Aprile-Giugno 2008 n. 2 Anno XXII Quaderni di Minimondo Rivista culturale Braille Periodico trimestrale Fascicolo III Direzione Redazione Amministrazione Biblioteca Italiana per i Ciechi 20052 Monza - Casella postale 285 c.c.p. 853200 - tel. 039/28.32.71 e-mail: bic@bibciechi.it Dir. Resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Massimiliano Cattani, Antonietta Fiore, Ilaria De Cristofaro Pietro Piscitelli (Responsabile) Copia in omaggio Stampato in Braille a cura della Biblioteca Italiana per i Ciechi ®Regina MargheritaŻ onlus via G. Ferrari, 5/a 20052 Monza Sommario John H. White, Luz E. Taver-Mendoza: La vitamina del sole (®Le ScienzeŻ n. 472/07) Michael Shermer: Il dilemma del doping (®Le ScienzeŻ n. 478/08) Maria Grazia Casella: San Pietroburgo: una citt… a 3 voci (®Tutto TurismoŻ n. 353/08) Alessandro Zaccuri: Curzio Malaparte: uno scrittore abituato a stare dalla parte sbagliata (®LettureŻ n. 640/07) La vitamina del sole - La vitamina D aiuta a costruire ossa forti e svolge anche altri compiti importanti, ma molte persone non ne assumono a sufficienza, e questa carenza potrebbe contribuire alla diffusione di gravi malattie. - Era chiamata la cura del Sole, e all'inizio del XX secolo, prima che iniziasse l'era degli antibiotici, era l'unica terapia efficace per la tubercolosi. Nessuno sapeva perch‚ funzionasse, ma si prendeva atto che i pazienti malati di tubercolosi mandati a riposo in localit… soleggiate spesso guarivano. Lo stesso ®trattamentoŻ era stato scoperto nel 1822 per un'altra piaga storica, il rachitismo, una malattia deformante tipica dell'infanzia causata dall'incapacit… dell'organismo di calcificare le ossa a dovere. Nell'Europa del XVIII e XIX secolo, epoche che hanno coinciso con l'industrializzazione e l'emigrazione dalle campagne all'aria inquinata delle citt…, i casi di rachitismo sono aumentati fino a quando un medico di Varsavia ha notato che la malattia era relativamente rara tra i bambini polacchi che vivevano in campagna, e aveva iniziato a studiare i bambini di citt… scoprendo che il loro rachitismo guariva semplicemente esponendoli al Sole. Verso il 1824 uno scienziato tedesco aveva scoperto che l'olio di fegato di merluzzo ha eccellenti propriet… antirachitiche, anche se questa terapia non aveva poi preso piede, in parte perch‚ la possibilit… che un alimento contenesse micronutrienti invisibili e importanti per la salute non era ancora compresa dai medici. Doveva passare un altro secolo prima della scoperta di un collegamento fra queste cure contro il rachitismo e gli effetti benefici dei raggi solari. All'inizio del XX secolo alcuni ricercatori avevano dimostrato che somministrando pelle irradiata a ratti in cui era stato indotto artificialmente il rachitismo si ottenevano gli stessi effetti curativi dell'olio di fegato di merluzzo. L'elemento critico che pelle e olio avevano in comune Š stato identificato nel 1922, e fu chiamato vitamina D. A quell'epoca, l'idea che ci fossero ®ammine vitaliŻ, o vitamine, era un argomento scientifico nuovo e popolare, e le successive ricerche sulle funzioni della vitamina D nell'organismo umano erano influenzate dall'immagine di questa vitamina come uno dei micronutrienti essenziali che gli uomini ottengono esclusivamente dal cibo. Anche l'associazione con il rachitismo aveva orientato la maggior parte delle ricerche dei successivi cinquant'anni verso la comprensione del ruolo della vitamina D nella costruzione delle ossa, e del suo meccanismo di azione su reni, intestino e sullo stesso scheletro, per aiutare a controllare il flusso dalla circolazione sanguigna del calcio in entrata e in uscita dalle ossa. Nell'ultimo quarto di secolo, tuttavia, gli studi sulla funzione della vitamina D sono stati ampliati e hanno dimostrato che la cosiddetta ®vitamina del SoleŻ non si limita solo a costruire le ossa. Oggi, le prove indicano che la vitamina D Š un potente antitumorale, e che si comporta da importante elemento regolatore nella risposta del sistema immunitario. Inoltre molti dei benefici scoperti di recente sono massimi solo quando questa vitamina si trova in circolazione nel sangue a concentrazioni considerevolmente superiori rispetto a quelle trovate in molte popolazioni. Queste scoperte, unite a dati epidemiologici che correlano la condizione di ipovitaminosi D a malattia, avvalorano la possibilit… che la carenza diffusa di vitamina D sia la concausa di un gran numero di gravi patologie. Un interruttore versatile Per capire meglio le recenti scoperte, Š bene rivedere innanzitutto che cos'Š di preciso la vitamina D e come la usa il nostro organismo. Possiamo ottenere la molecola nota come vitamina D da alimenti come pesci grassi e olio di pesce, e oggi anche da integratori alimentari. Pu• anche essere prodotta dall'organismo con una reazione chimica che ha luogo nella pelle quando la pelle stessa Š esposta ai raggi ultravioletti B (UVB). A voler essere precisi, dunque, la vitamina D non Š una vitamina, perch‚ con un'esposizione moderata ai raggi UVB non dobbiamo introdurla con la dieta. Nelle regioni temperate del mondo, tuttavia, la luce UVB Š insufficiente per una sintesi adeguata per periodi che arrivano fino a sei mesi l'anno, e dunque le fonti alimentari diventano essenziali. In genere, il termine ®vitamina DŻ si riferisce collettivamente a due molecole molto simili tra loro, provenienti dalle fonti citate prima. La vitamina D3, conosciuta anche come colecalciferolo, Š sintetizzata da cellule cutanee chiamate cheratinociti in risposta ai raggi UVB e a partire da un prodotto che si genera durante la sintesi del colesterolo, il 7-deidrocolesterolo. La vitamina D2, o ergocalciferolo, si ottiene da uno steroide vegetale simile, e ha piccole differenze strutturali che la distinguono dalla D3. Nessuna delle due, tuttavia, Š biologicamente attiva nell'organismo, ed entrambe sono modificate da una serie di enzimi in un processo chiamato idrossilazione, in cui sono aggiunti due terzi di una molecola d'acqua per generare la 25-idrossivitamina D (25D). Questo processo ha luogo principalmente nel fegato, ma anche diversi tipi di cellule della pelle sono in grado di realizzare questa trasformazione. Tuttavia la 25D sintetizzata dal fegato Š la forma principale di vitamina D che circola nel sangue. Quando il corpo ne ha bisogno, si deve avere una conversione finale nella forma biologicamente attiva: la 25D viene ulteriormente idrossilata e diventa 1,25-diidrossivitamina D (1,25D). L'enzima che catalizza questa reazione, chiamato 1-alfa idrossilasi, Š stato scoperto nel rene, e in effetti il processo renale produce molta della 1,25D in circolo nel corpo umano. Oggi per• gli scienziati hanno capito che diversi altri tessuti, tra cui alcune cellule del sistema immunitario e la pelle, producono questo enzima e realizzano la conversione della 25D. La pelle quindi Š unica tra gli organi nel produrre 1,25D, ovvero la forma biologicamente attiva, in presenza di raggi UVB dall'inizio alla fine, anche se la produzione di 1,25D a partire dalla 25D presente in altri tessuti Š una fonte consistente di attivit… biologica della vitamina D, e solo di recente ha ricevuto il giusto riconoscimento. Una volta considerata la portata dell'attivit… di questa vitamina, Š facile comprendere perch‚ produrre la sua forma attiva per uso locale Š importante per certi tipi di cellule. La molecola di 1,25D si comporta come un interruttore che pu• ®accendereŻ geni in ogni tessuto del corpo. Questa forma di vitamina D agisce legandosi a una proteina, conosciuta come ®recettore per la vitamina DŻ (VDR), che funziona da fattore di trascrizione all'interno del nucleo cellulare. Dopo essersi legata alla 1,25D, la proteina VDR cerca una proteina partner, il ®recettore x per i retinoidiŻ (RXR), e il complesso formatosi dall'unione di queste molecole proteiche a sua volta si lega a una regione specifica del DNA cellulare, adiacente a un gene bersaglio. Questo legame induce l'apparato cellulare a trascrivere il gene, trasformandolo in una molecola che la cellula poi tradurr… in proteina. La produzione di una particolare proteina indotta dalla 1,25D altera la funzione cellulare, e questa capacit… di innescare l'attivit… genica in cellule diverse Š alla base degli effetti fisiologici della vitamina D. Poich‚ la vitamina D Š prodotta in un tessuto e circola in tutto l'organismo influenzando molti altri tessuti, tecnicamente Š un ormone. Infatti, la VDR appartiene a una famiglia di proteine, i ®recettori nucleariŻ, che rispondono a potenti ormoni steroidei come l'estrogeno e il testosterone. I geni regolati dalla 1,25D sono almeno un migliaio. Alcuni di essi sono coinvolti nel trattamento del calcio, che Š responsabile del ruolo della vitamina nella formazione delle ossa. Negli ultimi vent'anni, per•, gli scienziati hanno identificato molti altri geni influenzati dall'attivit… vitamina D, compresi geni che hanno un ruolo cruciale in un gran numero di difese cellulari. D come difesa Fin dagli anni ottanta, prove di diversa natura hanno indicato che la vitamina D ha un effetto protettivo contro il cancro. Numerosi studi epidemiologici hanno dimostrato che l'esposizione alla luce solare e l'incidenza di certi tipi di tumore sono inversamente correlate tra loro, un'associazione confermata anche da studi su animali e colture cellulari che hanno contribuito a individuare i meccanismi coinvolti. Per esempio in un modello murino di tumore del capo e del collo, un composto chiamato EB 1089, analogo sintetico della 1,25D, ha ridotto la crescita tumorale dell'80 per cento, e risultati simili si sono ottenuti in modelli animali di tumore della mammella e della prostata. L'identificazione dei geni attivati da questa versione sintetica della vitamina D ha contribuito a spiegare le risposte fisiologiche. La proliferazione incontrollata Š una caratteristica delle cellule tumorali, e gli esperimenti con EB 1089 hanno dimostrato che questa sostanza inibisce la capacit… delle cellule di moltiplicarsi, alterando l'attivit… di diversi geni. Uno di essi - GADD45alfa - Š noto perch‚ arresta la crescita di cellule normali il cui DNA Š danneggiato, riducendo il rischio che diventino cancerose. Inoltre EB 1089 attiva geni che