Aprile-Giugno 2010 n. 2 Anno XXIV Quaderni di Minimondo Rivista culturale Braille Periodico trimestrale Fascicolo II Direzione Redazione Amministrazione Biblioteca Italiana per i Ciechi 20052 Monza - Casella postale 285 c.c.p. 853200 - tel. 039/28.32.71 e-mail: bic@bibciechi.it Dir. Resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Massimiliano Cattani, Antonietta Fiore, Luigia Ricciardone, Pietro Piscitelli (Responsabile) Copia in omaggio Stampato in Braille a cura della Biblioteca Italiana per i Ciechi ®Regina Margherita¯ onlus via G. Ferrari, 5/a 20052 Monza Sommario Mauro Fornaro: Dove va la psicosomatica? (®Psicologia contemporanea¯ n. 218/10) Giorgio Floridia, Sara Alvanini: Google e il prezzo per diffondere la conoscenza (®Vita e Pensiero¯ n. 1/10) Andrea Mariani: Il giardino come ®spazio della differenza¯ (®Prometeo¯ n. 108/09) Federico Circi: Niccol• Ammaniti: un viaggio in Italia ®come Dio comanda¯ (®Ulisse¯ n. 305/10) Alessandro Banfi: Michael Jackson: Š il Mozart del nostro tempo? (®Ulisse¯ n. 302/09) Comunicato: 5 per mille Dove va la psicosomatica? Passato e futuro di una disciplina molto discussa - C'Š qualcuno che non sappia che lo stress, l'ansia, la depressione possono portare a malattie di obiettivo interesse medico, come disturbi cardiovascolari o gastrointestinali? Malgrado ci•, quando la ricerca scientifica ha cercato di mostrare correlazioni pi— precise tra malesseri psicologici e malattie somatiche, non sono mancati accesi dibattiti. - Se il tema dell'influenza della psiche sulle malattie del corpo Š alla base del costituirsi di una medicina psicosomatica, che ha quasi due secoli di vita, la storia di questa disciplina Š per nulla lineare, fino al punto che c'Š da chiedersi se essa sia davvero una disciplina scientifica o sia solo una ®costellazione¯ di tematiche ricorrenti. Una ricognizione storica pu• aiutarci a capire la situazione attuale. Dopo alcuni precedenti nel corso del secolo XIX e dopo i primi riscontri in sede di ricerca neurofisiologica sugli effetti dello stress, a opera di Hans Selye, fu negli anni Cinquanta del secolo scorso che la medicina psicosomatica guadagn• ampie credenziali. Infatti, specie con l'opera dello psicoanalista Franz Alexander, sembr• essersi dotata di un proprio metodo di ricerca e di cura (di matrice psicoanalitica), di un proprio oggetto tipico (i famosi holy seven: artrite reumatoide, asma bronchiale, colite ulcerosa, ipertensione essenziale, neurodermatite, tirotossicosi, ulcera peptica), nonch‚ di una propria teoria eziologica (causazione lineare, a partire da un conflitto psichico o anche da un deficit di elaborazione psichica, che si ®scaricherebbero¯ sul corpo). Successivamente si Š assistito a un progressivo declino. Disparate le ragioni: la crisi della spiegazione psicogenetica (che prevede una causazione lineare a partire dal malessere psichico), essendo sempre maggiore la consapevolezza della molteplicit… dei fattori in gioco, nonch‚ della complessit… delle loro interazioni, spesso circolari; una certa crisi, poi, del pensiero psicoanalitico e l'introduzione, di contro, di una pluralit… di metodi di ricerca e di cura ispirati ad altre scuole (in particolare quelle comportamentista e cognitivista); l'ingenua idea, inoltre, diffusasi specie nelle vulgate popolari, di una corrispondenza meccanica tra un dato tipo di disturbo mentale e un certo organo colpito; infine, non da ultimo, l'impressione che il concetto di ®psico-somatica¯ nasconderebbe ancora un dualismo tra psiche e soma. Nella seconda met… del Novecento - nonostante gli appoggi dati alla psicosomatica da costrutti quali quello di alessitimia (che indica personalit… scarsamente capaci di elaborare mentalmente le proprie emozioni, perci• maggiormente suscettibili di riversare sul corpo le emozioni spiacevoli) e nonostante le ricerche sulla cosiddetta ®personalit… di tipo A¯ e su quella di ®tipo C¯ (rispettivamente correlate ai disturbi cardiovascolari e al rischio di neoplasie) - Š accaduto che la psicosomatica venisse ridotta a una disciplina di confine. Si tratta della consultation-liaison psychiatry (psichiatria di consultazione e collegamento), incentrata principalmente sugli interventi nei casi di comorbilit… di patologie somatiche con disturbi psichiatrici. Oppure si Š ritenuto di poterla assorbire nella ®psicologia della salute¯ (Bertini, 1988): l'equilibrio mentale sarebbe condizione di salute, intesa come benessere psicofisico e non come mera assenza di malattia. A fine Novecento, la decadenza della psicosomatica Š giunta al punto massimo, con la proposta di abolire definitivamente l'espressione usata per denominarla (tra gli altri, Solano, 2001). In effetti, il termine appariva quanto mai compromesso, perch‚ sotto di esso si erano venuti affastellando gli oggetti e i metodi di ricerca pi— disparati. Questa fase di marcato declino Š stata sancita dall'espunzione dei disturbi psicosomatici, come categoria a s‚ stante, dalle pi— recenti edizioni del DSM (il manuale diagnostico dei disturbi psichici pi— usato a livello mondiale). Il che Š comprensibile se, come scritto in questo stesso manuale: ®C'Š molto di ®fisico¯ nei disturbi ®mentali¯ e molto di ®mentale¯ nei disturbi ®fisici¯¯ (American Psychiatric Association, 2001, p. 8). Vale a dire, che se tutto Š ®psicosomatico¯, nel senso che la psiche in qualche misura interviene nella genesi e nel decorso di ogni malattia, allora nulla Š pi— psicosomatico come disciplina, o come classe di malattie, a s‚ stante. Tuttavia, va riconosciuto che una volta abolito il termine, era difficile trovarne un altro capace di raccogliere sotto un'unica denominazione le crescenti ricerche sul nesso tra fattori psichici e fattori biologici, tanto pi— che si accumulavano prove che malattie a predominante fattore biologico, quali quelle infettive o quelle neoplastiche, non escludono il concorso di fattori psichici e sociali nella loro genesi e nel loro decorso. Anche per queste ragioni, dunque, negli ultimi anni si Š assistito a una riabilitazione della psicosomatica a partire dagli ambienti nordamericani, con l'accettazione, nel 2003, della medicina psicosomatica come ®subspecialit… psichiatrica¯ da parte dell'American Board of Medical Specialties, sia pure dopo accaniti dibattiti. Evidentemente, al di l… delle etichettature disciplinari e della discutibile tenuta sul piano scientifico, la rinascita di quest'araba fenice risponde a qualche esigenza ineludibile. Ma qual Š attualmente lo stato della medicina psicosomatica? Balza agli occhi un fatto curioso: ci• che oggi si Š perso in termini di specificit… metodologica ed eziologica rispetto agli anni Cinquanta, Š stato ampiamente compensato in termini di estensione degli ambiti di cui essa si occupa. Basti dare una scorsa ai manuali, alle pubblicazioni di vario genere, nonch‚ ai programmi dei congressi dedicati alla psicosomatica. Si affrontano non solo le classiche psicosomatosi, cioŠ patologie di interesse medico in cui sia rilevante il fattore causativo psicologico, non solo ambiti ormai altamente specialistici (come quelli che ricadono nella psiconeuroimmunologia o nella neuroimmunoendocrinologia) riguardanti le connessioni tra le aree corticali e limbiche del cervello, da una parte, e i sistemi periferici, neurovegetativi, ormonali, immunitari, ecc., dall'altra, ma ci si interessa pure dei disturbi ®somatoformi¯ (secondo la denominazione del DSM). Questi ultimi si identificano con la vasta gamma di disturbi funzionali o, come si suol dire, sine materia somatica, che, raccolti in passato per lo pi— sotto la dizione di disturbi isterici, erano per• distinti dalle malattie psicosomatiche vere e proprie, perch‚, a differenza di queste, non richiedono interventi medici (ma psicoterapici). Ai disturbi somatoformi si collegano naturalmente i cosiddetti Medically Unexplained Symptoms (MUS), cioŠ l'indefinita serie di disturbi che non hanno spiegazione medica (e tuttavia portano ad affollare in rilevante percentuale gli studi medici). La novit… maggiore rispetto all'epoca ®classica¯ della psicosomatica Š per• un'altra: oggi essa si occupa anche degli aspetti psicologico-soggettivi inerenti alla condizione di malattia (Porcelli, 2009). Infatti non Š irrilevante sapere, se non altro ai fini del ricorso al sistema sanitario nonch‚ del successo delle cure, come gli individui siano pi— o meno disposti a riconoscersi malati a seguito di determinati fastidi somatici, e a comportarsi di conseguenza: il cosiddetto comportamento di malattia va dall'ipocondria all'estremo opposto del misconoscimento di gravi ed evidenti patologie. Lo stile di vita e i comportamenti a rischio, che concorrono nella genesi e nel decorso di tante malattie, sono anch'essi divenuti oggetto della psicosomatica (Fava et al., 2005). E non basta ancora: non s'annoi il lettore di tanto elenco. La psicosomatica ha fatto suoi anche temi tradizionalmente appartenenti alla psicologia medica, studiando gli aspetti psicologici del rapporto medico-paziente, nonch‚ il clima relazionale e il sostegno dell'ambiente sanitario nei confronti del paziente, specie se affetto da malattie croniche e invalidanti o a esito letale - tanto si Š divenuti consapevoli del peso che hanno il ®morale¯ e il buon rapporto con il medico nel decorso della patologia, oltre che ovviamente nella compliance (la collaborazione del paziente) alle cure somministrate. Neppure sono trascurati i disturbi somatici secondari a franche patologie psichiatriche (ad esempio, l'insonnia e l'inappetenza nel depresso grave), n‚, viceversa, i disturbi di ordine psicologico causati da talune malattie somatiche (disfunzioni ormonali, malattie neurologiche di vario genere, ecc.) o collaterali a certe cure farmacologiche, cos che in questo caso si dovrebbe parlare di ®somato-psichica¯. Infine, perch‚ non considerare di pertinenza psicosomatica i disturbi della sfera alimentare (anoressia e bulimia nervose), della sfera sessuale (impotenza, frigidit…, amenorrea, ecc.)