Gennaio-Marzo 2009 n. 1 Anno XXIII Quaderni di Minimondo Rivista culturale Braille Periodico trimestrale Fascicolo I Direzione Redazione Amministrazione Biblioteca Italiana per i Ciechi 20052 Monza - Casella postale 285 c.c.p. 853200 - tel. 039/28.32.71 e-mail: bic@bibciechi.it Dir. Resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Massimiliano Cattani, Antonietta Fiore, Luigia Ricciardone, Pietro Piscitelli (Responsabile) Copia in omaggio Stampato in Braille a cura della Biblioteca Italiana per i Ciechi ®Regina MargheritaŻ onlus via G. Ferrari, 5/a 20052 Monza Sommario Valerio Castronovo: Che genere di capitalismo? (®PrometeoŻ n. 104/08) Stefano Canali: La lotta alla droga (®PrometeoŻ n. 104/08) Aldo Grasso, Stefania Carini: La tv come servizio pubblico ha ancora senso? (®Vita e pensieroŻ n. 5/08) Anna Ferraris Oliverio: Propaganda e pubblicit…: persuasori al lavoro (®PrometeoŻ n. 104/08) Alessandro Zaccuri: Le ®trib—Ż tecnologiche e la carenza di valori (®Vita e pensieroŻ n. 6/08) Peter Rogers: Affrontare la crisi idrica (®Le ScienzeŻ n. 482/08) Sten F. Odenwald, James L. Green: Il ritorno della grande aurora (®Le ScienzeŻ n. 482/08) Comunicato: modifiche al Vademecum Marco Cicala: James Joyce: quando lo scrittore di ®UlisseŻ portava film da Trieste a Dublino (®il VenerdŤŻ n. 1087/09) Massimo Romano: Un narratore di storie picaro e randagio (®LettureŻ n. 642/07) Curzia Ferrari: Kostantin Stanislavskij: un uomo alle basi del teatro moderno (®LettureŻ n. 653/09) Che genere di capitalismo? - Dopo il crack della speculazione finanziaria occorre introdurre nuove regole e tornare al primato dell'economia reale, basata sulla produzione di beni e servizi. - Al volgere del Novecento, non solo si era preso atto che la democrazia liberale e l'economia di mercato avevano finito per avere la meglio nella competizione storica con il totalitarismo comunista e l'economia collettivista. Ci si domandava anche che tipo di capitalismo avrebbe segnato le direttrici di marcia del sistema economico. Due erano infatti i principali archetipi del capitalismo quale s'era andato configurando nella seconda met… del ventesimo secolo: quello anglosassone e quello germanico-nipponico. Il primo di questi modelli (che aveva per capostipite gli Stati Uniti e per proseliti, da due decenni, anche l'Inghilterra, il Canada e l'Australia) era contraddistinto in generale da un forte spirito competitivo, dalla preminenza della tradizione utilitaristica individuale, dalla massimizzazione dei profitti a breve termine, dalla supremazia delle grandi corporation e del mercato finanziario. Il secondo modello (tenuto a battesimo dalla Germania e condiviso, pur in diversa misura, oltre che dal Giappone, da vari paesi dell'Europa occidentale) si fondava su una combinazione fra iniziativa privata e politiche economiche pubbliche, su un intreccio pi— o meno stretto fra banche e imprese, sulla programmazione degli investimenti a medio-lungo periodo. Di fatto, se il modello anglosassone sembrava pi— vantaggioso per livelli di efficienza e capacit… di reazione alle innovazioni, quello di matrice tedesca, basato su una ®economia sociale di mercatoŻ, risultava pi— consono a una maggiore equit… nella distribuzione del reddito e pi— impegnato a garantire un regime di piena occupazione. Si trattava dunque di due distinti universi, non senza peraltro alcune varianti al loro interno o possibili mutamenti di rotta. Non era detto infatti che l'Inghilterra, qualora non fosse stata pi— governata dai conservatori, avrebbe continuato a seguire la stessa strada degli ultimi anni da quando il ®manchesterismoŻ della Thatcher aveva fatto il paio con la deregulation dell'America di Reagan. Inoltre, fra i paesi continentali dell'Unione europea correvano parecchie differenze: a cominciare dai criteri di gestione dell'economia che caratterizzavano la Francia e l'Italia, i quali erano diversi, per pi— di un aspetto, dal modello invalso in Germania. Tant'Š che proprio queste differenze e le difficolt… di allineamento alle cadenze di marcia della ®locomotivaŻ tedesca avevano posto non pochi problemi e ostacoli agli effetti di una convergenza dei vari paesi membri della Cee nell'Unione economica e monetaria; e messo comunque in luce, al di l… della creazione dell'euro, l'esistenza di un'Europa ®a due velocit…Ż. In ogni caso, ci• che risultava evidente era innanzitutto la dicotomia che caratterizzava la morfologia del capitalismo a livello mondiale. Giacch‚ i due principali sistemi procedevano su binari diversi. E non solo perch‚ dall'altra parte dell'Atlantico stentava a prendere quota (data la prevalenza dei repubblicani al Congresso) la prospettiva, riaffacciatasi con la presidenza del democratico Bill Clinton, di una politica pi— attenta a determinate esigenze sociali (dalla sanit… all'istruzione pubblica). Ma anche perch‚ Germania e Giappone non s'erano impegnati pi— di tanto per il rafforzamento del Fondo monetario internazionale e l'attuazione di un'intesa multilaterale che contribuisse a bloccare la volatilit… dei cambi. Appariva cosŤ probabile un duello sempre pi— ravvicinato fra ®congiunti nemiciŻ (per dirla con Michel Albert), ossia appartenenti allo stesso sistema politico-ideologico ma portatori di due logiche economiche e culture sociali antagoniste o comunque divergenti per tanti aspetti. Gli interrogativi sul futuro non riguardavano unicamente l'esito di questa competizione: come si sarebbe conclusa e quale dei due modelli, o quale altro ancora, sarebbe riuscito a imporsi. Ci si chiedeva infatti se, al di l… del successo riportato in generale dal capitalismo in virt— delle sue maggiori capacit… di produrre sviluppo e valore aggiunto, le sue forme di organizzazione e i suoi meccanismi fossero in grado non solo di garantire un'ulteriore crescita dei paesi pi— industrializzati ma anche di scongiurare un aggravamento degli squilibri con il resto del mondo, aiutando le aree pi— deboli a liberarsi del fardello dell'indigenza e a sottrarsi cosŤ a una situazione endemica di avvilimento e di emarginazione. D'altra parte, si era venuta formando nel frattempo una sorta di economia transnazionale che rendeva assai pi— complementari d'un tempo l'una e l'altra sezione del mondo, quella pi— avanzata e quella sottosviluppata. Insieme ai capitali, anche i processi produttivi non conoscevano infatti pi— frontiere di sorta. Erano divenute sempre pi— numerose le imprese (pur senza uno statuto multinazionale) titolari di stabilimenti in propriet… o in compartecipazione dislocati in varie propaggini del mondo, come pure le aziende che si servivano, per alcuni segmenti del loro ciclo di lavorazioni, di esercizi specializzati anche in paesi lontanissimi dalla casa madre, e che poi assemblavano nella fase finale i vari componenti dei manufatti cosŤ prodotti. Per quanto potesse sembrare macchinoso un simile procedimento, i risparmi che si realizzavano risultavano di tale entit… da compensare gli oneri che esso comportava. In parecchie regioni del Sud-est asiatico, che costituivano perci• le principali mete del processo di decentramento produttivo delle imprese occidentali, il costo del lavoro era infatti da otto a dieci volte inferiore a quello corrente nei principali paesi dell'Europa e nel Nord America. Inoltre, appariva conveniente impiantare propri complessi in territori dove si andavano delineando, per via di una notevole massa di domanda ancora insoddisfatta, rilevanti prospettive di allargamento del mercato. In queste aree, infatti, si stavano registrando saggi di incremento nella commercializzazione di beni di consumo durevoli pi— elevati rispetto ai paesi ricchi, dove invece essi procedevano pi— a rilento o si scontravano con livelli progressivi di saturazione. D'altro canto, la tendenza di imprese e banche occidentali a investire l… dove si presentavano maggiori opportunit… di profitto, o si spalancavano ampi spazi di mercato, contribuiva ad alimentare o a sorreggere lo sviluppo di taluni paesi emergenti e, quindi, a ridurre gli squilibri fra il Nord e il Sud del pianeta. Unitamente a un incipiente processo di globalizzazione del mercato (che vedeva per protagonisti in primo luogo la Cina e l'India), erano in corso importanti mutamenti di ordine strutturale. Le tecnologie elettroniche stavano infatti trasformando, in virt— delle loro molteplici applicazioni, non soltanto il mondo della produzione e dei servizi ma anche i connotati e le cadenze del sistema finanziario. E ci• perch‚ l'adozione di strumentazioni sempre pi— sofisticate e lo sviluppo delle reti telematiche avevano per corollario un processo sempre pi— intenso d'integrazione dei mercati finanziari e un ampliamento del loro raggio d'azione senza pi— vincoli di spazio e di tempo. Con poche battute sulla tastiera di un computer si poteva trasmettere in un attimo, da un capo all'altro del mondo, un ingente numero di ordinativi e concludere le transazioni pi— svariate. Gli intrecci e i rapporti di complementarit… sempre pi— stretti che s'erano venuti stabilendo fra le Borse e piazze finanziarie ad ogni latitudine costituivano perci• un altro aspetto fondamentale della globalizzazione del mercato in corso negli anni Novanta. Allo stesso modo di quanto avveniva nell'interscambio di derrate e manufatti, enorme