Aprile-Giugno 2008 n. 2 Anno XXII Quaderni di Minimondo Rivista culturale Braille Periodico trimestrale Fascicolo I Direzione Redazione Amministrazione Biblioteca Italiana per i Ciechi 20052 Monza - Casella postale 285 c.c.p. 853200 - tel. 039/28.32.71 e-mail: bic@bibciechi.it Dir. Resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Massimiliano Cattani, Antonietta Fiore, Ilaria De Cristofaro Pietro Piscitelli (Responsabile) Copia in omaggio Stampato in Braille a cura della Biblioteca Italiana per i Ciechi ®Regina MargheritaŻ onlus via G. Ferrari, 5/a 20052 Monza Sommario Sessantotto: quarant'anni dopo cosa Š rimasto di un'idea (®LettureŻ n.647/08) - Michele Prospero: Sessantotto e dintorni - Roberto Carnero: Sessantotto e letteratura - Lorenzo Buccella: Sessantotto e cinema - Roberto Brunelli: Sessantotto e musica Anna Oliverio Ferraris: Intimit…: una dimensione che scompare (®PrometeoŻ n. 100/07) Paolo Ceri: La criminalit… e l'insicurezza percepita (®il MulinoŻ n. 436/08) Anna Oliverio Ferraris, Alessandro Rusticelli: I nuovi analfabeti (®Psicologia contemporaneaŻ n. 204/07) Giuseppe O. Longo: Dalle leggi di Asimov alla roboetica (®PrometeoŻ n. 101/08) John H. White, Luz E. Taver-Mendoza: La vitamina del sole (®Le ScienzeŻ n. 472/07) Michael Shermer: Il dilemma del doping (®Le ScienzeŻ n. 478/08) Maria Grazia Casella: San Pietroburgo: una citt… a 3 voci (®Tutto TurismoŻ n.353/08) Alessandro Zaccuri: Curzio Malaparte: uno scrittore abituato a stare dalla parte sbagliata (®LettureŻ n. 640/07) Sessantotto: quarant'anni dopo cosa Š rimasto di un'idea Nella ricorrenza dell'anno che ha sconvolto l'Italia si cerca di stilare un bilancio della portata culturale di quel movimento. Un moto di contestazione del rigido sistema di classi sociali, una radicale richiesta di cambiamento, un'improvvisa follia giovanile: qualunque cosa sia stato il Sessantotto, ha inciso profondamente sulla nostra letteratura, sulla musica, sul cinema. Sessantotto e dintorni Quando i movimenti giovanili del 1968, nei pi— diversi angoli del mondo, riempirono le piazze, occuparono le scuole e le universit…, erano passati poco pi— di vent'anni dalla guerra. Per come era andata la storia europea del Novecento, un periodo di oltre vent'anni di pace era davvero una enormit…. Le armi finalmente tacevano (si udivano per• quelle del vicino Medio Oriente e soprattutto quelle del pi— lontano Vietnam, che in effetti segnarono il clima dell'epoca, i sogni e l'immaginario di una generazione) e si apriva una inconsueta epoca contrassegnata da una lunga pax europea che garantiva assenza di sangue e scongiurava tragiche cadute autoritarie dei regimi politici. Il '68 in fondo Š stato il primo movimento della pace europea, anche se le sue espressioni precoci si ebbero dapprima nei campus americani, soprattutto in quelli dove era pervenuta una certa teoria sociale critica di provenienza del Vecchio Continente. Il pi— ideologico dei movimenti giovanili di protesta in fondo si insinuava in un'epoca che stava di fatto scongelando i rapporti politici e sociali e stava raffreddando le ideologie a troppo calda intensit… sorte nel secolo breve. Era come se una certa banalizzazione ed estremizzazione radicale del lessico gergale delle ideologie novecentesche ne consumasse la presa reale nella societ… e cosŤ preparasse, inconsapevolmente forse, il definitivo congedo dalla politica calda con una forte immagine del nemico. Non era, quello del '68, il primo Movimento giovanile a comparire nella vecchia Europa. Nel corso del primo Novecento, le piazze erano per• attratte da altri simboli e da altri maggi radiosi. Rispetto ai focosi moti giovanilistici ispirati dal mito nazionalista e bellicista, il Movimento del '68 si presentava con ben altre caratteristiche e diversi codici culturali. Quelli del primo Novecento erano soprattutto movimenti di panico, ossia azioni irregolari ingaggiate per arginare alla confusa i rischi di discesa sociale che minacciavano ampi strati sociali, soprattutto i settori della piccola borghesia. Si trattava di ceti angosciati da una sensazione cupa di declino che, per resistere alla rovina incombente e per conservare una parvenza di status e prestigio, si rifugiavano nei miti della razza, dell'aggressione militare, dell'ordine e della disciplina. La ferrea gerarchia, un'idea verticale di societ… divisa perennemente in chi comanda e chi obbedisce erano i connotati di questi movimenti della cosiddetta rivoluzione conservatrice. Assai diversa era invece l'immagine della societ… coltivata nel corso del '68. Critica delle autorit…, avversione per la gerarchia del sopra e del sotto, ripudio delle raffigurazioni verticali della politica e della societ… erano i contrassegni della contestazione. Quello del '68 era insomma un Movimento che non sorgeva dal panico provocato dai rischi devastanti di discesa sociale. No, era un Movimento che partiva da un'idea diversa del tempo, visto come una freccia verso un futuro abbastanza certo di redenzione, da una visione orizzontale e non pi— rigidamente verticale della societ…. Il Movimento della contestazione era dunque il prodotto di una fase ascendente della societ… di massa, non il frutto avvelenato della oscura sensazione di una caduta imminente rispetto alla quale cautelarsi con fughe dalla libert… e cavalcando le furie dell'irrazionalismo bellico. Era una societ… che aveva un possibile futuro davanti, non lo aveva ancora ricacciato alle sue spalle, quella che esprimeva il desiderio di impegno e di lotta delle nuove generazioni. La crescita quantitativa era cosŤ rapida in quegli anni da far parlare di miracoli economici. E con lo sviluppo tecnologico della societ… industriale avanzata arrivavano anche i consumi, la scolarizzazione di massa, l'allungamento della vita, i diritti. Erano tempi di elevata mobilit… sociale con ceti prima irretiti e imbalsamati che entravano per la prima volta nel circuito febbrile della modernit…. Per quanto ci• possa suonare strano, il '68 fu soprattutto un Movimento di una societ… del benessere che stava diffondendo in ampi strati popolari una pi— elevata propensione al consumo, che stava conoscendo in ogni settore della vita un'assai veloce mobilit… sociale ascendente. A mettersi in movimento, e a contestare con virulenza le basi della societ…, era una generazione che nel complesso stava meglio di ogni altra che l'aveva preceduta, che anzi stava scalando velocemente le posizioni del prestigio e dello status sociale. Per quanto l'ideologia del Movimento avesse robuste propaggini terzomondiste, aperte spinte antioccidentali (si pensi alla fortuna del Che o alla fascinazione quasi mistica del ®Libretto rossoŻ di Mao e della sua rivoluzione culturale), evidenti punte di antiamericanismo (all'America imperiale e bellicosa si preferiva per• un'altra America, quella della musica, del cinema, dei costumi, della nuova frontiera, della nonviolenza e della disobbedienza civile), nella realt… il '68 Š stato anzitutto un Movimento della modernit… e dell'Occidente. Non depisti troppo la fraseologia ultrarivoluzionaria del Movimento, esso era un figlio dell'Occidente, un indicatore della modernizzazione che toccava le cose, le merci, ma che voleva lambire anche le teste, i soggetti. Anche un Movimento come quello del '68 andrebbe giudicato non sulla base di ci• che pensava di se stesso, ovvero della ideologia professata in maniera cosŤ totale e rumorosa, ma sulla base di ci• che esso Š in effetti stato nella storia. E, sul piano della sua reale consistenza storica, il '68 non fu affatto un Movimento rivoluzionario (da questo punto di vista la contestazione incendi• solo fuochi di paglia, e sonora fu la lezione impressa ai rivoltosi a Parigi da un anziano generale), ma fu un Movimento di modernizzazione etico-politica. Sognava comunitarismi da caserma e invocava radicali egualitarismi, ma in realt… il Movimento di protesta era il frutto di una societ… che andava componendosi in atomi, in individui. A una economia che produceva sempre pi— merci e ampliava gli orizzonti del Mercato doveva prima o poi congiungersi anche una forma della societ… capace di esprimere individui in grado di occupare le nuove chances di vita, di consumare, di creare. Attingendo a simboli, miti, immagini, ideologie che evocavano un mondo totalmente altro, il '68 in realt… realizzava, in maniera caotica certo, un approfondimento della individualizzazione che Š nel codice genetico del moderno. Con sogni collettivistici ingenui, e pavoneggiamenti di rosso ai limiti dell'incanto puerile, il '68 nella sua pi— profonda consistenza ha accompagnato una tappa per la costruzione di una societ… degli individui. Ô stato, per questo suo carattere, soprattutto un Movimento di modernizzazione nel senso che l'attivismo giovanile ha approfondito i segni di individualismo che il moderno ha nelle sue pieghe e chiedono di essere assecondati per penetrare ovunque. Il '68 ha distrutto i vecchi argini corporativi, le antiche roccaforti della mentalit… reazionaria, gli arcaismi che sopravvivevano nella societ… e ha imposto nuovi comportamenti (nella vita di coppia, nelle scelte sessuali), nuovi gusti, nuovi simboli collettivi