? Ô quello che Š stato fatto, essendo preponderante il peso del disagio mentale e sociorelazionale, nei soggetti affetti da queste disfunzioni. Considerata la grande variet… di argomenti di cui si occupa la psicosomatica, si ha l'impressione di trovarsi di fronte non gi… a una subspecialit…, bens a una superspecialit…, come ironicamente rilevava Mcntyre (2002), dai contorni cos ampi da includere un po' tutta la medicina e tutta la psichiatria e psicopatologia. E la perplessit… si accresce, se si osserva che l'eterogeneit… degli argomenti trattati comporta pure un'eterogeneit… dei metodi di ricerca e di cura. Tuttavia, l'incertezza sul piano del rigore disciplinare non toglie il permanente e forse anche crescente interesse nei confronti di questa ®costellazione¯. Una ragione di ci• Š ravvisabile nel fatto che, con la medicina psicosomatica, la scienza ®ufficiale¯ si avvicina ad un'area che da qualche decennio a questa parte Š stata occupata dalle cosiddette medicine alternative. Queste sono state apprezzate da un crescente numero di persone, insofferenti ad una prassi medica sempre pi— parcellarizzata, divenuta poi anonima, poco attenta al dialogo con il paziente, alle sue condizioni soggettive. In effetti, le medicine alternative hanno potuto prosperare altres come (discutibile) contropartita di una medicina accademica ®folgorata¯ dai successi della ricerca a livello biochimico e biofisico (anche per quanto riguarda le patologie mentali), da una terapia incentrata sulla somministrazione del farmaco, anzi della ®molecola¯, avulsa dal contesto globale di vita del paziente, da una prassi ospedaliera volta a curare pi— l'organo, che non la persona malata. E ci• accadeva proprio in parallelo alle crescenti evidenze, portate avanti dalla ricerca psicologica, circa il peso dei fattori psicologico-relazionali nello sviluppo normale o patologico di ciascuno. Di converso, l'attenzione alla persona del malato, ai risvolti soggettivi di ogni malattia, ai correlati psicologico-relazionali dell'intervento sanitario sono diventati temi di rilievo nella psicosomatica odierna, come abbiamo appena visto. Inoltre, un po' tutti i fautori della psicosomatica, al di l… dei temi che ciascuno tratta, insistono sul carattere multifattoriale di ogni patologia. Multifattorialit… che Š giustamente intesa, si noti, non come mera sommatoria di fattori. Piuttosto, in base alla concezione ®biopsicosociale¯ dell'essere umano, diventata paradigmatica entro la costellazione psicosomatica, la multifattorialit… prevede la sistematica interazione, dal basso all'alto e viceversa, di processi attivi a livello di cellule, di tessuti, di organismo, di ambiente, di rapporti interpersonali (e sappiamo oggi quanto questi ultimi condizionino gi… l'espressione proteinica dei geni, specie nel corso dell'infanzia). Dall'approccio biopsicosociale deriva cos l'indicazione, sul piano della ricerca scientifica, per un programma volto a spiegare ogni patologia, medica o psichiatrica o psicopatologica, come risultante dall'interazione della suddetta molteplicit… di processi e di fattori, mentre, sul piano della pratica, segue l'indicazione a considerare la persona del malato nella globalit… degli aspetti che concorrono a determinare la sua situazione attuale e a prevederne le possibili evoluzioni. In conclusione, dalla storia della psicosomatica nonch‚ dal suo stato attuale, si ricava l'impressione che essa sia da intendere non gi… come disciplina vera e propria, ma come una significativa modalit… di approccio a qualunque malattia, somatica o psichica. Quest'approccio, che dovrebbe riguardare ogni operatore sanitario, in ambito medico, psichiatrico o psicoterapico, nonch‚ ogni ricerca scientifica nei medesimi ambiti, appare caratterizzato da: - una concezione biopsicosociale dell'essere umano; - un'ottica multifattoriale (la complessit… dei fattori intervenienti in ogni patologia); - una considerazione olistica della persona del malato (cioŠ nella sua globalit… e allo stesso tempo articolazione di aspetti); - una particolare sensibilit… alla dimensione relazionale nel rapporto con il malato di qualunque tipo: non solo per il sempre dovuto rispetto umano, ma anche per le positive ricadute sull'esito stesso della cura. Mauro Fornaro (®Psicologia contemporanea¯ n. 218/10) Google e il prezzo per diffondere la conoscenza - Il mondo dell'editoria cambia grazie alle nuove tecnologie. I libri saranno pi— accessibili e protetti dall'oblio, ma c'Š chi sostiene che avranno un solo, vero ®padrone¯: la grande azienda californiana. Una rivoluzione nel concetto di diritto d'autore? - Nel corso della storia sono andati perduti, o sono diventati irreperibili, migliaia di libri a causa di incendi come quello leggendario della Biblioteca di Alessandria, dei roghi medievali dei tomi messi all'indice, e delle politiche editoriali. Nella nostra epoca, sebbene la carta stampata sia ancora il mezzo principale attraverso cui si diffonde la conoscenza, un'azienda californiana ha deciso di digitalizzare milioni di libri coperti e non da copyright, attraverso accordi con le biblioteche di tutto il mondo. L'azienda in questione Š Google. In 5 anni dalla nascita del progetto Google Book Search, ora Google Books, Google ha gi… digitalizzato circa 10 milioni di libri in 400 lingue. L'intento di questo colosso delle new technologies Š quello di rendere la cultura accessibile a chiunque. Attualmente Google Books permette agli utenti il pieno accesso ai libri non pi— coperti da copyright, ovvero che sono ormai in pubblico dominio, e per contro si limita a mostrare gli estratti dei libri ancora coperti da copyright fornendo informazioni relative a dove acquistarli. Come era prevedibile, Google Books ha sollevato fin dalla sua nascita i malumori di parecchi detentori di diritti sulle opere letterarie ancora coperte da copyright. Come Š noto, il copyright, o diritto d'autore se vogliamo usare il termine italiano, ha la funzione essenziale di garantire all'autore di un'opera che ha carattere creativo lo ius excludendi alios che si estrinseca sia nel controllo dell'utilizzazione economica dell'opera, sia nella salvaguardia degli interessi non patrimoniali connessi all'utilizzazione della stessa. A tal fine vengono accordate all'autore una serie di prerogative che si possono suddividere in due categorie. La prima categoria consiste nei diritti morali (prerogativa per• solo europea in quanto non riconosciuta nel diritto anglosassone) che consistono nel potere di rivendicare la paternit… dell'opera, in quello di opporsi a qualsiasi modificazione che possa essere di pregiudizio all'onore e alla reputazione dell'autore e nel potere di ritirare l'opera dal commercio qualora ricorrano gravi ragioni morali. A questi diritti si affiancano quelli della seconda categoria, relativi all'utilizzazione economica dell'opera che consistono principalmente nelle attivit… di riproduzione in esemplari e nella loro distribuzione e nelle attivit… di comunicazione al pubblico mediante la rappresentazione o l'esecuzione e la diffusione a distanza. Solo i diritti che appartengono alla seconda categoria possono essere ceduti dall'autore a terzi e proprio intorno all'utilizzazione economica delle opere ruota la vicenda processuale che ha a oggetto Google Books ed Š cominciata nel 2005, quando la Authors Guild e la Association of American Publishers hanno promosso davanti alla Corte di New York una class action contro Google, accusandola di violare le normative federali sul copyright per il fatto di scannerizzare i libri senza il previo consenso dei titolari dei diritti. Al fine di chiudere la causa in maniera transattiva, Google Š giunta a un accordo con le due associazioni americane che prevedeva che il colosso di Mountain View pagasse 125 milioni di dollari e dividesse i proventi scaturenti dalla pubblicit… inserita nei testi e dall'eventuale corrispettivo per l'accesso a singoli testi o alla library complessiva con gli autori e gli editori (il 37% spetterebbe a Google mentre il 63 ai detentori dei diritti) e in cambio potesse rendere disponibili online tutti gli ormai circa 10 milioni di libri digitalizzati. Google si Š inoltre incaricata di istituire un Book Rights Registry, un database degli autori e degli editori che si presteranno alla scansione delle loro opere. Oltre a tenere traccia dei diritti sulle opere, il registro sar… il canale mediante il quale verranno gestite le spartizioni e le compensazioni. A colui che detiene i diritti sull'opera scansionata, questi i termini dell'accordo, spetteranno 60 dollari per l'opera completa o una compensazione che oscilla tra i 5 e i 15 dollari per i soli estratti dell'opera. Questo accordo potrebbe aprire la strada al modello di business dell'editoria del futuro. Google sarebbe in grado di offrire agli utenti l'accesso completo a libri coperti e non da copyright trasformandosi nella pi— grande libreria di tutti i tempi. Ma ci• potrebbe colpire i diritti esclusivi di autori ed editori sia negli Stati Uniti sia nel resto del mondo: fatto impensabile se si considera che si tratta di un'entit… commerciale e che, come tale, opera per un proprio vantaggio economico (Mauro Vecchio, Usa: Google Books esagera, ®Punto Informatico¯, 11 settembre 2009). Questo accordo costituirebbe inoltre, secondo quanto sostenuto in una lista di obiezioni stilate dagli editori italiani e inviata alla Corte di New York, una grave violazione della Convenzione di Berna sul diritto d'autore che vieta di subordinare la tutela delle opere a registrazioni di qualsiasi natura. Quella degli italiani Š solo una parte della protesta che Google Books ha sollevato in Europa. Infatti, seppur pi— della met… dei libri scannerizzati da Google fosse di origine europea, il Vecchio continente non era parte dell'accordo iniziale tra Google e gli editori. Per ovviare alla situazione e per riconoscere i diritti internazionali sul copyright, dopo l'incontro organizzato a settembre dalla Commissione europea con i protagonisti del mondo editoriale europeo, con l'intento di analizzare il controverso accordo e dopo l'allineamento da parte della Commissione al sistema americano, Google ha dichiarato che i libri ancora commercialmente disponibili in Europa saranno considerati tali anche per quanto riguarda l'accordo. In altre parole: Google non considerer… come fuori stampa un libro ancora in vendita in Europa ma fuori stampa negli Stati Uniti e perci• non lo vender… in formato digitale senza il previo consenso dei titolari dei diritti. L'accordo prevede inoltre che autori ed editori lavorino insieme a Google a un progetto teso a garantire accesso digitale a libri rari e ormai fuori stampa e a fornire accesso gratuito alle copie digitali dei libri dai computer delle biblioteche pubbliche. Sembrava che con tale accordo la querelle giudiziaria potesse chiudersi definitivamente. Invece, altre parti sono entrate in gioco (tra cui Microsoft, Yahoo e Amazon congiuntamente ad altre associazioni non profit ed editori tutti riuniti in una joint venture nota come Open Book Alliance) e hanno fatto pressioni sul Dipartimento di Giustizia americano al fine di evitare che l'accordo venisse a creare un monopolio a favore di Google e con lo scopo di lasciare che il mondo della digitalizzazione delle opere letterarie rimanesse aperto anche agli altri operatori del settore. Sotto la spinta di tali pressioni e dato che il monopolio che si verrebbe a