Ottobre-Dicembre 2010 n. 4 Anno XXIV Quaderni di Minimondo Rivista culturale Braille Periodico trimestrale Fascicolo I Direzione Redazione Amministrazione Biblioteca Italiana per i Ciechi 20052 Monza - Casella postale 285 c.c.p. 853200 - tel. 039/28.32.71 e-mail: bic@bibciechi.it Dir. Resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Massimiliano Cattani, Antonietta Fiore, Luigia Ricciardone, Pietro Piscitelli (Responsabile) Copia in omaggio Stampato in Braille a cura della Biblioteca Italiana per i Ciechi ®Regina MargheritaŻ onlus via G. Ferrari, 5/a 20052 Monza Sommario Comunicato: Rinnovo abbonamento riviste Massimo Livi Bacci: Il Mediterraneo e le migrazioni: un mare di guai (®il MulinoŻ n. 1/10) Luigi d'Alonzo: I disabili e il diritto a una vita autonoma (®Vita e PensieroŻ n. 4/10) Pippo Ranci: Se l'acqua Š per tutti, come va amministrata? (®Vita e PensieroŻ n. 3/10) Stefano Colonna: Biblioteche e archivi in pericolo (®PrometeoŻ n. 110/10) Aldo Marroni: Dal gusto al disgusto (®PrometeoŻ n. 109/10) Paola Carbone, Elisa Casini, Anna Ferrari: L'adolescenza sulle ali di Icaro (®Psicologia contemporaneaŻ n. 220/10) Vincenzo Natale, Miranda Occhionero: Insonnia: se la riconosci la curi (®Psicologia contemporaneaŻ n. 216/09) Linus: La radio (sul web) batter… la televisione (®Vita e PensieroŻ n. 1/10) Comunicato Rinnovo abbonamento riviste Ricordiamo a quanti desiderano continuare a ricevere, a titolo gratuito, le riviste: Minimondo, Quaderni di Minimondo e Infolibri, di confermare per iscritto il proprio abbonamento, entro e non oltre il 31 gennaio 2011, tramite lettera Braille o in nero, via fax o e-mail. I periodici possono essere ricevuti in Braille, su supporto informatico o via e-mail. Il Mediterraneo e le migrazioni: un mare di guai C'Š un'ombra che si allunga sul Mediterraneo: quella delle migliaia di vittime che hanno perso la vita in mare nel tentativo di approdare in Europa e delle centinaia di migliaia di profughi - come altro chiamarli? - dalla miseria e dalla guerra che sono riusciti nel loro intento. Ma sono poi sballottati da un campo all'altro, fino a una precaria accoglienza per motivi umanitari o di asilo; oppure respinti al punto di partenza, o magari in illegale fuga nel Paese di arrivo. Raramente nella moderna storia delle migrazioni - quelle che avvengono in tempo di pace - il costo del migrare Š stato maggiore, per le morti, le sofferenze, le umiliazioni patite. Un costo non occultato n‚ occultabile, perch‚ la potenza e intrusivit… dei media ce ne rende quotidiani spettatori. E del quale il ricco e privilegiato mezzo miliardo di persone che abitano l'Europa stenta a prendere coscienza, delegandone la soluzione a un'incerta azione politica o alla cura delle organizzazioni umanitarie. L'Italia, pur in prima linea, non fa eccezione. Secondo ®Fortress EuropeŻ, le vittime accertate nel tentativo di raggiungere il nostro Paese negli ultimi dieci anni (2000-09) sono state pi— di 4.000, ma la cifra Š sicuramente sottostimata. Si Š calcolato che nel periodo 2002-08 ci siano state circa due vittime per ogni 100 irregolari in transito tra il Nord Africa e le coste di Spagna e Italia: una proporzione che denota un rischio altissimo, di dimensioni non lontane da quelli corsi dagli schiavi tratti dall'Africa all'America con le navi negriere nel XVIII secolo. Gli sbarchi (quelli noti) sulle coste italiane, nell'ultimo decennio, sono stati circa 200.000; i richiedenti asilo, nello stesso periodo, sono stati 150.000 e circa un terzo delle domande accolte. Dietro ogni sbarco, ogni richiesta di asilo, c'Š una storia drammatica e complicata: i conflitti in Iraq, in Eritrea, in Somalia; fame e miseria nei Paesi sub-sahariani; violazione di diritti umani fondamentali quasi ovunque. Sono cifre imponenti, che segnalano un fenomeno di massa, che invitano a un'azione politica forte e - come si usa dire - condivisa, non solo dalle forze politiche in ciascun Paese, ma anche dai singoli Paesi di partenza, di transito e di arrivo. Forse un'utopia, perch‚ l'Europa Š ripiegata sui problemi interni; perch‚ i Paesi di origine e di transito hanno interessi contrastanti e voce flebile; perch‚ i migranti non hanno rappresentanza se non in deboli istituzioni internazionali. La storia recente dei tentativi di approdo in Europa Š nota, ma vale la pena richiamarla per sommi capi. Dal 2000 al 2009, gli sbarchi sulle coste della Spagna e dell'Italia sono stati pari a circa 400.000, suddivisi in quasi perfetta parit… tra i due Paesi. A questi vanno aggiunti, negli ultimi anni, gli sbarchi a Malta (circa 15.000 dal 2002 al 2008), molti di questi non intenzionali, poich‚ la mŠta del viaggio era quasi sempre l'Italia. In Spagna l'anno di massimo afflusso fu il 2006 (oltre 50.000 persone, soprattutto verso le Canarie) per l'Italia il 2008 (37.000, ma il massimo assoluto di 50.000 sbarchi - prevalentemente sulle coste pugliesi - era stato toccato nel 1999). In Grecia, nel 2006-2008, gli arrivi via mare (inclusi, per•, gli irregolari gi… sbarcati e intercettati nel territorio delle isole) sono stati circa 10.000 all'anno. Per Cipro, la storia Š assai pi— complicata: parte dell'immigrazione irregolare via mare arriva nella parte turca dell'isola ed entra in quella greca via terra, ma non esistono dati in proposito. Ô presumibile che a chiusura della contabilit… del decennio (2000-09), gli irregolari arrivati via mare nei Paesi dell'Europa mediterranea abbiano superato il mezzo milione. Si tratta di un afflusso cospicuo in assoluto ma che, rapportato allo stock dei migranti dei quattro Paesi, vale mezzo punto percentuale all'anno: rilevante, ma gestibile. Si tratta per• di una cifra per difetto, poich‚ nel conto non sono inclusi gli sbarcati non intercettati. A partire dal 2006, gli intercettati diretti in territorio spagnolo, e dalla primavera del 2009 quelli diretti verso l'Italia, e Malta, sono fortemente diminuiti. Non c'Š dubbio che il rafforzamento dei controlli (pattugliamenti in mare, monitoraggi aerei ed elettronici, controlli sulle coste alla partenza o all'arrivo) sia alla base dell'indebolimento della via marina alla irregolarit… determinando nel contempo mutamenti degli itinerari e delle strategie di transito. Il sistema Sive (Sistema Integrato di Vigilanza Esterna) messo in atto in Spagna all'inizio del decennio per il controllo dei transiti nello stretto di Gibilterra, ha deviato i flussi irregolari sulle pi— lunghe e pericolose rotte tra la costa africana occidentale e le isole Canarie, fin quando, a partire dal 2006-07, non si sono rafforzati i controlli anche in quella zona. Ma questo effetto positivo non Š dovuto solo al Sive, che ha efficacemente ridotto i transiti di natanti precari (cayucos e pateras), ma anche a un'intensa azione diplomatica per concludere accordi di riammissione con il Marocco e con numerosi altri Paesi africani, e con sforzi mirati della cooperazione. Un'azione integrata nella quale l'aspetto ®fisicoŻ della difesa dai flussi irregolari e solo parte di un pi— grande giuoco. E infatti l'azione meramente fisica di contrasto ha anche effetti negativi: se la sorveglianza si infittisce in una zona, i flussi vengono deviati verso altre, dove i controlli sono minori, ma le distanze sono pi— lunghe, i rischi maggiori; oppure le tecniche di trasporto si adattano, con natanti pi— piccoli e magari pi— pericolosi, affidandone la guida agli stessi immigrati; o ancora, alzandosi il costo del trasporto, o il rischio dello stesso, si selezionano i migranti pi— disperati, o pronti a tutto; oppure, ancora, i tentativi frustrati vengono reiterati. Insomma, ogni barriera pu• essere aggirata, o valicata, o perforata, al prezzo, magari, di perdite di vite. Considerazioni simili sono state pi— volte fatte relativamente ai transiti illegali attraverso la frontiera terrestre tra Messico e Stati Uniti: il progressivo rafforzamento dei controlli (pattuglie, barriere, monitoraggi aerei ed elettronici) intorno ai varchi pi— frequentati ha deviato i transiti verso aree meno controllate ma assai pi— difficili e rischiose da percorrere, con un aumento delle vittime. Il ®Trattato di amicizia, partenariato e cooperazioneŻ tra l'Italia e la Grande Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista (Libia), ratificato dal Parlamento nel febbraio dello scorso anno, Š l'approdo di una lunga trattativa che ha coinvolto governi di colori diversi, permettendo di acquisire la Libia allo sforzo della comunit… internazionale per il controllo delle migrazioni irregolari. L'articolo 19 conferma i contenuti del protocollo d'intesa firmato con la Libia a fine 2007, e prevede il pattugliamento congiunto - con unit… a equipaggio misto - delle acque libiche allo scopo di respingere le imbarcazioni con migranti irregolari. L'articolo prevede altresŤ il finanziamento, con una somma di 150 milioni di euro, di un non meglio definito ®sistema di controllo delle frontiere terrestriŻ libiche lunghe, come ben si sa, 4400 chilometri. Si suppone che si tratti di monitoraggio tecnologico (radar, video, sensori ecc.) per individuare i flussi in entrata per i mobili e variati itinerari desertici e per acquisire una migliore intelligence del fenomeno. L'intercettazione in mare dei migranti, conseguenti