Gennaio-Marzo 2011 n. 1 Anno XXV Quaderni di Minimondo Rivista culturale Braille Periodico trimestrale Fascicolo I Direzione Redazione Amministrazione Biblioteca Italiana per i Ciechi 20052 Monza - Casella postale 285 c.c.p. 853200 - tel. 039/28.32.71 e-mail: bic@bibciechi.it Dir. Resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Massimiliano Cattani, Antonietta Fiore, Luigia Ricciardone, Pietro Piscitelli (Responsabile) Copia in omaggio Stampato in Braille a cura della Biblioteca Italiana per i Ciechi ®Regina MargheritaŻ onlus via G. Ferrari, 5/a 20900 Monza Sommario Fulvio Cammarano: Italia: un ibrido fra Stato e nazione (®il MulinoŻ n. 1/11) Federico Toth: Fare il medico nel sevizi pubblico (®il MulinoŻ n. 6/10) Maurizio Pugno: Economia, autonomia e benessere personale (®Psicologia contemporaneaŻ n. 222/10) Giovanni Gobber: Ma perch‚ non si sa pi— scrivere? (®Vita e PensieroŻ n. 6/10) Elide Casali: Il teatro del cielo (®PrometeoŻ n. 111/10) Alberto Dionigi: Che cos'Š l'umorismo? (®Psicologia contemporaneaŻ n. 222/10) Adriano Monti Buzzetti Colella: Viva Verdi (®Focus StoriaŻ n. 50/10) Fiorello: Il futuro della tv? Forse Š su YouTube (®Vita e PensieroŻ n. 6/10) Italia: un ibrido fra Stato e nazione Dalla rivoluzione francese in avanti, non si pu• parlare delle istituzioni che hanno incarnato e rappresentato lo Stato sin dalle sue origini senza affrontare nel contempo la questione della loro legittimazione. Il caso dell'identit… politica italiana non fa eccezione. Ô infatti la capacit… di legittimarsi dei centri di potere istituzionale a definire, sia pure non sempre in modo esaustivo, il profilo di una comunit… politica. Per tale ragione, negli anni tra il 1861 e la svolta del 1901 seguita alla crisi di fine secolo, il consolidarsi di una cultura politico-istituzionale fornisce una sorta di mappa delle fondamenta, utile per orientarsi nei meandri di quello che potremmo chiamare lo spirito pubblico nazionale. Nel definire i caratteri costitutivi dello Stato italiano non va dimenticato che il senso della sua formazione nel cuore dell'Europa, probabilmente la sua stessa ragion d'essere politica, andava ricercato nel suo presentarsi come espressione della modernit… che, nel bel mezzo del XIX secolo, prendeva il nome di costituzionalismo liberale. L'Italia, nascendo, rivendicava il diritto rivoluzionario che emanava dall'incontro tra il principio di nazionalit… e quello della rappresentanza parlamentare. A monte della tenuta del fragile processo unitario, andava infatti individuata la convinta intuizione di Cavour che occorresse adottare il government by discussion (quanto di pi— moderno potesse offrire l'ingegneria costituzionale dell'epoca) come collante istituzionale e simbolo di legittimazione interna e internazionale, per un Regno che sorgeva tra mille peripezie nell'epoca del progresso e dei diritti delle nazionalit…. Ci• che emerge con chiarezza dall'osservazione degli avvenimenti politici di questi anni Š che le originarie illusioni di un forte Stato legislativo, intrinseco all'idea di government by discussion, si spensero poco dopo l'unificazione, nell'intreccio tra l'innovativa (e di difficile gestione) interpretazione cavouriana dello Statuto e le difformi sedimentazioni politiche e culturali pre-unitarie. Se da una parte, cioŠ, la centralit… dello Stato e dell'azionismo democratico nel difendere e rilanciare la ®rivoluzioneŻ unitaria - nel clima emergenziale di un'unificazione da completare e legittimare - avevano impedito ogni eventuale recupero di una coerente cultura moderata, intesa a ridurre il ruolo del centralismo amministrativo e politico, dall'altra la complessit… dei processi di integrazione e il rapido estendersi della ®questione socialeŻ costrinsero la classe dirigente liberale a operare su un terreno pratico e teorico inesplorato. L'empiria, che nell'Ottocento, secondo Benedetto Croce, caratterizza il liberalismo ®di governoŻ, ha origine dalla contraddittoria necessit… di venire a capo della questione sociale, evitando per• al contempo di indicare stabili e coerenti percorsi di integrazione. Quello che nacque fu di conseguenza una sorta di sistema con un doppio livello di intervento istituzionale. Da un lato, il profilo ®altoŻ e formale di un'attivit… legislativa che scaturiva da un coerente impianto dottrinario, dall'altro il costante ricorso a un criterio