Ottobre-Dicembre 2009 n. 4 Anno XXIII Quaderni di Minimondo Rivista culturale Braille Periodico trimestrale Fascicolo III Direzione Redazione Amministrazione Biblioteca Italiana per i Ciechi 20052 Monza - Casella postale 285 c.c.p. 853200 - tel. 039/28.32.71 e-mail: bic@bibciechi.it Dir. Resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Massimiliano Cattani, Antonietta Fiore, Luigia Ricciardone, Pietro Piscitelli (Responsabile) Copia in omaggio Stampato in Braille a cura della Biblioteca Italiana per i Ciechi ®Regina Margherita¯ onlus via G. Ferrari, 5/a 20052 Monza Sommario Gian Piero Brunetta: Cinema nel limbo (®Prometeo¯ n. 107/09) Luca Mastrantonio: Una Roma d'autore tutta da scoprire (®Ulisse¯ n. 299/09) Paolo Galliani: Il paese dei libri (®Meridiani¯ n. 181/09) Bruno Bertucci: Ballando col piano. Le origini del Valzer Comunicato: Rinnovo abbonamento riviste Cinema nel limbo - La storia del Sergente nella neve di Ermanno Olmi e Mario Rigoni Stern. - La storia del cinema Š fatta anche di progetti non realizzati, di investimenti di tempo, denaro ed energie, che, in una misura ancora non quantificata e valutata, vengono dispersi senza lasciare tracce. Bisogner…, prima o poi, decidersi a dedicare l'attenzione che si meritano ai progetti che hanno avuto una gestazione importante per uno sceneggiatore, un regista, un produttore e che, per una serie di motivi, non sono mai giunti a vedere la luce. Vi sono film di cui Š impedito lo sviluppo gi… allo stato embrionale, opere interrotte in fase avanzata di riprese (Š il caso di: Que Viva M‚xico! di Ejzenstejn) e film che non hanno avuto mai il battesimo della sala, anche se sono stati completati in tutte le loro parti. Le storie di queste opere, che mi piace chiamare ombelicali, perch‚ fortemente legate al mondo di chi le ha concepite, o limbiche perch‚ si situano in una zona neutra, prenatale, sono storie in cui giocano molti fattori e molti vincoli e condizionamenti, economici, politici, produttivi, censori. Un ruolo importante lo hanno giocato spesso anche le leggi del caso o del caos. Nell'opera di tutti i registi, ma anche nella storia dei grandi produttori, la storia dei film non realizzati ha un peso tutt'altro che irrilevante per capire quella delle opere realizzate, il percorso creativo e la poetica di un autore e le relazioni tra la storia del cinema e il contesto storico, politico e culturale pi— generale. Pensiamo solo al blocco di soggetti e sceneggiature di film d'argomento resistenziale o bellico da parte del governo agli inizi degli anni Cinquanta e alle varie forme di censura preventiva messe in atto per impedire la realizzazione di argomenti scomodi o considerati pericolosi. Il regista Aldo Vergano non pu• realizzare un film sui fratelli Cervi, n‚ uno sull'attentato Zaniboni a Mussolini. Fuga da Lipari, scritto da Salvatore Laurani e Luigi Marchi, che parla della fuga di Emilio Lussu, Fausto Nitti e dei fratelli Rosselli dal confino dell'isola siciliana e della loro lotta antifascista, non trova produttori interessati. Tanto meno Il delitto sull'auto, ricostruzione del delitto Matteotti fatta da Umberto Barbaro, Antonio Pietrangeli e Lucio Battistrada. Il romanzo di Renata Vigan• L'Agnese va a morire, adattato per lo schermo da Massimo Mida e Gianni Corbi, rimane nel cassetto. Al soggetto dedicato alla strage di Cefalonia si interessano in molti e poi, come racconta uno degli autori, Massimo Mida, ®la censura americana pose il suo veto¯. Le soldatesse, scritto nei primi anni Cinquanta da Ugo Pirro, per ricordare le imprese pi— erotiche e sessuali che militari dei soldati italiani nella campagna di Grecia, vedr… la luce solo quindici anni dopo grazie a Valerio Zurlini. La vicenda che intendo raccontare riguarda la sceneggiatura di Ermanno Olmi per un film tratto dal Sergente nella neve di Rigoni Stern, che prende vita gi… nel 1959, l'anno del suo esordio nel lungometraggio con Il tempo si Š fermato. Bench‚ non realizzato e a dispetto dell'ostinazione del regista nel cercare di trovare, lungo quasi un quindicennio, le condizioni per farlo decollare, Il sergente nella neve rimane un passaggio importante, decisivo, nel romanzo di formazione artistico e umano di Olmi. Il sergente nella neve, come l'abbiamo conosciuto e letto nell'edizione dei Gettoni vittoriniani, Š la quarta stesura di un racconto nato in forma di note di diario durante la prigionia in Germania nel 1943. Come vedremo dai documenti, gi… all'indomani dell'uscita della prima edizione Rigoni riceve alcune proposte per portare il racconto sullo schermo. Ma si tratta per lo pi— di proposte che cadono dopo i primi scambi di corrispondenza. Con Olmi le cose vanno da subito in maniera diversa e la diffidenza iniziale dello scrittore lascia presto il posto alla fiducia e all'amicizia che si consolider… in breve tempo. Ô stato lo sceneggiatore e regista Ernesto Guida a far leggere nel 1959 al giovane regista il libro di Rigoni Stern, ed Olmi ha voluto conoscerne l'autore e ne ha acquistato i diritti con un'opzione anticipando la somma di 3.200.000 milioni di lire. Ecco come Rigoni ha ricostruito per il catalogo di una mostra rievocativa del circolo culturale di Padova Il Pozzetto, dove era andato con Olmi nel 1960 a presentare il progetto, l'incontro con il regista: ®Al principio del 1959 delle Case cinematografiche romane cointeressate nella produzione USA, o magari solamente prestanome di queste, avevano avanzato delle proposte per avere i diritti cinematografici del Sergente, ma contemporaneamente lo fece anche Olmi che allora era un regista sconosciuto. Olmi, correndo sul tempo, venne a farmi vedere un suo documentario e pensando a quello che gli americani avrebbero realizzato (alpini/marines o alpini/cowboys) telegrafai al mio editore dicendogli che se dipendeva da me, optavo per Olmi. E l'editore fu d'accordo¯. Olmi avanza la proposta per conto di una neonata casa di produzione genovese, la societ… Golden Star of Italy, fatta nascere per iniziativa di padre Angelo Arpa, un gesuita appassionato di cinema che in quegli anni si Š fatto conoscere per la calorosa difesa della Dolce vita di Fellini. La Golden Star of Italy aveva prodotto, come primo film, Era notte a Roma di Roberto Rossellini. Con esiti catastrofici al botteghino, che la porteranno al fallimento nel 1961. Dopo aver lanciato vari ultimatum per poter iniziare le riprese entro una certa data, apparir… chiaro ad Olmi che per tener in vita il progetto bisogna esplorare altre strade. Il regista - forse anche grazie alla quasi decennale attivit… di documentarista per conto della Montedison, che lo aveva portato a collaborare con Goffredo Parise, Pier Paolo Pasolini, Tullio Kezich - ha sempre creduto alla possibilit… di riuscire a produrre i film lontano dagli studi di Cinecitt…, anche se per la produzione di questo film le sirene romane hanno esercitato un richiamo forte per diverso tempo. E anche la nascita di questo progetto Š coerente con la sua visione di una via italiana alla produzione alternativa a quella romanocentrica. Nonostante le ammirevoli capacit… di riuscire a realizzare film con budget ad economia francescana, Il sergente nella neve, soprattutto nella seconda parte che richiedeva grande spiegamento di mezzi militari e imponenti scene di massa, avrebbe comunque avuto bisogno di un impegno economico piuttosto consistente (erano previste oltre diecimila comparse nel primo piano di produzione) e sicuramente al di l… della portata reale dei mezzi messi a disposizione dalla Golden Star of Italy. Mezzi che, come si Š detto, svaniscono presto spingendo Olmi a rivolgersi ad altri produttori: Dino De Laurentiis in prima battuta e poi, grazie all'entusiastica mediazione di Valerio Zurlini, Gustavo Lombardo della Titanus. La sceneggiatura per il film sulla guerra di Russia, che avrebbe dovuto costituire il secondo o il terzo lungometraggio della filmografia olmiana, rimarr… nel cassetto, oltre che per il fallimento della casa genovese, per una serie di problemi che Olmi si trover… ad affrontare negli anni successivi, anche se proprio quegli elementi di verit… assoluta e bilancio dei valori umani di fronte alla morte, dichiarati quasi in forma di manifesto poetico in una delle sue prime interviste sul progetto del film, resteranno come un punto di riferimento e una ricchezza patrimoniale acquisita grazie a questo passaggio attraverso la memorialistica di guerra. Passaggio che torner… utile nei successivi documentari sulla Resistenza realizzati negli anni Settanta con Corrado Stajano e raggiunger… una diversa e del tutto olmiana forma cinematografica quarant'anni dopo nel Mestiere delle armi. Anche se non realizzato il progetto - che verr… abbandonato per sempre da Olmi solo nel 1974, dopo una serie molto lunga di tentativi andati a vuoto di realizzarlo in un paese dell'Est, se non nella stessa Unione Sovietica - oltre che del tutto compatibile con la poetica del giovane autore del Tempo si Š fermato e de Il posto e con la sua pressoch‚ unica capacit… di rappresentare la gente di montagna senza stereotipi o deformazioni e la loro metamorfosi