improntati a una cultura dell'edonismo. E su questo campo il '68 Š stato un vero spartiacque, diffondendo sensibilit… nuove, differenti stili di vita, altri modelli di esistenza, ha infranto per la prima volta la vecchia e pudica etica del lavoro e ha strapazzato i residui moralistici di un'Italia contadina cui con nostalgia guardava Pasolini. C'Š in questo senso anche del vero in chi dice che nel '68 la dimensione estetica vinceva sulla concretezza della materialit…. A 40 anni di distanza si pu• ribadire che ci• che del '68 ha segnato un'epoca concerne soprattutto il piano delle culture di massa. Sul versante delle ‚lites, il '68 Š stato un fiasco che, in Italia ad esempio, ha riproposto tristi e ben note (gi… nell'Ottocento) palinodie individuali di capi infuocati che raffreddano con il tempo il loro bollente spirito e si accomodano nei salotti buoni dell'editoria, della finanza. A livello di ‚lite, il '68 ha riproposto le solite immagini del trasformismo individuale degli italiani. Non c'Š stato direttore di canali televisivi pubblici o privati, di grandi testate giornalistiche che non abbia alle sue spalle una storia da reduce del Movimento. Su questo il '68 non fa che rilanciare le immagini di un'antica miseria italiana. Pi— significativo Š invece ci• che il '68 ha lasciato sul piano dei comportamenti di massa, degli orientamenti culturali diffusi. Tutte le istituzioni tradizionali sono state investite dalla fiammata contestatrice che nulla ha risparmiato. La scuola ha cambiato il profilo stesso degli insegnanti rompendo un prolungato torpore. Le universit… hanno accantonato il vetusto regime baronale (ricostruendo purtroppo altre e non meno impenetrabili relazioni di potere). Anche la magistratura ha cambiato radicalmente pelle con la ventata sessantottina. Pretori d'assalto, orientamenti democratici hanno mutato nel profondo un corpo a lungo chiuso e molto conservatore come la magistratura. La stessa polizia ha cambiato profilo dopo quegli anni, cosŤ come gli istituti di cura. Persino sul secolare corpo della Chiesa il '68 ha immesso parole nuove. Con l'onda lunga del Concilio ancora in movimento, il '68 ha coinvolto anche il mondo cattolico che conobbe culture dialoganti, movimenti di base combattivi. Cosa resta dell'esperienza di 40 anni fa? Solo un po' di pigrizia pu• oggi stabilire un filo diretto che dal '68 conduce inevitabilmente agli anni di piombo. Il terrorismo non era affatto l'esito naturale di un movimento di massa che coinvolgeva l'America, Parigi, Roma, Praga. Che nella biografia di qualche brigatista ci sia anche la partecipazione al Movimento del '68 vuol dire davvero poco sul piano analitico. Sono molti di pi— gli ex estremisti che affollano la destra e a nessuno verrebbe in mente di dire che la destra populista era il destino del '68. Del '68 forse resta soprattutto un'idea, affogata all'epoca in ingenue rivolte di stampo francofortese del corpo contro la macchina, dell'estetica contro il sistema, del sesso contro il dominio, dell'intuizione contro l'intelletto scientifico. L'idea di una societ… a una dimensione che tende cioŠ a consumare anche le voci della rivolta come ogni altra merce, non sembra trovare smentite. La percezione che la sfera pubblica diventa una semplice voce retorica quando trionfa ovunque il tempo del consumo assoluto rende in effetti cosŤ cupo il destino di questa tarda modernit…. Michele Prospero Sessantotto e letteratura Che rapporti intercorrono tra il '68 e la letteratura italiana? Il tema si pu• svolgere almeno su tre piani (che cercheremo qui di seguito di esemplificare attraverso alcuni campioni significativi): che cosa ha detto la letteratura sulla contestazione; in che modo la contestazione ha influenzato la letteratura; come la letteratura ha rappresentato la contestazione. Per quanto riguarda il primo punto, non possiamo non partire da Pier Paolo Pasolini e dalla sua celeberrima ®allergiaŻ nei confronti delle proteste studentesche. La cosa in s‚ Š piuttosto paradossale. Sembrerebbe infatti di dover trovare una certa sintonia intellettuale tra le istanze della contestazione sessantottesca e le riflessioni che Pier Paolo Pasolini andava compiendo in quegli anni sulla societ… italiana. Tuttavia negli scritti pasoliniani emerge anche una forte antipatia verso le pose esteriori del Movimento. Dunque possiamo parlare di un rapporto controverso e ambivalente. A quell'epoca l'autore di Ragazzi di vita era uno degli intellettuali di sinistra pi— in vista nel nostro Paese (anche se i suoi rapporti con il Pci non furono mai dei pi— rosei, da quando, alla fine del 1949, era stato espulso dal partito ®per indegnit… morale e politicaŻ, cioŠ per la sua omosessualit…). Il '68 vede Pasolini in una situazione nuova e delicata. Dest• scalpore la sua poesia Il Pci ai giovani!!, scritta in occasione degli scontri fra gli studenti che occupavano la facolt… di Architettura di Roma e i poliziotti. Lo scrittore prendeva posizione contro gli studenti e a favore dei poliziotti, poich‚ i primi erano ®figli di pap…Ż, mentre i secondi erano figli del popolo, costretti dalla loro povert… a indossare la divisa. La critica alla societ… e al sistema messa in atto da parte degli studenti-contestatori per Pasolini era solo apparente, in quanto interna alla borghesia e da questa del tutto assorbita. Ma il '68 Š per Pasolini anche l'anno del film e del romanzo Teorema. L'avvento di un ospite in una famiglia alto-borghese produce un autentico terremoto. Seducendo tutti quanti - madre, padre, due figli, oltre alla domestica - attraverso l'esperienza di una sessualit… trasgressiva, mette in crisi le loro certezze e li spinge all'autodistruzione, una volta che, come all'improvviso Š arrivato, altrettanto improvvisamente partir… da loro. L'unico personaggio su cui la sua visita avr… un effetto positivo Š quello della domestica, in quanto, appartenendo al popolo, alla civilt… contadina, a lei Š consentita quell'esperienza del sacro (a cui allude la figura dell'ospite) che alla borghesia, la quale ha ridotto la fede a religione, razionalizzata e rassicurante con i suoi codici morali, invece risulta preclusa. Abbandonando per un attimo Pasolini (sul quale ritorneremo tra poco), vale la pena ricordare che il 1968 Š anche l'anno di uscita di quell'opera strana e particolarissima che Š la raccolta di poemi Il mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante, e che l'anno successivo vedr… sulle scene il lavoro pi— importante del nostro ultimo Nobel per la letteratura, Dario Fo. Parliamo di Mistero buffo, la ®giullarata popolare in lingua padana del QuattrocentoŻ che ha dato a Fo notoriet… internazionale. In entrambi i casi l'eversione della forma rimanda a una pi— profonda eversione dei luoghi comuni e delle letture convenzionali di diversi temi come, tra gli altri, quello religioso. Nel frattempo, per•, le istanze contestatarie venivano recepite in letteratura anche da movimenti e da autori attivi gi… prima del '68. Ad esempio il Gruppo 63 o Neoavanguardia, che comprendeva giovani, e meno giovani, poeti, narratori, critici (c'erano, tra gli altri, Nanni Balestrini, Renato Barilli, Furio Colombo, Umberto Eco, Alfredo Giuliani, Angelo e Guido Guglielmi, Elio Pagliarani, Antonio Porta, Edoardo Sanguineti), accomunati dalla polemica contro la tradizione letteraria, da loro giudicata superata e passatista. Se anche molta della produzione legata a quel clima appare oggi gratuita, velleitaria, quando non francamente illeggibile, ci• non di meno va riconosciuto il ruolo storico del Gruppo: quello che tale movimento ebbe nel rivisitare criticamente la modernit…, senza pregiudizi e con passione; quello di aver contribuito a svecchiare la narrativa e la poesia italiana, magari gettando qualche bomba di troppo, ma portando il vento di un salutare rinnovamento. In fondo, volenti o nolenti, gli scrittori successivi dovettero tener conto di quell'esperienza, portando a sintesi, a maturazione, meno eclatante ma pi— persistente, il germe del cambiamento da essa innescato. In altre parole, non si spiegherebbe il ®Sessantotto letterarioŻ se non partissimo da lŤ. Intorno al '68, infatti, si evidenziano alcune tendenze gi… incarnate proprio dalla Neoavanguardia: il rifiuto della letteratura come ®industria editorialeŻ, e quindi il rifiuto di quei ®prodotti di massaŻ rappresentati dai testi della produzione a maggiore diffusione. Da qui la svalutazione critica degli autori di successo, la diffidenza nei confronti del sistema dei premi letterari e dei riti mondani a essi collegati, ecc. Tuttavia Š proprio attorno al fatidico '68 che l'avanguardismo letterario scivola sempre pi— in un rivoluzionarismo politico e sociale (non a caso proprio in quell'anno il Gruppo 63 si scioglier…). Nel '67 viene tradotto in Italia il libro del filosofo tedesco Herbert Marcuse, L'uomo a una dimensione, e successivamente anche altri importanti titoli di autori della Scuola di Francoforte (Max Horkheimer, Theodor Wiesengrund Adorno, ecc.). Si accentua cosŤ la critica alla societ… dei consumi e alla massificazione da essa determinata a pi— livelli, compreso quello della fruizione dei prodotti culturali. Lo stesso Pasolini degli