agli accordi tra Spagna e Marocco e tra Italia e Libia, pongono gravi interrogativi circa il rispetto sia formale, sia sostanziale dei diritti umani di coloro che vengono fermati e ®riaccompagnatiŻ nei porti di partenza. Non sono sopite le polemiche sorte con le otto operazioni di intercettazione da parte delle pattuglie italo-libiche tra il maggio e l'agosto dello scorso anno, con 757 migranti a bordo, costretti al ritorno in Libia e, allo sbarco, presi in carico dalle autorit… libiche. La natura stessa delle operazioni rende impossibile l'identificazione dei migranti e l'accertamento della loro volont… di avanzare richiesta di asilo, come ammesso dal governo. D'altro canto la Libia non ha sottoscritto la Convenzione di Ginevra sui Diritti dei Rifugiati, e le organizzazioni internazionali quali l'Unhcr sono tollerate dal governo Libico ma non hanno n‚ le strutture, n‚ le capacit…, n‚ le risorse, n‚ la copertura giuridica che permetta loro di accogliere eventuali domande di asilo, assicurarne il vaglio, soprintendere al trattamento dei migranti e al loro insediamento in un Paese ospitante. Viene cosŤ infranto il principio di non refoulement; la sorte dei migranti respinti resta affidata alle autorit… libiche il cui record in materia di rispetto dei diritti umani Š sconfortante. Insomma, lo spostamento a Sud dei confini dell'Europa ha avuto la conseguenza di rallentare il flusso irregolare transmediterraneo negli ultimi tempi. Ma nel contempo ha determinato l'evasione di fatto - da parte dei Paesi europei - del dovere di accoglienza verso le vittime della guerra, della violenza, della persecuzione. Un nodo politico e umanitario resta irrisolto. Pu• bastare l'outsourcing delle frontiere meridionali dell'Europa per contenere la spinta migratoria africana che ha cause molteplici e radici profonde? E, ancora, la pressione migratoria dall'Africa continuer… nel futuro? La risposta a questa domanda Š scontata, per l'enorme divario nelle condizioni di vita rispetto ai Paesi del Nord e per la crescita demografica che continua ancora a ritmi vertiginosi: non dimentichiamo che la popolazione africana, nel ®breveŻ periodo 2010-30, Š destinata ad aumentare di mezzo miliardo. Ancora pi— esplicite sono le indicazioni circa l'evoluzione delle generazioni pi— giovani, che esprimono la stragrande maggioranza dei migranti. Per quanto riguarda la fascia di et… tra i 20 e i 40 anni (e in caso di assenza di migrazioni), questa diminuirebbe del 29 per cento nell'Europa mediterranea, nel breve volgere del prossimo ventennio, ma aumenterebbe del 67 per cento nell'Africa sub-sahariana. Nell'Africa del Nord, dove negli ultimi decenni la natalit… Š diminuita, l'aumento della fascia giovane sar… assai minore (19 per cento). Queste forze di spinta - arretratezza economica, esuberanza demografica - saranno senza dubbio importanti nel determinare i flussi futuri, ma danno una visione limitata del fenomeno. Per vederlo in tutte le sue dimensioni, occorre considerare il fatto che l'Africa sub-sahariana sta entrando nel sistema migratorio internazionale, essendone rimasta esclusa proprio per la sua arretratezza. Per migrare occorre sapere dove andare, e come andare; sono necessari soldi per viaggiare; conoscenze e relazioni su cui appoggiarsi. Le popolazioni che vivono in estrema arretratezza non hanno queste risorse. Ma le popolazioni che cominciano a svilupparsi, pi— alfabetizzate e connesse col mondo, queste, sŤ, possono inserirsi nei sistemi migratori, attratte dal benessere del ricco Nord. CosŤ, in una prima fase di uscita dalla povert… estrema - che quasi sempre implica lo scardinamento della societ… agricola tradizionale - le spinte a emigrare si sviluppano e si rafforzano. Solo quando viene raggiunta una fase di moderato benessere - come potrebbe essere il caso dei Paesi dell'Africa del Nord - le spinte si attenuano. Questo modello astratto deve poi misurarsi con la realt…, con la presenza di conflitti, con la possibilit… concreta di inserirsi nei circuiti internazionali, di competere con altre correnti migratorie gi… affermate. Si aggiunga poi che l'accelerazione vertiginosa delle comunicazioni ha reso pi— efficienti e dinamici i meccanismi delle catene migratorie e, in genere, gli scambi d'informazione tra Paesi di origine e Paesi di destinazione. Occorre quindi essere coscienti che lo sviluppo ha conseguenze assai variabili sulla capacit… e la propensione migratoria lungo il suo ciclo teorico. Nella fase iniziale, pi— sviluppo non significa meno migrazione, ma pi— migrazione. Consegnare alle politiche di cooperazione l'obiettivo di ridurre la pressione migratoria Š una pia illusione per due ragioni concorrenti. La prima Š la debolezza di queste politiche, sprovviste come sono delle risorse necessarie; la seconda Š che queste - anche se dotate di abbondanti risorse - potrebbero avere effetti contrari alle attese, e suscitare, anzich‚ contenere, nuove spinte migratorie. Registriamo dunque il fatto che le spinte migratorie del continente africano, nei prossimi decenni, saranno molto forti; esse si svilupperanno soprattutto nell'Africa sub- sahariana che ha un immenso potenziale demografico. Nei Paesi del Nord Africa, invece, le forze di spinta verso l'Europa cominciano ad attenuarsi mentre si rafforza la loro capacit… autonoma di attrarre migranti dai Paesi a Sud del Sahara. Nella regione nordafricana esiste oggi una cospicua presenza di immigrati provenienti dall'Africa subsahariana e dal Sudan, il cui ammontare Š grossolanamente stimato in due o tre milioni, dei quali una buona quota in situazione di irregolarit…. La maggior parte di questi immigrati risiede in Libia (si citano cifre variabili tra uno e due milioni) che in periodi di vacche grasse e di panarabismo e panafricanesimo gheddafiano, aveva aperto la porta ai Paesi fratelli, salvo cambiare idea e con un tratto di penna convertire in illegali coloro che credevano di essere in regola (dal 2007 chi Š entrato in Libia senza visto - fino ad allora possibile - diventa automaticamente irregolare). Questo stock si rimpingua ogni anno di nuovi immigrati - sul numero di coloro che traversano il Sahara ogni anno si citano cifre che vanno dalle 60.000 alle 150.000 unit… - ma altrettanti ne cede, diretti alle coste mediterranee. Ô per• vero che la maggior parte dei componenti di questo stock non Š intenzionata a lasciare il Paese che li ospita. La capacit… dei Paesi del Maghreb, della Libia e dell'Egitto di assorbire manodopera, e di trattenerla nel Paese, ha costituito fino a oggi una barriera abbastanza efficiente per frenare i flussi transmediterranei. Si consideri che i 37.000 irregolari sbarcati nel 2008 (anno eccezionale sotto questo profilo) sulle coste italiane, rappresentano meno del due per cento dell'intero stock di migranti in Libia. Ma cosa avverrebbe qualora l'immigrazione Sud- Nord, in Africa, dovesse, come Š possibile, intensificarsi? Finch‚ la Grande Giamahiria godr… di una cospicua rendita petrolifera - che oggi costituisce il 95 per cento delle esportazioni e un quarto del RI - continuer… a esprimere un'alta domanda di lavoro per sostenere il settore e la costruzione di infrastrutture. Che trover… solo una parziale soddisfazione dall'offerta dell'esigua popolazione autoctona, come avviene in altri Paesi che vivono di rendita petrolifera. Va ricordato che i 35 milioni di abitanti dei Paesi produttori di petrolio della penisola arabica (Arabia Saudita, Bahrein, Eau, Kuwait, Oman e Qatar) sono, per il 40 per cento, immigrati da Paesi terzi. Ô normale perci• che i flussi transahariani continuino nel futuro; Š possibile che lo stock migratorio libico - e di altri Paesi nordafricani - si accresca ancora. Il mercato del lavoro, in questi Paesi, Š fortemente segmentato e apre possibilit… di lavoro inesistenti nei Paesi di origine: si formano giovani leve sempre pi— numerose, istruite e disoccupate, che rifuggono i lavori pi— umili. Inoltre, i livelli di vita a Nord del Sahara sono assai pi— elevati di quelli degli altri Paesi a Sud del deserto, e anche coloro intenzionati a trasferirsi in Europa, senza riuscirci, possono essere indotti a giocare le loro carte nei Paesi nordafricani. Infine, le comunicazioni tra Sud e Nord del continente sono destinate a rafforzarsi, rendendo meno difficile la mobilit…. L'immigrazione africana - quella regolare, poca, e quella irregolare, in crescita - Š un fenomeno ®continentaleŻ e chiama in causa politiche che superino, e integrino quelle nazionali. Le quali, per•, debbono essere potenziate, perch‚ i maggiori Paesi della sponda Nord hanno, per geografia e storia, responsabilit… particolari. Risulta alquanto ingenuo il richiamo accorato che viene fatto da alcuni governi che ®l'Europa non pu• lasciarci soli di fronte all'immigrazione clandestina dall'AfricaŻ come se Spagna, Francia, Italia e Grecia - che producono il 40 per cento del Pil europeo - non costituissero uno schieramento sufficientemente potente di fronte alle pressioni provenienti dalla sponda Sud del mediterraneo. Ô per• vero che la politica europea in ambito migratorio Š stata essenzialmente una politica di tipo difensivo, dedicata al controllo delle frontiere o alla lotta ai traffici illeciti, poco attenta (anche perch‚ in possesso di armi spuntate) alla gestione delle forze (le migrazioni sono una di queste) che i processi di globalizzazione hanno posto in marcia da tempo. Tuttavia da qualche tempo la coscienza dell'inadeguatezza delle istituzioni europee a fronte dei fenomeni migratori si Š resa manifesta, e ha portato all'adozione da parte del Consiglio europeo del Global Approach to Migration (dicembre 2005), una linea di azione che impegna l'Europa a integrare le politiche migratorie con quelle della cooperazione allo sviluppo e della politica estera in generale. E questo nell'ambito di una pi— generale Policy Coherence for Development sviluppata in varie decisioni successive, ripresa ultimamente nel cosiddetto Programma di Stoccolma adottato sotto la presidenza svedese della Ue (2009). Si tratta tuttavia di buone intenzioni che trovano molti limiti oggettivi, primo tra i quali l'esiguit…, e l'ammontare calante, delle risorse a disposizione per programmi di cooperazione. Scendendo dal futuribile al pi— concreto presente, c'Š una molteplicit… di azioni che possono essere intraprese. In primo luogo, assicurare il diritto dei migranti intercettati in mare ad avanzare domanda d'asilo, affrettando la conclusione di un accordo tra i Paesi interessati, l'Unione europea, le Nazioni Unite. Questo accordo potrebbe assegnare all'Unhcr il compito di ricevere e istruire le domande d'asilo dei migranti respinti, di deliberare in merito, di avviare e disporre piani di reinsediamento, di vegliare sulla sorte dei migranti le cui domande vengono respinte. Ma ci• esige una forte legittimazione politica e giuridica, e risorse adeguate. Nel caso specifico delle migrazioni irregolari verso l'Italia, il Trattato con la Libia offre qualche strumento di pressione. L'articolo 6, ®Rispetto dei diritti umani e delle libert… fondamentaliŻ dispone che le parti, di comune accordo, agiscono conformemente alle rispettive legislazioni, agli obiettivi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'UomoŻ. Una dizione abbastanza blanda, soprattutto per quell'impegno ad agire ®conformemente alle reciproche legislazioniŻ: e quella della Libia non Š certo particolarmente avanzata per quanto attiene al rispetto dei diritti umani. Tuttavia il Trattato, all'articolo 14, istituisce anche riunioni annuali di un ®Comitato di PartenariatoŻ (a livello dei capi di Stato) e un ®Comitato dei SeguitiŻ (a livello di cancellerie) per seguire - tra l'altro - l'attuazione degli accordi. In questo contesto dovranno farsi valere con forza i principi invocati nell'articolo 6, con particolare riguardo ai rifugiati e ai migranti, tenendo conto che la contropartita economica offerta dall'Italia Š notevole, commisurandosi in un esborso di 250 milioni di dollari all'anno, per vent'anni. Inoltre il governo si Š impegnato a riferire al Parlamento ogni sei mesi sull'attuazione del Trattato, un'azione di vigilanza tanto pi— necessaria quanto pi— inquietanti risultano essere le condizioni dei migranti in Libia come confermato da inequivocabili testimonianze, che attestano le miserevoli condizioni di vita dei migranti nei campi di detenzione, gli abusi e le violenze subiti, la sommariet… delle procedure di espulsione, l'inosservanza delle convenzioni internazionali, la chiusura del Paese agli osservatori esterni. Le denunce delle organizzazioni umanitarie e degli osservatori sono numerosissime e coerenti. Spingere le frontiere a Sud non pu• significare, per l'Europa e per l'Italia, voltare il capo dall'altra parte sulla sorte dei migranti. Altri progressi sono possibili, sempre che dalle dichiarazioni d'intenzione l'Unione Europea passi sollecitamente alle azioni concrete, cosa della quale Š lecito dubitare. Nel Consiglio europeo del 29-30 ottobre 2009, la cooperazione in tema d'immigrazione Š stata oggetto di timida discussione, su quattro temi importanti. Un tema rilevante Š quello del potenziamento di Frontex, l'agenzia europea per il controllo delle frontiere. L'attivit… di questa si estende dalla formazione del personale di frontiera, all'analisi delle situazioni di rischio e a quella, assai pi— impegnativa ed esposta, del pattugliamento navale nelle acque del Mediterraneo, per contrastare le traversate di irregolari. Un'Agenzia che ha visto crescere rapidamente la disponibilit… di risorse: da un bilancio di 6 milioni di euro al momento della sua attivazione nel 2005, agli 85 milioni previsti per il 2010. L'opera di intercettazione di Frontex Š politicamente molto sensibile perch‚ collide con le responsabilit… e le prerogative dei Paesi rivieraschi. Di ci• si Š finalmente accorto il Consiglio europeo, che ha raccomandato la messa a punto di procedure comuni operative chiare, con regole d'ingaggio chiare per le operazioni congiunte in mare, badando a tutelare le persone bisognose che viaggiano in flussi misti, in conformit… del diritto internazionaleŻ [corsivo nostro]. Con chiara allusione alle sommarie procedure seguite dal pattugliamento italo-libico. In secondo luogo si auspica la realizzazione di un sistema comune di asilo, particolarmente urgente perch‚ le procedure variano da Paese a Paese, cosŤ come i criteri di ammissione e i risultati dell'esame delle domande: in alcuni Paesi la gran maggioranza delle domande viene accolta, in altri solo un'esigua minoranza. In Italia, tra il 2000 e il 2008, il 30 per cento delle domande presentate hanno avuto esito positivo. In terzo luogo il Consiglio confida in un accordo per una ripartizione pi— equilibrata degli oneri inerenti l'asilo e la protezione umanitaria (ma gli Stati appaiono sordi a questi inviti): la Germania, con il 21 per cento del Pil dell'Unione ospita il 42 per cento del milione e mezzo di rifugiati nei 27 Paesi; l'Italia, col 13 per cento del Pil ne ospita meno del 3 per cento. Una distribuzione meno squilibrata degli oneri implicherebbe per l'Italia - che ufficialmente lamenta la sua posizione di ®prima filaŻ di fronte alla pressione dei richiedenti asilo - un impiego di risorse assai maggiore di quello attuale. Infine viene citata l'importanza degli ®accordi di riammissione quale strumento di lotta all'immigrazione clandestinaŻ. La creazione di una diplomazia europea, dopo l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, potr… dimostrare il proprio impegno e la propria utilit… nella negoziazione di questi accordi (per ora solo 11, con Paesi dell'Europa orientale e dell'Asia) per i quali un determinato Paese si vincola ad accettare il rientro - da uno dei Paesi dell'Unione - di suoi cittadini irregolarmente entrati in Europa e regolarmente espulsi. Gran parte di questi accordi, stipulati dai singoli Stati, restano lettera morta; altro peso essi hanno se a stipularli Š la Ue, preferibilmente munita di risorse adeguate per esercitare convincenti pressioni sui Paesi terzi. Gi…, le risorse: una componente vitale per quel global approach to migration di cui sono pieni i documenti internazionali, ma ridotta oggi ad assai modeste proporzioni. La retorica corrente predica che il mediterraneo Š un ponte che unisce l'Europa e l'Africa... ma forse Š opportuno coltivare l'arte del dubbio. Massimo Livi Bacci (®il MulinoŻ n. 1/10) I disabili e il diritto a una vita autonoma - L'Italia vanta un'importante serie di tutele, consentendo una vita migliore rispetto a molti altri Paesi. L'integrazione Š per• ancora sempre difficile, a scuola o nel mondo del lavoro. Da evitare un ritorno alle istituzioni chiuse o speciali. - Poche persone sanno che l'Italia, a livello mondiale, mantiene un primato indiscusso: l'integrazione delle persone con disabilit… all'interno delle agenzie formative e sociali. Nessuno nel nostro Paese, infatti, pu• emarginare un soggetto con deficit; nessuna scuola pu• rifiutarsi di accettare all'interno delle proprie classi un allievo con problemi pi— o meno gravi, pi— o meno evidenti; nessuna universit… pu• escludere dai suoi corsi uno studente con limitazioni; nessun servizio esistente sul territorio, uffici pubblici o privati, bar, ristoranti, hotel, centri vacanze, pu• non assistere una persona con disabilit… che chiede una specifica prestazione. La scelta di civilt… che l'Italia ha saputo adottare fin dagli anni Settanta permette oggi a molte persone con deficit di vivere una vita fra gli altri e con gli altri, di utilizzare i mezzi pubblici di tutti, di andare a lavorare, di usufruire delle opportunit… a disposizione del cittadino comune. Tutto ci• Š da sottolineare e ricordare perch‚ il grado di civilt… di un Paese lo si riconosce dalla capacit… di accogliere i pi— deboli e di aiutare i pi— bisognosi, lo si distingue dalle opportunit… concesse a ogni cittadino e soprattutto a coloro che hanno maggiori difficolt… soprattutto nella sfera fisica, mentale o sensoriale. Al diritto di ogni cittadino di godere di pari dignit… sociale, di essere considerato uguale agli altri senza distinzioni di condizioni personali o di deficit, come afferma l'articolo 3 della Costituzione, l'Italia ha saputo dare una risposta di valore e, dove si opera bene, la persona con problemi riesce a trovare le condizioni migliori per poter sviluppare appieno la propria umanit… e a ottenere le opportunit… pi— idonee per essere supportata nel suo cammino nel mondo; dove si agisce