Ottobre-Dicembre 2007 n. 4 Anno XXI Quaderni di Minimondo Rivista culturale Braille Periodico trimestrale Fascicolo III Direzione Redazione Amministrazione Biblioteca Italiana per i Ciechi 20052 Monza - Casella postale 285 c.c.p. 853200 - tel. 039/28.32.71 e-mail: bic@bibciechi.it Dir. Resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Massimiliano Cattani, Antonietta Fiore, Ilaria De Cristofaro Pietro Piscitelli (Responsabile) Copia in omaggio Stampato in Braille a cura della Biblioteca Italiana per i Ciechi ®Regina MargheritaŻ onlus via G. Ferrari, 5/a 20052 Monza Sommario La famiglia dai mille volti (®LettureŻ n. 642/07) - Marco Deriu: La famiglia secondo la televisione - Vanni Codeluppi: La famiglia secondo la pubblicit… - Massimo Zanichelli: La famiglia vista dal cinema - Roberto Carnero: La famiglia nella narrativa italiana - Orsola Vetri: Le saghe familiari - Renata Maderna: La famiglia nell'editoria per ragazzi Pasquale Di Palmo: Tommaso Landolfi: una vita in bilico tra gioco e letteratura (®LettureŻ n.630/06) La famiglia dai mille volti Nucleo di ogni organizzazione sociale, il concetto di famiglia Š reso ambiguamente dai media e dagli altri mezzi espressivi, distorcendo o semplificando la resa dei rapporti tra coniugi e dei genitori coi figli. Sembra dunque opportuna questa ricognizione nell'ambito di televisione, pubblicit… e letteratura per recuperare un nucleo obiettivo di verit… dietro i molteplici volti assunti dal modello familiare. La famiglia secondo la televisione Specchio deformante a dispetto delle metafore che continuano ostinatamente a rappresentarla come una ®finestra sul mondoŻ, la televisione ha nei confronti della famiglia un atteggiamento ambivalente. Da un lato ne fa il suo target privilegiato, con un'offerta che tende a soddisfare i gusti di figli, genitori, nonni e parenti vari nella maniera pi— possibile estesa; dall'altro, predilige la messa in scena di situazioni famigliari che con sempre maggior fatica si possono definire ®normaliŻ. Nonostante le ricerche sul tema confermino che le famiglie tradizionali sono ancora largamente superiori a quelle che si rompono e si ricostruiscono secondo canoni sociali e culturali in buona parte nuovi, in Tv sono le situazioni di crisi a essere punto di partenza (o di arrivo) per il racconto di vicende capaci di toccare nel vivo le emozioni degli spettatori. Due generi, pi— di altri, propongono tipologie o canovacci narrativi che favoriscono la rappresentazione stereotipata delle famiglie italiane: la fiction e il reality show. Le famiglie della ®fictionŻ Nelle storie della fiction, la cui produzione negli ultimi anni Š cresciuta a dismisura, Š sempre pi— difficile trovare la rappresentazione di famiglie tradizionali, costruite su legami stabili e in cui i ruoli sono facilmente riconoscibili. Basti pensare ai due esempi recenti di maggior successo: Un medico in famiglia (Raiuno) e I Cesaroni (Canale 5). Le travagliate - ma sorridenti - vicende della famiglia Martini, protagonista di Un medico in famiglia, hanno nella figura di nonno Libero, interpretata da Lino Banfi, il loro perno narrativo. Ô lui ad assumere di fatto le funzioni genitoriali nei confronti di tre bambini (che, durante i vari cicli della serie, diventano ragazzi e poi adulti), rimasti ®orfaniŻ di fatto del padre Lele (Giulio Scarpati); costui Š un medico che ha lasciato la propria dimora per dedicarsi a una missione di carattere umanitario dall'altra parte del mondo, insieme alla cognata, sorella della moglie morta a causa di una malattia. Anche gli altri personaggi che ruotano intorno al piccolo nucleo costituito da nonno e nipoti vivono legami ®moderniŻ, con il fidanzato della nipote maggiore che vive sotto lo stesso tetto, una collega del medico in missione che cresce il proprio figlio insieme a un amico omosessuale, un altro nipotino che vive insieme ai Martini perch‚ la madre sta con un bimbo di colore avuto da un altro uomo, pi— tutta un'altra sequela di legami che si instaurano e si rompono all'insegna dell'imprevedibilit…. Analoghi meccanismi narrativi si ritrovano nella fiction che ha per protagonista la famiglia Cesaroni, una produzione costruita sul format spagnolo Los Serrano, acquistato e riadattato da Mediaset per il pubblico nostrano. I protagonisti in primo piano sono Elena Sofia Ricci e Claudio Amendola, nelle parti di Lucia Liguori e Giulio Cesaroni. Ciascuno dei due ha figli a carico: tre maschi per Giulio, due femmine per Lucia. Dopo che lui Š rimasto vedovo e lei ha divorziato dal marito, i due - a distanza di anni dalla loro frequentazione giovanile - si incontrano casualmente e si innamorano di nuovo. Lucia si trasferisce nella casa di Giulio e da questa nuova unione scaturisce una famiglia ®allargataŻ composta da sette persone, a cui di tanto in tanto si aggiungono con le loro incursioni che creano sempre un po' di scompiglio, Cesare (Max Tortora), il fratello di Giulio, e Gabriella (Rita Savagnone), la madre di Lucia. Naturalmente, la giovane et… e la convivenza forzata favoriscono nuove dinamiche sentimentali anche tra i ragazzi e le ragazze che costituiscono la prole condivisa. Amore in assetto variabile Nel raffronto tra le due produzioni emergono differenze nella declinazione specifica delle situazioni e somiglianze nei canovacci narrativi di fondo. I Martini rappresentano una famiglia alquanto destrutturata, secondo una visione diversa da quella tradizionale, ma unita da legami di tipo ®postmodernoŻ che riescono a garantirle una sopravvivenza dinamica. Nonostante i potenziali fattori di confusione affettiva e l'andirivieni sentimentale, si registra una grande complicit… di fondo e alla fine tutti sorridono contenti. Nelle vicende della famiglia Cesaroni la dose di buonismo Š decisamente minore; anzi, vengono frequentemente messi in scena screzi e provocazioni che soltanto alla lunga distanza si riescono a superare, tra un dispetto assolutamente evitabile e un inatteso gesto di cortesia. A margine, potrebbe apparire non casuale la scelta di Elena Sofia Ricci e Claudio Amendola come protagonisti: i due attori hanno conosciuto il concetto di famiglia mista anche nella propria vita privata, tra prime e seconde mogli, ex mariti, figli di primo e di secondo letto. Sempre in tema di fiction, si rileva la generale tendenza a infarcire di vicissitudini famigliari anche le serie dedicate ad altri ambiti specifici, come quelle che raccontano le imprese di alcune categorie professionali (nella maggior parte dei casi medici o appartenenti alle forze dell'ordine). Se fino a qualche tempo fa il successo o l'insuccesso dei protagonisti che si affannavano per curare un paziente o per incastrare un delinquente erano diretta conseguenza della preparazione specifica e del gioco di squadra, oggi sempre pi— spesso l'ingrediente che fa la differenza si ritrova proprio nei legami affettivi o nelle vicende famigliari dei singoli, che finiscono per entrare a pieno titolo nella trama poliziesca o sanitaria. Proprio la forza degli affetti, nel momento decisivo dell'azione, riesce a sopperire alle eventuali manchevolezze professionali. Come a dire che l… dove non arriva la competenza pu• sempre arrivare il contributo fondamentale degli affetti. Confidenze ad alta voce Anche l'altro genere capofila dell'attuale produzione televisiva - il reality show - fa registrare una crescente attenzione alla rappresentazione delle dinamiche famigliari, facendole oggetto non soltanto del discorso ma addirittura dell'intervento finalizzato ad aggiustare o ricucire i legami sentimentali compromessi. La televisione non si limita a raccontare in presa diretta le pi— o meno tristi storie della ®famiglia media italianaŻ, ma si pone come mediatrice decisiva - e, quindi, indispensabile - affinch‚ le famiglie in difficolt… possano (ri)trovare la serenit… perduta. Chi ricorda con (eventuale) nostalgia produzioni come il Gioco delle coppie di qualche lustro fa, in cui l'aspetto ludico era assolutamente prevalente su quello sentimentale e il vero obiettivo era quello di vincere il viaggio esotico messo in palio, nota la differenza evidente con trasmissioni come Uomini e donne (Canale 5), a cura della premiata ditta (a responsabilit… famigliare) costituita da Maria De Filippi e Maurizio Costanzo: si costruiscono a tavolino coppie di aitanti giovanotti e aspiranti starlette dello spettacolo, che si frequentano, si innamorano, si fidanzano e magari si sposano (o si danno l'addio) sotto gli attenti occhi delle telecamere. Le famiglie in crisi sono le principali protagoniste della serata televisivamente pi— ambita, quella del sabato. Su Canale 5 ritroviamo la De Filippi con C'Š posta per te, il programma culto per gli amanti dello sciacallaggio sentimentale e delle storie a base di buoni sentimenti e copiose lacrime. Obiettivo dichiarato del programma Š ricostruire legami rotti dall'odio o dal tempo, grazie all'intervento dei ®postiniŻ, della conduttrice e di parenti che improvvisamente rispuntano dal nulla. A beneficio, naturalmente, non tanto della felicit… degli interessati quanto degli indici di ascolto; in fondo, anche se la riconciliazione non giunge a buon fine il pubblico si lascia coinvolgere emotivamente con estrema facilit…. Possibile che chi vuol recuperare l'affetto di un coniuge, di un genitore o di un figlio non riesca ad attivarsi in prima persona e abbia bisogno di finti postini inviati da una conduttrice fintamente commossa per invitare il diretto interessato in un finto salotto- palcoscenico? Il lieto fine Š invece assicurato da Antonella Clerici, che il sabato sera conduce Il treno dei desideri su Raiuno. In questo caso non si mettono a tema i tentativi di ricongiungimento o pacificazione sentimentale, bensŤ i desideri che alcune famiglie particolarmente sfortunate o disagiate hanno ma non possono esaudire (la casa, il lavoro, la salute...) e che mamma Rai - insieme a mamma Clerici - si prende la briga di assecondare in maniera che poi tutti vivano felici e contenti. Qui la televisione si pone nei confronti della famiglia come una sorta di assistente