Ottobre-Dicembre 2009 n. 4 Anno XXIII Quaderni di Minimondo Rivista culturale Braille Periodico trimestrale Fascicolo I Direzione Redazione Amministrazione Biblioteca Italiana per i Ciechi 20052 Monza - Casella postale 285 c.c.p. 853200 - tel. 039/28.32.71 e-mail: bic@bibciechi.it Dir. Resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Massimiliano Cattani, Antonietta Fiore, Luigia Ricciardone, Pietro Piscitelli (Responsabile) Copia in omaggio Stampato in Braille a cura della Biblioteca Italiana per i Ciechi ®Regina MargheritaŻ onlus via G. Ferrari, 5Ťa 20052 Monza Sommario Gianfranco Viesti: Nord/Sud: l'eterna questione (®il MulinoŻ n. 445/09) Jean-Paul Willaime: La laicit… in Europa (®il MulinoŻ n. 445/09) Alberto Oliverio: Sul divano di Freud (®Psicologia contemporaneaŻ n. 216/09) Susana Martinez-Conde, Stephen L. Macknik: Cervello e magia (®Le ScienzeŻ n. 487/09) Tilde Giani Gallino: Winx: fatine del cuore o riuscita operazione di marketing? (®Psicologia contemporaneaŻ n. 216/09) Carlo Bordoni: Vivere in rete (®PrometeoŻ n. 106/09) Gian Piero Brunetta: Cinema nel limbo (®PrometeoŻ n. 107/09) Luca Mastrantonio: Una Roma d'autore tutta da scoprire (®UlisseŻ n. 299/09) Paolo Galliani: Il paese dei libri (®MeridianiŻ n. 181/09) Bruno Bertucci: Ballando col piano. Le origini del Valzer Comunicato: Rinnovo abbonamento riviste Nord/Sud: l'eterna questione L'Italia sembra avviata, a velocit… crescente, verso una secessione di fatto. Forse non istituzionale. Ma certamente psicologica, culturale, politica; nei cuori; nelle menti. L'Italia (l'®altraŻ Italia) non ne pu• pi— del Mezzogiorno; dei suoi dolori e dei suoi lamenti; dei suoi sforzi e dei suoi risultati. Tutto quel che si poteva dire Š stato detto; tutto ci• che si poteva fare Š stato fatto. Fra le classi dirigenti del Paese, sulla grande stampa, ma ormai forse anche nell'opinione pubblica si Š affermato con sorprendente rapidit… un lineare teorema sul Mezzogiorno. Che recita pi— o meno cosŤ: da sempre il divario nel nostro Paese, fra un Centro Nord civile e sviluppato e un Sud arretrato e povero, non fa che ampliarsi; questo accade nonostante le colossali risorse che da sempre, sotto varie forme ma sempre a partire dalle tasse dei settentrionali, vengono destinate al Sud; il perch‚ Š semplice: vengono tutte sprecate, usate per fini clientelari e assistenzialistici (quando non per finanziare direttamente la criminalit…) dalle classi dirigenti meridionali, corrotte e incapaci. E non potr… che essere sempre cosŤ: Mezzogiorno, spreco e corruzione sono per definizione sinonimi. Ci sono due Italie, profondamente diverse in tutto. Basta. Meno soldi italiani vanno al Sud, meglio Š. Come ha sostenuto uno dei partecipanti a un recente incontro di un thinktank - fra evidenti cenni di consenso degli altri - per il Sud c'Š solo una cosa da fare: ®affamare la bestiaŻ. Il linguaggio che ormai si adopera - anche sui giornali - Š esemplificativo. Poco importa che questo teorema non sia argomentato e argomentabile sulla base di fatti e cifre. Raramente, negli infiniti editoriali su questi temi appaiono numeri ed evidenze sistematiche; non vi Š un libro, un saggio scientifico che consenta di dimostrare il teorema. Le argomentazioni si basano sul riprendere la stessa tesi sostenuta da altri (che citano altri ancora). Oppure su singoli episodi: e dato che la crociata che il ®Corriere della SeraŻ sta conducendo per diffondere il teorema sul Mezzogiorno alimenta frequentemente l'aneddotica (solitamente tornando e ritornando sugli evidenti sprechi della regione Sicilia) il gioco Š semplice. Basta generalizzare: indubbi casi negativi diventano una condanna d'insieme, senza appello. Andare controcorrente Š sempre pi— impervio. Provare a opporre a questo teorema, cosŤ potente anche perch‚ semplice, fatti per propria natura pi— complessi e articolati si scontra sempre pi— contro un muro di indifferenza, di insofferenza. Eppure vi sono molti motivi per pensare che il Mezzogiorno non sia irrimediabilmente diverso dall'Italia; ma che invece ne condivida - in misura spesso pi— accentuata - gli stessi problemi di fondo. E che evitare di analizzare i problemi cosŤ come si manifestano al Sud significa essere incapaci di comprendere le difficolt… di fondo dell'Italia; che ritenerli irresolubili significa ritenere irriformabile l'intero Paese. Oggi pi— che mai - proprio quando sembra un'affermazione superata - la questione meridionale Š la questione nazionale. Proviamo a ragionare. Ô vero che la situazione nelle regioni del Sud non fa che peggiorare? Tanti soldi, tanto spreco, tanto divario? Ma soprattutto: che cosa ha fatto sŤ che questo processo secessionista si sia messo in moto? Come mai gli italiani si sono stancati proprio ora, alla vigilia dei 150 anni dall'Unit…? E dove ci porter… questa situazione? A guardarla da vicino la questione meridionale Š meno scontata, e pi— interessante, di come la si dipinge. Il divario fra Nord e Sud continua a rimanere stazionario. Non Š una buona notizia, ma non Š molto diverso da quel che accade in altri Paesi, a cominciare dalla Germania. Anzi, spesso assistiamo a casi, a cominciare dall'Est Europa, in cui i divari interregionali si approfondiscono. Come spiegato dalle teorie economiche che sono valse il Nobel a Paul Krugman, che riprendono i grandi classici, la convergenza regionale non Š affatto scontata. Il problema Š che un divario costante in un periodo come gli ®anni d'oroŻ del dopoguerra significa una spettacolare trasformazione socioeconomica al Sud come al Nord; oggi - in un'Italia da tempo al palo - significa non risolvere i gravi problemi che ancora ci sono, al Sud e al Nord. La crescita non c'Š; i pochi decimali del Nord Est degli ultimi anni sono dovuti esclusivamente all'importazione di tanta manodopera poco qualificata e poco retribuita; la produttivit… ristagna, lŤ come nelle altre regioni. N‚ pu• essere la politica economica a spiegare perch‚ la mancata crescita del Sud dovrebbe fare pi— scandalo. L'intensit… della spesa per lo sviluppo economico al Sud Š inferiore alla media nazionale: la spesa in conto capitale, pro capite, inferiore. Ô per• pi— visibile, composta da fondi europei e nazionali (i famosi Fas): ma la contabilit… pubblica territoriale permette di dire con certezza che questa spesa straordinaria a mala pena compensa la minore spesa ordinaria. Solo che fa molta pi— notizia: tutti ricordano i famosi 100 miliardi per il Sud; pochi sanno che solo il 15% della spesa per infrastrutture ferroviarie (tutta finanziata con fondi ®straordinariŻ) Š realizzata nel Mezzogiorno. Stesso discorso vale per la spesa corrente, che Š al Sud - anche senza considerare gli interessi sul debito pubblico - significativamente minore. Gli italiani sarebbero sorpresi nell'apprendere che Š pi— bassa la spesa sanitaria pro capite; che lo stesso accade all'insieme della spesa previdenziale e assistenziale, a causa del forte sbilanciamento del Welfare italiano verso le pensioni; che la regione con il settore pubblico locale pi— ridotto Š la Puglia. L'efficacia della spesa Š mediamente inferiore nel Mezzogiorno, cosa non particolarmente sorprendente, anche se ovviamente negativa. Ma qualsiasi analisi approfondita ci restituisce un'immagine pi— articolata di quella di classi dirigenti locali corrotte che sprecano sistematicamente. Nessuno pu• negare che vi siano sprechi (si pensi alla spesa farmaceutica), cattive allocazioni di risorse; che l… qualit… media delle pubbliche amministrazioni locali sia inferiore; che le classi dirigenti non riescano spesso a risolvere i nodi di fondo dei loro territori. Ma non tutto Š riducibile a questo. Met… della spesa in conto capitale nel Mezzogiorno Š realizzata da istituzioni nazionali, che non mostrano un'efficienza superiore a quelle locali. Il caso della