rettamente, chi Š pi— debole pu• usufruire delle possibilit… concesse a tutti per diventare a pieno titolo cittadino protagonista della propria vita; dove si procede con competenza, ognuno ha a disposizione gli strumenti idonei per incamminarsi in autonomia lungo i sentieri di un'esistenza spesso difficile. Il problema Š quindi: agire bene. Agire con competenza L'esperienza di integrazione totale che dagli anni Settanta ci distingue da tutti gli altri Paesi, anche economicamente pi— floridi, ci ha permesso di capire che Š possibile integrare la persona con disabilit…, anzi, Š assolutamente auspicabile proseguire su questa strada, perch‚ i risultati ottenuti provano che tutto ci• Š giusto. Abbiamo capito in pratica che i due termini diversit… e uguaglianza non sono antitetici, ma complementari: la diversit… non esclude l'uguaglianza e, a sua volta, l'equiparazione non allontana la difformit…; l'uomo, per essere e diventare tale, ha bisogno di vivere con gli altri uomini, in un ambiente idoneo, in un luogo dove le differenze siano normali, in cui la diversit… degli altri non spaventi, non irriti, ma sia vissuta con serenit…. Occorre, per•, competenza. I risultati ottenuti in questi anni ci dicono che la persona con disabilit…, per incrementare al massimo le proprie potenzialit…, ha necessit… di incontrare persone capaci di operare con conoscenza, abilit… e professionalit…. L'amore non basta, il mondo delle persone con bisogni speciali impone la competenza. L'incontro con un uomo solcato da ferite profonde nel corpo o nell'anima richiede una risposta di valore che oltrepassi l'intenzionalit… doverosa per tutti. Purtroppo con le fasce deboli l'amore non basta, la voglia di fare del bene non Š garanzia di successo, il semplice desiderio di aiutare Š troppo poco. Occorre molto di pi—. Per tanto tempo si Š pensato che fossero sufficienti l'impegno personale dell'operatore, la sua buona volont… nell'assistere il soggetto con bisogni speciali, la sua delicatezza d'animo per sopportare un incontro che a molti, ancora oggi, pare insopportabile; tuttavia, le esperienze che in questi anni si sono effettuate e le riflessioni che da esse sono scaturite, indicano come preponderante l'esigenza che gli operatori lavorino non solo con carit…, ma anche con professionalit…, essenziale per soddisfare i bisogni particolari di queste persone. Come afferma Benedetto XVI nella lettera enciclica Deus caritas est: ®Per quanto riguarda il servizio che le persone svolgono con i sofferenti occorre innanzitutto la competenza professionaleŻ. Intenzionalit… e competenza rappresentano, quindi, un binomio inscindibile e qualit… indispensabili nel lavoro con i soggetti problematici. Una situazione fortemente a rischio Dove si agisce con competenza i risultati si notano, mentre dove manca la professionalit… le sofferenze delle persone con disabilit… emergono in tutta la loro disperazione. La situazione attuale Š fortemente a rischio e i dati a nostra disposizione sono preoccupanti: l'integrazione a scuola Š in sofferenza; l'integrazione nel mondo del lavoro Š preoccupante; l'integrazione socioculturale subisce rallentamenti, se non arresti. La condizione dell'integrazione a scuola presenta un quadro con molte luci, ma anche molte ombre che sembrano sempre pi— oscurare l'esperienza esaltante che l'istituzione scolastica ha saputo intraprendere: ricordiamo che ancora agli inizi degli anni Settanta, in Italia 40.000 persone vivevano in istituto, vi erano 1.400 scuole speciali e circa 800 classi differenziali. Attualmente gli allievi con disabilit… nelle scuole normali sono circa 188.700, pari al 2,1% di tutti gli alunni. La scuola, con la legge 118 del 1971, ma, soprattutto, con la legge 517 del 1977, aprŤ le porte agli allievi con disabilit… e seppe rappresentare per la societ… italiana quel cuneo innovativo culturale che pian piano scardin• le resistenze all'integrazione delle persone ®diverseŻ nei nostri contesti sociali. Si chiusero le scuole speciali e i bambini e i ragazzi con disabilit… incominciarono a entrare attraverso i cancelli della normalit…; pian piano furono inseriti nelle aule comuni e integrati nei gruppi di classe, a contatto diretto e continuativo con gli altri, in contesti sociali di vita ordinari, con i problemi consueti di tutti. Gli insegnanti impararono a capire come agire con questi allievi e da un primo inserimento difficile e a tratti selvaggio, si pass• a un'integrazione sempre pi— adeguata e significativa, tanto che al giorno d'oggi possiamo registrare esperienze scolastiche molto importanti sia per il soggetto con problemi, sia per il ragazzo normodotato. L'integrazione, infatti, Š fondamentale sia per il disabile sia per l'allievo privo di deficit, quando questi riesce a capire, con l'aiuto dei suoi insegnanti, la grandezza del dono gratuito della vita, la necessit… di mettere in atto le potenzialit… personali e il valore dell'impegno nell'aiutare il nostro prossimo, soprattutto quello pi— debole. L'integrazione degli allievi con deficit apport•, inoltre, un altro grande contributo: aiut• la scuola a migliorare la propria proposta educativa e didattica. Il soggetto con problemi, infatti, impone un nuovo modo di ®fare scuolaŻ, in cui l'attenzione alle esigenze personali, la conoscenza delle abilit… residue, l'accoglienza e l'accompagnamento, i metodi didattici innovativi pi— attenti alla persona, il lavoro comunitario, la partecipazione degli allievi, il lavoro unitario di team sono presupposti indispensabili se si vogliono ottenere risultati e ci• non solo per gli alunni con disabilit… ma anche per favorire un'esperienza ottimale in classe per tutti gli studenti. Da qui l'esigenza di parlare sempre pi— di integrazioni, piuttosto che di integrazione. Certo, la situazione della scuola italiana non Š omogenea come si evince anche da una recente ricerca nazionale sull'integrazione scolastica degli alunni con disabilit… dal 1977 al 2007. Nello specifico, per quanto riguarda l'esperienza scolastica integrativa, emerge un dato che ci deve fare riflettere: la situazione di full inclusion radicale, con l'alunno disabile sempre in classe, Š in sofferenza, arrivando in media al 67% nella scuola dell'infanzia, al 52% nella scuola primaria, al 43% nella scuola secondaria di I grado, al 53% nella scuola secondaria di II grado e al 64% nella formazione professionale; la situazione reale fotografa una frequenza mista, dentro e fuori la classe; mentre la percentuale di alunni che trascorrono molto tempo fuori dalla classe in maniera significativa, la maggioranza o la totalit… del tempo, va dal 13 al 20%. Si evince, inoltre, una tendenza negli anni al miglioramento delle prassi di integrazione, leggibile, tra l'altro, dalla soddisfazione della famiglia e delle persone con disabilit… per percorsi di integrazione; emerge anche una correlazione tra percorsi scolastici (e post- scolastici) integrativi e qualit… della vita presente e futura della persona disabile: migliore Š l'integrazione, pi— alta si riscontrer… la qualit… della vita percepita, la soddisfazione e la forza delle famiglie, l'integrazione sociale. I dati ci dicono che Š possibile lavorare sul piano integrativo a scuola e che si possono ottenere risultati, ma purtroppo non sempre ci• si realizza, e questo rappresenta il problema. Le incompetenze in campo educativo di insegnanti incapaci di comprendere i bisogni degli allievi con problemi; di titolari di cattedra ancora convinti che il ®disabileŻ non appartenga alla classe, ma sia un ospite sopportato solo se c'Š il collega di sostegno; di dirigenti impreparati nel gestire un istituto sul piano integrativo; tutto ci• porta molti allievi a vivere con profonda sofferenza un'esperienza che dovrebbe essere invece esaltante, sia sul piano umano sia su quello culturale. Di conseguenza, sta emergendo un pericolo che occorre assolutamente fronteggiare: la sensazione che sia inutile lottare contro i mulini a vento dell'integrazione e che sia meglio la resa e il ripiegamento verso le istituzioni chiuse e speciali, minaccia sempre presente soprattutto quando i genitori si sentono abbandonati a combattere da soli per il riconoscimento dei diritti dei figli. D'altronde, riscontriamo questo pericolo anche nel mondo del lavoro quando le condizioni per un inserimento della persona disabile vengono ostacolate in tutti i modi. La precariet… della situazione economica Š solo un alibi per non riconoscere a queste persone il diritto al lavoro. Ricordiamo a proposito le parole di Giovanni Paolo II nella Laborem exercens: ®Il lavoro Š un bene dell'uomo - un bene della sua umanit… -, perch‚ mediante il lavoro l'uomo non solo trasforma la natura adattandola alle proprie necessit…, ma anche realizza se stesso come uomo e anzi, in un certo senso, ®diventa pi— uomoŻŻ. A tutt'oggi il tasso di occupazione fra i disabili Š pari al 21%, meno della met… di quello rilevato fra i non disabili. Occorre mettere al centro del dibattito politico e sociale l'urgenza del lavoro anche per la persona con deficit, poich‚ il lavoro Š elemento determinante per la crescita dell'autostima e dell'identit… e strumento imprescindibile di indipendenza. L'integrazione socioculturale delle persone con disabilit…, infine, in