Gennaio-Marzo 2009 n. 1 Anno XXIII Quaderni di Minimondo Rivista culturale Braille Periodico trimestrale Fascicolo III Direzione Redazione Amministrazione Biblioteca Italiana per i Ciechi 20052 Monza - Casella postale 285 c.c.p. 853200 - tel. 039/28.32.71 e-mail: bic@bibciechi.it Dir. Resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Massimiliano Cattani, Antonietta Fiore, Luigia Ricciardone, Pietro Piscitelli (Responsabile) Copia in omaggio Stampato in Braille a cura della Biblioteca Italiana per i Ciechi ®Regina Margherita¯ onlus via G. Ferrari, 5/a 20052 Monza Sommario Marco Cicala: James Joyce: quando lo scrittore di ®Ulisse¯ portava film da Trieste a Dublino (®il Venerd¯ n. 1087/09) Massimo Romano: Un narratore di storie picaro e randagio (®Letture¯ n. 642/07) Curzia Ferrari: Kostantin Stanislavskij: un uomo alle basi del teatro moderno (®Letture¯ n. 653/09) James Joyce: quando lo scrittore di ®Ulisse¯ portava film da Trieste a Dublino - Era il 1909. Nella citt… giuliana, dove viveva, il romanziere si associ• con commercianti locali in una grande impresa, allora pionieristica: aprire il primo cinema nella capitale irlandese. Bella avventura, ma fallimentare. - Trieste. Nel 1917, a 35 anni, James Joyce cominci• ad accusare gravi disturbi alla vista. Glaucoma, irite, cataratta... Da l in poi avrebbe subto una ventina di interventi. Sul finire - come testimoniano le bellissime foto di GisŠle Freund - nemmeno gli occhiali fortemente graduati bastavano pi—: lo scrittore leggeva a fatica, aiutandosi con una lente. Oltre ai libri, un'altra antica passione ne risultava severamente compromessa: il cinema. Joyce c'era entrato per la prima volta tra il 1904 e il 1905 a Pola (dove insegnava inglese presso la Berlitz School). E ne era uscito entusiasta. Bench‚ l'invenzione dei LumiŠre attraversasse ancora uno stadio di rozza, per quanto ambiziosa, gestazione, JJ ne aveva gi… afferrato tutta la carica eversiva in fatto di linguaggio e percezione. Insomma aveva intuito che il cinema era la sola vera arte del 900 perch‚ incarnava la metamorfosi psichica dell'individuo moderno. Ô a Trieste per• che l'autore di Ulysses scopre davvero il cinematografo e ne assorbe la lezione rivoluzionaria. Da spettatore assiduo, ma anche da aspirante, e un po' velleitario, businessman. Tra il 1905 (anno in cui Joyce si trasferisce nel capoluogo giuliano con la moglie Nora) e il 1918, esistevano in citt… ben 35 sale di proiezione. Ma i primi film erano arrivati gi… nel 1896, mentre i LumiŠre rendevano pubblica la loro invenzione. Indiavolato e occhiuto, lo spirito commerciale triestino non ci aveva messo molto a fiutare che il cinema non era semplice prolungamento tecnologicamente avanzato di tradizionali forme di spettacolo, ma che - col suo potenziale ipnotico - sarebbe potuto diventare una formidabile industria della suggestione. Anche se, certo, agli albori, seduceva il pubblico con il vecchio linguaggio zingaresco da fˆte foraine, da parco delle attrazioni: ®Molte delle sale erano baracconi itineranti. E - dagli investitori ai tecnici passando per gli imbonitori - quella che lavorava nel cinema era un'umanit… subprime, sottobosco industrioso e pittoresco¯ ricorda Erik Schneider. Ô il curatore di Trieste, James Joyce e il cinema: storia di mondi possibili, mostra multimediale svoltasi nel quadro della 20¦ edizione del Trieste Film Festival, e che ha indagato i rapporti tra lo scrittore irlandese, la rivoluzione filmica e la citt…. ®L'Ulisse? Ô grandissimo cinema¯ sosteneva Carmelo Bene. In linea con quelle parole, Š interessante scoprire in quali e quante pagine joyciane si sia infiltrata la tecnica cinematografica; o come a Trieste si proiettassero gi… all'epoca film a luci rosse, in serate settimanali alle quali gli spettatori (JJ compreso, pare) si presentavano col volto coperto da una maschera; oppure quanto Ulysses abbia influenzato Rossellini, Godard, Scorsese. Soprattutto merita attenzione la breve e corsara avventura imprenditoriale di Joyce cinematografaro in Irlanda con capitali triestini. ®I signori Iames Joyce [sic], Giuseppe Karis [sic], Giovanni Rebez e Caterina Machnich s'uniscono in societ… per l'impianto e l'esercizio di cinematografi in Dublino, Belfast e Cork (Irlanda) conferendo i tre ultimi il capitale d'impianto nell'importo di non meno di corone ventimila e il sig. Joyce la sua conoscenza dei luoghi e l'opera sua per l'impianto e l'avviamento dell'impresa¯: cos recitava il contratto stipulato a Trieste nell'ottobre 1909. Era il battesimo del cinema Volta, che il 20 dicembre di quell'anno avrebbe aperto i battenti nella capitale irlandese. ®A Dublino i primi film si erano visti a fine 800. Ma una vera sala di proiezione non esisteva. Come sempre a corto di soldi - ma non di idee per farne - Joyce si mosse subito per sfruttare quella lacuna¯ spiega John McCourt, che insegna letteratura inglese a RomaTre e a Trieste ha fondato la Joyce School. Ô anche l'autore di James Joyce. Gli anni di Bloom (Mondadori, pp. 459, euro 10,40), la migliore biografia sugli anni triestini (dodici in tutto) dell'irlandese errante. Che - spiantato professore con moglie e un bambino a carico - si catapult• nell'impresa ®forse memore di un'operetta buffa, La geisha, allora molto in voga, che cantava: ®Ormai con i film si fanno un sacco di danari@ stan diventando milionari@ i cinematografari¯¯. I quattrini, lui, li trov• alleandosi con i signori Antonio Machnich (negoziante di tappeti e proprietario di cinema triestini), Giuseppe Caris (venditore di stoffe e titolare del pi— importante cinema della citt…, l'Americano) e Giovanni Rebez (commerciante di pellami e anch'egli patron di cinema). L'operazione (che vide coinvolti anche altri due triestini: Francesco Novak in veste di gestore, e Guido Lenardon, proiezionista) part bene, ma presto si afflosci•. Lo si pu• capire: il ®bioscopio italiano¯ (cos si chiamava all'epoca il proiettore) regalava agli spettatori irlandesi film difficilmente digeribili: cortometraggi con intertitoli in italiano o francese. Perch‚ ci capisse qualcosa, al pubblico venivano distribuiti depliant con il sunto delle trame. In pi—, dopo il lancio Joyce era rientrato in Italia e i triestini rimasti in loco masticavano male l'inglese. Risultato: il cinema Volta fu venduto in perdita nel luglio 1910 (ma rimase in attivit… fino al '47). Con James Joyce imbelvito perch‚ la pretesa liquidazione d'un dieci per cento non gli venne corrisposta dai soci (e giustamente: lui nell'iniziativa non aveva messo un soldo). ®La vicenda del Volta risvegli• i suoi fantasmi paranoidi¯ sorride McCourt, ®per tutta la vita ebbe l'impressione di esser stato raggirato da qualcuno¯. Per• nella biografia joyciana ®quell'esperienza resta molto significativa. Per lui la cosmopolita, ibrida Trieste fu la citt… del Moderno, in contrapposizione a Dublino, bloccata e tradizionalista¯ dice Elisabetta d'Erme, giornalista, studiosa di letteratura irlandese, fra i curatori del Festival. Affari a parte, per valutare l'impatto del cinema sullo sguardo di Joyce, Erik Schneider ci segnala una lettera che nel giugno 1924 lo scrittore indirizza alla sua benefattrice Harriet Shaw Weaver. Dopo l'ennesima operazione oculistica, Joyce confessa: ®Ogni volta che sono costretto a restare sdraiato con gli occhi chiusi vedo un cinematografo che va e riv… avanti e