Ottobre-Dicembre 2008 n. 4 Anno XXII Quaderni di Minimondo Rivista culturale Braille Periodico trimestrale Fascicolo III Direzione Redazione Amministrazione Biblioteca Italiana per i Ciechi 20052 Monza - Casella postale 285 c.c.p. 853200 - tel. 039/28.32.71 e-mail: bic@bibciechi.it Dir. Resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Massimiliano Cattani, Antonietta Fiore, Luigia Ricciardone, Pietro Piscitelli (Responsabile) Copia in omaggio Stampato in Braille a cura della Biblioteca Italiana per i Ciechi ®Regina Margherita¯ onlus via G. Ferrari, 5/a 20052 Monza Sommario Fernando E. Vega: I segreti del caffŠ (®Le Scienze¯ n. 480/08) Mariateresa Montaruli: Gianrico Carofiglio: vi racconto Bari (®Tutto Turismo¯ n. 356/08 Giuseppe Lippi: Arthur Clarke: il cantore del 2001 tra tecnologia e poesia (®Letture¯ n. 650/08) Lorenzo Ferrero: Luciano Berio: l'ultimo grande autore del Novecento italiano (®Letture¯ n. 647/08) Comunicato: Rinnovo abbonamento riviste I segreti del caffŠ - Da semplice curiosit… botanica a seconda merce del mondo per volume di scambi: piccola storia della pianta che ha conquistato il mondo con il suo aroma. E che grazie alla genetica potrebbe avere un sorprendente futuro. - Si dice che i matematici siano macchine per trasformare il caffŠ in teoremi. Ma non sono soli: sono moltissime le persone che al mattino non riescono a mettersi in moto senza un buon caffŠ. Anche diversi personaggi storici hanno condiviso questo bisogno. Napoleone per esempio disse: ®Un caffŠ bello forte mi fa risorgere. Mi provoca un rimescolamento interiore, uno strano tormento, un dolore che tuttavia Š anche piacere¯. Ho cominciato a interessarmi del caffŠ quando studiavo agraria all'Universit… di Puerto Rico, il mio paese natale, un tempo fornitore esclusivo del prodotto al Vaticano. Le ricerche che ho condotto negli ultimi 11 anni sugli insetti associati alla pianta del caffŠ hanno accresciuto la mia ammirazione. Ho scoperto che i semi da cui si produce il ®vino nero¯ hanno una storia biologica e sociale molto interessante. Nel corso dei secoli, il caffŠ si Š trasformato: da enigmatica curiosit… botanica, spesso descritta e classificata in maniera errata, fino a diventare il popolare prodotto di oggi. Partendo da umili origini africane, il caffŠ Š diventato la seconda merce al mondo per volume di scambi, dopo i prodotti petroliferi, con un giro d'affari stimato di oltre 45 miliardi di euro. In totale, il caffŠ Š coltivato in oltre 50 paesi, con una superficie complessiva superiore ai 10 milioni di ettari, ed Š la principale fonte di reddito per oltre 100 milioni di persone. Carlo Linneo, il botanico svedese a cui si deve la diffusione del sistema di classificazione degli organismi secondo genere e specie, propose per primo il genere Coffea nel 1737. Coffea appartiene alla famiglia botanica delle Rubiaceae, un gruppo di angiosperme che comprende circa 600 generi e 13.500 specie. Bench‚ all'interno del genere Coffea siano state descritte pi— di 100 specie, sono solo due quelle che si trovano comunemente in commercio: Coffea arabica e Coffea canephora (nota anche come robusta). All'interno di queste due specie si trovano poi numerose ®cultivar¯ (variet…), il cui nome spesso richiama il luogo d'origine, ognuna delle quali si distingue per sapore e qualit…. Le cultivar, per definizione, non sono specie a s‚ stanti. Coffea arabica Š endemica degli altopiani dell'Etiopia, del Sudan sud-orientale e del Kenya settentrionale. Successivamente si diffuse anche nello Yemen, secondo modalit… non ancora del tutto chiarite. Quello che Š certo Š che le prime tracce di una bevanda al caffŠ apparvero proprio nello Yemen, dove nel 1450 era diffusa tra i seguaci del sufismo. Nel secolo successivo la popolarit… della bevanda si estese fino al Cairo, a Damasco e poi a Istanbul. Nello stesso periodo nacquero i primi caffŠ, luoghi d'incontro in cui scambiare notizie e idee. Ô a Francis Bacon che dobbiamo una delle prime descrizioni di questi locali. Nella sua opera Sylva sylvarum, pubblicata postuma nel 1627, Bacon scrive: ®Hanno in Turchia una bevanda chiamata caffŠ, fatta con una bacca dallo stesso nome... E la prendono, stando seduti, nelle loro botteghe del caffŠ, che sono come le nostre taverne¯. I commercianti europei conobbero il caffŠ durante i loro viaggi, e i primi locali aprirono in Europa nel 1645 (a Venezia) e nel 1650 (a Oxford). Gi… nel 1663 in Inghilterra c'erano pi— di 80 coffeehouse e il loro numero crebbe fino a superare le 3000 unit… nel 1715. I primi caffŠ degli Stati Uniti furono la London Coffee House, aperta a Boston nel 1689, e The King's Arms, aperto a New York nel 1696. Mentre i consumatori europei scoprivano il caffŠ come bevanda, i botanici iniziarono a studiarlo dal punto di vista scientifico. Nel 1592 l'italiano Prospero Alpino pubblic• la prima rappresentazione della pianta, in cui per• non figuravano le bacche, che furono descritte nei testi occidentali solo nel 1605 da Charles de L'cluse, direttore del Giardino botanico di Vienna. Le prime rappresentazioni botaniche erano spesso sfacciatamente copiate da altri autori, a volte cambiando un po' l'orientamento per; mascherare le somiglianze. I plagi continuarono nel tempo, tanto che alcune illustrazioni finirono per essere ben diverse dalla pianta reale per dimensioni e aspetto: solo con la maggiore diffusione del caffŠ le rappresentazioni divennero pi— accurate. La Compagnia olandese delle Indie Orientali inizi• a coltivare il caffŠ negli anni novanta del XVII secolo nella colonia di Giava, usando semi provenienti dal porto di Mocha, nello Yemen. Nel 1706 alcune piante vennero trasferite da Giava al Giardino botanico di Amsterdam, da dove, nel 1713, una pianta raggiunse la Francia. Il botanico francese Antoine de Jussieu si serv di quell'esemplare per scrivere la prima descrizione scientifica dell'anatomia del caffŠ. Nel 1720 l'ufficiale della marina francese Gabriel de Clieu salp• con a bordo due piante di caffŠ: una di esse sopravvisse e arriv• nella colonia francese della Martinica, nei Caraibi. Da l, nel giro di pochi decenni, il caffŠ si diffuse in tutte le isole dei Caraibi: Haiti (1725), Guadalupa (1726), Giamaica (1730), Cuba (1748) e Puerto Rico (1755). Circa nello stesso periodo, nel 1718, gli olandesi trasportarono alcune piante da Amsterdam al Suriname, un'altra loro colonia. Da l, un anno pi— tardi, il caffŠ raggiunse la Guiana Francese e, nel 1727, il Brasile. Un caffŠ, anzi due Poich‚ la diffusione del caffŠ nel mondo Š partita da una selezione limitata di piante coltivate esclusivamente a Giava, che a loro volta discendevano da pochi semi importati dallo Yemen, la diversit… genetica di questa pianta non ha tratto particolari benefici da una cos ampia diffusione geografica. L'uniformit… genetica delle nuove coltivazioni Š stata poi ulteriormente esasperata dal fatto che C. arabica Š autoimpollinante, o autogama, caratteristica che, nell'intero genere, condivide solo con altre due specie. Tutte le rimanenti specie sono invece allogame, cioŠ necessitano di impollinazione incrociata, cosa che ne aumenta le possibilit… di differenziarsi geneticamente. Una di queste specie allogame Š C. canephora, una pianta diploide. Gli organismi diploidi ricevono un set di cromosomi da ciascun genitore, e C. canephora in particolare riceve due set da l, per un totale di 22 cromosomi. C arabica Š invece allotetraploide, ossia durante la sua evoluzione ha probabilmente ricevuto due set completi da due specie diploidi che si sono ibridizzate, dando un totale di 44 cromosomi. Le piante allotetraploidi sono piuttosto rare in natura, e C. arabica Š uno dei pochi esempi. L'analisi molecolare indica che C. arabica Š il risultato di un incrocio tra le specie diploidi C. eugenioides e C. canephora. Si stima per• che la variabilit… genetica di C. canephora sia 10 volte superiore a quella di C. arabica, nonostante il maggior numero di cromosomi di quest'ultima. Un'altra differenza sostanziale tra le due specie Š l'altitudine ottimale per la coltivazione: C. canephora, che Š endemica delle foreste equatoriali di pianura africane, preferisce altitudini inferiori ai 700 metri, mentre C. arabica cresce meglio a quote maggiori (tra 1000 e 2000 metri). Circa il 70 per cento della produzione mondiale di caffŠ deriva da C. arabica. In America Latina, oltre il 95 per cento delle coltivazioni Š costituito da C. arabica, mentre in Africa l'80 per cento Š C. canephora. Dal punto di vista commerciale, l'unit… di misura usata per il caffŠ sono i sacchi da 60 chilogrammi. Nel 2006 i produttori pi— importanti sono stati il Brasile (42 milioni di sacchi), il Vietnam (circa 15 milioni) e la Colombia (circa 12 milioni). Brasile e Colombia sono i principali produttori di C. arabica, mentre C. canephora Š coltivata principalmente in Brasile e in Vietnam. Sui mercati mondiali, C. arabica ha prezzi pi— alti di C. canephora per la sua presunta superiore qualit…, bench‚ si tratti pi— che altro di preferenze dei consumatori: recentemente il prezzo medio per C. arabica verde (non tostata) era di 1,85 euro al chilogrammo, mentre C. canephora costava 1,30 euro. Una delle principali differenze tra le due specie