Gennaio-Marzo 2008 n. 1 Anno XXII Quaderni di Minimondo Rivista culturale Braille Periodico trimestrale Fascicolo I Direzione Redazione Amministrazione Biblioteca Italiana per i Ciechi 20052 Monza - Casella postale 285 c.c.p. 853200 - tel. 039/28.32.71 e-mail: bic@bibciechi.it Dir. Resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Massimiliano Cattani, Antonietta Fiore, Ilaria De Cristofaro Pietro Piscitelli (Responsabile) Copia in omaggio Stampato in Braille a cura della Biblioteca Italiana per i Ciechi ®Regina MargheritaŻ onlus via G. Ferrari, 5/a 20052 Monza Sommario Nicoletta Cavazza, Piergiorgio Corbetta: Destra e sinistra: vale ancora la pena di parlarne? (®il MulinoŻ n. 435/08) Alessandro Rosina: 2008, perch‚ non scoppia la rivoluzione giovanile? (®il MulinoŻ n. 435/08) Ilaria Petracca, Marcella Cuddetta, Paolo Renzi: Il mobbing lavorativo in Italia (®Psicologia contemporaneaŻ n. 205/08) Pascale This: Menopausa addio? (®Le ScienzeŻ n. 427/04) Elisabetta Canoro: In cammino con il Che (®Tutto TurismoŻ n. 345/07) Davide Sparti: Jazz: dalle piantagioni alle metropoli (®PrometeoŻ n.100/07) La famiglia dai mille volti (®LettureŻ n. 642/07) - Marco Deriu: La famiglia secondo la televisione - Vanni Codeluppi: La famiglia secondo la pubblicit… - Massimo Zanichelli: La famiglia vista dal cinema - Roberto Carnero: La famiglia nella narrativa italiana - Orsola Vetri: Le saghe familiari - Renata Maderna: La famiglia nell'editoria per ragazzi Pasquale Di Palmo: Tommaso Landolfi: una vita in bilico tra gioco e letteratura (®LettureŻ n.630/06) Destra e sinistra: vale ancora la pena di parlarne? - Ô dai tempi della Rivoluzione francese che la distinzione sinistra-destra struttura il discorso politico europeo. Quella di allora era una divisione spaziale dal significato politico assai circoscritto, che in termini di identit… politica si limitava a separare i favorevoli dai contrari alla monarchia. A distanza di due secoli, questa distinzione Š ancora rilevante nel discorso politico contemporaneo? - Ebbene: ®Il liberismo Š di sinistraŻ. Ô quanto affermano - a cominciare dal titolo - Alberto Alesina e Francesco Giavazzi in un brillante pamphlet pubblicato pochi mesi fa. Gli autori sostengono che esiste ormai una ®confusioneŻ di confini fra destra e sinistra e sviluppano la tesi che - paradossalmente - proprio il liberalismo economico sarebbe in grado oggi di far raggiungere al nostro Paese quegli obiettivi di giustizia sociale e di eguaglianza delle opportunit… che hanno sempre rappresentato il fine ideale della sinistra. Che il liberismo sia di sinistra Š affermazione decisamente sconvolgente per chi Š abituato a ragionar di politica con le categorie ideologiche tradizionali. Ma questa apparente (spiegheremo perch‚ solo ®apparenteŻ, a nostro parere) confusione fra destra e sinistra non Š solo un'ipotesi teorica sviluppata dai due autori che abbiamo menzionato. Emerge in politica di continuo. La stessa fusione fra Margherita e Democratici di Sinistra nel Partito democratico, che cos'Š se non l'incontro tra democristiani e comunisti, che convergono nello stesso partito dopo mezzo secolo di lotta senza quartiere? E passando appena appena i confini nazionali vediamo che, nella vicina Francia, Sarkozy recluta sostenitori fra gli intellettuali pi— noti della sinistra e conferisce importanti incarichi di governo ad autorevoli esponenti del Partito Socialista. Infine, il dibattito odierno sulla riforma elettorale guarda con crescente ostilit… alla polarizzazione del sistema partitico e ogni giorno ritorna con insistenza l'affermazione che sinistra e destra oggi, dopo la caduta del muro di Berlino, non hanno pi— senso; e lo dicono non solo quelli che al centro si trovano bene, ma anche gli altri. E ancora di pi— si sente esprimere questa idea nel quadro di quella configurazione di atteggiamenti popolari che Š stata definita come ®antipoliticaŻ (citiamo dal blog di Beppe Grillo: ®ma qui non Š questione di sinistra o di destra, ormai lo capirebbe anche un bambino di quarta elementare che tra i due schieramenti non vi Š differenza alcunaŻ). Sono tutti segnali del fatto che ®sinistraŻ e ®destraŻ sono parole ormai usurate dal tempo, retaggi di un passato superato dalla storia? Che potremmo davvero archiviare l'antica tendenza a categorizzare in questa familiare dicotomia quasi tutto ci• che si muove in politica? (e anche fuori da essa, come sottolineava la canzone di Giorgio Gaber). Ma attenzione: siamo veramente sicuri che queste categorie non ci servano pi— e che - soprattutto - per i cittadini non abbiano pi— alcun significato n‚ svolgano alcuna funzione? A cosa serve la dimensione sinistra-destra? Sono pi— di 200 anni che la distinzione sinistra-destra struttura il discorso politico europeo, da quando a Versailles il 28 agosto 1789, nelle prime settimane della Rivoluzione francese, i partecipanti agli Stati generali riuniti in Assemblea costituente si separarono fisicamente sul tema del diritto di veto del re: a destra del presidente si collocarono i favorevoli - i nobili; alla sua sinistra i contrari - il terzo Stato. Si trattava allora di una divisione spaziale dal significato politico assai circoscritto: in termini di identit… politica si limitava a distinguere i favorevoli dai contrari alla monarchia; in termini di contenuto non andava, in quel momento, oltre lo specifico problema del diritto di veto. Tutti sappiamo, al contrario, come questa distinzione sinistra-destra si sia arricchita di significati nel tempo, ed abbia rappresentato nel mondo occidentale (ma specialmente europeo), lungo tutti i due secoli che ci separano dalla Rivoluzione francese, la coppia concettuale meglio in grado di riassumere le differenze politiche, un elemento chiave del nostro linguaggio politico. Tuttavia molto Š cambiato nella societ… e nella politica europea negli ultimi anni, e ci si chiede sempre pi— insistentemente, non solo fra i politici, ma anche da parte di osservatori, analisti e studiosi, se questa distinzione sia ancora rilevante nel discorso politico contemporaneo. Innanzitutto Š stata decretata la ®fine delle ideologieŻ. Le grandi visioni ideologiche che per i primi tre quarti del novecento hanno strutturato la societ…, l'economia e la politica, conferendo senso e idealit… utopiche a pi— di una generazione e identit… politica alle masse, si sono senza dubbio affievolite. Questo processo ha investito anche la rilevanza delle fratture sociali (social cleavages) - in primis quella di classe e religiosa - che fino agli anni Settanta erano state alla base della formazione dei grandi partiti di massa e per decenni avevano orientato gli atteggiamenti politici ed i comportamenti elettorali dei cittadini. Su questa base si potrebbe presupporre che lo stesso destino riguardi anche l'asse ideologico sinistra-destra. Tuttavia, gli indizi che ci vengono forniti dalla ricerca empirica non sembrano andare in questa direzione. Gi… nel 1976, uno studio condotto in nove nazioni europee mostrava che concetti come ®destraŻ e ®sinistraŻ stavano acquisendo nuova vita e nuovi significati nella politica del mondo occidentale. Questa permanenza di significato della dimensione sinistra-destra nel discorso politico Š stata confermata da molte ricerche nel corso degli ultimi trent'anni. In sintesi, nelle democrazie occidentali l'antinomia sinistra-destra conferisce tuttora significato e intelleggibilit… ad una realt… politica complessa a tre livelli: a) al livello degli elettori, come risulta dai dati delle European Social Surveys condotte in Europa negli ultimi anni, che ci dicono che oltre l'80% degli elettori Š in grado di collocarsi politicamente in termini di sinistra-destra; b) al livello degli osservatori ed analisti, i quali da oltre trent'anni attraverso le expert surveys indicano sistematicamente il conflitto sinistra-destra come il pi— rilevante nella competizione fra i partiti; c) al livello dei programmi dei partiti e delle piattaforme elettorali, dove l'analisi del contenuto mette sistematicamente in luce, nelle nazioni considerate, come quella fra sinistra e destra sia la distinzione dominante. Per capire le ragioni del persistere della dimensione sinistra-destra nella cultura politica occidentale, dobbiamo interrogarci sulle funzioni da essa svolte. Da un lato, le viene riconosciuta una funzione di orientamento sociale: essendo costituita da un insieme di idee e di valori riguardanti l'ordine politico che guidano i comportamenti politici collettivi e essendo basata su una radicale contrapposizione fra amico e nemico, la dimensione sinistra-destra serve da quadro di riferimento simbolico, rispetto al quale i raggruppamenti politici si posizionano e rendono comunicabili le loro posizioni. Dall'altro lato, svolge una funzione anche a livello individuale, consistente nel semplificare la formulazione di giudizi e decisioni dei singoli in ambito politico. La psicologia di approccio socio-cognitivo ha infatti mostrato che gli individui spesso formulano i propri giudizi attraverso l'applicazione di euristiche, ovvero semplici regole di decisione, definite anche ®scorciatoie cognitiveŻ, che possono essere applicate bypassando l'elaborazione approfondita delle informazioni. Sono regole che assumono la forma di sillogismi nel ragionamento umano. Facciamo un esempio: Ci• che sostiene Veltroni Š di sinistra (premessa maggiore). Veltroni sostiene la necessit… di sostituire gli ®scaliniŻ allo ®scaloneŻ nell'ambito dell'et… pensionabile (premessa minore). Gli scalini sono di sinistra (conclusione). Dalla conclusione sono in grado di trarre una valutazione molto rapida senza leggere e capire il testo della proposta di riforma della legge Maroni: se io sono di sinistra valuto positivamente gli scalini, mentre se sono di destra li valuto negativamente. L'utilit… di questo schema di ragionamento appare evidente a tutti proprio quando non Š possibile applicarlo in questo modo semplice: chi, al di l… dei costituzionalisti o degli esperti, ha oggi un'opinione sulla proposta di riforma elettorale sul modello tedesco- spagnolo (il cosiddetto ®VassallumŻ), dopo che sia Berlusconi che Veltroni si sono dichiarati entrambi favorevoli a essa? L'assenza di una etichettatura di sinistra o di destra per questa proposta politica lascia nel disorientamento pi— assoluto la quasi totalit… degli elettori. Il ragionamento basato sulle euristiche Š largamente utilizzato, ma interviene in particolare quando l'individuo affronta compiti decisionali molto complessi (come sono i giudizi e le decisioni nell'ambito politico) ed Š allo stesso tempo scarsamente interessato (come sono in molti casi i cittadini) ad elaborare una conoscenza veramente accurata. In questo caso, la collocazione lungo l'asse sinistra-destra degli oggetti politici (partiti e leader) e delle prese di posizione sulle varie tematiche politiche e sociali facilita enormemente i processi di ragionamento e di scelta degli elettori, in quanto riduce la complessit… del panorama politico. CosŤ gli elettori possono elaborare rapidamente un'opinione su un nuovo oggetto politico (partito, coalizione, leader) sulla base della collocazione sull'asse sinistra- destra che ne viene data (dal partito o leader stesso, dagli altri protagonisti della politica, dai media). E allo stesso modo, possono rapidamente dedurre la propria posizione su temi complessi senza documentarsi a fondo, ma a partire dalla contrapposizione delle posizioni fra i partiti di sinistra e di destra. Questa funzione di orientamento degli elettori si mostra tanto pi— utile e preziosa quanto pi— il sistema politico Š complesso. Gi… Sartori aveva sostenuto l'indispensabilit… di una semplificazione unidimensionale del tipo sinistra-destra nel caso di sistemi multipartitici: ®Quando l'elettore deve confrontarsi con cinque o pi— partiti, il costo dell'informazione e la conseguente indeterminatezza si moltiplica esponenzialmente ed una drastica semplificazione diventa assolutamente necessaria. In questo contesto l'elettore medio dovrebbe diventare una sorta di computer per potersi orientare tra le molteplici possibilit…... Detto in termini molto generali, pi— sono i partiti, pi— la loro competizione tende a coagularsi lungo uno spazio lineare di tipo sinistra-destraŻ. Lo stesso ragionamento si pu• applicare quando la difficile intelleggibilit… del mondo politico Š generata da una sua trasformazione. Quando i partiti familiari agli elettori cambiano la denominazione, scompaiono o si riaggregano in formazioni diverse, un continuum che rappresenti simbolicamente lo spazio politico fornisce agli elettori un ancoraggio, un punto di riferimento noto per ritrovare quel minimo di continuit… necessaria ad orientarsi. La ragione della persistenza della dimensione sinistra-destra nella cultura politica nazionale, dunque, pu• essere ricondotta al fatto che, anche se i contesti socio-politici sono profondamente mutati nel corso del tempo, sono rimasti intatti i due bisogni ai quali questa coppia concettuale ha sempre risposto: un bisogno ®individualeŻ (capire, semplificare, rappresentare, decidere) e un bisogno ®socialeŻ (comunicare, definire posizioni reciproche, fidarsi). Al di l… delle trasformazioni sociali e politiche che influenzano in modo variabile i contenuti associati alle etichette di sinistra e destra, rimane evidente (anzi, potremmo dire che aumenta in relazione alla complessit… del contesto politico) la necessit… di uno schema di riferimento che assolva a queste due funzioni. Quattro tesi pi— una Ma in che modo la dicotomia sinistra-destra assolve a queste funzioni? Quali sono i punti di riferimento che gli elettori trovano nel quadrante di questa bussola? Per capire questo aspetto occorre interrogarsi sui significati, cioŠ sul contenuto che le persone attribuiscono a queste etichette. Si tratta, come si pu• intuire, di un campo di studio parecchio frequentato dai politologi, i quali hanno proposto a nostro modo di vedere una serie di risposte sintetizzabili in quattro tesi. Probabilmente la pi— celebre Š quella proposta da Norberto Bobbio, in un libro che non a caso ha avuto tanta fortuna anche nelle sue versioni tradotte. Egli assegna alla distinzione sinistra-destra un significato autonomo - cioŠ indipendente da altri fattori, intrinseco - e sostanzialmente invariante nel tempo e nello spazio. Secondo Bobbio, ®il criterio pi— frequentemente adottato per distinguere la destra dalla sinistra Š il diverso atteggiamento che gli uomini viventi in societ… assumono di fronte all'ideale di eguaglianzaŻ (119). Afferma ancora che ®il fondamento della differenza fra uomini di destra e uomini di sinistra sta nel fatto che gli uni hanno la tendenza a considerare gli uomini pi— eguali che diseguali, gli altri, viceversa, a considerarli pi— diseguali che egualiŻ (164). Bobbio sottolinea il carattere di stabile permanenza nella storia dell'umanit… dell'ideale utopico dell'eguaglianza, al pari della libert… e della pace (126), e ricorda come sia stato sempre presente nel pensiero filosofico- politico dalla repubblica ideale di Platone all'utopia marxiana (148), e come abbia ®ispirato tanto la rivoluzione russa quanto le socialdemocrazie europeeŻ (188). Anche la seconda tesi assegna un contenuto intrinseco e autonomo alle categorie di sinistra e destra, affermando tuttavia che si tratta di un contenuto non univoco e destinato a mutare nel tempo. In questo caso il significato della dicotomia sinistra-destra sarebbe ancorato ai conflitti sociali di base che caratterizzano ogni sistema sociale. Questi conflitti cambiano a seconda delle societ… ed a seconda dei tempi. Per esempio, c'Š stato un periodo in cui nelle societ… europee il conflitto principale Š stato quello di classe. Successivamente si Š detto che il conflitto di classe Š stato progressivamente sostituito da un conflitto sui valori, che ha provocato uno spostamento delle priorit… dai temi della sicurezza economica a quelli della qualit… della vita, dell'autorealizzazione, del soddisfacimento intellettuale ed estetico: e cioŠ, nella terminologia di Inglehart, da valori di tipo ®materialistaŻ a valori di tipo ®postmaterialistaŻ. Questa nuova conflittualit… sui valori - che Š stata concettualizzata anche in maniera differente, per esempio fra valori libertari e valori autoritari - avrebbe dato luogo ai partiti ed ai movimenti della cosiddetta new politics (ambientalismo, femminismo, anticonsumismo, ecc.). La terza tesi Š quella che sostiene che le categorie di sinistra e destra non hanno un proprio ed autonomo significato per l'elettore, il quale considera le posizioni sull'asse da queste definito semplici ®etichette convenzionaliŻ, derivate dal posizionamento dei partiti sull'asse stesso. Il tema era gi… stato esplicitato da Butler e Stokes nel 1969, quando avevano sostenuto che nel caso della Gran Bretagna l'identificazione partitica veniva prima della propria autocollocazione sull'asse sinistra-destra. In altre parole gli elettori, chiesti di dichiarare se si consideravano personalmente di sinistra, di centro o di destra, derivavano la propria posizione da quella del partito preferito (nel caso italiano, se votavano Pci si dichiaravano di sinistra, se Dc si dichiaravano di centro, ecc.). Gli individui in questo caso - e la considerazione varrebbe naturalmente anche per l'oggi - riconoscono e usano le etichette esclusivamente in associazione con i partiti senza considerare i significati pi— profondi legati ai concetti di ®sinistraŻ e ®destraŻ. La quarta tesi consiste, in un certo senso, in una estremizzazione della seconda: sinistra e destra cambiano di significato a seconda delle societ… e dei tempi. Tuttavia i contenuti che sostituiscono i precedenti non sono espressione di nuove fratture sociali, ma vengono allineati lungo l'unidimensione sinistra-destra pi— per un'esigenza funzionale di ordine e di intelleggibilit… della politica che per una legge di coerenza interna, ®cosŤ come uno - secondo quanto scriveva Giacomo Sani nel lontano 1974 - pu• utilizzare nord e sud come mezzo per raggiungere una certa destinazione anche senza avere alcuna conoscenza del polo magnetico o dei punti cardinaliŻ. ®SinistraŻ e ®destraŻ diventano cosŤ delle pure etichette, che possono mantenere nel tempo una certa associazione con tradizionali riferimenti sociali e orientamenti di politica pubblica (si pensi alla associazione di ®sinistraŻ con la classe operaia e con l'intervento dello Stato nell'economia), ma che si adattano anche, e sempre pi— rapidamente, al mutevole gioco della competizione politica. Sartori per esempio scrive: ®Destra e sinistra sono immagini spaziali [...] sono contenitori vuoti aperti a tutti i travasi, a tutti i contenuti. Ma cosŤ Š atemporalmente, o attraverso il tempo. In ogni singolo tempo, momento o periodo storico, le nostre ®immagini spazialiŻ non sono vuote ma piene: sono associate, cioŠ, a tutta una serie di contenuti. In questo senso e riferimento, allora, destra e sinistra ®significanoŻ e cioŠ stanno per pacchetti di issues, per una serie di posizioni su una serie di questioni controverse... Per esempio Š facile documentare che ®sinistraŻ si associa oggi a eguaglianza (maggiore eguaglianza), cambiamento (riforme), irreligiosit… (laicit…), fiducia nell'Unione Sovietica, antipatia nei confronti della polizia, dell'imprenditore, del capitalismo, e, inversamente, simpatia per i sindacati, gruppi di protesta, movimenti femministi e gruppi rivoluzionari. ®DestraŻ si associa, invece, con gli atteggiamenti oppostiŻ. Sani e Sartori sviluppavano queste considerazioni con riferimento all'Italia degli anni Settanta. Oggi alcune di quelle affermazioni non sono pi— valide: per esempio orientamenti legati alla guerra fredda, sentimenti verso istituzioni d'ordine come magistratura e polizia, atteggiamenti verso categorie economiche come libero mercato o protezionismo statale, centralismo amministrativo o autonomia regionale, non entrano pi— od entrano solo marginalmente (o addirittura in senso opposto rispetto al passato) nelle definizioni di sinistra-destra. Nello stesso tempo nuovi atteggiamenti, per esempio verso gli immigrati, le tasse, la criminalit…, la procreazione assistita, la