sociale, pronta a fare giustizia dei torti che il destino ha riservato ai malcapitati di turno. Nozze a portata di telecamera Oltre alle citate produzioni che raccontano di legami famigliari incerti e di coppie pi— o meno sfilacciate, sui nostri teleschermi in questi ultimi tempi non sono mancate trasmissioni espressamente dedicate a quello che del fidanzamento dovrebbe essere il naturale epilogo: il matrimonio. Ô un passo decisivo nella vita di una persona e - a quanto pare - di solito tra i due il pi— indeciso Š l'uomo. Perch‚ non dargli una spintarella, per convincerlo a compiere il grande passo? Questo probabilmente hanno pensato gli autori di Adesso sposami, programma di successo delle ultime stagioni televisive, anch'esso affidato alle amorevoli cure della Clerici (che, peraltro, Š una ex moglie). Il meccanismo del programma Š spietato ed efficace: non volendo pi— attendere il sospirato giorno dei fiori d'arancio, la fidanzata (o il fidanzato) va in trasmissione per convincere il suo lui (o la sua lei) a convolare finalmente a nozze. E questo avviene di fronte alle telecamere, sotto gli occhi di milioni di spettatori, alla presenza di un ufficiale di Stato civile che registra la promessa di matrimonio, con tanto di regalo ai futuri sposi: fedi e viaggio di nozze. Il/la partner che si deve convincere al grande passo arriva in trasmissione all'oscuro di tutto (almeno in teoria), coinvolto/a con un pretesto ingannevole. E quando si apre il sipario e viene catapultato/a al centro della scena, trova la fidanzata (il fidanzato) con il vestito da sposa (da sposo), tra scrosci di applausi, insistenza della conduttrice, luci dei riflettori e pubblico trepidante che fa un tifo sfegatato per il ®sŤŻ. E poi si invoca il rispetto della privacy... Altro clima, apparentemente meno forzato, si respira in Per tutta la vita, recente produzione di Raiuno dedicata a coppie indissolubili che raccontano la loro storia di felice unione, per invogliare giovani fidanzati a percorrere una strada simile. In questo caso, se non altro, si Š scelto di puntare sui buoni sentimenti, senza ingannare nessuno dei due partner e raccontando la loro vicenda alla luce del sole. Merita una citazione, se non altro per la sua capacit… di bucare lo schermo, anche l'indomito Davide Mengacci, che con il suo Scene da un matrimonio ha raccontato negli ultimi anni le storie di molte coppie convolate a nozze. Ô un programma capace di uscire dai classici schemi dei reality show, con il conduttore e la troupe che si recano sui luoghi in cui vivono i due futuri sposi e li seguono passo passo fino al fatidico ®sŤŻ, non senza una certa invadenza (evidentemente ben tollerata dai protagonisti). Epilogo La brevissima ricognizione sulle produzioni televisive che hanno la famiglia come soggetto conferma la tendenza a speculare su questo tema. Le crisi e i ricongiungimenti famigliari sono un argomento su cui da secoli si scrivono romanzi, racconti e poesie a profusione. Da buon cantastorie elettronico, il mezzo televisivo non si fa certamente scappare alcuna occasione buona per trasformare queste vicende in oggetti di racconto e rappresentazione. Ô un fenomeno in costante incremento all'interno della televisione italiana, che rischia di saccheggiare la famiglia dei suoi affetti pi— intimi all'insegna del voyeurismo. Ma proprio qui sta il punto critico: i sentimenti si vivono privatamente, non si sbattono su un palcoscenico con l'esclusivo scopo di fare audience. Ô bene non dimenticarlo, ogni volta che noi spettatori ci mettiamo davanti al televisore, pronti a ficcare il naso negli affari di famiglia altrui. Marco Deriu La famiglia secondo la pubblicit… La famiglia costituisce da sempre uno dei principali soggetti presenti all'interno della comunicazione pubblicitaria. Ci• Š dovuto a diversi motivi. Innanzitutto, va considerato che in passato la famiglia era fortemente presente nella mente di chi creava le campagne pubblicitarie perch‚ era ritenuta il contesto ideale per la collocazione di molti prodotti. In effetti, la famiglia costituiva il nucleo primario dal quale si originavano le scelte di consumo. Inoltre, la pubblicit… faceva ricorso alla rappresentazione della famiglia anche perch‚ aveva spesso la necessit… di comunicare gioia e felicit… e tale rappresentazione le consentiva di esprimere un'atmosfera di armonia e serenit…, dove i conflitti, quando presenti, si risolvevano sempre in nome di un piatto di pasta fumante o di una merendina golosa. Ci• costringeva i pubblicitari a ricorrere a degli stereotipi nel modo di rappresentare le persone, e a correre il rischio di annoiare lo spettatore con situazioni banali e poco coinvolgenti, ma l'operazione ha potuto comunque funzionare per un lungo periodo di tempo. Il modello a cui faceva ricorso la pubblicit… era dunque chiaramente quello della classica famiglia medioborghese, composta da padre, madre e due bambini, possibilmente un maschietto e una femminuccia. Naturalmente, non sempre erano presenti tutti i membri della famiglia, ma di solito gli assenti erano comunque virtualmente presenti. Soprattutto nell'epoca di Carosello, durata dalla fine degli anni Cinquanta alla fine degli anni Settanta, la rappresentazione che la pubblicit… italiana ha fornito dei due coniugi e del loro rapporto era piuttosto conservatrice. La donna era di solito allo stesso tempo mamma, moglie e compagna dell'uomo. Inoltre, svolgeva fondamentalmente il ruolo di dispensatrice di cura e amore nei confronti di tutti gli altri membri della famiglia. D'altronde, numerose ricerche empiriche hanno evidenziato come anche negli altri Paesi negli scorsi decenni le donne siano state spesso presentate nelle immagini della pubblicit… in una situazione di inferiorit… rispetto all'altro sesso. Erano infatti meno attive, potenti e razionali, ma pi— giovani, attraenti e casalinghe. Svolgevano inoltre occupazioni riduttive, servili, di basso profilo e a volte venivano anche presentate come dotate di un minor livello di intelligenza. Negli anni Settanta, ad esempio, il sociologo statunitense Erving Goffman ha dimostrato come nelle immagini pubblicitarie gli uomini erano rappresentati di solito attribuendo loro maggiori dimensioni rispetto alle donne per simboleggiare il superiore potere e il pi— elevato livello di autorit… nella societ…. Gli uomini guardavano le donne e queste guardavano altrove o tenevano la testa abbassata (per indicare che il maschio detiene un potere di sorveglianza). Le donne e i bambini erano spesso rappresentati stesi sul pavimento o in un letto, esprimendo una posizione arrendevole e di inferiorit… in cui non ci si pu• difendere. Le donne avevano spesso un ginocchio piegato in segno di timidezza e di minore potere. Inoltre, le donne erano generalmente mostrate in pubblicit… mentre cullavano o accarezzavano un oggetto, ma non mentre lo tenevano saldamente in mano o lo manipolavano per svolgere una funzione (compito generalmente riservato agli uomini). L'obiettivo era quello di mostrare che erano orientate verso un approccio di tipo estetico e contemplativo nei confronti degli oggetti, laddove gli uomini impiegavano invece questi ultimi come strumenti per raggiungere un determinato scopo. Rispetto agli anni Settanta, oggi il linguaggio della pubblicit… Š diventato pi— sofisticato e complesso, ma la situazione per le donne si Š solo parzialmente modificata. Infatti, la pubblicit… deve necessariamente tenere conto che negli ultimi decenni nelle societ… occidentali si Š sviluppato un potente processo di emancipazione femminile e che quindi tra i sessi esiste una situazione di maggiore parit… sociale. Dietro le immagini di apparente parit… si nascondono per• altre forme di differenziazione. CioŠ, la sempre pi— frequente figura di donna moderna ed emancipata porta con s‚ significati che, pur essendo meno espliciti, possono comunque riproporre un'inferiorit… della femmina rispetto al maschio. Si pensi soltanto a quante donne arrendevoli e attraenti vengono ancora oggi proposte dalla pubblicit… a fianco di uomini di potere che appaiono decisi e sicuri di s‚. La famiglia comunque Š cambiata e la pubblicit…, seppure con qualche ritardo, non ha potuto che prendere atto di tale cambiamento. Soprattutto, il modello tradizionale della famiglia si Š progressivamente disgregato e ha lasciato che ognuno dei membri del nucleo famigliare acquistasse una sempre maggiore autonomia e capacit… di scelta. CosŤ la pubblicit… oggi continua a presentare famiglie tradizionali ®alla Mulino BiancoŻ, ma tende sempre pi— frequentemente a mostrare anche famiglie di nuovo tipo, composte soltanto dai due partner o addirittura da un single. Poich‚ nella pubblicit… italiana vige oggi la moda del ricorso al testimonial a tutti i costi, la famiglia viene spesso rappresentata, anzich‚ con anonimi attori che interpretano la parte del marito e della moglie, con coppie vere composte da personaggi famosi, ma la sostanza non cambia. CosŤ troviamo il pilota di moto Loris Capirossi che si mostra insieme alla moglie Ingrid per una marca di abbigliamento, il calciatore Alessandro Del Piero e la moglie Sonia che prestano il loro volto per dei gioielli, l'ex calciatore Ciro Ferrara che pubblicizza con tutti i membri della sua famiglia la bont… di un budino. E si potrebbe continuare a lungo. Resta il fatto che la famiglia, seppure aggiornata, continua a essere utilizzata come uno dei temi centrali della comunicazione pubblicitaria. Probabilmente, ci• Š anche il risultato del fatto che i pubblicitari cercano di rimanere sintonizzati con una societ… come quella italiana, dove Š ancora molto importante quel modello di ®familismo amoraleŻ di cui Edward C. Banfield parl• negli anni Cinquanta per indicare il particolare atteggiamento che porta la cultura italiana a considerare la famiglia pi— importante di qualsiasi cosa. Il nucleo famigliare si concentra infatti su se stesso, sul proprio privato, e quindi tende addirittura a trascurare il senso di fedelt… allo Stato e il senso di appartenenza all'Italia come comunit… di individui. Vanni Codeluppi