discrezionale che, in un Paese attraversato da molte fratture irrisolte, permetteva, mediante una sempre pi— intensa attivit… statale, il contenimento dell'inevitabile tensione politica a esse collegata. Si intersecavano e sovrapponevano, cosŤ, impeccabili impianti legislativi (si pensi alla legge delle guarentigie, al Codice civile e a quello penale, alle leggi di ammodernamento amministrativo, alla riforma scolastica Coppino ecc.) e una consolidata cultura della ®prassiŻ pronta a destreggiarsi sul terreno dei mutevoli rapporti di forza tra i diversi interessi in gioco. Un contesto, questo, che, tra l'altro, esalt• il ruolo del notabile, mettendolo al centro del rapporto centro- periferia. La modernit… rivoluzionaria della cultura liberale, dunque, talvolta si fondeva, ma pi— spesso contrastava con le esigenze pratiche di State e nation building. In ogni caso essa necessitava di interpreti e riferimenti. Ma quali? Cosa o chi poteva fungere da collante istituzionale in un contesto cosŤ difficile? L'Italia, come Š noto, era sorta inglobando al proprio interno linguaggi, interessi e culture tanto eterogenei quanto polverizzati in una miriade di orgogliosi localismi che non si percepivano come tali. Questi aspetti mantenevano una parte considerevole della spinta centrifuga originaria, pericolosa in quanto il nuovo Stato, terminata la fase convulsiva della sua formazione che aveva diffuso non poche speranze di palingenesi morale e materiale, si presentava povero di ®meccanismi, politici e simbolici, in grado di alimentare l'indispensabile rapporto ®comando- obbedienzaŻ, alla base di ogni comunit… politica organizzata. Non si tratt• solo di un problema di limiti delle classi dirigenti indebolite dalla precoce perdita del conte di Cavour, l'unica figura politica, di livello europeo, in grado di guidare il magmatico processo di unificazione. Dal punto di vista politico-istituzionale, infatti, l'unificazione si era rivelata un'impresa particolarmente complessa e talvolta incontrollabile, che aveva dato forma a una non ®progettataŻ entit… statale. Tuttavia, quel processo che aveva condotto alla nascita di un Regno, ritenuto dagli stessi protagonisti pi— foriero di problemi che di soddisfazioni, era il risultato soprattutto del genio politico-diplomatico di Cavour, della predicazione ®armataŻ di Mazzini e della capacit… militare di Garibaldi. Per il resto era difficile rintracciare, dietro le pulsioni nazionaliste che avevano alimentato le vicende risorgimentali, un qualsivoglia blocco di societ… in grado di aggregare le diversit… sociali e territoriali o di egemonizzarle. L'aristocrazia era debole e assenteista, priva di ogni legame con il proprio retroterra rurale, e dunque incapace di porsi come riferimento etico-politico nei confronti delle classi popolari. Egualmente carente appariva la situazione dal punto di vista istituzionale. Mancava una casa regnante prestigiosa. L'ammirazione iniziale della comunit… liberale per la difesa dello Statuto albertino da parte di Vittorio Emanuele, anche dopo il fallimento dei moti del 1848, si era trasformata in delusione per le difficolt… e le incertezze mostrate negli anni successivi e per lo scarso prestigio internazionale di una dinastia non italiana. In questo senso i Savoia, legittimati in quanto principio fondatore del quadro politico unitario ma assai meno dal punto di vista della popolarit… e del carisma, si mostrarono poco inclini alla ®neutralizzazioneŻ del proprio ruolo e piuttosto sensibili alle lusinghe delle sirene della lotta politica e dunque poco disposti a porsi al di sopra del conflitto tra le parti. Anche gli istituti politici e amministrativi sabaudi che, dal giorno alla notte, divennero istituti nazionali non erano ritenuti particolarmente moderni e liberali presso le comunit… e gli Stati del Centro Nord che furono ®piemontizzatiŻ, mentre negli ex territori borbonici vennero percepiti come autoritari e violenti. Per di pi— la palpabile paura dei gruppi dirigenti nei confronti del cosiddetto ®popolo in armiŻ, unitamente alla sempre pi— evidente impreparazione dell'esercito regio, rendeva improbabile ogni riferimento ideale a un qualche tipo di virt— degli ordinamenti militari. Anche il Senato, per le tradizionali carenze dell'aristocrazia, non sembr• mai in grado di proporsi come punto di coagulo istituzionale. Fu in tale