famiglia, l'Europa, la globalizzazione economica, sembrano caratterizzare i significati odierni di sinistra e destra in Italia (e non solo in Italia). A nostro avviso a queste quattro tesi se ne pu• aggiungere una quinta che in realt… non Š contrapposta alle precedenti, ma le rielabora in un unico quadro concettuale. Effettivamente si pu• sostenere che sinistra e destra sono categorie che assicurano l'assolvimento delle funzioni individuali e sociali viste sopra, e la flessibilit… di significati necessaria per l'adattamento al contesto storico-politico. In poche parole, mutuando un costrutto noto in psicologia sociale, riteniamo che le concezioni di sinistra e destra abbiano le caratteristiche delle rappresentazioni sociali. Le rappresentazioni sociali sono sistemi di valori, credenze, opinioni, repertori semantici, teorie del senso comune che fungono da universi simbolici di riferimento. Si costruiscono soltanto intorno ad oggetti socialmente rilevanti (non abbiamo rappresentazioni sociali della patata fino a quando questa non diventa per esempio l'elemento portante dell'economia della nostra comunit… e in quanto tale socialmente rilevante) e si sviluppano nel corso degli scambi comunicativi fra le persone nei gruppi e nelle comunit…. Le rappresentazioni sociali servono in primo luogo ad attribuire significati socialmente condivisi agli oggetti, ad assicurare un campo di riferimento simbolico comune che Š la precondizione necessaria per comunicare e capirsi. Diventano quindi una sorta di mappa geografica del campo semantico relativo ad un oggetto, entro la quale l'individuo si muove a suo agio e in maniera coordinata con gli altri individui. All'interno di questo campo di riferimento comune, infatti, gli individui e i gruppi sociali, pur assumendo posizioni differenti, sono in grado di confrontarsi su una base comune (per esempio tutti sappiamo grossomodo a che cosa ci riferiamo quando parliamo di un partito di sinistra sia se lo valutiamo positivamente sia se lo valutiamo negativamente). Le rappresentazioni sociali sono allo stesso tempo stabili e flessibili. La stabilit… Š assicurata da un nucleo centrale di significati irrinunciabili. La flessibilit… e l'adattamento al contesto sono invece dovuti alla componente periferica che contiene gli elementi variabili. La parte periferica assicura l'evoluzione della rappresentazione, in quanto contiene gli elementi che per primi mutano in relazione al contesto e alle trasformazioni subite dall'oggetto, lasciando per lo pi— intatto il nucleo centrale. Quando i cambiamenti si mantengono nel tempo e sono percepiti dalle persone come irreversibili, allora possono arrivare ad intaccare anche i significati contenuti nel nucleo centrale. Ma questo avviene per lo pi— in tempi relativamente lunghi. Nel caso che stiamo qui analizzando, riteniamo che alcuni significati intrinseci siano contenuti nel nucleo centrale della rappresentazione di sinistra e destra. In particolare, si tratter… dei riferimenti simbolici pi— astratti (l'eguaglianza come proposto da Bobbio, ma anche altri valori distintivi). Elementi pi— concreti e contingenti (per esempio i riferimenti a temi specifici, a formazioni politiche e a protagonisti) vengono rielaborati di volta in volta in relazione alle caratteristiche del contesto e della fase storica. Questa struttura consente agli elettori sia di stabilire che cosa Š di sinistra e destra sulla base di criteri valoriali fondamentali, sia di riempire continuamente di ulteriori riferimenti sinistra e destra in relazione agli oggetti nuovi che si impongono nell'orizzonte politico (per esempio nuove formazioni politiche). In questa logica, le rappresentazioni sociali della sinistra e della destra sono dunque in grado di svolgere le due funzioni che abbiamo individuato come cruciali per la permanenza di queste categorie nel linguaggio comune. Sul piano sociale assicurano la possibilit… di capirsi e di posizionarsi reciprocamente in un quadro di riferimento comune. Sul piano individuale permettono agli elettori di generare e usare diverse euristiche, sia sulla base dei contenuti pi— astratti e stabili sia sulla base di quelli pi— concreti e contingenti. Facciamo due semplici esempi. Esempio del primo tipo di euristica pu• essere il seguente: - ci• che promuove l'uguaglianza Š di sinistra (premessa maggiore); tassare le rendite finanziarie promuove l'uguaglianza (premessa minore); quindi, tassare le rendite finanziarie Š di sinistra (a cui segue poi che se sono di sinistra lo valuter• positivamente, se sono di destra negativamente senza dover fare una analisi ulteriore di pro e contro). Esempio del secondo tipo pu• essere il seguente: - ci• che Berlusconi promuove Š di destra; Berlusconi sostiene la necessit… di disporre le intercettazioni telefoniche solo per reati veramente gravi; quindi, limitare la possibilit… di intercettazioni telefoniche Š di destra (e anche qui ne consegue che se sono di sinistra lo valuter• negativamente, se sono di destra positivamente senza dover fare una analisi ulteriore di pro e contro). Perch‚ il liberismo pu• essere di sinistra Torniamo al nostro punto di partenza, all'affermazione apparentemente paradossale che il liberismo Š di sinistra. Perch‚ Š paradossale solo ®apparentementeŻ? Perch‚ l'affermazione di Alesina e Giavazzi si colloca pienamente nel significato e nelle funzioni di sinistra-destra cosŤ come le abbiamo tratteggiate nella nostra ultima tesi. I due autori salvaguardano perfettamente quello che abbiamo definito essere gli elementi stabili, il nucleo centrale di significati irrinunciabili della coppia concettuale sinistra-destra. Scrivono infatti che ®oggi in Italia, chi ha a cuore i valori storici della sinistra, cioŠ equit…, pari opportunit…, criteri di merito e non di classe, dovrebbe schierarsi in prima linea nelle battaglie a favore di un mercato nel quale vengano fatte rispettare regole del gioco trasparenti, con politiche fiscali e redistributive efficienti e non ®catturateŻ anch'esse da pochi privilegiatiŻ. Quindi riconoscono il contenuto valoriale della sinistra - in questo caso il valore dell'eguaglianza - al quale associano contenuti contingenti (in questo caso di tipo economico) nuovi, che a volte addirittura capovolgono quelli che erano i contenuti del passato (non c'Š dubbio che il liberalismo sia stata una visione economica legata per oltre un secolo alla destra). Potremmo esemplificare ulteriormente questo duplice binario di mantenimento/sostituzione, continuit…/cambiamento utilizzato da Alesina e Giavazzi. Scrivono per esempio: ®Chi Š pi— di sinistra? Chi liberalizza commercio e professioni o chi permette che le farmacie si tramandino di padre in figlio consentendo loro di far pagare a prezzi esorbitanti anche medicinali comunissimi come l'aspirina?Ż (p. 17). E ancora: ®Chi Š pi— di sinistra? Chi vuole riformare alla radice il nostro sistema di Welfare nell'interesse dei poveri e dei giovani, oppure chi difende i fortunati che hanno un lavoro a tempo indeterminato e vanno in pensione a 57 anni?Ż (p. 19). Ô giunto il momento di concludere. A nostro parere ®sinistraŻ e ®destraŻ sono oggi pi— vive e pi— utili che mai, anche nell'era della ®fine delle ideologieŻ. Sono rappresentazioni sociali che esercitano le stesse funzioni che hanno svolto in passato le ideologie. Qual Š allora la differenza? Perch‚ le ideologie non sono pi— adeguate, mentre lo sarebbero le rappresentazioni sociali? Il motivo principale riguarda la modalit… di elaborazione di questi sistemi di idee. Le ideologie sono un prodotto delle ‚lite intellettuali e politiche, che ne difendono l'ortodossia, precludendone la flessibilit…. Si avvicinano a ci• che Moscovici definisce ®universi reificatiŻ: ®una mappa di forze, oggetti ed eventi che sono indipendenti dai nostri desideri e al di fuori della nostra consapevolezza, ed ai quali possiamo reagire imparzialmente e remissivamenteŻ. Al contrario le rappresentazioni sociali attengono agli universi consensuali, quelli cioŠ che ®ristabiliscono la consapevolezza collettiva e le danno forma, spiegando oggetti ed eventi in modo tale da renderli accessibili a tutti e da farli coincidere con i nostri interessi immediatiŻ. Essendo elaborate dalle ‚lites, le ideologie sono le stesse per tutti, mentre le rappresentazioni sociali sono elaborate dai cittadini nel corso delle conversazioni nei bar, negli scompartimenti dei treni, nelle sale d'aspetto o in famiglia davanti alla tv, quindi possono differenziarsi a seconda dei gruppi sociali che le esprimono. Il modo in cui noi per esempio pensiamo a sinistra e destra, e i riferimenti simbolici che utilizziamo non sono gli stessi che usano altri gruppi sociali molto lontani da noi (per es. i giovani o le persone che faticano ad arrivare alla fine del mese...). Dunque mentre le ideologie godevano di una coerenza complessiva assicurata per tutti, al di l… dei contesti in cui potevano essere calate, le rappresentazioni sociali sono sŤ internamente coerenti, ma tale coerenza Š ricostruita dagli specifici gruppi sociali che se ne appropriano. Esse mantengono tuttavia un nucleo centrale i cui contenuti non solo non variano nel tempo, ma non variano neanche all'interno di una stessa cultura, mentre pu• variare molto la parte periferica anche in relazione ai gruppi che le costruiscono. CosŤ se il nucleo assicura la stabilit… delle rappresentazioni nel tempo, assicura anche la stessa stabilit… inter-gruppi, mentre i contenuti periferici caratterizzano i contesti culturali e sociali in cui vengono elaborati. Un buon esempio di questo passaggio Š illustrato dalle parole di Raffaele Simone, il quale parla di ®declino degli ideali della sinistraŻ, sostenendo a ragione che: ®i suoi principi si sono fatti via via pi— light: generici, accomodanti, pronti a conciliazioni diverse e nient'affatto esclusivi rispetto ad altre posizioniŻ. Poi per• si allontana dalla nostra tesi quando afferma che ®il contenitore che chiamiamo globalmente sinistra [...] Š oggi pressoch‚ vuoto e nessuno sa pi— bene che cosa plausibilmente metterci [...] Il nucleo infatti non c'Š.