inducono le cellule tumorali a differenziarsi, uno stadio maturo che limita la capacit… di proliferazione cellulare. Anche molti altri geni coinvolti nella gestione dell'energia della cellula e nel processo di auto-detossificazione sono stati collegati all'azione antitumorale di EB 1089. Questo composto, chimicamente progettato per avere un'attivit… simile alla 1,25D senza provocare un accumulo tossico di calcio nella circolazione e nei tessuti, Š una delle tante potenziali terapie anticancro sviluppate dalle case farmaceutiche per sfruttare le propriet… antitumorali della vitamina D. Nel 2004 stavamo studiando proprio gli effetti della vitamina D correlati al cancro, quando per puro caso abbiamo scoperto una forma completamente diversa di difesa fisiologica controllata dalla 1,25D. Molti dei geni regolati dalla vitamina D sono stati scoperti in anni recenti durante l'analisi del genoma umano alla ricerca di ®elementi responsivi alla vitamina DŻ (VDRE), cioŠ di sequenze caratteristiche del codice genetico che si trovano in siti adiacenti ai geni, alle quali si lega il complesso proteico VDR-RXR. In collaborazione con Sylvie Mader dell'Universit… di Montreal abbiamo usato un algoritmo ideato per analizzare l'intero genoma per trovare i VDRE e la loro posizione. Questi studi ci hanno aiutato a capire meglio alcune attivit… anticancro della vitamina, ma ci hanno anche mostrato l'esistenza di VDRE vicino a due geni che codificano per peptidi con azione antimicrobica chiamati catelicidina e ®defensina beta2Ż. Queste piccole proteine agiscono come antibiotici naturali contro un ampio spettro di batteri, virus e funghi, e seguendo questa traccia abbiamo effettuato studi su cellule umane in coltura. E abbiamo scoperto che l'esposizione alla 1,25D provoca un modesto aumento nella produzione di defensina beta2 da parte delle cellule. Ma in un gran numero di tipi cellulari, fra cui le cellule del sistema immunitario e i cheratinociti, l'aumento di catelicidina Š davvero imponente. In seguito, abbiamo dimostrato che le cellule del sistema immunitario trattate con la 1,25D, se esposte a batteri patogeni, rilasciano fattori - forse catelicidina - che uccidono i batteri. L'anno scorso Philip Liu e Robert Modlin, dell'Universit… della California a Los Angeles, hanno compiuto sostanziali progressi dimostrando che le cellule del sistema immunitario umano rispondono alla parete cellulare dei batteri producendo sia proteine VDR sia l'enzima che converte la 25D nella forma biologicamente attiva 1,25D. Nei loro esperimenti questi eventi hanno indotto le cellule immunitarie a produrre catelicidina e a mostrare attivit… antimicrobica contro un'ampia gamma di batteri, compreso forse il pi— interessante: Mycobacterium tuberculosis. Per la prima volta, quindi, Š stata data una spiegazione plausibile alla misteriosa efficacia dell'elioterapia contro la tubercolosi: le indigestioni di vitamina D e i bagni di sole hanno fornito alle cellule immunitarie dei pazienti il materiale necessario per generare un antibiotico naturale che aveva la meglio sul batterio della tubercolosi. Con l'aumento delle conoscenze sulla fisiologia della vitamina D, gli scienziati hanno capito che un certo numero di effetti protettivi di questa vitamina si sarebbe evoluto a partire da funzioni che hanno origine alla fonte della molecola, nella pelle. In quest'ottica, acquista significato l'arresto della crescita delle cellule tumorali indotto dalla 1,25D, perch‚ Š noto che l'eccessiva esposizione ai raggi UVB danneggia il DNA delle cellule epiteliali, con il rischio che diventino cancerose. Alcuni studiosi hanno anche ipotizzato che la risposta antimicrobica regolata dalla vitamina sia un fenomeno di adattamento evolutosi per compensare il ruolo della vitamina D nel sopprimere altre reazioni del sistema immunitario: in particolare le reazioni che scatenano l'infiammazione. Molti di noi hanno sperimentato che l'eccessiva esposizione ai raggi UV causa ustioni cutanee che a livello di tessuti determinano eritemi e infiammazione. Anche se un processo infiammatorio moderato Š benefico per la riparazione delle ferite e aiuta il sistema immunitario a contrastare le infezioni, un'infiammazione troppo intensa provoca danni. Non sorprende, dunque, che oggi un notevole numero di studi mostra l'attivit… della 1,25D come antinfiammatorio, influenzando le interazioni fra le cellule del sistema immunitario. Per esempio, sottotipi diversi di cellule immunitarie comunicano producendo fattori chiamati citochine per stimolare una particolare risposta. Ebbene, Š stato dimostrato che la vitamina D reprime risposte infiammatorie eccessive inibendo questa comunicazione incrociata attraverso le citochine. Le prime prove dirette sul ruolo della vitamina D nel prevenire le infiammazioni sono arrivate da esperimenti su cavie compiuti all'inizio degli anni novanta. I topi trattati con la 1,25D erano protetti da infiammazioni associate a ferite e al dinitrobenzene, un irritante chimico, mentre i topi con carenze di vitamina D erano ipersensibili. Questa inattesa funzione immunosoppressiva della vitamina D ha suggerito una nuova gamma di terapie basate sulla vitamina stessa o suoi analoghi nel controllo delle malattie autoimmuni che si pensa siano causate da risposte iperattive delle citochine. Da quel momento, gli scienziati hanno capito che molti tipi cellulari, comprese le cellule del sistema immunitario, usano la 1,25D e convertono la 25D nella forma attiva della vitamina, a conferma che gli effetti antinfiammatori della 1,25D non si limitano alle cellule epiteliali o alle ustioni solari. Una carenza epidemica? Aver capito che la 1,25D ha un'ampia gamma di attivit… biologiche che vanno ben oltre il suo ruolo nell'omeostasi del calcio, ha messo in rilievo numerose prove epidemiologiche che confermano la correlazione tra i livelli di vitamina D e certi tipi di patologie, fra cui il cancro, le malattie autoimmuni e le malattie infettive, cosŤ come una correlazione con variazioni stagionali nei tassi delle malattie. Per di pi—, molte risposte fisiologiche alla vitamina D osservate sia in laboratorio sia in studi clinici si verificano soltanto quando le concentrazioni di 25D nella circolazione sanguigna sono superiori ai livelli standard presenti in molte popolazioni. Ecco perch‚ c'Š sempre pi— accordo sul fatto, sottolineato da alcuni ricercatori che si occupano di vitamina D, che un numero sostanziale di persone nelle regioni temperate del mondo ha livelli di vitamina D molto inferiori alle concentrazioni ottimali per la salute, in particolare d'inverno. Ai tropici i raggi UVB penetrano l'atmosfera in maniera pi— diretta rispetto alle regioni pi— temperate, che ne ricevono quantit… considerevoli soltanto durante l'estate. Poich‚ la maggior parte delle persone sintetizza vitamina D grazie all'esposizione ai raggi UVB, i livelli nel sangue di 25D nelle diverse popolazioni in genere diminuiscono alle latitudini maggiori, anche se a una determinata latitudine ci possono essere differenze causate dall'alimentazione, dal gruppo etnico, da variazioni nel clima locale e nell'altitudine. In linea con l'attivit… di regolazione genica osservata per la vitamina D, si osserva anche una correlazione fra aumento della latitudine e crescita del rischio per diverse malattie, soprattutto malattie autoimmuni come la sclerosi multipla. Malattia cronica progressiva, la sclerosi multipla Š provocata dall'aggressione delle cellule immunitarie ai danni del rivestimento mielinico protettivo che circonda le fibre nervose del sistema nervoso centrale. La sua incidenza Š significativamente maggiore nelle aree pi— lontane dall'equatore - Nord America, Europa e Australia - e prove convincenti suggeriscono che questa diffusione regionale derivi dalla ridotta esposizione ai raggi UVB. Anche la progressione della malattia e la comparsa dei sintomi mostrano variazioni stagionali ben note, per cui la maggiore attivit… della malattia si osserva in primavera (quando i livelli della 25D nel sangue sono minimi dopo l'inverno) e la meno elevata in autunno, dopo la crescita esponenziale estiva della D3. Per esempio, studiando 79 coppie di gemelli omozigoti, scienziati dell'Universit… della California a San Diego hanno scoperto una correlazione inversa fra la maggiore esposizione al sole durante l'infanzia e il rischio di sviluppare sclerosi multipla. I gemelli che avevano trascorso pi— tempo all'aria aperta da bambini mostravano un rischio inferiore addirittura del 57 per cento di sviluppare sclerosi multipla nel corso della vita. Dati simili di rischio per altre malattie sono stati documentati per il diabete autoimmune, per il morbo di Crohn e per certi tipi di tumore. Negli Stati Uniti, per esempio, i tassi di tumore a vescica, mammella, colon, ovaio e retto nella popolazione aumentano di due volte da sud a nord. Oltre ai numerosi studi che mettono in relazione esposizione al sole e incidenza della malattia, altre recenti ricerche hanno rilevato simili correlazioni fra il rischio di sviluppare sclerosi multipla e le concentrazioni di 25D nel sangue. Uno studio della Harvard School of Public Health ha esaminato campioni di siero prelevati a sette milioni di militari statunitensi, analizzando anche le cartelle cliniche per vedere chi di loro avesse sviluppato la sclerosi multipla tra il 1992 e il 2004. Ô stato trovato un rischio significativamente inferiore di sviluppare la malattia in fase tardiva nel gruppo che, all'epoca del prelievo, presentava elevati livelli sierici di 25D. I soldati con concentrazioni di 25D superiori a 40 nanogrammi per millilitro (ng/ml) avevano un rischio inferiore del 62 per cento rispetto ai soldati con concentrazioni di 25 ng/ml o inferiori. La misurazione di 25D nel sangue Š il metodo usato per calcolare la disponibilit… della vitamina D nell'organismo. Gli standard sanitari, basati in gran parte sulle necessit… del processo di formazione delle ossa, indicano che livelli circolanti di 25D pari a 30-45 ng/ml sono appena sufficienti. Concentrazioni sieriche di vitamina D inferiori a 30 ng/ml sono associate a un maggior rischio di cancro del colon, e livelli compresi fra 21-29 ng/ml sono ritenuti insufficienti, e spesso