quella di oggi, il box score [tabellino], nel quale sono registrate tutte le fasi del gioco. Col tempo, la sua attenzione si rivolse alle medie come vero strumento di misura dell'abilit… di un giocatore: in particolare, Chadwick riteneva che il valore di un battitore (un attaccante) fosse misurato dalla ®media battuta¯ (la percentuale di palle colpite con la mazza sui lanci totali ricevuti). Tale concezione Š stata oggetto di critiche ripetute: alcuni ritengono infatti che altre medie offrano una misura migliore della qualit… di un battitore, ma l'idea di Chadwick, da lui difesa negli annuari di baseball pubblicati a partire dagli anni Sessanta del XIX secolo, si Š talmente inserita nell'immaginario collettivo da essere ancora oggi la statistica pi— conosciuta riguardo ai battitori. Il punto di vista del giornalista inglese risulta ancora pi— evidente nel trattamento degli errori commessi dai giocatori: Chadwick si mise a raccoglierne le statistiche (il che comportava una definizione dei movimenti ®giusti¯ e quindi favoriva un miglioramento qualitativo). Tali statistiche puntavano a separare i punti conquistati per superiorit… da quelli dovuti alla scarsa attenzione prestata nel giocare la palla. Il risultato Š il concetto di ®punto non guadagnato¯ [unearned run]: secondo Chadwick, il punto conquistato dal battitore poteva dirsi guadagnato a spese del lanciatore solo se non era sopravvenuto un errore dei difensori. Il punto andava comunque assegnato alla squadra in attacco, ma non veniva conteggiato a carico del lanciatore. Chadwick prese cos a compilare l'earned run average [media punti guadagnati sul lanciatore], analogamente a quanto fatto per i battitori. Anche se tale media non Š ritenuta da tutti una misura credibile dell'abilit… di un lanciatore, nessuno contesta il concetto di ®punto non guadagnato¯. In tal modo, il baseball Š forse l'unico sport in cui un concetto morale, quasi cavalleresco (l'essere stati pi— bravi degli avversari, senza limitarsi a sfruttare un loro errore), Š misurato in modo statistico: un vero e proprio trionfo della mentalit… di Chadwick. Nel legare strettamente il gioco alle statistiche, Chadwick ha permesso agli appassionati di rivivere e analizzare ogni partita. Ma, soprattutto, ha fatto s che il baseball fosse, dall'inizio, uno sport con forte dimensione storica: dato che le statistiche relative alle partite sono tutto sommato le stesse dagli inizi a oggi, Š possibile fare paragoni efficaci tra i grandi del passato e i campioni del presente, analizzare le performance delle squadre, misurare fattori tra i pi— diversi. In questo senso, la statistica Š qualcosa di intrinseco al baseball stesso o, come ebbe a dire Branch Rickey, ®la malta con cui il baseball Š tenuto insieme¯. L'evoluzione del baseball: affari, razzismo e integrazione La grande depressione costrinse il baseball a riorganizzarsi, soprattutto dal punto di vista economico e mediatico. Artefici di questa riorganizzazione furono il gi… ricordato Branch Rickey, inventore del cosiddetto farm system, e Larry MacPhail, che rinnov• il rapporto con i tifosi. Due personalit… opposte - una sorta di Zio Paperone moralista e avaro il primo, un Rockerduck appariscente e avido di pubblicit… il secondo - e inizialmente amiche, che finirono poi per trovarsi una contro l'altra: presi insieme, mostrano come questo sport abbia modulato la propria crescita sull'industria dell'intrattenimento. La storia del baseball professionistico fu piuttosto burrascosa fino agli anni Venti del secolo scorso, quando le due leghe ufficiali (National League e American League) riuscirono finalmente a consolidare il loro monopolio, eliminando definitivamente la possibilit… di leghe concorrenti grazie all'esenzione dalla legge antitrust. Il decennio seguente vide una crescita costante dei profitti e degli spettatori, ma la crisi successiva al crollo del '29 non manc• di far sentire i suoi effetti. Inizialmente i proprietari rimasero a guardare, secondo uno stile di acquiescente conservazione proprio dell'establishment sportivo. Col tempo, per•, si trovarono a fare i conti con il mercato: Rickey cerc• di razionalizzare la ®produzione¯, MacPhail di stimolare la domanda. Trovatosi a capo di una squadra piuttosto povera, Rickey si concentr• sulla produzione di giocatori: da bravo agricoltore, costru un sistema integrato tra la squadra che noi chiameremmo di serie A e una serie di squadre nelle serie minori. I giocatori venivano presi giovani (con contratti bassissimi) e venivano poi fatti salire via via fino alla squadra maggiore, se avevano talento. Altrimenti potevano essere lasciati dov'erano oppure venduti alla concorrenza, grazie alle clausole che bloccavano la propriet… del cartellino del giocatore. Nonostante le resistenze degli altri dirigenti, l'innovazione di Rickey fu talmente importante da essere adottata, nel giro di qualche anno, da tutte le squadre, visto che permetteva di ridurre i costi e di ®sviluppare¯ i giocatori in casa. In condizioni simili quanto a disponibilit… finanziaria, ma in squadre diverse, MacPhail adott• una strategia complementare, costringendo il baseball a innovare il suo rapporto con i tifosi: a lui si devono l'introduzione delle partite in notturna, delle cronache radio e poi televisive, delle trovate pubblicitarie volte a richiamare l'attenzione del pubblico sulle squadre che dirigeva. Il risultato delle spinte di questi due grandi innovatori fu uno sport sempre pi— industrializzato e spettacolare. Ô stata probabilmente questa logica a spingere il baseball a oltrepassare la cosiddetta color line, la regola non scritta che vietava la presenza di giocatori di colore nelle squadre. Anche se giocatori di colore avevano partecipato a qualche campionato verso la fine del XIX secolo, gran parte dei giocatori, dei giornalisti e dei dirigenti aveva visioni fortemente razziste e un diffuso antisemitismo. Il baseball rimase a lungo un affare per bianchi, in particolare di origine inglese. Quando per•, alla fine della II guerra mondiale, Rickey si trov• a corto di talento a basso prezzo, decise di ricorrere ai giocatori delle Negro Leagues, e nel 1947 fece debuttare Jackie Robinson nei Brooklyn Dodgers. Il suo esempio fu seguito dalle altre squadre e si concluse nel 1959 con l'integrazione dei Boston Red Sox. L'arrivo di Robinson port• un ambiente assai conservatore all'avanguardia nel processo di integrazione: nel 1961, i giocatori di origine africana erano il 14,5%, mentre la percentuale di neri negli Usa era attorno