Ż Sinistra (e destra, aggiungiamo noi) sono una ®marmellata di ideeŻ, come ancora Simone afferma? Probabilmente sŤ, nel senso che certamente manca loro la coesione del passato assicurata da un sistema di idee esterno agli individui che le adottano. Tuttavia sono ancora aggregati concettuali nei quali gli elettori e gli operatori della politica si riconoscono; non privi di contenuto, ma con contenuti parzialmente variabili (e che sono variati nel tempo), disposti attorno ad un nucleo valoriale stabile, che nel caso della sinistra sembra di poter principalmente ricondurre ancora una volta al concetto di eguaglianza, come Norberto Bobbio ci ha insegnato. Nicoletta Cavazza Piergiorgio Corbetta (®il MulinoŻ n. 435/08) 2008, perch‚ non scoppia la rivoluzione giovanile? - La sottovalutazione o almeno, nei fatti, il sottoutilizzo delle fasce pi— giovani della popolazione adulta come classe dirigente Š ormai un carattere definitivo della societ… italiana. Eppure i giovani pi— bravi e potenzialmente in grado di assumersi incarichi di responsabilit… non sembrano prendersela pi— di tanto: o emigrano o restano in attesa, senza protestare. - Nulla di nuovo sotto il sole, anzi, troppo di vecchio. Nel nostro Paese, pi— che altrove, anzianit… e potere sono strettamente connessi. I dati sono sotto gli occhi di tutti. Mettendo assieme le attuali prime tre cariche dello Stato otteniamo un'et… che supera abbondantemente i due secoli. Se consideriamo il presidente del Consiglio e chi detiene i principali ministeri, otteniamo un'et… media superiore ai 65 anni. Se aggiungiamo il leader dell'opposizione la media si alza ulteriormente. Insomma, i vertici dello Stato, del governo e dell'opposizione sono tutti in mano a esponenti delle generazioni che hanno abbondantemente superato l'et… della pensione. L'Italia fatta dai giovani e lasciata in eredit… ai vecchi Se il presente Š saldamente nelle mani delle vecchie generazioni, ad appartenere ai giovani, pi— che l'incerto futuro, Š senz'altro il passato. Ô curioso infatti osservare come siamo in presenza del paradosso di un'Italia fatta dai giovani e lasciata in eredit… ai vecchi. Non a caso si chiamava ®Giovine ItaliaŻ una delle organizzazioni pi— note del Risorgimento. Aveva 26 anni Mazzini quando la fond• nel 1831 (come strumento di ®unit… e rinnovamentoŻ). Mazzini aveva intuito che iniziavano tempi nuovi e che bisognava immaginare e costruire un destino diverso per il popolo italiano. Solo coloro che erano cresciuti respirando fin dalla nascita il nuovo clima (il vento della Rivoluzione francese), erano mentalmente ed emotivamente equipaggiati a immaginare e a mettere in atto il rinnovamento della societ…. Inoltre Mazzini era convinto che il rinnovamento politico dovesse necessariamente passare attraverso il conflitto generazionale. La Giovine Italia nasceva per superare gli ®errori dei padriŻ e come scommessa e incoraggiamento verso le giovani generazioni a prendere l'iniziativa e a fare affidamento sulle proprie forze. La storia Š nota: buttandosi alle spalle le incertezze e le resistenze dei padri, quella generazione alla fine effettivamente riuscŤ nell'impresa di fare l'Italia. Com'Š accaduto allora che, dopo aver fatto l'Italia, e dopo essere stati protagonisti per gran parte del XX secolo, i giovani venissero cosŤ clamorosamente messi da parte? Non certamente per loro demerito o per una loro scelta intenzionale (visto che hanno tutto da perdere per la loro attuale situazione e sta crescendo in essi l'insoddisfazione per la condizione in cui si trovano). Una spiegazione della sostanziale esclusione delle giovani generazioni dalla stanza dei comandi non Š nemmeno riconducibile a una particolare e riconosciuta capacit… dell'attuale classe politica. Se una squadra gioca bene si pu• anche capire l'allenatore che non si arrischia a fare dei cambi. Ô vero per• che qualche trainer lungimirante non segue strettamente tale regola ed effettua cambi anche se la squadra Š vincente, per mantenerla costantemente ad alto livello, sperimentare soluzioni nuove e investire sulle nuove leve. A parte per• gli allenatori lungimiranti (merce rara), si potrebbe anche accettare il ricambio bloccato se almeno la squadra avesse dimostrato di giocare bene e di saper raggiungere obiettivi importanti. Ma se i giocatori litigano continuamente, non si passano la palla, vogliono tutti segnare, nessuno si sacrifica a centrocampo, e la porta rimane fragilmente esposta agli attacchi esterni, beh, allora qualche cambio strategico andrebbe quantomeno tentato. E allora perch‚ l'Italia non si rinnova? Il fatto Š che non esiste un vero allenatore (o un meccanismo regolatore con funzione analoga) e il potere Š in mano agli anziani della squadra. Sono loro a decidere chi gioca e siccome a loro piace giocare (ve lo vedete un Massimo D'Alema che, sua sponte, chiede il cambio?), finch‚ hanno fiato continuano a giocare loro. Con buona pace dei giovani talenti (ma si arriva anche a negare che esistano) che si stanno riscaldando a bordo campo e assistono passivamente a un gioco che, a detta di tutti (ma a giudicare anche dai risultati), si fa sempre pi— scadente. Traumi rigeneranti Ma se torniamo a considerare la storia del nostro Paese ci accorgiamo che pi— o meno Š sempre stato cosŤ. Che le cose andassero bene o male, la classe politica si Š rinnovata in modo sostanziale solo in corrispondenza di un qualche trauma. Le porte della stanza dei comandi sono infatti sempre state molto rigide da aprire e solo quando qualche evento pi— o meno catastrofico le ha divelte si Š assistito a un vero ricambio. La Prima guerra mondiale Š stato certamente un grande evento perturbatore, che ha creato una profonda discontinuit… rispetto al passato. Segna l'entrata nel secolo breve, quello della piena modernit…. Tempi nuovi, nuove sfide, alle quali il nostro Paese risponde affidandosi a uomini vecchi, arrivando financo a rispolverare l'anziano Giolitti, una garanzia per tutte le stagioni. Ma se il sistema politico non Š in grado di rinnovarsi virtuosamente, viene travolto dalla Storia. Il potere se lo prende infatti violentemente Mussolini (trentanovenne quando progetta la marcia su Roma). Al trauma corrisponde un ricambio generazionale. Un rinnovamento che per• subito si blocca. Il potere rimane congelato per vent'anni fino al trauma successivo che forzer… un nuovo cambiamento. Un'altra guerra, che porta a un nuovo azzeramento della classe politica, creando le premesse per una ripartenza che offre ampi spazi alle generazioni pi— giovani. Nasce la Prima Repubblica, che per• quasi subito diventa un sistema bloccato, dominato dal partito e dalle personalit… di spicco della Democrazia Cristiana. Tanto che quando inizia l'inchiesta ®Mani PuliteŻ, capo dello Stato e del governo sono due storici e inossidabili esponenti di tale partito (rispettivamente Francesco Cossiga e Giulio Andreotti, per la cronaca). Ô vero per• che il periodo di dominio democristiano non fu esente da traumi e shock, anche se non tali da reciderne la continuit… di fondo. In particolare la scossa del 1968, con tutte le sue ripercussioni e implicazioni, ebbe un indubbio impatto sulla societ…. I giovani del sessantotto sono stati una generazione che ha forzato il cambiamento in molti settori; si Š creata uno spazio politico, ha soprattutto prodotto esponenti di rilievo in posizioni chiave dell'‚lite culturale. Anche chi Š critico nei confronti di quella generazione, riconosce che fu protagonista di una stagione di ®rinnovamento senza confiniŻ. Solo dopo i difficili anni Settanta, si aprono nuovi spazi anche ai vertici pi— alti del governo. Giovanni Spadolini nel 1981 diviene il primo presidente del Consiglio non democristiano della storia repubblicana. Ma lo spazio maggiore negli anni Ottanta Š quello che ottiene il partito socialista guidato da Bettino Craxi. La Prima Repubblica, pur caratterizzata dal filo rosso del dominio governativo democristiano, ha quindi subŤto, nel suo quasi mezzo secolo di storia, importanti scosse che hanno aperto vari spazi di rinnovamento. Ma, in assenza di un vero trauma in grado di produrre una netta discontinuit…, le vere posizioni di potere sono rimaste nella sostanza inalterate. Tanto che, come abbiamo gi… detto, all'inizio degli anni Novanta il presidente del Consiglio Š ancora quel Giulio Andreotti entrato per la prima volta nel governo ai tempi di De Gasperi. Il Secolo breve volge per• al termine. Nel 1989 cade il muro di Berlino, evento simbolo della fine della contrapposizione tra blocco sovietico e mondo occidentale. Si apre una nuova fase. La Dc conclude la sua missione storica di argine contro il comunismo. Il sistema politico italiano della Prima Repubblica collassa sotto i colpi dell'inchiesta Mani Pulite. Tangentopoli Š il nuovo trauma che cambia la geografia politica italiana. Tanto per farsene un'idea: nessuno dei presidenti del Consiglio succedutisi fino ai primi anni Novanta ha poi pi— ricoperto incarichi di governo e nemmeno un ruolo di leadership in qualche partito. Viceversa, i premier e i candidati premier dal 1992 in poi (Amato, Ciampi, Berlusconi, Dini, Prodi, D'Alema) sono ancora tutti attivi, in posizioni di governo o a capo di qualche partito (tranne Ciampi, uscito dai giochi come tutti gli ex capi di Stato). Questo significa due cose: che si Š prodotta nel 1992 una profonda discontinuit… rispetto al passato, ma anche che, da allora, chi Š entrato non si Š pi— rimesso in discussione e non si Š pi— fatto da parte. Dopo che le porte della stanza dei comandi sono state divelte da Tangentopoli, si sono di fatto subito richiuse. Si Š tornati a una nuova situazione bloccata. Non conta perdere o vincere le elezioni, non conta governare bene o governare male. A dividersi il potere sono stati, negli ultimi quindici anni, sempre gli stessi. Ma anche quest'ultima fase appare ora giunta al capolinea. I segnali sono molti. L'insoddisfazione dei cittadini ha raggiunto livelli di guardia ed Š direttamente proporzionale alla percezione dell'incapacit… della classe politica di rispondere alle vere esigenze del Paese. La sfiducia ®ha