La famiglia vista dal cinema Il tema della famiglia gode nel cinema di una filmografia talmente vasta e ramificata da costituirsi come un vero e proprio labirinto narrativo-semantico. Imperativo, dunque, anche per lo spazio a disposizione di questo contributo, selezionare un percorso tematico. Tralasciando naturalmente i film per le famiglie, che presuppongono un prodotto d'intrattenimento spesso contraddistinto da contenuti edulcorati, Š bene concentrarsi sulla figura del conflitto, per sviluppare questo tema lungo alcune principali direttrici, quali lo scontro generazionale, la famiglia disfunzionale e le violenze familiari, scegliendo alcuni film particolarmente significativi per ogni gruppo. Scontri generazionali Difficile non rivolgersi a un classico come Giovent— bruciata diretto da Nicholas Ray nel 1955 con James Dean, sex symbol del tempo e icona dell'adolescente tormentato, in lotta contro il mondo - genitori, compagni di scuola, forze dell'ordine - senza un apparente motivo (da cui il titolo originale, Rebel Without a Cause). Aspro soprattutto il confronto con il padre, visto come un burattino continuamente umiliato dalla madre, e come tale inaccettabile modello di riferimento. La fidanzata Judy (Natalie Wood) entra invece in conflitto con un padre incapace di riconoscerne la maturit…. Entrambi per• - cosŤ bisognosi di autenticit… e riconoscimento, cosŤ votati alla disperazione e all'autodistruzione (icastica a proposito la celebre sequenza della ®corsa del coniglioŻ con le automobili lanciate verso un precipizio) - falliranno come ®genitori miglioriŻ nella ®famiglia alternativaŻ che cercano di costruire con il disadattato e fragile Plato (Saul Mineo). Ray rifugge da una drammaturgia unilaterale, sottolineando il fatale determinismo degli scontri generazionali e il pessimismo di fondo della sua poetica. Sei anni dopo, Natalie Wood torna a vestire i panni della ragazza afflitta in uno dei capolavori di Elia Kazan, Splendore nell'erba. La sua storia d'amore con Warren Beatty (al suo esordio) si scontra con una morale perbenista che colpevolizza il desiderio sessuale ed Š ostacolata dai genitori: la madre di lei, frigida e puritana, Š ossessionata dalla perdita della verginit… della figlia, mentre il padre di lui consiglia al figlio d'intrattenersi con ragazze pi— facili. Kazan ambienta il dramma nella polveriera della Depressione, chiude gli adulti nella morsa di un impietoso atto d'accusa contro il cieco conformismo di una societ… dominata da individualismo sfrenato e ipocrisia, mentre opera un'analisi profonda della giovent—, spronata a conoscere se stessa e a superare le mancanze dei genitori. Dal conflitto al disagio: Š quello che succede ai ragazzi di Tempesta di ghiaccio del taiwanese Ang Lee (1997, dal romanzo omonimo di Rick Moody). Attanagliati da mille assilli (esistenziali, sentimentali, sessuali), sono risucchiati dal vuoto di una generazione (quella dei genitori) che si misura con l'inettitudine, l'indifferenza e l'incomunicabilit…, quando non con lo squallore di un umiliante scambio di coppie che dovrebbe decretarne la rivoluzione sessuale (la storia Š ambientata negli anni Settanta). Qualcuno finir… per non vedere l'alba. I confronti generazionali e i rapporti di coppia del nostro presente sono spesso complicati dalle questioni razziali. CosŤ accade in American History X di Tony Kaye (1998), storia di un ex naziskin (Edward Norton) che, dopo il carcere, cerca invano di sottrarre il fratellino, che ne sta ricalcando le orme, al fanatismo di una comunit… che ora lo considera un traditore. CosŤ accade, pur nella diversit… degli accenti, in tre film di produzione inglese dove si oppongono due culture - quella autoctona e quella pakistana - che vorrebbero armonizzarsi con il matrimonio: Sammy e Rosie vanno a letto di Stephen Frears (1987), East is East di Damien O'Donnell (1999) e Un bacio appassionato di Ken Loach (2004). Se crescere non Š facile - come sanno bene anche i protagonisti di Gente comune di Robert Redford (1980), Stand By Me - Ricordo di un'estate di Rob Reiner (1986), Arrivederci ragazzi di Louis Mafie (1987), L'et… inquieta di Bruno Dumont (1997) e de Il piccolo ladro di Erik Zonca (1999) - fare i padri Š un ®mestiereŻ altrettanto complicato: un console inglese che lavora a Firenze, rimasto vedovo, prende pi— a cuore le sorti del figlio minore che non del primogenito, bisognoso in realt… di pi— affetto, accorgendosene quando ormai Š troppo tardi (Incompreso di Luigi Comencini, 1966); il pi— grande Alberto Sordi di sempre Š un impiegato alle soglie della pensione che ha investito ogni sua risorsa e speranza in un figlio dalle scarse qualit…, la cui morte accidentale e violenta lo porter… alla follia omicida (Un borghese piccolo piccolo di Mario Monicelli, 1977); un altro attore brillante ®prestatoŻ al dramma, Ugo Tognazzi, Š un industriale emiliano che, avuta la notizia della morte del figlio per mano di terroristi, decide di non divulgare la notizia e di reinvestire i soldi raccolti per il riscatto per salvare la sua attivit…, con un finale amaro e senza redenzione (La tragedia di un uomo ridicolo di Bernardo Bertolucci, 1981). La famiglia disfunzionale Sotto le apparenti spoglie di un film horror, Shining di Stanley Kubrick (1980) Š - tra le altre cose - un film che svela i meccanismi latenti della disfunzione all'interno di una famiglia tipo della middle class. Un padre frustrato (Jack Nicholson) dagli insuccessi professionali (Š uno scrittore fallito che deve reinventarsi guardiano di un albergo) e dalla diversit… del figlio (Danny, che parla con un fantomatico alter ego capace di rivelargli le cose che succederanno attraverso lo shining), arriva a sfogare sempre pi— violentemente la gelosia contro il piccolo e la rabbia contro la moglie (Shelley Duvall), vista come una minaccia per il suo potere personale all'interno della famiglia. Anaffettivit… e trascuratezza sono aspetti centrali nelle disfunzioni della ®famiglia assenteŻ. In Fuga dalla scuola media (1995), primo, malinconico, e a tratti disperato, film dell'indipendente Todd Solondz, regista scomodo quanto maltrattato dalla distribuzione (gli ultimi due titoli, Storytelling e Palindromes, non hanno di fatto visto il mercato italiano), la goffa e sgraziata undicenne Dawn (Heather Matarazzo), umiliata in continuazione dai compagni di classe, non trova comprensione e affetto dai genitori, che le preferiscono tanto il fratello maggiore tutto casa e scuola (e poco talento) quanto la sorellina minore con i suoi evanescenti saggi di danza. Nei Tenenbaum di Wes Anderson (2001), i figli del patriarca Royal (Gene Hackman) - l'analista finanziario Chas (Ben Stiller), la commediografa Margot (Gwyneth Paltrow) e il tennista Ritchie (Luke Wilson) - devono loro malgrado misurarsi con l'aridit… affettiva di un padre egoista che li ha fatti precipitare nel buco nero delle nevrosi e dei fallimenti personali. Binomio di disfunzione e assenza, il divorzio Š alla base dei conflitti di due famiglie le cui interne dinamiche ben rispecchiano il cambiamento dei tempi: in Kramer contro Kramer di Robert Benton (1979), la separazione dei due coniugi Dustin Hoffman e Meryl Streep prende le pieghe di un melodramma intimistico, mentre ne La guerra dei Roses (1989) di Danny De Vito il divorzio, che ha fatto naufragare l'amore romantico dei coniugi Oliver (Michael Douglas) e Barbara (Kathleen Turner) dopo 17 anni di lieti eventi, Š diventato una trincea domestica senza esclusione di colpi. La stessa Kathleen Turner, smessi i panni della dark lady, interpreta con vigore il ruolo di una madre opprimente e sessuofoba (imparentandosi cosŤ con la madre di Carrie nell'omonimo film di Brian De Palma, 1976) ne Il giardino delle vergini suicide (1999), film d'esordio di Sofia Coppola. Il marito, suo succube (lo interpreta l'ex duro James Woods), le permette infatti di fare il buono e il cattivo tempo con le loro giovani quattro figlie: finir… in tragedia. N‚ va meglio all'inglese Janice (Sandy Ratcliff), una ragazza della piccola borghesia costretta ad abortire dalla madre autoritaria, mentre il padre Š prigioniero delle sue debolezze. Trover… rifugio nella schizofrenia, venendo ®curataŻ a base di elettroshock da un medico incapace di comprenderne i traumi psicologici (in Family Life di Ken Loach, 1971). Violenze familiari Dalle violenze psicologiche a quelle fisiche il passo Š breve. In Affliction di Paul Schrader (1997, dal romanzo Tormenta di Russell Banks) Nick Nolte Š un poliziotto divorziato in crisi d'identit… che non riesce a liberarsi del fardello ingombrante di un padre picchiatore (James Coburn), che lo ha allevato in un clima di terrore e sadismo. L'epilettico e paranoico Alessandro (Lou Castel) arriva a uccidere la madre cieca e il fratello minorato, prima dell'ultima, fatale crisi dove la sorella lo lascia morire, in uno dei film pi— caustici e beffardi di Marco Bellocchio (I pugni in tasca, 1965, suo folgorante esordio alla regia). Titoli rari quanto incisivi per lo scabroso tema dell'incesto, poco frequentato dal cinema per la morbosit… dell'argomento, le difficolt… della rappresentazione e la difficile commerciabilit…. Alla maschera ferina di James Coburn nel film di Schrader fa eco quella altrettanto mostruosa di John Huston in Chinatown (1974) di Roman Polanski, un noir che si addentra negli interstizi pi— morbosi della depravazione, raccontando di un padre despota e corrotto che arriva a concepire un rapporto incestuoso con la figlia (Faye Dunaway), costringendola successivamente a partorire e allevare una ®figlia-sorellaŻ mentalmente disturbata. Pi— ambiguo, e non meno angoscioso, l'intreccio familiare in Zona di guerra (1998), diretto dall'attore Tim Roth (Le iene, La leggenda del pianista sull'Oceano, il recentissimo Un'altra giovinezza) e tratto dall'omonimo romanzo di Alexander Stuart. In un Devon piovoso e plumbeo, il quindicenne Tom (Freddie Cunfulle) sospetta una relazione incestuosa tra il padre (Ray Winstone) e la sorella Jessie (Tilda Swinton), mentre la madre, impegnata con la nascita