Luglio-Settembre 2009 n.3 Anno XXIII Quaderni di Minimondo Rivista culturale Braille Periodico trimestrale Fascicolo III Direzione Redazione Amministrazione Biblioteca Italiana per i Ciechi 20052 Monza - Casella postale 285 c.c.p. 853200 - tel. 039/28.32.71 e-mail: bic@bibciechi.it Dir. Resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Massimiliano Cattani, Antonietta Fiore, Luigia Ricciardone, Pietro Piscitelli (Responsabile) Copia in omaggio Stampato in Braille a cura della Biblioteca Italiana per i Ciechi ®Regina MargheritaŻ onlus via G. Ferrari, 5/a 20052 Monza Sommario 50 anni fa, la ®dolce vitaŻ (®il VenerdŤŻ n. 1100/09) - Marco Cicala: Come eravamo. Anzi, come siamo. E perch‚ Fellini lo aveva capito 50 anni fa - Paolo Sorrentino: Quel ritratto di una vita dorata svelava che la vita non ha senso - Yasemin Taskin: Aiche Nan…: la ®dolce vitaŻ? Ô stata la mia maledizione Claudio Agostoni: La via del blues (®Tutto TurismoŻ n. 363/09) Francesco Napoli: Alfonso Gatto: un uomo nato per la poesia (®LettureŻ n. 657/09) 50 anni fa, ®la dolce vitaŻ Come eravamo. Anzi, come siamo. E perch‚ Fellini lo aveva capito 50 anni fa Roma. I capolavori generano grandi equivoci. La dolce vita non fa eccezione: come formula idiomatica Š divenuta sinonimo - un po' infantile, un po' peccaminoso - di bohŠme; spensieratezza da boom economico, italian way of life, fulgore divistico, epica mondana, eleganza - magari alla vaccinara - ma pur sempre perduta eleganza. Per un singolare contrappasso, l'espressione Dolce vita si Š, insomma, ribaltata quasi nell'esatto contrario di quanto vaticinato da Federico Fellini nel film. Che si girava a Roma mezzo secolo fa. E che, dentro l'involucro d'un affresco di costume visionario quanto sensuale, racchiudeva un cuore dark. Cupa diagnosi esistenziale su un Paese nel guado traumatico della Modernit…. In un'intervista di quindici anni fa, lo scrittore Antonio Tabucchi confessava: ®Resto stupito, ma grato a Fellini: non avevo capito niente, lui aveva capito tutto. LŤ c'erano tutti i vizi degli italiani, ma il senso vero di quel grande dipinto era la scoperta che l'Italia era un Paese del Basso Impero. Ero un ragazzo di provincia (...) che credeva che l'Italia, dopo il disastro della guerra, stesse vivendo una specie di Risorgimento. Mi sbagliavo: quella era la decadenza. La dolce vita mi aprŤ gli occhi. Fellini aveva gi… intuito dove saremmo andati a parare: i media, i finti scoop, la spettacolarizzazione del nienteŻ. Non solo: ®Il film coglie con esattezza il lato oscuro del boom, gli elementi di degrado sociale e morale che quegli anni - pur con tutto il loro carico di innovazione e dinamismo - si portavano dentro: l'individualismo che disprezza le regole collettive, l'edonismo, l'ideologia del successo. Sintomi di quello sviluppo senza progresso che, secondo Pasolini, connotava la modernizzazione all'italiana. Per certi versi, rivedendo La dolce vita, come pure Una vita difficile o Il sorpasso di Dino Risi, si intuisce gi… l'Italia degli anni Ottanta, di cui siamo a nostra volta figliŻ dice lo storico Guido Crainz, docente all'Universit… di Teramo e autore, tra l'altro, di una dettagliatissima Storia del miracolo italiano. Non si tratta di demolire l'immagine dell'Italia felix anni Sessanta, ma di articolarla: ®Se quell'epoca fosse stata cosŤ tenue in contraddizioni, cosa avrebbe avuto tanto da gridare alla ®liberazioneŻ il, non meno fragile e contraddittorio, Sessantotto?Ż si chiede Crainz. ®Non si capisce l'Italia della Dolce vita se non la si afferra come compresenza di spinte riformatrici e fortissime resistenze retrograde. Basti pensare alla censura. O, nella fattispecie, alla crociata della Chiesa contro il film scandalo di Fellini. Un mio amico mi raccontava di esser stato trascinato a una delle tante messe di espiazione con le quali si invocava il perdono per l'empia Nazione che aveva espresso una pellicola del genereŻ. Oggi la Nazione pu• apparirci empia perch‚ non fa pi— film come La dolce vita. Perch‚ fatica a rappresentarsi in termini che siano autocritici e insieme poetici. Perch‚, nell'offuscata coscienza di s‚, sembra aver smarrito un altro antichissimo strumento di conoscenza, caro agli autori della Dolce Vita: la piet…. Ennio Flaiano scriveva a Tullio Kezich: ®Terreno d'incontro tra me e Fellini Š forse la tolleranza verso le azioni degli uomini, comprese le nostre, e quindi la piet… per il nostro destino. Sospettiamo degli schemi e ci piace arrivare a stabilire i fatti attraverso i turbamenti, gli sgomenti improvvisi, le trionfali certezze, le disperazioni dei nostri personaggiŻ. Non vuol dire che la Nazione abbia perso la capacit… di raccontarsi. Pizzicarsi nei propri tic e peccati. Molto Š stato scritto e detto circa l'alto servigio morale reso al Paese da Umberto Pizzi, il fotografo di Cafonal, del Dagospia e dei neoassembramenti mondani. ®La Dolce vita? Era una balla. Per•, se proprio vuoi sapere che fine abbia fatto la balla, segui Pizzi, stagli appressoŻ mi consiglia un navigato viveur. Vado. Umberto Pizzi, da Zagarolo, ha 72 anni. Gira per Roma sotto uno zucchetto di lana e sopra uno scalcagnato scooter. Negli anni Settanta ha cominciato come paparazzo inseguendo Agnelli, Onassis, Ursula Andress... Adesso Š forse un antropologo. O uno storico degli altifondi - salotti, party, convenscion. Di sicuro Š un documentarista leale. Non fa foto rubate. Ritrae gente che vuol essere derubata. Del pudore. Nell'esibizione di s‚. Mentre bacia anelli o dopati decollet‚; ride e canta a stracciagola; inciampa, cade e non si rialza perch‚ Š divertente rimanere terra terra; gente che si scompone ostentando cacce, lifting, travagliati muscoli, tatuaggi, cicatrici, grinze; che mangia velout‚s, paillardes, juliennes, mousses (ma tu chiamale, se vuoi, emulsioni). Insomma: tutti i Gregory Speck e le Catering Hepburn della nuova classe digerente. Non Š detto che le foto di crapula siano le pi— epocali di Pizzi: siamo tutti pornografici mentre azzanniamo. Lui sorride. Racconta: ®Trent'anni fa era vietato pubblicare immagini di politici che mangiavano. Per definizione, i Dc erano magnoni, forchettoni. Scoppi• un casino per urna mia foto di Emilio Colombo. Che pure non stava mangiando: beveva un prosecchinoŻ. Con le sue concertate risse, quello tra paparazzi e jet set era un ipocrita gioco a nascondino. Nell'universo ritratto da Umberto Pizzi ogni fariseismo Š smottato: il fotografo lo invocano, sgomitano per farsi acchiappare di scatto. E poi rivedersi l'indomani sul Dago. Come molti di noi su Facebook. Il mondo del cinema (un mito che negli anni della Dolce vita calamitava nelle sale italiane oltre due milioni e mezzo di persone al giorno) Š quasi del tutto assente dagli scatti di Pizzi. Dominano politica, finanza, tv. E il paesaggio intermedio dei micropoteri. L'Italia di Fellini era vera perch‚ ricostruita in studio. Quella di Cafonal sembra ricostruita in studio, invece Š vera. Perci• Š istruttivo, ma luttuoso ascoltare i racconti di attempati signori come lo scrittore Antonio Debenedetti, che su Roma Dal ®PiacereŻ di d'Annunzio alla Dolce vita sta preparando un documentario e un libro: ®Guardi che la citt… ®fellinianaŻ era anche un posto serissimo. Senza contare caffŠ, salotti, redazioni, compagnie teatrali - aveva la migliore facolt… di Lettere d'Europa. Ci insegnavano Ungaretti, Sapegno, Macchia, Argan, Paratore, Chabod, e mio padre. I giovani, tipo Arbasino, andavano in giro ricercando il nuovo, ma sempre in uniforme borgheseŻ. Pi— picaresche le memorie di Enrico Vaime, da Perugia: ®Quando passai l'esame alla Rai c'erano in commissione Ungaretti, Moravia, PasoliniŻ. Era il 1960. Vinto il concorso, rimase ancora qualche tempo. Poi se ne salŤ a Milano: ®Perch‚ a Roma si stava troppo bene. E non si combinava un accidente. Che famo stasera?, era il mantra. Io volevo lavorare. La Roma della Dolce vita eccitava la fantasia dei provinciali. In gran parte Š stata una loro - nostra - creazione, proiezioneŻ. Per•, con la sua arguzia malinconica, ®Flaiano non cadde nell'incanto da inurbato. Fellini era diverso. Pi— ingenuo, infantile, intuitivo. Schiavo del piacere. Voleva essere amato da tutti. Gentile con tutti. Una volta mi telefon•. Era il mio compleanno: ®Auguri! Siamo nati lo stesso giorno!