Š il contenuto di 1,3,7-trimetilxantina, l'alcaloide meglio noto come caffeina; C. arabica ne contiene in media tra lo 0,8 e l'1,4 per cento, mentre C. canephora ne contiene tra l'1,7 e il 4,0 per cento. Per questo motivo C. canephora Š spesso usata nelle miscele per aumentare il contenuto di caffeina. Qualit…: origine o lavorazione? La ricerca del caffŠ di qualit…, per fortuna, ha fatto grandi passi avanti dal 1982, anno in cui l'americano Edward Abbey scriveva in Down the river che ®la nostra cultura va a caffŠ e benzina, e spesso il primo ha lo stesso sapore della seconda¯. Definire la qualit…, tuttavia, Š un problema complesso, visto che nell'aroma del caffŠ tostato si possono riconoscere fino a 800 composti volatili. Inoltre in passato i parametri usati dagli assaggiatori professionisti (detti cupper nel gergo del settore) variavano molto da un paese all'altro. Negli ultimi anni si Š per• iniziato a uniformare gli standard. Per esempio i giurati della ®Cup of Excellence¯ (una sorta di Oscar del caffŠ) basano la propria valutazione su parametri quali l'aroma, l'assenza di difetti (in inglese clean cup), la dolcezza, l'acidit…, la ®bocca¯, il sapore, il retrogusto e l'equilibrio. Per ognuna di queste caratteristiche i cupper sono in grado di giudicare diverse variabili, che dipendono dall'ambiente di crescita, dalle pratiche colturali, dal tipo di cultivar e dalla lavorazione delle bacche. Ô opinione diffusa che ogni caffŠ abbia un sapore caratteristico che dipende dal luogo di provenienza. Per esempio la famosa cultivar Gesha, coltivata a Panama ma che deve il nome alla regione dell'Etiopia da cui proviene, recentemente Š arrivata a oltre 185 euro al chilogrammo. Si dice che il sapore di questo caffŠ contenga tonalit… di miele, fiori e cioccolato. Un'altra variet… esclusiva Š il cosiddetto caffŠ di zibetto, o kopi luwak, fatto con le bacche mangiate ed escrete dallo zibetto comune delle palme (Paradoxurus hermaphroditus), un piccolo mammifero che vive in Indonesia: questo caffŠ Š venduto a prezzi che oscillano tra i 185 e i 215 euro al chilogrammo. In realt…, bench‚ il luogo e le condizioni ambientali di crescita influiscano senz'altro sul sapore di un caffŠ, di fondamentale importanza Š la lavorazione che le bacche subiscono dopo il raccolto. I metodi principali sono due: il metodo umido (da cui si ottiene il cosiddetto caffŠ lavato) e il metodo a secco (caffŠ naturale). Il primo prevede, successivamente all'eliminazione delle bacche acerbe, la rimozione meccanica della buccia e della polpa dalle bacche mature; i semi, o ®chicchi¯, cos ottenuti vengono lasciati a fermentare in acqua per 12-36 ore in modo da eliminare la mucillagine residua. I semi puliti sono quindi essiccati in modo da portarne il contenuto d'acqua da circa il 50 per cento ad approssimativamente il 12 per cento. L'essiccazione pu• avvenire direttamente, al sole, spargendo i semi per terra o su teli di plastica (il processo richiede dai tre ai sei giorni), oppure per mezzo di essiccatori meccanici. Una volta asciutti, i semi vengono decorticati, in modo da eliminare l'endocarpo, lo strato pi— esterno, detto anche, in spagnolo, pergamino. Il metodo umido Š particolarmente diffuso in America Latina, a eccezione del Brasile. Nel metodo a secco, invece, le bacche, raccolte a diversi stadi di maturazione, vengono essiccate intere, un processo che richiede in media tra le due e le tre settimane se effettuato al sole; solo dopo le bacche vengono decorticate. Questa tecnica Š comune in Brasile e in Africa. Entrambi i metodi sono adottati da secoli, ma recentemente ne Š stato sviluppato un terzo, detto semisecco o pulped-natural, anch'esso utilizzato in Brasile. In questo caso vengono rimosse la buccia e la polpa dalle bacche mature, ma poi i semi sono essiccati senza rimuovere la mucillagine. L'era della genomica In genere si ritiene che le variabili pi— importanti per la qualit… di un caffŠ siano il grado e l'omogeneit… delle bacche (che pu• variare perch‚, per esempio, nel metodo umido si usano solo le bacche mature mentre in quello a secco si usano bacche a diversi stadi di maturazione). Il gruppo di Dirk Selmar della Technische Universit„t Carolo-Wilhelmina di Braunschweig, in Germania, ha voluto verificare questo assunto, esaminando diversi lotti di bacche omogenee sottoposte a due metodi di lavorazione. Dalla ricerca Š emerso che nei semi di caffŠ si verificano processi metabolici significativamente diversi a seconda del metodo usato. Per esempio nel caffŠ lavorato in umido sono stati trovati livelli pi— alti di amminoacidi liberi del tipo di quelli presenti nelle proteine, mentre nel caffŠ lavorato a secco erano presenti livelli pi— alti di glucosio, fruttosio e acido gamma amminobutirrico (GABA, un amminoacido non presente nelle proteine). Queste variazioni influiscono sulla qualit… del caffŠ, e indicano che semi identici possono sviluppare caratteristiche chimiche diverse a seconda della lavorazione cui vengono sottoposti. Infine, anche il caffŠ Š finalmente entrato nell'era della genomica, come testimoniano i laboratori in Brasile, Italia, India, Stati Uniti e Colombia che si occupano di mappare il genoma di questa pianta. In un articolo recentemente pubblicato sul ®Brazilian Journal of Plant Physiology¯, sono stati identificati pi— di 30.000 geni diversi nelle genoteche ottenute da C. arabica, C. canephora e C. racemosa. Inoltre, nel 2005 Š stato creato l'International Coffee Network, i cui membri si incontrano periodicamente per discutere dei progressi in materia. Sar… interessante vedere come le novit… provenienti dalla ricerca scientifica influenzeranno il mondo del caffŠ. Se siete stufi della solita miscela Mandheling-Yirgacheffe- Antigua e n‚ il caffŠ turco n‚ il mocaccino vi soddisfano pi—, sappiate che sono in arrivo moltissimi nuovi tipi di caffŠ: e potrebbe non essere lontano il giorno in cui saremo in grado di manipolare i geni che determinano la qualit… di questa magnifica bevanda. Fernando E. Vega (®Le Scienze¯ n. 480/08) Gianrico Carofiglio: vi racconto Bari - L'inventore del legal thriller all'italiana e il suo alter ego, l'avvocato Guido Guerrieri, ci guidano attraverso le luci e le ombre del capoluogo pugliese. - ®Camminavo in salita lungo via Venezia, fra la gente. Era piena, come sempre a quell'ora d'estate. Soprattutto gruppi di ragazzi. Mandavano un odore misto di deodorante, di latte solare e di gomma da masticare¯. Via Venezia, che nel libro d'esordio, Testimone inconsapevole, Guido Guerrieri, l'avvocato barese nato dalla penna di Gianrico Carofiglio, percorre verso nord, Š la cinta-belvedere della Bari Vecchia. Un posto dove un tempo si stava per ore, affogati nel vento, a guardare i pescherecci al CaffŠ Sotto il Mare. Non contento di avervi ambientato le peregrinazioni del suo avvocato, su via Venezia - a Bari chiamata la Muraglia - Carofiglio ha trasferito il suo studio. Classe 1961, magistrato in aspettativa e scrittore, al Senato dallo scorso aprile per il Partito democratico, l'autore di Testimone inconsapevole scrive in un loft dalle pareti bianche: un ambiente minimal-chic con la finestra alta idealmente affacciata sul mare. In buona compagnia di un computer, taralli, libri, succhi di pomodoro e poco pi—. Non sorprende venire a trovarlo qui, nel reticolo bianco della Bari Vecchia rigenerata, meta di architetti e avvocati che hanno contribuito, al pari dei pub e delle osterie, a far rinascere un quartiere - anzi, un'intera cittadella medievale - ritenuto da sempre off limits per la diffusa microcriminalit…, per quegli scippatori in motorino, a Bari chiamati ®topini¯ per la rapidit… del loro borseggiare. Da Bari Vecchia comincia il nostro viaggio letterario nella citt… divenuta lo sfondo dei dubbi e degli amori del protagonista dei legal thriller di Carofiglio, da Testimone inconsapevole del 2002 fino a Ad occhi chiusi (2003) e Ragionevoli dubbi (2006), pubblicati con Sellerio. La citt… Š un po' scenario reale, un po' luogo dello spirito. In molti casi finisce perfino per rivendicare ruoli da comprimaria; altre volte fa solo da quinta, magari sfocata, ma mai del tutto priva di personalit…, agli itinerari mattutini e serali, ai dubbi esistenziali e alle molte debolezze dell'avvocato Guerrieri. Quella di Carofiglio non Š la Bari moderna che Renzo Piano, in un'intervista a la Repubblica, ha definito ®un trionfo di palazzinari, in straziante contrasto con la luminosa bellezza del centro storico¯. Ô ancora un tessuto sociale vitale, quasi ®l'emblema di ogni citt… mediogrande¯, capace di essere a misura d'uomo e quindi di contenere in s‚ piccole storie che vale la pena di raccontare. Se Bari Š ®casa¯ per il Carofiglio magistrato, per il Carofiglio scrittore Š stata soprattutto una scoperta: ®Prima d'iniziare a scrivere Testimone inconsapevole, davanti alla facciata bordeaux del Teatro Margherita¯, ci racconta, ®cominciai a guardare la citt… con occhi nuovi. Come scenario della finzione letteraria Š stata una scelta naturale, che ha addirittura preceduto il personaggio¯: l'unico luogo possibile dove Guerrieri potesse muoversi, lavorare, bere i suoi innumerevoli cappuccini, fuggire dagli impegni o rituffarvisi. Cos come fa