Luglio-Settembre 2009 n.3 Anno XXIII Quaderni di Minimondo Rivista culturale Braille Periodico trimestrale Fascicolo II Direzione Redazione Amministrazione Biblioteca Italiana per i Ciechi 20052 Monza - Casella postale 285 c.c.p. 853200 - tel. 039/28.32.71 e-mail: bic@bibciechi.it Dir. Resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Massimiliano Cattani, Antonietta Fiore, Luigia Ricciardone, Pietro Piscitelli (Responsabile) Copia in omaggio Stampato in Braille a cura della Biblioteca Italiana per i Ciechi ®Regina Margherita¯ onlus via G. Ferrari, 5/a 20052 Monza Sommario Paolo Crocchiolo: Il paradosso biologico dell'omosessualit… (®Prometeo¯ n. 103/08) W. Wayt Gibbs: Spie senza rete (®Le Scienze¯ n. 491/09) Alberto Dionigi: La comicoterapia (®Psicologia contemporanea¯ n. 214/09) Il paradosso biologico dell'omosessualit… - Un'osservazione attenta e spregiudicata della realt… rivela l'esistenza di una variet… infinita di sfumature fra le inclinazioni sessuali. - Il fenomeno dell'omosessualit… costituisce, forse, la maggiore sfida tra quelle in grado di mettere in discussione la validit… della teoria dell'evoluzione biologica per selezione naturale. Non Š chiaro infatti come possa diffondersi, o quanto meno persistere in una determinata popolazione, un carattere che, proprio in base alla sua stessa natura, non solo non favorisce, ma sembra addirittura limitare considerevolmente, se non escludere del tutto, la riproduzione. Congenito o acquisito? Storicamente, e sino a non molto tempo fa, l'omosessualit… veniva banalmente etichettata come malattia, tant'Š che la scuola di pensiero dominante la considerava una patologia di competenza psichiatrica o comunque, al limite, una scelta culturale, indipendente da qualunque fattore ereditario. Fu solo verso il finire degli anni Settanta che a livello scientifico, si cominci• a mettere in discussione questa sua presunta natura esclusivamente acquisita. Fu allora infatti che apparve tutta una serie di studi sui gemelli, mono e biovulari, che evidenziavano una correlazione statisticamente significativa fra preferenze sessuali e grado di affinit… genetica, correlazione del tutto indipendente dall'ambiente in cui i gemelli erano stati allevati e avevano vissuto. D'altra parte, si rilevava anche che non sempre circostanze ambientali simili o identiche condizionavano tutti gli individui esattamente allo stesso modo. Ma non basta: si moltiplicarono anche le osservazioni su animali, che dimostravano inequivocabilmente la presenza, in varie specie, di rapporti sessuali, frequenti e regolari, fra individui dello stesso sesso. Tutte queste scoperte vennero interpretate come prove a favore di un'ereditariet…, almeno parziale, del fenomeno. Dopodich‚, soprattutto negli anni Novanta, alcune ricerche sembrarono dimostrare che, a livello encefalico, persino certe strutture anatomiche come l'ipotalamo e la commissura anteriore presentavano modificazioni significative in senso iper o ipotrofico in quelli che venivano catalogati come omosessuali. Alcuni di quei dati per• erano stati rilevati nel corso di autopsie in pazienti affetti da AIDS, e gi… questo, in certi soggetti, poteva rappresentare un possibile fattore confondente, nel senso che, almeno in parte, le alterazioni osservate avrebbero potuto essere causate dall'infezione virale piuttosto che dalla preferenza sessuale; ma, anche a prescindere da ci•, non risultava chiaro il nesso di causa- effetto: si trattava di modificazioni encefaliche congenite, preesistenti - e quindi predisponenti - all'omosessualit…, o non piuttosto acquisite - in un momento successivo - e quindi conseguenti ad essa? Le ricerche di Hamer sul cromosoma X sembrarono pi— univoche: in effetti provavano un'associazione statisticamente significativa fra la presenza del cosiddetto Xq28, collocato sul cromosoma femminile X che, lo ricordiamo, Š sempre presente sia nelle femmine che nei maschi, e l'orientamento omosessuale dei portatori. Successivamente, apparvero i risultati delle ricerche sull'ordine di nascita dei fratelli, un dato epidemiologico ormai confermato da molti studi, tutti convergenti verso la medesima conclusione. La tendenza all'omosessualit… aumenterebbe cioŠ nei fratelli cadetti rispetto al primogenito, in misura direttamente proporzionale all'ordine di nascita, forse per un'immunizzazione che svilupperebbero alcune madri nei confronti di certi determinanti antigenici presenti nei feti di sesso maschile. Certuni, infine, avevano trovato che l'omosessualit… era significativamente pi— frequente nei parenti maschi della linea di ascendenza materna dei soggetti in esame rispetto a quelli della linea di ascendenza paterna. Fin qui, per•, nessuno di questi dati sembrava dare una risposta soddisfacente alla domanda iniziale, cioŠ a come un carattere intrinsecamente antiriproduttivo, per cos dire, potesse sopravvivere e trasmettersi attraverso le generazioni, non solo umane, ma di qualunque altra specie. Tutti questi indizi e tutte queste prove insomma, se da una parte dicevano che c'era un'importante componente ereditaria dell'omosessualit…, dall'altra non ne spiegavano in termini convincenti la persistenza nelle specie in cui veniva abitualmente osservata. Ipotesi compatibili con la biologia evolutiva Per la verit…, gi… a met… degli anni Settanta Edward Wilson, il fondatore della sociobiologia, aveva ipotizzato che l'omosessualit… potesse rientrare nella categoria pi— generale della kin selection, o selezione di parentela, in quanto generatrice di un'attitudine altruista e quindi, sia pur indirettamente, vantaggiosa per la propagazione dei geni che i portatori condividevano con la cerchia pi— ristretta dei familiari. Ulteriori osservazioni per•, compiute sia sull'uomo che su altri animali, non solo non avevano confermato, ma anzi avevano considerevolmente ridimensionato tale ipotesi, relegandola tutt'al pi— a un ruolo di secondo piano, e comunque non decisivo ai fini della trasmissione ereditaria dell'orientamento omosessuale. Si era anche detto che l'omosessualit… maschile potrebbe controbilanciare la tendenza di altri maschi alla poligamia, eliminando un certo numero di concorrenti per il possesso degli harem. Questa dinamica, apparentemente, potrebbe spiegare l'omosessualit… come rimedio in grado di sostituire, almeno in parte, la violenta e spesso mortale competizione fra maschi alfa o dominanti, qualora questa venga repressa dalle convenzioni sociali (per• l'omosessualit… esiste anche nelle specie in cui quella lotta continua a imperversare); in questo caso, per•, dovrebbe trattarsi di una predisposizione potenziale comune a tutti (altrimenti, quelli predestinati dalla nascita a un ruolo omosessuale esclusivo si estinguerebbero immediatamente, con tanti saluti alla loro funzione compensatrice); inoltre, ci• non spiegherebbe i numerosi esempi di omosessualit… associata alla poligamia, pi— ancora che alla monogamia (come per esempio nel caso di Alessandro Magno, dei sultani ottomani e fra i capi talebani). Come cercher• di dimostrare in questo articolo, sembra invece molto pi— probabile che le due tendenze, sia pure in misura variabile e modulabile dalle circostanze, coesistano in tutti i maschi della specie. Un problema di definizioni? Giunti a questo punto, forse sarebbe opportuno riprendere il discorso dall'inizio per chiarire i termini della questione dal punto di vista metodologico, a partire cioŠ dalle definizioni. Infatti, se ci si attiene alla definizione corrente intesa nella sua accezione pi— rigorosa, cioŠ alla dicotomia netta e senza vie di mezzo che colloca in due gruppi mutuamente esclusivi gli eterosessuali da una parte e gli omosessuali dall'altra, e ammesso che l'omosessualit… sia un carattere almeno in parte congenito, l'unica ipotesi compatibile con la teoria evoluzionistica sarebbe che essa, al limite, desse luogo a fenotipi, per cos dire, a fondo cieco, come gli operai asessuati delle api o delle formiche. C'Š per• una differenza enorme fra gli insetti sociali da un lato e, dall'altro, tutte le altre specie tra le quali la nostra in cui, occasionalmente o regolarmente, si osservano rapporti sessuali fra soggetti che, si badi bene, non sono asessuati, bens appartenenti allo stesso sesso. Le api o le formiche operaie infatti, pur essendo morfologicamente individui in tutto simili agli altri, non lo sono affatto sotto l'aspetto genetico-cromosomico, che impedisce loro strutturalmente di procreare. Invece i maschi ®omosessuali¯, umani e delle altre specie, anche da questo punto di vista non si distinguono per nulla dagli altri maschi: non nascono cioŠ gi… specializzati a svolgere alcune funzioni come la raccolta del cibo e non altre come la riproduzione, ma mantengono intatta, per cos dire, la loro potenzialit… di organismi generalisti, e quindi anche riproduttori. Ô evidente dunque che, attenendosi a una definizione rigida, l'omosessualit… esclusiva, se e nella misura in cui fosse congenita, non avrebbe motivo di sussistere: individui sessuati, ma a fondo cieco (per quanto solo funzionale e non strutturale), rappresenterebbero una variet… biologicamente priva di senso, che si estinguerebbe nel volgere di pochissime generazioni per l'incompatibilit… coi presupposti logici della teoria evoluzionista. L'ipotesi di Camperio Ciani Recentemente, tuttavia, uno scienziato padovano, Andrea Camperio Ciani, ha avanzato un'ipotesi molto ingegnosa, apparentemente in grado d'inquadrare molti dei dati sinora emersi nella pi— vasta