questo mi riporta alla memoria cose che avevo quasi dimenticato¯. Ô l'intuizione pionieristica dell'intima affinit… tra il cinema e il funzionamento del ricordo. Marco Cicala (®il Venerd¯ n. 1087/09) Giovanni Arpino: un narratore di storie picaro e randagio - La misconoscenza dei suoi lavori Š dovuta soprattutto alla loro difficile collocazione nella tradizione letteraria del Novecento. - A vent'anni dalla morte, il caso di Giovanni Arpino, uno degli scrittori pi— talentuosi della letteratura italiana del secondo Novecento, Š singolare ma non unico. Emarginato, quasi cancellato dal canone degli schemi storiografici, mai citato tra gli autori pi— significativi del secolo scorso, ha subito una sorte analoga a quella di altri autori del suo tempo, diventati ormai dei classici ma poco ristampati e quasi non letti, da Pratolini a Elsa Morante, da Comisso a Parise, da Moravia a Bassani, da Delfini a Landolfi, tanto per citare qualche nome importante. Del resto, gi… Piovene aveva rilevato la sua atipicit…: ®Non riesco a trovare nemmeno un nome di scrittore contemporaneo da mettergli vicino¯. Le ragioni di questa cancellazione sono da attribuire al brusco e violento salto generazionale, alla cesura netta, avvenuta negli ultimi vent'anni, con la tradizione del Novecento, alla stessa marginalit… della letteratura, che si Š imbastardita con i mass media e ha assunto forme mediatiche e spettacolari per inseguire le leggi del mercato. Gli scrittori attuali, quelli che entrano nelle classifiche dei libri pi— venduti, sembrano preoccupati soprattutto di inseguire le mode e i gusti del pubblico pi— che i valori estetici e spesso citano i classici senza averli mai letti o comunque senza averli assorbiti in profondit…. Nella dialettica tra originalit… e tradizione, asse portante per secoli della storia letteraria, il postmoderno ha prodotto uno squilibrio difficile da ricucire. Nel caso di Arpino, agisce poi un'altra forma di ostracismo, spiegabile con due ragioni: il suo estro inventivo e la sua flaubertiana allergia agli -ismi, che hanno spiazzato i critici, sempre alla ricerca di modelli rassicuranti e consolidati; la carica umorale e polemica, talvolta impietosa e feroce, dell'uomo e del giornalista, esercitata nei confronti degli uomini di potere, sia della politica, sia dell'editoria, per metterne in luce le ipocrisie, le meschinit… e le vanit…. Esuberante, umorale, allegro ma preda di improvvise malinconie, generoso con gli umili e feroce con i potenti, di tempra anarcoide, sotto la scorza del duro e del cinico nascondeva tenerezze e gentilezze d'altri tempi. Da giovane assomigliava a Robert Mitchum, negli occhi chiari che inseguivano sirene. In quasi quarant'anni di confronto quotidiano e serrato con la scrittura, ha pubblicato sedici romanzi, quasi duecento racconti, migliaia di articoli sui giornali, opere teatrali, epigrammi, poesie, libri per ragazzi. In lui il giornalista e lo scrittore viaggiano su binari paralleli, ma su tempi diversi: se era fulminea e leggendaria la sua rapidit… di scrittura, non pi— di dieci minuti o un quarto d'ora per un articolo di giornale in cui commentava una partita di calcio o un fatto di costume o disegnava il ritratto di un personaggio, di fronte al romanzo si macerava su una pagina, una frase, una parola per giorni, e poi magari gettava tutto nel cestino della carta straccia, da lui considerato lo strumento pi— importante per uno scrittore. Avrebbe voluto essere figlio di Flaubert e di Dostoevskij, ma lo diceva con umilt… pi— che con presunzione, perch‚ sapeva che ®fare romanzo¯ significa ®sporcarsi le mani¯, ®invecchiare, ogni volta, di dieci anni¯. Il controllo stremato dello stile di Flaubert e l'esplorazione degli abissi dell'anima di Dostoevskij erano per lui traguardi difficili da raggiungere. Sapeva che ®scrivere Š infinitamente pi— difficile di qualsiasi vivere¯, che la vocazione del romanziere non Š un diritto, ma una condanna da affrontare con onest… e duro lavoro sulla pagina. Arpino Š innanzitutto un ®narratore di storie¯, un ®bracconiere di personaggi¯, un ®cacciatore d'anime¯, come amava definirsi. E queste metafore venatorie lo avvicinano alle osservazioni di Walter Benjamin svolte a proposito de Il viaggiatore incantato di Leskov o alle Memorie di un cacciatore di Turgenev, dove il fluire dei racconti del narratore orale cattura l'attenzione degli ascoltatori casuali. I romanzi di Arpino nascono dal contatto con la realt…, soprattutto quella pi— quotidiana, fangosa e orrenda, che ha sotto gli occhi. Il suo realismo devia talvolta verso prospettive surreali, fantastiche o metafisiche, ma senza fughe all'indietro verso improbabili medioevi n‚ scatti in avanti verso esiti fantascientifici. Come Elsa Morante, Š anche consapevole di vivere alla fine della civilt… scritta, di appartenere a un mondo che sta cambiando rapidamente, e durante un incontro con gli studenti degli istituti superiori di Rimini nel 1982 ha dichiarato: ®In quanto narratore di storie, sento di appartenere a una razza in via di estinzione, poich‚ la civilt… delle immagini ci sommerger… e i lettori saranno sempre pi— capaci a leggere, ma sempre meno come numero¯. Un picaro a Genova Il suo romanzo d'esordio, Sei stato felice Giovanni, pubblicato nei ®Gettoni¯ einaudiani di Vittorini nel 1952, nasce da una fuga giovanile nel '49 a Genova, dove visse, come ha scritto nel racconto Fuggire a Genova (1987), ®in una pensioncina di via Pr‚, classicamente lurida, umida, toposa, con vaste macchie ambigue lungo le pareti, un lavandino di fronte al letto da galera, una finestruccia sghemba che dava su un vicolo, una tenutaria in bigodini e vestaglia, arcigna come la notte dei lupi mannari¯. Qui scriveva per ore e ore su un asse da lavare con la speranza di ®toccare, prima o poi, un gradino di scrittura¯. Con pochi soldi in tasca e tante ambizioni covate nella mente, mangiava due uova fritte in latteria, circondato da gente che recava impressa ®l'ombra della fame e della paura appena appena medicate dopo gli anni della guerra delle bombe¯, e tentava di dipanare il ®gomitolo metafisico arruffato da un gatto invisibile, diabolico¯ che era per lui lo scrivere. Con la testa piena di letture - romanzi picareschi spagnoli, narratori russi e americani, Pavese e Vittorini -, dalle quali cercava di ®decollare come un gabbiano appesantito dal liquame¯, Arpino scrisse il romanzo in poco pi— di venti giorni e nella primavera del 1951, prima di partire per il servizio militare, lo sped a Einaudi. Ô una storia di risse e di sbornie, ambientata nella Genova sbrindellata e cenciosa dell'immediato dopoguerra, con gli alberghetti equivoci e i fetidi angiporti, i tram e le osterie, i caffŠ e gli odori di pesce e di muffa che salgono dai vicoli, dove schizza il sangue e balenano i coltelli, tra le grida del mercato e i panni stesi tra le case, popolate da marinai e soldati, contrabbandieri e prostitute, ubriachi e bambini che giocano per strada. Un'atmosfera che ricorda da vicino un film francese di Ren‚ Cl‚ment, Le mura di Malapaga, uscito proprio nel 1949, e ambientato a Genova, con Isa Miranda e Jean Gabin, memorabile figura di antieroe con la sigaretta tra le labbra socchiuse, gli occhi chiari dallo sguardo duro e malinconico, un bicchiere di whisky o di birra in mano. Il protagonista, Giovanni detto il Bello, mangia pane e