Gennaio-Marzo 2010 n. 1 Anno XXIV Quaderni di Minimondo Rivista culturale Braille Periodico trimestrale Fascicolo I Direzione Redazione Amministrazione Biblioteca Italiana per i Ciechi 20052 Monza - Casella postale 285 c.c.p. 853200 - tel. 039/28.32.71 e-mail: bic@bibciechi.it Dir. Resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Massimiliano Cattani, Antonietta Fiore, Luigia Ricciardone, Pietro Piscitelli (Responsabile) Copia in omaggio Stampato in Braille a cura della Biblioteca Italiana per i Ciechi ®Regina MargheritaŻ onlus via G. Ferrari, 5/a 20052 Monza Sommario L'Europa che ci aspetta vent'anni dopo il 1989 (®Vita e PensieroŻ n. 5/09) - Giorgio Pressburger: Quale futuro europeo - Vittorio E. Parsi: L'et… dell'incertezza - Piero Ignazi: L'insidia dello scetticismo Giovanni Gobber: Piuttosto che i dialetti, insegniamo l'italiano (®Vita e PensieroŻ n. 6/09) Massimiliano Panarari: Facebook a chi? (®il MulinoŻ n. 6/09) Nicola Armaroli: Energia per tutti? (®PrometeoŻ n. 108/09) Mario Morcellini: Il nero della cronaca nera (®Psicologia contemporaneaŻ n. 212/09) Chiara Palmerini, Giuseppe Sartori: Il cervello bugiardo (®PrometeoŻ n. 108/09) Lucia Jandolo: Musica per il cervello (Psicologia contemporaneaŻ n. 217/10) Chiara Beretta Mazzotta: Santissima Fiction (®MeridianiŻ n. 184/09) Giuliana Rotondi: Suonala ancora Sam (®Focus StoriaŻ n. 39) Mauro Novelli: Emilio Lussu: a schiena dritta per la democrazia (®LettureŻ n. 656/09) Comunicato: Modalit… utilizzo Corriere per recapito testi L'Europa che ci aspetta vent'anni dopo la caduta del Muro di Berlino - Ô una delle molte prove a cui Š stato sottoposto il sogno dell'Europa unita. Siamo capaci di realizzarlo oggi, fra scetticismo politico e incerti scenari internazionali, forti della nostra storia e della nostra cultura? - Quale futuro europeo Sono passati venti anni da quello che tutti chiamano ®la caduta del Muro di BerlinoŻ. Rispetto a manufatti del genere esistenti nel mondo quel Muro poteva essere considerato quasi insignificante. E poi riguardava una sola nazione europea divisa artificialmente in due dalle grandi potenze del mondo. I capi di quelle potenze poco pi— di trent'anni prima si erano riuniti in un'isola del Mar Nero per segnare quelli e altri confini del nostro continente. L'hanno vivisezionato come un cane. Il Muro di Berlino da quel momento avrebbe diviso, dal punto di vista politico e geografico, un popolo in due popoli. In quegli anni era successo anche agli italiani (pensiamo all'Istria), ma senza muri e senza quella severit… che era caduta sul capo dei tedeschi. La Germania, nel corso della Seconda guerra mondiale, ha commesso crimini senza precedenti nella storia dell'umanit…. Dopo la sconfitta, per•, ha fatto un serio esame del proprio comportamento e ha creato uno degli Stati pi— democratici d'Europa. Alt! L'ha creato a met…, perch‚ l'altra met… si era trasformata in un altro tipo di dittatura. Quella comunista. Con la ®caduta del Muro di BerlinoŻ le due parti si sono unificate. Il popolo tedesco Š diventato di nuovo un solo popolo. Questo venti anni fa. Ma molto prima alcuni Stati europei gi… avevano progettato uno degli atti politici pi— creativi, pi— giusti, pi— necessari della nostra storia, la creazione dell'Unione europea, cioŠ dell'Europa unita. Popoli che per un intero millennio si erano scannati, con vari pretesti, ora si sono ritrovati buoni vicini ricreando quella grande unit… politica e culturale che l'Europa era stata fino all'inizio del Medioevo. La parola Europa viene dall'accadico e significa ®a occidenteŻ. Con le propaggini di questo continente in America, in Africa del Sud e in altre parti della Terra si Š formata la base del mondo moderno, cosŤ come lo stiamo vivendo ora noi, nel bene e nel male. Il sogno di questa unit… Š diventato ancora pi— commovente con la creazione della moneta unica e con l'entrata nell'Europa unita di dieci nuovi membri, per la maggior parte Paesi ex comunisti. L'Europa quella volta si era avviata a diventare la maggiore potenza mondiale, almeno nel campo che ha fatto l'uomo Uomo, nel campo della cultura. La cultura, nell'era della cosiddetta ®globalizzazioneŻ, sembra un fatto secondario, oppure un elemento di commercio, o, per molti, inutile paccottiglia. Ci• che conta Š il mercato, l'accumulo del denaro. Nemmeno pi— dei beni, nemmeno pi— del potere politico: del denaro. Ma l'unit… culturale Š pi— forte anche di questo e pu• diventare pericolosa. Perci•, tra tanti gioiosi eventi, per influenze esterne e interne, ecco di nuovo il mostro della guerra: pochi anni dopo il 1989 scoppia quella dei Balcani e, dieci anni fa, quella del Kossovo. Oltre a rivendicazioni giuste e incontestabili, dietro a quella guerra stanno interessi sporchi, corruzione, lotta di potenze trasversali, traffico di droga, armi, esseri umani, uomini e donne, ragazzini e ragazzine. Il grande sogno europeo sta per trasformarsi di nuovo in incubo. Rombo di aerei sopra le nostre teste, esplosioni, sangue, fosse comuni, esperimenti con nuovi esplosivi, nuovi apparecchi bellici. Ma anche questo a poco a poco diminuisce ed ecco due anni fa un altro avvenimento che fa venire lacrime di contentezza: la caduta dei confini. Chi avrebbe potuto pensarlo cinquanta, sessanta anni fa, nell'era del nazismo, e dopo, nell'era della Guerra fredda? Passare con l'automobile da un Paese all'altro senza essere fermati, perquisiti, a volte interrogati, umiliati con lunghe attese al confine, con i soldi sequestrati. Quel ricordo non Š soltanto nella mente di persone anziane o di mezza et…, ma anche di ragazzi che oggi hanno vent'anni. Ci sono per• altre questioni aperte, nel nostro amato e tante volte sconvolto continente. Nei cosiddetti Paesi egemoni, Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia lotte interne, feroci contrapposizioni si alternano ad anni di pacificazione, centro-sinistra e centro-destra si danno il cambio tra insulti, false promesse. Poi c'Š la questione della Turchia e della sua ®entrataŻ nell'Unione europea; quella della Russia e della sua difficile effettiva transizione da un regime vecchio a uno nuovo. Anche lŤ nascono nuove forme di lotta interna, corruzione, speculazione, ma pure di fervore culturale. SŤ, di nuovo, come nell'Ottocento, sta sorgendo in Russia una letteratura di primissimo ordine. Basta informarsi sui nuovi scrittori: la Ulickaja, Rub‚n Gallego, Shishkin, Kostioukovitch; sui pittori che propongono nuove visioni, registi che tra mille difficolt… stanno dando vita a una nuova cinematografia. Mentre in Asia due grandi Paesi primeggiano sulla ®scena mondialeŻ, da noi, in questo esagitato, litigioso ma vitalissimo insieme di nazioni, faticosamente si fa strada un mondo nuovo. Le inutili e disgustose xenofobie, odio e rifiuto degli stranieri e delle minoranze, come dei rom, e i respingimenti che a volte sfociano nell'omicidio non servono certo a formare il nuovo volto dell'Europa. Si d… voce a vecchi razzismi, persino all'antisemitismo. Ma come nell'oscuro passato recente, anche ora tutto questo Š soltanto strumentale, serve ad altri scopi, altri intrighi. Un capitolo a s‚ Š rappresentato da una vera questione culturale: quella dell'informazione e delle televisioni. Questo importantissimo mezzo di comunicazione potrebbe essere un formidabile strumento per l'Europa unita, per una nuova forma di coesione, di collaborazione. Ci• che avviene nel campo del teatro, del