antropologica alle soglie dell'industrializzazione, ci appare oggi come incontro ®necessario¯ nel processo di formazione e di visione del mondo di Olmi. Olmi trover… modo di realizzare qualche anno dopo per la Rai, assieme a Rigoni Stern che scriver… un soggetto per la televisione e il cinema e a Tullio Kezich, I recuperanti, ambientato nell'altopiano di Asiago, con personaggi che vivono recuperando residui di materiali della prima guerra mondiale e sembrano i fratelli o i compaesani degli alpini del film sulla ritirata di Russia. Ho scelto di ricostruire questa storia in forma cronachistica, lasciando parlare i documenti e gli stessi protagonisti, cercando di muovermi con rispetto e partecipazione lungo un percorso tormentato, fatto di entusiasmi e speranze, di lunghe anticamere e di brucianti delusioni, che per• ha il merito di consolidare poco alla volta un'amicizia, un rapporto umano e un vero e proprio processo di avvicinamento creativo tra il giovane regista e Rigoni. Per la verit…, come risulta anche dal ricordo di Rigoni, la prima proposta di riduzione cinematografica del Sergente risale gi… alla met… degli anni Cinquanta, precedendo dunque di quasi cinque anni quella della Golden Star of Italy. Eccone la cronistoria come si ricostruisce grazie ai documenti e ai ricordi dei protagonisti: il 7 febbraio 1955 riceve una lettera da parte di Mario Pietrucci, a nome della Compagnia Generale Cinematografica di Bologna: ®Ho parlato con i miei amici produttori di Roma ed ho incontrato una favorevole occasione per produrre il film Il sergente della neve. Sono anche loro reduci dalla sacca e vedono la cosa fattibile e realizzabile. Ô necessario che lei s'impegni con me per la esclusivit… del soggetto. Mi faccia una proposta. Io ho gi… parlato per una partecipazione agli utili in modo che il SERGENTMAGJU' non sia preso per il collo da nessuno¯. La casa editrice Einaudi, a cui lo scrittore si rivolge subito, gli risponde a stretto giro di posta il 12 febbraio consigliandolo di rispondere ®che le trattative per l'acquisto dei diritti cinematografici devono essere svolte con noi¯. Passano dieci giorni e Mario Pietrucci scrive in una seconda lettera: ®Mi sono battuto e mi sto battendo per fare il film con un produttore serio che capisca l'importanza della cosa. Penso di essere prossimo al traguardo. Ô necessario per• che lei si svincoli dalla Ditta Einaudi e mi mandi subito un'opzione per trattare con le carte in regola...¯. Passano pochi mesi e in questa fase di incertezza Rigoni decide di rivolgersi al suo mentore Vittorini, in cui ha piena fiducia, e gli chiede di fissargli un appuntamento con una lettera del 24 luglio: ®Caro Vittorini, avrei bisogno di trovarmi con lei per avere un consiglio su certe proposte che mi sono state fatte. Si tratta di una probabile riduzione del Sergente e data la mia incompetenza al riguardo non saprei a chi rivolgermi. Molto probabilmente in questo periodo lei si trover… in vacanza e allora le sarei grato se volesse indicarmi il giorno e il periodo in cui potr• trovarla a Milano¯. Il progetto con Pietrucci sembra fermarsi qui, mentre quattro anni dopo, nel giro di pochi mesi, vengono avanzate non una ma ben tre proposte di acquisto dei diritti per la riduzione cinematografica. ®Sono un giovane regista e avrei intenzione di realizzare un film dal suo libro, Il sergente nella neve - gli scrive ai primi di dicembre 1959 Santi Colonna - Le sarei quindi grato se mi volesse concedere un'opzione per un anno¯. Entro tale periodo, se il progetto andasse in porto, il giovane si impegna a versare allo scrittore 500.000 lire e ad assumerlo per la sceneggiatura. ®Nel malaugurato caso - aggiunge - invece che non riuscissi a realizzare il film Ella resterebbe libero di poter cedere a chi vuole i diritti cinematografici del Suo libro¯. Rigoni gira anche questa lettera alla casa editrice e anche questa proposta non procede oltre. La seconda proposta viene da Ernesto Guida, aspirante all'esordio registico, ma con un'ultraquindicennale esperienza di aiuto regista, soggettista e sceneggiatore, che scrive nel luglio del 1959 all'Einaudi perch‚ lo mettano in contatto con lo scrittore e poi cos contatta lo scrittore: ®Caro signor Rigoni, sono interessato al suo libro Il sergente nella neve in relazione a una possibile riduzione cinematografica. Desidererei quindi discuterne con lei qualora, come credo, ella sia ancora titolare dei diritti in questo campo. Non sono un produttore, bens un giovane regista. Sarei veramente lieto ed onorato se la mia prima fatica potesse essere Il sergente nella neve¯. Rigoni si dichiara subito disposto ad incontrarlo, sempre ricordando che il vero interlocutore Š la casa editrice. Olmi appare dunque in seconda battuta, ma subito diventa il vero interlocutore, lasciando a Guida un ruolo tuttora difficile da mettere a fuoco con esattezza, anche se il suo nome figura nella prima versione della sceneggiatura. Un anno dopo la richiesta viene dalla Romor Film di Milano tramite un suo amministratore, l'avvocato Alberto Mortara, che in data 3 agosto 1960 chiede a Rigoni se il suo libro sia ®tuttora libero da impegni¯, o, nel caso, se Š possibile rilevarne i diritti. La risposta immediata informa che al momento i diritti sono gi… venduti. In effetti, gi… il 26 novembre con un telegramma della casa editrice (®Ricevuto proposta riduzione cinematografica Sergente tre milioni meno commissione agenzia... preghiamovi telefonarci suo benestare stop condizioni sembraci buone et casa cinematografica idem cordialit… Einaudi¯). Il 12 dicembre, grazie all'intervento dell'Agenzia Letteraria Internazionale di Erich Linder, che ha controllato tutte le clausole nell'interesse dello scrittore e della casa editrice, ha chiarito i dubbi sollevati dall'autore e provveduto a riscuotere l'anticipo, Rigoni Š entrato con molta circospezione e non pochi sospetti nella nuova avventura, ma ha firmato un primo contratto con una controparte costituita da Ermanno Olmi e Giuseppe Tortorella per conto ®di una ditta da nominarsi entro il 31 dicembre 1960¯. La clausola 2 del contratto stabilisce che ®qualora il primo giro di manovella non fosse stato dato entro il 31 marzo 1960 il presente contratto si intender… decaduto a tutti gli effetti e la somma acquisita rester… al cedente a titolo di risarcimento danni per la mancata realizzazione della pellicola entro il termine concordato...¯. La stessa clausola prevede per• la possibilit… di prorogare il contratto con un accordo tra le parti. Il contratto verr… perfezionato con la Golden Star of Italy, amministrata da Giovanni Romanengo e rappresentata per delega da Gianni Amico nella medesima forma e con le stesse clausole. Il 23 marzo dello stesso anno Š lo stesso Rigoni a informare il suo agente letterario che per il ritardo nell'elaborazione della sceneggiatura Š necessario differire la data d'inizio delle riprese: ®... la stesura della sceneggiatura non Š del tutto soddisfacente alle esigenze artistiche dell'opera che s'intende fare. Pertanto dato che un affrettato inizio nuocerebbe indubbiamente al valore della realizzazione credo sia necessario rimandare ad altra data l'inizio del primo giro di manovella¯. Il progetto ha ormai preso cos corpo nella testa del regista e dell'autore che insieme a Manlio Dazzi, Federico Comandini, Giorgio Moscon e Giancarlo Fusco, vanno a presentarlo a Padova al Circolo del Pozzetto in data 12 marzo 1960 in una tavola rotonda intitolata Il sergente nella neve... e il cinema. Dibattito sul soggetto cinematografico tratto dal libro di Rigoni Stern. ®Davanti ad una sala gremita da uno scelto uditorio - racconta la cronaca anonima del Gazzettino di Venezia del 13 marzo - l'uomo del cinema ha detto di aver scelto Il sergente nella neve quale sua prossima fatica cinematografica, perch‚ Š innamorato della storia che si narra nel romanzo e anche perch‚ la natura dei personaggi Š rimasta intatta. Ô seguita la parola di Mario Rigoni Stern, il quale ha appoggiato il giovane regista nelle sue idee dicendo che esse rispondono effettivamente alle esigenze del libro da lui steso¯. Quella sera, oltre ai relatori previsti, ®parlarono - ricorder… Rigoni nella testimonianza per il catalogo sulla storia del Pozzetto - Olmi, Comisso, Manlio Dazzi, Tonio Zancanaro, Cesare Cases, Giancarlo Fusco e certamente Ettore Luccini che pacatamente dirigeva il dibattito... La sera fu particolarmente animata. Non so ma credo che una tale atmosfera sia oggi irripetibile¯. Nel corso dell'anno la Golden Star fallisce e lo scrittore invia una prima raccomandata al curatore fallimentare chiedendo di tornare in possesso dei diritti sulla base dell'art. 2 del contratto. La risposta di Attilio Rossi, revisore dei conti, rivela che alcuni documenti sono andati perduti presso la casa produttrice, che secondo alcune testimonianze dei dirigenti della societ… i contratti erano due e che il secondo, firmato da Gianni Amico per delega, non prevedeva l'impegno a realizzare un film, ma solo ad acquisire i diritti sull'opera per un'eventuale riduzione cinematografica. Rigoni risponde con una raccomandata molto circostanziata il 3 del mese successivo in cui riafferma la validit… del primo contratto e la cessione dei diritti di riduzione cinematografica con la clausola limitatoria dell'art. 2. A dieci mesi di distanza dal contratto e di fronte a questa nuova situazione l'avvocato Alberto Soffientini, amico di Olmi, risponde a una lettera di Rigoni datata 30 gennaio 1961 consigliandogli di dare mandato all'avvocato Werner di Milano di inviare un ultimatum alla Golden Star, scaduto il quale lo scrittore potrebbe rientrare in possesso dei diritti del libro e cederli ad altri produttori d'accordo col regista: ®Ormai Š passato quasi un anno dal termine stabilito nel contratto ed anche con la proroga concessa, se il film si vuol fare entro il 1961, il produttore dovrebbe muoversi immediatamente, se no ci troveremo nell'impasse dell'anno scorso...