Scritti corsari (1975) e delle Lettere luterane (1976) trae diversi spunti per le sue analisi sulle condizioni del nostro Paese proprio da lŤ. Pasolini parla infatti del ®nuovo fascismoŻ di un ®Potere senza voltoŻ, rappresentato da una societ… completamente borghesizzata. E per Pasolini ®borghesiaŻ non Š pi— una classe sociale, bensŤ una ®condizione antropologicaŻ, che consiste, come ha scritto di recente Filippo La Porta, ®nel ritenere che persone, affetti, corpi, oggetti, cose, insomma la vita, si possano possedereŻ, cioŠ ®nel pretendere di codificare ci• che Š incodificabileŻ. La ®borghesizzazioneŻ della societ…, inoltre, Š per Pasolini responsabile della distruzione dell'originario patrimonio della millenaria civilt… contadina e popolare, a vantaggio della nuova civilt… di massa. Su un piano di diretto impegno politico e di critica sociale si colloca il romanzo di Nanni Balestrini, Vogliamo tutto (1971). Attraverso una vicenda emblematica, ambientata nell'®autunno caldoŻ del 1969, il libro intendeva raccontare, in presa diretta e con un linguaggio mimetico, la realt… del cosiddetto ®operaio-massaŻ, un lavoratore, spesso immigrato dal Sud verso le citt… industriali del Nord, vittima di un ®fordismoŻ spinto all'eccesso, perso negli ingranaggi di una catena di montaggio che lo alienava irrimediabilmente dal proprio agire all'interno della fabbrica. A livello stilistico dest• scalpore l'assenza di punteggiatura (c'Š solo il punto fermo, mentre gli altri segni di interpunzione non vengono utilizzati). Inoltre al personaggio individuale, si sostituisce un protagonista collettivo, rappresentato dall'insieme degli operai, il cui racconto Š reso all'insegna dell'oralit…, attraverso un linguaggio che imita il parlato, senza per• trascriverlo in maniera pedissequa, ma cercando piuttosto di riprodurne il ritmo. Molti sono i libri, usciti anche negli anni successivi, che hanno messo in scena la contestazione studentesca del '68. Sarebbe impossibile citarli tutti. Ci limitiamo perci• a un celebre romanzo di Andrea De Carlo, Due di due, pubblicato nel 1989. Le prime pagine del libro sono ambientate in un liceo milanese, in cui i due protagonisti, Mario e Guido, si conoscono. Molto ben delineata Š l'ambientazione nel mondo studentesco: l'insofferenza dei giovani per un insegnamento vecchio e autoritario (la scuola vista come una vecchia nave in procinto di affondare), i primi collettivi studenteschi, le prime proteste organizzate, le lotte, la politica. Colpisce positivamente, a proposito di tali tematiche, la capacit… dell'autore di ricondurre le grandi questioni legate alle trasformazioni socio-culturali in atto in quegli anni a una dimensione di quotidianit… minimalista legata allo sguardo dell'io-narrante adolescente. Ma anche ben rappresentato Š il mondo interiore adolescenziale dei due ragazzi: il conflitto con la famiglia (reso ancor pi— esasperante dall'apparente serenit… - o ®mediet…Ż - dei rapporti), con la scuola e con la societ…, che non pu• essere motivato soltanto dal momento storico, ma Š una pi— generale condizione esistenziale. La rievocazione generazionale Š per• molto ben condotta e si riescono veramente ad assaporare le atmosfere di un periodo di intensi fermenti e di grandi mutamenti. Roberto Carnero Sessantotto e cinema Un po' come il lavoro di Duchamp con la porta che chiude e che apre allo stesso tempo. Lo stipite comune e un unico gesto che, proprio mentre sbarra l'orizzonte su un lato, sull'altro libera il pertugio capace di allungare una prospettiva mai abbracciata fino ad allora. Funziona sempre cosŤ con le date simboliche, quelle che stanno lŤ nel calendario dell'immaginario a sforbiciare un prima e un poi, comprimendo tutte le approssimazioni, le sfumature e i vari scavallamenti temporali all'interno di una rottura emblematica che impone la perentoriet… di una lettura d'insieme. E mai come per il 1968 c'Š bisogno di scavare nella lunghezza di quella lacerazione, proprio perch‚ la frattura di sguardo che ha determinato Š stata un violento salto d'asse. Vero e proprio differenziale di energia che si concentra in pochi anni per irradiarsi fin da subito a una rapidit… esponenziale. In altre parole, la pressione su una diga morale ereditata dal passato pi— recente, poi la ®fallaŻ ed ecco l'ondata che cambia il paesaggio espandendosi orizzontalmente. Succede tutto velocemente: di colpo, con il '68, la disciplina postbellica che, gira e rigira, aveva pilotato e tenuto insieme la ®baraccaŻ degli anni della ricostruzione e del boom economico, diventa un ®ferro vecchioŻ di fronte a quella parte occidentale del mondo che si ripopola e, mai come in quel periodo, ringiovanisce uscendo definitivamente allo scoperto per cercarsi una propria ®visibilit…Ż. Certo, non mancano resistenze e persistenze, ma va da s‚ che gli ordini finora in voga diventano subito troppo stretti per non subire l'urto di una generazione che esibisce la propria voglia di vivere e, al tempo stesso, la propria voglia di vedersi vivere. L'urgenza, dal punto di vista sociologico, sta tutta lŤ: serve una nuova morale che non possa non tenere conto di questi nuovi tratti narcisistici e delle tante aspirazioni al ®piacereŻ, tenute per anni sotto le cortine irreggimentate di un senso del dovere ®paternoŻ. E allora, per capire il cappottamento epocale dei costumi, non Š possibile parlare del gesto del '68 se non si considera la sua durata. Qualcosa che non pu• non risalire alla miccia nascosta nel declino istituzionale del periodo precedente, poi frantumato, al momento dell'esplosione, contro gli specchi di quell'®autorit…Ż che fin lŤ aveva regolato il ritratto e le geometrie della societ…. A saltare in prima battuta Š l'immagine stessa del fenomeno, cortocircuitato e destrutturato attraverso una costellazione di istanze e di gusti che per la prima volta riesce a mettere in tondo i ®nuovi giovaniŻ della contemporaneit…. Gli stimoli? Ovunque e capillari, a partire da quell'enorme stretching mentale che Š stata la politica, in cui si sono combinati chimicamente interessi concreti, desideri di cambiamento, ma anche la lunga serie di velleitarismi rivoluzionari da palingenesi, sfociati poi nelle storture pi— tragiche. E se quello Š stato un letto comune - spesso segnato dal successo del metodo, ma anche dal vistoso insuccesso delle soluzioni - ancor pi— attenzione meritano, per efficacia narrativa e piglio romantico, i tanti fal• disseminati nelle varie forme d'espressione capaci di accendere luci generazionali. Dalla musica rock alla letteratura pi— disinibita, passando per i campi sensibili su cui si Š creata diretta ascendenza sui comportamenti giovanili. E di certo, in tutto questo terremoto ideale, il cinema non poteva starne fuori, ma anzi ha esercitato un ruolo-guida, come vedremo, preparando il terreno con anticipo rispetto agli eventi. Non solo per le nascite ®prematureŻ agli inizi degli anni Sessanta della Nouvelle Vague in Francia e del free cinema in Inghilterra, ma anche per le loro eredit… ®deviateŻ dal tempo. Allora non resta che chiedersi quale sia il cinema a cui possiamo appiccicare l'etichetta del 1968 e soprattutto quali siano i film che pi— di tutti hanno ®sporcatoŻ le acque del suo immaginario. Ovviamente Š impossibile rintracciare risposte esaustive, proprio per la molteplicit… delle lenti che si possono insellare nel cercare di risalire al focus del fenomeno. A partire dal bivio che divide il cinema ®sulŻ 1968 dal cinema ®delŻ 1968. Da una parte, infatti, potremmo soffermarci sul problema della sua rappresentazione, rimettendo mano a quell'intero filone che ha stretto l'inquadratura sul ®movimentoŻ, ponendolo come oggetto diretto del proprio racconto. E qui ovviamente si pu• spaziare, tanto per fare degli esempi emblematici, dalle testimonianze dirette su piazze e universit… del maggio parigino veicolate dagli instant movie alla Chris Marker su su fino a quella fioritura di letture postume e metaforiche che ha trovato ancora espressione nell'ultimo Bertolucci del 2003 con il suo The Dreamers. Dall'altra, invece, Š possibile scandagliare cronologicamente i film ®consumatiŻ in quegli anni che in un modo o nell'altro hanno fatto da molla empatica perch‚ ci fossero stacco da terra e salto di sensibilit…. Prospettiva quest'ultima decisamente pi— indiretta e obliqua, ma forse proprio per questo motivo destinata a un impatto maggiore nell'immaginario collettivo del periodo. Basti solo ripensare alle pellicole uscite nel 1968, magari a partire da quella sfilza di capolavori che, proprio per la loro capacit… eccezionale di uscire dalle contingenze del momento, tolgono di mezzo le scorciatoie dell'occasione. Ô vero, molti di loro si sarebbero potuti realizzare anche in altri anni, ma la cosa che li pu• accomunare, pur negli ambiti diversi che vanno a infilzare, Š una sorta di corteggiamento ambiguo e ®catastroficoŻ di un abisso in cui finisce per sprofondare ogni principio d'autorit… ®preesistenteŻ. La prendiamo alla larga, ma succede gi…, ad esempio, nell'abisso spaziale di Stanley Kubrick e del suo inconfondibile 2001: Odissea nello spazio che sfibra il ruolo-guida della tecnica nella storia dell'umanit… proprio