sfondato ogni limiteŻ, avverte Ilvo Diamanti a commento dei dati riportati nell'ultimo Rapporto sull'atteggiamento degli italiani verso lo Stato. Soffia una forte ®Aria di DisappointmentŻ lungo tutto lo stivale, fa eco il ®New York TimesŻ in un articolo uscito lo scorso dicembre, in occasione dell'ultima visita negli Stati Uniti del nostro presidente della Repubblica. Del resto, sono troppe le cose che non vanno. Ô da troppo tempo che l'Italia viaggia pi— lenta rispetto agli altri grandi Paesi. A tutto ci• si aggiunge poi il fatto che la casta politica italiana costa, e rende poco, come impietosamente messo in luce dal recente e citatissimo libro di Rizzo e Stella. Ma siamo anche un Paese curioso, che forse sta perdendo il senso della realt…. Che cerca di cancellare sullo specchio le proprie rughe. Altrimenti non si spiegherebbe il clamore che periodicamente suscitano gli articoli stranieri che ritraggono impietosamente la realt… italiana. Sono infatti spesso scritti da corrispondenti che vivono nel nostro Paese e mettono semplicemente assieme dati, commenti e riflessioni gi… noti e pubblicati sulla stampa e nell'editoria nazionale. La differenza sta per• nel fatto che, per noi italiani, un conto Š quando ce le diciamo tra di noi le cose, e un conto Š quando le stesse critiche ci arrivano da fuori. Le stesse parole acquistano un suono diverso, pi— pungente. Come se d'improvviso un nuovo specchio ci venisse messo di fronte, sul quale appare il nostro volto senza pi— alcun filtro. Il presidente Napolitano, dopo l'articolo del ®New York TimesŻ, si Š subito sentito in dovere (forse anche per motivi istituzionali) di tranquillizzarci tutti, affermando che non Š quello lo specchio giusto. Che la realt… vera dell'Italia Š un'altra. Ma il presidente forse pensava, come noi tutti, pi— all'Italia che sta nella sua testa, quella che desidererebbe che fosse. Quella che le potenzialit… le ha. Ma per fortuna qualcuno con il senso crudo della realt… Š rimasto. Qualche ®grillo parlanteŻ. Non tanto il Beppe nazionale, quanto soprattutto coloro che per lavoro sono costretti a confrontarsi con i dati reali. In un'intervista uscita il 15 dicembre 2007 sul ®Corriere della SeraŻ, il presidente di Confindustria ha, ad esempio, ammesso che l'analisi del giornale americano riassume ®ci• che noi andiamo dicendo da anni. Il Paese Š fermo e anzi ha cominciato ad andare indietroŻ. ®Un PaeseŻ, continua Montezemolo, che non mette al centro ®i giovani, e quindi il proprio futuroŻ. Non a caso, oramai da vari anni, ogni volta che si mette il dito sulla piaga del perch‚ l'Italia non cresce e si sta ripiegando su se stessa, salta sistematicamente fuori la questione generazionale. Viene allora da chiedersi se il non aver raccolto nel 1998 la provocazione illuminata di Mario Monti di attuare uno sciopero generazionale, non ci abbia fatto perdere dieci anni di tempo. Dieci anni inutili, trascorsi a cancellare le rughe dallo specchio anzich‚ raddrizzare strutturalmente il Paese. Basta anche semplicemente il confronto con la Spagna per rendercene conto. Una nazione che partiva da condizioni pi— svantaggiate rispetto alle nostre, ma che ha puntato con pi— coraggio e determinazione verso il cambiamento e che ha offerto maggiori spazi ai giovani. L'esito Š che il Pil spagnolo ha viaggiato negli ultimi quindici anni con un ritmo di crescita doppio rispetto a quello italiano. La questione generazionale Che la cosiddetta ®Seconda RepubblicaŻ sia al capolinea Š ormai una convinzione diffusa. Che gli eventi stiano precipitando lo si deduce anche da come si stanno sfaldando al loro interno le coalizioni. Tutti i politici vogliono ora avere le mani libere. Ô tutta una rincorsa a rimescolarsi e a cambiare nome. Nascono soggetti politici nuovi (nei quali trovano comodo spazio volti vecchi). Lo stesso sistema maggioritario viene rimesso in discussione. Un'operazione, come Š stato notato, che non pu• non avere in s‚ anche un valore simbolico, dato che fu la scelta di rottura pi— decisa rispetto al passato (sebbene subito depotenziata con un'edulcorazione proporzionale). L'agonia pu• per• anche essere molto lunga. Per passare a una stagione nuova servirebbe una spallata definitiva a quella vecchia. Nel nostro Paese sono infatti sempre stati carenti i meccanismi di ricambio virtuoso. Come abbiamo gi… ricordato, il rinnovamento Š sempre avvenuto soprattutto grazie a discontinuit… prodotte da eventi traumatici. La ®rivoluzioneŻ prodotta da Mani Pulite aveva alla sua base la ®questione moraleŻ (tema molto dibattuto negli anni Ottanta), ma ha trovato spazio e sostegno soprattutto perch‚ il sistema di corruzione era degenerato fino a livelli di insostenibilit… economica. Per analogia si potrebbe pensare di essere oggi alla vigilia di una rivolta giovanile. La ®questione generazionaleŻ Š del resto uno dei temi pi— dibattuti degli ultimi dieci anni. Si Š, nel frattempo, fatta strada una larga consapevolezza negli stessi giovani delle condizioni di svantaggio in cui sono stati posti, sia rispetto alle generazioni precedenti che rispetto ai coetanei degli altri Paesi occidentali. Lo testimoniano i blog su Internet, i libri pubblicati da giovani stessi in questi ultimissimi anni, il successo degli eventi di protesta organizzati da Grillo e altri. Qualsiasi mezzo e occasione sono buoni oramai per manifestare la propria insoddisfazione e dar sfogo alla rabbia generazionale. Ma, analogamente a quanto Š successo per la questione morale, il mantenere irrisolta la questione generazionale ha anche sempre pi— gravi ricadute in termini di crescita e sviluppo del Paese. L'auspicio che i giovani trovando un proprio spazio ridiano stimoli, energie e dinamicit… al sistema Paese, Š oramai ampiamente condiviso anche da un ampio settore della societ… civile (compresi anche alcuni poteri forti illuminati), anche se spesso in modo contraddittorio. Come fu anche, del resto, per Mani Pulite. I motivi che possono giustificare una rivolta generazionale sono, in effetti, molti: quelli indicati da Monti dieci anni fa, pi— tutto quello che si Š aggiunto nel frattempo. Sono vari gli articoli usciti che forniscono un quadro impietoso e desolante dell'attuale condizione dei giovani italiani. In sintesi quello che ne esce Š il ritratto di un Paese che investe poco sulle sue risorse pi— giovani e dinamiche, e le valorizza ancor meno. Ô ad esempio ampiamente riconosciuto che i costi maggiori delle grandi riforme, quella del sistema previdenziale e del mercato del lavoro, sono stati fatti pesare sulle fasce pi— giovani della popolazione. In particolare su chi Š entrato nel mercato del lavoro dalla fine degli anni Novanta in poi. Si Š infatti lasciata iperprotetta l'occupazione delle generazioni pi— vecchie, mentre la flessibilit… ha investito soprattutto le nuove leve di lavoratori con l'aggravante di non aver nel contempo costruito un adeguato sistema di protezione sociale. Allo stesso modo si sono lasciati inalterati i requisiti di pensionamento per le generazioni pi— vecchie, mentre sono stati rivisti pesantemente al ribasso per i pi— giovani. Ma l'iniquit… generazionale di tali riforme (soprattutto del modo in cui sono state attuate) rientra coerentemente in un sistema complessivamente sbilanciato a sfavore delle generazioni pi— giovani. Facciamo alcuni esempi. Una ricerca su dati della Banca d'Italia, ha evidenziato come, a fronte di un quadro generale di moderazione salariale, negli ultimi quindici anni le retribuzioni medie nette mensili si siano ridotte maggiormente soprattutto per i giovani lavoratori (e ci• a parit… di istruzione e di settore). Alle difficolt… occupazionali e di reddito si associa poi una spesa sociale poco generosa nei loro confronti: la spesa in sussidi per disoccupato (in percentuale del reddito per persona attiva) Š la pi— bassa nell'Ue-15, e corrispondentemente Š pi— alta la quota di giovani disoccupati che vivono con i genitori. Ô stato calcolato che risulta oltre tre volte maggiore la parte di spesa pubblica che va complessivamente a beneficio delle classi pi— vecchie rispetto alle voci destinate ai giovani. Tale rapporto negli altri Paesi Š invece pi— vicino all'unit…, e addirittura sotto tale soglia in quelli scandinavi. Ed infine, non a caso, decisamente sbilanciata a favore delle generazioni pi— anziane Š anche la presenza nei posti di prestigio e di potere. Come abbiamo gi… detto, l'et… delle pi— alte cariche dello Stato e dei principali membri del governo Š nettamente pi— elevata rispetto alla media degli altri Paesi europei. Lo stesso vale in altri campi, come ad esempio quello universitario dove i professori ordinari under 35 si contano sulla punta delle dita. Rispetto sia alle generazioni precedenti che ai coetanei del resto del mondo occidentale, i giovani italiani si trovano quindi con prospettive pensionistiche peggiori, con un quadro occupazionale pi— incerto, con redditi medi pi— bassi, con una spesa per protezione sociale a loro favore pi— modesta, con uno spazio pi— ridotto nei posti di comando. Ma non Š tutto. C'Š in aggiunta, grande come un macigno, il debito pubblico lasciato generosamente in eredit… dalle generazioni pi— anziane a quelle pi— giovani. Nei prossimi decenni questo quadro potrebbe poi ulteriormente peggiorare, come conseguenza dell'invecchiamento della popolazione, pi— accentuato nel nostro Paese rispetto al resto d'Europa. Oltre a ridurre il peso elettorale, e forse anche politico dei giovani, l'invecchiamento Š destinato a rendere ancora pi— sbilanciata la spesa sociale (per pensioni e salute) verso le generazioni pi— anziane, comprimendo quindi i margini di risorse da destinare all'investimento sui giovani e alla protezione dai nuovi rischi. Esistono quindi motivi in sovrabbondanza per una rivolta generazionale. Ogni generazione ha come destino quello di doversi guadagnare il proprio spazio vitale, e, se gli viene precluso, di forzare il cambiamento. Se la generazione degli attuali trentenni e ventenni pensa di aver diritto a un futuro migliore rispetto a quello che gli Š stato preconfezionato, l'unica possibilit… che