era diventata in pratica la congerie dei titoli negoziati e di scambi valutari che accadevano ogni giorno sul mercato dei capitali: al punto che essi risultavano di molto superiori per entit… al Pil di vari Paesi. Crescenti risultavano perci• gli effetti indotti da queste operazioni, come dalle aspettative della finanza internazionale, anche sugli orientamenti e le politiche dei singoli Stati nazionali. Di fatto, l'impetuosa performance dei mercati finanziari aveva contribuito, da un lato, ad accelerare l'internazionalizzazione delle economie, spezzando vecchi diaframmi, aprendo nuovi canali per gli investimenti, e imprimendo in tal modo maggiore dinamismo e mobilit… all'intero sistema. Dall'altro, stava per• generando fenomeni di tensione e instabilit… che si traducevano in alcuni casi, come stava accadendo in America Latina e in Estremo Oriente, in movimenti sussultori di estrema violenza e intensit… sul versante finanziario e su quello valutario. In pratica, l'andamento dei mercati finanziari aveva cominciato a esercitare, per via dell'imponente massa di risorse trattate in contemporanea da un foltissimo stuolo di gestori di fondi e investitori istituzionali, una forte influenza sia sulla sfera della produzione e dell'economia reale che sulle politiche pubbliche. Tant'Š che l'apprezzamento o meno dei mercati finanziari e delle agenzie internazionali di rating era divenuto un barometro importante nella valutazione dell'operato e dell'affidabilit… dei vari governi. D'altra parte, ci si chiedeva se l'intreccio fra la moltiplicazione degli scambi e la liberalizzazione dei rapporti economici fosse di per s‚ una condizione sufficiente per garantire uno sviluppo omogeneo ed equilibrato. Poich‚, qualora non si fosse giunti a un coordinamento a livello internazionale delle politiche economiche e monetarie, la globalizzazione avrebbe potuto provocare dei cortocircuiti micidiali. Fin da allora, erano perci• in molti, fra economisti e analisti politici, a rilevare come fosse essenziale mettere a punto efficaci strumenti d'intervento che consentissero sia di prevenire i pericoli derivabili da uno sganciamento della finanza dall'economia reale, sia di scongiurare a livello nazionale, quale reazione a un'eccessiva invadenza della finanza globale, il ritorno in auge di orientamenti protezionistici. D'altro canto, erano stati altrettanti segnali allarmanti le gravi perturbazioni che avevano colpito negli ultimi anni del Novecento il Giappone e alcuni paesi dell'America Latina. Inoltre non poche preoccupazioni stava suscitando un'enorme idrovora come quella rappresentata dall'indebitamento con l'estero degli Stati Uniti e di quello di numerose imprese e famiglie americane. Dopo lo sganciamento del dollaro dall'oro, avvenuto all'inizio degli anni Settanta, e una liberalizzazione dei flussi di capitale rimasta da lungo tempo senza alcun correttivo, si era venuto infatti determinando una sorta di circolo vizioso per cui i paesi con elevati tassi di risparmio (come il Giappone, la Cina e altre nazioni asiatiche) continuavano a convogliare in massa le loro eccedenze finanziarie verso Wall Street, considerata una sorta di Mecca finanziaria. Il che consentiva agli Stati Uniti di indebitarsi oltre misura rispetto alle proprie effettive risorse senza preoccuparsi pi— di tanto del loro gigantesco disavanzo nei conti con l'estero. Del resto, tanto i riflettori del mondo politico ed economico statunitense, quanto quelli dei governi occidentali, erano sempre pi— concentrati sui crescenti progressi dei paesi emergenti del Sud-est asiatico. Sia perch‚ la Cina, che era artefice di un poderoso quanto tumultuoso processo di espansione economica, rappresentava un nuovo modello sui generis di capitalismo, una sorta di ®socialismo di mercatoŻ, ossia un sistema in cui l'adozione di criteri di gestione economica di tipo capitalistico si coniugava con la perpetuazione di un regime politico comunista. Sia perch‚ si prevedeva che, se avessero continuato a marciare con le stesse cadenze di sviluppo, i paesi dell'Asia nel loro insieme (da quelli di prima fila a quelli in via di sviluppo) sarebbero giunti nel giro di due-tre decenni, se non prima, a sorpassare le nazioni dell'Occidente. In effetti, l'Asia stava conoscendo una crescita economica eccezionale. Se in passato erano stati il Giappone e la Corea del Sud a tirare la volata, dagli albori del Duemila la Cina continuava a bruciare le tappe a ritmi impressionanti, tanto che era divenuta una potenza industriale di prim'ordine. Inoltre l'India aveva ormai spiccato il volo, candidandosi al ruolo di nuovo grande global player nei servizi high-tech, mentre il Sol Levante aveva ripreso quota dopo la grave crisi finanziaria degli anni Novanta. Senza poi contare le notevoli potenzialit… delle cosiddette piccole ®tigri asiaticheŻ (Taiwan, Singapore, Borneo, Malaysia). Per di pi— si stava assistendo a un'intensificazione delle relazioni commerciali e dei movimenti di capitale fra i tre ®pesi massimiŻ d'Oriente e i paesi pi— dinamici del Sud-est, che preludeva alla formazione di un mercato comune asiatico. Era dunque in corso un mutamento dei rapporti di forza nel quadrante dell'economia mondiale, e si prevedeva perci• che anche gli equilibri geopolitici tra questa parte del mondo e il resto del globo non sarebbero stati pi— quelli del passato. A preoccuparsene era soprattutto l'Europa, in quanto correva il rischio di essere sorpassata nel giro di pochi anni dai paesi del Far East. Sia perch‚, pur avendo allargato le sue frontiere sino a comprendere la maggior parte dei paesi ex comunisti dell'Est, non era riuscita a divenire un'entit… politica tale da avere pi— voce in capitolo sulla scena internazionale. Sia perch‚ essa accusava ormai da tempo una sorta di malattia del languore in fatto di capacit… progettuali e competitive, di innovazioni tecnologiche e di investimenti nella formazione e nella ricerca. Al confronto, gli Stati Uniti erano pur sempre un'iperpotenza e avevano comunque la possibilit… di rimpiazzare l'area di scambi euroatlantica con quella del Pacifico, come risultava dalla crescita delle relazioni commerciali e finanziarie fra gli Usa e la Cina e l'India. D'altro canto, tanto i governanti che i cittadini americani (anche perch‚ gli Usa erano giunti a detenere una posizione di potere ineguagliabile a livello internazionale) pensavano che il mondo dovesse garantire loro di che spendere e spandere al di sopra dei propri mezzi. Del resto, se gli americani avessero limato i loro consumi, i cinesi e gli indiani ma anche gli europei avrebbero esportato assai meno. Eppure, al di l… dell'enorme debito che continuavano a trascinarsi dietro, gli Stati Uniti avrebbero dovuto preoccuparsi di un altro morbo che avevano in grembo, tanto pi— grave in quanto tale da determinare pesanti conseguenze anche al di l… delle loro frontiere. E consisteva in un'espansione del mercato finanziario altrettanto esorbitante che allo sbaraglio, in quanto priva di concrete forme di monitoraggio. Si trattava in gran parte sia di operazioni che non agivano da carburante al sistema produttivo, sia di transazioni che puntavano a rendimenti a breve e che si basavano su una massa di strumenti finanziari con forti dosi di rischio senza che la loro emissione e il loro corso fossero soggetti a misure adeguate di vigilanza. Quali e quanti rischi comportasse la dilatazione di questo duplice fenomeno, era venuto gi… in piena luce nel corso del 2000, quando una valanga di titoli della ®net economyŻ, di un nugolo di imprese impegnate a disputarsi l'un l'altra l'acquisizione di un maggior numero possibile di spazi sulla Rete, nella ragnatela dei canali del cyberspazio, dopo aver raggiunto quotazioni iperboliche, erano precipitati vertiginosamente, inghiottendo i soldi di molti risparmiatori che avevano sognato di arricchirsi in fretta con il boom dell'informatica. Tuttavia, la caduta dei titoli tecnologici e di Internet, che aveva decimato una gran quantit… di investimenti affluiti anche dall'estero, non era bastata a indurre le autorit… americane ad assumere appropriate misure per evitare altre bolle, e quindi i pericoli di una distruzione di risorse e di un'instabilit… economica insiti in un'eccessiva espansione e concentrazione di capitali in operazioni speculative. Sta di fatto che, dopo le gravi perturbazioni provocate anche sul versante economico dall'attentato terroristico di Al Qaeda dell'11 settembre 2001, la nuova amministrazione repubblicana aveva fatto assegnamento, per una ripresa in forze del sistema, sulle opportunit… di sviluppo di un settore di seconda fila ma promettente, come quello dell'edilizia, dal momento che l'incremento della popolazione continuava ad alimentare la domanda di case e di servizi complementari. Perci• la Federal Reserve Bank aveva innanzitutto ridotto al minimo i tassi d'interesse ritenendo che in tal modo la costruzione di nuovi lotti di abitazione, in quanto stimolata da una politica monetaria generosa, avrebbe agito da traino all'espansione delle attivit… e delle negoziazioni sul versante immobiliare. Con questi presupposti, e dando per scontato che si trattava di opportunit… d'investimento rassicuranti, le banche avevano facilitato quanti intendevano comprarsi un