Luglio-Settembre 2008 n. 3 Anno XXII Quaderni di Minimondo Rivista culturale Braille Periodico trimestrale Fascicolo III Direzione Redazione Amministrazione Biblioteca Italiana per i Ciechi 20052 Monza - Casella postale 285 c.c.p. 853200 - tel. 039/28.32.71 e-mail: bic@bibciechi.it Dir. Resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Massimiliano Cattani, Antonietta Fiore, Luigia Ricciardone Pietro Piscitelli (Responsabile) Copia in omaggio Stampato in Braille a cura della Biblioteca Italiana per i Ciechi ®Regina Margherita¯ onlus via G. Ferrari, 5/a 20052 Monza Sommario Joseph R. Di Franza: Schiavi dalla prima sigaretta (®Le Scienze¯ n.479/08) Anna Oliverio Ferraris, Harald Welzer: La banalit… del male (®Psicologia contemporanea¯ n. 208/08) Andrea Semplici: Praga: il ritorno del Golem (®Tutto Turismo¯ n.355/08) Marina Verzoletto: Leonard Bernstein: la gioia della musica non conosce confini (®Letture¯ n. 549/08) Schiavi dalla prima sigaretta - Nuovi studi rivelano che la dipendenza dal tabacco pu• svilupparsi molto rapidamente. E questa scoperta potrebbe aiutare a individuare terapie che consentano di smettere con maggiore facilit…. - Durante la formazione per diventare medico di base, ricordo di avere acquisito le nozioni classiche sulla dipendenza da nicotina. Secondo queste nozioni, il motivo principale per cui le persone fumano Š il piacere, per il quale sviluppano una dipendenza psicologica. L'assuefazione agli effetti della nicotina le costringe poi a fumare con pi— frequenza; quando il vizio raggiunge una frequenza critica (circa cinque sigarette al giorno) e la presenza di nicotina nel sangue Š costante, allora si instaura la dipendenza fisica, generalmente dopo diversi anni e diverse migliaia di sigarette. Entro poche ore dall'ultima sigaretta, il fumatore dipendente sperimenta i sintomi dell'astinenza da nicotina: inquietudine, irritabilit…, incapacit… di concentrarsi e cos via. Stando a questa descrizione, quindi, chi fuma meno di cinque sigarette al giorno non Š dipendente. Armato di questa conoscenza, iniziai il mio lavoro con i pazienti, fino a quando mi imbattei nel classico caso non contemplato dai manuali. Si trattava di una ragazza adolescente che, durante un controllo di routine, mi disse di non essere in grado di smettere di fumare, nonostante avesse iniziato soltanto due mesi prima. Pensai che si trattasse di un caso isolato, una rara eccezione alla regola che la dipendenza richiede anni per instaurarsi. Quell'episodio per• mi aveva incuriosito, quindi mi recai alla scuola superiore della mia citt… per fare qualche domanda agli studenti sul loro rapporto con il fumo. Una ragazza di 14 anni mi disse di avere gi… fatto due tentativi seri di smettere e di avere fallito entrambe le volte. La questione era interessante, perch‚ aveva fumato solo poche sigarette alla settimana per un paio di mesi. Quando descrisse i suoi sintomi da astinenza, sembrava che a parlare fosse un fumatore incallito. La rapida comparsa dei sintomi in assenza di un consumo quotidiano di sigarette contrastava con quasi tutto quello che sapevo sulla dipendenza da nicotina. Quando per• analizzai meglio le mie conoscenze, mi resi conto che tutto ci• che mi era stato insegnato sull'argomento non era altro che un'ipotesi formulata su basi poco solide. Grazie ai fondi ricevuti dal National Cancer Institute e dal National Institute on Drug Abuse (NIDA), negli ultimi dieci anni ho studiato lo sviluppo della dipendenza da nicotina nei nuovi fumatori. Oggi so che il modello di dipendenza descritto nel paragrafo di apertura Š semplicemente falso. Dalla mia ricerca emerge invece una nuova ipotesi, secondo cui Š sufficiente un'esposizione limitata alla nicotina (anche una sola sigaretta) per modificare i neuroni cerebrali in modo da stimolare il bisogno di fumare. Se dovesse rivelarsi corretta, in futuro questa ipotesi potrebbe fornire ai ricercatori le basi per sviluppare farmaci e terapie che siano in grado di aiutare le persone a smettere di fumare. Perdita di autonomia Nel 1997, quando iniziai queste ricerche con i miei colleghi della Medical School dell'Universit… del Massachusetts a Worcester, il nostro primo obiettivo era lo sviluppo di uno strumento affidabile per riconoscere la comparsa dei primi sintomi di dipendenza. Per come la vedo io, la caratteristica fondamentale della dipendenza Š la perdita di autonomia, che si manifesta quando il fumatore scopre che smettere gli richiede uno sforzo o gli provoca malessere. Per riconoscere questa perdita, ho creato un test: lo Hooked on Nicotine Checklist (HONG); se il paziente risponde ®s¯ a una qualsiasi delle domande del test, significa che la dipendenza si Š gi… sviluppata. Oggi, tradotto in 13 lingue, il test HONG Š l'indicatore di dipendenza da nicotina con il maggiore successo a livello clinico. Inoltre Š facilmente adattabile per lo studio di altre sostanze. Abbiamo ripetutamente sottoposto al test centinaia di adolescenti per un periodo di tre anni, scoprendo che l'insorgere della dipendenza era piuttosto comune. Il mese successivo alla prima sigaretta era in assoluto il periodo in cui la dipendenza aveva pi— probabilit… di manifestarsi; qualsiasi sintomo dell'HONC, tra cui il bisogno compulsivo (craving) di fumare e i tentativi falliti di smettere, poteva comparire gi… durante le prime settimane. In media i primi sintomi comparivano quando i soggetti fumavano solo due sigarette alla settimana. Quei dati hanno demolito le teorie classiche, fornendo un nuovo punto di vista sui meccanismi della dipendenza. Quando per•, nel febbraio 2000, resi pubblica questa scoperta e dichiarai che alcuni ragazzi presentavano i sintomi della dipendenza dopo aver fumato solo una o due sigarette, incontrai un forte scetticismo. Molte persone mi dissero che, in base alla loro esperienza personale, le mie teorie erano corrette, ma tra gli scienziati furono in pochi a credermi, e quei pochi non furono disposti a rischiare la propria reputazione ammettendolo pubblicamente. Com'era possibile che la dipendenza si sviluppasse in un tempo tanto breve? Come potevano esserci sintomi di astinenza in fumatori che non avevano un livello costante di nicotina nel sangue? Negli ultimi anni vari gruppi di ricercatori - guidati da Jennifer O'Loughlin della Mc$Gill University, Denise Kandel della Columbia University e Robert Scragg dell'Universit… di Auckland, in Nuova Zelanda - hanno confermato le mie scoperte. Dodici studi hanno stabilito che l'astinenza da nicotina Š comune tra i nuovi fumatori. Nel dieci per cento dei soggetti che presentano i sintomi della dipendenza, questi sintomi si verificano entro due giorni dalla prima sigaretta; in un altro 25-35 per cento dei soggetti, i sintomi insorgono entro un mese. Uno studio molto ampio svolto sui giovani neozelandesi ha rivelato che il 25 per cento di essi presentava i sintomi dopo aver fumato da una a quattro sigarette; inoltre la comparsa precoce dei sintomi del test HONC era associata a un aumento di 200 volte della probabilit… che i ragazzi diventassero consumatori quotidiani di tabacco. Con risultati di questo tipo diventa necessario chiedersi in che modo la nicotina di una sola sigaretta riesca ad alterare il cervello al punto da creare dipendenza. Ricerche precedenti condotte su animali da laboratorio avevano determinato che l'esposizione ripetuta ad alte dosi di nicotina (l'equivalente di 1-3 pacchetti al giorno) stimola un aumento del numero di recettori neurali che hanno affinit… con essa. A conferma di questo fenomeno, le autopsie di fumatori rivelano aumenti del 50-100 per cento nel lobo frontale del cervello, nell'ippocampo e nel cervelletto. Ho convinto Theodore Slotkin della Duke University a determinare l'esposizione minima alla nicotina necessaria a provocare questo aumento di recettori. Per diversi giorni il suo gruppo ha somministrato piccole dosi di nicotina (equivalenti a una o due sigarette) a dei ratti, registrando un aumento nell'ippocampo (le cui funzioni hanno a che fare con la memoria a lungo termine) gi… al secondo giorno. Successivamente Arthur Brody, dell'Universit… della California a Los Angeles, ha scoperto che la nicotina di una sola sigaretta Š sufficiente a occupare l'88 per cento dei recettori nicotinici del cervello. Anche se il ruolo di questo aumento del numero dei recettori nelle dipendenze Š sconosciuto, questi studi indicano che Š possibile, da un punto di vista fisiologico, che quei ragazzi presentassero sintomi di astinenza gi… due giorni dopo la loro prima sigaretta. Stando agli studi sulla dipendenza, i sintomi dell'astinenza sono il risultato di adattamenti omeostatici effettuati dal corpo per bilanciare le varie funzioni e sostanze chimiche. Per esempio alcune sostanze che generano dipendenza stimolano la produzione di neurotrasmettitori (sostanze chimiche che trasmettono i segnali tra i neuroni) e il corpo risponde sviluppando adattamenti che inibiscono queste sostanze. Quando il soggetto cessa di assumere la sostanza, l'inibizione diventa eccessiva, e compaiono i sintomi dell'astinenza. Sappiamo che questi adattamenti correlati all'astinenza potrebbero svilupparsi rapidamente dopo la prima sigaretta, perch‚ anche altre sostanze, per esempio la morfina, producono effetti simili molto velocemente. La maggior parte dei fumatori di lunga data riesce a non fumare solo per una o due ore prima di avvertire il bisogno di un'altra sigaretta, mentre i nuovi fumatori possono stare senza fumare per settimane. Sorprendentemente, quindi, anche se la nicotina scompare dal corpo nel giro di 24 ore, durante le prime fasi della dipendenza una sola sigaretta Š in grado di sopprimere i sintomi dell'astinenza per intere settimane. Per spiegare queste osservazioni bisogna sapere che l'assunzione di nicotina ha effetti sul cervello che durano ben oltre l'evento in s‚. La nicotina stimola circuiti cerebrali in cui sono coinvolti composti biochimici come l'acetilcolina, la dopammina, l'acido gamma amminobutirrico (GABA), il glutammato, la noradrenalina, i peptidi oppioidi e la