lo scrittore, che ha attribuito al suo protagonista i suoi stessi gusti musicali, passioni sportive simili e forse altro ancora... Ma dove abita l'avvocato Guerrieri? In una casa attraversata dal vento fresco dell'alba, in centro probabilmente, dato che in Ragionevoli dubbi, nonostante l'assenza di piste ciclabili e malgrado ®gli automobilisti che ti considerano poco pi— che un impedimento molesto¯, lo vediamo comprarsi ®una bella bicicletta in vecchio stile, nera e senza le marce, visto che per le strade di Bari non servono a niente¯. Guerrieri va dunque in tribunale sulle due ruote e ®ha lo studio in via Dante¯, una delle arterie commerciali del quartiere murattiano a scacchiera, voluto da Gioacchino Murat nel 1813 perch‚ la citt… potesse espandersi al di l… degli angusti confini della sua medina. Il Perry Mason delle Murge ®vive in un appartamento in un'area non definita tra i quartieri Murat e Libert…, una zona popolare, quest'ultima (tra via Manzoni e via Brigata Regina), un tempo assai degradata, dove adesso convivono professionisti e prostitute nigeriane¯. Ô sotto lo studio o nel bar accanto al vecchio Palazzo di Giustizia, nel quartiere Libert…, che Guerrieri, di prima mattina, la citt… ancora deserta, prende il suo cappuccino, visto che ®il caffŠ del tribunale¯, dice in Testimone inconsapevole, ®era utilizzato anche per sterminare i topi¯. Nella realt…, il tribunale dove si svolgono le udienze di primo grado di penale, di nuova costruzione, si trova in periferia, in via Nazariantz, vicino al Cimitero Monumentale. Un edificio che all'epoca della stesura del primo romanzo ancora non esisteva e che, nella narrazione, Š una fredda infilata di ®portoni metallici... inferriate, poi ancora altri portoni¯, dove la stanza riservata agli avvocati Š ®la pi— fredda d'inverno e la pi— calda d'estate¯. La mappa della Bari di Carofiglio Š sfumata, rifugge da indicazioni topografiche precise, un po' come l'Agrigento-Vigata-Montelusa di Camilleri. Risponde al desiderio dello scrittore che alcuni posti, come il cinema notturno Magazzini d'Oltremare in Ad occhi chiusi, possano un giorno essere aperti. Eppure, allo stesso tempo, Š reale. Attraversatela con un suo libro in mano e vi ci ritroverete: il caldo torrido d'estate e il Maestrale che viene da nord, quello che ®dicono che duri tre giorni o sette...¯; i bar dove ci si vergogna a chiedere il decaffeinato, il giardino di piazza Garibaldi con i ragazzini che giocano a calcio e dove, in Ragionevoli dubbi, ®c'Š la casa in cui avevo abitato da bambino¯. Percorribile Š anche la passeggiata che Guerrieri si concede in Ad occhi chiusi: ®Andai davanti al mare vicino all'ingresso monumentale della Fiera del Levante; camminai intorno al Teatro Petruzzelli che non era pi— un teatro, ma solo un involucro rosso nel centro della citt…¯. Un involucro che il prossimo dicembre, dopo 17 anni dal rogo che ne mand• in fumo la cupola, torner… a risuonare di canto e opera. Nei romanzi Guerrieri flaneur arriva volentieri ai confini della citt…, ®l… dove finiscono le case, i ristoranti, le insegne, e rimangono solo le luci cordiali ed enigmatiche dei lampioni di ghisa¯. Nei quartieri malfamati, segnati da un confine invisibile, l'avvocato coltiva il suo spirito boh‚mien. Accade anche davanti alla Fiera del Levante, nel tratto di Lungomare a nord del porto nuovo, una geometria surreale voluta dal fascismo sulla falsariga di una fortezza libica. Ci sono altri luoghi frequentati da Guerrieri che strizzano l'occhio alla realt…. Ma di lontano. In Testimone inconsapevole lo scrittore cita un locale che si chiama Gauguin, con le fotografie alle pareti. ®Nella realt… non esiste, ma assomiglia molto al Mod di via Putignani, dove fanno delle buone crˆpe¯, ci racconta. In Ragionevoli dubbi, con l'ispettore di polizia Carmelo Tancredi, l'avvocato sceglie un'enoteca ®a qualche centinaio di metri dalla questura, gestita da un amico di Tancredi. Era un posto frequentato per lo pi— di notte. All'ora dell'aperitivo era deserto e l'ideale per chiacchierare in pace. Ordinammo un vino bianco siciliano e ostriche¯. L'enoteca della finzione letteraria potrebbe fare riferimento alla vineria Il Pane e le Rose, nel quartiere Murat, un bel locale con le volte a botte dove si avvicendano mostre fotografiche, frequentato dal magistrato per i piatti freddi nel dopo cinema e nel dopo teatro. Ma potrebbe anche corrispondere al wine-bar Porta d'Oriente, a Bari Vecchia, il cui gestore, come si potrebbe supporre per l'amico di Tancredi, di giorno fa il poliziotto. ®Questa Š Bari¯, scrive Dirk Schumer sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung, ®una citt… piacevolmente levantina in cui i magistrati scrivono gialli e i poliziotti aprono osterie¯. In cui l'espressino, un microcappuccino spolverato di cacao, si prende al bar Matisse, in piazza del Ferrarese, che Š l'accesso alla medina medievale, con l'ex mercato del pesce e il mercato di frutta e verdura. Il lunch veloce si fa al bar Vox, in via Sparano 13, e la focaccia con pomodori e olive si compra dal Focacciaro di via Cognetti 43: una porzione di street food che pu• competere solo con il binomio ®pane & ricci¯, da comprare in quello che si chiama :œ'n derr a'la œlanz, lo slargo dei pescatori sul porto vecchio. Bari Š anche la citt… dove i russi vengono in pellegrinaggio per San Nicola, il santo di Mira le cui ossa furono trafugate 9 secoli fa da una sessantina di marinai baresi. Da allora trasudano un liquido miracoloso - la ®manna¯ di San Nicola - che attira paesani e forestieri nella basilica che avr… a breve un nuovo museo per raccogliere il suo tesoro. Peccato che all'atto di forza dei marinai non sia seguita, in tempi moderni, una studiata operazione di marketing. In fondo, qui si trovano nientemeno che le ossa di Babbo Natale, Santa Klaus. In nome del santo, nel 1913, fu anche eretta una chiesa ortodossa che Š stata donata alla Russia, nelle mani di Putin in persona, il 14 marzo 2007. Vicino alla chiesa, in una piazzetta di corso Benedetto Croce, si svolge ogni ultima domenica del mese il mercatino del baratto, frequentato dagli studenti greci che Carofiglio incontra volentieri in uno dei suoi locali preferiti, Il Pellicano, un pub-osteria dove si mangiano piatti tradizionali. La ®citt… senza ironia e malinconia¯, come era stata definita dal fine letterato napoletano Mario Sansone, un po' sfumata e letteraria tra le pagine dei libri di Carofiglio, ritrova concretezza e precisione topografica nei disegni del romanzo a fumetti Cacciatori nelle tenebre, che il magistrato ha realizzato a quattro mani con il fratello illustratore, Francesco, e che Š stato pubblicato lo scorso anno da Rizzoli. Compaiono qui riconoscibili il Castello Normanno Svevo con il suo torrione, San Nicola vista dal mare e piazza del Ferrarese. Manca, nei disegni, il Monastero di Santa Scolastica, futura sede del Museo Archeologico Provinciale, oggetto di un controverso progetto di recupero che prevede l'intrusione, a Bari Vecchia, di un gigantesco cannocchiale d'acciaio color rosso corallo. C'Š invece il lungomare con la parata di monumenti lasciati dal ventennio: il Genio Civile, il Palazzo della Provincia, l'Albergo delle Nazioni, il Comando della Regione Aerea. Un po' come nei legal thriller del magistrato-scrittore l'affresco finale non sar… quello di una Bari folcloristica tutta orecchiette e cime di rape, vecchie mura, ricci e profumi d'Oriente. Ma una Bari ®testimone inconsapevole¯, dove il Maestrale estivo caccia l'afa e fa sentire pi— liberi. Una citt…, direbbe Guerrieri, ®attraversata da un senso di malinconia dolce e da qualcos'altro che non riuscivo a cogliere bene...¯. Mariateresa Montaruli (®Tutto Turismo¯ n. 356/08) Arthur Clarke: il cantore del 2001 tra tecnologia e poesia - Romanziere e divulgatore, ha immaginato un futuro tecnologico coerente e rigoroso, ma arricchito da una straordinaria apertura sull'infinito. Non meraviglia che Kubrick l'abbia voluto come sceneggiatore del suo capolavoro. - Grande autore inglese di fantascienza, divulgatore e inventore, Sir Arthur Clarke viene generalmente considerato - con Lem, Bradbury, Asimov e pochi altri - uno degli scrittori che si possono raccomandare a tutti i lettori, anche quelli che non seguano la science fiction con interesse specifico. Il perch‚ Š presto detto: dotato di una fertilissima immaginazione che poggia sempre su basi razionali, visionario ma capace di descrizioni lucide e piane, Clarke ha creato un mondo autonomo in cui l'umanit… Š vista, miticamente, sull'orlo di un grande balzo esistenziale: l'abbandono della terra e la scoperta dello spazio. Non solo, ma la conseguenza significativa Š che nell'universo trover… chi potr… guidarla fuori dai limiti della precedente esistenza: intelligenze con cui l'uomo si confronter… per rimodellare la propria immagine. Bench‚ questa tematica possa sembrare comune a tutto il genere fantascientifico, bisogna riconoscere che Clarke Š uno dei pochi autori in cui suoni ®autentica¯, cioŠ fondata su reali conoscenze tecniche e dotata di uno spessore che non sembra esagerato definire filosofico. In un'epoca in cui l'umanit… muoveva effettivamente i primi passi nello spazio, l'opera divulgativa