al 10,5%. Ben prima di altri sport o dell'industria cinematografica e televisiva, il baseball oper• per il superamento delle differenze razziali. Non occorre idealizzare troppo questo passaggio: i dirigenti di colore sono rimasti rari e la percentuale di neri tra i giocatori professionisti Š nettamente calata, anche a causa della concorrenza di altri sport, come il basket, dove la carriera Š molto pi— rapida. Tuttavia, ci• che Š accaduto per i neri Š accaduto anche per altri gruppi, sia pure in modi e tempi diversi. Paradossalmente, pur avendo un establishment con opinioni conservatrici, il baseball Š riuscito a mostrare una certa flessibilit… e a costituire un mezzo di promozione e ascesa sociale. Ô accaduto cos per americani di origine tedesca e irlandese (fine del XIX secolo), per gli immigrati italiani (assieme a Fiorello La Guardia, basta pensare a Joe Di Maggio), ma anche e soprattutto per i latinos (origine centro e sudamericana). Oggi l'attenzione Š rivolta ai giocatori dell'Estremo Oriente - giapponesi, sudcoreani e cinesi - anche se molti di questi arrivano con una carriera professionistica alle spalle nelle nazioni di origine. Un modello per altri sport Il primato culturale del baseball Š misurabile dal modo in cui idee originariamente sviluppate in questo sport siano state copiate da altri sport, anche al di fuori degli Usa. Un primo esempio Š la cosiddetta Hall of Fame, il museo che premia i migliori giocatori e protagonisti del baseball e che ha un complesso meccanismo di elezione. Il museo Š situato a Cooperstown, nella cittadina dove secondo la leggenda il baseball Š stato inventato. Un altro concetto tipico del baseball Š quello di most valuable player, giocatore migliore della stagione: sulla base di questo premio ne sono stati concepiti molti altri (miglior battitore, miglior lanciatore, miglior difensore). Ô da notare che il primo premio di questo tipo fu conferito nel 1910, anche se la forma attuale risale al 1931: tanto per farsi un'idea, il ®Pallone d'oro¯ risale al 1956. Tutti questi premi sono stati ideati (e vengono generalmente conferiti) dai giornalisti che seguono il baseball: anche da questo punto di vista Š possibile cogliere l'importanza dell'eredit… di Henry Chadwick. C'Š poi l'enorme influenza sulla cultura diffusa, a partire dal lessico fino alla letteratura e ai media: basti ricordare qui i Peanuts di Charles M. Schultz, dove i protagonisti fanno parte di una squadra di baseball capitanata da Charlie Brown. Nel suo complesso rapporto con la societ… americana, qui solamente accennato, il baseball ha contribuito a formarne l'identit…. Grazie alla sua capacit… di integrarsi con l'industria dello spettacolo e con i media, ha indicato un modello, a volte superato e migliorato, agli altri sport di squadra. Ma il cuore del baseball rimane la capacit… di affabulare, di creare storie e di inserirsi nella storia americana: Š solo apparente il paradosso che questo sia dovuto alla straordinaria affinit… con la statistica e con la mole di dati che ogni appassionato conosce. Roberto Presilla (®Vita e Pensiero¯ n. 4/07) Guido Gozzano: mettere in versi vita e letteratura - Iniziatore della poesia contemporanea, innesta una componente ironica e malinconica al repertorio crepuscolare, aprendo il regno poetico a materiali di varia natura con un gusto tipicamente postmoderno. - Se per Daniel Pennac uno dei diritti inalienabili del lettore Š quello al ®bovarismo¯ (cioŠ alla credenza cieca e al l'identificazione spasmodica in ci• che si legge), Guido Gozzano ha evidenziato, all'inizio del Novecento e della postmodernit…, i pericoli, anche letali, di tale atteggiamento. C'Š una sua prosa, intitolata Intossicazione, in cui egli ci parla di un esempio eclatante di ®intossicazione letteraria¯. Vi troviamo il personaggio (a quanto sembra realmente esistito, perch‚ tratto dalla cronaca) di Stefano Ala, montanaro diciassettenne della Val di Susa, che ha commesso un duplice omicidio, le cui ragioni Gozzano passa subito a raccontarci. Stefano Ala Š innamorato di Caterina Viola, ma non la corteggia in modo comune; lo fa mandandole le poesie che compone per lei, per il resto, novello stilnovista, limitandosi a guardarla da lontano. Caterina inizialmente Š lusingata da questo fatto insolito, ma poi a poco a poco perde il suo entusiasmo quando si accorge che Stefano non va oltre le poesie. A questo punto lo pianta in asso e si mette con un ragazzo forse meno sensibile ma senz'altro pi— concreto. Allora Stefano, accecato dalla gelosia, corre al ballo pubblico dove i due si danno alle danze e li fredda entrambi con due perfetti colpi di pistola. Nel commentare questo fatto di cronaca nera scrive Gozzano: ®Io credo di dover attribuire la colpa massima a Monna Letteratura. Stefano Ala Š stato vittima dei suoi imparaticci poetici. Poeta egli stesso, ma candido e ignaro, la sua anima non si sarebbe guasta, riarsa, illividita fino al delitto atroce, se non fosse stata esaltata dai troppi libri che lo raggiungevano nella sua valle serena: Balzac, Chateaubriand, Cavallotti, Graf, Carducci, Stecchetti; libri di maestri e di non maestri, letture varie e disparate, perniciosissime tutte per una psiche ingenua, candida, primitiva, gi… propensa al sogno e alla fantasia. Ô l'esempio tipico della intossicazione letteraria¯. Tuttavia, pur cos lucido nell'analisi dei casi di Stefano Ala, Guido Gozzano non Š esente dalla stessa malattia. Quella di Stefano Š una vicenda estrema, che per•, seppure a un grado minore, riguarda anche Guido, la sua vita e il suo lavoro di letterato. Nel corso della sua breve esistenza, infatti, la lettura Š diventata una ®droga¯, che, come tutte le droghe, d… assuefazione e dipendenza. Un poeta letteratissimo Nella letteratura italiana del Novecento non c'Š forse scrittore pi— letterato di Guido Gozzano. Egli legge e si appropria di tutto il patrimonio letterario a lui precedente, compreso l'amato- odiato D'Annunzio, che saccheggia a piene mani. Ma chi per questo accusi Gozzano di plagio mostra di travisare pesantemente i termini della questione: guardare la realt… attraverso la letteratura, letta ma non sempre del tutto digerita, Š l'unica modalit… di approccio al reale che Gozzano conosca. Pertanto il suo modo di fare letteratura non potr… che adeguarsi a questa pi— generale attitudine speculativa. Tuttavia Š decisivo capire in che modo Gozzano utilizza la letteratura precedente. La sua modalit… di riferirsi a materiali di varia natura Š stata di recente definita ®postmoderna¯. Tale