Aprile-Giugno 2010 n. 2 Anno XXIV Quaderni di Minimondo Rivista culturale Braille Periodico trimestrale Fascicolo I Direzione Redazione Amministrazione Biblioteca Italiana per i Ciechi 20052 Monza - Casella postale 285 c.c.p. 853200 - tel. 039/28.32.71 e-mail: bic@bibciechi.it Dir. Resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Massimiliano Cattani, Antonietta Fiore, Luigia Ricciardone, Pietro Piscitelli (Responsabile) Copia in omaggio Stampato in Braille a cura della Biblioteca Italiana per i Ciechi ®Regina MargheritaŻ onlus via G. Ferrari, 5/a 20052 Monza Sommario Alessandro Rosina: Verso un nuovo protagonismo dei giovani? (®il MulinoŻ n. 447/10) Valerio Castronovo: In attesa di una ®rivoluzione verdeŻ (®PrometeoŻ n. 108/09) Cinzia Bearzot: Perch‚ studiare ancora le lingue classiche? (®Vita e PensieroŻ n. 1/10) Anna Ferraris Oliverio: L'influenza sociale dei mass media (®PrometeoŻ n. 109/10) Mauro Fornaro: Dove va la psicosomatica? (®Psicologia contemporaneaŻ n. 218/10) Giorgio Floridia, Sara Alvanini: Google e il prezzo per diffondere la conoscenza (®Vita e PensieroŻ n. 1/10) Andrea Mariani: Il giardino come ®spazio della differenzaŻ (®PrometeoŻ n. 108/09) Federico Circi: Niccol• Ammaniti: un viaggio in Italia ®come Dio comandaŻ (®UlisseŻ n. 305/10) Alessandro Banfi: Michael Jackson: Š il Mozart del nostro tempo? (®UlisseŻ n. 302/09) Comunicato: 5 per mille Verso un nuovo protagonismo dei giovani? Perch‚ i giovani italiani hanno poca visibilit… nella nostra societ…? Perch‚ contano cosŤ poco in Italia? Le ragioni della loro evanescenza sono molte. Una delle principali Š di ordine strutturale e deriva dal fatto che le nuove generazioni sono state fisicamente ridimensionate dalla bassa prolificit… dei loro genitori. La protratta e accentuata denatalit… ha innescato un serio processo di ®degiovanimentoŻ demografico. Prendiamo come esempio la vicina Francia. Rispetto a tale Paese ci distinguiamo non tanto per il maggior numero di anziani, ma soprattutto per la minor consistenza di giovani. I nostri under 35 sono circa 4 milioni e mezzo in meno rispetto ai coetanei francesi. Questo degiovanimento quantitativo ha prodotto uno squilibrio nei rapporti tra generazioni con conseguenti ricadute sul peso elettorale. I giovani italiani contano quindi meno anche perch‚ il peso del loro voto si Š sensibilmente alleggerito negli ultimi decenni. Per mantenere competitivo il Paese, alla diminuzione quantitativa delle nuove generazioni Š strategico rispondere con un aumento qualitativo, sia sul piano della formazione che delle opportunit… occupazionali e di partecipazione sociale. Pochi, ma almeno buoni, insomma. Consentendo poi ai migliori di emergere e di raggiungere in tempi adeguati le posizioni di vertice. Ci troviamo invece, purtroppo, molto lontani da questo auspicabile obiettivo. L'Italia appare infatti un Paese bloccato che offre poco spazio alle nuove generazioni. E infatti la classe dirigente italiana risulta essere una delle pi— gerontocratiche (come ben evidenziato, tra gli altri, da M. Livi Bacci, Avanti giovani, alla riscossa, Il Mulino, 2008). I giovani nel nostro Paese sono come quei talenti della parabola che il servo sciocco nasconde sotto terra anzich‚ farli moltiplicare. I coetanei degli altri Paesi sviluppati invece non solo sono quantitativamente di pi—, ma anche maggiormente incentivati ad avere un ruolo attivo nella societ…, a contribuire a farla crescere e prosperare. Non ci si pu• quindi stupire se siamo anche uno dei Paesi che meno hanno prodotto ricchezza negli ultimi decenni. I giovani contano quindi meno in Italia non solo, e non tanto, per motivi demografici, ma soprattutto perch‚ si investe poco sulla loro qualit… e sono scarsamente valorizzati. A testimoniarlo Š, ad esempio, la nostra pi— bassa spesa in formazione terziaria rispetto alla media europea. Ma sono anche, poi, pi— ridotte le opportunit… occupazionali e pi— basse le remunerazioni. Come documentato dalla Banca d'Italia, il divario tra retribuzioni medie dei ventenni rispetto ai cinquantenni si Š ampliato negli ultimi decenni a tutto sfavore dei primi. Ed infine pi— ridotta Š la spesa sociale verso le voci maggiormente destinate ai giovani. In compenso li carichiamo maggiormente di debito pubblico. Accumulando ritardi e accentuando squilibri il nostro Belpaese Š diventato negli ultimi decenni uno degli Stati occidentali che meno offrono opportunit… alle nuove generazioni. La strategia pi— comunemente adottata Š diventata quella di rimanere a vivere pi— a lungo possibile a carico dei genitori. E, se proprio si deve uscire, meglio andarsene all'estero. Il bilancio fortemente negativo tra cervelli italiani che se ne vanno oltre confine e quelli dei maggiori Paesi avanzati che attraiamo nel nostro territorio la dice lunga sullo stato di sottosviluppo raggiunto sul piano delle possibilit… offerte ai giovani talenti. Una situazione candidamente riconosciuta dall'attuale classe dirigente, che per• poco si adopera per cambiarla. Tanto che lo stesso direttore generale della Luiss, Pier Luigi Celli (®la RepubblicaŻ, 30-11-2009) arriva provocatoriamente a invitare il proprio figlio, finita l'universit…, a lasciare l'Italia: ®Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealt…, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultatiŻ. Ô il riconoscimento di un fallimento. La generazione di Celli si Š presa tutto quello che poteva. La generazione dei figli non Š risuscita a detronizzarla e viene quindi invitata ad andarsene in esilio. I giovani italiani contano quindi poco perch‚ schiacciati dall'egoismo delle generazioni precedenti. Ma anche perch‚ si fanno sentire poco. Viene spontaneo chiedersi perch‚ hanno passivamente accettato il progressivo peggioramento delle loro condizioni, perch‚ non si sono in qualche modo ribellati alle scelte politiche che negli ultimi quindici anni li hanno sistematicamente penalizzati. Tra le ragioni c'Š anche il fatto di essersi improvvisamente trovati investiti da una tempesta perfetta, alla quale non erano preparati. Gli attuali 30-40enni, appartenenti alla cosiddetta generazione X, hanno vissuto la loro adolescenza nei gloriosi e spensierati anni Ottanta. Sono cresciuti davanti al caleidoscopio a colori delle televisioni commerciali. Caricati dai genitori di elevate aspettative, si erano convinti che quello che contava era laurearsi e tutto il resto sarebbe poi stato in discesa. Il destino Š stato con essi davvero cinico e baro. Chi non se ne Š andato all'estero Š rimasto silenziosamente in attesa del proprio turno, sperando che prima o poi gli venisse aperta la porta giusta. Alcune storie individuali sono state di successo, ma nel complesso si Š trattato di una generazione che mirava soprattutto a integrarsi, a farsi accettare. Nessuna ambizione ad agire collettivamente per cambiare le regole di un gioco che la poneva implacabilmente e inesorabilmente dal lato dei perdenti. Va per• riconosciuto che i giovani italiani contano molto, quantomeno, per i propri genitori. Quanto non ottengono dallo Stato, in termini di protezione e promozione sociale, viene spesso pi— che compensato dal sostegno da parte della famiglia di origine. Essere parte attiva e determinante nel conseguimento da parte dei figli di traguardi importanti Š, del resto, spesso particolare motivo di orgoglio nel nostro Paese. Per ottenere tale risultato molti padri e madri sono disposti anche a fare carte false, spingendosi spesso ben oltre a quanto considerato giusto e legittimo nella gran parte degli altri Paesi occidentali. Un tratto culturale che nei suoi aspetti pi— accentuati Š stato definito ®familisticoŻ. Tale aiuto fa, in effetti, spesso la differenza, in un contesto caratterizzato da carente Welfare pubblico. Non a caso, come molte ricerche documentano, nel nostro Paese il successo del singolo risulta pi— legato alle risorse economiche e culturali dei genitori che alle proprie effettive capacit…. Da tali risorse dipende strettamente, ad esempio, la probabilit… di iscriversi all'universit…, di laurearsi in tempi accettabili, di trovare un lavoro solido e ben remunerato, di raggiungere i vertici della scala sociale. I figli di pap… non trovano particolari problemi nel nostro Paese. Anzi, le difficolt… e gli ostacoli che trova per emergere chi appartiene alle classi sociali pi— basse costituiscono per i ®nati beneŻ un rilevante vantaggio competitivo nella conquista delle posizioni di maggior potere e prestigio. Una sorta di corsia privilegiata. Ma questo suggerisce anche che quanto pi— l'attuale classe dirigente si adopera per rendere la societ… ®familistaŻ maggiormente equa e meritocratica, tanto pi— rischia di vedere i propri beneamati figli scavalcati dai coetanei delle classi pi— basse. Un padre potente che vuole il meglio per il figlio, dispone di maggiori strumenti per garantirgli il successo in un Paese dominato da nepotismo, raccomandazione e cooptazione. Tutto questo per• poi spesso si paga. Si rischia di rimanere eternamente troppo giovani, mai veramente pronti, perch‚ non si Š mai di fatto conquistato autonomamente un proprio spazio. C'Š sempre, infatti, alla fine qualcuno da ringraziare per qualcosa a cui magari si avrebbe avuto comunque diritto o che, in altri contesti, si sarebbe potuto ottenere semplicemente per propri meriti. Se i trentenni di oggi, la prima generazione del dopoguerra destinata a vivere relativamente peggio dei propri genitori, sono rimasti largamente in silenzio Š quindi anche per l'aiuto pi— che risarcitorio che hanno potuto ottenere dalla famiglia. Ora quella generazione non Š pi— giovane. I sommersi e i (parzialmente) salvati, stanno attraversando la loro quarta decade di vita senza aver ancora trovato un riconosciuto e consolidato ruolo nella societ…. Vittime della sindrome del principe Carlo, Š verosimile che quando le posizioni al vertice della classe dirigente cominceranno a liberarsi, verranno in larga parte occupate dalla generazione successiva alla loro, quella dei ®nativi digitaliŻ. Dopo le vittime perfette, ecco in arrivo i ®predestinatiŻ. Un numero crescente di ricerche sta infatti mettendo in evidenza come si stia affacciando una nuova generazione di giovani. Meno evanescente e pi— effervescente rispetto alla