di Clarke ha dato una voce sensibile al progetto, sottraendolo alla pura competenza dei tecnici e restituendolo, per cos dire, a un nuovo umanesimo. Non a caso egli Š considerato l'ispiratore di un film complesso e spiritualmente stimolante come 2001: Odissea nello spazio (diretto da Stanley Kubrick nel 1968), in cui le aspirazioni e i pericoli della tecnologia sono messi a confronto con l'intera parabola dell'uomo. Il romanzo, scritto su commissione del grande regista e con varie, scrupolose revisioni da parte dello stesso Kubrick, Š ci• che ha gettato le fondamenta del film, delineandone lo sviluppo drammatico. Kubrick ha dichiarato pi— volte che a spingerlo verso una simile tematica era stato il problema dell'intelligenza nel cosmo, che oltre ad affascinarlo personalmente gli sembrava pertinente al momento in cui l'umanit… stava per mettere piede sulla Luna. Clarke aveva gi… scritto un romanzo decisivo sull'argomento, Le guide del tramonto (Childhood's End, 1953), in cui una progredita civilt… extraterrestre si manifestava all'uomo per aiutarlo a uscire dall'infanzia; mentre nel racconto La sentinella (The Sentinel, 1948) aveva immaginato che un manufatto lasciato sulle montagne lunari aspettasse da milioni di anni che qualcuno si accorgesse della sua esistenza. In un altro racconto, Spedizione sulla terra (Expedition to Earth, 1953), visitatori dallo spazio raggiungevano un pianeta preistorico e scoprivano che i suoi primitivi abitanti erano esseri umani come loro. Purtroppo, il tentativo di farli progredire pi— rapidamente sulla strada della conoscenza si rivelava impossibile e solo uno dei primitivi finiva con l'avere il privilegio di incontrare ®gli dŠi¯ faccia a faccia. Il titolo con cui il racconto era apparso originariamente, Encounter at Dawn, suona quasi come un presagio di The Dawn of Man, L'alba dell'uomo di 2001. Lo scrittore e il grande regista sembravano fatti apposta per incontrarsi a met… strada. Del resto Arthur Charles Clarke, scomparso il 19 marzo 2008 a novant'anni compiuti, aveva lo spazio nel sangue fin dal momento in cui era nato a Minehead - una piccola citt… dell'Inghilterra sudoccidentale - il 16 dicembre 1917. Figlio di un agricoltore, alla scuola elementare di Taunton si era appassionato ben presto alle scienze e alle loro applicazioni, mentre, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, si era offerto come volontario nella Raf per occuparsi di radar. A guerra finita aveva frequentato il King's College di Londra diplomandosi in matematica e fisica. Ma la sua vera passione si manifesta alla fine degli anni Quaranta e da allora Š rimasta la sua principale attivit…: scrivere di scienza e fantascienza. I primi racconti denotano uno stile asciutto e tendente al realismo, unito a una fervida immaginazione. La sua non Š una narrativa di finezze stilistiche quanto di efficacia tecnica: la capacit… di rendere credibile quello che non Š ancora avvenuto, il possibile. In questa vena scrive, nel 1948, La sentinella, racconto ideato per un concorso indetto dalla Bbc che non vince ma che lo segnala tra gli autori inglesi pi— originali. Al di l… della science fiction, Clarke applica il suo ingegno alle possibilit… dell'imminente era spaziale. Nel clima di restrizioni e incertezze del dopoguerra, egli gi… concepisce astronavi e satelliti geostazionari per telecomunicazioni: vale a dire oggetti che, lanciati in orbita, possano ruotare in sincrono con il pianeta e diffondere in un emisfero le trasmissioni ricevute dall'emisfero opposto, superando l'ostacolo della curvatura terrestre. N‚ si tratta di semplici fantasie: il progetto del satellite geostazionario Š oggi ufficialmente attribuito a Clarke, che ne ha parlato nei suoi libri di divulgazione ed Š stato candidato al Premio Nobel (1994) per la brillante idea di quasi cinquant'anni prima. In opere come The Exploration of Space (1951) e Il volto del futuro (1955, il cui titolo originale suona appunto The Challenge of the Spaceship: la sfida dell'astronave) ha sostenuto la fattibilit… del volo spaziale; lo stesso Von Braun si Š ispirato ai suoi studi per convincere il presidente Kennedy a investire nel progetto ®Apollo¯. E tuttavia negli anni Cinquanta, quando mancavano poco pi— di tre lustri alle missioni ®Apollo¯, ben pochi erano disposti a credere alla possibilit… di un viaggio sulla Luna, men che meno sugli altri pianeti del sistema solare. Ô vero che alcuni spiriti vacillanti, intimiditi dalla temerariet… dell'impresa, stentano tuttora a ritenerla autentica e preferiscono credere alla teoria di un complotto cinematografico che ci avrebbe mostrato un falso allunaggio, realizzato su un set di Hollywood: ma, come si dice, ®Contro la stupidit… neanche gli dŠi possono nulla¯. Ô una citazione che Clarke avrebbe senz'altro condiviso: gli scettici ci sono e ci saranno sempre, come non mancheranno mai gli spiriti prigionieri che rifiutano di guardare oltre. La cosa lusinghiera, per lui, Š semmai un'altra, e cioŠ che i fanatici della ®teoria del complotto¯ ritengono che a filmare il falso allunaggio sia stato Stanley Kubrick, assistito dagli altri collaboratori di 2001. La verit… Š che tagliare il cordone ombelicale con il nostro pianeta per salire nello spazio richiede un grande coraggio e il nostro autore l'ha sempre avuto, anche quando a occuparsi di razzi e satelliti erano pochissimi. Forse per compensare le delusioni della realt…, negli scettici anni Cinquanta Clarke pubblica i primi romanzi fantascientifici. Le sabbie di Marte (The Sands of Mars, 1951) dipinge la storia degli insediamenti umani sul pianeta rosso; nelle Guide del tramonto (Childhood's End, 1953) una progredita civilt… extraterrestre si manifesta all'uomo per aiutarlo a lasciare le ristrettezze del pianeta madre. La citt… e le stelle (The City and the Stars, 1956) Š la visione di un lontano futuro dal sapore wellsiano. Nei Guardiani del mare (1957) e Le porte dell'oceano (1963) Clarke esplora il misterioso universo marino, un altro dei suoi temi prediletti, nella convinzione che da esso potr… venire la salvezza per una terra affamata e sovrappopolata. Nella seconda met… degli anni Sessanta Š coinvolto a lungo sul set di 2001, film di cui getta le fondamenta narrative, scrive la sceneggiatura e pubblica il romanzo omonimo (1968). Grazie al suo prestigio, Arthur Clarke Š ormai considerato l'ispiratore della nuova fantascienza tecnologica, quella scritta nel dopoguerra e recepita anche dagli altri mezzi di comunicazione nel decennio successivo. Ô questa fama di realistico esploratore del futuro e, insieme, di visionario scientifico a farlo chiamare al fianco di Stanley Kubrick per scrivere l'Odissea nello spazio: bench‚ quando il celebre regista lo interpella, nel 1964, la decisione di fare un film sull'intelligenza extraterrestre sia gi… stata presa. Con Le guide del tramonto Clarke aveva gi… scritto un notevole romanzo sull'argomento, quasi una parafrasi dei temi mitologici di 2001. Gli esseri venuti dallo spazio che popolano il romanzo somigliano alle immagini stereotipate del diavolo, con folte sopracciglia, corna e zoccoli biforcuti, il che pone l'umanit… di fronte al problema di superare i propri pregiudizi religiosi. Naturalmente, spiega Clarke, erano state proprio le visite degli extraterrestri a influenzare i nostri miti: ma le immagini sono dure a morire e l'umanit… Š chiamata a fare un duplice sforzo per uscire dallo stadio della sua fanciullezza. Una volta accettato di scrivere 2001 insieme a Kubrick, Clarke si assicura che la produzione goda della massima collaborazione negli ambienti aerospaziali: ha molte conoscenze alla Nasa e affianca degnamente il regista nell'intento di fare di 2001 un film credibile sotto ogni punto di vista, addirittura documentario. Lo stile dei due autori non solo mira a ottenere, con mezzi diversi, lo stesso effetto, ma alterna in egual misura realismo, precisione tecnica e talento visionario. Tecnicamente il romanzo di 2001 non Š una semplice novelization del film ma una ®sceneggiatura letteraria¯ scritta prima delle riprese, il cui scopo era quello di fornire ai cineasti l'ossatura narrativa e le idee fondamentali su cui basare lo script. In alcuni aspetti il romanzo si discosta notevolmente dal film finito, non fosse altro perch‚ preferisce adottare questa o quella delle tante soluzioni care ai suoi autori e che si sono dovute abbandonare per esigenze di produzione. Di tali discrepanze la pi— celebre Š quella che riguarda l'ambientazione dell'ultima parte. In un primo momento Clarke e Kubrick avevano pensato di far approdare l'astronave ®Discovery¯ nell'orbita di Giove, ma nel settembre 1965, dopo tre mesi trascorsi a preparare le scenografie in questo senso, Kubrick aveva optato improvvisamente per Saturno, lo spettacolare pianeta inanellato. Pi— avanti, esigenze tecniche ed economiche lo avevano persuaso che non sarebbe stato possibile ottenere un'ambientazione soddisfacente nello spazio di Saturno e Kubrick aveva deciso di tornare a Giove, il pianeta gigante. Nel romanzo, che di problemi scenografici non ne ha, viene mantenuta la scelta di Saturno, cosa che Clarke ha sempre sottolineato con fierezza. Un'altra discrepanza di un certo