ha, in una societ… rigida, Š semplicemente quella di prenderselo. Sapr… la generazione degli under 35 superare la fase dell'insoddisfazione e della protesta e farsi, prima che sia troppo tardi, parte attiva del cambiamento? Riuscir… a provocare quello shock salutare necessario per sbloccare le molte resistenze e far entrare l'Italia a pieno titolo nel XXI secolo? Verosimilmente no, non ci riuscir…. La bomba disinnescata Non esploder… la bomba generazionale, perch‚ Š stata disinnescata per tempo. Quando la misura Š colma, quando le condizioni nelle quali si vive sono diventate insostenibili e si percepisce un forte senso di ingiustizia nelle scelte politiche, pu• bastare allora una scintilla per far scoppiare la rivolta. Ô quello che per la rivoluzione francese Š simbolicamente rappresentato dall'infelice frase attribuita a Maria Antonietta, che avrebbe invitato i suoi sudditi, fastidiosamente lamentosi per la mancanza di pane, a mangiare brioche. Analogamente, ma con tutti i distinguo, potremmo pensare per l'attuale situazione italiana, a un'improvvida frase lasciata sfuggire dal ministro dell'Economia; magari in occasione della presentazione di una Legge finanziaria ancora insoddisfacente dal punto di vista del riequilibrio generazionale, ma che prevede qualche limitata misura di aiuto. Una frase nella quale, invece di rassicurare i giovani e chieder scusa per non aver potuto fare di pi—, avesse invertito i termini del problema definendoli ®bamboccioniŻ. Come a dire: il debito pubblico ve lo ritrovate perch‚ siete dei bamboccioni; la spesa per protezione sociale nei vostri confronti rimane bassa perch‚ siete dei bamboccioni; abbiamo deciso che adesso pagate le pensioni degli anziani e poi vi pagate da soli le vostre pensioni, sempre perch‚ siete dei bamboccioni; il lavoro ipergarantito se lo tengono gli altri, voi no perch‚ siete bamboccioni. Certo, il quasi anziano (Š nato nel 1940) ministro Padoa-Schioppa, persona capace e intelligente, mai se ne sarebbe uscito con una frase di questo tipo. Ma anche se, per assurdo, l'avesse pronunciata, ci• probabilmente non avrebbe causato nessuna reazione esplosiva. Come un fiammifero gettato, sŤ, sopra un barile di polvere da sparo, che per• da tempo Š mantenuto ben annacquato. Come mai allora, bench‚ i motivi ci siano e le provocazioni non manchino, la questione giovanile non evolve in conflitto generazionale? I motivi possono essere molti. Uno dei principali Š forse il fatto che i giovani italiani siano indotti a chiedere come favore dai genitori quanto negli altri Paesi si ottiene dallo Stato come diritto. La famiglia di origine, unico e vero ®ammortizzatore socialeŻ, compensa quello che non offre il sistema di Welfare pubblico. Aiuta a trovare lavoro, a integrare il magro stipendio iniziale, a pagare affitto o mutuo, a fronteggiare le varie situazioni di difficolt… nel processo di conquista di una propria autonomia e di formazione di una propria famiglia. Ma una societ… nella quale conta soprattutto scegliersi bene la famiglia nella quale nascere, e poi tenersi buoni i genitori il pi— a lungo possibile, non Š l'esatto ritratto di una societ… equa e dinamica. Perch‚ i giovani francesi protestano (a torto o a ragione), anche violentemente, per opporsi a leggi che considerano sbagliate (o semplicemente a loro svantaggiose), e i coetanei italiani invece no? Non sar… anche perch‚ i venticinquenni francesi hanno pi— il senso di essere cittadini (con pi— o meno diritti) e quelli italiani pi— invece quello di essere figli (con pi— o meno aiuti)? Nel quadro di peggioramento delle loro condizioni i giovani italiani hanno chiesto individualmente sostegno e aiuto ai loro genitori invece che protestare collettivamente nei confronti dei vari governi. Ma anche lo stesso aumento delle condizioni di difficolt… e incertezza occupazionale ha verosimilmente contribuito a mantenere il conflitto generazionale sotto la soglia di rischio. La condizione di precariet… costringe i giovani a rimanere quotidianamente preoccupati del proprio percorso individuale. A mantenere quindi costantemente lo sguardo verso il basso per decidere come e dov'‚ posare il piede, passo dopo passo. Pi— difficile allora, in queste condizioni, riuscire ad avere il tempo, la condizione psicologica e le energie intellettuali, per sollevare lo sguardo e cercare di capire cosa sta accadendo al di sopra delle loro teste. Oltre al mondo del lavoro, anche la situazione della scuola e dell'universit… non aiuta. Le universit… sono da tempo un continuo cantiere sul quale si sperimentano riforme e controriforme. Anche qui il percorso Š sempre pi— confuso e frammentato. Il che non crea le condizioni migliori affinch‚ gli Atenei italiani tornino ad essere qualcosa in pi— per gli studenti di un semplice esamificio. Un luogo in cui siano stimolati a riflettere e a confrontarsi criticamente sul mondo che troveranno alla fine del loro percorso formativo. In questo senso sono penalizzati anche dalla gerontocrazia del mondo accademico. La scarsa presenza di professori giovani, e quindi generazionalmente prossimi, li priva di riferimenti importanti per elaborare strumenti innovativi di lettura della propria condizione e di interpretazione del cambiamento sociale. Agisce poi negativamente anche il fattore demografico. Negli anni Sessanta i giovani rappresentavano una quota molto consistente della popolazione. Com'Š stato riconosciuto, la loro visibilit… e la loro forza stava anche nei numeri. Oggi invece i giovani contano demograficamente sempre meno, mentre cresce esponenzialmente il peso degli anziani. Prendendo come riferimento le classi di et… 20-29 e 60-69, i dati testimoniano come negli anni Sessanta i ventenni, pari a circa sette milioni e mezzo, sovrastassero nettamente i sessantenni (circa quattro milioni e mezzo). Il progressivo calo dei primi e aumento dei secondi ha portato all'attuale situazione di sostanziale equilibrio (poco sopra i sei milioni e mezzo). I prossimi anni vedranno per• il sorpasso dei sessantenni sui ventenni. Un divario che diventer… nel tempo sempre pi— esteso: da qui al 2030, i primi sono destinati a scendere sotto i sei milioni, mentre i secondi si avvicineranno progressivamente ai nove milioni. Esiste quindi un crescente squilibrio anche nei rapporti di forza, in senso numerico, tra le generazioni che render… sempre pi— arduo ai membri pi— giovani della societ… imporsi e far sentire la propria voce. Questi numeri indicano anche che il tempo stringe. Suggeriscono che se qualcosa si vuole tentare va fatto quanto prima, perch‚ sar… pi— difficile farlo nei prossimi anni. Se i giovani vogliono tornare ad essere protagonisti nella costruzione del futuro del Paese, devono uscire ora allo scoperto. Quando nei prossimi decenni riguarderemo al 2008, lo ricorderemo forse come l'anno dell'esplosione o, pi— verosimilmente, della definitiva implosione della questione generazionale. Alessandro Rosina (®il MulinoŻ n. 435/08) Il mobbing lavorativo in Italia Vanno sempre pi— diffondendosi forme di patologia lavorativa, fenomeni di sofferenza psicologica che nascono nei contesti in cui si esercita la propria professione e che poi si riversano nella vita personale e familiare dei soggetti che ne sono coinvolti. Tali sofferenze, nella maggior parte dei casi, derivano da vere e proprie forme di persecuzione, maltrattamento, molestia, intimidazione, a volte per• sono il risultato anche solo di una sottile, quasi invisibile, violenza che si perpetua nell'ambiente di lavoro nei confronti di una vittima eletta. Questa sottile violenza si configura solitamente, almeno all'inizio, come un'esclusione, un sovraccarico o un sottocarico di lavoro, per divenire una forma alternativa di licenziamento: spesso infatti assume la forma di una strategia aziendale. Anche se qualsiasi definizione sembra essere inadeguata e incompleta per spiegare che cos'Š il fenomeno del mobbing, Harald Ege, uno dei maggiori esperti di mobbing in Italia, lo definisce ®[...] una forma di terrore psicologico esercitato sul posto di lavoro da uno o pi— individui su di un altro con lo scopo di espellerlo dal proprio posto di lavoroŻ (Ege, 1996). E ancora, Heinz Leymann (1990), studiando i primi casi di mobbing in Svezia e Norvegia negli anni '80, lo definiva ®[...] una forma di terrore psicologico che implica un atteggiamento ostile e non etico, da parte di una o pi— persone, nei confronti di un altro individuo il quale viene a trovarsi in una condizione indifesa e fatto oggetto di una serie di iniziative vessatorie e persecutorie. Questa forma di maltrattamento determina considerevoli sofferenze mentali e fisicheŻ. In generale, emerge la tendenza a sottolineare l'intenzionalit… di chi attua il mobbing tanto da configuralo come una situazione di violenza psicologica sistematicamente perpetrata con l'obiettivo di espellere il soggetto dal suo posto di lavoro. A differenza che in altri Paesi della Comunit… Europea, in Italia il mobbing Š rimasto per vari decenni un fenomeno occulto, quasi invisibile, relegato in un silenzio collettivo determinato forse dalla mancanza di interlocutori garanti di una tutela ufficiale. E tuttavia in questi anni il mobbing Š diventato di attualit… anche nel nostro Paese. Cosa Š cambiato? Gli sportelli antimobbing Nella realt… italiana gli sportelli antimobbing rappresentano l'unico e insostituibile punto di riferimento per le vittime della violenza sul lavoro. In particolare gli sportelli della CGIL di Roma, dove Š stata condotta la presente ricerca, sono travolti da richieste d'incontro provenienti non solo da tutta la regione ma anche da altre regioni d'Italia nelle quali essi non sono presenti. Ma cosa chiedono i mobbizzati? Qual Š la domanda di aiuto che rivolgono ai consulenti sindacali e alle ASL, per la tutela dai rischi lavorativi? Da una prima analisi effettuata emerge che le persone vittime di questo fenomeno sono molte e spesso non sanno a chi rivolgersi, anche perch‚ in Italia, a differenza che in altri Paesi europei, al momento non esiste una normativa in materia (ultimamente in Parlamento si sta valutando