fave, dorme in una squallida pensione o, quando Š senza soldi, dentro le barche in disuso o sulle panchine dei giardini pubblici. Con Maria, l'impiegata conosciuta in latteria, intreccia una fulminea storia d'amore, fatta di ®caldo tenero¯ e di ®silenzio¯, di rari dialoghi, passeggiate in collina e cieli ®di carta grigia e liscia¯. Con una scrittura frantumata, giocata sulle iterazioni e ispirata ai modelli americani, Hemingway e lo Steinbeck di Pian della Tortilla, Arpino esalta la leggerezza del vivere, un clima di allegria, felicit… e svagatezza che avvolge il protagonista, un personaggio sradicato e randagio, un sognatore dostoevskiano che vive l'ebbrezza del vagabondaggio e dell'avventura. Esordi poetici, radici provinciali L'esordio assoluto di Arpino, un ®narratore di razza spavalda¯ come lo defin Pampaloni, avviene nella poesia. Appena diciannovenne, nel 1946, pubblica a proprie spese presso la piccola casa editrice Hesperia Dov'Š la luce? (1946), liriche di impianto classico pervase da una venatura religiosa. Ben pi— matura Š la seconda raccolta, Barbaresco (1954), che inaugura, con una tiratura di 300 copie, la collana ®Quaderni di poesia¯ diretta da Vittorio Sereni per le Edizioni della Meridiana, dove usciranno soltanto altri due volumi di liriche, di Fortini e di Pasolini. Il tema, disteso in versi narrativi, Š quello della guerra partigiana. Molte di queste poesie confluiscono nella terza raccolta, Il prezzo dell'oro, pubblicato nel 1957 nella prestigiosa collana ®Lo Specchio¯ di Mondadori, dove l'autore rivela una rigorosa moralit… gobettiana e fa i conti con i ricordi d'infanzia, le figure del padre e del nonno materno, l'approdo da Bra a Torino, ®citt… fredda come un bacio rubato: raramente sorride a chi non vince¯. Per Arpino il romanziere non deve mai tirarsi indietro di fronte all'impatto con la realt…, con l'attualit…, deve sempre aderire ai fatti contemporanei accettando la sfida, anche con il rischio di fallire. Ne Š una conferma il suo secondo romanzo, Gli anni del giudizio, che esce nel 1958 nei ®Coralli¯. Nel Notiziario Einaudi del maggio-giugno 1958 Arpino confessa: ®Volevo scrivere un Fede e bellezza del comunista, dove la moralit… quasi incredibile di chi Š umile, la tensione disperata verso un mondo che tarda a venire si sarebbero scontrati ogni ora con la vita di tutti i giorni, con le mogli, il caffŠ, gli amici, il bello normale, il noioso indispensabile e soporifero comodo quotidiano¯. Ambientato a Bra nel periodo della campagna elettorale del 1953, narra la storia di un operaio comunista che lavora in fabbrica a Torino, i rapporti con i compagni di partito e il legame affettivo con la moglie. Il protagonista, per il quale la politica significa concreta speranza in un mondo pi— giusto e pi— libero, sperimenta l'impotenza di non riuscire a modificare la realt…. Il forte lirismo con cui Š descritto il paesaggio riecheggia la lezione di Pavese, in certi squarci langaroli di campagna, di notti trascorse in bicicletta per strade polverose tra le vigne e le case addormentate, con qualche cortile illuminato dove i contadini giocano a bocce, bevono vino e mangiano pane e acciughe. Il linguaggio Š pi— disteso e pastoso rispetto a quello impressionistico, nervoso e spezzato del romanzo d'esordio. Testimone del suo tempo ®Scrivere romanzi, per me, significa portar testimonianza poetica del mondo in cui viviamo¯. Ô una regola etica di vita e di scrittura a cui Arpino rimarr… sempre fedele, che trova forse la sua espressione pi— alta nel romanzo La suora giovane (1959), uno dei migliori della narrativa italiana del secondo Novecento, che esce nei ®Coralli¯ di Einaudi. Accolto da un'entusiastica recensione sul Corriere della Sera di Montale, per il quale questo libro ®ha tutta l'aria d'essere un capolavoro del suo genere¯, ottenne un notevole successo di critica e di pubblico. La storia d'amore tra un mite e abitudinario impiegato e una conversa di origini contadine, sullo sfondo invernale di una Torino gelida e nebbiosa, ha l'incanto di un piccolo classico russo, ricorda le atmosfere di Le notti bianche di Dostoevskij. Il fascino del romanzo consiste in una sotterranea trama di ambiguit…, dove il seduttore si scopre sedotto, perch‚ Š la donna a condurre il gioco amoroso con una strategia di scaltra ingenuit…. Serena, la protagonista, Š un misto di semplicit… e di furberia, mentre Antonio si nasconde, non ha coraggio, trova una difesa nell'ordine borghese. Li accomuna una doppia alienazione: lui si Š protetto dall'assalto di emozioni e sentimenti sotto una crosta di abitudini che scandiscono la sua vita quotidiana, lei vuol farsi suora non per vocazione, ma per sfuggire alla vita dura e faticosa della campagna. Il romanzo successivo, Un delitto d'onore (1961), Š l'unico che non riflette la contemporaneit…, e non Š un caso che sia forse quello meno riuscito. Ambientato nella provincia di Avellino negli anni del fascismo, narra la storia di un medico che uccide la moglie dopo le nozze perch‚ non l'ha trovata vergine e poi sopprime anche la sorella del seduttore. Profetica radiografia dei disastri prodotti dal miracolo economico, ambientata durante le celebrazioni di Italia '61 per il centenario dell'unit… nazionale a Torino, Š Una nuvola d'ira (1962), storia di un triangolo amoroso tra operai imborghesiti dall'ideologia capitalista del benessere, in cui esplodono rabbie e furori provocati dalle delusioni dell'impegno politico. Vent'anni dopo, l'autore, in occasione di una ristampa, lo defin un ®romanzo di ®amore e politica¯, o forse di politica che distorce e strumentalizza un amore¯. Frutto di una lunga e tormentata stesura Š L'ombra delle colline (1964), il suo romanzo pi— autobiografico, che fa i conti con il mito della Resistenza e con le radici familiari. La vicenda narra un viaggio nello spazio, quello in macchina di Stefano e Lu da Roma a Bra, che diventa un viaggio nel tempo, il gioco della memoria che rievoca il passato per capire le ragioni del presente. Memorabili le figure del nonno materno, personaggio dai pantagruelici banchetti, e del padre, autoritario e nostalgico colonnello in pensione. Sia il padre che il figlio sono due delusi dalla storia, perch‚ le loro speranze sono naufragate in un presente squallido e grigio. La svolta verso il fantastico Arpino cambia totalmente registro nel romanzo successivo, Un'anima persa (1966), che segna una svolta verso il fantastico sperimentata in molti racconti e romanzi successivi. Un caso di sdoppiamento gli serve per esplorare i tic, l'ipocrisia e la corruzione della borghesia torinese. Questo libro piacque a Borges che, consigliandone la traduzione a una casa editrice argentina, lo defin una tipica storia buenosairense. La trama Š semplice: un ragazzo, che vive in collegio, viene ospitato a Torino nella villa in collina degli zii per sostenere gli esami di maturit…. Lo zio ingegnere Š una sorta di dottor Jekyll nostrano, un uomo dalla doppia vita, che lascia credere di essere un impeccabile professionista mentre trascorre le notti nei caffŠ e nelle bische clandestine, dilapidando il patrimonio della moglie. Tutta la vicenda Š narrata attraverso lo sguardo del ragazzo, che vive come un incubo la sua esperienza nella casa buia e labirintica, con una stanza segreta dove lui non pu• entrare, e le scorribande notturne con lo zio in una Torino