precedente. Pi— vivace e combattiva, pi— disposta a mobilitarsi. Di fronte agli stessi cupi scenari del futuro, sembra reagire in modo diverso dalla generazione X, con un atteggiamento pi— pragmatico e ottimista. Vengono usualmente denominati ®Y generationŻ o ®MillennialsŻ (cfr. N. Howe e W. Strass, Millennials Rising: the Next Great Generation, Vintage, 2000). Si tratta di coloro che non avevano ancora la maggiore et… quando Š iniziato il XXI secolo. Non hanno diretta memoria di com'era il mondo prima della caduta del muro di Berlino, di come si viveva senza cellulari, senza Internet, senza voli low cost. Ô cambiato il modo di vivere, di comunicare e relazionarsi e i Millennials sanno di essere i pi— diretti interpreti di queste trasformazioni. Pi— attrezzati a interpretare il nuovo spirito dei tempi. Risultano, nelle varie indagini, molto convinti delle proprie capacit…, ma anche pi— decisi a farle valere. Mostrano meno timori reverenziali verso l'attuale mondo adulto. Genitori, insegnanti, datori di lavoro, agli occhi di questi nuovi giovani appaiono troppo lenti, impacciati nell'adeguarsi al linguaggio del nuovo secolo. Privi dell'approccio mentale giusto prima ancora che carenti delle oggettive abilit…. Questa loro maggiore attitudine e competenza, sperimentata sin dall'adolescenza, ha favorito il prodursi di uno spiccato senso di fiducia nei propri mezzi. La grande e connaturata capacit… di gestione delle nuove tecnologie li rende quindi pi— ambiziosi, sicuri e determinati. Sanno di poter fare meglio e pi— velocemente rispetto ai loro padri e per dimostrarlo sono pronti a travolgere qualsiasi barriera che gli si pari innanzi. Se la generazione X mirava soprattutto a farsi accettare dal mondo adulto, i Millennials sembrano piuttosto avere la pretesa di cambiarlo, di adattarlo alle proprie aspettative ed esigenze. Se ne stanno sempre pi— rendendo conto anche gli esperti di risorse umane. Varie ricerche, anche nel nostro Paese, sono state recentemente finanziate allo scopo di comprendere le specifiche caratteristiche di questa nuova generazione, per poterla ®gestireŻ al meglio all'interno del mondo del lavoro. Quello che pi— spiazza Š che sinora sono sempre stati i nuovi entranti a cercare di adattarsi ai mezzi e ai ritmi dell'azienda, mentre i Millennials sembrano molto meno propensi a farlo. Pretendono che sia l'azienda a conformarsi alla ottimizzazione delle loro potenzialit…, a metter a disposizione tutto ci• che ad essi serve, tecnologie comprese. Se non trovano le condizioni per essere adeguatamente valorizzati e non ottengono riscontri a breve termine, rischiano di demotivarsi facilmente. Se per• il lavoro li soddisfa e fornisce gli stimoli giusti sono disponibili a lavorare anche nelle ore serali e nei fine settimana. Li caratterizza poi anche un forte orientamento alla trasparenza. Sono propensi a mettere sul tavolo tutto, valutare a partire da tutti i dati disponibili e decidere infine sulla base di criteri oggettivi. Sono partecipativi e collaborativi, abituati a lavorare in gruppo su un progetto comune. Ma sono anche pi— insofferenti ai rapporti verticistici, alle gerarchie. Tutte le ricerche sembrano concordi soprattutto nell'affermare che, rispetto alle generazioni precedenti, i Millennials sono meno adattabili e quindi tendono maggiormente a fuggire o a lavorare male nelle aziende che non sanno riconoscere il loro valore e le loro specificit…. Possono rivelarsi, viceversa, elementi preziosi e instancabili di crescita e innovazione nei contesti che sapranno farli lavorare con passione ed entusiasmo. Le ricerche svolte negli Stati Uniti hanno anche mostrato come negli attuali under 30 sia pi— accentuata l'idea che il proprio gruppo generazionale sia unico. Due su tre lo affermano, mentre Š solo una minoranza a ritenerlo tra gli appartenenti alla generazione X. La grande maggioranza pensa poi di poter dare un contributo attivo per migliorare il proprio Paese. Il loro voto Š stato determinante per la vittoria di Obama (cfr. A. Rosina e P. Balduzzi, Il voto europeo dei ragazzi del Millennio, www.lavoce.info). Ha contato molto la rete e le nuove tecnologie nella loro mobilitazione verso tale candidato, considerato espressione di una esigenza di rinnovamento in opposizione alla vecchia classe dirigente. Ma esistono anche per l'Italia interessanti indizi di maggior attivismo, di crescente voglia di partecipare, di far sentire la propria voce. Da qualche anno la calma piatta dei giovani italiani viene puntualmente scossa da qualche sommovimento anomalo. Nel 2008 l'onda studentesca, nel 2009 l'onda viola. Un'urgenza di mobilitazione, comunque la si valuti, che si Š sviluppata e diffusa nella rete. Che ha avuto come motore di propulsione proprio l'effervescenza dei ventenni, pur trovando sponda, magari anche strumentalmente, in alcune componenti delle generazioni pi— vecchie. Di base c'Š anche un rifiuto delle etichette politiche, delle vecchie logiche di appartenenza partitica e sindacale. Coerente con il profilo di tale generazione Š anche il fatto che si tratti di iniziative che partono dal basso per germinazione spontanea, aggregando energie in orizzontale. Vi Š, di fondo, ancor pi— in Italia, una grande sfiducia verso i partiti politici e la possibilit… che possano incidere in modo positivo per migliorare la condizione e le opportunit… delle nuove generazioni. Il sistema appare da troppo tempo bloccato e l'offerta politica rimane deludente. La voglia quindi di partecipare e di agire, di mettersi attivamente al servizio di un progetto di ampio respiro, risulta orfana. Nessun messia da seguire, quindi, ma tanti discepoli che si reclutano a vicenda. Senza ancora aver chiaro dove andare, ma consapevoli che non ha pi— senso rimanere a servizio del faraone, come schiavi o quasi. Le piaghe d'Egitto si chiamano debito pubblico, precariet…, stipendi bassi, carenza di trasparenza e meritocrazia, spesa per protezione sociale sbilanciata, previdenza incerta, ricambio generazionale bloccato. L'impresa Š ardua, servirebbe proprio una grande onda anomala in grado di aprire il mar rosso e spalancare un varco inatteso verso un futuro diverso. L'importante Š mettersi in movimento e crederci. Indizi di mobilit… ed effervescenza, di desiderio di mettersi in gioco e buttare il cuore oltre l'ostacolo, si notano anche negli atteggiamenti e nelle scelte della vita quotidiana. Secondo i dati dell'indagine Iard, la percentuale di giovani che dichiarano che ®per riuscire nella vita Š necessario saper rischiareŻ raggiunge il 60% tra i 20-24enni di inizio XXI secolo, mentre si scende al 40% tra i trentenni. Differenze di atteggiamento coerenti anche con i comportamenti. Con la generazione X la permanenza nella casa dei genitori ha raggiunto i suoi massimi storici. I Millennials risultano essere, invece, la prima generazione italiana del dopoguerra che non posticipa ulteriormente rispetto a quella precedente. I dati delle indagini Istat sembrano confermarlo. Certo Š ancora presto per poterlo dire, e la crisi economica aiuter… ancor pi— a capire fino a che punto si tratta di un fuoco di paglia. Altro importante tratto distintivo che vale per gli Stati Uniti ma anche per molti altri Paesi europei, compreso il nostro, Š il crescente senso di appartenenza a una societ… multietnica. In Italia tra gli attuali sessantenni la quota di stranieri Š del tutto irrisoria, appena superiore all'1%. Tra gli under 30 si sale vicino al 10%. Sta crescendo soprattutto la presenza dei figli degli immigrati nati in Italia, le cosiddette ®seconde generazioniŻ. In termini assoluti si tratta ormai di oltre mezzo milione di persone. Il loro peso Š evidentemente concentrato proprio nelle generazioni italiane pi— giovani. Ma sono anche pi— che proporzionalmente presenti nelle realt… sociali e produttive pi— dinamiche. In tali contesti un giovane su cinque Š straniero o figlio di matrimoni misti. Un contributo sostanziale, quello delle seconde generazioni, con la loro voglia di emergere, che pu• contribuire a rendere ancora pi— attiva e dinamica la generazione dei Millennials. Un caso paradigmatico, in questo senso, Š quello di Balotelli. Un giovane calciatore italiano talentuoso e irrequieto, come molti suoi coetanei che scalpitano per farsi strada in una societ… che mette troppe briglie. Nell'apertura verso una societ… multietnica che consenta opportunit… per tutti, costituisce poi un indubbio segnale di discontinuit… l'elezione dell'attuale presidente degli Stati Uniti, l'afroamericano Barack Obama. L'uomo pi— potente del mondo non Š pi— un esponente pallido del vecchio establishment. La sua impresa insegna che ®tutto Š possibileŻ, che non Š irragionevole ambire a raggiungere con le proprie doti, per quanto limitanti le condizioni di partenza, i livelli pi— elevati della scala sociale. Ma se le motivazioni e il desiderio di contare e migliorare le proprie condizioni e prospettive possono essere maggiori per i figli degli immigrati rispetto ai coetanei di cittadinanza italiana, maggiori sono anche gli ostacoli e le difficolt… che incontrano nella costruzione del proprio futuro. Se esiste, infatti, in generale un problema di basso investimento sulla qualit… delle nuove generazioni, ci• vale ancora pi— per gli stranieri. I test delle indagini Pisa-Ocse sulle performance scolastiche degli adolescenti lo testimoniano in modo impietoso. Gli studi del premio Nobel James Heckman mostrano proprio come i potenziali fattori di svantaggio abbiano pi— possibilit… di essere rimossi con successo quando si interviene nelle prime fasi del corso di vita. Risulta quindi strategico e fruttuoso per uno Stato investire molto e bene nel migliorare soprattutto le opportunit… di partenza. Indirizzare fondi nella fase formativa delle nuove generazioni, conclude Heckman, non permette solo di ridurre le ineguaglianze, ma costituisce anche un solido e sicuro investimento per le societ… avanzate in termini di produttivit… e sicurezza. Aiutare, insomma, i giovani a moltiplicare i propri talenti, qualunque sia la loro provenienza sociale e il colore della pelle, appare l'unico modo per mettere le basi di una societ… pi— ricca e coesa. Una disuguaglianza di partenza da rimuovere quanto prima Š allora senz'altro quella che