postmodernit… si esprime, secondo Giuseppe Zaccaria, nel ®rifiuto di ogni idea della poesia come intuizione pura o espressione immediata del sentimento¯, per porre invece in primo piano ®una diversa modalit… dell'arte come fare, tecnica costruttiva, progetto fattuale che passa attraverso le sottili mediazioni di una scaltrita consapevolezza letteraria¯. Perci• non dobbiamo valutare negativamente Gozzano in quanto ®poeta della letteratura¯: ®Il fatto che Gozzano sia stato il maestro di ®giocolieri e funamboli del linguaggio¯¯, ha scritto Giuliano Ladolfi, ®non dipende dall'assenza del suo poetare, ma dal fatto che certi giudizi critici hanno colto solo l'aspetto esteriore della sua produzione trascurandone le cause¯. Ô dunque importante, per ridare a Gozzano il suo giusto posto nella letteratura italiana del Novecento, rileggerne l'opera alla luce delle acquisizioni critiche pi— recenti, evidenziandone l'originalit… rispetto agli altri poeti suoi compagni di strada in quel movimento che Š stato definito ®Crepuscolarismo¯. Termine che indicava il momento storico del ®tramonto¯ della poesia italiana romantico-decadente: ®Una voce crepuscolare, la voce di una gloriosa poesia che si spegne¯, scriveva nel 1910 il critico Giuseppe Antonio Borgese (al quale si deve, per primo, l'individuazione della poetica ®crepuscolare¯). Ma, insieme, alba della nuova poesia novecentesca. L'individualit… dl Gozzano all'interno del gruppo crepuscolare Š ormai cosa acquisita. E la critica ha da tempo sottolineato il suo ruolo di primo piano nella storia della poesia italiana del Novecento: Gozzano come iniziatore della poesia contemporanea. Saranno altri i poeti pi— ®novecenteschi¯ (Ungaretti, Montale, Saba, Quasimodo...), ma Gozzano ha fatto da apripista alle esperienze successive, soprattutto a quelle pi— sperimentali. Abbassamento tematico... Il primo libro di poesie di Gozzano, La via del rifugio, esce nel 1907. Siamo a Torino, e questa collocazione geografica non Š irrilevante. All'area torinese appartengono infatti altri importanti poeti crepuscolari, amici e compagni di strada di Gozzano: Carlo Chiaves, Carlo Vallini, Nino Oxilia, Giulio Gianelli e la poetessa e narratrice Amalia Guglielminetti, con la quale Gozzano intreccer… un'intensa relazione intellettuale e sentimentale. Torino, d'altra parte, Š, all'inizio del Novecento, una delle citt… culturalmente pi— vivaci d'Italia, con i suoi caffŠ-concerto, con i primi cinematografi (a Torino vengono prodotti i primi film italiani), con l'attivit… fieristica dell'Esposizione d'arte moderna (tanto che il capoluogo piemontese divenne presto la vera capitale del liberty italiano), con un'universit… dove le lezioni di Arturo Graf erano frequentatissime dai giovani letterati che si riunivano intorno alla Societ… di Cultura, con una fervida produzione editoriale: due case torinesi, Lattes e Streglio (quest'ultima editrice della Via del rifugio), sono tra i principali editori delle opere dei giovani Crepuscolari, non solo piemontesi. In tale contesto, esce dunque La via del rifugio, e, quattro anni pi— tardi, quello che Š considerato il libro ®organico¯ di Gozzano, il vero ®canzoniere¯ del poeta, I colloqui. La continuit… tra le due raccolte Š sottolineata dal fatto che alcuni componimenti passano dalla prima alla seconda. Ma quali sono le caratteristiche della poesia gozzaniana? Il primo tratto che emerge Š il gusto dell'abbassamento. Innanzitutto abbassamento tematico. Basta vedere, ad esempio, come viene affrontato il motivo dell'amore: non pi— la passione per donne sublimi, amanti fatali, belle dame senza misericordia, ma, come accade a Tot• Merumeni dell'omonima poesia dei Colloqui, ®egli sogn• per anni l'Amore che non venne,@ sogn• pel suo martirio attrici e principesse@ ed oggi ha per amante la cuoca diciottenne¯. Non a caso Elogio degli amori ancillari Š il titolo di un altro celeberrimo componimento, mentre in un altro ancora, La signorina Felicita ovvero La Felicit…, il poeta vagheggia la relazione coniugale con una semplice ragazza di paese, buona e onesta, ma senza molte attrattive fisiche o intellettuali. Oppure gli amori possono essere impossibili, per la distanza temporale. Gozzano, da adulto, indica nella cocotte, la ®cattiva signorina¯ della sua infanzia, o in Carlotta, l'amica di nonna Speranza, giovane collegiale nel 1850, o ancora in Graziella, la giovane ciclista delle Due strade, le uniche donne che avrebbe potuto amare davvero. Al punto da ritrovarsi a esclamare amaramente: ®Non amo che le rose@ che non colsi. Non amo che le cose@ che potevano essere e non sono@ state...¯. ®Sei quasi brutta, priva di lusinga¯, dice Gozzano a Felicita. Insomma, l'esatto opposto delle donne belle e possibilmente bionde della tradizione letteraria italiana da Petrarca in poi. Parimenti cambiano le ambientazioni: non pi— dimore estetizzanti o parchi popolati da una preziosa vegetazione esotica, ma cucine, solai, vecchi e polverosi salotti piccolo-borghesi con i mobili ricoperti da fodere messe l, ma inutilmente, a contrastare l'azione del tempo. Da spazi ampi, maestosi, aperti, si passa ad ambienti piccoli e chiusi, familiari e domestici nella loro quotidiana semplicit…. Ma, luoghi a parte, Š, in generale, il repertorio tematico della poesia crepuscolare a essere di tenore basso. Nella prima strofa dell'Amica di nonna Speranza, Gozzano ci d… un elenco degli oggetti a lui cari, di quelle cose che definisce ®buone cose di pessimo gusto¯: pappagalli impagliati, fiori in cornice, le scatole dei confetti (ma senza il contenuto...), frutti di marmo sotto campane di vetro, acquerelli sbiaditi, stampe, vecchie tele e i primi dagherrotipi, orologi a cuc—... Cose vecchie e obsolete (®di pessimo gusto¯), kitsch, diremmo oggi, ma anche ®buone¯, cioŠ care all'autore, che non riesce a staccarsene, perch‚, su un piano psicologico, esse rappresentano il legame con un passato recente dal quale separarsi radicalmente sarebbe troppo doloroso. ...e stilistico L'abbassamento Š per• anche di tipo stilistico. Oltre che dei contenuti, la poesia di Gozzano sembra voler perseguire una sistematica riduzione delle forme della lirica precedente di tradizione ®alta¯. D'Annunzio, Carducci, ma anche Manzoni, Leopardi, Foscolo e persino Dante, di cui, in una delle poesie ®sparse¯, dal titolo L'ipotesi, viene parodiato un celebre episodio della Divina Commedia (il discorso di Ulisse nel XXVI canto dell'Inferno). La lirica gozzaniana si muove infatti in vistosa polemica con i modi e con le forme della poesia