Salerno-Reggio Calabria, intervento nazionale gestito da un'azienda pubblica nazionale, Š esemplificativo: il problema Š l'Anas, non la Regione Calabria. Certo, la sanit… amministrata dalle regioni meridionali ha in molti casi gravi criticit…. Ma criticit… non minori ci sono nell'efficienza della giustizia civile, della scuola, della sicurezza pubblica gestite da ministeri romani. Questo Š il punto nodale. Al Sud - come in tante altre regioni del mondo - sono le condizioni del contesto in cui i cittadini vivono e le imprese operano, la quantit… e la qualit… dei beni e servizi collettivi, a essere insufficienti per garantire la valorizzazione delle risorse disponibili e percorsi di crescita accelerati. In alcuni casi questo accade per un deficit di efficienza, a parit… di risorse rispetto al resto del Paese, o addirittura con risorse superiori; in altri, per un deficit di risorse; in altri ancora perch‚ le complessive condizioni di contesto rendono pi— ardua, assai pi— difficile una buona organizzazione dei servizi. Ô certamente pi— difficile far funzionare bene i servizi per l'impiego a Napoli rispetto che a Trento; insegnare allo Zen piuttosto che ai Parioli; far rispettare la legge sul litorale domizio piuttosto che in Umbria. Sono le politiche pubbliche, di investimento, di spesa corrente, di regolazione, che possono influenzare quantit… e qualit… di queste dotazioni; favorire lo sviluppo di una pi— forte economia di mercato. Alcune attengono ai livelli locali e regionali; e dunque intrecciano i temi della finanza locale e del federalismo fiscale, delle regole per un decentramento di funzioni e di poteri di successo; altre attengono a decisioni nazionali. In alcuni casi si tratta prevalentemente di agire sulle quantit… della spesa; in molti ambiti - per quanto questo possa suonare addirittura blasfemo - la spesa al Sud va certamente aumentata: Š il caso degli interventi per il Welfare locale, per gli asili nido, per i trasporti, per le infrastrutture scolastiche; in altri, va ridotta e razionalizzata, come nel caso di quella ospedaliera, o degli scampoli di Welfare improprio e un po' straccione, come le pensioni di invalidit… facili o i finti sussidi di disoccupazione in agricoltura. In tutti gli ambiti pi— importanti non Š solo questione di spesa, ma di complessiva qualit… delle istituzioni e delle politiche. La scuola al Sud non riesce a far superare agli studenti pi— deboli i gap di apprendimento connessi alle condizioni socioeconomiche e culturali delle famiglie di origine: da cui i risultati mediamente assai pi— bassi nei test di valutazione. La giustizia civile, dato il colossale carico pendente, non riesce a far fronte in tempi minimamente accettabili ai nuovi procedimenti. Lo Stato non riesce a far rispettare la legge in vaste aree della Campania, della Sicilia, della Calabria. Non Š facile. Si prenda il caso della spesa ospedaliera. Nel Sud Š pi— alta che nel resto del Paese; dipende certo da fenomeni corruttivi (non assenti per• anche al Centro Nord), da una cattiva organizzazione della rete. Ma dipende in misura prevalente da ricoveri impropri di persone anziane per le quali non sono disponibili altre forme di assistenza, o di malati per i quali non sono disponibili servizi di cura non ospedalieri. Ô difficile ridurre la spesa senza investire, sviluppando efficienti reti di servizi territoriali, come nelle regioni pi— avanzate del Centro Nord. Si prenda il caso delle forme improprie di Welfare: vanno ridotte per evidenti esigenze di equit… e di efficienza; ma non Š certo facile farlo in mancanza - unico Paese in Europa - di qualsiasi rete di protezione per le famiglie pi— povere. Potrebbe essere appassionante provare a cambiare, a riformare, quello che non va del Paese a partire dalle situazioni di maggiore difficolt…; quelle in cui sono possibili i maggiori guadagni di efficienza, i maggiori risparmi; soprattutto, i maggiori benefici per la qualit… della vita dei cittadini. Potrebbe. Ma non lo Š. Argomentazioni come quelle appena svolte paiono troppo sofisticate, difficili. C'Š ormai una crescente sfiducia sul fatto che i meridionali, in quanto meridionali, possano essere in grado di progettare e gestire servizi migliori, che investimenti nel Mezzogiorno possano essere utili. Non vale la pena discuterne pi— di tanto. La riprova Š data dal Quadro Strategico Nazionale 2007-13: un documento ufficiale importante, che prova a impostare una politica di investimenti pubblici volta ad assicurare risultati tangibili (®obiettivi di servizioŻ) programmando la spesa per quasi dieci anni. La politica non se ne Š mai occupata, per correggerlo o per verificarne l'attuazione. La strada segnata Š ormai un'altra: meno soldi al Sud, meglio Š per tutti. Come si Š arrivati a questa situazione? Ô il caso di lasciare agli storici la discussione su settentrionali e meridionali dall'Unit… a oggi; sulla vicinanza o la lontananza fra i diversi italiani. E concentrarci sul periodo pi— recente: come si passa dal Ciampi che nel 1998 pone la questione meridionale come centrale per la politica del Paese al Tremonti che nel 2009 taglia le risorse per il Mezzogiorno? L'economista deve spingersi con grande cautela su questi terreni: ma lasciarli inesplorati non fa capire cosa Š accaduto. Certo si lascia il confortevole ambito dei dati (alla base di quanto detto finora) e ci si avventura in ipotesi. Si pu• provare a seguire diverse piste di interpretazione: la crisi della finanza pubblica; il dissolversi dei partiti e delle opzioni politiche nazionali e l'affermarsi del berlusconismo; la crisi di fiducia dell'Italia in se stessa. C'entrano sicuramente ®le mani nelle tasche degli italianiŻ. Il problema di un forte divario di reddito fra i cittadini (che assume caratteristiche territoriali laddove come in Italia, Germania, Cina o Brasile storia e geografia fanno sŤ che ricchi e poveri siano polarizzati regionalmente) sta nella sua sostenibilit… politica. Garantire a tutti un certo grado di servizi comporta un'azione redistributiva. In Italia questa redistribuzione Š sempre stata cospicua, dato lo scarto fra il reddito dei meridionali e quello medio. Ma fino alla met… degli anni Novanta nessuno aveva da eccepire: il Nord Est votava massicciamente per il partito, la Democrazia Cristiana, garante di questa redistribuzione. L'eccesso (rispetto al prelievo fiscale) di spesa al Sud era finanziato dal deficit pubblico, e al Nord restavano ®i suoi soldiŻ; la tassazione era relativamente contenuta. Ma con la crisi della finanza pubblica le cose cambiano. Cresce la pressione fiscale, ma non migliorano i servizi che i cittadini ricevono; la spesa al Sud deve ora essere finanziata con una parte delle ®tasse del NordŻ. Tutto il Paese tira di pi— la cinghia; anche i meridionali, moltissimo: i trasferimenti impliciti verso il Mezzogiorno - cosa che nessuno ricorda - si riducono sensibilmente (da circa il 20% a circa il 13% del suo reddito). Una quota ingente: ma assai inferiore al 30% che viene garantito alla Germania Est. Ma ci• non basta: al Nord, tasse pi— alte, servizi insufficienti, infrastrutture da modernizzare, innescano la protesta; l'idea che i soldi trasferiti al Sud siano sprecati la alimenta. Cambiano le coordinate politiche del ragionamento: la spesa per istruzione al Sud non Š pi— un grande investimento a beneficio dell'intero Paese, ma un trasferimento improduttivo; gli interventi infrastrutturali di cui anche il Sud ha bisogno non sono pi— un volano per tutte le imprese, ma un pozzo senza fondo. Contemporaneamente cambiano le coordinate dell'economia. Sempre pi— internazionalizzate, le imprese del Nord sono meno interessate al mercato di consumo del Sud (che in parte rilevante gi… detengono); la caduta del Muro, e poi lo sviluppo dei Paesi asiatici aprono nuovi orizzonti di ben altra