Ottobre-Dicembre 2008 n. 4 Anno XXII Quaderni di Minimondo Rivista culturale Braille Periodico trimestrale Fascicolo II Direzione Redazione Amministrazione Biblioteca Italiana per i Ciechi 20052 Monza - Casella postale 285 c.c.p. 853200 - tel. 039/28.32.71 e-mail: bic@bibciechi.it Dir. Resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Massimiliano Cattani, Antonietta Fiore, Luigia Ricciardone, Pietro Piscitelli (Responsabile) Copia in omaggio Stampato in Braille a cura della Biblioteca Italiana per i Ciechi ®Regina MargheritaŻ onlus via G. Ferrari, 5/a 20052 Monza Sommario Franco Di Maria, Ivan Formica: Assalti all'anima (®Psicologia contemporaneaŻ n. 197/06) Raffaella Sarti: Dal lacchŠ alla badante (®PrometeoŻ n. 103/08) David W. Dodick, J. Jay Gargus: Perch‚ colpisce l'emicrania (®Le ScienzeŻ n. 482/08) Assalti all'anima - Fra silenzi e disprezzo: il mobbing familiare. - Esiste una forma di violenza sottilissima, tacita e invisibile, che serpeggia in molte famiglie e che lascia segni profondi. Ô la violenza perpetrata da chi dice di voler bene e nel contempo sminuisce, denigra, annienta l'altro fino a strappargli l'anima: il mobbing familiare Š devastante, toglie la speranza nel domani e confina la vittima nell'angoscia. Lunghi silenzi gonfi di ostilit… interrotti solo dalla voce del disprezzo: ®Scusatela, mia moglie Š una cretina...Ż. Le famiglie non assomigliano sempre a quelle delle pubblicit… dei tortellini. Capita anche che siano luoghi dove alberga una violenza morale devastante, dove si dipanano storie di persone i cui cuori, incapaci di lacrime, sanguinano nel chiuso di prigioni di ghiaccio. Dagli animali all'uomo: il mobbing Il termine ®mobbingŻ, che deriva dall'inglese ®to mobŻ e significa ®assalire in gruppo qualcunoŻ, venne utilizzato dall'etologo Konrad Lorenz per descrivere la reazione collettiva e violenta con cui alcuni passeracei rispondono all'intruso che osa invadere il loro territorio. In etologia, pertanto, il mobbing Š un comportamento finalizzato alla difesa del territorio. In seguito lo psicologo Heinz Leymann, pioniere degli studi sul mobbing lavorativo, descrisse le ripercussioni psicologiche di chi Š costretto a subire un comportamento ostile e prolungato nel tempo da parte dei superiori e dei colleghi di lavoro. Scopo del mobbing in ambiente lavorativo Š devitalizzare il mobbizzato, emarginarlo fino alla resa, indurlo a dare le dimissioni o a richiedere il prepensionamento per malattia professionale, o anche creare le condizioni favorevoli al suo licenziamento senza che si crei un ®caso sindacaleŻ. Solo da poco si Š cominciato a riconoscere e studiare, dopo il mobbing degli animali e quello lavorativo, anche il fenomeno del mobbing familiare. Nel 2000 una sentenza della Corte d'Appello di Torino ha addebitato la responsabilit… della separazione di una coppia ad un marito giudicato ®moralmente aggressivoŻ. Quest'uomo aveva tenuto in pubblico un atteggiamento sistematicamente ingiurioso e offensivo nei confronti della moglie, cui rimproverava, oltre al resto, di essere brutta, si era rifiutato di collaborare alle faccende domestiche, che riteneva dequalificanti, aveva violato ripetutamente il dovere di fedelt… coniugale e aveva esercitato insistenti pressioni sulla moglie affinch‚ se ne andasse ®volontariamenteŻ da casa. Il cosiddetto ®mobbing familiareŻ pu• esprimersi sia in linea orizzontale, come violenza verso il partner o un fratello, sia in linea verticale, come violenza dei genitori verso i figli o viceversa, dei figli nei riguardi dei genitori. Ad oggi non esiste una legge sul mobbing e tanto meno sul mobbing familiare. Molte persone, come purtroppo anche molti giudici incapaci di adeguare la legge alle storie dei singoli, credono ancora che nell'ambito familiare tutto sia permesso in forza di una sorta di ®legittima immunit…Ż. Noi riteniamo invece che sia giusto valutare severamente e sanzionare, almeno in sede civile, comportamenti che deteriorano la qualit… delle relazioni familiari. Comportamenti lucidamente descritti dal giurista Paolo Cendon quando parla di ®violazioni della privacy, eccessi di severit…, ingiurie sistematiche, truffe grandi e piccole, bugie e condotte fraudolente, scarnificazioni impercettibili, scenate, dimostrazioni di sfiducia, tirchierie eccessive, micromaltrattamenti fisici o psichici, musi lunghi per giorni di seguito, porte sbarrate all'ascolto, voce alta ad ogni discorso, congiure pi— o meno sottili, violenze nel linguaggio, preferenze smaccate, mancanza di indulgenza, premi elargiti per accondiscendenza o condanne inferte senza fondamento...Ż. Violenza psicologica e sanguinamento Ô paradossale: i fenomeni di mobbing familiare si sviluppano nell'ambito di relazioni nate e cresciute come rapporti ®d'amoreŻ. Amori brutti, in realt…. Amori sporchi. Amori che, nel segreto delle mura domestiche, all'interno di relazioni libere e legittime, devastano i pensieri dell'altro, quando non ne feriscono il corpo (Bernardini de Pace, 2004). Una violenza tacitamente agita, le cui armi sono i silenzi colmi di rancore e disprezzo, le parole taglienti, gli atteggiamenti di potere e dominio. Lo scopo Š la distruzione psicologica dell'altro, la deflagrazione della sua mente e della sua anima, l'invasione del suo territorio psichico. Alla fine, chi subisce questa particolare forma di crudelt… mentale vede spegnersi la luce, la sua anima diviene sempre pi— buia, lacerata, devastata. La sua esistenza Š un'antologia della sofferenza. E questa uccide la speranza. Perch‚ dalle ferite del corpo si pu• anche guarire, ma per l'amputazione dell'anima non ci sono e non ci saranno mai delle protesi. La violenza psicologica Š una forma di attacco mirato a distruggere le basi dell'altrui autostima attraverso offese, minacce e umiliazioni. Queste portano allo svilimento e alla chiusura sociale. Per chi agisce questo tipo di violenza il piacere non Š quello di amare ed essere amato, ma di dominare l'altro attraverso la sistematica demolizione di ogni sua sicurezza. Lo scopo Š quello di saccheggiarne i pensieri, predarne i sentimenti, annientarne la personalit…. Tale tipo di violenza, che per chi la subisce assume i connotati di un vero e proprio terrorismo psicologico, non scalfisce il corpo, ma provoca ugualmente un ®sanguinamento psichicoŻ, espressione con cui ci riferiamo ad una ferita inflitta alla psiche tanto profonda da debilitare l'individuo nella sua interezza. I prodotti di questa ferita sono numerosi e pesanti: svilimento, sensi di colpa, disturbi dell'umore, arrendevolezza e incapacit… di reagire, apatia, anedonia, spossatezza generalizzata. Manovre violente Il disprezzo e la derisione servono a mettere l'altro in imbarazzo, specie se ci si trova in pubblico. Chi li subisce ne percepisce l'ostilit…, anche quando sono velati dalla giustificazione che si tratta ®solo di uno scherzoŻ. L'aggressione si compie facendo poco rumore, senza che sia possibile dire in quale momento Š cominciata e se ci sia veramente. La vittima di questa violenza molto spesso non reagisce sia perch‚ tende a scusare l'aggressore, sia perch‚ la violenza s'instaura in modo ingannevole. Se un atteggiamento aggressivo del genere sopraggiungesse all'improvviso, potrebbe suscitare un'immediata reazione di rabbia, ma il fatto che venga messo in atto lentamente e quasi invisibilmente smorza ogni reazione. La vittima riconosce l'aggressivit… del messaggio solo quando Š diventata un'abitudine. Numerose sono le manovre che sono utilizzate per destabilizzare l'altro. Hirigoyen (1998) ne segnala sette, tutte gravemente destabilizzanti: 1) si irride alle sue convinzioni, alle sue scelte, ai suoi gusti; 2) non gli si rivolge la parola; 3) lo si ridicolizza o lo si denigra in pubblico; 4) lo si priva di qualsiasi possibilit… di esprimersi; 5) ci si beffa dei suoi punti deboli; 6) nei suoi confronti si fanno allusioni scortesi, senza mai esplicitarle; 7) si mettono in dubbio le sue capacit… di giudizio e di decisione. La violenza psicologica Š sottile come la lama di un rasoio, fa sanguinare e lascia cicatrici profonde. Di fronte all'aggressione, di qualunque tipo essa sia, le vittime si mostrano dapprima comprensive e si sforzano di adattarsi, cercano di scusare per amore o ammirazione. Come per un sentimento di protezione materna, pensano di poter aiutare l'aggressore perch‚ sono le uniche a capirlo. Vogliono ®riempireŻ l'altro dandogli la propria sostanza e, talvolta, si sentono addirittura investite da una missione. Pensano di poter capire tutto, perdonare tutto, giustificare tutto. Sono ostinatamente convinte che, parlando, troveranno una soluzione. Le vittime coltivano la speranza che l'altro cambi, che capisca la sofferenza che infligge, che si penta (Adami et al., 2000). Il narcisismo del mobber Questa violenza familiare, definita da Hirigoyen (1998) ®perversaŻ, all'interno della coppia Š spesso negata o banalizzata, ridotta ad un semplice rapporto di dominazione. Le aggressioni sono sottili, non esistono tracce tangibili e i testimoni tendono ad interpretarle come semplici rapporti conflittuali o passionali, mentre si tratta invece di tentativi violenti di distruzione morale. Nella realt… quotidiana il classico ®dominatoreŻ non Š un vero e proprio sadico, ma molto pi— spesso un narcisista, una persona che ha una rappresentazione di s‚ come di un essere superiore agli altri e tende a modellare le sue relazioni interpersonali sulla base della propria gratificazione. Riesce a mimare sentimenti intensi ed anche a mostrare empatia, ma in realt… Š in grado di amare solo se stesso. McWilliams (1994) argomenta che un individuo narcisista impone il suo ascendente per trattenere l'altro ma, al contempo, teme che questi gli si avvicini troppo, che arrivi ad invaderlo. Si tratta allora di mantenerlo in una relazione di dipendenza, se non addirittura di propriet…, per poter verificare la propria onnipotenza. Le ricerche cliniche hanno messo in luce che la caratteristica saliente di una personalit… narcisistica Š l'arresto dello sviluppo della capacit… d'amare. Nonostante il suo apparente equilibrio, il narcisista Š sopraffatto dal bisogno di essere rassicurato del proprio valore. Ci• lo priva di ogni energia per gli altri, che assumono l'unica funzione di estensioni del proprio S‚. Il narcisista invia agli amici e ai familiari messaggi ambigui: il suo bisogno degli altri Š profondo, ma il suo amore per loro Š superficiale. Il narcisista, nell'accezione pi— patologica del termine, Š pertanto un potenziale mobber, il cui intento principale Š ottenere l'amore totale e l'ammirazione dell'altro unicamente al fine di dare il via alla propria opera di acquisizione di un totale controllo su di lui. Tender… gradualmente a porre l'altro in una condizione di assoluta dipendenza, mosso dal desiderio di possederlo totalmente. Al narcisista il senso di possesso serve per proseguire l'opera di edificazione della cattedrale del suo S‚, sempre pi— ipertrofico e megalomanico. L'egolatria del narcisista Š cosŤ marcata che questi, talvolta, arriva a pensare che il mondo esista solo come un parco giochi per il suo divertimento. Distorsioni comunicative Le vittime della violenza psicologica appaiono come immobilizzate in una tela di ragno, tenute a disposizione, psicologicamente incatenate e anestetizzate. Sono persone che subiscono, forse in modo inconsapevole, azioni di condizionamento psicologico, di appropriazione e dominazione che le mantengono in uno stato di sottomissione e dipendenza. Il condizionamento in questo caso implica una forte componente distruttiva. La resistenza e le capacit… oppositive si affievoliscono gradatamente sino a spegnersi del tutto. La vittima perde ogni possibilit… di critica e, non essendo in grado di reagire, finisce col diventare complice di chi la opprime. Ci•, si badi, non costituisce in alcun caso un consenso: il mobbizzato subisce senza acconsentire, ossia senza partecipare. Il mobber non distrugge subito l'altro, ma lo sottomette a poco a poco, tenendolo a disposizione. Dapprima si obbedisce per far piacere al mobber, o per consolarlo, perch‚ ha l'aria infelice. Poi si obbedisce perch‚ si ha paura. Durante la fase di condizionamento, l'aggressore tiene viva nella vittima una tensione che corrisponde ad uno stato di stress permanente (Paci e Romito, 2000). Per esercitare il condizionamento si sfruttano procedimenti che danno l'illusione della comunicazione: Š una comunicazione particolare, non fatta per unire, ma per allontanare e ostacolare lo scambio. La distorsione comunicativa serve a manipolare l'altro verbalmente; quando si pone una domanda, i ®perversiŻ eludono. Si entra in un mondo nel quale non c'Š comunicazione verbale, tranne qualche osservazione in forma di stoccatine destabilizzanti. Non si parla di niente e tutto Š sottinteso. La vittima cerca di capire da s‚ cosa ha fatto, cosa ha da rimproverarsi, dato che non si dice niente. L'aggressione Š perpetrata rifiutando di parlare di quello che succede, di discutere, di trovare insieme delle soluzioni. Sottrarsi al dialogo Š un modo ingegnoso per aggravare il conflitto, le cui cause vengono sempre imputate all'altro. Non solo non si dice, ma anche si nega alla vittima il diritto di essere ascoltata. All'aggressore, che rifiuta di sentirla, non interessa la sua versione dei fatti. Rifiutare il dialogo Š un modo per dire, senza esprimerlo direttamente a parole, che l'altro non interessa o addirittura che non esiste (Ventimiglia, 2001). Di fronte al rifiuto della comunicazione verbale diretta non Š raro che la vittima ricorra, paradossalmente, a scrivere delle lettere, nell'illusione che la forma scritta, pi— delle parole, possa rivestire una sua intrinseca forza di penetrazione. Scrive per chiedere spiegazioni del rifiuto che avverte. Poi, non ricevendo risposta, scrive di nuovo e va alla ricerca di cosa, nel proprio comportamento, possa aver giustificato un atteggiamento del genere. Pu• anche accadere che la vittima finisca con lo scusarsi di quello che ha potuto fare, pi— o meno consciamente, per spiegare l'atteggiamento del suo aggressore. Lo stile comunicativo del mobber si serve, oltre che di questi atteggiamenti paradossali, anche di menzogne, sarcasmi, derisione e disprezzo. Pi— che una menzogna diretta si tratta di un insieme di sottintesi, di non detti, volti a costruire un malinteso da sfruttare poi a proprio vantaggio. Qualunque cosa si dica, i mobber trovano sempre un modo per avere ragione, tanto pi— che la vittima Š gi… destabilizzata e non prova, a differenza del suo aggressore, alcun piacere a polemizzare. Per un'alfabetizzazione emotiva Le vittime sperano sempre che le loro spiegazioni e giustificazioni elimineranno i malintesi e si rifiutano di rendersi conto che, per quanto si possa comprendere razionalmente e affettivamente, non si deve per questo sopportare tutto. Nel rapporto con il perverso non c'Š simmetria, ma dominio sull'altro e la persona sottomessa non ha la possibilit… di reagire e di fermare lo scontro. Ci• che a prima vista sorprende Š che le vittime accettino la loro sorte. Il loro territorio ®psichicoŻ viene defraudato e saccheggiato da un aggressore che appare egli stesso una vittima da immolare per poter cancellare il proprio fallimento esistenziale. Dinanzi a questi climi e contesti di violenza che inquinano e ammalano le persone costrette ad albergarvi, crediamo che non si debba restare inerti. Da alcuni anni abbiamo promosso e attivato diversi progetti di educazione all'affettivit…, in particolar modo nelle scuole elementari e medie, perch‚ siamo fortemente convinti che un possibile antidoto all'attivarsi del germe della violenza sia un lavoro di alfabetizzazione emotiva. Ô la possibilit… per il bambino di imparare a riconoscere e contattare le proprie emozioni e i propri affetti, di guardarli, di nominarli, di comprendere che alla rabbia si pu• provare anche a dare un senso senza agirla e scaricarla sugli altri. Quando un'emozione Š familiare non Š pi— straniera. E se non Š pi— straniera pu• anche fare meno paura. Tanti piccoli Hitler La storia dell'umanit… sembra la testimonianza di una mente violenta esistita da sempre. Secondo i sociologi, uno dei principali indicatori della nascita della civilt… sarebbe stata l'istituzione dei consigli degli anziani delle trib— che, attraverso l'emanazione di regole, avevano il compito precipuo di garantire l'ordine. Ad una riflessione pi— accurata, Š possibile constatare come anche questa fondamentale tappa dell'evoluzione umana si sia fondata sulla violenza: qualsiasi potere costituito dall'antichit… fino ad oggi, infatti, ha avuto ed ha un esercito, una forza di polizia, strutture organizzate e persone il cui compito Š precisamente quello di costringere all'obbedienza chi viola le regole stabilite e imposte dal potere. Ognuno di noi Š dunque in qualche modo ®assuefattoŻ ad una certa quota di violenza delle istituzioni, beninteso nel contesto delle norme della convivenza civile. Le grandi civilt… della nostra storia, come quella greca e romana, le stesse che hanno creato la filosofia e il diritto, erano intessute di violenza e sopraffazione: la pena di morte Š stata per molti secoli la risposta immediata e abituale per la maggioranza dei reati. Senza dimenticare le guerre e i massacri, da sempre esistiti tra le nazioni, o la violenza pi— sottile che relegava (infliggendo torture psicologiche e talvolta anche fisiche) nei manicomi gli individui ritenuti inidonei agli standard della collettivit…, per non parlare di quella violenza che diventava teatro e intrattenimento nelle grandi arene dell'antichit…, a cominciare dal Colosseo. E si potrebbe continuare a lungo, molto a lungo. Veniamo al mondo in una storia imbevuta di violenza e ne siamo noi stessi intrisi, talvolta perfino affascinati e ammaliati. Non Š certamente un caso che il fenomeno nazista, con il culto della persona di Hitler che lo caratterizzava in tutte le sue manifestazioni, sia stato considerato da molti psicologi e psichiatri come una chiara esemplificazione della dipendenza di interi gruppi, anzi di un'intera nazione, da una mente patologica, che aveva saputo indurre negli altri un culto passivo e quasi religioso della sua personalit…. Oggi nelle famiglie, negli uffici, nella vita di tutti i giorni continuano a reincarnarsi tanti piccoli Hitler, amati e riveriti da chi ha la ventura [sventura) di essere loro vicino. Il loro autoritarismo e la loro tirannia costituiscono un dato di fatto pacificamente riconosciuto, anche se pochi si interrogano sul perch‚ si possa finire per amare un mostro. Anche una lettura strettamente psicologica della violenza sembra ricondurre il fenomeno ai primordi della nostra storia. La letteratura psicoanalitica, come Š noto, ha dedicato una particolare attenzione al tema del parricidio, a cominciare da Freud, che ha individuato nel mito di Edipo una delle rappresentazioni pi— significative dell'animo umano. Secondo il padre della psicoanalisi il bambino, nelle prime fasi del suo sviluppo, deve fare i conti con la fantasia di eliminare il genitore del proprio sesso e al tempo stesso con la frustrazione di non poterlo fare perch‚ Š troppo pi— grande e pi— forte di