appartamento dove abitare mediante una serie di agevolazioni tali da invogliare a questo passo anche chi in realt… non avrebbe potuto permetterselo. Si era venuta cosŤ ingrossando una massa di mutui cosiddetti ®subprimeŻ (ovvero forniti senza alcuna effettiva garanzia di un reddito accertato da parte di quanti li sottoscrivevano). D'altro canto, molti di questi mutui a rischio erano stati tagliati a pezzetti e impacchettati dai loro emittenti in prodotti finanziari posti immediatamente in vendita sul mercato. E le agenzie di rating che avrebbero dovuto far opera di monitoraggio, a questo riguardo, non se n'erano preoccupate pi— di tanto. Quanto alla Fed, non solo aveva continuato a praticare una politica di abbondante liquidit… mediante sempre pi— bassi tassi d'interesse. Era anche rimasta alla finestra di fronte alle dimensioni sempre pi— vistose man mano assunte, dal 2004 in avanti, dalla crescente quantit… di mutui immobiliari in circolazione (ancorch‚ erogati in molti casi a soggetti deboli finanziariamente) e riconfezionati in pacchetti il cui valore era molto pi— alto di quello del contenuto. E ci• perch‚ il suo compito era tradizionalmente quello di garantire la stabilit… delle banche commerciali (abilitate a raccogliere i depositi e a prestare denaro alle imprese) e non gi… delle banche d'affari (operanti principalmente nel campo del credito ordinario e nella negoziazione di titoli). Aveva cosŤ preso il volo un fenomeno a cui s'era dato il nome di ®turbocapitalismoŻ, in quanto consisteva in una crescita altrettanto esponenziale quanto convulsa di transazioni finanziarie, che costituivano in pratica dei giochi d'azzardo e per di pi— con le carte truccate, il cui scopo era la ricerca di profitti sempre pi— elevati attraverso la compravendita di titoli delle pi— diverse specie, dietro i quali non c'erano iniziative e attivit… di tipo produttivo. Si trattava insomma, di una sorta di capitalismo basato su un enorme giro di denaro per produrre denaro. Perci•, le banche che s'erano esposte oltremisura in questo vorticoso movimento speculativo avevano in pancia non gi… delle azioni che avevano per tallone e riferimento il patrimonio di imprese industriali e del terziario, bensŤ dei titoli puramente cartacei. CosŤ che, quando s'era cominciata a registrare dall'agosto 2007 una crescente ondata di insolvenze da parte di numerose famiglie indebitatesi sino al collo per acquistarsi una casa, i ®subprimeŻ avevano man mano perso sempre pi— valore divenendo perci• dei titoli avariati, dei prodotti tossici. Di qui l'inizio di una bolla trasformatasi, nell'autunno del 2008, in un autentico terremoto finanziario che, abbattutosi su Wall Street, ha poi finito col contagiare, per un effetto domino, le piazze di tutto il mondo. Di conseguenza Š dovuto intervenire il governo federale, per cercare di porre rimedio a questo imponente crack salvando alcune banche ormai sull'orlo del dissesto con varie misure- tampone e attingendo in sostanza al denaro dei contribuenti. Le onerose quanto affannose manovre di salvataggio attuate dalla Casa Bianca e dal Congresso, per arginare gli effetti devastanti della finanziarizzazione del capitalismo americano, hanno perci• riproposto una questione di fondo. Ossia, come sia possibile procedere sulla via della liberalizzazione dell'economia e della globalizzazione del mercato salvaguardando le esigenze di interesse collettivo e assecondando un autentico processo di sviluppo che abbia quindi per epicentro la produzione di beni e di servizi. Se in passato la degenerazione del keynesismo (ossia dell'eccesso di spesa pubblica e di interventismo dello Stato nell'economia) aveva finito per provocare in vari paesi dell'Occidente un ingente indebitamento oltre a un cumulo di sprechi e inefficienze, oggi ci si Š trovati a fare i conti con una distorsione del neo-liberismo, in quanto Š stato per lo pi— declinato senza regole appropriate, e ci• nella convinzione che il mercato avesse in s‚ le norme per autoregolarsi e le potenzialit… per produrre e diffondere prosperit… e benessere. In pratica, ci si chiede pertanto se ormai non si debba mettere in soffitta Milton Friedman, il principale teorico del neo- liberismo con il suo trattato del 1962 Capitalism and Freedom, e riportare in campo Keynes con le sue terapie che tennero a battesimo negli anni Trenta il New Deal. In realt…, sono stati gli epigoni di Friedman a nutrire una fiducia talmente incondizionata nelle virt— del libero mercato da ritenere che non si dovessero porre adeguati correttivi a una deregulation selvaggia anche quando ci• comportava il pericolo di un drenaggio delle risorse verso impieghi di carattere speculativo a breve, a tutto vantaggio di un pugno di manager e banchieri superpagati, e a scapito della ®middle classŻ attiva e risparmiatrice, che pur era il bastione sociale del sistema capitalistico. Lo stesso errore di fatto o di valutazione lo avevano commesso, sino agli anni Ottanta, gli epigoni del keynesismo: poich‚, in nome del mantenimento dell'occupazione comunque fosse, avevano finito per chiudere gli occhi su una crescente spirale inflattiva e sulla dilatazione degli interventi diretti dello Stato nella sfera economica a scapito dell'equilibrio del bilancio pubblico. Oggi, si Š perci• imposta l'esigenza di ridefinire il modello di capitalismo che gli Stati Uniti hanno impersonato negli ultimi anni e propagato in un modo o nell'altro in mezzo mondo. Si tratta, in pratica, di ricostituire le fondamenta di un capitalismo che abbia quale asse portante una combinazione fra mano privata e mano pubblica in un quadro normativo altrettanto chiaro che coerente. In pratica, se da un lato va riconosciuto alle imprese un ruolo essenziale nell'adozione delle strategie e delle tecnologie pi— efficaci per l'incremento della produttivit… e, quindi, per lo sviluppo di un sistema economico efficiente e competitivo; dall'altro, occorre che i poteri pubblici assicurino l'equilibrio e la governabilit… del sistema, non solo mediante adeguate politiche macroeconomiche monetarie e fiscali. Ô altrettanto essenziale che essi assumano appropriate iniziative volte alla crescita dei livelli d'istruzione e a una maggiore qualificazione del capitale umano, indispensabili per un ampliamento del mercato del lavoro, per la crescita dell'occupazione nelle nuove filiere dell'economia delle conoscenze e dei servizi. Resta il fatto che l'uguaglianza delle opportunit… e la coesione sociale costituiscono dei requisiti essenziali per la legittimazione del sistema capitalistico, in quanto garanti sia di stabilit… e cooperazione che di uno sviluppo sostenibile. D'altronde, l'economia di mercato pu• funzionare efficacemente solo in presenza di un sistema di valori condivisi e di un insieme di istituzioni e di norme sociali di fiducia che favoriscano l'azione collettiva e la formazione di legami di solidariet…. Si tratta insomma di far tesoro sia della lezione di Schumpeter, in quanto egli aveva identificato nel maggior tasso di innovazione la ragion d'essere e la forza propulsiva del capitalismo; sia di quella di Keynes, che aveva denunciato nella disoccupazione il maggior pericolo per la stabilit… del sistema capitalistico, senza che per questo si dovesse chiedere allo Stato una rete di protezione permanente per tutti indistintamente e per sempre. Il che significava in pratica che, se lo Stato deve creare le condizioni pi— adeguate affinch‚ ognuno possa sviluppare le proprie attitudini e capacit…, spetta poi a ciascuno camminare con le proprie gambe, di sua iniziativa e con una propria responsabilizzazione personale. Valerio Castronovo (®PrometeoŻ n. 104/08) La lotta alla droga - Nell'interesse della collettivit…, scienziati e politici dovrebbero collaborare e trovare soluzioni funzionali alle questioni poste dalle droghe e dalle dipendenze. - Introduzione Come mai nel passato la scienza oggi viene invitata a contribuire e allo stesso tempo chiede di partecipare ai processi che portano alle decisioni e alle pratiche politiche riguardo i temi delle sostanze d'abuso e delle tossicodipendenze. Questo fenomeno Š espressione di un andamento pi— generale, nel quale il crescente coinvolgimento della scienza nelle dinamiche di scelta e attuazione politica costituisce il riflesso dell'espansione dell'influenza della ricerca scientifica e dei suoi risultati nella vita sociale e negli individui. Nello specifico, l'appello alla scienza nei processi decisionali e nel governo delle questioni legate alle sostanze d'abuso si Š fatto ancor pi— pressante col primato che le discipline biomediche hanno raggiunto nella comprensione e nel trattamento dell'abuso di sostanze e delle tossicodipendenze. Se queste condotte siano o meno patologie del comportamento resta controverso, Š tuttavia innegabile che, al di l… della loro complessit… e dei diversi piani della realt… coinvolti, esse dipendono da meccanismi biologici e hanno come bersaglio processi biologici. In questo senso, il coinvolgimento della scienza, anche della scienza sperimentale e di base, nei processi politici riguardanti questi temi ha un suo fondamento, una razionalit…, e pu• certamente portare un considerevole contributo. Teoricamente, quindi, una evidence based politics (Ham et al., 1995), una politica