Ż. Ne fui commosso. Ma mica era vero. Lui era nato il giorno dopoŻ. Senza dimenticare i calembours a piazza del Popolo, rievocati da Giovanni Russo: Renato Guttuso era La picassata alla siciliana. Ciccio Trombadori Il vecchio tastamento. Alberto Moravia L'amaro Gambarotta. Vincenzo Cardarelli Il pi— grande poeta morente. Per tacere di Latrin lover o Incantatori di sergenti. Tra quell'Italia e questa intercorre lo stesso rapporto che tra gli asparagi e l'immortalit… dell'anima. Eppure, mezzo secolo dopo, il Paese della Dolce vita continua a raggiungerci con la sua suggestiva luce di stella morta. Dalla moda alla pubblicit…, dalla musica alle fiction, gli Italian Sixties restano fra i massimi feticci dell'industria culturale del ricordo, dell'elegia vintage, del rimpianto organizzato. Di operazioni nostalgia che riesumando un'epoca la allontanano ancora pi— da noi, ce ne nascondono la verit… giocoforza controversa. Rassicurandoci nell'agrodolce del come eravamo, nel lutto mai elaborato, nelle geremiadi sul declino. Che pure esiste. Ma non Š che gli anni della Dolce vita brillassero per autostima. Parlando del significato del film, Fellini diceva, ancora a Tullio Kezich: ®In parole povere sarebbe: vogliamo avere un po' pi— di coraggio? Vogliamo piantarla con le fregnacce, le illusioni sbagliate, i qualunquismi, le passioni sterili? Ô tutto rotto. Non crediamo pi— a niente (...) Che cosa pu• fare Marcello, il protagonista del film? Guardarsi intorno con occhio asciutto e con amore. E con una certa misura di divertimento nel vivereŻ. Marco Cicala Quel ritratto di una vita dorata svelava che la vita non ha senso Di colpo, un giorno, Fellini ha smesso di ricordare. E ha intuito. Da inesauribile facitore di immagini, ha ingaggiato l'unica forma possibile: la visione. E ha trovato il baratro. L'abisso vertiginoso della condizione umana. Gli Š apparsa, limpida e sorgiva, la destabilizzante guerriglia interiore di un individuo moderno. Mimetizzato dietro la grande bellezza della dolce vita, Fellini sondava in realt… la paura delle paure: l'impossibilit… della costruzione di senso della vita. Ed Š questo vettore impressionante, come sempre Š impressionante il miasma del nichilismo, il vero scandalo del film La dolce vita. Solo in superficie si tratt• di una polemica per benpensanti, in realt… quel film fu una scarica di mitra dritta alla coscienza di tutti coloro che ritenevano che esistesse ®un sensoŻ. Questo faceva, fa e far… sempre paura. Anche per questa ragione il capolavoro di Fellini non tramonter… mai. Tocca il pavimento sul quale poggiamo e ci dice, col candore della voce flautata e infantile del maestro, che, in verit…, deambuliamo sulle sabbie mobili. E sprofondare definitivamente Š solo una questione di tempo. Per far allignare questi dubbi atroci, Fellini non sceglie scorciatoie retoriche di contesto, non immerge il suo Marcello nel disagio materiale, ma si complica la vita, innestandolo invece in un mondo dorato, dall'apparenza spensierata e divertita. Il mondo massimo, al quale tutti vorrebbero appartenere. La dolce vita. Il mondo come tutti lo desiderano, un universo pullulante di novit… e di bellezza. E invece Fellini ci dice no, tutto questo non Š sufficiente. Non scuote fino in fondo la bellezza devastante di Anita Ekberg; non bastano le belle case e i salotti frequentati da gente che Š, per usare una parolaccia, interessante; non appagano n‚ le notti libere e bizzarre, n‚ le prospettive della rassicurante vita borghese con una persona dedita e amorosa. Tutto questo non basta, non perch‚ sia in agguato la rappresentazione di un mondo falso, dal momento che, per Fellini, falso e vero sono distinzioni senza importanza sempre pronte a sovrapporsi, ma perch‚ esse sono tutte esperienze che contengono una perdita senza acquisizione. Con La dolce vita, Fellini mette in immagini la violenta, drammatica antinomia di Bataille: il paradosso dell'eccedenza, dove si sostiene, in maniera sinistra, che, al massimo dell'esuberanza produttiva corrisponde sempre il massimo della perdita. Questo Š il baratro. Una sconvolgente verit… da labirintite permanente, che gli uomini cercano di fuggire attraverso le poche, meschine armi a disposizione: un'ironia stantia, noiosa, ripetitiva e poi la distrazione, il passare ad altro. Non a caso, la rivoluzionaria struttura narrativa a blocchi del film di Fellini consente al protagonista Marcello solo questa soluzione tragica perch‚ irrisolta: passare ad altro, ciondolare senza scopo. Quasi sempre nel vuoto lacrimoso della notte. Come in CŠline, altro gigantesco facitore d'immagini al pari di Fellini, la notte si fa specchio impietoso della condizione degli individui. E li uccide. Li fa opachi con un alito fatto di nulla. CosŤ li uccide. Tuttavia, condannato nel suo vagabondaggio romano, Mastroianni si accanisce nell'assidua frequentazione di ogni evento sociale rilevante. Ma ogni fatto sociale, sotto la superficie dell'alibi ludico e giocoso, sottende sempre uno sforzo di progetto. La speranza ultima a morire Š sempre quella di una funzione arricchente o utilitaristica. Un'acquisizione d'esperienza. In La dolce vita questa speranza viene sistematicamente disattesa e si traduce in perdita. Questa perdita si legge costantemente nell'insoddisfazione degli occhi e delle parole di Marcello. Sono occhi e parole che hanno smarrito lo stupore e, a sentire Platone, solo dallo stupore pu• nascere il pensiero. E, sotto il peso di questa perdita di senso, anche il fatto ludico finisce per svuotarsi, per acquistare una dimensione farsesca, di patetico alto. Nel patetico alto, mi pare, Fellini cerca e trova la bellezza. Ma anche questa sembra non bastare ad allontanarci dagli spettri mortiferi. In prima battuta, proprio l'ineluttabile macchina di bellezza che Fellini adopera sembra essere la pi— battagliera oppositrice di questa perdita. Eppure, Steiner si suicida nonostante la grazia e l'armonia dei suoi figli. E alla fine, Marcello Mastroianni, dinanzi all'incanto puro di una adolescente che lo invita a saltare un rivolo d'acqua, non cede. Scruta disincantato il terso, incontaminato nitore giovanile di quegli occhi che non sanno e poi, fiacco e deluso, se ne va. Come se la bellezza non bastasse. Fugace e occasionale per definizione, essa non potr… allontanarci dal dolore. Fortunatamente, alcuni anni dopo, Fellini ritorna a sedersi sul muretto dei vitelloni e, forse proprio a partire da quegli occhi che non sanno, riprende a stupirsi e ci regala una speranza di senso. E nasce Amarcord. Paolo Sorrentino Aiche Nan…: la ®dolce vitaŻ? Ô stata la mia maledizione Roma. Ayse Nur Nana, in arte Aiche Nan…, danzatrice e attrice, turca e armena, simbolo suo malgrado della Dolce vita anche dopo molte sofferenze, dopo anni di silenzio accetta di parlare. Oggi i suoi 71 anni appena compiuti portano i segni di una bellezza sfolgorante, ma devastata dalle malattie degli ultimi anni, che le impediscono persino di parlare speditamente. Ballerina e vedette, arriv• in Italia nel 1958 e, divertendosi a una festa privata a Trastevere, dentro il night club Rugantino, finŤ sulle prime pagine sconvolgendo un'Italia bigotta e conservatrice che la etichett• come ®spogliarellistaŻ, togliendole cosŤ ogni possibilit… di una normale carriera cinematografica. Tutto questo accadde il giorno prima dell'appuntamento con Vittorio De Sica: pare che il film dovesse intitolarsi Un italiano a Istanbul. Questa donna porta ancora oggi le ferite di quella serata. Da quel momento la vita sembra esserle un po' sfuggita di mano. Ma Ayse Nana non ci sta, e ripete: ®Io non sono mai stata una spogliarellistaŻ. Conversiamo in turco (®Parla piano, altrimenti non ti capiscoŻ), ma la sua naturale allegria viene a tratti spezzata dai lamenti di un'anziana per gli acciacchi. ®Scusami, ma non ho trovato qualcuno per fare l'iniezione oggiŻ. Torniamo a parlare in italiano anche per far capire a sua figlia, Argia Sara Pastore, cantante lirica, un soprano, seduta accanto a lei. ®Io non parlo con nessun giornalistaŻ mi dice subito, ®mi hanno invitato a un sacco di trasmissioni, non ci sono andata. Neanche alla Rai. Non voglio fare il Don Chisciotte. Tanto io dico bianco, loro dicono nero. Ed Š il nero che arriva al popoloŻ. L'amarezza non nasconde la sua rabbia. Quando le chiedo: cinquant'anni dopo quella serata, lei che cosa vorrebbe dire?, quasi urla con dolore: ®Io voglio dire che vorrei morire in pace, che mi devono lasciare tranquilla. La fiction che hanno fatto in televisione (Vita da Paparazzo, Canale 5) e tutte le falsit… che hanno detto mi hanno ferito ancora una volta. Quel giorno, quando ho visto la tv, sono riemersi tutti i fantasmi. Mi raccontavano come se fossi una spogliarellista. Ho tanti mali, soffro di cuore. Se non veniva il mio medico rischiavo un infarto. Che cosa vogliono da me? Poi, l'attrice che interpretava il mio ruolo, come bellezza non ha niente a che fare con me. Anzi, Š bruttina...