cinema, dell'editoria (dove non mancano iniziative davvero importanti per la Comunit… europea), con la televisione appare un'utopia, un mito visionario, da mentecatti. Soltanto ArtŠ, televisione franco-tedesca, sta operando in questo senso; altrove predomina ancora e sempre la ragione di mercato e della ricerca di consensi popolari, se non del pensiero unico. Da noi la questione Š particolarmente ingarbugliata, per i motivi che tutti conosciamo, e a cui non pensiamo quasi mai. Eppure l'Europa Š ancora, e forse pi— di prima, un'enorme fucina di nuove idee, di nuove proposte per il mondo a venire. Lasciamo stare le scorie, gli aspetti da spettacolo d'infimo ordine, le corruzioni sotterranee. L'Europa tutt'oggi sta fornendo i ®cervelliŻ pi— produttivi a tutto il mondo, gli esempi di economia diversa, non soltanto arraffona, non soltanto volta al profitto a tutti i costi. Noi, come la Cina e come l'India, abbiamo un passato culturale talmente forte e decisivo, che la tendenza a ridurre il tempo al solo presente non pu• prevalere. Qui non esiste ancora soltanto il profitto, il consumo e niente altro: niente figli, niente padri, niente amici. L'enorme patrimonio culturale, che ha fondato tutto il mondo moderno compreso il concetto di democrazia, non pu• svanire nel nulla, nel giro di pochi decenni. L'Europa unita che ha poco pi— di cinquant'anni fa di noi una delle potenze politicamente pi— giovani, ma con una tradizione antica fortissima. Nel connubio di queste due et… presenti in ogni europeo, nella crescente collaborazione tra i rispettivi gruppi umani sta il futuro dell'Europa. Sempre che si voglia parlare di futuro e non soltanto dell'istante presente da consumare. Giorgio Pressburger L'et… dell'incertezza Il 9 novembre del 1989, il Muro croll•. E fu una caduta a un tempo fragorosa, gioiosa e inaspettata, che simboleggiava e anticipava la fine della Guerra fredda, il crollo dell'Unione Sovietica e del suo impero di Paesi satelliti, la sconfitta del comunismo. La ®fine della storiaŻ, l'avrebbe definita Francis Fukuyama, in un saggio tanto fortunato quanto criticato, in realt… straordinariamente tempestivo. Poco pi— tardi un grande storico marxista inglese, Eric Hobsbawm, avrebbe coniato l'espressione ®secolo breveŻ, a significare come l'intero XX secolo fosse ®scorciabileŻ al periodo 1917-1989, poich‚ il suo significato profondo era riconducibile all'intervallo (non solo di tempo, ma anche di straordinarie speranze e sanguinose disillusioni) racchiuso tra la Rivoluzione d'ottobre e, appunto, il crollo del Muro. Fu un evento imprevisto, che ricondusse la capacit… predittiva delle scienze sociali a una maggiore modestia, e che lasci• moltissimi orfani. Non solo le Guardie di frontiera della Polizia Popolare della Repubblica Democratica Tedesca, i famigerati Vopos e le centinaia di migliaia di spie professionali e confidenti ®amatorialiŻ della Stasi (di cui un mirabile film di qualche anno fa, Le vite degli altri, ci ha regalato un vivido ritratto), ma anche cremlinologi, analisti vari e non pochi leader politici, all'Est come all'Ovest. Sono stati recentemente resi pubblici nuovi documenti che attestano come leader politici della caratura di Fran‡ois Mitterrand e Margaret Thatcher esprimessero pi— di una perplessit… sulla prospettiva di una riunificazione tedesca. In realt…, la loro posizione di aperta ostilit… a una simile eventualit… era nota ed era trapelata, quando non era stata apertamente palesata, gi… nell'immediatezza di quel fragoroso tonfo. In Italia, Giulio Andreotti, tanto sagace quanto pronto alla battuta, afferm• che ®amava tanto la Germania da preferire averne due, invece che una solaŻ. Si dice che Helmut Kohl non gliela perdon• mai davvero e, chiss… che, per una volta, l'astuto leader democristiano non sia pentito di non essersi morso la lingua un attimo prima di proferire parole cosŤ poco generose. Kohl gioc• nei mesi che seguirono il 9 novembre la sua migliore e pi— audace partita politica, cogliendo fino in fondo i frutti del declinante bipolarismo sovietico- americano. Compreso che i suoi migliori amici europei avrebbero volentieri tirato le cose per le lunghe, si rivolse a Mosca e Washington, a Michail Gorbaciov e George W. Bush, affinch‚ dessero il proprio determinante assenso alla riunificazione, e compŤ un'opera per nulla scontata, che ne fa uno dei grandi Cancellieri tedeschi, accanto a Bismarck e Adenauer. Oggi, retrospettivamente, la riunificazione tedesca ci appare essere scritta nella storia, un fatto inevitabile senza il quale, peraltro, non sarebbe stata possibile neppure la successiva riunificazione europea, cioŠ l'allargamento dell'Unione, a includere i Paesi ex comunisti. Ma in quei tempi, estremamente forte era il partito di quanti ritenevano che proprio la riunificazione tedesca avrebbe potuto comportare l'inabissamento del sogno europeo. Quel Muro che crollava in una festosa sera di novembre aveva rappresentato nei 28 anni della sua esistenza il simbolo stesso della ®cortina di ferroŻ, della lunga Guerra fredda e del bipolarismo sovietico-americano che l'aveva generata e governata. Quel Muro - irto di filo spinato, riflettori e torrette, che divideva in due una citt…, un continente e il mondo - forniva l'estrema rappresentazione sintetica del sistema internazionale durante 40 anni. Un mondo spaccato in due: come quel continente attraversato da uno dei confini pi— militarizzati della storia, come quella citt… il cui nome unico sapeva racchiudere ed evocare due universi contrapposti e inconciliabili. Ma quel Muro, quella frattura nel cuore d'Europa, era anche la cifra che consentiva la lettura unitaria del sistema: il mondo era unito dalla contrapposizione globale tra le due grandi letture, due grandi narrative antagoniste della modernit…: il liberalismo e il comunismo. Era una sfida per la prima volta davvero globale, capace di intercettare nel nome della libert… o dell'eguaglianza i desideri, i sogni e le paure di popolazioni e classi politiche estremamente diverse e lontane tra loro. Appariva, e in parte era, pi— ordinato e tutto sommato molto pi— prevedibile, quel mondo. E, paradossalmente, quella stagione di maggiore prevedibilit… doveva implodere con l'evento pi— inatteso, la sua fine, appunto, avvenuta con modalit… che nessuno era stato capace di prevedere. Per pi— di un aspetto fu la Guerra del Golfo, quella del 1990-1991 tra le forze delle Nazioni Unite e l'Iraq di Saddam Hussein, a inaugurare la fase successiva e a illudere che la fine della frattura Est-Ovest avrebbe potuto far riprendere il discorso interrotto, simbolicamente, con il ®Lungo telegrammaŻ da Mosca di George Kennan, in cui si denunciava come la natura aggressiva e totalitaria dell'Urss richiedesse una politica di ®contenimentoŻ delle sue mire e l'abbandono di qualunque speranza di un ordine mondiale fondato su un concetto di sicurezza collettiva, cioŠ cooperativa e non competitiva. ®I sogni muoiono all'albaŻ, e in sostanziale contemporanea con le illusioni alimentate dall'esito favorevole di Desert Storm, i quasi dieci anni delle guerre balcaniche sembrarono fornire alimento ai nostalgici del mondo della Guerra fredda, ordinato, prevedibile e tutto sommato non particolarmente insicuro (beninteso, per noi abitanti dell'Europa occidentale). Ma si dovette attendere la fine della stagione clintoniana, crescita economica e new economy, espansione dei mercati