dimensione, offrono opportunit… localizzative a costi infinitamente pi— bassi. Ma i mutamenti nella finanza pubblica e nell'economia sono accompagnati in misura decisiva da quelli nella politica. Tramontano i grandi partiti nazionali, che con le loro ideologie, dal solidarismo cattolico all'egualitarismo socialista, giustificavano trasferimenti dai ricchi ai poveri, investimenti laddove infrastrutture e beni pubblici erano di quantit… e qualit… insufficienti per un Paese ®modernoŻ. Di programmi politici nazionali c'Š ormai sempre meno traccia. Lo stesso Partito Democratico, pur erede di grandi tradizioni, parla ormai da tempo con lingue diverse al Nord e al Sud. D'altra parte da anni le rare iniziative sul Mezzogiorno di partiti e sindacati sono rigorosamente tenute esclusivamente a Sud con meridionali (solo la Banca d'Italia e la Conferenza Episcopale continuano a interessarsene come questione di tutti gli italiani). Anche per questo motivo, il centrosinistra ha una evidente, grave difficolt… a proporre un'idea di Paese diversa. L'ultimo, breve, governo non si Š certo appassionato alle politiche per lo sviluppo del Sud. Ma Š il berlusconismo il terreno di coltura perfetto per le crescenti pulsioni secessioniste. Con una declinazione all'italiana del liberismo, nemmeno ®compassionevoleŻ, da quindici anni il portafoglio del contribuente conquista quella centralit… nella discussione politica un tempo prerogativa di grandi temi collettivi, dalla scuola alla sanit…. Tagliare le tasse, ridurre il peso della presenza pubblica nell'economia (salvo fondamentali eccezioni a vantaggio di singoli), sviluppare - come argomenta compiutamente Giulio Tremonti - reti alternative non pi— fondate sul nesso pubblico-statale ma su quello comunitario- territoriale. Qui il berlusconismo incontra la Lega. Un movimento con la funzione fondamentale di sdoganare nel dibattito e nella proposta politica le peggiori pulsioni individuali: la chiusura verso i diversi, negri o meridionali; la definizione delle risorse fiscali come locali; il primato dell'egoismo, personale o territoriale. La povert… non genera pi— solidariet… ma ripugnanza; il sottosviluppo Š solo colpa della carenza di capitale sociale di etnie ®altreŻ; Š semplice: se Crotone fosse popolata di bergamaschi sarebbe ricca come Bergamo. Non a caso, il centrodestra da quindici anni non ha - n‚ forse ritiene necessario avere - alcun progetto per la ®questione meridionaleŻ. L'unico mantra Š quello delle fiscalit… di vantaggio; assai poco convincente, dato che potrebbero essere realizzate solo da un cospicuo taglio di servizi pubblici, proprio nell'area in cui sono pi— carenti. A meno che non sia accompagnato dalla retorica magica del federalismo fiscale, per il quale ogni taglio di spesa comporta automaticamente un aumento di qualit…; o, pi— probabilmente, da un taglio di stipendi sulla base di ipotetiche differenze nel costo della vita. L'insieme di questi fattori spiega una novit…, tanto fondamentale quanto ignorata nel dibattito, della politica economica italiana. A partire dal maggio 2008 con la cancellazione dell'Ici per i pi— abbienti, Berlusconi e Tremonti finanziano ogni intervento con tagli alla spesa per investimenti nel Mezzogiorno, fino a raggiungere la stratosferica cifra di 25 miliardi di euro. Interessante perch‚ rappresenta l'applicazione concreta del teorema: tagliando spesa per infrastrutture al Sud si taglia spesa improduttiva: salvo poi riorientarne le briciole, oltre che alle quote latte, al ripiano dei deficit di Roma e Catania e alle municipalizzate di Palermo. A incontrare come sempre non interessi generali, ma particolari. Interessante perch‚ non provoca proteste: silente Confindustria; cauti i sindacati; a lungo distratta l'opposizione; non informati da stampa e tv gli elettori. Il fatto che la ricostruzione dell'Abruzzo sia quasi totalmente finanziata da fondi per le regioni pi— povere non suscita alcuno scrupolo morale al Nord. Grande Š l'incertezza nella politica a Sud: resistono fortunatamente quanti non smettono di provare a tessere alleanze nazionali, consci che una difficile questione regionale non pu• essere affrontata senza fondamentali scelte di politica nazionale. Crescono derive localiste, perfettamente comprensibili, e che hanno buon gioco a cavalcare il risentimento verso politiche mai cosŤ smaccatamente antimeridionali. Ma che proponendo anche a Mezzogiorno coalizioni di interessi territoriali, contribuirebbero ad accelerare la secessione. Potrebbero far dimenticare mafie e camorre: il fatto che i principali ostacoli allo sviluppo del Sud sono al suo interno. Se si accetta la guerra del Sud contro il Nord, e si affievolisce la guerra del Mezzogiorno buono - che ancora esiste, anche se drammaticamente isolato, ignorato e deriso dall'opinione pubblica nazionale - contro quello cattivo, la sorte dell'area non potr… che essere segnata. Tutto ci•, e in particolare il profondo indebolimento dei soggetti politici nazionali, aiuta a capire le difficolt… delle classi dirigenti meridionali. I protagonisti (Sindaci e Presidenti di regione) di una stagione di grande rinnovamento e di grandi speranze, a cavallo della fine del secolo, non sono stati parte di un movimento collettivo. Sono rimasti protagonisti solitari, con tutti i rischi - ora evidenti - del leaderismo isolato. I sindaci di centrosinistra del Sud non sono mai stati parte di un grande progetto politico di rilancio delle aree urbane: sono rimasti ®i sindaciŻ. Seppur agendo in modo assai variabile - e complessivamente molto meglio della rappresentazione corrente - non sono stati decisivi. Oggi si rafforzano purtroppo quanti, con un salto all'indietro di vent'anni, trovano nel legame particolaristico con la politica romana, nel farsi garanti di qualche rivolo di risorse, la legittimazione del loro consenso. Vi Š una parte della classe dirigente meridionale che si sta adattando al ruolo di proconsoli nelle colonie: fino ad accettare il teorema sul Mezzogiorno, a perdere dignit…, pur di restare nelle grazie dei principi. Nel corso di un recente dibattito sul Mezzogiorno svoltosi alla Bocconi, osservando la sala quasi completamente deserta, un importante finanziere si chiedeva ad alta voce come Milano potesse essere la capitale morale del Paese senza interessarsi pi— al Sud. Ô questa un'ultima, interessante, questione. Non sar… che il disinteresse delle classi dirigenti italiane per il presente e il futuro del Sud nasconda un'incapacit… o un disinteresse per il presente e il futuro dell'intero Paese? Da un lato Š apparentemente ancora salda l'opzione Berlusconi-Bossi- Tremonti, con il contorno dei loro proconsoli meridionali: meno tasse, meno Stato, meno servizi pubblici nazionali, sapendo che le aree pi— avanzate possono far da s‚ con le ricchezze economiche e sociali di cui dispongono, e meno soldi possibile alle colonie al di l… di Roma, nella speranza (?) che la bestia meridionale si dia finalmente da fare. Ma dall'altra parte che cosa c'Š? Che significano oggi diritti di cittadinanza e politiche pubbliche di una nazione a forte grado di decentramento e soggetta a regole europee? Come riuscire a quadrare il cerchio di un grande debito, di un'elevata pressione fiscale, e allo stesso tempo di una migliore scuola, una pi— efficiente giustizia, un Welfare pi— universalistico? Non sar… che l'accettazione cosŤ acritica del teorema meridionale nasconde l'incapacit… di pensare all'Italia come sar… nel 2030, o, peggio, un giudizio sull'irriformabilit… non del Sud ma dell'intero Paese, della sua scuola e della sua sanit…, un adeguamento a un triste declino collettivo nel quale salvaguardare interessi personali, ospedali di quartiere, scuole private per i figli dei migliori? Con una secessione di fatto (o forse poi anche di diritto) per risparmiare