riguarda la cittadinanza. Il nostro Š tra i Paesi che pongono condizioni tra le pi— restrittive per diventare italiani con pieno diritto. Secondo la legge attualmente in vigore, chi ha genitori stranieri deve attendere fino al diciottesimo compleanno per poter avanzare domanda di diventare cittadino nel suo Paese di nascita. Se poi Š arrivato in Italia poco dopo la nascita, o vi Š stata anche una breve discontinuit… di residenza, la procedura diventa ancora pi— complicata e astrusa. Soprattutto durante la scuola e le prime fasi del processo di socializzazione, Š invece importante che i bambini non siano costretti a considerarsi stranieri nel luogo in cui sono nati, che non crescano percependosi come diversi dagli altri. Far sentire l'Italia come proprio Paese a tutti gli effetti, contribuisce a ridurre il rischio che una possibile risorsa diventi un futuro problema sociale. Incentiva i figli degli immigrati a sentirsi parte attiva e responsabile di un progetto di sviluppo comune. Pi— in generale, la voglia dei Millennials di partecipare, di essere attivi, di rischiare, di avventarsi famelicamente su ci• che li appassiona, di lasciare il segno, li rende un capitale sociale che non va sprecato. Andrebbe semmai incoraggiato a crescere, aiutato a non perdersi, incentivato a correggersi su alcuni tratti. I limiti e le resistenze in questa direzione sono invece molti, troppi. Ô, del resto, stato detto e scritto abbondantemente sul fatto che l'Italia di oggi non sia un Paese per giovani. Ma, d'altro canto, anche la stessa determinazione di questi nuovi giovani potrebbe rivelarsi alta. Proprio questa potrebbe rivelarsi la loro arma vincente, unitamente alla particolare predisposizione nell'uso strategico della rete e dei nuovi strumenti tecnologici in generale. Dato che, come afferma Manuel Castells, Š attraverso il web che sono destinati a prodursi e svilupparsi i cambiamenti sociali del nuovo secolo, spinti da una mobilitazione dal basso. Un importante banco di prova potr… allora essere la fase che si aprir… dopo la crisi quando, superata l'attuale congiuntura negativa, la condizione dei giovani comincer… leggermente a migliorare. Non Š allora da escludere che si creino le condizioni per l'innesco di una reazione a catena: pi— spazio i Millennials otterranno e pi— cercheranno di guadagnarne. Pi— gli verr… dato e pi— si prenderanno. All'interno di questo processo a valanga, un passaggio cruciale, anche dal punto di vista simbolico, dovr… necessariamente essere l'eliminazione dei blocchi anagrafici per l'accesso al Parlamento e la revisione dei criteri per l'ottenimento della cittadinanza da parte delle seconde generazioni. Non tanto come punto di arrivo, ma piuttosto come condizione di partenza per l'avvio di un'auspicabile nuova stagione, nella quale le nuove generazioni possano tornare a riacquistare peso, visibilit… e attenzione. Solo il protagonismo positivo dei giovani pu• forzare una societ… chiusa e bloccata a fare scelte lungimiranti. Che consentano al Paese di rompere le vecchie catene e rimettersi in corsa, con il passo giusto, lungo il XXI secolo. C'Š quindi da augurarsi che questo possa davvero avvenire. Difficile per• che qualcosa cambi se si rimane seduti in riva al fiume aspettando che il cadavere della gerontocrazia passi. Per consentire che la profezia si autoadempia, per quanto basse sembrino le probabilit… a suo favore, Š necessario almeno crederci e predisporsi attivamente alla sua realizzazione. Alessandro Rosina (®il MulinoŻ n.447/10) In attesa di una ®rivoluzione verdeŻ - Per uno sviluppo sostenibile sono necessari una serie di provvedimenti che migliorino le condizioni ambientali e accrescano le energie pulite. - Da quando la crisi economica ha investito gran parte del mondo, dai paesi pi— industrializzati a quelli emergenti, ci si era per lo pi— dimenticati di una questione che dagli ultimi anni del Novecento era balzata in primo piano suscitando altrettante apprensioni che una ridda di interrogativi. Tanto da tenere il paio con un'altra inquietante prospettiva emersa all'indomani dell'11 settembre 2001, quella del terrorismo di marca fondamentalista islamica. In realt…, da tempo si era cominciato a prendere atto che esisteva il pericolo che la Terra andasse in ®rossoŻ, ossia che il nostro pianeta si surriscaldasse per effetto di crescenti emissioni di gas serra. Tant'Š che risale alla Conferenza internazionale di Rio de Janeiro svoltasi nel marzo 1992, sotto il patrocinio dell'Onu, l'impegno dei principali paesi industriali di varare una serie di iniziative per ridurre l'incidenza di gas nocivi, cominciando da quelle riguardanti il risparmio energetico, lo smaltimento dei rifiuti tossici, la conversione a nuove tipologie produttive e logistiche di varie attivit… suscettibili altrimenti di risultare dannose per le condizioni dell'ambiente naturale e per la salute di quanti ci vivono. Senonch‚, da allora non si sono compiuti tangibili progressi a questo riguardo, sebbene un problema come quello della tutela ecologica abbia a che fare con una disponibilit… di risorse tale da coprire il fabbisogno di una popolazione mondiale in crescente aumento. Infatti, se ancora negli anni Sessanta del Novecento met… della Terra bastava a soddisfare le nostre necessit… di beni materiali, oggi non Š pi— cosŤ, dato che dall'ultimo decennio del secolo scorso si Š cominciato a consumare sempre di pi— di quanto la biosfera sia in grado di fornire e di riprodurre (dall'acqua al legname, dalle fibre vegetali agli animali, dai terreni agricoli a quelli boschivi, agli stock ittici). Perci•, se proseguissimo di questo passo, e considerando che la popolazione continuer… verosimilmente ad aumentare rispetto agli attuali sei miliardi, si calcola che nel giro di quattro-cinque decenni si dovrebbe disporre di un secondo pianeta per mantenere gli attuali livelli di consumo e gli stili di vita nei paesi pi— avanzati e sopperire alla domanda sia di quelli che lo diverranno che alle esigenze (ancorch‚ assai pi— esigue) delle comunit… meno sviluppate. Sono queste le previsioni su cui concordano sostanzialmente le stime dell'Onu e quelle dell'ultimo rapporto del Wwf. E anche se non Š detto che esse siano del tutto plausibili (come si Š obiettato da parte di alcuni osservatori), Š tuttavia un dato di fatto che abbiamo cominciato da qualche anno a intaccare varie riserve naturali, per convertirle alla produzione di generi alimentari di largo consumo. E che si sta registrando una crescente carenza di risorse idriche, al punto di lasciare a secco di qui a qualche decennio (secondo le previsioni dell'Onu) addirittura met… del pianeta. Ô quest'altro un rischio la cui gravit…, anche se non in termini cosŤ catastrofici, non si Š giunti tuttavia a percepire, soprattutto in Europa. Nel Vecchio Continente si continua infatti a ritenere comunemente che l'acqua sia una sorta di risorsa illimitata, e a farne perci• un largissimo uso senza badare a sprechi e neppure alla lievitazione dei costi: tant'Š che in media ogni europeo ne consumava nel 2006 qualcosa come 160 litri al giorno (e in alcune regioni persino 370), mentre in almeno una ventina di Paesi sottosviluppati non si arrivava a 30 litri per famiglia (rispetto ai 20-25 per persona, considerati dall'Organizzazione mondiale della sanit… il minimo indispensabile per la sopravvivenza). Senza poi contare quant'acqua si perde a causa delle cementificazioni, del degrado ambientale o di reti infrastrutturali inadeguate. Ma neppure negli Stati Uniti ci si Š preoccupati pi— di tanto di questo problema, cosŤ che solo oggi il governo federale e quello di vari Stati hanno cominciato a chiedersi se si debba ancora conferire la facolt… a societ… private di utilizzare vasti terreni ex demaniali, con il diritto di sfruttamento di falde acquifere sottostanti o di bacini di acque potabili, per utilizzarli a propria discrezione e trarne profitto man mano che le comunit… urbane e gli agricoltori locali si troveranno nella necessit… di disporre di una maggior quantit… di risorse idriche. Sta di fatto che un po' dovunque, in varie parti del mondo, si riscontra, a causa di una crescente insufficienza d'acqua, una continua lievitazione dei prezzi dell'®oro azzurroŻ, nonch‚ dell'energia (sia per l'importanza che hanno tuttora le fonti idroelettriche sia per il massiccio utilizzo di acqua per l'estrazione di petrolio da sabbie bituminose). Inoltre, si sta scoprendo che, per incrementare il patrimonio idrico, sarebbero necessari ingenti investimenti in adeguate tecnologie e attrezzature, e in altrettante opere di bonifica, forestazione o desalinizzazione. Per avere un'idea delle dimensioni del problema, basti pensare che per coltivare un chilo di frumento occorrono tra 800 e 4.000 litri d'acqua, tra 2.000 e 8.500 per coltivare un chilo di cotone, fra 2.000 e 16.000 per ottenere un chilo di manzo, e 3.500 in media per produrre un litro di etanolo da canna da zucchero. Peraltro, sia per incremento della produzione di generi alimentari, che per quello delle risorse idriche, sono stati individuati diversi rimedi o correttivi che intanto potrebbero risultare particolarmente utili e poco costosi: da pi— efficaci criteri di gestione del patrimonio forestale, basati su oculate rotazioni nella raccolta di legname; al ricorso agli stessi metodi usati nel deserto per raccogliere l'acqua piovana o l'umidit… della notte e trasformarle in piccole fonti idriche; dal miglioramento dei procedimenti d'irrigazione per limitare gli sprechi, alla tecnologia delle piogge provocate artificialmente; al perfezionamento degli impianti di desalinizzazione dell'acqua marina (se ne stanno progettando di nuovi nell'ambito della Ue per l'adduzione dal Mediterraneo di acqua potabile o per altri usi). Ma se questo pu• valere per l'immediato, Š evidente che talune misure contingenti risulterebbero una ®fatica di SisifoŻ, qualora non si provvedesse nel frattempo a ripristinare un rapporto tendenzialmente pi— equilibrato fra la nostra domanda di risorse e la biocapacit… rigenerativa del pianeta. E quindi ad attuare una serie di provvedimenti in sintonia con uno sviluppo sostenibile: a cominciare da quelli volti a migliorare le condizioni climatiche e ad accrescere le energie pulite, in