tradizionale. Viene rifiutata la concezione della poesia magniloquente, ore rotundo, come la figura del ®poeta-artiere¯ o del ®poeta-vate¯ di carducciana memoria, del poeta impegnato socialmente e civilmente, del poeta come individuo fuori dal comune, portatore di una sensibilit… unica e sublime. La poesia, allora, non potr… che essere l'espressione di un ripiegamento interiore, in una prospettiva intima e personale. Il rifiuto della magniloquenza della tradizione si esprime nella prosaicit… di un dettato che tende ad avvicinare la versificazione ai modi della prosa. Uno stile semplice, dimesso, nelle scelte lessicali (termini quotidiani al punto da sembrare talora banali) e nelle strutture sintattiche. Si allargano i confini del poetabile - non solo argomenti e contenuti alti, sublimi, bens una nuova centralit… delle situazioni comuni e quotidiane - e di conseguenza si allarga il campo lessicale della poesia. In tal senso Gozzano porta alle estreme conseguenze la rivoluzione pascoliana che, offrendo cittadinanza nel reame della poesia a oggetti, presenze, temi prima esclusi, aveva dovuto consentire, per forza di cose, un ampliamento delle basi lessicali del linguaggio poetico. Ecco quindi le onomatopee, le interiezioni, le reticenze (la figura retorica delle sospensioni e dei sospiri), che accompagnano i vocaboli ®nuovi¯, tratti dalla scienza, dalla tecnica, dalle lingue straniere, insomma dalle parole usate da tutti ogni giorno (e non solo dai poeti). Non a caso il titolo della raccolta pi— famosa di Gozzano Š quanto di pi— dimesso si potrebbe immaginare: I colloqui (non pi— Canti, come in Leopardi). Rime tra ®camicie¯ e ®Nietzsche¯, occhi azzurri ®d'un azzurro di stoviglia¯ (gli esempi sono tratti dalla Signorina Felicita, nei Colloqui). I metri, tuttavia, sono preziosi. In questo Gozzano preferisce attenersi alle forme della tradizione, anche a quelle pi— rare: con un certo compiacimento intellettualistico, ma anche con la loro rivisitazione in chiave straniata e straniante. La sua operazione Š un po' come quella di chi mette vino nuovo in otri vecchi. Facendoli cos - alla fine - esplodere. Ironia e male di vivere Chiave centrale del procedimento di abbassamento, tematico e stilistico, Š l'ironia. Sul repertorio crepuscolare, triste e melanconico, Gozzano innesta infatti una vivace componente ironica (e a tratti umoristica). Anzi, potremmo forse affermare che la malinconia e l'ironia sono le due facce di una stessa medaglia, in quanto appaiono spesso indistricabilmente intrecciate, quali schermi che impediscono al poeta un'adesione autentica alla realt… della vita, dei sentimenti, della convivenza civile. Ed Š proprio Gozzano a dare il la a quella che Marziano Guglielminetti ha chiamato la ®scuola dell'ironia¯ e che si svilupper… soprattutto a Torino con i poeti piemontesi che abbiamo nominato sopra. Gozzano vive un'et… di transizione: il passaggio al Novecento senza che ci si sia lasciato del tutto alle spalle l'Ottocento, quell'Italia giolittiana sospesa tra un cauto moderatismo riformista e i furori ideologici e bellicistici che porteranno, di l a poco, a scontri sempre pi— accesi tra le diverse classi sociali (borghesi e operai, ®padroni¯ e lavoratori), nonch‚ alla partecipazione del Paese al primo conflitto mondiale. Una situazione vissuta in una crisi di certezze ideologiche che in lui non genera dramma spirituale, semmai una condizione di apatica contemplazione dell'assenza di prospettive sicure. Insieme con un ripiegamento sul passato, quale et… dell'oro che ora si lamenta come irrimediabilmente perduta. Se lo scientismo positivista aveva messo in crisi lo spiritualismo romantico e la fiducia nella religione tradizionale, presentandosi a sua volta come nuova fede, nuovo verbo, quasi religioso, nella pretesa di spiegare ogni aspetto della realt… alla luce della ragione applicata al metodo sperimentale, ora che il positivismo, a sua volta, Š entrato in crisi, viene meno la speranza nelle ®magnifiche sorti e progressive¯ del mondo. Le parole d'ordine tradizionali non convincono pi—, perch‚ abusate da troppa retorica (anche in poesia): ®La Patria? Dio? l'Umanit…? Parole@ che i retori t'han fatto nauseose!...¯ (Pioggia d'agosto). L'assenza di certezze Š gi… un sintomo di quel ®male di vivere¯ novecentesco di cui parler… Montale in una sua celebre lirica. Come in narrativa Pirandello, Svevo, Tozzi, Borgese rappresentano la figura dell'inetto questo grande antieroe ormai pienamente novecentesco - cos Gozzano ci parla, in poesia, di una analoga condizione, fatta di accidia, taedium vitae, spleen, noia, indifferenza, oggi diremmo, forse, depressione. Gozzano si sente inetto, in-aptus, non adatto alla vita. Al se stesso malato contrappone un alter ego sano, fisicamente e moralmente, il fratello minore Renato, ®adolescente forte, quadre le spalle e il busto¯, che ®tempra in cimenti rudi il bel corpo robusto¯, sdegnando ®i pensieri torbidi, gli studi vani, i freni¯, cioŠ le inutili elucubrazioni mentali e le inibizioni del poeta, che gli augura: ®Ed egli sia quell'uno felice ch'io non fui!¯ (Il pi— atto). Un'inettitudine, questa della poesia come del vissuto biografico di Gozzano, motivata s da quella situazione di crisi ideologica che abbiamo detto, ma anche da condizioni di vita particolarmente difficili, soprattutto per la presenza della malattia. Malattia spirituale ma pure fisica: la tubercolosi. Gozzano, pur con il tono di understatement che gli Š tipico, rievoca le inutili visite mediche, con questi ®dottori¯ che ®mi picchiano in vario lor metro spiando non so quali segni,@ m'auscultano con li ordegni il petto davanti e di dietro.@ E senton chi sa quali tarli i vecchi saputi... A che scopo?@ Sorriderei quasi, se dopo non bisognasse pagarli...