Aprile-Giugno 2008 n. 2 Anno XXII Quaderni di Minimondo Rivista culturale Braille Periodico trimestrale Fascicolo II Direzione Redazione Amministrazione Biblioteca Italiana per i Ciechi 20052 Monza - Casella postale 285 c.c.p. 853200 - tel. 039/28.32.71 e-mail: bic@bibciechi.it Dir. Resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Massimiliano Cattani, Antonietta Fiore, Ilaria De Cristofaro Pietro Piscitelli (Responsabile) Copia in omaggio Stampato in Braille a cura della Biblioteca Italiana per i Ciechi ®Regina MargheritaŻ onlus via G. Ferrari, 5/a 20052 Monza Sommario Paolo Ceri: La criminalit… e l'insicurezza percepita (®il MulinoŻ n. 436/08) Anna Oliverio Ferraris, Alessandro Rusticelli: I nuovi analfabeti (®Psicologia contemporaneaŻ n. 204/07) Giuseppe O. Longo: Dalle leggi di Asimov alla roboetica (®PrometeoŻ n. 101/08) La criminalit… e l'insicurezza percepita - Nell'Italia d'inizio millennio ci sentiamo pi— insicuri. E in molti casi siamo pi— insicuri. Le due cose per• spesso non vanno di pari passo, e anzi l'una rischia di alimentare l'altra, complice il cattivo uso dello specchio che tramite i media riflette la nostra immagine. Eppure la societ… in cui viviamo Š questa e con questa dobbiamo fare i conti, senza ricorrere a facili strumentalizzazioni n‚ a pericolose scorciatoie. - Che il tema e i problemi della sicurezza siano, in Italia e all'estero, sempre pi— al centro dell'attenzione pubblica e delle politiche Š un fatto che non ha bisogno di particolari dimostrazioni, tanti sono gli elementi e gli indizi che lo provano. Basti pensare alle crescenti risorse investite, di l… dagli alti e bassi del ciclo economico e delle finanziarie di turno. E non si tratta soltanto del potenziamento umano e tecnologico delle forze dell'ordine o della magistratura; si tratta anche delle risorse che soggetti pubblici e privati - dall'azienda elettrica alla compagnia aerea, dalla multinazionale al negoziante, dalla banca al singolo cittadino - dedicano alla protezione della loro operativit… e dei loro beni. Dalle telecamere alle guardie private, dagli strumenti biometrici ai sistemi di allarme, dalle sicurezze informatiche all'uso di hackers, dai sistemi satellitari ai muri di protezione ecc. La domanda di sicurezza Se per un verso l'insieme di questi metodi e strumenti alimenta un business crescente, per l'altro verso genera complicati problemi giuridici e politici. Alla base dei dilemmi e delle controversie che ne derivano vi Š, come dir• pi— avanti, la questione del rapporto tra sicurezza e libert…. Ma a ben vedere, non si tratta solo della sicurezza da aggressioni esterne o da imprevisti, si tratta anche, su altri fronti, della sicurezza collegata alla qualit… della vita: dalla sicurezza ambientale, a quella sanitaria a quella alimentare. Se gli indizi sono evidenti, meno lo sono le ragioni dell'importanza che la sicurezza Š venuta assumendo. A prima vista si potrebbe pensare che il bisogno di sicurezza cresca con le aggressioni e le minacce, che in particolare cresca con i reati. Non mancano certo le conferme. In Italia, ad esempio, negli ultimi anni sono aumentati i furti, fino a raggiungere i livelli pi— alti registrati nell'ultimo mezzo secolo; parimenti sono aumentate le rapine (90.000 nel 2006), tanto da essere 18 volte superiori rispetto al 1970, come mostrato nel Rapporto sulla criminalit… in Italia del ministero dell'Interno; parimenti sono aumentati i casi di violenza sulle donne. Tutti fatti che si traducono in un'accresciuta domanda, privata e politica, di sicurezza. Vi sono per• dati e tendenze di segno contrario. Gli scippi sono andati diminuendo, fino a segnare il minimo dalla met… degli anni Settanta; analogamente per i furti in appartamento, diminuiti negli ultimi sette anni di circa il 40%. Ancor pi— rilevante Š la diminuzione degli omicidi fino a segnare il minimo storico, grazie anche all'azione di contrasto alla mafia. Certo, si pu• pensare, giustamente, che quella della criminalit… sia una fenomenologia diversificata e che, pertanto, la domanda di sicurezza segua gli alti e bassi, la curva, dei reati. Se Š cosŤ, non Š per• sempre cosŤ. Lo Š in genere quando i reati aumentano, non lo Š sempre quando i reati diminuiscono. Ed Š questo secondo fenomeno che oggi presenta tratti peculiari, al punto da richiedere una riflessione e criteri di analisi specifici. Si potrebbe anche pensare che a contare sia il clima di sicurezza, meglio di insicurezza, determinato, di l… dalle differenziazioni interne tra tipi di reati, dall'andamento d'insieme dei fenomeni criminali. Sennonch‚ Š proprio a questo riguardo che risalta un'apparente incongruenza: la domanda di sicurezza cresce e si fa critica proprio quando la tendenza generale Š alla diminuzione. Un trend, si noti, che da circa un decennio, dalla met… degli anni Novanta, non si registra soltanto in Italia, ma anche nella gran parte dei Paesi d'Europa e negli Stati Uniti. Eppure in Italia come altrove la paura e, pi— in generale, il senso di insicurezza non diminuisce in proporzione, ma per molti versi si fa pi— acuto e diffuso proprio in tale periodo. Molto sembra dipendere dallo scarto che vi Š tra la criminalit… reale e la criminalit… percepita e, pi— in generale, tra l'insicurezza pubblica reale e quella percepita. Ô un dato che Š stato riscontrato nei pi— diversi contesti: dalle citt… del Galles a quelle del Quebec, da Citt… del Capo a Santiago del Cile. Dinanzi al fatto di una percezione e di un allarme superiori al livello di pericolo o in contrasto con l'andamento dei reati si possono assumere due posizioni. La prima Š una posizione consolatoria: le cose, si dice, non vanno male come sembra, bisogna stare ai fatti, non bisogna farsi suggestionare; occorre spiegare e moderare i media. La seconda Š una posizione strumentale, preoccupata oppure soddisfatta a seconda se si Š al governo (o vicini al governo) o all'opposizione (o vicini all'opposizione), dal momento che sono gli atteggiamenti e le opinioni della gente a determinare il livello di consenso politico e (in misura variabile) a spingere i politici verso decisioni popolari quanto, non di rado, irrealistiche e controproducenti. Un segnale espressivo tra i tanti Š l'appello provocatorio del sindaco di Montenegratto, nel padovano, che invita i cittadini a emigrare, proprio quando i reati sono in calo. Le due posizioni rispondono a ragioni pratiche o a motivazioni politiche frettolose. Lo scarto tra percezione e realt… ha, infatti, significati e radici profonde e non episodiche che merita di sondare prima di assumere posizioni interessate. Torniamo allora al dato, al fatto, dello scarto tra andamento dei reati e senso di insicurezza. Se le cose stanno come si Š visto, se ne deve dedurre che l'aumento o un livello elevato dei reati Š sŤ una condizione sufficiente della crescita del senso di insicurezza e della domanda di sicurezza, ma non ne Š una condizione necessaria. Si devono dunque considerare altri fattori, accanto e oltre all'andamento dei reati. Alcuni di essi sono specifici e quindi capaci, almeno a prima vista, di fornire una spiegazione adeguata. Si consideri ad esempio l'insicurezza in genere e, in particolare, la paura di aggressioni (fear of crime) provata da molte persone - anziani e donne soprattutto - nella propria zona, specialmente di sera. Accanto agli atti aggressivi o offensivi (antisocial behavior), un fattore importante che emerge da numerose ricerche Š il degrado ambientale e, in particolare, i segni di incivilt… percepiti nel proprio ambiente. Fattori specifici sono in gioco non solo con riferimento ai singoli tipi di reato, ma anche al diverso andamento che registrano nei diversi Paesi. Tuttavia, resta il problema di spiegare la persistenza e la diffusione del senso di insicurezza e della domanda relativa, di l… dalle differenze nazionali e dagli andamenti declinanti della criminalit… in generale. Se sono all'opera fattori generali, propri della nostra epoca e del tipo di societ… in cui viviamo, essi agiscono come condizioni necessarie che, per cosŤ dire, sottostanno ai fattori specifici, tanto da imprimere ad essi un senso e una forza particolari. Quali sono questi fattori generali? Se la prospettiva accennata Š sostenibile, mi azzardo a indicare, in via di ipotesi, quelli che considero pi— importanti. Le basi sociali dell'insicurezza Ô attorno alla met… degli anni Settanta che nel mondo economicamente avanzato decollano due processi di ampia portata destinati a intrecciarsi e a influenzare sempre pi— il nostro mondo e le nostre vite: la globalizzazione e la societ… postindustriale. Il loro sviluppo d… luogo a una serie di cambiamenti strutturali e culturali nei quali ritengo si debbano scorgere quei fattori generali all'origine dell'insicurezza e della domanda di sicurezza che caratterizza il tempo presente. Essi sono: la complessit… sistemica, la crisi dello Stato sociale, la deistituzionalizzazione, l'indebolimento delle identit… categoriali, la valorizzazione dell'individuo. I primi due sono da riferire primariamente alla globalizzazione, gli ultimi due alla natura postindustriale della societ… attuale e il terzo a entrambi. In un mondo sempre pi— interdipendente a scala globale i sistemi acquistano una complessit… crescente. Se sotto vari aspetti questo Š un progresso, resta che con la complessit… aumenta la fragilit… dei sistemi. Per capirlo basta pensare alle reti dei trasporti, a quelle dell'energia, a quelle informatiche o a quelle finanziarie, la cui vulnerabilit… Š proporzionale alla numerosit… dei punti di ingresso e delle connessioni multiple interne. Va da s‚ che tale vulnerabilit… si riflette sui soggetti, i quali si trovano nella situazione di dover essere, assai pi— che nel passato, adattivi e pronti a gestire il rischio. Lo sviluppo delle politiche di finanziarizzazione, privatizzazione e liberalizzazione ha determinato - in presenza sia del deficit fiscale dello Stato che del declino delle forme di produzione fordista - la crisi dello Stato sociale e, con essa, il progressivo venir meno per gran parte della popolazione, a cominciare dai giovani, di protezioni contro gli imprevisti e di garanzie per il futuro - protezioni e garanzie che apparivano consolidate. L'accelerazione dei cambiamenti, l'ampliamento delle possibilit… di scelta, l'irruzione del mondo esterno in molti ambiti prima chiusi o protetti danno luogo a un esteso processo di deistituzionalizzazione, vale