funzione di un pianeta ®pi— verdeŻ, meno esposto a inquinamenti del suolo, dell'acqua e dell'aria. A tal fine era stato siglato nel 2001 il Protocollo di Kyoto, che impegnava i paesi firmatari a studiare e adottare le misure pi— efficaci per raffreddare la temperatura della Terra e migliorarne le condizioni ambientali. E, anche se numerose erano state allora le ®diserzioniŻ (tra cui anche quella degli Stati Uniti), si riteneva che presto esse sarebbero venute meno, via via che fosse andata crescendo lungo la strada una maggiore consapevolezza dei problemi sul tappeto da parte dell'opinione pubblica, a cominciare da quella delle societ… economicamente pi— progredite e pi— sensibili in fatto di standard di vita. Senonch‚, le questioni pregiudiziali hanno finito per rendere pi— complesso e accidentato di quanto si ritenesse originariamente l'iter verso il raggiungimento di un accordo multilaterale in materia di salvaguardia e tutela ambientale. Da un lato, la riluttanza dei paesi emergenti o in via di sviluppo, anche se non solo di essi, a farsi carico degli oneri che ci• comportava, per la loro parte. Dall'altro, la divergenza di opinioni emersa fra gli scienziati sull'effettiva consistenza dei problemi ecologici. Vale perci• la pena di soffermarsi, sia pur per sommi capi, su queste due circostanze, per comprendere come finora si siano compiuti pochi passi significativi in merito alla definizione di un patto sul clima che trovi, se non unanime consenso, almeno vasti riscontri. Innanzitutto, si Š continuato a registrare, ancora nell'ultimo summit tenutosi in Giappone nel luglio 2008, un'impasse dei negoziati sui problemi dell'ambiente. I paesi emergenti, con a capo Cina e India, hanno sostenuto che devono essere per primi gli ®Otto GrandiŻ a tagliare le emissioni di biossido di carbone, in quanto sono stati loro, da un secolo e mezzo, dall'inizio della Rivoluzione industriale, a inquinare l'atmosfera provocando perci• alla lunga i guai in cui adesso ci si trova. Quanto ai paesi pi— avanzati, non hanno trovato finora modo d'intendersi: sia perch‚ non tutti si sono nel frattempo allineati alle direttive stabilite con il Protocollo di Kyoto o non sono in procinto di raggiungere gli obiettivi fissati da questo trattato che scadr… nel 2012, sia perch‚ Stati Uniti e Giappone avrebbero voluto assumere come parametro, per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica, un livello meno impegnativo che invece la maggior parte dei paesi europei (e in specie quelli pi— ®virtuosiŻ come Germania, Svezia, Svizzera, Francia e Inghilterra) ritiene insufficiente per affrontare sul serio la campagna per un miglioramento delle condizioni ambientali. In pratica, in ogni convegno internazionale sul clima, i vari governi continuano per lo pi— ad accapigliarsi su quali misure spetti loro assumere ed entro quali scadenze. Quelli europei tirano in ballo il fatto che gli americani producono in media pi— di cinquanta chili di anidride carbonica pro-capite al confronto dei loro venti-ventidue in media, mentre gli Stati Uniti puntano il dito sulla Russia post-comunista, priva ancora di qualsiasi argine contro l'inquinamento ecologico; a loro volta i giapponesi, che producono venticinque chili di biossido, ma non solo loro, chiamano in causa la Cina, che risulta uno dei maggiori responsabili di emissioni di gas con effetto serra, ma che Š riluttante ad assumere adeguate precauzioni al riguardo per non inceppare il suo convulso processo di sviluppo concentrato in gran parte su alcune aree metropolitane. E se la Cina come pure l'India (grande consumatrice di carbone) continuano a procedere a modo loro, non si pu• certo chiedere ai paesi pi— diseredati del terzo Mondo che facciano la loro brava parte per bloccare le devastazioni dello strato dell'ozono. Per quanti non hanno altri mezzi di sostentamento, l'acquisizione di qualche palmo di terra a scapito della foresta, o lo sfruttamento intensivo di tutto ci• che si pu• trovare a portata di mano, Š infatti una scelta obbligata. D'altra parte, a complicare le cose Š il fatto che la comunit… scientifica Š divisa per quanto riguarda l'effettiva consistenza o meno di una serie di danni ecologici e, quindi, dei rischi che incombono sull'umanit…. La maggior parte di loro ritiene estremamente cagionevole lo stato di salute del nostro pianeta. E a tal fine chiamano in causa innanzitutto l'effetto del gas serra. Poich‚, a loro avviso, avrebbe provocato il ®buco dell'ozonoŻ (lo sfaldamento della fascia di ozono della stratosfera a cui spetta filtrare le radiazioni ultraviolette del sole) in dimensioni tali da aver provocato uno squarcio grande come l'Europa. E ci• per molteplici cause: dalla concentrazione di anidride carbonica e di solfuri, alla diffusione di piogge acide, da una massa di rifiuti abbandonati a cielo aperto, all'evaporazione di vasti tratti delle foreste tropicali, alla siccit… e alla desertificazione di intere plaghe; dall'aumento della temperatura di alcune aree di mare, all'avvelenamento di varie falde acquifere, e, non ultimo, alla progressiva estinzione di numerose specie viventi della fauna sia sulla crosta terrestre che sotto la superficie degli oceani che in passato pullulavano di vita. N‚ sarebbero soltanto queste le cause dell'effetto serra. Per l'aumento delle temperature medie della Terra, sono andate sciogliendosi in parte alcune piattaforme di ghiaccio nell'area dell'Artico e si Š innalzata l'acqua degli oceani con l'erosione di vari tratti delle loro coste; a sua volta il surriscaldamento dei mari ha provocato, a causa dell'evaporazione dell'acqua e dell'umidit… dell'aria, devastanti cicloni in numerose zone prospicienti l'Oceano Pacifico. Oltretutto s'Š estesa l'area del deserto in Africa e nell'Asia centrale, al punto da prosciugare specchi d'acqua lacustri e tratti fluviali; inoltre, le piogge acide, provocate da una gran quantit… di sostanze inquinanti disseminate nell'atmosfera, stanno danneggiando le foreste nordamericane e anche quelle dell'Europa settentrionale, mentre massicce dosi di diossina, volando dalle zone calde, si sono depositate via via su quelle fredde sino a raggiungere il Polo Nord. Secondo altri scienziati, le cose non starebbero esattamente in questo modo e, di conseguenza, le previsioni che pur vanno per la maggiore peccherebbero di eccessivo pessimismo. A loro avviso, pur ammettendo che l'anidride carbonica sia andata crescendo da met… Ottocento a oggi da 28 a 360 parti di milione, la CO2 non va considerata la causa preminente dell'inquinamento atmosferico, dato che altri fattori (come l'aumento degli incendi nelle foreste tropicali) possono contribuire ad assorbire molta luce solare. D'altro canto, la temperatura media sarebbe aumentata di non pi— di 0,7 gradi dalla fine dell'Ottocento ai giorni nostri, e, comunque, non Š complessivamente cresciuta di pi— in Asia rispetto ad altre zone, malgrado i paesi di quel continente abbiano conosciuto negli ultimi decenni un crescente processo d'industrializzazione. Quanto al livello dei mari, non sarebbe tale da destare forti preoccupazioni, in quanto sarebbe salito in media di 1-2 millimetri negli ultimi cinquant'anni; mentre il numero degli uragani Š rimasto pi— o meno analogo a quello del passato: solo che oggi i loro effetti sono universalmente conosciuti in tutto il mondo attraverso gli schermi della televisione e, quindi, si attribuisce loro una maggiore importanza. N‚ ci sarebbe da allarmarsi per la riduzione del volume globale dei ghiacciai, in quanto, se questo avviene in alcune zone, non Š cosŤ per altre, e in ogni caso si sono sempre susseguite in passato continue variazioni nelle superfici glaciali; non solo per via del riscaldamento del clima ma anche per il diverso andamento dei venti. E si cita a questo proposito il fatto che un inverno notevolmente rigido come quello del 2008 ha ricostituito la calotta di gran parte dei ghiacciai artici e che s'Š interrotto anche per questo il continuo innalzamento della temperatura nelle correnti marine e nell'atmosfera. In base a queste valutazioni molto meno pessimiste, ha cosŤ ripreso vigore, soprattutto negli Stati Uniti, la tesi di quanti ritengono infondate le previsioni correnti su un surriscaldamento del pianeta. Anzi, Š emersa una prospettiva opposta: ossia quella di un progressivo raffreddamento delle temperature, a cominciare dall'Europa occidentale. E ci• per via di una forte riduzione delle acque calde della Corrente del Golfo dall'Atlantico del Nord alle coste del Vecchio Continente. Ma, secondo la maggior parte dei climatologi, le cose non andrebbero affatto a questo modo; e, comunque, quello che Š avvenuto nel corso del 2008 non fa testo, in quanto si tratta di una situazione congiunturale, limitata nel tempo. Data l'esistenza di queste forti differenziazioni di opinioni, dovute in gran parte al genere di modelli teorici e di calcoli utilizzati, non si Š giunti perci• a definire sicuramente e con esattezza quali siano le condizioni in cui versa il nostro pianeta e che cosa effettivamente ci aspetti nel prossimo futuro. Resta il fatto che il nostro pianeta ha comunque bisogno di essere ben pi— curato e tenuto in ordine di quanto non sia avvenuto negli ultimi sessant'anni, dopo una seconda guerra mondiale che di per s‚ aveva gi… causato danni e rovine ingenti a cui ha purtroppo fatto seguito una sequela pressoch‚ ininterrotta di conflitti civili, soprattutto in alcune aree, gi… di per s‚ povere e desolate, con il loro corollario di notevoli devastazioni, impoverimenti ed esodi in massa di popolazioni. Nel corso degli ultimi anni si Š continuato infatti, in alcune aree equatoriali del Sud-est asiatico e dell'America latina, per far posto a nuovi terreni coltivati, ad abbattere parte delle foreste pluviali, che funzionavano come ®polmoni verdiŻ e riducevano cosŤ l'effetto serra. E ci• non solo a causa della fame di terra da parte delle comunit… autoctone per lo pi— indigenti e con elevati tassi d'incremento demografico. Ma anche per le mire rapaci di alcune multinazionali, la connivenza di vari politici locali con trafficanti e faccendieri, e l'incessante allargamento delle aree suburbane. Il fatto che questo fenomeno riguardasse per lo pi— le regioni del Terzo Mondo, o comunque