e allargamento dell'area delle democrazie, per risvegliarsi bruscamente nell'era della ®fine dei sogniŻ, come direbbe Robert Kagan. L'11 settembre 2001, in un'atmosfera questa volta esterrefatta e annichilita per il dolore e lo sgomento, il crollo delle Twin Towers squadern• sul tavolo della storia un altro e altrettanto inatteso evento, trascinando con s‚ l'illusione che un ritorno al passato fosse la soluzione per i problemi del futuro. Da allora il mondo Š, a tentoni, alla ricerca di un assetto pi— stabile di quanto si sia dimostrata l'epoca seguita al 1989, che sembra averci voluto offrire, in rapidissima successione, una fuggevole ®et… dell'ottimismoŻ, seguita da una persistente ®et… dell'incertezzaŻ. Eppure, se Š vero che proprio la fine della Guerra fredda schiude le possibilit… degli eventi successivi, dell'affannosa ricerca di un ordine ®altroŻ da quello fornito dall'equilibrio del terrore, non Š possibile dimenticare che, per noi europei soprattutto, il crollo del Muro rese possibile l'avanzamento del pi— grande esperimento politico concepito nel secondo dopoguerra. Nata sotto l'ombrello protettivo che la Guerra fredda forniva, la nuova Europa, quella che sarebbe divenuta l'Unione europea, seppe cogliere la grande opportunit… trasformativa che la storia le offriva. Non fu un evento n‚ semplice n‚ indolore, lo abbiamo visto nelle preoccupazioni anglofrancesi riportate poc'anzi e, anche oggi, il giudizio sugli esiti dell'allargamento dell'Unione ai Paesi dell'Europa centro-orientale Š tutt'altro che univoco. L'Europa fu colta, come tutti, impreparata dal crollo del Muro e reagŤ dapprima con trepidazione all'eventualit… della riunificazione tedesca. La preoccupazione inespressa era che una Germania riunificata sarebbe tornata a guardare a Est, a riallacciare quella rete di relazioni culturali e politiche e quella trama di penetrazione economica e commerciale con i territori da cui, dopo le due Guerre mondiali, si era prodotta una vera e propria diaspora tedesca. In fondo, il Muro non aveva solo diviso l'Europa (e il mondo), n‚ si era limitato a fornire la cifra di interpretazione unitaria del sistema. Esso aveva anche spostato la collocazione geopolitica della Germania, che da Paese centrale e snodo del continente era divenuta la marca di frontiera dell'Europa occidentale e della comunit… transatlantica. Il timore che tutto questo potesse sgretolarsi o, pi— precisamente, perdere lentamente salienza, non appariva in quegli anni ingiustificato, tanto pi— a mano a mano che l'Unione Sovietica mostrava segni di rapido sgretolamento. Di fronte all'evento grandioso e inatteso, dopo l'iniziale sbandamento, l'Europa seppe per• concepire una mossa tanto audace quanto necessaria: portare dentro l'Unione quelle regioni verso le quali l'interesse tedesco avrebbe potuto finire con il gravitare e ®diluireŻ la presenza di una Germania di oltre 70 milioni di tedeschi dentro un'Europa pi— grande. L'allargamento fu un atto di straordinaria lungimiranza politica, che conseguŤ due risultati fondamentali. Da un lato fece sŤ che l'Unione guadagnasse una nuova centralit… nell'ordine mondiale post- Guerra fredda. Dall'altro contribuŤ a mettere in sicurezza un'area geografica che andava dal Mar Baltico al Mar Nero. Sarebbe eccessivo accreditare all'allargamento dell'Unione il mantenimento della pace in Europa. Quest'ultima fu assai pi— il frutto dell'espansione della Nato, che non per caso i Paesi ex comunisti ritenevano obiettivo prioritario rispetto alla membership europea. Lo stesso processo di democratizzazione e di svincolamento rispetto all'influenza russa da parte di questi Paesi fu innanzitutto il frutto del loro ingresso nell'Alleanza Atlantica. Ma la prospettiva di adesione all'Unione, e il fatto che questa prospettiva fosse credibile e si trasformasse alla fine in realt…, fu determinante per spingere pi— in profondit… il processo di democratizzazione e, soprattutto, per renderlo irreversibile. Se oggi, nella fase forse di maggiore criticit… sociale della crisi economica e dopo anni di tensioni e spinte talvolta contrastanti, Paesi come la Polonia o la Bulgaria, la Slovacchia o la Lituania sono impensabili se non come regimi democratici, il merito Š anche della loro membership europea. Faremmo bene a tenerlo a mente, mentre sempre sperimentiamo il cosiddetto enlargement fatigue. E a considerare come aver deluso le aspettative di adesione della Turchia si riveler… un errore strategico dalle conseguenze pesantissime, per i turchi e per gli altri europei. Certo, l'opera Š rimasta incompiuta, perch‚ il processo di deepening delle strutture di governo dell'Unione non Š proceduto di pari passo. E a questo occorrer… cercare di porre rimedio nel pi— breve tempo possibile, consapevoli che, altrimenti, l'intera macchina dell'Unione rischia di finire fuori controllo. Ma va riconosciuto che il fallimento del processo di deepening non Š dipeso dal successo del processo di enlargement, e che se oggi siamo in difficolt… nel far marciare l'Unione non possiamo imputarlo all'eccessivo affollamento della casa europea, alla presenza dei nuovi membri, ma all'incapacit… dei vecchi soci di provvedere per tempo alle riforme necessarie. Del resto, poich‚ la politica non Š fatta solo di interessi e marchingegni istituzionali, ma anche di passione e di etica, l'Unione non avrebbe potuto esimersi dal raccogliere la sfida che la caduta del Muro le poneva, pena l'autocondanna all'irrilevanza storica, al suicidio politico, oltre che alla indegnit… morale. Come dimenticare, infatti, che il 1989 era figlio anche della rivolta polacca di oltre un decennio prima, dell'esperienza di Solidarnosc, del movimento dei dissidenti cecoslovacchi riuniti intorno a Vaclav Havel di Charta '77, delle pressioni riformiste ungheresi e delle fughe in massa dei sudditi della Ddr, che durante l'estate di quel fatidico anno avevano iniziato ad abbandonare a migliaia il recinto di Honecker, attraverso i valichi di frontiera aperti tra Ungheria e Austria? Certo, la cosiddetta ®alta politicaŻ, quella di Reagan, Bush e Gorbaciov, con le loro scelte individuali e il loro sforzo per cercare una via di uscita non catastrofica dall'equilibrio del terrore della Guerra fredda non fu meno determinante, come non fu affatto marginale il ruolo giocato da Giovanni Paolo II. Ma il modo in cui il Muro croll• sald•, insieme ai moventi pi— classici della politica internazionale, anche quelli inaspettati della ®politica dal bassoŻ: e dalla loro azione congiunta fuoriuscŤ la pi— inattesa delle conclusioni. Mentre celebriamo la ricorrenza della caduta del Muro di Berlino, non dobbiamo per• dimenticare che se la libert… sopravvisse nell'Europa occidentale questo fu merito innanzitutto della Nato e della protezione nucleare offerta dagli Stati Uniti. Nei lunghi anni della Guerra fredda prese vita il concetto politico di ®OccidenteŻ, inteso come una comunit… di sicurezza, al cui interno fosse bandita anche la sola prospettiva della guerra. Ô stata un'esperienza inedita per il continente europeo, dal cui cuore, per due volte in soli tre decenni, nel corso del Novecento, erano scaturite due Guerre mondiali. L'unit… politica delle grandi democrazie (e dei grandi e pi— evoluti sistemi economici di mercato) Š la seconda straordinaria eredit… positiva della Guerra fredda, insieme alla nascita dell'Unione europea. L'Alleanza Atlantica Š sopravvissuta alla