accompagnati da una riduzione della densit… ossea. Alcuni sintomi di rachitismo possono comparire quando le concentrazioni scendono al di sotto dei 20 ng/ml. Concentrazioni cosŤ basse sono fin troppo comuni, in particolare nella stagione invernale. Un'indagine compiuta tra il febbraio e il marzo 2005 su 420 donne dell'Europa settentrionale - Danimarca (Copenhagen: 55 gradi di latitudine), Finlandia (Helsinki: 60), Irlanda (Cork: 52) e Polonia (Varsavia: 52) - ha scoperto che il 92 per cento delle adolescenti aveva livelli di 25D inferiori a 20 ng/ml, e che il 37 per cento soffriva di una deficienza grave, poich‚ mostrava livelli di 25D inferiori ai 10 ng/ml. Fra le donne pi— anziane, il 37 per cento aveva una carenza di vitamina D, e il 17 per cento aveva una carenza grave. Oltre alla latitudine, altri fattori contribuiscono alla carenza di vitamina D, e fra tutti il principale Š il gruppo etnico. La sintesi di vitamina D di chi ha la pelle chiara Š sei volte pi— rapida rispetto a chi ha la pelle scura, perch‚ i livelli pi— elevati di melanina nella carnagione scura bloccano la penetrazione dei raggi UV. Anche la maggiore consapevolezza del fatto che l'eccessiva esposizione al sole provoca danni alla pelle sta contribuendo alla carenza di vitamina D. Quando sono applicate correttamente, le creme protettive riducono pi— del 98 per cento la quantit… di vitamina D prodotta dalla pelle. Ma una quantit… di vitamina D sufficiente a un buono stato di salute si pu• sintetizzare nella pelle con un'esposizione che produce, al massimo, un leggero arrossamento. Per ottenere questo risultato, la maggior parte delle persone dalla pelle chiara e media alla latitudine del Nord America ha bisogno da 5 a 15 minuti di luce fra le 10.00 e le 15.00, in estate. L'uso di integratori potrebbe risolvere l'elevata incidenza di avitaminosi nelle zone temperate, ma sulla dose utile non c'Š accordo. L'Associazione dei pediatri americani raccomanda un'assunzione giornaliera pari a 200 unit… internazionali (UI) per i bambini, dose che, hanno ribattuto molti ricercatori, sarebbe subottimale persino per la prevenzione del rachitismo. Attualmente in Nord America e in Europa la dose giornaliera raccomandata per gli adulti Š fissata a 400 UI, mentre per gli anziani Š di 600 UI. Dopo la revisione di numerosi studi che hanno confrontato l'assunzione di vitamina D e le concentrazioni sieriche di 25D, ricercatori della Harvard School of Public Health e altri studiosi hanno concluso che queste dosi sono inadeguate, suggerendo che almeno la met… degli adulti statunitensi ha bisogno di consumare come minimo 1000 UI di vitamina D3 al giorno per aumentare le concentrazioni al livello minimo che garantisce buona salute, 30 ng/ml. Non ci sono procedure empiriche per calcolare i livelli sierici di 25D prodotti dagli integratori, perch‚ la risposta individuale pu• variare e in parte dipendere dall'entit… della carenza. Uno studio su donne in gravidanza, per esempio, ha mostrato che una dose giornaliera di 6400 UI ha innalzato il livello fino a 40 ng/ml. Si Š trovato anche che la vitamina D2 Š meno efficace della D3 nell'aumentare le concentrazioni sieriche di 25D e nel mantenerle costanti nel tempo. Ô possibile che gli integratori causino un'overdose tossica di vitamina D, ma la si osserva solo con l'assunzione prolungata di dosi quotidiane di 40.000 UI o pi—. La tossicit… della vitamina D indotta dal sole, invece, non Š mai stata osservata. In prospettiva ci• significa che una donna bianca adulta esposta al sole estivo indossando solo il costume produce circa 100.000 UI di vitamina D nel giro di 15-20 minuti. Esposizioni pi— prolungate non generano quantit… maggiori perch‚ la luce UVB ha anche l'effetto di degradare la vitamina, impedendone l'eccessivo accumulo nella pelle. Prove sempre pi— numerose suggeriscono che gli effetti a lungo termine di una carenza anche moderata di vitamina D possono essere molteplici e manifestarsi in tarda et…, sotto forma di una maggiore frequenza di fratture, un aumento della suscettibilit… a infezioni e malattie autoimmuni, e un aumento della frequenza di certi tipi di tumore. Gli studi mostrano che si trarrebbero benefici sostanziali da maggiore consapevolezza sui benefici fisiologici della vitamina D, da un parere medico condiviso riguardo una sana esposizione al sole e da una chiara indicazione sulle dosi giornaliere ottimali di vitamina D da assumere con gli alimenti. John H. White Luz E. Tavera-Mendoza (®Le ScienzeŻ n. 472/07) Il dilemma del doping - La teoria dei giochi aiuta a capire perch‚ l'uso di sostanze proibite Š molto diffuso nel ciclismo, nel baseball e in molti altri sport. - Per un ciclista non c'Š niente di pi— demoralizzante che essere superato da un avversario su una salita. Con i polmoni e le gambe allo stremo, curvo sul manubrio, il ciclista sa che deve rimanere con il gruppo dei primi, perch‚ se perder… il contatto la sua motivazione sfumer… insieme alle speranze di vittoria. Conosco questa sensazione, perch‚ l'ho dovuta affrontare nel 1985 sulla lunga salita dopo Albuquerque durante la Great American Bike Race, una gara di quasi 5000 chilometri che attraversa gli Stati Uniti. Appena fuori dalla citt… avevo raggiunto il secondo, Jonathan Boyer (che poi vinse), il primo statunitense a partecipare al Tour de France. Verso met… di quella salita spaccagambe ho iniziato ad accusare la fatica muscolare e ad annaspare nel disperato tentativo di resistere, ma inutilmente. Arrivato in cima, Boyer era gi… un puntino all'orizzonte, e non l'ho pi— rivisto fino al traguardo. Pi— tardi un cronista mi avrebbe chiesto che cos'altro avrei potuto fare per andare pi— veloce. ®Scegliere genitori miglioriŻ, ho risposto scherzando. Tutti abbiamo limiti genetici, ho poi spiegato, che non si possono superare con l'allenamento. Ma davvero non c'era nient'altro che avrei potuto fare? In realt… avrei potuto fare parecchie cose, e lo sapevo benissimo. I membri della squadra che aveva partecipato alle Olimpiadi del 1984 mi avevano detto di essersi iniettati sangue prima delle gare, sia loro (prelevato in precedenza) sia di altre persone con lo stesso gruppo sanguigno. All'epoca, la pratica, conosciuta come doping ematico, non era proibita, e dal punto di vista etico era considerata come un allenamento in alta quota. Entrambi i metodi portano a un aumento del numero dei globuli rossi, migliorando il trasporto dell'ossigeno. Io per• avevo gi… trent'anni, e dovevo ricominciare a pensare alla mia carriera accademica. Inoltre avevo iniziato a praticare il ciclismo pi— che altro per scoprire i miei limiti, quindi l'idea di migliorare artificialmente le prestazioni non aveva nulla a che vedere con le mie ragioni per correre. Ma immaginiamo che avessi avuto vent'anni e che il ciclismo fosse stato il mio lavoro e la mia passione, senza altre prospettive di carriera. Immaginiamo anche che la mia squadra avesse nel ®programma medicoŻ alcune sostanze per migliorare le prestazioni e che mi avrebbe tagliato fuori se non fossi stato abbastanza competitivo. Supponiamo, infine, che fossi stato certo che tutti i miei avversari facessero uso di doping e che i controlli fossero quasi sempre inefficaci. Questo scenario, in pratica, Š quello che molti ciclisti professionisti si sono trovati ad affrontare a partire dai primi anni novanta. I dettagli possono cambiare per altri sport, per esempio il baseball, ma le circostanze generali che portano al doping sono molto simili. Molti giocatori sono convinti che, poich‚ ®tuttiŻ usano sostanze dopanti, per restare competitivi devono adeguarsi. Sul versante del governo del fenomeno, poi, la Major League Baseball, la lega professionistica di baseball nordamericana, non Š riuscita a stabilire regole chiare e, soprattutto, non Š riuscita a farle rispettare, facendo test sugli atleti per tutta la durata della stagione. Questo fatto, unito alla storica tendenza a ®voltarsi dall'altra parteŻ, ha creato il terreno per la diffusione del doping. Naturalmente nessuno di noi Š disposto a credere che tutti gli atleti siano dopati. Eppure i dati fanno pensare che nel ciclismo, nel baseball, nel football americano e nell'atletica leggera quasi tutti i migliori atleti degli ultimi vent'anni abbiano fatto uso di sostanze dopanti per migliorare le prestazioni. Ormai non Š pi— tempo di chiedersi ®seŻ, ma ®perch‚Ż. Le ragioni sono tre: sostanze, cocktail e programmi di assunzione migliori; la continua scoperta di nuovi sistemi per eludere i controlli; un cambiamento del livello professionale in molti sport che ha reso pi— conveniente barare che stare alle regole. Teoria del gioco La teoria dei giochi studia il modo in cui i partecipanti a un gioco scelgono la strategia che massimizza il proprio guadagno considerando le mosse degli avversari. I ®giochiŻ per cui Š stata creata questa teoria non sono solo quelli d'azzardo o gli sport in cui la tattica ha un ruolo predominante, ma anche ambiti molto pi— seri, come quello economico, militare o diplomatico. Tutti questi ®giochiŻ hanno in comune che le ®mosseŻ di ciascun giocatore sono analizzate in base alle opzioni disponibili per gli altri giocatori. L'esempio pi— classico Š il dilemma del prigioniero: tu e il tuo complice siete arrestati per un reato, e poi siete tenuti in isolamento in celle separate. Vi eravate accordati in anticipo di non parlare, ma gli investigatori presentano a ciascuno di voi le seguenti opzioni: 1. Se tu confessi ma l'altro prigioniero non confessa, tu sei libero e lui si prende tre anni di prigione. 2. Se l'altro prigioniero confessa e tu non parli, tu prendi tre anni di prigione e lui Š libero. 3. Se entrambi confessate, vi prendete due anni a testa. 