lontane dai confini dei paesi pi— avanzati, non ha messo in allarme per tanti anni l'Occidente sui danni che prima o poi avrebbero finito per riversarsi anche altrove, in seguito alla distruzione e al saccheggio di un cosŤ vasto patrimonio naturale. D'altra parte, nei paesi avanzati, si Š seguitato, e ci• avviene tuttora, a smaltire parte dei propri rifiuti riversandoli (dietro pochi soldi di compenso) nelle discariche a cielo aperto di quelli pi— poveri: anche se ci• finisce poi per produrre un effetto boomerang, propagando l'inquinamento atmosferico anche altrove. E in Europa ci si Š resi conto soltanto negli ultimi tempi dei gravi danni provocati spesso a poca distanza dalle proprie coste dalla fuoriuscita di greggio dai serbatoi delle petroliere, soggette a improvvise avarie, in quanto tenute in cattivo stato di manutenzione per risparmiare i relativi costi. E, ancorch‚ non si possa certo fare a meno di impianti e attivit… che producono anidride carbonica, ci si Š finalmente convinti che occorre adottare alcune misure sostanziali per ridurre le loro emissioni, se non si vuole vivere sotto una cappa di smog. Alcuni esponenti politici autorevoli (come l'ex presidente democratico americano ai tempi di Clinton, Al Gore, e l'ex premier britannico Tony Blair) si sono impegnati personalmente, con varie campagne di sensibilizzazione, affinch‚ l'opinione pubblica induca i governi ad assumere adeguati provvedimenti per migliorare lo stato di salute del pianeta. E ci•, soprattutto, attraverso un maggior utilizzo delle energie rinnovabili (come quella solare, nucleare e i biocarburanti sostenibili). A sua volta, il neo-presidente americano Barack Obama aveva annunciato che intendeva proporre al Congresso un ®piano verde globaleŻ, il cosiddetto ®Progetto Manhattan per la TerraŻ, per mobilitare le risorse pubbliche e private degli Stati Uniti (sino a 450 miliardi di dollari in cinque anni), puntando su un mix di politiche governative e di meccanismi di mercato, in modo da assemblare tecnologie di base e pratiche ecologiche nel campo dell'energia, dei trasporti, delle costruzioni e dell'agricoltura. Secondo i suoi calcoli si verrebbero cosŤ a creare moltissimi posti di lavoro e alcune condizioni propizie a un rilancio dell'economia. Anche in Cina i governanti s'erano detti propensi a ridurre le emissioni di gas serra. I loro connazionali sono infatti esposti, nelle principali citt…, a intense zaffate di aria putrida, densa di anidride solforosa derivante dalla combustione del carbone e degli olii combustibili. In altri paesi asiatici, dove si riscontrano livelli pi— o meno analoghi di inquinamento, aveva cominciato a farsi strada l'esigenza di stabilire un tetto ai consumi di carburante e di altre sostanze che avvelenano l'aria e il suolo. Perci•, al di l… delle diatribe tra ®catastrofistiŻ e ®negazionistiŻ, risultava intanto importante l'adozione di alcune misure largamente condivisibili, sia perch‚ commisurate alla situazione dei singoli paesi, sia perch‚ effettivamente praticabili, per ridurre l'impatto globale sulle condizioni dell'ambiente dovuto ad ®attivit… umaneŻ. Ô pur vero che l'economista indiano Rajandre Pachauri (premio Nobel nel 2008 ex aequo con Al Gore) ritiene che la soluzione ideale consisterebbe in una revisione di certi modelli di sviluppo e di consumo dominanti. Ed Š altrettanto vero che occorrono anche dei progetti che valgano ad abbassare la temperatura in base a ricerche scientifiche e sperimentazioni condotte nel campo della geoingegneria. Si riteneva comunque che sarebbe gi… stato un passo importante qualora al summit di Copenhagen del dicembre 2009, indetto per rinnovare il Protocollo di Kyoto, si fosse cominciato a decidere un taglio delle emissioni di anidride carbonica mediante un sistema di quote da ripartire entro determinate scadenze, come quello proposto dall'Unione europea e da concordare fra i vari paesi; e che a tal fine i paesi pi— ricchi s'impegnassero ad aiutare quelli pi— poveri ad affrontare i problemi climatici e ambientali. In tal modo si poteva infatti realizzare una progressiva riduzione di gas serra entro il 2015, come prescritto dagli scienziati dell'Onu, per poi tagliare il resto nei successivi trentacinque anni e giungere cosŤ entro il 2050 a ridurre met… delle emissioni. A questo riguardo era perci• importante che gli Stati Uniti, rifiutatisi a suo tempo di firmare il Protocollo di Kyoto, avessero annunciato di voler cambiare rotta, e che a Pechino ci si fosse convinti a fare la propria parte. E ci•, perch‚ gli Stati Uniti e la Cina insieme producono quasi il 40 per cento delle emissioni di anidride carbonica. Ma proprio alla vigilia del summit di Copenhagen sul clima Š sfumato inaspettatamente l'impegno di Washington e di Pechino a sottoscrivere un patto multilaterale su un taglio consistente di gas serra. in modo da garantire uno sviluppo ®pulitoŻ e ®sostenibileŻ, e da sperimentare inoltre nuove tecnologie. Se questo ripensamento venisse confermato, non resta perci• che augurarsi che i paesi europei pi— avanzati proseguano decisamente la strada di una ®rivoluzione verdeŻ. Ma ci• non toglie che senza l'apporto degli Stati Uniti e della Cina, nonch‚ dell'India, non si farebbero molti passi avanti sulla strada del disinquinamento del pianeta. Valerio Castronovo (®PrometeoŻ n. 108/09) Perch‚ studiare ancora le lingue classiche? - Il mondo antico ha elaborato idee, concetti, valori e discipline alla base della civilt… occidentale, della sua cultura e del suo stile di vita. Ma un tale patrimonio, oggi emarginato nella societ… e nel mondo dell'istruzione, rischia di disperdersi. - La discussione sull'opportunit… di continuare a studiare il greco e il latino Š stata parte viva del dibattito sui vari progetti di riforma della scuola presentati negli ultimi decenni. Lo studio delle lingue classiche Š stato spesso contestato, ora perch‚ ritenuto espressione di un modello formativo troppo elitario e selettivo, ora perch‚ considerato superato rispetto a discipline pi— ®moderneŻ e meglio rispondenti agli interessi delle nuove generazioni, ora perch‚ valutato come ®poco utileŻ (in una prospettiva che gi… di per s‚ appare poco adeguata ad apprezzare la validit… di un percorso di formazione). Nessuna di queste considerazioni, in realt…, pu• veramente mettere in discussione lo studio del latino e del greco. Non si tratta certo di discipline pi— difficili o selettive di altre, bench‚ questo pregiudizio sia diffuso; quanto alla loro attualit…, se non si vuole correre il rischio di rincorrere il nuovo a tutti i costi, richiede una equilibrata valutazione del rapporto fra tradizione e innovazione; infine, lo studio Š un'attivit… orientata alla formazione, che serve a preparare personalit… complete, culturalmente sensibili e per questo capaci, con l'elasticit… tipica della formazione umanistica, anche di acquisire le competenze tecniche e le abilit… necessarie nella professione. Nella vita di tutti i giorni, a rigore, non servono n‚ i verbi deponenti e gli aoristi, n‚ i logaritmi e la trigonometria: ma il fatto Š che non si studia - non si deve studiare - solo ci• che ®serveŻ nel quotidiano (o che pu• essere funzionale al mondo del lavoro). In una lezione all'Universit… di Yale, Donald Kagan, uno dei massimi storici statunitensi di storia greca, alla domanda ®Perch‚ studiare la storia della Grecia antica?Ż, ha risposto: ®Perch‚ Š terribilmente interessanteŻ. La risposta vale certamente anche per il greco e il latino: ma Š ovvio che non pu• bastare, perch‚ lo studio delle lingue classiche richiede un impegno decisamente gravoso, che va affrontato prima che possa svilupparsi negli studenti un interesse disciplinare sufficiente a motivarlo. Nel tentativo di trovare argomenti cogenti per mantenere lo studio del latino e del greco nel nostro ordinamento scolastico, sono state spesso proposte considerazioni in un certo senso estranee a queste discipline. Ô stato sostenuto che tale studio, imponendo di confrontarsi con forme di espressione linguistica diverse e con strutture grammaticali e sintattiche complesse, costituirebbe un esercizio intellettuale capace di sviluppare le capacit… logico- deduttive e avrebbe quindi un elevato carattere formativo, poi applicabile anche a discipline diverse. Questo tipo di argomentazione non mi convince. Non che essa sia priva di fondamento: un autorevole fisico e studioso di storia della scienza come Lucio Russo, convinto che la decadenza degli studi classici vada di pari passo con la caduta delle capacit… logiche nelle generazioni pi— giovani, ha sostenuto che ®l'esercizio di traduzione [...] costituisce un lavoro intellettuale impegnativo, che richiede al principiante una lunga serie di formulazioni di ipotesi di verifica, fino a trovare un significato coerente con il lessico e la struttura del testo. Si tratta di un lavoro che sviluppa le stesse qualit… intellettuali necessarie per la ricerca scientificaŻ (in Segmenti e bastoncini. Dove sta andando la scuola?, 2002, pp. 85 ss.). Tuttavia, proporre lo studio del greco e del latino come ®allenamentoŻ della mente Š a mio parere scarsamente motivante: Š facile obiettare (ed Š gi… stato fatto) che lo stesso risultato si potrebbe ottenere aumentando il numero di ore di matematica o, per restare nel campo linguistico, introducendo lo studio del cinese o dell'arabo. Ad analoghe obiezioni si prestano quelle motivazioni che ritengono la conoscenza del greco e del latino necessaria per la comprensione dei linguaggi tecnico- scientifici, i cui termini derivano dalle lingue classiche: quasi che non si potesse imparare cos'Š la dermatologia senza conoscere le radici greche della parola. Insomma, le motivazioni di carattere estrinseco possono essere motivazioni accessorie, ma non devono, a mio avviso, essere messe in primo piano, proprio perch‚ intrinsecamente ®deboliŻ e assai facilmente contestabili. Un argomento pi— interessante Š quello che considera lo studio delle lingue classiche come un valido strumento per migliorare le competenze espressive nell'italiano parlato e scritto: una buona conoscenza di esse favorirebbe infatti una maggiore consapevolezza nell'uso dell'italiano per quanto riguarda ortografia, grammatica, lessico e sintassi. Fin dai primi anni Sessanta si Š parlato, in verit…, dello studio del latino in funzione dell'italiano, ma questa proposta non ha mai trovato applicazione sistematica nella didattica. Non sono mancati anche di recente inviti a sfruttare le potenzialit… dell'insegnamento delle lingue classiche per la formazione di una matura coscienza linguistica, con possibile applicazione anche alle lingue moderne diverse dall'italiano, e per la comprensione profonda dei meccanismi della comunicazione in contesti culturali diversi (cfr. R. Tosi, Appunti sulla storia dell'insegnamento delle lingue classiche in Italia, ®Quaderni del CIRSILŻ, 2, 2002, pp. 1- 6): ma anche questa mi sembra una motivazione sostanzialmente estrinseca, che pu• essere invocata per il suo carattere accessorio, ma che non Š di per s‚ sufficiente a giustificare il mantenimento dello studio del latino e del greco. La risposta che darei alla domanda ®Perch‚ continuare a studiare le lingue classiche?