Ż. Spiega il suo avvocato Giuseppe Pio Torcicollo che Aiche Nan… ha eccezionalmente accettato questa intervista ®anche per liberarsi dall'ossessione di quella orrenda immagine ribadita nella fiction, fonte di nuova visibilit… negativa per lei, che ormai da vent'anni non appariva pi— sulla scena pubblica, e aveva riacquistato la stima e la fiducia. Come persona, come essere umano, e giammai in quanto ®icona della trasgressioneŻ, un aspetto costruito dai mass media che non ha nulla a che fare con la realt…. Il suo era ben altro, un anticonformismo inteso come atteggiamento mentale, culturale, spirituale. Una ricerca di libert…. Abbiamo tutti il dovere di restituire Aiche Nan… alla sua vita vera, quella che le Š stata tolta condannandola sul patibolo del gossip e della stupidit…Ż. Ma qual Š la sua difesa per il famoso strip- tease al Rugantino? Aiche Nan…, a ripensarci, ancora si arrabbia: ®Io non ho fatto la spogliarellista. Io a 14 anni ho debuttato con Sherazade di Rimskij-Korsakov. Ho fatto la danzatrice davanti a migliaia di persone che applaudivanoŻ. Che cosa si rimprovera oggi l'ex ballerina? ®Il mio errore Š stato di venire in Italia e poi di sposarmi qui. Se fossi rimasta in Francia... A Parigi stavo facendo una bella carriera. La mia disgrazia fu di voler fare un film internazionale, con De Sica, e di venire in Italia. E poi ci fu quella stupida serata...Ż. E perch‚ non Š tornata in Francia? ®Perch‚ mi sono sposata con il padre di SaraŻ. Aiche Nan… ha solo brutti ricordi dell'Italia? Quando glielo chiedo cambia subito tono, si lascia andare alla memoria: ®No, anche bellissimi. Quando ho recitato Baudelaire ho avuto premi prestigiosi, c'erano cinquecento studenti con il testo in mano, il sindaco in prima fila. Poi ho fatto avanspettacolo: quello dei tempi del grande variet…, non quello degli spogliarelli. Io con la mia piccola compagnia di 22 persone facevo il tutto esauritoŻ. Si tuffa nei ricordi con un certo orgoglio: ®A Roma c'era il teatro che poi divent• il cinema Rouge e Noir. Facevo il pieno con i miei spettacoli, fuori c'era la fila. Una ressa tale che una volta il direttore artistico, poveraccio, si ferŤ e finŤ in ospedaleŻ. Ricordando, ma senza quasi mai nominarli, gli amici importanti, Nan… sorride. ®Era l'epoca della vera Dolce vita, si andava fuori, nei ristoranti, nei bar, a ballare... Io a quel tempo andavo a una festa ogni sera. Perch‚ ero amica di Faruk, il re d'Egitto. In un'occasione mi mand• cento rose baccarat. Non capirmi male... andavamo fuori a cena, ma sempre con la sua ragazza accanto. Lui veniva a vedere i miei spettacoli. Sai, una volta sono uscita da un ristorante con mio marito e uno sceicco, e i giornali hanno tagliato mio marito dalla foto lasciandomi sola con lo sceicco. Questo erano i giornali. Se l'un per cento di quello che hanno scritto fosse vero...Ż. Le domando: come vorrebbe essere ricordata? ®Io ho cominciato a lavorare a 14 anni a Istanbul, dove sono stata eletta Miss BikiniŻ. La figlia mi mostra le vecchie foto. Aiche Š orgogliosa di essere stata la prima donna ad aver indossato il due pezzi in Turchia. Continua: ®Sono stata eletta anche Miss Bosforo, mia madre mi aveva preparato in maniera intelligente. Quando sono uscita dalla cabina per sfilare con il costume indosso, c'era una folla incredibile, c'erano poliziotti, anche l'esercitoŻ. Ma il suo destino era quello di ballerina: ®La mia arte era la danza, alla gente piaceva moltissimo. Io ballavo in maniera particolare, non la solita danza del ventre. Siccome da piccola avevo studiato danza classica, la facevo sulla punta dei piedi con le scarpine. Improvvisavo, facevo acrobazie. Mia madre, per farsi coraggio, aveva un bicchiere di whisky in mano dietro le quinte. Non era facile ballare davanti a tremila personeŻ. Le chiediamo di parlarci dei film fatti in Turchia. ®Avevo 16 anni, scrissi anche sceneggiature, dove le lacrime scorrevano a fiumi. Producevo - in quel periodo in Turchia in 15 giorni si girava una pellicola - un film al meseŻ. La sua ultima volta in Turchia, per•, Š un brutto ricordo: ®Sono tornata solo nel 1964. Facevo SalomŠ. Come si sa, a un certo punto la protagonista mostra la testa di Giovanni Battista in un vassoio. Tra il pubblico molti non conoscevano la storia ed equivocarono. Perch‚, proprio in quel periodo, c'era la crisi di Cipro. Pensarono che nel vassoio la testa con la barba fosse quella dell'arcivescovo Makarios, il leader greco cipriota antiturco, e che in scena io lo adorassi baciando quella testa. Per fortuna in sala c'era un gruppo di giovani studenti che avevano capito la scena e mi fecero da scudo. Non so che cosa mi sarebbe successo... Ci rifugiammo all'Ambasciata italiana e i diplomatici mi fecero scortare fino all'aeroportoŻ. Un'ultima domanda: In Italia oggi c'Š un ministro donna che ha fatto la showgirl e ha anche posato seminuda. Non si scandalizza quasi pi— nessuno. Invece lei, per una serata, ha pagato tutta la vita. Che effetto le fa? ®Le cose oggi sono cambiate. Io, per scappare da quelle foto, ho passato una vita isolata. Ho detto basta, ho lasciato tutto, mi sono comprata una casa fuori Roma. Dove abito mi facevo chiamare Anna, vivevo tranquilla, portavo da mangiare ai gatti randagi, nessuno sapeva chi fossi realmente. Poi, con quella fiction di Canale 5, hanno scoperto la mia identit… e nel condominio non mi salutano pi—. Perch‚ mi hanno riconosciuta. E mi prendono di nuovo per una ex spogliarellista!Ż. La figlia: ®Ô stato un incubo anche per meŻ Quella serata al Rugantino non ha pesato solo su Aiche Nan…. ®lo stessaŻ dice la figlia Argia Sara Pastore, cantante soprano, ®mi sono trovata penalizzata dall'immagine imposta a mia madre. Vent'anni fa mi proponevano delle situazioni sexy, una marea di soldi per posare a seno nudo. Ho dovuto battermi per portare avanti il mio lavoroŻ. - Per la fiction Vita da paparazzo avete fatto causa a Canale 5... ®Molto era falso. Per esempio, non c'era la polizia alla festa, lei ballava perch‚ l'avevano drogata e fatta ubriacare. Lei non capiva, parlava turco e francese. Poi, nella confusione, prese una gomitata e solo riprendendosi si rese conto della situazione. C'era questo giovane giornalista che poi Š diventato mio padre. Hanno finito la serata al Pipistrello. La polizia arriv• poiŻ. - Malgrado tutto, lei ha potuto avere una carriera artistica? ®Ho lavorato moltissimo alla radio, poi su Rai Uno con Mario Landi. Su Rai Due. Sono diplomata a Santa Cecilia. Insegno cantoŻ. - Avevate anche un teatro? ®Mia madre ha gestito per 18 anni il teatro di Trastevere, a via della Scala, piccolissimo, un teatro de poche dove mi ha fatto debuttareŻ. Yasmin Taskin (®il VenerdŤŻ n. 1100/09) La via del blues - Da Chicago a New Orleans, abbiamo ripercorso a ritroso il cammino lungo il quale il sound africano colonizz• gli States. E conquist• il mondo. - I nativi che abitavano da queste parti prima dell'arrivo dell'uomo bianco lo chiamavano Mee- zee-see-bee (letteralmente ®vecchio, grande, forte fiumeŻ): e gi… il nome sembra musica. Poco lontano dalle sue sponde prese corpo una delle pi— antiche strade d'America: la Natchez Trace, che in 724 chilometri collega Nashville con Natchez, porto fluviale che sorge poco prima che sterminate paludi accolgano nelle loro acque stagnanti il grande fiume. Da pista di bisonti, poi trasformata in sentiero, questa strada divenne successivamente