cupa e spettrale. Una disperata storia di solitudine che sfocia in un messaggio di solidariet… umana Š Il buio e il miele (1969). Un capitano che ha perso la vista insieme a un amico per lo scoppio di una bomba, accompagnato da un giovane attendente, fa un viaggio in treno da Torino a Napoli. Vuole incontrare l'amico cieco perch‚ ha ideato un patto suicida, quello di eliminarsi uno di fronte all'altro. L'incontro con Sara, una ragazza che lo ha sempre ammirato e adorato sin da bambina, segna il passaggio dal ®buio¯ della cecit… al ®miele¯ dell'amore. Lo stile secco e scarno accentua il simbolismo della vicenda, semplificata a livello di parabola. Su questa strada si colloca Randagio Š l'eroe (1972), ispirato a un ®neoromanticismo evangelico¯, a un ®misticismo di tendenza randagia¯, come scrisse Piovene. Il protagonista Š un gigante, che dipinge delle copie della Cena di Leonardo e di notte, insieme alla moglie, percorre in bicicletta le strade di Milano sostituendo ai graffiti sui muri parole d'amore e messaggi cristiani. Diventa randagio per insegnare agli uomini l'eroismo della bont…, sacrifica la propria vita per regalare un miracolo al mondo. La rapidit… fulminea della storia nasce da una notevole tensione e condensazione stilistica, in cui si mescolano due piani del linguaggio, quello sublime del sacro biblico e quello sboccato e parlato del quotidiano. Il randagismo di Arpino, filo rosso della sua narrativa, Š un randagismo di anime pi— che di luoghi. ®Tutti i miei personaggi, se ci ripenso un attimo - giovani o vecchi, uomini e donne, operai contestatori e randagi - sono degli emarginati, che vengono a precipitare, pur essendo normali, in una situazione abnorme¯. Uno splendido romanzo-favola, ispirato al genere del feuilleton, definito ®un fiume di fango che nasconde pepite d'oro¯, Š Domingo il favoloso (1975). Usc infatti dapprima in tredici puntate sulla Domenica del Corriere tra il dicembre 1973 e il marzo 1974, illustrate da acquerelli originali di Italo Cremona, con il titolo Correva l'anno felice. Domingo, il protagonista, Š un picaro, un furfante, esperto in truffe e trucchi di vario genere, maestro nel poker e nel biliardo. Ha un'®eterna fidanzata¯, Angela, che lavora dietro un banco di torrone, e s'innamora di una zingarella affetta da un male incurabile, Arianna, che gli fa scoprire i sentieri del cuore. La sua ultima impresa, l'incendio di palazzo Madama, Š ®un colpo di teatro da far star secca tutta Torino¯. Il primo quarto di luna (1976), anche questo gi… apparso in sette puntate sul quotidiano La Stampa tra il dicembre 1975 e il febbraio 1976 con il titolo L'uomo che abbaiava alla luna, chiude la trilogia fantastica iniziata con Randagio Š l'eroe e proseguita con Domingo il favoloso. Il protagonista, Saverio Piumatti (la leggerezza allusa dal cognome Š gi… un segno del personaggio), Š un tassista che, afflitto da ®una losca malinconia¯, rimane a letto ®deciso ad alzarsi mai pi—¯. Il suo rifiuto della realt…, con la quale intrattiene solo rapporti telepatici o paranormali, Š un modo per straniarsi dal mondo e capirlo meglio. Solo Diana, la fidanzata-bambina dai ®grandi occhi di genziana¯, sembra in grado di comprendere il viaggio di Saverio verso l'invisibile e l'impalpabile. Prigioniero nell'immobilit… del letto, aspetta che gli ®crescano le ali¯ per ®abbaiare alla luna¯. ®Il miracolo - come ha scritto Geno Pampaloni - nasce in Arpino da un eccesso di tensione realistica, come controcanto del male di vivere affrontato con purezza di cuore¯. Sismografo di un'orrenda realt… Un raro esempio di romanzo calcistico Š Azzurro tenebra (1977), nato dalla sua infelice esperienza di inviato ai Mondiali del 1974 in Germania. L'io narrante, Arp, che avverte l'inutilit… del suo mestiere di fronte a uno spettacolo sportivo pronto per essere mercificato dalle sponsorizzazioni, mette in scena i protagonisti di quella sfortunata avventura, il Bomber (Riva), il Golden (Rivera), il Baffo (Mazzola), lo Zio (Valcareggi), Belle Gioie (i giornalisti entusiasti) e Jene (i giornalisti masochisti). Si salvano soltanto, per spessore umano e valore morale, il Vecio (Bearzot), Giacinto (il capitano Facchetti) e San Dino (Zoff). In una Torino infernale attuano la loro disperata vendetta i due padri giustizieri, Carlo Botero, maestro elementare piemontese, e Raffaele Cardoso, operaio meridionale, de Il fratello italiano (1980). Stringono un patto di fratellanza per uccidere la figlia e il cognato, vittime della prostituzione e della droga, pensando di farsi giustizia in un mondo fondato sulla violenza e sulla crudelt…. La sposa segreta (1983) Š forse il romanzo pi— positivo di Arpino, concluso dal lieto fine, ma anche uno dei suoi meno convincenti. Ô la storia di una madre vedova che cerca una moglie per il figlio autistico, chiuso nel mondo della musica e distaccato dalla realt…. ®La vita o Š stile o Š errore¯. Ô l'incipit dello splendido e disperato ultimo romanzo di Arpino pubblicato in vita, Passo d'addio (1986), un aforisma pronunciato da un vecchio professore di matematica, Giovanni Bertola, pensionante da vent'anni in casa delle zitelle gozzaniane Mimi e Violetta Rubino. Poich‚ sente l'avanzare dei passi di Madama Requiem (la morte) e teme di finire in uno stato vegetativo, preda dell'arteriosclerosi, chiede al suo allievo, Carlo Meroni, con cui gioca lunghe partite a scacchi, di aiutarlo a morire. Sar… Ginetta, una ragazza ruvida e disincantata, nipote delle zitelle, che avr… il coraggio di soddisfare, per compassione, il suo desiderio. Bellissime le pagine sulla fuga del professore per le strade di una Torino vuota e desolata. Mentre lotta contro la malattia, Arpino scrive il suo ultimo romanzo, La trappola amorosa, che uscir… postumo nel 1988. Un anziano attore, Giacomo Berzia (il cognome Š un omaggio alla memoria del nonno), riceve messaggi anonimi da una donna misteriosa e ha un amico, Tino, trasparente omaggio alla figura dell'amico Buazzelli. Subisce il fascino selvatico di Halina, una ragazza polacca ventenne, bugiarda e ladra, e non sa resistere alle trappole con cui le donne, esperte di agguati e seduzioni, catturano gli uomini tessendo ®magiche ragnatele¯. Finch‚ la donna misteriosa non gli offre una ®nicchia di piume¯, un riparo dagli orrori e dalla ferocia del mondo, una landa sconfinata per dormire e viaggiare in altre dimensioni. In attesa della fine imminente, Arpino sa, come recita il diario di Botero ne Il fratello italiano, che ®soltanto lo scricchiolio della carta sotto il pennino Š l'ultimo gracile suono di vita tra tanto morire¯. Lo ®Strega¯ prima sfiorato, poi vinto 1927: Arpino nasce il 27 gennaio a Pola, dove il padre Tomaso, napoletano militare di carriera, si trova con la famiglia per ragioni di servizio. La madre, Maddalena Berzia, figlia di un pasticciere, Š di Bra, cittadina dove il piccolo Giovanni trascorre le vacanze estive. 1932-1940: Frequenta le elementari e il ginnasio a Piacenza, dove viene trasferito il padre. 1942-1946: Frequenta il liceo classico di Bra. Fa amicizia con lo scrittore Velso Mucci. Nel 1945, per volont… del padre, si iscrive a legge all'Universit… di Torino, ma l'anno successivo passa a Lettere. Nel 1946 pubblica a proprie spese Dov'Š la luce? una plaquette di poesie. 