l'ipotesi di introdurre strumenti legislativi ad hoc). Queste persone si presentano quindi spesso spaventate, incerte se l'interlocutore al quale si stanno rivolgendo sia in grado di offrire loro una reale tutela legale. L'iter di accoglienza da parte dei consulenti sindacali, affiancati da psicologi, prevede un'analisi preliminare della condizione lavorativa che i soggetti denunciano come lesiva per la loro integrit… psicofisica. Finora, il tradizionale approccio alla sicurezza sul lavoro, di fatto, prendeva in considerazione solo i rischi di natura infortunistica, polarizzati prevalentemente sulle macchine e sugli impianti, e igienico- ambientali, legati agli agenti fisici, chimici e biologici. Ultimamente, per una serie di motivi, come l'introduzione di criteri innovativi nella L. 626/94 e il richiamo della Corte Europea all'Italia a procedere alla valutazione di tutti i rischi presenti nell'ambiente di lavoro, compresi quelli organizzativi e psicosociali, l'atteggiamento nei confronti della sicurezza sul lavoro, intesa nella sua totalit…, Š cambiato: considerando l'uomo nella sua complessit… bio-psicologica vengono riconosciuti come fattori di rischio anche quelli psicologici (stress) e relazionali (conflitti). Certamente il mobbing non Š una malattia, ma una condizione lavorativa disfunzionale che, in quanto tale, pu• comportare effetti negativi sulla salute delle persone coinvolte. Tuttavia, i primi segni che l'aggressione lascia sono di tipo psicosomatico e sono legati allo stato ansioso che un'azione di mobbing procura alla persona-bersaglio. Le persone giungono agli sportelli antimobbing quando gi… la cefalea, i dolori muscolari, i disturbi dell'equilibrio (ad esempio, vertigini), le malattie della pelle (ad esempio, psoriasi), si presentano come permanenti. Ammettere che la condizione lavorativa possa determinare questi sintomi risulta, inoltre, frustrante per la maggior parte dei soggetti, che testimoniano come una certa resistenza ad ammettere una tale sconfitta lavorativa determini poi un ritardo nella richiesta di aiuto. Quando il mobbizzato si rivolge a un servizio antimobbing in ritardo e lo stato di vessazione sul posto di lavoro si prolunga, a quei primi sintomi si aggiungono alterazioni dell'equilibrio socioemotivo come depressione, desiderio di isolamento, abbassamento del livello di autostima, attacchi di panico, disturbi del sonno, disordini alimentari, calo delle difese immunitarie con una maggiore vulnerabilit… alle malattie. I soggetti che si presentano agli sportelli antimobbing appaiono sostanzialmente scoraggiati, con un atteggiamento generale di scetticismo collegato principalmente alla paura di non essere creduti o comunque di apparire come vittime designate del sistema lavorativo nel quale prestano opera, pur essendo perfettamente consapevoli che realmente si trama alle loro spalle. Il Questionario dell'Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro utilizzato dagli operatori dello sportello antimobbing non misura una psicopatologia ma d… un indice del disagio lavorativo esplorando tre grandi aree che includono le caratteristiche principali del mobbing: 1) mansioni e condizioni di lavoro: in particolare si fa riferimento a carichi di lavoro, eventuali cambiamenti nell'organizzazione d'azienda, livelli di sicurezza, infortuni, molestie subite; 2) relazioni interpersonali e comunicazione d'impresa: nello specifico si parla di rapporti con i superiori, colleghi e collaboratori, conoscenza di strategie aziendali, sistema di comunicazione interno, gestione del personale; 3) clima organizzativo: idoneo impiego delle proprie competenze, riconoscimento dei risultati raggiunti, possibilit… di crescita, apprezzamento generale del lavoro. La condizione psicofisica dei soggetti si evince dai colloqui effettuati e viene spesso poi confermata da un'analisi pi— approfondita condotta attraverso l'uso di test psicologici specifici che possono rilevare tratti di sofferenza psichica di vario tipo. Non si parla mai, di fatto, del mobbizzato come di un malato, ma le continue e ripetute vessazioni da parte di colleghi e superiori determinano uno stato di reale sofferenza psichica che quasi sempre si riversa nella vita relazionale, nel m‚nage familiare, nello status sociale vero e proprio che il ruolo lavorativo determina. Spesso sono professionisti con alte cariche all'interno di aziende di rilievo, altre volte semplici operai, altre ancora lavoratori di vario livello che per una ragione a loro oscura subiscono danni alla propria condizione e immagine lavorativa. Pi— che sulla causa, essi focalizzano la loro attenzione e quindi la loro richiesta d'aiuto sulla possibile soluzione. Per la maggior parte la soluzione Š la presentazione delle dimissioni, per altri, invece, Š da ricercare nei meandri di una tutela legale forse ancora inesistente nel nostro paese. Gli operatori quindi cercano di trovare la causa che pu• avere determinato all'interno di una certa organizzazione o azienda il tentativo di esclusione del mobbizzato. La ricerca La ricerca di cui in queste pagine vengono riportati alcuni dati Š stata condotta su un campione di 150 soggetti: 75 hanno denunciato presso uno sportello antimobbing di aver subito molestie psicologiche, i restanti 75 sono stati selezionati in modo casuale come campione di controllo. L'indagine ha preso in considerazione alcuni fattori di rischio organizzativo e psicosociale che possono produrre danni allo stato di benessere dei lavoratori. Buona parte dei soggetti intervistati ha dichiarato di avere subito cambiamenti di sede operativa, di reparto, di mansione, che hanno comportato un peggioramento dell'organizzazione del lavoro, delle relazioni interpersonali e dell'erogazione dei servizi. Ci• dimostra come l'insicurezza lavorativa sperimentata attraverso spostamenti vari venga interpretata in termini di conflitto tra obiettivi organizzativi e bisogni individuali. Un altro aspetto interessante, relativo alla prima delle tre grandi aree definite dal questionario, Š che pi— della met… del campione dei soggetti mobbizzati ritiene insufficiente il livello di sicurezza sul lavoro, denunciando anche la mancanza di corsi di formazione sulla sicurezza lavorativa o la carenza di informazione sui rischi specifici a cui si Š esposti. Dai dati emerge che alcune delle precondizioni che permettono l'innescarsi di una situazione di mobbing riguardano: una leadership inadeguata, autoritaria o disinteressata; l'eccessiva pressione temporale; l'elevato carico di lavoro; il conflitto/ambiguit… di ruolo. La maggior parte degli intervistati dichiara, infatti, che una delle cause principali che ha determinato le vessazioni sul lavoro Š l'inadeguatezza dei superiori nella gestione del personale; sembrerebbe quindi che l'organigramma di conduzione, se mal strutturato, possa diventare lesivo per il singolo lavoratore. Spesso il mobbing viene considerato una strategia per eliminare un soggetto le cui caratteristiche di personalit… non sono gradite da colleghi e superiori, tuttavia dall'analisi effettuata non emerge in modo significativo quale sia l'aspetto del carattere che potrebbe avere influito sulle molestie psicologiche. La scelta della persona da attaccare non dipende esclusivamente da antipatie o dalla personalit… del lavoratore, ma prevalentemente da esigenze aziendali come la necessit… di cambiare il personale per fusioni o privatizzazioni. Rispetto alla seconda delle aree indagate, infatti, risulta che 63 mobbizzati su 75 dichiarano di non essere a conoscenza n‚ delle strategie n‚ dei programmi a medio termine dell'impresa. Inoltre, da 69 soggetti viene riconosciuto come non efficace il sistema di comunicazione in uso in essa (scambio delle informazioni, indicazioni operative, passaggio di consegne). Si Š detto pi— volte come in ambito lavorativo la comunicazione sia importante: Š il canale attraverso cui fluiscono le informazioni utili affinch‚ tutti sappiano cosa fare e cosa gli altri si aspettano che sia fatto. Molto spesso i lavoratori invece dichiarano di dover eseguire ordini ambigui e contraddittori, bloccati dalla paura o dalla vergogna di non aver capito. Le relazioni interpersonali con il diretto superiore sono conflittuali soprattutto per i soggetti mobbizzati, mentre quelli non mobbizzati dichiarano in prevalenza relazioni collaborative; stesse considerazioni valgono per i rapporti con i colleghi, che per i soggetti mobbizzati risultano in prevalenza essenziali/formali, per i soggetti non mobbizzati invece collaborativi/amichevoli. Questi dati lascerebbero pensare che l'ambiente di lavoro dei soggetti mobbizzati sia poco cordiale e ci• rappresenta comunque un pericolo e una minaccia dato che il conflitto iniziale, che spesso nasce da banali divergenze, gelosie e rivalse, potrebbe portare, quando diventa deleterio, ad una diminuzione della produttivit…, ad un innesco a catena di altri conflitti e ad un generale abbassamento del morale dei lavoratori. Come ha pi— volte detto Leymann, i conflitti a lungo rimasti irrisolti nei contesti organizzativi possono sfociare in fenomeni di mobbing, come accade evidentemente nei contesti lavorativi del nostro campione. Inoltre, ben 68 mobbizzati su 75 dichiarano di non essere messi nelle condizioni migliori per svolgere il proprio lavoro e 64 di essi valutano come non adeguata l'organizzazione del lavoro in termini di turni, ritmi e tempi di lavoro. Per quanto riguarda la terza area indagata, relativa al clima organizzativo, dai nostri dati emerge che, tra i soggetti mobbizzati intervistati, 65 affermano che le proprie competenze professionali non sono correttamente utilizzate dal proprio superiore, 68 negano che vengano riconosciuti loro dal diretto superiore i risultati raggiunti e, infine, 65 dichiarano che il lavoro che svolgono non consente loro nessuna crescita professionale e, di conseguenza, di non sentirsi utili. Questo aspetto Š forse uno dei pi— interessanti: il sottomansionamento Š una delle strategie pi— utilizzate di mobbing, insieme al sovramansionamento. Molti soggetti intervistati riferiscono, infatti, che