scomparsa del nemico che ne aveva costituito la ragion d'essere, a testimonianza che i tanti decenni di pace interna, di cooperazione politica, economica e culturale che essa aveva reso possibile avevano finito con il costruire una comunit… di democrazie, unite da finalit… positive e non solo dalla minaccia di un nemico mortale. Come sappiamo, gli anni successivi al 1989 hanno visto il progressivo allargamento dell'Alleanza a molti dei Paesi che, successivamente, sono entrati a far parte dell'Unione europea, al punto che occorre riconoscere che la membership atlantica Š stata condizione spesso necessaria e prioritaria della membership europea. La sua solidit… ha permesso all'Alleanza anche di resistere alla svolta rappresentata dall'11 settembre 2001 e alle tensioni scaturite dalla modalit… con cui l'amministrazione Bush ha gestito la guerra in Afghanistan e, persino, alla spaccatura causata dalla guerra in Iraq. Proprio in uno di questi fronti, l'Afghanistan, ancora aperto dopo otto anni di guerra, l'Alleanza si gioca qualcosa di pi— della sua reputazione e della sua credibilit…. Si gioca la sua stessa sopravvivenza come strumento politico-militare al servizio della sicurezza delle democrazie e, pi— in generale, come risorsa a disposizione della governance mondiale quando quest'ultima richiede di essere difesa da minacce che si manifestano anche ricorrendo all'uso della forza. Gran parte del dibattito e degli interrogativi intorno alla strategia da seguire nella guerra afgana si erge su un simile sfondo. Dobbiamo essere consapevoli che ben difficilmente l'Alleanza sopravvivrebbe com'Š oggi se dovesse essere sconfitta in Afghanistan. Una simile eventualit… ricorrerebbe evidentemente se gli alleati europei dovessero rifiutare di condividere l'onere del combattimento (per il momento in gran parte sulle spalle di americani, canadesi e britannici, nonostante il valore dimostrato da altri contingenti, a partire da quello italiano). Ma anche una decisione di disimpegno che dovesse partire dagli Stati Uniti potrebbe avere effetti negativi sulla tenuta dell'Alleanza. Sarebbero evidentemente ragioni di carattere prevalentemente interno che potrebbero condurre il presidente Barack Obama a decidere a sfavore di un rafforzamento della presenza americana in Afghanistan. Un simile mancato aumento di truppe rappresenterebbe, con ogni probabilit…, l'inizio del disimpegno americano dal Paese, con conseguenze tutte da verificare, ma difficilmente positive, sullo scacchiere dell'Asia centrale. Ma proprio la natura delle motivazioni reali (domestiche) di un eventuale ritiro avrebbe due conseguenze, entrambe negative per l'Alleanza. In primo luogo riproporrebbe l'immagine di un presidente Usa che, n‚ pi— n‚ meno di George W. Bush (sia pur con modalit… e implicazioni diverse), sceglie di comportarsi da capo degli Stati Uniti pi— che da leader dell'Occidente e delle democrazie. In secondo luogo, o prima o poi, magari in occasione della prossima campagna elettorale, l'argomento che l'opzione infausta del ritiro sia stata determinata dalla scarsa volont… dimostrata dall'Europa di condividere il fardello della lotta comune verrebbe poi tirato fuori, e verrebbe a mettere in discussione l'utilit… e la rilevanza di simili alleati. E in un mondo nel quale il continente europeo sta inesorabilmente perdendo di centralit…, significherebbe una ulteriore perdita di salienza per tutti i suoi abitanti. Vittorio E. Parsi L'insidia dello scetticismo Da qualche anno Š di moda parlare male dell'Europa. A due decenni di distanza dal 1989, il sentimento europeista sembra lasciato a vecchi nostalgici, incapaci di cogliere il mood iper-atlantista o la rivitalizzazione degli interessi nazionali. Questa nuova tendenza ha fatto proseliti, in Italia e in Europa. I pi— aggressivi, lesti a cogliere la finestra di opportunit… di un montante euroscetticismo, sono stati imprenditori politici di destra. Offrendo un'agenda politica intessuta di chiusura e di localismo, di neoprotezionismo e di nazionalismo - e financo di xenofobia e di intolleranza - alle ultime elezioni europee hanno ottenuto consensi significativi. Alcuni lustri di neoliberismo e di neoconservatorismo hanno infatti prodotto un impasto di fastidio per i vincoli sovranazionali e per l'idea stessa della regolazione, con conseguente sfiducia nella ®missioneŻ della costruzione europea. Nemmeno il grande, storico passo dell'integrazione, peraltro a tappe forzate, di tutto il blocco dell'ex Europa dell'Est Š stato ascritto a merito dell'Ue. Come se quell'area geopolitica non avesse rappresentato un potenziale, pericolosissimo focolaio di tensioni. Se si pensa alla vicenda jugoslava, e alla drammatica incapacit… dell'Ue di intervenire con un minimo di efficacia, appare indubitabile che il passaggio a 25 costituisca uno spettacolare successo nella stabilizzazione dello spazio centro-orientale del continente. L'euroscetticismo, aperto o strisciante, ha contagiato ®i cuori e le mentiŻ di tanti europei. Anche se i dati dell'Eurobarometro attestano che la fiducia nelle istituzioni comunitarie Š ancora molto alta (appena un 15% di cittadini ritiene che l'appartenenza all'Unione sia negativa per il proprio Paese), tuttavia si avverte negli opinion leader, e di conseguenza nelle opinioni pubbliche, un crescente lamentio sul funzionamento e sul senso stesso dell'Ue. Finch‚ vengono contestate inefficienze, storture, sprechi o anche indirizzi di policy, ci si muove nell'ambito della critica fisiologica. Assai diverso invece Š il tono degli euroscettici a pieno titolo, sia di quelli ®softŻ che di quelli ®hardŻ: quelli soft rivendicano un maggior ruolo per gli Stati nazionali e vogliono arrestare se non invertire il processo di integrazione, mentre quelli hard contestano alla radice l'Unione chiedendo la sua risoluzione in una pi— lasca confederazione, con partecipazioni … la carte. I consensi ottenuti dagli euroscettici di entrambi i tipi nelle ultime elezioni europee rafforzano quindi l'immagine di un'Europa sotto attacco. Eppure ci sono segnali che il vento sta per cambiare direzione. Ô la crisi economica a offrire grandi opportunit… per la rivitalizzazione della costruzione europea. Allo scoppiare della bolla dei subprime e alla diffusione in tutto il mondo dei suoi tossici effetti vennero diffusi bollettini tragici sulla tenuta dell'Ue e dell'euro: gli egoismi nazionali e le conseguenti politiche protezioniste avrebbero preso il sopravvento cancellando d'un colpo regole e vincoli sovra- nazionali, e la moneta unica sarebbe stata affossata. I Paesi deboli della vecchia Unione - i cosiddetti ®PigsŻ: Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna (a volte con l'aggiunta dell'Italia) - e, soprattutto, i nuovi arrivati sarebbero stati travolti dalla crisi. Invece, la solidariet… europea ha avuto la meglio sui profeti di sventura: il patto di stabilit… e crescita Š stato rilassato, per permettere rifinanziamenti delle banche e interventi di sostegno alle industrie e ai piani di welfare e protezione, ma non travolto; e la Banca centrale europea ha immesso liquidit… ad abundantiam nel sistema ed Š addirittura intervenuta al di fuori dell'Eurozona con salvataggi sottotraccia o estendendo a quei Paesi la sua garanzia come nel caso della Lettonia, letteralmente presa in carico dall'Ue insieme al Fondo monetario internazionale. Anche il mercato unico, dopo la forzatura