1947-1952: Nel 1951 si laurea con una tesi su Esenin. Mentre fa il servizio militare a Napoli, gli giunge notizia che il suo primo romanzo, Sei stato felice Giovanni, verr… pubblicato da Einaudi. 1953-1957: Nel 1953 si sposa con Caterina Brero e va ad abitare in borgata Leumann, quartiere operaio di minuscole case alla periferia di Torino. Inizia la collaborazione al Mondo di Pannunzio, che durer… fino al '59, e per sbarcare il lunario si occupa di vendite rateali per l'Einaudi. Nel 1954 pubblica Barbaresco, una raccolta di poesie. Sfuma il progetto di un libro di racconti di ambiente braidese, che doveva uscire nella ®Medusa¯ di Mondadori col titolo Incanto e verit… e verr… pubblicato postumo col titolo Regina di cuori (1989). Nel 1955 nasce il figlio Tommaso e nel 1957 pubblica la raccolta di poesie Il prezzo dell'oro. 1958-1961: Escono nei ®Coralli¯ einaudiani Gli anni del giudizio (1958) e La suora giovane (1959), finalista allo Strega. Nel 1959 pubblica Raf‚ e Micropiede, una fiaba per ragazzi che narra il viaggio di un bambino e della sua tartaruga elettronica alla ricerca del ®posto dove si sta meglio¯. Nel 1960 esce Le mille e una Italia, viaggio di un bambino dalla Sicilia al Monte Bianco per raggiungere il padre operaio, impegnato nei lavori del traforo. Nel 1961 passa a Mondadori, dove pubblica il quarto romanzo, Un delitto d'onore, che entra nella cinquina dello Strega e viene sconfitto per un voto da Ferito a morte di La Capria. 1962-1964: Nel 1962 esce Una nuvola d'ira, che suscita polemiche nell'area culturale di sinistra. Nel 1963 muore a Bra il padre, il colonnello Tomaso, la cui figura viene rievocata nel romanzo autobiografico L'ombra delle colline (1964), che vince il Premio Strega, ottenendo un successo che favorisce la sua collaborazione a settimanali come Epoca e L'Europeo. 1965-1968: Nel 1966 pubblica Un'anima persa, che ispirer… il film di Dino Risi Anima persa (1976), e il terzo libro per ragazzi, L'assalto al treno. Escono due raccolte di racconti, La babbuina e altre storie (1967) e 27 racconti (1968). Scrive due opere teatrali, La riabilitazione e L'uomo del bluff, dedicata a Tino Buazzelli, con cui stringe una lunga amicizia. 1969-1971: Scrive la commedia Donna amata dolcissima, che nel 1969 inaugura la stagione del Teatro Stabile di Torino. L'11 gennaio 1969 inizia la sua collaborazione a La Stampa, che durer… un decennio. Pubblica Il buio e il miele (1969), che ispira il bel film di Dino Risi, Profumo di donna (1974) con Vittorio Gassman e Agostina Belli. 1972-1976: Nel 1972 pubblica Randagio Š l'eroe. Nel 1974 escono i Racconti di vent'anni, che comprendono quelli delle raccolte precedenti e altri venticinque nuovi. Esce Domingo il favoloso (1975). Insieme a Mario Maffiodo pubblica un mensile di racconti inediti di autori italiani e stranieri, Il Racconto: ne escono undici numeri, dal giugno 1975 all'aprile 1976. Pubblica Il primo quarto di luna (1976). 1977-1980: Nel 1977 pubblica un raro romanzo calcistico, ispirato dalla delusione per la sconfitta della Nazionale italiana ai Mondiali tedeschi del 1974, Azzurro tenebra. Alla fine del 1979 inizia la collaborazione a Il Giornale di Montanelli. Nel 1980 pubblica Il fratello italiano, che vince il Campiello. 1981-1985: Pubblica due volumi di racconti, Un gran mare di gente (1981) e Raccontami una storia (1982). Con Roberto Antonetto scrive una biografia su Salgari, Vita, tempeste, sciagure di Salgari il padre degli eroi (1982). Scrive la sua terza piŠce teatrale, Opl…, maresciallo (1982) e Bocce ferme (1982), raccolta di poesie dialettali. Nel 1983 pubblica La sposa segreta. Dal 1984 collabora a un settimanale di Lugano, L'Azione, dove tiene la rubrica ®Fogli segreti¯, di cui uscir… postuma una scelta nel 1991, e dal 1985 al settimanale Il nostro tempo. 1986-1987: Nel Natale 1985, mentre completa la stesura di Passo d'addio (1986), si manifestano i primi sintomi della malattia. Pubblica Le bambinacce (1987), figurine di donne celebri e non. Affetto da un tumore alla gola, scrive La trappola amorosa, che uscir… postumo nel 1988. Muore a Torino il 10 dicembre 1987. Massimo Romano (®Letture¯ n. 642/07) Konstantin Stanislavskij: un uomo alle basi del teatro moderno - Attore, regista, scrittore ma soprattutto teorico teatrale, con il suo metodo ha posto le basi della recitazione moderna. Una figura imprescindibile nella cultura mondiale del Novecento. - Forse Š eccessivo dire che Konstantin Stanislavskij ha ®inventato¯ il teatro. Certamente per• ha abolito ci• che faceva dell'azione scenica rappresentata uno spettacolo di saltimbanchi, sia in arene private sia in teatrini di corte, conferendo all'arte del reggere le fila di un dramma e del recitare basi cos solide che passarono alla storia. Nessun regista, dopo di lui, ne and• immune; e sul ®metodo Stanislavskij¯ nacquero, in tutte le lingue, volumi e volumi. L'Actor's Studio di New York, proliferato dalla sua costola, Š l'esempio pi— eclatante della rivoluzione compiuta da Stanislavskij. Naturalmente non mancarono, sin dall'inizio, fra i suoi allievi, gruppi di fanatici che, presi dall'idea del nuovo, tentarono di trasformare i concetti del Maestro in un esercizio esoterico. Racconta un tale Gorcakov, che si era aggregato alla compagnia di un pedagogo, seguace delle lezioni del Maestro nel periodo in cui teneva cattedra al Bol'soj: ®Ci esercitavamo al prana [il prana Š uno degli elementi dello joga], cioŠ a emettere, tendendo la mano, un raggio che doveva uscire dalla punta delle dita. Occorreva che il compagno, verso il quale si proiettava questo raggio, lo sentisse arrivare: il compagno, anche lui, doveva concentrarsi a riceverlo. L'attenzione veniva anche convogliata e fissata sull'uno e sull'altro oggetto, fin che si sentiva qualcosa che poi bisognava descrivere. Si dava molta importanza alle tecniche di rilassamento dei muscoli e al contatto che si stabiliva tra i compagni¯. Fra queste tecniche e la ricchezza creativa degli insegnamenti di Stanislavskij correva l'abisso. Ma forse Š opportuno mettere l'accento sulla persona di Stanislavskij e sull'®occasione¯ che gli diede modo di ribaltare il mondo della cultura teatrale, e non solo quello. Galeotto fu ®Il gabbiano¯ Konstantin Sergeevic Stanislavskij, il cui vero cognome era AlekseŠv, nacque a Mosca il 5 gennaio 1863 in seno a una famiglia borghese, che intratteneva rapporti con un'illuminata schiera di industriali, mecenati delle arti. La madre, francese, era una fine pianista e trasmise al figlio un precoce quanto smisurato amore per la musica e per il teatro. Tutti gli AlekseŠv, del resto, erano vocati all'arte. Sin da piccolo, Konstantin veniva accompagnato al Bol'soj insieme ai suoi nove fratelli, genitori, balie, lacchŠ in livrea, ®portandosi nelle carrozze caraffe d'acqua bollita, bicchieri, ceste di frutta, di leccornie e vettovaglie... Come cominciava lo spettacolo, eccoli tutti attoniti, intenti, inquadrati nel vano dei palchi come un ritratto di famiglia¯ e niente poteva distogliere Konstantin e l'intero gruppo degli AleksŠev da quell'universo illusorio, ammaliati dai numeri di giocoleria, dai sortilegi, le marionette, le piroette dei ballerini, dall'odore di acetilene delle lampade per l'illuminazione. Stanislavskij AleksŠev cominci• infatti la sua carriera di enfant prodige come attore, e attore rimase, sia pure a intermittenza, per il resto della sua vita. Anche il fratello Kostja tent• la carriera