quando, nella proiezione iper-tecnologica di un futuro lontano, i comandi della macchina-computer che governa la missione s'inceppano per l'intrusione umana di un segreto da non rivelare. Succede, a suo modo, anche attraverso il vettore surreale di una passeggiata, nella Via lattea di Luis Bu¤uel in cui le varie deviazioni eretiche nel tempo diventano il labirinto mentale da seguire nella messa in discussione della fede. O ancora, ecco in piena epoca di spaghetti- western, un altro maestro come Sergio Leone che gonfia trasgressivamente gli stereotipi del genere, caricando l'epica di C'era una volta il west con un materiale implosivo tanto da ribaltare lo spirito di frontiera in una celebrazione al contrario, ovvero, nel suo lamento funebre. In fondo, il baratro Š sempre a un passo e da questo punto di vista la fantascienza datata 1968 non pu• non allungare i suoi artigli. Dal ribaltamento del rapporto uomo-animale nel Pianeta delle scimmie di Franklin J. Schaffner al trasbordo nell'horror-cult della Notte dei morti viventi di George A. Romero che ®cannibalizzaŻ attraverso la figura degli zombie gli ultimi brandelli del sogno americano per metabolizzarlo in un incubo a basso costo. A volte, per•, non c'Š nessun bisogno di aspettare new-entry marziane o gli effetti incontrollati di una sonda spaziale per ritrovarsi la paura demoniaca nella vicinanza di uno stesso condominio metropolitano, magari in quel Dakota Building di New York dove il mistero corrode spietatamente parti e certezze familiari nell'inquietante Rosemary's Baby di Roman Polanski. E se invece la comicit… targata Usa aggredisce i meccanismi della societ… dello spettacolo con due perle di ®genereŻ come Hollywood Party (Blake Edwards) e Per favore non toccate le vecchiette (debutto di Mel Brooks), sul versante musicale l'estetica psichedelica trova un proprio poderoso incipit con l'animazione pirotecnica del beatlesiano Yellow Submarine, proprio mentre un maestro della Nouvelle Vague francese interroga in punta di cinepresa il fenomeno degli Stones (I Rolling Stones secondo Godard). Attenzioni verso tutto ci• che si agita nelle nuove maglie del presente che non pu• non avere influenze anche sul cinema italiano. E allora si pu• partire dal passato per dialogare direttamente con la contemporaneit… come fa Liliana Cavani nella rilettura della vita di Galileo, ma si pu• anche prendere uno spunto di cronaca recente, una sanguinosa rapina compiuta il 25 settembre del 1967 ad opera della banda Cavallero, per leggerci in controluce dinamiche sociali- politiche pi— generalizzanti (Banditi a Milano di Carlo Lizzani). Ô l'aria del tempo che si muove e lo ®scarto atmosfericoŻ viene testimoniato anche dalle grandi firme del periodo attraverso il loro prisma personale. Carmelo Bene con il suo Nostra Signora dei Turchi disintegra qualsiasi certezza intellettuale nella ricerca sulfurea e sarcastica di un assoluto tanto decadentista quanto impossibile. E poi, naturalmente, Pier Paolo Pasolini che in Teorema affronta il declino erotico di un'intera famiglia destinata al collasso proprio perch‚ incapace di ancorarsi al proprio afflato religioso. Tagli tematici che ci avvicinano a quei ganci pi— facilmente connotabili come sessantottini che ritroviamo, su un versante inglese pi— ®arrabbiatoŻ, nell'If di Lindsay Anderson, dove la ribellione di alcuni studenti ai codici ®ingiustiŻ di un college disegna il volto irrequieto di una giovent— pronta a scaricare il proprio malcontento a colpi d'arma da fuoco. Tra scuola, posti di lavoro e crisi familiari, si insinuano cosŤ le variabili di una sensibilit… che sembra marciare attorno ad alcuni centri nodali della societ…. E se questo movimento molecolare si compatta sempre pi— forse lo si deve anche ad alcuni film- spugna che si sono piazzati lŤ, sugli scalini immediatamente precedenti al '68, con un potere di diffusione orizzontale. Vere e proprie pellicole-manifesto che magari ci fanno tornare indietro soltanto di un anno, al 1967, come nel caso de Il laureato. Il blitz del suo successo pubblico Š anche il segno della sua piena riconoscibilit…. E qui infatti arriviamo al punto. Guardiamo pi— in profondit…: nel film di Mike Nichols il fondale sociale in cui si muove il giovane e smarrito Benjamin Š un mondo allineato di persone appagate per cui i soldi non sono un problema. Gente di un buon mondo californiano che intravede e consiglia futuri imprenditoriali nella ®plasticaŻ, chiusa nei rituali di una ®presentabilit…Ż che d… l'accesso alla generosit… esclusiva del lusso. Eppure, fin dalle prime sequenze, il pubblico Š impossibilitato a schierarsi con loro proprio per la goffaggine reattiva e monotona dei loro comportamenti. Davanti a strette di mano, facce sorridenti e parole vuote, preferisce buttarsi empaticamente dalla parte del nostro neolaureato. E chi Š a ben guardare questo sbalestrato Benjamin? Niente di pi— di un ragazzo del tempo in via di ®esplosioneŻ che non ha voglia di far niente di speciale, anche perch‚ gi… con quel poco che fa riesce a infrangere una serie clamorosa di regole sociali, facendo l'amore con la smaliziata signora Robinson, amica di famiglia dei propri genitori, e contemporaneamente con la giovane figlia di cui si innamora. Una traiettoria eretica, la sua, che ci porta a sposare la causa del colpevole e di quel ®peccatoŻ che nella sua indolente impudenza butta all'aria tutta la cristalleria sociale del tempo. Sovversione che non si limita al dato narrativo, ma che finisce per investire ®omericamenteŻ i sintomi pi— evidenti della frattura. Del resto, qui non siamo pi— davanti allo stereotipo di un ®ladro gentiluomoŻ e la distanza inconciliabile dai canoni passati della tragedia borghese passa anche dalle strutture fisiche del protagonista, da quella figura di eroe che, grazie a Dustin Hoffman, non avevamo mai vista strizzata in un corpo cosŤ deprimente, con il naso grosso, la bocca piccola e quelle spalle sfuggenti che gli potenziano la curvatura dei suoi imbarazzi. Tanto pi— che anche quando nel finale la storia sembrer… di colpo flirtare con una volont… di ricomposizione attraverso il passaggio obbligato al matrimonio, sar… il vestito stracciato della sposa tra i sedili posteriori di un autobus a farlo deragliare a livello simbolico, accertando l'impossibilit… di un ritorno all'indietro. Come a dire, le uova strapazzate non possono pi— tornare nel guscio. E da questa angolatura, risalendo ancora di un anno all'indietro nel tempo in questa nostra moviola ideale tra i film-suggestione del '68, impossibile non prendere in considerazione una pellicola come Blow up che disossa la realt… da tutti i suoi scheletri portanti. Ô il 1966 e con Michelangelo Antonioni lo schermo cinematografico diventa l'alba di quel dispiegamento di energia che si metter… a urlare poco dopo. Il film infatti finisce l… dove inizia la nuova era del '68, mentre tutto quel che succede ®duranteŻ non ne Š che il prodromo. Ô un sprofondare continuo nel dubbio e nella ®relativit…Ż che lentamente arriva a corrodere gli ormeggi di una rappresentazione univoca della realt…. Non a caso, la storia si basa sulla scoperta, fatta da un fotografo alla moda all'interno di un parco londinese, di un omicidio indimostrabile. Un ®peccatoŻ che schizza via da ogni parametro di comprensione senza ®peccatoreŻ, visto che le fotografie scattate nel parco non trovano corrispondenza nella stessa realt… del parco, come se nel passaggio dall'immagine alla cosa si cancellassero le prove. D'ora in avanti la realt… non sar… pi— ci• che sembra e tutto questo viene gi… suggerito nei primi fotogrammi del film, stretti sul volto di David Hemmings che, vestito da operaio, sta uscendo da una fabbrica di Londra alle prime ore di una mattina freddissima. Solo qualche passo pi— in l… ed ecco l'istantaneo ribaltamento delle apparenze, visto che il nostro protagonista entra in una Rolls-Royce nera decapottabile molto poco working class e infila nel cruscotto una Nikon, quella macchina fotografica che non Š mai stata usata con tanta intensit… come da quella generazione in procinto di strapparsi una propria visibilit… nel mondo. Un mondo in cui, come suggella il finale della pellicola, la salvezza sta solo in una partecipazione consapevole a un gioco ormai sprovvisto di sponde. Allora si pu• anche giocare una partita di tennis, vestiti da clown, immaginandosi le traiettorie di una pallina fantasma che si pu• ®fingereŻ di ributtare in campo anche quando tutto sembra ormai terminato. E forse niente come quel gesto conclusivo riesce a portare a visione e compimento tutto il lavoro precedentemente avviato dall'esistenzialismo e dallo strutturalismo, ovvero l'operazione di smontaggio del grande castello ideologico in bianco e nero che si era costruito dopo la Seconda guerra mondiale sulle necessit… di una ®ripartenzaŻ morale. Di conseguenza, lo sguardo di questi nuovi protagonisti cinematografici (vale per Hemmings ma anche per Hoffman) di fronte alla nuova epica in cui si trovano coinvolti non pu• che essere attonito, perch‚ lentamente cosciente di ritrovarsi sempre un passo indietro o a lato rispetto alla realt…. E se queste sensazioni di angoscia possono transitare