Ż Š dunque la stessa che, da storica, darei a chi mi chiedesse perch‚ dobbiamo dedicare tempo a studiare la storia del mondo antico e non, piuttosto, ad approfondire quella di epoche pi— vicine a noi. Perch‚ il mondo antico ha elaborato idee, concetti, valori (persona, politica, libert…, democrazia, tanto per citarne alcuni) e ha inventato discipline (la storia, la filosofia, la filologia, la scienza) che sono alla base della civilt… occidentale e degli aspetti pi— significativi della sua cultura e del suo stile di vita: un patrimonio che viene considerato ormai acquisito senza, forse, una sufficiente consapevolezza della sua origine e della sua stessa fragilit… (cfr. F. Polacco, La cultura a picco, 1998, p. 9: ®Noi non nasciamo liberi, tolleranti, democratici e disposti alla ricerca del bello e del vero: se alcuni di noi lo diventano Š solo perch‚ queste qualit… ci sono state insegnate e trasmesseŻ). Di questo patrimonio Š necessario alimentare la memoria per mantenere viva, attraverso di essa, un'identit… consapevole: Š stato osservato da pi— parti che, senza la memoria del passato, il presente diviene incomprensibile, e che non c'Š identit… senza conoscenza del proprio passato e senza un confronto critico con esso. Non sono certo considerazioni nuove: gi… Antonio Gramsci scriveva che ®si imparava il latino e il greco [...] per conoscere direttamente la civilt… dei due popoli, presupposto necessario della civilt… moderna, cioŠ per essere se stessi e conoscere se stessi consapevolmenteŻ (citato in L. Canfora, Noi e gli antichi, 2002, pp. 117 ss.). Ma ci• non le rende meno vere: tanto pi— che concetti come memoria e identit… diventano cruciali in un momento storico caratterizzato dalla globalizzazione e dal crescente multiculturalismo. Non si pensi che siano argomenti da classicista: Lucio Russo ha sostenuto, da scienziato, l'importanza dello studio della civilt… antica, e greca in particolare, in quanto contesto storico e culturale in cui Š nata la scienza, come antidoto al dilagante irrazionalismo. Si potrebbe obiettare che si pu• benissimo scindere lo studio della civilt… antica dalla conoscenza delle lingue classiche. In effetti, anche autorevoli classicisti hanno ritenuto accettabile questa prospettiva, nella convinzione che sia meglio conoscere la civilt… classica (la storia, la filosofia, la letteratura, l'arte del mondo classico) con la mediazione delle traduzioni che non conoscerla affatto (cfr. F Stok, Lingue classiche, ®IterŻ, 3, 9, 2000, pp. 70-73). Bench‚ queste posizioni esprimano un lodevole realismo, resto convinta che sottrarre gli strumenti di accesso diretto ai testi favorisca una conoscenza poco critica e scarsamente consapevole del mondo antico, basata sulla ripetizione di affermazioni non verificabili sui testi originali. Per citare ancora una volta Russo, ®non si pu• conoscere profondamente una civilt… senza conoscerne la linguaŻ: solo un'adeguata conoscenza delle lingue classiche pu• consentire un confronto diretto, autonomo e consapevole con il mondo antico e la sua eccezionale produzione culturale, senza dover dipendere dalla mediazione di traduzioni spesso inadeguate. Se dunque lo studio del greco e del latino va mantenuto, Š soprattutto perch‚ la loro conoscenza Š uno strumento imprescindibile di confronto interculturale, che permette di accedere a un patrimonio immenso di testi e di penetrare criticamente nel pensiero e nella cultura degli antichi, individuando le continuit… e riconoscendo le alterit…, senza accontentarci di una conoscenza superficiale degli elementi costitutivi della nostra tradizione culturale. Parlo, ovviamente, di una conoscenza linguistica sufficiente, se non ad affrontare una lettura diretta, almeno a verificare la bont… di una traduzione: non si tratta di tradurre Tucidide o Tacito a prima vista! Adeguate competenze linguistiche nel settore delle lingue classiche non dovrebbero, dunque, far parte di un sapere specialistico, ma essere un patrimonio culturale relativamente diffuso. Per questo considero pericolosa l'introduzione dell'opzionalit… dello studio delle lingue classiche, spesso ventilata e presente, nel progetto di riforma ora in discussione, per il latino nel liceo scientifico e nel liceo delle scienze umane (Š comunque prevista una riduzione delle ore di latino allo scientifico e soprattutto al linguistico; la possibilit… di scegliere un percorso senza il latino Š presente allo scientifico e al liceo delle scienze umane). L'introduzione generalizzata dell'opzionalit… in altri sistemi scolastici europei, come quello francese, ha infatti cosŤ ridotto, nel giro di pochi anni, il numero di chi ha competenze in questo ambito, da costringere a cercare all'estero persone in grado di continuare a mantenere in vita gli studi classici nelle Universit… e di garantire il reclutamento del futuro corpo docente: una situazione che una grande studiosa della grecit… come Jacqueline de Romilly aveva previsto e che si era impegnata a evitare, rimanendo inascoltata. Del resto, l'attuale situazione socio-culturale non incoraggia a sperare che studenti (e famiglie) resistano alla tentazione di scegliere percorsi facilitanti; l'opzionalit… significherebbe dunque la scomparsa del latino (e del greco, qualora si ritenesse di estenderla) dalla scuola superiore. Forse non tutti si rendono conto del fatto che la buona conoscenza delle lingue classiche Š un ®di pi—Ż che i nostri giovani possono mettere in gioco in campo internazionale, dove trovano spesso grandi opportunit…; non avrebbe dunque alcun senso distruggere una tradizione di formazione che ci rende ormai quasi unici per adeguarci a standard inferiori che hanno gi… mostrato la loro inadeguatezza. Non si pu• pensare, Š ovvio, di insegnare il greco e il latino a tutti, ma - nota Lucio Russo - ®il riservarne la conoscenza [...] a un piccolo gruppo di specialisti [...] porterebbe a compimento una frattura culturale senza precedenti, oggi gi… in corso di attuazione in buona parte del mondo occidentale, e dalle conseguenze di enorme portataŻ. Sono ben consapevole del fatto che non basta rivendicare l'importanza dello studio del greco e del latino: Š anche necessario trovare strumenti didattici adeguati alle nuove esigenze, perch‚ un insegnamento che riduca i testi a un eserciziario grammaticale viene accettato con difficolt… sempre crescente. A questo proposito, alcuni suggeriscono, per esempio, di far leggere molto usando il testo a fronte, piuttosto che poco a partire dal solo originale; ma non spetta a me pronunciarmi in merito a problemi di didattica del greco e del latino. Credo invece importante ribadire che obiettivo primario dell'insegnamento delle lingue classiche dovrebbe essere la comprensione dei testi, non solo in senso linguistico, ma anche attraverso l'inquadramento nel loro contesto storico e culturale, che solo pu• veramente illuminarli, farli vivere, valorizzare il loro contenuto di comunicazione. Forse con ci• risulter… pi— facile comprendere che lo studio delle lingue classiche Š uno strumento davvero irrinunciabile per conoscere la bellezza che il mondo antico ha prodotto: e, per citare ancora una volta Fabrizio Polacco, ®la bellezza Š una cosa estremamente seria: anche perch‚ in genere rimanda ad altroŻ. Cinzia Bearzot (®Vita e PensieroŻ n. 1/10) L'influenza sociale dei mass media - Il rischio che i mezzi d'informazione determinino l'opinione pubblica senza pi— confronti e riflessioni. - I giornali pubblicano spesso dei sondaggi, dove una personalit… politica gode di un elevato indice di gradimento anche se non ha ottenuto risultati di rilievo n‚ all'interno del suo governo n‚ in ambito internazionale. Ô come se un vento di popolarit… soffiasse su quella personalit…, senza una ragione apparente. Come spiegare questo fenomeno? Alcuni psicologi sociali hanno creato sperimentalmente le condizioni che consentono di comprendere e analizzare le dinamiche psicologiche sottostanti a questo fenomeno. Uno degli studi pi— recenti in quest'ambito Š un sondaggio su quattordicimila persone realizzato in Internet dallo psicologo Matthew Salganik con due suoi colleghi. Gli internauti coinvolti nell'esperimento dovevano connettersi ad un sito su cui appariva una lista di brani musicali che nessuno dei visitatori poteva avere ascoltato prima dato che non erano ancora in commercio. Dopo avere ascoltato le musiche riportate nella lista costoro dovevano indicare le loro preferenze in ordine progressivo. Contemporaneamente, fu realizzato un sondaggio in diretta dove le preferenze dei partecipanti al sondaggio venivano conteggiate per creare una ®hit- paradeŻ dei brani pi— apprezzati: un brano stava in testa alla classifica, uno al secondo posto, uno al terzo, ecc. In una prima versione di questo esperimento, i risultati del sondaggio erano visibili mentre gli internauti facevano la loro scelta. Ci• che emerse fu che molto rapidamente un brano musicale incominci• a distanziarsi dagli altri finendo in cima al sondaggio nel giro di qualche ora. Emerse chiaramente che, nell'indicare le proprie preferenze, gli internauti erano influenzati dai risultati del sondaggio in corso. Siccome tutti i brani musicali si equivalevano, i partecipanti erano molto incerti nel redigere la loro classifica, tendevano perci• a scegliere il pezzo che