del cantante lirico, e due sorelle interpretarono un'operetta. Afferrati dal raptus della teatralit…, gli AleksŠev acquistarono addirittura due teatrini di travi e di teli per potervisi esibire in un singolare e un po' folle sodalizio, scrivendo talora essi medesimi i testi della recita. Nel 1882 l'abolizione del monopolio dei teatri imperiali aveva causato a Mosca un proliferare di sale private, arene, tende da circo in cui si tenevano recite dal repertorio multiforme, senza unit… di indirizzo. Era rimasto, a far da guida, il Malyj (il Piccolo), dove recitavano mirabili interpreti, purtroppo in una sequela di commedie e drammi scelti a caso e non dovutamente preparati. Altro nobile superstite della liberazione dall'esclusiva degli zar, fu l'Aleksandrinskij di Pietroburgo. L croll• miseramente Il gabbiano di Cechov nell'autunno del 1896, lasciando annichilito l'autore. ®La commedia Š caduta e ha fatto un fiasco solenne¯, scrisse Cechov al fratello Michal. ®C'era nell'aria una penosa tensione di perplessit… e di vergogna. Gli attori recitavano in modo abominevole e sciocco. Di qui la morale: non si devono scrivere commedie¯. Stanislavskij incontr• quella notte l'umiliato Cechov vagante per le vie della citt… in preda a una sorta di isteria, e gli promise che avrebbe risuscitato il gabbiano facendolo volare nei cieli che gli erano dovuti. Il gabbiano ha un ritmo ®d'acqua dormiente, una lentezza ipnotica¯. Ci vollero due anni perch‚ Stanislavskij entrasse e facesse entrare attori e sceneggiatori nell'atmosfera cechoviana: e fu un trionfo. I semitoni, le voci sommesse, le pause, esprimevano alla perfezione il lirismo vagheggiato dall'autore che descriveva pacatamente ci• che sentiva drammaticamente. Formidabile osservatore, Cechov aveva alle spalle una fitta serie di pubblicazioni: novelle, racconti di viaggio (era stato anche in Italia per curarsi la Tbc), romanzi brevi. Il gabbiano era il suo primo dramma. Egli si trovava all'alba della maturit…, ma la sua linea non avrebbe subito mutazione, tutto cominciava con forza per estinguersi poco a poco nelle nebbie della vita. Un banco di prova per qualsiasi regista. Ed ecco. Nato con la vena naturale della teatralit…, Stanislavskij, grazie (in parte) ai testi di Cechov, impose all'istinto una disciplina da monaco medioevale. Una sfida al consueto Gi… come attore, insieme all'amico umanista e grammatico Vladimir Nemirovic-D…ncenko, aveva scardinato i principi della tradizione, imponendo la fedelt… al vero interiore. E questa novit… era piombata nella Russia delle scene, della letteratura e dei salotti come un colossale petardo. In un Paese dove giocare a carte e andare a teatro figuravano tra le attivit… fondamentali, sussurri e grida coprirono il nome di Stanislavskij, ma non eravamo che all'inizio del sovvertimento. I burocrati avevano smesso di esercitare il loro influsso sulla scelta dei testi, tuttavia - riciclati in altre vesti - favorivano spettacoli negletti e refrattari a ogni impegno intellettuale; tutto doveva continuare a essere arrugginito, vecchio, sterile. L'attrice Marija Ermolova dice che Ibsen era guardato come un pericolo, e La pulzella d'Orl‚ans di Schiller fin per suscitare grande comicit… per i fondali di cartone che vacillavano e la spada dell'eroina piegata in due nel momento in cui si sarebbe dovuta alzare in segno di vittoria. Sar… pur vero ci• che ha scritto Fabrizio Cruciali, e cioŠ che Š un errore credere nell'esistenza di alcuni teatri-laboratorio. Tutti i teatri sono laboratori; in tutti si sperimenta qualcosa che non Š reale, ma in vista della cosiddetta realt…. Anche Strehler la pensava cos, precisando per• che non si scende in un laboratorio due o tre volte l'anno. Il laboratorio Š sempre. E questa fu la scienza di Stanislavskij, il dŠmone della sua vita. Cominci• a predicare questo vangelo nella compagnia di famiglia AleksŠev, quando ancora frequentava il ginnasio, bench‚ il suo universo teatrale fosse al principio olfattivo, di un sentore ubriacante, come ha scritto nell'Autobiografia: ®[...] con uno dei miei fratelli, tornavo dalla scuola nella nostra villa per lo spettacolo. Tenevo sulle ginocchia una scatola di cartone di enormi proporzioni, abbracciandola come la vita di una donna grassa. Nella scatola c'erano le parrucche e gli arnesi per truccarsi. Il loro specifico odore filtrava dalle fessure della scatola e mi batteva nel naso. Mi inebriavo sin quasi alla nausea di questo odore di teatro, di attore, di quinte, e per poco non precipitai in un fossato dalla carrozza¯. Il nemico giurato della teatralit…, il mistico dell'intelletto che aveva in odio i gesti declamatori, le formule pronte e gli stracci polverosi dei clown, ricord• sempre con nostalgia gli anni in cui stava avvolto come una larva nel baco da seta dell'adolescenza. Tutto ci• non va sopravvalutato per amor di leggenda. Per• anche all'apice dei suoi mitici corsi, Stanislavskij non dimentic• mai il brulichio delle ciarle familiari e il falso pathos dei testi inventati a molte mani nel tanfo dei teatrini AleksŠev, la stridula imitazione di Adelina Patti da parte di una sorella, il lento spegnersi di questa societ… pseudo cultural-teatrale nell'anno 1888 con una commedia di MoliŠre. Nell'aprile 1889 Konstantin Sergeevic recit• una tragedia di Schiller in un teatro di seconda classe, ma il risultato fu cos mediocre che Schiller verr… letteralmente cancellato dal repertorio del ®Teatro dell'Arte¯, la grande creatura del regista russo. Il ®Teatro dell'Arte¯ fu, all'inizio, un acconciamento del vecchio e cadente Ermitage: tre anni dopo sorgeva, al suo posto, un edificio elegante con una compagnia stabile di cui faceva parte, tra gli altri, Alla Nazim•va, futura diva del cinema americano. Ma il ®Teatro dell'Arte¯ non era solo un ®luogo¯, era una scuola e un carrozzone viaggiante (venne in Europa nel 1906 per una tourn‚e trionfale), era una sfida al consueto dove Stanislavskij metteva in mostra la sua inesauribile fantasia e la sua meticolosit…. Basti pensare che per mandare in scena uno spettacolo che si svolgeva a Mosca verso la fine del XVI secolo, intraprese con i suoi compagni un giro in antiche citt… russe affinch‚ l'odore dei tempi remoti penetrasse nelle loro carni. Lui stesso si fece rinchiudere per una notte nelle putride e rudimentali vesti di un antico boiaro, all'interno del Palazzo Bianco di Rostov. Voleva tutto vedere e tutto provare. Non a caso un giorno della primavera del 1922, un allievo che stava passeggiando accanto al Maestro e che gli chiese precisamente cosa fosse un regista, si ebbe questa risposta: ®Guardati intorno e dimmi quello che vedi¯. Ascoltata la replica dell'allievo, si mise a enumerare un'infinit… di cose che il giovane non aveva visto, lo spinse a immaginare chi fossero gli uomini che passavano, a ricordare quali notizie portava il giornale del mattino, perch‚ le carrozze e i tacchi facessero rumori diversi... ®Il regista Š colui che sa guardare e farsi guardare¯. Il suo ®sistema¯ era prassi pedagogica, ®trasmissione di un'esperienza attraverso l'azione, non teoria¯. Stanislavskij e Cechov, abbiamo detto. Un binomio strano, ch‚ il teatro del grande drammaturgo Š un teatro di stasi, in quanto Š l'atmosfera che determina l'azione e il valore dei personaggi e c'Š quindi una grande difficolt… a stabilire un rapporto con lo spettatore. Non per nulla sua moglie, l'attrice Olga Knipper Cechova, sosteneva che per amare Cechov bisogna amare la creatura umana ®con tutte le sue debolezze e i suoi difetti¯. In realt… Cechov amava la creatura umana ®attraverso¯ l'habitat in cui veniva collocata. Dell'Italia, dove fu due volte, rammentava soprattutto l'aura. ®La Lombardia mi stup tanto che mi pare di ricordarne ogni albero, e Venezia mi basta chiudere gli occhi per vederla...