formare nelle mani di Google creerebbe una situazione di posizione dominante del tutto incompatibile con la normativa antitrust americana, l'Ufficio antitrust presso il Dipartimento federale di Giustizia si Š mosso in modo ufficiale, inviando delle richieste formali (i cosiddetti civil investigative demands) a Google, alle associazioni di rappresentanza di editori e autori nonch‚ ad alcuni grandi gruppi (Giovanni Arata, Google, Book Search e l'antitrust Usa, ®Punto Informatico¯, 11 giugno 2009). L'Ufficio antitrust ha, inoltre, invitato la Corte di New York presso la quale Š stata presentata la class action contro Google, a respingere l'accordo in questione. In una sua dichiarazione l'Ufficio antitrust ha infatti affermato che l'accordo rischia di violare le leggi del copyright e dell'antitrust dando a Google un ingiusto vantaggio nel crescente mercato dell'e-book. Pur approvando il principio di rendere i libri accessibili in modo digitale, l'Ufficio antitrust ha asserito che le parti dovrebbero trovare un accordo alternativo e che eventuali decisioni sull'evoluzione, formale e sostanziale, della natura giuridica del diritto d'autore spettino al Congresso e quindi ai legislatori (Nuovo stop alla biblioteca digitale online di Google, Adnkronos, 19 settembre 2009). Si tratterebbe infatti anche di un problema legato alle competenze, cos come attualmente stabilite dalle leggi statunitensi in materia. L'accordo andrebbe a sconfinare in competenze che non possono essere gestite da privati in quanto ne deriverebbero comunque conseguenze confliggenti con l'attuale normativa sul copyright statunitense (ma anche scaturente dagli accordi internazionali) che ex lege pu• essere modificata solo dal Congresso. L'Ufficio antitrust ha infine puntualizzato quali sono le parti dell'accordo che, se non modificate o integrate, dovrebbero implicarne il rigetto da parte della Corte di New York, e cioŠ una maggior tutela per i detentori dei diritti statunitensi e stranieri, la previsione di limitazioni per eventuali futuri accordi per la cessione di diritti, attualmente troppo vaghi, la prevenzione di potenziali futuri conflitti d'interesse tra gli iscritti alle associazioni degli autori ed editori americani, l'eliminazione del meccanismo di accordo sui prezzi tra autori ed editori, ma soprattutto la garanzia di un meccanismo attraverso il quale i competitors di Google possano avere parit… di accesso al mercato. A tutti i problemi ai quali Google Books ha dato luogo e che sono stati messi in luce dall'Ufficio antitrust, si sono aggiunti anche quelli evidenziati dalla Federal Trade Commission relativi alla policy sulla privacy per limitare usi secondari dei dati raccolti (che spesso avviene a insaputa degli utenti) attraverso il servizio di libri digitali del gigante californiano, in particolare quegli utilizzi contrari alle aspettative dei consumatori. Questo problema Š molto sentito dagli utenti della rete perch‚, se l'accordo con gli editori dovesse essere approvato dalle autorit… statunitensi, Google disporrebbe di una sterminata mole di informazioni riguardo alle abitudini di lettura dei propri utenti tali da permetterle di costruire profili dettagliati degli stessi. Per tale ragione la Federal Trade Commission ha inviato a Google una missiva che pone l'accento sull'importanza della tutela della privacy: l'accesso da parte degli utenti alla biblioteca online dovr… essere libero e segreto, senza che, in alcun modo, i dati relativi alla lettura dei libri e alle preferenze degli utenti possano essere utilizzati per scopi secondari, come pubblicit… basate sulle loro preferenze (Redazione D. Life, Ftc, Google Books deve essere in linea con la privacy degli utenti, ®Bit City¯, 5 settembre 2009). Come conseguenza, Google ha annunciato che difender… i dati personali degli utenti del servizio Books e ha garantito che aggiorner… la propria policy dedicata alla privacy. Nonostante Google non abbia reso espliciti i termini con cui intende modificare la policy sulla privacy lasciando aperta la possibilit… che le modifiche non vadano a incidere sostanzialmente sulla stessa, l'azienda californiana ha perlomeno garantito che coloro che si occuperanno di gestire i servizi di pagamento non verranno a conoscenza delle preferenze bibliografiche degli utenti e Google non costringer… alla registrazione coloro che volessero semplicemente sfogliare le anteprime messe a disposizione (Gaia Bott…, Google Books non parler…, ®Punto Informatico¯, 9 settembre 2009). Il giudice Denny Chin, che presiede la causa che vede Google imputata davanti al tribunale di New York, ha cancellato l'udienza programmata per il 7 ottobre e ha ordinato a Google e agli editori di abbozzare un nuovo accordo rivisto nelle sue parti essenziali entro il 9 novembre. Dopo una proroga di quattro giorni, Google, la Authors Guild e la Association of American Publishers hanno presentato le modifiche all'accordo che lo rivisitano sostanzialmente prevedendo, tra le cose pi— importanti, che: Google eliminer… dai suoi archivi milioni di opere non in lingua inglese in quanto testi fuori catalogo che saranno digitalizzati soltanto se registrati presso lo US Copyright Office o pubblicati nel Regno Unito, in Australia o in Canada (nazioni che hanno una tradizione editoriale simile a quella americana); il Book Rights Registry, oltre alle funzioni di cui era gi… incaricato, si occuper… anche di fornire le licenze alle aziende terze che vorranno vendere i libri, devolvendo in beneficenza il denaro che non verr… richiesto dai detentori dei diritti lungo un periodo di 10 anni; Google illustrer… nel dettaglio il funzionamento dello specifico algoritmo che fisser… il prezzo dei libri digitalizzati e, infine, i futuri modelli di business di Google verranno limitati alla sottoscrizione individuale, al print-on-demand e al download a pagamento (Mauro Vecchio, Google Books volta pagina, ®Punto Informatico¯, 16 novembre 2009). Qualora l'accordo modificato dovesse avere l'approvazione della Corte di New York e del Governo americano, milioni di opere, che ora sono effettivamente inaccessibili per il pubblico, potrebbero tornare ai lettori e si aprirebbero le porte a nuove opportunit… di ricerca. Infine, la possibilit… di utilizzare speciali strumenti potrebbe creare nuove possibilit… anche per gli utenti con disabilit…. Giorgio Floridia Sara Alvanini (®Vita e Pensiero¯ n. 1/10) Il giardino come ®spazio della differenza¯ - Le infinite modalit… in cui il giardino Š stato vissuto e descritto: un prodotto artistico, un tentativo di riconquista dell'Eden, uno spazio inquietante, un artificio. - Lo spazio della differenza Credo che, fra le varie definizioni possibili di giardino, quella di ®spazio della differenza¯ possa essere condivisa sia dagli specialisti dell'oggetto e dagli studiosi di tematiche correlate, sia dai ®dilettanti¯, che semplicemente amano sognarlo, costruirlo, curarsene, ®leggerlo¯ in prima persona, o nelle pagine dei testi che se ne occupano; e che, talora, cedono alla tentazione di descriverlo/®scriverlo¯. Sicch‚, fra gli elementi che costituiscono il giardino (piante, strutture architettoniche pi— o meno dissimulate, viali, aiuole, fontane, cascate e specchi d'acqua, parterres e rocailles) dobbiamo considerare in primis il confine, la ®differenza¯ fondante che non solo lo delimita, gli d… una forma, una struttura, ma lo costituisce e definisce in rapporto al contesto. Un primo esempio, di immediata evidenza, ci Š offerto da un inciso, apparentemente di secondaria importanza, in Ritratto di Signora di Henry James (1881). Lord Warburton, pretendente di Isabel, la protagonista del romanzo, possiede, come ci informa Henrietta Stackpole, una tenuta di centinaia di acri; per quanto, secondo l'ideologia del giardino paesaggistico all'inglese (il famoso landscape garden, di influsso estremo-orientale, introdotto in Europa nei primi decenni del Settecento come reazione nei confronti del giardino ®formale¯, all'italiana o alla francese) il suo parco finga il pi— possibile di essere ®naturale¯, esso Š circondato da alti muri di pietra e, come recinto, da una gigantesca cancellata che, si dice, misura un perimetro di trenta miglia. Il testo intende, evidentemente, sottolineare il paradosso del territorio che circonda una residenza privata, che Š pi— difeso della residenza stessa: i muri e le alte cancellate della recinzione, espandendosi e dilatandosi, palesemente allontanano dal centro dello spazio abitato un esterno che rifiutano. Il discorso vale un po' per tutte le culture del mondo; pi— che mai per la nostra, erede di giardini ®primordiali¯, densissimi di valori simbolici e metaforici, semanticamente sovradeterminati, come il giardino dell'Eden, i giardini di Inanna nell'epopea di Gilgamesh (primo testo scritto pervenuto dalla tradizione del Vicino Oriente), quelli pensili di Babilonia, i giardini di Calipso e di Alcinoo nell'Odissea, quelli delle Esperidi (situati tanto ad Occidente quanto l'Eden era ®piantato¯ in un Oriente archetipico), quelli cantati dai poeti dell'antico Egitto (identificati col corpo della donna amata, con una sensualit… che prelude al Cantico dei Cantici). Ogni giardino, insomma, Š, per statuto, uno spazio ®altro¯, separato dal contesto, e quindi tipica figura dell'eterotopia di Foucault; il quale, tuttavia, sottolinea il fatto che questo ®spazio altro¯ rimanda pur sempre a ci• da cui si distingue. Il che Š vero sia nel caso degli immensi territori ad uso esclusivo dei signori dell'impero persiano (Š noto che il sostantivo greco par deisos, ®parco¯, deriva dall'avestico pairidaeza, ®recinto di caccia riservato al principe¯), sia nel caso dei modesti ®micro-eden¯ che da sempre si sono affiancati alle case, in campagna e in citt…, di umili privati (anche il proto-germanico gart/yard, da cui garden/Garten/jardin, contiene in s‚ l'idea di ®recinto privato¯). Non ci sorprende che questi giardini dell'alterit…, dall'epoca della pubblicazione del saggio di Foucault Des espaces autres (1967), si siano arricchiti di esempi sempre pi— inquietanti: giardini sono stati ®impiantati¯ ad altezze vertiginose sulle terrazze panoramiche dei residence di lusso lungo Fifth Avenue, a New York; giardini/serre, possibilmente con piante carnivore, non possono mancare nelle auguste dimore neoclassiche del Sud: si vedano soprattutto le scene iniziali di Improvvisamente l'estate scorsa, di Tennessee Williams (1958), e del film di Joseph L. Mankiewicz, magistralmente interpretato da Hepburn, Clift, Taylor (1959). Giardini con viali di palme e foreste di bamb— occupano gli atri dei grattacieli e gli spazi inondati di luce delle moderne biblioteche pubbliche (la Metropolitan Toronto Public Library