nelle trame intime del racconto Š anche perch‚ da qualche parte, prima, quelle stesse angosce sono state mostrate con una forza d'urto dirompente. Nel cinema italiano, da questo punto di vista, abbiamo un esempio fondante che ci permette di rimontare ancora di un anno all'indietro nel nostro viaggio. L'anno Š il 1965, il film I pugni in tasca di Marco Bellocchio che irrompe come testa d'ariete ®giovanileŻ contro un intero mondo di provincia in declino, senza giocare alcuna mediazione narrativa. Al contrario, questa volta l'effetto choc Š garantito dal fatto che il nervo lŤ Š tutto fuori e la frattura generazionale viene sbattuta su un lettino psicanalitico in modo esemplare. Tant'Š vero che nella famiglia ®malataŻ di Sandro e i suoi fratelli non sembra esserci spazio per alcun nascondiglio, tutto rimane sempre perennemente a ®vistaŻ, annodato a quel gorgo ®scenicoŻ di rivendicazioni, frustrazioni e desideri che ammorba l'intera casa di campagna. Non a caso, nel ritorno a frusta di quell'elastico diviso tra forze centrifughe ideali che spingono a un superamento della situazione verso la citt… e concrete forze centripete che rendono impossibile ogni allontanamento, l'unica persona che non pare avere piena consapevolezza di quello che sta accadendo Š l'unica persona che non pu• vedere. Ovvero la madre cieca, memoria sbeffeggiata di un'autorit… ormai svanita, ormai ridotta alla stregua di un oggetto ingombrante e, non a caso, prima vittima della volont… di ribellione dello psicotico personaggio interpretato da Lou Castel. Per lui come per gli altri fratelli, la visibilit… della propria condizione, cosŤ scossa alla radice dall'assenza di un padre regnante e cosŤ ammorbata dall'orizzontalit… malsana di desideri incestuosi, passa per l'imbuto di una coscienza che non si spaventa di fronte all'ingorgo dei nuovi ®peccatiŻ. D'un botto, basta un gesto della sua mano sventolato tra naso e fronte e subito salta via quella risonanza emotiva e morale che poco prima impediva di tradurre in azione concreta i sogni omicidi in cui ci si sbarazza dei pesi morti attorcigliati alle proprie caviglie. Dopo la madre, anche Leone, il fratello epilettico, viene brutalmente costretto all'uscita di scena, in questo teatro della crudelt… che, per raggiungere la potenza massima dei suoi cazzotti, carica la sua vena didascalica per farla implodere nel rigore delle sue violazioni. E cosŤ, una volta avviato quel tic-tac narrativo che mette la fredda dinamite sotto ogni rapporto familiare, il risultato ®innescatoŻ non pu• che essere inevitabile quanto sorprendente, arrivando a scontornare una visione senza piet… del proprio tempo. Una sorta di pornografia della propria epoca sbattuta in faccia al mondo per un ®giovaneŻ film che Š nato cosŤ, con l'urgenza drammatica di farsi subito adulto, senza nessun filtro o travestimento. E in questo concentrato visivo di umori c'Š veramente tutto l'antipasto di quello che inizier… a ribollire nei pentoloni successivi. Ô il 1965, ma forse I pugni in tasca Š gi… il vero film del '68. Lorenzo Buccella (®LettureŻ n. 647/08) Sessantotto e musica Apocalisse, rivoluzione, speranza. Il Sessantotto, musicalmente parlando, oscilla tra queste tre parole. Oscilla dal Vangelo al Voodoo, oscilla dalla profezia di un mondo nuovo alla magia dello sciamano. Oscilla dalla rivolta alla sofferenza, oscilla da un'esplosione di colori al lavacro del pi— candido bianco e nero. Oscilla dal Verbo alla folgore. A scavare dietro le apparenze, dietro l'epica pubblicistica degli stereotipi, dietro le cartoline delle manifestazioni e delle barricate, dietro i capelli lunghi e la pi— onirica di tutte le utopie, al di l… del prisma multicolore e ingannevole della potenza creativa delle droghe, si nasconde uno degli anni pi— sofferenti che la storia della musica ci abbia mai consegnato. Noi oggi guardiamo al Sessantotto come a un anno di svolta, con cui a quattro decadi di distanza non abbiamo smesso di fare i conti: ma da un punto di vista squisitamente musicale, la svolta c'era gi… stata. Per il rock - che Š la vera chiave, molto pi— della politica, per capire tutte le implicazioni che il Sessantotto porta con s‚ - l'anno perfetto Š il '67: quello Š l'anno santo, quello dei Beatles che espandono oltre l'immaginabile i confini di un genere musicale che si pensava stretto nelle maglie della musica leggera, quello dell'esplosione dell'utopia, quello della psichedelia, quello in cui sorgono contemporaneamente, come in una sorta di ®big bangŻ della musica, Jimi Hendrix, i Doors, i Pink Floyd, Simon & Garfunkel, Janis Joplin, in cui la musica si appropria di tutti i colori, impara a spaziare dal blues all'elettronica, abbattendo muri e generi, per crearne nuovi, di generi, per parlare a folle che finora le erano escluse, mettendosi al centro di una rivoluzione di costumi che aveva i giovani come motore propellente e che avrebbe mutato una volta per tutte l'anima stessa dell'Occidente. Il '68, rispetto alla luminescenza dell'anno precedente, Š molto pi— oscuro, Š l'anno dei paradossi, Š un anno in cui sofferenza e speranza confliggono in una strana battaglia. Una battaglia dai toni finanche biblici, che ha l'inferno del Vietnam sullo sfondo, mentre la visione di un nuovo mondo, di una sorta di Terra Promessa, veniva annunciata in maniera irrituale da questa bizzarra nuova categoria sociale - i non-adulti - al suono di una musica che stava rapidamente cambiando e che di questa mutazione incarnava il senso stesso. Apparentemente, il Sessantotto Š tutto colori: Š la giocosit… leggera di ellepŤ dalle copertine rosa fucsia, blu profondo, rosso e arancione, Š la scoperta dell'India (Š nel '68 che i quattro di Liverpool fanno il loro mitico e mitologico viaggio in India), ma sono anche i Rolling Stones che vestono i panni dei ®combattenti di stradaŻ (Street Fighting Man), sono i Jefferson Airplane che incitano i ®volontari d'AmericaŻ. Ô curioso, per•, che proprio i due soggetti pi— forti, pi— formidabili, pi— potenti della ®rock revolutionŻ sembrassero andare in una direzione opposta: Bob Dylan e Beatles. Colui che era stato considerato il profeta della protesta, l'uomo che aveva dato una coscienza alla ®pop cultureŻ, che aveva portato la tradizione del folk americano a una ribalta mondiale, l'uomo del ®wild, thin mercury soundŻ e di versi come ®a ghost of electricity howls in the bones of her faceŻ (ossia ®uno spettro di elettricit… urla nelle ossa della sua facciaŻ, in Visions of Johanna), l'uomo a cui tutti guardavano come a una sorta di vate della controcultura, nel '67 era virtualmente scomparso. Ossia: mentre la grande rivoluzione musicale era all'apice, l'uomo che ne aveva occupato - insieme ai Beatles - il centro da cui tutto pareva essersi irradiato (in termini di inventiva, capacit… affabulatoria, potenza suggestiva), si era come volatilizzato. Il suo personale '67 datava, in realt…, '66, con l'album Blonde on Blonde, il primo ellepŤ doppio della storia del rock. Poi, giunto in cima all'onda pi— alta della tempesta perfetta, si era ritirato. Famosa la storia dell'incidente di motocicletta che per un pelo non gli cost• la vita: ma, probabilmente, quell'incidente la vita gliela salv•, come Dylan stesso ebbe a dire molti anni dopo. Fatto sta che il ®menestrello di DuluthŻ - le cui canzoni dense di evocazioni bibliche non erano una novit… - dopo una lunga pausa scrisse e realizz• un album che dovette essere il pi— biblico della sua lunga carriera, pi— ancora di quelli ®devozionaliŻ a cavallo degli anni Settanta e Ottanta. Gi… la copertina era un altro mondo rispetto a quell'orgasmo di pop art, di fumettoni colorati, di colori accesissimi e folgoranti caleidoscopi che erano i long playing dei rockers coevi e coetanei: John Wesley Harding pi— che bianco e nero Š uno strano grigio e nero, e reca una curiosa fotografia che pare quella di una ghenga di vagabondi (Š lo stesso Dylan insieme a due musicisti bengalesi e un falegname suo vicino di casa). Dentro, canzoni che tutte insieme compongono una sorta di lunga parabola evangelica. ®Ô un disco pieno di oscure paureŻ, dir… lui anni dopo. Quello che Š sicuro Š che John Wesley Harding musicalmente Š un ritorno apparentemente soave alle radici delle tradizioni americane, proprio mentre tutto il mondo delle quattro note pare esplodere in un caleidoscopio di suoni futuribili, di chitarre elettriche lisergiche, di ritmi avveniristici, di durezze mai sentite prima: eppure questo folk ha un sapore postmoderno, sembra tagliato fuori da ogni tempo, come se fosse antichissimo e contemporaneamente mai sentito prima. Storie di poveracci solitari (I'm a Lonesome Hobo), di stranieri malmessi (I Pity the Poor Immigrant), di poetici banditi (la title-track John Wesley Harding). Fuorilegge, vagabondi, ladri. Chiss… come, per•, l'album Š un condensato di immagini e riferimenti biblici. The Ballad of Frankie Lee and Judas Priest Š una parabola di sconfitta di fronte alla tentazione, e cita - come scrive Alessandro Carrera - Matteo 4, 8-10 e Luca 4, 5-8, in particolare nella prima strofa che riflette la vista del mondo offerta da Satana a Cristo. Certo, nell'album si rincorrono echi da T.S. Eliot e alcuni