un po', per difendere per il momento piccole o grandi ricchezze acquisite. Piaccia o meno le scuole sgarrupate di Scampia sono in Italia. Delle due l'una. O si cancella progressivamente l'Italia; o si ricomincia a pensare al futuro dei figli dei camorristi come un problema di tutti. Gianfranco Viesti (®il MulinoŻ n. 445/09) La laicit… in Europa L'Europa Š laica? La lettura dei testi costituzionali e l'esame dei rapporti Stato- religione e scuola-religione nei diversi Paesi europei ci dovrebbe far rispondere in maniera negativa a questa domanda. In effetti i riferimenti a Dio (Germania, Regno Unito) o alla trinit… (Grecia, Irlanda) nelle costituzioni o nei testi fondamentali degli Stati non sono rari. La Francia non sfugge alla regola con un riferimento all'®Essere supremoŻ nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789, adottata ®in presenza e sotto gli auspici dell'Essere supremoŻ. Inoltre alcuni Stati hanno dei legami privilegiati con la religione (Danimarca, Grecia, Malta, Norvegia, Regno Unito) e molti altri hanno delle relazioni di collaborazione con diversi gruppi religiosi ®riconosciutiŻ (Germania, Spagna, Italia). Inoltre la scuola pubblica in Europa integra spesso dei corsi di religione gestiti in maniera congiunta dalle autorit… accademiche e da quelle religiose (Germania, Belgio, Spagna e cosŤ via). L'Europa quindi non sembra molto laica, e in Francia c'Š chi arriva a considerare l'europeizzazione come una minaccia per la laicit…. In realt… la laicit… Š un valore europeo al di l… dell'incontestabile diversit… dei dispositivi nazionali delle relazioni Stato-religione e scuola-religione. Ma per capire meglio questo contesto bisogna partire da due presupposti: 1) che in democrazia la laicit… pu• essere definita da alcuni grandi principi che chiariscono le relazioni religione-Stato, dei principi compatibili con una certa diversit… di definizione di queste relazioni; 2) che il concetto stesso Š pi— importante della parola e che pu• esserci rispetto dei principi essenziali della laicit… anche se il termine non viene espressamente menzionato (in effetti la parola laicit… esiste nelle lingue latine come il francese, l'italiano e lo spagnolo, ma Š molto pi— difficile da tradurre in inglese e in tedesco). Nello studiare la laicit… in Qu‚bec, la canadese Micheline Milot insiste giustamente sulla necessit… di estrapolare questa nozione ®dal suo contesto francese di affermazione storicaŻ per svincolarla dal ®suo uso ideologicoŻ e per pensarla soprattutto come un concetto politico. Per lei la laicit… riguarda ®l'organizzazione politica e la successiva traduzione giuridica del ruolo della religione nella societ… civile e nelle istituzioni pubblicheŻ. Un'organizzazione politica e una traduzione giuridica che in Europa vengono applicate in modo diverso nel principio di reciproca autonomia della sfera politica e di quella religiosa. Indipendentemente dalla forma che queste laicit… assumono, vi si ritrovano i tre principi seguenti: 1) un principio di libert…: la libert… di coscienza e di pensiero che include la libert… di avere una religione o di non averne, la libert… di praticare la propria religione se se ne ha una e la libert… di cambiarla se lo si desidera; 2) un principio di non discriminazione: l'uguaglianza dei diritti, dei doveri e del rispetto di tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro identificazioni religiose o filosofiche, cioŠ la non discriminazione delle persone in funzione della loro appartenenza religiosa o filosofica; 3) un principio di indipendenza reciproca della sfera politica e religiosa: l'autonomia rispettiva della sfera politica e religiosa significa tanto la libert… dell'elemento politico rispetto alla religione che la libert… della religione rispetto alla politica (nel rispetto delle leggi in democrazia). Questa autonomia rispettiva pu• essere applicata nei diversi tipi di rapporti religione-Stato (non solo nei regimi di separazione stretta, ma anche nei regimi di separazione-cooperazione che includono dei concordati e degli accordi fra autorit… politiche e autorit… religiose). Questi tre principi fondamentali permettono di parlare di una laicit… europea, al di l… dell'innegabile diversit… delle costruzioni storiche nazionali nelle relazioni religione- Stato dei diversi Paesi europei. Una laicit… del genere non Š n‚ contro n‚ a favore della religione. Bene comune di tutti, questa laicit… permette nelle democrazie pluraliste a persone e gruppi portatori di convinzioni religiose o filosofiche diverse di contribuire in modo non esclusivo alla vita pubblica. Questo bene comune, che non si Š costruito in un giorno, Š al centro dell'identit… civile dell'Europa. Al centro di questa identit… vi sono la tensione fra la sfera politica e religiosa e una progressiva pacificazione attraverso il diritto e la politica dei conflitti religiosi. Da un punto di vista storico, tre elementi essenziali di questa identit… devono essere menzionati: - L'Europa Š ricca non solo di eredit… religiose, ma anche di tradizioni filosofiche che mettono in discussione la religione, le sue affermazioni e le sue pretese. La ragione, la discussione critica, il libero esame, il dubbio fanno tutti parte del patrimonio culturale dell'Europa, cosŤ come le tradizioni religiose che ne hanno caratterizzato la storia. Si pu• anche dire che una dialettica costante fra la fede e il dubbio, fra la credenza e la ragione Š al centro dell'identit… civile europea. - La storia dell'Europa Š anche percorsa da un dibattito ricorrente sulla delimitazione delle autonomie rispettive del potere spirituale e temporale. Il fatto stesso che vi siano stati tensioni e conflitti fra questi due poteri testimonia che nella cultura europea queste due autorit… sono chiaramente distinte. Anche se ogni sorta di combinazione fra questi due poteri, compresa la loro quasi fusione (o confusione), ha caratterizzato una storia europea insanguinata dalle guerre di religione, anche se la rispettiva autonomia della sfera spirituale e temporale non si Š fatta in un giorno e si Š scontrata spesso con forti resistenze, questa autonomia rispettiva della sfera spirituale e temporale Š una caratteristica essenziale della civilt… europea. - La storia dell'Europa Š stata profondamente segnata dai conflitti confessionali, dalle guerre di religione e dall'antisemitismo. Ma l'Europa, bench‚ caratterizzata da un passato di violenza associato alla religione, significa anche e soprattutto la storia della pacificazione di queste violenze religiose e dell'affermazione di societ… democratiche che rispettano la libert… di coscienza e di pensiero. L'Europa Š la costruzione storica di una pace e di una tolleranza civile che permette ai diversi Paesi di organizzarsi come collettivit… politiche, garantendo al tempo stesso la pluralit… delle scelte religiose e filosofiche dei suoi popoli. Questo processo, che si Š fatto attraverso l'autonomizzazione della politica e del diritto rispetto alla religione, Š al centro dell'identit… europea. Ma questa autonomizzazione della politica e del diritto rispetto alla religione si Š effettuata diversamente nei vari Paesi, in particolare secondo i processi di formazione degli Stati e di nationbuilding che li ha caratterizzati. La Francia, la Germania, il Regno Unito e il Belgio ne rappresentano alcuni esempi. ®La Francia Š una Repubblica indivisibile, laica, democratica e sociale. Essa assicura l'eguaglianza dinanzi alla legge a tutti i cittadini senza distinzione di origine, di razza o di religione. Essa rispetta tutte le convinzioniŻ, proclama l'articolo 2 della Costituzione della Quinta Repubblica (1958). Una Repubblica laica, che secondo l'articolo 2 della legge di separazione della Chiesa e dello Stato del 9 dicembre 1905, ®non riconosce n‚ retribuisce alcun cultoŻ, assicurando