Italia Š fortemente a rischio poich‚ le abilit… utili per inserirsi con dignit… aumentano di giorno in giorno e diventano pi— complesse. Per le persone con deficit Š sempre pi— difficile raggiungere l'autonomia personale, di comportamento e di movimento e ci• rappresenta un vero problema che occorre risolvere. Abbiamo capito in tutti questi anni che Š possibile favorire processi di crescita ottimale rispettando il diritto all'autonomia della persona con disabilit…, ma ci• si pu• ottenere solamente se le competenze sulle tematiche integrative diventano pi— diffuse e pi— valide. Fin da subito, partendo dalla scuola, occorre impostare un progetto di vita che si focalizzi non sui problemi del soggetto, ma sulle sue risorse, in grado di essere portato a compimento nella societ… e nel mondo del lavoro, certi che la persona con la disabilit… anche pi— grave possa trovare una sua accoglienza sempre, anche quando i genitori non ci saranno pi— o saranno impossibilitati a seguirla, grazie a strutture idonee, del ®dopo di noiŻ, per permettere al progetto di vita di trovare il suo completo compimento, la sua piena realizzazione. Luigi d'Alonzo (®Vita e PensieroŻ n. 4/10) Se l'acqua Š per tutti, come va amministrata? - Meglio diffidare di valutazioni semplicistiche: di questo bene essenziale da distribuire con equit…, esistono in Europa gestioni appropriate sia pubbliche sia private. In Italia sta compiendosi un percorso di riforma lungo vent'anni. Verso quale esito? - L'acqua Š di tutti. Per la sua natura di bene essenziale alla vita, al quale ciascuno ha diritto di accedere senza esserne escluso, Š un bene pubblico nell'accezione corrente del termine. Ma l'acqua non Š come la luce, bene pubblico per eccellenza: nel caso dell'acqua la quantit… consumata da uno non Š disponibile per gli altri ed Š materialmente possibile appropriarsene escludendo gli altri (non Š quindi un bene pubblico nel senso tecnico del termine che gli economisti utilizzano). Garantire i diritti di tutti a fronte della limitatezza fisica della risorsa Š la sfida difficile di fronte alla quale si trova una umanit… che Š oggi venti volte pi— numerosa di quando il Petrarca cantava ®chiare fresche e dolci acque...Ż; che continua a crescere velocemente e che con le sue emissioni di gas combusti e le sue deforestazioni contribuisce al riscaldamento del globo e alla riduzione delle disponibilit… idriche. La realizzazione concreta del diritto all'acqua si fa sempre pi— problematica, costosa, conflittuale; la maldistribuzione della preziosa risorsa Š sempre meno tollerabile. La percezione della crescente iniquit… suscita sdegno e mobilitazione. Si moltiplicano gli appelli degli operatori sociali che vedono da vicino le ingiustizie, delle autorit… morali come i capi religiosi, degli artisti. Tali appelli indicano un obiettivo di disponibilit… effettiva della risorsa per tutti. Quando si scende alle modalit… per dare attuazione al diritto, solo in pochi casi chi rivendica maggiore equit… si trova contro un avversario politico e militare: un esempio Š il caso della Palestina, dove si denuncia l'appropriazione delle risorse idriche da parte di Israele. Ma nella maggior parte dei casi l'avversario Š il capitalismo, ovvero la privatizzazione: le risorse idriche poste nelle mani di imprese operanti a scopo di profitto. La campagna mondiale per l'acqua Š diventata una campagna contro la privatizzazione dell'acqua e inevitabilmente contro l'affidamento delle risorse idriche alle societ… di capitali. Contro i grandi progetti idroelettrici che tolgono l'acqua ai villaggi e all'agricoltura tradizionale. Contro le multinazionali che realizzano elevati profitti con la gestione di sistemi idrici in Paesi afflitti dalla povert…. Contro il capitalismo. Non si presta a una lettura dello stesso tipo la trasformazione legislativa e organizzativa in atto nel nostro Paese. Conviene cercare innanzitutto di fare un po' di chiarezza sull'Italia, anche per poterci occupare poi del mondo con un minimo di competenza acquisita. In Italia, un sistema che fa acqua La trasformazione comincia bene. La legge 36 del 1994 (legge Galli) chiarisce all'articolo 1: ®Tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorch‚ non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa che Š salvaguardata e utilizzata secondo criteri di solidariet…. Qualsiasi uso delle acque Š effettuato salvaguardando le aspettative e i diritti delle generazioni future a fruire di un integro patrimonio ambientaleŻ. Il problema Š l'attuazione, che dopo sedici anni non Š ancora compiuta. Il sistema idrico italiano continua a essere molto insoddisfacente: le perdite sono elevate (si stima che gli acquedotti perdano mediamente oltre il 30% dell'acqua captata e la percentuale sale al 40% in vaste aree meridionali); la depurazione Š insufficiente e oggetto di numerose procedure di infrazione aperte dalla Commissione europea; la fornitura inadeguata in molte zone ove gli utenti sono costretti a razionamenti estivi. Il sistema tradizionale, sul quale si sono esercitati gli sforzi di riforma dell'ultimo ventennio, Š inadeguato alle esigenze poste dal livello dei consumi e dell'attivit… economica. Il principale difetto Š stato individuato in un sistema di aziende generalmente troppo piccole e spesso inefficienti. L'affidamento diretto da parte delle amministrazioni locali a un'azienda municipale mette in primo piano l'omogeneit… politica o clientelare tra gli amministratori dell'ente pubblico e quelli dell'azienda di servizi, cosicch‚ gli amministratori pubblici sono portati a solidarizzare con l'azienda anzich‚ con i cittadini. Mancano sistematiche rilevazioni sulla qualit… del servizio e sull'efficienza della gestione e le aziende non sono sottoposte ad alcuna pressione per migliorare: manca lo stimolo che in altri settori Š esercitato dalla concorrenza e manca il controllo da parte di chi dovrebbe rappresentare gli interessi degli utenti. Il sistema idrico italiano, costruito nel tempo con progetti locali poco coordinati e quando ancora il problema dell'inquinamento idrico era mal percepito, richiede oggi uno sforzo considerevole di investimento. Si Š stimato che siano necessari da 30 (stima CoViRI, Comitato di Vigilanza sulle Risorse Idriche, 2008) a 60 (stima Civicum-Mediobanca) miliardi di euro, da 2 a 4 punti percentuali del Pil. L'impostazione tradizionale Š basata su gestioni operate dagli enti locali e finanziamento degli investimenti a opera dello Stato. L'insufficienza o il deterioramento dell'infrastruttura (acquedotti, depuratori) Š quindi sempre addebitata al mancato stanziamento di fondi da parte di un'amministrazione pubblica di livello pi— alto rispetto a quella che ha rapporto con gli utenti; e l'amministrazione statale ha ovviamente vincoli di bilancio che impediscono l'accoglimento delle richieste nella misura desiderata. Di pi—, la produttivit… dei fondi stanziati Š spesso ridotta da sistemi non esemplari di appalto dei lavori. Le tariffe sono molto diverse tra le aree, soprattutto per effetto della geografia: la disponibilit… di acqua e il costo di procurarla differiscono di molto. In generale sono inferiori al costo del servizio, se non altro perch‚ non comprendono n‚ l'ammortamento degli investimenti n‚ la remunerazione del capitale investito. Pu• sembrare giusto che il capitale pubblico non venga remunerato, trattandosi di un servizio pubblico. In realt…, se non si comprende nella tariffa il costo del capitale si configura un implicito sussidio a spese del contribuente, che potrebbe essere giustificato solo con un'accurata ricognizione di chi sono i beneficiari. Non ci sono solo gli usi domestici o ®civiliŻ, dove pure si generano sprechi quando la tariffa Š bassa e quindi agisce in direzione opposta alle campagne di educazione al risparmio dell'acqua. In Italia gli usi agricoli assorbono met… dell'acqua disponibile; gli usi industriali ed energetici un altro quarto; gli usi agricoli godono generalmente di tariffe pi— basse degli altri, con un incentivo allo spreco, mentre enormi economie sarebbero possibili adottando tecniche di irrigazione e di coltivazione pi— adeguate. Questo quadro sintetico e necessariamente semplificato Š in via di trasformazione per effetto dei tentativi di riforma che dopo la legge Galli (a sua volta frutto tardivo di un ventennio di discussioni) si sono susseguiti con l'intento di darle attuazione, completarla, correggerla, modificarla. L'opera si Š saldata con i tentativi di riformare l'intero comparto dei servizi pubblici locali. La storia delle riforme Š piena di contraddizioni, ondeggiamenti, incertezze. Una riforma contrastata Se cerchiamo, al di l… dei dissensi, una logica nella riforma in parte realizzata e in parte in via di realizzazione, la possiamo identificare in quattro innovazioni: - un accorpamento del servizio locale troppo frammentato in unit… pi— vaste; - tariffe che riflettano i costi in modo da rendere possibili gli investimenti; - un sistema che impedisca il formarsi e permanere di un monopolio locale, sia pure in mano a un'impresa prevalentemente pubblica, e imponga quindi l'affidamento del servizio con gara in modo da scegliere l'operatore pi— efficiente (con la connessa e controversa questione se