sembrava ®meglio degli altriŻ secondo il sondaggio. E pi— il pezzo che sembrava ®meglio per gli altriŻ saliva nella classifica, pi— il fenomeno si amplificava, con uno scarto via via crescente tra il pezzo considerato migliore e tutti gli altri. Che la scelta non fosse dovuta alla qualit… musicale di questo o di quel brano Š dimostrato dal fatto che lo stesso esperimento, ripetuto pi— volte, ha portato all'affermazione di un brano diverso. In una seconda versione dell'esperimento, invece, i risultati del sondaggio in corso non venivano comunicati agli internauti mentre stavano facendo la loro scelta. In questo caso nessun titolo si Š distanziato dagli altri: il numero delle preferenze Š risultato simile per tutti i brani musicali. Questo esperimento dimostra, dunque, l'esistenza di un ®effetto sondaggioŻ collegato alla nostra tendenza gregaria ad apprezzare ci• che gli altri apprezzano e ad affidarci alle opinioni della maggioranza. Ovviamente in un sondaggio dove le entit… da valutare si differenziano le une dalle altre, entrano in gioco anche altri fattori; la tendenza per• ad accodarsi alle scelte della maggioranza (o di quella che si pensa sia l'opinione maggioritaria e/o ®vincenteŻ) Š reale ed emerge in vari ambiti, da quello politico a quello commerciale, dalla scelta di un candidato alla scelta di un oggetto che va di moda in quel momento. Una tendenza che d… anche ragione del motivo per cui un personaggio o una moda possano essere abbandonate rapidamente e altrettanto rapidamente sostituite da altro personaggio o altra moda. La riprova sociale Questa tendenza, che abbiamo noi esseri umani, ad apprezzare qualcosa o qualcuno perch‚ altri l'apprezzano era gi… nota fin dall'Antichit…. Nell'Etica Nicomachea Aristotele spiega come gli uomini non esitino a far propria un'opinione non appena si convincono che essa Š ®universalmente accettataŻ. Si tratta di una forma di imitazione dettata dalla convenienza, dal desiderio di sentirsi al sicuro, insieme agli altri. Ritrovarsi da soli a sostenere un punto di vista divergente provoca infatti in molti un senso di sgomento e di vulnerabilit…. Si pu• dunque aderire all'®opinione generaleŻ non perch‚ la si condivide ma per mettersi al riparo dalle cattive sorprese e dalle critiche, oppure per il piacere di sentirsi in sintonia con gli altri, parte di un insieme che avvolge e protegge, o pi— semplicemente perch‚ si Š portati a credere che se un'opinione Š condivisa ci sono maggiori probabilit… che sia buona od opportuna. Il principio della ®riprova socialeŻ - spiega il sociologo Robert Cialdini nel volume Le armi della persuasione (1989) - ci dice che uno dei mezzi che usiamo per decidere che cos'Š giusto Š cercare di scoprire che cosa gli altri considerano giusto. ®La tendenza a considerare pi— adeguata un'azione quando lo fanno anche gli altri normalmente funziona bene. Di regola, commetteremo meno errori agendo in accordo con l'evidenza sociale che al contrario. Questo aspetto del principio della riprova sociale Š il suo maggior punto di forza, ma anche la sua debolezza. Come altre armi di persuasione, ci offre una comoda scappatoia, ma allo stesso tempo ci espone agli attacchi dei profittatori in agguatoŻ. Ci sono infatti molti stratagemmi per dare l'impressione che la maggioranza pensi o agisca in un determinato modo. Uno dei pi— banali usato nel mondo dello spettacolo Š quello della claque che guida gli applausi: se alcuni spettatori iniziano ad applaudire molti altri seguono, meccanicamente. Famosi predicatori internazionali, che predicano negli stadi e compaiono in televisione, si portano dietro un gruppo di fedeli entusiasti per dare l'impressione di condivisione e consenso. Uno stratagemma a cui ricorrono anche gli agenti dei cantanti e delle star del cinema: il gruppetto dei fan che attendono all'uscita dell'albergo il loro ®idoloŻ Š in qualche caso spontaneo, in molti altri invece Š organizzato ad hoc dall'agente del divo o della diva. Anche i pubblicitari e i venditori insistono sul fatto che un prodotto riscuote grande successo tra il pubblico assai prima che tale successo si sia verificato: in questo modo non hanno bisogno di illustrarne le qualit… e di convincere che si tratta di un buon prodotto, basta che dicano che molti altri lo desiderano o lo scelgono. A completare il messaggio ci pensa il destinatario, che dentro di s‚ fa questo ragionamento: se piace a tanti deve essere un buon prodotto. Come un gruppetto possa dar vita ad una sorta di effetto valanga del consenso intorno a prodotti, opinioni, idee, scelte o personaggi di cui in realt… la maggior parte delle persone non ha una cognizione sufficiente (e qualche volta nessuna cognizione) lo ha spiegato il filosofo Arthur Schopenhauer nel volume L'arte di ottenere ragione. ®Ci• che si chiama opinione generale Š, a ben guardare, l'opinione di due o tre persone; e ce ne convinceremmo se potessimo osservare come si forma una tale opinione universalmente valida. Troveremmo allora che furono in un primo momento due o tre persone ad avere supposto o presentato e affermato tali opinioni, che si fu cosŤ benevoli verso di loro da credere che le avessero davvero esaminate a fondo: il pregiudizio che costoro fossero sufficientemente capaci indusse dapprima alcuni ad accettare anch'essi l'opinione: a questi cedettero a loro volta molti altri, ai quali la pigrizia suggerŤ di credere subito piuttosto che farne faticosi controlli. CosŤ crebbe di giorno in giorno il novero di tali accoliti pigri e creduloni: infatti, una volta che l'opinione ebbe dalla sua un buon numero di voci, quelli che vennero dopo l'attribuirono al fatto che essa aveva potuto guadagnare a s‚ quelle voci solo per la fondatezza delle sue ragioni. I rimanenti, per non passare per teste irrequiete che si ribellano contro opinioni universalmente accettate e per saputelli che vogliono essere pi— intelligenti del mondo intero, furono costretti ad ammettere ci• che era gi… da tutti considerato giusto. A questo punto il consenso divenne un obbligo. D'ora in poi, i pochi che sono capaci di giudizio sono costretti a tacere e a poter parlare Š solo chi Š del tutto incapace di avere opinioni e giudizi propri, ed Š la semplice eco di opinioni altrui: tuttavia, proprio costoro sono difensori tanto pi— zelanti e intolleranti di quelle opinioni. Infatti, in colui che la pensa diversamente, essi odiano non tanto l'opinione diversa che egli professa, quanto l'audacia di voler giudicare da s‚, cosa che essi stessi non provano mai a fare, e in cuor loro ne sono consapevoli. Insomma, a esser capaci di pensare sono pochissimi, ma opinioni vogliono averne tutti: che cos'altro rimane se non accoglierle belle e fatte da altri, anzich‚ formarsele per conto proprio?Ż conclude Schopenhauer. ®Poich‚ questo Š ci• che accade, quanto pu• valere ancora la voce di cento milioni di persone? Tanto quanto un fatto storico che si trova in cento storiografi, ma poi si verifica che tutti si sono trascritti l'uno l'altro, per cui, alla fine, tutto si riconduce all'affermazione di uno soloŻ (pp. 54-56). Pareri impopolari Secondo lo scrittore americano Mark Twain (1835-1910) molte persone preferiscono tacere e mostrare di condividere il convincimento che va per la maggiore in quel momento piuttosto che sfidare l'opinione pubblica con pareri che ritengono corretti ma impopolari. In una lettera-testamento dal titolo The Privilege of the Grave, scritta cinque anni prima di morire e pubblicata postuma, Twain spiegava come spesso la libert… di parola sia una illusione. Ecco alcuni passaggi significativi di quella lettera. ®L'omicidio Š proibito sia formalmente che di fatto, la libert… di parola Š formalmente permessa, ma di fatto proibita. Per l'opinione comune sono criminali entrambi, tenuti in gran spregio da tutti i popoli civili. L'omicidio Š a volte punito, la libert… di parola lo Š sempre, qualora venga esercitata. Il che avviene raramente. Ci sono almeno cinquemila omicidi per ogni (impopolare) manifestazione di libera espressione. Questa riluttanza a esprimere opinioni impopolari Š giustificata: il prezzo da pagare Š assai alto, pu• comportare la rovina economica di un uomo, pu• fargli perdere gli amici, pu• condannare all'emarginazione la sua famiglia innocente e rendere la sua casa un luogo desolato, disprezzato ed evitato da tutti. Nel petto di ogni uomo si cela almeno un'opinione impopolare sulla politica o sulla religione, e in molti casi se ne trova ben pi— d'una. Pi— l'uomo Š intelligente, maggiore Š la quantit… di opinioni di questo tipo che tiene per s‚. Non c'Š individuo - compreso il lettore e me stesso - che non sia in possesso di convinzioni impopolari, che coltiva e accarezza e che il buon senso gli vieta di esprimere. A volte sopprimiamo un'opinione per ragioni che ci fanno onore, non onta, ma pi— spesso lo facciamo perch‚ non possiamo sostenere l'amaro costo di dichiararla. A nessuno di noi piace essere odiato, a nessuno piace essere evitato. Una naturale conseguenza di questa condizione Š che, consciamente o inconsciamente, facciamo pi— attenzione ad accordare le nostre opinioni con quelle del nostro vicino e a mantenere la sua approvazione piuttosto che esaminarle con scrupolo per vedere se siano giuste e fondate. Quest'abitudine produce inevitabilmente un altro risultato: l'opinione pubblica che nasce e si alimenta in questo modo non Š affatto un'opinione, Š semplicemente un atteggiamento; non suscita riflessioni, Š priva di principi e non merita rispetto. [...] Quando un progetto politico del tutto nuovo e non sperimentato viene presentato alla gente, questa Š sorpresa, ansiosa, intimidita e per qualche tempo resta muta, reticente, incapace di schierarsi. Il movimento antischiavista, quando ebbe inizio nel Nord tre quarti di secolo fa, non suscit• nessuna simpatia. La stampa, il clero e la grande maggioranza delle persone rimasero indifferenti. Questo avvenne per timidezza, per paura di esprimersi e diventare impopolari, non perch‚ si approvasse la schiavit— o non si commiserassero gli schiavi. Non fanno eccezione a questa regola neanche gli Stati, come quello della Virginia, e neanche io stesso: ci siamo aggregati alla causa dei confederati non perch‚ lo volessimo, non era cosŤ, ma perch‚ volevamo