lui. Di qui l'identificazione reattiva con il genitore dello stesso sesso, tappa primaria per l'acquisizione della propria identit…. In seguito, la reazione del bambino alla frustrazione di non saper usare un giocattolo sar… quella di romperlo. E molto presto scoprir… anche di provare piacere a picchiare chi Š pi— debole o pi— piccolo di lui, oppure a canzonare e umiliare, solitamente insieme ad altri, chi in quel particolare momento viene percepito come isolato e inoffensivo e che quindi, esattamente come avviene nel mondo animale, Š una facile preda. Genitori mobbizzati Se gran parte della letteratura che descrive il mobbing familiare fa precipuamente riferimento a relazioni di tipo coniugale, in cui sovente il marito riveste il ruolo di carnefice e la moglie quello di vittima (ma succede anche il contrario), non possiamo non aprire una finestra anche su quella violenza agita dai figli che vede nei genitori i principali mobbizzati. Sembra soprattutto l'adolescenza quella stagione dell'esistenza umana deputata a far fiorire episodi di violenza di questo tipo. L'adolescente, infatti, non pi— bambino e non ancora uomo, si trova a sostare in questo spartiacque tra due universi distanti e diversi. Questa incertezza esistenziale, che peraltro costituisce la caratteristica saliente di qualsiasi stagione della vita, nel periodo adolescenziale si fa pi— palese, con tutto il suo specifico corredo di ansie, timori, gioie e speranze. Tale cocktail emotivo pu• facilmente generare inquietudine, al punto che Stanley Hall, nel descrivere l'et… adolescenziale, utilizzava termini come ®Sturm und DrangŻ (tempesta ed impeto) cari al preromanticismo tedesco. In un periodo in cui l'adolescente deve imparare a rinunciare all'immagine del proprio corpo infantile per iniziare ad abitare un corpo maturo sessualmente, cominciano a svilupparsi movimenti rabbiosi. Basta osservare il comportamento di molti ragazzi per rendersi conto che i giochi di forza, la tendenza a infastidire, gli scherzi di mano e le baruffe sono spesso modi di cominciare a negoziare la propria sessualit…, di arrivare a un corpo a corpo. L'adolescenza Š un transito difficile. Quando non si riesce a lasciarsi alle spalle l'infante per divenire adulti si assiste a veri e propri fenomeni di breakdown evolutivi. Tali fenomeni possono tradursi nella messa in atto di condotte psicopatologiche che trovano nei genitori le principali vittime. Pensiamo, per esempio, ai sempre pi— frequenti casi di anoressia e bulimia (il cui esordio Š quasi sempre in adolescenza), in cui i genitori diventano schiavi nelle mani dei loro figli, costretti a subire le loro pretese, a cucinare con grande scrupolo le pietanze da loro desiderate, a soffrire le loro sofferenze, a non avere pi— spazi propri perch‚ costretti ad abitare quelli del figlio, a vivere la vita che il figlio ha decretato per loro. Dal nostro punto di vista, l'anoressico (ma lo stesso dicasi per il tossicomane, il borderline, l'antisociale, o per altre categorie nosografiche) Š certamente vittima di un disturbo che lo rende sofferente ma, al contempo, Š anche il carnefice che individua nei propri genitori le principali vittime sacrificali. Franco Di Maria Ivan Formica (®Psicologia contemporaneaŻ n. 197/06) Dal lacchŠ alla ®badanteŻ - Le trasformazioni del servizio domestico in epoca moderna. - I genitori che non possono contare sull'aiuto dei nonni e devono far conto sulle babysitter, coloro che i nonni o i genitori ce li hanno anziani e malati e fanno affidamento su una ®badanteŻ, quelli che il lavoro di colf o assistente domiciliare lo svolgono in prima persona... Tutte queste persone e tante altre non hanno dubbi, credo, sull'importanza del lavoro domestico e di cura. Ciononostante agli occhi di molti pu• apparire strano che il servizio domestico, e addirittura la sua storia, possano essere oggetto di studio: nonostante tutto, il tema pu• apparire marginale. Spero di riuscire a mostrare, seppur in poche pagine, che non Š affatto tale. Una questione preliminare, nell'affrontare il tema del servizio domestico, Š quella di chiarire a chi ci si riferisce quando si parla di servi, servitori e lavoratori domestici. Nelle societ… di antico regime, i concetti di servo, servitore, domestico erano estremamente dilatati: si trattava, inoltre, di categorie affollate, nelle quali si accalcavano figure profondamente diverse, tanto che pi— di uno studioso ha parlato di ®universo servileŻ. Se oggi pensiamo al lavoro domestico, ci vengono in mente colf, ®badantiŻ, baby-sitter, maggiordomi, autisti, giardinieri... Autisti a parte, in antico regime erano presenti figure assimilabili a queste, seppur spesso definite in modo diverso. Tuttavia, l'®universo servileŻ ne comprendeva molte altre oggi scomparse: servitori a livrea, servi agricoli, garzoni di bottega, e tanti altri, come i ®braviŻ di manzoniana memoria. Anche il precettore o l'aio facevano parte, seppur in maniera un po' ambigua, del personale di servizio, cosŤ come il ®prete di casaŻ presente in molte famiglie ai vertici della scala sociale. In effetti, il personale alle dipendenze delle famiglie dell'‚lite era molto articolato e gerarchizzato: non a caso si parlava di ®famiglia altaŻ e ®famiglia bassaŻ, intendendo, beninteso, con il termine ®famigliaŻ, non il padrone di casa e i suoi consanguinei, ma proprio ®familiariŻ e ®famigliŻ, cioŠ i servitori. La ®famiglia altaŻ era costituita dai domestici con funzioni direttive e amministrative, la ®famiglia bassaŻ da quelli con compiti pi— esecutivi. Tra i servitori, c'erano anche schiavi o schiavi affrancati, alcuni dei quali di colore. Nelle famiglie pi— in vista avere un ®morettoŻ o un ®moroŻ divenne addirittura una moda, come tra l'altro dimostrano molti quadri, a partire dalla Laura Dianti di Tiziano (1523-1525). Nei paesi dell'Europa mediterranea, questi schiavi neri erano importati direttamente dall'Africa oppure erano catturati nei continui scontri tra cristiani e musulmani (a causa dei quali, peraltro, molti cristiani finivano schiavi nei paesi islamici). In Italia, in particolare, Š attestata la presenza di schiavi nella reggia di Caserta ancora negli anni Cinquanta dell'Ottocento, pochissimi anni prima, dunque, dell'unificazione nazionale. E se il modello della piantagione coltivata da schiavi venne esportato in America dal bacino del Mediterraneo (nel tardo Medioevo e nella prima et… moderna si produceva zucchero da frutta), con lo sviluppo dell'economia coloniale i paesi che disponevano di possedimenti d'oltremare, come Spagna, Francia, Inghilterra cominciarono a importare schiavi dalle proprie colonie, non senza gravi complicazioni a livello giuridico. Francia e Inghilterra, in particolare, non riconoscevano infatti la schiavit— sul proprio territorio. Ne derivarono situazioni di grande ambiguit…, che si risolsero solo lentamente. Tra le persone di servizio c'erano anche molti trovatelli. Le istituzioni caritative che accoglievano i neonati abbandonati potevano avere balie interne oppure affidare i piccoli a balie di campagna; in entrambi i casi, i (pochi) bambini che riuscivano a sopravvivere potevano essere collocati a servizio (nel caso di ricorso a balie esterne, spesso restavano a servizio presso l'ultima famiglia che li aveva avuti in custodia). Non erano comunque solo i bambini pi— sfortunati e quelli delle famiglie pi— povere ad andare a servizio. Prima che il sistema scolastico si sviluppasse su larga scala, infatti, anche giovani nobili venivano mandati a servizio come paggi presso aristocratici di estrazione pi— alta della propria, al fine di venirvi educati e di entrare in rapporti di scambio e patronage importanti per la loro vita futura. Anche per gli artigiani mandare i propri figli a servizio presso un altro maestro artigiano era un modo per garantire loro un'adeguata formazione. In parte, gli apprendisti erano diversi dai servitori veri e propri, visto che spesso pagavano per essere istruiti, mentre i servi domestici e rurali erano ricompensati per il loro lavoro. Come i servi, tuttavia, gli apprendisti dovevano obbedire al padrone e non di rado svolgevano servizi di vario genere in casa del maestro. Non a caso, allora, i termini per definire gli uni e gli altri - per esempio garzone - spesso erano gli stessi, e la condizione degli uni e degli altri si confondeva. L'elenco potrebbe continuare a lungo: cocchieri, lacchŠ, staffieri, palafrenieri, stallieri, scudieri, credenzieri, canevai, cuochi, sottocuochi, sguatteri, balie da latte, balie asciutte, fantesche, governanti, cameriere, damigelle, donne di governo... Non Š possibile descrivere tutte queste figure. Ô tuttavia importante anzitutto chiarire che, in antico regime, c'erano servi e domestici alle dipendenze di persone di pressoch‚ tutti i ceti sociali, dal contadino al nobile, passando per le perpetue dei preti e i servi presenti nei monasteri: in quelli femminili, per esempio, serve laiche e monache converse svolgevano compiti di servizio per la comunit… e/o a vantaggio di singole suore velate o professe, sebbene - in teoria - la vita monastica dovesse essere improntata all'uguaglianza. Va poi sottolineato che la nozione di servo si estendeva ben al di l… dei pur ampi confini degli staff domestici. Il modo stesso in cui si strutturavano i rapporti di potere, spesso concepiti come rapporti di dipendenza personale, determinava questa estrema dilatazione. In stati monarchici quali erano molti di quelli europei d'antico regime, i membri dell'entourage del sovrano e della sua famiglia erano considerati a tutti gli effetti domestici della famiglia reale, anche se erano personaggi di estrazione sociale molto elevata. Il famoso rituale del risveglio di Luigi XIV mette in scena questa concezione; se da un lato accedere alla camera del sovrano era un privilegio riservato a pochi, dall'altro i gesti che pure erano considerati fonte di grandissimo onore, come aiutare il re a infilarsi la camicia, erano pur sempre attivit… ®da domesticoŻ. Molti autori si sono cimentati, nel corso dei secoli, nell'arduo tentativo di classificare in un'ordinata tassonomia i diversi tipi di servitori, confermandoci con i loro sforzi la sconfinata estensione che il concetto di servo poteva avere: nel Seicento, il giurista Giovan Battista de Luca classific• come forme di servit— il rapporto del vassallo con il proprio feudatario e addirittura quello del figlio verso il padre. In effetti, l'intera societ… poteva essere rappresentata come una catena di relazioni di dipendenza, che trovava il suo vertice in Dio: da Dio originava il potere del sovrano e quello di tutte le persone rivestite di qualche autorit… che potevano essere cosŤ concepite come se fossero disposte in un'ordinata piramide. ®Ditemi un poco, chi Š al mondo che non serva?