ha una mini-giungla e un'abbondante cascata dal flusso d'acqua riciclato). I giardini delle sale d'attesa degli aeroporti possono essere basati, come a Fiumicino, su agavi, yucche e altre piante grasse, che non hanno bisogno di cure assidue e costose, mentre, all'opposto, a Bangkok, hanno come tema dominante le orchidee pi— vistose e pregiate. Nei musei pi— sofisticati troviamo ®sculpture gardens¯ in cui, come nel ®buen retiro¯ del geniale architetto brasiliano Roberto Burle Marx, presso Rio de Janeiro, le piante tropicali e le statue, astratte o figurative, gareggiano nell'invenzione di strutture e forme sempre pi— fantasiose. Varie serre rendono pi— prestigiosi gli immensi centri commerciali globalizzati, nei quali il poeta statunitense Robert Hahn confessa di sentirsi ®n‚ pi— n‚ meno/surreale di tutto il resto¯ (Centro commerciale Paradiso, in Nessun Messaggio, 2001, p. 32, trad. mia), mentre futuri orti-giardini vengono progettati dalla scienza (e immaginati dalla fantascienza) nelle stazioni orbitanti attorno al pianeta. Ne consegue che, qualora, come intendiamo fare nel presente saggio, si vogliano leggere e interpretare correttamente il senso e la funzione del giardino nel momento in cui fa il suo ingresso nel testo letterario, bisogna tenere presenti, soprattutto, i concetti di ®privilegio¯ e di ®inclusione¯/®esclusione¯: il primo titolo che viene in mente a noi italiani Š Il giardino dei Finzi Contini di Bassani, ma se ne potrebbero citare decine, dalla Recherche proustiana ai Caserta Gardens di Richard Wilbur. Tali concetti accompagnano, implicitamente o esplicitamente, il giardino come luogo che non pu• non essere, in qualche modo, ®speciale¯. E difatti esso Š descritto, vissuto, sentito, di volta in volta, come territorio segreto, riservato a pochi eletti, cronotopo dell'incontro, in cui si cerca l'armonia tra s‚ e il cosmo, dove l'immaginazione cerca di integrare l'esperienza di vita (Gaston Bachelard, La poetica dello spazio, 1957), come rifugio o prigione, ®giardino d'infanzia¯ che si deve (ma spesso non si vuole) abbandonare, contemporaneamente utero e tomba (kˆpos/gƒn), parco della rimembranza e sede di fiere temporanee o permanenti. Per Aldo Magris Š lo spazio dell'incontro ®tra l'umano e il divino¯ (Il mito del giardino di Eden, 2008, p. 26); per Paul Auster Š un santuario vulnerabile, ma prezioso, in cui la nostra tendenza (e il nostro diritto) all'introversione possono essere difesi dall'assalto di un ®esterno¯ che vorrebbe invaderci, e quindi Š di cruciale importanza anche quando sia, anzi proprio quando Š, privo di associazioni (Moon Palace, 1989). Fonte, spesso, soprattutto per la psiche femminile, di una identit… ®non problematica¯, di una serena consapevolezza della ®coincidenza fra spazio fisico e spazio interiore¯ (Doreen Massey, Spazio, luogo e genere, 1994, p. 151, trad. mia), pu• all'improvviso capovolgersi di segno. Si veda l'originale, disforica ipotesi di William S. Merwin, in cui il giardino Š un ®luogo da qualche parte¯ creato da Dio, fin da principio, come un ®altrove¯: non gi… territorio donato all'uomo da un padre affettuoso, perch‚ fosse ben curato dal suo ®erede¯, ma spazio che un padre geloso ha posto al di l… della sua possibilit… di raggiungerlo, perch‚ ne sentissimo subito, e per sempre, la nostalgia, prima del peccato e della cacciata, di cui peraltro il Creatore aveva previsto l'inevitabilit… (Giardino, in La volpe, 1996, p. 14, trad. mia). La storia del pensiero e della letteratura ci offre infinite variazioni sul tema dell'esclusione dal giardino. Gi… ai primi dell'Ottocento Charles Lamb, con finissima ironia, considerando il giardino dell'Eden una prigione ®primaria¯, si rallegrava del fatto che l'uomo si era sbarazzato presto di un carico cos soffocante e, con un coraggio degno di Prometeo, aveva commesso quella felix culpa che lo aveva fatto cacciare. Fra le versioni pi— recenti, e interessanti, quelle di Yves Bonnefoy, il quale insiste: ®nel voler rimarcare la [...] simpatia per il primo uomo e per la prima donna, cos ingiustamente trattati nei loro primi giorni [...] Alla prima occasione ripartir• verso di loro. Intendo scrivere ancora due se non tre altre varianti. I grandi accadimenti dell'essere al mondo sono cristalli dalle innumerevoli facce¯ (Un'altra variante, in Anterem, 2008, p. 35). Quella che, per ora, Š l'ultima sua versione, vede nel giardino dell'Eden un impedimento alla scoperta dell'amore, del sesso, della conoscenza reciproca: per cui la cacciata porta a una felice fuga dalla separatezza, dalla ®differenza¯ primordiale, favorisce uno scarto verso l'universo etico (gi… chiarissimo in Milton) e verso la Storia. Il riconoscimento della differenza del giardino permette, insomma, la scoperta di ci• che Š ®differente¯ dal giardino, e la scelta di un proprio, consueto, spazio quotidiano. Se concordiamo con Bonnefoy, anche il giardino Š certo un cristallo dalle innumerevoli facce, allora ha ragione Paola Maresca nel pretendere una sottile pratica combinatoria per ®declinare¯ il giardino (Il giardino e il fantastico, 2005): realt… prismatica, spazio della differenza, esso Š, oltretutto, di volta in volta, e continuamente, diverso da se stesso, eterogeneo, contraddittorio, ambiguo, come un vestito di Arlecchino fatto di ®pezze¯ e ®toppe¯ misteriosamente assemblate; come un rompicapo cui sembra manchi qualche frammento. Decifrare il giardino, decodificarne i messaggi, pu• equivalere, come nel Parco dei Mostri di Bomarzo, ad intraprendere un arduo percorso iniziatico, senza trascurare alcuna allusione, alcun segno del grande ®geroglifico¯. Per il re Cosroe, come ricorder… chi ha letto Pietro Citati, la vita di un sovrano continuamente in viaggio attraverso le province del regno sarebbe stata triste, se non avesse portato sempre con s‚ la sua ®primavera¯, lo splendido tappeto/giardino arrotolabile, che gli ricordava i giardini del suo palazzo (La primavera di Cosroe, 1999). Come nel noto racconto di James, bisogna, dunque, saper leggere ®la cifra nel tappeto¯; in tal modo si raggiunge quella conoscenza che Š la chiave del potere, e il tappeto/giardino appare, finalmente, come mandala, anzich‚ come labirinto. Non certo all'altezza di James come consapevolezza di gusto e stile, ma quasi altrettanto dotato come ®narratore¯, John Fante fa rivolgere da una sua figura di saggio il seguente invito al giovane Arturo Bandini: ®C'Š un parco dall'altra parte della citt… [...]. Si chiama Banning Park. Ô pieno di magnifici eucalipti e di prati verdi. Un gran posto per leggere! Vacci, Arturo. Leggi Nietzsche. Leggi Schopenhauer. Stattene in compagnia dei potenti¯ (La strada per Los Angeles, 1936, trad. Francesco Durante, 1985, p. 125). Ma sulla catena giardino-lettura-conoscenza-potere torner• a breve. A causa proprio della citata ®differenza¯, il giardino ha esercitato spesso una sorta di sospetto nei suoi confronti, una diffidenza, che si traducono in un eccesso di prudenza. Per quanto opera dell'uomo, potrebbe essere meglio contemplarlo dall'esterno, da lontano, oppure percorrerlo senza calpestarlo, senza (estremo paradosso) passeggiarci. Non potrebbe accettare un'idea del genere la cultura estremo-orientale, che ha prodotto, nelle arti figurative, infinite variazioni sul tema del filosofo che medita attraversando un giardino. Ma Š invece proprio quello che avviene nel saggio-racconto Il dominio di Arheim di E.A. Poe (1847). Il visitatore gode dell'immenso giardino (stranamente ®lineare¯, unidimensionale) esercitando esclusivamente la sua scopofilia, mentre guarda a destra e a sinistra del fiume, su cui lentamente procede il vascello, dal quale non si deve sbarcare. Si Š probabilmente ispirato a questo testo il grande architetto di giardini Geoffrey Jellicoe, quando ha incominciato a progettare la trasformazione di un dismesso campo di aviazione presso Galveston, Texas, in un'®antologia¯ di storia dei giardini: una dozzina di giardini di vario stile, da visitare in ordine cronologico, senza scendere da un battello. In Digiunare, divorare di Anita Desai (1999, trad. Anna Nadotti, 2001, p. 20) la giovane protagonista Š affascinata, fra i tanti giardini della sua India, lussureggianti o polverosi, trascurati o ben tenuti, soprattutto da quello delle suore della scuola: ®un giardino di meraviglioso nitore [...] fatto per essere guardato, non per saltarci dentro, perch‚ l'erba era cos preziosa e le rose cos rare¯. Del resto i deliziosi Hortillonages di Amiens non sono dei giardini/orti privati, costruiti su piccole isole, fra le quali si pu• piacevolmente navigare, ma su cui non Š lecito ®approdare¯? E solo raramente Š permesso ai turisti di percorrere (in parte) i giardini d'acqua sparsi sulle isole del lago Dal, a Srinagar, in Kashmir. Luogo geometrico della conciliazione, come s'Š detto, in senso utopico, e quindi del sincretismo, della sinestesia, del libero gioco intersemiotico, il giardino Š anche, spesso (in senso disforico), ®spazio antagonista¯, che invade la coscienza, tradisce il soggetto che troppo ingenuamente credeva di potersi affidare ad esso: paradigmatici i testi dannunziani, da Il Piacere (1889) col drammatico duello a Villa Sciarra, in cui le ombre degli alberi del giardino sono ®complici¯ del ferimento e della sconfitta di Sperelli, al Sogno d'un tramonto d'autunno (1897) nel quale il giardino, ®attante mascherato¯, ruba la scena ai protagonisti del dramma e ne destabilizza le coscienze. Altrove il giardino occulta le prove di un crimine, il corpo di un reato, il cadavere di un assassinio, come in Tueur sans gages di Ionesco (1958). Nel caso il crimine non sia stato ancora commesso, il giardino pu• ®pretenderlo¯ con un grido, che Š gi… un'anticipazione e una testimonianza ®a carico¯ (R.L. Stevenson, Una chiacchierata sul romanzo, 1882); o si fa, addirittura, assassino esso stesso: usando, come arma impropria, un grande ®corpo contundente¯ (l'albero che travolge il proprietario in Una cortina di verde, 1941, di Eudora Welty), o lentamente ®succhiando¯ la vita degli abitanti e trasformandone gli umori nella linfa delle sue piante, per nascondere ogni traccia: in Giungle di Riviera di Romaine Brooks nessuno trover… mai i poveri resti della scontrosa, solitaria proprietaria di un giardino dell'eccesso che, dopo anni ed anni, deve ovviamente essere morta, ma forse ®vive¯ ancora di una strana vita vegetale, trasformata nelle piante che ha nutrito anche troppo letteralmente (si veda M. Secrest, Tra me e la vita: biografia di R. Brooks, 1974). Ancora pi— inquietante Š, infine, il giardino, quando, da spazio della differenza, si fa spazio dell'indifferenza: come quello di Patricia Highsmith che, di fronte alla morte di colei che se n'Š tanto curata, rifiuta di ®distinguersi¯ dalla natura (che, per sua natura, e per tradizione, Š autorizzata a non partecipare al lutto), e non reagisce alla perdita (Il diario di Edith, 1989). In Ecologie del teatro (1996) Bonnie Marranca si pone questa domanda retorica: ®Che cos'Š il giardino, se non una sorta di desiderio?