¯. Il 1o febbraio Rigoni scrive all'avvocato Werner: ®La prego di voler intervenire, nel mio interesse e in armonia con gli interessi dell'amico Ermanno Olmi presso la societ… Golden Star, per ottenere che essa dia corso, senza ulteriore indugio, all'esecuzione del film Il sergente nella neve, o, in difetto, e fermi i suoi obblighi di rimborso assunti verso Olmi, si renda operativa la clausola di decadenza prevista dall'art. 2 del contratto. ®In quest'ultimo caso io sono pronto a trasferire i diritti di utilizzazione cinematografica dell'opera a una nuova societ… indicatami da Olmi al quale, come Le Š noto, io ho in realt… e originariamente ceduto i diritti stessi¯. A poche settimane di distanza l'avvocato Meda di Milano scrive una lettera a Rigoni in cui lo informa di aver fatto un primo passo per conto di Olmi, ora impegnato nelle riprese di Due fermate a piedi (primo titolo de Il posto), presso la Golden Star e di aver deciso di porre, in accordo con l'avvocato Werner, come termine indilazionabile il 31 marzo 1961, scaduto il quale i diritti ceduti sono da considerarsi revocati. Gli chiede di rispondergli nel caso non sia d'accordo. Rigoni risponde firmando una diffida alla Golden Star e dicendo all'avvocato di dire a Olmi di ®ricordarsi di Asiago, anche se sta facendo due fermate a piedi¯. Verso la fine dell'anno i rapporti con la Titanus si infittiscono e portano alla decisione della casa di Lombardo di assumersi l'onere giudiziario di un'eventuale causa con la Golden Star e di giungere al pi— presto ad una nuova definizione del contratto con lo scrittore. La cosa viene confermata da Alberto Soffientini insieme ad un auspicabile ed imminente inizio delle riprese: ®Ermanno la settimana ventura, al ritorno del dr. Clementelli dalla Russia (dove Š andato a trattare del film) andr… a Roma per gli ulteriori contratti e successivamente verrai interpellato direttamente dall'Ufficio legale della Titanus per la definizione del tuo contratto di sceneggiatura¯. Il contratto sar… firmato il 27 aprile 1962 e riguarder… il lavoro di sceneggiatura. Il pagamento sar… dilazionato in quattro tranches, che come si evince da alcune lettere estive a Clementelli non verr… onorato per intero, o almeno rispettato alle scadenze previste. Con questa storia, abbastanza significativa dell'aleatoriet… in quegli anni dei rapporti degli autori con le case di produzione, che spesso vivevano lo spazio di un film, si intreccia e consolida, nonostante il fallimento del progetto, un rapporto umano che avvicina da subito scrittore e regista, mettendo in luce una straordinaria familiarit… e progressiva intimit…. Mi sembra utile considerare a parte l'insieme di lettere scritte da Olmi a Rigoni tra il 1959 e il 1963, lettere che non nascondono le difficolt… progressive in cui il progetto s'imbatte, dopo che all'inizio tutto sembra facile e a portata di mano, ma che ci restituiscono la fiducia del regista di portarlo prima o poi a termine, senza lasciarsi abbattere da ostacoli sempre maggiori e in apparenza insormontabili. La prima lettera Š del 16 dicembre 1959: ®Caro Rigoni, come ti ha telefonato l'altro ieri la signorina non sono potuto venire per via di queste nuove possibilit… circa la realizzazione in co- produzione con la Russia. In verit… non sono molte ma vale la pena di tentarle. Ho telefonato anche a Novello il quale aveva ricevuto la tua lettera: si Š dimostrato molto entusiasta di poter collaborare, ma non vuole assumersi la responsabilit… della scenografia perch‚ lui non si sente preparato tecnicamente. Scrupoli da galantuomo! ®Ti mando anche un pezzo di scaletta che avrei preferito raccontarti a voce, ma comunque spero sia sufficientemente chiara, dato che Š stata buttata gi— velocemente¯. Il 24 dicembre, dopo aver ricevuto il plico con il materiale elaborato da Rigoni, gli annuncia che nel frattempo sono successe cose interessantissime di cui parler… nella sua venuta ad Asiago dopo Capodanno. Verso la fine dell'anno una seconda lettera, in cui informa lo scrittore chiamandolo ancora ®Caro Rigoni¯ di essere uscito ®illeso dalle Feste e per Feste intendo capponi, panettoni, parenti carichi di dolci... Ora riprendo a lavorare al Sergente che ha avuto in questi giorni grande interessamento da parte di tutti (Bagutta Š stata la culla di questi commenti)¯. Olmi conferma la sua intenzione di recarsi ad Asiago per lavorare alla sceneggiatura ai primi del nuovo anno. La lettera successiva del 10 febbraio Š accompagnata da una prima idea di sceneggiatura. Passano alcuni mesi e a maggio la nuova lettera, scritta a mano, si rivolge in modo pi— familiare e affettuoso al ®caro Mario¯ e racconta di un colloquio fruttuoso con la Golden Star con cui Š stata chiarita ogni cosa: ®e quindi non si tratta che di concludere. Sono stato anche alla Lux - lo informa - ed ho avuto uno scambio di idee interessantissimo. Comunque sono indietro di 30 anni! Abbi fede, vecchio, intanto io faccio dire rosari a mia zia! Ciao¯. Nell'agosto del 1960 arriva un'altra lettera in cui si annuncia un nuovo contratto da parte della Golden Star: ®Quante battaglie, sapessi, e non sono ancora tutte vinte¯. Nell'annunciargli una sua visita ad Asiago aggiunge che ®molto probabilmente far… una capatina anche Padre Arpa, che gi… conosci e che combatte la nostra battaglia (come vedi le guerre non finiscono mai...)¯. Nel frattempo una lettera di Soffientini, a nome di Olmi, informa che sono stati presi i contatti con la Titanus e con la Dino De Laurentiis: ®Zurlini ha scritto ad Ermanno ed Š veramente entusiasta per la storia e per la sceneggiatura che dichiara la pi— bella che abbia mai letto¯. La via De Laurentiis Š al momento ferma in attesa che Ermanno si decida a scegliere un produttore rispetto all'altro. La lettera successiva di Olmi, del 22 novembre, Š sorprendente in quanto all'improvviso apre un nuovo fronte di possibile collaborazione, con la richiesta di storie nuove, non di guerra, forse pi— vicine alle corde poetiche del regista: ®Voglio raccogliere tutte le cose che hai gi… scritte sul tuo paese. Sempre di pi— mi convinco dell'interesse e della validit… di un film come tu sai. Mi raccomando. Riunisci tutto anche tu. Mandami anche Esami di concorso. E scrivi se puoi una storia d'amore - ma che sia vera come sai scriverla tu. Appena ci sar… materiale ne parler• al noleggio. Ciao Vecio!¯. Di nuovo silenzio per qualche mese (Olmi Š occupato con la post-produzione del Posto) e poi una lettera del 31 luglio 1961: ®Lombardo ha letto la sceneggiatura e ne Š rimasto entusiasta (e con lui tutti i suoi collaboratori). Mi pare molto impegnato e mi dice che far… il possibile per farcelo fare in Russia (io per ora non faccio commenti date le precedenti esperienze, qui per• pare tutto pi— serio). Conto di venire appena terminato il lavoro di edizione del Posto¯. Pi— amara, anche se ancora con una fiducia intatta nella possibilit… di realizzare il progetto, la lettera successiva del 13 dicembre: ®Caro Mario, come pensavo per quest'anno non potremo fare Il sergente nella neve. Del resto tu sei pratico delle lunghe strade che per• prima o poi portano a casa. ®Si dice in giro e con motivi precisi che la causa di questo rinvio sia dovuta proprio a un gruppo di ®nostri amici¯ i quali quest'anno non potranno fare il film perch‚ in Italia nessuno glielo vuole produrre. Questo film venne proposto anche a Lombardo il quale si Š rifiutato dicendo chiaramente che gli interessava s un film sulla ritirata di Russia, ma questo film era Il sergente nella neve e nessun altro. ®La risposta dei russi Š che il loro programma di lavoro per questa stagione Š gi… completo. La nostra risposta Š questa: siccome desideriamo fare il film con il massimo impegno e seriet… rimanderemo di un anno l'inizio della lavorazione, sperando di poterci inserire nei loro programmi ed a questo proposito in gennaio Lombardo andr… in Russia e molto probabilmente anch'io. Per ora la preparazione del film continua. Verranno definiti i primi personaggi, fatti i contratti e tutto il resto. Mi incontrer• con dei giornalisti come ho fatto a Roma¯. In effetti il regista, in alternativa alla possibilit… di girare il film in Russia, Š andato in Slovenia e in Cecoslovacchia per trovare i luoghi adatti a ricreare