essere come gli altri. Ô semplicemente una legge di natura e l'abbiamo seguita. Ô il desiderio di essere come gli altri che porta al successo i partiti politici. [...] Quando un uomo ha aderito a un partito, Š probabile che ci rimanga. Se cambia opinione - intendo il modo di sentire, di pensare - Š probabile che continui a restarci ugualmente; i suoi amici appartengono a quel partito; terr… quindi per s‚ il diverso modo di sentire, e sosterr… pubblicamente quel che in privato ha rinnegato. In questo modo, e non in altri, pu• godere del privilegio della libert… di parolaŻ. Spirali di silenzio e mimetismo mediatico ®Io lo dico, tu lo dici, ma alla fine lo dice anche quello. Dopo che lo si Š detto tante volte, altro non vedi se non ci• che Š stato dettoŻ. Ô questo un motto famoso di Goethe che spiega il modo in cui possono diffondersi le opinioni. Ma quando un'opinione (o una credenza) Š molto diffusa e sempre pi— ®condivisaŻ diventa difficile smontarla, anche se Š palesemente falsa o pericolosa, perch‚ agli occhi di molti essa ha ormai assunto un valore di verit…: Š il fatto stesso di essere condivisa da molti e ampiamente diffusa a renderla veritiera. E se qualcuno tenta di smontarla, la spiegazione Š sempre la stessa: non sarebbe condivisa da cosŤ tante persone se fosse ®del tuttoŻ falsa. Succede allora che chi si trova nella delicata posizione di poter diffondere idee e opinioni, se non Š frenato dall'etica e dal rispetto dei destinatari dei messaggi che invia, pu• anche creare ex novo delle ®verit…Ż che, condivise via via da un numero crescente di persone, ®non possono non essere vereŻ perch‚, ognuno pensa tra s‚ e s‚, Š impensabile che cosŤ tanta gente si sbagli: il che a volte Š vero, ma altre volte Š falso. A riprova della sua importanza, questo tipo di riflessione attraversa le epoche storiche e le discipline. Elisabeth Noelle-Newmann (1973), per esempio, autrice di numerose ricerche sulla comunicazione mediatica, ha spiegato come i mass media provochino delle spirali di silenzio. CosŤ come, con altre parole, hanno spiegato Arthur Schopenhauer, Mark Twain, Robert Cialdini, Goethe e Aristotele, la gente cerca di capire qual Š l'opinione dominante per conformarsi a quelle che pensa siano le tendenze pi— diffuse per non andare contro corrente. Ponendo in primo piano alcune opinioni e non altre, i mass media possono dare l'impressione che certe convinzioni siano dominanti anche se di fatto non lo sono. Accade quindi che molti spettatori aderiscano ad un'opinione che considerano maggioritaria e autocensurino le opinioni contrarie. Ci• accade perch‚ molte persone sono sole davanti al televisore, con cui non possono instaurare un contraddittorio; inoltre, essendo sole, non hanno modo di confrontare la versione proposta dai media con quella di altre persone e di scoprire, per esempio, che molti non la condividono o hanno idee differenti o accettano alcune cose e non altre. In questo contesto si realizza facilmente, su vasta scala, il fenomeno dell'ignoranza pluralistica, cioŠ l'errata convinzione che esista una maggioranza compatta, mentre in realt… c'Š, quanto meno all'origine, un pluralismo di idee. In preda all'ignoranza pluralistica, la gente tender… ad autocensurare sempre pi— la dissidenza: una spirale che ha l'effetto di accentuare il clima di opinione innescato dai mass media. A questo tipo di argomentazione si potrebbe controbattere che le fonti di informazione sono molteplici e diversificate, il che per• Š vero soltanto quando i mezzi di informazione fanno correttamente il loro mestiere e non cadono essi stessi vittime del mimetismo mediatico. Che cosa significa? Significa che la spinta ad imitare Š presente anche nei media, i quali possono precipitarsi su un'informazione senza verificarne l'autenticit…, soltanto perch‚ altri la stanno diffondendo e non si pu• restare fuori da uno scoop. Rincorrendosi a vicenda le diverse reti finiscono spesso per fornire agli spettatori resoconti simili, o uguali, che rimbalzano da un'agenzia all'altra e da un canale all'altro senza che ci sia il tempo per una verifica. Il mimetismo mediatico, spiega Ignacio Ramonet nel volume La tirannia della comunicazione (1999), Š quella febbre che si impossessa dei media e li spinge, nell'urgenza pi— assoluta, a precipitarsi per coprire un evento (qualunque esso sia) con il pretesto che i media concorrenti si stanno impossessando di quell'evento ed esso sta acquistando un'importanza crescente. ®Questa imitazione delirante, spinta all'eccesso, provoca l'effetto valanga e funziona come una sorta di autointossicazione: pi— i media parlano di un tema, pi— si persuadono, collettivamente, che quel tema Š indispensabile, centrale, capitale, e che bisogna coprirlo ancora di pi—, consacrandogli ancora pi— tempo, pi— mezzi, pi— giornalisti. I media si autostimolano, si sovraeccitano gli uni con gli altri, moltiplicano i rilanci e si lasciano andare verso un eccesso di informazione in una specie di spirale vertiginosa, ubriacante, fino alla nauseaŻ (p. 33). Non solo le televisioni ma anche Internet pu• diventare un veicolo di contagio mimetico grazie alla rapidit… con cui i messaggi si diffondono e si inseguono. Incalzati dalla concorrenza, i media sono indotti a inseguire le notizie e a rilanciarle. In tempo reale. Chi lavora con le notizie non pu• permettersi che altri facciano lo scoop e monopolizzino gli ascolti. Se perde terreno troppe volte rischia la carriera. Qualcun altro in attesa pu• soppiantarlo. Ci• origina un cortocircuito che alla fine porta i giornalisti, prede dell'urgenza, ad affidarsi alle agenzie senza verificare l'autenticit… delle notizie; oppure ad alimentarle tenendole in vita il pi— possibile per continuare a parlarne e fare audience. Il rischio di adottare un'idea o un'interpretazione preconfezionata senza approfondire e verificare le fonti Š molto comune: ci vuole tempo, calma e spirito riflessivo per poter valutare i pro e i contro e operare una scelta con cognizione di causa, ma i tempi incalzanti delle notizie in tempo reale tutto questo non lo consentono. Un caso di mimetismo mediatico che molti ricordano fu nel 1998 l'affaire Clinton- Lewinsky, talmente gonfiato dai media che qualcuno ipotizz• che Bill Clinton, allora presidente degli Stati Uniti, avesse inventato la crisi irachena per deviare sull'Iraq e su Saddam Hussein l'interesse nefasto dei media. I media americani si erano precipitati sulla notizia di una relazione sessuale tra Clinton e una stagista della Casa Bianca basandosi su un'unica fonte, partigiana e manipolatrice, senza verificarne l'attendibilit… e sopratutto senza spiegare al pubblico da dove quella notizia provenisse. E poich‚ nessuna emittente avrebbe mai accettato di non mandare in onda uno scoop cosŤ sensazionale, lo scandalo fece il giro del mondo prima ancora che ci fossero delle prove e una versione attendibile dei fatti. Una volta messo in circolo uno scoop del genere si autoalimenta: gli spettatori vogliono i dettagli, i giornalisti vanno a caccia di indiscrezioni e di interviste, si raccolgono opinioni, vengono organizzati dibattiti e sondaggi, ogni giorno emerge un elemento nuovo. Le testate giornalistiche si rincorrono e pi— si rincorrono pi— danno corpo all'evento. Si materializza cosŤ la cosiddetta profezia che si auto-avvera. Secondo questo principio - formalizzato da Robert Merton sotto il nome di teorema di Thomas - una cosa percepita come reale diventa reale nelle sue conseguenze. Un evento costruito non ha pi— bisogno di giustificarsi se ha conquistato l'attenzione del pubblico, ne ha suscitato la curiosit… e si Š trasformato in pubblica opinione. La sua forza risiede nel potere che esercita sul campo, non nella sua veridicit… o nel suo intrinseco valore. Un caso emblematico fu quello raccontato nel volume La rumeur d'Orl‚ans dal filosofo Edgard Morin. Nel 1969 nella cittadina francese di Orl‚ans era sorta una voce secondo cui alcune ragazze, dopo essere state addormentate in boutique di moda da commercianti per la maggior parte ebrei, erano rimaste vittime di una ®tratta delle biancheŻ. Una ‚quipe di sociologi si rec• ad Orl‚ans subito dopo il momento pi— critico della diffusione della ®notiziaŻ, per raccogliere il massimo possibile delle testimonianze di persone che occupavano le posizioni pi— diverse. Quei fatti, nati dalla fantasia (e dal desiderio inconscio di liberazione sessuale unito al senso di colpa) di alcune liceali, non erano mai accaduti; ma molti erano ormai convinti che fossero reali perch‚ tutti ne parlavano, compresi i giornali. Anche quando furono ridicolizzati e smentiti, molti continuarono a crederci perch‚ ormai quella convinzione aveva preso forma ed era stata raccontata e condivisa, con partecipazione emotiva, dagli altri e da loro stessi. (Difficile fare marcia indietro quando si sono assunte certe posizioni, meglio radicalizzarle nella speranza di convincere altri allargando cosŤ, nuovamente, la base dei consensi, il che dimostrerebbe la ®validit…Ż della propria posizione). E poich‚ la polizia aveva sempre evitato di parlarne nella fase culminante del fenomeno, la rete di tratta delle bianche venne attribuita alla polizia e coinvolse l'amministrazione locale, il cui silenzio divenne la prova evidente di una colpevole complicit…. Appare dunque evidente, al termine di questa carrellata, che chi diffonde le notizie Š investito di una enorme responsabilit…, perch‚ pu• influenzare l'opinione pubblica, ossia uno dei pilastri portanti della democrazia. Anche in passato potevano diffondersi notizie false per contagio emotivo, come dimostra la vicenda di Orl‚ans, oggi per• il contagio pu• essere assai pi— esteso e rapido grazie ai mezzi di comunicazione di massa che raggiungono gli individui singolarmente all'interno delle loro abitazioni, in ogni parte del mondo. L'opinione pubblica si forma sempre di meno attraverso un confronto diretto, discussioni e approfondimenti tra cittadini che si incontrano e si conoscono, e sempre di pi— attraverso le notizie che raggiungono l'immenso popolo degli spettatori che, pur non conoscendosi, alla fine si formano opinioni simili, sulla base delle informazioni e delle interpretazioni fornite dai grandi network. Anna Ferraris Oliverio (®PrometeoŻ n. 109/10)