rilievo si ha nel finale, quando il Bambino-delle- stelle fa esplodere decine di testate nucleari orbitanti per liberare la Terra (circostanza che nel film finito Š stata soppressa). Anche il capitolo terrestre ambientato in Africa Š considerevolmente pi— articolato nella versione romanzata. Dal punto di vista di Kubrick il romanzo aveva la precedenza su tutto perch‚, di fatto, non esisteva ancora un'idea precisa sul contenuto del film e bisognava gettarne le basi. Inizialmente il regista-produttore avrebbe voluto che Clarke lavorasse negli uffici della produzione, ma dopo un solo giorno lo scrittore si trasfer nel suo albergo, il celebre Chelsea Hotel di Manhattan dove vivevano anche Allen Ginsberg e William S. Burroughs: Š in quel confortevole ambiente, al ritmo di quattro ore lavorative al giorno per sei giorni la settimana, che Clarke ha scritto il romanzo, consegnandone a Kubrick la prima versione per il Natale 1964. Kubrick era estremamente soddisfatto del lavoro di Clarke e riteneva di trovarsi davanti a uno dei pi— interessanti romanzi di fantascienza che avesse mai letto. Prima della pubblicazione, tuttavia, il testo sub innumerevoli revisioni e Kubrick rifiut• di mandarlo alle stampe fino al luglio 1968, perdendo un primo contratto con gli editori Delacorte e Dell. Clarke si era personalmente indebitato a causa degli anticipi percepiti e dovette far fronte ai ripensamenti del suo produttore per circa due anni e mezzo. Finalmente il libro usc (qualche mese dopo la prima del film) per i tipi della New American Library e in Italia per Longanesi, con una prefazione di Mario Monti. Intanto, mentre lavoravano alle riscritture del libro, Clarke e Kubrick avevano intrapreso la fase di sceneggiatura vera e propria. I due s'incontravano frequentemente e discutevano il progetto, quindi Clarke si ritirava a scrivere. Anche in questo caso, una prima stesura dello script completo venne consegnata dallo scrittore inglese per il Natale '65, quando ormai la troupe si era trasferita in Inghilterra e le riprese stavano per cominciare. Da un punto di vista letterario, 2001: A Space Odyssey Š in perfetta linea con altri due romanzi di Arthur Clarke, uno precedente e l'altro seguente l'esperienza di 2001: le gi… ricordate Guide del tramonto e Incontro con Rama (Rendez- vous with Rama, 1973). Nel primo l'incontro con gli extraterrestri avviene frontalmente, per scoprire che si tratta di una razza antichissima e dall'aspetto poco rassicurante; nel secondo avviene per mezzo di un gigantesco manufatto abbandonato nello spazio quale banco di prova per l'umanit…. Come romanzo, 2001 anticipa il fascino del film senza voler gareggiare formalmente con esso. A volte eccede in spiegazioni perch‚ adotta un linguaggio pi— tradizionalmente narrativo, ma Clarke ha sufficiente esperienza per ammantare il suo lavoro di spessore mitico e spessore scientifico, il che gli consente di salvaguardare lo straordinario realismo che Kubrick si prefiggeva di raggiungere nella pellicola. Il suo punto pi— controverso Š, probabilmente, il finale in cui Clarke sente il bisogno di delucidare gli interrogativi sulle intenzioni degli extraterrestri, ma occorre ricordare che il lavoro di Clarke era innanzitutto un lavoro di chiarificazione per Kubrick e se stesso, e corrisponde alla fase di concezione di un'avventura straordinaria. All'odissea di 2001 Arthur C. Clarke ha dedicato una larga fetta della sua vita creativa e nel 1972 ha pubblicato il libro di ricordi The Lost Worlds of 2001. Si tratta, in sostanza, di un diario della lavorazione con generosi estratti dalle prime stesure del romanzo e della sceneggiatura, quelle che si allontanano maggiormente dalla versione definitiva. Tanto nel libro quanto nel film, l'evoluzione dell'uomo Š messa in relazione con la comparsa di tre misteriosi oggetti: grandi lastre nere e levigate che sembrano fatte di un unico blocco di pietra o minerale (di qui il nome generico di monoliti). Una spedizione scientifica viene mandata a investigare, ma il calcolatore dell'astronave si ribella e solo un uomo, il comandante David Bowman, riuscir… a scoprire il mistero finale, trasformandosi in un essere nuovo e straordinario. Dopo Incontro con Rama in cui, come si Š detto, si trovano echi di 2001, Clarke torna a un'intensa attivit… letteraria pubblicando Terra imperiale (Imperial Earth, 1975) e Le fontane del paradiso (Fountains of Paradise, 1979), due nuovi importanti romanzi. L'ultimo, in particolare, presenta con abbondanza di particolari un'altra invenzione di Clarke, vicina per genialit… a quella del satellite geostazionario: l'ascensore spaziale. Costruito all'equatore, l'ascensore collegher… la Terra con una piattaforma spaziale in orbita geosincrona e sar… contenuto in una struttura alta almeno 50 km, la cosiddetta torre- …ncora. In tal modo non sar… pi— necessario sprecare enormi risorse di combustibile e razzi vettori per lanciare uomini e strumenti in orbita, ma si potr… spedirli lass—... facendoli salire in ascensore. Nei trent'anni successivi Clarke ci ha dato ben tre romanzeschi seguiti di 2001, un progetto del quale, letterariamente, si era ormai appropriato: 2010 Odissea due (2010: Odyssey Two, 1982), 2061 Odissea tre (2061: Odyssey Three, 1987) e 3001 Odissea finale (3001: The Final Odyssey, 1997). Dal primo Š stato tratto un discusso film del 1984 di Peter Hyams, 2010 l'anno del contatto, che riprende alcuni stilemi di 2001 senza aggiungere nulla di sostanzialmente nuovo. Questi libri ruotano intorno alla razza dei costruttori di monoliti e ai suoi tentativi di far evolvere e poi distruggere l'umanit…, a favore di altre intelligenze che nel frattempo si saranno sviluppate nel sistema solare. I racconti si mantengono al passo con la realt… scientifica: le lune di Giove, la vita nel sistema solare, i computer di nuova generazione diventano il fulcro delle fantasie razionali di Arthur Clarke un decennio dopo l'altro. Nel 2000 la regina gli conferisce il titolo di Knight Bachelor per i suoi meriti letterari e scientifici, e proprio a partire da quell'anno Sir Arthur rinnova il suo vigore narrativo, inaugurando una serie di romanzi scritti a quattro mani con Stephen Baxter, nuovo astro della fantascienza inglese. I titoli sono Luce del passato (Light of Other Days, 2000), L'occhio del tempo (2004) e L'occhio del sole (2006). Sempre nel 2000 i suoi affascinanti racconti brevi erano stati raccolti nel volume inglese The Collected Stories of Arthur C. Clarke. Undici anni prima lo stesso editore, Gollancz, gli aveva pubblicato un gustoso libro di memorie: Astounding Days: A Science Fictional Autobiography (1989). Ma il romanziere di 2001 ha un'altra singolare distinzione: aver introdotto la fantascienza in Italia per ben due volte, come un novello Jules Verne. Nel primo numero della prima rivista di science fiction pubblicata nel nostro Paese, Scienza fantastica (Roma, 1952), la copertina era dedicata al racconto d'apertura Spedizione di soccorso. Una storia di Clarke tra le prime da lui scritte, ma il cui abile svolgimento regge bene ancora oggi. Nel racconto, una spedizione venuta da un lontano sistema solare sa che il nostro pianeta verr… distrutto dall'imminente esplosione del sole e invia una scialuppa sul mondo condannato per vedere se sia possibile salvare qualche nobile rappresentante dell'umanit…. I soccorritori si trovano ben presto nei guai quando, saliti a bordo di una navetta pneumatica terrestre che viaggia in speciali gallerie scavate sotto il mare, vi rimangono intrappolati e ritengono di non fare in tempo a uscirne prima che il sole diventi una nova. Il percorso della navetta Š completamente automatizzato e gli stranieri contano i minuti che mancano alla loro fine, creando notevole suspense anche nel lettore terrestre. Alla fine riescono a salvarsi e a essere recuperati dalla nave madre, che li riporta nello spazio. Sulla terra non Š stato possibile trovare nessun essere umano, vivo o morto, e la spedizione di soccorso sembra un fallimento; ma ecco che, allontanatisi quanto basta dal nostro sistema in agonia, i ®salvatori¯ vedono un immenso grappolo di luci nel buio stellato: sono gli esseri umani che hanno abbandonato in massa il pianeta morente, pur avendo a disposizione solo i loro primitivi, lentissimi razzi chimici. Questi terrestri sono proprio duri, pensano i tentacolati alien. Sopravviveranno di sicuro... Sempre nel '52, ma qualche mese pi— tardi, escono in edicola ®I romanzi di Urania¯ diretti da Giorgio Monicelli e pubblicati a Milano da Mondadori. Il primo numero Š Le sabbie di Marte di Arthur Clarke, romanzo uscito l'anno prima in Inghilterra e che racconta le audaci imprese dei coloni terrestri sul pianeta rosso. La memorabile copertina, disegnata da Kurt Caesar, mostra una citt… sotto vetro nelle immense distese marziane e un'astronave lucente che la sorvola. Ô nata ufficialmente l'era della fantascienza in Italia, ed Š nata con uno scrittore realistico e visionario allo stesso tempo: un Verne dell'et… spaziale che sa toccare una corda profonda del nostro immaginario. Ma Clarke non Š stato soltanto questo. Accusato da alcuni lettori di essere uno scrittore fin troppo tecnico e ®freddo¯, Š in realt… capace di grandi esiti fantastici. Basta pensare, per tutti, ai Nove miliardi di nomi di Dio, un racconto del 1953 in cui postula l'esistenza di un computer capace di calcolare tutti i nomi della divinit…. Commissionato da un gruppo di monaci tibetani, il calcolatore esaurisce il suo compito in breve tempo e le stelle, in cielo, cominciano a spegnersi: ormai l'universo non Š pi— necessario, ha esaurito il suo scopo... In un altro celebre racconto, Strada buia (1950), un uomo percorre una lunga strada tenebrosa, temendo a ogni passo ci• che pu• aspettarlo in fondo. E laggi— c'Š veramente qualcosa di agghiacciante, capace di materializzare i peggiori incubi. Del resto, il Clarke autore fantastico ha al suo attivo un'ottima raccolta di storie collegate: All'insegna del Cervo Bianco (1957), in cui gli avventori dell'omonimo pub londinese si raccontano episodi ai confini della realt…. Come volevasi dimostrare, Š stato tutt'altro che uno scrittore tecnico e freddamente razionale. La sua produzione varia e complessa, la sua inesauribile immaginazione e il suo interesse per la ricerca fanno di Sir Arthur Clarke non solo un maestro della fantascienza, ma un uomo le cui idee hanno forgiato il nostro presente e forse influenzeranno il nostro futuro. Una biografia tra tempo e spazio 1917: Arthur Clarke nasce a Minehead, nell'Inghilterra sudoccidentale. 