degli aiuti al settore dell'auto, Š rientrato nel suo alveo normale. Grazie ancora una volta al motore franco-tedesco - bench‚ esso non giri pi— alla stessa frequenza del passato - l'Unione ha tenuto. Ha protetto i suoi cittadini dagli effetti pi— devastanti della crisi. E non solo quelli ricchi e prosperi, ma anche e soprattutto i pi— deboli e i pi— esposti. Tutto ci• dimostra la profondit… dell'interdipendenza economica, tale da rendere praticamente impossibile smagliare oltre misura le regole date. In fondo, se c'era un crash test da condurre sull'Ue, questo Š stato uno dei pi— impegnativi. Averlo superato con una certa scioltezza, e aver fugato le pi— cupe previsioni, dimostra la solidit… della costruzione europea. Una solidit… che si fonda, prevalentemente, su interessi comuni. Forse questo aspetto strumentale non piacer… ai pi— accesi filoeuropei, ma cosŤ Š: sono gli interessi, oggi, a dare senso di appartenenza all'Europa. Infine, un risvolto positivo della modalit… con cui - finora - Š stata affrontata la crisi viene dalla consapevolezza che, ®da soliŻ, si viene travolti dalle tempeste finanziarie. Gli inglesi sono troppo orgogliosi per ammettere che se avessero aderito all'euro il loro tracollo finanziario sarebbe stato meglio tamponato (anche perch‚ avrebbero adottato regole pi— cogenti). E infatti continuano la loro battaglia ideologica contro la moneta unica spandendo euroscetticismo. Tuttavia ormai si muovono su due livelli: quello che ancora vellica i ®luridi tabloid anti-europeiŻ come ha scritto Yves M‚ny, e quello che interagisce fittamente con Bruxelles e le altre capitali europee per azioni comuni e coordinate. La consapevolezza dell'inestirpabile meccanismo regolativo del mercato unico - e dei suoi grandi vantaggi in tempi duri - Š per• solo appannaggio delle ‚lites le quali non hanno avuto (ancora?) il coraggio di trasmetterlo alle rispettive opinioni pubbliche. Ô stato cosŤ forte il mood neoliberista e filo-atlantico degli anni pre- Obama da aver reso ®outŻ, quasi impronunciabili, le opinioni euro-entusiaste. Ora la gestione delle difficolt… di questi mesi dovrebbe aver convinto che la costruzione europea, anche se priva dello slancio utopico degli esordi, fornisce benefici collettivi altrimenti singolarmente non conseguibili. Nonostante ci• le classi politiche nazionali continuano a sbandierare la difesa degli interessi nazionali come primum mobile della loro azione in Europa. Una scelta miope che non tiene conto delle vicende dell'annus horribilis e che ha indirettamente favorito il successo degli euroscettici alle elezioni di giugno. Invece, le condizioni per un rinvigorimento dell'immagine dell'Unione ci sono tutte. Ma sono necessari politici all'altezza, nelle singole capitali e anche a Bruxelles. Piero Ignazi (®Vita e PensieroŻ n. 5/09) Piuttosto che i dialetti, insegniamo l'italiano - Se ogni lingua Š un ®dialetto che ha fatto carrieraŻ, l'italiano, in quanto idioma nazionale, Š un'istituzione che va custodita e promossa, e per la quale non possiamo sottrarre spazi pubblici, anche se per valorizzare le espressioni regionali. - Al Festival di Sanremo hanno sdoganato i dialetti. Udremo gorgheggi salentini, miagolii ciociari, stonature orobiche? Probabilmente no: si diffonder… forse una mezza melodia partenopea, un assaggio di canto lagunare, un pizzico di meneghino e romanesco quanto basta. Non sar… un gran contributo al dibbattito sugli idiomi del Bel Paese. Peraltro, il popolo, che legge poco e ancor meno comprende le produzioni verbali degli esperti onniscienti, non si cura della tenzone linguistica. E fa bene: sono solo canzonette. Qualcuno, per•, fa sul serio e propone di insegnare i dialetti a scuola. L'impresa Š ardua. Si presentano subito almeno tre problemi: qual Š l'oggetto che si intende insegnare? Chi sar… abilitato a tale insegnamento? Quale obiettivo si persegue, ossia, che cosa si vuole che si impari? Non Š questa la sede per delineare un panorama linguistico della Penisola (si consultino, a questo scopo, gli ottimi manuali disponibili). Basti qui rilevare come il cambiamento linguistico degli ultimi decenni abbia livellato solo in parte il profilo frastagliato dell'Italia dialettale di un tempo. Ancora oggi, in gran parte dell'Italia rurale, una comunit… locale vanta un dialetto. I ®forestiŻ, anche se del paese limitrofo, sono riconosciuti da impercettibili variazioni della parlata. Prendiamo un esempio, da dialetti settentrionali, ma non ®padaniŻ. A Fiera di Primiero (Trento) si ode la domanda vientu?, ®vieni?Ż, che due chilometri a sud diventa vegnitu?, con la variante vegnetu?. Differenze simili, pur in numero cospicuo, non impediscono di cogliere l'appartenenza di questi dialetti alla medesima area, denominata ®feltrino rusticoŻ (Giovanni Battista Pellegrini). Se dal Primiero si va ®fora per la ValsuganaŻ, si colgono cambiamenti maggiori, che sono indici di un'altra area dialettale. Analoga impressione si ricava salendo in val di Fiemme, ai confini con la Ladinia. Tuttavia, se confrontiamo tutte queste parlate con i dialetti di un territorio distante, come la Bergamasca, si perviene a una considerazione differente: le micro- variazioni, rilevate da un centro all'altro, passano in secondo piano e i dialetti del Trentino orientale appaiono vicini tra loro, quasi a formare un'unica area. La medesima osservazione vale a proposito dell'area bergamasca, che presenta variazioni profonde al suo interno. Non vi Š ®ilŻ dialetto bergamasco, a meno che questo termine non si riferisca alla parlata del capoluogo. Ô difficile delimitare il territorio di un dialetto. Non di rado, l'operazione Š condotta in modo arbitrario e in riferimento a ragioni extralinguistiche: per esempio, l'importanza di un centro urbano pu• far sŤ che le scelte espressive della citt… siano riconosciute come caratteristiche di un dato territorio, e le scelte periferiche siano viste come ®meno tipicheŻ di quella parlata: si tratta invece di variazioni naturali in un continuum dialettale. Nella realt… Š pi— facile delimitare aree dialettali omogenee, caratterizzate al loro interno da variazioni della grammatica e del lessico. L'area dialettale Š come una catena montuosa; i dialetti sono come le cime della catena. Il picco pi— elevato e maestoso pu• raffigurare la posizione della parlata di citt…, che solitamente Š privilegiata come rappresentativa dell'intera area. Peraltro, ancora oggi, molte periferie urbane conservano caratteristiche dialettali diverse da quelle del centro. Il dialetto cittadino, in quanto dotato di maggior prestigio, ha sviluppato una gamma pi— ampia di dominŚ d'uso rispetto alle parlate rurali. In particolare, esso si attesta non di rado in una mole, pi— o meno cospicua, di documenti scritti, anche letterari. Per questa via, non pochi dialetti urbani hanno compiuto, gi… nei secoli passati, una tappa decisiva nel cammino verso ci• che si chiama ®linguaŻ. La codificazione scritta (Verschriftung) Š completa quando si attesta in grammatiche e vocabolari. Si produce allora un modello, un tipo ideale di dialetto, che diventa norma di riferimento per una comunit… di parlanti. CosŤ, per esempio, il ®dialetto milaneseŻ ha una variet… alta, attestata in documenti scritti, e variet… basse, tipiche delle parlate locali. La scrittura d… stabilit… a un dialetto e lo rende meno dipendente dalle micro-variazioni dell'oralit…. Tuttavia, la sua diffusione Š