4. Se entrambi rimanete zitti, vi prendete un anno a testa. Secondo questi risultati, la scelta pi— logica Š tradire l'accordo iniziale e confessare. Consideriamo le opzioni dal punto di vista del primo prigioniero: l'unica cosa che non pu• controllare riguardo l'esito finale Š la scelta del secondo prigioniero. Supponiamo che quest'ultimo non confessi. In questo caso, se il primo prigioniero confessa ottiene il payoff (guadagno) ®tentazioneŻ (niente prigione); se rimane zitto, rimedia solo un anno di prigione. Supponiamo, invece, che il secondo prigioniero confessi. Ancora una volta, al primo prigioniero conviene confessare (due anni di prigione) anzich‚ rimanere zitto (il payoff ®del babbeoŻ, tre anni di prigione). In definitiva, poich‚ per entrambi i prigionieri le circostanze sono identiche, a entrambi conviene confessare, indipendentemente da quello che decide l'altro. Queste preferenze non sono solo teoriche. Quando le persone in carne e ossa giocano una sola o un numero finito di volte senza poter comunicare, la confessione Š la strategia pi— frequente. Quando per• giocano per un numero indefinito di volte, la strategia pi— comune Š il tit for tat (®pan per focacciaŻ): ciascuno comincia rispettando l'accordo, e non confessa; poi, per•, replica le mosse dell'altro giocatore. La cooperazione diventa anche pi— accentuata nei casi di dilemma del prigioniero con pi— di due giocatori, a patto per• che il gioco sia ripetuto un numero di volte sufficiente a stabilire fiducia reciproca. Le ricerche, tuttavia, indicano che una volta che la confessione prende piede si propaga a tutto il gioco. Nel ciclismo, nel baseball e in altri sport gli atleti competono seguendo un complesso di regole. Le regole del ciclismo, per esempio, vietano l'uso di sostanze che migliorino le prestazioni. Tuttavia la grande efficacia di queste sostanze, il fatto che molte siano difficili (se non impossibili) da rilevare e i grandi vantaggi che si possono ottenere in termini di successo sono un potente incentivo. Una volta che alcuni tra i migliori ciclisti violano le regole e si dopano, ottenendo un vantaggio, anche i loro avversari sono costretti a fare lo stesso, innescando una cascata poco virtuosa che si propaga a tutti i ciclisti. Ma visto che le regole sono chiare si crea un'omert… che impedisce di comunicare e di cooperare per ritornare al rispetto delle regole, invertendo la tendenza all'uso del doping. In effetti questa tendenza non si Š mai verificata. Molti atleti hanno preso stimolanti e antidolorifici dagli anni quaranta agli anni ottanta, ma i regolamenti antidoping sono stati praticamente inesistenti fino al caso di Toni Simpson, un ciclista britannico morto per un'overdose di anfetamine durante la scalata del Mont Ventoux, al Tour de France del 1967. Anche dopo la morte di Simpson, negli anni settanta e ottanta i controlli sono stati molto sporadici. In mancanza di un senso chiaro delle regole, pochi consideravano il doping antisportivo. Poi, negli anni novanta, Š successo qualcosa che ha alterato la matrice del gioco. L'elisir EPO Quel ®qualcosaŻ era l'eritropoietina ricombinante ingegnerizzata geneticamente, o r-EPO. L'EPO Š un ormone prodotto dal corpo umano: i reni lo rilasciano nel sangue, che lo trasporta a recettori del midollo osseo; quando le molecole di EPO si legano ai recettori, alcuni cambiamenti chimici segnalano al midollo di produrre pi— globuli rossi. Sia l'insufficienza renale cronica che la chemioterapia possono causare anemia, per cui alla fine degli anni ottanta lo sviluppo dell'r-EPO in sostituzione dell'EPO ha avuto un successo strepitoso tra i malati cronici di anemia. E anche tra gli atleti professionisti. Assumere r-EPO ha la stessa efficacia di una trasfusione di sangue, con la differenza che l'atleta, invece di dover armeggiare con sacche di sangue e lunghi aghi da inserire in vena, pu• conservare piccole ampolle con la sostanza in un thermos o nel frigobar di un albergo e iniettarsela sottopelle. L'effetto dell'r-EPO a cui gli atleti sono interessati Š misurabile: si tratta del livello di ematocrito (HCT), ossia la percentuale in volume di globuli rossi nel sangue. Pi— numerosi sono i globuli rossi, pi— ossigeno Š trasportato ai muscoli. Per gli uomini, il valore normale dell'HCT Š intorno al 45 per cento, ma un atleta allenato pu• portare i valori naturali oltre il 50 per cento. L'EPO pu• spingere questi valori fino al 60 per cento e oltre. E vincitore del Tour de France del 1996, Bjarne Riis, era soprannominato ®Mister 60 per centoŻ; l'anno scorso ha confessato di aver ottenuto valori dell'HCT cosŤ elevati proprio grazie all'r-EPO. Questa sostanza si Š diffusa nel ciclismo professionista all'inizio degli anni novanta. Secondo Greg LeMond, tre volte vincitore del Tour de France, Š stato nel 1991. Avendo gi… vinto il Tour nel 1986, 1989 e 1990, LeMond era deciso a battere il record di cinque vittorie, e nella primavera del 1991 sembrava pronto a ottenere il suo quarto trionfo. ®Non ero mai stato cosŤ in forma, i tempi in allenamento erano i pi— veloci di tutta la mia carriera e avevo un'ottima squadraŻ, mi ha confessato LeMond. ®Ma qualcosa Š andato storto, nel Tour del 1991. C'erano ciclisti che negli anni precedenti non riuscivano a starmi dietro e che ora mi staccavano anche sulle salite pi— faciliŻ. Quell'anno LeMond Š arrivato settimo, giurando che l'anno successivo avrebbe vinto senza usare alcuna sostanza. Ma purtroppo non Š avvenuto. ®Nel 1992 - ha continuato - la nostra prestazione Š stata pessima, e non sono nemmeno riuscito a concludere la garaŻ. I ciclisti puliti, infatti, si sfiancavano subito nel tentativo di stare dietro a quelli dopati. LeMond riferisce una storia che gli ha raccontato Philippe Casado, uno dei suoi compagni di squadra dell'epoca. Casado aveva sentito da Laurent Jalabert, del team spagnolo ONCE, che il suo programma personale di doping era stato interamente organizzato dalla squadra. Il programma, ha detto LeMond, comprendeva l'r-EPO, che LeMond stesso si Š rifiutato di prendere, non riuscendo a concludere la gara nemmeno quell'anno. Era il 1994, e sarebbe stato il suo ultimo Tour. Alcuni di quelli che hanno ceduto alle pressioni sono finiti male. Casado, per esempio, ha lasciato la squadra di LeMond per un'altra che aveva un programma di doping. Ô morto per un arresto cardiaco nel 1995, all'et… di trent'anni. Se la sua morte sia stata causata direttamente dal doping, non Š dato saperlo. Ma quando l'HCT raggiunge o supera il 60 per cento il sangue diventa molto denso, favorendo la formazione di trombi. Il pericolo aumenta in particolare durante il sonno, quando diminuisce la frequenza del ritmo cardiaco, soprattutto in atleti impegnati in discipline di resistenza: per loro il battito a riposo pu• scendere intorno ai 30 battiti al minuto. Dopo la morte per arresto cardiaco di due ciclisti olandesi che avevano sperimentato l'r-EPO, alcuni ciclisti dissero di aver dormito con un sensore del ritmo cardiaco collegato a un allarme che scattava quando il parametro scendeva troppo. Se l'allarme suonava, si alzavano e facevano qualche esercizio per riaccelerare il battito. Intrappolati in una gara senza fine Come in natura c'Š una gara senza fine tra predatori e prede, allo stesso modo nello sport gli atleti che si dopano sono in continua competizione con chi effettua i controlli. Secondo me, gli ispettori sono cinque anni indietro rispetto agli atleti, e lo saranno sempre. Chi trae vantaggi dall'infrangere le regole sar… sempre pi— creativo rispetto a chi deve farle rispettare, a meno che non si incentivino efficacemente anche questi ultimi. Nel 1997, quando ancora non esisteva il test per l'r-EPO (introdotto nel 2001), l'Unione ciclistica internazionale (UCI), l'organizzazione che coordina le federazioni dei vari paesi, aveva stabilito un limite del 50 per cento per l'HCT. Subito dopo, i ciclisti avevano scoperto che potevano spingersi oltre il 50 per cento e poi diluire il sangue al momento del test con una tecnica permessa e gi… in uso: iniezioni di soluzione salina, normalmente usate per reidratarsi. Nel suo libro-rivelazione Massacro alla catena (Bradipolibri, Torino, 2002), Willy Voet, massaggiatore tuttofare del team Festina durante gli anni novanta, spiega come superava i controlli: ®Nel caso i medici dell'UCI fossero arrivati al mattino per controllare l'ematocrito dei corridori, preparavo tutto l'occorrente per superare i test. Salivo nelle camere dei ciclisti con flebo di sodio... La trasfusione durava 20 minuti; la soluzione salina diluiva il sangue, riducendo il livello di ematocrito di tre punti. Quanto bastava. Erano sufficienti due minuti per inserire le flebo, per cui potevamo effettuare le trasfusioni mentre i medici aspettavano nella hall che i ciclisti scendesseroŻ. Come sono cambiate le strategie dopo l'introduzione delle nuove regole? Ho girato la domanda a Joe Papp, professionista di 32 anni interdetto dalle gare per due anni dopo essere risultato positivo al testosterone sintetico. Papp mi ha spiegato come una scelta morale diventi in realt… una scelta di tipo economico: ®Quando entri in una squadra che ha gi… un programma di doping, ti viene posta una semplice scelta: se prendi quelle sostanze, rimani competitivo; se non le prendi, ci sono buone probabilit… che non avrai alcun futuro nel ciclismoŻ. Quando Papp ha confessato Š stato punito con un'interdizione di due anni, e le conseguenze sociali sono state anche peggiori. ®Il ciclismo mi ha buttato fuoriŻ, si Š lamentato. ®In squadra si diventa come fratelli, ma in una squadra di atleti dopati c'Š un legame in pi— dato dal segreto condiviso e dall'omert… che questo comporta. Se ti beccano, devi tenere la bocca chiusa. Nel momento in cui ho confessato sono stato rinnegato dai miei amici perch‚, dal loro punto di vista, li stavo mettendo in pericolo. Uno mi ha addirittura chiamato dicendo che mi avrebbe ucciso se avessi rivelato che si dopavaŻ. Papp, per•, non era un ciclista particolarmente competitivo: quindi ho pensato che la matrice del gioco, con le relative implicazioni per la carriera, doveva essere diversa per i ciclisti di alto livello. Ma mi sbagliavo. Ecco che cosa racconta Frankie Andreu, gregario di Lance Armstrong: ®Per anni non ho avuto problemi nel fare il mio lavoro di supporto. Poi, intorno al 1996, la velocit… delle gare Š aumentata improvvisamente. Non era dovuto solo agli allenamenti, era successo qualcosaŻ. Andreu ha resistito il pi— a lungo possibile, ma nel 1999 non era pi— in grado di svolgere il suo lavoro: ®Mi ero reso conto che la maggior parte dei ciclisti di alto livello usava sostanze dopanti e che anch'io dovevo darmi da fareŻ. Ha iniziato a iniettarsi r-EPO due tre volte alla settimana. ®Non Š come la Red