di una bambina, sembra non accorgersi di nulla. Tutto si consuma sul crinale di un'ambiguit… (il voyeurismo di Tom, la consensualit… tra padre e figlia) che Roth filma con stile asciutto e tenebroso. Nello stesso anno, con Festen, il danese Thomas Vinterberg filma in pieno stile ®Dogma 95Ż (camera a mano, riprese in luoghi reali, recitazione ®naturalisticaŻ, rispetto dell'unit… di tempo e luogo) la scioccante anamnesi di un giovane borghese che denuncia gli abusi subiti dal padre durante la festa per il suo 60ř compleanno, gettando scandalo nel clan. Ma chi volesse assistere a un campionario degli orrori che si consumano all'interno della cerchia familiare, si pu• tranquillamente rivolgere alle otto stagioni della serie Law and Order - Unit… speciale, creata nel 1999 da Dick Wolf e interamente dedicata ai crimini sessuali. Al contrastante background familiare della coppia di detective protagonisti (Elliot Stabler ha una famiglia con ben quattro figli, mentre Olivia Benson Š un'incallita single che deve convivere con la consapevolezza di essere il frutto di uno stupro) si accompagna infatti un allarmante campionario di delitti che si consumano all'interno delle mura domestiche: dai litigi agli abusi, dagli abbandoni alle botte, dai ricatti psicologici alle violenze fisiche, tra vendette, stupri, incesti, atti di pedofilia e perversioni, in un campionario di casi e situazioni tratti dalla pi— cupa realt… della cronaca nera. Mai l'home video Š stato costretto ad assistere a tanta brutalit… e violenza, e mai forse una materia cosŤ scottante ha goduto di un trattamento di tale rigore in una fiction televisiva: stupiscono non solo l'abile costruzione narrativa, ma la consistenza delle problematiche e delle diagnosi sull'origine e la fenomenologia di un male irriducibile, offrendo interessanti considerazioni sulla sua ipotetica derivabilit… da tare genetiche, malattie ereditarie, consumismo mediatico e business farmacologico. Massimo Zanichelli La famiglia nella narrativa italiana Se il Novecento Š il secolo di rivoluzioni e profondi mutamenti negli assetti sociali, la famiglia non si sottrae a questa tendenza generale. Dunque non sar… un caso che nella narrativa del Novecento si parler… soprattutto di famiglie in crisi o, se preferite, di crisi della famiglia. Vediamo di analizzare l'argomento partendo da alcuni autori ormai classici, per arrivare poi, in un secondo momento, a libri pi— recenti. Con una breve avvertenza, a mo' di excusatio non petita: evidentemente il tema Š cosŤ vasto che qualsiasi ambizione di completezza sarebbe fuori luogo. Da qui il carattere per gran parte soggettivo del percorso che vi proponiamo. Padri e figli I rapporti pi— complicati nelle famiglie della letteratura del Novecento sono senz'altro quelli tra padri e figli. A partire da un archetipo non italiano, la Lettera al padre scritta nel 1919 da Franz Kafka. I rapporti tra il robusto padre commerciante e il fragile figlio scrittore non erano dei pi— semplici: ®Come padreŻ, scrive Kafka, ®tu eri troppo forte per meŻ. Kafka compie una lucidissima analisi della relazione con il proprio genitore, forse per trovare uno spiraglio di comunicazione, anche se non consegner… mai al destinatario questa lettera, scritta cinque anni prima di morire. Qui siamo nel territorio delle biografie degli autori, che spesso poi trasfondono questi temi nelle loro opere (nel caso di Kafka, viene immediato il riferimento all'indifferenza e poi all'ostilit… della famiglia nei confronti del protagonista della Metamorfosi). Ne La coscienza di Zeno (1923) di Italo Svevo Š da antologia la scena in cui il padre del protagonista, sul letto di morte, schiaffeggia il figlio senza dargli alcuna spiegazione, per poi morire subito dopo. Lo schiaffo muto del padre perseguiter… Zeno Cosini per il resto dei suoi giorni, in virt— di un senso di colpa ancora pi— doloroso perch‚ le sue radici rimangono indecifrabili. Rapporti conflittuali tra padri e figli sono frequenti anche nei romanzi di Federigo Tozzi. In Con gli occhi chiusi (1913) un figlio inetto vive in un continuo stato di agitazione emotiva per la presenza di un padre-padrone molto pi— abile di lui in tutte le situazioni pratiche della vita, mentre ne Il podere (1918) il figlio non sar… in grado di raccogliere l'eredit… paterna e di farsi rispettare dai salariati che il suo genitore comandava a bacchetta: anche in questo caso il confronto vede il figlio decisamente perdente. Ne L'isola di Arturo (1957) di Elsa Morante la figura del padre, mezzo tedesco, biondo e sfuggente, viene mitizzata dal protagonista, rimasto orfano di madre, sin dall'infanzia. Le sue prolungate assenze dall'isola di Procida, dove il ragazzo abita, si ammantano di un alone misterioso e quasi mitico. La realt…, per•, a un certo punto apparir… ben pi— prosaica. E Arturo demistificher… definitivamente la figura paterna. Nel secondo Novecento, a una Sardegna arcaica, solo lambita dalla modernit… che altrove avanza, ci riporta il romanzo Padre padrone (1975) di Gavino Ledda, in cui l'autore ha raccontato la propria ribellione alla tirannica volont… del padre, che lo aveva voluto tenere analfabeta fino all'et… di vent'anni. Una sorta di thriller psicologico sul motivo dell'identit… paterna Š, per venire ad anni pi— recenti, La forza del passato (2000) di Sandro Veronesi. A emergere qui Š soprattutto il tema del rapporto tra un padre e un figlio, attraverso una storia che Š forse una metafora per narrare l'amore filiale, al di l… delle piccole o grandi menzogne che la vita impone di raccontare. Allora un figlio potr… finalmente capire e perdonare il proprio padre, alto ufficiale dell'esercito patrio, democristiano di ferro, cattolico fino al bigottismo, quando, dopo la sua morte, verr… a conoscere la sua vera identit…: spia del Kgb al soldo dei sovietici. Questa rivelazione inaspettata metter… per• in crisi, insieme a quella sulla personalit… di suo padre, tutte le altre certezze del protagonista. Sulle difficolt… legate ai rapporti tra un padre e una figlia ormai entrambi anziani Š incentrato un romanzo recente di Carla Cerati, L'intruso (2004), un'indagine impietosa sulla vecchiaia, messa in scena senza sconti n‚ attenuazioni. Adriana, una donna di settant'anni, si trova a un certo punto, inaspettatamente, a doversi occupare di suo padre Fosco, quasi centenario, una volta che Š rimasto vedovo della seconda moglie. Fosco Š una persona insopportabile: autoritario, egocentrico, utilitarista, scortese ai limiti della brutalit… nei confronti della figlia, che non ha mai fatto veramente i conti con la sua figura, avendola invece rimossa, per molti anni, dal proprio orizzonte. Madri e figli Pi— teneri, ma anche pi— ambigui, i rapporti tra madri e figli. In Agostino (1944) Alberto Moravia racconta la gelosia edipica di un ragazzo tredicenne nei confronti della madre corteggiata da uno spasimante, durante una vacanza estiva. Ô il racconto di una sofferenza adolescenziale, fatta di incertezza e di attesa, ma pure della scoperta, sebbene non del tutto risolta, di una sessualit… che consente l'ingresso nell'et… adulta. Tutto proiettato nel tempo mitico dell'infanzia Š invece lo sfondo di Conservatorio di Santa Teresa (1940) di Romano Bilenchi, un romanzo di formazione in cui la figura della madre, Marta, si lega per il protagonista, un bambino di nome Sergio, all'arcana suggestione della scuola da lei frequentata in giovent— insieme con la zia Vera, sorella di suo padre. Entrare finalmente in quella scuola significher… per Sergio conoscere qualcosa di pi— di questo mondo femminile, fatto di gioco e di complicit…, il contatto con il quale segna il primo passaggio verso la maturit…. In anni recenti la pi— intensa riflessione in narrativa sul rapporto tra un figlio e la madre Š forse quella sviluppata da Alberto Bevilacqua: Lettera alla madre sulla felicit… (1995), Tu che mi ascolti (2004) e Lui che ti tradiva (2006). Quest'ultimo, ad esempio, Š un libro duro ma sincero, che trova nell'autobiografia la materia del proprio racconto. Ô un lungo colloquio postumo con la madre Lisa, una confessione in cui lo scrittore trova il coraggio di dirle tutto ci• che, finch‚ lei era in vita, il pudore lo aveva convinto a tacere. Come i protratti tradimenti di suo padre Mario, l'uomo adorato da Lisa per tutta una vita, nonostante le continue ®scappatelleŻ di lui. Una madre che ha amato il figlio di un amore intensissimo, per il quale lo ha difeso con le unghie e con i denti. A costo di qualsiasi sofferenza. Fratelli e sorelle Ci sono innanzitutto le zitelle di Aldo Palazzeschi e di Tommaso Landolfi. Il primo, nel romanzo Le sorelle Materassi (1934), raffigura queste due ®signorineŻ ormai cinquantenni, tutta una vita di dedizione al lavoro di ricamatrici, la cui piatta routine viene sconvolta all'improvviso dall'arrivo del nipote Remo, un bellissimo adolescente che, con il suo fascino seduttore, riuscir… a farsi dare dalle donne tutti i loro averi, finendo con il lasciarle sul lastrico. Landolfi ne Le due zittelle (1945) racconta invece di due beghine la cui esistenza verr… sconvolta da una scimmia sacrilega. Che fare? Di fronte ad azioni abominevoli come quelle compiute dall'inconsapevole bestiola, che ha osato profanare la cappella del vicino convento, le pie vecchiette potranno anche trasformarsi in assassine. A un tono meno sarcastico, e anzi decisamente sofferto, Š invece improntato Cronaca familiare (scritto in soli sei giorni nel dicembre del 1945, sar… pubblicato nel 1947) di Vasco Pratolini. Lo scrittore vi parla del suo rapporto con Dante, il fratello allontanato da bambino dalla sua famiglia (dopo che era morta la madre) per essere affidato a un'altra coppia. Pratolini rievoca la sua dolente vicenda familiare, segnata dall'assenza della figura materna, in memoria di questo fratello prematuramente scomparso. Diventare genitori oggi Per concludere, vogliamo segnalare due romanzi recenti di giovani scrittori che, in controtendenza rispetto agli argomenti in genere prediletti dai loro coetanei tutti dediti alle mode ®cannibaliŻ o ®pulpŻ, hanno