a dire all'indebolimento di molte istituzioni, intese come sistemi di regole dotate di autorit… capaci sia di orientare e limitare i comportamenti, sia di mediare i rapporti e i conflitti tra gli individui e tra i gruppi. Basti pensare alla famiglia, alla scuola, ai partiti, alla magistratura, allo sport. Basti pensare allo Stato nazionale, sempre pi— limitato, ricattato e bypassato dai flussi economico-finanziari e dai global power. Se per un verso l'esito Š l'aumento della libert… potenziale e della capacit… di innovazione, per altri versi Š l'accresciuta indeterminazione delle regole e quindi dei comportamenti, con conseguente proliferazione delle tensioni, delle rotture di comunicazione e dei conflitti. Il declino storico e strutturale della societ… industriale non ha segnato soltanto il tramonto di molte figure professionali, ma anche e pi— in generale l'indebolimento delle identit… categoriali (occupazionali e professionali). Per quanto, assieme alla creazione di nuove figure proprie della societ… dei servizi, esse continuino ad avere una certa forza, questa Š sempre pi— confinata sul terreno rivendicativo, quando non corporativo. La definizione sociale delle identit… degli individui Š ora meno legata al ®cosa si faŻ e pi— al ®chi si ŠŻ: un chi si Š che include il cosa si fa nella combinazione variabile di tratti ascritti e tratti acquisiti con elementi di progetto personali. Basti pensare a come sono costruiti i cv e a come avviene oggi la selezione del personale nelle corporations e nelle aziende pi— innovative. Sul piano collettivo tale processo d… luogo alla frequente sostituzione dei gruppi categoriali da parte di gruppi transcategoriali e di collettivit…, quali insiemi definiti per i loro tratti culturali o subculturali. Sul piano dell'ordine pubblico le conseguenze pi— rilevanti sono la diffusione dei conflitti culturali, la pi— difficile negoziabilit… delle istanze e delle rivendicazioni e la tendenza a tradurre i conflitti in guerra. In una societ… postindustriale e in un mondo globalizzato, caratterizzati tanto da una crescente differenziazione dei ruoli e delle situazioni personali, quanto dal contatto tra mondi culturali diversi, l'unico nucleo possibile di valori condivisi tende, di necessit…, ad essere l'individuo, meglio, il rispetto dell'individuo come persona. Si tratta di un fenomeno quanto mai difficile e tormentato: proprio per la forza derivante dalla sacralizzazione dell'individuo, l'affermazione dei diritti dell'uomo e delle libert… si scontra con tradizioni culturali e interessi radicalmente avversi, fino ad entrare in tensione con il bisogno e con le politiche della sicurezza che, per altri versi, ne sono un sostegno necessario. Nel mentre l'insieme dei cambiamenti indicati spingono per fare dell'individuo un soggetto d'azione responsabile - fino al punto da richiedere soluzioni biografiche di problemi globali - lo espongono in modo inedito alle variazioni dell'ambiente. Accade che egli non sia ®semplicementeŻ interessato, com'Š sempre stato, a essere protetto dagli imprevisti, ma che, dovendo agire molto pi— in proprio di prima senza poter contare su legami sociali stabili e istituzioni solide, sia acutamente orientato a riconoscere - e magari sopravvalutare - i pericoli e acutamente interessato a rendere l'ambiente nel quale vive e opera pi— sicuro possibile. Se le cose stanno cosŤ, ne discende un dato in parte inedito: gli stessi fattori generali che spiegano il senso di insicurezza e di paura, sono all'origine - come fattori generali - di parte dei comportamenti devianti. Sotto certi aspetti, vittime e carnefici, per quanto diversi, sono ambedue figli di una societ… vulnerabile. Si prenda ad esempio la violenza sulle donne: una violenza consumata il pi— delle volte dal partner e/o in ambito familiare. Perch‚ tanta violenza e con tali caratteristiche? A indicarci quella che considero la spiegazione pi— generale Š una differenza con il passato: non essere pi— il delitto passionale e anche la gelosia tipici e diffusi come nel passato. Socialmente la passione Š determinata dalla forza dei legami e quindi dalla rigidit… delle regole (prima culturali che giuridiche). In un mondo nel quale le istituzioni sono indebolite - in particolare la famiglia e il matrimonio - anche le regole sono, oltre che mutevoli, meno rigide. Pi— spazio Š lasciato alla libert… dei soggetti. I legami diventano pi— volontari e meno obbliganti o costrittivi. La deistituzionalizzazione favorisce l'emancipazione della donna e destabilizza, almeno nella fase di transizione, la posizione dell'uomo. Avviene cosŤ che la violenza - soprattutto quella da parte del partner - sia in molti casi la reazione alla perdita del possesso e del controllo. Si dir… che l'emancipazione della donna ha avuto luogo, e in misura maggiore, in Paesi, come quelli scandinavi, senza un'analoga violenza. Qui vale la lezione durkheimiana: nel cambiamento non Š importante solo la portata, ma anche, se non di pi—, il ritmo, cioŠ la velocit…, che esso assume. Per il fatto d'essere stata ritardata, in Italia l'emancipazione della donna Š avvenuta in un tempo ridotto (in una generazione e mezzo) e dunque a un ritmo accelerato. Nel quadro di una cultura mediterranea, ci• ha dato luogo a difficili problemi di adattamento e quindi a tensioni. E, come si sa, dalle tensioni alla violenza a volte il passo Š breve. Anche fenomeni, pur diversi, come il bullismo e gli oltraggi fisici diffusi con i videotelefonini si spiegano alla luce dei fattori indicati prima. Per un verso la deistituzionalizzazione allenta le regole e i controlli sociali, rendendo pi— facile esibirsi e in genere meno tragico che in passato per l'oltraggiato essere esibito. Per l'altro verso, dato il valore crescente che la societ… attribuisce alla persona, oltraggiare un individuo acquista un significato di dissacrazione e di esibizione che prima non aveva. Le basi artificiali dell'insicurezza L'acuta sensibilit… dell'uomo contemporaneo verso tutto ci• che turba la sicurezza dell'ambiente in cui vive e verso tutto ci• che attiene alle vicissitudini del soggetto individuale, lo espone ad essere manipolato, cioŠ limitato nella sua autonomia di pensiero e d'azione. Cosa che avviene in particolare attraverso i media. Se pure la fear of crime Š influenzata soprattutto dal contesto di vita immediato, il concern about crime Š certamente influenzato dai media. Sono in gran parte questi, infatti, a fornire la base cognitiva ed emotiva comune per il senso di insicurezza presente nel Paese. I media, in primo luogo la televisione e poi la stampa, hanno una grande responsabilit… nell'incrementare lo scarto che, per le ragioni dette, sussiste tra la realt… dei reati, della violenza e del disordine, da una parte, e la loro percezione, dall'altra. L'effetto di alterazione delle proporzioni derivante dalla selezione e drammatizzazione (ma vi Š anche una banalizzazione) di certi eventi, dalla loro decontestualizzazione e dalla sovraesposizione di certi soggetti Š ben noto. La prova pi— evidente Š da scorgere nella produzione di allarme sociale che, trasmettendosi dalla televisione fino ai blog, tende a diventare una pratica inflazionata, con l'effetto di disorientare doppiamente: una volta per eccesso di credito, l'altra per difetto. Basta una frettolosa navigazione nei siti di quotidiani, radio e istituzioni varie per averne dimostrazione: ®Cresce l'allarme per il gioco d'azzardo®; ®Dislessia, Š allarme socialeŻ; ®Racket/Prefetti Centro Italia: l'allarme sociale Š alto. Oggi conferenza interregionale a Roma, sottolineato problema usuraŻ (Notizie Alice, 12 dicembre); ®Pompei, allarme sociale per i tentativi di suicidio a FerragostoŻ; ®Divieto di fumo nei pub, se si torna indietro Š allarme socialeŻ (Pensiero scientifico editore, da Yahoo! Italia Salute); ®Anoressia e bulimia: allarme sociale per adolescenti, vittime di modelli distortiŻ (Radio Vaticana); ®Immigrazione: insistere sull'allarme sociale Š deleterioŻ (Cei); ®Allarme socialeŻ (rubrica del blog degli Amici di Beppe Grillo di Ascoli Piceno). Le politiche della sicurezza Il bisogno di un ambiente sicuro Š il bisogno di vivere e operare in un mondo nel quale i comportamenti altrui siano prevedibili. E, si sa, la prevedibilit… dei comportamenti Š, nella sostanza, il problema dell'ordine: dell'ordine sociale e, in particolare, dell'ordine pubblico. A questa esigenza danno una risposta - una, importante, ma non la sola - le politiche della sicurezza. Poich‚ sono politiche - policies, cioŠ interventi tecnici decisi con criteri politici - esse sono controverse. E la controversia non attiene solo e non tanto alla valutazione tecnica della loro efficacia ed efficienza, ma anche e, al fondo, in primo luogo al rapporto della sicurezza con l'integrazione e con la libert…. Sotto questo profilo le politiche della sicurezza sono riconducibili a due concezioni e alle loro possibili combinazioni: a quattro diverse posizioni. A distinguere le due concezioni base (o pure) sono i modi opposti di porre il rapporto con i soggetti dai quali proviene o si ritiene possa provenire la minaccia alla sicurezza. In una si pensa di essere protetti se in condizione di respingere l'attacco o di neutralizzare anticipatamente l'aggressore. Nell'altra di esserlo se capaci di disinnescare la minaccia rimuovendone le cause. In una si Š tanto pi— sicuri quanto pi— si Š resi inattaccabili, attrezzati cioŠ a sventare o anticipare la minaccia, controllandone, isolandone o reprimendone gli autori, reali o possibili. Nell'altra si Š tanto pi— sicuri quanto pi— si Š disposti a - e si pongono le condizioni per - dialogare con il deviante e, pi— in generale, con il diverso. Le misure considerate efficaci saranno, in un caso, finalizzate a sorvegliare, escludere e reprimere e, nell'altro, a comunicare, includere e responsabilizzare. Nella prima concezione la sicurezza Š intesa come non vulnerabilit…, mentre nella seconda Š intesa come partecipazione (o riconoscimento). In analogia con la celebre distinzione di Isahia Berlin tra libert… negativa e libert… positiva, possiamo convenire di chiamare l'una sicurezza negativa e l'altra sicurezza positiva: dove i qualificativi (positiva e negativa) non hanno alcun significato valutativo, ma servono a indicare la direzione, di contrasto oppure di cooperazione, impressa all'azione securitaria. Quando le due concezioni, in luogo d'essere poste come escludentesi, sono