1921: Nasce il fratello Frederick William. 1923: Comincia a frequentare le scuole, appassionandosi alle scienze. 1939-44: Si arruola volontario nella Raf. 1946: Frequenta il King's College di Londra, diplomandosi in matematica e fisica. 1947-50: Ô presidente della Societ… interplanetaria britannica. 1948: Scrive il racconto La sentinella per un concorso indetto dalla Bbc. 1950: Esce Interplanetary Flight: An Introduction to Astronautics. 1951: Pubblica il saggio The Exploration of Space e il romanzo Le sabbie di Marte. 1953: Sposa Marilyn Mayfield, che rimarr… sua moglie fino al 1964. Scrive i racconti Spedizione sulla terra, I nove miliardi di nomi di Dio e il romanzo Le guide del tramonto. Ô di nuovo presidente della Societ… interplanetaria britannica. 1955: Pubblica il saggio Il volto del futuro. 1956: Un nuovo romanzo: La citt… e le stelle. Poco dopo si trasferisce a Ceylon, l'attuale Sri- Lanka. Qui Clarke vivr… per il resto dei suoi giorni, eccezion fatta per i viaggi di lavoro in Occidente e le visite al fratello Fred che vive in Inghilterra. 1957: Nell'anno in cui s'inaugura ufficialmente l'era spaziale, Clarke esce col romanzo I guardiani del mare. 1963: Le porte dell'oceano, un nuovo romanzo marino. 1964: Stanley Kubrick lo chiama a New York in aprile. In maggio, Clarke firma il contratto per scrivere il romanzo che diventer… 2001: Odissea nello spazio e la sceneggiatura che ne sar… ricavata. La prima stesura del romanzo Š finita per Natale. 1965: Comincia il lavoro di sceneggiatura, in collaborazione con Kubrick. Si apportano numerose revisioni al romanzo, un lavoro che continuer… fino al 1966. Nel dicembre '65, pochi giorni prima che comincino le riprese, la sceneggiatura-base di 2001 pu• dirsi completata. 1966: La lavorazione di 2001 avviene in Inghilterra, negli studi di Borehamwood. Clarke Š spesso sul set. 1967: Vola in America per tranquillizzare i dirigenti della Mgm, preoccupati dello slittamento nei tempi di lavorazione. La pubblicazione del romanzo 2001: Odissea nello spazio Š rinviata per volont… di Kubrick e Clarke Š costretto a cambiare editore. Intanto esce la raccolta da lui curata The Coming of the Space Age, con le testimonianze degli scienziati e degli astronauti che hanno reso possibile l'era spaziale. 1968: 2001 debutta in aprile negli Usa, il romanzo uscir… qualche mese pi— tardi. Clarke pubblica un altro saggio importante: The Promise of Space. 1972: Pubblicazione di The Lost Worlds of 2001. 1973: Esce il romanzo Incontro con Rama. 1975: Pubblica il nuovo romanzo Terra imperiale. 1979: Pubblica Le fontane del paradiso, l'ultimo dei grandi romanzi autonomi. 1982: Rimette mano a quello che diventer… il ®ciclo di 2001¯, pubblicando il primo dei tre seguiti del fortunato romanzo: 2010: Odissea due. 1987: Pubblica 2061: Odissea tre. 1989: Esce il volume di memorie Astounding Days: A Science Fictional Autobiography. In collaborazione con Gentry Lee scrive il romanzo Culla. 1994: Per il suo progetto del satellite geostazionario destinato alle telecomunicazioni (un'idea del 1945 che gli viene ora ufficialmente riconosciuta), Š candidato al Premio Nobel. 1997: Con 3001: Odissea finale si conclude la serie iniziata trent'anni prima. 1998: Voci riguardanti un suo coinvolgimento in un caso di pedofilia, poi smentite, ritardano l'attribuzione del titolo di baronetto, che finalmente gli verr… conferito nel 2000. 1999: Seconda candidatura al Nobel, questa volta per la letteratura. 2000: Scrive Luce del passato, prima delle fruttuose collaborazioni con l'astro nascente della fantascienza inglese Stephen Baxter. I suoi racconti brevi vengono raccolti nel volume The Collected Stories of Arthur C. Clarke. La regina lo nomina Knight Bachelor per meriti letterari e scientifici, conferendogli il titolo di Sir. 2004: L'occhio del tempo, con Stephen Baxter. 2006: L'occhio del sole, con Stephen Baxter. 2007: Compie novant'anni in dicembre. 2008: Muore a Colombo, Sri-Lanka, il 19 marzo. Giuseppe Lippi (®Letture¯ n. 650/08) Luciano Berio: l'ultimo grande autore del Novecento italiano - Ô stato al tempo stesso innovatore radicale del linguaggio e come tale protagonista del panorama musicale contemporaneo. - Sono cinque anni dalla scomparsa di Luciano Berio: un tempo insufficiente per usare il filtro della storia e abbastanza lontano per iniziare un ragionamento svincolato dalla cronaca. Certo Š che gi… negli anni Ottanta era considerato, non senza fastidio per alcuni colleghi, il maggior compositore italiano della seconda met… del Novecento, ed era circondato dal rispetto non solo di quanti lo riconoscevano come un maestro dell'avanguardia, insieme a Stockhausen, Nono, Maderna e Boulez (l'unico ancora in vita), ma anche dalla nuova generazione che andava prendendo strade diverse. Tanto Š vero che fra i suoi ultimi collaboratori-allievi figurano autori diversissimi come Luca Francesconi, Ludovico Einaudi e Filippo Del Corno. Era nato il 24 ottobre 1925 a Oneglia, da una solida famiglia di musicisti. Continuare la tradizione di famiglia, prendendo lezioni dal nonno e dal padre, sembrava la cosa pi— naturale, e pareva inizialmente che il suo futuro fosse il pianoforte, salvo per un incidente alla mano (nel '44), non grave ma sufficiente a fargli perdere la speranza di competere ai massimi livelli. Ma anche la composizione era di casa, e, secondo una tradizione quasi ottocentesca, era tutt'uno con lo studio di uno strumento. La composizione lo porta, nel 1946, al Conservatorio di Milano, tappa inevitabile nella formazione di un giovane di solide ambizioni. Qui trova due maestri di grande valore: il contrappuntista Paribeni e l'ottimo compositore Ghedini. A entrambi, e particolarmente al secondo, tributer… sempre un ricordo affettuoso. Incontri Non sempre le biografie spiegano le ispirazioni di fondo di un artista, tuttavia nel nostro caso alcuni passaggi sono molto di pi— di una coincidenza. All'insegnamento di Paribeni si pu• far risalire la concezione fondamentalmente contrappuntistica della scrittura musicale, mentre da Ghedini raccoglie l'eredit… di un'antica sapienza compositiva e orchestrale, che lo porter…, anche nel momento pi— furiosamente sperimentale delle avanguardie, a rimanere ®con i piedi per terra¯, legato al concreto fatto musicale e strumentale. Chiunque l'abbia conosciuto ricorda bene come nello spiegare la musica le sue mani si muovevano sempre quasi a mimare un gesto esecutivo, perlopi— di pianoforte o di violino. Complementare a questi insegnamenti Š l'incontro a Tanglewood, negli Stati Uniti, nel 1952, con Luigi Dallapiccola, il principale esponente della dodecafonia in Italia, allora molto rispettato, ma raramente eseguito. Non meno importante Š un fatto privato, il matrimonio, nel 1950, con la cantante Cathy Berberian, un rapporto di fruttuosa collaborazione musicale, a cui si devono alcune pagine considerate tuttora di riferimento. In questi anni trova anche un grande amico, il compositore e direttore d'orchestra Bruno Maderna, con il quale passa pi— volte ai famosi ®Ferienkurse¯ di Darmstadt, dove per una fortunata serie di convergenze si sviluppano le tendenze decisive della cosiddetta avanguardia postweberniana. Berio aveva un rispetto e una curiosit… particolari per il mondo della cultura in generale, che lo portavano ad allargare costantemente i suoi orizzonti ben oltre i confini musicali, traendone ispirazione per i suoi lavori. Ricorderemo almeno tre grandi amicizie: Umberto Eco, Italo Calvino ed Edoardo Sanguineti. Altrettanta curiosit… aveva per qualunque forma espressiva in musica. Non a caso fond• nel 1955 insieme a Maderna lo Studio di fonologia musicale di Milano, presso la Rai, che divenne un punto di riferimento per la musica elettronica, non solo dei suoi fondatori, ma anche di Cage e di Nono. Il nome suggeriva tra l'altro una equidistanza tra