Ż si poteva leggere in un libretto volto a educare e istruire il personale domestico pubblicato all'inizio del Settecento. Non si trattava solo di una formula consolatoria a uso dei domestici; in questa domanda, meno retorica di quanto potrebbe sembrare, si esprimeva una visione del mondo secondo la quale tutti erano imbrigliati in una catena di rapporti fortemente asimmetrici. La famiglia non sfuggiva a questa organizzazione gerarchica. Anzi, per molti versi ne era il modello (in fondo le pi— antiche attestazioni del termine familia fanno riferimento al gruppo dei servi alle dipendenze di un padrone). In questo senso il rapporto genitori-figli, o altri rapporti all'interno della famiglia, potevano essere informati, per molti versi, al rapporto padrone- servo. Il fatto che il pater familias avesse una forte autorit… su tutti coloro che abitavano in casa, familiari e domestici, era peraltro visto come elemento fondamentale per l'ordine complessivo della societ…. Il rapporto figli-genitori e quello servo- padrone erano accomunati anche dal fatto di non essere necessariamente unilaterali: come una figlia pu• benissimo essere a sua volta madre, cosŤ c'erano casi in cui il servitore era al tempo stesso anche padrone; questo accadeva nel caso dei domestici con mansioni elevate, come i maggiordomi, i segretari o gli istitutori; domestici di questo tipo, che spesso non risiedevano neppure con i datori di lavoro o avevano appartamenti autonomi nei palazzi dei loro padroni, non di rado impiegavano a loro volta persone di servizio. Insomma, essere servo era anzitutto un tipo di rapporto - un rapporto di dipendenza da un padrone - prima e pi— che un lavoro specifico, pur essendo anche, in moltissimi casi, un'attivit… remunerata. Per questo cercare di definire i servi di antico regime in base alle mansioni svolte Š uno sforzo destinato al fallimento. Ci si chieder…, forse, a questo punto, come si potesse parlare di servitori o domestici senza incorrere in ambiguit… e incomprensioni. Il problema in realt… esisteva, ma i contemporanei erano in genere in grado di comprendere dal contesto in che senso dovessero essere di volta in volta intesi termini come appunto servitore, domestico e simili. Nei casi in cui ogni possibile ambiguit… andava fugata non mancavano, comunque, chiarimenti e precisazioni. Per esempio, nel Bando generale per la Legazione di Bologna del 1756, laddove si specificavano le sanzioni per il furto domestico, si dava un'interpretazione molto estesa di tali termini: ®sotto Titolo di Servitori, Domestici, e Famigliari saranno anche compresi tutti li Giovani, Lavoranti, • Facchini, d'altri, che servono nelle Botteghe de mercanti, Orefici, Barbieri, Falegnami, Ferrari, e di qualsivoglia altra sorte d'Artisti [= artigiani], purch‚ da padroni delle medesime venghino stipendiatiŻ. Quando invece, circa quarant'anni dopo, fu introdotta un'imposta suntuaria sull'impiego dei domestici, se ne diede un'interpretazione restrittiva: ®sotto nome di domestici non si comprendono i precettori, segretari, ragionati [i ragionieri, gli amministratori contabili], ajutanti di negozj, o di fondachi, fattori, agenti e famigli di campagnaŻ. L'esclusione nasceva dalla consapevolezza che tali figure costituivano un ausilio alle attivit… del padrone, anche quelle pi— chiaramente produttive; poich‚ il ricorso al loro aiuto non obbediva a una logica di prestigio, non potevano essere tassate come ®beni di lussoŻ come invece accadeva nel caso di lacchŠ, staffieri e simili. Dopo aver cercato di chiarire che cosa si intendesse quando si parlava di servi, domestici, familiari, e simili tra Cinquecento e Settecento, mi pare utile, per illustrare il passaggio dall'antico regime all'Ottocento, accennare a una confraternita bolognese, l'®Universit… dei ServitoriŻ o Congregazione di San Vitale. Nata alla fine del Seicento e non a caso intitolala a Vitale, servo di Sant'Agricola martirizzato insieme al suo padrone, la confraternita era anzitutto un'associazione di mutuo soccorso: i confratelli pagavano una quota associativa ricevendo in cambio assistenza in caso di malattia, la possibilit… di godere, in vecchiaia, con un po' di fortuna, di una delle quattro piccole pensioni che la congregazione pagava ogni anno (se ne poteva ottenere una solo quando moriva uno dei quattro beneficiari) e la certezza di una degna sepoltura quando passavano a miglior vita. L'Universit… dei Servitori agiva inoltre sulla scena cittadina bolognese come una vera e propria corporazione, portando avanti una politica di prestigio a favore del personale domestico. Non a caso, allora, dopo alcuni decenni dalla fondazione, sguatteri, garzoni di scuderia, mozzi di stalla, facchini, portantini e tutti coloro che erano tenuti a esercitare ®esternamenteŻ, cioŠ ®in pubblicoŻ, qualche ®uffizio vileŻ vennero esclusi dalla confraternita. Non si pu• escludere, naturalmente, che la scelta fosse dettata (anche) da ragioni economiche: essendo i pi— poveri e precari tra i servitori, costoro forse contribuivano meno di altri alle casse della associazione (i disoccupati erano esclusi dal pagamento della quota mensile) e forse gravavano su di esse pi— di altri. La scelta pare per• motivata soprattutto dalla volont… di affermare la propria identit… e il proprio ruolo nella compagine cittadina. La confraternita port• avanti, infatti, nel Settecento, una politica di prestigio la cui espressione pi— evidente e duratura fu il finanziamento della costruzione della cupola del santuario di San Luca, ancor oggi uno dei simboli di Bologna. La storia dell'Universit… dei Servitori dimostra molto chiaramente che, in passato, era possibile concepire il servizio domestico in termini profondamente diversi da quelli ai quali siamo abituati oggi. Forte della sua politica di prestigio, la congregazione raggiunse il picco delle iscrizioni, dal punto di vista numerico, nel tardo Settecento; dopo l'arrivo dei francesi, nel 1796, il numero di confratelli croll• ma la confraternita riuscŤ a sopravvivere, seppur stentatamente, a differenza di tante altre congregazioni soppresse durante il periodo giacobino e napoleonico. Durante la Restaurazione conobbe una breve ripresa, per poi avviarsi in un declino irreversibile, ormai incapace di reclutare nuovi membri: i verbali ottocenteschi giunti sino a noi risuonano di tristi considerazioni sull'et… degli iscritti che avanza e sulle morti dei confratelli non bilanciate dall'arrivo di nuovi associati. Questo declino pu• essere compreso solo alla luce delle trasformazioni ottocentesche del servizio domestico. Con l'arrivo delle truppe napoleoniche, nel 1796, la nuova enfasi sugli ideali rivoluzionari di libert‚, ‚galit‚ e fraternit‚, implic• una certa stigmatizzazione di servi e domestici: il servo, in quanto accettava di avere un padrone, appariva indegno di essere un vero cittadino. Ai domestici, d'altronde, durante la rivoluzione francese, non venne neppure concesso il diritto di voto; si riteneva infatti che, subendo l'influenza dei padroni, essi non fossero capaci di votare in maniera libera e indipendente. Li annover• tra i cittadini solo la costituzione giacobina del 1793, che per•, come Š noto, non venne mai applicata; cosŤ come la costituzione bolognese del 1796, che pure concedeva il voto ai servi (e chiss… che ci• non dipendesse almeno in parte dalla politica dell'Universit… dei Servitori!). Il diffondersi degli ideali rivoluzionari non basta per• a spiegare il declino della Congregazione di San Vitale, in buona parte peraltro avvenuto, come si Š detto, nell'Ottocento. Le cause principali di tale declino sono da ricercarsi altrove. Ô rilevante, da questo punto di vista, che la confraternita fosse esclusivamente maschile, o meglio: essa si presentava sulla scena cittadina come corpo che incarnava tutti i domestici bolognesi (maschi e femmine), tant'Š vero che quando c'erano da raccogliere fondi (per esempio per la citata costruzione della cupola di San Luca) si rivolgeva indistintamente a domestici e domestiche. Non ammetteva per• le serve tra i membri che pagavano la quota associativa e avevano poi diritto alle varie forme di assistenza garantite ai confratelli. La caparbia esclusione delle donne finŤ per condizionare notevolmente le possibilit… di sopravvivenza dell'associazione, quando, nell'Ottocento, i servitori di sesso maschile diminuirono in modo considerevole: se tra Cinquecento e tardo Settecento la