cornice dell'evoluzionismo darwiniano. Gli studi di Camperio prima di tutto forniscono un'ulteriore conferma sia della maggiore prevalenza di omosessualit… fra gli ascendenti matrilineari dei soggetti indagati, sia della maggiore probabilit… di sviluppo di tendenze omosessuali nei maschi cadetti rispetto al primogenito, in misura crescente rispetto al loro ordine di nascita. Ma non si limitano a questo: dimostrano anche che la prolificit… delle madri dei soggetti omosessuali e della loro ascendenza femminile Š significativamente maggiore di quella delle madri dei soggetti eterosessuali e delle loro ascendenti, come se la maggior prolificit… compensasse la minor fertilit… di una parte dei loro figli. Il ®tratto omosessuale¯ risulterebbe cioŠ vantaggioso per le donne portatrici in quanto permetterebbe loro di avere un maggior numero di discendenti, e questo compenserebbe l'infertilit… di una parte dei maschi cadetti della serie. Ma c'Š di pi—: questi dati farebbero pensare a un'ipotesi molto elegante e suggestiva, e cioŠ che il tratto congenito, consistendo essenzialmente in una sorta di iper-attrazione per i maschi, provocherebbe contemporaneamente, nei maschi stessi, l'omosessualit…, e, nelle femmine, un aumento del potenziale riproduttivo grazie a pi— frequenti e appassionati rapporti con l'altro sesso. Il teorema che si regge sui dati raccolti da Camperio presenta tuttavia ancora qualche lato oscuro, che merita ulteriori approfondimenti. A cominciare dal motivo per cui non si osserva quel meccanismo a valanga che, sic stantibus rebus, dovrebbe portare nel volgere di poche generazioni a un incontenibile effetto moltiplicatore delle femmine, a una straripante maggioranza di donne nella popolazione generale, grazie all'effetto combinato di due fattori che si potenzierebbero a vicenda: le madri degli omosessuali avrebbero in media pi— figli delle altre e, fra questi, le figlie femmine ne avrebbero a loro volta di pi— dei figli maschi. Dunque, o si inserisce un fattore di correzione, o le femmine iperprolifiche invaderebbero la terra come nei film di fantascienza. Oltretutto, un gene siffatto, se non gli si imponessero dei limiti, trionferebbe anche nelle altre specie, oltre all'umana, il che non sembra essere il caso. C'Š infatti una regola ferrea, un'equazione di fondo, che Š sempre rispettata in tutte le specie: la ripartizione sessuale, e cioŠ che il numero dei membri dei due sessi si mantiene grosso modo equivalente, grazie a meccanismi evoluzionistico- selettivi intrinseci che, al prevalere di uno dei due generi, provvedono immediatamente a riequilibrare la situazione. Ô vero che Camperio, nel suo studio, osserva una prevalenza di fratelli rispetto alle sorelle nelle famiglie degli omosessuali, ma non approfondisce il possibile significato di questo dato. In effetti, Š difficile ipotizzare che lo stesso carattere genetico che induce l'omosessualit… nei maschi e aumenta la prolificit… nelle femmine possa, al tempo stesso, agire anche come fattore di correzione interno, sufficientemente preciso da calibrare la proporzione relativa dei figli e delle figlie per ottenere un risultato finale di parit… nella discendenza di entrambi. In tal caso, infatti, dovrebbe programmare in qualche modo l'esatta percentuale di maschi in pi— in grado di compensare il tasso medio di ipoprolificit… di questi compendiato con il tasso medio di iperprolificit… delle sorelle. Schema culturale e substrato genetico: coincidono? E poi, c'Š un altro problema, legato ancora una volta alla definizione stessa di omosessualit…: le ricerche di Camperio sono state effettuate su un gruppo di uomini in et… giovanile che rientravano, convenzionalmente, nei canoni ufficiali dell'etero o dell'omosessualit… (nel senso che tali termini sono venuti assumendo nella societ… occidentale contemporanea). Dunque, anche nelle sue, come in altre indagini precedenti, sembra di cogliere un problema di rappresentativit… del campione: i suoi risultati sono infatti riferibili a un sottoinsieme fondato sull'autodefinizione di etero od omosessuale, ovvero sulla visione che hanno di se stessi i soggetti esaminati, basata a sua volta su criteri del tutto contingenti, comunemente accettati, Š vero, nella nostra societ…, ma non necessariamente in altre, da noi storicamente o geograficamente lontane. Tale sottoinsieme, che fa parte probabilmente di un insieme molto pi— ampio, complesso e variegato, si basa sul presupposto implicito, ma alquanto arbitrario, che il modello culturale dominante nell'odierna globalizzazione di stampo occidentale corrisponda, e sia trasponibile, a un'ipotetica configurazione genetica dell'omosessualit…. A questo proposito, numerosi studi hanno dimostrato, per esempio, che la prolificit… degli omosessuali Š significativamente minore di quella degli eterosessuali. Ma questi studi si basano su una sorta di petizione di principio: Š chiaro che le cose stiano cos, ma solo a patto che si accetti quella definizione e che gli studi vengano quindi condotti su persone disposte ad auto- incasellarsi o auto-etichettarsi in una certa gabbia terminologica basata sui parametri di riferimento oggi comunemente accettati; io sostengo invece che, essendo quella definizione arbitraria in quanto inficiata da un pregiudizio culturale inconsapevolmente radicato nella mentalit… odierna, anche il dato della prolificit… potrebbe risultare molto diverso, se ci si basasse su definizioni pi— sfumate e flessibili. Sembrerebbe opportuno, a questo punto, riprendere il discorso epidemiologico della definizione, partendo da una premessa storica: il termine stesso di omosessualit… risale all'Ottocento; prima, invece, non esisteva affatto. Al tempo dei Romani o nella Grecia classica, per esempio, l'approccio al fenomeno era radicalmente diverso: le differenze erano pi— sfumate, gli stessi termini omo etero o bisessuale non esistevano, e si attribuiva maggiore importanza al ruolo, attivo o passivo, dei partner sessuali che al loro genere di appartenenza. Le definizioni che diamo noi oggi, invece, tendono per etichettare le persone e a incasellarle forzatamente entro clich‚ stereotipati; mentre l'istinto che regola la preferenza sessuale sarebbe meno ben definito; anzi l'osservazione pi— attenta e spregiudicata della realt… ci suggerisce che esisterebbe una variet… infinita di sfumature fra l'una e l'altra forma di inclinazione sessuale, che potrebbe essere graduata quasi in termini percentuali, con prevalenza dell'uno o dell'altro orientamento. Forse, allora, bisognerebbe cambiare la definizione, o meglio scomporla in una pi— articolata, come aveva gi… fatto Alfred Kinsey negli anni Cinquanta, e rinunciare alla dicotomia netta di cui s'Š detto. Non solo, infatti, l'omosessualit… pu• essere attiva o passiva, ma anche permanente o temporanea, esclusiva o parziale; e in quest'ultimo caso, che molti oggi indicano col termine di bisessualit…, potrebbe ancora essere suddivisa in un'arbitraria serie di gradazioni. Kinsey ne elencava sette, compresi i due estremi dello spettro, ma ci sarebbero da calcolare poi anche tutte le sfumature intermedie. Questo ricorda un po' il dibattito degli anni Ottanta sulle cause dell'AIDS. Che cos'Š responsabile della sindrome? La pratica di certi comportamenti o l'appartenenza a certe categorie? I conservatori tendevano a stigmatizzare le categorie indipendentemente dai comportamenti, mentre l'esatto contrario facevano i progressisti: in effetti, anche nel caso dell'omosessualit… sembra essere la pressione socioculturale che tende a trasformare i comportamenti in categorie. Spesso si schematizza per comodit…, per pigrizia mentale: ma generalizzando, stereotipando, dicotomizzando (®o stai di qua, o stai di l…, non ci sono vie di mezzo¯), si finisce, pi— o meno inconsapevolmente, per avallare un pregiudizio determinato da condizionamenti culturali tanto subliminali quanto pervasivi. Ma ritorniamo al dunque: se la definizione stessa di omosessualit… Š messa in discussione, allora anche tutti gli studi che su di essa si sono basati sembrerebbero viziati in partenza, o quanto meno imprecisi perch‚ tendenti a identificare l'attuale clich‚ dell'omosessuale, il suo ruolo culturalmente condizionato, con un presunto assetto genetico cui tale modello dovrebbe corrispondere. Si tratterebbe, insomma, di una sorta di petizione di principio che rasenterebbe il paradosso: invece di conformare la definizione alla natura, si pretenderebbe di costringere la natura entro i limiti della definizione. L'altra possibilit…, quindi, Š quella di non attenersi alla definizione rigida di omosessualit…, prevalente nella cultura globalizzata del giorno d'oggi e derivata in gran parte da quella occidentale degli ultimi secoli, ma basarsi invece su una pi— elastica e meno stereotipata. In tal modo si potrebbero prospettare spiegazioni evoluzionistiche pi— comprensive. Un continuum multifattoriale? Concetti come omosessuale, eterosessuale e bisessuale dovrebbero essere abbandonati per lasciare il posto a descrizioni pi— sfumate dell'istinto e del comportamento, senza soluzioni di continuit… cos nette: si potrebbe ipotizzare un continuum multifattoriale, determinato da un intrecciarsi, in varia misura, di geni diversamente mascolinizzanti e femminilizzanti, agli estremi del quale si collocherebbero gli omosessuali puri e gli eterosessuali puri, con tutte le sfumature intermedie variamente distribuite al centro. In effetti, la distribuzione, attorno a una media, dei tratti genetici che inducano mascolinizzazione e femminilizzazione potrebbe essere graficamente rappresentata sotto forma di una gaussiana, cioŠ di una curva a campana che riporterebbe in ascissa la percentuale dei maschi esaminati e, in ordinata, il valore della risultante complessiva, per ciascun soggetto, delle sue sottostanti componenti genetiche mascolinizzanti e femminilizzanti. Mentre la stragrande maggioranza degli individui compresi nell'area della gaussiana sarebbero potenzialmente in grado di riprodursi, resterebbero fuori solo i due estremi, uno dei quali sarebbe costituito dallo stereotipo dell'omosessuale, che noi troppo spesso tendiamo a confondere con un insieme molto pi— vasto e variegato, il cui indice di fertilit… sarebbe invece tanto maggiore quanto pi— si avvicinerebbe all'area centrale, vale a dire alla sommit… della campana. Fra parentesi, la tendenza a confondere la punta dell'iceberg con la sua parte sommersa, cioŠ a generalizzare il clich‚ pi— appariscente di una certa categoria fino a inglobarla del tutto, si rileva anche in altri campi, come per esempio l'utilizzo di sostanze psicotrope, in cui si tende pi— o meno inconsapevolmente a identificare con lo stereotipo caricaturale dell'ubriacone o del fattone, tutti i consumatori di alcol o di eroina, anche quelli non problematici che ne costituiscono la maggioranza. In questo contesto Š importante osservare che anche i soggetti collocati all'altro estremo, chiamiamolo ipermascolino, della campana sarebbero penalizzati dalla selezione: una certa quantit…, o quanto meno una dose minima di fattori femminilizzanti, in un modello di questo genere risulterebbe vantaggiosa, forse addirittura indispensabile per la riproduzione, e quindi aumenterebbe di quel tanto la prolificit… dei suoi portatori da compensare la minor fertilit… di quei pochissimi casi che ricadessero nell'omosessualit… esclusiva, risultanti da un accumularsi di tratti genetici all'estremit… femminilizzante della curva di distribuzione. Non sarebbero solo questi ultimi, quindi, a risultare svantaggiati in termini riproduttivi: anche quelli ipermascolini avrebbero problemi, perch‚ anche le caratteristiche pi— tipicamente maschili, se spinte all'estremo, non sono affatto premiate, n‚ dalla selezione naturale n‚ da quella sessuale. I tratti femminilizzanti, infatti, sarebbero risultati utilissimi a temperare quelli mascolinizzanti: lo spirito di collaborazione al posto della competizione sfrenata, i modi civili invece della violenza bruta, l'atteggiamento di empatia invece dell'attitudine pregiudizialmente ostile nei confronti degli altri e in primo luogo dei propri consanguinei, la sottile intuizione al posto della mancanza di tatto, l'introspezione psicologica invece dell'insensibilit… alla sfera spirituale e tante altre caratteristiche tipicamente femminili che, alle dosi giuste, cioŠ in una miscela di tendenze femminilizzanti e mascolinizzanti opportunamente bilanciata sulle esigenze dell'ambiente sociale, hanno conferito e conferiscono ovvi vantaggi selettivi ai maschi portatori. Per esempio, riducendone le probabilit… di essere uccisi nella lotta con gli altri maschi o, viceversa, potenziandone i sentimenti di protettivit… e tenerezza verso la prole, tutte qualit… desiderabili, e attraenti del resto, anche per le partner femminili a livello di selezione sessuale, ma che, nei rari casi in cui invece si accumulassero eccessivamente nello stesso individuo di genere maschile, potrebbero sfociare nella frangia estrema dell'omosessualit… o ipo- riproduttivit…. Questa teoria sarebbe dunque basata su una definizione fluida di omosessualit…, che rifletterebbe una distribuzione dei geni femminilizzanti lungo un continuum in cui solo i due estremi sarebbero svantaggiati: si tratterebbe di pi— geni dunque, e non di uno solo, quello cioŠ che in termini tecnici si chiama poligenia. I geni in questione, poi, sarebbero riuniti nelle pi— svariate combinazioni, non solo, ma le loro varianti espressive, che vanno sotto il nome di pleiotropismo, potrebbero aver aggiunto ulteriore flessibilit… adattativa al sistema, offrendo un potenziale vantaggio riproduttivo alla grande maggioranza di quelli che, all'interno di una fascia di variet… combinatorie molto ampia, li possedessero ®nella giusta dose¯, rispetto all'altro estremo di quelli che ne fossero del tutto privi, i cosiddetti super-machos. Il che spiegherebbe anche come gli stessi geni responsabili dei tratti femminilizzanti, se presenti in eccesso, inibirebbero la riproduzione di un'esigua minoranza di fenotipi; ma in quantit… e miscele diverse, e soprattutto nel confronto con certe situazioni ambientali, risulterebbero vantaggiosi, in termini di riproduttivit…, per la stragrande maggioranza. Ci• non esclude, beninteso, il concorso di altri fattori che possono anch'essi partecipare alla diffusione di tali geni, come l'effetto indiretto sull'iperprolificit… femminile scoperto da Camperio, che abbiamo visto in precedenza. Si noti che, a seconda della definizione, varia la prolificit… di quelli che di volta in volta vengono compresi o esclusi dal termine di omosessuali. Non sarebbe cioŠ vero, in base a questo modello, che tutti gli omosessuali sarebbero meno fertili: alcuni in effetti lo sarebbero di meno, o per niente; ma molti lo sarebbero ugualmente, o anche di pi—, proprio grazie a quei medesimi geni, assemblati nelle opportune combinazioni e sequenze. Selezione naturale di tratti apparentemente sfavorevoli: altri modelli Ô bene ricordare, inoltre, che i caratteri che si mantengono attraverso le generazioni, qualunque sia la modalit… con cui vengono trasmessi, di regola presentano sempre un vantaggio all'interno degli stessi fenotipi in cui si esprimono, e ci• in rapporto evidentemente alla pressione selettiva di determinate variabili ambientali. Altrimenti, sono destinati a scomparire. Modelli classici della permanenza di tali caratteri, purch‚ contenuti entro i margini della sopravvivibilit… e riproducibilit…, sono il diabete e la talassemia, il cui livello di diffusione Š ancora oggi legato ai vantaggi che, nelle generazioni passate e soprattutto nella preistoria, essi offrivano ai loro portatori, purch‚ questi fossero esposti alla pressione di certi fattori selettivi come, rispettivamente, il digiuno prolungato e la malaria. Si tenga presente che solo una minima parte dei portatori, per possedere quei geni in misura eccessiva, era comunque destinata a decedere prima di raggiungere l'et… riproduttiva. Analogamente, dunque, alle circostanze ambientali che favoriscono, sia pur in discreta misura, la diffusione dei geni che codificano il diabete o la talassemia, esisterebbe tutta una serie di fattori, naturali e sociali, in grado di favorire l'omosessualit… (sia pure nell'accezione pi— estesa che abbiamo attribuito a questo termine) nella nostra e nelle altre specie in cui la si osserva. Oltre all'utilit… dei tratti femminilizzanti che dicevamo, altre componenti, anch'esse probabilmente in grado di contribuire alla diffusione di questi determinanti genetici, si sarebbero infatti selezionate sotto la pressione di fattori socioculturali risalenti a un remoto passato. Fin dalla preistoria, i maschi si sono dovuti occupare della caccia per procurarsi le risorse alimentari, nonch‚ della guerra fra clan e trib— per la difesa del proprio territorio e delle risorse acquisite. Utilizzare l'istinto erotico in senso omosessuale pu• aver rappresentato una valvola di sfogo, per lo pi— transitoria, vantaggiosa per cementare il gruppo dei cacciatori-guerrieri e anche per stabilire fra loro utili gerarchie fra maschi dominanti e gregari, come del resto avviene anche in altre specie, di primati in particolare. Ô dunque presumibile che quell'istinto, innescato in quelle situazioni, che Š presente in un buon numero, forse potenzialmente nella quasi totalit… dei giovani maschi della nostra e di altre specie, abbia evidenziato una qualche utilit… nel corso della preistoria, premiandone i portatori rispetto a chi irrigidendosi, guerriero o cacciatore che fosse, manifestasse una tetragona indisponibilit… a incontri ravvicinati di quel tipo, anche se solo temporanei. Tali individui anzi, invisi e quindi esclusi dal branco, potrebbero aver incontrato maggiori difficolt… a procreare rispetto a chi si adeguava alle regole non scritte dell'amicizia - non priva di tonalit… erotiche - della maggioranza, specie nei periodi di segregazione prolungata imposti dalle esigenze vitali della trib—, come la caccia, la pesca, la pastorizia, la guerra, la navigazione. Uso omosessuale dell'erotismo Utilizzare l'istinto erotico in senso omosessuale significa parlare di geni che, se attivati, permetterebbero un orientamento omosessuale dell'erotismo senza inibire, in altre circostanze, rapporti sessuali a esito riproduttivo: quei geni rappresenterebbero il corrispettivo genetico della fluidit… sessuale di cui abbiamo parlato, e si sarebbero propagati perch‚ istruirebbero i propri fenotipi all'uso omosessuale della spinta erotica in quelle circostanze, come la caccia e la guerra (intese anche in senso metaforico), e in quelle fasi della vita, come l'adolescenza e la giovinezza, in cui tale uso era risultato vantaggioso nel loro passato ancestrale. Quest'utilizzazione alternativa, o collaterale, dell'erotismo, rispetto a quella principale della riproduzione, richiama, tra l'altro, il discorso delle lunette di Gould: Š un po' come la muscolatura che, sviluppata primariamente per