al tempo stesso ®la libert… di coscienzaŻ e garantendo ®il libero esercizio dei cultiŻ (articolo 1 della legge del 1905). Tutti i culti sono messi sullo stesso piano: nessuno Š ®riconosciutoŻ, non esiste uno statuto giuridico particolare concesso alla religione praticata dalla maggioranza (il cattolicesimo), n‚ delle disposizioni speciali previste per le minoranze religiose. Questa laicit… riconosce l'organizzazione interna di ogni religione: alla Chiesa cattolica, che rifiutava lo statuto delle ®associazioni di cultoŻ del 1905 perch‚ non teneva conto della sua struttura gerarchica e dell'autorit… dei vescovi, fu proposto nel 1923 lo statuto - accettato - di ®associazioni diocesaneŻ. In ogni modo la laicit… in Francia si Š imposta in un contesto conflittuale, sulla base della famosa ®guerra delle due FranceŻ, quella laica e quella cattolica. La laicit… alla francese non Š comprensibile senza questa dimensione di lotta contro il clericalismo, cioŠ contro il potere della Chiesa sulla societ… e sugli individui in particolare nel settore educativo. Di conseguenza in Francia pi— che altrove, tutto quello che riguarda la religione e la sua gestione pubblica costituiscono un argomento particolarmente sensibile per l'opinione pubblica e capace di provocare mobilitazioni di massa e di assumere un carattere filosofico-politico e storico- mondiale tale da stupire spesso gli osservatori stranieri. In Francia la religione Š al centro del dibattito quando, a torto o a ragione, sembra minacciare le libert… individuali e la laicit… della Repubblica. Lo dimostrano le due leggi votate di recente: la legge About-Picard del 12 giugno 2001 ®contro i movimenti settari che minacciano i diritti dell'uomoŻ (nonostante l'assenza di una definizione giuridicamente valida dei caratteri distintivi di un ®movimento settarioŻ) e la legge del 15 marzo 2004 che vieta a scuola ®l'utilizzo di simboli o di un abbigliamento con il quale gli studenti manifestano in modo evidente un'appartenenza religiosaŻ (diretta in realt… contro le ragazze che portano un foulard detto ®musulmanoŻ). L'esperienza storica francese ha alimentato questa rappresentazione sociale dell'aspetto religioso, che ha favorito in quel Paese la tendenza a voler ®strappare l'uomo dalle tenebre della religione piuttosto che a organizzare i territori della Chiesa e dello StatoŻ, come ha scritto Pierre Bouretz. Questo per• non ha impedito lo sviluppo di una laicit… meno sospettosa nei confronti delle espressioni religiose. Anche se si constata con regolarit… il risveglio di una laicit… francese particolarmente diffidente nei confronti della religione, in particolare contro i gruppi settari e il fanatismo islamico, le pratiche francesi della laicit… sono molto cambiate in favore di una laicit… di riconoscimento sociale delle religioni che la mette in sintonia con il resto dell'Europa. Mentre in Francia Š la Rivoluzione, una rivoluzione politica, a rappresentare uno degli elementi costitutivi della sua storia nazionale, in Germania la storia nazionale si basa sulla riforma protestante, cioŠ su una rivoluzione religiosa. Mentre la rivoluzione del 1789 ha suscitato un dibattito ricorrente in Francia sul posto e sul ruolo della religione nella societ… - dibattito che avrebbe provocato la famosa ®guerra delle due FranceŻ - il problema centrale in Germania Š stata soprattutto la coesistenza di due confessioni religiose, cattolicesimo e protestantesimo, e non il posto che doveva assumere la religione nella societ…, In tempi in cui religione e politica avevano stretti punti di contatto, la questione essenziale era quella di sapere come organizzare l'esercizio della sovranit… politica in presenza di due confessioni pi— o meno sullo stesso piano. Questo ha portato all'istituzionalizzazione della biconfessionalit… e all'applicazione di forme diverse di cooperazione con le chiese. Per capire meglio le relazioni Chiesa-Stato nella Germania attuale, Š indispensabile tenere conto del fatto che le ®due dittatureŻ della storia tedesca contemporanea, il nazismo e il comunismo, sono state entrambe ostili alle religioni e che le chiese hanno avuto un ruolo importante nel periodo successivo a queste due dittature. In altre parole in Germania la difesa delle libert… e la protezione contro i rischi della dittatura e del nazionalismo sono andate di pari passo con il consolidamento della posizione istituzionale delle chiese e del loro magistero morale. Avendo presente questi punti si pu• capire meglio perch‚ lo Stato tedesco, se da un lato proclama che ®non esiste una Chiesa di StatoŻ (articolo 137.1 della Costituzione di Weimar mantenuto dall'articolo 140 dell'attuale Legge fondamentale), dall'altro riconosce le chiese come istituzioni politiche che partecipano al bene comune. Invece di ridurre l'azione pubblica alla sola azione dello Stato e delle collettivit… territoriali, in Germania si riconosce alle chiese una missione di interesse pubblico, soprattutto perch‚ hanno partecipato attivamente alla fondazione della Repubblica e sono apparse come garanti fondamentali della democrazia nei momenti cruciali della storia tedesca. Oggi si discute sulla possibilit… per l'Islam di beneficiare dello statuto di ®corporazione di diritto pubblicoŻ, che appartiene tanto alle chiese cristiane quanto all'ebraismo. La difficolt… incontrata dai poteri pubblici tedeschi Š simile a quella vissuta dagli altri Paesi, cioŠ la questione della designazione nella Repubblica federale tedesca di un'istanza rappresentativa dei musulmani. Ma anche se nessun ostacolo di principio dovrebbe impedire l'estensione di questo statuto all'Islam, questo non significa la sua estensione automatica a qualunque gruppo che ne faccia richiesta, che si tratti di una collettivit… religiosa o di una concezione non religiosa dell'universo (Weltanschauungsgemeinschaften). La presenza delle chiese nei media si inserisce nel quadro del ®riconoscimento del carattere pubblico della loro missione e del loro ruolo nella societ…Ż. Le chiese non solo hanno accesso ai media, ma partecipano anche alla gestione del servizio pubblico radiotelevisivo: fanno parte dei cosiddetti ®gruppi sociali significativiŻ rappresentati negli organi collegiali delle reti televisive. Nella scuola pubblica l'insegnamento religioso, quando Š previsto, non Š necessariamente confessionale nei suoi contenuti e spesso assume un carattere storico e/o interreligioso (come nel caso del Land di Amburgo). In Germania la discussione non riguarda il velo musulmano portato dalle studentesse, ma quello indossato dalle insegnanti. In Belgio quello della laicit… Š un tema molto presente, bench‚ in una forma profondamente diversa da quella francese. La monarchia belga e l'indipendenza del Belgio nel 1830 non si sono formate attraverso uno scontro frontale con il cattolicesimo, bensŤ attraverso un'alleanza fra cattolici e liberali, in un periodo di cooperazione che Š stato definito ®unionismoŻ. Questo schema storico, anche se talvolta ha assunto un carattere conflittuale, Š molto diverso da quello francese. Da un certo punto di vista si pu• dire che il regno del Belgio Š uno Stato pluralista ma non laico, uno Stato che riconosce diverse religioni e assicura il finanziamento del clero (garantito dall'articolo 117 della Costituzione del 1831). Nelle scuole ufficiali sono previsti dei ®corsi filosoficiŻ (o di concezione della vita - levensbescbouwelijke vakken - come si dice nel Belgio di lingua fiamminga), che si dividono fra un corso confessionale di religione (per lo pi— cattolica, ma anche protestante, ebraica e musulmana) e un corso di ®morale non confessionaleŻ. In Belgio la laicit…, come dice Claude Javeau, forma il ®settimo culto riconosciutoŻ accanto alle sei religioni ufficiali (cattolica, protestante, anglicana, ortodossa, ebraica e