serotonina. Nei ratti, una sola dose di nicotina provoca un aumento della sintesi di noradrenalina nell'ippocampo per almeno un mese, e anche gli effetti su alcune funzioni neurologiche e cognitive persistono per settimane. Non Š noto se questi fenomeni abbiano o meno un legame con l'astinenza, ma Š chiaro che gli effetti della nicotina durano ben oltre la sua presenza nel cervello. L'intervallo tra l'ultima sigaretta e l'insorgere dei sintomi di astinenza Š detto periodo di latenza. Nei nuovi fumatori questo periodo Š lungo, e una sigaretta ogni poche settimane Š sufficiente per tenere a bada l'astinenza. Con il consumo ripetuto, tuttavia, si crea assuefazione e l'effetto di ogni sigaretta si riduce; il periodo di latenza si accorcia, e l'assunzione deve avvenire a intervalli sempre pi— brevi per evitare l'astinenza. Questo fenomeno Š noto come tolleranza correlata alla dipendenza. Se confrontata con gli adattamenti correlati all'astinenza, che possono comparire nel giro di 24 ore, la tolleranza legata alla dipendenza si sviluppa a un ritmo molto pi— lento, e possono essere necessari anni perch‚ il periodo di latenza si accorci fino a fumare cinque sigarette al giorno. In realt…, quindi, sono proprio i sintomi dell'astinenza la causa dell'uso intenso e prolungato di tabacco e non viceversa, come si pensava. Una nuova teoria Sono sempre stato scettico riguardo all'idea che i fumatori sono dipendenti dal piacere della sigaretta, visto che diversi tra i miei pazienti con un alto grado di dipendenza odiano questo vizio. Se le teorie classiche fossero corrette, invece, i fumatori pi— incalliti dovrebbero essere quelli che traggono maggior piacere dalle sigarette. Eric Moolchan, del NIDA, ha dimostrato in uno studio sugli adolescenti che, nonostante si verifichi un aumento del livello di dipendenza, di fatto il piacere di fumare diminuisce. Ô quindi necessaria una nuova teoria che tenga conto di queste scoperte. Mentre mi sforzavo di capire come facesse la nicotina a generare dipendenza tanto in fretta, mi Š venuto in mente un paradosso. Il solo effetto della nicotina evidente a un osservatore esterno Š la temporanea soppressione del bisogno della nicotina stessa. Tuttavia solo le persone che sono state precedentemente esposte alla nicotina ne sentono il bisogno. Come pu• una sostanza creare un bisogno e, nello stesso tempo, sopprimerlo? Iniziai a pensare che l'azione immediata della nicotina fosse la soppressione del craving, e che questa azione potesse diventare anche molto intensa, visto che le successive dosi di nicotina provocano risposte pi— intense della prima. (Un fenomeno, comune a tutte le sostanze che creano dipendenza, noto come sensibilizzazione.) Il cervello, allora, svilupperebbe rapidamente adattamenti correlati all'astinenza per contrastare l'azione della nicotina e ripristinare l'equilibrio omeostatico. Quando l'effetto della nicotina si fosse esaurito, tuttavia, questi adattamenti stimolerebbero il bisogno di un'altra sigaretta. Secondo questa teoria della sensibilizzazione- omeostasi, la nicotina non crea dipendenza perch‚ produce piacere, ma semplicemente perch‚ sopprime il craving. Poich‚ la nicotina stimola i neuroni, ho ipotizzato che possa attivare un sistema di inibizione del craving nel cervello. L'attivazione di questo ipotetico sistema sopprimerebbe a sua volta l'attivit… di un sistema complementare che invece genera il craving. Il ruolo naturale di questo secondo sistema sarebbe ricevere informazioni sensoriali (per esempio vista e olfatto), confrontarle con i ricordi di oggetti gratificanti (per esempio il cibo) e provocare un bisogno per motivare e dirigere i comportamenti appetitivi (per esempio mangiare). Il ruolo del sistema di inibizione del craving, invece, sarebbe segnalare appagamento, in modo che l'individuo sospenda il comportamento appetitivo quando non Š pi— necessario. Poich‚ il corpo cercherebbe di bilanciare questi due sistemi, la soppressione del sistema di generazione del craving da parte della nicotina causerebbe lo sviluppo di adattamenti correlati all'astinenza, che accelererebbero l'attivit… di quel sistema. Durante il periodo di astinenza, quando gli effetti inibitori della nicotina si fossero esauriti, il sistema di generazione del craving si troverebbe quindi in uno stato di eccitazione, provocando il desiderio intenso di un'altra sigaretta. Questi cambiamenti di attivit… del cervello si realizzerebbero con rapidi cambiamenti della configurazione dei recettori neurali, il che spiegherebbe come mai certi adolescenti provano il bisogno compulsivo di fumare anche dopo aver fumato una sola volta. Le prime conferme a questo tipo di modello sono arrivate dai molti studi di risonanza magnetica funzionale (fMRI) che dimostrano che negli esseri umani il craving indotto da nicotina, alcool, cocaina, oppiacei e cioccolato causa un aumento dell'attivit… metabolica del giro cingolato e di altre aree del lobo frontale del cervello. Questa scoperta testimonia che esiste un sistema di generazione del craving. Hyun-Kook Lim, del College of Medicine dell'Universit… della Corea, ha inoltre scoperto che la nicotina Š in grado di sopprimere questo sistema. La sua ricerca ha dimostrato che una somministrazione della sostanza Š in grado di bloccare l'attivazione delle regioni del cervello umano associate al craving indotto. Il modello basato sulla sensibilizzazione- omeostasi spiega anche la tolleranza correlata alla dipendenza. La ripetuta soppressione del sistema di generazione del craving provoca infatti un ulteriore adattamento omeostatico che stimola il bisogno accorciando la durata dell'effetto inibitorio della nicotina. Come menzionato in precedenza, la tolleranza si sviluppa molto pi— lentamente degli adattamenti correlati all'astinenza ma, una volta sviluppata, diventa molto radicata. Anche se in genere sono necessari almeno due anni prima che un adolescente senta il bisogno di fumare cinque sigarette al giorno, ho notato che i miei pazienti che smettevano e poi riprendevano tornavano in pochi giorni al solito numero di sigarette, anche dopo un'astinenza molto lunga. Insieme a Robert Wellman del Fitchburg State College, ho indagato questo fenomeno in uno studio su 2000 fumatori, ai quali Š stato chiesto quanto fumavano prima di smettere, quanto tempo sono rimasti senza fumare e quanto hanno fumato subito dopo avere ricominciato. I fumatori che hanno ricominciato dopo una sospensione di tre mesi hanno ripreso a fumare circa il 40 per cento delle sigarette fumate in precedenza, dimostrando che il loro periodo di latenza si era allungato. Secondo me l'intervallo tra una sigaretta e l'altra aumenta perch‚ gli adattamenti correlati all'astinenza scompaiono gi… durante le prime settimane di sospensione. Con la ripresa, per•, questi adattamenti si risviluppano in fretta, e nel giro di poche settimane i fumatori tornano ai loro consumi abituali. Abbiamo anche scoperto che sospensioni superiori ai tre mesi non avevano alcun impatto aggiuntivo sul periodo di latenza. Anche dopo anni di sospensione, il fumatore riprendeva a un ritmo di circa il 40 per cento dell'assunzione precedente, in genere sei o sette sigarette al giorno. Questo dato indica che l'incremento della tolleranza Š permanente: un fumatore che smette e poi ricomincia non otterr… mai da una sola sigaretta la stessa soppressione del craving che un nuovo fumatore Š in grado di ottenere. In altre parole il cervello di un fumatore non torna pi— alle condizioni originarie. Ma se la tolleranza correlata alla dipendenza stimola il sistema di generazione del craving e non scompare mai del tutto, perch‚ gli ex fumatori dopo un po' non sentono pi— il desiderio di fumare? I soggetti della nostra ricerca non hanno saputo dirci perch‚ il loro bisogno di nicotina con il tempo diminuiva, quindi mi sono affidato al modello della sensibilizzazione-omeostasi, per vedere che cosa avrebbe previsto. Ho ipotizzato che gli ex fumatori sviluppino adattamenti correlati all'astinenza che imitano l'azione della nicotina, inibendo il sistema di generazione del craving e ripristinando l'omeostasi. Smettere di fumare, quindi, non consentirebbe al cervello di tornare tranquillamente al suo normale funzionamento, ma darebbe invece inizio a un periodo dinamico di neuroplasticit… durante il quale comparirebbero nuovi adattamenti. A causa di questi adattamenti, il cervello di un ex fumatore non sarebbe simile n‚ a quello di un fumatore n‚ a quello di un non fumatore. Per verificare questa previsione, Slotkin e colleghi hanno esaminato il cervello di alcuni ratti prima dell'esposizione alla nicotina, durante l'esposizione, durante l'astinenza e molto tempo dopo l'astinenza. Sono state individuate tracce chiarissime di cambiamenti nel funzionamento dei neuroni della corteccia cerebrale che sfruttano l'acetilcolina e la serotonina per trasmettere i propri segnali, cambiamenti che compaiono solo dopo il periodo di astinenza acuta. Come previsto, il cervello di un ratto ®ex fumatore¯ mostrava adattamenti unici, che non erano presenti nei soggetti ®fumatori¯ o ®non fumatori¯. Al College of Medicine dell'Universit… Cattolica della Corea, Hee Jin Lim ha studiato il fattore neurotrofico derivato dal cervello (BDNF), uno stimolante della neuroplasticit…, trovando tracce di rimodellamento nel cervello di soggetti umani che avevano smesso di fumare. I livelli di questo fattore erano infatti triplicati negli ex fumatori dopo due mesi di astensione. Gli adattamenti correlati all'astinenza sembrano quindi contrastare gli adattamenti correlati alla tolleranza grazie all'inibizione del sistema di generazione del craving, per cui, dopo un certo periodo, l'ex fumatore non sente pi— il desiderio compulsivo di fumare. Stimoli legati al fumo nell'ambiente esterno possono per• riattivare il craving e se l'ex fumatore, dopo una lunga astinenza, dovesse cedere alla voglia di fumarsi anche una sola sigaretta, la nicotina produrrebbe una profonda soppressione dell'attivit… del sistema di generazione del craving. A questo punto, per•, gli