affrontato, con pudore e sobriet…, il motivo dell'essere genitori. Il primo Š Nina (2001) di Silvia Ballestra, una sorta di elegia della maternit…, al tempo stesso sobria e vibrante, per diverse pagine un diario prima delle trepidazioni dell'attesa e poi delle gioie della nascita di una nuova vita. Nel secondo, Sarai cosŤ bellissima (2002) di Sebastiano Mondadori, il giovane scrittore milanese tratta il tema della nascita di un figlio, anzi di una figlia, dal punto di vista maschile, cioŠ del padre. Non ci si vergogna di narrare, in entrambi i casi in presa diretta, quasi diaristica, eventi universali e ogni volta straordinari, come la gravidanza, l'attesa, il parto, i primi mesi di vita di un bambino. E lo si fa senza retorica (anzi con punte di ironia e umorismo che non spiacciono affatto), valorizzando la poesia intrinseca alle piccole cose, al senso di una vita che nasce prolungando quella dei genitori. I quali si trovano, all'avvento di un figlio, a compiere una sorta di bilancio della propria vita, riguardando al loro vissuto. E a dare un nuovo significato all'esperienza della famiglia. Roberto Carnero Le saghe familiari Intervistato nel Caf‚ Letterario del sito www.wuz.it, a proposito del ritorno in letteratura e nel cinema del tema ®famigliaŻ (da lui celebrato ne La meglio giovent—), il regista Marco Tullio Giordana ha efficacemente spiegato che la famiglia ®Š un nucleo che resiste nei secoli e malgrado abbia subŤto tutte le droghe e i veleni dei cambiamenti culturali del Novecento Š ancora fortemente saldo. Ed Š soprattutto un'esperienza comune a tutti: quando noi parliamo di famiglia, parliamo dei nostri genitori, dei nostri fratelli, dei nostri figliŻ. Nella stessa intervista riflette su un altro importante elemento che sta alla base della scelta di numerosi autori e sceneggiatori: la saga familiare Š un pretesto non solo per raccontare una storia di relazioni umane ma per descrivere lo scorrere del tempo e, soprattutto, i mutamenti sociali e storici. Insomma la famiglia Š un microcosmo, lo specchio della realt… che le sta attorno e, in letteratura, sembra svolgere la funzione di raffigurare attraverso le sue sconfitte o le sue vittorie l'andamento storico-sociale di un'epoca. Pur con tutte le doverose distinzioni, la saga familiare si dimostra sempre pi— un genere, se ci Š permesso chiamarlo cosŤ, che trasversalmente rispetto ai Paesi, alle letterature e alle culture resiste nel tempo e nel gusto dei lettori. Indiscusso sembra ancora il fascino delle trame fitte di personaggi, narrate lungo anni o secoli, l'avvicendarsi di generazioni attraverso matrimoni, nascite, amori, odi, vendette, eredit… mancate o ricevute... La schiacciante vittoria all'ultimo Campiello di Mariolina Venezia con Mille anni che sto qua (un ®cent'anni di solitudine in salsa lucanaŻ) dimostra che la saga piace non solo al cinema o in Tv ma, fortunatamente, anche sulla carta stampata. L'epopea di una famiglia Š il racconto, arricchito di elementi poetici e artistici, di cui il lettore sogna essere protagonista. La letteratura sembra suggerire che ognuno di noi possiede un patrimonio immenso, fatto di miti e tradizioni, al quale attingere per raccontare il passato o comprendere il presente e per rendere eterna, se non la propria famiglia, almeno l'idea di famiglia. Una bibliografia completa relativa a questo tema ovviamente non Š proponibile. Troppe opere vi rientrano a pieno titolo. Possiamo per• fare un breve excursus sui romanzi pi— significativi. Magari partendo dai classici come I Malavoglia (1851): cosŤ era chiamata la famiglia Toscano ad Acitrezza, di cui Verga ci racconta il soccombere alle disgrazie, prima combattute e poi accettate con rassegnazione, perch‚ non vi Š possibilit… di salvezza se si appartiene alla stirpe dei vinti. Contraltare a questa concezione Š I VicerŠ (1894) di Federico De Roberto, una dissacrante analisi storica, a cavallo tra il Regno borbonico e il Regno d'Italia, dove si affermano i vizi, ancora oggi immutati, degli italiani. In Sicilia i nobili Uzeda imboccano la strada della decadenza, incapaci di dividersi l'eredit… e di conciliare i conflitti. Ma nell'ultimo Uzeda, Consalvo, non muore la fame di potere. Stessa ambientazione storica e geografica per Il gattopardo (1955) di Tomasi di Lampedusa, dedicato ai Salina e al principe Fabrizio. Il matrimonio del nipote Tancredi con la neo-ricca Angelica diventa simbolo di resa ai nuovi principi sociali e ideologici e l'abbandono dei privilegi da parte di una classe che non sa rinnovarsi. La famiglia come maledizione da cui sradicarsi Š invece il tema di Menzogna e sortilegio (1948) di Elsa Morante. La protagonista Elisa Š l'ultimo anello di una catena familiare che lotta per liberarsi da un passato denso di illusioni e bugie. L'infelicit… coniugale della nonna e della madre l'hanno resa erede di un dolore inossidabile. Rinascer… rievocando e rielaborando le amare vicende che hanno dominato le generazioni prima di lei. Indimenticabile il declino narrato da Thomas Mann ne I Buddenbrook (1901), quello di una famiglia appartenente all'aristocrazia mercantile e culturale di Lubecca, cosŤ come La saga dei Forsyte (1922) di John Galsworthy, che in una sorta di feuilleton storico, si fa critico dei costumi della societ… inglese del suo tempo, seguendo le vicende di una ricca e potente famiglia dell'alta borghesia e del suo rappresentante Soames Forsyte, il ®possedenteŻ. Nido di vipere (1932) di Fran‡ois Muriac riconferma la forza negativa del denaro nel dividere e rovinare le relazioni, sia nell'abbondanza che nella povert…: una lettera, scritta da un uomo malato alla moglie che lo ha sposato per interesse e ai figli, si trasforma in un diario intimo sul filo dei ricordi che permette di rivedere il passato familiare e porre fine alle incomprensioni. Un posto d'onore va a Marguerite Yourcenar e alla sua trilogia Il labirinto del mondo che racchiude i tre volumi Care memorie (1974), Archivi del Nord (1977) e Quoi? L'Eternit‚ (1988). Servendosi di diari, lettere e album, la Yourcenar tratteggia, con l'aiuto della fantasia, tutte le generazioni della sua nobile famiglia. Questi saggi finiscono, grazie all'abilit… narrativa dell'autrice, per diventare un'avvincente narrazione-romanzo. Il titolo della trilogia significa che ogni storia di famiglia non pu• essere compresa se slegata da altri fattori (storico-sociali). Non esiste una famiglia ma un mondo in cui tante famiglie si formano, crescono, si disperdono e si riformano grazie alla memoria di chi va in cerca di un significato nelle proprie origini. Indubbiamente nella letteratura ebraica la celebrazione del passato familiare Š acuito dal bisogno di un popolo perseguitato, senza terra e bisognoso di mantener vivo il senso delle proprie origini. Si ferma alle soglie dell'Olocausto la vicenda de I fratelli Ashkenazi (1936) di Israel Joshua Singer che oltre all'evoluzione di una famiglia e dell'ebraismo polacco tratta lungo l'arco di un secolo il ricorrente tema dell'ascesa e della decadenza borghese affrontato da un'angolazione ebraica. La parabola dei gemelli Max e Jacob, sempre in contrasto tra loro, ha fine con la rivoluzione socialista che spoglia gli Ashkenazi dei loro averi. Termina, invece, con la ®soluzione finaleŻ la saga de La famiglia Moskat di Isaac B. Singer (1950), ambientata a Varsavia. Epopea di chi assiste, oltre al crollo della propria tradizione, a quello della propria identit… storica. Pi— ampia la visione storica nel romanzo Abraham (1983). Duemila anni di storia: dall'alba dell'anno 70 d.C., in cui lo scriba Abraham fugge da Gerusalemme ai giorni nostri, quando l'autore Marek Halter fa rivivere il ®libro di famigliaŻ di cento generazioni in una mescolanza di tribolazioni, gioia di vivere, intelligenza e umorismo. Tre diverse opere anche per leggere la complessa societ… americana fondata sulle molteplici origini dei sui abitanti. Nel classico La valle dell'Eden (1952) di Steinbeck predomina il tema biblico di Caino e Abele nelle vicende di due famiglie patriarcali di cui una di origini irlandesi. Ben altro genere l'opera dell'italoamericano Mario Puzo che ne Il padrino (1969) mostra la ®famigliaŻ nella peggiore delle sue accezioni, quella strettamente legata ai ®disvaloriŻ della criminalit…. Vi domina la concezione di famiglia patriarcale, di un'istituzione dotata di leggi proprie che si erigono al di sopra dello Stato. Lo spietato padrino, don Vito Corleone, Š un padre di famiglia e un marito che nonostante la violenza da lui perpetrata fuori e dentro le mura domestiche, si reputa uomo giusto e degno di rispetto. Alex Haley autore di Radici (1974), successo mondiale e prima grande opera di massa sull'orgoglio degli afroamericani, basandosi sulle storie narrate dalla madre riesce a risalire sette generazioni fino a trovare il capostipite Kunta Kinte che nel 1776 era stato portato via dall'Africa. Da lui discendono generazioni di americani prima schiavi e poi uomini liberi. Stesso continente pi— a Sud: difficile dimenticare l'incipit che d… vita alla magia della saga dei Buendˇa, alla cui sopravvivenza Š legata quella dell'intero villaggio Macondo: ®Molti anni dopo, davanti al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendˇa si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccioŻ. Cent'anni di solitudine (1967) Š il romanzo cui si deve la fortuna della successiva letteratura sudamericana. Tra i vari personaggi emerge la figura di Ursula, che con la sua lunghissima vita accompagna e ricongiunge tra loro tutti i membri della famiglia. Considerata una delle eredi di M…rquez, Isabel Allende ebbe un successo strepitoso con La casa degli spiriti (1982): in un clima a tratti magico-fiabesco e a tratti crudelmente realistico, racconta la vicenda delle candide, di nome e di fatto, figure femminili: Nivea, Clara, Blanca e Alba. Generazione dopo generazione affrontano vittoriose la vita che sembra offrire loro solo amori contrastati, uomini crudeli, persecuzioni politiche. Sempre una donna, infine, dipinge un affresco della Cina con una saga familiare