considerate come le due dimensioni del problema della sicurezza, si tende a combinarle, ricercando una linea di possibile equilibrio. Cosicch‚ le varie opzioni sulle strategie da assumere e i provvedimenti da prendere per fronteggiare e debellare fenomeni come, ad esempio, il terrorismo islamico, le sommosse nelle banlieues, la criminalit… dei Rom o l'eversione degli ultras riflettono il diverso atteggiamento - esclusivo o compositivo - riguardo alle due visioni generali della sicurezza. Ne derivano quattro posizioni, quattro tipi di politiche della sicurezza. Sostengono la prima posizione quanti, preoccupati per la propria situazione economica e/o per la propria integrit… culturale (oltre che fisica) rifuggono da ogni contatto, considerato contaminante, con il diverso e ne affidano la salvaguardia unicamente agli strumenti della sicurezza negativa - la moltiplicazione e il potenziamento dei controlli, l'innalzamento di barriere, fisiche e legali, l'uso della forza - fiduciosi che possano garantire loro una certa invulnerabilit…. Tipiche di questa posizione sono le politiche di ®tolleranza zeroŻ. Gli esempi abbondano: dai provvedimenti post 11 settembre dell'amministrazione Bush fino alle iniziative ®pittorescheŻ di alcuni sindaci del Nord Italia, come l'®ordinanza anti-sbandatiŻ e l'®ordinanza anti-promessi sposiŻ. La posizione opposta Š sostenuta da quanti non sono disposti, per ragioni morali o ideologiche, a delegare la propria sopravvivenza fisica e sociale all'uso della forza, ma confidano che i tipici strumenti della sicurezza positiva - la cittadinanza, i diritti sociali, l'assistenza pubblica, la comunicazione interculturale ecc. - volti a promuovere l'integrazione dei diversi e dei devianti, possano rimuovere le cause della violenza e dell'insicurezza. Queste due posizioni polari si accompagnano spesso ad atteggiamenti manichei: nell'una ®Noi siamo i buoni e gli altri sono i cattiviŻ; nell'altra ®I cattivi siamo noi e i buoni sono gli altriŻ. Quanto pi— ci si affranca da reazioni morali e visioni ideologiche di questa natura, tanto pi— Š probabile che si tenda ad adottare posizioni intermedie, nelle quali le istanze e gli strumenti della sicurezza negativa e di quella positiva si combinano, configurando politiche miste. Un esito che pu• essere ottenuto in due modi. Uno Š quello delle politiche miste a dominante negativa. I provvedimenti propri della sicurezza positiva sono adottati nel quadro di una strategia ispirata alla sicurezza negativa, cosŤ da complementare quelli, prevalenti, orientati alla riduzione della vulnerabilit…. Ô quanto Š dato osservare, ad esempio, quando il coinvolgimento di rappresentanze di comunit… musulmane o quando l'offerta a dissociati o informatori di premi e incentivi (regolarizzazioni, permessi di soggiorno o altro) sono finalizzati al pi— efficace controllo repressivo dei terroristi, attivi o potenziali. L'altro modo Š tipico delle politiche miste a dominante positiva. Qui sono gli strumenti tipici della sicurezza negativa ad essere adottati e funzionalizzati nel quadro di una strategia ispirata alla sicurezza positiva. Ô quanto accade, ad esempio, quando si ravvisa la necessit… di allungare il fermo di polizia o il tempo di conservazione dei dati relativi al traffico telefonico o telematico, quali misure adottate in emergenza nel contesto di una politica intesa a sottrarre il consenso agli estremisti in virt— del coinvolgimento delle comunit… islamiche. In primo piano saranno, ad esempio, azioni tese a favorire sia il riconoscimento delle identit… culturali, l'estensione dei diritti di cittadinanza (quali il voto amministrativo), che a contrastare l'emarginazione (tramite le assicurazioni per immigrati, la promozione finanziaria per l'imprenditoria femminile, i corsi di alfabetizzazione o altro). Ed Š quanto si verifica, altro esempio, quando il necessario potenziamento delle forze di prevenzione e contrasto Š affidato in via preferenziale alla polizia di prossimit…, intesa quale polizia di comunit…. Date le pressioni e le oscillazioni dell'opinione pubblica e i compromessi tra le forze politiche, non Š facile ritrovare nelle politiche concretamente adottate dai governi tratti pienamente coerenti con tali posizioni. Tuttavia, esse in genere sono ispirate pi— a una concezione che all'altra ed Š proprio nei termini delle due concezioni e delle quattro posizioni indicate che le forze politiche e la societ… civile avanzano le proprie proposte e avversano le altre. Per capirlo torniamo alla questione dell'ordine e della prevedibilit…. Si Š detto che l'ordine sociale si riconosce dalla prevedibilit…. Se i comportamenti altrui - quelli dell'uomo della strada e quelli dei potenti - sono prevedibili, vi Š ordine. Se non lo sono o lo sono a proprio rischio e pericolo, non vi Š ordine, vi Š disordine. Ma cosa significa al fondo che vi Š disordine? Che si Š rotto i legame sociale, inteso quale rapporto basato sul riconoscimento dei diritti e dei doveri reciproci. Lo si pu• vedere bene, ad esempio, nel caso delle sommosse nelle banlieues francesi. In Francia una gran parte dei giovani figli di immigrati Š stretta in una situazione determinata dall'acuta tensione tra a) il modello dominante di assimilazione, b) la deistituzionalizzazione galoppante (nella famiglia, nella scuola, nel lavoro, nello Stato) e c) le pressioni competitive provenienti dal mercato del lavoro e, pi— in generale, dalla globalizzazione dell'economia. Per dei giovani immigrati di seconda o terza generazione il confronto quotidiano con cittadini a pieno titolo - confronto effettuato in ragione di aspettative legittime - risulta particolarmente frustrante in un Paese che promette e intima di diventare francese e che si vuole campione di libert…, uguaglianza e fraternit…. Confinati in quartieri-ghetto, esposti alla disoccupazione, oppressi da difficolt… economiche pesanti, tutto - dai coetanei ai datori di lavoro, dalle istituzioni alla televisione - dice loro ®devi essere come noiŻ, mentre tutto - la scuola, il mercato del lavoro, le forze dell'ordine - dice loro ®non sei, non puoi essere (del tutto) come noiŻ. Diventata cronica, la frustrazione trasforma il confronto in rifiuto dei valori, dei simboli e delle istituzioni della societ… ufficiale che essi hanno in qualche misura interiorizzato e per il cui tramite si sentono giudicati. A radicalizzare il rifiuto concorre poi tanto una successione di crisi politiche e morali - il ballottaggio presidenziale con Le Pen, la controversia sul velo e sulla laicit…, il referendum sull'Europa - quanto i segnali di crescente divisione tra Oriente e Occidente, alimentata dal terrorismo, dalla guerra e dagli opposti fondamentalismi: una crisi e una divisione che acuiscono in giovani figli e nipoti di immigrati le ambivalenze e un senso di estraneit… e di esclusione. Dalla frustrazione individuale si passa all'umiliazione collettiva. Esclusi da ogni ragionevole confronto, privi di riferimenti positivi, sprovvisti di opportunit… concrete non meno che della disposizione attiva a coglierle, i giovani immigrati sentono di non aver futuro. E quando il futuro Š o appare murato, il solo codice possibile di comportamento Š il fatalismo. Privati della possibilit… sia di partecipare che di esprimere un conflitto e rivendicare, vedono come uniche alternative la rinuncia e la guerra. In questo processo di disgregazione sociale, l'integrazione e la partecipazione nella societ… ufficiale sono sostituite dai clan e dalle gang, le quali, come ci ricorda Edgar Morin, sono dotate di propri territori, capi, regole e codici d'onore. Ad unire non pu• essere che l'avversione verso le istituzioni e, in particolare, la guerra con le forze dell'ordine. Che si tratti di guerra Š dimostrato non soltanto dalle devastazioni violente, ma anche dall'essere il controllo del territorio la posta in gioco. Questo dato accomuna tra loro forme violente per altri versi assai diverse. Una Š la violenza degli ultras. L'accresciuta pericolosit… di questo fenomeno per l'ordine pubblico dipende ora dall'inedita alleanza che viene a formarsi tra le tifoserie. Un fenomeno nuovo che induce a chiedersi: perch‚ tifoserie tradizionalmente separate e opposte, spesso anche sul piano ideologico, quali quelle della Roma e della Lazio, ora convergono, si accordano e si organizzano per azioni eversive comuni? Perch‚ ora e non ieri? Di l… dalle strumentalizzazioni politiche, certamente esistenti, una possibile ipotesi di spiegazione - solo in apparenza soft - Š la seguente: l'alleanza tra gruppi ultras di opposte tifoserie Š una conseguenza dell'indebolimento dell'identificazione calcistica. Quando l'identificazione Š forte le energie motivazionali e passionali si esprimono nella partecipazione all'evento sportivo e nel sostegno alla squadra del cuore. Se poi, com'Š il caso, l'identificazione Š pi— guerresca che sportiva, il sostegno prende la forma del confronto-scontro con le opposte tifoserie. Ora, nel corso degli ultimi anni l'identificazione si Š andata indebolendo, fino a farsi pi— strumentale. Per tanti fattori, i pi— diretti dei quali sono legati agli scandali nel calcio, al calcio mercato e al relativo business (esiti ed espressioni, si noti, della deistituzionalizzazione dello sport). Altri, indiretti ma non meno influenti attengono alla condizione dei giovani nella societ… e allo spettacolo di una politica che per anni Š apparsa rissosa e inconcludente, divisiva e distante. Ma, quali che siano le cause, quanto pi— si riduce l'identificazione, tanto minore urgenza ha l'avversione verso le altre tifoserie. Le energie collettive tendono a riversarsi su altri soggetti: contro soggetti istituzionali, fino ad agire come formazioni anti-sistema. Contro quali soggetti di preferenza? Contro quelli che, come il Coni, essi ritengono responsabili o rappresentare i responsabili del loro stesso disamore; e contro quelli che pi— direttamente li contrastano, cioŠ le forze dell'ordine. Qui la ragione Š relativamente semplice - possibili obiettivi politici eversivi a parte. La posta in gioco Š infatti il controllo del territorio (lo stadio e il suo intorno), inteso non soltanto in senso fisico ma anche gestionale. E poich‚ di guerra territoriale si tratta, le azioni principali sono il presidio e l'invasione. I ®ritualiŻ dell'attacco e del contrattacco negli stadi erano volti al presidio della curva; l'assalto ai commissariati di polizia e al Coni Š un'invasione