Bull, che ti d… subito energia, per• ti permette di restare con il gruppo un po' pi— a lungo, di andare magari a 50 chilometri all'ora invece che a 48Ż. Sostanze che fanno la differenza In una gara sfiancante di tre settimane come il Tour, l'r-EPO Š vantaggiosa perch‚ aumenta i valori di HCT e li mantiene alti a lungo. Jonathan Vaughters, ex compagno di squadra di Armstrong, mi ha fornito alcune cifre: ®Il grande vantaggio del doping ematico Š che mantiene l'HCT al 44 per cento per tre settimaneŻ. Se un atleta ®pulitoŻ inizia la gara con un HCT del 44 per cento, spiega Vaughters, probabilmente finir…, dopo tre settimane, al 40 per cento, a causa della naturale diluizione del sangue e della perdita di globuli rossi. ®Il solo fatto di stabilizzare l'HCT al 44 per cento ti d… un vantaggio del dieci per centoŻ. Gli studi sugli effetti del doping sono pochi, e in genere condotti su non atleti o su atleti dilettanti. Ma confermano le parole di Vaughters. I medici sportivi sono concordi nel ritenere che l'r-EPO migliora le prestazioni di almeno il 5-10 per cento. Quando poi Š assunta con altre sostanze, le prestazioni possono aumentare di un ulteriore 5-10 per cento. In eventi sportivi in cui tutto si gioca su differenze di meno dell'1 per cento, Š un vantaggio enorme. Michele Ferrari, medico sportivo italiano esperto di doping (personaggio controverso, vista la sua vicinanza con professionisti positivi ai controlli o comunque sospetti), lo spiega cosŤ: ®Se il volume di globuli rossi aumenta del 10 per cento, la prestazione [il guadagno netto del ciclista in termini di produzione di energia cinetica utile] migliora del 5 per cento circa. Questo significa guadagnare circa 1,5 secondi al chilometro per un ciclista che viaggia a 50 chilometri all'ora in una tappa a cronometro, o circa 8 secondi al chilometro per un ciclista che scala a 10 chilometri all'ora una pendenza del 10 per centoŻ. In un Tour de France questi numeri implicano che se un ciclista aumenta l'HCT del 10 per cento guadagner… 75 secondi in una cronometro di 50 chilometri, dove in genere si vince sul filo dei secondi. Su una salita di 10 chilometri con pendenza del 10 per cento, come ce ne sono tante sulle Alpi o sui Pirenei, il vantaggio sarebbe di 80 secondi. Se un ciclista di punta inizia a usare sostanze dopanti, nessun avversario pu• permettersi di lasciargli questo margine. Ô qui che la matrice del gioco inizia a tendere verso il tradimento. L'equilibrio di Nash Nella teoria dei giochi, una situazione in cui nessun giocatore ha qualcosa da guadagnare cambiando unilateralmente la propria strategia Š definita equilibrio di Nash, concetto introdotto dal matematico John Nash. Per mettere fine al doping, il gioco si dovrebbe ristrutturare in modo che la competizione pulita sia in una situazione di equilibrio di Nash. Nella matrice del gioco, gli organi di controllo dovrebbero cambiare i valori di payoff. Quando gli altri giocatori rispettano le regole, il payoff per fare altrettanto deve essere maggiore rispetto al payoff che si ottiene barando. E anche quando gli altri giocatori barano il payoff che si ottiene rispettando le regole deve essere maggiore rispetto al payoff che si ottiene barando. I giocatori, insomma, non devono vedere come uno svantaggio il fatto di seguire le regole. Nel dilemma del prigioniero, abbassare il payoff della confessione e aumentare il payoff del silenzio nel caso l'altro prigioniero confessi aumenta la cooperazione. Ma il modo pi— efficace per aumentare la cooperazione tra i giocatori Š farli comunicare prima di iniziare il gioco. Nello sport, questo significherebbe rompere l'omert…. Tutti devono ammettere che il problema esiste. Successivamente vanno eseguiti i controlli, e i risultati vanno comunicati regolarmente e in maniera trasparente a tutti, finch‚ danno esito negativo. In questo modo si dimostrerebbe che il payoff del rispetto delle regole Š maggiore di quello relativo al doping, indipendentemente da quello che fanno gli altri. Ecco i miei suggerimenti perch‚ il ciclismo e gli altri sport raggiungano un equilibrio di Nash in cui nessuno Š incentivato a infrangere le regole: - Immunit… a tutti per il doping assunto in passato (prima del 2008). L'intero sistema Š corrotto, e quasi tutti hanno fatto uso di doping, non serve a niente togliere il titolo al vincitore quando Š quasi sicuro che anche gli altri erano dopati. L'immunit… permetter… agli atleti ormai ritirati dalle gare di contribuire a migliorare il sistema antidoping. - Aumentare il numero degli atleti sottoposti a test, in gara e fuori gara, soprattutto immediatamente prima e dopo le gare, per impedire l'uso di contromisure e trucchi. I test dovrebbero essere svolti da agenzie indipendenti non affiliate con organi di controllo ufficiali, atleti, sponsor o squadre. Le squadre dovrebbero inoltre rivolgersi ad agenzie di controllo indipendenti, con un test delle prestazioni prima dell'inizio della stagione per creare un profilo di riferimento. Gli sponsor dovrebbero fornire un sostegno economico aggiuntivo per far sŤ che i test siano rigorosi. - Stabilire una ricompensa per gli scienziati che sviluppano test per nuove sostanze, in modo che l'incentivo per chi controlla sia uguale o superiore a quello di chi Š sottoposto ai controlli. - Aumentare considerevolmente le sanzioni: un test positivo e si Š fuori per sempre. Per proteggere gli atleti dal rischio di falsi positivi o da ispettori poco competenti, i tribunali sportivi devono essere equi e affidabili. Ma, una volta presa una decisione, deve essere sostanziale e definitiva. - Squalificare tutti i membri di una squadra se uno solo Š positivo. Obbligare l'atleta a restituire tutto il denaro ricevuto come stipendio o dagli sponsor. Sfruttando la psicologia di gruppo, la minaccia di questa sanzione pressa tutti gli atleti, incentivandoli a rispettare i regolamenti. Potrebbe sembrare un'utopia, ma pu• funzionare. Vaughters, oggi direttore del team Slipstream/Chipotle, ha gi… avviato un programma periodico di controlli interni. ®Questi ragazzi sono atleti, non criminaliŻ, afferma. ®Se si convincono che gli altri stanno smettendo, e lo vedono nei tempi dei corridori pi— forti, smetteranno anche loro, e sar… un sollievo per tuttiŻ. La speranza non muore mai. Ma credo che questi cambiamenti riporterebbero la psicologia del gioco dal tradimento alla cooperazione. Se questo avvenisse, lo sport ritornerebbe a quando era l'eccellenza delle prestazioni, alimentata unicamente dal desiderio di vittoria, a essere premiata e celebrata. Michael Shermer (®Le ScienzeŻ n. 478/08) San Pietroburgo: una citt… a 3 voci - Quelle della fede, della cultura e della voglia di divertirsi, suggeriscono altrettanti itinerari nel cuore della capitale degli zar. - D'estate San Pietroburgo non dorme mai. L'insonnia non c'entra, Š semplicemente l'effetto notti bianche. Non quelle artificiali che animano le estati delle nostre metropoli. Il fenomeno Š tipico delle latitudini nordiche per cui, nel periodo del solstizio, il sole tramonta solo dopo mezzanotte. O non tramonta affatto. CosŤ, per un paio di mesi, tra maggio e luglio, Š come se la metropoli sul Baltico avesse la luce sempre accesa. Un problema? Al contrario, piuttosto un pretesto per far festa. Ô proprio in questo periodo che la citt…, sorta dal nulla tre secoli fa per volere di Pietro il Grande, vive la sua stagione pi— euforica, in un turbinio di feste nei palazzi imperiali, festival musicali, spettacoli teatrali e grandi mostre all'Ermitage. Insomma, Š il momento ideale per visitare l'eterna rivale di Mosca, che dopo un lungo letargo si sta riappropriando del ruolo di capitale culturale, spirituale e gaudente della Russia, rinverdendo i fasti dell'epoca della corte imperiale. E sono proprio queste tre diverse anime della metropoli a suggerirci altrettanti itinerari attraverso il cuore pi— autentico e le contraddizioni della moderna Piter, come la chiamano i suoi cinque milioni di abitanti. La voce dello spirito Definitivamente archiviato il vecchio nome di Leningrado, eredit… dell'epoca bolscevica, la ®capitale del Nord della RussiaŻ Š tornata a essere la citt… cosmopolita e tollerante che aveva sognato il suo fondatore. Ne Š un segno tangibile la rinata libert… di culto, che dopo decenni di repressione ha riaperto le porte di decine di chiese e cattedrali, in gran parte ortodosse, le cui cupole dorate delineano un affascinante percorso tra architettura e misticismo. Il nostro primo itinerario non pu• quindi che avere inizio nel punto stesso in cui la citt… ebbe origine, cioŠ alla Fortezza dei Santi Pietro e Paolo, sull'isola di Zayachiy. Ô qui, nel delta acquitrinoso della Neva, ma in posizione strategica sul Mar Baltico, che Pietro il Grande (anch'egli ammaliato dall'incanto delle notti bianche, del tutto sconosciute nella Russia centrale) il 27 maggio del 1703 pone la prima pietra della nuova capitale dell'Impero, che sogna come una copia nordica di Amsterdam. CioŠ una citt… portuale di stampo europeo aperta al mondo e alle pi— diverse confessioni, dove possa compiersi quell'identificazione tra Stato e Chiesa che Š tra le priorit… dello zar. Ne Š un simbolo la costruzione, al centro della Fortezza, della grandiosa cattedrale- mausoleo sormontata da una vertiginosa guglia dorata di 122 metri. All'interno, possenti colonne di marmo policromo vegliano il sonno eterno di intere generazioni di Romanov, ai quali si sono ricongiunti, nel 1998, anche i resti di Nicola II e della sua famiglia, giustiziati a Ekaterinburg. Sorge invece sul luogo esatto in cui, nel 1881, si compŤ l'attentato che fu fatale allo zar Alessandro II la chiesa della Resurrezione di Cristo o del Salvatore sul Sangue Versato, oggi sconsacrata, senza dubbio la pi— pittoresca della citt…, a cominciare dal nome. Costruita sul modello della cattedrale di San Basilio a Mosca, Š posta alla confluenza dei canali Moyka e Griboyedova, le cui acque riflettono i bagliori delle sue cupole d'oro e di smalto brillante e delle maioliche che ne decorano le facciate. Niente al confronto degli oltre 7.000 metri quadrati di mosaici che tappezzano l'intemo, tornati all'originario splendore dopo il lungo restauro che ha trasformato la chiesa in uno