un cardine della rete viaria americana, collegando la valle del fiume Ohio al Golfo del Messico. I pionieri trasportavano i loro prodotti lungo il fiume, su chiatte, sino a Natchez, dove vendevano tutto (chiatte comprese) per poi tornare a piedi al Nord seguendo una strada che toccava (e tocca) piccoli borghi dove sogni e realt… si intrecciano. A partire dai loro nomi: Old Trace, Water Valley, Metal Ford, Cypress Creek, Witch Dance, Tupelo. Da qualche anno la Natchez Trace Š diventata una sorta di laico ®Cammino di SantiagoŻ a stelle e strisce, percorsa da migliaia di ®pellegriniŻ che marciano immersi nella natura guadando torrenti, costeggiando laghi e sostando in prossimit… di sterminate piantagioni di tabacco. Questi anfratti dell'America profonda hanno fatto da scenario anche a un altro viaggio che ha contrassegnato la storia di questo Paese: quello che ha portato centinaia di migliaia di nipoti degli schiavi dal delta del Mississippi sino ai grandi laghi, al confine con il Canada. L'abbandono dei campi di cotone dell'America rurale alla ricerca di una occupazione nelle grandi fabbriche del Nord. Centinaia di chilometri percorsi inseguendo la materializzazione dell'american dream. Portando con s‚ le proprie radici, le proprie canzoni, i ritmi dell'Africa mai dimenticata. Ripercorro questo viaggio con una rotta inversa, ovvero partendo da Chicago, la citt… di Barack Obama. E del blues. Chicago: musica nel vento ®Chicago Š un sassofonoŻ, sostiene lo scrittore Neil Tesser. Qui il vento, il fiato della terra, non manca mai: non a caso il suo nickname Š windy city. A Chicago il vento Š continuo, un mantice ideale per suonare un enorme sassofono. Con le folate glaciali dell'inverno, giorno e notte pompa note nei locali, negli studi di registrazione, nelle sale prove, negli uffici delle tante piccole etichette che fanno della citt… il terzo centro musicale d'America dopo New York e Los Angeles. Da sempre Chicago Š la cinghia di trasmissione tra le varie culture, tra le varie migrazioni degli Stati Uniti. Ô qui che trovarono ospitalit…, nei primi anni del '900, i jazzmen reduci dalla chiusura del quartiere proibito di New Orleans. Qui si sono vissuti i giorni frenetici dell'Aacm, l'associazione di ®musicisti creativiŻ di ardore free-jazz. E qui si sono uditi i primi vagiti del rock-jazz, della house music e del post rock. Per ritrovare i sapori forti e gli aromi intensi ancora oggi bisogna puntare le orecchie verso il ®grande fiumeŻ del blues, che scorre ancora impetuoso. Da Rosa's Lounge, locale nel cuore del West Side gestito da un batterista italiano e da sua madre Rosa, assisto a un concerto senza tempo. Sul palco un uomo di colore con una chitarra elettrica rosso vivo regala al pubblico una manciata di blues e un sorriso di denti d'oro. La sua Š la musica di un popolo il cui orgoglio si respira al Du Sable Museum of African American History, un museo dove non vengo accolto con ®hello and welcomeŻ, ma con ®jambo and karibuŻ, in lingua kiswahili. La mission del museo, dove Š quasi impossibile incontrare un visitatore bianco, Š sintetizzata dal titolo di una hit di James Brown: Say it loud, I'm black and I'm proud (®dillo forte, sono nero e ne sono fieroŻ). La conferma arriva quando, in un lungo corridoio, vedo frotte di genitori mostrare ai propri pargoli ritratti di storici sovrani africani. In omaggio a tanto orgoglio delle proprie radici, prenoto un tavolo alla House of Blues per il Sunday Gospel Brunch. Tra pareti affrescate con murales e decorazioni ispirati alla Louisiana e al voodoo si celebra un sontuoso concerto di gospel, a cui assisto abbuffandomi di soul food, la succulenta cucina del Sud. St. Louis: Chuck Berry e la Bud Con l'autostrada si salta da una citt… all'altra percorrendo chilometri di niente. Perci• scelgo le strade secondarie, dove m'imbatto in una miriade di centri urbani che, per dirla con le parole di William Least Heat-Moon (Strade Blu, Ed. Einaudi), sono ®piccole citt… che trovano un posto sulle mappe soltanto perch‚ i cartografi hanno uno spazio bianco da riempireŻ. Iniziano e finiscono tutti con una sfilza di centri commerciali e di luoghi di culto. La guida telefonica conferma che ogni centro ospita almeno una mezza dozzina di ®chieseŻ. La sovrabbondanza spirituale fa da contraltare alla miseria materiale. Qui la stagnazione economica Š evidente. Il sottile profilo del Gateway Arch segnala l'ingresso in St. Louis, l'ex ®cancello del WestŻ. Qui Š ancora viva la fama dello ®Sceriffo dell'InfernoŻ, un pianista, William Bunch, pi— noto come Pete Wheatstraw. Visse negli anni in cui St. Louis era la capitale del low-life blues, suonato nelle case di malaffare e nelle bische attorno a Morgan street, nel quartiere di Deep Morgan. Oggi St. Louis Š una citt… sonnolenta, dove i locali pi— vivaci sono nel Loop, lontano da Downtown. Il cuore Š in Delmar boulevard, che corre per met… in citt…, per met… fuori. Ô qui che ha sede il Blueberry Hill, un locale frequentato da Chuck Berry. Appartiene a Joe Edwards, un vispo signore di mezza et…. Con orgoglio mi mostra le foto alle pareti che lo immortalano con le star della musica. Da Aretha Franklin a Erykah Badu, da Keith Richards a Robert Plant, sembra che nel locale di Joe siano passati tutti, non solo chi a St. Louis ci Š nato (Miles Davis) o ci Š vissuto a lungo (Tina Turner). Joe racconta un'infinit… di aneddoti, accompagnandoli con boccali di ®BudŻ: la fabbrica della birra Budweiser Š uno dei (pochi) vanti cittadini. Prima di lasciare St. Louis, adempio a due precetti: una partita al Pin-Up Bowl, pista da bowling vecchio stile, e una sosta al Ted Drewes' Frozen Custard, storico snack point sulla leggendaria Route 66, che collegava Chicago con Santa Monica, in California. La ®strada madreŻ, come la battezz• Steinbeck, la pi— usata per le migrazioni verso ovest. Io, invece, punto verso sud, verso i campi di cotone del Tennessee. Nashville: canta che ti passa Il suo nickname dice tutto: music city. Nelle radio locali, ma anche nei bar e nei negozi di souvenir, viene sparata a palla una canzone: Sweet Home Alabama. Oggi Š una sorta di inno e molti dimenticano che nacque come grido di rabbia, nel 1974. Era il feroce atto d'accusa della band Lynyrd Skynyrd contro i segregazionisti e soprattutto verso Neil Young, che aveva scritto un paio di canzoni ritenute razziste. Da queste parti la gente ha poche pretese, perch‚ una realt… come quella del Tennessee, dove 15 persone su cento vivono sotto il livello di povert…, non lascia spazio alle illusioni. Qui per essere felici sono sufficienti una costoletta di bue, un buon giro di chitarra e una chiesa dove raccomandarsi al Signore. Spesso musica e religione si confondono: Š sufficiente un tour nel sontuoso Ryman Auditorium per sentirsi in una cattedrale. Da Caruso a Sheryl Crow, in tanti hanno calcato il suo palco. Johnny Cash si Š esibito decine di volte in questo tempio, che oggi Š dedicato a lui. Per vedere uno dei suoi leggendari abiti neri basta fare un salto alla Country Music Hall of Fame. Ci trovo anche le camicie degli Everly Brothers e i vestiti di scena di Patsy Cline. Il ®gold pianoŻ di Elvis, regalatogli dalla moglie Priscilla nel primo anniversario delle nozze, e quello western di Webb Pierce, con borchie, pistole e teschi di bue. Ci sono il Wall of gold records, una parete tempestata di dischi d'oro, e un'intera sezione dedicata ad Hank Williams Jr, icona della country music. Cerco un biglietto per assistere al Grand Ole Opry, il pi— longevo programma radiofonico del mondo, in onda sui 630 WSM - AM. Tutti i pi— grandi artisti del country, da quasi 80 anni, vi partecipano. Lo studio di registrazione Š un grande palco ospitato nella Opry House, 16 chilometri a est del centro di Nashville, nella cosiddetta Music Valley Opryland: in pratica, un grande centro commerciale, con il general store di Willie Nelson e la sede dell'agenzia che gestisce l'Hank Williams Tours. Sold out, come sempre. Mi devo accontentare della visita guidata che ogni due ore porta i ®fedeliŻ in pellegrinaggio nell'Opry House. Mentre mi metto in fila, sorseggio un Jack Daniels. Lo distillano da queste parti, proprio come la country music. Memphis: il re