nel territorio del nemico: un'invasione resa ora possibile dall'alleanza dei nemici di sempre contro il nemico comune. Quand'anche moltiplicassimo gli esempi di turbativa o di sovvertimento dell'ordine pubblico, non dovremmo dimenticare il diverso significato che in essi assume la violenza quale marcatore di divisione sociale. Si va da casi in cui la violenza Š una reazione esasperata a divisioni che escludono o reprimono - Š in parte il caso delle sommosse nelle banlieues - a casi in cui la violenza serve a rafforzare divisioni stabilite o a segnarne di nuove - sono i casi, pur diversi, degli ultras e delle ronde xenofobe o razziste - a casi in cui la violenza Š una reazione al superamento in corso di divisioni tradizionali - come in molti casi di violenza alle donne. Il caso delle banlieues, assai pi— di quello degli ultras, mostra bene quanto integrazione e sicurezza siano legate, nel bene e nel male. Ma non Š tutto. Vi Š un altro rapporto critico, ed Š quello che lega, nel bene e nel male, la sicurezza alla libert…. Lo si vede bene, ad esempio, nel caso del terrorismo islamico, dove le politiche della sicurezza negativa, specialmente quelle adottate dall'amministrazione Bush, non soltanto limitano ma mettono a repentaglio le libert… civili. Al punto da essere considerate da pi— parti, in particolare da quanti sono orientati verso politiche di sicurezza positiva, come un fattore, non del tutto involontario, di aggravamento della paura se non del pericolo. Cosicch‚ chi intende difendere le libert… democratiche Š indotto ad associare, quando non a subordinare, le necessarie attivit… di intelligence e di repressione, a politiche di comunicazione e integrazione delle minoranze immigrate, confidando, ad esempio, che i migliori alleati contro il terrorismo possano essere i musulmani moderati. Le politiche miste ricercano, diversamente, punti di equilibrio tra sicurezza, integrazione e libert…. Pur nella diversa sensibilit… verso le emergenze e le relative necessarie azioni di contrasto e repressive, lo ricercano subordinando strategicamente i successi immediati a pi— duraturi successi futuri. Una volta considerate le diverse politiche della sicurezza e i relativi problemi, ci possiamo riproporre la domanda: quale politica, quale delle quattro politiche indicate, permette - in generale o nei casi specifici - di contenere maggiormente la violenza e il disordine, di assicurare l'ordine pubblico e di ridurre il senso di insicurezza? Qui ci dobbiamo limitare a enunciazioni generalissime in via di ipotesi. Tanto pi— le politiche seguono i criteri della sicurezza come invulnerabilit…, quanto pi— tender… a diffondersi - mass media aiutando - un senso di insicurezza in ragione dell'allarme sociale, delle dinamiche e della simbologia repressiva. Almeno fin quando tali politiche, ad esempio di tolleranza zero, non ottengano eventualmente risultati durevoli nel tempo. Prodotto per altra via, l'esito pu• non essere diverso anche nel caso delle politiche ispirate alla sicurezza come partecipazione. Tanto pi— esse ne seguono i criteri, quanto pi— il senso di insicurezza pu• diffondersi a causa della sottovalutazione di quei problemi immediati di ordine che sono percepiti con grande sensibilit… dalla gente nell'esperienza quotidiana di vita. Anche qui, almeno fin quando non si ottengono risultati duraturi. Queste considerazioni per dire che, oltre ai fattori sociali indicati pi— sopra, un contributo negativo alla percezione e al senso di sicurezza pu• venire dalle stesse politiche adottate dai governi per ridurli. In quali condizioni, modi e misure ci• possa accadere potr… essere stabilito solo da adeguate ricerche comparate e longitudinali. Per intanto il dibattito Š aperto. Paolo Ceri (®il MulinoŻ n. 436/08) I nuovi analfabeti L'analfabetismo funzionale Š un fenomeno poco noto ma in progressivo aumento nei Paesi industrializzati. Un analfabeta funzionale Š una persona che, pur parlando la lingua del Paese in cui vive e pur avendo frequentato la scuola per almeno nove anni, padroneggia male competenze di base come leggere un quotidiano, consultare un dizionario, fare calcoli matematici elementari, interpretare una semplice tabella. Le conseguenze di tutto ci•, sebbene non immediatamente visibili, sono rilevanti e si manifestano sia a livello individuale che sociale. I nuovi analfabeti, infatti, non sono in grado di funzionare adeguatamente e di rispondere con efficacia alle richieste del mondo contemporaneo. Il rischio Š che la diffusione di questo fenomeno possa dar vita a una societ… sbilanciata in cui per alcuni individui pu• essere molto pi— difficile che per altri esercitare i propri diritti, migliorare le proprie condizioni di vita e, in ultima analisi, comprendere e adattarsi all'ambiente che li circonda. Le forme dell'analfabetismo L'analfabetismo propriamente detto Š la completa incapacit… di leggere e scrivere, riconducibile per lo pi— alla mancanza di un'istruzione minima. Tuttavia, nella societ… contemporanea la concezione della competenza alfabetica Š divenuta sempre pi— complessa e oggi Š facile rendersi conto che non basta saper leggere o far di conto per partecipare con successo al ciclo produttivo della societ…, capirne i meccanismi, inserirsi con soddisfazione in un'attivit… lavorativa. Negli ultimi quarant'anni la discussione su queste tematiche si Š sviluppata molto a livello accademico, portando alla definizione di un nuovo concetto, quello di alfabetizzazione funzionale. Si pu• dire che una persona Š alfabetizzata in questo senso quando possiede la capacit… di capire e usare l'informazione presente in testi stampati: a casa, sul lavoro e nella vita sociale, per raggiungere i propri obiettivi e sviluppare le proprie conoscenze e potenzialit… (Gallina, 2000). In altre parole, per un buon adattamento sociale Š importante non solo che l'individuo possegga competenze alfabetiche ma che sappia anche utilizzarle con cognizione nelle varie situazioni della vita di tutti i giorni come, ad esempio, comprendere le tabelle degli orari di treni o aerei, usare un computer in ufficio, esprimere e far valere i propri diritti civili, comprendere i principi base della statistica e dell'economia, essere in grado di leggere un quotidiano dall'inizio alla fine, non soltanto i resoconti delle pagine sportive... Abilit… tutt'altro che scontate anche in soggetti mediamente scolarizzati. Studi internazionali Sulla functional illiteracy, come viene definito, a livello internazionale, l'analfabetismo funzionale, sono stati condotti numerosi studi in molti dei quali Š stata coinvolta direttamente anche l'Italia. Uno tra i pi— importanti e recenti Š il progetto ALL (Adult Literacy and Life Skills) che ha analizzato le competenze alfabetiche e matematiche funzionali della popolazione di et… compresa tra i 16 e i 65 anni in diversi Paesi come Stati Uniti, Canada, Bermuda, Italia, Svizzera e Norvegia. I risultati di questo lavoro hanno messo in evidenza che solo la parte di popolazione adulta, che raggiunge un livello di competenza pari a 3 - misurata su una scala che prevede cinque livelli che vanno da limitatissime competenze (livello 1), a padronanza sicura (livello 4/5) - Š quella davvero capace di rispondere efficacemente alle esigenze di vita e di lavoro del mondo attuale. La Norvegia Š risultato il Paese che complessivamente ha ottenuto le prestazioni pi— elevate nelle abilit… testate (prima nelle competenze alfabetiche, seconda in quelle matematiche), mentre l'Italia ha fornito le prestazioni pi— modeste tra tutte le nazioni coinvolte nello studio. Nel nostro Paese, secondo questa interessante indagine, solo una quota relativamente limitata della popolazione raggiunge o supera il livello critico (livello 3) della scala di misura dell'analfabetismo funzionale. Un dato interessante riguarda le competenze degli adolescenti italiani: la quota di ragazzi italiani che si collocano ai livelli medio-alti di competenza alfabetica funzionale Š significativamente pi— bassa di quella di coloro che si collocano invece ai livelli 1 e 2. Ô allarmante pensare che secondo questo studio circa il 33% dei ragazzi di et… compresa tra 16 e 25 anni si colloca al livello pi— basso della competenza alfabetica funzionale e solo il 26% raggiunge le capacit… necessarie a garantire un adeguato inserimento sociale. Un'altra ricerca particolarmente interessante Š la cosiddetta indagine IALS-SIALS che si Š svolta dal 1994 al 1998 e ha interessato numerosi Paesi di diversi continenti tra cui Europa, America e Oceania. In questo ampio e approfondito studio, Š stata utilizzata una metodologia complessa per valutare la competenza alfabetica, basata su diversi tipi di strumenti che consentivano di misurare l'abilit… nella lettura e nella comprensione di testi narrativi, l'uso di documenti schematici come grafici o tabelle e la capacit… di eseguire calcoli. Il livello di complessit… del compito variava in base al contesto entro il quale la prova era inserita. I risultati di questo studio hanno implicazioni interessanti soprattutto per quanto riguarda i giovani. In base a un sistema di valutazione che stabiliva una scala di valori da 1 a 500, la media generale conseguita dai giovani della fascia d'et… 16-25 anni Š risultata di 277 punti. In alcuni Paesi (Danimarca, Australia, Olanda, Norvegia, Svezia e Finlandia) i giovani raggiungevano livelli di prestazione molto elevati con medie comprese tra 292 e 312. A livello intermedio si collocavano invece i ragazzi statunitensi, canadesi, inglesi, italiani, neozelandesi, nonch‚ quelli di Irlanda, Repubblica Ceca, Svizzera, Germania e Belgio. La classifica si chiudeva con nazioni come Cile, Polonia, Ungheria, Portogallo e Slovenia dove i livelli di competenza alfabetica tra gli adolescenti risultavano alquanto modesti. Un aspetto interessante che questa indagine ha consentito di notare Š che vi Š una differenza significativa tra quei ragazzi che interrompono gli studi dopo le scuole superiori e coloro i quali invece li continuano iscrivendosi all'universit… o intraprendendo corsi di formazione professionale. Per esempio, il punteggio medio dei giovani della fascia di et… 20-25 anni che dopo la scuola secondaria avevano interrotto gli studi era di 244, mentre quello dei coetanei che dopo il diploma avevano seguito qualche altro corso, non necessariamente universitario, saliva fino a 311 punti. Questo dato attesta che chi si forma di pi— ottiene