deserto, dunque, che il moderno Stato parlamentare trov• nella classe politica elettiva l'unico e alquanto fragile snodo istituzionale su cui fondare il difficile processo di legittimazione della nuova realt… politico-statuale. In altre parole, si pu• ipotizzare che in Italia, a partire dall'unificazione del Paese, non l'istituzione parlamentare in quanto tale, da subito bersagliata da strali polemici, ma i leader e pi— in generale deputati e ministri abbiano assunto, loro malgrado, un ruolo di riferimento identitario, vale a dire tramite del significato dell'esperienza unitaria, prendendo simbolicamente e materialmente il posto di istituzioni poco credibili e/o poco prestigiose, imponendosi dunque come primaria fonte di legittimazione delle fragili istituzioni nazionali. Si trattava, tuttavia, di una legittimazione debole, tutta incentrata su una classe politica portatrice sino agli anni Settanta dell'eredit… conflittuale dei diversi progetti risorgimentali ma poi pronta a recepire il progetto trasformista, a mettere cioŠ da parte ogni significativa contrapposizione di fronte a una societ… civile che veniva sempre pi— percepita come estranea, se non ostile. Partecipare all'esperienza ®ItaliaŻ si tramut• sempre pi— nella ricerca del posizionamento pi— favorevole rispetto agli interessi in gioco e alle opportunit… che si offrivano ai compositi mosaici presenti nella Penisola: in questo senso, la classe politica forniva l'unico alfabeto efficace e intelligibile alle fasce della popolazione ammessa nel circuito della cittadinanza attiva. La compenetrazione tra Stato ®legislativoŻ, moderno e impersonale, e Stato ®governativoŻ, con i suoi corollari di discrezionalit… e autorit… legati alle diverse figure di mediatori e rappresentanti, produsse una precaria quadratura del cerchio per una classe dirigente che non si sentiva disposta a rinunciare alla modernit… legittimante delle istituzioni liberali, ma che allo stesso tempo si riteneva obbligata, per limitarne le inevitabili ricadute conflittuali, a pensare i processi d'integrazione in termini di compromessi ed aggiustamenti ®in corsaŻ. Pur da prospettive diverse, infatti, la maggior parte delle componenti del liberalismo post-unitario escludeva la possibilit… di affrontare il tema dell'identit… nazionale attraverso una politicizzazione della nazione basata sulla competizione aperta e plurale. Nei fatti, ma anche nelle teorizzazioni, si impose l'interpretazione che intendeva la politica, terminato il conflitto con le forze dell'Ancien r‚gime, come l'affermazione delle istituzioni attraverso un'attenta opera di mediazione amministrativa. Il conflitto politico aperto era ritenuto privo di senso, prima ancora che pericoloso, e pertanto una parte considerevole dell'impegno della classe dirigente liberale fu volto a espungere dal sistema la possibilit… di una risorgenza del politico, cioŠ del conflitto che ridefinisce le relazioni di potere all'interno di una determinata comunit…. La ®politicaŻ liberale, insomma, mirava a ®spoliticizzareŻ il Paese. L'educazione alla libert… e alla critica - premessa del pluralismo e parte integrante del patrimonio cromosomico del liberalismo - avrebbe potuto dare spazio, infatti, alle ®illegittimeŻ aspirazioni delle forze clericali e di stampo socialista. Questo fu il punto cruciale per la sconfitta di quella componente (non irrilevante a sinistra, ma presente anche tra le file della destra storica) pi— attenta al tema dell'importanza del conflitto e delle libert… nella costruzione dell'identit… nazionale. Non si tratt•, per•, del confronto tra una componente progressista e una conservatrice, ma di un vero e proprio regolamento di conti tra due modi di intendere lo sviluppo delle libere istituzioni nella fase della ®politicizzazioneŻ della politica sociale. L'esito dello scontro interno alla classe dirigente liberale, che termin• negli anni Ottanta, mise da parte il progetto di dar vita a un sistema politico (qui considerato nell'accezione farnetiana di sistema di rapporti che si emancipa dalla rete delle relazioni della societ… civile per affermare un autonomo sistema di potere, legittimo ed efficace, in grado di ricomporre in termini esclusivamente politici i contrasti interni alla societ…) inteso come potente, anche se pericolosa, risorsa nel difficile processo di legittimazione (e dunque nazionalizzazione) delle