percentuale di donne tra le persone di servizio bolognesi, per quel che ne sappiamo, si mantenne pressoch‚ costantemente attorno al 60%, a partire dalla fine del Settecento cominci• a crescere in modo deciso, seppur non lineare, tanto che all'inizio del Novecento erano ormai circa l'80%. La rilevanza della femminilizzazione ottocentesca del lavoro domestico va comunque ben al di l… delle conseguenze sull'Universit… dei Servitori, e questo anzitutto perch‚ una trasformazione dello stesso segno caratterizz• buona parte dei paesi europei. Il lavoro domestico salariato si trasform• insomma in un lavoro svolto da donne, molto di pi— di quanto non fosse in passato. Le ragioni di tale profonda trasformazione erano complesse. Il diffondersi degli ideali di uguaglianza e libert…, e la conseguente svalutazione della condizione servile, cui facevo cenno sopra, verosimilmente comportarono un certo numero di abbandoni da parte di servitori maschi, e una sua minore appetibilit… per i ragazzi che si affacciavano al mondo del lavoro (questo problema evidentemente non toccava le donne, visto che, serve o padrone che fossero, erano comunque escluse dal diritto di voto, e non Š certo privo di rilevanza rispetto ai modi in cui Š stata costruita la sfera della politica moderna che donne di tutti i ceti sociali e servitori maschi fossero accomunati nell'esclusione). Proprio a causa della nuova enfasi sull'uguaglianza, d'altronde, scomparve tutta una serie di figure tipicamente maschili: in modo abbastanza rapido i portantini, pi— lentamente lacchŠ e simili. Molte figure di spicco della gerarchia servile (segretari, computisti, ecc.) cominciarono d'altronde a venir considerate impiegati privati o liberi professionisti piuttosto che domestici, mentre il notevole sviluppo delle scuole implic• il declino della figura dell'istitutore privato: sempre pi— spesso l'istruzione dei figli anche dei ceti sociali pi— elevati (peraltro in larga parte svolta in collegio fin dai tempi della Controriforma) venne trasferita all'esterno della casa. La forte enfatizzazione dell'importanza dell'accudimento dei bambini, port• invece a espandere il numero delle bambinaie e governanti, mentre la crescente rappresentazione della sfera domestica come ambito tipicamente femminile favorŤ la progressiva sostituzione dei cuochi maschi con cuoche femmine. N‚ si possono dimenticare le conseguenze delle trasformazioni della struttura sociale: l'aumento delle serve, infatti, fu in parte dovuto anche alla crescita dei ceti borghesi, che tradizionalmente impiegavano servit— femminile (a differenza dei nobili che impiegavano molti servi maschi). Il fenomeno della femminilizzazione del lavoro domestico fu insomma frutto di trasformazioni diverse che coinvolsero ora l'una ora l'altra tra le numerose figure che popolavano ®l'universo servileŻ. In parte, comunque, era conseguenza di un modo di concepire la casa come ambito pi— spiccatamente femminile, rispetto al passato. Al contempo, tuttavia, contribuiva a trasformare gli spazi domestici dei ceti medi e alti in luoghi popolati soprattutto da donne. Se da un lato gli studiosi concordano sul fenomeno della femminilizzazione del personale domestico, dall'altro dissentono sulle sue caratteristiche e sulla sua cronologia: secondo alcuni, essa prese avvio nel Seicento, secondo altri nel Settecento o nell'Ottocento; per alcuni avanz• inarrestabile nel corso dei secoli; per altri invece, e io tra questi, conobbe fasi di accelerazione, inversioni di tendenza, momenti di stasi. Lo dimostra bene il caso di Firenze, per il quale disponiamo di dati di lunghissimo periodo. Nel XV secolo, qualche decennio dopo la Peste Nera di met… Trecento che falcidi• la popolazione europea, si aprŤ, per le serve, un'®et… dell'oroŻ; la forza lavoro scarseggiava, molti uomini trovavano impiego in altri settori ed esse riuscivano a spuntare buoni salari (non Š un caso che in quegli anni si intensificasse anche l'®importazioneŻ di schiave: si trattava soprattutto di russe, tartare, circasse ecc. che arrivavano prevalentemente dalle colonie genovesi nella regione del Mar Nero). La situazione cambi• per• nel Cinquecento, a causa della notevole crescita demografica. Allora la percentuale di serve sul totale dei domestici diminuŤ: evidentemente molti uomini, pur di lavorare, si impiegarono nel settore domestico, anche nei ranghi pi— bassi. Si ebbe insomma una tendenza alla mascolinizzazione del personale di servizio. Per quanto ne sappiamo, nel XVI secolo si verific• una trasformazione analoga anche a Venezia. In questo caso, tuttavia, le ragioni principali del cambiamento, pi— che di natura demografica, erano legate all'aristocratizzazione dell'‚lite veneziana, che cominci• a seguire quei modelli di organizzazione domestica tipicamente nobiliari, molto diffusi nelle monarchie, che prevedevano la presenza di stuoli di lacchŠ, paggi e altri servitori per motivi di prestigio. A Firenze, Venezia e Bologna, dopo una lunga fase di stasi o addirittura di rimascolinizzazione, la composizione di genere del personale di servizio avrebbe visto un deciso aumento delle donne solo nel corso dell'Ottocento, per quel che ne sappiamo. Ma naturalmente le dinamiche non sono necessariamente le stesse ovunque, e questo spiega, almeno in parte, le divergenze tra i vari studiosi. Nel corso del XIX secolo, tra i domestici non aumenta comunque solo il peso delle donne, ma anche quello degli immigrati di origine rurale. La presenza di servi arrivati dalla campagna non Š una novit… assoluta, ovviamente, ma in molti casi assume dimensioni un tempo sconosciute: per restare al caso di Bologna, in un censimento realizzato nel 1796, il 70% dei lavoratori domestici venivano indicati come bolognesi mentre alla met… dell'Ottocento, in base a fonti parrocchiali, questa percentuale era diminuita al 31% e nel 1899 si sarebbe ulteriormente ridotta al 10%. Per quanto in altri contesti tempi e caratteristiche di questa trasformazione furono diversi, in linea di massima il servizio domestico and• configurandosi sempre pi— come un lavoro di immigrati (seppur in una prima fase solo come immigrati da zone rurali non troppo distanti). Tutte queste trasformazioni - femminilizzazione, ruralizzazione e proletarizzazione dovuta, quest'ultima, alla scomparsa o all'emancipazione dal personale di servizio delle figure che ne avevano costituito l'‚lite - si intrecciarono con un profondo cambiamento nel modo di considerare il servizio domestico. A lungo, esso era stato un'attivit… molto diffusa, esercitata non solo da donne ma anche da uomini, abbastanza spesso di origine cittadina e non necessariamente di ceto basso. Di conseguenza non era inevitabilmente considerato un'attivit… umiliante e degradante. Nella misura in cui metteva in contatto con persone di ceto sociale elevato, servire poteva anche essere considerato un onore e comunque poteva essere un impiego pi— che dignitoso, soprattutto per i membri della ®famiglia altaŻ. Abbiamo visto che, a Bologna, l'Universit… dei Servitori si era saputa conquistare una posizione di rilievo nella compagine cittadina. L'enfasi sull'eguaglianza, la scomparsa o l'emancipazione dal personale domestico di buona parte delle figure che un tempo ne costituivano i vertici, l'aumento del peso delle donne e degli immigrati portarono invece a considerare sempre pi— il servizio domestico come un'attivit… inevitabilmente umiliante e degradante: la servetta di origine campagnola divenne l'emblema di questo gruppo di lavoratori, sebbene esso nonostante tutto restasse, in realt…, molto pi— complesso e sfaccettato. Il miglioramento delle condizioni di lavoro in altri settori finŤ per far aumentare il disprezzo per il lavoro domestico. Per serve e domestiche le condizioni di lavoro restavano molto pesanti, e in alcuni casi lo diventavano pi— di prima: l'orario non aveva limiti, il tempo libero era limitatissimo, era praticamente impossibile avere una vita privata, l'obbedienza dovuta ai padroni era ancora declinata nel senso della subordinazione personale, la serva viveva isolata nella casa dei datori di lavoro... Ecco perch‚ molte donne cominciarono a preferire il lavoro in fabbrica: per quanto duro, aveva orari precisi, rendeva possibile una certa libert… una volta finito il turno, consentiva di essere a contatto con le altre operaie e di creare solidariet… di gruppo, mentre il potere del padrone di una fabbrica sulle proprie operaie era meno ®invasivoŻ rispetto a quello di un padrone sulla propria serva. In effetti, per lunghi anni il servizio domestico fu sistematicamente escluso da tutte le forme di garanzia e di tutela del lavoro gradualmente introdotte; in Italia i lavoratori domestici dovettero aspettare praticamente gli anni Cinquanta per vedere un primo timido avvio della regolamentazione dei propri diritti (solo con la legge 2 aprile 1958, n. 339, in un'epoca in cui per molti altri lavoratori la giornata lavorativa era ormai di 8 ore, si stabilŤ per esempio che un domestico aveva diritto a 8 ore di sonno giornaliere!). Il primo contratto collettivo di lavoro sarebbe stato firmato solo nel 1974. Si tratta insomma di un tipo di rapporto di lavoro che ha faticato molto a trovare un riconoscimento adeguato, e non solo nel nostro paese. E peraltro ancora soffre di molte discriminazioni, rispetto ad altri impieghi. Tra Otto e Novecento, la crescente difficolt… di reclutare personale di servizio, insieme alle profonde trasformazioni che stavano investendo il mondo del lavoro e la societ… tutta, indussero molti a credere che anche la sfera domestica fosse destinata a una radicale