di Graceland Memphis, la citt… del cotone. Storicamente una delle pi— alte concentrazioni di popolazione nera degli States. Ô qui che, nel 1960, vennero organizzate le prime marce per l'integrazione razziale. Ed Š sempre qui che, su un balcone del Lorraine Motel, il 4 aprile del 1968 venne assassinato Martin Luther King, icona della lotta nonviolenta per i diritti civili. Ancora oggi sembra che tutto si sia fermato, quel giorno. A partire dal Lorraine Motel, il cui aspetto esteriore non Š pi— stato toccato. Davanti alla camera di King Š ancora posteggiata la sua macchina. L'interno, invece, Š diventato un museo: il Civil Rights Museum, dove si ripercorrono le principali tappe della lotta per i diritti civili: dalla color line ai rice riots, da Malcom X alla ricostruzione della minuscola cella dove M.L. King venne rinchiuso nel '63. L'ultima tappa Š nella camera dove King alloggiava. Nulla Š stato toccato da quel giorno. Prima del balcone dove venne ucciso, una grande scritta recita: ®No turning backŻ. Per andare avanti, Memphis - la citt… che Š stata patria del blues, culla del rock'n'roll e tempio del soul - sta cercando, grazie a un investimento miliardario, di trasformarsi in una citt…-museo. Ô il caso del Sun Studio, dove Sam Phillips chiuse in una stanza il leggendario Million Dollar Quartet (Elvis Presley, Johnny Cash, Jerry Lee Lewis e Carl Perkins) per incidere l'album che gener• il rock'n'roll. O della Stax Records, l'etichetta che grazie alle incisioni di Otis Redding e Isaac Hayes rese grande il soul. Oggi i due studi aprono le porte ai visitatori, che possono accostare le labbra al microfono usato da Johnny Cash o ammirare la documentazione sulla Blaxploitation, il cinema dei ghetti neri. L'augurio Š che non si trasformino a immagine di Graceland, la casa-mausoleo di Elvis Presley. Un surreale ®luogo dell'animaŻ che stordisce per l'incredibile quantit… di oggetti, foto e video. Per scacciare i fantasmi di ®The KingŻ vado in Beale street, dove ci si pu• ubriacare di musica ogni sera. In fondo alla via c'Š la casetta di legno dove nel 1873 nacque W.C. Handy, il primo musicista afroamericano a trascrivere su un pentagramma un blues. Il seguito della storia lo si pu• ascoltare tutte le sere nei locali del circondario. Clarksdale: l'aura di Bessie L'autoradio spara un rap dei Triple 6 Mafia, idoli dei teenager locali. Due tacche pi— a destra, Mick Collins con i suoi Dirtbombs aggredisce vecchi hit di Marvin Gaye e Curtis Mayfield. Spostandomi ancora di qualche frequenza mi imbatto nel vecchio Buddy Gay, con un blues che recita: ®I think I'll move back down South / Where the weather suits my clothesŻ (®penso che torner• gi— al Sud / dove il clima Š adatto ai miei vestitiŻ). Io ci sono gi…, nel profondo Sud. Basta guardare fuori dal finestrino: qui la vita ha ritmi e tempi di un'altra epoca, tra fattorie dove la manovalanza nera fa pi— o meno lo stesso lavoro degli avi. Ô qui, sulle rive fangose del Mississippi, che si Š sviluppato il blues. Ed Š qui che capisco quel senso di tristezza che si respira ascoltandolo. D'altronde, il suo etimo Š riconducibile a un modo di dire in uso nella comunit… di colore dei primi del '900: ®I've got the blues devil!Ż, liberamente traducibile in ®ci sono alcune cose che mi rendono infelice!Ż: espressione poi sostituita dalla contrazione blues (tristezza, infelicit…). L'ingresso a Clarksdale Š segnalato da due grandi chitarre appese a pali della luce. Vivacizzano l'incrocio tra la 49¦ e la 61¦, due strade percorse per anni dai neri che migravano al Nord in cerca di fortuna. Una leggenda vuole che sia proprio questo l'incrocio dove Robert Johnson, uno dei padri del blues, vendette l'anima al diavolo in cambio della capacit… di suonare la chitarra come nessun altro al mondo. Qualcosa di analogo deve avere fatto il chitarrista che ascolto al Ground Zero, il locale dell'attore Morgan Freeman. Canta ®papa killed the chicken and Mama put it in the potŻ (®pap… ha ucciso il pollo e la mamma l'ha messo in pentolaŻ) e, nel giro di pochi istanti, mezzo locale balla. All'una mi ritiro nella mia camera del Riverside Hotel, uno scalcinato ostello dove non affittano a nessuno la stanza in cui, nel 1937, morŤ Bessie Smith. Era venuta in citt… per un concerto, ebbe un incidente d'auto e gli ospedali locali le rifiutarono il ricovero. Erano gli anni in cui certe strade di Clarksdale venivano chiamate il ®nuovo mondoŻ per la loro vivacit…. Oggi sono deserte. Anche il New Roxy, il cinema dove si esibŤ un giovane Sam Cooke, sta cadendo a pezzi. New Orleans: the big easy Dopo le violenze dell'uragano Katrina non Š pi— la stessa. Era il 2005. Sono passati pi— di tre anni e anche nuovi uragani. Come Gustav e Ike, la scorsa estate. La chiamavano The Big Easy, il luogo dove tutto era possibile, dove ogni cosa era facile e, soprattutto, eccitante come quei pruriti che attraversano la pelle e le culture ®sudisteŻ di questo mondo. Qui si Š abbattuta la furia di Katrina: 134.000 case sono andate distrutte e un numero mai censito Š stato invaso dal fango. Un'agenzia cerca di vendermi un tour guidato nei luoghi dove Katrina ha lasciato ferite non ancora rimarginate. Ô l'alternativa ai convenzionali ®ghost & vampire tourŻ, visite alla ricerca di fantasmi e vampiri. Rinuncio e mi perdo nel French Quarter, il quartiere pi— famoso, il meno colpito dagli uragani. Ô la citt… coloniale, con le leggendarie Royal street e Bourbon street, i cottage in stile creolo e le miriadi di locali che trasudano musica 24 ore su 24. Molti artisti continuano a esibirsi regolarmente: Irma Thomas, Eddie Bo, Dr John e, anche se di rado, l'ottuagenario Fats Domino. Mentre la Preservation Hall Jazz Band tiene in vita lo spirito del Dixieland. Per il pranzo ho solo l'imbarazzo della scelta. In citt… convivono due cucine autoctone: quella cajun, figlia delle paludi del Delta (piatti forti: i gamberetti di fiume, il gumbo, una zuppa di pesce, e la jambalaja, una sorta di riso alla pescatora) e quella creola, pi— raffinata. I turisti battono il French Market alla ricerca delle salsicce di coccodrillo e fanno la coda per i panini con ostriche fritte e maionese di Casamento's, in Magazine street. E gli squallidi bar di Bourbon street continuano a vendere fiumi di alcol, mentre i nomi degli uragani presidiano orgogliosamente le liste dei cocktail. Intanto New Orleans, la citt… che vide nascere il poker, continua a puntare tutto sulla musica. Sperando in una rinascita che non sia solo un bluff. Claudio Agostoni (®Tutto TurismoŻ n. 363/09) Alfonso Gatto: un uomo nato per la poesia - Come scrisse Montale, per lui ®vita e poesie furono un'unica testimonianza d'amoreŻ. - ®Ho scritto la mia prima poesia a vent'anni in una stanza diroccata. Di l… dalla finestra c'era il mare, pioveva dolcemente. Avevo visto per vent'anni le montagne chiudere il golfo e contro il cielo una casetta odorare del suo intonaco rosa che la pioggia risvegliava. [...] Questa fu la poesia che mi si rivel• in quella stanza diroccata ov'io ero seduto [...]