¯ (Alle soglie). In viaggio per non morire I primi sintomi della malattia li aveva avvertiti gi… nel 1904, e infatti tutta la sua produzione letteraria sar… pervasa dal tema dell'attesa della morte. Ed Š proprio per guarire dalla tubercolosi - anche la medicina ha le sue mode - che la sera del 16 febbraio 1912 Guido Gozzano si imbarca a Genova con l'amico Giacomo Garrone sul piroscafo ®Raffaele Rubattino¯, alla volta dell'India, dove giunger… (a Bombay) in una data collocabile tra il 5 e l'8 marzo. Seguire con precisione i successivi spostamenti nel subcontinente indiano risulta invece pi— problematico. Dai dati in nostro possesso risulta che Gozzano avrebbe visitato soltanto Bombay e Ceylon. Gozzano pubblicher…, nell'arco di quasi due anni, tra il gennaio del 1914 e il settembre del 1916, ben diciotto articoli di argomento indiano sul quotidiano torinese La Stampa e su alcune riviste. Quindici di tali prose verranno successivamente raccolte in un libro uscito nel 1917, a pochi mesi dalla scomparsa dell'autore (avvenuta nell'agosto del 1916), intitolato Verso la cuna del mondo. Lettere dall'India (1912-1913), un'opera importantissima per capire Gozzano. Ebbene, l'itinerario di Verso la cuna del mondo risulta parecchio pi— ampio della realt… del viaggio di Gozzano, toccando varie tappe: Bombay, Goa, Ceylon, Tuticorin, Madura, Madras, Haiderabat, Golconda, Delhi, Agra, Giaipur, Cawnepore, Benares. Che cos'Š successo? Ancora una volta Gozzano ha deciso di completare (e anche, in alcuni casi, di sostituire) la propria esperienza diretta con la letteratura, utilizzando a piene mani, ai limiti del plagio, un'opera dello scrittore francese Pierre Loti, L'Inde (sans les Anglais) (1908). Ma, a parte la costante ®tabe letteraria¯, qual Š l'atteggiamento di Gozzano viaggiatore? In una lettera all'amica Candida Bolognino scrive: ®Io ho visto l'India con occhio di poeta, non l'ho studiata cos profondamente, ma l'ho goduta superficialmente. Non son venuto qui con quella preparazione colla quale vengono gli studiosi, gli archeologi. Io son digiuno di archeologia, non mi addentro nella profondit… delle cose. Vivo della loro bellezza, la gusto, la faccio mia, cerco di gettarne una scintilla nelle mie lettere, ne' miei versi. Se un'altra volta verr• in India vorr• venirvi con maggiore preparazione storica... Ma la godr• di pi—? Forse meno d'adesso che viaggio come un ignorante, ma assetata l'anima di bellezze¯. Insomma, una disarmante superficialit…, degna del pi— bieco turista da ®pacchetto vacanza¯ tutto compreso. Da questa estraneit… di fondo, da questo mancato sforzo di conoscenza, nasce il riaffacciarsi a pi— riprese, nelle Lettere dall'India, del motivo della nostalgia, la nostalgia di casa. La prima volta, e con particolare intensit… (dal momento che ritorna nel testo a intervalli regolari, quasi come un refrain, nella forma di pause riflessive intercalate alla narrazione vera e propria), nel capitolo intitolato Un Natale a Ceylon. Il gusto dell'antitesi, delle ®cose stridule¯, quella che Edoardo Sanguineti ha definito ®la poetica dello choc¯ domina parecchie pagine di Verso la cuna del mondo. L'India appare al poeta come il luogo in cui convivono le presenze pi— eterogenee e pi— incompatibili tra loro: Š il regno dell'®anacronismo¯ e del ®paradosso¯. La prima forma di choc si sviluppa a partire dal contatto e dal confronto tra l'India quale appare nella realt… e l'India dell'esotismo di maniera, dei luoghi comuni della letteratura di avventure e viaggi, l'India delle oleografie, l'Oriente immaginato dal poeta fin da bambino. La prima impressione che Gozzano registra Š, su questo versante, proprio una sorprendente, paradossale, coincidenza tra l'India reale e l'India immaginata. Delusione, dunque: se la realt… non aggiunge nulla all'immaginazione, tanto valeva restare a casa. Ô, come avrebbe detto Oscar Wilde, la realt… che imita la letteratura. Ma la delusione pu• anche scaturire dal fatto diametralmente opposto, e cioŠ che la realt… mortifichi l'attesa, discordando completamente da essa. L'India, poi, appare al poeta il luogo dell'eccesso. A partire dai colori, ad esempio, troppo intensi, troppo accesi. Si assiste, nelle pagine indiane, a una ®policromia gaudiosa¯, come dice Gozzano: il verde intenso dei cocchi, il turchese o il fulvo del cielo, l'oro dei templi, il bianco candido delle case. E ancora il nero lucente dei corvi, il bagliore dei pavoni, i colori vivaci, artificiali, dei pappagalli e dei colombi. Il ®tripudio visivo¯ della ®concordia discorde¯ di Giaipur, ®la citt… dei colori¯, dove al rosa monocorde degli edifici si sovrappone il cromatismo violento delle sete e dei percalli, dei velluti e dei cenci: ®Giallo zolfo, giallo ocra, rosso, carminio, porpora, verde biacca, verde salice, azzurro, turchino¯. Tanto che pochi giorni prima di ripartire dall'India alla volta dell'Italia, Gozzano scriver… alla madre: ®Ti confesso che dopo la bellezza di vegetazione troppo gigantesca e troppo mostruosa di Ceylon penso quasi con sollievo al verde mite e riposato del Canavese¯. A fare da contraltare a questa estrema solarit… cromatica - ulteriore contrasto - la ®poesia della morte¯, che pervade tanta parte di queste lettere dall'India: un'espressione che denota un aspetto fondamentale di Verso la cuna del mondo e, prima ancora, di tutta la poesia gozzaniana. Sono molte le ®citt… morte¯ che lo scrittore visita (o immagina di visitare): il mausoleo del Taj-Mahal, Goa, Golconda. Per non parlare dell'attenzione ai vari riti funebri. La presenza, anche in tanta parte della produzione in versi, del motivo della fugacit… della giovinezza e della morte che si avvicina si pu• spiegare con il dato biografico di un uomo cosciente della sua prossima fine. E forse, sotto tale riguardo, Gozzano non era mai stato serio come nel suo libro indiano. Cos che il viaggio verso la ®cuna¯ (cioŠ la culla) diventa, alla fine, inaspettatamente, un pellegrinaggio anticipato alla propria tomba. Fiabe e ®farfalle¯ Nel corso della sua pur breve esistenza l'attivit… letteraria di Guido Gozzano Š stata molto intensa. Ô per questo che un discorso che aspiri a una qualche completezza non pu• trascurare di fare almeno qualche rapido cenno anche alle opere considerate ®minori¯. Citiamo innanzitutto le Epistole entomologiche, poemetto incompiuto in endecasillabi sciolti che ha anche un altro titolo: Le farfalle. Gozzano offre qui il racconto della sua passione, appunto, per le farfalle. Presenza, la loro, gi… fitta nelle raccolte precedenti, dalla Via del rifugio ai Colloqui alle ®sparse¯. Nella nuova opera i riferimenti di Gozzano sono al genere didascalico e ad alcuni modelli stranieri (soprattutto il poeta belga Maeterlinck). Ma ci• non impedisce uno spirito nuovo. ®Arieggia i didascalici settecenteschi, il Mascheroni e il Rucellai¯, scrive Gozzano a proposito di questo suo lavoro in una lettera a Marino Moretti, ®ma ho tentato di togliere l'amido accademico e la polvere arcaica per trasfondervi il nostro inquieto spirito moderno¯. Per quanto riguarda le altre opere in prosa, vanno ricordate due raccolte di fiabe, I tre talismani (1914) e La principessa si sposa (1917), che testimoniano l'attenzione di Gozzano verso il mondo dell'infanzia, interesse peraltro gi… documentato da alcune