modernizzazione; si pensava che la figura del lavoratore domestico, che agli occhi di alcuni appariva una sorta di sopravvivenza feudale, presto sarebbe definitivamente scomparsa. Nel 1900, per esempio, Riccardo Bachi tenne a Torino una conferenza dal titolo La serva nell'evoluzione sociale, in cui prevedeva che il lavoro domestico non sarebbe stato pi— tale, ma sarebbe stato sostituito da un servizio ®di indole collettiva, non pi— degradanteŻ: una vera e propria rivoluzione, a suo avviso, era destinata a trasformare ®le serve in operaieŻ. Grazie a tale rivoluzione gran parte dei lavori domestici sarebbe stata esternalizzata: cucine collettive, lavanderie collettive, e simili avrebbero permesso di razionalizzare il lavoro e di renderlo meno faticoso. Idee del genere all'epoca non erano diffuse solo tra socialisti e comunisti che credevano nella collettivizzazione, ma trovavano terreno fertile anche nel mondo capitalistico, come dimostrano, per esempio, i libri (di grande successo) dell'americana Christine Frederick, missionaria di un nuovo modo razionale di gestire la casa basato su principi tayloristici. Al contempo, lo sviluppo dell'elettricit… e il progresso tecnologico alimentavano un diffuso ottimismo sulla possibilit… che macchine di vario genere potessero rendere superfluo il ricorso alle persone di servizio, e assai lieve, se non inesistente, il carico di lavoro per chi avrebbe dovuto azionarle. In realt…, per•, le cose andarono diversamente da come tanti prevedevano. Certo dopo aver raggiunto, in molti paesi europei, un picco negli anni Ottanta del XIX secolo, la percentuale dei servitori domestici sul totale degli attivi per alcuni decenni fu nettamente decrescente, tanto che le numerose previsioni sull'imminente fine del lavoro domestico cui facevo cenno potevano apparire pi— che giustificate. Negli anni successivi alla crisi del 1929, tuttavia, in buona parte d'Europa si verific• un'inversione del trend e il servizio domestico divent• una delle vie pi— battute per sfuggire alla disoccupazione. Il binomio serva-padrona torn• a essere molto attuale, con buona pace delle aspirazioni a una societ… senza pi— questa n‚ quella. In Italia, agli effetti della crisi economica si aggiunsero quelli delle politiche del fascismo, che da un lato cercava di espellere le donne dagli impieghi pi— qualificati, e dall'altro, nonostante la roboante retorica ruralista, conduceva una politica che scaricava i costi della crisi soprattutto sulle campagne: l'insieme di queste condizioni, unitamente alla chiusura degli sbocchi migratori all'estero, costrinse molte donne contadine ad andare a servizio in citt… per garantire la sussistenza alle famiglie di origine. Le testimonianze in questo senso sono impressionanti: nel 1935, per esempio, Carlo Agostini, vescovo di Padova, scriveva: ®oggi le figliole di servizio sono diventate un esercito. L'emigrazione all'estero degli uomini di ieri Š sostituita oggi in gran parte dalla emigrazione all'interno delle giovani figlie di famigliaŻ (significativamente, le domestiche non vennero mai incluse nelle leggi contro l'urbanesimo). Stando ai dati dei censimenti, tra il 1921 e il 1936 il numero delle donne che lavoravano come domestiche aument• da 380-mila a 570-mila (se per il 1936 si usa la stessa categoria di servizio domestico usata nel 1921). Contemporaneamente, fedele alla sua ideologia maschia e virile, il regime fascista si adoper• perch‚ alcuni dei lavoratori maschi che ancora popolavano il mondo del servizio domestico avessero uno status pi— dignitoso: cosŤ, se da un lato si impedŤ che nascesse una corporazione dei lavoratori domestici, dall'altro si permise la nascita della corporazione dei portieri (in larga parte uomini), che fin dal 1929 poterono sottoscrivere un contratto collettivo. Significativamente, gi… nel censimento del 1931 essi vennero classificati in una sottocategoria diversa da quelle in cui furono classificati i domestici. Non a caso durante il ventennio la percentuale delle donne, tra le persone di servizio, pass• dall'85 al 95%. Alla luce di tutto ci•, ci si pu• pertanto interrogare sulle sorti della modernizzazione che tanti, tra Otto e Novecento, profetizzavano: non era stata che un sogno? In realt…, per certi versi gli anni Trenta possono essere visti come una parentesi negativa in un trend di segno diverso, visto che dopo la seconda guerra mondiale il numero dei lavoratori domestici (ormai rappresentati quasi solo da lavoratrici) crolla abbastanza rapidamente, in termini sia assoluti sia relativi. E tra le persone di servizio che continuano a essere presenti, cresce il peso delle persone che lavorano a ore, senza abitare con i datori di lavoro e potendo, pertanto, concedersi il lusso di avere una famiglia propria, lusso sostanzialmente precluso alle domestiche conviventi, che appaiono ormai in via di completa estinzione. Da un lato l'offerta di lavoro si riduce a causa del prolungarsi dell'obbligo scolastico e della crescita economica che offre alle donne migliori possibilit… di impiego; dall'altra aspirapolveri, lavatrici, frigoriferi ma anche nursery e asili sembrano rendere superfluo, o quasi, il ricorso a persone di servizio, anche se non bisogna dimenticare che i tassi di attivit… femminile, nel nostro paese calanti fino agli anni Sessanta, creano un esercito di casalinghe in cui le antiche identit… della serva e della padrona si fondono. Pur con specificit… legate ai singoli contesti, la riduzione del personale domestico negli anni Cinquanta e Sessanta accomuna buona parte dei paesi occidentali, al punto che, negli anni Settanta, sembra che si possa ®cantare vittoriaŻ, per cosŤ dire: la modernizzazione di cui si andava parlando ormai da tempo sembra essersi consolidata e trasformata in un'acquisizione stabile. Nel 1973 il sociologo Lewis Coser parla addirittura di obsolescenza di un ruolo occupazionale, come se il ruolo del domestico fosse ormai definitivamente destinato alla scomparsa. Ma, ancora una volta, queste analisi sono destinate a essere smentite, perch‚ a partire dagli anni Ottanta, e poi in maniera pi— netta negli anni Novanta, gli studiosi si vedono costretti a parlare di un ritorno del lavoro domestico salariato e di nuove servit—. Anche nella nostra esperienza quotidiana si percepisce una rapida e consistenze diffusione di ®badantiŻ, collaboratrici domestiche e simili, del tutto inaspettata fino a non molti anni fa. Raffaella Sarti (®PrometeoŻ n. 103/08) Perch‚ colpisce l'emicrania - I biologi stanno finalmente svelando i suoi misteri medici. - Per gli oltre 300 milioni di persone che soffrono di emicrania, l'atroce dolore pulsante che caratterizza questo mal di testa debilitante non ha bisogno di descrizione. Per tutti gli altri, l'esperienza pi— simile potrebbe essere il mal di montagna acuto: nausea, estrema sensibilit… alla luce e un lancinante mal di testa che costringe a rimanere a letto. ®Che nessuno muoia di emicrania, per chi Š nel mezzo di un attacco, suona come un ambiguo sollievoŻ, scriveva Joan Didion nel 1979 nel saggio In Bed, contenuto nella raccolta The White Album. I dati storici sembrano indicare che questa malattia sia con noi da almeno 7000 anni, ma l'emicrania Š ancora uno dei disturbi meno capiti, meno riconosciuti e meno adeguatamente trattati. In effetti molti malati non cercano assistenza medica per la loro agonia, probabilmente perch‚ pensano che i medici possano fare poco per aiutarli o addirittura che si dimostreranno esplicitamente scettici e ostili nei loro confronti. La Didion ha scritto In Bed quasi trent'anni fa, ma anche oggi ci sono medici che liquidano sbrigativamente il problema come accadeva allora: ®Non avevo un tumore al cervello, n‚ affaticamento oculare, n‚ alta pressione, niente che non funzionasse: avevo semplicemente un mal di testa da emicrania, e questi mal di testa, come sanno tutti quelli che non ce l'hanno, sono immaginariŻ. Oggi per• l'emicrania sta finalmente iniziando a ricevere l'attenzione che merita. Parte di quest'attenzione Š il risultato di indagini epidemiologiche che hanno mostrato quanto siano comuni e debilitanti questi mal di testa: un rapporto dell'Organizzazione mondiale della Sanit… ha descritto l'emicrania come uno dei quattro disturbi cronici pi— invalidanti. Ulteriore interesse nasce dal riconoscimento che quei mal di testa e i loro postumi costano all'economia statunitense 17 miliardi di dollari l'anno in lavoro perduto, congedi di malattia e rimborsi per le cure. Ma la parte maggiore del crescente interesse verso l'emicrania deriva dai nuovi risultati ottenuti con le indagini genetiche, il brain imaging e la biologia molecolare. Per quanto di natura molto differente, queste scoperte sembrano convergere e rafforzarsi a vicenda, spingendo i ricercatori a sperare di arrivare alla radice delle cause dell'emicrania e di sviluppare terapie migliori per prevenire i dolori o bloccarli sul nascere. L'ascesa dei vapori Qualsiasi spiegazione plausibile dell'emicrania deve rendere conto di numerosi sintomi molto diversi tra loro. Frequenza, durata, sensazioni e cause scatenanti degli episodi variano notevolmente. In media le vittime hanno uno o due attacchi della durata di un giorno ogni mese. Il 10 per cento soffre per• di attacchi settimanali, il 20 per cento ne soffre per due o tre giorni, e tra il 3 e il 14 per cento per pi— di quindici giorni al mese. Spesso il dolore colpisce solo un lato della testa, ma non sempre. Nelle persone che soffrono di emicrania, gli eventi in grado di innescare un attacco sono talmente diversificati che sembra impossibile sfuggire; l'elenco