la steppa russa, ed ha anche tentato di immaginare di poter girare per intero o in buona parte il film d'inverno sull'altopiano di Asiago. Di questa ricerca esistono dei servizi fotografici realizzati dallo stesso regista, che ci danno l'idea della cura e della forza poetica con cui Š entrato nel progetto. Il contratto con la Titanus Š firmato e poi perfezionato per quanto riguarda il lavoro di sceneggiatura che nel frattempo ha raggiunto la sua forma pressoch‚ definitiva. Ma tra una cosa e l'altra passano ancora due anni. Nell'ottobre del '63 Š Rigoni a mandare ad Olmi una copia del contratto e i dati editoriali del libro, invitandolo ad andare ad Asiago ®dove le giornate sono bellissime¯ e dove i lavori della sua nuova casa, in contrada Rigoni di Sopra, proseguono ®come si deve¯ (anche grazie agli anticipi dati dalla Titanus). Di l a poco anche Olmi decider… di costruirsi una casa accanto a Rigoni sul limitare del bosco. Il viaggio cinematografico del Sergente, almeno per quanto riguarda i documenti e il diretto coinvolgimento di Rigoni, si ferma qui. Olmi cercher… ancora per una decina d'anni di esplorare nuove possibilit… di realizzarlo, trovando di volta in volta nuovi ostacoli che lo porteranno alla rinuncia definitiva verso la met… degli anni Settanta. La visione laica di Rigoni Stern, ma cos influenzata dallo spirito lucreziano, virgiliano e tolstojano, sembra trovare una naturale consonanza e congruenza con la ricerca di una religiosit… immanente di Olmi. Il gruppo di alpini, che appartengono alla 55a compagnia del battaglione Vestone, di cui fa parte il sergente Rigoni, ispira il giovane regista per il fatto di essere una microcomunit… (simile ad una comunit… cristiana primitiva) coesa e solidale di uomini giovani, in terra straniera, che non conoscono le vere ragioni per cui sono mandati a combattere, ma che pur nello stato di abbrutimento progressivo a cui li conduce quella guerra, e nella consapevolezza che la morte li pu• sorprendere in qualsiasi momento, non perdono mai n‚ la percezione di essere parte di un gruppo, n‚ la loro dignit… e quel carattere che si portano dietro dalla vita civile. La condizione in cui si trovano esalta il loro naturale senso di altruismo e solidariet…, insieme condividono eguali valori e qualsiasi bene, eguali speranze di tornare presto a casa dalla madre, moglie o morosa, o da chi altro hanno lasciato. E, pur in stato di privazione di tutto, riescono a ridere, a scherzare, a mangiare e bere insieme, a giocare alle carte e a ricreare, nei loro rifugi, non poche condizioni quotidiane di quella vita che hanno lasciato da civili. All'interno di ogni bunker/tana non esistono i gradi e le gerarchie, vige piuttosto, in ogni momento, il senso della sacralit… dei riti di condivisione della mensa, per lo pi— ricavata da prodotti razziati dalla terra circostante, e tutti, dagli ufficiali ai semplici alpini, sono portati a condividere anche le stesse paure e lo stesso orizzonte d'attese (per tutti la patria Š la casa, cos ben identificata dal tormentone di Giuanin: ®magi—, ghe rivarŠm a baita?¯), ad anteporre al desiderio di salvezza individuale, il senso del bene comune, la capacit… di soccorrere chi ne ha bisogno, di trasmettere e mantenere alto il senso di fiducia nelle possibilit… di salvarsi tutti insieme, prima che individualmente. Il film - se ne consideriamo la sceneggiatura e le ipotesi produttive - ha dunque ormai una forma avanzata di ideazione e progettazione cinematografica, sembra quasi nato da un processo di filogenesi e d'evoluzione naturale dalla forma originale dell'Io narrante, che filtra nel vissuto personale e rielabora la memoria, riportandola al presente, alla forma di un'esperienza collettiva condivisa, narrata in terza persona, colta nella sua immediatezza e variet… di registri, ora comici, ora drammatici, ora tragici, ora epici. Rispetto al racconto la sceneggiatura Š suddivisa in un numero di scene eguale (ottanta e ottanta) per ognuna delle due parti, Il caposaldo e La sacca. Nella sua forma compiuta di Opera-Mondo non realizzata e non trascodificata, la sceneggiatura del Sergente Š esemplare nella sua doppia natura, che ho voluto chiamare limbica e ombelicale. Ombelicale per il forte legame col testo di partenza, da cui deriva i geni e i valori profondi, e anche con la lezione del neorealismo e di Rossellini, a cui il film sembra voler rendere implicito omaggio. E limbica perch‚ va ad ingrossare, come ho detto, quell'enorme giacimento di soggetti non realizzati che si possono comunque considerare come un capitolo importante della storia del cinema italiano, un filone aureo mai finora studiato nel suo insieme, un termometro di energia implicita, che non riesce a manifestarsi, per una quantit… di elementi del contesto politico, economico e storico, che incidono, nel processo di realizzazione di un film, ma resta sottotraccia e agisce da struttura connettiva, in molti casi illuminante, nell'opera dei vari autori. A distanza di poco meno di cinquant'anni questo manoscritto si presenta ancora, cos com'Š, come esempio di sceneggiatura ®perfetta¯, capace di sfidare il tempo e di riuscire a parlare anche all'eventuale spettatore di oggi. Olmi non ha voluto in passato e forse non ha avuto vere occasioni di raccontare le ragioni della non realizzazione del Sergente che sentiva cos suo, di cui riteneva di aver del tutto metabolizzato la materia umana e di cui aveva gi… ben immaginato i luoghi possibili delle riprese, i personaggi scelti tra montanari e alpini piemontesi, lombardi e veneti. Solo qualche anno fa ne ha parlato sul ®Corriere della Sera¯ con Barbara Palombelli (Quando la sinistra mi impediva di lavorare, 9 luglio 2005, p. 36), ipotizzando, forse per la prima volta, tra le ragioni del fallimento, anche un ostracismo da parte sovietica e del partito comunista per il suo essere un autore cattolico e come atto di protezione territoriale e ideologica del film di De Santis, Italiani brava gente, realizzato prima dell'eventuale inizio delle riprese del Sergente a cui come si Š visto aveva gi… accennato in una lettera a Rigoni. Un vulnus, dopo il quarantennio trascorso, che non si Š cicatrizzato del tutto (®Con Goffredo Lombardo, gran signore napoletano che regnava sulla Titanus, prima casa di produzione nazionale, provammo a fare un film sulla ritirata di Russia, raccontata nei suoi libri da Mario Rigoni Stern. Andai a cercare i luoghi adatti, partii prima per Mosca e poi per la Cecoslovacchia e finalmente trovai il paesaggio giusto. Eppure, dopo tanti incontri, sempre con le stesse persone, non riuscivo a capire perch‚ mancasse sempre l'autorizzazione finale. Dopo un anno di tentativi, il mio intermediario del PCI mi disse: ma non hai ancora capito? Tu non sei affidabile. Non ci garantisci. E l'anno dopo, Giuseppe De Santis, iscritto al partito, gir• Italiani brava gente, lui era in linea. Io no. Rimasi addolorato allora. Adesso sorrido¯). A mio parere si tratta di un caso di confluenza di elementi contrari, tra cui non va comunque trascurata la debolezza e l'improvvisazione produttiva iniziale della Golden Star, che sta alla base del primo decisivo atto mancato, a cui si aggiunge con un peso determinante il flop di Italiani brava gente di De Santis e la sfortuna di giungere in un momento in cui l'unica memoria della guerra che sembra ben accolta dal grande pubblico cinematografico Š quella contenuta nella commedia. La mancata mediazione da parte del PCI Š assai probabile e tutto sommato prevedibile, ma non Š l'elemento decisivo, se vi fosse stata comunque la volont… di girare il film in luoghi pi— vicini. Nel passaggio dal racconto di Rigoni alla sceneggiatura si procede a una trasformazione e ad una sorta di selezione e filtraggio dei materiali originari in parte analogo all'operazione di macinatura della segale che apre il progetto cinematografico. Considerandone la natura ibrida, il fatto che Rigoni Stern vi abbia certamente messo mano, ma che abbia piuttosto preferito veder rispettato lo spirito delle sue pagine, e che il soggetto, pur con le molte riduzioni, sembri mantenere i caratteri e il completo riconoscimento del suo padre naturale, lo si potrebbe considerare opera a met… del guado tra la quinta stesura del Sergente e il terzo lungometraggio nella filmografia di Olmi. Senza nulla voler sottrarre alla paternit… dello scrittore, il racconto nella sceneggiatura, pur non avendo raggiunto una perfetta forma olmiana sul piano dell'opera realizzata, Š stato adottato per intero dal regista e sentito da subito come proprio, come ben si capisce dalle interviste che Olmi ha rilasciato, dai suoi ricordi, dalla scelta del materiale, dal susseguirsi delle scene, dal tipo di sguardo che la sceneggiatura lascia immaginare. In ogni pagina, se si apprezza la presenza e il controllo della qualit… della scrittura e dell'esattezza della ricostruzione da parte di Rigoni, si avverte come il regista abbia preso le misure di ogni elemento, quasi riesca a prevederne la sua trasformazione audiovisiva. Come ho detto dall'inizio, oltre a essere convinto dell'importanza dello studio