vecchissimi blues neri del Mississippi, San Paolo (®non mettere un prezzo alla mia animaŻ), Thomas Hardy e il ®cattivo messaggeroŻ (The Wicked Messenger) preso diritto dai Proverbi 13, 17, che annuncia, tra le altre cose, nientemeno che la perdita dell'Arca. Ma il cuore dell'album - il suo cuore nero, gonfio di oscure profezie - Š ovviamente All Along the Watchtower. Niente di quella canzone dice del Vietnam, ma ribolle di Vietnam in ogni suo respiro. Un clima di tensione, un terremoto in arrivo, l'attesa del cielo che cadr… sulla terra. Ci sono il ladro, la torre di guardia, i prŤncipi e i due cavalieri, che - come in Isaia 21, 1-12, dove si annuncia la caduta di Babilonia - paiono essere i figuranti di uno scenario apocalittico. ®La vita non Š uno scherzoŻ (joke, in inglese), dice bizzarramente il ladro proprio al joker, il giullare, il giocoliere, il Matto dei tarocchi (come suggerisce sempre Carrera). Sar… un caso, ma a noi piace immaginare che sia questo il joker che fa da protagonista alla caduta negli abissi del Vietnam di Full Metal Jacket di Stanley Kubrick. ®There must be a way out of hereŻ, dice nel primo verso il joker al ladro, dev'esserci una via d'uscita da qui: e pare la battuta perfetta di due marines persi nella giungla dell'inferno vietnamita. Magari un'imboscata. Ô proprio qui, in All Along the Watchtower, che la Bibbia incrocia il Voodoo. Perch‚ sar… il nero irrorato di potente sangue indiano Jimi Hendrix a impugnare questo stesso pezzo, proprio quello stesso anno, nel suo album Electric Ladyland. Solo che ci• che in Dylan rimane allusione, sar… la chitarra elettrica di Hendrix - strumento sciamanico per eccellenza - a tirarlo fuori, a tirare fuori il cataclisma, a scatenare il terremoto, che nella versione originaria rimarr… come nascosto, come accucciato nelle pieghe di un ritmo sommesso, quasi dolce. Non sorprende: perch‚ Š proprio Hendrix a rivelare al mondo il cuore vero del blues, nel suo caso un blues immaginifico e futuribile, a rivelare l'anima magica - la folgore, appunto - del rock, la sua potenza creatrice. Quello stesso album, Electric Ladyland, non a caso ha al suo centro Voodoo Chile, uno di quei pezzi che segnano l'alfa e l'omega della storia rock, una chitarra elettrica che pare un urlo venuto dalle viscere della terra di nuovo ad annunciare strane profezie: ®I stand up next to a mountainŻ, ®mi alzo vicino ad una montagnaŻ, che potrebbe essere anche il Monte Sinai, e forse il nuovo giorno potrebbe rivelare nuove verit…, nuove visioni: un mondo fatto anche di strani diavoli alla Hyeronimus Bosch, forse lo stesso diavolaccio (la storia) per cui contemporeanemente i Rolling Stones provano simpatia (Sympathy for The Devil). Hendrix non sempre Š stato compreso, e c'Š pure chi ha pensato fosse il primo nero a impugnare vittoriosamente lo scettro del rock bianco. Niente di pi— falso: Hendrix Š colui che riporta a galla tutta la black culture, tutta la forza del blues, riappropriando il rock alle radici pi— profonde, anche religiose, sia pur nella sua variante sciamanica. Nel suo caso, il rock Š l'esaltazione massima dell'incontro tra l'Africa e l'America, perch‚ lancia questo incontro verso nuove mete, sinanche oltre le punte pi— avanzate del jazz, ponendosi alla cima di uno dei tre coni del triangolo perfetto del rock del Sessantotto: Dylan, Hendrix, Beatles. SŤ, ma anche gli ex ®Fab fourŻ, gli ®scarafaggiŻ, nel Sessantotto sembrano fare un passo indietro, proprio come Dylan. Mentre il mondo del rock Š, come abbiamo detto, un'esplosione di colori (grazie, anche e soprattutto, al loro Sgt. Pepper's), anche loro ci offrono la copertina candida di quello che non a caso si chiama il loro White Album. Anche qui, un bel paradosso: dal rock veloce e apparentemente scanzonato di Back in the Ussr al lirismo colorato di Dear Prudence, dall'inaudita violenza di Helter Skelter alla dolentissima While My Guitar Gently Weeps, i Beatles sembrano rielaborare tutta la loro storia. In maniera sorprendentemente consapevole i Beatles si ®storicizzanoŻ da soli, con un disco doppio che - ancora una volta, come l'amico Bob - Š prevalentemente acustico, forse grazie anche al loro recente viaggio in India: un viaggio in qualche modo leggendario oltre i confini del loro mondo, che fino a pochissimi anni prima era quello del comprensorio industriale e portuale dell'Inghilterra del Nord, chiss… come acceso dalla corrente ad alto voltaggio - il rock'n'roll - che era arrivata a sorpresa dall'altra parte dell'oceano. Pur completamente diverso da John Wesley Harding, il White Album gli assomiglia per questa strana capacit… di guardarsi indietro e correre al tempo stesso verso il futuro: Š un collage dal sapore volutamente incompiuto ma inedito di suoni, suggestioni, paure, accelerazioni, fermi immagine, che - come fa il disco di Dylan con il folk - prende una manciata di generi trasformandoli tutti insieme in qualcosa di completamente nuovo. Anche loro - come tanti, in quello strano anno ®pieno di paureŻ, di invenzioni, di nuovi incroci culturali e di speranze che era il Sessantotto - cantavano Revolution: ma era per dire che se di mezzo c'era la violenza, loro non ci stavano. Con Satana ci si poteva anche giocare, come facevano gli Stones, lo si poteva e si doveva irridere, ma il loro Verbo era un altro: peace & love, pace e amore. E cosŤ sia. Roberto Brunelli Intimit…: una dimensione che scompare - Dall'intimit… all'extimit…, storia di una trasformazione epocale. - L'universo in cui ci muoviamo Š popolato di immagini di uomini e di donne di tutte le et…. Le vediamo occhieggiare dai tabelloni stradali, agitarsi sui teleschermi giganti delle stazioni ferroviarie e degli aeroporti. I loro visi e i loro corpi ci raggiungono nel buio delle sale cinematografiche e, attraverso i giornali, Internet e il televisore domestico, riescono a braccarci anche nell'intimit… della casa. Qualche volta ce le impongono persino al ristorante... Per la forza e la porosit… che oggi hanno i mezzi di comunicazione di massa, queste presenze, che noi non abbiamo scelto di vedere, ci obbligano, volenti o nolenti, a relazionarci con la loro fisicit…. Quello fisico, per•, Š soltanto un aspetto di una tendenza, iniziata circa trent'anni fa, che spinge la gente a mettersi a nudo, a disvelare lati reconditi del proprio corpo come del proprio carattere, a sovraesporre la propria intimit…. Negli ultimi tempi questa moda ha subito un'accelerazione, cosicch‚ sono aumentati in maniera esponenziale i libri, i giornali, le trasmissioni radio e televisive che sollecitano il voyeurismo e la morbosit… della gente. Non solo il sesso e i sentimenti, ma anche la morte viene mostrata e scandagliata senza piet…. Diana d'Inghilterra al centro dei flash dei fotografi mentre agonizzava in un tunnel di Parigi Š soltanto un caso tra i tanti, sia pure emblematico, di spettacolarizzazione della sofferenza. L'attivit… del paparazzo invasivo e impietoso ha assunto, anno dopo anno, la dignit… di ®un lavoro come un altroŻ e le sue incursioni nella privacy delle persone sono ora considerate ®diritto di cronacaŻ. Ed Š proprio in risposta a questa e ad altre forme di invadenza che sono nati i garanti della privacy. Ci• che fino a tempi relativamente recenti si riteneva di dover preservare e tenere al riparo da sguardi indiscreti, oggi Š portato alla luce del sole grazie ai mezzi di informazione sempre pi— penetranti di cui disponiamo. Il senso della piet… e del pudore hanno lasciato il campo all'indiscrezione e all'esibizione. Ô convinzione diffusa che pi— si mostra pi— ci si avvicina alla verit… e che violare l'intimit… delle persone sia un modo per raggiungere livelli pi— elevati di conoscenza e di autenticit…. Vedere significa conoscere, questa Š la filosofia che anima trasmissioni televisive di successo come Il Grande Fratello. L'intimit… si Š progressivamente messa in scena attraverso i reality, i reportage, i documentari, le biografie, le confessioni pubbliche... Un attacco al tradizionale senso del pudore Š stato sferrato anche, con successo, dagli stilisti pi— alla moda. Mostrare e mettere in primo piano la biancheria intima, facendo retrocedere l'abito a semplice accessorio, ha indubbiamente il valore di un forte segnale erotico, ma Š anche un modo per dire che il sotto Š pi— genuino del sopra, che l'intimo e le nudit… sono il contrario dell'ipocrisia e del mascheramento, che le sovrastrutture devono essere abbattute. Il telefono cellulare Š un'altra tecnologia che, a suo modo, ha contribuito a mettere in pubblico il privato. Come nota lo psicanalista Serge Tisseron nel saggio L'intimit‚ surexpos‚e, prima della sua comparsa c'erano delle regole non scritte ma condivise che tenevano separati e ben distinti i luoghi pubblici dai luoghi intimi. Col cellulare invece, questa opposizione pu• essere ridefinita da ognuno secondo la propria sensibilit… o ghiribizzo del momento. Chiunque stia parlando a un cellulare ha la possibilit… di trasformare degli sconosciuti che siedono nello scompartimento di un treno o che attendono l'autobus su un marciapiede in testimoni della propria intimit…. Anche prima del cellulare era possibile avere in pubblico degli scambi