rime per bambini comprese tra le poesie ®sparse¯. C'Š poi una consistente produzione novellistica, uscita postuma in due volumi (sebbene spesso i singoli pezzi fossero stati gi… editi in periodici durante la vita dell'autore): L'altare del passato (1918) e L'ultima traccia (1919). Va fatta menzione, infine, della curiosit… di Gozzano nei confronti della nascente industria cinematografica. Lo prova, oltre alla partecipazione in qualit… di ®regista¯ a un film sulle farfalle, la sceneggiatura di un altro lungometraggio intitolato San Francesco, preparata tra il 1915 e il 1916, sulla vita e sulle opere del santo di Assisi. La pellicola non fu poi realizzata per motivi finanziari, ma il testo - criticamente restituito da Mauro Sarnelli nel 1996 - testimonia il riavvicinamento di Gozzano, negli ultimi mesi di vita, a quella fede cristiana che forse non aveva mai del tutto abbandonato. Il poeta morir… infatti con il conforto dei sacramenti, ricevuti da un amico sacerdote. Vittima della Tbc 1883: Nasce a Torino, il 19 dicembre, da Fausto e Diodata Mautino (figlia di un senatore amico di d'Azeglio e Cavour), donna amante dell'arte e del teatro. 1900: Muore il padre. 1902: Termina gli studi liceali a Savigliano (Cuneo). 1903: Si iscrive alla facolt… di Legge dell'Universit… di Torino, dove per• non prender… mai la laurea. Frequenta, presso la facolt… di Lettere, le lezioni di Arturo Graf. 1907: Esce La via del rifugio. Conosce Amalia Guglielminetti. 1908: Va a Ronco Canavese (Torino), sotto il massiccio del Gran Paradiso, a curarsi dalla tubercolosi, gi… diagnosticatagli nel 1904. 1909: La madre di Guido Š colpita da un attacco di apoplessia, dal quale non si riprender… mai del tutto. 1911: Vengono pubblicati I colloqui. 1912: Viaggio in India (da febbraio ad aprile). 1914: Esce la raccolta di fiabe per bambini I tre talismani. 1916: Muore a Torino, il 9 agosto, assistito spiritualmente da un amico prete, Silvestro Dogliotti. 1917: Escono, postumi, i volumi Verso la cuna del mondo, Lettere dall'India e La principessa si sposa (altra raccolta di fiabe). 1918: Esce postuma la raccolta di novelle L'altare del passato. 1919: Viene pubblicata postuma un'altra raccolta di novelle, L'ultima traccia. Roberto Carnero (®Letture¯ n. 629/06) Budapest: Sissi Š tornata - La capitale ungherese incoron• regina la giovane imperatrice d'Austria. Castelli, teatri, giardini, sontuosi caf‚ e golose pasticcerie ne conservano gelosi le tracce. Ma ritrovarla non Š cos difficile. - A Budapest la nostalgia non Š pi— quella di un tempo. Ma resiste, comunque, al nuovo che incalza, cercando di far rivivere la magia dell'epoca asburgica. Nei quartieri di Pest si restaurano i palazzi della Belle poque, si tirano a lucido i caffŠ letterari e le pasticcerie old style, che sono il marchio di fabbrica della Mitteleuropa, si ammodernano le storiche terme trasformandole in templi del wellness. Anche il quartiere medievale sulla collina di Buda Š stato riportato all'antico splendore: tutto, o quasi, Š come ai tempi in cui Francesco Giuseppe ed Elisabetta d'Austria, universalmente nota come Sissi, regnavano sull'Ungheria e risiedevano nel Palazzo Reale. Del resto anche il mito della ®dolce principessa¯, considerata una delle pi— sfolgoranti bellezze dell'800 e diventata un'icona del suo tempo, Š pi— vivo che mai, celebrato nei teatri di mezza Europa da Elisabeth, il re dei musical in lingua tedesca (tradotto in sette lingue, compreso l'ungherese). Per non parlare del successo della trilogia di film diretti da Ernst Marischka (La principessa Sissi, 1955, Sissi la giovane imperatrice, 1956, e Il destino di un'imperatrice, 1957) con protagonista Romy Schneider, che a distanza di mezzo secolo non solo continuano a essere regolarmente riproposti in televisione, ma risultano anche tra i pi— venduti in cassetta e in dvd. La regina del compromesso L'amata regina rivest un ruolo fondamentale nel raggiungimento dell'Ausgleich, il ®compromesso¯ fra Austria e Ungheria che, nel 1867, segn• il passaggio dall'Impero Austriaco a quello Austro- Ungarico. Il nome di Elisabetta, che qui per• tutti chiamano Erzsebet, all'ungherese, ricorre con una frequenza quasi ossessiva nella toponomastica cittadina: Erzsebet ter, per esempio, Š stata recentemente ribattezzata la centralissima piazza Engels; ma a fregiarsi del nome regale ci sono anche un viale, un quartiere e un ponte sul Danubio, sotto il quale, circondata da un'aiuola sempre in fiore, troneggia anche l'unica statua cittadina dedicata a Sissi. Non Š per• da qui che prende il via il nostro itinerario, bens dal luogo da cui ebbe inizio l'irresistibile ascesa di Sissi nel cuore del popolo magiaro. E precisamente dalla Chiesa di Mattia, che svetta con le sue guglie neogotiche sul Castello di Buda. Ô nella cornice da favola della cattedrale - cui monta la guardia la statua equestre di Santo Stefano - che nel 1867 Francesco Giuseppe e Sissi vengono incoronati re e regina d'Ungheria. La coppia si stabilisce nel vicino Palazzo Reale, ampliato e ammobiliato senza badare a spese per diventare la residenza ufficiale degli Asburgo durante i loro soggiorni ungheresi. Il loro arrivo, seguito da quello di ministri e notabili, ha un effetto dirompente sul sonnacchioso borgo del Castello, da sempre centro nevralgico del regno, ma che nei decenni precedenti era stato messo in ombra dall'effervescente espansione di Pest, la citt… gemella sulla sponda opposta del Danubio. Una Versailles ungherese Varcata la massiccia cancellata neobarocca si accede alla corte esterna affacciata come una terrazza sul Danubio. Come ogni palazzo reale che si rispetti, anche quello di Buda Š stato testimone di ogni fase storica del Paese e oggi ospita la Galleria e la Biblioteca nazionali, oltre al Museo Storico di Budapest, di cui si visitano la cappella reale e il salone delle cerimonie. Sissi, per•, non si trov• mai pienamente a proprio agio negli sfarzosi appartamenti di rappresentanza del Palazzo di Buda. A questi preferiva di gran lunga gli ambienti pi— intimi e accoglienti del Castello di G”d”llo, la residenza estiva appena fuori citt…, dono d'incoronazione del popolo ungherese. Gravemente danneggiata durante la Seconda guerra mondiale, la ®Versailles ungherese¯, immersa in un parco di 26 ettari, Š stata restaurata e aperta al pubblico soltanto una decina di anni fa. Al primo piano, gli appartamenti reali rivelano non solo lo stile di vita quotidiano della famiglia regnante, ma anche aspetti meno noti della complessa personalit… di Sissi. Sulla