i fautori della musica realizzata con mezzi esclusivamente elettronici (Colonia), e la cosiddetta ®musica concreta¯ creata a partire da registrazioni di suoni e rumori reali (Parigi). Per diffondere le nuove tendenze musicali fond• la rivista Incontri musicali (1956) e organizz• concerti con lo stesso nome fino al 1959. Ma certamente si distinse da molti suoi colleghi anche per l'interesse per il jazz, e perfino per il rock, su cui negli anni Sessanta pubblic• un saggio che rimane fra i pochi di vero interesse musicologico (trascrisse anche Ticket to Ride dei Beatles), nonch‚ per la musica popolare, testimoniato da uno dei suoi pezzi pi— famosi ed eseguiti, Folk Songs (1964), e proseguito con un allargamento di orizzonte alla musica etnica. Nello stesso tempo non abbandon• mai la riflessione sul passato musicale, con omaggi diretti e indiretti (come a Bach nella Sequenza per violino solo), e con trascrizioni e adattamenti da Bach a Brahms, da Monteverdi a Boccherini, da De Falla a Verdi, coronate da Rendering (1989), una sorta di restauro degli abbozzi per la decima sinfonia di Schubert, e dal nuovo finale di Turandot di Puccini (2002), su cui torneremo. La musica Sensibile com'era alle tendenze pi— vive della cultura non poteva certo ignorare lo strutturalismo che era il pensiero sottostante a molte tendenze di Darmstadt. Tuttavia individua immediatamente una sua particolare strada, non astratta, ma legata al potere comunicativo della materia musicale, per sviluppare una tecnica compositiva basata sulla serie come successione di intervalli musicali, anzich‚ come mero ordine di note. Ne deriva una sorta di riconoscibilit… melodica, che molti, soprattutto all'estero, hanno attribuito alle sue origini italiane, o, meno benevolmente, a una sorta di moderatismo rispetto alle sperimentazioni pi— radicali. Ha scritto il suo pi— acuto commentatore, David Osmond-Smith: ®Il suo lavoro ha costantemente reinventato continuit… laddove altri cercavano possibilit… di rottura¯. Nel lungo percorso artistico di Berio Š possibile distinguere varie fasi, a partire da un tuttora godibile Concertino del '49, frutto degli studi di Conservatorio. Il tratto caratteristico degli anni '50-60 Š una straordinaria ricerca sperimentale, sia sul linguaggio seriale in senso stretto (Epifanie per voce e orchestra), sia sulle pi— diverse tecniche vocali (Sequenza III per voce femminile), strumentali (Sequenza V per trombone solo, Circles per voce femminile, 2 arpe e 2 percussioni, Laborintus II per ensemble), ed elettroniche (Thema. Omaggio a Joyce). A questo periodo appartengono anche grafismi particolari e controllati spazi di improvvisazione, mai per• astratti da concrete finalit… musicali. Non manca un tentativo di teatro musicale, Passaggio, su testo di Sanguineti. Corona gli anni Sessanta Sinfonia, per otto voci e orchestra, eseguita la prima volta da Leonard Bernstein e dalla New York Philarmonic nel 1968: un lavoro complesso ma anche di grande impatto comunicativo, di cui resta particolarmente impressa la citazione dell'intero Scherzo della II Sinfonia di Mahler, accompagnato dalla lettura di testi di Levi-Strauss. Inutile dire che un tale lavoro gli valse l'accusa di aver tradito la ®vera¯ avanguardia, un'accusa che vari gruppi di integralisti avrebbero pi— volte ripreso negli anni a venire. Gli anni Settanta sono per molti versi anni di ricapitolazione. I grafismi pi— avventurosi vengono abbandonati e le forme si espandono (Concerto per due pianoforti e orchestra) secondo modalit… pi— vicine, con tutte le virgolette del caso, alla tradizione classica. Alcuni gesti della sua musica (note ribattute, ad esempio) diventano tratti costanti e inconfondibili. Ma la ricerca non cessa per questo, anzi si arricchisce di un'attenzione sempre maggiore alla dimensione armonica, in diretta corrispondenza con l'uso di forme pi— ampie. Dice ancora Osmond-Smith: ®Mentre alcuni contemporanei sembravano soddisfatti di trattare l'armonia come una semplice sotto- categoria del tessuto musicale, Berio ritornava insistentemente alla dimensione armonica come punto focale delle sue pi— ampie aspirazioni musicali¯. Le troviamo tutte nel monumentale Coro, su testi di Pablo Neruda, per coro e orchestra, composto fra il '76 e il '77. Di questo lungo processo vengono raccolti i frutti nei due decenni successivi, caratterizzati da un crescente numero di opere liriche. Le fasi dell'evoluzione del linguaggio di Berio fin qui descritte trovano almeno apparente smentita nel suo catalogo, dove compaiono con continuit… titoli come Sequenza e Chemins. Un'altra costante sono i pezzi per voci sole o accompagnate. D'altra parte le sue fasi evolutive non furono mai segnate da rotture radicali o cambiamenti di rotta, come Š avvenuto per tanti compositori del Novecento, da Stravinski a Ligeti. Dalle primissime alle ultime composizioni lo ®stile Berio¯ rimane inconfondibile: sono semmai alcuni dettagli a emergere maggiormente e altri a passare in secondo piano, le forme a espandersi o a concentrarsi. Non a caso i suoi allievi di maggior talento hanno evitato accuratamente ogni forma di epigonismo. Basti pensare a Steve Reich o a Louis Andriessen. Le Sequenze (nessun riferimento alla musica liturgica medievale, se non per una certa libert… formale e altrettanto libere simmetrie) vanno da quella per flauto solo del 1958 a quella per violoncello del 2002. Toccano i principali strumenti conosciuti, come il violino, il trombone, il pianoforte, la viola, e altri particolari come la fisarmonica (1995-96). Tratto distintivo di ciascuna sequenza Š l'amore e il rispetto per la storia dello strumento, le sue caratteristiche per cos dire idiomatiche, e nello stesso tempo la ricerca di nuove modalit… esecutive. La Sequenza III per voce femminile (1965-66) ad esempio include anche emissioni inusuali, come il sospiro, il pianto e il riso. La Sequenza per trombone (1966) chiede allo strumentista di cantare dentro lo strumento e di soffermarsi, con un accenno di comicit… alla Grock, sulla domanda ®Why?¯. In altre Sequenze il rapporto fra tradizione e innovazione Š pi— difficile da decifrare, ma Š sempre presente e ricco di stimoli sia per l'ascoltatore che per l'esecutore. Nello scriverle Berio lavorava sempre a stretto contatto con un esecutore, spesso dedicatario delle stesse, mai in astratto, con una straordinaria umilt… artigianale. Di alcune Sequenze esistono versioni dette Chemins, in cui la parte solistica Š arricchita dalle sollecitazioni e rifrazioni di un gruppo strumentale. Da un certo punto di vista i Chemins sono una sorta di guida all'ascolto delle Sequenze, ai loro segreti percorsi compositivi, che Osmond-Smith definisce ®ascolto in progress¯. Nel loro insieme, Sequenze e Chemins costituiscono un ®unicum¯ che sfugge alla categorizzazione in periodi, e un filo conduttore essenziale per seguire l'evoluzione del suo pensiero musicale. Berio americano Dal 1960 Luciano Berio risiede in modo pressoch‚ permanente negli Stati Uniti. Insegna a Tanglewood, al Mills College in California, dove eredita la cattedra che fu di Darius Milhaud, e infine alla prestigiosa Juilliard School di New York, dove fonda lo Juilliard Ensemble. Si risposa con la giapponese Susan Oyama, psicologa e filosofa della scienza, che gli dar… due figli, anche se sar… un matrimonio di breve durata. Il soggiorno americano riveste molteplici significati. Innanzitutto culturali, segnati da rapporti che vanno dagli esponenti dell'avanguardia, e da allievi che saranno protagonisti del cosiddetto minimalismo, a Igor Stravinski, agli ambienti delle arti visive e della ricerca scientifica, in particolare la linguistica. Segna anche uno stacco dal relativo provincialismo italiano e dalle sue beghe, che lo porranno fuori dai piccoli giochi politici e di corrente (come si sa il rapporto cultura-politica Š sempre stato stretto nel nostro Paese, ma Berio poteva permettersi di vivere il suo essere di sinistra senza dipendenze e sudditanze). Verso la fine del periodo sono sempre pi— frequenti le visite dell'amico Pierre Boulez, in veste soprattutto di direttore d'orchestra, che lo far… approdare alla testa della New York Philarmonic. Insomma oltre ad allargare i propri orizzonti culturali in uno dei periodi pi— fertili per le avanguardie in America, Berio consolida insieme all'amico Boulez la posizione delle avanguardie europee negli Stati Uniti. Ritorno in Europa All'inizio degli anni '70 torna brevemente in Italia, ma presto, a partire dal '74, si sposta a Parigi, dove sotto la guida di Boulez prende forma un progetto di incontro fra la ricerca musicale e la ricerca scientifica, fortemente sostenuto dal presidente Pompidou, che si chiama Ircam, acronimo per Istituto di ricerca e coordinamento fra acustica e musica. Si realizza in questo istituto, dotato di ampi mezzi e di attrezzati laboratori, fra cui una sala da concerto ad acustica variabile, il sogno delle avanguardie postbelliche di una ricerca musicale scientifica e oggettiva, anestetizzata dalla mutevole e vulnerabile instabilit… del soggetto e dalla sua adesione emotiva a questo o quello stimolo del materiale musicale. A rigore era questa pi— l'idea di Boulez che di Berio, il quale si