limitata a una certa area del territorio linguistico. Gran parte dei dialetti, peraltro, Š priva di codificazione scritta. Essi vengono appresi in situ, nel coinvolgimento quotidiano in situazioni che ne comportano l'impiego. Pu• accadere che un immigrato, integrandosi, usi con naturalezza il dialetto della comunit… in cui si Š insediato, laddove molti indigeni ne abbiano solo una competenza passiva: comprendono la parlata locale, ma non sanno usarla. Secondo un detto scherzoso, una lingua Š un dialetto che ha fatto carriera; altri, con crudo realismo, la definisce un dialetto dotato di un esercito, un parlamento, una moneta. Per far fronte ai compiti che derivano dal ruolo acquisito, una lingua deve caratterizzarsi per un grado elevato di ®elaborazioneŻ (Ausbau): oltre a essere codificato in grammatiche e vocabolari, deve aver rango di ufficialit… (lingua nazionale) e svolgere tutte le funzioni sociali di prestigio. Qui i dialetti manifestano la loro debolezza: sono vitali entro la rispettiva comunit… e nella comunicazione dell'uso quotidiano, ma sono di ostacolo alla comprensione in una societ… articolata e nei contesti d'uso specialistici. Tuttavia, le circostanze storiche possono far sŤ che un dialetto si elevi a lingua, acquisendo i dominŚ d'uso pi— prestigiosi. Tra l'altro, questo percorso Š stato compiuto dalle lingue moderne, l… dove hanno soppiantato il latino. Negli ultimi anni, in Catalogna, una consapevole politica linguistica ha permesso al catalano di soppiantare il castigliano nei domini alti. Nella storia linguistica d'Italia, il fiorentino si Š affermato sia per il prestigio culturale sia per le caratteristiche grammaticali e lessicali, che a tale idioma hanno conferito il compito di unificare comunit… di aree dialettali differenziate. Ben prima dell'unificazione, il fiorentino era modello di riferimento. Peraltro, dopo la nascita del Regno, l'italiano Š rimasto a lungo una lingua scritta: l'uso nella comunicazione orale era circoscritto ad ambienti colti, per lo pi— cittadini e borghesi. Nei decenni del secondo dopoguerra la scolarit… obbligatoria, le migrazioni interne, la fortuna di radio e televisione e, soprattutto, la partecipazione alla vita politica e sociale in uno Stato democratico hanno rafforzato l'uso dell'italiano come lingua parlata. Esso ha cosŤ fatto concorrenza ai dialetti, costringendoli, in non poche aree, a ritirarsi. Prima, vigeva una tendenziale diglossia: all'italiano spettavano i dominŚ alti, le funzioni sociali di prestigio; ai dialetti toccavano i domini bassi. In seguito, l'italiano si Š esteso alla ®fascia bassaŻ dei dominŚ d'uso. Un fenomeno concomitante alla concorrenza funzionale nei dominŚ bassi Š l'influsso reciproco tra l'italiano e i dialetti. Questi ultimi hanno tratto nuova linfa vitale dall'italiano, soprattutto dal lessico. Inoltre, l'esposizione ai dialetti ha contribuito ai fenomeni di variazione dell'italiano, sia nello scritto sia nel parlato. Si parla di variazione in diatopia (dal greco t˘pos, ®luogoŻ) se le differenze espressive sono riconducibili a luoghi diversi. Un caso ben noto Š l'assenza del passato remoto nell'italiano settentrionale. La variazione riguarda soprattutto il lessico: per esempio, al Sud prevale l'uso di locare, mentre il Centro-Nord preferisce affittare. Ma a Torino si usa alloggio per appartamento e a Trento stanza ha anche il significato di camera. Vi sono poi variazioni diastratiche (dal greco str tos, ®popoloŻ), che si spiegano in base al livello socio-culturale dei parlanti. Si Š qui introdotta la categoria dell'italiano ®popolareŻ, che annovera le scelte espressive scorrette secondo la norma, ma diffuse nell'uso: se lo sapevo lo dicevo, vadi pure sono diffusi in tutto il territorio linguistico italiano, Isole comprese. Infine, le variazioni diafasiche si spiegano in base al rapporto fra gli interlocutori, che pu• tendere a essere formale oppure familiare. La concorrenza tra lingua e dialetto avviene soprattutto negli usi familiari. Si osservano peraltro usi tipici del dialetto anche nella comunicazione formale, come avviene nell'area veneta. Da questi brevi spunti emerge un aspetto meritevole di riflessione: l'italiano, in quanto lingua nazionale, Š un'istituzione, che deve essere custodita e conosciuta. Peraltro, nella realt… della comunicazione quotidiana, la lingua Š caratterizzata da una gamma di variazioni, che si manifestano nell'abbondanza di scelte espressive pi— o meno lontane dallo standard, cioŠ dal modello di riferimento (che Š la ®lingua toscana in bocca ambrosianaŻ, secondo la formula di Nora Galli de Paratesi). La tolleranza verso gli scarti dalla norma ha favorito l'accettazione delle scelte ®non standardŻ, dagli usi regionali a quelli che una volta si chiamavano errori. Forse bisogna tornare a imparare l'italiano. A questo proposito, sarebbe opportuno che gli insegnanti acquisissero una dizione accettabile della lingua (almeno della variet… regionale interessata), promovendo una cura assidua e costante dell'ortoepia (®studio della corretta pronuncia delle paroleŻ). L'antipatia verso l'italiano Š dovuta in buona misura alla deformazione che la lingua italiana subisce nelle sedi istituzionali deputate all'insegnamento. La vitalit… dei dialetti, in molte regioni, Š indiscussa. Proprio per questo, non si avverte la necessit… di farne materia di insegnamento. Inoltre, l… dove Š usato ampiamente, il dialetto Š ben pi— forte dell'italiano. In molte comunit… locali, l'istituzione scolastica Š l'unico strumento che permette ai giovani di accedere all'uso della lingua nazionale. Si tenga presente che la competenza nella lingua nazionale Š un fattore di promozione sociale e culturale. In questi casi, introdurre l'insegnamento del dialetto vuol dire sottrarre spazi all'italiano e contribuire all'aumento dell'analfabetismo di ritorno: l'incapacit… di leggere un libro in italiano Š pi— diffusa di quanto si ritenga. Nella proposta di introdurre i dialetti a scuola vi Š poi un errore metodologico di fondo: il dialetto non pu• essere una ®materiaŻ. La modalit… di esistenza di un dialetto Š l'oralit…, che Š fatta di dialogo e di rapporto interpersonale. Esso si manifesta nella sua naturalezza quando Š usato effettivamente, in situazioni di comunicazione spontanea. Se lo si insegna, perde la sua natura. Diventa un codice freddo, noioso. A ben vedere, anche l'italiano insegnato a scuola non Š quello della comunicazione orale, ma Š la lingua scritta, che si presta alla comunicazione a distanza e consente di prescindere dalla situazione comunicativa e dagli interlocutori. Vi Š poi una difficolt… ulteriore: il dialetto del luogo in cui ha sede la scuola pu• variare rispetto alla parlata degli allievi provenienti da centri vicini. Potrebbe allora accadere che le espressioni insegnate a scuola siano diverse da quelle che gli allievi impiegano abitualmente nella loro comunit…. Introdurre il dialetto a scuola, magari dando il ®compito di dialettoŻ (!), Š il modo migliore per far passare la voglia di usarlo. Il patrimonio culturale e linguistico locale si salvaguarda e si tramanda promovendo l'educazione delle intelligenze, che si compie anche raggiungendo piena familiarit… con la lingua nazionale. Giovanni Gobber (®Vita e PensieroŻ n. 6/09) Facebook a chi? O tempora, o mores! Non occorre certo scomodare la foga declamatoria delle Catilinarie di Cicerone per sostenere come dietro molti (pi— o meno minuti, pi— o meno quotidiani) fenomeni di costume contemporanei si avvertano alcune delle permanenze e tendenze di lunga durata che contraddistinguono questa nostra et… della modernit… liquida (o riflessiva). O, come la definisce Manuel Castells, uno studioso di grande utilit… per comprendere quanto sta accadendo, l'era dell'informazione. Ebbene, cosa c'entra tutto ci• con Facebook (familiarmente, e per gli accoliti, Fb), il ®gioco socialeŻ o, pi— correttamente, il social network per eccellenza di quest'anno, ovvero, quella applicazione delle Ict che, sotto ogni profilo, ci appare un esemplare figlio del nostro spirito dei tempi? C'entra, c'entra. E per dimostrarlo, proviamo a procedere con un tentativo di decostruzione per niente moralistico. La storia Š abbastanza conosciuta. Facebook costituisce il parto creativo di un ex studente di Harvard, Mark Zuckerberg, all'epoca diciannovenne, che, insieme a Andrew McCollum e Eduardo Saverin (raggiunti, poco dopo, anche da Dustin Moskovitz e Chris Hughes), diede vita, il 4 febbraio 2004, a una rete sociale sul web rivolta ai suoi colleghi di universit…, e destinata in breve tempo a estendersi al resto della Ivy League e al sistema di atenei di Boston. Nomen omen; facebook, infatti, Š il termine con cui vengono indicati gli annuari (con la relativa foto segnaletica d'ordinanza) che i college statunitensi distribuiscono all'inizio dell'anno accademico ai loro iscritti per farli conoscere e socializzare. Dal settembre del 2006, Fb si apre a chiunque abbia un'et… superiore ai dodici anni, e dalla finalit… del tenere in rete (in questo caso, letteralmente) e del mantenere i collegamenti tra i componenti dei pubblici di riferimento (quello universitario e, successivamente, quello aziendale) passa all'universalit… degli utenti di Internet, e si globalizza pienamente. Conquistando un successo planetario, attestato da dati (diffusi dal sito stesso), che parlano di 300 milioni di utenti attivi nel settembre del 2009, di cui 18 solamente in Italia. A decretarne il trionfo Š, in primo luogo, la popolazione studentesca, che si identifica con la networked generation per antonomasia, ma Fb penetra con forza anche in altre fasce anagrafiche e strati sociali, cogliendo evidentemente un'esigenza (o, forse sarebbe meglio dire, inducendo e suscitando un bisogno), e inserendosi appieno nell'ennesima manifestazione di quella che il futurologo Alvin Toffler (recentemente tornato assai in auge negli Stati Uniti) ha chiamato la Terza onda. Fino a fenomeni parossistici di ®dipendenzaŻ, avversati dai responsabili di alcuni uffici privati e Amministrazioni pubbliche del nostro Paese (nella fattispecie, particolarmente sensibili ai proclami di ®efficientizzazioneŻ lanciati dal ministro Renato Brunetta), che hanno disattivato l'accesso od oscurato direttamente il sito. Il quale, dopo avere fatto una massiccia irruzione nel dibattito pubblico e nella discussione dei mass media, sembrerebbe, almeno sotto questo profilo, avere imboccato ultimamente una china discendente; naturalmente, come ben si sa, la visibilit… mediatica non costituisce necessariamente la certificazione di una reale forza o solidit…, ma Š un indicatore di cui tenere comunque conto (come testimoniato dalla repentina ascesa e caduta dell'ambiente digitale - o simulazione virtuale del mondo - di Second Life, da qualche tempo letteralmente scomparso dalla grande conversazione collettiva). Dopo avere funzionato come cercapersone per ritrovare gli ex compagni di scuola o di universit…, lo scopo dichiarato della comunit… messa in opera da Facebook Š diventato quello (come recita la ®ragione socialeŻ che campeggia nella sua home page) di ®aiutarci a connetterci e a rimanere in contatto con le persone della nostra vitaŻ. Un obiettivo ambizioso, verrebbe da dire, contrassegnato da uno sforzo, autenticamente superomistico, di riesumare e ripescare le relazioni di una vita, fatta inevitabilmente di giustapposizioni e percorsi diversi, i cui ®compagni di stradaŻ, miracolosamente, vengono tutti ricompresi e raggruppati, grazie al social network, nello spazio temporale istantaneo di un clic e del collegamento a Internet, e ricondotti al nostro presente. Un ambiente di comunicazione e scambio sociale, una community virtuale che, programmaticamente, si propone di diventare reale e si ®incarnaŻ, alla faccia della comunit… inconfessabile di Maurice Blanchot o di quella inoperosa di Jean-Luc Nancy. Frammenti differenti dell'esistenza personale di ciascuno mixati e shakerati, per rispondere all'ideale, molto contemporaneo, della compresenza e del tenere tutto sotto controllo, in una sorta di ®delirio di onnipotenzaŻ relazionale molto debitore, peraltro, di uno dei tratti essenziali delle tecnologie comunicative che hanno cosŤ inciso sull'antropologia postmoderna. Perch‚, infatti, Facebook (analogamente a Twitter, Gmail, YouTube, MySpace, Wikipedia, Wordpress e varie altre applicazioni online) appartiene a quello stadio di evoluzione ®intelligenteŻ di Internet ribattezzato da alcuni studiosi web 2.0, fondato su un'elevata forma di interazione tra sito e utente e su un alto tasso di condivisione e di autorialit… da parte del fruitore. Un'autorialit… che ha finito, per•, per tracimare e che pare sovvertire, da vari punti di vista, le modalit… di affermazione della personalit… finora osservate nelle dinamiche internettiane. Le chat, la posta elettronica e le altre formule di comunicazione ad oggi vigenti nel variegato arcipelago della Rete tendono a non rivelare (o, forse, a non ®disvelareŻ) l'identit… reale del soggetto. Costui, anche se non si occulta dietro un nickname, pu• comunque proporre un'identit… virtuale e un'immagine artefatta di s‚ (a volte, persino, inverosimile o completamente inventata). In ogni caso, privato della propria espressione corporea e vincolato ad aguzzare l'ingegno e a veicolare l'immagine di s‚ mediante parole e contenuti di testo (che vanno dalla scrittura vera e propria agli emoticon della ®neolinguaŻ degli sms), l'individuo si propone all'insegna di un oltrepassamento migliorativo delle proprie caratteristiche, fino, nelle situazioni peggiori, a veri e propri casi di ®plagioŻ e inganno dell'interlocutore virtuale; naturalmente, prima dell'eventuale incontro face-to-face, in cui verrebbe smascherato, dal momento che il contatto nella vita reale rappresenta sempre e comunque, alla fine, l'esito auspicato e perseguito di tutti questi apparati, come li chiamerebbe la filosofia post-strutturalista francese, di tecnologia informativa e comunicativa. No, Fb rovescia decisamente le regole del gioco. Non c'Š la necessit… dell'incontro - salvo per coloro che usualmente si frequentano nella vita reale e che si ritrovano anche ®amici in FacebookŻ. La comunit… virtuale non lo rende necessario, nella sua esaustivit… che ne fa poco pi— di una collezione di istantanee di ®vizi privati e pubbliche virt—Ż di ciascuno dei suoi membri. I post, le tag e, specialmente, le fotografie (quando non la vera e propria iconografia) configurano, in un certo qual modo, una immensa, globalizzata fiera delle vanit…, cui Š difficile resistere per chiunque entri nel magico mondo di Facebook, deliberatamente volendo raccontare agli altri parti della propria giornata e della propria personalit…. Nella convinzione, anch'essa irresistibile, che qualunque azione o dichiarazione, qualunque gesto o parola