basata sulle evidenze scientifiche, Š ben fondata, dovrebbe funzionare e dar luogo a risultati pratici apprezzabili. Gli scienziati producono l'evidenza scientifica che i politici usano per le loro decisioni. Da parte loro i politici pongono richieste di indagine specifiche, forniscono agli scienziati richieste di evidenze e finanziamenti di ricerca. In concreto, purtroppo, questo circolo virtuoso non sembra girare a dovere. Come dimostrato da numerosi studi (si veda la rassegna di Innvaer e altri, 2002), molti ricercatori sono scettici sui modi con cui i risultati delle loro indagini vengono compresi e usati dai decisori politici e molti politici restano a dir poco dubbiosi sull'utilit… delle evidenze scientifiche nei processi di scelta collettiva. Sotto questo aspetto, l'insoddisfazione sembra accomunare scienziati e politici. I primi perch‚ non si sentono sufficientemente ascoltati, i secondi perch‚ ritengono che la scienza non sia in grado di percepire le richieste della societ… e della politica (Lindblom et al., 1979). Caplan e collaboratori (1975), per esempio, hanno rilevato che gli scienziati si considerano razionali, obiettivi, aperti a nuove idee e trovano i decisori politici troppo orientati all'azione, all'interesse e indifferenti alle evidenze scientifiche e alle nuove idee. I decisori politici, d'altra parte, giudicano se stessi responsabili, orientati all'azione e pragmatici e valutano gli scienziati ingenui, autoreferenziali e incapaci di assumersi responsabilit… di fronte alla realt… pratica. Questo scenario sembra avvalorare la tesi delle due comunit… sostenuta nel 1980 da Dunn, che applicava lo schema interpretativo delle due culture al problematico rapporto tra scienziati e politici. In sostanza la tesi delle due comunit… postula una irriducibile diversit… tra scienza e politica che impedisce ai due ambiti di contemplare le realt…, i metodi e le prospettive dell'altra. Cercher• di analizzare queste diversit…, nella ovvia convinzione che una migliore comprensione reciproca sia la premessa necessaria per avviare un rapporto pi— fecondo e ormai imprescindibile tra scienza e politica in generale e in particolare nel caso delle decisioni sulle sostanze d'abuso e le dipendenze. Le due comunit… sono invece unite dalla scarsa cognizione dei fattori e dei processi complessi che intervengono nelle scelte politiche. Tenter• di illustrarne le dinamiche, in quanto una loro pi— adeguata conoscenza pu• migliorare il rilievo e la qualit… del contributo che ognuno dei due gruppi pu• dare al processo decisionale. Scienziati e politici: due comunit…? Che i politici siano incapaci di usare adeguatamente le informazioni scientifiche o scelgano in maniera deliberata di farne a meno, non Š purtroppo una calunnia di molti scienziati. Ne sono lampante testimonianza le modalit… con cui prendono corpo i processi decisionali, pi— che le stesse scelte. Si pensi, per esempio, alla maniera con cui sono state introdotte modifiche sostanziali al Testo unico delle leggi in materia di droghe e tossicodipendenze col decreto legge del 30 dicembre 2005, n. 272, con cui venivano peraltro finanziate le Olimpiadi invernali di Torino: una creatura giuridica davvero stupefacente per l'eterogeneit… delle materie trattate. Altrettanto vero per•, e non semplice insinuazione dei politici, Š che gli scienziati raramente appaiono in grado di produrre evidenze utili a dirimere questioni pratiche e ancor meno sembrano capaci o desiderosi di rendere accessibile il loro sapere non solo alla politica ma all'opinione pubblica in generale. Va per• riconosciuto che queste manchevolezze non sono semplicemente vizi di due gruppi professionali sia pure inclini a una certa autoreferenzialit…. Esse dipendono in larga parte dalla irriducibile specificit… e diversit… degli obiettivi, dei metodi, dei linguaggi e delle logiche professionali propri dei politici e degli scienziati. Lo scienziato - L'obiettivo ideale degli scienziati Š l'avanzamento del sapere scientifico. Scopo pi— concreto Š la ricerca finalizzata alla pubblicazione, che Š a sua volta anche indirizzata al progresso della carriera accademica. In ogni caso, la logica della ricerca scientifica contemporanea e questi peculiari obiettivi impediscono allo scienziato di coltivare interessi vasti e di dedicarsi adeguatamente alle implicazioni sociali o politiche del suo lavoro. La ricerca scientifica contemporanea si misura infatti su questioni sempre pi— specialistiche, su problemi estremamente circoscritti, attraverso strutture razionali, dizionari, riferimenti concettuali e strumenti analitici ormai addirittura inaccessibili a studiosi di aree di ricerca confinanti. In questo senso, la ricerca scientifica pura non sembra contemplare la sua comunicabilit… al largo pubblico. Incidentalmente rileviamo che il carattere in qualche modo esoterico assunto dalla scienza contemporanea e l'incapacit… degli scienziati di informare i cittadini sul senso delle loro ricerche contribuisce ad alimentare paure irrazionali e a mantenere la ricerca scientifica irrimediabilmente distante dalla politica. Lo scienziato d… conto alla comunit… scientifica, che giudica il valore e l'impatto del suo lavoro. Dunque a essa parla e deve parlare lo scienziato. Quanto pi— user… linguaggi specifici, procedure e razionalit… codificate, tanto meglio e pi— efficacemente potr… raggiungerla; quanto pi— formuler… variazioni su ipotesi e novit… esplicative, per certi versi sempre pi— distanti dal senso comune e dalle possibilit… di comprensione dei cittadini, tanto pi— - almeno idealmente - potr… accreditarsi presso di essa. Il politico - L'obiettivo ideale del politico Š l'azione, il governo delle dinamiche sociali. Questo fine ideale viene perseguito attraverso il potere, il raggiungimento e il mantenimento del consenso. L'ambito entro cui si muove la sua azione Š caratterizzato quindi da intense relazioni col pubblico, da una dimensione interamente pratica, dal costante confronto con problemi vasti, questioni complesse e generali, prepotentemente attraversate da istanze normative, riferimenti ai valori e tensioni emotive. La composizione dei contrasti politici pu• solo realizzarsi nella trattativa e nel compromesso, reclutando alleati con le strategie pi— opportune, promuovendo o sciogliendo alleanze, intercettando o mobilitando la volont… popolare. Il politico d… conto agli elettori, Š responsabile di fronte ai cittadini da cui ha ricevuto un mandato e che lo giudicheranno per il suo operato, o meglio per la sua capacit… di comunicare il suo operato. Per queste ragioni, al contrario di quanto fa lo scienziato, il politico modula la formulazione delle sue analisi e dei suoi messaggi al fine di raggiungere il pubblico pi— vasto, di captarne gli umori, di far leva - pi— o meno deliberatamente - sulle emozioni nonch‚ sulle dinamiche psichiche pi— irrazionali in vista della persuasione e della sollecitazione di una qualche forma di comportamento politico. Ricerca e politica tra incomprensioni e sospetti Queste radicali differenze identitarie costituiscono la causa primaria del cattivo rapporto che esiste tra scienziati e politici e dei conseguenti elementi di incomprensione e sospetto reciproci. Purtroppo ognuno dei due gruppi non sembra capace o quantomeno desideroso di conoscere meglio le logiche e le procedure attraverso cui l'altro persegue i propri obiettivi. Da qui un importante vizio comune. Ognuno dei due gruppi non sembra in grado di percepire il carattere processuale, la laboriosit… delle attivit… dell'altro. Lo scienziato vede le decisioni politiche soltanto come un fatto concreto, al pi— come prodotto particolare; lo stesso fa il politico con i risultati della ricerca scientifica. La conseguenza Š che i due gruppi tentano di entrare in rapporto solo intorno e attraverso specifici e temporanei risultati del loro estenuante lavoro. In qualche modo gli scienziati presumono che le evidenze della ricerca all'occasione prestate alla politica possano, anzi debbano, influenzare e orientare il singolo atto decisionale nella sfera pubblica. Ô paradossale come studiosi, che investono anni per completare indagini minute, arrivino a supporre, a pretendere, che la lettura di uno o alcuni saggi scientifici - pure certamente limitata nella reale comprensione delle implicazioni pratiche delle evidenze - possa portare i politici a compiere scelte illuminate. Del resto, questo stesso paradosso vale nel caso della politica che tenta di usare i risultati della ricerca per contrastare una decisione ormai assunta. Gli scienziati sembrano effettivamente poco attrezzati per comprendere il contesto magmatico, complesso e le dinamiche sistemiche, circolari e, a diversi livelli, causali attraverso cui si realizza la decisione politica. Molti ricercatori denunciano sul tema delle sostanze d'abuso e delle dipendenze la sconcertante impermeabilit… della politica alle indicazioni provenienti dalle evidenze scientifiche. A questo proposito occorrerebbe ricordare e riflettere meglio sullo stupefacente scollegamento tra acquisizioni scientifiche in merito alla correlazione tra fumo e cancro ai polmoni e le iniziative politiche. Gli studi epidemiologici di Richard Doll e Austin Bradford Hill che dimostravano questo nesso sono stati