privati, come per esempio le effusioni di una coppia di innamorati o le confidenze tra amici; ma era anche frequente che, di fronte agli sguardi degli astanti, uno dei due mostrasse del ritegno e moderasse il comportamento e le parole. Con il cellulare invece questo limite Š scomparso perch‚ quando uno dei due Š fuori campo gli interlocutori, impegnati nella conversazione, dimenticano le persone che si trovano accanto a loro. Quando colui a cui parliamo ci Š accanto fisicamente, ci Š impossibile guardarlo senza vedere anche gli sconosciuti che ci circondano. Ma quando questi Š invisibile, presente solo con la voce, l'attenzione che accordiamo alla sua voce e la rappresentazione mentale che tentiamo di farci di esso ci rendono ben presto ciechi e sordi nei confronti di coloro che ci circondano. Questi diventano ombre insignificanti. Il pudore e l'imbarazzo scompaiono. Un'altra potenzialit… del cellulare al servizio della sovraesposizione Š quella che consente di scattare delle foto e inviarle in tempo reale ad altri telefoni o a siti Internet. Ogni aspetto della realt… pu• essere filmato, raccontato, fissato e valorizzato attraverso immagini che, una volta realizzate e osservate dall'esterno, possono apparire pi— vere e incisive della realt…. Possono anche diventare oggetto di scambio e di guadagni. Un film di Steven Soderberg di alcuni anni fa, Sex, lies and videotape, illustrava questa forma di voyeurismo pervasivo che porta a preferire di gran lunga l'immagine all'originale e alimenta un desiderio crescente di raccontarsi al mondo intero. Atti e comportamenti che un tempo suscitavano disagio, imbarazzo e vergogna ora vengono esibiti come prova di una nuova padronanza di s‚, di una forma di dominio da esercitare sulle proprie esperienze. Sarebbe per• riduttivo attribuire tutte le responsabilit… di una simile trasformazione soltanto alle nuove tecnologie. Negli ultimi trent'anni, col fallimento degli ideali collettivi e il venir meno di ideologie che promettevano un cambiamento globale, si Š progressivamente affermata la supremazia dell'individuo sul gruppo e con essa anche una cultura fortemente individualista che sfocia nel narcisismo. Questa ideologia ha impregnato la pubblicit… e ha promosso una psicologia basata sull'idea che la maggiore preoccupazione di una persona debba essere il proprio benessere nonch‚ l'affermazione personale attraverso l'esposizione di s‚ sulla scena pubblica. ®Sii te stesso fino in fondoŻ, ®Fai quello che vuoiŻ (non pi— ®quello che deviŻ), sono alcune delle parole d'ordine di questa ideologia. Il coraggio sta nel mostrare lati o aspetti di s‚ che i giovani di altre generazioni, per paura, inibizione o condizionamenti educativi, tenevano accuratamente nascoste. Nella societ… dello spettacolo tale esposizione di s‚ implica portare il privato in scena. Implica anche un certo culto di s‚ perch‚, come vedremo in seguito, esiste un pubblico voyeurista che cerca e apprezza questo tipo di esibizioni. Chi ha il coraggio di mettersi a nudo, fisicamente o psicologicamente, viene premiato con la notoriet…. Ô questo il senso di tutti i reality e delle numerose trasmissioni ®verit…Ż andate in onda in questi ultimi anni a partire da Il Grande Fratello. Ed Š questo anche il senso di molte confessioni pubbliche sulla propria vita sessuale, sentimentale e familiare da parte di personaggi noti e meno noti. In altre parole, si Š man mano diffusa, per usare un neologismo francese lanciato nel 2001 da Tisseron, una cultura dell'exstimit‚, che Š il contrario dell'intimit‚. Ma che cosa bisogna intendere per intimit…? La definizione di questa parola nasce dal confronto di due domini che si oppongono l'un l'altro: lo spazio pubblico e lo spazio privato. Il primo comprende ci• che si condivide con la maggior parte delle persone. Il secondo comprende invece ci• che si condivide soltanto con coloro che si scelgono e a cui si Š legati da un rapporto di fiducia. Per quanto riguarda poi lo spazio intimo si intende ci• che non si condivide con nessuno o soltanto con qualche persona molto vicina e fidata... e anche ci• che noi ignoriamo di noi stessi e che a volte preferiamo non approfondire o sviscerare. Lo spazio intimo Š essenziale per ognuno di noi, sia dal punto di vista mentale che sociale. Il ruolo strutturante dell'intimit… psicologica risulta evidente, per esempio, quando si considera il cambiamento che comportano nella mente di un bambino piccolo le prime bugie. Sino a quel momento il bimbo, che nelle prime fasi dell'esistenza Š vissuto in simbiosi con la madre, era convinto che pap… e mamma potessero ®leggereŻ nella sua mente, vedere i suoi pensieri, cogliere le sue intenzioni. Dopo avere detto la prima bugia ed essersi reso conto che pap… e mamma non si sono accorti di nulla, il piccolo fa una scoperta fondamentale per il suo equilibrio psicologico, quella cioŠ di essere il detentore unico di uno spazio interiore tutto suo. Uno spazio privato e intimo in cui pu• trattenere a suo piacimento pensieri e parole e a cui nessun altro pu• accedere senza il suo permesso. E per avere la conferma della validit… di questa sua scoperta, cercher… al pi— presto di dire qualche altra bugia... Le prime bugie contribuiscono a far nascere nel bambino la consapevolezza di s‚ come un individuo autonomo. Questa scoperta consente di crescere, di costruirsi psicologicamente, di pensare a s‚ stesso come individuo separato e diverso dai genitori. E non Š un caso che questi spesso fingano, saggiamente, di non accorgersi delle prime bugie dei loro bambini: percepiscono infatti che i piccoli sono impegnati a superare una tappa evolutiva importante. In seguito, tenere alcune esperienze o manifestazioni della propria personalit… al riparo dalla curiosit… degli altri serve per costruirsi una identit… coerente e presentabile. Serve anche per controbilanciare eventuali fragilit… che, se individuate da persone ostili, possono rappresentare un pericolo. D'altro canto, contrariamente a un'opinione piuttosto diffusa, non tutte le difese psichiche sono nocive o patologiche: alcune svolgono una funzione strutturante e rafforzante per l'individuo. Prendiamo la repressione (che non va confusa con la rimozione): si pu• decidere di non prestare attenzione ad alcune esperienze o di rimandare nel tempo il soddisfacimento di alcuni desideri non per immaturit…, paura o spinte nevrotiche, ma perch‚ quella decisione rappresenta la soluzione pi— vantaggiosa in un determinato momento. Generalmente questo ®lavoroŻ psicologico avviene nel proprio spazio interiore, al riparo da occhi indiscreti. Il diritto all'intimit… Š essenziale anche alla costituzione di una societ… democratica. Tutte le societ… preoccupate della libert… dei cittadini garantiscono ufficialmente la distinzione tra vita pubblica e vita privata. Una distinzione che invece le societ… totalitarie tendono ad annullare. Nelle dittature gli spazi privati sono spesso ridotti al minimo. Il tiranno si attribuisce ogni forma di potere e di iniziativa il che lo porta a temere le reazioni dei cittadini. Attraverso un sistema poliziesco, cerca allora di esercitare un controllo capillare sulla vita dei singoli e delle famiglie. Questo sistema Š descritto magistralmente da George Orwell nel romanzo 1984. Attraverso schermi televisivi collocati fuori e dentro le abitazioni, il dittatore esercita un controllo che ha l'obiettivo di privare i cittadini di qualsiasi, seppure minima, forma di privacy: ®A ciascun pianerottolo, proprio di fronte allo sportello dell'ascensore il cartellone con la faccia enorme riguardava dalla parete. Era una di quelle fotografie prese in modo che gli occhi vi seguono mentre vi muovete. Il Grande Fratello vi guarda, diceva la scritta appostavi sotto. Dentro all'appartamento una voce dolciastra leggeva un elenco di cifre che aveva qualche cosa a che fare con la produzione della ghisa. La voce veniva da una placca di metallo oblunga, simile a uno specchio opaco, che faceva parte della superficie della parte di destra. Winston gir• un interruttore e la voce si abbass• un poco, ma le parole si potevano distinguere, tuttavia, sempre chiaramente. Quell'apparecchio (che veniva chiamato teleschermo) si poteva bensŤ abbassare ma non mai annullare del tutto. [...] Lontano, un elicottero volava tra un tetto e l'altro, se ne stava librato per qualche istante come un moscone, e poi saettava con una curva in altra direzione. Era la squadra di polizia, che curiosava nelle finestre della gente. Le squadre non erano granch‚ importanti tuttavia.. Quella che soprattutto contava era la polizia del pensiero, la cosiddetta PsicopoliziaŻ. Ô dal geniale romanzo di Orwell che ha preso il nome Il Grande Fratello televisivo, a indicare un controllo momento per momento, attraverso un sistema di telecamere, sulla vita pubblica e soprattutto su quella privata dei partecipanti al reality. Ma se il programma televisivo vuole essere soltanto un gioco, assai meno giocoso appare il controllo che possono, o potrebbero, esercitare talune tecnologie sulle nostre vite. Chiunque pu• fotografarci o riprenderci con un telefonino, senza che noi ce ne accorgiamo. Sono sempre pi— numerosi i luoghi pubblici