istituzioni liberali. Ci• che venne messo in moto fu, invece, un peculiare processo di ®alienazione dalla politicaŻ, inteso come rifiuto di istituzionalizzare il ricorso a risorse esclusivamente politiche nel processo di nazionalizzazione del Paese. Per le classi dirigenti liberal-moderate il problema fu quindi quello di convivere, senza farle avvicinare al potere, con quelle forze ®storicamenteŻ legittimate a costruire una nuova narrazione identitaria, tutta incentrata sulla necessit… di ridare smalto al protagonismo popolare. Il problema si pose in particolare dopo il 1876. In quel frangente, infatti, l'ascesa al governo della Sinistra storica, la successiva nascita di una autonoma componente radicale e, infine, la salita al trono di un giovane monarca sembrarono delineare il confine entro cui celebrare l'incontro tra legittimazione etico-politica e quella etico-storica. Il limite venne faticosamente trovato nel progetto trasformista di Depretis-Minghetti, dopo la sconfitta del ®temerarioŻ esperimento di politicizzazione della nazione proposto da Cairoli-Zanardelli-Sella. Con l'avvio del trasformismo, dunque, si tenne a battesimo un nuovo tipo di patriottismo, tutto incentrato sulla governabilit… come valore di progresso in s‚. Alla classe politica trasformista, apparentemente nuova, ®modernaŻ, non pi— teoricamente di Destra o di Sinistra, ma indifferentemente etichettabile come governativa, monarchica, costituzionale, continu• a contrapporsi la componente radicale che nel contestare il progetto politico trasformista, in nome degli ideali risorgimentali, metteva in discussione la credibilit…, se non la legittimazione storica di gran parte dei suoi protagonisti. Da questo punto di vista, i primi decenni dell'Italia liberale furono dunque caratterizzati da una sorta di conventio ad excludendum, ante litteram. Le forze dell'Estrema radicale, ritenute antisistema, ma non antiunitarie, erano attivamente partecipi della competizione e del dibattito politico anche se, in nome dell'affidabilit… e della sintonia istituzionale, venivano escluse non solo dalla diretta gestione del potere bensŤ, di fatto, anche da una sua, possibile, co-gestione. Il trasformismo rappresent• di conseguenza la certificazione politico-istituzionale della fine della lunga fase ®costituenteŻ e dunque della magmatica contraddizione tra i due modi con cui la cultura liberale italiana aveva interpretato il governo dello sviluppo nel trentennio post-quarantottesco. Alcuni settori, pi— sensibili al liberalismo alla Stuart Mill, ritenevano indispensabile lo spiegamento dei paradigmi di libert… e diritti che nel recente passato aveva caratterizzato l'inarrestabile avanzata della cultura liberale; altri, invece, a destra come a sinistra, destinati nel tempo a prevalere, considerando completata la fase ®costituenteŻ, quella che aveva permesso di gettare le basi di un sistema di garanzie costituzionali, a cominciare proprio dalle istituzioni della rappresentanza parlamentare, ritennero, di conseguenza, necessaria una pausa dedicata al consolidamento amministrativo, se non a un rafforzamento di figure e istituzioni non elettive. Il risultato fu una sorta di ibrido, appunto, in cui il percorso di costruzione ®materialeŻ dello Stato venne portato avanti talvolta anche a scapito di quello ®simbolicoŻ della nazione, mentre, sulla falsariga delle trasformazioni in atto in Europa, la prevalenza della cultura parlamentare cedeva il passo a quella del governo. Dallo spirito risorgimentale era stato espunto l'ideale della partecipazione popolare all'edificazione della patria, lasciando al suo posto la pur importante rappresentanza parlamentare, per quanto cauta e con gli anni persino messa in discussione. L'et… giolittiana, con il suo originale carico di aperture e innovazioni, si sarebbe limitata, da questo punto di vista, a definire una sorta di apparente mediazione, in cui il ritorno alla centralit… del Parlamento non avrebbe tuttavia implicato un'effettiva rivalutazione delle potenzialit… egemoniche del liberalismo conflittuale. Rimanevano invece effettivamente al centro del sistema gli uomini politici, i leader e i loro seguiti, la cui capacit… di porsi come garanti e interpreti della volont… nazionale si imponeva sul senso e sul valore delle istituzioni stesse. Si trattava della rappresentazione di una conflittualit… addomesticata, uno