lo spostamento del corpo nello spazio, ha poi man mano assunto altre funzioni alternative, o collaterali, come per esempio quella di favorire, contraendosi, il regolare flusso di tutti i liquidi organici nei vari distretti corporei. Va qui precisato che l'orientamento sessuale, oltre che variare a seconda dei soggetti, potrebbe anche modificarsi nel tempo, sarebbe cioŠ modulabile in ogni fenotipo individuale lungo il percorso della sua esistenza. Finora avevamo parlato infatti di determinanti genici che, sia pur distribuiti nei vari fenotipi maschili lungo il continuum di una gaussiana, sembravano poi accompagnare, fissati sin dalla nascita, ciascun singolo individuo lungo tutto il corso della sua vita. Invece, le ricerche pi— recenti sembrano dimostrare che i geni sono pi— malleabili di quanto si pensasse un tempo, e che questa flessibilit… permetterebbe loro un adattamento ancora pi— puntuale alle circostanze ambientali cui, istante per istante, sarebbero esposti i loro fenotipi. Ecco perch‚, per esempio, nell'ambito dello stesso individuo l'orientamento sessuale pu• di fatto variare nel tempo, adeguandosi di volta in volta alle esigenze ambientali in rapporto anche alle fasi del suo sviluppo psicofisico. Ô come se ci fosse una variabilit… genetica di base, legata ai vari stadi del ciclo vitale, che a sua volta s'intreccerebbe con una fine modulazione favorita dalle circostanze ambientali. A questo punto ci si chiede come caratteri che non sono acquisiti, ma fondamentalmente ereditari, possano essere cos volatili, cioŠ dotati di una cos marcata plasmabilit… da parte dell'ambiente. In effetti non si tratta di caratteri fissi, scolpiti nella pietra, indipendentemente dalle condizioni ambientali. Si tratta invece di predisposizioni modulabili a seconda delle necessit… man mano che queste si presentano, analogamente alla possibilit… di incrementare il numero dei globuli rossi in carenza di ossigeno, a quella di potenziare la massa muscolare con l'esercizio, oppure all'ultima rifinitura della configurazione anticorpale, ritagliabile e ritagliata direttamente sulla specifica configurazione antigenica di un determinato microrganismo. Ma anche in un campo che ha maggiore attinenza con il nostro discorso, e cioŠ quello della condizionabilit… della secrezione ormonale da parte delle circostanze ambientali, alcune ricerche hanno dimostrato per esempio che, al termine di una competizione sportiva, i livelli di testosterone dei vincitori risultavano significativamente pi— elevati di quelli dei perdenti, a dimostrazione che l'espressione dei caratteri genetici Š modulabile, e di fatto modulata, istante per istante, dall'interazione con l'ambiente. Meccanismi e processi adattativi Il tutto Š reso possibile a livello dei geni, da vari meccanismi che recentemente si sono venuti scoprendo: gruppi di geni che si attivano e altri che si disattivano mettendo in moto processi, tipo mediatori-recettori, che innescano o bloccano, facilitano o inibiscono una certa reazione, un riflesso, un istinto, un'emozione, un sentimento. Con i sottili dosaggi che sono modulabili per un adeguamento il pi— puntuale possibile alle esigenze ambientali. Il patrimonio genetico di un individuo Š la risultante di un sofisticato equilibrio fra i caratteri accumulati attraverso le esperienze, risultate vantaggiose, dei progenitori di quella stessa (e di altre) specie e l'esperienza del singolo individuo, che modula finemente le variazioni sui temi condivisi con gli altri soggetti della sua specie, adattandoli istintivamente, istante per istante, alle esigenze ambientali man mano che queste si presentano. In questa prospettiva, le varie sfumature della sessualit… risulterebbero da un intreccio di fattori: prima di tutto una predisposizione di base che oscillerebbe attorno a una fascia media, ottimale per quella specie, emersa dalla selezione analogamente a quelle che riguardano le sue caratteristiche fisiologiche (statura, dimensione degli organi, livello di adrenalina, ecc.). Dunque, un'increzione sequenziale di ormoni sessuali e una predisposizione di strutture e funzioni, mentali e corporee, bilanciate attorno a una media compatibile con la riproducibilit… del fenotipo portatore; con ampie possibilit…, tuttavia, di adattamenti personalizzati a seconda delle tappe corrispondenti alle fasi del ciclo vitale individuale e, subordinatamente, alle circostanze specifiche cui il fenotipo Š esposto nel corso di tale ciclo. Questo confermerebbe ulteriormente che le tendenze omosessuali, non solo non sarebbero incompatibili, almeno per un certo grado e per la maggior parte, con la riproducibilit…, nel qual caso sarebbero scomparse da un pezzo, ma che anzi potrebbero incrementarla. Sembra infatti evidente che la flessibilit…, insita come abbiamo visto nel meccanismo di formazione dell'istinto sessuale, costituisca un vantaggio e sia stata quindi selezionata rispetto a una sua eccessiva rigidit…. Fra i bonobo, per esempio, cioŠ gli scimpanz‚ a noi geneticamente pi— affini, vige una sorta di pansessualit… permanente, ossia la spinta erotica etero e omosessuale Š costante e diffusa. Anche in questo caso (ma ce n'Š tanti altri in natura), il fatto che non si sia affermato alcun meccanismo genetico che fungesse da freno inibitore all'omosessualit… dimostra che tale manifestazione dell'erotismo non solo non Š controproducente, ma anzi pu• aiutare in una certa misura, pi— o meno indirettamente, lo sviluppo e la stessa riproduzione delle specie in cui si manifesta. Ma i geni, in concreto, come regolerebbero, o indirizzerebbero a seconda delle situazioni ambientali, il prevalere dell'uno o dell'altro orientamento sessuale? Clivaggio alternativo Si possono ipotizzare vari meccanismi di puntuale adattamento della risposta genetica alle esigenze dell'ambiente. Uno di questi Š l'alternative slicing, o clivaggio alternativo. Di fronte alla scelta tra l'attivazione di un programma A o di un programma alternativo B, per esempio l'attacco o la fuga, entrambi potenzialmente inscritti nei geni, il clivaggio alternativo consentirebbe uno switch, cioŠ la realizzazione del secondo programma in luogo del primo, al raggiungimento di un determinato valore- soglia del segnale scatenante. Se un maschio al culmine della spinta erotica Š sottoposto a una pressione ambientale che prevede esclusivamente stimoli sessuali di natura maschile, il commutatore interno potrebbe far scattare, al raggiungimento di una determinata soglia, il programma alternativo omo rispetto a quello eterosessuale, almeno in forma transitoria, senza cioŠ compromettere le future potenzialit… riproduttive del portatore. Ô il caso ben descritto, per esempio, nella pellicola di Ang Lee I segreti di Brokeback Mountain, in cui i due cow- boy ventenni Ennis Del Mar e Jack Twist si ritrovano a convivere da soli con le loro greggi in mezzo alle spettacolari montagne del Wyoming e, visto che tale situazione si protrae per settimane e mesi, la prorompente spinta erotica preprogrammata dai geni in quella fase della loro vita finisce per indurli ad accoppiarsi fra di loro. In quel momento del loro sviluppo, cioŠ, i loro fenotipi sarebbero predisposti a imbattersi in segnali di tipo genericamente erogeno e per esserne sollecitati comunque: visto che, in caso di esposizione sufficientemente prolungata, in quella fase del loro ciclo vitale si era rivelato utile nei loro antenati che il potere di risoluzione nel distinguere fra corpo maschile e corpo femminile risultasse ridotto. E questo perch‚, rispondendo di fatto all'esigenza di uno spargimento del seme a pi— ampio raggio possibile, sarebbero stati avvantaggiati quei geni che predisponevano, nei loro fenotipi, un istintuale abbassamento della soglia di sensibilit… agli stimoli scatenanti anche a costo di una drastica diminuzione della specificit… di questi ultimi. In effetti, si tratta di potenzialit… alternative suscettibili di un naturale adeguamento alle circostanze, cioŠ alla pressione ambientale. Ma il binomio attacco-fuga non Š che uno dei tanti possibili strumenti di flessibilit… adattativa offerti dai geni ai propri fenotipi. Per esempio, le opzioni alternative potenzialmente presenti nei geni maschili della nostra e di numerose altre specie, oltre all'etero o all'omosessualit… (e, a livello di quest'ultima, al ruolo attivo o passivo), sono anche la poli o la monogamia, e il ruolo di maschio alfa/dominante o quello di gregario. Tra l'altro, tutte queste potenzialit… alternative sono modellabili dalla pressione ambientale, non solo isolatamente, ma anche nel sottile intreccio di interdipendenze che intercorrono, e sono intercorse, fra di esse lungo il cammino della nostra storia e, soprattutto, della nostra preistoria. Non ha senso affermare che si nasce eterosessuali tutti d'un pezzo, o poligami, o alfa/dominanti precostituiti, a prescindere dall'ambiente: in tal caso infatti, i nati omosessuali tutti d'un pezzo, o monogami o gregari predestinati, si estinguerebbero immediatamente, o quanto meno nel volgere di poche generazioni. Il fatto Š che invece, a livello gerarchico del branco per esempio, ogni soldato, come diceva Napoleone, porta nello zaino il bastone di maresciallo ovvero, si potrebbe dire oggi, quello del maschio alfa. In altri termini: ogni maschio di numerose specie pi— o meno affini alla nostra racchiuderebbe alla nascita la potenzialit… alternativa di alfa-dominante ma anche quella di gregario, quella di etero ma anche quella di omosessuale (con