delle cause scatenanti comprende l'alcool, la disidratazione, l'esercizio fisico, le mestruazioni, gli stress emotivi, i cambiamenti meteorologici, i cambiamenti di stagione, le allergie, la mancanza di sonno, la fame, l'altitudine e le luci fluorescenti. L'emicrania non fa distinzione di et… e sesso, anche se le donne tra i 15 e 55 anni ne sono colpite in misura sproporzionata, rappresentando i due terzi di tutti i casi. Nel corso dei secoli sono state avanzate molte ipotesi sull'origine di questi dolori di capo. Ai tempi dell'antica Grecia, Galeno li attribuŤ all'ascesa di vapori, o umori, dal fegato alla testa. In effetti, Š proprio dalla descrizione di Galeno come di un disturbo doloroso che colpisce circa met… della testa che nasce la parola ®emicraniaŻ. Nel XVII secolo, il flusso sanguigno ha sostituito gli umori nel ruolo del colpevole, e l'ipotesi vascolare ha retto, con poche eccezioni, fino a una trentina d'anni fa. La teoria pi— diffusa, basata sulle osservazioni e sulle deduzioni di numerosi medici, tra cui Harold G. Wolff del New York-Presbyterian Hospital, era che il dolore dell'emicrania nascesse dalla dilatazione e dalla tensione dei vasi sanguigni del cervello, attivando i neuroni responsabili di segnalare il dolore. Wolff riteneva che il mal di testa fosse preceduto da un calo del flusso sanguigno causato dalla costrizione di quegli stessi vasi. Studi pi— recenti basati sulle scansioni cerebrali hanno modificato la nostra comprensione dei cambiamenti vascolari. Si Š scoperto infatti che in molti pazienti il dolore Š preceduto non da una diminuzione, ma da un aumento del flusso sanguigno: un aumento di circa il 300 per cento. Durante il mal di testa, per•, il flusso non Š aumentato; anzi, la circolazione appare normale o addirittura ridotta. Ma non Š cambiata solo la specifica interpretazione dei flussi sanguigni; anche la spiegazione prevalente sull'origine dell'emicrania Š diversa. Oggi si ritiene che alla base della patologia vi sia un disturbo del sistema nervoso, legato molto probabilmente alla parte pi— antica di questo sistema, il tronco encefalico. Le origini dell'aura Questa nuova comprensione della malattia Š dovuta soprattutto allo studio di due aspetti dell'emicrania: l'aura, che precede il dolore nel 30 per cento circa dei pazienti, e il mal di testa stesso. Il termine ®auraŻ Š stato usato per quasi due millenni per descrivere le allucinazioni sensoriali che precedono immediatamente alcune crisi epilettiche; da un secolo a questa parte Š usato anche per descrivere l'avvio di molti episodi di emicrania. (L'epilessia pu• essere presente in persone con emicrania, e viceversa; le ragioni di questa associazione sono attualmente oggetto di ricerca.) La forma pi— comune di aura Š un'illusione visiva di stelle brillanti, scintille, flash luminosi, lampi o forme geometriche, spesso seguite da macchie scure con la stessa forma della vivida immagine originale. Per alcuni l'aura comprende formicolio o debolezza, o anche entrambi, su un solo lato del corpo, e difficolt… nel linguaggio. In genere l'aura precede il mal di testa, ma pu• anche iniziare dopo, e persistere durante il dolore. L'aura sembra avere origine da una depressione corticale propagata: una forma di ®tempesta cerebraleŻ che gi… era stata indicata come causa dell'emicrania negli scritti del medico ottocentesco Edward Lieving. Bench‚ il biologo Aristide Le…o l'avesse osservato negli animali gi… nel 1944, questo fenomeno Š stato collegato sperimentalmente all'emicrania solo di recente. In termini pi— tecnici, la depressione corticale propagata Š un'onda di intensa attivit… delle cellule nervose che si diffonde attraverso una zona insolitamente ampia della corteccia (lo strato rugoso esterno del cervello), specialmente nelle aree che controllano la visione. Questa fase ipereccitabile Š seguita da un'onda di inibizione neuronale diffusa e relativamente prolungata. In questa fase inibitoria, i neuroni sono in uno stato di ®animazione sospesaŻ, durante il quale non possono essere eccitati. L'attivit… neuronale Š controllata da un flusso di ioni sodio, calcio e potassio, accuratamente sincronizzato per mezzo di pompe e canali che attraversano la membrana della cellula nervosa. Le pompe mantengono alto il livello di potassio all'interno delle cellule a riposo, lasciando bassi sodio e calcio. Un neurone ®scaricaŻ, rilasciando neurotrasmettitori, quando la membrana Š depolarizzata dal flusso verso l'interno di sodio e di calcio attraverso i canali aperti, vale a dire quando l'interno della cellula diventa carico positivamente rispetto all'esterno. Normalmente, subito dopo la cellula si iperpolarizza per un breve istante: con la rapida fuoriuscita degli ioni potassio, diventa fortemente negativa rispetto all'esterno. L'iperpolarizzazione chiude i canali del sodio e del calcio e riporta i neuroni al loro stato di riposo poco dopo la scarica. Tuttavia i neuroni possono rimanere eccessivamente iperpolarizzati o inibiti per un lungo tempo in seguito a intense stimolazioni. Le fasi di ipereccitabilit… seguite dall'inibizione che caratterizzano la depressione corticale propagata possono spiegare i cambiamenti osservati nel flusso sanguigno prima che abbia inizio il dolore. Quando i neuroni sono attivi ed eccitati hanno bisogno di grande quantit… di energia e quindi, di sangue: proprio ci• che i ricercatori hanno osservato effettuando scansioni cerebrali di pazienti che stavano sperimentando l'aura. Successivamente, durante l'inibizione, i neuroni quiescenti hanno meno bisogno di sangue. Numerose altre osservazioni sembrano confermare l'idea che la depressione corticale propagata sia legata all'aura. Le registrazioni con le moderne tecniche di imaging cerebrale mostrano infatti che i tempi dell'onda di depolarizzazione e le descrizioni dell'aura combaciano precisamente. L'onda elettrica viaggia attraverso la corteccia a una velocit… tra i due e i tre millimetri al minuto, e le illusioni visive che accompagnano l'aura sono esattamente quelle che sorgerebbero da un'attivazione che si diffonda nei campi corticali proprio a quella velocit…. L'insieme di sensazioni - visive, sensoriali, motorie - che l'aura pu• provocare suggeriscono che le corrispondenti aree della corteccia siano colpite in sequenza, via via che la ®tempestaŻ le attraversa. Le macchie scure viste dai pazienti dopo le allucinazioni luminose sono coerenti con un'inibizione neuronale nelle regioni della corteccia visiva che hanno appena sperimentato l'ipereccitabilit…. Gli studi di genetica hanno offerto un indizio sul perch‚ in alcune persone che soffrono di emicrania si verifica la depressione corticale propagata. Quasi tutte le emicranie sono considerate disturbi poligenetici complessi, alla stregua di diabete, cancro, autismo, ipertensione e molte altre malattie che ricorrono nelle famiglie. I gemelli omozigoti hanno maggiore probabilit… di condividere l'emicrania rispetto ai gemelli eterozigoti, e questo Š indice di una forte componente genetica. Tuttavia Š chiaro che la malattia non Š causata da una singola mutazione genetica; piuttosto, una persona sembra diventare suscettibile alla patologia quando eredita un certo numero di geni mutati, ognuno dei quali probabilmente porta un piccolo contributo. Inoltre sono all'opera anche componenti non genetiche, perch‚ persino i gemelli identici possono essere in ®disaccordoŻ rispetto alla malattia: in alcuni casi, un gemello soffre di emicrania e l'altro no. I geni che aumentano la suscettibilit… all'emicrania e alla sua aura nella popolazione generale non sono ancora conosciuti, ma gli studi condotti su chi soffre di una rara forma della patologia, detta emicrania emiplegica familiare, indicano che a causare l'aura e il dolore in questi pazienti sono difetti nei canali e nelle pompe ioniche. In particolare sono state individuate mutazioni in tre geni che potrebbero causare da sole la malattia, e tutti e tre i geni codificano per le pompe e i canali ionici neuronali. Per di pi—, queste mutazioni alterano i geni in modo da incrementare l'eccitabilit… delle cellule nervose, probabilmente modificando le propriet… dei canali ionici e delle pompe per cui codificano. Questi risultati rafforzano l'ipotesi che l'emicrania sia una ®canalopatiaŻ, una nuova categoria di malattie dovute a disturbi dei sistemi di trasporto ionici, gi… noti per la loro associazione a patologie come l'aritmia cardiaca e l'epilessia. Non Š chiaro se il cattivo funzionamento delle pompe e dei canali ionici sia l'unico processo che pu• produrre l'aura, n‚ se le forme comuni di emicrania coinvolgano perturbazioni nei tre geni implicati nell'emicrania emiplegica familiare. Tuttavia i risultati genetici sono sicuramente molto importanti perch‚ suggeriscono una relazione tra la depressione corticale propagata e i problemi ai canali ionici, relazione che potrebbe dimostrarsi cruciale per progettare nuove terapie. Dall'aura al dolore Mentre si facevano progressi nella comprensione del legame tra aura e depressione corticale propagata, si indagava anche sulla fonte del dolore dell'emicrania, il mal di testa accusato sia da chi sperimenta l'aura si da chi non va incontro al fenomeno. L'origine immediata del dolore Š ovvia. Sebbene gran parte delle regioni del cervello non registri n‚ trasmetta segnali dolorosi, c'Š una rete di nervi, il sistema trigemino, che lo fa. Questi neuroni trasportano i segnali del dolore provenienti dalle membrane che circondano il cervello e le meningi, e dai vasi sanguigni che le perfondono. Il dolore Š trasmesso attraverso la rete del trigemino