musulmana). In prigione o nell'esercito, si pu• anche chiedere l'assistenza di un cappellano cattolico, protestante, ebreo, musulmano, o l'aiuto di una persona ®umanistaŻ (laica). L'universit… cattolica di Lovanio Š un'universit… pubblica a tutti gli effetti, come l'universit… libera di Bruxelles influenzata dal libero pensiero e dalla massoneria. In altre parole, in Belgio la laicit… non Š una struttura che ingloba tutta la societ…, ma Š considerata come una concezione non religiosa dell'uomo e del mondo, cioŠ una particolare scelta filosofica trattata come l'equivalente di una ®religioneŻ. Una situazione simile la si osserva su scala europea con la Federazione umanista europea. La separazione della Chiesa dallo Stato prevale anche in Belgio, ma Š una separazione che come in molti altri Paesi europei si accompagna a un riconoscimento esplicito delle religioni e del loro ruolo, in particolare nel settore educativo. A differenza della Francia, lo Stato belga non si Š costruito contro la religione, ma con la religione. Ma paradossalmente mentre il Belgio non ha un concordato con Roma, la repubblica francese continua ad averne uno, il concordato del 1801 ancora in vigore in Alsazia-Mosella. Il Regno Unito Š una monarchia multinazionale a capo della quale si trova una regina in qualit… di Defender of the Faith e Supreme Governor of the Church, e che conta due chiese il cui nome indica quanto esse siano legate alle loro identit… nazionali: la Church of England (anglicana) e la Church of Scotland (presbiteriana). Queste chiese non sono per• finanziate dai poteri pubblici. In Scozia la fine della dimensione pubblica della Chiesa presbiteriana non Š stata chiesta da laici contrari alle pretese della sfera religiosa, ma da religiosi non conformisti, ferventi sostenitori della separazione della Chiesa e dello Stato (gli stessi che nel 1843 avrebbero fondato una libera Chiesa presbiteriana). Gli arcivescovi e 24 vescovi anglicani siedono nella seconda Camera del Parlamento, la Camera dei Lord, e 'una legge sulla blasfemia ®proteggeŻ il cristianesimo e non l'Islam. A prima vista siamo quindi lontano dalla laicit…. Tuttavia in Gran Bretagna, come in altri Paesi d'Europa, si pu• dire che esista una reale autonomia della politica dalla religione e un rispetto dei principi fondamentali della laicit…. Il Parlamento, anche se continua ad approvare formalmente i testi del sinodo della Chiesa d'Inghilterra, non interviene pi— nel loro contenuto. Da un punto di vista storico, dall'epoca dei Lumi ai nostri giorni religione e societ… si sono evolute in modo parallelo, i conflitti e le tensioni hanno contrapposto pi— delle visioni diverse della religione che delle tendenze religiose e antireligiose. La ®laicizzazioneŻ nella storia della Gran Bretagna Š di fatto la salita al potere dei laici nel governo della Chiesa e non una riduzione del posto della religione nella sfera pubblica. Assenza di estremismi contro la religione in quanto tale e Stato non centralizzato aperto alla pluralit… culturale e religiosa hanno contribuito a sviluppare in Gran Bretagna un approccio tollerante dei fenomeni religiosi, contrario alle discriminazioni e rispettoso del diritto alla diversit…. Negli anni Novanta il principe Carlo ha significativamente presentato la monarchia britannica come defensor of the faiths, anzich‚ come defensor of the faith, indicando in questo modo la sua volont… di tenere conto del pluralismo religioso presente nel suo Paese. In Gran Bretagna ci si preoccupa pi— della protezione della libert… religiosa che della protezione dalla religione. CosŤ l'Anti-terrorism, Crime and Security Act del 2001 ha introdotto dei reati penali contro gli atti prodotti per ®odio religiosoŻ. Attraverso la Commissione per l'uguaglianza razziale si fa molta attenzione a non discriminare qualcuno a causa della sua religione o dei costumi che essa comporta. CosŤ i sikh si sono visti riconoscere il diritto di portare il turbante a scuola e sui mezzi pubblici. A sua volta, il velo islamico a scuola rimane autorizzato, a condizione che non sia d'impaccio (ad esempio nei corsi di educazione fisica, di chimica e cosŤ via). Questo atteggiamento vuole proteggere contro le discriminazioni e rispettare il pluralismo culturale e religioso della societ… britannica. L'insegnamento religioso nelle scuole Š passato da una religious instruction, incentrata sulla trasmissione della fede cristiana, a una multifaith religious education che tiene conto della diversit… religiosa della societ… britannica. Nei diversi Paesi d'Europa si osserva quindi il prevalere di una laicit… di riconoscimento della sfera religiosa, cioŠ di una laicit… che, nel rispetto dell'autonomia dello Stato e delle religioni e attenta a garantire i principi fondamentali di libert… e di non discriminazione che essa implica, riconosce i contributi sociali, educativi e civili delle religioni e li integra nella sfera pubblica. Questo ovviamente non avviene senza conflitti, poich‚ di fronte al riaffermarsi di correnti religiose intransigenti prendono nuovo vigore i movimenti anticlericali, che contestano le richieste delle varie religioni. In un contesto di globalizzazione e di maggior pluralismo del panorama religioso europeo si evidenziano oggi tre sfide fondamentali nelle relazioni fra autorit… pubbliche e comunit… religiose: 1) la gestione del pluralismo religioso deve confrontarsi con le identit… nazionali e le eredit… storiche di ogni Paese. Come tenere conto della pluralit… religiosa e filosofica della popolazione di fronte agli importanti ruoli storici e culturali svolti da alcune religioni nella costruzione nazionale e democratica dei vari Paesi? In Europa vi sono delle laicit… connotate da un punto di vista confessionale e questo ha aperto il dibattito sul ruolo rispettivo della o delle religioni maggioritarie e delle religioni minoritarie nelle varie configurazioni nazionali; sul fatto che gli spazi nazionali, cosŤ come lo spazio europeo, non sono scevri da una particolare influenza culturale o religiosa. Il riconoscimento della diversit… culturale e religiosa, anche se rimane un diritto particolare, assume una dimensione collettiva. Un atteggiamento di rigida neutralit… si scontra presto con la realt…: in Europa il cristianesimo, nella diversit… delle sue espressioni confessionali, ha senza dubbio svolto un ruolo storico e culturale pi— importante del buddhismo o di altre religioni. Altro esempio, mettere sullo stesso piano l'ebraismo, con la sua lunga storia e i suoi numerosi contributi, e gli adepti di un movimento religioso come, per fare un esempio assurdo, ®gli adepti del culto della cipollaŻ ha qualcosa di ridicolo. L'ebraismo ha senza dubbio contribuito, soprattutto attraverso il dolore, all'affermazione dell'umanesimo europeo. Da ci• deriva la tendenza delle autorit… pubbliche a concludere, al di l… della religione di maggioranza, degli accordi con diverse minoranze religiose (come in Spagna e in Italia, dove accordi sono stati conclusi con le comunit… protestanti, ebraiche e musulmane). Da ci• anche la tendenza a scindere il legame privilegiato dello Stato con una religione dominante come in Svezia con la separazione nel 2000 tra Chiesa luterana e Stato. LŤ dove esiste un riconoscimento delle religioni, ci sono delle condizioni da rispettare per poterne beneficiare, in particolare nel campo dell'anzianit… e dell'®utilit… socialeŻ delle religioni inserite in una societ… democratica. Esercitare una stretta neutralit… nei confronti delle religioni Š molto difficile, poich‚ alcune di esse anche in un regime di stretta separazione tra Chiesa e Stato come quello francese sono meglio riconosciute di altre. 