tutte le sue sfumature intermedie) e quella di poligamo, ma anche quella di monogamo o magari di solitario, potenzialit… che poi potrebbero manifestarsi o meno e, se s, esprimersi in via transitoria o permanente, nel corso del ciclo vitale del fenotipo, a seconda della pressione dei fattori naturali e socioculturali a cui quest'ultimo sarebbe esposto nel corso del suo sviluppo. A livello di predisposizione congenita, i ruoli alternativi sono dunque fluidi, e la potenziale dualit… si spinge fino all'intercambiabilit…. Sono i tab— socioculturali che poi tendono a fissare, stereotipare, etichettare, costringere e incanalare entro ruoli permanenti e irreversibili quelle che in molti casi non sarebbero che varianti reversibili e transitorie. La rinuncia, almeno temporanea, al ruolo potenzialmente pi— procreativo, ma pi— rischioso, dell'alfa-dominante/poligamo in favore della posizione pi— defilata del gregario/scapolo o monogamo, pu• rappresentare, almeno provvisoriamente e magari in attesa di tempi migliori, un'alternativa biologicamente pi— vantaggiosa che esporsi agli attacchi dei competitori, in quel momento pi— forti, e quindi a un assai probabile decesso a breve scadenza. (Pi— complesso Š il discorso riguardante l'etero e l'omosessualit…, trasversali rispetto alle categorie appena citate). Infatti, nelle specie come la nostra, le combinazioni genetiche sottostanti ai potenziali assetti alfa/poligamico (a/p) e gregario/monogamico (g/m), hanno finito per stabilizzarsi entrambe attorno a un uguale livello di diffusione, come risultato finale del prodotto pochi a/p - emersi dalla lotta - moltiplicati per molti figli ciascuno, grosso modo equivalente a quello molti g/m - lasciati tranquilli - moltiplicati per pochi figli ciascuno. Insomma, moltiplicando molti rischi per molti benefici, o pochi rischi per pochi benefici, il prodotto non cambia. Di conseguenza, entrambe le varianti genetiche hanno avuto pi— o meno eguali possibilit… di propagarsi, mantenendosi compresenti, attraverso le generazioni, nei fenotipi maschili delle specie interessate al fenomeno e stabilizzandosi quindi attorno a una media corrispondente all'equilibrio delle due opzioni potenziali. Neuroni specchio C'Š poi la possibilit… di un ulteriore affinamento in questo senso, che pu• derivare da un altro importante fenomeno scoperto negli ultimi anni, quello dei neuroni specchio. Il gruppo di ricercatori italiani dell'Universit… di Parma che fa capo a Giacomo Rizzolatti, Vittorio Gallese e Leonardo Fogassi, ha trovato che certe aree cerebrali si attivano, non solo allorch‚ devono svolgere determinate funzioni, per esempio di tipo motorio, ma anche quando vedono svolgerle in altri soggetti della stessa specie o di specie affini. Ma la cosa pi— sorprendente Š che anche a livello emotivo c'Š una capacit… di immedesimazione, un'empatia nei confronti degli altri in grado di facilitare rapporti di tipo altruistico e cooperativo. Ovviamente, gli evoluzionisti sanno bene che i beneficiari ultimi di questi meccanismi sono i raggruppamenti di geni responsabili di suscitare quelle stesse risposte istintive. Supponendo di applicare questo meccanismo all'omosessualit… nelle sue varie sfaccettature, i neuroni specchio contribuirebbero a far immaginare e, conseguentemente, a far assumere al loro portatore un atteggiamento speculare a quello del partner, in grado cioŠ di far emergere, per esempio, la parte omosessuale di s‚ adeguandola a quella che si manifesta nell'altro e, possibilmente, sempre nell'ambito dell'omosessualit…, a far adottare, a seconda di tutta una serie di fattori condizionanti, il ruolo passivo o quello attivo, potenzialmente compresenti (sia pure in diversa misura) in entrambi i soggetti, contribuendo cos a realizzare la necessaria complementarit… dei ruoli. Il che confermerebbe ulteriormente la potenzialit… in entrambe le direzioni presente in varia misura in tutti i fenotipi maschili, e non solo quella etero od omosessuale e quella attiva e passiva nell'ambito di quest'ultima, ma anche quella di alfa-dominante/poligamo e di gregario/monogamo (o solitario), anch'esse reciprocamente complementari e tutte intrecciate variamente tra di loro, ma soprattutto, grazie appunto ai processi adattativi che abbiamo visto, suscettibili di passaggi dall'una all'altra a seconda delle circostanze cui il fenotipo andrebbe incontro nel corso del suo ciclo vitale. Ciascun maschio recherebbe cioŠ nel suo inconscio le tracce di entrambe le tendenze e di entrambi i comportamenti; poi entrerebbero in gioco i meccanismi trasversali finemente adattativi che abbiamo visto, che lo predisporrebbero ad adeguarsi di volta in volta alla pressione dei vari fattori ambientali, nel nostro caso soprattutto di collocazione gerarchica e socioculturali, percepiti dai geni sotto forma di segnali in grado di scatenare l'una o l'altra cascata di reazioni. Nell'uomo, questo potrebbe permettere il verificarsi in un certo numero, forse anche nella maggior parte dei casi, di ci• che Wallen ha osservato nei macachi, cioŠ il graduale passaggio, col trascorrere degli anni, da una fase ambivalente, pansessuale, a una sempre pi— specificamente eterosessuale. Fenomeno che potrebbe essere interpretato come il passaggio da uno stadio a bassa soglia di eccitabilit…, a opera di segnali anche aspecifici, tali cioŠ da permettere uno spargimento del seme potenzialmente maggiore durante il periodo pi— fertile della vita, a uno stadio di minore eccitabilit…, peraltro focalizzata al recepimento di segnali pi— tipicamente femminili. Anche la crescente tendenza all'omosessualit… dei fratelli in rapporto al loro ordine di nascita potrebbe quindi essere interpretata in questa chiave di lettura: in effetti, alcune ricerche sembrano aver dimostrato che i primogeniti tenderebbero, rispetto ai cadetti, ad assumere istintivamente posizioni di maggior dominanza, mentre i cadetti sarebbero pi— spesso - anche se non necessariamente - predisposti a sviluppare un ruolo subalterno. E in taluni casi, anche in seguito all'influsso di altri fattori, ci• potrebbe tradursi in una pi— spiccata tendenza all'omosessualit… e, in quest'ambito, a una maggiore inclinazione alla passivit…. Anche qui, dunque, potrebbero esser stati premiati dalla selezione quei meccanismi di reciproco adattamento di cui dicevamo poc'anzi a proposito dei neuroni specchio. Tali processi ereditari, condivisi da tutti i fratelli, sarebbero stati infatti potenzialmente in grado di favorire quell'opportuna diversificazione dei loro ruoli e di realizzare quindi quella sorta di complementariet… utili, in definitiva, alla propagazione dei loro stessi geni, da essi del resto largamente condivisi. In questo senso, l'omosessualit… potrebbe anche, in parte, essere funzionale e collocarsi all'interno della varianza riproduttiva, quel fenomeno cioŠ per cui, bench‚ maschi e femmine tendano ad avere in media lo stesso numero di figli, i primi presentano differenze molto pi— spiccate, che variano potenzialmente da zero a centinaia (ricordiamo certi esempi storici di maschi alfa come Ramesse II), mentre nelle seconde la distribuzione Š pi— uniforme e meno soggetta a sbalzi (data anche l'impossibilit… di superare il limite naturale imposto dalla fisiologia). Potatura Siamo fenotipi modulabili, insomma, e anzi, in effetti, l'estrema plasmabilit… dell'istinto erotico sembra ricevere ulteriore conferma, sia pur indirettamente, dalla brillante analisi di Eva Cantarella, docente di diritto romano all'Universit… di Milano. Dai suoi studi emerge infatti chiaramente come, ai tempi della Grecia classica e nell'antica Roma, si desse per scontato che il ruolo omosessuale passivo potesse manifestarsi in qualunque soggetto maschile in una certa fase della sua vita (l'adolescenza), ovvero fosse legato a una certa sua posizione nella gerarchia sociale (in particolare, la schiavit—). Sembra dunque ipotizzabile che l'et… ovvero lo status sociale, possano influenzare in maniera determinante il complesso substrato neuro-ormonale del fenotipo maschile umano attivando i suoi sofisticati meccanismi di adattamento (neurotrasmettitori, neurorecettori, clivaggio alternativo, neuroni specchio, ecc.). Il tutto compendiato col fenomeno, cui si accennava in precedenza, della secrezione di testosterone, che pu• essere modulata estemporaneamente da fattori emotivi, per esempio incrementata nei vincitori e depressa negli sconfitti di competizioni sportive, e non solo. C'Š un proverbio siciliano che dice se tira u ventu, fatti canna. I geni sono in grado di fare proprio questo: finiscono per adeguarsi, in via pi— o meno temporanea o definitiva, alle circostanze, anche mediante il meccanismo della potatura, grazie al quale sono eliminate, per economia, le alternative inizialmente scartate, in misura tanto maggiore quanto pi— lungo Š il periodo in cui non vengono utilizzate successivamente. Ci• pu• valere, a seconda delle diverse fasi della vita, per l'apprendimento di una particolare lingua come per l'orientamento sessuale. Il sistema neuro-ormonale, nelle specie in cui Š presente, svolge in questo contesto un ruolo di primo piano come intermediario fra certi tipi di segnali e le batterie dei geni a esse sensibili, che sono pronte a reagire inducendo la secrezione di mediatori chimici e l'attivazione dei rispettivi recettori in risposta a essi, purch‚ i segnali raggiungano una determinata soglia d'intensit…. La discriminazione: causa o conseguenza? Ecco un altro buon motivo per non