completati e pubblicati nel 1950. A livello mondiale, tuttavia, le prime timide iniziative sono state intraprese circa una decina di anni pi— tardi. Solo per sottolineare meglio questo scarto, ricordiamo che in Italia i primi provvedimenti diretti in qualche modo a limitare il fumo venivano presi nel 1962, con la limitazione della pubblicit… dei prodotti di tabacco. Bisogner… ancora attendere oltre dieci anni, il 1975, per avere una prima effettiva regolazione del fumo in alcuni ambienti pubblici. Quando tenta di interpellare la scienza, d'altra parte, la politica pone questioni specifiche, generalmente sull'onda di problemi immediati, che irrompono improvvisamente nell'agenda politica come urgenze, a seguito di avvenimenti straordinari che suscitano clamore e innescano l'emotivit… del pubblico. Questo carattere episodico, emergenziale, Š drammaticamente evidente nella politica delle droghe. Si pensi, per esempio, al recente intenso dibattito improvvisamente accesosi in seguito ad alcune morti ravvicinate connesse all'uso di cocaina e altrettanto repentinamente spentosi, rimpiazzato da nuovi inderogabili allarmi sociali. Pur ammettendo la possibilit… di forme di comunicazione adeguata tra scienziati e politici, i tempi lunghi e la specificit… dei programmi di ricerca scientifici in questo senso impediscono alla scienza di fornire risposte appropriate e tempestive alla richiesta di informazioni ed evidenze da parte della politica. Ô dunque verosimile pensare che una migliore conoscenza reciproca e una pi— chiara comprensione della complessit… dei fattori e dei processi di decisione possano favorire l'emergere di rapporti pi— fruttuosi tra scienza e politica. Vediamo ora quali sono questi fattori e come si realizzano questi processi. Fattori, meccanismi e influenze nei processi di scelta politica Come ha suggerito Lomas (2000), la scelta politica si realizza nella costante e circolare interazione di tre diversi domini della vita sociale. La struttura istituzionale - Essa comprende gli organi politici in senso stretto e tutti gli altri elementi attivi, dalle associazioni ai comitati, dai gruppi di interesse ai partiti, sino ai cittadini, in grado di intervenire sul funzionamento delle istituzioni attraverso processi formali, come per esempio le consultazioni politiche e i processi non formali come l'attivit… di lobbying. Questo dominio della vita politica combina, scompone e ricompone le istanze dei vari attori politici, la storia e la natura degli interessi propri degli organismi e degli agenti socio-economici, elabora e distilla formalmente le negoziazioni, sintetizza le regole implicite ed esplicite di condotta, miscela, individua e distribuisce responsabilit…, poteri e risorse. Ô un processo non lineare che si rimodella costantemente sotto l'incessante variare dei fattori in gioco, a partire dal flusso di materiali e significati affluenti dagli altri due ambiti della vita politico-sociale: quello dei valori e quello delle informazioni. Il prodotto finale di questa composita e tortuosa elaborazione sono le scelte politiche e l'avvio di concrete pratiche politiche. I valori - Il dominio dei valori che influenza una decisione politica Š anch'esso una dimensione storica e perennemente mutevole. Gli scienziati sembrano ignorare la straordinaria influenza che esercita sulla maturazione delle scelte. Non sembrano considerare che nella migliore delle ipotesi le informazioni a supporto delle decisioni politiche vengono scelte per razionalizzare una tendenza che riflette ed esprime dei valori, mentre generalmente nella realt… il politico somiglia veramente a quello della caricatura in cui gli si fa dire: ®ho preso la mia decisione, non confondetemi coi fattiŻ. Il dominio dei valori emerge dalla mutua interazione di interessi, credenze e ideologie proprie degli organismi sociali e degli individui. Gli interessi rappresentano la maniera in cui si desidera vedere funzionare le cose. Per esempio, un neurofarmacologo sosterr… verosimilmente il primato dell'approccio biomedico alla comprensione delle tossicodipendenze, anche in vista dell'aumento dei finanziamenti alle sue ricerche che ci• comporterebbe. Gli interessi reali tendono a mutare molto velocemente, sotto la pressione delle informazioni o per effetto delle stesse pratiche politiche, le quali possono modificare in maniera sostanziale la distribuzione del potere e delle risorse e quindi il sistema degli incentivi. Lo sfondo e il fondamento ideale del dominio dei valori Š il sistema delle ideologie. L'ideologia in questo caso rappresenta la visione, l'idea del come dovrebbero essere e funzionare le cose. Ô un livello del dominio dei valori scarsamente permeabile e reattivo alle informazioni, sostanzialmente impervio al pensiero razionale, almeno entro i tempi in cui si realizzano generalmente le decisioni collettive. Per esempio un neurofarmacologo potr… ritenere che il comportamento umano Š potenzialmente riducibile a meccanismi e processi biologici. Tra il piano delle ideologie e quello degli interessi si interpone il livello delle credenze. Esse costituiscono la nostra conoscenza su come funzionano veramente le cose, ma una conoscenza che Š allo stesso tempo disposizione all'azione e sintesi tra postulati ideologici, interessi e flussi di informazione. Nel nostro esempio il neurofarmacologo potr… sostenere che i comportamenti d'abuso debbano essere compresi attraverso le neuroscienze, perch‚ al piano delle dinamiche del sistema nervoso arrivano e si possono comunque ricondurre anche tutte le specificit… dei processi proprie degli altri livelli in gioco in tali fenomeni, da quello economico a quello culturale, agli stessi effetti delle scelte politiche. Dunque il dominio dei valori offre a quello istituzionale un flusso di significati mutevoli e contrastanti, una corrente di elementi e stimoli largamente irrazionali e refrattari alle informazioni, resistenti cioŠ alle modificazioni e agli adeguamenti suggeriti dalla ricerca scientifica. L'influenza della scienza e il conseguente mutamento del sistema dei valori risultano generalmente da profondi rivolgimenti culturali, sono processi di lunga durata ovvero trasformazioni prodotte da una ripetuta e protratta esposizione all'informazione scientifica, ma, si badi bene, a un'informazione scientifica capace di essere recepita a livello pubblico. Ci• dovrebbe portare a un grande e costante impegno degli scienziati teso a migliorare la comprensione pubblica della scienza. A complicare il quadro, inoltre, interviene il carattere largamente fortuito delle scelte pubbliche in cui si realizzano riforme importanti. La complessit… delle variabili in gioco, la reciprocit… dei rapporti e dei rimandi tra scienza e societ…, il ruolo determinante dei fattori di contesto, fanno sŤ che le opportunit… per approdare a cambiamenti profondi legati anche a evidenze scientifiche si verifichino molto di rado. Queste rare occasioni si manifestano quando il contesto culturale, la costellazione dei valori vengono a collimare in misura sufficiente sia con le implicazioni dei risultati scientifici, sia soprattutto con la conoscenza diffusa e l'opinione pubblica. La volatilit… di tali fattori fa sŤ che questo allineamento, oltre che straordinario e spossante, sia estremamente fugace e troppo spesso capace di risultati soltanto parziali e transitori. Un chiaro esempio in tal senso Š quello della riforma psichiatrica in Italia, la legge 180 del 1978, la cosiddetta legge Basaglia. Sia gli scienziati che i politici inoltre sembrano sottovalutare l'influenza dei valori - ideologie, credenze e interessi - nella stessa produzione scientifica. La filosofia della scienza contemporanea ha invece conclusivamente dimostrato che il dominio dei valori costituisce una parte sostanziale delle strutture paradigmatiche, delle matrici disciplinari entro cui prendono corpo le teorie, le ipotesi, i problemi della scienza e i significati della ricerca e delle evidenze. La scienza Š ed Š sempre stata un'impresa sociale fortemente interconnessa con le istituzioni, il potere, l'economia e la cultura del suo tempo. Ancor di pi—, gli scienziati sono cittadini, portatori di valori, credenze morali e politiche, sono allo stesso tempo anche agenti economici - attori di un comparto economico, produttori e consumatori, proprietari. Ô cosŤ assurdo immaginare che essi siano capaci di elaborare una conoscenza in grado di respingere e depurare i valori e gli interessi che premono a ogni atto della loro vita normale. Ci• Š particolarmente vero per quei temi scientifici comunque collegati a problematiche istanze normative, come nel caso delle sostanze d'abuso e delle tossicodipendenze. La cornice ideologica che inquadra l'idea di droga, il termine concettuale di riferimento entro cui viene coniugato ogni valore e ogni ipotesi, anche i progetti di indagine, sul tema delle sostanze d'abuso, sono cosŤ invasivi, condizionanti e soprattutto controversi da impedire l'emergere di un consenso adeguato su quali siano gli stessi oggetti e i problemi di indagine, su quali fattori vadano rilevati e analizzati e con quali riferimenti possano essere misurati e giudicati. In questo senso, l'alone culturale che avvolge il discorso e la ricerca sulle sostanze d'abuso Š cosŤ contraddittorio da ostacolare la stessa costruzione di programmi di ricerca condivisi e quindi da alimentare, in un circolo perverso, la distorsione ideologica, la controversia politica e il pregiudizio con cui si parla e si pensa intorno alle droghe. L'ideologia e il pregiudizio non minano quindi soltanto le basi dell'opinione pubblica e conseguentemente della politica, delle scelte che vengono fatte ai vari livelli e nelle varie strutture decisionali che si occupano a vario titolo delle droghe. L'ideologia e il pregiudizio, costruendo comunque un sistema di riferimento di valori, delle categorie concettuali, logiche, costituiscono le fondamenta culturali in cui si radicano i modelli, le metafore, i materiali logici e le analogie che servono a costruire il discorso e la ricerca scientifica. Un potenziale corto circuito tra scienza e politica nel caso delle sostanze d'abuso Š gi… nei presupposti di fondo della ricerca scientifica. Piuttosto che aggiungere incrostazioni dottrinali portando la scienza nell'arena politica solo per rafforzare posizioni e scelte gi… assunte, sarebbe quindi prioritario investire energie critiche in un severo lavoro di vaglio epistemologico, per identificare i residui ideologici di cui inevitabilmente la ricerca scientifica si abbevera e tentare cosŤ di rimuoverne gli elementi che pi— complicano la formulazione di programmi di ricerca e l'interpretazione dei risultati. La caratterizzazione delle incongruenze e delle contraddizioni che attraversano lo sfondo paradigmatico della ricerca sulle sostanze d'abuso sarebbe peraltro un modo per sviluppare negli scienziati non solo una pi— profonda consapevolezza dei processi di influenza reciproca tra ricerca scientifica e societ… ma anche una migliore capacit… di rappresentare la scienza nelle diverse tappe del processo di formazione delle decisioni politiche. L'informazione - Ma nel dominio dell'informazione la scienza Š solo uno degli elementi che concorrono all'elaborazione e alla diffusione della conoscenza a livello pubblico. Un ruolo parimenti importante viene svolto dai media, da istituti ed enti educativi, culturali, dalla comunicazione legata pi— o meno direttamente a qualche interesse e finanziata da sponsor, dalle reti sociali pi— diverse. Solo dopo essere passata attraverso le maglie e gli assetti interpretativi di questi altri attori dell'informazione l'evidenza scientifica diventa conoscenza, opinione pubblica: matura cioŠ pienamente come fattore e ingrediente del processo di formazione delle decisioni politiche. In minima parte, infatti, la scienza riesce ad arrivare direttamente alle strutture decisionali istituzionali, e solo quando trova in esse le sensibilit… adeguate. Tuttavia, nell'effettivo processo di scelta anche questi tenui e marginali stimoli saranno oggetto di confronto e compensazione con elementi di valore, con l'opinione pubblica, con l'ideologia e gli interessi. Effetti circolari del processo decisionale - Nel momento in cui le scelte pubbliche sono prese e si avviano le azioni concrete di regolazione e governo di un processo o di un problema sociale, la politica rimodula i rapporti di potere e le possibilit… di fare, la distribuzione delle risorse, i vincoli operativi e le occasioni di azione dei vari agenti sociali. Facciamo un esempio. Un particolare atto legislativo decreta l'avvio di una grande e articolata campagna di riduzione del danno. Le disposizioni in esso contenute suggeriscono e dettano nuove regole d'azione per tutti i diversi attori che si muovono intorno al tema delle sostanze d'abuso e delle dipendenze, dai ricercatori alle strutture sanitarie pubbliche, dalle istituzioni educative alle organizzazioni non governative. Le disposizioni contemplano evidentemente un piano di allocazione delle risorse messe in bilancio per raggiungere gli obiettivi previsti. Dunque regole, indicazioni d'azione e incentivi economici che mutano sostanzialmente gli interessi in gioco e produrranno conseguentemente modificazioni pi— o meno estese sulle attivit… svolte dai vari attori, sulla produzione di evidenze, conoscenze, informazioni. In tempi pi— o meno lunghi, queste trasformazioni agiranno circolarmente sulla formazione delle credenze, degli interessi e delle ideologie e dunque anche sulle scelte politiche e sulla produzione di evidenze scientifiche. Due comunit… e un cattivo rapporto, quali soluzioni? Le analisi sin qui sviluppate suggeriscono in generale che una migliore collaborazione tra scienziati e politici si pu• ottenere promuovendo iniziative volte a favorire la conoscenza delle rispettive pratiche e logiche e la comprensione degli elementi, dei fattori e delle dinamiche attraverso cui si realizza la decisione politica. A partire da queste indicazioni generali mi sembra possa scaturire una serie di ipotesi di azioni concrete. Promuovere la reciproca conoscenza delle due comunit… - In primo luogo ritengo sarebbe opportuno introdurre degli incentivi volti a promuovere una reciproca conoscenza tra i due gruppi. Oltre che favorire contatti personali, con occasioni di incontro e attraverso la creazione di spazi istituzionali di collaborazione, potrebbe essere utile a tal fine finanziare maggiormente sia le attivit… di divulgazione delle scienze da parte degli stessi scienziati e sia quelle di diffusione della conoscenza dei processi generali di formazione delle scelte a beneficio degli scienziati. Questi obiettivi potrebbero essere perseguiti organicamente gi… a livello della formazione e dell'istruzione superiore, con l'istituzione di insegnamenti o moduli didattici integrati di storia della scienza e di epistemologia, ovvero di scienza e societ… in tutte le facolt…, umanistiche e scientifiche. Queste diverse soluzioni, peraltro, incidendo anche sulla conoscenza diffusa e sull'opinione pubblica, avrebbero notevoli ricadute sull'efficienza generale del sistema socio-politico proprio per quelle decisioni in cui entrano in gioco evidenze scientifiche. La centralit… della diffusione della cultura scientifica - Le questioni della diffusione della cultura scientifica e della percezione pubblica della scienza occupano, a mio avviso, un ruolo prioritario nel miglioramento del rapporto tra scienza e politica. Finanziare e promuovere una divulgazione scientifica continua, capillare e qualificata permetterebbe alla scienza di innestare durevolmente idee e risultati della ricerca in tutte le diverse tappe del processo decisionale. In questo modo la scienza potrebbe non solo essere meglio compresa dai cittadini e meno distorta dai media, ma nel medio e lungo termine potrebbe concorrere pi— adeguatamente alla formazione e all'evoluzione delle credenze, delle ideologie e degli interessi che tanta importanza hanno nelle scelte collettive. Un eventuale sforzo di divulgazione stimolerebbe gli scienziati anche a formulare definizioni, significati e immagini pi— generali. Ci•, da un lato, potrebbe produrre una migliore integrazione della ricerca nei processi socio-politici reali e dall'altro portare a un consenso sociale maggiore intorno alla scienza, quindi a investimenti per la ricerca pi— consistenti, a una maggiore incisivit… del sapere scientifico nella formazione dell'opinione pubblica. D'altra parte, una migliore comprensione della scienza permetterebbe ai politici ma soprattutto ai cittadini di esercitare funzioni di giudizio e controllo sulle attivit… di ricerca finanziate coi soldi pubblici. L'incertezza e la problematicit… sono caratteristiche intrinseche della ricerca e della politica. Si deve in ogni modo arrivare a delle scelte. A tal proposito, un pi— alto livello di comprensione della scienza permetterebbe alla collettivit… e alla politica di valutare pi— consapevolmente se, per tentare di risolvere un problema sociale, c'Š bisogno di ulteriore informazione scientifica e quindi di investimenti aggiuntivi o se esistono elementi sufficienti per formulare una decisione politica ben fondata. Ricerca basata sulla politica? - Potrebbe essere utile a dare impulso a un pi— proficuo rapporto tra scienza e politica, e specularmente efficace alla politica basata sulle evidenze, anche la promozione, il potenziamento di forme di ricerca basate su questioni poste dalla societ… e dalla politica. In questo caso la societ… e la politica possono contribuire a rilevare, caratterizzare e descrivere questioni e problemi da far trattare alla scienza. Soprattutto nel caso dei fenomeni sanitari o attinenti al comportamento degli individui, societ… e politica sono potenzialmente in grado di cogliere elementi controversi, problemi e fenomeni invisibili alla scienza. In tal senso, societ… e politica possono offrire fondamentali informazioni e stimoli decisivi alla formazione dei programmi di ricerca, delle priorit… di indagine e all'interpretazione dei risultati scientifici. Ô evidente che una ricerca sollecitata dalla societ… e soprattutto dalla politica Š significativa e usabile solo a condizione di godere di sufficiente indipendenza e durevole sostegno. Questo, per esempio, non sembra essere il caso delle informazioni raccolte, elaborate e interpretate in Italia dagli organismi tecnici che esercitano funzioni di consulenza per gli apparati dello stato sulle tematiche delle sostanze d'abuso e delle dipendenze. Il