delle opere non realizzate per capire certi momenti della storia del cinema, sono sempre stato anche certo che nella filmografia di un regista si possano e debbano considerare i progetti non realizzati quando servono a illuminarne lo sviluppo del percorso poetico, quando, come in questo caso, funzionano comunque da modificatori non solo del lavoro, ma della vita di una persona. Olmi, in effetti, Š stato cos affascinato, oltre che dal libro, dal modello di vita dello scrittore e dal suo habitat, tanto che decide di andare a vivere ad Asiago accanto a lui e, come si Š detto, continua a coltivare ancora ostinatamente e appassionatamente l'idea della realizzazione di questo film per almeno un quindicennio. Se, come diceva Pasolini, la sceneggiatura Š una struttura che vuole essere un'altra struttura, in questo caso di una struttura che non si Š mai realizzata, a noi pu• interessare cogliere come avviene il passaggio di testimone tra un narratore che rinuncia alla sua presenza di cantore di un'epopea e accetta di diventare parte di un flusso di narrazione audiovisiva, in cui la sua esperienza Š osservata da uno sguardo che la vuole cogliere come parte di un'esperienza collettiva. Questo saggio vuole ricordare, oltre che gli autori e in particolare Rigoni, scomparso da un anno, anche il formarsi tra il regista e l'Altipiano di un amore a prima vista che, quest'anno, festeggia le sue nozze d'oro. Gian Piero Brunetta (®Prometeo¯ n. 107/09) Una Roma d'autore tutta da scoprire - La Roma di Gadda e Pasolini. Ma anche quella di Moccia e Veronesi. C'Š sempre un bar, o un caffŠ, o una gelateria all'angolo della strada che si pu• scegliere come punto di osservazione privilegiato per chi ama mescolare realt… e finzione, vita e letteratura. - Negli ultimi anni, Ponte Milvio, da luogo fatale per la cristianizzazione dell'Impero romano, Š diventato il tempio vivente dell'amor profano. Invaso com'Š dai lucchetti lasciati da giovani innamorati che vogliono emulare i protagonisti del bestseller di Federico Moccia, Tre metri sopra il cielo (semiclandestino nel 1992, poi Feltrinelli 2004), dove Step e Babi si giurano eterno amore. Il fenomeno dimostra come i ponti tra realt… e finzione possano creare una forma di pellegrinaggio letterario. 3MSC, questo l'acronimo del libro, Š diventato una guida sentimentale per Roma Nord. Una moda. Difficile che possa prendere il posto del luogo pi— celebre, e immateriale, della letteratura moderna di Roma: via Merulana, famosa grazie al celebre giallo letterario di Carlo Emilio Gadda, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana che racconta le irrisolte indagini del commissario Ingravallo, molisano, sul delitto efferato di una donna cui sono stati rubati dei gioielli. Il romanzo, del '57, ha reso familiare questa via a tutti gli italiani. Via Merulana Š la sede, spirituale e toponomastica, di tutto ci• di cui non si viene a capo e si definisce, proverbialmente, un pasticciaccio. Il giallo, infatti, non Š risolto. Della matassa, non si trova il bandolo. Per gli abitanti della zona centro, centro sud- est, Š un libro di cui andare orgogliosi. E infatti fu presa d'assalto l'edicola di Antonio, all'angolo tra via Merulana e piazza Santa Maria Maggiore (collegata a San Giovanni in Laterano proprio da via Merulana), quando il libro fu venduto per i 50 anni. ®Era come se in un'edicola di Paperopoli fosse spuntato, un bel giorno, il numero nuovo di Topolino¯, scrive Emanuele Trevi nel racconto Merulana reloaded, in La qualit… dell'aria. In realt…, come nota Trevi - che a Roma ha dedicato un bellissimo racconto lungo, Senza verso. Un'estate a Roma, nel romanzo di Gadda, via Merulana ®non si presta minimamente a fungere da scenario al teatro della vita. Fin dall'inizio Š un luogo congelato, un luogo del delitto. L'involucro di un cadavere. La via, il cui nome Š sbandierato nel titolo, e il cosiddetto Palazzo degli Ori, dove avviene l'omicidio, sono interamente consegnati al loro ruolo, alla loro specifica funzione¯. Ma la descrizione del palazzo corrisponde a molti palazzi della via. Il palazzo degli Ori, o dei Pescecani, Š tipicamente umbertino, triste e pretenzioso, una di quelle case d'inizio Novecento che ®t'infondono, solo a vederle, un senso d'uggia e canarinizzata contrizione¯, scrive Gadda. Il tipico palazzo dove la cronaca, a Roma, trova sempre una stanza libera, anche se per pochi minuti. Ovviamente, in nero. Anche per questo, nel 2007, quando il libro ha compiuto mezzo secolo, ci sono stati molti sopralluoghi letterari. Tutti a cercare la casa. Ma qual Š? I lettori aprono il libro di Gadda e trovano scritto, nell'edizione Garzanti, del '57, numero civico 219. Non si pu• sbagliare. Eppure, quando usc in rivista, nel '46, il numero civico era il 119. Qual Š quello vero? Nessuno dei due. Al 119 corrisponde una entrata piccola, una porta stretta ad arco, tipo l'ingresso di un magazzino e nelle stalle ad altezza strada, poi diventato un esercizio commerciale. Idem il 129. Trevi si arrende al doppio depistaggio e ipotizza che Gadda, prudentissimo, non abbia voluto attirarsi l'astio dei condomini. L'alibi civico tiene, anche se per pochi metri. Attenzione anche al fatto di cronaca cui Gadda si ispir•. Siamo a Roma, ma non nel 1946, il 24 febbraio, in via Gioberti - come a lungo fu creduto - dove fu commesso il delitto Stern. Siamo bens a piazza Vittorio 70 - attaccato a via Merulana: Š il 19 ottobre 1945, quando le sorelle Lidia e Franca Cataldi con un coltello da macellaio sgozzano nel loro appartamento non solo la trentaquattrenne Angela Barruca, ma anche il bambino Gianni, di due anni e mezzo. Questa almeno la conclusione finale degli studiosi. Delusione? Confusione? Ô naturale. Salutare il pasticciaccio irrisolto, Š un tappeto prezioso dove Gadda prova a dipanare lo ®gnommero¯, cioŠ il gomitolo che trasforma ogni caso in caos. Proprio come via Merulana, durante le ore di punta, quando si blocca il traffico, il clacson suona, la gente litiga, diventa frenetica. Ô l'anima di Roma, della Roma borghese dove si rimescolano le passioni che rendono impossibile scoprire i veri responsabili di qualsiasi cosa. Uno spettacolo da ammirare, magari comodamente seduti ai tavolini del bar Pasticciaccio, tra via Merulana e via dello Statuto, che porta a piazza Vittorio (qui Š ambientato un recente romanzo, Scontro di civilt… per un ascensore a piazza Vittorio, E/O, 2006). Ottime colazioni, buoni aperitivi, vista mare, mare umano. Anche d'estate il fresco Š assicurato, grazie ai platani che trasformano la via in un tunnel dell'ombra. Perch‚ tutti questi bar? Perch‚ i sopralluoghi letterari, senza un tavolino cui sedersi a leggere o prendere appunti, sono mete per podisti incalliti. D'estate a Ponte Milvio c'Š solo l'imbarazzo della scelta, ma si segnala il baretto che d… sulla piazza vicino al ponte. Dalle parti di piazza Navona, verso il centro storico, merita attenzione un bar assai invitante, che ha ispirato vari scrittori contemporanei. Ô il CaffŠ della pace, protagonista del fortunato romanzo d'esordio di un economista italiano, Marco Ferrante - scrittore cultore della toponomastica romana -, Mai alle quattro e mezza (Fazi). Ô uno dei centri pulsanti della vita dolcificata degli anni '90, con le sue promesse di divertimento e socialit… intensa. Da piazza Navona si raggiunge percorrendo la via delle gelaterie, poi a destra, prima del bellissimo Chiostro del Bramante, animato sempre da mostre interessanti. Il bar Š sempre ben frequentato, da Vip e vice-Vip. Attenti ai prezzi, per•. Non a caso, il poeta marziano Valentino Zeichen, nella raccolta Ogni cosa ad ogni cosa ha detto addio (Fazi), l'ha spietatamente immortalato, un giorno in cui era piuttosto disadorno: ®Rimarrai sorpreso vedendo@ Sedie e tavolini deserti@ Come per incantesimo.