¯, cui, dopo un istante, facilmente risponde: ®Ogni giardiniere crea un mondo ideale di pensieri in miniatura, che languidamente vanno alla deriva, confondendosi poi l'uno con l'altro, come fiori in un pomeriggio estivo. Qui il silenzio ha il ritmo degli auspici¯ (p. 183, trad. mia). Ô ovvio, peraltro, che il desiderio del giardino non deve essere eccessivo: ®Qui Š il giardino che cerchiamo sempre@ e inutilmente dopo i luoghi perfetti@ dell'infanzia¯, cantava Salvatore Quasimodo, nella bella poesia che, opportunamente, il comune di Amalfi ha voluto incidere in una targa di marmo, murata in un porticato non lontano dal mare. Un giardino ®troppo¯ desiderato (in cui il desiderio sia troppo simile al concetto latino di desiderium, ®mancanza¯) rischia di essere vissuto, sia da un ®desiderante¯ esterno, escluso (come il soggetto della poesia di Montale, che meriggia ®pallido e assorto¯ lungo un ®rovente muro d'orto¯, ®che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia¯), sia da un monomaniaco ®desiderante¯ interno (soffocato, come l'amico intimo del narratore, il ricchissimo Ellison, protagonista del citato Dominio di Arheim di Poe, dalla propria ossessione di un giardino totalizzante), quale ambiente, per quanto vasto, claustrofobico e masochistico, e quindi si trasforma in uno spazio (come giustamente osserva Aldo Marroni) addirittura ®anestetico¯: ®il frammento diventa un baratro da colmare, con un sentire che solo il volere la riconciliazione pu• alimentare¯ (Un giardino anestetico, in Riscritture dell'Eden, vol. V, 2009). Quello che, in genere, come si diceva, Š un ®grumo¯ densissimo di significati, un sistema di segni complesso, un palinsesto arricchito dagli interventi dei diversi proprietari, un incrocio studiato appositamente, con ben determinate funzioni, nell'ampia rete dell'odierna realt…, caratterizzata dall'inter- comunicazione, col tempo pu• essere vissuto come un ®buco nero¯ che inghiotte qualsiasi tentativo di spiegazione, un oscuro, nebuloso, indifferenziato residuo di altri tempi, l'®altrove¯ di un universo parallelo, non comunicante. La soglia tra ®interno¯ ed ®esterno¯ Walter Benjamin non aveva, ancora, coscienza di questa ®deriva¯ di senso, ma gi… contestava soprattutto quel particolare giardino, prodotto dalla borghesia di met… Ottocento, che testimoniava la pulsione a ridurre la natura e il mondo non gi… a una sineddoche, in cui la parte rimanda al tutto (penso alle numerose, affettuose allusioni al giardino nella poesia di Emily Dickinson, per la quale esso Š, di regola, ®il mio giardino¯), o a una mise en abŒme, che permette di alludere ad un pi— generale senso dell'universo (il giardino dei lill… in Walt Whitman, con la sua capacit… di elaborare il lutto della scomparsa di Abraham Lincoln; quello di Eliot, in cui i bulbi dei giacinti, pronti a rifiorire, metabolizzano l'energia dei cadaveri sepolti), ma a un egoistico e sterile ®int‚rieur¯ (Parigi, capitale del XIX secolo, 1986). Si richiama a questo concetto Il giardino della caduta, l'originale testo poetico della canadese Jay Macpherson, nel quale si depreca la creazione di un ®piccolo¯ giardino, da parte di un ®piccolo¯ re, che vi si ritira per amare, in un mito di Pigmalione rovesciato, le statue/simulacri che lo adornano, invece di donne in carne ed ossa (Poesie dette due volte, 1981). Molto opportunamente, un secolo prima, Henry James si era preoccupato che il protagonista del racconto L'ultimo dei Valerii (1874), innamoratosi di una statua di Giunone dissotterrata nel giardino della sua villa romana, per la quale a lungo aveva trascurato la moglie, si decidesse a ordinare infine che la scultura fosse sotterrata di nuovo. Evitando, cos, la tragica sorte del protagonista di La V‚nus d'Ille, di M‚rim‚e (1837), e quella, forse ancora pi— straziante, dell'eroina di La Gioconda di D'Annunzio (1900). Non bisogna dimenticare, tuttavia, che in alcuni momenti della storia del pensiero e del gusto la contrapposizione fra esterno (giardino) e interno (la casa, la coscienza) Š venuta a mancare. E si rifletta sul fatto che, comunque, il giardino Š un esterno ®intermedio¯, in senso spaziale e psicologico (che pu• e deve ®mediare¯). Ô sufficiente leggere alcune deliziose pagine del Kƒmas–tra, in cui si spiega come, per propiziare un incontro perfetto, il vero signore dovr… fare in modo che la camera da letto sia non solo aperta al giardino, ma trasformata, in qualche modo, in un mini-giardino, con petali di fiori sparsi sul pavimento, fruscii di fronde e mormorii d'acque provenienti da angoli segreti. Oppure ci si pu• rifare alle pagine del Proemio del Decamerone, in cui Boccaccio descrive l'incanto del palazzo coi ®pozzi d'acque freschissime, le volte di preziosi vini¯, ma anche le stanze adorne di ®ogni cosa di fiori [...] e di giunchi¯. Nelle grandi feste manieriste delle Ville Tuscolane, per merito di macchine straordinarie, costruite per stupire gli ospiti (in un'anticipazione della poetica barocca della meraviglia), il giardino ®irrompeva¯ nei saloni a pianterreno, col trionfo del carro di Apollo o di Bacco, e una profusione di fiori e rami d'alloro e di vite, e getti d'acqua e di vino. La poesia di Leonard Cohen (Hai gli amanti, 1974) addirittura ®spalanca¯ l'interno (la stanza in cui si consuma l'atto d'amore), all'ingresso di un giardino che, lungi dal turbare la coppia concentrata in un piacere che non si pu• interrompere, ne aumenta il godimento, trasformando gli amanti in una vivente scultura vegetale, che implicitamente invita l'osservatore (tutt'altro che ®terzo incomodo¯) a partecipare senza imbarazzo. Negli ultimi decenni il dibattito sul valore culturale del giardino si Š fatto sempre pi— serrato, articolandosi secondo modalit… anche molto distanti tra loro. Mentre, tradizionalmente, si Š a lungo dato per scontato che esso fosse comunque un prodotto artistico, un sublime, a volte disperato, ®artificio¯ con cui l'uomo, imitando la natura (ma a immagine di essa), si illudeva di riconquistare l'Eden perduto (preferendo, a seconda del gusto e dell'eredit… culturale, un artificio evidente ed esplicitamente ®costruito¯ come il giardino all'italiana, o un artificio dissimulato come il giardino all'inglese) (Mario Praz, Il giardino di Armida, 1980); c'Š chi ha, recentemente, proposto l'ipotesi che sia, al contrario, l'idea stessa di Eden a derivare dall'idea di giardino, non potendo l'immaginazione costruire un concetto spaziale pi— desiderabile, pi— intrinsecamente armonioso e perfetto, di un giardino. E mentre, fino alla met… del Novecento, gli studiosi sembravano concordare a proposito del concetto di ®natura ricostruita¯, e in qualche modo ®asservita¯ all'uomo, costretta entro spazi delimitati e re-inventata ad usum delphini, Rosario Assunto, dopo anni di riflessione sul tema, conclude che il giardino Š lo spazio di una ®natura che l'uomo ha reso libera¯, in quanto Š stata ®finalizzata dall'operare artistico nella contemplabilit…¯ (Filosofia del giardino e filosofia nel giardino, 1981, p. 18). Liberata la natura naturans dall'obbligo di avere un'intenzione, un ®disegno¯, e la natura naturata dal peso di evolversi, avendo come fine ultimo un uomo che non pu• pi— illudersi di essere ®misura di tutte le cose¯, il giardino si configura, infine, come la restituzione di uno scopo, di un ®valore¯, ad entrambe, rese, per merito dell'arte, contemplabili e fruibili da un soggetto. Evidentemente non s'Š mai spenta del tutto l'eco del passo biblico (e del miltoniano Paradiso perduto, 1667) che descrive Adamo che ®d… il nome alle cose¯ nel giardino dell'Eden: Š l'intelletto, la coscienza del soggetto o, meglio ancora, la sua essenza di homo faber, di ®artifex¯ per antonomasia, che danno senso, ordine, un fine ad una natura altrimenti nebulosa, ®anonima¯, non contemplabile, inerte, ®inutile¯. Le estreme conseguenze di una simile visione del mondo sono confutate, o almeno temperate, dalle osservazioni dell'odierna ®critica ecologica¯ (ecocriticism), secondo cui la dialettica uomo/mondo, natura/cultura, non si risolve mai: il giardino Š lo spazio emblematico della continua, diacronica ®ri-negoziazione¯ del rapporto, Š figura dell'incontro/scontro, della tregua continuamente interrotta, ma indispensabile, tra soggetto e oggetto, tra natura e paesaggio (J.D. Hunt, I giardini e il pittoresco, 1997); tra quello che Nietzsche considerava il ®lato oscuro¯ e dionisiaco del mondo naturale, irriducibile alla ragione, e quel particolare angolo del creato, che l'uomo ha ricreato per placare i suoi tormenti (Aurora, 1881). Si tratterebbe, insomma, di una ®terza natura¯ in grado di realizzare le aspirazioni pi— profonde della psiche, o almeno di offrire l'esempio di un possibile equilibrio fra opposte pulsioni. Se Goethe confessava di non riuscire a sentirsi a proprio agio in un giardino, se non gli dava la sensazione di trovarsi in aperta campagna, Nathaniel Hawthorne, dopo aver ammirato, percorrendo la Francia, l'esprit de g‚ometrie e il controllo dello spazio che facevano dell'intera nazione un giardino ®razionale¯ (coi lunghi filari di pioppi che, intersecandosi, gli parevano dividere il paesaggio in una scacchiera), una volta giunto a Roma, restava incerto fra la perfezione dei viali rettilinei dei giardini del Quirinale e l'atmosfera ®arcadica¯ e romantica dei vasti spazi erbosi di Villa Borghese e Villa Pamphilj, con le curve sinuose dei sentieri, i boschetti, le fontane, i laghetti e i ruscelli (Appunti di viaggio in Francia e Italia, 1871). La cultura dell'Inghilterra elisabettiana e giacomina aveva preferito un giardino che somigliasse a un labirinto, o comunque ne comprendesse uno in un suo angolo, perch‚ proprio il labirinto permette di rimandare la conquista del senso e, quindi, allontana l'idea della morte; anche se occorre non perdere il filo di Arianna che ci conduce non alla fine, ma al fine delle cose. Al centro del labirinto si incontra, come ammoniva Marguerite Yourcenar, il Minotauro che Š in noi, che non va rifiutato, ma integrato (Scritto in un giardino, 1980). Prima che la rivalutazione della dimensione sociale del giardino (soprattutto del parco pubblico, in citt… piccole e grandi) si configurasse come acquisizione definitiva (il movimento di pensiero era sorto in Inghilterra tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento), per merito degli horticulturists (gli ®orticultori¯) e dei riformatori