2) La regolazione pubblica della sfera religiosa deve affrontare anche la questione delle derive settarie. Non tutte le espressioni religiose sono sullo stesso piano rispetto ai valori riconosciuti dai diritti dell'uomo (e della donna), dalla democrazia e dallo stato di diritto e alcune di esse pongono dei problemi che i poteri pubblici cercano di prevenire. Questa volta non si tratta della differenziazione delle religioni a seconda dell'importanza del loro contributo storico e culturale nella formazione degli Stati-nazione europei e di una cultura europea globale, ma della differenziazione delle religioni a seconda della loro maggiore o minore vicinanza ai valori dell'umanesimo democratico cosŤ com'Š definito in Europa. Anche se vi sono evidenti tensioni fra le norme di una religione, ad esempio il cattolicesimo, e le norme dominanti della societ… globale (nel campo dell'etica sessuale e familiare, della bioetica e cosŤ via), questo non impedisce a questa religione di inserirsi positivamente nell'ordine di diritto delle societ… democratiche. Non si tratta quindi di questo tipo di tensioni, ma dei problemi che possono sollevare alcune usanze e pratiche religiose nei confronti dei diritti umani (in particolare di quelli che riguardano le donne) e delle libert… fondamentali (soprattutto la facolt… di lasciare liberamente una religione o un impegno comunitario). 3) Il terzo punto riguarda, infine, il ruolo da accordare alle visioni non religiose dell'uomo e del mondo, agli umanesimi laici. Tenuto conto del fatto che un certo umanesimo laico Š un bene comune di tutti, credenti e non credenti (in altre parole la laicit… non appartiene solo agli umanisti laici o laicizzanti) e che anche le convinzioni agnostiche e atee possono e devono essere prese in considerazione se sono socialmente organizzate. L'umanesimo europeo Š pi— laico che aconfessionale: non Š appannaggio esclusivo n‚ dei laici n‚ dei religiosi, proprio perch‚ integra tanto gli umanesimi religiosi quanto gli umanesimi laici. L'integrazione europea ha avuto due conseguenze sulla laicit…. In primo luogo rafforza il suo carattere giuridico e il suo inserimento nel registro dei diritti dell'uomo e dei principi fondamentali delle democrazie liberali e pluralistiche, indipendentemente dai regimi di culto e dalle particolarit… religiose dei vari Paesi. Si assiste al tempo stesso al successo e alla banalizzazione della laicit…. A questo proposito il ruolo della Convenzione europea dei diritti dell'uomo non va trascurato: vi Š su scala europea una consacrazione globale dei principi fondamentali della laicit…, che rimane comunque rispettosa dei diversi tipi di relazioni Chiesa-Stato esistenti nei Paesi membri. In secondo luogo la presenza delle religioni e delle convinzioni filosofiche nelle istituzioni europee influenza la laicit…, che tende a essere considerata come una concezione filosofica particolare (libero pensiero, umanesimi atei) accanto a concezioni religiose dell'uomo e del mondo e non come un'ideologia superiore rispetto alle religioni (secondo la logica belga-olandese della pillarisation, in cui il mondo laico Š considerato come un segmento particolare, un pilastro, della societ… accanto al mondo religioso). Questa Š la posizione della Federazione umanista europea, che riunisce le diverse sensibilit… filosofiche non religiose. Jean-Paul Willaime (®il MulinoŻ n. 445/09) Sul divano di Freud - Alcune recenti scoperte mettono in luce un'immagine della psicoanalisi e di Freud stesso diversa dall'iconografia ufficiale fin qui comunemente accettata e tramandata. - Esiste uno stereotipo ben consolidato, quello dell'analista ®classicoŻ, una sorta di caricatura del guardiano della fede psicoanalitica, proiezione del modo di pensare e operare del padre della psicoanalisi, Sigmund Freud. Cinema e letteratura hanno rafforzato questo clich‚ che lascia ritenere che Freud avrebbe interagito coi suoi pazienti, stesi sul celebre divano rivestito di un tappeto persiano, secondo i canoni perpetuati dall'ufficialit… psicoanalitica. Ma le cose stanno veramente cosŤ? Freud pensava che il suo metodo fosse sempre inteso a ®guarireŻ i pazienti? Le terapie praticate nello studio viennese e poi in quello di Londra erano veramente molto lunghe? E ancora: nelle interazioni con i pazienti si guardava bene dall'essere prescrittivo, come spesso si sostiene? Intorno ai grandi uomini nascono dei miti che spesso non fanno giustizia alle loro idee o operato e come Marx dichiarava di non essere marxista, cosŤ anche Freud avrebbe potuto sostenere di non essere freudiano. Infatti, un'immagine diversa dello psicoanalista viennese emerge oggi, a distanza di quasi un secolo, grazie alla trascrizione dell'analisi di un suo paziente, anch'egli analista, disponibile in un saggio a cura di un altro psicoanalista, Manfred Pohlen. La storia di questa analisi, trascritta parola per parola, ha del romanzesco e, oltre ad aprire uno squarcio sulla prassi attuata nello studio viennese, ci illumina su alcuni aspetti della psicoanalisi finora meno noti, ma certamente non secondari. Ma andiamo con ordine: nel marzo del 1922 un giovane medico allora trentenne, Ernst Blum, cominci• la sua analisi didattica per divenire psicoanalista a sua volta. Blum, ebreo come Freud, ottenne dal maestro il permesso di stenografare i dialoghi dell'analisi che dur• poco meno di tre mesi e di cui vennero trascritte le prime 52 sedute. Dell'esistenza di questi verbali si seppe poco o nulla, fino a quando Blum, ormai anziano, incontr• un altro analista, il giovane Manfred Pohlen, all'inizio degli anni Settanta del Novecento. Tra Blum e Pohlen, gi… direttore della Clinica di Psicoterapia della Philipps- Universit„t di Marburg, si stabilŤ una forte empatia ed Š grazie a Pohlen che i verbali furono pubblicati insieme a un suo lungo saggio che illustra la cronaca di vicende che ci consentono oggi di entrare, sia pure in modo virtuale, nello studio del dottor Freud quando questi aveva 66 anni. Blum dunque si stese sul divano dello psicoanalista che godeva a quei tempi di una fama inimmaginabile, al punto che numerosi suoi pazienti sostennero che la sola possibilit… di parlare con Freud avesse un effetto terapeutico, maggiore di qualunque cosa Freud dicesse loro. Fu in questo clima di grande aspettativa e di devozione nei confronti del maestro che il giovane Blum raccont• quanto gli era successo il 27 marzo 1922, vale a dire due giorni prima della seduta iniziale dell'analisi. La cronaca si apre su una vicenda in cui il sesso ha un ruolo centrale: il giovane aspirante analista aveva riaccompagnato a casa Elsa, la sua fidanzata, dopo aver fatto l'amore nella propria abitazione viennese, aveva poi preso il tram, era sceso alla sua fermata ma era risalito subito per seguire una ragazza dalle belle gambe. Quando questa era scesa dalla vettura l'aveva seguita, sino a casa. A questo punto ne aveva notato un'altra: aveva seguito anche questa, poi si era allontanato, ne aveva seguita un'altra e infine era ritornato nella propria abitazione. Blum spieg• a Freud che anche a Zurigo, la citt… dove viveva, aveva l'abitudine di seguire per strada le donne (senza per• combinarci nulla), ma che a Vienna questa sua pratica si era tramutata in un'ossessione. Le dinamiche sessuali di Blum sono al centro delle discussioni con Freud che prestava ascolto, faceva brevi commenti, spiegava, considerava le associazioni proposte dal paziente e talora formulava consigli. Le cronache di quest'analisi, indipendentemente dalle dinamiche che vi sono descritte, indicano come essa si svolgesse in effetti e come Freud, lungi dall'essere distaccato, severo, silenzioso, intervenisse, si immedesimasse nello stato d'animo del paziente e, all'occasione, fosse prescrittivo. Un aspetto, quest'ultimo, in linea con le testimonianze di altri frequentatori dello studio viennese, ma non certamente in linea con quanto sostengono i fautori di un freudismo