@ Sono i prezzi elevati@ Aizzati come cani feroci@ A tenere lontani i Potenziali avventori@ Che fanno da cornice@ Al bar dei vice Vip¯. Cave canem. Gli aperitivi comunque non deludono. N‚ la compagnia. Il turismo letterario va goduto di nascosto, spesso Š il punto d'incontro tra realt… e finzione. Ô il piacere di leggere tra le righe qualcosa che magari gli altri ignorano. Un esperimento felice pu• essere leggere il romanzo di Sandro Veronesi, vincitore del premio Campiello La forza del passato (2000), storia di uno scrittore per bambini che viene sconvolto, affettivamente, su due fronti: un finto-tassista gli rivela una sorprendente verit… sul padre, mentre una giovane madre gli sconvolge il karma. Una delle scene pi— belle del libro - dopo quella in cui il protagonista, in un ristorante di Fregene recita, come Orson Welles per La ricotta di Pasolini, la poesia che d… il titolo al romanzo - si svolge nel CaffŠ du Park a Porta San Paolo, tra il Circo Massimo e la Garbatella. C'Š il miglior cremolato, un frullato di frutta fresca e ghiaccio, di tutta Roma. ®S, Š buono - risponde mentalmente il protagonista alla giovane donna - solo che io ci ho messo degli anni, per scoprirlo, e abito a due passi. Lei, invece, viene a Roma una mattina, le danno appuntamento in questo posto, e lo scopre subito¯. Roma Š cos. Si nega e si offre tutta in un colpo solo. In questa scena, il protagonista abbraccia la donna, sedotto dalla sua fragilit…, mentre legge, in una lettera aperta in mano, la confessione della moglie, che lo ferisce. Una scena impagabile. Dai tavolini, che si allungano in stretti filari nel parco accanto alle Poste, si intravede un po', nascosta dalla Porta San Paolo, la Piramide Cestia, che svetta dal cimitero acattolico, dove sono sepolti poeti come John Yeats e Gregory Corso, oltre ovviamente ad Antonio Gramsci, la cui tomba ha ispirato la raccolta di poesie di Pasolini Le ceneri di Gramsci (1954). Ecco l'uomo. Pier Paolo Pasolini ha segnato il territorio di Roma come un cane randagio, come un architetto delle emozioni ne ha ridisegnato le forme. Ha vissuto soprattutto a Monteverde, semicentrale quartiere dei poeti (Attilio Bertolucci), degli scrittori (Fulvio Abbate), dei registi (Nanni Moretti). Siamo ad est. La casa pi— nota Š quella di via Carini 45, nella stessa palazzina di Attilio Bertolucci, padre di Bernardo (in essa, come un paguro dentro un guscio pi— grande, visse anche lo stesso Veronesi). In occasione del trentesimo anniversario della scomparsa, che rappresenta ancora un mistero sotto molti aspetti, hanno messo una targa di marmo che ricorda un verso: ®Com'era nuovo nel sole Monteverde vecchio¯. Stesso verso utilizzato - con poca fantasia e ancor meno filologia, nota Fulvio Abbate in Roma. Guida non conformista della citt… - anche per la prima e meno nota, ma pi— importante, abitazione monteverdina di Pasolini. In via Fonteiana, al numero 86, molto pi— vicina a via di Donna Olimpia, location all'epoca periferica del romanzo Ragazzi di vita. Soprattutto, Š in quella casa di via Fonteiana che Pasolini ha scritto gran parte delle Ceneri di Gramsci, dove si possono trovare versi pi— belli e filologici: ®Ed ecco la mia casa, nella luce marina@ di via Fonteiana in cuore alla mattina¯. Luca Mastrantonio (®Ulisse¯ n. 299/09) Il paese dei libri - A B‚cherel c'Š una libreria ogni 42 abitanti. E un villaggio che stava per morire Š tornato alla vita (e che vita) grazie alla carta stampata. - ®Leggere uccide¯. La scritta minacciosa Š riportata sulla copertina di un libro incorniciato e appeso su una parete della libreria La porte Saint-Michel. Ma Š solo una frase a met…. Il seguito, appena sotto, completa e chiarisce il messaggio: ®...l'ignoranza e i pregiudizi¯. Se la lettura Š un diritto inalienabile, in questo grappolo di case di granito, tufo e ardesia che chiamano B‚cherel Š qualcosa di pi—. Ô una questione di sopravvivenza. Ed Š una maniera di vedere il mondo: ma un mondo fatto di enormi pile di carta, di scaffali che vacillano sotto il peso di romanzi e tascabili, di scatoloni onnipresenti, purgatorio dei libri che devono essere classificati prima di finire nel loro paradiso, ossia in vetrina. Una magia: diciassette librerie aperte tutto l'anno per 720 residenti, una ogni 42 abitanti. E ancora: una decina fra legatorie, piccole case editrici, atelier di calligrafia. Per legge di mercato, dovrebbero tutte fallire nel giro di una settimana. Non in questo borgo da cartolina che ormai chiamano ®Cit‚ du livre¯, che si esaurisce in due piazzette, una strada principale, quattro vicoli discreti e due sentieri che portano a un cammino di ronda. Nei fine settimana torpedoni carichi di collezionisti e bibliofili arrivano da Parigi, da Lione, da Bruxelles, da Londra e le auto riempiono in poche ore i parcheggi che le autorit… locali hanno dovuto approntare. La storia di B‚cherel, ®il villaggio dei libri¯, ha l'incipit di ogni fiaba: ®C'era una volta¯. E la racconta Colette Trublet, 75 anni ben portati, un viso simpatico riparato da occhiali tondi e un appartamento ampio e silenzioso, al terzo piano di una casa affacciata sulla centralissima place Jehanin. Tutto Š iniziato da un grande dolore, nei passati anni Ottanta. Avevano infatti chiuso i battenti filande e officine su cui era stata costruita la reputazione della zona. Erano spariti i laboratori per la lavorazione del lino bretone, che aveva garantito un certo benessere per un sacco di tempo. E i giovani se n'erano andati altrove, in citt…. Tempi duri, durante i quali l'ossessione, in paese, era una sola: trovare il modo di frenare il declino e di riportare B‚cherel sulle mappe francesi. Fu Bernard Le Nail, direttore dell'Istituto culturale bretone, a indicare una possibile soluzione: accenn• a un villaggio belga di nome Redu dove la concentrazione di librai aveva bloccato l'esodo della popolazione e a un tale Richard Booth che gi… nel 1961, nel suo Galles, aveva avuto la geniale intuizione di aprire una libreria in un vecchio cinema abbandonato di Hay-on-Wye e in breve era stato emulato da decine di altri proprietari di bookshops. Due ottimi precedenti e al diavolo l'imbarazzo di copiare! Funzionava per loro, avrebbe funzionato anche in Bretagna. Madame Trublet ne era convinta, lei che era psicologa e aveva imparato a scavare nei pensieri e nei sogni della gente. Fond• l'associazione Savenn Douar (trampolino, in lingua bretone) coinvolgendo gli amici e complici Yvonne (ex-istitutrice), Edith (ex-educatrice), Sylvain (ex-contabile), Michelle (ex-segretaria) e Francine (ex-gallerista). E a spazzare via gli ultimi dubbi ci pens• un evento ®b‚nis des dieux¯, benedetto dagli dei, come ha scritto lei stessa in un volume nel quale ha raccontato questa sua avventura: la prima Festa del libro, nelle vacanze pasquali del 1989, dopo un inverno tempestoso e maledetto. Fu un successo. I librai, arrivati a decine, piazzarono le loro meraviglie cartacee in ogni angolo disponibile del borgo. Gli abitanti autorizzarono l'utilizzo delle case del centro storico che al pianterreno erano rimaste deserte per la chiusura delle vecchie botteghe. E il tam-tam di alcune emittenti locali port• migliaia di curiosi all'ombra dell'ottocentesca chiesa di Notre-Dame. Vent'anni dopo, si passa da una libreria all'altra lasciandosi guidare da indizi banali: l'insegna, la civetteria della facciata, la bicicletta lasciata fuori senza sicura perch‚ a nessuno verrebbe in mente di rubarla. Prima tappa a La Souris des Champs, al 3 di porte Saint- Michel, fra vecchie stampe, testi introvabili e composizioni floreali. A fianco, un caffŠ-libreria colmo di trattati di botanica, di giardinaggio e di cucina fa il verso a una famosa pubblicit… di formaggini francesi che in passato mostrava un bovino sorridente: si fa chiamare La vache qui lit (la mucca che legge). A pochi metri ci si attarda nella bella Neiges d'Antan, con due banchetti di fronte all'ingresso pieni di libri avvolti in un drappo che riporta le bandiere di tutte le terre celtiche: Irlanda, Galles, Cornovaglia, Galizia, Scozia e, ovviamente, Bretagna. Il libro pi— caro fra quelli disponibili Š emblematico: La storia di Merlino, stampato nel '66 e tirato in pochi esemplari; costa 450 euro, ®ma contiene alcune incisioni¯, spiega il padre del titolare, quasi a giustificare il prezzo. Nei paraggi c'Š La chandelle verte che Jean-No‰l Poly, ex-professore della lontana Lorena, ha appena avviato al civico 7 di rue de la Chanvrerie, come rivela la disposizione ancora provvisoria di alcune mensole. A sinistra, trattati sulla cavalleria; a destra, romanze medievali e vecchie edizioni sull'epoca carolingia. Un gattone presidia la cassa, annunciato da un cartello sulla porta ®Chat lunatique¯. Vuole solo carezze, rassicura il proprietario. Mestiere e gentilezza, qualit… che i librai dovrebbero sempre avere per vocazione, evidentemente abbondano pi— in un paesino che in citt…. Lo si nota nell'importante Librairie du Donjon, al 4 di place Jehanin, e alla Lessitomes, al 5 di porte Saint-Michel, con le sue collezioni di libri rari, di incisioni, di vecchie foto. Al 5 di rue du Faubourg Bertault, mentre curiosa fra le opere ben rilegate della casa editrice Les pers‚ides, specializzata in storia e letteratura, l'italiano di passaggio viene informato da una premurosa commessa: ®Abbiamo tradotto anche un saggio del vostro Pier Palo Pasolini¯. Volumi datati e d'occasione, fumetti per bambini, vecchie enciclopedie di cucina o di medicina, pezzi di Francia con pagine di storia locale: avvizziti, invecchiati male, qualche volta ammuffiti, insieme con altri decisamente pi— recenti o salvati in extremis, grazie alla pazienza chirurgica di veri artigiani. Librerie in cui i gestori hanno montato soppalchi e allestito aree espositive e angolini conviviali: qualche tavolino, dolci coi sapori dell'infanzia, fiori intrecciati a legni disidratati che aiutano l'ambientazione domestica. Ô il famoso indotto: a B‚cherel, lettori, collezionisti e bibliofili chiedono romanzi e saggi, ma anche uno stuzzichino o una crˆpe per spezzare la fame. All'Ufficio del turismo, l'addetta al banco risponde al telefono: ®La fiera del libro si tiene la prima domenica di ogni mese. E il secondo sabato di agosto le librerie restano aperte pure di notte¯. Il direttore Philippe Florenty annuncia: mai vista tanta gente. Per non parlare di Internet: c'Š un sito che va a mille, un blog che pare