debba essere fatta salva la possibilit… di gestione diretta da parte dell'amministrazione locale); - controllo nelle mani di un organismo indipendente in modo da rompere l'identificazione tra proprietario/gestore e controllore. I principi sono gli stessi che caratterizzano le liberalizzazioni dei servizi di pubblica utilit… in vari settori (energia, trasporti, telecomunicazioni) non solo in Italia, ma in Europa e in gran parte del mondo. L'accorpamento Š stato definito dalla legge Galli con l'invenzione degli Ambiti territoriali ottimali (Ato), novantuno ambiti a ciascuno dei quali Š preposta un'Autorit…, ente istituito come assemblea di rappresentanti dei comuni. Le regioni hanno impiegato molti anni per creare questi enti, il cui processo decisionale Š spesso assai laborioso. L'organismo di regolazione Š stato istituito in forma debole: la Commissione Nazionale di Vigilanza sulle Risorse Idriche (CoNViRI), che ha sostituito nel 2009 il precedente CoViRI, Š un organismo interno al ministero dell'Ambiente e, ancor pi— del predecessore, privo di strumenti per la vigilanza e di poteri autonomi per il controllo. La proposta di istituire una vera e propria Autorit… indipendente, come in settori analoghi, pi— volte avanzata, non Š mai stata accolta. Le tariffe sono fissate localmente e dovrebbero seguire un metodo unico nazionale fissato dall'Autorit… di regolazione; di fatto c'Š un metodo ministeriale assai complesso e criticato. Il problema che ha attratto l'attenzione e scatenato il conflitto nel dibattito parlamentare (e non) sulle proposte di riforma, avanzate dall'una e dall'altra delle maggioranze politiche, Š quello degli affidamenti. La tendenza alla liberalizzazione e quindi all'impiego delle gare Š stata contrastata con ripetute proposte di salvaguardie per gli affidamenti diretti ad aziende pubbliche o miste pubblico-private. Storicamente, il modello preferito nelle regioni del Nord Š l'affidamento diretto da ente locale ad azienda pubblica (affidamento in house); nelle regioni centrali prevale la societ… mista privato-pubblica, in cui la gara Š quella per individuare il partner privato; al Sud l'unica grande azienda, l'Acquedotto pugliese, ha una storia travagliata e una gestione oggi tutta pubblica mentre altrove le gare si fanno, ma spesso vanno deserte. Nel conflitto sulle riforme si sono scontrate non tanto le due coalizioni politiche che si sono alternate alla guida del governo nell'ultimo quindicennio quanto, almeno in apparenza, due ®partitiŻ che le attraversano: quello della liberalizzazione con gare aperte ai privati e quello della propriet… pubblica nella gestione del servizio. Solo di recente, con l'approvazione della legge citata e del decreto Ronchi (convertito nella legge 166/2009), sembra delinearsi un orientamento della maggioranza di governo in favore della privatizzazione con gare, mentre nell'area dell'opposizione guadagna favore la tesi dell'acqua pubblica. A favore di una riforma liberalizzante si Š schierata naturalmente l'industria privata. Anche se la riforma, coerentemente con i principi dell'Unione europea, non distingue tra pubblico e privato, la nozione stessa di liberalizzazione tende ad abolire il privilegio dell'affidamento diretto operato dall'amministrazione locale all'azienda da esso stesso posseduta, e a imporre invece una procedura competitiva nella quale le imprese pubbliche o private si confrontino su parametri di efficienza; essa quindi apre di fatto un grande spazio all'impresa privata. Il decreto Ronchi, poi, impone che nelle societ… miste la maggioranza sia privata. Contro la liberalizzazione si sono mossi sia il movimento per l'acqua pubblica, animato da ideali di equit…, sia il blocco delle aziende comunali e degli amministratori locali che difendono l'esistente. Che cosa non funziona L'attuale normativa (l'articolo 23 bis della legge 133/2008 contro il quale si sono raccolte firme per un referendum abrogativo) stabilisce che il servizio idrico debba sempre essere messo a gara. Ma gli enti locali che bandiranno le gare avranno molta discrezionalit… nel determinarne l'esito e si pu• prevedere che in molti casi la gara confermer… l'azienda gi… operativa. La lunga lotta parlamentare ha dunque generato una soluzione piuttosto ambigua. Apparentemente si Š scelta la liberalizzazione. Di fatto, mancando un'Autorit… che vigili sulle gare e ne garantisca l'effettiva concorrenzialit…, il processo si preannuncia opaco. Si pu• azzardare la previsione che non porter… a cambiamenti importanti: l'area dei privati si allargher…, ma le principali aziende municipali manterranno le posizioni. Il nodo della questione Š la scelta del modo per garantire i diritti e gli interessi dei cittadini. Quando il servizio era semplice, bastava un ufficio comunale. Ora che l'aumento dei consumi, la densit… degli insediamenti, la difficolt… di garantire purezza all'acqua e depurazione degli scarichi richiedono un'attivit… imprenditoriale complessa e l'utilizzo di tecnologie in costante evoluzione, la propriet… pubblica dell'impresa che opera il servizio non Š necessariamente la scelta pi— utile alla collettivit…. Pu• essere allora preferibile mettere l'interesse pubblico nelle mani non di un'impresa pubblica che fornisce il servizio, bensŤ di un soggetto pubblico che fissa i requisiti del servizio, sceglie l'operatore pi— efficiente e affidabile, lo sottopone a severa vigilanza e anche a sanzioni se non opera correttamente. In altri termini, pu• essere preferibile passare dallo Stato produttore allo Stato regolatore. In fondo l'interesse pubblico Š la qualit… del servizio, non la propriet… dell'impresa cui il servizio Š affidato; tanto pi— che gli impianti possono anche rimanere di propriet… pubblica durante l'affidamento. Le norme di liberalizzazione, cosŤ come escono dall'odissea parlamentare, colgono solo una parte del disegno, ritenendo sufficiente evocare la concorrenza in legge e trascurando sia l'istituzione di un adeguato organismo di vigilanza e regolazione, sia l'addestramento delle amministrazioni locali a gestire le gare con competenza e seriet…. Ne consegue il rischio che il lavoro degli uffici e le gare stesse finiscano per fornire copertura ad accordi gi… presi a livello politico e forse affaristico. L'opposizione, da parte sua, cosŤ come si presenta oggi nella sua manifestazione pi— visibile che Š la raccolta di firme per un referendum abrogativo, mostra di voler respingere non la formulazione distorta ma il principio stesso della separazione tra chi fornisce il servizio e chi, rappresentando gli utenti, ne stabilisce le caratteristiche e ne sorveglia l'attuazione. Sembra che lo scopo sia quello di allontanare il pericolo dell'impresa capitalista, e che se si ottiene ci• tutto debba poi andare per il meglio; ma l'analisi dei sistemi d'impresa e la storia del settore idrico non confermano questa attesa. I promotori sembrano pervasi da una profonda sfiducia nell'economia di mercato, senza considerare che se questa fosse destinata a fornire risultati disastrosi nel settore idrico dovrebbe mostrare analoghe sciagure in ogni altro settore; non si capisce quindi a quale modello di economia essi facciano riferimento. Colpisce l'osservatore l'indicazione di casi in cui l'affidamento del servizio a imprese private ha comportato forti aumenti tariffari, che vengono interpretati come effetto di una gestione sfrenatamente votata al profitto. In genere gli aumenti derivano soprattutto dal contabilizzare l'ammortamento degli investimenti che prima non si facevano o erano finanziati dallo Stato; anche se non si pu• escludere qualche colpo di mano, in assenza di un efficace organismo di regolazione. Un ulteriore motivo di conflitto Š il ruolo delle imprese pubbliche. Ce ne sono e ce ne possono essere di eccellenti. In un sistema di gare possono prevalere e aggiudicarsi il servizio, e ancor pi— facilmente se si accontentano di margini di profitto pi— contenuti di quelli che i mercati finanziari pretendono, e che in certi periodi hanno raggiunto livelli abnormi. Il problema delle aziende pubbliche Š che non nascono dal nulla e di solito si sono costruite su di un affidamento ottenuto per via diretta, senza gara. Il legislatore che voglia liberalizzare il settore non penalizza le aziende pubbliche in quanto pubbliche, ma sospetta che l'azienda che gode dell'affidamento diretto in un ambito possa trarne profitti tali da accrescere artificiosamente la propria capacit… di competere in altri ambiti, e tende quindi a escludere dalle gare l'azienda che gode gi… di un vecchio affidamento nella terra d'origine. Basterebbe qualche controllo (naturalmente operato da un soggetto indipendente) per fugare il timore ed eliminare la discriminazione. Intanto l'urgente adeguamento del sistema va per le lunghe. Anche al Nord, dove le aziende sono relativamente solide ed efficienti, il nodo degli investimenti non Š stato risolto. Si attendono fondi statali che sempre pi— difficilmente potranno arrivare. Un finanziamento privato richiederebbe bilanci pi— solidi e quindi spesso tariffe pi— elevate. Per lungo tempo si Š attesa qualche nuova legge e il settore Š vissuto nell'incertezza; un'incertezza che permane. Ô questo uno dei tasselli che compongono il desolante