scambiare il risultato del processo evolutivo che si osserva nell'adulto, cioŠ il clich‚ dell'omosessuale, con una presunta configurazione genetica immutabile e fissata sin dall'inizio, indifferente alla pressione ambientale e non plasmabile dalle esperienze con cui si Š predisposti a interagire: la pressione del contesto socioculturale tenderebbe invece a imprigionare i soggetti in un ruolo stereotipato, e a tale pressione d'altra parte si adeguerebbe appunto il meccanismo della potatura che, eliminando un po' alla volta per disuso le potenzialit… eterosessuali, finirebbe per rappresentare un potente fattore adattativo di auto-esclusione e auto-ghettizzazione. Ô cos che la pressione socioculturale sospingerebbe verso il ghetto dell'omosessualit… esclusiva molti di quelli che, altrimenti, seguirebbero percorsi pi— variegati a possibile esito riproduttivo e che finirebbero invece per cedere a essa, interiorizzando lo stereotipo culturale dominante dell'omofobia fino ad autocolpevolizzarsi e riducendosi, per la perdita di autostima, a diventare quasi la caricatura di se stessi. Il che suggerirebbe anche d'interpretare molti casi, forse la maggior parte, di omosessualit… esclusiva come conseguenza prima ancora che come causa della discriminazione di matrice omofobica, intesa in questo caso come fattore di pressione selettiva socioculturale. Paolo Crocchiolo (®Prometeo¯ n. 103/09) Spie senza rete - C'Š un modo per sottrarre informazioni riservate dai computer aggirando la crittografia e gli altri sistemi di protezione informatica. - Visti attraverso l'oculare del piccolo telescopio di Michael Backes, i caratteri da 18 punti tipografici sullo schermo del computer in fondo al salone sono leggibili come se avessi la macchina sulle ginocchia. Eppure il computer Š a 10 metri da me, e il suo schermo Š rivolto dalla parte opposta al telescopio. L'immagine che appare cos leggibile Š quella riflessa da una teiera di vetro posata su un tavolo vicino. Nei suoi esperimenti, Backes ha scoperto una preoccupante variet… di oggetti che possono far rimbalzare i dati pi— segreti dai nostri schermi alla macchina fotografica di una spia. Un paio di occhiali, ma anche un boccale da birra, una bottiglia di plastica, un gioiello in metallo; persino le pupille di chi usa il computer. Per perdere il controllo delle informazioni, pu• bastare guardarle. I riflessi delle immagini sullo schermo sono solo una delle molte vie attraverso cui i nostri computer possono lasciarsi sfuggire informazioni lungo i cosiddetti canali secondari, falle nei sistemi di sicurezza che permettono di aggirare le normali misure, come i sistemi di crittografia e le restrizioni a livello di sistema operativo, usate per proteggere i dati riservati. Recentemente, per esempio, alcuni ricercatori hanno dimostrato cinque diversi metodi per individuare a distanza la sequenza dei tasti battuti su una tastiera senza installare alcun software sul computer bersaglio. Un osservatore tecnologicamente sofisticato pu• estrarre informazioni riservate leggendo il modo in cui lampeggiano i LED sugli switch di una rete di computer o esaminando le deboli emissioni radio prodotte dai monitor. Vi sono persino stampanti abbastanza rumorose da poterne seguire l'attivit… con l'udito. Salvo che per alcuni programmi militari segreti, gli attacchi attraverso i canali secondari sono stati in gran parte ignorati dagli specialisti di sicurezza dei sistemi informatici, che si sono concentrati sulla creazione di schemi di crittografia e protocolli di rete sempre pi— resistenti. Ma questo approccio pu• garantire la sicurezza delle informazioni solo finch‚ sono all'interno del computer o della rete. Gli attacchi che passano per i canali secondari sfruttano un'area priva di difese, quella in cui il computer incontra il mondo reale; avvengono nei pressi della tastiera, del monitor o della stampante, prima che i dati siano crittografati oppure dopo che sono stati ritradotti in forma accessibile agli esseri umani. In pi—, questi attacchi non lasciano anomalie nei registri di attivit… n‚ alterazioni dei file che segnalino un furto di informazioni; e non lasciano tracce che permettano agli esperti di sicurezza di capire quanto siano frequenti questi eventi. Secondo gli specialisti, una sola cosa Š sicura: se un'informazione Š vulnerabile, e ha un valore monetario o di intelligence significativo, prima o poi qualcuno prover… a rubarla; Š solo questione di tempo. Dagli schermi alle tastiere L'idea di rubare informazioni attraverso canali secondari precede di molto il personal computer. Durante la prima guerra mondiale, i reparti di intelligence delle nazioni belligeranti riuscivano a intercettare gli ordini trasmessi dai comandi avversari sui campi di battaglia perch‚ i telefoni da campo dell'epoca erano dotati di un solo filo, e per trasmettere la corrente di ritorno usavano il collegamento di terra. Quindi le spie collegavano una barra metallica inserita nel terreno a un amplificatore e riuscivano ad ascoltare le conversazioni. Negli anni sessanta gli scienziati militari statunitensi presero a studiare le onde radio emesse dai monitor dei computer, e lanciarono un programma di ricerca, nome in codice ®Tempest¯, per sviluppare i sistemi di schermatura tuttora utilizzati nei sistemi informatici che trattano dati riservati all'interno dell'amministrazione governativa e nelle banche. Senza una schermatura Tempest, Š possibile ricostruire da un'altra stanza (o persino da un edificio adiacente), linea per linea, l'immagine sullo schermo di un monitor standard a tubo catodico sintonizzandosi sulle onde radio trasmesse dal monitor. Molti hanno pensato che i monitor a schermo piatto avrebbero reso obsoleta la problematica affrontata da Tempest, perch‚ gli schermi piatti funzionano a bassa tensione e non scandiscono l'immagine linea per linea. Ma nel 2003 Markus G. Kuhn, del Computer Laboratory dell'Universit… di Cambridge, ha dimostrato che anche i monitor LCD, compresi quelli dei computer portatili, emettono segnali radio digitali dai cavi video di cui sono dotati; e queste emissioni possono essere raccolte e decodificate a parecchi metri di distanza. Il monitor aggiorna l'immagine 60 o pi— volte al secondo; facendo la media delle varie immagini si eliminano le parti comuni e si isolano i pixel che di volta in volta cambiano, ottenendo una copia leggibile di tutto ci• che sta mostrando lo schermo che si vuole spiare. ®Trent'anni fa gli unici con l'attrezzatura necessaria per realizzare l'analisi elettromagnetica su cui si basano questi attacchi erano i militari¯, dice Kuhn. ®Oggi la si trova in qualsiasi buon laboratorio elettronico, anche se Š ancora ingombrante. Ma prima o poi diventer… disponibile nella forma di una semplice scheda da inserire nel portatile¯. Analogamente, secondo Martin Vuagnoux e Sylvain Pasini, del Politecnico di Losanna, bastano banali dispositivi di sorveglianza radio per individuare i tasti premuti da una persona che sta lavorando in un'altra stanza. Questo tipo di attacco non dipende dalle fluttuazioni dell'alimentazione elettrica, e quindi funziona anche sui computer portatili a batteria. Vuagnoux e Pasini stanno preparando una comunicazione per un convegno in cui descrivono quattro distinti modi per dedurre la sequenza delle battute dei tasti a partire da segnali radio catturati attraverso le pareti anche a 20 metri di distanza. Uno dei metodi pi— recenti ha una precisione del 95 per cento. ®Per determinare quale tasto Š stato premuto, la tastiera interroga una matrice di righe e colonne¯, spiega Kuhn. ®Il procedimento di interrogazione emette deboli impulsi radio, e la posizione di questi impulsi nel tempo pu• rivelare quali tasti siano stati premuti¯. Lo scorso maggio il gruppo di Giovanni Vigna all'Universit… della California a Santa Barbara ha pubblicato i dettagli di un quinto metodo per catturare le sequenze dei tasti, che non ha neppure bisogno di ricevitori radio particolari; basta una normale webcam e un software ben progettato. Il software di Vigna, chiamato ClearShot, lavora su una ripresa video delle dita della vittima che scrive su una tastiera. Il programma combina algoritmi di tracciamento del movimento e raffinati modelli linguistici per dedurre quali parole Š pi— probabile che siano state dattiloscritte. Secondo Vigna, ClearShot riesce a ricostruire il testo pi— o meno alla stessa velocit…, ma non proprio con la stessa esattezza, dei volontari umani. Pu• sembrare improbabile che qualcuno permetta che la propria webcam sia usata a suo svantaggio in questo modo, ma non Š cos. Ottenere una sequenza video da una webcam pu• non essere pi— complicato che indurre l'utente a fare clic su un collegamento apparentemente innocuo inserito in una pagina web, procedimento noto con il termine clickjacking (furto del clic). Lo scorso ottobre, Jeremiah Grossman della WhiteHat Security e Robert Hansen della SecTheory hanno rivelato i dettagli dei ®bachi¯ scoperti in molti programmi usati per la navigazione sul Web e nel software Adobe Flash, che nel loro insieme permettono a un sito ostile di raccogliere dati audio e video dal microfono e dalla webcam in dotazione a un computer. Per far partire la sorveglianza basta un clic. L'occhio che ti vede Comunque, fa notare Backes, ®quasi tutti questi metodi di intercettazione sono accessibili solo a persone dotate di conoscenze specializzate e particolari attrezzature. Ci• che distingue gli attacchi che sfruttano le immagini riflesse Š che chiunque, o quasi, pu• realizzarli: basta che abbia un telescopio da 500 dollari¯. Backes, oggi fellow del Max-Planck-Institut per i sistemi software di Saarbrcken, in Germania, dedica la maggior parte del suo lavoro alle teorie matematiche su cui si basa la crittografia. Ogni anno per• realizza insieme ai suoi studenti un nuovo progetto, per divertimento. Quest'anno hanno scritto un software capace di tradurre la registrazione audio di una stampante a matrice di punti (di quelle rumorose, spesso ancora in uso presso compagnie aeree, banche e ospedali) in un'immagine della pagina in corso di stampa. Lo spunto per la ricerca sulle immagini riflesse Š venuto a Backes mentre passava accanto all'ufficio in cui i suoi specializzandi erano impegnati a scrivere furiosamente sulle loro tastiere. ®Mi sono chiesto: ®Su che cosa staranno lavorando con tanta foga?