¯. Dunque Stanislavskij volle, pretese, che i personaggi di Cechov vivessero sulla scena ®a nervi scoperti¯: il testo talora veniva dimenticato, mutato. ®Zio Vania appare impaziente, irascibile, sfibrato dalla scontentezza e dalla nausea; batte i pugni sul tavolo, si agita, ammazza zanzare (le famigerate zanzare stanislavskiane), ride nervosamente, si strofina la fronte e si scompiglia i capelli, rovescia le sedie, si strugge in pianti... Suoni strazianti, il calpestio dei cavalli su un ponte di legno, lo stridore dei grilli nella stufa, sottolineano la differenza tra la purezza dei sogni e la banalit… della vita quotidiana¯. Quando Strehler, la cui storia Š scandita dall'aprirsi e dal chiudersi di infiniti sipari, istitu - dopo il Piccolo Teatro - il Teatro Azione e il Teatro d'Europa, pose come pietra di base il metodo Stanislavskij. Mise cioŠ in pratica questa difficile operazione. Gordon Craig l'aveva riassunta anni prima con una delle sue locuzioni paradossali eppur veritiere: ®Per creare il teatro bisogna uccidere il teatro: gli attori e le attrici devono morire di peste¯. A imitazione del pittore, ®costretto¯ a superare la materia.` La vera rivoluzione russa Le impalpabili atmosfere di Cechov furono rivissute da Stanislavskij attraverso un ®realismo psicologico¯. E tutto il vastissimo repertorio da lui affrontato (lo attestano i suoi scritti) fu filtrato dalla coscienza che egli aveva dei pericoli di ogni cristallizzazione, di ogni irrigidimento, delle cosiddette ®vecchie ricette¯. Nella vetrina delle rappresentazioni di Stanislavskij brilla come un gioiello la prima in Russia di un'opera di Ibsen, Casa di bambola. Incarnazione quanto mai difficile quella del testo ibseniano, che gli consentiva di vedere (o lo costringeva a vedere) ci• che l'occhio comune non vede. Era accanto a lui da qualche anno la giovane attrice Maria Petrovna Lilina, sposata nel 1889, che gli fu fedele per tutta la vita e collabor• fattivamente alle sue ricerche. I vecchi teatranti, considerati istrioni, diranno del ®Teatro dell'Arte¯ che era una piovra, dove ®ogni trasgressione veniva considerata un delitto¯. C'era un registro, detto il ®libro dei protocolli¯, sul quale venivano segnati ritardi, assenze, infrazioni. Questo rigore fu ripreso da Lee Strasberg quando Stanislavskij si rec• negli Stati Uniti a divulgare il suo verbo, nel 1923. All'inizio del secolo Stanislavskij, mentre elaborava il suo ®metodo¯ sull'attore, fece anche una rivoluzione di ordine estetico. Abol le musiche che rallegravano il pubblico fra un atto e l'altro, ed erano sempre in dissidio con il testo, cosa intollerabile. Sostitu lo sfarzoso sipario di velluto con delle porte scorrevoli che dovevano subito richiudersi al rintocco del gong finale, affinch‚ l'illusione non venisse vanificata. Gli interpreti non avrebbero ringraziato n‚ durante la recita n‚ in ultimo. Gordon Craig, che fu a Mosca una prima volta dal 1908 al 1911, e una seconda nel 1919, dice che questo sistema conferiva all'ambiente del teatro una specie di misticit…. Fu durante la sua lunga permanenza iniziale che strinse amicizia con il braccio destro di Stanislavkij - alle prese con L'uccellino azzurro di Maeterlinck - il fedele Leopold Sulerzickij e con lui cominci• a elaborare la possibilit… di mettere in scena l'Amleto nel ®Teatro dell'Arte¯. Tutti gli intellettuali del tempo sognavano di lavorare con il grande innovatore russo. L'idea dell'Amleto di Craig intrig• Stanislavskij al punto che il regista inglese fu costretto a cimentarsi per circa due anni con i disegni delle scene: ma ci• che premeva di pi— al Maestro era il dissidio fra il mondo della corte e quello del principe danese. Le anime contavano, bisognava andarci dentro. E Ofelia? Che cosa farne? Ô bella e stupida. No, il filosofo Belinskij la crede pura e innocente come Desdemona: una vittima. Ma Shakespeare, come la vede? Ô una piccola creatura insignificante? Non Š possibile. Amleto non sarebbe innamorato di lei. La discussione non approd• al risultato che Stanislavskij si aspettava, cos non ®prest•¯ a Craig la propria moglie Lilina per il ruolo di Ofelia. In quel periodo, oltretutto, egli si ammal• seriamente di tifo, e i preparativi per lo spettacolo furono interrotti. La fatica di ottenere l'Amleto secondo i propri canoni and• in parte vanificata. ®Ho parlato per due giorni e due notti, da solo, con i personaggi principali dell'Hamlet. Al terzo giorno abbiamo riunito tutta la compagnia e Nemirovic-D…ncenko ha spiegato il mio sistema. Io penso che su dieci attori, al massimo cinque abbiano capito qualcosa¯, scrisse. In effetti le descrizioni dell'atmosfera che regnava su Primo Studio, aperto nel 1912 - tre stanze sopra un cineteatro nella periferia di Mosca - sono quasi raccapriccianti. L'attrice Serafina Birman lo defin ®un'assemblea di credenti nella religione di Stanislavskij¯; Suler disse che si trattava di un monastero, una scuola all'acqua benedetta, dove la concentrazione ascetica non doveva essere scheggiata nemmeno dal ronzare di una mosca; altri definirono il Primo Studio un'officina dove si lavorava, a volte, dalle 10 del mattino alle due di notte, soffrendo il freddo e la fame. Le circostanze della vita privata dovevano rimanere tutte fuori dalla porta. Il compito principale del ®metodo Stanislavskij¯ era estirpare dal teatro gli antichi calchi, i virtuosismi, la separazione fra teatro e vita. Facile a dirsi, ma questo richiedeva un'etica (Etica Š infatti il titolo del suo ultimo libro, rimasto incompiuto). Per entrare in comunione con il genio di Shakespeare, di Puskin, Ibsen, Gogol, MoliŠre, bisogna strapparsi dall'animo ogni possibile meschinit…, calunnie, invidie, intrighi, pettegolezzi, superficialit…, egoismo, altrimenti il teatro diventa una ®sputacchiera¯. Tutto era basato sull'autocontrollo, sulla presa di contatto con l'atmosfera comune, con la propria parte, con la volont… accanita di apprendere. Stanislavskij fa provare Il Tartufo non per rappresentarlo, ma per studiare. I suoi allievi non erano esentati per• dal lavoro manuale. Se gli occorreva acquisire la conoscenza di una scena di zotici, li mandava a zappare. Quando mise in scena La potenza delle tenebre si port• dalla regione di Tula due mugiki perch‚ lo ®assistessero¯ con i loro dettami, non si lavassero e continuassero a indossare i loro puzzolenti stracci. Ô vero che raccoglier… nei libri le sue lezioni, i risultati delle sue ricerche, che far… nascere dalla sua costola registi geniali (Vanchtangov, Mejerch•l'd, Ejzengtejn - per parlare solo dei russi - che molto di lui passer… attraverso i filtri di Chaplin e di Marceau), tuttavia non si pu• negare in Stanislavskij uomo il senso dell'eccesso. La genesi dell'Actor's Studio Al tempo della Rivoluzione (1918-1922) il Maestro teneva le sue lezioni al Teatro Bol'soj. Era un grande sostenitore della danza libera di Isadora Duncan che, senza capir niente di politica, si