disseminati di telecamere per motivi di sicurezza. I personaggi che occhieggiano dai numerosi schermi per reclamizzare dei prodotti o per intrattenerci anche quando noi vorremmo rilassarci e lasciar correre il pensiero, hanno come obiettivo primario quello di catturare la nostra attenzione, forgiare i nostri pensieri, colonizzare le nostre memorie. Nessuno ci obbliga a guardarli e ad ascoltarli, difficile per• sottrarsi quando sono dappertutto. Ma bisogna anche essere obiettivi e prendere atto del fatto che sono numerosi coloro che non si sentono per nulla infastiditi da tanta invadenza. E bisogna anche prendere atto del fatto che sono sempre pi— numerosi coloro che aspirano a esibirsi di fronte a un pubblico, a raccontare vicende molto personali, a mettere in piazza i fatti della propria famiglia, a piangere, a denudarsi fisicamente o metaforicamente, a rivelare in diretta dettagli morbosi della propria vita sentimentale e sessuale. Perch‚ il noto attore, padre e marito felice, rivela al mondo senza alcun motivo apparente di avere avuto rapporti omosessuali nell'infanzia? E perch‚ il pubblico si sente fortemente attratto da queste manifestazioni scioccanti di disvelamento, vere o false che siano? Incominciamo dagli spettatori, dalle ragioni di questo voyeurismo diffuso. Non prima per• di una breve parentesi storica. Il diritto all'intimit… Š una conquista relativamente recente. Esso compare e si sviluppa parallelamente alla nozione di individuo e all'affermazione della vita privata come valore fondamentale. Gli storici collocano la nascita dell'individuo, come categoria che si differenzia dalla collettivit…, intorno al XI secolo; ma per molti altri secoli il diritto alla privacy (una parola di conio recente...) ha riguardato soltanto una minoranza di privilegiati che, grazie alla loro collocazione sociale, potevano coltivare il lusso del riserbo e della separatezza, quel famoso ®giardino segretoŻ cui fanno riferimento molti romanzi anglosassoni. La gente comune doveva invece adeguarsi alle esigenze e alle costrizioni del proprio gruppo sociale di riferimento. La sorveglianza reciproca in nome del ®che cosa diranno...Ż, ®che cosa penserebbero di me se facessi questo o quello...Ż incombeva come un macigno all'interno delle comunit…. La conquista dell'individualit… e di una identit… svincolata dal gruppo Š un fatto molto recente, tant'Š che per molti non rappresenta ancora una meta pienamente raggiunta. E sono proprio costoro che poi vanno cercando indicazioni e riferimenti nei modelli proposti dai media, in particolare in quei programmi che pongono al centro la personalit… dei partecipanti e dei conduttori, il loro look, le loro opinioni, emozioni, sensazioni e ricordi, le caratteristiche fisiche o caratteriologiche che li hanno portati ad affermarsi sulla scena pubblica o quanto meno a posizionarvisi per un certo periodo. Agli occhi di quegli spettatori, i personaggi noti rappresentano il trionfo dell'Io: ci• che loro stessi vorrebbero essere e diventare. Li ammirano, li invidiano, si identificano; cercano di catturarne l'anima, di carpirne i segreti. E anche quando li disapprovano o li rifiutano, quei personaggi rappresentano comunque un punto di riferimento per riflettere sulla propria identit…, sui propri desideri e aspirazioni. A ci• si unisce, in alcuni, l'impressione di poter ®possedereŻ quei personaggi: ®posso vederlo anche quando Š nel bagno e si sta facendo la docciaŻ, ®lo spio quando Š a letto con il partner, nei momenti di relax, quando pensa che la telecamera non sia puntata su di luiŻ. Lo spettatore voyeur gode di questo piacere che lo pone in stretta relazione con il suo alter-ego. E poich‚ questi si apre, si rivela, si confida, si confessa, soffre e gioisce, Š facile che tra i due poli circolino degli umori e dei sentimenti che danno allo spettatore l'illusione di un rapporto confidenziale simile a quello che si crea tra due amici molto intimi. I media dell'immagine sfruttano molto questi spettacoli del disvelamento, sia perch‚ le immagini favoriscono di per s‚ la messa in scena delle emozioni, sia perch‚ rispetto ad altri tipi di programmi che richiedono maggiore preparazione e specifiche conoscenze, questi sono assai pi— semplici da realizzare. Uno dei motivi per cui il gossip si Š molto diffuso in questi ultimi anni, entrando spudoratamente persino nei TG, Š proprio questo. Un secondo motivo Š che serve come volano a personaggi che vogliono acquisire una facile notoriet… e ai loro agenti che, dietro le quinte, lavorano per costruirne l'immagine, sia quella pubblica che quella privata e intima. Ma come vivono questo darsi in pasto al pubblico i personaggi che accettano di sovraesporre la propria privacy? Una prima tipologia riguarda gli esibizionisti che, pur dando l'impressione di essere del tutto autonomi e realizzati, in realt… sono legati al loro pubblico da una forma di dipendenza, nei casi pi— perniciosi una specie di droga. Il narcisismo che li pervade li rende dipendenti dall'attenzione e dall'approvazione degli altri. Senza un pubblico sono perduti. Come spieg• Christopher Lash in uno studio ormai classico sulla cultura del narcisismo, il narcisista, privo di una reale interiorit… e superficiale nei rapporti affettivi, vive angoscianti sensazioni di vuoto e di non autenticit… che arriva a placare soltanto quando riesce ad attirare lo sguardo degli altri su di s‚. Ô facile trovare sui media di massa questo tipo psicologico, perch‚ Š lŤ che pu• raggiungere la notoriet… e, come lo Zelig di Woody Allen, costruire una immagine di s‚ in grado di attrarre l'attenzione di un gran numero di spettatori. Una seconda tipologia riguarda gli ingenui, che si espongono perch‚ ®cosŤ fan tuttiŻ e vogliono partecipare. L'eccessiva esposizione pu• per• creare un imbarazzo che essi non sono in grado di sostenere e che indebolisce quelle difese psichiche che sono alla base della loro salute mentale. Una terza tipologia comprende tutti coloro che riescono a giocare con la propria identit…. Una identit… adattabile, in parte recitata ma sulla quale il suo possessore riesce a esercitare un controllo. Un libro celebre degli anni Sessanta, del sociologo Ervin Goffman aveva come titolo La vita quotidiana come rappresentazione. Il senso di questo saggio era che tutto pu• essere messo in scena, anche l'identit…, si tratta soltanto di scegliere i punti di riferimento giusti. ®Puoi avere la mia immagine, ma di me continui a non sapere nullaŻ Š il principio-guida. Si pu• dare l'impressione di aprire il proprio cuore, di mettere a nudo i sentimenti pi— reconditi, oppure ci si spoglia in pubblico superando l'imbarazzo e il senso del pudore, l'intenzione per• non Š di rivelarsi o di raggiungere un livello pi— elevato di autenticit…, ma di sedurre. Se si escludono dunque gli ®ingenuiŻ, in tutti gli altri casi i disvelamenti possono essere recitati, se non completamente, almeno in parte e l'extimit‚ usata in modo strumentale. Bisogner… quindi chiedersi, di volta in volta, quali sono le regole del gioco e dove si collocano - per quella persona, gruppo o comunit… - i confini del pudore; un sentimento che pu• variare molto da un contesto all'altro. Nella societ… di corte del diciottesimo secolo, per esempio, dove le relazioni umane erano estremamente gerarchizzate, spogliarsi non creava alcun sentimento di imbarazzo se la persona che assisteva era di rango inferiore (per esempio, un servo) a quella che si denudava. L'atto di svestirsi era invece considerato come un'infrazione alle regole se si verificava davanti a persone di rango socialmente superiore, in quanto veniva considerata una grave mancanza di rispetto. Oggi la nudit… - sia essa fisica o psichica - Š pubblicamente accettata, esibita, considerata un segno di libert… e di anticonformismo; ma Š anche fortemente strumentalizzata, commercializzata, usata come arma di seduzione e strumento di potere. Intimit… e senso del pudore sono ancora tra di noi o dobbiamo considerarli sentimenti obsoleti? Trattandosi di dimensioni importanti per l'equilibrio psichico dell'individuo e la costruzione dell'Io Š impensabile che siano scomparse del tutto. Sono meno visibili e codificati di un tempo, ma da qualche parte continuano ad annidarsi. Se interrogati su questo punto anche i porno-attori e le porno- attrici sostengono di avere un loro personalissimo senso del pudore. In un mondo poliedrico e mobile, ®liquidoŻ secondo alcuni, queste dimensioni della psiche non hanno pi— una rappresentazione universale, possono per• emergere in forme diverse a seconda dei contesti e degli individui. ®L'intimit… Š l… dove io voglio che sia e quando io voglio trovarlaŻ potrebbe essere uno slogan delle ultime generazioni. Ci• per• implica un lavoro psicologico su di s‚ che un tempo, quando le regole erano uguali per tutti, non era necessario compiere e spiega anche, indirettamente, la popolarit… di cui oggi gode la psicologia. Resta per• aperto ancora un problema: se il pubblico invadesse il privato e lo spettacolo del privato oscurasse il pubblico e tra i due domini non vi fosse pi— un confine, sarebbe ancora possibile una reale democrazia? Anna Oliverio Ferraris (®PrometeoŻ n. 100/07)