un'assemblea studentesca. Perch‚ l'amore per la carta stampata Š davvero una malattia incurabile. Dicono sia fra le peggiori. C'Š chi farebbe nefandezze per una pubblicazione rara. Chi si Š pure rovinato. E chi ha rotto un'amicizia. Lo fece anche quel lord londinese che consider• Churchill inattendibile perch‚ non gli aveva restituito un testo prestato: qui sono in tanti a evocarlo, quasi volessero diffidare i malintenzionati dall'imitare lo statista britannico. Certo, l'inverno Š lungo e per le strade di una B‚cherel quasi surreale capita talvolta di contare pi— gatti appisolati che umani. Ma con la bella stagione Š tutta un'altra cosa. Il lavoro non manca a nessuno e cos la popolazione ha ripreso a crescere: un centinaio di residenti in pi— in pochi anni. Alla scuola locale hanno aggiunto una classe perch‚ con il sorriso degli adulti Š tornata anche la voglia di mettere al mondo figli. Gli amministratori locali hanno pavimentato le stradine, rifatto le facciate, restaurato le vecchie filande. E gli abitanti sono tornati a investire negli alloggi secolari del centro, come ha fatto l'ex-dirigente di cantiere Jean-Jacques Gohier nella sua casa al civico 8 della piazzetta centrale: ha decorato con gusto le stanze e riempito il giardino di papaveri, lavanda e ortensie. Da l si gode una vista impagabile sui campi di colza, mais e girasoli che si allungano verso nord fino a raggiungere Mont-Saint-Michel, Dinard e Saint-Malo. Di marted c'Š una calma che favorisce gli incontri. Alla Gwrizienn, Yvonne Pr‚teseille presidia la libreria di B‚cherel che vanta la maggior dotazione di volumi sulla storia, la geografia e gli eroi della Bretagna. E d… lezioni di stile e democrazia commerciale: ®Nessuna concorrenza fra noi librai. Se mi chiede un volume che non ho, le consiglio dove trovarlo¯. Alla librairie-salon de th‚ La porte Saint-Michel i bambini sono rapiti da favole e racconti mitologici, mentre i loro genitori si regalano un tŠ aromatizzato e una fetta di torta fatta in casa prima di andarsene carichi come muli, perch‚ i volumi sulle scienze umane e sulla letteratura femminista che ha raccolto Edith Guimard costano decisamente meno che a Rennes, a Brest o a Parigi. Paulette, che la aiuta, allunga un bigliettino fatto in cartoncino bristol: se Š interessato a uno dei nostri dibattiti ci chiami e non dimentichi che la nostra libreria possiede anche due camere, per chi decidesse di soggiornare. Alle sue spalle, qualcuno ha ritagliato un foglio di carta e l'ha appeso al muro con due semplici puntine. Contiene un invito esplicito all'apertura mentale, al confronto, alla curiosit…. Ô un attestato della casa e, a ben guardare, di tutta B‚cherel: ®E se il vostro punto di vista non fosse l'unico esistente?¯. Paolo Galliani (®Meridiani¯ n. 181/09) Ballando col piano. Le origini del Valzer In tedesco walzen vuol dire rigirarsi (in inglese il termine corrispondente Š waltz); e quindi il termine walzer indicava una serie di giravolte eseguite in perfetta armonia con le basi musicali. Il Valzer deriva da alcune danze di origine austriaca e bavarese, come il Dreher (da ®sich drehen¯ girare su se stessi), il Landaus, la Deutsche, lo Yodler e soprattutto il L„ndler, una danza popolare, oltre che da numerose altre forme di danza molto antiche e della pi— diversa provenienza come la Volte francese, la Sarabanda, il Canario, la Country inglese, l'Ecossaise. Il L„ndler era originariamente una danza di campagna o Contraddanza (deformazione dell'inglese Country dance) dall'andamento moderato e ritmicamente molto marcato, assai diverso dall'eleganza leziosa del Minuetto di origine aristocratica. Era gi… praticamente il Valzer, ed era diffuso nelle campagne sin dalla met… del '700. Finch‚ erano contadini a ballare volteggiando abbracciati belli stretti, nessuno aveva molto da ridire; ma il L„ndler arriv• a Vienna, dove venne adottato dalla borghesia. Mentre la borghesia aggiungeva gaudiosamente il L„ndler alle proprie debosce, i ricevimenti della nobilt… si attenevano a un rigido protocollo. Si ballavano esclusivamente danze piuttosto noiose (e sessualmente innocue) come il Minuetto, la Scozzese e la Polacca. Le feste dei nobili, diversamente da quelle dei borghesi, non avevano fini di puro divertimento, ma ragioni molto pi— utilitarie: erano occasioni per imbastire trame politiche, combinare matrimoni, organizzare manovre finanziarie, oltre che dimostrare che chi le organizzava era potente. Dopo il Congresso di Vienna, 1815, la crema della politica e della nobilt… europea si concentr• in massa nella capitale dell'impero austroungarico per spartirsi la torta postnapoleonica. Fu un'epoca di frenesia teatrale, operistica e di concerti pubblici, e naturalmente la nobilt… locale fece a gara a chi dava la festa pi— ricca. Non si sa in quale palazzo risuon• il primo L„ndler, ma questo ballo divent• di moda in pochi giorni. Il L„ndler era una specie di incontro ravvicinato del terzo tipo, tanto sconcio per l'epoca che l'Arcivescovo di Vienna eman• una bolla con la quale proibiva di ballarlo sotto pena di scomunica. D'altro canto, ormai la nuova danza aveva preso definitivamente piede negli ambienti pi— esclusivi in sole 2 o 3 settimane perch‚ ci si potesse rinunciare. Si ricorse quindi a un immediato escamotage: si cambi• il nome alla danza (®Non stiamo ballando il L„ndler, stiamo ballando il Valzer, quindi niente scomunica!¯). Per l'Arcivescovo fu una sconfitta tremenda. Con l'affermarsi della borghesia il Valzer divenne una danza propriamente cittadina, pi— veloce ed elegante rispetto al L„ndler e dal ritmo meno marcato. Questo ballo divenne in tal modo il sigillo di una civilt… complessa che cercava rifugio nella leggerezza e che chiedeva in primo luogo di scansare il dramma e la tragedia. Forse per questo un attempato burocrate asburgico pot‚ dire che in fondo l'impero di Francesco Giuseppe aveva cessato realmente di esistere gi… con la morte di Strauss, come se quel mondo danubiano dal quale Š nata tanta parte della pi— ardua e severa intelligenza moderna potesse riconoscersi soprattutto nella grazia superficiale e spumeggiante de Sul Bel Danubio blu. In quel suo ritmo circolare di una gioia che sempre fugge per sempre tornare, ma pi— tenue e lontana, il Valzer aveva fuso i due stati d'animo, apparentemente antitetici ma strettamente connessi, con i quali l'Austria presagiva e fingeva di ignorare la propria fine: lo scetticismo e la nostalgia. Verso la fine del XVIII secolo il Valzer prese a diffondersi rapidamente in tutta Europa: non esistono, ad esempio, dei Valzer nel ricco repertorio mozartiano, a meno che non si vadano a ricercare nella lunga lista di opere di dubbia attribuzione. I 12 Valzer composti da Haydn nel 1792 e quelli composti da Beethoven nel 1795 recano ancora il titolo di Contraddanze; la forma vi Š semplicissima: 2 periodi di 8 battute con ritornello, il melodizzare elementare ma gradevole, l'armonia ridotta all'essenziale. Sviluppi e ascesa del Valzer Il termine Valzer appare fra le prime volte in un'opera buffa di Martin Y. Soler dal titolo La cosa rara, rappresentata a Vienna nel 1786. Fu anche il successo di quest'opera che contribu alla irresistibile ascesa di questi brani. Per la loro grande semplicit…, i compositori tenevano in scarsa considerazione questo genere, considerandolo privo di ogni pretesa artistica; gli editori tuttavia richiedevano con insistenza questo ballo, cominciando ad intravedere in esso una sicura fonte di guadagno. Spontaneamente il Valzer divent• un prodotto di consumo e per tutto il diciannovesimo secolo non ci furono compositori tanto grandi da disdegnare di contribuire a soddisfare la richiesta. Sul piano strutturale la musica del Valzer ebbe una svolta importante grazie a Hummel che costru una forma pi— complessa di componimento formato da tre elementi fissi: introduzione, Valzer vero e proprio, coda. Il Valzer di Hummel era meglio articolato, con periodi (di 48 battiti) ben collegati fra loro. Forse senza volerlo, Hummel diede inizio alla fase della maturit… del Valzer che divent• espressione artistica di alto livello. A partire dalle sue opere si attivarono in parallelo due percorsi musicali separati: il Valzer ballabile ed il Valzer colto, ovvero pura composizione. Nell'ambito del ballabile coesistevano il Lento e l'Allegro. La composizione dell'orchestra era predeterminata dalla scelta del genere musicale. Per i brani ballabili era sufficiente un'orchestra ®leggera¯, quella che oggi chiameremmo orchestrina. Il filone del Valzer ballabile si svilupp• in modo particolare a Vienna dove ebbe interpreti illustri come i Lanner e gli Strauss. Gli Strauss e il Valzer viennese La famiglia Strauss divenne la regina del Valzer in tutta Europa, spingendo la propria fama sino in America. Attorno ai prolifici Strauss: Lanner e Liszt, Chopin, Czerny. Fu grazie a questi due musicisti padre e figlio che da genere disprezzato artisticamente, tanto che Mozart scrisse un libello dal titolo ®Introduzione per comporre quanti Valzer si vuole per mezzo di due dadi, senza sapere nulla di musica o di composizione¯, questo ballo