Ż. CosŤ confess• Alfonso Gatto, nato giusto cento anni fa, il 17 luglio 1909 in quel di Salerno, sulle pagine del Politecnico nel settembre del 1947, accompagnando la pubblicazione di dieci poesie. Se si volessero rintracciare i versi di quella prima ispirazione non sarebbe difficile ritrovarli in Isola, la raccolta d'esordio del 1932, e segnatamente in ®Sogno del golfoŻ, lirica di apertura di quella prima prova poi collocata al penultimo posto nella successiva riorganizzazione in Poesie (1941). ®Panorama marmoreo il golfo chiude, / nel desiderio dell'inerzia, il dono / calmo sognato dall'immenso: nude / sorgenti dal profondo al suono / armonioso dell'aria, argentee vetteŻ. Non Š l'unico scorcio paesaggistico di Isola, ma tutti, anche pi— di questo, avranno tratti poco riconoscibili, con una resa non referenziale del flusso memoriale. Un trattamento dell'oggetto poetico che Š la via gattiana al surrealismo, fondato su una vorticosa processione di immagini svincolate da tradizionali nessi sintattici e incedenti l'una dall'altra, talvolta l'una nell'altra. Una catena che si inanella e si articola mediante lo sciolto fluire metrico- ritmico, per lo pi— a base endecasillabica, e una ricchissima orchestrazione fonica del verso (rimalmezzo, allitterazioni, assonanze, consonanze). Alfonso Gatto mostra notevole maestria nel disporre l'ordine metrico-strofico del verso, anzi individua nella regolarit… metrica un'idea-forma in grado di raccogliere la processione epifanica dalla memoria. Spiccata la predilezione per l'endecasillabo, ma ci sono significative deroghe verso il novenario d'impressione pascoliana, e il settenario, metro elettivo della canzonetta melica del Settecento. Perfettamente coerente l'altra scelta formale forte: la rima. Il fitto tessuto rimico si dispone lungo due verticali: una sonora, con funzioni timbriche, e un'altra analogica. Contini identifica nella poesia di Pascoli un ®aspetto verticaleŻ nel mutuo rapporto delle rime, un'accortezza riscontrabile anche in Gatto, dove per• questa verticalit… si predispone con inconsueta naturalezza in forma di ®verticalismo analogicoŻ: la rima cioŠ assume un inedito valore regolatore e strutturante, fungendo da carrello di scorrimento per l'intero testo poetico. Con alle spalle quasi un decennio poetico vissuto nella costruzione della parabola, e della sintassi, dell'ermetismo, arriva per Alfonso Gatto la stagione dell'impegno civile e politico. Tornato a Milano agli inizi degli anni Quaranta dopo un primo soggiorno fiorentino caratterizzato dall'anno trascorso con Vasco Pratolini a dirigere la vallecchiana rivista Campo di Marte, diventa attivista dell'allora fuorilegge Pci. Una sua poesia, ®Per i fucilati di Piazzale LoretoŻ, viene pubblicata anonimamente e diffusa sull'edizione clandestina de l'Unit…. Nel 1943 tiene la sua prima mostra di pittura e negli stessi anni pubblica diversi titoli tra i quali l'unica opera teatrale, Il duello (1944), e Il capo sulla neve (1947). Gi… nel 1950, con Nuove poesie, Gatto ha proceduto a un riesame della produzione anni Quaranta. Si trattava - ha affermato l'autore - ®di un libro composito che dette una prima e anche sommaria addizione del lavoro di quegli anni, nell'incontro e nello scontro delle mie esperienze poetiche, umane e politiche, del vecchio e del nuovo che avevo dentroŻ. L'addizione, per•, fu tanto sommaria da escludere dalla silloge le composizioni ideologicamente pi— partigiane (®Hanno sparato a mezzanotteŻ, ®Per i martiri di Piazzale LoretoŻ, ®Una notteŻ, ®25 aprileŻ, ®In memoria di Eugenio CurielŻ e altre), come se Gatto avesse voluto smorzare, e non di poco, i legami pi— certi ed evidenti che il suo fare poetico aveva contratto con la realt… della storia. Il poeta Š ben consapevole di come in quegli anni gli esiti del suo lavoro fossero contraddittori, cioŠ di come in una stessa fase coesistessero ®poesie diverse per esperienza, per tentativo, per risultatoŻ, contraddizioni ben rintracciabili nella silloge Amore della vita (1944), confluita dapprima in Nuove poesie e, ancora dopo, quale sezione d'apertura in La storia delle vittime (1966). La raccolta Š il luogo di mediazione del ®vecchioŻ fare poetico e delle pressanti urgenze di un ®nuovoŻ ispirato da un'idea di poesia quale compartecipazione al mondo: ®Noi siamo ognuno responsabile della vita degli altriŻ, avr… modo di affermare Gatto ripensando a quei momenti. Permangono ancora alcuni tratti di cantabilit…, affidata quasi esclusivamente al settenario (®Il capitanoŻ, ®ProcessoŻ, ®Per direŻ) accompagnata a evidenti suadenze rimiche; il dato oggettivo della realt… circostante talvolta si dissolve in movenze surreali e l'uso dell'analogia, seppure decisamente meno spinto, non Š del tutto abbandonato. Accanto a queste persistenze bisogna riconoscere la novit… di un linguaggio meno rarefatto e trasparente, dai toni di un pi— accentuato realismo. Inizia ad attestarsi quel processo di inasprimento del linguaggio che sar… ancora pi— palpabile in Il capo sulla neve (1947), la raccolta sulla quale di fatto si frange il primo fare del poeta salernitano. ®Nelle liriche di Alfonso Gatto Š scomparso l'io come perno dell'universo (sia che in esso si smemorasse, sia che ritraesse illusione di divinit…). Io non Š per lui che un'ammonizione a vedere gli altri, a difenderli, a ucciderli forse ma per liberarliŻ. Iniziava cosŤ l'appassionata prefazione di Massimo Bontempelli alla raccolta e in quelle parole si coglie appieno la rivoluzione prospettica da cui consegue che l'intera impalcatura metrico-ritmica viene smantellata; la suadenza dell'idillio e l'affabulazione dei giochi sonori scompaiono; l'incorporeit… del linguaggio cede definitivamente il passo a una stretta aderenza linguistica alla realt…. ®L'astrazione trov• la resistenza di un corpoŻ, parole di Gatto per Leopardi, adattissime a fotografare questo mutamento. La guerra e la Resistenza entrano con tutta la loro invadenza nel dettato lirico; si avvertono le urgenze e le pressioni dei fatti concreti. Anche la linea sintattica si trasforma assumendo connotati di maggiore narrativit…. Nonostante questa realt…, crudamente rappresentata, trovano ancora spazio, attraverso rinnovati percorsi memoriali, le amate figure familiari, e si legga a proposito ®All'albaŻ e ®A mio padreŻ. Vengono rievocati, e invocati, ad esempio in ®Agli uomini del sudŻ, i luoghi lontani della propria terra, memoria di quiete e di vita pacificata, ®Forse un uomo / davanti al golfo della sera parla / della speranza di lasciare ai figli. / Dalla mia casa, dalle vostre case / gli uni negli altri - un popolo di canti / saluter… la luce della terraŻ. All'invadenza dell'evento bellico c'Š ancora la possibilit… di resistere. A cercare di allontanare lo spettro tragico di quei giorni, con tutto il suo carico di morte e distruzione, permane un vigile ®amore della vitaŻ, programmaticamente espresso nell'omonima lirica. In quei versi si ritrova la forte dualit…, quasi agonistica, vita- morte. Non potendo pi— negare la prevalente dissoluzione di morte, questa viene comunque rievocata contrapponendole pi— di un elemento vitale, tant'Š che se Š vero che ®Tutto di noi gran tempo ebbe la morteŻ resta ben pi— impresso come ®Pure, lunga la vita fu alla sera / di sguardi ad ogni casa, e oltre il cielo, / alle luci sorgenti ai campanili / ai nomi azzurri delle insegne, il cuore / mai pi— risponder…?Ż. Il poeta salernitano risistemer… ulteriormente la sostanziosa produzione poetica legata agli anni del Secondo conflitto mondiale e all'immediato dopoguerra nel 1966 con La storia delle vittime, dando vita a un articolato volume con le liriche gi… edite, del periodo 1943-47, e quelle inedite del 1963-65, quest'ultime ®frutto di pi— meditati ripensamenti sulla sorte dell'uomo, sui nostri impegni di accusa e di verit…Ż, preciser… nell'importante Giustificazione al libro. A tenere insieme questi due nuclei il sottotitolo, ®Poesie della resistenzaŻ, dove resistere, per Gatto, significa ®contrastare una forza che agisceŻ contro l'uomo, invitandolo ®a cedereŻ. Un'azione intesa non come ®momento eccezionale dell'essereŻ bensŤ come ®un tempo che dura, il farsi, nel tempo e nella storia, di una coscienza comuneŻ. Versi prossimi alla pittura Se esiste un terzo tempo nella poesia gattiana, questo Š da collocarsi all'altezza di La forza degli occhi, comprensiva di poesie del periodo 1950-53, e Osteria flegrea, con liriche degli anni 1956-61. Una fase in cui Gatto sembra riaccostarsi ad alcune modularit… del suo ermetismo. Ritorna a una versificazione fondata sull'endecasillabo e sul settenario e sull'unit… strofica a lui pi— congeniale, la quartina; riprende con insistenza la rima, anche in funzione di nucleo propagatore di passaggi analogici; i rimandi fonici s'accentuano in una ricerca, a tratti anche divertita, dei possibili limiti musicali della versificazione; il lessico, quello sŤ, risente dell'esperienza appena passata, mantenendo non pochi elementi realistici. Ma non ci si trova di fronte a una pura e semplice ripresa, a un rinchiudersi in modi e forme gi… sperimentate. Solo a scorrere i versi della Forza degli occhi non sfugge come certa cantabilit…, spinta a volte ai limiti della cantilena o della filastrocca, recuperata quasi esclusivamente sul settenario, sembra seguire una linea di disimpegno cui l'autore non era certamente aduso. Si potrebbe