adattamenti correlati all'astinenza renderebbero la situazione ancora pi— difficile: poich‚ questi adattamenti imitano gli effetti della nicotina, verrebbero rimossi per ristabilire l'omeostasi; ma una volta cessati gli effetti della nicotina gli adattamenti correlati alla tolleranza si ritroverebbero senza antagonisti, e sarebbero liberi di stimolare il sistema di generazione del craving. Colpito da un intenso desiderio, il fumatore dovrebbe quindi ricominciare a fumare sei o sette sigarette al giorno per soddisfare il proprio bisogno. Nuove speranze per i fumatori Il modello di dipendenza appena descritto non Š certamente quello pi— diffuso: secondo molti scienziati, infatti, la dipendenza ha origini psicologiche, mentre secondo me Š un problema di natura fisiologica. Avevo quindi gi… preventivato un'accoglienza piuttosto fredda per le mie idee. In ogni caso, che la teoria della sensibilizzazione-omeostasi sia corretta o no, Š ormai evidente che la nicotina della prima sigaretta Š sufficiente a causare un rimodellamento del cervello. Tralasciando quindi le discussioni su quale criterio sia pi— giusto usare per diagnosticare correttamente una dipendenza, Š chiaro che negli adolescenti diversi sintomi della dipendenza compaiono molto presto dopo la prima sigaretta. Diventa quindi importante continuare a finanziare le campagne governative contro il fumo, che negli ultimi anni hanno visto invece una riduzione dei fondi. Per convalidare la mia teoria, esposta qui in modo semplice, si dovr… identificare la sensibilizzazione negli esseri umani. Insieme a Jean A. King del Center for Comparative NeuroImaging, abbiamo individuato, usando le tecniche di fMRI, la sensibilizzazione alla nicotina nel ratto. Confrontando le immagini del cervello dopo la prima dose di nicotina e dopo la quinta, somministrata a distanza di quattro giorni, si sono notati notevoli cambiamenti nella funzionalit… dell'organo in aree come il giro cingolato anteriore e l'ippocampo. Di recente abbiamo ricevuto finanziamenti dal NIDA per usare la fMRI su soggetti umani, al fine di individuare la sensibilizzazione nei fumatori e, in futuro, determinare le regioni del cervello coinvolte dai sistemi di generazione e inibizione del craving. Il nostro obiettivo a lungo termine Š trovare sostanze che operino su questi sistemi, per individuare una terapia per la dipendenza. Le attuali terapie basate sui sostituti della nicotina possono raddoppiare il tasso di successo di chi vuole smettere di fumare, ma i tentativi falliti sono ancora di gran lunga pi— numerosi. Secondo la teoria della sensibilizzazione- omeostasi, Š necessaria una terapia che sopprima il bisogno di fumare senza per• stimolare risposte di tipo compensatorio che nel tempo renderebbero il bisogno pi— intenso. In definitiva, capire meglio come funziona la dipendenza da nicotina aiuter… la ricerca a sviluppare nuovi metodi per liberare i fumatori dalla stretta mortale di questa sostanza. Joseph R. Di Franza (®Le Scienze¯ n. 479/08) La banalit… del male - Omicidio e morale: come persone del tutto normali possono perpetrare uno sterminio. - La ®banalit… del male¯ rivisitata Quando nel 1960 Adolf Eichmann, un alto funzionario dei campi di sterminio nazisti, fu trovato dai servizi segreti israeliani e processato, la filosofa Hannah Arendt, che assistette al processo, lo descrisse come un uomo mediocre, incapace di distinguere il bene dal male. La mostruosit… di un regime pu• appoggiarsi sul lavoro ordinario di funzionari zelanti che si sottomettono agli ordini dei capi, questa fu la sua tesi (la ®banalit… del male¯). Non c'Š bisogno di odio o di ideologia per spiegare il peggio, la sottomissione Š sufficiente. Nello stesso periodo, lo psicologo americano Stanley Milgram cerc• di dimostrare ci• che la Arendt aveva messo in luce. In uno degli esperimenti pi— famosi della psicologia sociale questo ricercatore ottenne che individui del tutto normali infliggessero scariche elettriche ®mortali¯ (simulate nella realt…) a quanti nell'eseguire un test facevano degli errori. In questi ultimi anni, per•, psicologi e storici (Alexander Haslam, Stephen Reicher, David Cesarani), hanno riaperto la questione sostenendo che l'immagine di Eichmann funzionario anonimo era stata solo la sua linea difensiva al processo e che nella realt… egli era invece un antisemita convinto. La ricerca dello psicologo sociale Harald Welzer si colloca in questo filone di studi che ridiscute le tesi ®classiche¯ della Arendt e di Milgram. Oltre per• al fattore ideologico, sottolineato da Haslam e da Reicher, entra in gioco anche un altro meccanismo, il senso di estraneit…. Pi— i carnefici si sentono estranei alle vittime, pi— diventa facile eliminarle. Gli sterminatori di massa non ignorano la morale comune e non cambiano i loro valori: ci• che cambia sono coloro a cui applicare questa morale comune. A cambiare sono i limiti tra ®loro¯ e ®noi¯. Dal momento in cui un gruppo non fa pi— parte di ®noi¯ (per esempio, gli ebrei tedeschi al tempo del nazismo), tutto diventa possibile. Coloro che compiono massacri lo fanno in periodi di guerra o di guerra civile, quando si diffonde la paura che il loro mondo si stia disintegrando e la loro comunit… sia minacciata. Costoro hanno la sensazione di vivere in una situazione eccezionale e che si debba agire secondo norme non abituali. Pretese etiche e comportamenti reali Se ci chiediamo come qualcuno abbia potuto commettere orrori come la Shoah, assassinando in maniera bestiale uomini, donne e bambini, non possiamo fare a meno di dare un giudizio in bianco e nero sulla personalit… degli attori coinvolti: morali o immorali, buoni o cattivi, vittime o carnefici, nazisti o antinazisti. Le persone per• non sono mai univoche. Ci sono stati nazisti che hanno salvato degli ebrei e non c'era bisogno di essere un fanatico nazista per ucciderli. Partecipare al patrimonio spirituale della cultura tedesca, Beethoven, Bach, Schiller, Goethe, era spesso per gli assassini un'aspirazione sincera, una gioia profondamente sentita, parte integrante della loro identit…. Gli scienziati che facevano congetture sull'eugenetica o stilavano progetti per la colonizzazione dello ®spazio vitale¯ nell'Est europeo non erano affatto ®pseudoscienziati¯, ma professionisti qualificati che impiegavano a scopi disumani la propria competenza di livello internazionale. Certamente c'erano non pochi camerati che odiavano gli ebrei, ma non per questo rinunciavano a servirsi nei loro negozi, perch‚ il prezzo era buono. E altrettanto certamente ci sono state persone indignate per il trattamento infame riservato a medici e avvocati ebrei, persone che provavano per questo un sentimento di vergogna, ma nonostante ci• approfittavano dell'occasione per acquistare un bel paesaggio o una poltrona confortevole dov'era pi— conveniente: per esempio al ®mercatino degli ebrei¯ sul Kamerunkai di Amburgo, dove si vendevano gli arredi espropriati agli ebrei belgi e olandesi deportati o costretti a emigrare. Anche guardando noi stessi, di tanto in tanto troviamo discrepanze notevoli fra pretese etiche e comportamenti reali: a seconda delle situazioni siamo capaci delle pi— diverse manifestazioni di pensiero, parola e azione, ci permettiamo un comportamento ®cattivo¯ pur sapendo cosa Š ®meglio¯, siamo padroni di un repertorio di menzogne, contraddizioni e meschinit… non meno che di risorse come la fiducia e la disponibilit… verso gli altri. Questo autoesame mostra immediatamente anche un'altra cosa: se passiamo in rassegna il patchwork della nostra vita morale, vediamo che per ogni aspetto che pu• apparirci discutibile cerchiamo subito di trovare una giustificazione che spieghi perch‚ abbiamo fatto questo o quello potendo fare di meglio, in sostanza perch‚ siamo rimasti al di sotto delle nostre possibilit…. Spostamenti pericolosi Se tentiamo di spiegare il comportamento degli autori dello sterminio, ci troviamo davanti al problema che nel giudicare le loro azioni applichiamo una cornice morale che non era in vigore quando hanno commesso quei crimini. Con questo non si vuol dire che fossero preda di un errore di giudizio su ci• che Š lecito o illecito, o che magari partissero dal presupposto (sbagliato) che il rifiuto di uccidere li avrebbe esposti personalmente a gravi conseguenze. No: primo, sapevano bene cosa stavano facendo, secondo, ne provavano occasionalmente disagio, ma ritenevano di doverlo fare per venire incontro a un ambiente sociale che si aspettava da loro l'esecuzione del lavoro di sterminio, ritenuto in linea di principio necessario. La radicalit… di questa affermazione non sta tanto nel fatto che quei certi individui approfittassero di quella ®occasione della disumanit… impunita¯, come l'ha chiamata Gnter Anders, che si apriva loro, cogliendone tutte le opportunit… sessuali, di arricchimento personale, di esercizio d'un potere illimitato: ci• Š infame, ma certo non incomprensibile. Quella che Š pi— difficile da intendere Š la circostanza che a offrire loro questo straordinario ampliamento del campo d'azione fosse il cambiamento radicale intervenuto nella societ… tedesca, e che proprio a un sistema dittatoriale, totalitario, dovessero una tale illimitata libert… personale. Se si considera il nazionalsocialismo una sorta di errore di percorso nella storia della modernit…, una societ… deviata che come sistema coatto si avvita in un processo collettivo di radicalizzazione, non si capisce a mio avviso in cosa consistesse il suo motore centrale. La politica dello sterminio non Š stata un semplice epifenomeno di una dittatura totalitaria, fondata sulla formazione coattiva di una comunit… di appartenenti al popolo: questa formazione poggiava altrettanto sulla definizione radicale dei non appartenenti e da qui ricavava la sua attrattiva durevole e apparentemente irresistibile. La prassi della persecuzione antiebraica costituiva per molti versi il centro dinamico della societ… nazista, in quanto istituiva un campo d'azione politica adatto a penetrare sistematicamente tutti gli altri e quindi la