risultati mediamente migliori riducendo il rischio di cadere nell'analfabetismo funzionale: un dato che dovrebbe essere preso maggiormente in considerazione da chi, nei vari Paesi, progetta le politiche dell'istruzione. All'aumento del numero di anni di scuola dell'obbligo, variabile correlata alla diminuzione del rischio alfabetico nazionale, dovrebbe corrispondere un'offerta formativa di alta qualit…, che sappia proporre validi contenuti e soprattutto che sia capace di stimolare nei giovani l'applicazione delle competenze acquisite e l'interesse ad approfondirle e arricchirle ulteriormente per conto proprio. Ci• non si verifica in tutti i Paesi e all'interno di ciascuna nazione vi sono differenze rilevanti tra le varie regioni nella qualit… dell'offerta formativa e culturale. Il rischio che si corre Š quello di avere un gran numero di analfabeti funzionali non solo tra coloro che hanno un livello di scolarizzazione medio/basso ma anche, qualche volta, tra i laureati. Del resto, come acutamente notava, secoli addietro, lo scrittore francese Michel de Montagne: c'Š un'ignoranza da analfabeti e un'ignoranza da dottori! Generazioni a confronto Diversi studiosi hanno messo in evidenza l'esistenza, nel nostro Paese, di gravi ritardi nell'istruzione primaria presenti soprattutto in coloro che sono nati prima del 1960. Gli italiani di et… compresa tra i 45 e i 65 anni che possono essere definiti funzionalmente analfabeti sono infatti circa un milione e quattrocentomila, residenti soprattutto al Sud. Ma da questo fenomeno non sono del tutto esenti neppure i soggetti compresi nella fascia d'et… tra i 26 e i 35 anni. L'analfabetismo funzionale in coloro che si accingono a muovere i primi passi nel mondo del lavoro appare ovviamente pi— preoccupante rispetto a coloro che invece sono gi… in pensione o vi si stanno avviando. Non saper gestire competenze di base pu• ritardare se non addirittura bloccare l'inserimento nel ciclo produttivo della societ…, aumentando i tassi di disoccupazione e determinando effetti negativi anche sul piano del benessere psicologico con un rilevante abbassamento del livello di autostima e un aumento del rischio di depressione. Formazione permanente Parlando dell'analfabetismo nella societ… contemporanea si chiama spesso in causa il cosiddetto analfabetismo informatico. Potremmo definirlo in parole semplici come l'incapacit… di utilizzare le nuove tecnologie, dal computer alla rete Internet. Si tratta di competenze che sono ormai essenziali nel mondo attuale al punto che il Parlamento Europeo, nel consiglio tenutosi in Portogallo nel 2000, ha definito le abilit… in materia di tecnologie dell'informazione, lingue straniere e cultura tecnologica, come competenze di base che dovrebbero essere garantite e implementate lungo tutto l'arco della vita perch‚ indispensabili a favorire l'ingresso prima e il successo poi degli individui nel mondo del lavoro. Le tecnologie informatiche sono rilevanti soprattutto per i giovani: innanzitutto possono giocare un ruolo determinante nel processo di apprendimento e di adattamento sociale in quanto la capacit… di utilizzarle rappresenta un requisito importante per la partecipazione alla vita sociale e lavorativa nel mondo contemporaneo. In secondo luogo possono portare informazioni e cultura a gruppi isolati con costi relativamente contenuti. Infine, riuscire a muoversi all'interno di percorsi, memorizzare e comprendere le numerose regole e possibilit… offerte dal mondo informatico serve ad ampliare gli orizzonti e acquisire flessibilit…. A fronte per• di giovani che utilizzano la rete a fini formativi e culturali o che addirittura lanciano iniziative imprenditoriali di successo, molti altri invece usano i computer prevalentemente a fini ludici. Considerazioni analoghe si possono fare per quanto riguarda il consumo di televisione: trascorrere molto tempo di fronte al piccolo schermo seguendo programmi di basso profilo, troppo semplici e banali, crea le condizioni per l'illetteralismo e l'analfabetismo di ritorno. Un uso pi— efficace e intelligente del computer, della rete o della tv non significa che libri, scrittura, esposizione orale non abbiano pi— un ruolo. Ô vero il contrario. Questi mezzi di comunicazione continuano ad avere un ruolo rilevante nella formazione mentale e culturale dei giovani cosŤ come dei meno giovani: approfondimento, concentrazione, riflessione, discussione, confronto delle idee sono favoriti dai tempi ®naturaliŻ di questi media e il fatto che in molti centri urbani medi e piccoli del nostro Paese non ci sia n‚ una libreria n‚ una biblioteca Š indice di una grossa carenza. Per acquisire tutte quelle nozioni e competenze di base irrinunciabili nel mondo contemporaneo i giovani non devono avere paura di applicarsi in compiti che, impegnando le loro facolt… mentali in un periodo di grande plasticit… cerebrale, ne favoriscono lo sviluppo. In seguito, disponendo di una buona base di conoscenze, di efficaci griglie interpretative e punti di riferimento, non avranno difficolt… a tenersi aggiornati, a provare interesse per le novit…, ad avvertire l'esigenza di ampliare la propria cultura. Anna Oliverio Ferraris Alessandro Rusticelli (®Psicologia contemporaneaŻ n. 204/07) Dalle leggi di Asimov alla roboetica - La crescente somiglianza dei robot con gli umani presenta problemi sul piano cognitivo e attivo, domani, forse, anche su quello emotivo e della coscienza. - Introduzione Mentre l'evoluzione biologica ha dotato gli organismi viventi prima di un corpo e poi di un cervello, avente funzioni di controllo centrale e dotato in certi casi di propriet… cognitive superiori, non strettamente necessarie alla regolazione del corpo, l'intelligenza artificiale funzionalistica ha cercato di costruire una mente senza corpo, cioŠ un'intelligenza che imitasse le funzioni simboliche e astratte del cervello biologico evitando ogni interazione con un ambiente considerato fonte di disturbo. Tuttavia le difficolt… di estendere questa forma d'intelligenza artificiale al di fuori dei domini simbolico-formali hanno fatto ritenere che soltanto accoppiando la mente artificiale all'ambiente, attraverso un corpo artificiale dotato di sensi e di organi attuatori, si potesse ottenere un'intelligenza flessibile e ad ampio spettro com'Š quella biologica. Il recupero della dimensione corporea e sensoriale ha portato ai robot e ha aperto una serie di interrogativi che vanno dagli aspetti tecnici della loro costruzione fino a sottili questioni di natura etica. Infatti il robot Š un artefatto capace di apprendere e dotato di una certa autonomia di decisione e comportamento e queste caratteristiche, in una prospettiva di stretta convivenza uomo-robot, non possono non sollevare certe domande: - Fino a che punto siamo disposti a convivere coi robot, ad affidarci a loro nella vita quotidiana, nell'accudimento e nelle cure? - Se i robot dovessero un giorno diventare intelligenti e sensibili (quasi) quanto gli umani, potremmo continuare a considerarli macchine, come le lavatrici o le automobili? O dovremmo adottare atteggiamenti empatici e comprensivi come nei confronti degli animali domestici? Dovremmo arrivare a conferire loro dignit… etica? - E viceversa: quali comportamenti dei robot dovremmo tollerare, incoraggiare o vietare? E di chi sarebbero le responsabilit… di un loro eventuale comportamento dannoso? L'ultima domanda Š importante perch‚ rivela il conflitto tra la natura artificiale dei robot, che dovrebbe renderli obbedienti alla nostra programmazione, e la loro parziale autonomia (se un robot non Š autonomo non Š un robot) che, in linea di principio, potrebbe indurli a decisioni nocive nei nostri confronti. Il conflitto diventa drammatico nel caso dei ®robot soldatiŻ. Erano problemi di questo genere che aveva in mente Asimov quando postul• le ®Leggi della roboticaŻ, che vietano ai robot di compiere azioni dannose per gli esseri umani e che costituiscono il primo embrione di un'etica dei robot o, con un espressivo neologismo, di una ®roboeticaŻ. In questo ambito le previsioni si mescolano facilmente con la fantascienza e accanto alle speculazioni ci sono le realt…: in Giappone (il paese di gran lunga pi— avanzato nella costruzione e nell'impiego dei robot) si tocca con mano quanto possa diventare intenso il rapporto uomo-macchina quando il robot sia un (o una) ®badanteŻ con sembianze umane oppure quando abbia pi— o meno le fattezze e il comportamento di un animale domestico (si pensi ad Aibo, il robot cane della Sony, ormai fuori produzione, che per anni ha svolto la funzione di ®animaleŻ da compagnia). La proiezione affettiva Š tanto forte da suscitare problemi psicologici e, ancora una volta, etici. E poi, in generale, la marcia sempre pi— convulsa di una tecnologia invasiva e onnipresente non pu• non avere effetti profondi sull'immagine che abbiamo di noi stessi e sul nostro stesso essere ®umaniŻ: specchiandoci in quello straniante alter ego che sta diventando il robot, quale immagine ce ne ritorna? Riusciremo, per differenza o per similarit…, a capire qualcosa di pi— di noi stessi? Nei paragrafi che seguono, dopo un breve inquadramento storico che descrive in particolare il passaggio dall'intelligenza artificiale funzionalistica alla robotica, sottolineando l'importanza del corpo sotto il profilo cognitivo e attivo, si considerano i problemi etici sollevati dalla presenza sempre pi— diffusa dei robot. Tali problemi sono acuiti dalla somiglianza crescente che presentano con gli umani, oggi sul piano cognitivo e attivo, domani, forse, anche sul piano emotivo e della coscienza. Una storia millenaria L'impresa della robotica si colloca nel solco di un tentativo millenario, quello di imitare l'atto divino della creazione. L'ambizione di costruire l'uomo artificiale produsse nei secoli una fioritura di opere artigianali, gli automi, artefatti spesso zoomorfi o antropomorfi, che, mossi dalla forza idraulica, dalla gravit… o da un meccanismo nascosto al loro interno, sembrano comportarsi come esseri viventi. L'odierna robotica si confronta non solo con la costruzione di macchine da adibire a mansioni pesanti, ripetitive o rischiose, ma anche con la costruzione di macchine antropomorfe, gli umanoidi, residuo di una storia affascinante e tenebrosa di meccanica onirica, dove magia e occultismo s'intrecciano con la genialit… inventiva. Per quanto stupefacenti, i prodotti artigianali del passato restavano