che ci riporta secoli di un Paese per noi lontano e mal conosciuto. Jung Chang Š l'autrice di Cigni selvatici. Tre figlie della Cina (1991). In una mitica autobiografia conosciamo la vita della nonna, concubina di un generale della Cina feudale, della madre, alto funzionario nel regime comunista di Mao Tse Tung. La famiglia Š sottoposta a incredibili crudelt… e a pressioni esterne che portano alla lacerazione delle relazioni umane ma gli affetti, la speranza in un mondo privo di ingiustizie e il desiderio di trasmettere tali valori non vengono mai meno. Orsola Vetri La famiglia nell'editoria per ragazzi La Fiera del libro per ragazzi di Bologna racconta ogni anno la radicale evoluzione che ha subito negli ultimi decenni la narrativa rivolta ai bambini e ai ragazzi, profondamente diversa rispetto a quella proposta ai genitori, per non dire ai nonni, di queste generazioni. Semplificando si potrebbe sostenere che, messo alle spalle il fine fortemente educativo e moralistico, si Š passati a una modalit… pi— ludica e ironica, con un significativo avvicinamento ai temi proposti dalla quotidianit… di vita dei bambini e dalla societ… che li circonda. Questi profondi mutamenti hanno inciso su vari aspetti contenutistici, la scelta di storie, personaggi, ambienti e tempi, ma anche su quelli legati alla presentazione grafica, alla struttura delle collane e soprattutto all'importanza dell'illustrazione, sempre pi— innovativa e adatta ai gusti dei pi— piccoli. Il mutamento della famiglia rappresentata dalla narrativa per bambini e ragazzi meriterebbe un approfondimento pi— ampio per raccontarne i diversi passaggi, ma anche valutarne l'aderenza ai cambiamenti della societ… e gli effetti legati all'irruzione di diverse problematiche nel mondo della narrazione e della fantasia. Sicuramente pu• essere detto che alle storie del passato in cui accanto a un pap… che va a lavorare si accostava una mamma casalinga e un bambino a cui andavano trasmessi determinati messaggi e regole, si sono sostituite le vicende, pi— o meno umoristiche, di tante famiglie coinvolte nelle situazioni pi— varie. Le mamme che lavorano anche fuori casa e che devono fare i conti con i mille impegni (e le mille dimenticanze) della giornata, osservate da spiritosi bambini che diventano io- narranti a cui nulla sfugge, ma che si rivelano anche comprensivi di qualche errore. Anche i pap…, perduta l'immagine intoccabile e severa, vengono descritti in pi— di un titolo come bisognosi d'aiuto e di consigli, con un capovolgimento dei ruoli che d… spazio a storielle esilaranti, ma non sciocche. Nel quadro familiare, e anche narrativo, fanno capolino oltre ai nonni, coadiuvati qualche volta (come descrivono bene i dati demografici) da arzilli bisnonni, le baby-sitter, protagoniste di qualche albo illustrato e anche dei titoli della narrativa delle diverse collane studiate per le varie et…. Nei cataloghi dei tascabili si incontrano famiglie alle prese con le difficolt… finanziarie, i problemi del lavoro, i traslochi di casa e di citt…, ma anche le inquietudini derivate dalle separazioni e dai divorzi, un tema da qualche anno molto presente insieme con la vasta tematica dei problemi adolescenziali, questi ultimi in molti (forse troppi) casi di ambiente e caratterizzazione fortemente statunitense. In tutti comunque la tematica principale Š il percorso alla ricerca dell'identit… vissuto in diverse fasi storiche della storia dell'uomo, declinata in sfondi temporali differenti (molto presente quello della Seconda guerra mondiale e delle persecuzioni razziali). Molte famiglie protagoniste di storie ambientate nel presente ruotano intorno a situazioni particolari, come l'adozione, l'affido, la droga e anche la violenza intrafamiliare, tematiche che in pi— di un'occasione hanno acceso dibattiti e riflessioni interessanti sull'opportunit… di toccare questi argomenti sociali, mentre unanime consenso sembra ottenere quel largo e consistente interesse che si Š sviluppato intorno alle ®altreŻ famiglie, i nuclei di immigrati nel nostro Paese, in cui vivono i numerosissimi compagni di scuola dei bambini d'oggi. Vite, culture e tradizioni diverse vengono raccontate nei libri molto illustrati per bambini piccolissimi, nelle molte collane di saggistica interamente dedicate alla multiculturalit… e anche in non pochi titoli di narrativa. La diversit… Š, del resto, un tema molto presente anche nelle altre declinazioni rappresentate dalle famiglie in cui vive un bambino o una persona malata, con handicap o alle prese con altre nuove povert… di un'epoca in cui non mancano l'emarginazione e la solitudine. Nelle famiglie attuali, infine, c'Š un altro personaggio che in certi casi pare non meno importante di mamma, pap…, figli, nonni e baby- sitter, quella che appunto Š stata definita la baby-sitter elettronica, la televisione, che da molti autori viene raccontata e anche ®smontataŻ nel suo criticatissimo potere. Nei titoli migliori, tuttavia, non ci si limita a mettere la Tv sul banco degli imputati: questo mezzo e altri protagonisti elettronici della vita dei bambini diventano oggetto di storie esilaranti e significative al tempo stesso. Questa osservazione, per fortuna, vale anche per molte storie che pur toccando i lati problematici dei rapporti tra genitori e figli, fratelli e gruppi di coetanei, riescono ad avere significati profondi che nulla hanno a che fare con superficiali lezioncine sociologiche. Come bene ha scritto Silvia Blezza Picherle in Libri, bambini, ragazzi (Vita e Pensiero): ®Ô vero che nelle famiglie descritte sono ricorrenti le situazioni di incomunicabilit… e di incomprensione, eppure questi scontri intergenerazionali non rimangono senza via d'uscita [...] Il parlare dei problemi non soverchia la storia e non la piega a funzioni dimostrative di tesi precostituiteŻ. Ô significativo, a questo proposito, il filone di storie che riescono ad affrontare temi come la malattia e la morte con un approccio sereno e una riflessione profonda, che spesso viene affidata a un nonno io-narrante capace di raccontare la vita, i suoi alti e bassi e soprattutto il suo senso lasciando aperta la porta alla speranza. Renata Maderna (®LettureŻ n. 642/07) Tommaso Landolfi: una vita in bilico tra gioco e letteratura - Considerata in passato rivolta a un pubblico ristretto per il linguaggio manierato e prezioso, la sua opera di recente si sta imponendo come una delle esperienze letterarie fondamentali del secolo appena trascorso. - Con il passare del tempo l'opera variegata di Tommaso Landolfi si configura come una delle esperienze letterarie pi— singolari e rappresentative del nostro Novecento. Narratore straordinariamente dotato, Landolfi si misur• proficuamente con tutti i generi, spaziando indifferentemente dal romanzo al racconto, dall'elzeviro alla poesia, dal saggio alla favola, dalla traduzione alla piŠce teatrale, dimostrando una perizia tecnica impareggiabile. Si ha l'impressione che l'autore volesse piegare qualsiasi genere alle sue personali esigenze creative, dissimulando, pi— che esibendo, un autobiografismo sempre tenuto sopra le righe. La sua opera costituisce una sorta di ®diario perpetuoŻ, come emblematicamente intitoler… alcuni tardi contributi memorialistici apparsi sul Corriere della Sera. Ma si tratta di un diario in cui paradossalmente l'autore tende a nascondersi pi— che a mostrarsi, come se i suoi scritti rappresentassero un articolato e complesso crittogramma che solo il lettore pi— avveduto sar… in grado di comprendere nelle sue pi— recondite ramificazioni. L'atteggiamento di Landolfi, personaggio schivo e aristocratico, chiuso in un universo misterioso e bizzarro, sar… costantemente rivolto a occultare la sua presenza, arrivando a pubblicare sul risvolto di copertina dei suoi libri la polemica dicitura: ®Risvolto bianco per desiderio dell'autoreŻ. Narrazioni del fantastico L'esordio di Landolfi matura nella Firenze degli anni Trenta, permeata dall'atmosfera che si respira intorno al mitico CaffŠ delle Giubbe Rosse, ritrovo di letterati di spicco come Montale, Gadda, Bilenchi, Delfini, Luzi, Vittorini, Traverso. Nel 1937 esce presso l'editore Parenti la straordinaria raccolta di racconti Dialogo dei massimi sistemi, il cui titolo riprende quello del trattato galileiano (il ricorso a titoli importanti della tradizione scientifica e letteraria, compresa la loro ironica deformazione, rimarr… una costante nell'opera dello scrittore). I racconti sono pervasi da un'atmosfera da incubo che sconfina spesso nel grottesco e che rimanda ai modelli ®goticiŻ di Poe, Hoffmann, Nerval. Bisogna segnalare perlomeno il sorprendente racconto ®Maria GiuseppaŻ che evidenzia la profonda distanza che separa l'autore di Pico dai canoni letterari del tempo. Il protagonista narra in prima persona la vicenda dei suoi controversi rapporti con Maria Giuseppa, una fantesca di origine contadina che, a causa dei continui soprusi del suo padrone, si ammala gravemente e muore. Ma non c'Š nulla di patetico nella narrazione, tutta giocata sul registro delle elucubrazioni semiserie di Giacomo, il succitato protagonista del racconto che rappresenta una sorta di alter ego dello stesso narratore. Nel 1939 escono due libri di Landolfi: il romanzo La pietra lunare che segna l'inizio della pubblicazione da parte di Vallecchi di quasi tutte le sue opere (d'ora in poi evidenzieremo soltanto i nomi degli editori che non corrispondono a quello fiorentino), e la raccolta di novelle Il Mar delle Blatte e altre storie, stampata nelle Edizioni della Cometa, dirette dall'amico poeta Libero De Libero a cui Š emblematicamente dedicata Notte di nozze. La pietra lunare, che ha come sottotitolo Scene della vita di provincia, racconta la curiosa vicenda del giovane Giovancarlo che incontra una ragazza dai piedi caprini chiamata Gur—, con la quale vivr… una lunga serie di avventure soprannaturali, misurandosi di volta in volta con i briganti morti, le creature mannare, le mitiche Madri, in ambienti spettrali e decadenti che non possono non richiamare alla mente le atmosfere e le superstizioni