societ… nel suo complesso, scatenando enormi energie individuali e collettive, senza le quali sarebbe incomprensibile la gigantesca opera distruttiva portata a termine da quel sistema di dominio. Allora la domanda non Š solo come abbiano potuto, a partire dal 1939 in Polonia e ancor pi— dal 1941 in Russia, uomini fino ad allora del tutto normali trasformarsi in assassini, ma piuttosto com'Š successo che dopo il 1933 una grande maggioranza di persone normalissime abbia deciso di partecipare a un processo di attiva emarginazione che si Š compiuto con una mostruosa rapidit…, senza vedervi niente di particolarmente malvagio, niente che si discostasse dal loro sistema di valori. In una struttura sociale basta spostare una sola coordinata per cambiare tutto l'insieme, per fondare una realt… totalmente diversa da quella esistita fino a un momento prima. Questa coordinata si chiama appartenenza sociale. Spostarla consiste nel dare una definizione radicalmente nuova di chi rientra nel nostro universo morale e chi no, cioŠ chi appartiene al gruppo interno, e chi Š membro di un gruppo esterno, Š altro da noi, uno straniero, infine un nemico mortale. Un tale cambiamento radicale di coordinate lo si incontra non solo nella Germania nazista, dove era ®scientificamente¯ fondato sulla teoria della razza, ma anche in Cambogia, fondato sulla dottrina della lotta di classe, nella ex- Jugoslavia e in Ruanda, su base etnica. La distinzione non aggirabile e assoluta fra chi appartiene e chi non appartiene al proprio mondo Š la caratteristica comune a tutte queste micidiali societ…, per il resto diversissime, abbinata all'idea fissa che l'unica soluzione dei problemi sociali esistenti consista nell'eliminazione totale degli altri, i non appartenenti. Questa eliminazione pu• essere immaginata inizialmente in termini spaziali, come nel progetto nazista del Madagascar o nella separazione territoriale della Jugoslavia, ma la prassi di emarginazione, spoliazione e deportazione in cui si traduce, con le violenze che l'accompagnano, finisce con spaventosa regolarit… per trasformare quella che dapprima poteva sembrare un'operazione ®chirurgica¯ di pulizia etnica nell'annientamento fisico dei membri del gruppo esterno. Ideologia e prassi L'attrattiva esercitata su persone normalissime dall'idea di una ®razza dominante¯ e di una ®sottoumanit…¯ non stava solo nella pura e semplice promessa di un futuro migliore per il popolo tedesco, ma nell'immediata realizzazione della promessa: ogni passo avanti nel rapido processo di emarginazione degli ebrei non aveva solo l'effetto di peggiorarne drasticamente le condizioni di vita, ma viceversa anche quello di migliorarle per i tedeschi ®ariani¯. Lo spostamento delle coordinate sociali rese possibile ottenere il coinvolgimento quasi totale dei ®nostri¯, gli appartenenti al gruppo interno dei tedeschi non ebrei, nel progetto nazista, e spiega il consenso ininterrotto su cui quel progetto pot‚ contare fino al trauma di Stalingrado. La nazificazione della societ… tedesca non era pura e semplice propaganda ideologica, cioŠ qualcosa su cui riflettere per orientare la propria condotta, ma un processo che nella trasformazione del vissuto spicciolo traduceva l'antisemitismo della visione nazista del mondo in una realt… concretamente sentita e percepita, che si realizzava nella prassi quotidiana. Questa realt… consisteva nell'esclusione degli ebrei da ogni genere di societ…, associazione, organizzazione e professione, nella passivit… della polizia di fronte alle violenze antiebraiche, nella percezione quotidianamente confermata che era meglio non essere ebrei e che tutto ci• poteva accadere senza che assolutamente nessuno cercasse di impedirlo o sollevasse qualche obiezione. Consisteva infine nel welfare state hitleriano, fondato in qualche misura anche sulla persecuzione antiebraica, nel costante miglioramento del livello di vita di chi apparteneva alla comunit… del popolo tedesco, i membri del gruppo interno, il cui rovescio era l'emarginazione e spoliazione ininterrotta del gruppo esterno: gli altri, i non appartenenti. Dal punto di vista della psicologia sociale non si potr… mai sottolineare abbastanza il fatto che ogni singolo passo del cambiamento sociale, spesso incidentale e poco appariscente, Š gravido di conseguenze per la percezione di s‚ in una struttura collettiva in trasformazione: nel contesto sociale costituito insieme dagli appartenenti e dai non appartenenti, ogni cambiamento di posizione degli altri comporta anche un cambiamento della propria. La realt… si modifica in questo modo letteralmente di giorno in giorno, e le interviste con gli ex-camerati ancora oggi testimoniano l'attrattiva psicosociale e il collante emotivo di questo processo concreto di inclusione ed esclusione. Fra coloro che l'hanno vissuto Š comune, infatti, la convinzione che il III Reich, almeno fino alla campagna di Russia, fosse un ®bel periodo¯ e per molti di loro questo giudizio vale anche per buona parte degli anni di guerra. E quando questi continuano a dichiarare di non aver capito ®tutta la storia con gli ebrei¯ ci• non dipende da una rimozione, ma dall'aver sentito come cosa ovvia il fatto di vivere in una societ… che da un certo momento in poi era e doveva essere esclusivamente costituita, con pieno diritto, dai tedeschi non ebrei: l'emarginazione, persecuzione e spoliazione degli altri non erano avvertite come tali sotto il profilo categorico, in quanto questi altri per definizione non appartenevano pi— alla societ… e il loro trattamento crudele non riguardava pi— l'ambito interno della morale nazionalsocialista. La capacit… di penetrazione e la rapidit… di realizzazione del progetto nazista poggiavano sulla trasformazione immediata dell'ideologia in prassi, capace di creare di colpo nella realt… tedesca gli ®ariani¯ insieme agli ®ebrei¯. Per istituire questa nuova realt… era essenziale la costruzione pratica del nuovo gruppo interno dominante per mezzo della privazione di beni e diritti del gruppo esterno inferiore, e la sua assurda stereotipizzazione come nemico mortale. Il fantasma di una fondamentale calamit… originata dagli ebrei e la promessa di un futuro luminoso nella societ… razzialmente pura trovava continua conferma nella modalit… della sua realizzazione. Quanto ai risultati, non fa nessuna differenza che uno sia spinto da moventi razionali o irrazionali: le conseguenze dei suoi atti fanno parte integrante della realt… in un caso come nell'altro. La Shoah ne Š la prova pi— triste e sconvolgente. E la politica antisemita dimostra nel suo stesso percorso la forza normativa dei fatti: ogni misura applicata, ogni violenza impunita, ogni azienda ®arianizzata¯, ogni famiglia deportata, ogni ebreo assassinato attestavano di nuovo che non si trattava qui di ideologia o propaganda, ma della creazione di una realt… di cui faceva parte ogni singolo camerata. La cosa pi— persuasiva doveva essere proprio il fatto che tutto ci• accadesse davvero, che nella realizzazione di un progetto di societ… cos radicalmente emancipato dai valori tramandati si manifestasse una tale assenza di limiti e di freni, senza doverne pagare le conseguenze n‚ incontrare resistenze visibili. Il deposito di potenzialit… Quale sia il potenziale insito nello spostamento di una singola coordinata della societ… lo mostra anche il fatto che tutte le istituzioni esistenti prima del 1933 abbiano potuto svolgere un ruolo funzionale nell'ambito del progetto nazista, come se per loro - ferrovieri, dirigenti delle imposte, impiegati di banca, psichiatri - non fosse cambiato nulla. Non c'era bisogno di speciali procedure di selezione e addestramento del personale, come scrive Raul Hilberg nel suo libro La distruzione degli ebrei d'Europa: semplicemente ogni agente di pubblica sicurezza poteva essere adibito a sorvegliare un ghetto o un trasporto di ebrei, a qualunque ufficiale di polizia poteva essere affidato il comando di una squadra per le ®operazioni speciali¯ in Europa orientale, ogni funzionario amministrativo era candidato naturale al servizio in un campo di sterminio. In altre parole, tutte le operazioni erano condotte col personale di volta in volta disponibile. Dovunque si decida di collocare la linea della partecipazione attiva, la macchina dello sterminio rappresenta una frazione notevole della popolazione tedesca. Sullo sfondo di queste considerazioni, Henry Friedl„nder ebbe una volta a osservare che malgrado ricerche approfondite non aveva mai trovato tra le offerte di lavoro pubblicate dai giornali tedeschi negli anni '30 e '40 un annuncio in cui lo stato cercasse operatori esperti e qualificati nelle esecuzioni di massa: inserzioni del genere sarebbero state peraltro superflue, perch‚ la macchina dello sterminio non differiva fondamentalmente dalla struttura della societ… tedesca nel suo complesso; la differenza era semplicemente una differenza funzionale. Solo che lo scopo cui la normale e consueta attivit… faceva ora riferimento era tutt'altro, cioŠ un obiettivo esplicitamente disumano. Le leggi razziali introdotte subito dopo la presa del potere ovviamente, per i funzionari incaricati di applicarle, non significavano la condanna a morte delle persone coinvolte: quando uno ha da svolgere un compito amministrativo non va a pensare a cose tanto lontane dalla sua scrivania. Che una persona collocata a un capo di una catena di comportamenti non rifletta su cosa avviene all'altro capo della catena rientra nella divisione del lavoro e delle funzioni che caratterizza le societ… moderne. Ma a ogni snodo di questa struttura dinamica di operazioni siedono persone concrete che sanno quello che fanno, e che a questo fare attribuiscono un elevato senso di consapevolezza. Ci• significa che la struttura istituzionale e operativa della societ… va considerata un deposito di potenzialit…, che a seconda del fine perseguito possono produrre realt… del tutto diverse. Venendo alla questione degli autori dello sterminio e al tentativo di spiegare come abbiano potuto fare ci• che hanno fatto, Š decisivo individuare