a proposito andare a scorrere ®CanzonettaŻ dove a tanti salter… all'occhio certo Palazzeschi; il ®vedereŻ assume la prevalenza assoluta nei ®sensi meravigliosiŻ del suo fare poetico; di sicuro non Š della prima maniera lo spiccato colorismo verbale molto prossimo al mondo della pittura, quasi in anticipo sulle Rime di viaggio, come nella quartina ®La rosaŻ: ®La rosa se l'azzurro la colora / di s‚ rossa nel verde alza la rosa, / rosa di macchia fulgida la rosa / rossa d'azzurro, viola d'acqua neraŻ. Si respira nei versi di questa raccolta ®una poesia di liberi accenti creativiŻ - come affermato una volta dal poeta -, con movenze tra post-ermetismo e post-surrealismo sempre capace di ®risvegliare dal nulla la parolaŻ. Appello alle parole A partire poi dalla seconda met… degli anni Cinquanta, la stretta di un neorealismo alquanto consunto, i primi sperimentalismi e le forme, esauste in partenza, di neoermetismo conducono la poesia italiana verso uno stato di stagnazione, una crisi ®di contenuti umani e moraliŻ causati da un ®fare poesia con la sola testa, evitando o ignorando [...] tutta la materia prima dell'uomoŻ (Carlo Bo). A questa condizione alcuni poeti della cosiddetta terza generazione reagiscono riappellandosi alla poetica della parola e individuando nel rapporto vita-morte l'essenza connaturata della poesia. Carlo Betocchi risponde con L'estate di San Martino, Gatto con Osteria flegrea, incrociandosi con Luzi in un percorso comune. Infatti, i versi che negli stessi anni il poeta fiorentino raccoglie in Dal fondo delle campagne (1956-1960) rispondono alla volont… di isolare ®il confronto, il rapporto, la ®questioneŻ tra morte e vitaŻ, avverte Luzi, ®connaturali con il poetare stessoŻ. Al pari Gatto, nel dare senso alla sua Osteria flegrea, afferma che le poesie ivi raccolte hanno atteso che si coagulassero intorno al ®sole di questa serena contemplazione della morte che Š, o dovrebbe essere, il vino dei poetiŻ, ricollegandosi a uno dei temi di fondo della sua speculazione poetica. A rinforzare l'orientamento una triste occasione biografica: la morte della madre avvenuta il 3 novembre 1958 (altro punto di contatto con Luzi, toccato da medesima sorte l'anno seguente). Per la madre scomparsa Gatto d… alle stampe una plaquette, La madre e la morte, accolta pressoch‚ integralmente quale sezione conclusiva di Osteria flegrea. Due le liriche pi— direttamente collegate all'occasione: ®Sotto i colpi della sepolturaŻ e ®A mia madreŻ. Nella prima il poeta Š costretto ad accettare, rimarcandola, la distanza che ormai lo separa dalla madre: ®Tu sei lontana, / porta chiusa, niente. / Morte senza voceŻ. Non puramente indicativo l'accenno al silenzio della morta, poich‚ proprio quella voce materna ®era cosŤ soaveŻ che dai figli veniva ascoltata ®come una musica senza distinguere le parole con cui ci richiamavaŻ (da ®Ritratti di mia madreŻ, in La sposa bambina). Si pu• allora senz'altro convenire con Renato Aymone laddove, in un saggio sulle figure familiari del poeta, avverte che ®per Gatto la poesia, nella sua pi— radicale astrazione musicalmente orientata, rappresenta l'equivalente emblematico della voce maternaŻ scomparsa, la quale potrebbe scomparire anche la voce del poeta: ®Ora ch'Š sola / mia madre Š inerme, dov'Š pi— quel forte / bambino che scopriva sulla terra / il passo e i denti d'ogni sua parola?Ż (®ParabolaŻ). Ben pi— forzata nella seconda lirica menzionata la raffigurazione simbolica, con una complessa analogia che vede la madre associata ®con l'assorta / tentennante magia dell'animale / che non ode pi— caccia e si fa soloŻ. Il poeta prosegue sullo stesso piano semantico, identificandola ancora quale ®fiera che sverna coi suoi figliŻ e cosŤ nella chiusa: ®O belva ladra / d'ogni rumore, o pallido terrore / com'Š lontano a divorarci, madre, / il demonio innocente del tuo cuoreŻ. Lo stesso Gatto avverte una certa oscurit… del suo dettato al punto di esplicitare le sue intenzioni in una Nota in appendice alla raccolta: ®a contemplare per ore e ore mia madre morta [...] mi parve di vederle sul volto la dignit… degli esseri millenari [...] Pensai all'uomo delle nevi. Da me e lei ormai lontani i rumori della caccia, era rimasto a errare per le latitudini il riso dell'incredulit… perenne?Ż. Non sfugge, infine, alla lettura della lirica come la morte abbia sublimato e risolto il rapporto edipicamente conflittuale con la madre: ®Altra morte non so mai pi— lontana / di questa che ci libera alla presa / delle tue mani, al tuo feroce aiutoŻ. Di rilievo, sul piano formale e su quello speculativo, la gi… citata ®ParabolaŻ, raro esempio novecentesco di canzone strutturata in sesta rima, alla maniera di Odo delle Colonne, dove Gatto teorizza una concezione ciclica delle et… dell'uomo per cui ®l'uomo nasce dal bambino morto / nel ragazzo cresciutoŻ, canonizzazione in versi di un concetto in parte espresso anche in prosa, precisamente nei ®FantasmiŻ del Carlomagno nella grotta. Il collegamento non sorprenda: i due volumi sono fortemente correlati, essendo ambedue incentrati ®sull'essere e non essere meridionaleŻ, secondo una sintetica quanto illuminante dedica autografa apposta sul Carlomagno. Nelle poesie, come nelle prose, a risplendere Š il medesimo ®sole millenarioŻ della terra d'origine e della sua gente. Ritornano cosŤ alcuni temi cari al primo Gatto, quasi una riscoperta, nella e con la memoria, di un mondo ormai lontano, forse scomparso. Ecco allora riapparire l'et…, dai contorni mitici, spensierati e vitali, della fanciullezza - ®Vanno a letto / nelle case i fanciulli, al buio compatti / occhieggiano rotondo come gattiŻ (®Primo amoreŻ); ®Lo scolaro che salta la campana / i numeri di gessoŻ (®Poesia-fiore sulla tomba di De PisisŻ) - che non pu• conservare per sempre quest'aura di magica felicit…, dovendo prima o poi perdere l'innocente spensieratezza, ®I bambini che pensano negli occhi / hanno l'inverno, il lungo inverno. Soli / s'appoggiano ai ginocchi per vedere / dentro lo sguardo illuminarsi il soleŻ (®Inverno a RomaŻ). E riferendosi al figlio avuto con Graziana Pentich, ®il nulla / sospetto che ti coglie / in mezzo al gioco. Ô brulla / la tua vita anche a te / nell'attimo che toglie / la certezza al tuo piedeŻ (®Al mio bambino LeoneŻ). L'apice delle ®RimeŻ ®Vedere Š solo credere ai tuoi occhiŻ, Š un verso di icastica sintesi per un basilare assunto del pensiero di Alfonso Gatto, e non a caso lo si ritrova nelle Rime di viaggio per la terra dipinta, dove una matura capacit… retorico- affabulatoria fonde mirabilmente il tratto poetico a quello pittorico nel pieno compimento della teorizzata unit… tra i due segni (®io parto dalla prima stesura del colore, dal primo segno, cosŤ come parto dal primo versoŻ, scriver… in ®Del perch‚ io dipingoŻ, autoriflessione sulla propria opera pittorica). La raccolta si rivela agli occhi del lettore come prodigioso esempio di uso dell'endecasillabo, ®aggraziati nella forma cordiale e familiare della quartinaŻ (Jacobbi). Vi ritorna pi— viva che mai quella dialettica fra senso e ritmo che informa quasi per intero il percorso poetico di Gatto. Rinnovato anche il lessico con espressioni letterarie, desuete e neologiche che palesano un sopravvenuto gusto per la ricerca linguistica ed etimologica. Le Rime sono una sorta di diario di viaggio in versi, un itinerario tra pittura e poesia - se cosŤ vogliamo intendere le sue parole poste ®Per licenzaŻ a prefazione della raccolta - e mostrano una tavolozza oltremodo ricca, con colori disposti ®per sottili contrapposizioni o feroci accumuli, grazie alla mente che assiste al giuoco libero della manoŻ (Jacobbi). Una mano sapiente come poche: nelle Rime il poeta raggiunge la massima consapevolezza e sapienza formale unita a un ®impressionismo decantato e ariosoŻ (Mengaldo) con le cento tele in versi ®nate dall'occasione del dipingereŻ (Gatto). CosŤ Š proprio il poeta a ritrarre via via ®quello che si aspetta / di vedere per caso aprendo gli occhiŻ (®Il pacchetto di NazionaliŻ); a sentirsi tutt'uno con il pittore nel rappresentare una natura morta alquanto originale (®Fiori e locandinaŻ) o a dipingere ®solo un ricordoŻ anche se, lo confessa, lo fa ®per giocoŻ (®Facciata