stupendo museo. E pensare che nel periodo bolscevico era stata usata anche come magazzino. Miglior sorte tocc•, invece, alla cattedrale di Nostra Signora di Kazan, che campeggia sulla Prospettiva Nevskij. Chiusa al culto nel 1929, da qualche anno Š tornata ad accogliere i fedeli con l'ampio abbraccio del suo imponente porticato che per noi italiani - e non solo - ha un'aria vagamente familiare. Non a caso, visto che nelle intenzioni dei progettisti - e fatte le debite proporzioni - doveva essere una copia della Basilica di San Pietro, a Roma. Il vero ®cupoloneŻ di San Pietroburgo, comunque, si trova altrove: Š quello che incorona la cattedrale di Sant'Isacco, tra le pi— imponenti di tutto il Paese, che riluce al sole con il suo rivestimento di oltre 100 chili d'oro. Gli interni non sono da meno in quanto a magnificenza: non per niente la costruzione si protrasse per una quarantina d'anni e i costi lievitarono fino a superare quelli necessari per realizzare il Palazzo d'Inverno, da sempre l'edificio-simbolo di San Pietroburgo. Prima come residenza ufficiale degli zar e ora in quanto sede dell'Ermitage, il pi— grande museo del mondo. La voce dell'arte E proprio nelle oltre 400 sale distribuite in sei palazzi e collegate da un percorso di visita di ben 25 chilometri dell'Ermitage ci sono, infatti, la bellezza di tre milioni di opere, tra quadri, sculture, gioielli, monete, arredi, reperti archeologici... A tanto, infatti, Š lievitata la collezione d'arte imperiale avviata nel '700 dalla zarina Caterina II, tra cui spiccano capolavori assoluti di Rembrandt e Rubens, degli Impressionisti francesi, ma anche di maestri italiani: da Leonardo a Michelangelo, da Raffaello a Tiziano, da Tiepolo a Tintoretto, Caravaggio e Canaletto. Le opere di questi ultimi, in particolare, risaltano sulle pareti rosso pompeiano delle tre sale del primo piano progettate per esaltare l'arte del Belpaese. La visita del museo Š anche un'occasione per ammirare lo sfarzo dei saloni del Palazzo d'Inverno, ai tempi degli zar teatro di ricevimenti e balli memorabili che facevano dimenticare i rigori degli inverni russi. Se gli affari di stato imponevano di trascorrere i mesi pi— rigidi in citt…, con l'arrivo della bella stagione tutta la corte con il suo seguito si trasferiva nelle residenze estive, come il Palazzo di Caterina a Tsarskoye Selo, nella campagna a sud della citt…. Il complesso Š un inno allo stile barocco, che porta la firma dell'architetto italiano Francesco Bartolomeo Rastrelli e il tocco inconfondibile di Caterina la Grande. Oltre che nel nome, lo stile della zarina s'impone nell'opulenza senza limiti della Sala del Trono, tutta stucchi e dorature, e nella suprema preziosit… della Camera d'Ambra, interamente tappezzata da un mosaico di tessere della tipica resina del Baltico. Un'opera che nei secoli ha suscitato l'ammirazione e lo stupore di teste coronate e semplici popolani e che da sola vale il viaggio, nonostante si tratti di una copia. L'originale, infatti, fu trafugata dai nazisti che hanno poi dato fuoco al palazzo durante l'assedio di Leningrado del 1944. Da allora se ne sono perse le tracce. Quella attuale, inaugurata da Vladimir Putin nel corso delle celebrazioni per il terzo centenario della citt…, Š quindi un falso, seppur eccellente, frutto del lavoro durato oltre vent'anni di schiere di artigiani. La dolce vita sulla Neva Restituito all'antico splendore, da alcune stagioni il Palazzo di Caterina Š tornato a essere anche un polo della rinata dolce vita russa. Come ai tempi degli zar, i suoi saloni sono lo scenario di balli e feste da favola organizzate dai rampolli della nobilt… e dai nouveaux riches in rubli. Mondanissime, soprattutto nella stagione delle notti bianche, sono anche le serate al Teatro Mariinskij, tempio consacrato del balletto classico. Sul suo palcoscenico, tra i pi— grandi del mondo, si sono esibite le stelle della scuola di ballo pi— famosa della Russia, da Anna Pavlova a Vaclav Nijinskij, da Rudolf Nureyev a Mikhail Baryshnikov. Per il dopo teatro non c'Š che l'imbarazzo della scelta: basta dirigersi verso la Nevskij Prospekt, dove pulsa il cuore della citt… a ogni ora del giorno e della notte. Del resto San Pietroburgo vanta la scena notturna pi— effervescente di tutta la nazione, tanto che i suoi locali underground rappresentano il trampolino di lancio per molte rock band russe. E, quando si parla di club underground, da queste parti non s'intende solo in senso metaforico. Infatti, alcuni tra i ritrovi notturni pi— trendy sono collocati in vecchi rifugi antiatomici eredit… della Guerra fredda, che oltre alla massima sicurezza garantiscono soprattutto il totale isolamento acustico. Una moda lanciata dal Tunnel (Lyubansky pereulok), il primo techno-club aperto in citt…, tappa obbligata dei migliori dj, frequentato soprattutto da studenti che nel fine settimana affollano la pista fino all'alba. Dopo i balletti, i concerti live, quattro salti in pista e qualche vodka di troppo, nelle notti bianche c'Š sempre ancora il tempo per una passeggiata sulla Nevskij Prospekt. Che non Š soltanto la pi— famosa strada russa, ma in un certo senso racchiude l'essenza stessa della citt…. Lungo l'arteria, che taglia perpendicolarmente il centro, sono allineate chiese di ogni culto, tanto che Alexandre Dumas non aveva esitato a definirla ®la via della tolleranza religiosaŻ. Oltre ai locali alla moda, vi si affacciano edifici storici tra i pi— blasonati, come il sontuoso Palazzo Stroganoff e la Biblioteca Nazionale, prestigioso centro di studi e cultura. Non c'Š alcun dubbio: Š proprio qui che si ricongiungono le tre anime di San Pietroburgo. Maria Grazia Casella (®Tutto TurismoŻ n. 353/08) Curzio Malaparte: lo scrittore abituato a stare dalla parte sbagliata - Ô ancora un intellettuale di difficile valutazione. Diviso fra indignazione civile e indagine mistica, non gli venne perdonata la facilit… di adesione a contrapposte ideologie. - Molto spesso l'avventura umana e intellettuale di Curzio Malaparte viene raccontata a partire dalla fine. Anzi, da quello che, senza eccessivo cinismo, potrebbe essere considerato il gran finale di una vita sempre sul filo dell'esibizionismo, della provocazione, del colpo di teatro. Riassumendo: Š il 1957, Malaparte viaggia attraverso la Cina, sulle tracce dell'ultima rivoluzione che il Novecento possa ancora tradire. Si ammala, viene curato, si aggrava, gli viene diagnosticato un tumore che non perdona. Torna in Italia, protagonista di un'agonia che vede alternarsi al suo capezzale - tra gli altri - il segretario del Partito comunista, Palmiro Togliatti, e padre Virginio Rotondi, gesuita. Ormai in punto di morte prende la tessera del Pci (ma anche del Partito repubblicano, se Š per questo) e, forse, si converte alla Chiesa di Roma, ammesso e non concesso che a modo suo Malaparte non sia sempre stato un cristiano convinto, un cattolico intransigente. Alla fine, il 19 luglio, muore. Contraddittorio come al solito e, come d'abitudine, dalla parte sbagliata. La mala parte, appunto. Eppure un'alternativa ci sarebbe. La storia di questo scrittore camuffato da giornalista si potrebbe raccontare concentrando l'attenzione non tanto sulla cronologia degli eventi, quanto piuttosto sullo scenario di Capo Massullo, a Capri, dove sorge la villa- capolavoro, quella ®casa come meŻ in cui il programmatico novecentismo di Malaparte si esprime nella forma pi— compiuta e suggestiva. Tanto per cambiare, anche l'edificio Š al centro di una ridda di polemiche e attribuzioni. Il progetto iniziale, datato 1938, porta la firma dell'architetto Adalberto Libera, ma rappresenta poco pi— di una falsariga rispetto alla costruzione definitiva: i volumi della ®villettaŻ non sono ancora uniti tra loro dalla scenografica scalinata destinata a caratterizzare l'esterno, sul tetto non Š ancora previsto il muro che, arcuato come un'ala, avr… il compito di integrare con l'artificio di una quinta il panorama irripetibile del golfo. In uno degli innumerevoli aneddoti che si compiace di disseminare nelle sue pagine, Malaparte racconta della visita di Rommel a Capo Massullo. Il generale vuole sapere se per caso la casa non sia stata costruita su progetto del proprietario. Malaparte risponde che no, la villa era gi… cosŤ, per• subito dopo indica i faraglioni, Sorrento, Amalfi e aggiunge: ®io ho disegnato il paesaggioŻ. Mente, ma non troppo, perch‚ la vera ambizione che Casa Malaparte rivela Š appunto quella di un'opera d'arte totale, la stessa che lo scrittore perseguir… pi— tardi attraverso il cinema, accreditandosi come ®autore assolutoŻ (soggetto, sceneggiatura, regia e ®commento musicaleŻ) de Il Cristo proibito. Un film che, ancora una volta, lega indissolubilmente fra loro politica e religione, indignazione civile e indagine mistica, con il grande dramma della Storia evocato sullo sfondo. Sullo sfondo, non in primo piano, perch‚ Malaparte non Š Montanelli - lo sapevano bene entrambi -, in lui l'affabulatore ha sempre la meglio sul reporter, sia pure di razza. Ed Š questo il motivo per cui, mentre l'opera narrativa di Montanelli pu• essere riletta oggi come una sorta di commento al suo corpus giornalistico, con Malaparte avviene il contrario: la cronaca Š la materia bruta a partire dalla quale vengono elaborati libri memorabili, che sono sempre pi— di un reportage senza tuttavia voler mai diventare romanzo. ®Storia e raccontoŻ, semmai, secondo la criptica dicitura che fa da sottotitolo a La pelle, uno dei rari libri del Novecento italiano in cui l'autore abbia saputo annullare il confine fra stile e poetica, in un gioco di specchi che avremo modo di analizzare pi— avanti. Per Malaparte, insomma, la cronaca Š lo sfondo che il narratore ha scelto, Š il paesaggio che l'autore stesso ha voluto disegnare, proprio come la Costiera amalfitana appare delineata a immagine e somiglianza della casa di Capo Massullo. Da qui le frequenti accuse di ®infedelt…Ż mosse ai resoconti giornalistici di Malaparte (i quali, anche quando sono resoconti, non sono mai del tutto giornalistici), ma anche la svolta a suo modo clamorosa dell'ultimo Malaparte, quello che negli anni Cinquanta si dedica con passione sempre crescente al cinema, al teatro, alla regia