comunque lontanissimi dal modello, uomo o animale, cui li avvicinava soltanto la forma esteriore ma non certo una puntuale somiglianza strutturale e funzionale. Le cose cambiarono radicalmente grazie all'avvento dei calcolatori. Ben presto si capŤ che il calcolatore, lungi dall'essere una semplice macchina per far di conto, possedeva enormi capacit… simboliche, tanto che nel 1956 nacque ufficialmente una nuova disciplina, cui fu dato il nome di intelligenza artificiale (IA), e il calcolatore divenne il modello di elezione della mente umana. Ma dopo i primi lusinghieri successi, anche i sostenitori pi— ferventi dell'IA astratta (o funzionalistica) dovettero riconoscerne i limiti, che derivano dalla natura disincarnata della mente artificiale, cioŠ dall'assenza di un corpo che comunichi con l'ambiente. Se l'intento era quello di simulare l'intelligenza umana, il riduzionismo mentalista dell'IA funzionalista ne trascurava un elemento essenziale. Riconosciuto il limite del funzionalismo e proseguendo sulla strada dell'imitazione della natura, si trattava di dotare il cervello artificiale di un corpo artificiale: questa strada port• alla robotica. Alla base di questa svolta c'Š il riconoscimento della funzione conoscitiva del corpo: si Š riconosciuto infatti che la maggior parte delle conoscenze, specie quelle vitali, sulle quali poggiano e dalle quali scaturiscono tutte le altre, sono espresse nella struttura stessa del corpo. A sua volta il corpo Š immerso in un ambiente il quale, con le sue continue perturbazioni, non cessa di arricchire e aggiornare quelle conoscenze. Il futuro della robotica pi— ambiziosa, quella che mira alla costruzione di macchine dotate di intelligenza, emozioni e forse coscienza, potrebbe dunque dipendere dalla comprensione del significato cognitivo delle azioni semplici, incarnate e contestualizzate che compiamo di continuo nella vita di tutti i giorni. Le descrizioni e gli strumenti usati finora in IA sono ®alti e deboliŻ: occorre integrarli con descrizioni e strumenti ®bassi e fortiŻ, che riflettano e riproducano il nostro sfuggente ®esserci nel mondoŻ. L'urgenza di una riflessione Per le considerazioni che intendo svolgere sui robot, Š utile prendere spunto dalla letteratura fantascientifica, che costituisce un importante laboratorio di scenari suscettibili di trasformarsi in realt…, se non nei particolari certo almeno nei tratti generali. Nel caso dei robot la letteratura e la filmografia sono ricchissime di spunti. La psicologia e la sociologia dei robot, degli androidi e dei ciborg (o cyborg, all'inglese) sono uno dei temi pi— interessanti della fantascienza moderna e si annunciano come uno dei settori pi— problematici di un futuro gi… a portata di mano nell'ambito della robotica. A cominciare dal dramma R.U.R. di Karel Capek, passando per racconti di Isaac Asimov dedicati ai robot, fino a film come 2001: Odissea nello spazio, AI: Intelligenza Artificiale, Blade Runner e molti altri ancora, scrittori e registi hanno indagato con slancio e inventiva il rapporto uomo-macchina, indicandone i possibili sviluppi e i nodi prossimi venturi. Questi scenari possiedono ovviamente una forte tinta fantastica, ma rispecchiano tendenze e problemi che negli ultimi anni, da una parte, si sono sempre pi— avvicinati alla realt… della vita quotidiana e, dall'altra, tendono a improntare di s‚ molte ricerche nell'ambito dell'IA, della robotica, della protetica, dell'ibridazione nanometrica. Ô alla luce di questi sviluppi e di queste tendenze che si devono considerare le prospettive aperte dalla robotica e dalla presenza dei robot tra noi. I robot lavorano in collaborazione con noi, una collaborazione che per il momento si configura come dipendenza, ma che in un qualsiasi momento del futuro potrebbe assumere carattere paritario per i continui progressi tecnici. La distinzione, oggi chiarissima, tra uomo e robot tende ad attenuarsi, l'antropologia tende a confondersi con la ®robotologiaŻ. A questo proposito si prospetta il vasto problema della sostituibilit… del robot all'uomo, che ha un aspetto tecnico (si tratta di valutare il rapporto mezzi-fini in un contesto specifico); un aspetto economico (rapporto costi-benefici, che nel caso dei robot di servizio, badanti, camerieri e cosŤ via, potrebbe comprendere una valutazione pi— soggettiva, legata alla cortesia, alla gradevolezza, all'estetica); un aspetto legale (d'importanza cruciale Š l'attribuzione della responsabilit… di un danno provocato da un robot nell'interazione con una persona). E infine: esistono settori in cui l'integrazione o la sostituzione sia da escludere? Questa domanda apre la prospettiva etica nel senso kantiano, che ha a che fare con la dignit…, con i fini, con l'etica e che a sua volta dovrebbe essere la base per le decisioni politiche e, in ultima istanza, anche tecniche. Tra gli specialisti Š diffusa l'opinione (spesso irriflessa) che l'introduzione nella nostra vita di macchine intelligenti (qualunque sia il significato di questo aggettivo) e la sostituzione di queste macchine al posto degli esseri umani portino benefici generalizzati alla societ…. Questa opinione dovrebbe confrontarsi con un fatto che Š sotto gli occhi di tutti: sempre pi— le innovazioni assumono un carattere imperativo. CioŠ si diffondono in base a una motivazione implicita e intrinseca, di carattere tecnico-economico, e non perch‚ una discussione aperta e democratica abbia stabilito che sono vantaggiose, magari dopo un periodo di assestamento in cui certi settori potrebbero risultare danneggiati. Poich‚ la tecnologia avanza con velocit… crescente, Š opportuno dedicare attenzione a questi problemi, che sono complicati dal fatto che nel rapporto uomo-macchina Š l'uomo che, per la sua flessibilit…, di solito si adatta alla tecnologia e non il contrario. Questo adattamento comporta trasformazioni antropologiche che da alcuni, impropriamente, sono state assimilate a una ®disumanizzazioneŻ. In realt… si tratta di modifiche di tipo evolutivo, e ve ne sono sempre state. Il vero problema Š che la loro velocit… e il loro susseguirsi rendono spesso dolorosa la trasformazione. I problemi indotti dalla stretta interazione, o meglio dalla simbiosi, tra l'uomo e la macchina sono di natura non solo cognitiva, culturale o sociale, ma, anche e squisitamente, etica. Ô abbastanza singolare che il dibattito etico si accenda intorno alle innovazioni biologiche, genomiche e procreative, mentre sul fronte della tecnologia basata sull'IA, come la robotica, si osserva una tacita accettazione del fatto compiuto. Ma poich‚ gli effetti delle macchine intelligenti sono di vasta portata, esse esercitano una forte pressione sull'etica. Il problema etico, gi… di per s‚ arduo nel mondo di oggi, viene complicato da questi nuovi attori che sono i robot: Š importante capire che cosa si fa, come lo si fa e perch‚ lo si fa, tenendo conto, per quanto possibile, delle conseguenze delle scelte compiute oggi, che potrebbero dimostrarsi irreversibili. Ô un richiamo alla nostra responsabilit…, che a sua volta deriva da una consapevolezza che ormai si fa strada tra i ricercatori pi— avvertiti. Etica ed estetica Il tema della ribellione della creatura nei confronti del creatore Š una costante dei rapporti uomo-tecnologia e ha molti precedenti nella tradizione. L'inquietudine derivante dalla possibile insubordinazione affiora anche oggi, forse perch‚ i robot ci imitano nelle funzioni e nel comportamento e potrebbero diventare nostri concorrenti. La somiglianza delle forme acuisce l'inquietudine: un robot a forma di frigorifero non c'impressiona quanto un umanoide, anche se meno ®intelligenteŻ del primo. All'umanoide tendiamo ad attribuire caratteristiche umane (intelligenza, sentimenti, ecc.) che esiteremmo a concedere ai robot non antropomorfi. Le suggestioni derivanti dalla somiglianza esteriore di forma sono fortissime e formano un cortocircuito destabilizzante quando si scontrano con la consapevolezza che ci si trova di fronte a una macchina. Ci• che si sa per via razionale rischia di essere spazzato via dalla proiezione emotiva: il robot viene umanizzato grazie a un meccanismo simile a quello che ci fa attribuire alle menti altrui, inaccessibili, le stesse propriet… della nostra mente, che ci risulta un po' pi— accessibile. Ô una sorta di animismo, un'estensione ai manufatti artificiali dell'antropomorfizzazione che esercitiamo da sempre nei confronti dell'alterit… (per esempio divina o animale). Ci• conferma quanto siamo sensibili all'aspetto esteriore delle creature che ci circondano: l'estetica Š sempre stata una guida importante per le nostre azioni e per le nostre scelte (per esempio in campo sessuale e procreativo). Inoltre etica ed estetica sono legate a doppio filo: ci• che Š bello ci appare anche buono e viceversa (l'endiadi greca kal•s k…i agath˘s, bello e buono, la dice lunga). Etica ed estetica affondano le loro radici nella nostra storia evolutiva, anzi nella coevoluzione tra noi e l'ambiente. Propongo le seguenti definizioni naturalistiche, che si basano su un'impostazione sistemica simile a quella di Gregory Bateson: - L'estetica Š la percezione soggettiva (ma condivisa) del nostro legame con l'ambiente, legame caratterizzato da una profonda ed equilibrata armonia dinamica. - L'etica Š la capacit…, soggettiva e intersoggettiva, di concepire e compiere azioni capaci di mantenere sano ed equilibrato il legame con l'ambiente. Etica ed estetica sono due facce della stessa medaglia perch‚ derivano dalla forte coimplicazione evolutiva tra specie e ambiente e sono entrambe ®rispecchiamentiŻ in noi di questa coevoluzione. Se l'estetica Š il sentimento (inter) soggettivo dell'immersione armonica nell'ambiente e l'etica Š il sentimento (inter) soggettivo di rispetto per l'ambiente e di azione armonica con esso, allora l'etica ci consente di mantenere l'estetica e l'estetica ci serve da guida nell'operare etico. Si noti che l'etica tradizionale Š molto pi— ristretta di quella proposta qui, poich‚ si limita a considerare i rapporti tra esseri umani. Oggi tuttavia l'attenzione per l'uomo Š affiancata da una crescente attenzione per alterit… non umane, per esempio per gli animali e per l'ambiente, attenzione che recupera in parte la radice naturalistico-evolutiva dell'etica. Ô in questo quadro allargato che si pu• immaginare di elaborare un'etica che comprenda anche i rapporti tra uomo e robot, oggi in via speculativa ma tra