dell'urbanesimo protoindustriale (primo splendido esempio il grandioso People's Park di Birkenhead, nel Merseyside, capolavoro di Joseph Paxton) la fortuna del concetto stesso di giardino aveva visto, fra XIX e XX secolo, alti e bassi, e interventi gravemente polemici; il che spiega perch‚, per esempio, la costruzione di Central Park a New York, iniziata da Calvert Vaux intorno al 1850, dovette procedere con infinita lentezza (ci furono, di mezzo, anche gli anni della guerra civile), e fu completata solo attorno al 1880, grazie all'indicibile tenacia di Frederick Law Olmsted. Ancora in pieno XX secolo la cura di un giardino ®privato¯ poteva apparire in contraddizione col pi— doveroso impegno politico. Cos, nell'esordio di Giustizia negata in Massachusetts (1927) di Edna St. Vincent Millay, l'angoscia e la rabbia per l'infamia commessa con la condanna e l'esecuzione di Sacco e Vanzetti sembrano ®pretendere¯ l'abbandono del giardino, in favore dell'interno della casa, dove si potr… elaborare il lutto. Ma ben presto il discorso si fa pi— articolato, il messaggio pi— equilibrato. Nessun vantaggio potr… venire dall'ennesima chiusura; il giardino morr… di una doppia morte, trascurato dai proprietari e infestato/infettato dall'aura sinistra che la situazione politica proietta su di esso. Il giardino torna ad essere sineddoche di una natura che pretende, invece, di essere curata con dedizione ancora maggiore: l'impegno civile e quello ecologico devono procedere di pari passo. Il giardino non Š un'astratta oasi di privilegio da biasimare per la sua ®differenza¯, bens una ®differenza¯ che Š figura di solidariet…, che va riconosciuta come parte integrante del tessuto sociale e dell'esperienza della propria vita. La differenza, il giardino, il linguaggio Poich‚ il concetto di soglia Š prossimo, ®limitrofo¯ a quello di confine, il giardino come ®spazio della differenza¯ pu• essere a buon diritto incluso fra gli spazi/soglia, fra i territori liminari (®in-between¯), di passaggio, transizione, frontiera. Nei giardini letterari si verifica, pi— facilmente che in altri spazi, un ®passaggio di soglia¯, che nei casi pi— interessanti porta ad una epifania: la rivelazione sembra, infatti, nel giardino, l'evento atteso per definizione, inscritto nel testo narrativo o poetico, e messo in scena per mezzo di quello spazio cos adatto ad esso, predisposto, predeterminato (sovra-determinato). Un esempio fra i pi— lancinanti: l'apparizione dell'®altro¯ per eccellenza, nell'inquietante giardino con cui si apre Il maestro e Margherita di Bulgakov. Un altro esempio, altrettanto (direi, questa volta, in senso proprio) lancinante: Edge (appunto ®orlo¯, ®bordo¯, ®limite¯), l'ultima poesia di Sylvia Plath, scritta pochi giorni, forse poche ore, prima di suicidarsi (1963). In essa il giardino (notturno, mal rischiarato da una malevola luna col cappuccio ®di osso¯) ospita l'ennesima ®musa inquietante¯: una statua, o meglio, un gruppo marmoreo che rappresenta madre e figli legati non gi… da affetto, ma da reciproco cannibalismo. I figli continuano a cercare di succhiare il latte dalle mammelle avvizzite, ma hanno un aspetto meno di figli che di serpenti; la madre li inghiotte, in un movimento di ®parto¯ a ritroso, ®spalancando¯ i petali, come un osceno fiore purpureo. Nell'ultimo, raggelante flash, tutti appaiono pietrificati, alla luce di una luna che pi— indifferente non potrebbe essere. Simili epifanie, simili aperture verso dimensioni ®altre¯, tali cruciali passaggi di soglia, dipendono dalla ®differenza¯ che, come abbiamo visto, Š l'elemento costitutivo del giardino: la differenza tra giardino e contesto provoca, nel testo, quella reazione a catena, quelle scintille di attrito che Lotman definisce ®esplosione¯ del testo stesso (vzryv), che pu• assumere l'aspetto di un'esplosione metaforica, che propaga le sue onde d'urto concentriche in senso centrifugo, fino al pi— lontano orizzonte d'attesa del lettore (La cultura e l'esplosione, 1993). Sor Juana al lavoro in giardino (1998) di Margaret Atwood propone, nel finale, un giardino dell'esplosione che riesce ad essere insieme catastrofico ed apocalittico (in senso etimologico: ®rivelatore¯), che si incide pi— nitidamente nella coscienza del lettore postmoderno in quanto Š contaminato coi giardini/cimiteri di certi film dell'orrore, popolati da zombi e vampiri. Si tratta di una sacra rappresentazione capovolta, in cui l'urlo blasfemo Š, ossimoricamente, l'estremo atto di fede di un'anima che non intende farsi trascinare nell'abisso della disperazione. Il lettore assiste da spettatore impotente, incapace di chiudere gli occhi di fronte agli orrori via via introdotti. La terra si spacca, il pavimento si apre, strani angeli che sembrano prodotti da un incubo surrealista assalgono e ricoprono, come sciami di api, il corpo dell'osservatore. In mezzo, uno straziante albero emette suoni, urla, non lascia cadere a terra i suoi lamenti come foglie secche, ma li lancia verso il cielo, in forma di acuti assordanti, come l'infiorescenza matura di un cardo fa esplodere, e proietta a centinaia di metri di distanza, i semi e le spore. L'io poetante, che con esso si identifica, fa ®scoppiare¯ le sillabe, e le vede poi sparse dappertutto, a pezzi, come rifiuti, sul prato. L'estrema folgorazione pu•, forse, fungere da salutare elettrochoc, e l'emissione di un urlo frammentario (sparagmos), ridotto a mozziconi di sillabe, pu• cogliere (e comunicare a un lettore) il significato, anzi un surplus di senso. Fra la categoria di questi giardini tutt'altro che silenziosi, che non possono tacere, anzi urlano, che insistono nel suggerire, disperatamente, soluzioni, e quella, opposta, dei giardini ®indicibili¯, fragili spazi segretissimi da non violare neanche con le parole (®y no quiero dicillo¯, sussurra San Juan de la Cruz nel Cantico Espiritual, 1630), c'Š tutta una vasta gamma di giardini intermedi, in cui il detto e il non detto dialogano, e il senso affiora nelle pieghe, fra le righe del testo, sommessamente, con ®discrezione¯, come un'umidit… che traspira dalle foglie delle piante, come fili d'erba che crescono nel silenzio notturno. Lichacev, con inflessibile severit…, sostiene che il giardino che non trova le parole per ®dirsi¯ Š un giardino senza senso (La poesia dei giardini. Per una semantica degli stili dei giardini e dei parchi, 1996). La contiguit… tra giardino e linguaggio, fra giardino e lettura (o scrittura) rende pi— che mai funzionali i giardini letterari, come se i due testi/tessuti non fossero in rapporto sull'asse metaforico, ma su quello metonimico. In una straordinaria pagina autobiografica di Henry James (che, come si sar… notato, m'Š capitato di citare pi— volte, e non per caso, trattandosi di quello che R.P. Blackmur ha definito il ®romanziere giardiniere¯) il grande narratore, seduto su una panchina di Kensington Gardens, guarda un giovane uomo che legge, seduto all'ombra di un grande albero. Gli sembra subito di poter prendere spunto dalla scena per l'esordio di un suo racconto. Mentre lo sconosciuto legge (in giardino), ignaro di essere osservato, sta per diventare ®personaggio¯ letterario: ma lo Š gi… in quel momento, visto che James gi… lo scrive/descrive (Le prefazioni, a cura di A. Lombardo, 1986). James, infine, ci d… un'ulteriore prova del nesso fra giardino e linguaggio (questa volta non fra giardino e lettura, ma fra giardino e narrazione) in un altro sofisticato passo, in cui paragona l'arte del raccontare di Mrs Wix (in Ci• che sapeva Maisie, 1897) a un vasto giardino dall'immaginazione inesauribile, con improvvisi panorami sulla vita, e zampillanti fontane di simpatia umana e di ®intimit…¯. Diametralmente opposti a livello ideologico (e di gusto), ma pur sempre ®spazi privilegiati¯ della lettura sono i postmoderni ®giardini da lettura¯ (definiti talora, con eccessiva enfasi, ®giardini di poesia¯), creati, negli Stati Uniti, nell'ultimo scorcio del Novecento, da varie multinazionali, per le pause pranzo dei loro impiegati. Dedicati alla lettura? Sembra, in effetti, che non ci si possa fare altro. Troppo piccoli per passeggiarvi, troppo oppressi da alti edifici intorno per prendervi il sole o respirare a pieni polmoni, forniti di un verde puramente nominale, suddivisi da scale metalliche in segmenti isolati (che dovrebbero favorire la concentrazione), sono inadatti alla conversazione, alla socializzazione, permettendo solo fugaci scambi di parole tra un'impalcatura e l'altra. Nelle rare occasioni in cui vengono usati per eventi letterari, come presentazioni di libri o letture di poesie da parte di giovani autori, gli ascoltatori devono sistemarsi qua e l…, sopra e sotto, a gruppetti, come uccelli o scimmie in una gabbia piena di trespoli e inciampi. Anche quando siano formalmente interessanti, per la variet… dei piani, orizzontali e verticali, per la vivacit… dei colori e dei materiali usati (niente legno, per carit…, ma solo acciaio e altri metalli sfacciatamente ®innaturali¯), lasciano perplessi in quanto veicolano una concezione della letteratura (e della lettura) assai claustrofobica (anche se siamo, pare, all'aria aperta) e parcellizzata. Altri spazi della differenza (ma di una differenza decisamente ®diversa¯) sono i ®giardini geometrici¯ (hada‹k handassiyya) sorti numerosi nel Maghreb, soprattutto in Tunisia, e molto cari ai poeti delle giovani generazioni. L'impianto geometrico implica, sottintende e duplica una ®tensione alla rappresentativit…¯, una forte volont… di significare (sia pure, a volte, in modo autoreferenziale), non diversamente da quanto facevano le (apparentemente) infinite raggere dei viali del parco che, a Versailles, partivano dal Palazzo del Re Sole. Anche se le ®cose¯ che vogliono significare sono diverse, non c'Š dubbio che, per l'ennesima volta, sono stati progettati come spazi che - soli - possono leggere, spiegare il mondo, proiettando l'idea del potere legata al ®controllo¯ del territorio. Si Š obiettato che, spesso, essi restano ®giardini dell'assenza¯ e, anzich‚ parlare, balbettano. Ma, a un'analisi pi— sottile, si scopre che in essi si nasconde e si rivela, si concentra e si esprime ®il gusto della balbuzie dentro la gioia cosmica¯: quella forza, tutta umana, ma straordinaria, che riesce ad opporsi alle forze brute della natura, che ®delimita i canali quando i terremoti brindano al mattino feroce¯ (Rawda Zaouchi-Razgallah, Una panoramica sulla poesia tunisina contemporanea, in Ricerca e didattica tra le due sponde, 2008, pp. 15-37). Il nesso strettissimo tra linguaggio/scrittura/letteratura e giardino Š ribadito da Flavio Ermini, quando osserva che la poesia va verso la vita, procede verso l'ignoto, e ha quindi bisogno di immaginare un luogo ®altro¯, un ®fuori¯ che ci aiuta ad obbedire al nostro respiro, che esce da ®dentro¯ di noi. Dall'ubbidienza al nostro respiro deriva la conoscenza di noi e degli altri, e il potere (Anterem, 2008, pp. 5-6). Coleridge usava la metafora del giardino quando confessava di essersi imposto il compito di diventare una sorta di ®giardiniere capo¯, un grande esperto ®autosufficiente¯ (un'altra immagine di potere, meno aggressiva, ma netta) nell'arte di curarsi dell'immenso giardino del linguaggio, della letteratura, della critica letteraria (Biographia Literaria, 1817). E se l'artista, l'autore contemporaneo Š, come suggerisce pi— d'un maŒtre … penser, un grande ®bricoleur¯, Balanchine ribadisce che i veri artisti, massimi bricoleurs, sono, appunto, gli chefs, i giardinieri e i poeti: coloro per i quali nulla va sprecato, e tutto pu• essere riciclato, re-inventato. Il libro, sosteneva Al Jahiz, grande poeta arabo del IX secolo, nel suo Inno al libro, Š un giardino ®portatile¯. Simmetricamente, replichiamo oggi, il giardino Š un libro che si estende attorno a noi, sotto di noi, da leggere e interpretare con la stessa intensit… e concentrazione con la quale ci impegniamo sulle pagine di un libro. Quale miglior elogio per il giardino, quale pi— efficace rivendicazione della sua funzione, del senso della sua ®differenza¯, quando tale differenza, dopo essere stata riconosciuta e accettata, viene superata, integrata, e contribuisce alla nostra ®individuazione¯? Mi piace concludere con due ultime citazioni da James, da una delle sue pi— straordinarie opere della ®fase maggiore¯, come atto di omaggio e di gratitudine per l'infinita documentazione che i suoi testi ci offrono sui temi che ho percorso. In Gli ambasciatori (1903) il protagonista, Lambert Strether, viene continuamente visto sullo sfondo dei giardini di Parigi e dintorni. Isoliamo due casi particolari, rivelatori di come il giardino sia, per James, oltre a tante altre cose, soprattutto un'esperienza estetica/estatica. Quando, nelle prime pagine del romanzo, Strether percorre i giardini delle Tuileries, la descrizione, inizialmente ®scontata¯, della sua emozione, della sua crescente felicit…, si conclude con una pennellata da maestro, che ci comunica la sensazione, per il soggetto, di un'aria che aveva un ®gusto¯ come di qualcosa di artistico. Non pu• sfuggire il valore del binomio aria/arte. L'atmosfera che l'uomo respira ha il sapore dell'unica cosa che davvero rende la vita degna d'essere vissuta: l'arte. Sicch‚ non ci meraviglia che, pi— avanti, il personaggio si fermi a trascorrere pi— di un'ora nei Jardins du Luxembourg, dove ha un'altra sensazione, un'altra certezza: in quel contesto tutto quello che percepisce, che ®assorbe¯ con gli occhi (e con la mente) riempie fino all'orlo la ®coppa¯ dell'esperienza, che Š sul punto di traboccare. Pi— che nelle gallerie dei gloriosi musei, nelle collezioni private degli squisiti connaisseurs, a teatro o nei salotti dell'aristocrazia intellettuale, Š nei meravigliosi giardini della ®capitale del XIX secolo¯ che James e i suoi personaggi possono davvero sentirsi ®vivere¯, se vivere significa non solo ®sperimentare il quotidiano¯, ma colmare la ®differenza¯ fra vita e letteratura, fra esperienza estetica e impegno morale; anche fino al limite estremo: fino al rischio di naufragare dolcemente nel mare di quello che, di l a poco, Freud avrebbe chiamato ®sentimento oceanico¯. Andrea Mariani (®Prometeo¯ n. 108/09) Niccol• Ammaniti: un viaggio in Italia ®come Dio comanda¯ - Ô nei luoghi che lo scrittore trova la chiave di ogni suo racconto, lo spunto da cui far nascere una storia. L'autore di Io non ho paura ripercorre i ®set¯ dei suoi romanzi. Dalle colline assolate della Basilicata ai quartieri borghesi di Roma, passando per la Toscana e le periferie del profondo Nord. - Un'uscita sbagliata dell'autostrada, una passeggiata con i cani in un parco romano, un viaggio di lavoro nella Pianura Padana. Ô da questi ®tempi morti¯ che Niccol• Ammaniti trae fonte d'ispirazione per i suoi romanzi. Perch‚ ogni storia dello scrittore nasce da un episodio quotidiano, da un incontro, ma soprattutto da un paesaggio: ®I miei racconti nascono sempre da un luogo. Come prima cosa penso all'ambientazione, poi la storia viene da s‚¯. E i luoghi dei suoi romanzi coincidono quasi sempre con quelli della sua vita. C'Š Roma, la sua citt…, l'amata Toscana, dove passava l'estate da ragazzo, ma anche la Puglia, la Basilicata e il Friuli. A 43 anni Niccol• Ammaniti Š oggi uno degli scrittori italiani pi— letti e amati, in Italia e all'estero. Il grande successo lo ottiene nel 2000 con il romanzo Io non ho paura, tradotto in 44 Paesi, venduto in pi— di un milione e mezzo di copie, e portato con successo sul grande schermo dal premio Oscar Gabriele Salvatores. Poi, lo scorso anno, l'ambito Premio Strega con Come Dio comanda, ®il mio romanzo pi— lungo e sofferto, ci ho lavorato sopra per cinque anni e mi ha letteralmente inghiottito in un mondo cupo, da cui sono uscito con difficolt…¯. I suoi estimatori cominciano ad apprezzarlo anni prima, con i racconti pulp di Fango e romanzi come Ti prendo e ti porto via. La Roma di Niccol• Ammaniti Š diversa da quella di qualunque altro scrittore italiano, pi— simile alla Los Angeles individualista e cinica di Breat Easton Ellis, che alla Citt… Eterna cantata da Belli e Trilussa. Tra i nuovi scrittori Š il primo ad esplorare i quartieri borghesi di Roma nord, come Parioli o Trieste, con le scorribande dei giovani della cosiddetta ®Roma bene¯ tra piazza Euclide e il giardino zoologico, o le feste della ®Roma cafona¯ tra via Salaria e il parco di Villa Ada. Con lo stesso sguardo disincantato percorre anche le periferie del Prenestino, e di Ostia, quartieri satelliti come l'Olgiata o i paesi della via Cassia, trasformandoli in una sorta di no man's land letteraria che si popola di zombie, personaggi folli, una ®giovent— cannibale¯ che non appartiene alla tradizione letteraria italiana: ®La mia scommessa era proprio quella di trapiantare a Roma una letteratura di genere horror, di creare delle situazioni fantastiche, addirittura fantascientifiche. Poteva sembrare un accostamento stridente, ma poi Š stata la mia fortuna¯. D'altronde lui per primo si sente un romano atipico, uno che al centro storico ha sempre preferito di gran lunga le periferie: ®Il centro di Roma non mi Š mai piaciuto, anche se riconosco che Š molto bello. Poche citt… reggono il confronto con Roma, eppure questi quartieri hanno avuto un senso per me solo nella mia vita da adolescente. Oggi non mi trovo a mio agio, non ho motivo di andare a piazza di Spagna o a piazza Navona, a prendermi un caffŠ al Bar della Pace. Trovo che le periferie siano molto pi— interessanti, pi— cariche di vita. Quando ho cominciato a scrivere mi sono occupato molto di Roma. Il mio primo romanzo, Branchie, come i racconti di Fango, erano tutti ambientati nella capitale. Quando ci si avvicina alla scrittura si tende a guardare le cose che pi— ci sono vicine. All'inizio era la mia citt…, e l'India, un posto che mi ha sempre affascinato molto. Poi, con l'esperienza, mi sono sempre pi— allontanato¯. Con Ti prendo e ti porto via, il romanzo che ha iniziato a farlo conoscere, Ammaniti ha deciso di spostarsi verso la Toscana, una regione che gli Š molto familiare: ®Devo premettere che in tutti i miei romanzi i luoghi sono immaginari, uso nomi di fantasia che per• rimandano a dei luoghi veri e reali. La bassa Maremma ad esempio Š al centro di tutto il racconto di Ti prendo e ti porto via. Secondo me Š un luogo molto affascinante perch‚, a parte i centri pi— conosciuti e di estremo turismo come Capalbio, Porto Ercole o l'Argentario, ci sono tutta una serie di paesi e paesini che sono solo lambiti marginalmente dal flusso dei turisti e che hanno mantenuto un'identit… ben precisa. Sono vicini a Roma, ma allo stesso tempo sembra di stare lontani chilometri e chilometri da un grande centro. Sono questi i luoghi che mi hanno colpito di pi—¯. Quei luoghi che nel romanzo corrispondono a localit… come Saturnia, con le sue cascate di acqua sulfurea, Ischiano Scalo (in zona c'Š Orbetello Scalo e Capalbio Scalo) e naturalmente i paesaggi della Via Aurelia. ®Io non ho paura¯, dice Ammaniti, ®nasce invece da un viaggio che ho fatto nel 2000 in Puglia al confine con la Basilicata. Ô un posto bellissimo, un angolo di questa regione tra i pi— spettacolari, dove da una parte si vede il Tavoliere delle Puglie, dall'altra l'Appennino, e tutto intorno una serie di colline basse, con delle piccole case. Negli anni '70 questi luoghi si sono spopolati, perch‚ la gente andava a lavorare in fabbrica e si trasferiva nei centri pi— grandi, ma oggi questi ruderi hanno conservato un fascino assoluto che mi ha comunicato immediatamente qualcosa. Ho preso l'uscita Candela dall'autostrada e mi sono immaginato quale storia mi potesse evocare quel paesaggio cos selvaggio e arcaico. Non so come mi sono venuti in mente dei bambini, ho pensato a cosa avrebbero potuto fare qui dei bambini, e ho scritto in pochissimo tempo un soggetto. Di fatto Š stata una corsa nella mia infanzia, ho ripensato a quella tipica noia che si prova da piccoli, al rapporto con gli amici, alle uscite in bici. Ô cos che Š venuta fuori la storia di Io non ho paura, la seconda parte di una trilogia sull'infanzia che comincia con Ti prendo e ti porto via e termina con Come Dio comanda. Nei miei libri ho esplorato le diverse fasi dell'adolescenza e del rapporto con il padre: dal ragazzino di Ti prendo e ti porto via che vuole fuggire dalla vita di provincia, al bambino di Io non ho paura che vive le prime fasi di ®tradimento¯ da parte del genitore (Š figlio di un contadino del Sud che gli nasconde il rapimento di un suo coetaneo, n.d.r.) e infine nell'ultimo romanzo Š un liceale vittima di un padre violento e nazista, a cui per• Š molto legato¯. Poi c'Š stato il grande successo, in parte inatteso, con Io non ho paura e la traduzione cinematografica di Salvatores che per il film ha scelto le stesse location del libro. Delle incredibili scenografie naturali di grano e terra arsa dal sole, tutte al confine tra Puglia, Campania e Basilicata. L'Italia che lo affascina di pi—, e che lo stimola anche a livello immaginativo, Š quella che ha descritto in Come Dio comanda. ®Ô un romanzo che nasce da un viaggio che ho fatto a Treviso. L'ho ambientato nell'Italia dei piccoli centri che sembrano disabitati, dei discount di mattonelle, dei distretti industriali. Ci ho messo cinque anni per scrivere questo libro e, come mi succede spesso, sono stato inghiottito dalle sue atmosfere¯. Ma poi torna Roma nei suoi romanzi: ®Avevo bisogno¯, dice Ammaniti, ®di buttarmi