d'opera, addirittura alla rivista di variet…, a ogni forma di allestimento spettacolare che gli permetta di rendere ancora pi— evidente le proprie intenzioni di intellettuale sempre disorganico, sgradito al regime durante il Ventennio e perseguitato, a guerra finita, dalla nomea di fascista o, peggio ancora, di neofascista. Al cinema, prima di Pasolini Da questo punto di vista il gi… ricordato Il Cristo proibito, realizzato nella data spartiacque del 1950, rappresenta molto pi— che un'eccentricit…, e non soltanto perch‚ costituisce l'inveramento di una riflessione sul racconto cinematografico che lo stesso scrittore aveva tempestivamente avviato sulle pagine della rivista Prospettive. L'approdo di Malaparte al cinema ricorda piuttosto il percorso di un altro autore anomalo, irregolare e ambizioso come Pier Paolo Pasolini, lungo un crinale di affinit… nel quale si possono annoverare il carattere nervoso e visionario della prosa di entrambi, il comune tentativo di affrontare le questioni particolari del proprio tempo alla luce di una personalissima teoria della Storia e, non ultimo, l'affidarsi a un cristianesimo fortemente antidogmatico, ®politicoŻ e mistico nello stesso tempo. Meglio ancora, politico proprio in quanto mistico. Fatta salva la radicale differenza di stili e di linguaggi, a legare tra loro Il Cristo proibito e Il Vangelo secondo Matteo Š proprio questa volont… di ritrovare il volto originario del Cristo, rabbi dolcissimo e terribile nell'interpretazione pasoliniana, sola vittima di ogni possibile sacrificio nell'apologo postbellico di Malaparte. Il dramma del reduce Bruno (Raf Vallone) sta tutto nella sua incapacit… di assumere su di s‚ lo scandalo della Croce, che pure lo attrae in modo magnetico. In un mondo come quello uscito dalla Seconda guerra mondiale, nel quale ®agli uomini Š proibito ripetere il sacrificio del CristoŻ, Bruno non pu• percorrere neppure la strada della vendetta, anche se sar… andando in cerca di un impossibile - e tardivo - atto di giustizia sommaria che si ritrover… a percorrere il proprio Golgota personale. Nell'ultima scena del film, infatti, Bruno fugge verso la casa di Mastro Antonio (Alain Cluny), il falegname che ha ucciso credendo di individuare in lui l'assassino di suo fratello. Ma Š stato lo stesso Mastro Antonio - colpevole sŤ, ma di un altro e ben pi— antico delitto - a offrire se stesso in sacrificio, contravvenendo cosŤ alla medesima ®proibizioneŻ di cui aveva mostrato di essere consapevole. Mastro Antonio Š riuscito a farsi figura Christi, mentre per gli altri, per i compaesani con cui Bruno non riesce a pacificarsi, la croce Š tutt'al pi— il gioco al quale inutilmente li invita, durante la sagra, il bizzarro personaggio dell'Eremita (Gino Cervi): ®Avete sofferto, avete lottato, vi siete fatti ammazzare per la libert…, e credete che basti, eh? La vostra libert… la perderete, andrete tutti in malora, tornerete schiavi! Avanti vigliacchi, fatevi inchiodare sulla croce, se volete salvare questo porcaccio d'un mondo!Ż. Una scena, quest'ultima, che con il suo procedere in bilico tra preghiera e bestemmia sembra quasi anticipare il Pasolini della Ricotta. Sulle tracce del Crocifisso La metafora cristologica non appartiene esclusivamente alla fase conclusiva dell'esperienza di Malaparte. Al contrario, ne contrassegna con forza gli esordi, dimostrando cosŤ di essere molto pi— di un efficace artificio retorico. All'inizio degli anni Venti, quando lo scandalo suscitato dall'iniziale Viva Caporetto! lo obbliga a mutare il titolo della sua testimonianza- requisitoria sulla Prima guerra mondiale, lo scrittore escogita una dicitura ancor pi— radicale, religiosa prima ancora che politica. Si arriva per questa strada a La rivolta dei santi maledetti, con l'anonima schiera dei fanti italiani elevata al rango di martire collettivo, vittima di un sacrificio che nessuno vuole pi— commemorare. Straordinariamente lucido nel denunciare il carattere ®frammentarioŻ del conflitto appena concluso (in perfetta consonanza, tra l'altro, con la grande letteratura europea dell'epoca), Malaparte si dimostra ancora pi— puntuale nel sottolineare il processo di espropriazione della morte che si Š consumato nelle trincee, giungendo ad affermare che ®questa morte, questa morte che gli uomini hanno inventata e che spezza, brucia e sfigura uomini e cose terrestri, noi sappiamo che Š una maledizione. Dio l'ha maledetta, Dio che Š morto soffrendoŻ. Ancora una volta, il richiamo al Crocifisso non potrebbe essere pi— evidente. Ed Š proprio questa rivendicazione di uno spessore spirituale, e di un punto di vista mistico- religioso dal quale indagare la vergogna della sconfitta, che permette a Malaparte di stilare il suo atto d'accusa contro gli alti comandi dell'esercito italiano e, pi— in generale, contro la trasformazione della guerra in ®sofferenza socialeŻ. Analisi politica e prospettiva religiosa si intrecciano gi… nel La Rivolta dei santi maledetti attraverso l'immagine di un intero popolo ®lacero e sporco come Cristo, sanguinante come Cristo, buono, eroico e sbeffeggiato come il figliuolo dell'Uomo!Ż. Protagonista e testimone Vent'anni pi— tardi, quando in Kaputt Malaparte inizia a passare in rassegna gli orrori della Seconda guerra mondiale, la metafora cristologica si impone con evidenza ancora maggiore, per esempio nell'indimenticabile sezione intitolata alle ®RenneŻ. Nel lungo periodo che separa la stesura del pamphlet su Caporetto dal duplice r‚cit di Kaputt e de La pelle, gli strumenti stilistici di Malaparte si sono ulteriormente affinati ed Š maturata in lui la convinzione di potersi rappresentare come personaggio centrale delle proprie narrazioni, una sorta di testimone - com'era gi… all'epoca della Rivolta dei santi maledetti - che occupi per• costantemente il centro della scena. Non a caso, del resto, nella tardiva versione cinematografica della Pelle il ruolo di Malaparte verr… affidato a Marcello Mastroianni, l'attore che pi— di ogni altro ha saputo rendere credibile la figura del protagonista-testimone. Ma per fare questo Malaparte ha bisogno di una struttura pi— complessa rispetto a quella sperimentata non soltanto nella Rivolta dei santi maledetti, ma anche in Tecnica del colpo di Stato, che pure rimane il suo capolavoro quanto ad acume politico e sottigliezza di interpretazione storica. Kaputt, in particolare, poggia su uno schema particolarmente ambizioso, per cui ciascuna sezione del libro Š posta sotto la tutela di una diversa specie animale: i cavalli annunciano l'inizio del conflitto, i topi evocano la persecuzione degli ebrei e cosŤ via, in un crescendo degradato, destinato a culminare nella dissoluzione affidata alle mosche. Come gi… accennato, alle renne tocca invece fare memoria del Cristo. L'episodio in cui Malaparte cerca di chiarire questa analogia assume un carattere decisamente inquietante, perch‚ questa volta la parentela con il Crocifisso non viene rivendicata per il povero fantaccino di un esercito in disfatta, ma per gli stessi ufficiali della Wehrmacht, conquistatori di un'Europa che si scristianizza sotto i loro passi. In Lapponia Malaparte si imbatte nel tedesco Federico, il principe ®FrikiŻ di cui Š diventato amico in Italia. Il giovane, per•, Š ormai del tutto mutato, come dimostra il suo sguardo, ®lo sguardo misterioso di una bestiaŻ. Scrive Malaparte: ®Ha l'occhio di una renna, penso, l'occhio umile e disperato della rennaŻ. E precisa poco dopo, riferendosi agli altri ufficiali che si trovano a fianco dell'irriconoscibile Friki: ®Perfino la crudelt…, perfino la crudelt… tedesca Š spenta in quei visi. Hanno l'occhio di Cristo, l'occhio di una bestiaŻ. La funzione cristica, quindi, coincide con la condizione creaturale pi— assoluta, quella dell'animale, lungo una catena di suggestioni che nella Pelle indurr… Malaparte a riconoscere il Crocifisso addirittura in un cane, l'amatissimo cane Febo che muore vittima di un crudele esperimento di vivisezione conservando tuttavia ®una meravigliosa dolcezza negli occhiŻ. Ed Š proprio il Malaparte della Pelle - capace di fronteggiare ogni abiezione e ogni crudelt… della Napoli liberata dagli alleati - a dichiararsi pi— che mai cristiano e a interpretare in prospettiva cristiana l'enorme tragedia del conflitto, facendo balenare ancora una volta, nelle pagine finali, la figura redentrice del ®Dio mortoŻ. Tra gli innumerevoli cadaveri sepolti sotto le macerie della citt… lo scrittore intuisce infatti la presenza ®di qualche CristoŻ e si domanda: ®Che cosa sarebbe avvenuto del mondo, di noi tutti, se fra tanti morti non vi fosse stato un Cristo?Ż. Perch‚ per Malaparte, ancora una volta, Cristo Š ogni uomo che si sacrifica per gli altri, fino al pi— tagliente dei paradossi: ®Anche Cristo sarebbe morto inutilmente, se ogni uomo non potesse diventare Cristo e salvare il mondoŻ. Falso, vero o solo verosimile? Fra i molti episodi celebri e scandalosi che costellano La pelle (i militari americani in fila per ammirare l'unica vergine di Napoli, il rito pagano che celebra la maternit… omosessuale, il pesce simile a una bambina servito al banchetto del generale Cork...), ce n'Š uno in apparenza marginale, che merita per• di essere riletto con attenzione, dato che in esso si nasconde una vera e propria dichiarazione di metodo e di poetica. Al seguito delle truppe alleate Malaparte Š arrivato a Cassino. Non appena gli ufficiali si sono accomodati per il pranzo, dal bosco vicino arriva lo ®schianto sordoŻ di un'esplosione: una mina ha ferito un goumier, uno dei soldati maghrebini al seguito dell'esercito francese. L'uomo ha perso una mano, della quale non si riesce a trovare neppure pi— un frammento. Sembra un incidente di poco conto, tant'Š vero che qualche minuto dopo la tavolata inizia a bersagliare scherzosamente Malaparte, accusato di fornire nei suoi libri una versione iperbolica e fin troppo snob delle operazioni di guerra alle quali gli capita di assistere. Qualcuno fa un riferimento esplicito a sontuosi ricevimenti descritti in Kaputt, ma l'interessato non si scompone e continua a mangiare taciturno il suo cuscus. Soltanto Jack, il coltissimo ufficiale americano di cui lo scrittore Š diventato amico, prova a difenderlo: ®Non ha alcuna importanza [...] se quel che racconta Malaparte Š vero, o falso. La questione da porsi Š un'altra: se quel ch'egli fa Š arte, o noŻ. E Malaparte, in effetti, si sta preparando a dare un saggio della propria arte. Prima si diffonde in elogi delle Delikatessen appena gustate (il prosciutto di Fondi, le trotelle del Liri), ma quando viene il momento di commentare il cuscus confessa di essere rimasto a lungo in silenzio perch‚ impegnato a masticare ®una carne pi— fredda, pi— molleŻ rispetto al prelibato montone marocchino che costituisce la base del piatto forte. Il boccone dolciastro Š, spiega Malaparte, ®una mano d'uomoŻ: la mano perduta del goumier incappato nella mina. ®Che potevo fare? - prosegue - Sono stato educato nel Collegio Cicognini, che Š il migliore collegio d'Italia [...]