fatto che il Comitato scientifico dell'Osservatorio droghe e tossicodipendenze e la Consulta degli esperti e degli operatori sociali sulle tossicodipendenze siano nominati per decreto da un ministro fa sŤ che il loro lavoro, come quello dello stesso Osservatorio droghe e tossicodipendenze, sia troppo legato e vincolato agli orientamenti politici e ideologici della fazione che governa per essere davvero scientificamente adeguato e creativo, quindi efficace. Ricercare il consenso scientifico - La comunit… scientifica dovrebbe inoltre fare uno sforzo decisivo verso il raggiungimento di un pi— elevato consenso sui concetti, i termini definitori e i postulati della ricerca sui problemi legati alle sostanze d'abuso. Il carattere eccessivamente controverso delle nozioni, dei paradigmi e delle interpretazioni dei risultati della ricerca impedisce, in questo caso con ragione, l'utilizzo della ricerca da parte dei decisori politici per la messa a punto di pratiche e azioni pi— efficaci e razionali. Pubblicazione e peer-review per le decisioni e le pratiche politiche? - I decisori politici potrebbero trarre vantaggi dall'adozione di criteri di peer-review propri della comunit… scientifica al fine di valutare le esperienze politiche, sottoporle al vaglio della critica, permetterne l'elaborazione e lo sviluppo e divulgare cosŤ le buone pratiche (Choi et al., 2005). A tale scopo sarebbe importante incentivare e diffondere meglio la pubblicazione delle pratiche sulle sostanze d'abuso e sulle dipendenze in giornali interdisciplinari con approccio scientifico, dove altri decisori e scienziati delle varie discipline possano leggerle ed esaminarle. Un simile spazio di confronto avrebbe peraltro positivi effetti sulla reciproca conoscenza dei due gruppi. Conclusioni. Lezioni dall'evoluzionismo Ho cercato di dimostrare che la scelta politica in cui entra l'evidenza scientifica Š l'esito transitorio di un rapporto contrastato che si svolge nella storia e in un contesto particolare caratterizzato da relazioni circolari tra entit… e sistemi in perenne mutamento. Per queste ragioni il processo di decisione politica sulle sostanze d'abuso e le dipendenze possiede diverse analogie con i determinismi evolutivi riguardanti i rapporti tra popolazioni biologiche e le loro trasformazioni somatiche e comportamentali. Scienziati e politici sono i principali attori di queste dinamiche evolutive. Esse per• coinvolgono diverse altre popolazioni, altri gruppi sociali, con bisogni e schemi adattativi ora diversi, ora contrapposti, ora convergenti in relazione ai diversi problemi di adattamento posti dall'ambiente. Ma Š interesse della collettivit… nel suo insieme trovare soluzioni funzionali alle questioni poste dalle sostanze d'abuso e dalle dipendenze. In vista di questo comune obiettivo, scienziati, politici e gli altri attori del processo decisionale dovrebbero usare la conoscenza e migliorare la comprensione reciproca per dare impulso a trasformazioni interne ai rispettivi gruppi e sollecitare relazioni mutualistiche. Se Š vero infatti che in natura due o pi— popolazioni biologiche possono sviluppare talora forme di co-evoluzione da cui ciascuna ricava vantaggi adattativi, nel caso dei gruppi sociali coinvolti nel processo decisionale sulle sostanze d'abuso, l'avvio di forme di mutua trasformazione, potrebbe non solo garantire vantaggi per ognuno di essi ma sarebbe senz'altro anche capace di generare benefici collettivi. Stefano Canali (®PrometeoŻ n. 104/08) La tv come servizio pubblico ha ancora senso? - Modelli quali la Bbc dimostrano che anche nell'era delle nuove tecnologie di fruizione Š possibile fare tv pubblica di qualit…. La Rai pu• offrire ancora molto agli italiani, ma serve al riguardo una chiara volont… politica, culturale e manageriale. - Mentre il presidente Nicolas Sarkozy per calmare le polemiche nel mondo televisivo, seguite alle elargizioni nei confronti delle due reti private Tf1 e M6, che dal 1ř settembre godono di benefici grazie a nuove regole del mercato pubblicitario, propone l'idea di una indicizzazione del canone tv sul costo della vita (e intanto, per•, impone a Tf1 la bionda Laurence Ferrari alla conduzione del tg delle 20); mentre il presidente Silvio Berlusconi, proprietario di Mediaset, ribadisce che il compito del servizio pubblico Š soprattutto quello di formare (®la televisione pubblica e la radio pubblica dovrebbero invece esattamente fare il contrario: dovrebbero avere come prima funzione quella di formare, poi quella di informare e infine, magari, anche quella di divertireŻ), diventa urgente, ancora una volta, interrogarsi sul ruolo della tv pubblica. Nell'era dei mille canali, del satellite, del digitale terrestre, della mobile tv, dell'iPod, del file sharing, ha ancora senso il servizio pubblico? In un'era sovrabbondante per numero di prodotti, di canali, di connessioni, ha ancora valore una Rai depositaria di un bene comune e soprattutto di una consistente fetta di mercato? O forse il concetto stesso di servizio pubblico Š destinato a scomparire, date le molte e varie possibilit… di accedere al bene ®tvŻ da parte dei cittadini? Ô bastata l'ultima Olimpiade per mettere clamorosamente a nudo la fragilit… della Rai. Pechino 2008 doveva rappresentare, nell'era del digitale terrestre, il balzo in avanti dell'azienda, sia dal punto di vista di un ammodernamento della dotazione tecnica sia da quello delle potenzialit… editoriali. Anzi, l'ex ministro Maurizio Gasparri aveva fissato proprio per il 2008 l'anno dello switch-off, il passaggio definitivo dalla vecchia alla nuova tecnologia. E invece niente. Il servizio pubblico Š venuto meno proprio in uno dei suoi compiti principali: anticipare e favorire l'evoluzione tecnologica per non lasciare i propri spettatori in una condizione di ®povert…Ż televisiva. L'Olimpiade di Pechino (l'investimento per i diritti e il mancato investimento nelle nuove tecnologie) era il momento non solo simbolico per cogliere il grande cambiamento in atto: la personalizzazione del consumo televisivo, cioŠ la progressiva sostituzione del palinsesto con il video on demand. Le tre o quattro discipline pi— importanti avrebbero dovuto avere un canale a disposizione. Ô la digitalizzazione che lo esige. Non a caso, ha funzionato bene l'offerta simulcast dei canali Rai su Internet, con dirette in streaming trasmesse dai singoli campi. Ma la tv, per ora, Š un'altra cosa. Con il digitale Š in atto un mutamento epocale, una trasformazione totale. Nell'affrontare il fenomeno (ma anche i discorsi, le discussioni, le polemiche) non Š pi— dominante il punto di vista dello stadio (nel caso dello sport), ma quello della tv. E siccome sappiamo che solo dal punto di vista discende l'interpretazione delle cose, sarebbe stato fondamentale per la Rai investire in tecnologie e non in soap opere. Il concetto di servizio pubblico vede la luce in un'epoca molto lontana dalla nostra. Sono gli anni Venti del secolo scorso, in Europa nasce la radio, e con essa il monopolio di Stato e il concetto di servizio pubblico: lo Stato si preoccupa cioŠ che a usare il nuovo e potente mezzo di comunicazione sia la longa manus del governo (al proposito, si vedano F. Monteleone, La radio italiana nel periodo fascista, 1976; G. Isola, Abbassa la tua radio, per favore... Storia dell'ascolto radiofonico nell'Italia fascista, 1990). Con la nascita della tv, tale sistema viene applicato ipso facto al nuovo medium. In Europa la comunicazione via etere viene intesa come un bene comune di importanza nazionale, come gas, ferrovie, energia. Un bene per• alquanto scarso: scarse erano le frequenze disponibili, scarse le possibilit… finanziarie. Solo lo Stato - questa Š l'autogiustificazione - poteva assicurare un servizio universale. L'esperienza europea del public service broadcasting si differenzia cosŤ radicalmente da quella americana, caratterizzata dalla libera iniziativa - sul modello della competizione fra pi— catene televisive finanziate dagli investimenti pubblicitari - e cerca la propria legittimazione nella rilevanza strategica della comunicazione di massa, nella necessit… di assicurare piena rappresentanza alle differenti istanze politiche, sociali e culturali che costituiscono le societ… democratiche, nella volont… di assicurare un servizio d'informazione, di educazione e d'intrattenimento a tutte le fasce della popolazione. Un riferimento europeo: la Bbc Il concetto di servizio pubblico, quindi, nasce in un panorama mediale ben specifico, e si sviluppa secondo percorsi e strategie diverse di Paese in Paese. Non Š infatti un concetto unitario, monolitico, a-temporale: Š piuttosto un'idea guida che ha subito numerose modificazioni nel corso dei decenni e che ora si trova ad affrontare nuove sfide. Nato nell'et… della scarsit… dei beni, il servizio pubblico si trova ora immerso nell'et… dell'abbondanza. La deregulation dei media ha permesso la fine del monopolio, con la nascita di tv private prima e di corporations internazionali poi. CosŤ l'economia su scala mondiale d… il via a media giants, capaci di gestire l'intera filiera delle telecomunicazioni. La digitalizzazione ha visto la nascita di nuovi canali e di nuovi media su cui Š possibile fruire contenuti televisivi. Il pubblico Š ormai artefice di