¯¯. Poi, osservando una piccola macchia bianca e azzurra in una teiera sulla scrivania di uno studente, e rendendosi conto che era il riflesso dello schermo del suo computer, ha avuto l'idea. ®Il giorno dopo ho comprato [per 435 dollari] un normale telescopio e una macchina fotografica digitale da sei megapixel¯. L'apparato ha funzionato in maniera sorprendente. I caratteri tipografici di medie dimensioni erano chiaramente leggibili ogni volta che si puntava il telescopio sui riflessi visibili in un cucchiaio, su un bicchiere, sul vetro di un orologio da parete. Tutte le superfici lucide andavano bene, o quasi; ma quelle che funzionavano meglio erano quelle incurvate, perch‚ lasciano vedere ampie porzioni della stanza, e quindi liberano il ®guardone¯ informatico dalla necessit… di trovare il particolare punto da cui risulta visibile lo schermo. Sfortunatamente, poi, chiunque lavori davanti a un monitor ha sul volto due oggetti quasi sferici e altamente riflettenti. Era possibile carpire segreti digitali dagli occhi di chi li guarda? Per scoprirlo ci volevano un telescopio pi— potente e una fotocamera pi— sensibile. Ô raro che le pupille restino ferme pi— di un secondo circa, e quindi l'otturatore della macchina da ripresa doveva scattare a tempi brevi per ridurre le deformazioni dovute al movimento. ®Per gli occhi, il fattore che limita la distanza a cui pu• trovarsi la spia Š la luminosit… dell'immagine riflessa, non la sua risoluzione¯, dice Backes. Quindi ha acquistato un telescopio da 1000 euro e si Š fatto prestare una macchina da presa per uso astronomico che ne costa pi— di 4000. Adesso riusciva a distinguere un testo scritto in caratteri da 72 punti nell'occhio di una persona disposta a dieci metri di distanza. Poi gli Š venuto in mente che poteva fare ancora meglio prendendo in prestito un'altra cosa dagli astronomi: un procedimento chiamato deconvoluzione, mediante il quale si eliminano le distorsioni che rendono confuse le fotografie delle galassie remote. L'idea Š misurare in che modo si deforma un punto di luce dell'immagine originaria (come potrebbe essere una stella, o il riflesso di una spia indicatrice su un monitor), e poi usare una funzione matematica per invertire la deformazione di quel punto, e rendere contemporaneamente pi— netti i contorni di tutto il resto dell'immagine. Il software di deconvoluzione ha fatto scendere la soglia di leggibilit…, a 10 metri di distanza, fino ai 36 punti tipografici, con un telescopio che pu• essere facilmente nascosto in un'auto. Con un telescopio pi— potente, ma comunque facilmente alloggiabile in un furgoncino, si potrebbe fare anche di meglio. Backes ha gi… qualche idea su come fare ulteriori passi in avanti. ®Una spia potrebbe puntare sul bersaglio un laser invisibile¯, osserva. Ci• permetterebbe la messa a fuoco automatica sulla pupilla e una miglior deconvoluzione delle immagini mosse. Una spia potrebbe anche avvalersi di un software che assembla un'immagine chiara di un oggetto combinandone molte immagini parzialmente sfocate. Si potrebbero inoltre sfruttare i software per il trattamento di immagini ad alta gamma dinamica, che usano tecniche analoghe per ricavare una fotografia ad alto contrasto da immagini realizzate con una serie di esposizioni diverse. Cortina difensiva Proteggersi da un computer che spiffera i fatti nostri Š per certi versi assai pi— difficile che difendersi contro spam, phishing e virus. Non ci sono software da installare per bloccare i canali secondari. D'altro canto, forse c'Š gi… qualcuno che li sfrutta attivamente. Secondo Backes e Kuhn, sarebbe bene dare per scontato che i militari abbiano usato queste tecniche almeno in qualche occasione. Le tende dell'ufficio di Backes erano chiuse mentre discutevamo di queste possibilit…; le tende alle finestre sono un'ovvia maniera per impedire l'uso delle immagini riflesse a fini spionistici. Backes fa per• notare che sarebbe ingenuo pensare che tutti si ricordino sempre di tener protette le proprie finestre. Molti di coloro che usano computer portatili applicano ai propri schermi ®filtri per la difesa della privacy¯ per proteggersi da chi potrebbe spiarli da dietro le spalle, ma questi filtri rendono pi— luminosi i riflessi visibili negli occhi di chi li usa, perci• potrebbero addirittura facilitare il compito di una spia. Gli schermi piatti emettono luce polarizzata, e quindi una pellicola polarizzante applicata ai vetri di una finestra potrebbe, in teoria, bloccare i riflessi di qualsiasi schermo presente nella stanza. Nella pratica, per•, non funziona. Sono infatti comuni piccole variazioni nell'angolo di polarizzazione degli schermi, e i lievi disaccoppiamenti che ne risultano lasciano uscire abbastanza luce da permettere a un buon telescopio di distinguere ci• che appare sullo schermo. Rispetto alle forme convenzionali di spionaggio informatico, gli attacchi che sfruttano i canali secondari hanno anche alcuni seri limiti, osserva Kuhn. ®Bisogna trovarsi nelle vicinanze dell'obiettivo, e riuscire a osservarlo proprio mentre un utente accede attivamente alle informazioni che ci interessano. Ô senz'altro molto pi— facile indurre una persona ad aprire un allegato a un messaggio di posta elettronica che poi installa un software dannoso e offre una porta ®di servizio¯ (una backdoor) per accedere all'intero sistema. Cosa che si pu• fare contemporaneamente a milioni di persone¯. Per questo motivo, Š improbabile che gli attacchi che sfruttano i canali secondari arrivino a diffondersi quanto quelli che passano attraverso le reti telematiche. I canali secondari saranno usati piuttosto per infiltrare un numero limitato di bersagli altamente lucrativi, come i computer di funzionari di alto livello di grandi aziende e organismi governativi. In questi casi, i canali secondari sono probabilmente il modo pi— facile per aggirare gli elaborati sistemi di sicurezza delle reti senza lasciare tracce. Alcune prove aneddotiche fanno pensare che in qualche occasione questo tipo di sorveglianza sia gi… stato messo in atto. ®Nell'ambiente delle banche di investimenti si parla di casi di furti di informazioni avvenuti senza l'uso di attacchi tradizionali¯, dice Kuhn. ®Che io sappia, per•, nessuno Š mai stato colto sul fatto¯. W. Wayt Gibbs (®Le Scienze¯ n. 491/09) La comicoterapia - Ridere fa davvero buon sangue? Sebbene fin dall'antichit… si trovino varie testimonianze a favore del potere terapeutico del buon umore e dell'allegria, la questione Š stata completamente trascurata per secoli. - Thomas Sydenham, autorevole medico del XVII secolo, era solito affermare che: ®L'arrivo di un buon clown esercita, sulla salute di una citt…, un'influenza benefica superiore a quella di venti asini carichi di medicinali¯. La comicoterapia, cioŠ l'attuazione di tecniche clownesche, derivate dal circo e dal teatro di strada, in contesti di disagio, al fine di migliorare l'umore delle persone, non Š, dunque, una scoperta dei giorni nostri. Sebbene sia stata sottovalutata o addirittura ignorata dalla comunit… scientifica per decenni, sta divenendo una pratica sempre pi— attuale. L'atteggiamento nei confronti dell'umorismo e delle sue funzioni terapeutiche, nel corso del tempo, Š infatti radicalmente cambiato: visto in origine come un argomento ®frivolo¯, superficiale, da relegare solo ai momenti gioviali, lontano dalle occupazioni ®serie¯, oggi Š stato riconosciuto come un aspetto non marginale della vita umana, divenendo sempre pi— oggetto di interesse scientifico. Umorismo e salute Un proverbio biblico recita: ®Un cuore allegro Š una buona medicina, mentre un'anima sofferente secca le ossa¯ (Pr. 17, 22), dimostrando come le propriet… curative della risata e del buon umore abbiano radici antichissime. Sebbene gi… Ippocrate, nel V sec. a.C. e Galeno, nel II sec. d.C., attribuissero al buon umore la potenzialit… di migliorare il decorso di una malattia, il suo potere terapeutico Š stato completamente trascurato per secoli. Ô solo verso gli anni Settanta che medici e psicologi hanno cominciato a mostrare un crescente interesse per l'influenza del ridere, del senso dell'umorismo e di altre esperienze positive sull'organismo umano. All'origine di tale interesse Š da ricordare una storia di cronaca americana: in quegli anni, un noto scrittore di nome Norman Cousins fu colpito da spondilite anchilosante, una grave malattia dei tessuti connettivi delle articolazioni, costringendolo all'immobilit… in un letto d'ospedale. I medici gli diedero pochi mesi di vita. Cousins non si dette per vinto e convinse il suo medico curante a somministrargli giornalmente dosi