possegga una rilevanza o un interesse di natura ®pubblicaŻ. Esattamente, i ®fatti mieiŻ propagati da un capo all'altro del pianeta, e con caratteri assai meno ponderati del blog (che scaturisce, almeno originariamente, dalla volont… di prendere posizione su fatti e fenomeni, e che richiede uno sforzo di mantenimento e aggiornamento nettamente pi— oneroso), di cui Fb finisce per essere una versione cheap e condominiale, consegnata pi— agevolmente e ®chiavi in manoŻ dai gestori- amministratori del sito. Da tale punto di vista, pi— che sociale, il network diventa, giorno dopo giorno, sempre maggiormente solipsistico e narcisistico. Un innegabile capitolo dell'auto-comunicazione di massa, ma, altrettanto certamente, una pagina di quella ®Ego-egemoniaŻ che costituisce il Leitmotiv profondo e il genuino fondamento (sub)culturale della nostra epoca wired e perennemente interconnessa. Proprio il sociologo catalano dell'et… digitale, difatti, identifica l'individualismo in rete come modello sociale dominante, che trova nel web un idoneo supporto materiale per la sua propagazione e diffusione urbi et orbi. Niente cybersoviet, dunque (come li denominerebbe Carlo Formenti): l'idea della democrazia partecipativa digitale (gi… in crisi da tempo e scarsamente efficace, dopo i fasti, rientrati, della stagione noglobal e altermondialista) non trova affatto spazio su Fb, dove, al pi—, sono singole campagne e iniziative di impegno civile a raccogliere seguito e consenso. La dimensione politica della Rete, al di l… del proliferare (interessato, ma nient'affatto determinante) di siti - e, naturalmente, anche pagine Fb - di candidati e personaggi in lizza nelle competizioni elettorali, non regge di fronte ai grandi numeri di certi social network, e finisce per deflagrare. Facebook Š, esattamente, il regno dei ®fatti mieiŻ, messi a disposizione degli altri, volenti o nolenti. Un diario dell'adolescenza (a volte molto tardivo), pieno di stati d'animo e di video e clip sonori, condivisi per il tramite di YouTube, che lo trasforma, spesso, in un gigantesco ipertesto di musiche vintage (e di nostalgia, come quella che si prova per l'epoca degli annuari scolastici). Ora, la messa in piazza di se stessi, com'Š evidente, non ha nulla a che fare con l'agor… pubblica, bensŤ, per l'appunto, con il ®bacino di utenzaŻ della propria comunit… di prossimit…, la comunit… di vicinato, la ®compagniaŻ allargata, anche nel caso in cui, come avviene nell'et… dei flussi castellsiani, questa si sviluppi su e gi— per il globo. Pi— che coltivare relazioni, alla fine, Fb rappresenta un megafono attraverso il quale urlare ai quattro venti la propria esistenza, assumendo i tratti, davvero paradossali per quello che dovrebbe essere un mezzo per costruire comunit…, ancorch‚ virtuali, di una nuova manifestazione di solitudine elettronica. La profezia warholiana (che si perpetua e rinnova senza sosta) del ®diritto universale alla celebrit…Ż (sia pur per il brevissimo lasso di tempo di un quarto d'ora), proprio in virt— di Facebook, pare travolgere ogni diga o freno inibitore. Resoconti dettagliatissimi di ogni pensiero (o pensata), come di ogni gesto o azione, ®perle di saggezzaŻ, proprie o tratte da citazioni, sterminate gallerie di autoritratti, sorta di infiniti book e portfolio fotografici (che sia questo il significato veritiero, e sempre meno recondito, di facebook: un fotobook...), dove viene esaltata la cifra estetica e ricercata la posa o l'immagine a effetto. Insomma, il narcisismo malattia infantile dell'individualismo in rete, e Facebook inveramento di un tecno-ottimismo disimpegnato che, alla fine, se ne fa ben poco del libertarismo dell'open source, del software sociale o del copyleft, e rivendica orgogliosamente il primato dell'egotismo, mandando su tutte le furie critici della cybercultura come Geert Lovink. Con l'aggiunta, nel caso del nostro orticello nazionale, di un pizzico della peculiare antropologia italica. Nel Paese che decreta il trionfo di un film come Notte prima degli esami (che da noi, in effetti, non finiscono mai...), Fb assurge al ruolo di grande fratello in grado di realizzare l'®incuboŻ del reperimento dei vecchi compagni di classe delle scuole superiori - un fenomeno, per molti versi, inspiegabile mediante le lineari leggi della razionalit… umana, giacch‚ se gli ex colleghi di studi non hanno avvertito la necessit… di reincontrarsi nell'arco dell'ultimo ventennio o trentennio, utilizzando il telefono, inventato da Meucci nel 1871 (in un'epoca alquanto precedente alle meraviglie interattive web 2.0), ci si potrebbe legittimamente domandare il perch‚ di questa subitanea esigenza a distanza di decenni.... Per non parlare del sistematico (e, in talune circostanze, un po' pecoreccio) saccheggio del nome, a testimonianza del travolgente successo del social network, che ha finito per designare via via serate a tema in discoteca, nuovi locali, cocktail e fenomeni o tendenze varie di costume soprattutto, come logico, giovanili o giovanilistiche. O del dilagare recente dei giochi - anch'essi decisamente solipsistici e introversi - oppure, ancora, degli ®oracoliŻ che dispensano consigli sulla condotta di vita da tenere. Certo, ci sono anche - e risultano degni di nota - i gruppi, gli aggregatori di individui intorno a una causa - gruppi di ogni genere, dalla difesa (a volte provincialissima, pur utilizzando un mezzo globale: i paradossi dell'era internettiana) delle identit… locali (o localistiche) alle varie cause e campagne progressiste per la libert… di stampa e di espressione e contro qualcuno dei provvedimenti legislativi del premier Silvio Berlusconi. E poi, sicuramente, Fb corrisponde anche al dignitosissimo sforzo, pi— o meno consapevole, di fissare degli stati d'animo e di stabilire, a livello di annotazione, dei punti fermi esistenziali nello scorrere dei flussi spaziotemporali castellsiani. Del resto, si tratta dell'ennesimo penultimo capitolo - sotto le spoglie delle sorti ®elettroniche, magnifiche e progressiveŻ - di quella frontiera, cosŤ tipicamente californiana, che, fino a qualche anno fa, era chiamata la new economy (e, difatti, proprio a Palo Alto si sono trasferiti, armi, bagagli e sito, i creatori di Fb). Come sostengono alcuni teorici antagonisti della comunicazione, il nostro social network Š precisamente una delle nuove ®fabbricheŻ dove il capitalismo delle reti mette al lavoro l'intelligenza collettiva di legioni di prosumer (la parola, coniata nel 1980, con la quale Toffler indicava un'inedita figura sociale che mescolava i ruoli di consumatore e produttore, portato precipuo della forma di economia postindustriale che si andava irresistibilmente affermando). Facebook, che, come ogni ®giocattoloŻ partorito in seno alla Societ… delle reti, pare avviato a un rapido declino, altro non Š, ci sembra, che l'espressione tecnologica dell'epoca del ®narcisismo di massaŻ, canale high tech amplificatore di una tendenza incontrollabile a urlare la propria esistenza, sempre e comunque, lo specchio anamorfico di tendenze, che si collocano tra l'anomia delle monadi e un vitalismo solipsistico, nelle quali risiede, assai probabilmente, una delle ragioni fondamentali della disgregazione sociale delle nostre societ…, dove le persone non si incontrano o finiscono per comunicare chattando dietro lo schermo di un portatile. O tempora, o mores.... Massimiliano Panarari (®il MulinoŻ n. 446/09)