che circolavano un tempo nei paesi meridionali. Con Il Mar delle Blatte e altre storie ci troviamo di fronte a una sequenza di piccoli capolavori, a cominciare dall'enigmatico racconto che d… il titolo al libro, permeato da un'atmosfera surreale e plumbea che non pu• non ricordare le invenzioni eccentriche e, al tempo stesso, rigorose di Kafka. Non Š un caso che, nel libro successivo (La spada, del 1942), uno dei racconti pi— significativi sia proprio ®Il babbo di KafkaŻ che costituisce una sorta di divagazione stralunata e fantastica sulla vita del grande scrittore praghese (sulla stessa falsariga si pu• annoverare anche il racconto ®La moglie di GogolŻ', presente nella raccolta Ombre del 1954, in cui compare anche ®La vera storia di Maria GiuseppaŻ dove si narra la reale vicenda della fantesca che prestava servizio in casa di Landolfi, brutalmente ®marocchinataŻ in tempo di guerra). E al periodo bellico Š ispirato anche il romanzo breve Racconto d'autunno (1947), dominato dall'atmosfera che si respira in una labirintica magione permeata da presenze fantastiche e inquietanti che non pu• non richiamare alla mente sia la dimora avita di Pico sia il racconto ®The fall of the house of UsherŻ di Poe. L'anno precedente era uscito per Bompiani Le due zittelle, romanzo in cui il divertissement sconfina nella provocazione blasfema, esplicandosi attraverso una serie di divertenti, anche se mai gratuite, trovate linguistiche: alla figura delle due ®zittelleŻ (diminutivo plurale di ®zittaŻ) si contrappone quella di Tombo, una ®scimiaŻ che arriver…, attraverso le sue sacrileghe scorribande notturne, a scombussolare la vita provinciale delle due sorelle. Nel risvolto di copertina dell'edizione originale figura una nota critica, non firmata ma di mano di Eugenio Montale, in cui si legge tra l'altro: ®[...] nessuno vorr… negare che per variet… di toni, nerbo e scioltezza di plessi stilistici e travolgente pathos intellettuale il libro del Landolfi esca dai facili schemi del genere narrativo e si ponga sul piano dell'arte pi— ardua, su quello dei maggiori ®incubiŻ psicologici e morali della moderna letteratura europeaŻ. Nel 1950 esce Cancroregina, magistrale racconto lungo di ambientazione fantascientifica in cui Landolfi sembra riscrivere, in ambito decisamente futuristico, la trama del Giornale di un pazzo di Gogol', autore amatissimo di cui tradusse gli indimenticabili Racconti di Pietroburgo per Rizzoli nel 1941 (bisogna inoltre ricordare le numerose versioni sia dal russo di Puskin, Leskov, Lermontov, Tjutcev, Tolstoj, Dostoevskij, sia dal tedesco di Novalis, Hofmannsthal e i fratelli Grimm, che dal francese di Merim‚e e Nodier). Sul risvolto di copertina appare una delle rarissime immagini dello scrittore che, com'Š noto, non amava farsi fotografare e che aveva una particolare forma di idiosincrasia per ogni tipo di ostentazione pubblica (circola un aneddoto secondo il quale Landolfi metteva a dura prova gli organizzatori dei premi letterari, costretti com'erano a cambiare i programmi delle relative manifestazioni per evitare che lo scrittore, quando saliva sul palco per la premiazione, presentasse le proprie ®tergaŻ al pubblico). Dalle favole alla diaristica Landolfi si misur• anche con il mondo delle favole. Oltre a scrivere divertenti colloqui e filastrocche, compose due tra le pi— belle storie moderne per l'infanzia, intitolate rispettivamente Il principe infelice (1943) e La raganella d'oro (1954). Qui vige una sorta di morale rovesciata, in cui il caso predispone come una gigantesca ragnatela il suo imperscrutabile disegno. Le due favole rappresentano un caso atipico nella produzione landolfiana, essendo tutte giocate intorno a un linguaggio piano e misurato, fruibile perci• pure dai lettori pi— piccoli e sprovveduti, anche se l'impressione che se ne ricava Š che siano indirettamente destinate a chi rimpiange di non potersi ancora annoverare tra i lettori pi— piccoli e sprovveduti. Soltanto in pochi libri Landolfi abbraccia uno stile cosŤ terso e lineare che vira in direzione di una piena godibilit… del testo, senza costringere il lettore a ricorrere in continuazione all'ausilio del vocabolario (anche se in misura minore rispetto alla lezione gaddiana). Le disavventure di Rami nel Principe infelice e quelle del palafreniere Teraponte nella Raganella d'oro, tese a salvare rispettivamente il principe dell'Impero della Luna e la principessa Uriana, risultano quasi speculari alla luce del classico percorso di iniziazione intrapreso dai giovani al fine di esorcizzare lo spettro del delirio e della morte. Sono evidenti al riguardo gli influssi delle favole dei fratelli Grimm che lo stesso Landolfi tradusse e che furono incluse nell'antologia Germanica, curata dall'amico Leone Traverso per Bompiani nel 1942 e che sono state recentemente riproposte in un volumetto adelphiano: il risveglio dal letargo di Rami, la giovinetta dal cuore di vetro, sembra un calco del finale di Biancaneve. La biere du pecheur inaugura, nel 1953, la splendida stagione diaristica che proseguir… con Rien va nel 1963 e con Des mois nel 1967. Fin dal titolo viene dichiarato l'intento beffardo e ambiguo dell'autore: infatti esso pu• significare - se scritto in maiuscolo e privo di accenti - sia ®La birra del pescatoreŻ sia ®La bara del peccatoreŻ. Questa molteplice chiave di lettura, queste implicazioni polisemiche si riverseranno anche nel procedimento diaristico landolfiano, teso a mascherare e a nascondere pi— che a rivelare (sul risvolto di copertina appare l'immagine emblematica dello scrittore che si copre il volto con il ventaglio della mano aperta). Paradossalmente, infatti, questo autobiografismo non Š mai scoperto, bensŤ abbisogna, per diventare davvero autentico, di un continuo paludamento con cui esorcizzare la cognizione del vuoto e della morte. In altri termini Landolfi necessita, per denudarsi, di una maschera che gli consenta di sopportare quel disagio interiore che altrimenti lo annienterebbe. Montale, recensendo Rien va, osservava: ®[...] Landolfi, magnifico traduttore dal russo e da altre lingue, quando scriveva in proprio non faceva altro che tradursi, tenendo nascosto in s‚ l'originale... Il suo Š in sostanza il linguaggio dell'uomo colto, che quando parla si sorveglia: un parlare che Š appunto recitazioneŻ. Nei diari le annotazioni autobiografiche si alternano a digressioni di carattere speculativo sugli argomenti pi— disparati (non ultimo il tema del gioco, su cui torneremo in seguito), con un senso della dissacrazione sempre incombente. Se in La biere du pecheur molto evidenti sono i colpi ad effetto con i quali Landolfi riesce sapientemente a catturare l'attenzione del lettore, non esitando a inventare di sana pianta alcuni episodi (salvo ricordarcelo magari nel paragrafo successivo), in Rien va e Des mois il tono si fa meno aspro, in virt— soprattutto del conflitto interiore con il quale l'autore vive la sopraggiunta, tarda paternit…, tradendo reazioni che passano dall'irritazione a una sorta di inusuale tenerezza. Un esempio al riguardo concerne la descrizione dei piedini della figlia: ®I suoi piedi sono estremamente morbidi, e serici anzi di raso: non pensavo che potesse darsi al mondo qualcosa di simileŻ. Il narratore conosce in questa stagione accenti delicatissimi rivolti alla moglie-bambina, alla primogenita e al figlioletto, soprannominati rispettivamente Major, Minor e Minimus. Il gioco metafora del mondo Nel 1958 con il racconto lungo Ottavio di Saint- Vincent, Landolfi approda a una delle sue prove pi— scoperte dal punto di vista biografico, essendo la vicenda tutta imperniata intorno al demone del gioco che anima le vicissitudini del protagonista (lo scrittore, com'Š risaputo, era un accanito giocatore e passava gran parte dell'anno nelle citt… che potevano impegnarlo in tal senso: Sanremo, Venezia, Saint-Vincent, le localit… della Costa Azzurra). D'altronde la concezione del gioco in Landolfi aveva qualcosa di paradossale, in quanto in innumerevoli testi cerca di dimostrare, attraverso vere e proprie disquisizioni di carattere filosofico, che il giocatore autentico Š solo colui che perde: ®Non ha pace finch‚ non si sia incornato al tavolo verde, o, se si vuole, finch‚ non abbia tutto perdutoŻ. Carlo Bo, considerato dall'interessato il suo maggior critico, asseriva al riguardo: ®Landolfi sapeva che avrebbe perduto e tuttavia non solo si metteva, trascinato dal suo demone, al tavolo verde ma sapeva che avrebbe - anche se avesse per caso vinto - esaltato soltanto il no perpetuo del destinoŻ. In Se non la realt… (1960), raccolta composita di racconti ispirata ai suoi numerosi viaggi, il tema del gioco Š sempre presente, manifestandosi attraverso un fatalismo che procede per contrapposizioni (si pensi alla metafora che Landolfi attinge dal contrasto tra rouge e noir, i fatidici colori della roulette). D'altronde i viaggi non si svolgono in luoghi particolarmente ameni e suggestivi, qualora si consideri che un caratteristico suo testo si ambienta a Rovigo e che le citt… non potevano che dividersi per lui in due sole categorie: quelle che possedevano un casin• e quelle che non lo possedevano. L'elemento della casualit… ricorre frequentemente nei suoi scritti, come nel racconto ®La dea cieca e veggenteŻ contenuto nella raccolta In societ… (1962), che presenta impressionanti analogie con il celebre ®Pierre Menard, autore del ChisciotteŻ di Jorge Luis Borges: il protagonista, il poeta Ernesto, ricompone l'Infinito di Leopardi estraendo da un'urna alcune parole a caso, mentre Pierre Menard riscrive il capolavoro di Cervantes lettera per lettera senza averne la consapevolezza. Ma, al di l… di qualsiasi affinit… di tipo letterario, il percorso di Landolfi resta quello di un isolato, di uno spirito eletto impegnato a sondare con le armi inadeguate di un linguaggio al tempo stesso ricercato ed esemplare, la profondit… del mistero e del male esistenziali. Nel 1964 vedono la luce gli indimenticabili Tre racconti scritti in uno stile asciutto e lineare che contrasta con le vicende fantasiose