la causa del loro disagio lavorativo spesso nasce quando il diretto superiore decide di affidare loro compiti per i quali non possiedono le necessarie competenze o quando al contrario vengono sottoposti alla frustrazione di vedere il loro ruolo retrocedere per grado e competenze da mettere in gioco. Ben 60 soggetti mobbizzati, inoltre, dichiarano che il loro superiore non tiene conto dei suggerimenti proposti e 70 non si sentono sostenuti dal superiore nello svolgimento del lavoro; la situazione per i soggetti non mobbizzati invece Š completamente opposta. Tali dati confermano la situazione non ottimale dal punto di vista del sostegno offerto dall'organizzazione ai lavoratori vittime di mobbing, che infatti denunciano come non efficace lo stile di direzione e il sistema premiante in uso nell'impresa nella quale lavorano. Da un'ulteriore indagine parallela emerge che lo stato di salute dei lavoratori mobbizzati Š pessimo per 41 di loro, mediocre per 27 e buono per 7, mentre i non mobbizzati in maggioranza dichiarano di stare bene. Il tono dell'umore risulta, inoltre, depresso per 38 soggetti mobbizzati, avvilito per 20, arrabbiato per 14, mentre i soggetti non mobbizzati dichiarano di essere sereni. Il mobbing strategico I risultati di questa ricerca confermano ci• che ancora in modo pionieristico la letteratura esistente tenta di chiarire. Sembrerebbe, infatti, che la tipologia di mobbing prevalente nelle aziende pubbliche e private sia il mobbing strategico: esso Š attuato intenzionalmente sotto forma di pressioni psicologiche allo scopo di allontanare dal mondo del lavoro soggetti scomodi. Ci• Š divenuto prassi abbastanza frequente nelle aziende che hanno subito ristrutturazioni, fusioni o cambiamenti che hanno comportato un surplus di personale. Spesso si tratta di soggetti appartenenti a gestioni precedenti o assegnati a reparti da dismettere o anche di soggetti da riqualificare professionalmente. Risultano frequenti anche azioni mobbizzanti nei confronti di dipendenti che non corrispondono pi— alle attese (lunghe assenze per congedi parentali, malattie serie, portatori di handicap). In questo modo l'azienda assume il ruolo di mobber. Lo scopo Š quello di indurre il dipendente ad andarsene e la modalit… consiste nel farlo vivere in una situazione insostenibile, attraverso strategie pi— o meno sottili fatte di minacce, critiche ingiustificate, sabotaggi difficilmente dimostrabili. La strategia dell'espulsione prende forma nell'intenzione del diretto superiore di estromettere il soggetto dal processo lavorativo. Tuttavia il mobbing non nasce dal nulla, non Š un atto slegato dal contesto e ha sempre invece una storia di precedenti; nella maggior parte dei casi analizzati nella nostra indagine, in una vicenda di mobbing sono riscontrabili dei segnali che, se identificati per tempo, potrebbero rivelarsi fondamentali per prevenire lo scatenarsi della ®guerra sul lavoroŻ (Ege, 2001). Molti autori che si sono occupati di questo fenomeno ritengono che l'origine del mobbing vada ricercata nell'inadeguatezza da parte del management di gestire i conflitti. Fino agli anni '30 si riteneva che il conflitto fosse un fenomeno negativo che doveva a tutti i costi essere represso; oggi, la moderna psicologia dell'organizzazione ha dimostrato l'erroneit… di tale posizione affermando che il conflitto Š fisiologico, cioŠ parte sana e positiva delle organizzazioni, quando non prevede l'intenzione di eliminare l'avversario, ma solo la volont… di primeggiare su di lui. Il conflitto Š fonte di energia in quanto una certa dose di non-adesione alle opinioni della maggioranza favorisce la creativit…; il conflitto Š fonte di crescita, poich‚ il confronto con prestazioni e risultati altrui potenzia l'organizzazione; il conflitto tuttavia diventa deleterio quando determina una diminuzione della produttivit…, un abbassamento del morale dei lavoratori, l'innescarsi a catena di altri conflitti (Favretto, 2005); quando esso Š continuato e caratterizzato da attacchi costanti pu• sfociare in fenomeni di mobbing. Di conseguenza Š fondamentale che le direzioni aziendali gestiscano al meglio i conflitti che possono trovare origine in diverse situazioni: insicurezza del posto di lavoro, reticenza di informazioni, richieste eccessive o insufficienti, isolamento. Oggi prevalgono prospettive di ricerca e di intervento sul mobbing a livello individuale, con minore attenzione alle variabili legate alla salute e al benessere delle organizzazioni. Spesso, infatti, nelle aziende dove lavorano i soggetti mobbizzati Š percepibile un cattivo clima organizzativo a causa del profilarsi di diverse difficolt… come la vendita dell'azienda o il suo fallimento, oppure difficolt… economiche, tutti fattori che, come dice Ege (1996), evocano nell'immaginario del lavoratore il fantasma della ®ristrutturazione del personaleŻ con conseguenti tagli e riduzioni. Nel processo di mobbing sono state distinte, tuttavia, diverse fasi, ognuna delle quali ha conseguenze sull'equilibrio psicofisico della persona che subisce la violenza. Il danno dipende, oltre che dalla fase attraversata, anche da una serie di variabili come la durata della fase, la risposta di coping (saper fare fronte ai problemi) dell'individuo - legata sia alla resistenza psichica della persona, sia agli strumenti culturali a sua disposizione, sia al sostegno che riceve dall'ambiente familiare - e lo stato di salute e di equilibrio psicologico nel momento in cui nasce il processo. I danni, inoltre, possono essere di diversa entit…. Oggi il lavoro, oltre a rappresentare una fonte di sostentamento, garantisce all'individuo autonomia e gratificazione; nel momento in cui esso viene a mancare o diventa fonte di insoddisfazione, ansia e paura, una parte importante della vita del soggetto si frantuma e si verifica un calo dell'autostima che invade anche altri aspetti della sua esistenza. Per quanto riguarda le conseguenze provocate dal mobbing, Leymann individua anche dei danni organizzativi legati all'aumento delle assenze per malattie, all'incremento del tasso di turnover e alle richieste di risarcimento da parte delle vittime. Quale soluzione? Sulla rivista ®Medicina del LavoroŻ (92, 2001) Š apparsa una definizione delle violenze psicologiche sottoscritta da quasi tutti i centri italiani di medicina del lavoro, cattedre universitarie, ASL, istituti specializzati. Si legge: ®Il mobbing Š definito come una forma di violenza psicologica esercitata quasi sempre con intenzionalit… lesiva, ripetuta nel tempo e in diverse forme; l'azione persecutoria Š intrapresa per un periodo di tempo determinato, arbitrariamente stabilito in almeno sei mesi, ma con ampia variabilit… dipendente dalle modalit… di attuazione e dai tratti di personalit… dei soggetti, con la finalit… o la conseguenza dell'estromissione del soggetto da quel posto di lavoroŻ. L'unica definizione data da un'autorit… pubblica italiana, tuttavia, Š quella del marzo 2001, quando si riunŤ il ®Gruppo di lavoro mobbingŻ presso il Ministero del Lavoro: ®Una serie di atti o fatti manifestamente indesiderati che assumono le caratteristiche di una intenzionale e sistematica forma di violenza psicologica perpetrata nell'ambiente di lavoro, per almeno sei mesi, con l'obiettivo di danneggiare, attraverso atti o comportamenti illegittimi, il dipendente o il collegaŻ. Il gruppo per• non proseguŤ i lavori dichiarando la propria incompetenza in materia. La mancanza di una convergenza su una definizione universalmente condivisa dipende quasi esclusivamente dalla continua evoluzione della ricerca scientifica su tale argomento e dalla complessit… del fenomeno sia nelle cause che negli effetti. Tuttavia nel 2002 esce la prima legge italiana: Š la legge regionale del Lazio n. 16: ®Disposizioni per prevenire e contrastare il fenomeno del mobbing nei luoghi di lavoroŻ. La legge laziale Š stata poi impugnata dalla Presidenza del Consiglio, la quale contestava la competenza regionale a legiferare sulla materia. La contestazione Š stata accolta e quindi la legge Š stata annullata. In Parlamento sono state presentate diverse proposte di legge ed Š in atto un tentativo di unificarle da parte di una commissione parlamentare (Ranieri, 2003). Se il richiamo alla tutela giuridica da parte del mobbizzato non garantisce ancora nessun risvolto risolutivo, la letteratura psicologica ha tuttavia scandagliato attraverso un'analisi sistematica la fenomenologia del mobbing, sia come strategia aziendale di esclusione che come profilo sintomatologico specifico che porta al disagio o all'impossibilit… lavorativa vera e propria. Abbiamo chiesto ai nostri soggetti, intervistati attraverso delle domande aperte, quale potrebbe essere dal loro punto di vista la soluzione al problema. In realt…, data la complessit… del fenomeno, sembra non esistere alcuna soluzione generale: risolvere un conflitto o un caso di mobbing Š un compito troppo arduo, sarebbe pi— semplice, per la maggior parte dei soggetti mobbizzati intervistati, lavorare per impedire che questo avvenga. Creare all'interno dell'azienda una cultura antilitigio significa intervenire sulla politica e sull'atteggiamento direttivo; avere una visione pi— chiara del conflitto, saperlo gestire, pu• portare grandi vantaggi ad un'azienda sia dal punto di vista economico che relazionale. Se il punto di partenza del mobbing Š proprio la cattiva organizzazione dell'azienda, Š essa stessa che dovrebbe trovare una soluzione, anche perch‚ il deterioramento dell'atmosfera lavorativa comporta una diminuzione dell'efficienza e del rendimento del gruppo di lavoro, nonch‚ l'incremento dei costi dovuti all'assenteismo. In conclusione, pur riconoscendo l'utilit… degli sportelli antimobbing, la linea pi— giusta da seguire, secondo chi scrive, Š quella mostrata dalle pi— recenti indicazioni comunitarie sulla prevenzione dei rischi psicosociali, ossia intervenire con delle misure finalizzate al miglioramento del benessere organizzativo all'interno delle aziende. Ilaria Petracca Marcella Cuddetta Paolo Renzi (®Psicologia contemporaneaŻ n. 205/08)