un proprio palinsesto grazie alla sistematica ricerca, su pi— canali e pi— media, dei contenuti preferiti, da visionare dove e quando gli pare. In questo panorama il servizio pubblico pare perdere la sua identit…, e diventare una tv fra le tante. L'accesso al bene pubblico radiotelevisivo Š alla portata di tutti. La pluralit… delle istanze politiche, sociali e culturali Š assicurata dalla variet… e molteplicit… dei canali, dei media, delle fonti. Ma allora, cosa significa oggi servizio pubblico? Ha ancora senso tenere in piedi una struttura, per di pi— elefantiaca, per garantire il godimento di un bene ormai fornito da altri? La risposta potrebbe essere positiva. Ma a una condizione irrinunciabile. Il servizio pubblico ha ancora un importante ruolo da giocare nell'attuale panorama della convergenza solo se sapr… adeguarsi ai cambiamenti, il pi— in fretta possibile. Come Š accaduto per la Bbc (al proposito si veda M. Hibberd, Il grande viaggio della Bbc, 2005). CosŤ come pensata e realizzata da John Reith, la Bbc costituisce da sempre il modello di riferimento principale di servizio pubblico europeo. Nell'interpretazione reithiana, la Bbc doveva porsi compiti di alto livello: il broadcasting ®aveva la responsabilit… di portare nel numero pi— ampio possibile di case il meglio di ci• che era stato formulato in ogni area della conoscenza umanaŻ; non doveva perci• adeguarsi ai gusti del pubblico, ma semmai guidarli, in una missione educativa che facesse della radio un nuovo centro diffusore del sapere. In quanto servizio nazionale, la Bbc era inoltre uno strumento di rafforzamento dell'identit… e dell'unit… del Paese. Alla base dell'idea di servizio pubblico formulata da Reith stavano inoltre ideali democratici: il broadcasting rende possibile una pi— ampia diffusione dell'informazione e delle opzioni politiche, contribuendo alla formazione di un'opinione pubblica pi— consapevole. In questo senso si comprende l'insistenza reithiana sulla difesa della pi— piena autonomia della Bbc dal potere politico: sottratto alle logiche del mercato, e perci• alle influenze economiche e dei gruppi di potere, il servizio pubblico, pur dipendendo dallo Stato, doveva mostrarsi indipendente dalle pressioni governative o partitiche. Ma gi… nel 1955 si affaccia sul panorama inglese Itv, la prima tv commerciale britannica nonch‚ europea. Il settore indipendente viene subito regolarizzato dal Parlamento, e conta oggi sei canali e numerose tv satellitari. Di fronte a questa nuova abbondanza, la Bbc decide di perseguire la sua missione ridefinendo i propri principi e obiettivi. Prendendo coscienza dei cambiamenti in atto, la Bbc anticipa le trasformazioni tecnologiche, culturali, sociali del Paese. Grazie a investimenti tecnologici forti e mirati, grazie a una visione editoriale chiara e a lunga scadenza, la Bbc Š ancora il competitor principale per le reti private. Si Š cosŤ trasformata in un brand multipiattaforma solido, ma allo stesso tempo fluido. La Bbc Š stata cioŠ capace di delineare con chiarezza l'identit… del suo marchio, rendendolo appetibile per il pubblico vecchio e nuovo, nonch‚ fruibile su diverse piattaforme. Nuove sfide per una Rai di qualit… E la Rai? Come pu• tornare a dar valore al proprio ruolo di servizio pubblico, cosŤ cannibalizzata dai partiti, cosŤ oggetto degli appetiti della politica? Un servizio pubblico forte e competitivo Š necessario. Il mercato lasciato totalmente libero a se stesso potrebbe portare alla nascita di un nuovo monopolio, stavolta privato: una concentrazione di risorse economiche e contenuti che rischierebbe di ridurre le possibilit… del cittadino, anzich‚ aumentarle. Il pericolo Š che si formi una doppia cittadinanza televisiva: la tv di bassa qualit… (per segnale e contenuti) gratuita e destinata a tutti; la tv ad alta qualit… (per segnale e contenuti) a pagamento e destinata a pochi. Una frattura insomma tra tv ®per i poveriŻ e tv ®per i ricchiŻ, un rischio che in Italia pare sempre pi— forte. Nel nostro Paese infatti si sta assistendo alla nascita di un duopolio della qualit… a pagamento, che vede fronteggiarsi Mediaset sul digitale terrestre e Sky sul satellite. La Rai rimane a guardare, e invece dovrebbe rifondare il proprio brand assicurando una tv di qualit… (per segnale e contenuti) disponibile a tutti, guidando il pubblico nell'abbondanza di offerte spesso ridondanti, anticipando e favorendo l'evoluzione tecnologica. La qualit… dei contenuti dovrebbe essere il primo obiettivo della Rai. Il meglio della produzione odierna, il meglio della professionalit…, il meglio della tecnologia. Tale scelta comporta sia una nuova capacit… di acquisizione a livello internazionale (non lasciando sempre ai concorrenti i prodotti migliori), sia un drastico cambiamento sulla gestione della produzione autoctona. La Rai Š a una svolta epocale: deve continuare a mantenere in vita i suoi costosi apparati produttivi (studi, sedi regionali, dotazioni tecnologiche ecc.) o ridurre all'informazione i mezzi di produzione e trasformarsi in una sorta di finanziaria, come gi… fa con il cinema e la fiction? La Rai deve investire sulla propria creativit… producendo all'interno o magari favorendo nuove e innovative case di produzione? La qualit… del pubblico Š il secondo obiettivo della Rai. Servizio pubblico non significa pi— catturare il maggior numero di spettatori in maniera indifferenziata, ma coltivare i differenti target socioeconomici e anagrafici seguendo la frammentazione dell'audience gi… all'opera da anni. Solo cosŤ la Rai riacquister… vigore fra tutte le fasce di pubblico, senza che questo implichi una virata elitaria: la Rai deve mantenere una programmazione nazionalpopolare per il suo pubblico pi— fedele e pi— anziano. Il passaggio deve avvenire progressivamente e senza strappi, seguendo un progetto a lungo termine. L'informazione Š il terzo baluardo di un servizio pubblico che si voglia ancora vincente: deve assicurare il pluralismo e l'obiettivit…, prendere le distanze dal potere politico, assicurare la rappresentanza a tutte le minoranze. La strada Š una sola: quella dell'autorevolezza. Il direttore generale, i direttori delle reti e dei tg non devono pi— essere scelti in base alla loro appartenenza politica, ma in base alla capacit… professionale. In questo modo il servizio pubblico tornerebbe ad avere un ruolo guida, riuscendo a fare del suo brand un simbolo dell'identit… e unit… nazionale. Un ruolo che svolge all'interno del Paese, ma anche all'esterno (per questo, ad esempio, va totalmente rifondata Rai International, ormai abbandonata a se stessa). Il servizio pubblico deve farsi carico di alcuni eventi e riti importanti per la comunit…, ma il suo ruolo di collante Š pi— forte se rimane fonte e luogo di raccolta dell'immaginario collettivo. La Rai unisce se riesce di nuovo a richiamare a s‚ vari strati della popolazione grazie a eventi, programmi, personaggi. Con uno spostamento evidente per•: nell'era del digitale, la visione contemporanea di uno stesso evento nello stesso momento non Š pi— la sola via per l'unit… del pubblico. Il contenuto si usufruisce in luoghi e momenti diversi (Internet, satellite, mobile tv; in diretta, in differita, in pillole audiovisive). Questa possibilit… di visione personalizzata non sminuisce per• il valore del contenuto, che anzi pu• essere condiviso attraverso le nuove tecnologie, creando cosŤ nuovi luoghi di aggregazione come forum, community, siti. Il contenuto di qualit… Š infatti cercato dallo spettatore anche su altre piattaforme. Il brand Rai allora deve rafforzarsi anche rendendosi riconoscibile e disponibile, come si dice, anytime and anywhere. I testi brandizzati Rai devono espandersi al di fuori della tv, essere riadattati e rimodellati per le varie piattaforme, diventare accessibili anche a livello globale. Tutto questo prevede un forte investimento tecnologico, che per ora appare scarso. La Rai Š tecnologicamente evoluta sul web grazie a RaiNet, che ha creato delle vere e proprie reti tematiche visibili su Internet. Ma gli investimenti devono essere maggiori e pi— innovativi, per recuperare il suo ruolo sul digitale terrestre e affacciandosi con nuove idee sul satellite. In questo modo la Rai tornerebbe a essere la guida tecnologica del Paese, facendo da volano alle altre industrie. Se la Rai sapr… rifondarsi, e dare un senso al suo brand, allora il servizio pubblico continuer… ad avere un ruolo determinante nell'era sovrabbondante del satellite, del dtt, dell'Iptv, del web, dell'iPod. Sapr… essere il baluardo contro il monopolio privato, un punto fermo per il cittadino, la guida per il mercato nazionale e globale. Ma esiste la volont… politica, culturale, economica per una Rai ancora cosŤ competitiva? E operazioni come Agrodolce, una soap finanziata anche con i soldi della Comunit… europea, aiutano a fare un passo avanti? La cosa pi— urgente sarebbe comunque questa: che il Parlamento definisse una volta per tutte qual Š la sua idea di servizio pubblico. Diventerebbe cosŤ pi— facile per tutti - per la Rai, per gli spettatori, per gli studiosi, per tutti - capire se il progetto merita di essere preso in considerazione e se, soprattutto, c'Š qualcuno che disattende i compiti. Aldo Grasso Stefania Carini (®Vita e pensieroŻ n. 5/08)