interessava piuttosto a un uso dell'elettronica come arricchimento dell'acustica realizzato ®in tempo reale¯, ovvero senza le attese legate ai tempi di elaborazione dei computer. Chi scrive pu• serenamente confessare l'impressione che Berio si rendesse conto di aver fra le mani un giocattolo che il tempo aveva in qualche modo superato. Nascevano in quegli anni, in Italia e in Germania particolarmente, nuove correnti musicali che rifiutavano i processi ®oggettivi¯ dettati dallo strutturalismo e andavano rivalutando l'idea di musica come espressione e comunicazione del soggetto, tanto che furono definiti ®neoromantici¯. Ô forse un indizio utile il fatto che nonostante la dedizione di Berio al ®tempo reale¯, testimoniata dalla fondazione a Firenze nel 1987 di un centro con lo stesso nome, sono relativamente poche le composizioni che fanno uso dei risultati di ricerca dell'Ircam, e anzi nel corso del tempo il fulcro del suo maggiore impegno produttivo diventer… il teatro d'opera. Per contro Berio non dimentica la propria apertura ai pi— vari linguaggi musicali, e, assunta la direzione artistica del Maggio musicale fiorentino nel 1984, far… realizzare tra l'altro una versione rock del mito di Orfeo. In Italia Nel 1977 sposa la musicologa israeliana Talia Pecker (da cui avr… due figli), che si rivela nel tempo affidabile collaboratrice, fino a diventarne librettista per l'ultima opera. Trova una casa a Radicondoli nel Senese, dove passa progressivamente pi— tempo, dedicandosi con tenace passione hobbistica anche alla coltura del vino e dell'olio. Radicondoli diventa la sede e il punto di partenza per innumerevoli incarichi e impegni anche come direttore d'orchestra, oltre al luogo sereno per ricevere amici e comporre i principali ultimi lavori. Opere La distanza dal mondo dell'opera, sede, quasi per definizione, della pi— trita conservazione, ha caratterizzato l'atteggiamento iniziale di tutti i compositori della generazione di Berio, salvo riavvicinamenti pi— o meno tardivi e spesso isolati. La costante prospettiva era di considerare il teatro d'opera soprattutto come sede dotata dei mezzi necessari per realizzare uno spettacolo teatrale comunque ®altro¯ dalla tradizione. Tradizione che peraltro, a differenza di molti suoi colleghi, Berio conosceva molto bene, sia per aver lavorato in teatro al tempo dei suoi esordi, sia per cultura. A favore dell'opera agiva anche una particolare passione per l'uso della voce umana, testimoniata da innumerevoli brani da concerto, alcuni dei quali con un certo potenziale teatrale. Il primo lavoro importante, Opera (che sta per plurale di opus, si noti bene, quindi non Š ancora una resa al genere), Š frutto di una lunga elaborazione, e di due versioni, che va dal '69 al '77. Sullo sfondo di un libretto in tre parti alquanto eterogenee c'Š la vicenda del Titanic, insieme a richiami alla storia di Orfeo e ®Terminal¯ dell'Open Theater. Si tratta di un lavoro ingiustamente poco eseguito, perch‚ in realt… evoca egregiamente il mondo tradizionale dell'opera, ma fermandosi, per cos dire, sulla porta. Conserva perci• tutta la freschezza di invenzione del momento pi— vivacemente sperimentale delle avanguardie, e potrebbe ancora trovare in un pubblico giovanile grande attenzione. Qualche analogia di approccio ha La vera storia, del 1981, scritta per il Teatro alla Scala. Il libretto Š di Italo Calvino e si propone di raccontare nelle sue due parti la stessa storia in due modi diversi, uno nel modo tradizionale del racconto operistico (con addentellati nella vicenda del Trovatore), l'altro del tutto contemporaneo. Una sfida quasi postmoderna, che, a dirla onestamente, Calvino raccoglie pi— dello stesso compositore, scrivendo la prima parte in una geniale reinvenzione dei versi e delle metriche dei libretti ottocenteschi. Berio non lo segue fino in fondo con la musica, in modo tale che le due parti sono molto pi— simili di quanto non lascerebbe presagire l'assunto iniziale. La seconda parte risulta quindi pi— riuscita e congeniale alla propensione dell'autore. Le tre grandi opere successive, Un re in ascolto, ancora su libretto di Calvino (che ebbe motivo di polemica con Berio per il trattamento del testo), del 1984, Outis, su libretto proprio e di Dario Del Corno, riferito ovviamente alla vicenda di Ulisse, del 1995, e infine Cronaca del luogo, su libretto di Talia Pecker Berio, del 1999, rappresentano un progressivo avvicinamento ad un modo di narrare che ha sempre maggiori punti di contatto con una tradizione che non Š tanto quella ottocentesca, quanto del Novecento storico, con particolare riferimento a Dallapiccola. Come ha osservato Gerhard Koch, critico della Zeit, si pu• vedere una sorta di parallelismo fra la vicenda di Ulisse, che per tornare a casa deve percorrere un lungo periplo, e la vicenda compositiva di Berio, vista come una lunga avventura per risolvere la tensione fra il passato e l'avvenire. Chi scrive preferisce tuttavia sospendere il giudizio su questi lavori, di cui comunque Š quasi inutile sottolineare la maestria compositiva e la ricchezza di idee, non tanto per l'esito in s‚, quanto perch‚ sembra prevalere lo sguardo verso il Novecento storico, senza n‚ sperimentare nuovi traguardi, n‚ lasciar correre libera una vena lirica che Berio possedeva in misura ben maggiore di quanto l'appartenenza a una certa generazione gli permettesse osare esprimere, e che meglio traspare in lavori pi— brevi dello stesso periodo, come per esempio Ofanm (1988-1997). Gli ultimi anni Nel 2000 viene eletto presidente e direttore artistico dell'Accademia di Santa Cecilia. Si sta per inaugurare la nuova sede dell'orchestra, il Parco della musica progettato da Renzo Piano (2002). Inizia per lui un lavoro intensissimo e logorante, rivolto a creare una programmazione rinnovata e a conquistare nuovo pubblico per la musica contemporanea. L'attivit… compositiva non sembra risentirne, e vede anche una importante e severa Sonata per pianoforte. L'impresa pi— straordinaria del periodo Š comunque la riscrittura del finale di Turandot di Puccini. Come Š noto Puccini aveva lasciato incompiuta l'opera (completata da Alfano) non solo e non tanto per ragioni di salute, ma soprattutto perch‚ si interrogava insistentemente sul finale, lasciando appunti di vario genere, anche piuttosto enigmatici, fra cui il celebre ®e poi Tristano¯. Come seguendo la pista di questo appunto, Berio crea un finale aperto e sospeso, evitando ogni trionfale happy end, ma non tradendo l'idea della capitolazione di Turandot all'amore di Calaf, realizzata con una meditazione orchestrale che sottolinea l'abbandono della maschera di gelo della principessa. Tutto il materiale melodico e armonico Š sostanzialmente pucciniano, ma il colore generale porta verso una pi— vicina modernit…, in cui Berio pur nell'assoluto rispetto di Puccini non fa nulla per nascondere la propria mano. Resistendo eroicamente al male incurabile che lo aveva colpito, ha lavorato fino all'ultimo, come era nel suo carattere, sempre animato da ottimistica volont… verso ogni nuovo progetto. Si Š spento a Roma il 27 maggio 2003 ed Š stato sepolto a Radicondoli con un toccante discorso del vecchio amico Umberto Eco. In perenne contatto con il mondo della musica 1925: Nasce a Oneglia il 24 ottobre. Prime lezioni di musica dal nonno Adolfo e dal padre Ernesto. 1944: L'incidente alla mano interrompe le promesse di carriera come pianista. 1945: Studi al Conservatorio di Milano con Paribeni e Ghedini. 1950: Sposa la cantante Cathy Berberian. 1951: Diploma in composizione. 1952: A Tanglewood da Luigi Dallapiccola. 1953: Nasce la figlia Cristina. 1954: Fonda con Bruno Maderna lo Studio di fonologia musicale della Rai. 1956-1959: Pubblica Incontri musicali e fonda i concerti con lo stesso nome. 1960: Insegna a Tanglewood. 1961: Insegna al Mills College a Oakland. 1965: Sposa Susan Oyama. 1965-1971: Insegna alla Juilliard School di New York e fonda lo Juilliard Ensemble. 1966: Nasce la figlia Marina. 1967: Nasce il figlio Stefano. 1972: Torna in Europa. 1974-1980: Dirige la sezione elettroacustica dell'Ircam. 1975-1976: Direttore artistico Accademia filarmonica romana. 1977: Sposa Talia Pecker. 1978: Nasce il figlio Daniel. 1980: Nasce il figlio Jonathan. 1984: Direttore artistico del Maggio musicale fiorentino. 1987: Fonda Tempo reale a Firenze. 1989: Premio Ernst von Siemens, Germania. 1991: Premio della Fondazione Wolf, Israele. 1993-1994: Norton Professor of Poetry, Harvard University. 1995: Leone d'oro alla Biennale di Venezia. 1996: Praemium imperiale, Giappone. 1999: Dottorato onorario, universit… di Torino e universit… di Edimburgo. 2000: Presidente dell'Accademia di Santa Cecilia e dottorato onorario universit… di Urbino. 2003: Muore a Roma il 27 maggio. Lorenzo Ferrero (®Letture¯ n. 647/08) Comunicato Rinnovo abbonamenti riviste Ricordiamo a quanti desiderano continuare a ricevere, a titolo gratuito, le riviste: Minimondo, Quaderni di Minimondo e Infolibri, di confermare per iscritto il proprio abbonamento, entro e non oltre il 31 gennaio 2009, tramite lettera Braille o in nero, via fax o e-mail. I periodici possono essere ricevuti in Braille, su supporto informatico o via e-mail.