natalizia napoletanaŻ). Ad attrarre il poeta deve essere la peculiarit… del ®colore che attinge dalle cose / la memoria superstiteŻ (®Vat 69Ż). Ne vengono cosŤ fuori nature morte, paesaggi e qualche ritratto, una cartella ricca di soggetti in cui spiccano le intense accelerazioni cromatiche, colori che virano l'uno nell'altro e con essi le immagini: ®il rosa scialbato di VeneziaŻ, in realt… ®crudo violetto che digrada al / fioco azzurro delle sereŻ (®Paesaggio venezianoŻ) Š solo uno dei tanti esempi riportabili a riguardo. Non diversamente risponde il paesaggio ben pi— familiare della Costiera Amalfitana dove ®vi s'arrende / la luceŻ, luce capace di ®affrancareŻ, in una gioiosa ®sorpresa d'essereŻ, la ®verde di casa rosa Atrani bianca / citt… d'un tempoŻ (®AtraniŻ). Nella ritrattistica conserva ancora grande rilievo la rappresentazione dell'adolescenza, et… eletta a modello esistenziale privilegiato. Riconosciamo qualche ®ragazzo vagoŻ, ®pago / di trovarsi nel vivereŻ e sorpreso dai colori di una ®bottiglia di vetro azzurroŻ o da quelli di leopardiani ®fiori del mazzetto campestreŻ (®Interno marzolinoŻ) o dalla ®vogliosa / testa arruffata al vento che la imbrogliaŻ (®Le violette di febbraioŻ). Ma, come gi… rilevato, questa d'et… dai mitici contorni e posta di continuo in opposizione, e contiguit…, con la morte. In ®Paese di lagoŻ il poeta ritrae un ®gigliare di ragazziŻ accanto a ®qualche vecchio solo / che dormeŻ in un contesto nemmeno tanto velatamente funebre per cui lo stesso gigliare - e il giglio Š fiore simbolicamente connesso alla morte infantile - ®tetro e disperatoŻ, l'azzurro ®disegna i cimiteriŻ e ®laghi mortiŻ e ®battelli neriŻ sono posti nella chiusa a segnare lo sfondo della tela. Epilogo La morte trover… prematuramente Alfonso Gatto l'8 marzo 1976. Stava lavorando a una nuova raccolta, Desinenze, che uscir… postuma, giusto un anno dopo la scomparsa. Sopra il fascicolo che conteneva le liriche del nuovo volume in fieri c'erano questi profetici versi: Quante volte mi fu vicina, quante la morte per sorprendermi, quel giorno che uscendo dalla nebbia, dalle piante del parco solo me la vidi intorno una striscia d'azzurro sull'argento del cielo, alla mia gola con la mano (stretto) senza pi— voce mi trovai col mento. Non ricordavo il sonno, era passato la notte sulla ghiaia dei miei denti. Una vita spesa tra arte e letteratura 1909-1925: Alfonso Gatto nasce il 17 luglio 1909 da Giuseppe Gatto, funzionario alla Provincia di Salerno, ed Erminia Albirosa, un matrimonio che genera quattro maschi: Nicola, Alfonso, Saverio e Gerardo (scomparso nel 1925), e quattro femmine: Tina, Lina, Emilia e Wanda. L'infanzia e l'adolescenza il poeta le definir…, ®burrascoseŻ. 1926-1933: Si iscrive alla facolt… di Lettere dell'Universit… di Napoli, ®disertandola poi agli ultimi corsiŻ, come Gatto stesso testimonier…. Da istitutore di collegio a commesso di libreria, da giornalista a correttore di bozze, con questi mestieri si mantiene agli studi. Prendono vita nel capoluogo partenopeo le prime amicizie con gli incontri al ®RecreoŻ, una cantina trattoria di via Ventaglieri. Gatto non dimenticher… gli amici napoletani, che si ritrovano quali dedicatari di diverse poesie della prima raccolta, Isola (1932), pubblicata proprio grazie all'aiuto dei suoi sodali, tra i quali in particolare Carlo Muscetta. Isola viene ben recensita da Montale e Penna. 1934-1937: Nel 1934 si trasferisce a Milano, che considerer… ®citt… natale sua e della sua poesiaŻ. Sposa Jole Turco dalla quale avr… la primogenita Marina, nata nel 1935. Collabora a Domus e frequenta nella metropoli lombarda il gruppo degli architetti di Casabella, su cui dal 1937 redige la rubrica ®Cronaca dell'architetturaŻ, legandosi con forte amicizia e stima reciproca a Edoardo Persico. Coltiva un ricco giro di frequentazioni con artisti e letterati: Carrieri, Sinisgalli, Zavattini, Ferrata, Vigorelli, Sereni, Dal Fabbro, Tofanelli, Sassu, Broggini, Giolli, Titta Rosa, Cantatore, Anna Maria Mazzucchelli e Giulia Veronesi. Gatto che pratica da tempo la pittura in proprio, dal 1933 si dedica anche alla critica d'arte (con Sinisgalli pubblica nel 1934 un saggio su Atanasio Soldati). Ai primi giudizi favorevoli per la sua poesia di Montale, Penna, Ferrata e De Robertis si aggiungono quelli di Ungaretti, Palazzeschi e Bacchelli. Nell'estate del 1936 viene arrestato con l'accusa di cospirazione comunista. Nel marzo del 1937 con Guanda pubblica la raccolta poetica Morto ai paesi con la quale si afferma definitivamente. 1938-1942: Primo soggiorno a Firenze dove dall'agosto del 1938, per un anno, redige con Vasco Pratolini Campo di Marte, quindicinale di azione artistica e letteraria. Scrive su molte testate, vivendo sostanzialmente di collaborazioni come quelle su Il Bargello, Circoli, Corrente, Frontespizio e altre ancora. Nasce la secondogenita Paola nel 1938. Del 1941, poi, Poesie edito da Vallecchi, che racchiude quanto fino allora pubblicato. 1943-1946: Gatto torna nell'amata Milano. Nel 1943 espone per la prima volta alla galleria dell'Annunciata. Partecipa attivamente alla lotta del Pci clandestino, dove si era iscritto nel 1942, e dal dicembre 1945 dirige (con Mario Bonfantini) Milano-Sera. Prova cosŤ a garantirsi col giornalismo quel minimo di sicurezza finanziaria che non arriva e che, di fatto, non arriver… mai. Il 25 aprile del 1945 Gatto e altri stampano il primo numero de l'Unit… alla luce del sole. Avvia una collaborazione al Politecnico di Vittorini con tanti dubbi in seguito alle prime polemiche interne al Pci sul rapporto tra intellettuali e partito. Incontra a Milano, nel corso di una conferenza sul surrealismo, Graziana Pentich, una giovane pittrice triestina che scrive liriche e cerca di farsi strada nel giornalismo. Vivranno insieme fino a tutti gli anni Sessanta. 1947-1950: Si trasferisce a Venezia dove l'amico Ugo Arcuno gli ha offerto un posto di redattore capo nel suo giornale, Il Mattino del popolo. Ma nell'estate del 1947 Š a Torino per l'Unit…, di cui Š direttore Davide Lajolo. Nel capoluogo piemontese stringe qualche significativa amicizia tra cui quella con Italo Calvino e l'attore Raf Vallone. Nel 1949 gli nasce Leone che porta il nome del fratello di Graziana morto ventenne combattendo contro gli alleati dei nazisti. Alfonso torna a Milano ed entra nel novero degli autori della Mondadori con cui pubblica le Nuove poesie 1941-1949. 1951-1957: Nell'aprile del 1951 abbandona il Pci. Entra nella redazione del settimanale Epoca, spintovi dall'amico Cesare Zavattini. Dipinge molto, in parallelo a una sempre costante attivit… poetica che culmina con la nuova raccolta La forza degli occhi (1954). L'anno seguente vince il Premio Bagutta e nel 1957 lascia Milano per Roma. 1958-1965: Ultimo periodo fiorentino. In maggio comincia infatti a collaborare a un quotidiano di ispirazione cattolica, Il Giornale del Mattino. Nel 1959 d… alle stampe la plaquette La madre e la morte, che verr… inserita nel 1962 in Osteria flegrea. Nel 1961 segue per il giornale fiorentino a Roma uno dei ®processi del secoloŻ, quello Fenaroli. Nel 1964 Pier Paolo Pasolini gli affida il ruolo dell'apostolo Andrea nel Vangelo secondo Matteo, film girato in Puglia. A Roma, gli Š facile imbattersi in Alberto Moravia, che abita con Dacia Maraini a due passi da lui. 1966-1969: In aprile pubblica La storia delle vittime, Premio Viareggio. Il 1968 Š un anno difficile, tormentato da molte inquietudini. Trascorre lunghi periodi lontano da Roma. Nel gennaio del 1969 Š in viaggio in Sicilia con Graziana. In maggio, ancora un trasloco: la nuova casa Š in via Flaminia, nei pressi di Ponte Milvio. Escono nel 1969 le Rime di viaggio per la terra dipinta. 1970-1976: Nel gennaio del 1973 stampa le Poesie d'amore. Il suo ultimo alloggio romano Š uno studio in via Margutta. Il pomeriggio dell'8 marzo 1976, in seguito a un incidente stradale avvenuto nei pressi di Capalbio, Alfonso Gatto muore all'ospedale di Orbetello. Nel primo anniversario della morte del poeta esce nello Specchio mondadoriano Desinenze, curato da Ruggero Jacobbi e da Paola Maria Minucci sulla base di carte gi… quasi pronte per l'edizione. Francesco Napoli (®LettureŻ n. 657/09)