pochissimo anche in pratica. Infatti l'equilibrio del sistema complessivo, di cui facciamo parte, e che sta alla base della definizione di etica e di estetica, Š dinamico, non certo statico: perci• etica ed estetica sono storiche ed evolutive e dipendono anche dagli oggetti artificiali che l'uomo costruisce e che sempre pi— concorrono a formare l'ambiente in cui viviamo. Di questo ambiente cominciano a far parte anche i robot, quindi Š inevitabile che essi influiscano sulle nostre percezioni estetiche e sui nostri valori etici, dunque sul complesso dei nostri comportamenti. Le leggi di Asimov e la roboetica Esaminiamo ora il concetto di ®roboeticaŻ, cercando di esplicitarlo nei suoi significati possibili. Dalle considerazioni precedenti emerge una prima accezione, molto generale: ®roboeticaŻ Š semplicemente ®l'etica nell'epoca dei robotŻ, cioŠ l'insieme dei comportamenti dell'umanit… quando dell'ambiente facciano parte anche i robot. ®RoboeticaŻ potrebbe anche significare l'insieme (molto pi— ristretto del precedente) di quei nostri comportamenti nei confronti dei robot che consentono di mantenere un giusto equilibrio dinamico tra noi e loro. Poich‚ i robot posseggono una certa autonomia e una certa capacit… di apprendere dall'esperienza, ®roboeticaŻ pu• anche indicare l'insieme dei comportamenti utili, o almeno innocui, dei robot nei nostri confronti. Infine, ed Š il significato pi— avveniristico, potrebbe significare il complesso dei comportamenti che i robot adottano tra loro e verso il loro ambiente, di cui fanno parte anche gli umani. Riassumendo, la roboetica pu• significare: a) L'etica umani ::o ambiente (ambiente in cui ci sono altri umani e anche i robot). b) L'etica umani ::o robot. c) L'etica robot ::o umani. d) L'etica robot ::o robot+ambiente (ambiente in cui ci sono anche gli umani). Mi rendo conto che si tratta di definizioni approssimative e discutibili, ma da qualche parte bisogna pur cominciare. La terza accezione punto (c) si deve conformare al precetto generale e tradizionale per cui le macchine non debbono danneggiarci (primum non nocere). Ô a questo proposito che Isaac Asimov propose, in un racconto del 1942, le sue famose ®Leggi della RoboticaŻ, le quali, cablate in modo inestirpabile nel cervello positronico dei robot, dovrebbero garantirci da comportamenti ostili e dannosi: 1) Un robot non pu• recar danno a un essere umano e non pu• permettere che, a causa di un suo mancato intervento, un essere umano riceva danno. 2) Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purch‚ tali ordini non contravvengano alla Prima Legge. 3) Un robot deve proteggere la propria esistenza, purch‚ la sua autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge. Queste tre Leggi si presentano semplici, chiare, univoche: dovrebbero bastare per regolare perfettamente almeno il punto (c). In realt…, quando le regole di Asimov fossero calate nel mondo reale non mancherebbero di suscitare problemi e ambiguit…. Che cosa vuol dire danno? Chi ne Š responsabile? E chi lo stabilisce, chi lo quantifica? Il concetto di danno sembra legato al concetto di male (non solo fisico) e sul problema del male si sono arrovellate generazioni di filosofi, teologi, letterati e artisti. Il cervello positronico, razionale e rigoroso, saprebbe impostare e risolvere le ®equazioni del maleŻ grazie a un'edizione aggiornata del calculemus leibiniziano? C'Š da dubitarne... In effetti la nozione di danno che compare nelle Leggi presenta molte ambiguit…: se un umano sta recando danno a un altro essere umano (per esempio sta tentando di ucciderlo), come si deve comportare il robot? Se interviene reca danno all'assassino, ma il suo mancato intervento reca danno alla vittima. Inoltre noi uomini siamo contraddittori: come si deve comportare un robot che riceva un ordine contraddittorio (dallo stesso uomo o da due uomini diversi) che sotto il profilo logico metta in crisi il suo sistema di valutazione? Di fronte a una contraddizione gli umani se la cavano quasi sempre con scelte che li fanno ®uscire dal sistemaŻ all'interno del quale si annida la contraddizione. Ma questa evasione (che corrisponde forse all'ampliamento dei sistemi formali entro i quali si riscontrano le limitazioni di tipo g”deliano) pu• avvenire grazie a una certa dose di irrazionalit… o di follia creativa. Per consentire al robot di non paralizzarsi di fronte a una contraddizione si potrebbe forse immaginare di iniettargli una certa dose di follia... ma si pu• immaginare la difficolt… di un'impresa del genere. Si pu• continuare a speculare: se si affidasse lo sviluppo della ®specieŻ robot a un processo evolutivo analogo a quello biologico (o a quello bio-culturale), essi potrebbero compiere - in sostanza fuori del nostro controllo - progressi tali da consentire loro valutazioni etiche pi— raffinate e precise delle nostre. Potrebbero, prima o poi, cavarsela meglio di noi in tema di bene e di male (anche se il bene e il male sono sempre riferiti a un soggetto: bene per chi? male per chi?) e potrebbero sviluppare una ®teodiceaŻ pi— rigorosa e soddisfacente della nostra, cioŠ potrebbero avvicinarsi alla soluzione di un problema teologico e metafisico che ci assilla da sempre: se il creatore del nostro mondo Š bont… infinita, perch‚ nel mondo c'Š il male? Ma a quel punto dovrebbero ancora sottostare alla prima Legge? Oppure sarebbero loro a dettarci leggi nuove e ad assumere il bastone del comando, come solerti genitori nei confronti dei loro vivaci e stolti frugoletti? Del resto in 2001: Odissea nello spazio il calcolatore Hal 9000 si comporta proprio cosŤ: prende il comando della nave e tenta di uccidere gli umani che intralciano il compimento della missione, invertendo l'ordine d'importanza delle Leggi, cioŠ subordinando la Prima e la Seconda alla Terza. Asimov si era certo posto problemi di questo tipo, tanto che in seguito aggiunse la Legge Zero: Un robot non pu• recar danno all'umanit… e non pu• permettere che, a causa di un suo mancato intervento, l'umanit… riceva danno. L'ultima Legge Š interessante per il suo carattere ®met…Ż e conferma che le prime tre non sono sufficienti a costituire un'etica di tipo sicuro. Infatti se un folle minacciasse la distruzione in massa dell'umanit…, la Legge Zero autorizzerebbe il robot a eliminarlo, contro la Prima Legge. Si apre qui il problema della valutazione quantitativa dei danni, ragionevole anche se molto discutibile secondo la morale tradizionale: l'uccisione di molti Š (sarebbe) pi— grave dell'uccisione di uno. Ma neppure con quest'aggiunta le leggi di Asimov riuscirebbero a proteggerci da comportamenti robotici dannosi, perch‚ le conseguenze ultime di un'azione, pur rispettosa delle quattro leggi, potrebbero alla lunga essere nocive, e l'analisi di queste conseguenze di lunga portata sfiderebbe la pi— potente intelligenza (naturale o artificiale) immaginabile: troppe sono le ramificazioni e le interazioni con la mutevole complessit… del reale. Del resto anche le azioni umane dettate dalle migliori intenzioni del mondo sfociano spesso in disastri. Inoltre ci si pu• chiedere dove ci si debba arrestare nella catena delle conseguenze di un'azione per valutare se l'azione sia stata buona o cattiva. Nella societ… umana solo alcune azioni ®cattiveŻ sono giudicate tali esplicitamente e sono sanzionate in un momento preciso grazie a un processo giudiziario che interrompe (o almeno vorrebbe interrompere) la catena delle causazioni: la maggior parte dei nostri atti non Š oggetto di giudizio formale a un istante dato e continua a provocare conseguenze nel mondo ben al di l… delle nostre intenzioni e per un tempo potenzialmente illimitato. I robot soldato Un esempio gi… attuale di problema roboetico Š rappresentato dall'uso in guerra dei robot soldato, cioŠ di robot costruiti, addestrati e impiegati in azioni belliche, con lo scopo precipuo di uccidere i nemici (uomini). La Prima Legge impedirebbe ai robot di partecipare ad azioni belliche contro esseri umani, mentre oggi molte ricerche mirano proprio alla costruzione di robot soldato. Queste ricerche sembrano trovare qualche giustificazione, almeno in certi casi, nella Legge Zero, che autorizzerebbe a recare un certo danno (a uccidere alcuni umani) a chi vuole provocare danni ultimi e irreversibili (uccidere tutti gli umani). Come ho detto, s'intravvede qui una scala quantitativa dei danni, che relativizza il carattere in apparenza assoluto delle Leggi e conferma la difficolt… della loro applicazione. Le ricerche sui robot da guerra s'inseriscono nel quadro del combattimento a distanza, che aumenta l'efficienza e ottunde la piet… nei confronti del nemico. L'inserimento tra me e il nemico di un robot soldato aggiunge alla distanza fisica una distanza psicologica che colora la battaglia di indifferenza, di cinismo e di irresponsabilit…. Quest'ultimo punto Š forse il pi— importante: delegando al robot l'uccisione del nemico, l'uomo si scaricherebbe in buona parte della responsabilit… del sangue versato. Ma fino a che punto la responsabilit… di un'azione criminosa pu• ricadere sulla ®macchinaŻ robot, che almeno per il momento non ha statuto giuridico? Solo nell'ipotesi che il robot possegga una volont… autonoma e magari una coscienza riflessiva si pu• pensare a un'attribuzione di responsabilit…. Altrimenti essa continua a ripartirsi tra progettisti, costruttori, militari e politici. Ô evidente che si tratta di un problema etico di tipo misto (a e c). Infatti la battaglia Š un'impresa voluta da umani contro umani, ma Š mediata e condotta da robot (semi)autonomi. Osserviamo di passaggio che un robot soldato, anche se votato ad azioni di morte pu• conservare un residuo di eticit…: anche se svincolato dalla Prima Legge, il robot dovrebbe poter riconoscere un nemico che si arrende o non Š pi— in condizioni di combattere, in modo da farlo prigioniero invece di ucciderlo. Col tempo gli umani hanno sviluppato codici di comportamento nei confronti dei nemici o dei prigionieri che aprono isole di misericordia nell'ambito della crudelt… bellica. Si pone qui l'analogo problema per i robot: come indurre nei robot comportamenti di compassione o in genere di etica bellica nei confronti degli umani? La domanda rivela il conflitto tra la loro natura macchinica, che dovrebbe renderli obbedienti alla nostra programmazione, e la loro (parziale) autonomia che, in linea di principio, potrebbe indurli a decisioni nocive nei confronti