le potenzialit… che presiedono sempre all'apertura di nuovi ambiti d'azione collettiva e individuale. Anche i bisogni potenziali di individui normalissimi possono in circostanze nuove avere uno sviluppo tutto nuovo, e il mistero di come quel potenziale abbia potuto dispiegarsi in maniera cos disumana nella Germania nazista sta tutto nell'apertura improvvisa e travolgente di nuovi spazi d'azione, dove di colpo ci• che prima era vietato diventava permesso o addirittura esplicitamente richiesto. E con questo si torna al problema apparentemente inspiegabile degli autori diretti dei massacri: Š solo l'orrore assoluto dei loro atti, la loro disumanit…, a frapporsi come uno schermo opaco per impedire la visione, tanto pi— spaventosa, di quanto sia facile dare via libera a quelle potenzialit…. Con tutto ci• Š indubbiamente diverso se cambio marciapiede quando mi viene incontro un conoscente ebreo per evitare una situazione imbarazzante, se vado a occupare il bell'appartamento da cui Š stata cacciata una famiglia ebrea, se decreto la morte di una persona con una firma sotto un modulo sanitario, se progetto un forno crematorio, se infine punto la carabina alla nuca di un bambino disteso sui cadaveri nudi dei genitori: tutti questi sono gradini diversi, pi— o meno difficili da varcare, ma temo che in fondo si tratti di un continuum che parte da qualcosa di apparentemente innocuo e finisce nello sterminio. Per la maggior parte di noi Š decisivo aver superato i primi gradini per poter varcare gli ultimi. La perfidia per• sta nel fatto che finch‚ siamo al primo gradino l'ultimo ci appare ancora intollerabile, mentre sembra che ci siano buone ragioni per fare il primo passo, ancora non cos fattivo - forse solo una piccola trasgressione rispetto a una convinzione interiore comunque fragile, a prezzo di un certo disagio morale. A ogni passo si abbassa la soglia morale, che da principio rappresentava ancora un ostacolo insuperabile. E alla fine lo stesso annientamento di esseri umani appare qualcosa che si pu• fare e si fa. Anna Oliverio Ferraris Harald Welzer (®Psicologia contemporanea¯ n. 208/08) Praga: il ritorno del Golem - Nel quartiere ebraico della citt… il mistero del fantoccio d'argilla, creato nel 1580 da rabbi L”w, resiste. Sepolto nella soffitta della vecchia sinagoga. E c'Š chi, ancora oggi, giura che ogni 33 anni... - La scala, pioli in ferro murati nella parete esterna della sinagoga, Š irraggiungibile. Ô un balzo di almeno dieci metri per aggrapparsi al primo appiglio. E poi Sasha Putik, medievalista del museo ebraico, era stato drastico e tagliente: ®Lasci perdere il Golem. Non appartiene alla realt…. Non amo la sua leggenda¯. Il professor Putik non mi ha dato nemmeno il tempo di chiedere il perch‚ della sua antipatia verso il Golem. Ma questa Š una ragione in pi— per venire qui, sotto il tetto della Straronova Sinagoga, la sinagoga Vecchia-Nuova di Praga, la pi— antica d'Europa, gotica e - a modo suo - misteriosa. Rabbi Karel Sidon, 64 anni, capo spirituale della comunit… ebraica praghese, ha invece ancora sogni. Dice con un sussurro: ®A volte, quando sono seduto nella sinagoga, ho la sensazione che il Golem sia realmente esistito¯. Il rabbino alza lo sguardo verso le volte della piccola sala della preghiera: ®Pi— volte, nella sua storia, il quartiere ebraico Š stato distrutto da incendi terribili: ma questo edificio Š sempre scampato al fuoco. Dio lo ha protetto. Ma anche il Golem, sono sicuro, ha difeso la sinagoga¯. Guardo ancora la scala di ferro che potrebbe condurmi nel solaio della Straronova, l… dove dovrebbe essere sepolto il Golem. Niente da fare: troppo alta e, alla sua fine, sbarrata da una porta ben chiusa. E poi: perch‚ voler svelare il segreto di una creatura d'argilla? Ô sufficiente crederci per poter viaggiare per questa Praga dove, come scriveva Kafka, vagano ancora ®strampalati commandos di alchimisti, di astrologhi, di rabbini, di poeti, di angeli e santi barocchi¯. Qui, davvero e non per banale trucco di giornalista, Š ancora possibile scorgere, alle cinque del mattino, lo stesso Franz Kafka tornare in via Celetn…, ai confini con il quartiere ebraico, nel cuore della Star‚ M‚sto, la gloriosa citt… vecchia. Ô diretto ®a casa sua, vestito di nero¯. Praga, percorsa dalle ondate del turismo internazionale (un milione di visitatori ogni anno), ha la stessa anima di Venezia. Basta svicolare di cinque metri dalle rotte pi— battute per ritrovarsi nella birreria U Tygra (cos visibile, cos nascosta), con camerieri scontrosi che difendono ancora il tavolo dove, ogni giorno, si sedeva Bohumil Hrabal, il pi— picaresco degli scrittori praghesi. Nessuno pu• avere la spudoratezza di occupare quella sedia. A Praga basta aprire una porta di legno consunto dai decori secessionisti e si pu• cambiare storia. La via Maislova Š la strada principale di Josefov, il quartiere ebraico: qui si trovano, a un passo dalla sinagoga Vecchia-Nuova, il Municipio ebraico e il rabbinato. Solo un portone, difeso da guardie del corpo che sfogliano cataloghi di pistole, divide la Praga dei turisti da questo universo antico della comunit… ebraica praghese: vecchi impiegati, rabbini vestiti di nero, giovani con una camicia bianca stazzonata, mobili che sanno di altri anni. Sono poco pi— di 1.600 gli ebrei praghesi. Erano almeno 55.000 prima dei pogrom nazisti e staliniani. Tomas Kraus, 50 anni, Š il segretario della Federazione delle dieci comunit… ebraiche ceche: ®Kafka e il Golem sono due simboli di Praga e della cultura ebraica. I libri di Kafka, per quarant'anni, durante il comunismo, sono stati vietati. Un incontro fra scrittori attorno a Kafka, nel 1963, fu il primo segnale della ®Primavera di Praga¯. Molti ebrei furono protagonisti di quel tentativo di libert…. E tutti, in questa citt…, conoscono la leggenda del Golem: Š una lettura obbligatoria per i bambini, fa parte delle storie praghesi e dei suoi miti¯. Rassicurato, esco dal Municipio, faccio due passi e mi siedo, ovviamente, nel Caf‚ Franz Kafka. Le cameriere sono ragazze giovani e belle: indossano una maglietta nera dove l'autore de Il processo occhieggia oltre il boccale di birra. E mi racconto, di nuovo, la storia del Golem. Nella notte del giorno 20 del mese di Adar dell'anno ebraico 5340 (marzo 1580) tre uomini, il rabbi Jehuda L”w ben Bezalel, suo genero Jizchak e il discepolo levita Jakob, erano ombre sulle sponde, di fango e salnitro, della Moldava. Si muovevano con circospezione sacra: stavano impastando argilla fino a modellare una forma umana. Quindi si misero a girare, per sette volte, attorno al fantoccio di fango. Donarono acqua e fuoco alla loro creatura. Alla fine rabbi L”w inser fra le sue labbra lo schem, un foglietto di pergamena con scritto il nome di Dio. La creatura prese vita: apr gli occhi, si alz• in piedi, vacill•, avanz• verso il vecchio rabbino. Era muto. Era un uomo artificiale. Un rabbino, esperto di cabala, aveva realizzato il sogno impossibile: aveva creato un suo doppio. Era un Golem: la parola, spiegano gli esperti biblisti, appare nel versetto 16 del salmo 139 (®l'omaggio a chi sa tutto¯), e sta per ®informe, privo di forma¯. L'uomo d'argilla, bonaccione e senza intelligenza, fu per anni un fedele servitore del rabbi L”w. Con la sua mole doveva proteggere la sinagoga Vecchia- Nuova e il quartiere ebraico. Al sabato riposava: il rabbi toglieva dalla sua bocca le parole divine dello schem e il Golem si rannicchiava su se stesso. Ma, una volta, alla vigilia del shabbat, il rabbino si dimentic• di renderlo inerte. Il Golem impazz, cominci• a ®smaniare e schiumare¯: distrusse prima la sua stanza e poi scompigli• il quartiere. Rabbi L”w fu costretto a interrompere la preghiera: si par• davanti alla sua creatura e riusc a togliere le parole divine dalle sue labbra. Il Golem si accasci• al suolo. La notte successiva il rabbino ruot• nuovamente, ma in senso contrario, sette volte attorno al fantoccio di terra: il Golem torn• a essere argilla priva di vita, i suoi resti furono sepolti nel solaio della sinagoga. Il rabbi viet• a chiunque di salirvi. Per tre secoli nessuno viol• il divieto: solo nell'800, il rabbino Landau os• sfidare l'antica regola. Si arrampic• fino a quella vecchia soffitta: ne scese con il volto sconvolto dalla paura. Fu allora che venne rimossa la scala esterna che consentiva di salire fino al sottotetto della sinagoga. Strana storia. Strano il destino del povero rabbi L”w: cabalista, astronomo, pedagogo di grande ingegno, Š destinato a essere ricordato per una leggenda apocrifa, forse redatta in Polonia due secoli dopo la sua morte. Strano il quartiere ebraico di Praga: fino al 1896 era davvero un ghetto, un brulicante miscuglio di catapecchie, casupole, fogne a cielo aperto, baracche. La sua urbanistica era contorsionista. Ne fu deciso l'abbattimento ®per ragioni igieniche¯. Al suo posto fu aperta la Parizka, la via Parigi, lussuoso boulevard francese in mezzo alla Mitteleuropa. Spazzata via la bidonville ebraica, fu costruito al suo posto un quartiere per i ricchi emergenti: ®un'orgia di secese¯, di stile secessionista, di Art Nouveau, e, pi— tardi, perfino di sfolgorante cubismo architettonico. Dall'ansia di distruzione si salvarono solo sei sinagoghe, il Municipio ebraico e l'antico cimitero, dodici livelli di tombe seppellite una sull'altra, groviglio inestricabile di lapidi, unico giardino del quartiere, racchiuso, come un'oasi della memoria, fra la sinagoga Pinkasova e Klausova. Ma il Golem non poteva accettare il suo destino. A leggere le pagine di Gustav Meyrink, scrittore, contemporaneo di Franz Kafka, ex banchiere squattrinato, occultista e visionario, si scopre che, ogni trentatr‚ anni, l'uomo di argilla trova la forza di passeggiare per le strade del quartiere ebraico. Ô Praga che non accetta che la realt… sia anche leggenda: il Golem Š la sua storia. Qui, in questa citt… d'oro, un altro scrittore, Karel Capek, ha inventato la parola robot per indicare un umanoide da far sfacchinare al proprio posto. Qui un giornalista ebreo, Egon Erwin Kisch, ebbe nuovamente, negli