ottenne stima e consensi. Johann Strauss Senior (Vienna, 1804-1849), detto il ®Padre del Valzer¯, studi• violino ed armonia, suon• come orchestrale e si un nel 1823 al quartetto Lanner, dove si distinse ben presto come eccelso violinista. In soli sei anni ebbe fama in tutta Europa con una sua orchestra personale. La musica di Lanner era di tipo diverso da quella di Strauss: era pi— lirica, mentre quella di Strauss era focosa, piena di brio, spettacolare; Strauss non dimenticava mai che stava componendo musica da ballo, anche quando l'ampli• creando il Valzer da concerto. Tra le sue composizioni pi— importanti vi sono Loreley-Rhein-Klange, il Cacilien Valzer, I cigni e la celeberrima Marcia di Radetzky. Nella sua ricca produzione artistica, oltre a Polke, Quadriglie, Marce e Galoppi, si contano pi— di 150 Valzer. Egli riusc in tal modo a stabilizzare lo stile di questo ballo cos popolare. Se Johann Strauss Senior Š stato il ®Padre del Valzer¯ il figlio fu denominato il ®Re del Valzer¯. Infatti, a soli 19 anni esord in pubblico come direttore d'orchestra in un noto albergo di Vienna. Nel 1849, dopo la morte del padre, assunse i suoi orchestrali fondendoli con i propri, creando in tal modo una grande orchestra che si esib con successo in Europa e in America. Come gi… accaduto ad Haydn, anche per lui la fama internazionale arriv• a Parigi quando present• per la prima volta l'ormai celeberrimo Sul bel Danubio blu. Fu tale l'entusiasmo suscitato dalla sua musica che automaticamente scoppi• anche in questa citt… la febbre per il nuovo ballo. Questo che risulta il pi— affascinante e famoso dei 170 Valzer da lui composti, divenne il simbolo stesso del Valzer. Da sottolineare, come lo stesso brano aveva avuto a Vienna una tiepida accoglienza, essendo questo un Valzer da concerto, difficile da ballare come tutte le solenni melodie caratterizzate da pause numerose e lunghe introduzioni. Sul bel Danubio blu invece non Š solamente musica da ballo. Con le introduzioni e le code elaborate, l'ispirazione melodica, l'orchestrazione delicatamente adattata, il ritmo raffinato e sottile, Š un autentico contributo al grande repertorio musicale. Non stupisce che Brahms scrivesse di suo pugno sul ventaglio di Frau Strauss le prime battute di questa composizione e aggiungesse, firmando: ®AhimŠ, non Š di Johannes Brahms¯. Strauss dimostr• con le sue opere (tra cui ricordiamo anche Storie del bosco viennese, Vita d'artista, Sangue viennese, nonch‚ le operette Il carnevale di Roma, Una notte a Venezia e Lo zingaro barone) come un artista potesse muoversi con finezza in quello spazio intermedio fra l'arte e il consumo, inaugurando il periodo di massimo splendore e la definitiva affermazione del Valzer come ballo. Questi, da grande e raffinato artista qual era, si propose di adattare la musica del Valzer ai valori mondani del suo tempo. Con questo proposito si allontan• sempre di pi— dalla dimensione classica di Beethoven o romantica di Weber e Schubert per creare una sintesi perfetta tra momento musicale e momento di danza. Con l'avvento dell'Operetta, il Valzer del filone ®ballabile¯ svilupp• maggiormente i valori melodici pi— che artistici. Contemporaneamente, l'altro filone spiccava il volo verso valori ideali fino a sfociare nella lirica pura, attraverso la musica dotta di Berlioz (Damnation de Faust) e Gounod (Faust), Liszt (Mephisto), Tchaikovsky (La Bella Addormentata nel bosco), cui si devono aggiungere brani prettamente strumentali di Chopin, Brahms, Schmitt, Ravel e da ultimo Stravinskij. Il Valzer in Italia Anche nella vita musicale italiana di fine Ottocento (come nella Vienna dei Valzer e nella Parigi dei caf‚-chantant) acquistarono sempre maggiore importanza alcuni generi ®leggeri¯ o di ®evasione¯. Iniziava cos la stagione italiana dell'Operetta, tributaria di quella viennese per la fastosit… dei Valzer, proposti nella penisola dalla Sonzogno Editrice che si era appropriata dei diritti per le Operette di Herv‚, Lecocq e Offenbach. Si cimentarono allora, con queste musiche, autori quali Verdi, Rossini e Puccini. Il primo sfrutt• questi ritmi nelle opere, come nel gioioso brindisi all'inizio della Traviata. Era andato invece disperso il suo Valzer in fa maggiore, una brillante opera giovanile di grande valore ritrovata da Nino Rota presso un antiquario romano e orchestrata per la colonna sonora del celebre film Il gattopardo di Luchino Visconti. Rossini fu artefice di Valzer poco conosciuti, ma molto sofisticati; fra le composizioni minori di Puccini, di cui l'anno scorso abbiamo ricordato il centocinquantenario dalla nascita, sottolineamo il Piccolo Valzer, scritto nel 1894. Da quella melodia sarebbe derivato il quartetto del III atto della BohŠme, il sensuale assolo di Musetta Quando me n'vo. Ricordiamo anche le opere di Leoncavallo che ci riportano all'elegante e delicata atmosfera salottiera del primo '900, mantenendo per• una melodia molto coinvolgente. Emblematico risulta, tra le altre composizioni del musicista, il Valse m‚lancolique dove un triste episodio assume sfumature drammatiche sino al grandioso ed imponente finale. Abbiamo gi… ascoltato un'altra sua composizione: il Valse coquette, scritto come dedica a Madame H‚lŠne Mayer Cohn, in cui riecheggiano sfumature proprie dell'elegante atmosfera dei salotti parigini. Per sottolineare l'importanza e la popolarit… che il Valzer aveva ben presto raggiunto nella belle-epoque italiana basti ricordare come una delle pi— belle composizioni di Giordano fosse stata commissionata nel 1907 dall'editore Hachette come colonna sonora della pubblicit… dell'omonimo profumo Violettes de Parme, un Valzer sentimentale piuttosto ampio, con venature di patetico che rimandano alla cultura francese. Il Valzer nel mondo Questo genere musicale, a seconda delle aree geografiche, fu interpretato o nella forma moderata o nella versione allegra. In America venne elaborato nella forma moderata. A livello musicale si arriv• a dimezzare il numero di battute al minuto. Con un ritmo molto pi— lento cambi• di conseguenza la stessa tecnica del ballo. Furono inventate delle figure ad ampio raggio eseguibili con passi strisciati sul pavimento. Ne nacque un nuovo ballo che fu chiamato Boston (proprio dal nome della citt… americana dove ebbe la sua pi— grande affermazione). Verso il 1890 il Boston fu portato in Europa. In verit…, qui non ebbe immediatamente un grandissimo successo, anche perch‚ si era radicata l'abitudine a ballare il Valzer veloce (Viennese o tradizionale). Qui il Boston assunse degli aspetti esasperati, fino ad arrivare a passi figurati ed esitati. Attraverso l'introduzione di pause e rallentamenti, con l'obiettivo di imprimere un tocco artistico alla danza, nacque il Boston Figurato anche detto Hesitation. In particolare, in Inghilterra il Valzer Viennese fu portato gi… nel secondo decennio del XIX secolo dai nobili che viaggiavano per l'Europa; ma per via della cultura puritana, non lo si poteva riproporre nella sua forma originale. Per questo motivo i maestri di ballo si ingegnarono in tutti i modi per renderlo compatibile con i costumi della loro societ…. Il ritmo fu quindi rallentato parecchio, in modo tale che le figure di coppia chiusa e l'esecuzione dei volteggi non avessero tecnicamente bisogno di uno stretto e permanente contatto dei danzatori. Dal 1830 a Londra si ballava un Valzer in due tempi che, nonostante la musica di 3/4, si articolava in due passi: un passo strisciato sul primo battito seguito da una esitazione sul secondo battito, concluso da uno chassŠ sul terzo battito. In tale contesto, l'Hesitation ricevette un'ottima accoglienza tanto che si giunse ad una perfetta sintesi fra la sua delicatezza spirituale e l'ispirazione poetica di fondo del Valzer, recependone la tecnica e le figure fondamentali nel Valzer Inglese che oggi conosciamo. I seguaci di questo nuovo ballo furono moltissimi. Anche grazie a ci•, lo stile inglese trov• ulteriori conferme nel continente europeo ed ebbe facile gioco nella competizione con le impostazioni della danza di scuola francese. Conclusioni In sintesi si pu• affermare come da una volgare danza contadina si sia sviluppata una musica che in poco tempo, grazie a grandi compositori, divenne raffinata e colta, riuscendo a esprimere contemporaneamente l'arte, la moda e il commercio. A riprova di tutto ci• basti pensare come attraverso i decenni, il Valzer Viennese abbia mantenuto le sue caratteristiche peculiari e sia riuscito a sopravvivere non solo a due guerre mondiali, ma alle grandi rivoluzioni che nel corso del XX secolo si sono verificate nel mondo. E ancora non Š stato dimenticato semmai Š ripreso con tutto il suo vigore ridiventando di moda. Bruno Bertucci Comunicato Rinnovo abbonamento riviste Ricordiamo a quanti desiderano continuare a ricevere, a titolo gratuito, le riviste: Minimondo, Quaderni di Minimondo e Infolibri, di confermare per iscritto il proprio abbonamento, entro e non oltre il 31 gennaio 2010, tramite lettera Braille o in nero, via fax o e-mail. I periodici possono essere ricevuti in Braille, su supporto informatico o via e-mail.