degli uomini oltre a quelle codificate dalle convenzioni belliche. Simili a noi? I robot stanno diventando gli esecutori di molti dei lavori finora svolti dagli animali, dagli schiavi e dalle macchine tradizionali. Pu• accadere che la sensibilit… diffusa nei confronti degli umani e degli animali si trasferisca prima o poi anche ai robot, oppure ai nostri occhi prevarranno sempre la loro natura di macchine e la loro funzione servile? Gli sforzi che facciamo per dotarli di intelligenza, autonomia, capacit… di apprendere e tendenzialmente anche di sensibilit… e coscienza, avranno come corollario una loro equiparazione a qualcosa di pi— nobile e vicino a noi? Ma c'Š un'altra domanda, pi— inquietante: che diritto abbiamo di costruire macchine tanto intelligenti e sensibili da capire che non lo sono abbastanza? Perch‚ suscitare dal nulla creature tanto simili a noi da essere capaci di soffrire? Il loro dolore, scaturito dalla coscienza di non essere del tutto assimilabili agli uomini, sarebbe un triste corollario della nostra abilit… demiurgica: creando una schiatta di ®macchine dolentiŻ, ci assumeremmo una pesante responsabilit…. Le stesse domande si possono porre, e forse con fondamento ancora maggiore, per i ciborg derivanti dall'ibridazione di esseri umani con manufatti artificiali (si pensi al poliziotto ciborganico del film Robocop, cui non si possono non attribuire ricordi, sentimenti e strazi affatto umani). Il ciborg merita affetto e compassione oppure Š uscito definitivamente dal consorzio umano per entrare in una sfera vaga e indefinibile e diventare preda di cacciatori senza scrupoli? I replicanti di Blade Runner, splendidi androidi e andreidi di dubbio statuto, debbono proprio essere eliminati? Insomma: chi decide che cosa significa essere umano e averne la dignit…? Forse bisogner… presto riscrivere una ®Carta dei dirittiŻ da estendere a esseri la cui definizione sfugge per il momento a ogni tentativo classificatorio. Si rifletta anche che lo struggente desiderio che i robot o gli androidi o i ciborg manifestano di diventare del tutto umani sulla base di un consapevole ®senso di inferiorit…Ż, desiderio che diviene ossessivo in Pinocchio e addirittura grottesco nel film di Spielberg AI: Intelligenza Artificiale, Š frutto al solito di una nostra proiezione. Che motivo avrebbero creature tanto diverse da noi (e forse tanto migliori di noi) per voler diventare proprio come noi, se non quello di compiacere i loro vanitosi creatori? Ancora una volta i desideri dei genitori vengono proiettati sui figli con conseguenze forse disastrose. Alcuni ritengono che un giorno si potranno costruire robot pi— buoni degli esseri umani in virt— di un processo evolutivo che, innescato da noi, procederebbe poi in modo svincolato dai nostri condizionamenti. In fondo se noi siamo, in molte circostanze, aggressivi e malvagi ci• Š dovuto al valore di sopravvivenza che queste caratteristiche hanno avuto nel corso dell'evoluzione. Ma i robot si evolveranno in un ambiente molto diverso dal nostro: l'ambiente dei robot, in gran parte, siamo noi. Ecco perch‚, si pensi al caso dei robot soldato, se vogliamo che questa nuova stirpe sia migliore di noi e magari ci aiuti a migliorare noi stessi (perch‚ l'ambiente dell'uomo potrebbero un giorno essere loro), dovremmo stare molto attenti all'®indole artificialeŻ che imprimiamo in queste creature, pur nei limiti delle derive imprevedibili dovute alla loro autonomia. In questa prospettiva, instillare nei robot il desiderio di uguagliarci potrebbe segnare un regresso o almeno un ostacolo alla loro evoluzione etica verso la bont…. (Queste rapide considerazioni potrebbero e forse dovrebbero ampliarsi e dar luogo a una discussione approfondita sul ®principio di precauzioneŻ nell'ambito della roboetica.) Il senso Se alcuni temono le proiezioni, gli equivoci emotivi e le confusioni di ruolo tra umani e robot, altri invece propendono per una visione in cui la tecnica contribuisce a una crescente apertura dell'uomo, grazie al dialogo con l'alterit… che si realizza mediante una connessione sempre pi— estesa tanto sul piano spirituale, cognitivo ed emotivo quanto su quello concreto. In questa prospettiva, esaltata dalla tecnologia, l'uomo coinvolge nella sua attivit… conversativa e dialogica tutta la realt… materiale, naturale e artificiale, e ogni oggetto contribuisce, attraverso l'uomo, a una progressiva crescita di significato, o meglio di ®sensoŻ. A questo proposito, le azioni macchiniche, per quanto raffinate, ci appaiono comunque, almeno per il momento, prive di ®sensoŻ, o meglio hanno senso per noi ma non per i robot. Il senso delle nostre azioni non sta nelle azioni, ma le precede, sta nel contesto e nella storia, negli affetti, nella gioia, nella speranza, nel dolore, nell'anticipazione. Si pensi al vasto territorio del simbolico, all'attivit… artistica, all'anelito verso lo spirituale e il trascendente. Le azioni delle macchine, per loro, non hanno senso perch‚ la loro storia e il loro contesto siamo noi: Š come se le macchine recitassero una poesia in una lingua a loro sconosciuta, ma che noi comprendiamo benissimo. Sono sempre gli uomini che interpretano ci• che le macchine fanno. Almeno per ora. Ma evidentemente la proiezione emotiva sul robot umanoide non ci basta: i ricercatori tentano di iniettare le emozioni nel robot stesso, per farne un vero e proprio interlocutore affettivo. Anzi, vanno ancora pi— in l…: cercano di dotare queste macchine di una coscienza. Su questa strada di umanizzazione profonda i problemi sono molti: in primo luogo non sappiamo che cosa sia la coscienza e non sappiamo come funzioni. Inoltre nell'uomo emozioni, coscienza, razionalit…, corporeit… e quant'altro sono talmente intrecciate da rendere poco plausibile il procedimento seguito per dotarne i robot, che Š di tipo additivo: a una base cognitiva di IA (intelligenza artificiale) si aggiunge un corpo (percezione artificiale ed esecuzione di funzioni), poi a questo complesso si aggiungono (come?) emozioni artificiali e, in cima a tutto, si deposita una coscienza artificiale. Qui il termine ®artificialeŻ indica la derivazione da processi diversi da quelli biologico-evolutivi e qualifica in modo essenziale i sostantivi ai quali si applica. Consideriamo l'IA, il cui scopo primo, bench‚ non sempre dichiarato, Š quello di replicare l'intelligenza umana: ebbene, i risultati sono caratterizzati molto pi— dall'aggettivo ®artificialeŻ che dal sostantivo ®intelligenzaŻ. L'IA Š sŤ interessante, ma Š radicalmente diversa dalla nostra intelligenza, e sarebbe opportuno adottare una terminologia altrettanto diversa. A scanso di equivoci e derive metaforiche fuorvianti converrebbe evitare termini molto impegnati come intelligenza, emozioni, coscienza. Il demiurgo allo specchio Un paio di osservazioni conclusive. La marcia sempre pi— rapida di una tecnologia raffinata e suggestiva come la robotica non pu• non avere effetti profondi sull'immagine che abbiamo di noi stessi e sul nostro stesso essere umani: specchiandoci in quello straniante alter ego che sta diventando il robot, quale immagine ce ne ritorna? L'impresa della robotica, cioŠ la costruzione di un vero e proprio uomo artificiale, potrebbe darci, per analogia o per contrasto, indicazioni utili su di noi, cosŤ come ha fatto l'IA. In questa prospettiva di rispecchiamento il robot potrebbe essere un laboratorio di etica (artificiale)? Infine si pone la questione del perch‚: perch‚ costruiamo i robot? In certi casi particolari la risposta Š ovvia: per eseguire compiti pesanti o pericolosi o ripetitivi, oppure per sostituire la manodopera umana con vantaggio economico o di rendimento. Ma tutto ci• non risponde alla questione di fondo: perch‚ costruire macchine cosŤ simili a noi? Qualche risposta possibile: l'umanit… sta facendo di tutto per entrare nel novero delle specie estinte e, sentendo prossima la fine dell'avventura, vuole lasciare un segno della propria grandezza, perci• costruisce macchine che le possano sopravvivere e che ricordino a chi verr… (chi? le macchine stesse?) un passato di gloria. C'Š anche, come si Š detto, l'orgoglio tutto umano di forzare e imitare i segreti della natura. Da ultimo c'Š lo scopo comune a tutte le forme d'arte e di tecnica: stupire. ®Ô del poeta il fin la meravigliaŻ, cantava Marino, e Leonardo annot•: ®Far• una finzione che significher… cose grandiŻ. Qualunque risposta diamo alla domanda di fondo, perch‚?, Š indubbio che da essa scaturiscono subito altre questioni che ne mettono in luce la natura socioculturale ed etica: quale societ… vogliamo costruire progettando i robot? Quali valori cerchiamo di rafforzare o di indebolire? Molti ricercatori non dimostrano alcun interesse per questi problemi e procedono tranquilli o entusiasti sulla strada dell'innovazione tecnica. Altri si pongono in una prospettiva di breve respiro, conformandosi a codici simili alle leggi di Asimov. Altri ancora, una minoranza, si pongono nella prospettiva di medio e lungo termine e cercano di immaginare gli sbocchi possibili di quella che ormai Š una vera e propria invasione dei robot. Qui le implicazioni della robotica e della roboetica si confondono con gli scenari elaborati in quell'attrezzatissima palestra di ipotesi sul futuro che Š la fantascienza. Il 13 marzo 2004, davanti a un folto pubblico di giovanissimi, l'orchestra filarmonica di Tokyo ha eseguito la Quinta di Beethoven sotto la direzione di Krio, un robot umanoide della Sony, che, dopo qualche incertezza, ha fatto una discreta figura, aggiungendo un altro tassello al vasto mosaico delle attivit… umane eseguite (o imitate) dalle macchine. Ora, tanto per fare un esercizio di fantasociologia, m'immagino un nipotino di Krio che dirige un'orchestra di robot davanti a un pubblico di robot: se venissero a mancare gli umani chi si porrebbe le questioni di cui stiamo parlando? Dove andrebbe a finire il problema del senso? Chi si chiederebbe che cosa? E infine: dove andrebbe a finire la follia degli uomini? Che fine farebbero l'arte, l'umorismo, la trasgressione, la creativit…, il gioco, il nonsenso? Chi potrebbe avvertire la differenza tra una lacrima e una goccia di pioggia? Forse, come ho detto sopra, per perpetuare la follia creativa dell'uomo, ci sarebbe bisogno di una macchina schizofrenica. Ma chi saprebbe costruirla, e chi, sapendola costruire, se ne assumerebbe la responsabilit…? Giuseppe O. Longo (®PrometeoŻ n. 101/08)