anni '20 del secolo scorso, il coraggio di salire nel solaio della sinagoga Vecchia-Nuova. Miscredente! Raccont•, dopo un'occhiata lunga appena due minuti, di non aver trovato un bel niente. Praga, invece, Š riconoscente verso chi crede alla sua magia: a noi ha regalato un cercatore di Golem tenace e testardo. Ivan Mckerle, 64 anni, ex-ingegnere meccanico, abita in una casa ®sovietica¯ alla periferia nord di Praga. Casa piccola per un cacciatore di misteri: ha cercato il mostro di Loch Ness e le tracce di Dracula. Ha seguito le orme dello Yeti in Mongolia e sta ancora viaggiando per la taiga siberiana inseguendo le ombre di culti ancestrali. Vent'anni fa Ivan Š stato capace - lui, gojim, non ebreo - di ottenere il permesso di aprire quella porta aerea del solaio dell'antica sinagoga. Non solo: Ivan trascin• con s‚, nel sottotetto, un pesante ®radar geofisico¯. ®Quella soffitta assomiglia a un granaio vuoto¯, ricorda Ivan, ®era coperta da una coltre di sabbia e di piccoli sassi. Non mi permisero di scavare. Niente, secondo la macchina, era sepolto l… dentro. Ma i tracciati del radar ebbero, comunque, strani e indecifrabili sobbalzi. E, sicuramente, qualcuno era gi… salito lass— molti anni prima¯. Ivan ha una certezza: ®Nel 1883 furono fatti lavori di consolidamento della sinagoga. Gli operai trovarono antichi libri sacri e rotoli¯. Trovarono anche qualcos'altro? ®Qualsiasi cosa fosse, fu seppellita nel cimitero ebraico¯. Ivan guarda assieme a me quella scala di ferro che si ostina a nascondere il mistero dell'uomo artificiale. Poi, dopo l'ultima birra, se ne va nella notte. Le strade di Praga sono un deserto di lampioni dalle luci arrossite e di selciati scintillanti di umidit…. Praga Š un trionfo di statue. Statue nere che trasformano in un teatro ogni portone, ogni spigolo di palazzo, ogni parapetto sulla Moldava. Rabbi L”w appare altissimo, e ingiustamente tenebroso e cupo, in una nicchia sull'angolo del nuovo Municipio nella Citt… Vecchia: qualcuno ha cercato di ingentilirne il fare minaccioso incastrando una girandola rossa fra le sue mani. Un Cristo dolente, al centro del Karluv most, il Ponte Carlo, il pi— celebre della citt…, ha un'aureola in caratteri ebraici: si racconta che un ebreo fu costretto, nel 1696, a rendere omaggio alla Croce dei cristiani. Storie che si incrociano nello smagliante Barocco di Praga: le statue nere del Ponte Carlo sono una processione grandiosa di nobili e santi, ma anche dei diversi: ®il saraceno, l'ebreo, il peccatore, il negro, l'indio, il vecchio zoppo, la vedova col bambino...¯. Sono loro, si dice a Praga, che ogni notte, appena si calma l'andirivieni dei turisti, organizzano allegri bivacchi lungo le sponde della Moldava. Per loro, il Golem vuole vivere e per questo, ogni trentatr‚ anni, si risveglia dal suo sonno: allora davvero Š festa grande per le strade di Praga. In questa citt… c'Š il tempo delle gozzoviglie in birreria e il tempo del silenzio: alla sinagoga Vecchia-Nuova nessuno pu• sedere nello scranno di rabbi L”w. Porta il numero Uno. All'imbrunire torno al cimitero ebraico: nessuno vi Š stato pi— sepolto dal 7 maggio del 1787. La pace, qui, Š straordinaria. Il vecchio guardiano mi osserva, ma i suoi occhi sono complici, si gira e mi volta la schiena: la tomba del rabbino Š un grande sarcofago, mani leggere hanno lasciato sopra le sue pietre cento sassolini. Segno del ricordo, simbolo del comune destino del ritorno di ogni uomo alla terra. Anch'io, non ebreo, lascio il mio omaggio al rabbi L”w. E il fruscio del Golem attraversa come un soffio le mille lapidi mute. Andrea Semplici (®Tutto Turismo¯ n. 355/08) Leonard Bernstein: la gioia della musica non conosce confini - Direttore d'orchestra e pianista, compositore di sinfonie e autore di songs popolari, pedagogo e divulgatore televisivo: Š stato artista e comunicatore integrale, il pi— eclettico del secolo scorso. - Ô celebre la risposta di Ravel a Gershwin, che gli aveva chiesto lezioni di composizione: ®Perch‚ volete diventare un Ravel di seconda mano, quando siete gi… un Gershwin di prim'ordine?¯. La lode apparente celava un sottinteso velenoso: il raffinato e un po' nevrotico artista europeo liquidava come sterili le ingenue ambizioni ®c¢lte¯ del collega popular americano. Vent'anni dopo, la cultura musicale d'oltre Oceano sembrava soffrire ancora della ®sindrome di Ravel- Gershwin¯: in un saggio del 1955 compreso in The Joy of Music, Leonard Bernstein discuteva sulla diversa creativit… del compositore ®c•lto¯ e di quello popular e criticava gli sforzi di Gershwin per applicare i ®trucchi presi in prestito da Strauss, Ravel e chi sa da chi altro¯, comunque `non ®farina del suo sacco¯. Eppure nessuno pi— di Bernstein condivideva con Gershwin la dimensione comunicativa nella quale le componenti popular e ®c•lte¯ si integrano, offrendo una possibile soluzione ai dilemmi etici ed estetici della musica novecentesca. Dalla sinagoga al conservatorio Leonard Bernstein nacque novant'anni fa, il 25 agosto 1918, a Lawrence, un sobborgo di Boston. Come Gershwin, veniva da una famiglia di ebrei immigrati dalla Russia: una stirpe di commercianti e di rabbini, senza alcuna tradizione musicale e senza la minima simpatia per questo genere di vocazione, che il padre Samuel qualificava ®arte da mendicanti¯. Bambino malaticcio e svogliato, il piccolo Lenny ebbe comunque la sua iniziazione alla musica in quello che egli stesso avrebbe definito ®il luogo migliore¯, ossia un luogo di culto: la sinagoga della congregazione Mishkan Tefilah. La dimensione religiosa gli parve sempre il germe originario dell'autentica espressione musicale, non solo per l'afflato spirituale che vi si rivela esplicitamente, ma anche per il coinvolgimento comunicativo, non esoterico ma popolare: chiesa e teatro da questo punto di vista sono accomunati ai suoi occhi come luoghi in cui l'arte si trasmette a tutti gli uomini, senza discriminazione socio-economica. In sinagoga, dunque, Lenny, a dispetto del padre, non matur• la vocazione a farsi rabbino, per quanto apprezzasse i sermoni del Rabbi Rubenowitz e ne apprendesse la chiarezza di stile espositivo. Ben pi— lo turbavano e insieme lo confortavano, accogliendolo in un mondo ancora ignoto eppure misteriosamente familiare, le esecuzioni corali e organistiche del direttore musicale del tempio, Solomon Braslavsky. Solo molti anni dopo Bernstein avrebbe scoperto che quel professore di origini viennesi era stato amico e fervente ammiratore di Gustav Mahler. Per una via precoce e singolare, uno degli autori cui il futuro direttore avrebbe legato la propria fama di interprete segnava come un imprinting il suo primo immaginario sonoro. Altra coincidenza singolare, proprio quella famiglia ®amusa¯, come avrebbe detto Bach, consegn• la musica, letteralmente, nelle mani del ragazzino. Accadde che una zia, trasferitasi altrove, abbandonasse un pianoforte nella soffitta di casa Bernstein. Trovarlo per caso, sfiorarne la tastiera impolverata e scoprire finalmente quello che aveva sempre cercato significarono innamorarsi, al tempo stesso, della musica e della vita: ®Divenni un ragazzo modello, bravo a scuola, i cui voti erano sempre i migliori. Iniziai persino a praticare qualche sport, a correre, a giocare, a battere i miei compagni nelle competizioni¯. Pap… Samuel, a malincuore, si lasci• convincere a pagargli lezioni di piano. Vennero poi i corsi al New England Conservatory of Music, all'Universit… di Harvard e al Curtis Institute of Music di Philadelphia. Un musicista americano A parte il caso sui generis di Charles Ives, di cui non a caso fu cultore e divulgatore, Bernstein Š stato il primo importante musicista classico di formazione interamente ®americana¯. Fino ad allora era tradizione che i compositori statunitensi pagassero un tributo al ®Vecchio Mondo¯ perfezionandosi con un viaggio di studio in Europa: intere generazioni, per esempio, passarono per le classi parigine di Nadia Boulanger. La situazione inizi• a mutare quando, alla fine degli anni Trenta, le vicende politiche spinsero molti dei pi— importanti musicisti europei a emigrare oltre Oceano. L'elenco Š impressionante: Sch”nberg, Weill, Hindemith, Krenek, Stravinskij, Milhaud, Martinu, Bart¢k, Eisler, per citare solo i pi— famosi. Il viaggio in Europa restava utile, ma non era pi— indispensabile; al contrario, colleges e campus americani diventavano a loro volta centri di un variegato, eclettico rinnovamento linguistico, al quale collaboravano gli ®immigrati¯ e i musicisti locali, spesso accomunati ai primi dalla formazione europea ma anche portatori di valori specificamente ®americani¯. Tra i maestri e i riferimenti del giovane Bernstein, si contano diversi esponenti della boulangerie: tra questi Walter Piston, il suo principale docente a Harvard, Marc Blitzstein, legato al suo debutto come direttore, e Aaron Copland, che pure conobbe ad Harvard. Attraverso Walter Piston (1894-1976) era lo Stravinskij neoclassico a esercitare un'influenza dominante sugli studenti di Harvard, tanto da dare vita a una vera e propria Stravinskij School. Pi— mobile e capace di rinnovamento stilistico era Aaron Copland (1900-1990): dopo inizi segnati da moduli jazzistici, la scorciatoia pi— facile per fare musica ®americana¯ secondo una moda condivisa anche in Europa, nella prima met… degli anni Trenta aveva raffinato e rarefatto il suo linguaggio secondo una tecnica di variazione continua su brevi nuclei tematici. Le Variazioni per pianoforte del 1930 erano state la partitura pi— significativa di questo ®periodo di austerit…¯ coplandiano e proprio redigere uno studio su questo lavoro di cui divenne specialista, nel 1937, fu l'occasione di incontro tra lo studente Bernstein e l'affermato maestro. Copland tuttavia in quel momento stava gi… lasciando la via moderatamente ®esoterica¯ delle Variazioni e incarnava al meglio le istanze culturali ®populistiche¯ del New Deal rooseveltiano: semplificazione del linguaggio musicale, introduzione di temi popolari, attenzione alla risposta ricettiva di un pubblico di massa. Le