tappezzeria di seta viola, il suo colore preferito, accanto ai ritratti che la rappresentano con il costume tradizionale magiaro o a cavallo (sport per il quale nutriva una vera passione), risaltano quelli del consorte Francesco Giuseppe, della madre Ludovica, di tre dei suoi quattro figli, Gisella, Rodolfo e Maria Valeria, nonch‚ vedute dei luoghi cari della giovinezza in Baviera. Nello Scriptorium, dove Sissi era solita trascorrere lunghe giornate dedicandosi allo studio della lingua e della storia ungheresi per essere pi— vicina al suo popolo, ci sono ancora i libri degli scrittori pi— amati: S…ndor Petofi, J¢zsef E”tv”s e Mih…ly Horv…th. Mentre nella sala da pranzo la tavola Š perfettamente apparecchiata, naturalmente con un servizio di finissima porcellana di Herend, storica manifattura ungherese. Il decoro delle stoviglie Š il cosiddetto motivo G”d”llo, d'ispirazione orientale, che in onore di Sissi viene ancora prodotto dalla celebre casa magiara. Volendo, se ne pu• acquistare uno identico nel negozio Herend al numero 16 di viale Andrassy, l'elegante via dello shopping nel centro della capitale, dove si trova anche il Teatro dell'Opera, costruito proprio sotto il regno austro-ungarico e frequentato abitualmente dalla regina e dalla sua corte. Caf‚ New York: il ritorno di una leggenda Della stessa epoca Š anche il leggendario Caf‚ New York, a fine '800 ritrovo d'elezione dei protagonisti della letteratura e dell'arte magiara, tanto che ai suoi tavoli si stabil anche la redazione della rivista letteraria L'Ovest. Si racconta che Ferenc Molnar, autore de I Ragazzi della Via Paal, ne avesse addirittura gettato le chiavi nel Danubio per essere sicuro che non chiudesse mai. E cos Š stato per oltre un secolo, fino a quando, nel 2001, Š stato avviato un accurato restauro che ha restituito al locale l'originaria magnificenza. I soffitti affrescati, le decorazioni jugendstil, i marmi, i bronzi e i broccati sono tornati a splendere alla luce dei lampadari di cristallo e la primavera scorsa lo storico caffŠ letterario ha riaperto i battenti pi— splendido e sfarzoso di prima. Sebbene nella Belle poque fosse noto come ®il caffŠ pi— bello del mondo¯, probabilmente Sissi non mise mai piede al New York. Del resto, sono ben pochi i locali cittadini che possono vantare di aver avuto l'onore di una visita della regina. Eccezione che conferma la regola Š la storica pasticceria Gerbeaud (fondata nel 1858) di piazza V”r”smarty, che del periodo asburgico conserva arredi, atmosfere, nonch‚ le ricette originali dei dolci pi— in voga del tempo. Degna di una regina Š la celebre torta Dobos: un'ipercalorica delizia di cinque strati di pan di Spagna e crema al cioccolato ricoperta da uno strato di caramello, sfornata immancabilmente ogni mattina da pi— di un secolo e che, manco a dirlo, era la preferita di Sissi. Una strada imperiale L'ultimo omaggio, in ordine di tempo, alla principessa amante della vita all'aria aperta, dell'equitazione e dei viaggi, arriva dal mondo del turismo, che le ha addirittura dedicato un itinerario culturale, la ®Strada di Sissi¯, che ne segue le orme attraverso Baviera, Austria, Ungheria e Italia, tappe di una vita irrequieta e sempre in movimento. Si parte da Trieste: Sissi aveva una predilezione speciale per il nostro Paese e il suo clima mite, come ricorda il monumento che campeggia di fronte alla stazione ferroviaria del capoluogo giuliano. Tra un viaggio e l'altro non si lasciava sfuggire l'occasione di fare brevi soste al castello di Miramare, appartenuto a Massimiliano, fratello di Francesco Giuseppe. Pare che qui Sissi sia stata accolta per ben 14 volte, tra il 1869 e il 1896. L'imperatrice era inoltre un'abituale frequentatrice di Madonna di Campiglio, tradizionale meta di villeggiatura della corte asburgica, di Levico Terme e di Merano, dove soggiorn• nell'inverno del 1870. Il suo ricordo Š ancora vivo lungo la cosiddetta ®Passeggiata di Sissi¯, che si snoda dai giardini di Castel Trauttmansdorff al centro della citt… termale. Nei castelli dell'infanzia L'itinerario prosegue quindi in Germania, con una tappa a Neuschwanstein, nei pressi di Fssen, il fiabesco castello di Ludwig II, amato cugino della bella principessa. A breve distanza, sul Lago di Starnberg, sorge invece il castello di Possenhofen, residenza estiva della madre Ludovica, da cui si raggiunge il castello di Unterwittelsbach, nei pressi di Augusta, dove una mostra permanente rievoca la spensierata giovinezza della futura imperatrice. Hofburg: un museo tutto per Sissi Passando per Monaco, che diede i natali a Sissi, si giunge a Bad Ischl, in Austria, citt… imperiale per eccellenza, passata alla storia in quanto teatro del colpo di fulmine tra l'imperatore Francesco Giuseppe e la giovanissima Elisabetta. Qui la memoria dei lunghi soggiorni della coppia Š presente praticamente ovunque, dalla sontuosa Villa Imperiale, tuttora propriet… degli Asburgo, all'elegante Kurhaus, sede di innumerevoli balli e feste di gala, oggi trasformata in teatro per ospitare gli spettacoli del Festival dell'Operetta. A Vienna si visita il castello di Sch”nbrunn, dove la coppia imperiale trascorse i primi giorni dopo il matrimonio prima di trasferirsi negli appartamenti nella Hofburg, oggi aperti al pubblico. Qui, nel 2004, Š stato allestito il Museo di Sissi che ne ripercorre l'esistenza, senza tralasciare di mettere in evidenza virt— e manie della principessa attraverso una raccolta di memorabilia e oggetti personali. La mostra consente di ammirarne la sfolgorante bellezza nei suoi ritratti pi— famosi, ma ci sono anche alcuni abiti (tra cui una copia di quello indossato alla festa che precedette le nozze) e una ricostruzione del vagone-salone di corte a bordo del quale si spostava per l'Europa. Senza dimenticare gli accessori da viaggio: lo scrittoio in miniatura, il completo da toilette da 23 pezzi, la piccola farmacia e la cassetta dei colori ad acquerello. Una passione chiamata cavallo A Laxenburg, alle porte della capitale austriaca, si trova invece la residenza di Blauer Hof in cui venne alla luce Rodolfo, unico figlio maschio di Sissi e Francesco Giuseppe, morto suicida nella tenuta di caccia di Mayerling. Proseguendo verso l'Ungheria, l'itinerario tocca quindi Budapest e il Castello di G”d”llo (di cui parliamo ampiamente nelle pagine precedenti), ma prevede anche una deviazione a Herend alla celebre fabbrica di porcellane di cui gli Asburgo erano grandi estimatori. Mentre a Domonyv”lgy si pu• visitare il parco equestre L…z…r, che offre