mosaico di un Paese incapace di sviluppo economico. Dove va l'Europa: il caso di Parigi La variet… delle situazioni che si ritrova in Europa induce a diffidare delle visioni tutte ®o bianco o neroŻ: ci sono buone gestioni sia pubbliche sia private. Le tariffe sono comunque pi— elevate che in Italia: la media europea Š 3,40 euro al metro cubo (La documentation fran‡aise) mentre quella italiana si colloca attorno a 1,5 (CoNViRi, Rapporto 2009). La punta massima si trova in Danimarca con oltre 6 euro, in regime di gestioni pubbliche. Ha fatto parlare il caso di Parigi, che dopo venticinque anni di gestione privata Š tornata alla gestione municipale. La Francia ha presentato per molti anni il caso di successo di una gestione privata, soggetta peraltro a contratti che garantivano un buon controllo da parte delle amministrazioni pubbliche. ®Proprio la Francia, che non Š la patria dell'economia di mercato, ha sviluppato le due grandi societ… specializzate nella gestione dei servizi idrici, Suez e Veolia, che hanno invaso con successo molti mercati in Europa e nel mondo. Il caso di Parigi sar… l'inizio di un generalizzato ritorno al pubblico? O una salutare oscillazione del pendolo che serve a moderare l'eccessiva arroganza dei grandi privati? Certo l'amministrazione pubblica di Parigi ha eccellenti risorse di capacit… organizzativa e imprenditoriale. E quando sono entrato in una trattoria parigina il cameriere non mi ha chiesto ®liscia o gassataŻ, ma mi ha offerto con decisione, e mi Š parso con una punta d'orgoglio, l'eau de Paris. Il ritorno all'impresa pubblica non era ancora avvenuto. Pippo Ranci (®Vita e PensieroŻ n. 3/10) Biblioteche e archivi in pericolo - Il patrimonio culturale scritto, senza interventi di conservazione urgenti, andr… irrimediabilmente perduto. - La storia della manifattura della carta e della sua conservazione Š anche la storia della nostra civilt…. Fin dall'invenzione della scrittura si Š cercato un materiale pi— adatto per scrivere in sostituzione del papiro e della pergamena, pi— facile da conservare e meno costoso. Il nome inglese della carta, paper, il francese papier, lo spagnolo papel, derivano chiaramente dalle canne della pianta del papiro, usata dagli egiziani come materiale di scrittura. L'etimologia della parola carta Š invece incerta, secondo alcuni deriverebbe dalla parola greca charass• divenuta in latino charta. A partire dal II a.C. cominci• a comparire la pergamena, ricavata dalla pelle di pecora o di vitello, che soppiant• progressivamente il papiro per la sua maggiore praticit…, la possibilit… di numerare pagine, capitoli e paragrafi e il pi— grande spazio a disposizione. Per tutte queste ragioni l'imperatore Costantino I e il figlio Costantino II fecero trascrivere i papiri su pergamena, a cominciare dai libri della Sacra Scrittura. Il progetto coordinato da Temisto port• ai 100.000 volumi che costituirono la base della biblioteca di Costantinopoli. A circa 3000 anni di distanza dall'utilizzo del papiro comparve sulla scena la carta, una delle scoperte storiche dell'umanit…. Dal punto di vista chimico la carta Š un materiale composto da cellulosa, emicellulosa, lignina, coloranti, additivi, colla, amido, riempitivi e pigmenti. Il suo deterioramento col tempo Š un problema serio per tutte le librerie del mondo, archivi, collezioni di libri, pubblicazioni, vecchie mappe, materiali storici e registrazioni scritte. Negli ultimi vent'anni la ricerca si Š perci• orientata verso la produzione di carta ®permanenteŻ, in altri termini di carta di alta qualit… e stabilit…, che possa durare per lungo tempo. La battaglia per la conservazione della nostra eredit… scritta Š perci• duplice: da una parte impedire un ulteriore deterioramento e rimediare i guasti che si sono prodotti, dall'altra creare una carta migliore per gli impieghi futuri. La prima vera carta del tipo che noi conosciamo apparve in Cina intorno al 100 d.C. Fu scoperta da Ts'ai-Lu, un cortigiano dell'imperatore Ho Ti, che mescol• assieme cortecce dell'albero del gelso, canapa, stracci e vecchie reti da pesca, un ingrediente fondamentale per avere carta di buona qualit…. La miscela venne lavata, sminuzzata e agitata in un notevole volume di acqua per ridurla in poltiglia. Utilizzando un setaccio di crine di cavallo si separ• dalla massa dell'acqua la fase solida, che fu pressata per dare fogli, poi essiccati e sbiancati naturalmente al sole. L'imperatore si compliment• con Ts'ai-Lu, che possiamo considerare uno scopritore ante litteram della ®chimica verdeŻ, dato che aveva trovato il modo di produrre la carta con materiale naturale impiegando acqua e non solventi organici, cioŠ una metodologia che rispettava l'ambiente e rappresentava un traguardo importante ancora molto attuale. La carta pi— antica arrivata fino a noi fu fabbricata attorno al 150 d.C. Solo dopo molti secoli questa procedura, che era custodita come un prezioso segreto dai cinesi, raggiunse prima il Giappone, l'Asia, il Medio Oriente e successivamente l'Europa. Questo avvenne in occasione della battaglia vicino al fiume Talas vinta dai Turchi Ottomani contro l'armata cinese nel 751 dopo Cristo: alcuni prigionieri cinesi portati a Samarcanda diedero vita a Bagdad alla prima industria della carta. Solo nel 1100, a seguito delle crociate, la carta arriv• nell'Africa del Nord e successivamente in Spagna e in Italia. Il primo mulino per fabbricare la carta apparve a Norimberga nel 1390. Il metodo utilizzato era sostanzialmente quello cinese, ma con una variante fondamentale, l'aggiunta di carbonato di sodio e di potassio indispensabile, come vedremo, per la sopravvivenza della carta per lunghi periodi. La fonte primaria di cellulosa era costituita ancora una volta dagli stracci provenienti da abiti e questo port• a un vero e proprio mercato nero, dato che essi erano largamente insufficienti per soddisfare le richieste di un mercato che considerava la carta un bene prezioso. Non a caso in Inghilterra, nel 1666, fu promulgata una legge per ordinare che i morti fossero sotterrati nudi per non sprecare i vestiti, mentre nel 1800 apparve su un giornale tedesco un articolo che affermava che con gli indumenti di tremila morti all'anno, cifra ragionevole per una citt… media, si sarebbero potuti ottenere dopo dieci anni ben 45000 kg di ottima carta. Il signor Standwoods, un americano pieno di idee, ai tempi della guerra civile decise di importare carichi di mummie dall'Egitto utilizzandone le bende per produrre carta. La grande rivoluzione avvenne quando i mulini incominciarono ad usare il legno, materiale meno costoso e molto pi— abbondante dei vestiti. Ancora oggi vi sono foreste create ad hoc per produrre alberi ricchi in cellulosa, che vengono ®raccoltiŻ per fare carta. La struttura del legno pu• essere considerata come un agglomerato di lunghe fibre sottili (soprattutto cellulosa ed emicellulosa) e di lignina, un polimero complesso le cui subunit… sono tenute insieme da vari tipi di legame. Il materiale utile Š la cellulosa pura, perci• il primo stadio Š la sua separazione dagli altri materiali presenti nel legno, cioŠ la lignina, alcuni zuccheri e altri composti organici. Questo processo Š chiamato ®pulpingŻ e questa polpa pu• essere ottenuta sostanzialmente in due modi, un metodo meccanico e uno chimico. Il primo, molto efficiente, consente di recuperare fino al 90% della cellulosa, ma di qualit… pi— scadente dato che nella polpa resta molta lignina e che le fibre di cellulosa sono corte. Tutto ci• produce una carta che tende ad ingiallire nel tempo. Il metodo chimico a sua volta rende meno in termini di cellulosa ottenuta, ma la polpa Š praticamente esente di lignina, le fibre sono pi— lunghe col risultato che la carta Š di qualit… migliore. Infine c'Š un metodo enzimatico: i funghi ®whiterotŻ, cosŤ chiamati perch‚ causano putrefazione del legno, sono in grado di degradare la lignina mediante un cocktail di enzimi ossidativi, fra cui le laccasi. Il processo, ecocompatibile, Š stato recentemente brevettato sotto il nome di processo ®LignozymŻ e la sua efficienza Š stata dimostrata in molti impianti pilota. Anche il processo per riciclare la carta parte dal pulping; in esso la carta riciclata viene posta in un grande recipiente riempito con acqua, triturata per separare le fibre, e infine la polpa viene lavata per togliere gli inchiostri e gli altri contaminanti. Il riciclo pu• essere fatto al massimo per tre volte, poich‚ le fibre diventano ogni volta pi— corte e la carta pi— scadente. Per avere carta molto bianca, la polpa deve essere sbiancata e questo viene fatto in genere per via chimica usando una miscela di cloro, idrossido di sodio e acqua ossigenata. Con l'arrivo della pasta di legno, la produzione Š diventata di massa e la caduta del prezzo ha trasformato la carta in prodotto di largo consumo. Purtroppo oggi milioni di libri nelle librerie di tutto il mondo sono gravemente a rischio, le loro pagine si deteriorano lentamente in seguito a una reazione chimica spontanea, chiamata ®fuoco lentoŻ, che porta letteralmente i libri a bruciare sugli scaffali. I libri pi— a rischio sono quelli prodotti a partire dalla met… dell'Ottocento, proprio quelli stampati su carta fatta dalla polpa del legno, che