massicce di vitamina C, sottoponendosi allo stesso tempo ad una sorta di ®cura del riso¯, utilizzando a questo scopo film comici e vecchi filmati di candid camera. Dieci minuti di risate riuscivano a farlo stare due ore senza sentire dolori. Poich‚, per•, nell'ospedale, gli altri medici mal tolleravano l'inconsueta terapia, Cousins decise di continuarla a casa propria. La cura condusse ad un obiettivo miglioramento, lento ma costante: dopo alcuni mesi aveva riacquistato la capacit… di scrivere di nuovo a macchina e dopo un anno si era completamente ristabilito. Diversi medici, tra quelli che studiarono l'esperienza di Cousins, ritennero che non solo ridere, ma anche altri comportamenti fossero stati importanti nel suo modo di affrontare la malattia: un'estrema fiducia nell'autoguarigione, l'assenza di panico di fronte alla pericolosa malattia, l'aver condiviso la responsabilit… della terapia e non averla delegata ai soli dottori. Cousins insomma era riuscito ad attivare alcuni fattori che si ritiene siano alla base dell'effetto placebo. Fra tutti i fattori in causa, quello che colp pi— di tutti i media e l'opinione pubblica fu l'effetto terapeutico della risata. A partire da questo caso si moltiplicarono gli studi e le ricerche sull'argomento. Scorrendo la letteratura scientifica, si evince come molti di questi studi abbiano dimostrato che una bella risata incrementi la secrezione di sostanze chimiche naturali, catecolamine ed endorfine, che fanno sentire in forma e hanno un potente effetto analgesico, e come diminuisca, invece, la secrezione del cortisolo, l'ormone tipico dello stress prodotto nelle ghiandole surrenali, e abbassi il tasso di sedimentazione, stimolando cos la risposta immunitaria. William Fry (2001), uno dei pi— noti studiosi della biologia del ridere, passando appunto in rassegna le principali ricerche empiriche, conclude sostenendo che una risata ha un notevole impatto sul nostro organismo poich‚ stimola e poi rilassa l'apparato respiratorio, muscolare, cardiovascolare e i sistemi endocrini, centrale e periferico. Durante la risata aumentano i battiti cardiaci e la pressione arteriosa, la circolazione del sangue e il ritmo della respirazione si fanno pi— veloci, i muscoli si muovono, nel cervello appare un'attivit… elettrica particolare, la temperatura aumenta e la produzione ormonale viene stimolata. D'altra parte non vi Š solo l'aspetto legato alla sfera corporea del ridere. Dopo una risata, infatti, si pu• notare un'attivazione psicologica e sociale che si esprime in ulteriori episodi di euforia. Ridere, pertanto, favorisce una particolare combinazione di stimolazione e rilassamento, unita, per•, ad un elevato senso di vitalit…. Il fattore protettivo del ridere potrebbe risiedere proprio in questa capacit… di produrre un effetto rilassante e, al contempo, mentalmente euforizzante. Lo humour, in altre parole, costituisce il fondamento di una buona salute mentale, Š un eccellente antidoto allo stress ed Š un efficace ®lubrificante sociale¯. Chi sono i clown dottori? Con il termine ®clownterapia¯ si indica l'attuazione di un insieme di tecniche derivate dal circo e dal teatro di strada, in contesti di disagio quali ad esempio gli ospedali, le case di riposo, le case famiglia, gli orfanotrofi, i centri diurni, ecc. Data la vastit… e l'importanza della funzione della clownterapia, si Š avvertita negli ultimi anni l'esigenza di fare chiarezza sul ruolo, sulle competenze, sulle modalit… di intervento, sulle metodologie formative dei ®nasi rossi¯ come agenti di servizio per la persona. Per ®clown dottori¯ si intendono: - i volontari formati allo scopo di adattare le proprie specifiche capacit… individuali e le loro varie professionalit… al servizio svolto in ospedali, comunit…, ecc.; - i non professionisti dello spettacolo formati come professionisti clown dottori; - i professionisti dello spettacolo, non volontari, provenienti dai pi— diversi ambiti teatrali, appositamente formati allo scopo di adattare le proprie capacit… artistiche e umane al lavoro in ospedali, comunit…, ecc. Il clown dottore Š quindi colui che (a prescindere dal proprio titolo di studio) opera nei contesti di disagio utilizzando le arti del clown e integrandole con conoscenze psico-socio- sanitarie al fine di agire sulle emozioni, per modificarle. Formazione e tirocinio A tutt'oggi non esiste un percorso unitario su come diventare clown dottore. Esistono tuttavia decine di associazioni ONLUS che svolgono nei diversi contesti di disagio attivit… per le quali Š previsto un periodo di formazione, che consiste in un corso di durata variabile, al quale i futuri clown dottori devono obbligatoriamente partecipare, in modo da acquisire le tecniche artistiche e le nozioni di psicologia necessarie (in particolare psicologia dello sviluppo e psicologia relazionale). Il clown dottore sar… cos in grado di rendere il proprio intervento il pi— mirato possibile in funzione delle caratteristiche specifiche di ciascun utente e facendo uso anche delle abilit… circensi precedentemente acquisite. In ogni caso, durante il primo periodo di ®servizio in corsia¯, il neo-clown dottore svolge un periodo di ®tirocinio¯, accompagnato da un collega pi— esperto. Il servizio nelle strutture da parte dei volontari non Š lasciato al caso; innanzitutto i clown dottori programmano giorni e orari d'intervento, in accordo con gli altri operatori (medici, infermieri, direttori sanitari, ecc.) e stabilendo tempistiche ed eventuali precauzioni. Una volta iniziata l'attivit…, lavorano in coppia, con camice personalizzato e trucco leggero e gli interventi vengono decisi in rapporto al paziente con cui ci si intende relazionare (bambino, adulto, anziano, ecc.) e al quale i clown dottori hanno chiesto il permesso di poter interagire, rispettandone l'eventuale rifiuto. Sebbene l'attivit… dei clown dottori sia nata nei reparti pediatrici degli ospedali, il contesto operativo non Š comunque limitato esclusivamente a quello della pediatria. La loro attivit… pu• svolgersi in diversi altri reparti (geriatria, medicina interna, ecc.), in contesti sociali difficili (ad esempio carceri) e anche nelle scuole e in missioni umanitarie. Un ulteriore campo di lavoro Š quello della formazione, in affiancamento a insegnanti, operatori sociosanitari, personale d'azienda. Ô infatti dimostrato che anche nei contesti di apprendimento i contenuti presentati in maniera umoristica sono meglio assimilati e ricordati. Tipi di clown La storia dei clown ha origine nei circhi del XVIII secolo. Quando il clown dottore sceglie il proprio personaggio, solitamente si ispira ad una delle tre figure circensi principali: il Bianco, l'Augusto e il Tramp. Il clown Bianco Š al gradino pi— alto dell'intelligenza e dell'abilit… tra i clown. Il viso Š completamente bianco, con occhi, naso e bocca evidenziati da altri colori; di solito indossa un costume intero anch'esso tutto bianco e, generalmente, lavora in coppia con l'Augusto, che riesce sempre a rovinargli qualcosa. L'Augusto Š, invece, una tipologia di clown goffo, giocherellone e confusionario. Il suo viso Š generalmente colorato di rosa, rosso o arancione, mentre l'uso del bianco Š molto esteso nella zona della bocca e degli occhi. Spesso usa un nasone rosso. Il vestito Š costituito per lo pi— da giacche colorate e quadrettate, da camicie enormi, da cravatte a farfalla e da pantaloni larghi con bretelle. Il termine Augusto deriva da ®August¯, che in slang significa ®sciocco¯. Il Tramp Š il clown di tipo pi— realistico, che esagera le fattezze umane con l'ausilio di barbe, basette, grossi nasi, teste pelate e bizzarri tagli di capelli. Il trucco consiste in una base nera, su cui spiccano la bocca e gli occhi bianchi e il nasone rosso. Di solito indossa un cappello, una camicia sgualcita, una cravatta e un vestito tutto rattoppato. Patch Adams La popolarit… della comicoterapia Š datata 1998, grazie al film Patch Adams, interpretato da Robin Williams, che ha portato a conoscenza del grande pubblico la vita e l'opera del medico statunitense Hunter ®Patch¯ Adams. La storia di Patch inizia da un ospedale psichiatrico, in cui era stato ricoverato adolescente a causa di una depressione maggiore e dopo aver tentato il suicidio. Qui, aiuta un suo compagno di stanza, affetto da fobie, ricorrendo ad una serie di giochi divertenti: Š cos che egli intuisce di avere un dono, quello di sapere aiutare chi soffre instaurando un rapporto basato su allegria e complicit…. ®Patch¯ decide di iscriversi alla Facolt… di Medicina, laureandosi non senza difficolt…: il mondo universitario, infatti, non vedeva di buon occhio il modo ®originale¯ in cui intendeva prendersi cura dei pazienti. Dopo la laurea, Patch trasforma la sua stessa casa in una clinica ospedaliera e, in contrasto con il sistema americano, fornisce cure gratuite a tutti. Nel 1977 acquista un terreno nel North Carolina dove progetta di costruire una clinica vera, che, vista dall'alto, dovrebbe ricordare la sagoma di un clown. Per finanziare il progetto fonda l'Associazione Gesundheit Institute, allo scopo di raccogliere fondi. Attualmente Š impegnato in conferenze e seminari in tutto il mondo, allo scopo di far conoscere il potere terapeutico della risata, la sua attivit… di clown dottore e favorire la diffusione di tale pratica nel maggior numero di contesti, non solo in ospedali, ma in tutti i luoghi in cui in qualche modo si viva un disagio. Alberto Dionigi (®Psicologia contemporanea¯ n. 214/09)