oscillazioni di Copland tra semplificazione e stile severo non appartenevano solo alla sua particolare vicenda creativa, ma erano indicative della tensione esistente nella cultura musicale statunitense di quegli anni, combattuta tra le suggestioni nazionalistiche e divulgative del New Deal e le seduzioni novatrici ma elitarie portate dai grandi immigrati mitteleuropei. Implicazioni ®politiche¯, ma di segno pi— radicale, segnano anche la singolare figura di Marc Blitzstein, autore di The Cradle Will Rock (®La culla dondoler…¯, 1937), titolo in programma al debutto di Bernstein come direttore (1939) insieme alle proprie musiche di scena per Gli Uccelli di Aristofane. Di famiglia ebreo-russa e allievo di Sch”nberg a Berlino, Blitzstein si pu• accostare a Weill, Brecht ed Eisler, non solo per l'adesione al Partito comunista, ma soprattutto per il tentativo di creare un teatro musicale ®epico¯ e autenticamente ®proletario¯. Anzi, neppure lo stesso Kurt Weill, quando concretamente approcci• le scene di Broadway, mantenne la stessa coerenza all'ideologia brechtiana perseguita nei lavori composti in Germania. I testi di Blitzstein nascevano in collaborazione con gli intellettuali di sinistra che gravitavano intorno al Federal Theatre di John Houseman e Orson Welles; a quest'ultimo si deve la messa in scena di The Cradle Will Rock, che incontr• peraltro nel 1937 il veto della Work Progress Administration e fu eseguita dai cantanti mescolati tra il pubblico in platea, con in scena il solo Blitzstein al pianoforte. Tanglewood e New York Alla numerosa famiglia degli europei immigrati negli Usa appartengono anche i padrini della carriera di Bernstein quale direttore d'orchestra. I nomi pi— importanti sono quelli di Dimitri Mitropoulos, Fritz Reiner e Serge Koussevitzky. Fu Mitropoulos, che come Bernstein coltivava la tripla identit… di direttore, pianista e compositore, a giocare il ruolo di mentore, indirizzando opportunamente il giovanotto, che aveva conosciuto nel 1937 a Boston giungendovi come ospite sul podio della locale orchestra, una delle pi— prestigiose d'America. L'incontro tra i due appartiene alla mitologia musicale del Novecento e agli annali ne Š conservato un quadro idilliaco che esalta il sistema pedagogico e di talent scouting americano. Il grande maestro Š ospite di un'associazione culturale studentesca di Boston; qualcuno deve avergli anticipato l'identit… dei giovani ospiti, perch‚ chiede di conoscere un certo Leonard Bernstein. Il quale, a richiesta, esegue una sonata di sua composizione e un Notturno di Chopin, ottenendo un celebre commento che lo qualifica genius boy. Da allora, Mitropoulos guida i passi di Bernstein, indirizzandolo prima a New York e poi al Curtis Institute di Philadelphia, dove l'autorevole ®raccomandazione¯ gli apre le porte della classe di direzione di Fritz Reiner. Il maestro ungherese, a sua volta, si associa a Mitropoulos per raccomandare Bernstein a Koussevitzky, che aveva dato vita al Berkshire Music Center di Tanglewood, succursale della Boston Symphony e prestigioso centro di perfezionamento estivo. Qui Lenny nel 1942 viene promosso da studente ad assistente dello stesso Koussevitzky, mentre nel 1943 Arthur Rodzinsky lo sceglie come Assistant Conductor della New York Philharmonic. Il 14 novembre di quello stesso anno la defezione per malattia di Bruno Walter da un concerto trasmesso per radio porta l'assistente a debuttare sul podio della Filarmonica newyorkese registrando un clamoroso successo di pubblico e critica. Anche la carriera del compositore nel frattempo decolla, con le prime esecuzioni della Sinfonia n. I ®Jeremiah¯ (1943, Pittsburg Symphony Orchestra), del balletto Fancy Free (1944, Metropolitan Opera House New York) e della commedia musicale On The Town (1944), che sviluppa lo spunto del precedente balletto e nel 1949 sarebbe diventata, per la regia di Stanley Donen, un film di grande successo con Gene Kelly. Bernstein si muoveva su un duplice binario. Da un lato troviamo impegnative partiture strumentali e vocali. La Sinfonia ®Jeremiah¯, con il conclusivo intervento del mezzosoprano a intonare in ebraico la lamentazione del profeta biblico, mette in luce una costante nell'ispirazione del compositore: l'identit… religiosa, vissuta non come certezza acquisita, ma come interrogativo angoscioso e ricerca incessante di un senso ultimo della vita e della morte. D'altro lato, non solo per necessit… contingenti ma per convinta adesione, Bernstein, nonostante il parere contrario del suo maestro Koussevitzky, componeva per il teatro ®leggero¯. Non alludiamo alla gavetta bohŠmienne dei primissimi anni newyorkesi, quando per sbarcare il lunario suonava nei locali e arrangiava canzoni d'ogni tipo, ma alla consapevole scelta di ®fare qualcosa per la musica americana a Broadway¯, il che per lui significava, tout court, ®fare qualcosa per la musica americana¯. Era infatti convinto che l'America avesse, come ogni Paese, ®un tipo di musica che gli appartiene, e che suona giusta e naturale per il suo popolo¯: il jazz nelle sue molte filiazioni. Nello script di una trasmissione televisiva del 1955 Bernstein si spinge ad accogliere, in via di ipotesi, la tesi ®che nel nuovo jazz debba scorgersi il vero inizio della musica seria americana¯, il che ®equivale a dire che finora tutte le opere sinfoniche americane non sono state altro che imitazioni pi— o meno personali della tradizione sinfonica europea da Mozart a Mahler¯. Anche se questa tesi provocatoria e radicale non viene approfondita, l'impegno di Bernstein nel musical va appunto in questa direzione: il laboratorio di una nuova forma d'arte ®che ha radici americane, nasce dal nostro linguaggio, dal nostro ritmo di vita, dai nostri atteggiamenti morali, dalla nostra maniera di esistere¯. Un laboratorio, non ancora una forma definita, perch‚ reca ancora traccia dei molti elementi dalla cui fusione Š nato, opera e rivista, operetta e vaudeville. L'aspirazione di Bernstein era dunque quella di portare un contributo decisivo al compimento di questo percorso. Da Broadway alla Scala Negli anni Cinquanta la carriera di Bernstein prosegu con la stessa frenetica intensit… sui suoi molteplici scenari: il compositore ®c¢lto¯ aveva avuto definitiva consacrazione nel 1949 con l'esecuzione della Seconda Sinfonia ®The Age of Anxiety¯, ispirata all'omonima ®egloga barocca¯ di Wystan Hugh Auden, con Koussevitzky sul podio della Boston Symphony e lo stesso compositore al pianoforte. Nel 1952 alla Brandeis University, dove era Visiting Professor, andava in scena l'opera su libretto proprio Trouble in Tahiti, incentrata su un altro tema ricorrente della sua produzione, quello dell'incomunicabilit… tra le persone causata dall'alienazione della societ… consumistica contemporanea. Il direttore d'orchestra si divideva soprattutto tra New York e Boston, teneva a battesimo la Sinfonia TurangalŒla dell'illustre collega Messiaen, succedeva a Koussevitzky a Tanglewood, inaugurava durante il primo conflitto arabo-israeliano la collaborazione con la Filarmonica di Israele e debuttava anche in Europa. E mentre in America si consolidava il suo ruolo di protagonista a Broadway (Wonderful Town, 1953), in Europa veniva convocato per far rinascere un capolavoro del primo Ottocento neoclassico, la Medea di Cherubini con la Callas alla Scala. Sono gli anni in cui si costruisce la sua fama di artista poliedrico, che gli costa tuttavia le critiche di quanti lo accusano di superficialit…, proprio perch‚ giudicano impossibile applicarsi contemporaneamente su fronti cos eterogenei. Di fatto lo vediamo lavorare in simultanea sul Voltaire di Candide (1956), presentato a Broadway ma pi— vicino al mondo dell'opera che al musical, sulla colonna sonora (premio Oscar) del film di Kazan con Marlon Brando Fronte del porto, sulla Serenata per violino, archi e percussione ispirata al Simposio di Platone ed eseguita in prima assoluta con Isaac Stern, e sul suo pi— grande successo popular: West Side Story (1957; nel 1961 film da dieci Oscar). Con questa attualizzazione newyorkese di Romeo e Giulietta, nella quale Capuleti e Montecchi diventano le bande giovanili rivali dei polacchi Jets e dei portoricani Sharks, Bernstein, i librettisti Arthur Laurent e Stephen Sondheim, ma soprattutto il coreografo e regista Jerome Robbins realizzano una rivoluzione teatrale: costruire la narrazione attraverso i numeri danzati, e attraverso la danza rendere significativo lo spazio scenico, portare in primo piano come protagoniste e non come semplice contesto di colore locale le strade di New York e i loro conflitti sociali ed etnici. Ma questa rivoluzione attraverso la coreografia non sarebbe stata cos efficace senza la debordante vitalit… ritmica della musica di Bernstein, nutrita non solo del retaggio jazz, ma anche del substrato ®c¢lto¯ assunto dal Novecento europeo e chiamato a dare corpo e sostanza alle strutture comunicative e spettacolari. Fede e tonalit… Negli anni Sessanta l'affermato direttore della New York Philharmonic Orchestra, giunto con la Terza Sinfonia ®Kaddish¯ (1963) a una nuova tappa del suo itinerario nella spiritualit… ebraica, era anche una figura di spicco del milieu politico- culturale che egli stesso contribu a battezzare ironicamente radical-chic. Una spassosa e caustica ricostruzione di questo ambiente si ritrova in Radical Chic di Tom Wolfe (1970), un testo che evoca un party nel lussuoso appartamento di Lenny e Felicia Bernstein affacciato su Park Avenue, durante il quale il bel mondo newyorkese incontra i rappresentanti del Black Panther Party. L'impegno politico liberal non impediva per• a Bernstein di essere guardato come un conservatore dal punto di vista del linguaggio musicale. Il motivo era la sua ostinata fedelt… al sistema tonale e il rifiuto di atonalit…, dodecafonia, serialismo e di tutte le molteplici correnti che avevano tagliato i ponti con quel complesso di leggi. Fece onestamente tentativi di sperimentare la dodecafonia, ma i risultati furono cos deludenti che distrusse tutto e scrisse di getto la pi— tonale