di nuovo in una commedia sociale e cos ho deciso di ambientare il mio ultimo romanzo, Che la festa cominci, ancora una volta a Roma, nel parco di Villa Ada, il parco dove porto sempre a spasso i miei cani. Ô un luogo molto particolare, ogni volta che ci vado ci rifletto, perch‚ Š una foresta intricata, selvaggia, al centro di una realt… metropolitana, tra due quartieri di Roma, l'ho sempre trovato molto curioso¯. Se si parla di scommesse e di traguardi raggiunti Ammaniti non ha dubbi: ®La cosa che in assoluto mi fa pi— piacere e che mi fa pensare che ho raggiunto un traguardo Š sapere che molte persone si avvicinano alla lettura attraverso i miei libri. So che molti bambini e adolescenti hanno cominciato a leggere dopo Io non ho paura (di cui tra l'altro Š stata fatta un'edizione ad hoc per le scuole, n.d.r.) e questa per me Š in assoluto la soddisfazione pi— grande¯. Un talento a met… tra letteratura e cinema Niccol• Ammaniti esordisce come scrittore nel 1994 con il romanzo Branchie. Due anni dopo esce un suo racconto su Giovent— Cannibale, la prima antologia italiana dell'orrore estremo edita da Einaudi. Nello stesso anno Mondadori pubblica la sua prima raccolta di racconti Fango. Lavora insieme al padre, lo psichiatra Massimo Ammaniti, a Nel nome del figlio, un saggio sui problemi dell'adolescenza e dell'et… evolutiva. Argomento che torner… spesso nei suoi romanzi successivi, come Ti prendo e ti porto via (1999), Io non ho paura (2001), e Come Dio comanda (2006) che insieme compongono un'ideale trilogia sui rapporti padre-figlio. Il grande successo arriva con Io non ho paura, tradotto in 44 Paesi e portato sul grande schermo da Gabriele Salvatores, che nel 2008 firma anche la versione cinematografica di Come Dio comanda. Con questo romanzo Ammaniti conquista il premio Strega nel 2007. Il suo ultimo romanzo Š Che la festa cominci. Grande amante dei ®B-Movies¯ americani e della letteratura Pulp, Ammaniti Š stato anche sceneggiatore del film di Alex Infascelli, Il siero della Vanit…. Federico Circi (®Ulisse¯ n. 305/10) Michael Jackson Š il Mozart del nostro tempo? - Sono sorprendentemente simili i destini del grande compositore salisburghese e del re della musica pop recentemente scomparso. Sono molte le analogie nelle biografie di due geni musicali che hanno segnato - ciascuno a proprio modo - il loro tempo. In fondo sono rimasti ®bambini prodigio¯. - Bambini prodigio, scimmie ammaestrate in giro per il mondo. Padri padroni e fratelli ingombranti, non altrettanto dotati. Poi un successo precoce, travolgente che passa di generazione in generazione. Lo sbocciare pieno di un miracolo artistico e la proclamazione di genio a furor di popolo. E due morti premature, oscure, che ancora oggi ci mettono a disagio. Signori, ecco a voi Wolfgang Amadeus Mozart, nato a met… del Settecento a Salisburgo, oggi in Austria, e Michael Jackson, nato a Gary, Indiana, Stati Uniti, a met… del Novecento. Destini misteriosamente paralleli a distanza di ben due secoli: il colosso della musica classica mondiale e il re di quella pop hanno infatti due biografie che sembrano concepite dalla fantasia dello stesso romanziere. C'Š qualcosa di assolutamente imponderabile nel meccanismo della creazione artistica e tuttavia alcuni eventi, alcune circostanze sembrano mettere in moto il talento, in modo quasi matematico, nonostante la grande differenza di epoche, contesti, culture. Ci• che accomuna Mozart e Jackson oggi ci colpisce, come a svelarci qualcosa del loro stesso dono espressivo. Partono (®Gli inizi sono sempre difficili¯, dice il Midrash ebraico) quasi come fenomeni da baraccone. Il piccolo Wolfgang viene portato in giro per le Corti europee del Settecento dal padre Leopold, insieme alla sorella. Coccolato e conosciuto dalle teste coronate, compone la prima sinfonia a soli 8 anni durante il viaggio a Londra. Le stampe d'epoca lo ritraggono con gli occhi bendati mentre suona il violino in qualche salotto nobile, ritto in piedi mentre il padre lo fissa compiaciuto. Maynard Solomon, fra i suoi biografi il pi— attento alle sfumature psicologiche, interpreter… le sue lettere come la testimonianza di un'infanzia negata. E il tema del bambino prodigio e della giovinezza come stato di grazia primigenio, originario, ritorneranno fino alla fine, nella sua musica e nei temi da lui scelti, basti pensare al Papageno del Flauto Magico, tanto che Mozart sar… sempre considerato un ®eterno bambino¯ nella storia della musica, un bambino prodigio che diventa prodigio bambino. Anche Michael Jackson conosce il successo nell'infanzia, quando ha 5 anni. Ô subito il migliore da piccolissimo nei ®Jackson Five¯, gruppo voluto da un padre prepotente. Michael, nel gruppo, Š il sole, attorno a cui si muovono i fratelli, il centro di interesse. Chi non ricorda le immagini anni Sessanta che conquistano subito le famiglie americane con un piccolo Michael, nero e sorridente, voce gi… fantastica e seduttiva, al centro della scena. Canta ed ammalia, danza e la sua danza di piccolissimo mostro dello spettacolo gi… entra nelle case come uno schianto, durante l'Ed Sullivan Show, allora il pi— seguito dei variet… di prima serata. Da grande e famoso, Jackson romper… poi tutti i rapporti col padre Joseph, mentre ne manterr… soprattutto con le sorelle, LaToya e Janet, ma certo la sua intera vita sar… segnata dai traumi infantili. E dalla ricerca insistita di un'infanzia perduta che lo spinger… a costruire Neverland, l'enorme parco giochi per bambini dove lui stesso dimorer…. Anche i guai giudiziari, le accuse di pedofilia, la leggenda negativa che lo circonderanno per anni, riguardano proprio questo nodo irrisolto. Jackson comporr… We are the world per i bambini africani; Mozart inventer… (forse per rinverdire i suoi successi da enfant prodige) la pi— bella musica infantile mai composta: le dodici variazioni di Ah, vous dirais-je, Maman!, piano sonata k 265, pezzo che chiunque pu• identificare con l'essere piccoli, senza magari sapere che nasce dalla mente creativa del grande salisburghese. Certo anche questi due eterni Peter Pan diventeranno grandi, se non proprio vecchi. Amadeus, a 22 anni se ne andr… a Parigi con la madre nella lunga estate calda del 1778, viaggio traumatico che coster… la vita alla donna e che segner… davvero l'inizio di una rottura profonda col padre Leopold. Jackson lascer… il gruppo a 19 anni, per cantare finalmente da solista. E prendere presto il volo come grande artista. La consacrazione vera arriver… contemporaneamente per i nostri due geni: a 25 anni Mozart porter… in scena a Monaco la prima dell'opera lirica Idomeneo, re di Creta che sar… un successo enorme. A 24 anni Jackson diventer… un grande della musica con il gigantesco successo di Thriller, la cui videoclip sar… sceneggiata dal grande John Landis. Successi pazzeschi. Le scimmie ammaestrate di 15 anni prima diventano, di fronte al mondo, grandi geni della musica. Si emancipano, uno va a vivere a Vienna, pagato dall'Imperatore, l'altro si trasferisce a Los Angeles, quartiere Beverly Hills, e viene ricevuto dall'allora presidente Ronald Reagan alla Casa Bianca. Sprecano, per generosit… e per carattere, per dissipazione e per follia, l'enorme patrimonio che per un po' li investe. Tanto da essere due grandi geni, ricchissimi e quasi subito (dopo il grande successo) indebitati, sul lastrico, costretti a creare per vivere. Ecco un altro parallelo. Padri scomodi a parte, appaiono circondati da mogli, parenti e amici spesso pi— interessati alla loro temporanea e gigantesca ricchezza, che alla loro arte. Quest'ultimo aspetto, tuttavia, accomuna tanti altri artisti e uomini di successo. Ma Š il finale di partita in cui si compie misteriosamente il parallelismo delle due vite. Muoiono infatti entrambi giovani. Wolfgang Amadeus Mozart si spegne a 35 anni, senza aver completato il Requiem, e con molti debiti lasciati sulle spalle della moglie e del figlioletto. Viene sepolto in una fossa comune con un funerale di terza classe e le sue spoglie andranno per sempre disperse. Michael Jackson muore a 51 anni (paragonabili quanto alla lunghezza della vita media ai 35 di due secoli prima), proprio alla vigilia di un grande concerto a Londra, che doveva segnare un nuovo traguardo. Anche lui lascer… un progetto incompiuto che, come per il Requiem, altri porteranno alla fine. Soprattutto su entrambi i loro decessi fioriscono congetture, indagini, gialli. Chi ha ucciso Mozart? Chi ha ammazzato Jackson? La morte precoce e misteriosa di Amadeus colpir… la fantasia dei romanzieri russi dell'Ottocento, far… impazzire i biografi e alimenter… l'immaginazione di Peter Shaffer e di Milos Forman, che immagineranno una qualche responsabilit… dell'allora rivale Antonio Salieri nello stupendo film Amadeus che ha vinto l'Oscar nel 1984. Gli storici non hanno certezze su questo punto ma probabilmente Mozart Š morto per una qualche infezione trascurata e neanche diagnosticata all'epoca. Certo la sua condizione economica deve avere influito su una morte cos precoce. Comunque, la sua fine giovane e misteriosa e quella sepoltura comune ci mettono a disagio, ci appaiono ingiuste. Anche Michael Jackson Š morto improvvisamente, all'inizio dell'ultima estate, ad un'et… ormai quasi considerata giovanile. La giustizia americana ha ipotizzato ora ufficialmente che si sia trattato di omicidio e il responsabile sarebbe il medico personale che ha concesso al Re del Pop le medicine che lui chiedeva. Comunque sia, anche la morte di Jackson ci mette in difficolt… perch‚ Š il frutto di solitudine, disperazione, anche disgrazie economiche. E l'affetto della gente e l'incredibile successo postumo delle sue canzoni e dei suoi video in tutto il mondo stanno a testimoniare come e quanto fosse amato. Ora che non c'Š pi—, tutti si attaccano alla sua musica e alla sua danza. A quello che ci ha lasciato. Gli eterni bambini della musica, il campione della classica e il re di quella contemporanea, appaiono tuttavia ancora desiderosi di affetto. Mozart e Jackson restano geni espressivi, resi immortali dalle note e tuttavia ci raggiungono, attraverso i loro capolavori, come fanciulli festosi, che adorano essere finalmente amati e che anche per questo ci regalano colpi assoluti di genio e di bellezza. Di felicit… e di grazia. Alessandro Banfi (®Ulisse¯ n. 302/09) Comunicato: 5 per mille Vi ricordiamo che, nel compilare la dichiarazione dei redditi, potete assegnare il 5 per mille alla nostra Biblioteca. Il codice da inserire Š 85005190153. Date le ristrettezze economiche in cui il nostro Ente si trova, il vostro contributo Š necessario per permetterci di continuare a fornirvi i nostri servizi. Vi ringraziamo fin da ora per la vostra sensibilit….