. Mi son fatto forza per non impallidire, per non gridare, e mi son messo tranquillamente a mangiare la manoŻ. La provocazione ottiene l'effetto desiderato. Per esasperare il disgusto dei commensali, Malaparte mostra le ossa raccolte nel suo piatto e indica le cinque unghie che, si scusa, non Š stato ®capace di mandar gi—Ż. Il pranzo si interrompe bruscamente e lo scrittore, rimasto solo con Jack, pu• finalmente vantarsi del proprio scherzo: ®Hai visto con che arte avevo disposto nel piatto quegli ossicini di montone? Parevan proprio le ossa di una mano!Ż. In queste poche pagine, in realt…, Malaparte non ha affatto scherzato. Al contrario, ha rivelato al lettore i segreti del proprio lavoro. Ha appena ammesso che, se vuole, Š capace di ordire un copione perfidamente macabro, ma la stessa messinscena che ha descritto potrebbe essere a sua volta un'invenzione. A prima vista, pare che stia abdicando al suo ruolo di reporter, confondendo le tracce in modo irrimediabile. Qual Š il discrimine tra vero e falso? Il verosimile pu• essere considerato una categoria accettabile in un resoconto in presa diretta come Kaputt, come La pelle? Rendere possibile la formulazione di dubbi come questi significa gi… porsi al di fuori delle regole del giornalismo, ma anche entrare con gli scarponi infangati nel salotto buono della letteratura. Con una sola mossa, Malaparte riesce a sbarazzarsi di entrambe le retoriche, quelle del reportage ®obiettivoŻ e quelle della fantasia creatrice. Anticipando, ancora una volta, il Pasolini degli Scritti corsari e di Petrolio (giornalismo e letteratura si mescolano tra loro, fino a risultare reciprocamente indissolubili) e nel contempo raccogliendo l'aspetto pi— vivo dell'eredit… dannunziana, quello cioŠ di una prosa duttile e capace di una serie ininterrotta di significazioni. Allo stesso modo, nel bene e nel male Malaparte avr… un'unica erede dichiarata, la ®maledetta toscanaŻ Oriana Fallaci. Il profeta dell'ultima Europa La posizione defilata e contraddittoria che Malaparte sceglie per s‚ ha come prezzo l'isolamento, certo, ma gli permette di guardare ai fatti del suo tempo con uno sguardo che si Š spesso tentati di definire profetico. Accade per le taglienti annotazioni sull'omosessualit… che abbondano nelle pagine della Pelle, nelle quali gi… si intravede la riduzione di ogni pubblica prospettiva rivoluzionaria a egualitaria soddisfazione di ogni privato desiderio. E accade a maggior ragione in Tecnica del colpo di Stato, il pi— controverso e influente dei suoi libri, pubblicato nel 1931 durante l'esilio francese, rimasto inedito in Italia sino alla fine della guerra, bruciato in piazza in Germania per non turbare l'ascesa del Terzo Reich. Si tratta, fra l'altro, del testo in cui il personaggio Malaparte - non ancora protagonista - inizia ad assumere l'onere della testimonianza, per esempio rievocando i disordini del 1920 a Varsavia, la citt… in cui si trovava al seguito del corpo diplomatico. Quello polacco, per•, Š soltanto un caso particolare, quasi la conferma delle regole insurrezionali che secondo Malaparte accomunano fascisti e comunisti nell'unica famiglia dei ®catilinariŻ. La discussione sulla cosiddetta ®guerra civile europeaŻ Š liquidata in partenza, senza alcun bisogno di ricorrere a categorie revisioniste. A Malaparte basta ricostruire per sommi capi la dinamica della marcia su Roma e dell'assalto al Palazzo d'Inverno per dimostrare che la strategia Š sempre la stessa, consiste nel bloccare pochi gangli vitali dello Stato (i mezzi di trasporto e quelli di comunicazione, anzitutto) in modo da portare al collasso l'intero Paese. Lenin, in questo, non Š diverso da Mussolini. Quanto a Hitler, viene tempestivamente messo in guardia: il suo nemico sono le stesse truppe d'assalto che sta addestrando per difendere il regime nascente. ®Guai a Hitler se le truppe d'assalto diventassero troppo forti - vaticina Malaparte - sarebbe forse il colpo di Stato, ma non sarebbe sicuramente la dittatura di HitlerŻ. Alla fin fine, il vero obiettivo di Tecnica del colpo di Stato si riassume in un semplice assioma: ®L'arte della difesa dello Stato Š regolata dagli stessi principi che regolano l'arte di conquistarloŻ. Il fatto che questa tempestiva profezia sia rimasta inascoltata aiuta forse a comprendere l'apparente involuzione dell'ultimo Malaparte. Che non soltanto si inoltra sempre pi— nei territori dello spettacolo e della deliberata mistificazione, ma addirittura sceglie di congedarsi dal lettore - lui, il pi— cosmopolita e poliglotta fra gli scrittori italiani di met… Novecento - con un piccolo libro vistosamente strapaesano, il proverbiale Maledetti toscani. Qui l'Italia si riduce alla Toscana e la citt… natale dello scrittore, Prato, entra in competizione con Firenze, con l'ambizione di strappare alla citt… medicea la corona di capitale. Malaparte esagera, come sempre. Ma di sicuro parla seriamente quando detta quelle che diventeranno le parole incise sulla sua lapide: ®Io son di Prato, m'accontento di esser di Prato, e se non fossi di Prato vorrei non esser venuto al mondoŻ. Nell'imminenza della fine anche il profeta dell'ultima Europa aveva deciso di tornare a casa. Quella in cui era nato, non quella che si era costruito sullo sperone di roccia di Capo Massullo. Un lungo viaggio attraverso le guerre 1898: Curzio Malaparte nasce a Prato il 9 giugno. Il suo vero nome Š Kurt Erich Suckert: il padre, Erwin, Š di origine tedesca e ricopre una posizione di responsabilit… nella locale industria tessile. 1910-1913: In seguito ai dissesti finanziari della famiglia (che nel frattempo si Š trasferita in Lombardia), torna a Prato come allievo esterno del Liceo Cicognini. Risalgono a questo periodo gli esordi letterari e la prima attivit… politica. 1914-1918: Durante la guerra combatte dapprima nella Legione garibaldina dell'esercito francese e, in seguito, nella Brigata Cacciatori delle Alpi, con la quale Š coinvolto nella disfatta di Caporetto. Nel corso della battaglia di Bligny, subisce un grave danno ai polmoni a causa dell'yprite. Nel frattempo ottiene la licenza liceale, compone poesie, collabora intensamente a diverse testate giornalistiche e stringe amicizie negli ambienti intellettuali parigini. 1919-1921: Una breve esperienza nel corpo diplomatico gli permette di soggiornare in diverse nazioni europee e di incontrare numerose personalit… politiche dell'epoca. Si stabilisce a Roma, dove frequenta artisti e scrittori come De Chirico, Bontempelli e Prezzolini. Pubblica Viva Caporetto! (1921), il cui titolo viene successivamente modificato in La rivolta dei santi maledetti. 1922-1925: Intensifica le collaborazioni giornalistiche e si avvicina a Piero Gobetti, che lo invita a collaborare alle riviste da lui dirette. Dopo molti ripensamenti, il 20 settembre 1922 si iscrive al Fascio di Firenze, assumendo da subito posizioni ®di frondaŻ nei confronti dello stesso Mussolini. Pubblica Le nozze degli eunuchi (1922), la nuova edizione della Rivolta dei santi maledetti (1923), L'Europa vivente (1923) e Italia barbara (1925). Nel 1925 assume il nome di Curzio Malaparte. 1926-1933: I primi incarichi stabili nel giornalismo (Š caporedattore della Fiera letteraria) si accompagnano alla pubblicazione del romanzo satirico Don CamalŠo - interrotto per intervento di Mussolini -, delle poesie de L'Arcitaliano (1928) e dei racconti di Sodoma e Gomorra (1931). Nel febbraio del 1929 viene nominato direttore della Stampa, per la quale firma, tra l'altro, importanti reportage dall'Unione Sovietica, raccolti nel volume Intelligenza di Lenin (1930), subito sequestrato. Rimosso dal quotidiano torinese nel 1931, si dimette dal Partito nazionale fascista e si trasferisce in Francia, dove pubblica tra l'altro la prima edizione di Tecnica del colpo di Stato: il libro riscuote immediato successo internazionale, ma viene proibito in Italia. Rientrato in Italia nell'ottobre del 1933, viene arrestato e mandato al confino. Gli viene diagnosticata la tubercolosi. 1934-1939: L'esperienza del confino (durante la quale ha collaborato al Corriere della Sera con lo pseudonimo di ®CandidoŻ) si conclude con la grazia nel 1935 e porta alla pubblicazione dei racconti di Fughe in prigione (1936). Nel 1937 fonda la rivista Prospettive, caratterizzata da una straordinaria apertura internazionale: tra i collaboratori spicca la figura di Alberto Moravia. 1940-1945: Richiamato alle armi con l'incarico di corrispondente di guerra, raccoglie il materiale destinato a confluire nei libri Il sole Š cieco (1941), Il Volga nasce in Europa (1943) e Kaputt (1944). Viene arrestato dalla Gestapo in Ucraina (1941) e dal Governo dell'Italia del Sud a Capri (1944). Torna in servizio come ufficiale di collegamento presso il Comando alleato. 1946-1951: Nel dopoguerra escono finalmente in Italia Don CamalŠo (1946) e, soprattutto, Tecnica del colpo di Stato (1948). Ulteriori polemiche sono scatenate dal romanzo La pelle (1949) e dal dramma Das Kapital, in scena a Parigi. L'unico film da lui diretto, Il Cristo proibito, Š presentato al Festival di Cannes nel 1951. 1952-1957: Si moltiplicano i viaggi all'estero e si intensifica il suo impegno teatrale, che lo vede tra l'altro autore della rivista Sexophone (1954). Pubblica Maledetti toscani (1956). Nel 1957, durante un lungo viaggio in Unione Sovietica e Cina, si manifestano i sintomi del cancro. Muore a Roma il 19 luglio 1957. Alessandro Zaccuri (®LettureŻ n. 640/07)