diceva sovietica. In lei vedeva riflessa l'azione organica interiore. ®Perch‚ l'arte Š la sintesi di tutte le conquiste dell'uomo nel suo io spirituale, cioŠ nel lavoro del suo cuore. Chiamiamo queste conquiste la cultura del cuore. E diciamo che tutti i tentativi dell'osservazione, tutti i tentativi di abituare a qualcosa il corpo e i pensieri sono la cultura della consapevolezza¯. Si faceva aiutare dal fratello Vladimir e dalla sorella Zinaida che stenografavano le sue lezioni ed erano diventati sacerdoti del suo metodo. A essi affid•, in quel periodo traballante, la continuazione della sua opera, mentre lui girava per l'Europa e per l'America. In Italia - a Sorrento, presso Gorkij -, soggiorn• a lungo nel 1924 per studiare, insieme all'autore, la possibilit… di mettere in scena I bassifondi. L'aria balsamica del Mediterraneo gli addolciva i ricorrenti effetti di un'antica tisi mai debitamente curata, e casa Gorkij era cos accogliente: un pezzo di Russia trapiantata tra il profumo degli aranceti che non erano rigidi e oleografici come quelli del Mar Nero. ®Torquato Tasso era di Sorrento, e qui lo capisci molto bene¯, diceva Gorkij. Fu in quel periodo che Konstantin cominci• a scrivere il suo libro pi— famoso: La mia vita nell'arte, terminato solo nel 1925. Alla sosta negli Usa si deve la ®costruzione¯ successiva di personaggi mitici quali Clark Gable e, non sembri strano, James Dean, usciti da quell'Actor's Studio che arriv• a educare ben 500 attori tra superfamosi, famosi e comunque di livello. Vediamo un po' di fare il punto su questo exploit americano. Quando Stanislavskij giunse a New York (dopo aver messo per qualche mese le ancore a Praga), cominci• a insegnare in una chiesa al centro della citt…. In America ogni attore lavorava per conto proprio, non esisteva alcun indirizzo, chi si poneva domande non trovava risposte. Tra questi sbandati e scontenti c'era Lee Strasberg, un polacco ebreo nato nel 1901. Rimase affascinato dalle lezioni del Maestro russo. Il lungo dialogo che intrecciarono nacque, si dice, da una interrogazione basilare di Strasberg: ®L'attore sul palco prova sentimenti reali o sta semplicemente imitando?¯. Tutto il cinema d'autore americano trasse il suo succo da quella frase, dal lavoro dell'Actor's Studio, fondato da Strasberg nel 1947 (nove anni dopo la morte di Stanislavskij) e, in seguito, dal viaggio di Lee in Russia a raccogliere dagli eredi diretti del fondatore del sistema, le testimonianze, a volte sbalorditive, sul modo di trovare la chiave per introdursi nella psicologia del personaggio, della vicenda, dell'autore. Alcuni sostenevano che qualcosa di simile avessero fatto in Scandinavia Ibsen e Strindberg, i ®padri del realismo psicologico moderno¯. Altri dissero che, data la sua sapienza e la sua continua evoluzione culturale, Stanislavskij fosse il nemico primo del ®metodo Stanislavksij¯. Ne temeva l'immobilizzazione. Che invece non avvenne, grazie anche a coloro che ne spiccarono i precetti, rielaborandoli, a cominciare da Vsevolod Mejerchol'd. Una vita cos intensa, scavata nel profondo, incise sul cuore di Konstantin, che si diede a regie d'opera, considerate pi— lievi, quasi abbozzi affidati alle cure di solleciti allievi. In casa propria allest un piccolo teatro dove mise in scena l'On‚ghin di Cajkovskij. Anche Strehler, negli ultimi anni, dar… il proprio apporto registico all'opera lirica. Si ammal• seriamente nel 1935. Ma il vecchio leone non si dava tregua. Ancora nel '36 inaugur• un nuovo Teatro Studio per l'Opera lirica e il Dramma. Ha scritto un cronista del tempo: ®Se non poteva alzarsi raccoglieva gli attori, talvolta con il trucco e il costume, intorno al suo letto. Quando non era in grado di riceverli, si attaccava al telefono. Le sue telefonate duravano ore e ore. Ascoltava intere parti al telefono¯. Era posseduto da una tale smania di trasmettere le proprie esperienze che invocava: ®Venite a derubarmi! I miei armadi si spezzano per i troppi libri, e la testa per i troppi pensieri! Prendete da me, fin che sono vivo¯. Sapeva che alla sua morte, avvenuta il 7 agosto 1938, i burocrati sovietici avrebbero imbalsamato la sua arte mutevole e inquieta, e gli avrebbero eretto una marmorea cappella destinata al pi— cupo oblio. Del resto era quella l'epoca delle grandi purghe, Gorkij era morto (misteriosamente) nel '36, per Sostakovic era pronta la bolla di ®scompigliatore¯ della musica, il teatro d'avanguardia di Majakovskij era andato in soffitta da un pezzo. Il grande allievo, antagonista e, in fondo, devoto amico di Konstantin, Vsevolod Mejerchol'd, tentava di portare a termine le regie incompiute del tenacissimo mago, I lupi e le pecore di Ostrovskij, il Rigoletto e l'Edipo re. Ma neppure un anno pi— tardi sarebbe stato arrestato e deportato, fucilato nel 1941: mentre sua moglie, l'attrice Zinaida Raich, veniva rinvenuta sgozzata nella cucina della loro casa. In quell'aria di filisteismo bolso e livellatore, bastava un niente perch‚ un artista venisse accusato di tradimento. Stanislavskij lasciava comunque il suo testamento al mondo. Sarebbe sopravvissuto ai crolli delle ideologie e dei muri. Tant'Š che ancora se ne discute, per gloriarlo, ®usarlo¯ o, in taluni rari casi, per demistificarlo. Sempre ritenendolo termine di confronto. Figlio della grande madre Russia Konstantin Sergeevic Stanislavskij (pseudonimo di Konstantin Sergeevic AleksŠev) nacque a Mosca il 5 gennaio 1863. Ô ricordato come attore, regista, scrittore molto fecondo, teorico del teatro. Ô famoso per essere stato l'ideatore dell'omonimo ®metodo Stanislavskij¯ da lui descritto in una serie impressionante di lezioni in Russia, in Europa e in America. Veniva da una famiglia medio-borghese, con la passione degli spettacoli, della musica e della vita cultural-mondana. La nonna materna era un'attrice francese, Marie Varlet, sbarcata a Pietroburgo per fare la soubrette. Lasciato il teatro, spos• un architetto, ma trasmise alla figlia la vocazione alla musica. La madre di Stanislavskij era infatti un'ottima pianista, fortunatamente andata sposa a un uomo, Sergej Vladimirovic AleksŠev, che assecondava la sua passione e, anzi, fin per dilatarla all'intera sua famiglia composta di ben dieci figli. Alcuni fratelli e sorelle di Stanislavskij furono di volta in volta attori e cantanti. La vita di quest'uomo geniale si svolse in un periodo molto difficile per la Russia, ma anche eccezionalmente denso di grandi nomi. Dal 1880 al 1893 erano nati Aleksandr Blok, Andrei Belyj, Sergej Esenin, Anna Achmatova, Boris Pasternak ed era in piena attivit… Anton Cechov, nato vent'anni prima, il quale sarebbe rimasto legato a doppia corda al teatro di Stanislavskij. Nel 1889 Konstantin spos• l'attrice Maria Petrovna Lilina, e fu un matrimonio di reciproca dedizione. Era un uomo bello, alto, gentile di indole, di una severit… monastica verso se stesso e verso gli altri. Si dice che cominci• a elaborare il suo ®sistema¯ dopo aver visto recitare nel 1885 e nel 1890 la compagnia Meininger del duca di Sassonia, in tourn‚e in Russia. La sua esistenza privata fu semplice. Nel 1928 cominci• ad avvertire i sintomi del mal di cuore che lo port• alla tomba nel 1938. Fra le sue interpretazioni rimase memorabile l'Otello. Maria Petrovna Lilina gli sopravvisse dieci anni, ma non calc• pi— le scene. Curzia Ferrari (®Letture¯ n. 653/09)