scontro tra interessi in cui l'innocua, ma litigiosa classe politica poteva candidarsi senza difficolt… a surrogato identitario di quella funzione che negli altri Paesi era svolta da figure, miti, immaginari, tradizioni istituzionali in grado di ridurre, se non annullare, l'impatto della divisivit… tipica delle comunit… basate su pratiche e culture liberali. La Rivoluzione del 1789 e la virt— repubblicana in Francia e il mito britannico della costituzione incarnato dal ®King in ParliamentŻ erano simboli identitari di fondazione che funzionavano nella misura in cui riuscivano a ricompattare le rispettive comunit… nazionali attraversate da polemiche e divisioni intestine. Per l'Italia, quindi, in assenza di un grande modello identitario a cui richiamarsi come nazione, il rifiuto di utilizzare la politica (con il suo temibile carico di potenziale disintegrazione) come prospettiva di politicizzazione unificante divenne la scelta pi— semplice e funzionale, ma allo stesso tempo meno efficace per un solido processo di nation building. Nelle poche fasi in cui, nella storia d'Italia, il politico, e dunque il costituente, ha preso il sopravvento (nei primi anni dopo la fine delle due guerre mondiali, ad esempio), la valorizzazione del conflitto si Š rivelata risorsa tardiva e di conseguenza accidentata nella pratica, messa sotto controllo dal fascismo, prima, e dall'imposizione di un nuovo ordine internazionale, dopo. I giochi, in effetti, si erano gi… conclusi in quel complesso quarantennio che condusse l'Italia alle soglie del XX secolo, a cui ancora oggi dobbiamo riferirci se vogliamo comprendere come siamo giunti a costruire un'identit… nazionale priva di identit… politica. Una questione che, nel XXI secolo, continua a riguardarci da vicino. Fulvio Cammarano (®il MulinoŻ n. 1/11) Fare il medico nel servizio pubblico Al pari di altre professioni liberali, i medici hanno a lungo combattuto per difendere la propria autonomia professionale e per accrescere il proprio status sociale. Gli sforzi compiuti in tale direzione hanno sortito, nei decenni passati, indiscutibili risultati: in virt— delle competenze distintive loro riconosciute, infatti, sono stati loro accordati sia alti livelli di retribuzione, sia un'ampia sfera di autonomia professionale. Oltre agli aspetti riguardanti la professione medica - il prestigio professionale da un lato, le retribuzioni dall'altro -, saranno affrontate in questo articolo due tematiche che negli ultimi anni sono state motivo di dibattito e preoccupazione. La prima riguarda la crescente litigiosit… del rapporto medico-paziente, che Š responsabile non solo delle sempre pi— numerose accuse di medical malpractice, ma anche dell'allarmante fenomeno della cosiddetta ®medicina difensivaŻ. La seconda questione concerne invece l'annosa querelle riguardo all'attivit… libero-professionale dei medici del Servizio sanitario nazionale (Ssn). Entrambe le questioni attengono al riconoscimento sociale della professione medica e sono - anche sul piano pratico - almeno in parte collegate: molti sono infatti i medici che rinunciano all'attivit… libero- professionale proprio a causa degli alti costi delle polizze assicurative e per timore di essere citati in giudizio dai propri pazienti. Da alcuni anni a questa parte, l'autonomia e il prestigio sociale della professione medica sono seriamente minacciati dalle sempre pi— frequenti accuse di medical malpractice, ossia quella cattiva condotta da parte del medico che, per scarsa abilit… o negligenza, provochi danno al paziente. In Italia, negli ultimi anni, le denunce per medical malpractice sono molto aumentate: se nel 2001 le cause legali intentate contro i medici furono - in tutto il Paese - circa 12.000, recentemente hanno raggiunto la quota di 30.000 l'anno. L'Italia Š cosŤ diventata uno fra i Paesi europei con il maggior numero di azioni legali intraprese contro ospedali e medici in seguito a errori o disservizi. Insieme al numero delle cause, negli ultimi anni sono progressivamente aumentati anche i risarcimenti medi riconosciuti dai giudici ai soggetti danneggiati: una volta appurata la colpa dei medici o della struttura sanitaria, l'entit… media del risarcimento si aggira attualmente attorno ai 48.000 euro per sinistro. L'aumento del numero delle denunce Š naturalmente fonte di preoccupazione per i professionisti