fino a un'area, detta ®nucleo trigeminoŻ, localizzata nel tronco encefalico, e da lŤ pu• essere convogliato attraverso il talamo fino alla corteccia sensoriale, che Š coinvolta nella nostra coscienza del dolore e di altre percezioni sensoriali. Quale sia la prima causa di attivazione dei nervi trigemini nell'emicrania, tuttavia, Š oggetto di un dibattito che ruota essenzialmente intorno a due modelli. Alcuni ricercatori ipotizzano che la depressione corticale propagata stimoli direttamente i nervi trigemini. Quando l'onda di ipereccitabilit… viaggia attraverso la corteccia causa il rilascio di neurotrasmettitori, come il glutammato e il monossido d'azoto, nonch‚ di ioni. Queste molecole funzionano come messaggeri, inducendo i nervi trigemini a trasmettere segnali di dolore: negli animali Š stato osservato che effettivamente questo Š il modo in cui la depressione corticale propagata attiva i nervi trigemini. Questa via del dolore potrebbe persino spiegare ci• che accade nei pazienti che non sperimentano l'aura. In questa prospettiva la depressione corticale propagata potrebbe aver luogo in aree della corteccia la cui attivazione non produce alcun sintomo visibile prima del manifestarsi del dolore. Oppure in alcuni pazienti la depressione corticale propagata potrebbe avvenire nelle regioni subcorticali, stimolando cosŤ i nervi trigemini. In questo caso, bench‚ i pazienti non sperimentino l'aura, la fisiologia di base sarebbe la stessa dei casi in cui l'aura Š presente. Ci sono solide prove a sostegno di questa ipotesi; negli animali di laboratorio la depressione corticale propagata pu• essere indotta nelle regioni subcorticali. Inoltre, i cambiamenti nel flusso sanguigno cerebrale che riflettono le fasi di eccitazione corticale e la successiva inibizione in chi soffre di emicrania con aura, sono stati osservati anche in chi ha l'emicrania senza aura; anche questi pazienti, infatti, mostrano un forte incremento del flusso sanguigno seguito da un flusso normale o ridotto. Ci• sembra indicare che la depressione corticale propagata sia fondamentale per l'emicrania, ma che produca i sintomi visivi dell'aura solo in alcuni casi: pu• invece generare sintomi meno ovvi, come spossatezza o difficolt… di concentrazione, nonch‚ spiegare perch‚ molti di coloro che hanno attacchi caratterizzati da aura a volte non la provino. Altri studiosi individuano l'origine del dolore dell'emicrania non nella depressione propagata corticale o subcorticale, ma nel tronco encefalico, stazione centrale per il passaggio dell'informazione da e verso il corpo e il cervello, nonch‚ la sede del centro di controllo della vigilanza, della percezione della luce e dei rumori, della respirazione, dell'orologio circadiano, delle funzioni cardiovascolari e, come si Š detto, della sensibilit… al dolore. La tomografia a emissione di positroni (PET) ha mostrato che durante e dopo l'emicrania sono attivi tre gruppi di cellule, o nuclei, del tronco encefalico: il locus coeruleus, il nucleo del rafe e il grigio periacqueduttale. In questa ipotesi, l'attivit… anormale di questi nuclei pu• indurre il dolore in due modi. Normalmente i nuclei inibiscono i neuroni trigemini. Il comportamento errato dei nuclei pu• danneggiare questa capacit…, permettendo quindi ai neuroni trigemini di eccitarsi anche quando le meningi non inviano alcun segnale doloroso. In questa situazione, il tronco encefalico trasmetterebbe segnali dolorosi alla corteccia sensoriale, e i nuclei potrebbero innescare la depressione propagata. Ô stato osservato che se si volesse alterare una parte del tronco encefalico in modo da causare anche altri sintomi dell'emicrania, tra cui l'aura, i nuclei sarebbero il posto giusto dove mettere le mani. Una delle loro funzioni pi— importanti Š infatti il controllo del flusso di informazioni sensoriali (come le luci, i rumori, gli odori e il dolore) che raggiungono la corteccia sensoriale. L'occasionale disfunzione di questi insiemi di cellule potrebbe quindi spiegare perch‚ chi Š colpito da emicrania pu• diventare sensibile a quelle sensazioni. Inoltre l'attivit… di queste cellule Š regolata dallo stato emotivo e comportamentale dell'individuo, due fattori che possono dare origine all'emicrania. Queste aree del tronco encefalico ricevono segnali solo da due aree della corteccia, limbica e paralimbica, che regolano l'eccitazione, l'attenzione e l'umore. Attraverso la connessione con il tronco encefalico la corteccia limbica influenza il funzionamento del resto della corteccia, un fatto che potrebbe spiegare il modo in cui stress emotivi e psicologici scatenano le emicranie, perch‚ durante l'emicrania si registrano fluttuazioni dell'umore e perch‚ c'Š un'associazione tra emicrania e disturbi depressivi e da ansia, che sono pi— frequenti in chi soffre di emicrania. Da ultimo, la spontanea attivit… regolatrice dei neuroni del nucleo del rafe - fondamentale per il controllo delle vie del dolore, dei ritmi circadiani e dei cicli sonno-veglia - dipende dal funzionamento dei canali ionici nei neuroni di questa regione e dal rilascio dei neurotrasmettitori norepinefrina e serotonina in altre aree del cervello. Questa neurotrasmissione potrebbe essere un meccanismo arcaico che viene turbato durante l'emicrania: esperimenti sul verme Caenorhabditis elegans hanno mostrato che due geni molto simili a quelli mutati nell'emicrania emiplegica familiare sono regolatori critici del rilascio della serotonina. Ci• sembra suggerire che le mutazioni nei canali ionici potrebbero portare all'anormale funzionamento di queste aree del tronco encefalico e forse, come conseguenza, all'ipereccitabilit… delle aree corticali influenzate. La domanda dunque diventa: la causa tipica del dolore Š l'intrinseca ipereccitabilit… dei neuroni corticali (che porta alla depressione corticale propagata, all'attivazione delle fibre trigeminali del dolore nelle meningi e al mal di testa dell'emicrania)? O qualche intoppo nell'attivit… del tronco encefalico stimola il dolore (direttamente, rendendo i neuroni corticali spontaneamente attivi, o facilitando la depressione corticale propagata. o entrambi)? Per molti ricercatori, quest'ultimo scenario Š il pi— convincente, perch‚ il controllo esercitato dal tronco encefalico su molti aspetti delle nostre sensazioni pu• spiegare i vari sintomi dell'emicrania. Che cosa riserva il futuro Al momento sono pochi i farmaci in grado di prevenire l'emicrania, e tutti sono stati sviluppati per altre patologie, tra cui ipertensione, depressione ed epilessia. Non essendo specifici per l'emicrania, non sorprende che siano efficaci solo nella met… dei pazienti e, tra questi, solo met… delle volte, e che producano inoltre una serie di effetti collaterali, alcuni dei quali potenzialmente gravi. Studi recenti sui meccanismi d'azione di questi farmaci anti-ipertensivi, antiepilettici e antidepressivi hanno dimostrato che uno dei loro effetti Š l'inibizione della depressione corticale propagata: l'efficacia di questi composti nel prevenire l'emicrania con e senza aura Š un punto a favore dell'ipotesi che la depressione corticale propagata abbia un ruolo in entrambi i tipi di attacco. Questi farmaci, che agiscono impedendo l'apertura di un tipo di canale ionico detto gap junction, bloccando il flusso di calcio tra i neuroni, sono attualmente in fase di test su pazienti con e senza aura. I farmaci da usare durante un attacco sono stati altrettanto problematici. Questa classe di molecole, i triptani, restringe i vasi sanguigni in tutto l'organismo, comprese le coronarie: ci• impone forti limitazioni al loro uso. Queste terapie erano state sviluppate in base all'erronea supposizione che il dolore fosse causato dalla vasodilatazione, e che quindi per alleviarlo fosse necessaria la restrizione. Ô invece emerso che i triptani attenuano l'emicrania interrompendo il rilascio dei messaggeri - in particolare il cosiddetto peptide correlato al gene della calcitonina (CGRP) - nei nervi trigemini che comunicano con il tronco encefalico, bloccando cosŤ la trasmissione verso la rete neuronale che emette i segnali del dolore. Il chiarimento di questo meccanismo ha aperto nuove possibilit… per lo sviluppo di farmaci, con particolare attenzione al CGRP. Sono in corso diversi trial clinici con molecole che bloccano l'azione di questo neurotrasmettitore del dolore senza restringere le arterie. Inoltre si stanno mettendo a punto terapie che agiscano su altri neurotrasmettitori trigemini, come il glutammato e il monossido d'azoto, cosŤ da interrompere ulteriormente la comunicazione tra i nervi trigemini periferici e il tronco encefalico. Questi composti saranno i primi progettati specificatamente per combattere l'emicrania durante gli attacchi agendo sui neuroni senza restringere i vasi sanguigni. Sono allo studio anche approcci non farmaceutici. Per esempio Š in corso di valutazione un piccolo dispositivo portatile che trasmette brevi impulsi di stimolazione magnetica. L'idea Š che questa tecnologia, la stimolazione magnetica transcranica (SMT), possa interrompere la depressione corticale propagata e forse prevenire il dolore. Per milioni di persone, questi sviluppi segnano una tappa importante: non solo in termini di sollievo dal dolore, se tutto va bene, ma anche rispetto all'atteggiamento nei confronti dell'emicrania. Scienziati e medici stanno finalmente affrontando questa patologia in tutta la sua complessit… e con tutto il suo fascino biologico, e ne riconoscono i potenti effetti debilitanti. La malattia ®immaginariaŻ non Š pi— tale. David W. Dodick J. Jay Gargus (®Le ScienzeŻ n.482/08)