contiene quantit… pi— o meno elevate di acidi, i quali causano la lenta, ma inesorabile decomposizione delle sue fibre. Quale Š la causa di tutto questo? Per rendere le pagine meno porose e impedire all'inchiostro di spandersi si Š incominciato a fare un uso massiccio, proprio a partire dall'Ottocento, di una sostanza che contiene fra i suoi componenti del solfato di alluminio. I problemi nascono dal fatto che il solfato di alluminio Š un sale acido che si idrolizza reagendo con l'acqua per dare acido solforico. Con il tempo l'acido rompe i legami detti emiacetalici che tengono unite le molecole della cellulosa. Questo fenomeno Š particolarmente grave per la cellulosa proveniente dal legno poich‚ questo si depolimerizza, col risultato che la carta diventa friabile e il libro si autodistrugge. La carta prodotta industrialmente secondo questo metodo Š chiamata carta ®acidaŻ in quanto ha un valore di pH (parametro usato dai chimici per valutare l'acidit…) compreso fra 3 e 5. Questo fa sŤ che i libri abbiano, a partire da questa data, una vita media di sopravvivenza non superiore ai cento anni; per avere un'idea delle dimensioni del fenomeno basti pensare che nei soli Stati Uniti vi sono 80 milioni di libri in pericolo e 30 milioni in Germania. Il deterioramento della cellulosa, oltre che dall'idrolisi, pu• essere causato da reazioni di ossidazione, biodegradazione, fotodegradazione e rigonfiamento, con la conseguenza che la carta diviene fragile fino a rompersi. Un'umidit… eccessiva pu• portare a sua volta alla comparsa di macchie scure o muffe, per cui Š consigliabile conservare i libri in locali con bassa umidit…. La fotodegradazione, che fa danni particolarmente gravi in pagine contenenti acquerelli o disegni a colori, pu• essere eliminata senza particolari problemi se si usano opportuni filtri per le radiazioni visibili o ultraviolette. Fra tutti il problema pi— serio da risolvere Š in ogni caso l'acidit… della carta; il processo pi— efficace e ampiamente impiegato per eliminarla consiste nel ricorrere ad una reazione che neutralizza questa acidit…. Dato che l'acqua tende a gonfiare e deformare la carta, la maggior parte dei metodi di deacidificazione utilizza liquidi non acquosi o trattamenti in fase gassosa, e per evitare che il problema si ripresenti si aggiunge una ®riserva di alcaliŻ sotto forma di deposito solido. Gli agenti deacidificanti pi— impiegati sono metossimetilcarbonato di magnesio, dietilzinco e butossitriglicolato di magnesio; una recente valutazione dei risultati delle prove con i tre metodi ha mostrato risultati sostanzialmente equivalenti. Anche se si tratta di un trattamento molto efficace, non si Š ancora trovata la procedura ideale e il problema resta aperto. In ogni caso la neutralizzazione deve portare ad un aumento uniforme del pH della carta fino al valore ottimale intorno a 7,5 senza danneggiare il materiale. Un progresso in questa direzione Š stato recentemente proposto da ricercatori giapponesi; esso Š basato sull'utilizzo di composti organici gassosi contenenti azoto su fogli di carta posti in camere sotto vuoto a temperatura controllata. Il costo per la conservazione o il restauro di un libro mediante deacidificazione dipende molto dall'entit… del danno subito e pu• variare da cento a mille dollari per libro. Tra i processi degradativi della cellulosa, capaci di compromettere nel tempo il nostro patrimonio su carta scritta, sono infine da ricordare quelli dovuti a processi di ossidazione, che portano a prodotti di degradazione colorati. Essi sono particolarmente favoriti da luce, calore, umidit…, presenza di ioni metallici come ioni rameici e ferrici e anidride solforosa. Le polpe che contengono grandi quantit… di lignina ed emicellulosa, come quella della carta dei giornali, sono quelle che tendono ad ingiallire pi— rapidamente. Probabilmente l'esempio pi— famoso di ossidazione della cellulosa Š rappresentato dalla sacra Sindone di Torino. Sembra accertato che l'immagine del corpo sulla sacra Sindone sia stata causata dalla degradazione ossidativa e decolorazione della cellulosa, probabilmente attraverso l'ossidazione dei lipidi presenti sulle fibre del tessuto mentre il corpo si decomponeva (E.J. Jumper et al., Archeological Chemistry III, J.B. Lambert Ed., American Chemical Society, Washington, D.C, 1984, capitolo 22). L'effetto della luce Š quello di rompere alcuni legami (eterei) presenti nella lignina, con produzione di radicali liberi che iniziano un processo a catena, con fotodegradazione della lignina e progressivo ingiallimento della carta. Per evitare questo tipo di invecchiamento si ricorre ad antiossidanti, come il n-propilgallato, che catturano questi radicali. Essi ripristinano le propriet… originali della cellulosa,e aumentano la sua resistenza verso i danni causati dal tempo e dall'ambiente. Un altro processo molto importante per una buona conservazione di libri rari, documenti storici, mappe e materiale di archivio consente la rimozione di decolorazioni e di macchie. Nei casi pi— semplici Š sufficiente usare acqua deionizzata alcalina, ma se questo non basta si ricorre ad una decolorazione chimica (bleaching), il metodo ottimale usa acqua ossigenata con concentrazioni fra 0.5-3% e un intervallo di pH fra 8-10, che non degrada in modo sostanziale la cellulosa, l'emicellulosa e la lignina. Se la carta si Š deteriorata al punto da diventare fragile e friabile e cadere letteralmente a pezzi, occorre renderla pi— forte. In passato si ricorreva a metodi fisici quali la laminazione e l'incapsulamento in film di poliestere. Si trattava di una procedura lenta e costosa, dato che ogni foglio doveva essere trattato individualmente. Ora sono stati sviluppati due processi su vasta scala per trattare per via chimica giornali e libri, chiamati rispettivamente processi parilene e ®graftŻ copolimerizzazione. Parilene Š il nome generico dato ad una famiglia di polimeri derivati dallo xilene. Le molecole di xilene (monomero) vengono fatte penetrare nelle fibre della cellulosa e la successiva polimerizzazione crea un sottile film dello spessore di 2-12 millimicron che protegge il manufatto. La ®graftŻ copolimerizzazione si basa a sua volta sull'innesto di catene polimeriche tra le fibre di cellulosa, processo che viene utilizzato dalla British Library. Il limite di entrambi i processi Š che essi sono irreversibili e non si pu• tornare allo stato iniziale neppure utilizzando solventi o mezzi meccanici. A partire dagli anni Settanta i fabbricanti di carta per libri ne hanno rivoluzionato il procedimento di fabbricazione, producendo la cosiddetta ®carta basicaŻ. Essi hanno sostituito l'incollamento basato sul solfato di alluminio, responsabile, come abbiamo visto, del fenomeno della carta acida, con un incollamento neutro o alcalino a base di carbonato di calcio. Questa rivoluzione, che d… una carta molto pi— resistente all'usura del tempo, Š stata favorita dalla diminuzione del costo dei carbonati utilizzati per ottenere la carta bianca nella seconda met… degli anni Ottanta. Il risultato Š stato che in Ungheria, nel periodo compreso fra il 1986 e il 1998, i libri prodotti con carta acida sono scesi dal 98,5% al 15%. La carta alcalina non va per• confusa con la carta ®permanenteŻ ad uso degli archivi: attraverso quest'ultima giornali, scritti, libri, opere d'arte, tutti i documenti culturalmente e storicamente importanti potrebbero essere preservati a lungo. La permanenza della carta Š definita come il grado di stabilit… chimica che consente solo un suo lento deterioramento, mentre la sua ®durabilit…Ż si riferisce al grado di forza fisica e flessibilit… richieste per un'estesa maneggevolezza. Entrambe queste qualit… sono importanti per poter determinare gli standard della carta permanente. Nel 1994 si Š tenuto a Filadelfia un workshop sullo stato della ricerca sulla carta permanente, a cui hanno partecipato industriali della carta, organizzazioni governative, universit…, centri di ricerca per la conservazione, librari e archivisti provenienti da 12 diversi paesi. Essi sono giunti alla conclusione che gli standard necessari per la carta permanente non erano ancora stati raggiunti e che era indispensabile fare ulteriori ricerche. Da allora la situazione non Š cambiata, come si evince da un recente articolo di un esperto della chimica della preservazione della carta (H.A. Carter, ®Journal of Chemical EducationŻ, vol. 84, n. 12, 1937, 2007). La carta Š un mezzo fragile, ma purtroppo anche la cosiddetta ®carta elettronicaŻ, una tecnologia di display che imita la comparsa di normale inchiostro sulla carta, conosciuta anche come e-carta o inchiostro elettronico, Š vulnerabile e soggetta a danni o a perdite causate da calore, acqua, campi elettromagnetici, e non ultima, l'obsolescenza tecnologica. Ancora una volta la conservazione dei testi si rivela in tutta la sua problematicit…. In conclusione la chimica avr… anche in futuro un ruolo chiave nel preservare e trasmettere il patrimonio culturale, di cui la parola scritta fa parte integrante, alle nuove generazioni, patrimonio che si pu• far risalire alle famose tavolette con scrittura cuneiforme trovate nei templi religiosi di Ebla di 4400 anni fa. Stefano Colonna (®PrometeoŻ n. 110/10)