ultraortodosso, in principal modo gli psicoanalisti americani che, attraverso l'Archivio freudiano di New York, avevano tentato di mettere le mani sulle trascrizioni di Blum che minacciavano la ®vulgataŻ ortodossa, la cosiddetta ®tecnica classicaŻ che era rimpatriata dall'America e si era diffusa in Europa a partire dal 1945. Il Freud che emerge da Blum Š infatti completamente diverso da quello dell'iconografia ufficiale, tutt'altro che clinico neutrale e non partecipe. Freud, come nota Pohlen, dava agli analizzandi la sensazione di essere accettati, creava un'atmosfera amabile di compartecipazione, esattamente all'opposto dei suoi successori, che l'allievo Ferenczi rimproverava per l'ipocrisia, la freddezza indifferente di un'®astinenza della bocca cucitaŻ. Freud, invece, manifestava una condotta ®disinvoltaŻ, al punto che di tanto in tanto si faceva presentare i partner o i familiari degli analizzandi in quanto non ci trovava niente di male a curare contemporaneamente pi— membri della stessa famiglia, e anche perch‚ gli sembrava importante conoscere, in un colloquio diretto con partner e familiari, la qualit… delle relazioni tra il paziente e questi ultimi. In sostanza, quindi, i resoconti di Blum, cosŤ come le testimonianze di altre persone analizzate da Freud, mettono in luce una decisa discrepanza tra le dinamiche analitiche da lui create e praticate durante le sedute e la tradizione dell'ortodossia psicoanalitica. Una seconda divaricazione tra la ®tecnica classicaŻ e il modo in cui Freud conduceva il processo terapeutico riguarda l'idea che la ricostruzione della prima infanzia durante l'analisi possa di per s‚ portare alla guarigione. Freud riteneva invece che i problemi psichici del soggetto si mettessero in ordine da s‚, quando questi avesse individuato la propria ®struttura psichicaŻ fondamentale senza pi— lottare contro di essa, accettando il proprio destino e assumendosi la libert… di vivere in modo diverso. La sua tecnica analitica, quindi, non puntava tanto a curare quanto a far prendere coscienza della propria natura, ad accettarla e a viverla liberamente. Non a caso Freud prendeva ad esempio la relazione tra Virgilio e Dante della Divina Commedia, il rapporto del poeta che guida il poeta e quindi del terapeuta che guida l'analizzando: Blum specificava come Freud volesse togliere di mezzo, fin dall'inizio, la falsa aspettativa dell'analizzando, la liberazione dai sintomi, quando invece si trattava di ®prendersene la libert…Ż nel momento in cui questi fossero in sintonia con l'Io. Dice Freud nella quarta giornata di analisi di Blum: ®La soluzione dei sintomi non avviene per il fatto che il sintomo scompare quando viene stabilito il nesso fra sintomo e trauma rimosso, ma perch‚ poi si Š capaci di far scomparire il sintomo. Per lo pi— l'interessato lo far…, poich‚ Š questo che lo ha condotto in analisi. Ma se il sintomo Š in sintonia con l'Io, egli pu• conservarloŻ. Per Freud il concetto di libert… aveva quindi un ruolo centrale e implicava che a seguito dell'analisi una persona potesse decidere di continuare a vivere nel modo in cui aveva vissuto fino a quel momento (accettando quindi la propria condizione) oppure di voler vivere da allora in poi diversamente. Questo aspetto Š invece andato perduto nell'ortodossia psicoanalitica, centrata prevalentemente sull'aspetto terapeutico e sull'eliminazione del sintomo, ossessionata dalla guarigione piuttosto che dalla conoscenza di s‚ stessi: mentre il comprendere significava per Freud l'accettazione della propria storia e l'invito ad assumersi la libert… di vivere diversamente. Sulla base delle trascrizioni di Blum e dei commenti di Pohlen ci si pu• quindi domandare se la psicoanalisi odierna si sia sbarazzata di quel lato ®sovversivoŻ che, come abbiamo visto, per Freud implicava la conoscenza di s‚ stessi e l'accettazione delle proprie dinamiche interne che non dovevano essere necessariamente ®curateŻ. Ci si pu• anche chiedere se gran parte della psicoanalisi post-freudiana non si sia orientata verso una forma di logica esasperata che ha privilegiato un'ottica positivistico- razionalista basata su rigide griglie interpretative e su una altrettanto rigida prassi che implica una netta separazione tra analista e analizzando. Questa trasformazione ha allineato la psicoanalisi con la psicoterapia medica, pi— adatta alle richieste dell'epoca in cui viviamo e le ha conferito una nuova forma, pi— vicina a una scienza positiva, obiettiva e codificata, che all'arte del terapeuta, alla sua capacit… di entrare in risonanza affettivo-emotiva con l'analizzando. Questo cambiamento merita di essere considerato alla luce di quei rapporti tra neuroscienze e psicoanalisi che vengono oggi esplorati alla ricerca di possibili interpretazioni di alcune delle categorie freudiane, in particolare l'inconscio, il trauma, il processo terapeutico. Smiley Blanton (1974), che intraprese un'analisi con Freud nel 1929, notava come la psicoanalisi ®razionalisticaŻ si aspettasse dai progressi nelle neuroscienze una conferma del modo di procedere e di conoscere della psicoanalisi per giungere a una sua chiarificazione scientifica. Ma cosa possono dire le neuroscienze? I neuroscienziati che hanno tentato di gettare un ponte verso la psicoanalisi, come ad esempio Erik Kandel (2007) o Mauro Mancia (2007), si sono concentrati su due punti di contatto tra i due approcci: il ruolo della parola del terapeuta come esperienza in grado di lasciare una traccia e/o di ristrutturare i circuiti nervosi cui fanno capo le esperienze passate, e il ruolo delle esperienze traumatiche nel condizionare quelle successive. In quest'ambito, un'acquisizione importante riguarda il fatto che le memorie possono andare incontro a cambiamenti quando si rivive l'esperienza originaria, il che potrebbe significare che il terapeuta, con la sua parola, pu• modificare la struttura (e il significato) di antiche memorie. Un ulteriore punto di convergenza emerso in questi ultimi tempi riguarda la vita nascosta del cervello, l'insieme di quei processi inconsci che spaziando dall'inconscio cognitivo a quello legato alle emozioni giustificano, se mai ce ne fosse bisogno, le dinamiche del profondo messe in luce da Freud. Resta per• il fatto che, se da un lato, la conoscenza dei meccanismi cerebrali pu• spiegare la loro ®meccanicaŻ e identificarne le sedi cerebrali, dall'altro non Š in grado di chiarire le dinamiche dell'inconscio, le interpretazioni individuali, la fenomenologia delle esperienze. C'Š per• un aspetto dei verbali delle sedute di Blum con Freud che merita una forte attenzione dal punto di vista delle attuali conoscenze neuroscientifiche: l'empatia dimostrata da Freud nei confronti degli analizzandi, la disposizione a stabilire un contatto emotivo con l'altro, a non sanzionare ma a comprendere e assolvere, rientra in una dimensione psicobiologica oggi sempre pi— evidente. La scoperta dei neuroni-specchio che stendono un ponte tra attore e spettatore, le conoscenze sul cosiddetto cervello sociale, gli studi sull'empatia giustificano pienamente una prassi terapeutica ®caldaŻ, in grado di sciogliere le resistenze della persona in analisi. Al contrario, una struttura terapeutica rigidamente codificata, come quella promossa nella ®tecnica classicaŻ, rischia di sottovalutare questa dimensione relazionale. Questo Š forse l'elemento che pi— emerge dai verbali dell'analisi di Blum: la capacit… del terapeuta di farsi carico della persona con cui intrattiene la relazione, badando a non mettersi al centro come interprete ma lasciandole spazio. La relazione pi— che il metodo: questo aspetto dovrebbe far riflettere tutti quei terapeuti, e non solo gli psicoanalisti, che privilegiano la tecnica minimizzando le dinamiche relazionali. Alberto Oliverio (®Psicologia contemporaneaŻ n. 216/09)