ivi narrate e in cui bisogna ricordare perlomeno il congegno perfetto della ®MutaŻ, uno dei vertici dell'arte landolfiana. In seguito appaiono il romanzo Un amore del nostro tempo (1965) che descrive la singolare vicenda di un amore incestuoso tra fratello e sorella; i Racconti impossibili (1966) che, sin dal titolo, si configurano come un significativo campionario delle sue narrazioni pi— grottesche e fantastiche, in cui spicca ®La passeggiataŻ, racconto basato su un lessico artefatto e prezioso, con vocaboli rari presi a prestito da un semplice dizionario della lingua italiana Zingarelli; la raccolta contenente cinquanta elzeviri apparsi sul Corriere della Sera intitolata Un paniere di chiocciole (1968); il Breve canzoniere (1971), insolito libro composto da brevi dialoghi alternati a sonetti o brani in prosa; la raccolta di saggi e articoli di carattere letterario apparsi sulla rivista Il Mondo di Mario Pannunzio negli anni Cinquanta, Gogol' a Roma (1971). Tra teatro e poesia Del 1959 Š il Landolfo VI di Benevento, tragedia in versi in sei atti. Con quest'opera Landolfi, che gi… nei suoi libri in prosa aveva inserito spesso qualche frammento poetico, approda a un genere, considerato in quel periodo anacronistico, come quello del poema drammatico in endecasillabi sciolti, con un'impostazione che, nello stile, ricorda l'Adelchi manzoniano. Il linguaggio Š volutamente arcaico e ricercato, essendo la vicenda ispirata al Medioevo che vide la sconfitta da parte del normanno Roberto il Guiscardo degli ultimi signori di Benevento, Landolfo e Pandolfo. Ma, come sempre in Landolfi, il tema trattato altro non Š che un pretesto per parlare di s‚, spesso in maniera camuffata, mascherata, delle proprie vicende esistenziali e delle profonde disillusioni di cui era preda. Nel 1963 vede la luce un altro testo teatrale, intitolato Scene dalla vita di Cagliostro, arricchito dalle fotografie tratte dall'edizione televisiva andata in onda il 14 maggio 1961 per la serie Le pecore nere con un cast d'eccezione, tra cui figurano Giorgio Albertazzi e Mario Scaccia. Nel 1969 esce il Faust '67, sorta di ®dramma o commedia di incerto scioglimentoŻ, secondo la definizione dello stesso autore. Nel 1972 Landolfi pubblica a sorpresa una lunga raccolta poetica intitolata Viola di morte: si tratta dell'ultimo libro dello scrittore pubblicato con Vallecchi dopo un sodalizio durato oltre trent'anni. L'intento diaristico Š quanto mai presente, come precisa Graziella Bernab• Secchi: ®[...] la parentela fra queste poesie e le pagine diaristiche si rivela assai stretta, per quanto strana la cosa possa sembrare, trattandosi di generi tanto diversi: le accomuna infatti quel misto di spontaneit… e di concettosa cerebralit… che Š proprio delle pi— dirette confessioni dello scrittoreŻ. Il libro, dedicato alla memoria di Tjutcev e di D'Annunzio, risente di uno stile aulico e polemicamente anacronistico. Nel 1977 Rizzoli pubblica Il tradimento, definito dallo stesso autore come ®grave e terribile seguitoŻ di Viola di morte, anche se la frattura tra le due raccolte si palesa sia nei temi che nelle soluzioni di carattere formale. Se la prima silloge si presenta come un diario doloroso in cui, leopardianamente, gli endecasillabi si alternano ai settenari, nel Tradimento questa fattura neoclassica viene stravolta da versi stridenti e scabri, irriverenti e blasfemi. A questo proposito Geno Pampaloni osserver… come quella tra Dio e il Nulla sia ®una compresenza, la forma stravolta e dolorosa di una fede solitaria, una lacerazione dolente fra il sentimento cristiano e l'orgoglio intellettualeŻ. Gli ultimi lavori Nell'aprile del 1972 Landolfi firma un contratto che lo lega alla casa editrice Rizzoli che pubblicher…, oltre al volume di racconti Le labrene (1974) apparso nella collezione ®La ScalaŻ, una collana destinata alle ®Opere di Tommaso LandolfiŻ. La collana alterna ristampe dei libri che pi— hanno incontrato l'apprezzamento di pubblico e critica, usciti originariamente da Vallecchi e non pi— disponibili, a nuovi titoli come A caso (1975) e al succitato testamento poetico intitolato Il tradimento. Del meno, uscito nel 1978, Š l'ultimo volume nel quale sono raccolti cinquanta elzeviri. Lo scrittore morir… di lŤ a poco, a Ronciglione, presso Roma, l'8 luglio 1979, dopo lunga e dolorosa malattia (uscir… postumo nel 1987, sempre per l'editore Rizzoli, Il gioco della torre che contiene una serie di contributi apparsi negli anni Sessanta sul Corriere della Sera). Ma lo stile funambolico di Landolfi si Š ormai rastremato, la trama fantastica e surreale dei primi racconti ha ceduto il posto a una serie di dialoghi eleganti e stralunati, in cui un sarcasmo dai toni dolorosi e irriverenti la fa spesso da padrone. Sembra che, nel progressivo imbarbarimento cui ci sottopongono le pressioni mediatiche quotidiane, la scrittura di Landolfi resti, dall'alto del suo magistero artigianale, un monito a recuperare una dimensione pi— autentica e umana, scoprendo implicazioni etiche che, a tutta prima, sono avvertibili solo in filigrana. Il suo scetticismo, il suo pessimismo possono dunque essere letti come uno strumento che ci aiuti ad affrontare con il dovuto distacco una condizione esistenziale sempre pi— precaria e insufficiente, come denota lo scoperto autobiografismo dei testi estremi. Il finale amaro e beffardo di Questione d'orientamento, presente nel suo ultimo libro, Š lŤ a testimoniarlo: ®In ogni caso stiano, i lettori, a quanto loro si comunica, e non cerchino di penetrare le intenzioni dell'autore, sovente a lui stesso oscureŻ. Una vita misteriosa disseminata di libri 1908: Tommaso Landolfi nasce a Pico, un paesino in provincia di Frosinone (all'epoca sotto la giurisdizione di Caserta). Il padre, Pasquale, Š un avvocato di antico lignaggio, la madre Š Maria Gemma Nigro, soprannominata Ida. 1910: Il 24 maggio la madre di Landolfi, in attesa del secondo figlio, muore. 1911-1916: Il bambino alterna periodi trascorsi a Pico, sotto la cura dei familiari, ad altri trascorsi con il padre a Roma. 1919-1923: Durante le numerose peregrinazioni al seguito dei familiari compie studi irregolari. Lo scrittore ricorder… in particolare l'esperienza negativa al Collegio Cicognini di Prato in uno dei brani pi— scoperti dal punto di vista biografico, Prefigurazioni: Prato, presente nella raccolta Ombre. 1924: Viene affidato alle cure di un giovane zio militare a Trieste. 1928-1932: Frequenta l'ambiente letterario che fa capo al celebre CaffŠ delle Giubbe Rosse a Firenze. Stringe amicizia con Montale, Luzi, Gadda, Bo. Apprende il russo grazie all'amico slavista Renato Poggioli. Nel 1932 si laurea con una tesi su Anna Achmatova. 1937: Pubblica, sempre a Firenze, la sua prima raccolta di racconti con l'editore Parenti: Dialogo dei massimi sistemi. 1939: Escono, rispettivamente presso Vallecchi di Firenze e le Edizioni della Cometa di Roma, La pietra lunare e Il Mar delle Blatte e altre storie. 1942: Vallecchi pubblica la raccolta di racconti La spada. 1943-1945: Tra giugno e luglio del 1943 viene arrestato e detenuto nel carcere fiorentino delle Murate per sospetto antifascismo. Esce la fiaba Il principe infelice per Vallecchi. Nel 1945 la casa di Pico viene gravemente danneggiata in seguito a un bombardamento. 1946-1950: Nel 1946 pubblica il romanzo Le due zittelle per Bompiani. Vince al gioco una somma ingente. Nel 1947 e nel 1950 stampa per Vallecchi Racconto d'autunno e Cancroregina. Alterna periodi di residenza a Pico e nelle citt… pi— disparate: Firenze, Venezia, Parigi. Negli anni Cinquanta collabora al Mondo di Mario Pannunzio. 1953: Esce il primo dei diari vallecchiani: La biere du pecheur. 1954: Vedono la luce, sempre per Vallecchi, Ombre e La raganella d'oro. Inizia la collaborazione al Corriere della Sera. 1955: Il 3 novembre si sposa a Roma, in Campidoglio, con Maria Luisa, o Marisa, una giovane conosciuta un paio d'anni prima a Pico. Dopo il matrimonio si trasferisce nella riviera ligure, ad Arma di Taggia e a Sanremo. 1958: Il 19 maggio nasce la primogenita, Idolina. In Rien va figurano molti brani dedicati a quelle che chiama ®le due bambineŻ: la Major (la moglie) e la Minor (la figlia). Si aggiudica il Premio Viareggio (ricever… nella sua carriera i pi— importanti riconoscimenti) con Ottavio di Saint-Vincent, pubblicato da Vallecchi nello stesso anno. Vede la luce per il Sodalizio del Libro di Venezia anche Mezzacoda. 1959: Esce la tragedia in versi Landolfo VI di Benevento per Vallecchi. 1960: Sempre per i tipi di Vallecchi d… alle stampe Se non la realt…. 1961: Nasce il secondogenito, Landolfo, soprannominato in Des mois il Minimus. Esce il volume antologico dei Racconti, edito da Vallecchi. 1962: Riceve l'offerta di una cattedra di Letteratura russa presso l'Universit… di Urbino. Rifiuta, obiettando di non volere ®essere il primo, di una famiglia di antica tradizione, a conoscere l'onta del lavoroŻ. Vallecchi pubblica In societ…. 1963: Riprende la collaborazione al Corriere della Sera che si protrarr… fino alla morte. Gli articoli verranno parzialmente raccolti in Un paniere di chiocciole, Del meno e, postumo, Il gioco della torre. Escono da Vallecchi Rien va e Scene dalla vita di Cagliostro. 1964: Per Vallecchi d… alle stampe i Tre racconti. 1965: Esce il romanzo vallecchiano Un amore del nostro tempo. 1966: Vedono la luce i Racconti impossibili per Vallecchi. 1967: Durante l'estate ritorna a Pico, dopo qualche anno di assenza. Pubblica il terzo diario vallecchiano, Des mois. 1968-1971: Pubblica con Vallecchi Faust '67, Breve canzoniere e Gogol' a Roma. Nel 1971 ha una crisi cardiaca. 1972: Il 27 febbraio muore il padre. Esce l'ultimo volume stampato da Vallecchi: la raccolta di poesie Viola di morte. 1973: Ô ricoverato d'urgenza in una clinica romana dove viene operato per un cancro. 1974-1978: Il suo nuovo editore Rizzoli pubblica i racconti delle Labrene (1974), cui seguiranno A caso (1975), Il tradimento (1977) e Del meno (1978). 1979: Si spegne l'8 luglio a Ronciglione, presso Roma. Pasquale Di Palmo (®LettureŻ n. 630/06)