delle sue partiture, i Chichester Psalms (1965), presentandone al New York Times la prima esecuzione con un celebre distico: ®Il mio ultimo figlio, adorabile e all'antica,@ su due piedi tonali sta senza fatica¯. La scelta definitiva della tonalit… non fu smentita da occasionali escursioni nelle tecniche seriali, come in Jubilee Games (1989), dove comunque l'attuazione del passaggio dodecafonico Š ®delegata¯ agli orchestrali. Si conferm• invece, anzi si accentu• nel corso degli anni, la vocazione teatrale del compositore, non contraddetta dalla sporadicit… delle frequentazioni operistiche del direttore. Proprio l'amore per il teatro fu infatti la ragione che condusse Bernstein a impegnarsi cos raramente in rappresentazioni operistiche, per le quali riteneva che non gli venissero quasi mai offerte le necessarie condizioni ideali di tempo, prove, numero di recite, scelta del cast, qualit… di cantanti e di attori. Come compositore, si identificava con il teatro. ®Le mie composizioni sono destinate per la maggior parte proprio al teatro, il luogo dove rappresentiamo la vita¯; e ancora, ®Ho l'impressione di comporre in un modo o nell'altro sempre per il teatro¯: una propensione che gli derivava anche dal suo amore per la parola e per le sottigliezze nell'uso del linguaggio verbale. Abbiamo gi… visto come associasse teatro e luoghi di culto: uno dei suoi lavori pi— imponenti, nonch‚ emblematico nel suo eclettismo, fu Mass: A Theater Piece for Singers, Players and Dancers, per l'inaugurazione del Kennedy Center nel 1971. Al teatro affid• anche una sorta di summa del suo percorso creativo e della sua poetica nell'opera A Quiet Place (1983), che incorpora e sviluppa la precedente Trouble in Tahiti. Qui Bernstein riassunse l'aspirazione della sua vita di artista: ®un posto tranquillo¯, dove ®l'amore insegner… armonia e grazia¯. Gli esiti pi— interessanti si ebbero per• nei balletti, il citato Fancy Free, Facsimile (1946), Dybbuk (1974), o nelle composizioni che comunque trovarono la via della coreografia, per esempio Prelude, Fugue and Riffs. Nella danza si rivela infatti la natura eminentemente ritmica e motoria della sua invenzione. Nei lavori teatrali si incontra spesso anche un carattere non evidente a un ascolto superficiale, ma significativo se si riflette su quanto il Bernstein divulgatore insistesse sulla natura puramente ®musicale¯ dei significati che l'arte dei suoni comunica. Alludiamo all'attenta costruzione formale, per la quale la peripezia drammatica non risulta mai affidata solo al ®contenuto¯ della vicenda, ma appartiene indissolubilmente alle trasformazioni del materiale sonoro. Un americano a Vienna Il repertorio del Bernstein interprete era onnicomprensivo, da Bach ai contemporanei, circostanza indispensabile per il direttore di una grande orchestra sinfonica americana quale la New York Philharmonic. Esistevano relazioni simpatetiche privilegiate con alcuni autori: tra i classici, Haydn, per il senso dell'umorismo e della sorpresa; tra i romantici, Schumann, che assecondava nella sua idiomaticit… orchestrale, e Berlioz, di cui esaltava il gusto timbrico e le strategie narrative. Si trovava in sintonia, anche come compositore, con Sostakovic, e fu tra i promotori della scoperta di Ives come ®primitivo autentico¯ e originalissimo padre della musica americana. Incise con i Wiener Philharmoniker, con i quali ebbe un rapporto privilegiato, un'integrale delle Sinfonie di Beethoven tra le pi— viennesi ed europee dell'intera discografia. Ma soprattutto si deve a lui il lancio di Gustav Mahler come protagonista delle scene concertistiche e discografiche. Certamente fu aiutato in questo dai suoi rapporti di studente con altri precoci apostoli mahleriani, da Reiner a Walter a Mitropoulos. Ma la vera popolarit… di Mahler giunse solo con l'integrale discografica coraggiosamente incisa da Bernstein negli anni Sessanta con la Filarmonica di New York per la CBS, ed eccezionalmente replicata vent'anni dopo per la DG con le pi— mahleriane tra le orchestre europee, i Wiener Philharmoniker e il Concertgebouw di Amsterdam. In Mahler Bernstein trovava uno spirito gemello per pi— d'una ragione. Come lui era un direttore- compositore, tormentato dal conflitto tra le due carriere e dall'invadenza con cui il successo dell'interprete intralciava la concentrazione assoluta richiesta dall'impegno creativo. Ne condivideva il retaggio ebraico e la dialettica tra l'individualismo soggettivo dell'espressione esistenziale e l'aspirazione ad abbracciare il pubblico in un afflato comunicativo universale. Ne sentiva come propria la tensione con il proprio tempo, le patite critiche alla ®volgarit…¯ dei riferimenti popolari e alle ®banalit…¯ di un'ispirazione talvolta ®triviale, frivola, superficiale¯. Soprattutto, ne sposava in pieno l'idea che la musica debba essere ®una trasfigurazione della nostra vita¯. Quella ®vita per la musica¯ di cui Bernstein tanto desiderava ®comunicare agli altri la gioia e il dolore di viverla¯. Il grande divulgatore Uno dei meriti maggiori di Bernstein Š stata la sua attivit… di divulgatore della cultura musicale attraverso la televisione. L'avventura mediatica negli studi della CBS inizi• nel 1954 con la partecipazione alla serie Omnibus (dieci apparizioni tra il 1954 e il 1961), seguita da quindici programmi con la Filarmonica di New York (1958-1962). Ma a fare epoca furono soprattutto la serie di Young People's Concerts, che si protrassero dal 1958 al 1972, formando intere generazioni di giovani americani. Di queste trasmissioni esistono molteplici tracce: sia le registrazioni video, variamente pubblicate su diversi supporti, sia gli script che spesso Bernstein rielabor• per la pubblicazione in volume. A distanza di tempo, colpisce soprattutto constatare come i copioni preparati da Bernstein non solo funzionassero perfettamente come comunicazione televisiva, anche grazie al fascino personale del conduttore; ma funzionino altrettanto bene come testi per una lettura meditata, rivelando una profondit… analitica che va al di l… delle esigenze divulgative. Mai Bernstein cede alla facile tentazione di conquistare con brillanti riferimenti extramusicali, pur rifuggendo da un puro tecnicismo. Sempre rimane fedele all'assunto di trasmettere il vero ®significato¯ della musica, che ®deve essere ricercato nella musica, nelle sue melodie, nelle sue armonie, nei suoi ritmi, nel suo colore orchestrale, e soprattutto nel modo in cui si sviluppa¯, determinando con questi mezzi puramente musicali ®il modo in cui vi fa sentire quando la ascoltate¯. Il significato della musica Š ®non una storia o un'immagine, ma un sentimento¯; e spesso ®sentimenti cos profondi e speciali che non abbiamo parole per descriverli¯. Come interprete, come compositore, come insegnante, come grande comunicatore, Bernstein ha saputo trasmettere a milioni di persone il segreto meraviglioso della musica, che ®d… un nome ai sentimenti per noi, ma lo fa con le note anzich‚ con le parole¯. Una vita alla ribalta 1918: Nasce a Lawrence (Massachusetts). 1931: Inizia studi musicali regolari al New England Conservatory of Music e li prosegue all'Universit… di Harvard con Walter Piston, Edward Burlingame Hill e A. Tillman Merritt. 1939: Debutto non ufficiale come compositore- direttore (musica di scena per Gli Uccelli). Si laurea all'Universit… di Harvard. 1940: Studia al nuovo corso estivo della Boston Symphony Orchestra a Tanglewood con Serge Koussevitzky e ne diventa assistente. 1941: Si diploma al Curtis Institute di Philadelphia con Isabella Vengerova (pianoforte), Fritz Reiner (direzione d'orchestra) e Randall Thompson (orchestrazione). 1943: Assistant Conductor della New York Philharmonic. Il 14 novembre sostituisce Bruno Walter in un concerto alla Carnegie Hall, trasmesso alla radio e con grande successo critico. Inizia la carriera internazionale. 1944: Prime esecuzioni della Sinfonia n. I ®Jeremiah¯, del balletto Fancy Free e del musical On the Town. 1945: Music Director della New York City Symphony Orchestra, fino al 1947. 1946: Prima esecuzione del balletto Facsimile. Dirige a Londra e all'International Music Festival di Praga. 1947: Dirige a Tel Aviv e da allora torna regolarmente in Israele. 1949: Sinfonia n. 2 ®The Age of Anxiety¯. 1951: Morte di Koussevitzky. Bernstein assume la guida dei corsi di orchestra e direzione a Tanglewood. Sposa l'attrice e pianista cilena Felicia Montealegre. Visiting Music Professor e capo del Creative Arts Festivals alla Brandeis University. 1953: Wonderful Town. Ô il primo americano a dirigere un'opera alla Scala: la Medea di Cherubini con la Callas. 1954: Serenade per violino, archi e percussioni. Prime apparizioni televisive alla CBS. 1955: Simphonic suite from On the Water front. 1956: Direttore principale della New York Philharmonic insieme a Mitropoulos. Candide. 1957: West Side Story. 1958: Music Director della New York Philharmonic fino al 1969. Ne diventa poi Laureate Conductor a vita. 1959: Tourn‚e in Europa e Urss con la New York Philharmonic. 1960: Concerto a New York per il centenario della nascita di Mahler. 1963: Sinfonia n. 3 ®Kaddish¯. 1965: Chichester Psalms. 1971: Inizia a collaborare con la Unitel per la ripresa televisiva delle Sinfonie di Beethoven e di Mahler. Mass. 1973: Concerto in Vaticano in onore di Paolo VI. 1974: Dybbuk, balletto con coreografia di Jerome Robbins. 1977: Songfest. 1978: Morte della moglie Felicia. 1980: Divertimento for Orchestra dedicato alla Boston Symphony. 1981: Halil. Dirige Kaddish e Three Meditations from Mass in Vaticano per Giovanni Paolo II. 1983: A Quiet Place. 1985: Incide per la prima volta West Side Story (DG). 1988: Missa Brevis; Arias and Barcarolles. 1989: Seminario di direzione d'orchestra a Santa Cecilia. A Natale dirige a Berlino la Nona Sinfonia di Beethoven per celebrare la caduta del Muro. 1990: Ultimo concerto a Tanglewood il 19 agosto. Il 10 ottobre annuncia il ritiro dall'attivit… concertistica per motivi di salute. Muore quattro giorni dopo a New York. Marina Verzoletto (®Letture¯ n. 649/08)