esibizioni a cavallo e gite in carrozza. Nell'800 non esisteva ancora, ma si tratta di una sosta comunque legata alla grande passione della regina d'Ungheria per l'equitazione. Maria Grazia Casella (®Tutto Turismo¯ n. 340/07) Musica ai fornelli - Quando la musica si pu•... mangiare. - Ecco qui un affascinante racconto, in ordine sparso ed arbitrario, di una serie di composizioni che gi… nei loro titoli sfoderano, pi— o meno volontariamente, riferimenti espliciti al cibo e alla tavola. Una casistica che non pretende di essere esaustiva, ma che vuole incuriosire e che magari potr… avvicinare qualcuno che, spinto dalla ®curiosit… gastronomica¯, possa avere voglia di ascoltare la musica in questione. Chiss…! Del resto le coincidenze non mancano e ce ne sono veramente per tutti i palati e per tutte le epoche. Gi… nella Spagna del Cinquecento c'era una composizione burlesca chiamata ensalada: si trattava di una serie di citazioni di melodie sacre, profane o popolari che il compositore mescolava a suo piacimento creando un brano nuovo. Insomma niente di pi— e niente di meno di quello che si fa quando si prepara un'insalata prendendo ingredienti di ogni tipo e mescolandoli tra di loro a piacere. Ma anche il mondo del melodramma ci ha consegnato una forma musicale ®mangereccia¯: il pasticcio. Questo consiste nella riscrittura di un libretto d'opera ex-novo su musiche gi… composte per un'altra opera; nel Seicento e nel Settecento confezionare un pasticcio era un modo pratico e garantito per racchiudere in un'unica opera il maggior numero di pezzi dal successo assicurato. Ma per iniziare la nostra carrellata di veri e propri ®titoli da mangiare¯ potremmo suggerire il Grand Pot-pourri in re maggiore per violoncello ed orchestra di Carl Maria von Weber, per proseguire poi con una Cotolekt-Polka, composta da Johann Strauss II per esaltare la gustosa cotoletta impanata sulla cui paternit…, gi… da allora, milanesi e viennesi discutevano animatamente. Peccato che la partitura di questa divertente danza sia andata bruciata dopo la morte del compositore; tuttavia possiamo consolarci e proseguire adeguatamente con i dessert gustandoci un altro Strauss, Richard, che nel 1922 scrisse Schlagobers (panna montata), un balletto con personaggi, trama e ambientazione da leccarsi i baffi, in cui accade anche che un ragazzo - che ha esagerato con cioccolata, panna montata e affini - si addormenta di colpo e inizia a sognare una cucina che si anima all'improvviso con delle danze di ingredienti e dolcetti vari. Ma se la panna montata di Strauss non dovesse soddisfare il palato di qualcuno ci si pu• sempre tuffare in una Wedding Cake (torta di nozze) del francese Saint S„ens: un elegante valzer per pianoforte ed archi scritto nel 1886 per le nozze di una sua amica ed allieva. In altri tempi e in altri luoghi un dolce diverso avrebbe potuto servircelo il monaco Adriano Banchieri che nel 1604 firm• lo Zabaione musicale; il compositore bolognese scrisse pure un madrigale intitolato La pazzia senile in cui i versi aulici del celebre Palestrina che recitavano originariamente ®Vestiva i colli e le campagne intorno¯ venivano goliardicamente trasformati in ®Rostiva i polli e le castagne al forno¯. Sicuramente meno nobili ma decisamente pi— saporiti! Anche Bach nelle Variazioni Goldberg utilizz• metaforicamente due antiche canzoni popolari tedesche una delle quali recitava nel testo: ®Cavoli e rape mi hanno scacciato;@ se mia madre avesse cucinato della carne, sarei rimasto di pi—¯. Come dargli torto! Ma quando si parla di musica e di cucina non si pu• fare a meno di citare Gioacchino Rossini. Scorrendo i titoli delle sue composizioni ci si pu• imbattere in alcune deliziose citazioni culinarie: quando si trovava a Parigi il pesarese intitol• alcuni brevi brani per pianoforte - musicalmente molto diversi e lontani dalla ricchezza delle partiture delle sue opere liriche - con dei nomi alquanto curiosi come Les petit pois (i piselli), Un saut‚, Hochis romantique (trito romantico). Li raccolse tutti sotto il titolo di P‚ches de vieillesse nel cui quarto volume troviamo Quatre mendiants et quatre hors d'oeuvres, (quattro mendicanti e quattro antipasti) in cui Quattro mendicanti Š il nome di un dessert composto da quattro frutti secchi - Les figues sŠches (i fichi secchi), Les almandes (le mandorle), Les raisins (l'uvetta) e Les noisettes (le nocciole) - mentre i Quattro Antipasti sono Les radis (i ravanelli), Les anchois (le acciughe), Les cornichons (i cetrioli) e Le beurre (il burro). In questa scorpacciata di brani dai titoli eccentrici non potevamo dimenticare Erik Satie. Il musicista francese, precursore dell'avanguardia parigina e a stretto contatto con Picasso, Cocteau, Apollinaire, amava usare titoli eccentrici per i suoi brani (basti ricordare Gymnop‚dies ossia Gimnopedie) e nel 1903 intitol• una composizione per pianoforte a quattro mani, Tre pezzi in forma di pera. In realt… i pezzi in questione sono sette e pare che il titolo volesse essere una risposta impertinente alla preoccupazione del maestro Guirad che lo sollecitava a ®curare la Forma¯. Nel mondo della musica pop e rock i titoli che si richiamano al cibo sono ancora pi— numerosi e vale la pena ricordarne almeno qualcuno come Eggs & Sausage (Uova e salsicce) di Tom Waits oppure il popolarissimo Fatte 'na pizza di Pino Daniele, brano del 1993 che era un vero e proprio inno alla pizza napoletana, o ancora Honey Pie (Torta di miele) dei Beatles, Il Minestrone di Giorgio Gaber fino al celebre Viva la pappa col pomodoro di Rita Pavone. E ci sarebbero ancora tantissime altre canzoni che, non solo nei titoli, ma pure nei testi fanno venire l'acquolina in bocca. Ma tra vertiginosi salti temporali, generi musicali e sbalzi gustativi ecco spuntare le ricette che Leonard Bernstein, l'autore di West Side Story, prese in prestito da un libro di cucina francese per comporre alcune melodie per voce e pianoforte intitolate Plum Pudding (pudding di prugne), Queues de boeuf (code di bue), Tavouk Guenksis (timballo di pollo) e Civet … toute vitesse (rag— a tutta velocit…). In quest'ultimo brano il compositore americano raccomanda con un'annotazione: ®Quando si avesse fretta, ecco un modo per preparare un rag— di lepre che vi raccomando¯. E cos mentre un odore inebriante sembra diffondersi per la cucina e la musica di Bernstein va accelerando con un ritmo incalzante, il brano termina con un ®Servite!¯. Cosa aggiungere? Buon appetito e... buon ascolto! Domenico Coduto (®Cucina & Vini¯ n. 82/06)