sanitari, contribuendo al sempre pi— diffuso fenomeno della cosiddetta ®medicina difensivaŻ: ovvero tutte quelle pratiche mediche finalizzate non tanto a formulare una corretta diagnosi o a fornire un effettivo beneficio al paziente, quanto piuttosto a evitare una denuncia. Si parla tecnicamente di medicina difensiva positiva quando i medici, per il timore di essere citati in giudizio, tendono a prescrivere esami, visite specialistiche e farmaci in eccesso rispetto a quelli ritenuti necessari. Si parla invece di medicina difensiva negativa quando i medici si astengono dall'effettuare procedure e interventi chirurgici considerati ad alto rischio (nonostante tali trattamenti possano portare beneficio al paziente). Per quanto riguarda il nostro Paese, un interessante studio Š stato recentemente condotto da alcuni ricercatori dell'Universit… Cattolica di Milano su un campione di medici appartenenti alla Societ… italiana di chirurgia. Dai dati dell'indagine, emerge che il 78% dei medici interpellati ammette di avere intenzionalmente adottato, almeno una volta nell'ultimo mese di lavoro, comportamenti ®difensiviŻ (come l'aver prescritto esami diagnostici e farmaci non strettamente necessari, o l'aver indirizzato verso l'ospedale pazienti che sarebbe stato pi— appropriato trattare in regime ambulatoriale). Com'Š in larga misura comprensibile, ad ammettere di aver adottato pratiche difensive sono soprattutto i medici pi— giovani. Sempre dalla ricerca citata in precedenza, si apprende che le pratiche difensive sono motivate principalmente dalla paura di un contenzioso medico-legale (con conseguente richiesta di risarcimento danni), ma anche dal timore di pubblicit… negativa. Pu• essere di consolazione il fatto che dati del tutto simili a quelli riscontrati in Italia emergano anche dalle ricerche condotte in altri Paesi. Negli Stati Uniti, ad esempio, stando a una ricerca condotta qualche anno fa dalla Harvard Medical School, il 93% dei medici specialisti dichiara di fare abitualmente ricorso a qualche forma di medicina difensiva. Tali pratiche ®difensiveŻ hanno evidentemente pesanti ricadute sul sistema sanitario nel suo complesso: non solo diminuiscono l'appropriatezza delle cure erogate, ma al contempo fanno inutilmente lievitare i costi. Per quanto concerne il caso statunitense, si stima che la medicina difensiva sia responsabile di circa il 10% della spesa sanitaria complessiva: considerato il costo del sistema sanitario negli Stati Uniti (oltre il 15% del Pil), si tratta di una cifra enorme. Anche in Italia il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha pi— volte pubblicamente sostenuto come il fenomeno della medicina difensiva costi al servizio pubblico tra i 12 e i 20 milioni di euro l'anno. Da qui l'impegno, da parte del ministro, a mettere mano a una riforma delle norme che regolano attualmente il contenzioso medico-legale. Come lamentato da pi— parti, in Italia manca infatti - a differenza di quanto avviene in molti altri Paesi europei - una normativa specifica sulla responsabilit… in ambito sanitario. Il progressivo logoramento del rapporto fiduciario tra medici e pazienti obbliga tanto le strutture sanitarie quanto i singoli professionisti a tutelarsi, sottoscrivendo polizze assicurative contro i danni da malpractice. Tali polizze possono essere individuali (ogni medico sottoscrive la propria) o collettive (Š la struttura sanitaria a sottoscrivere la polizza per tutti i propri dipendenti). Le aziende sanitarie pubbliche sono tenute a garantire la copertura assicurativa dei medici propri dipendenti. La copertura assicurativa fornita dall'azienda non tutela per• completamente il singolo professionista. Ô infatti previsto che nel caso un medico venga ritenuto responsabile di un danno dovuto ®a dolo o a colpa graveŻ, l'azienda sanitaria abbia diritto a rivalersi economicamente su di lui. Dunque, se un medico danneggia un paziente commettendo una colpa ritenuta lieve, il risarcimento sar… integralmente a carico dell'azienda sanitaria; nel caso in cui il medico venga invece accusato di colpa grave o di dolo, l'azienda sanitaria risarcir… il paziente danneggiato, ma avr… poi diritto a rivalersi sul professionista ritenuto colpevole. Questo il motivo per cui molti medici del Servizio sanitario nazionale preferiscono acquistare, in aggiunta alla copertura aziendale, una polizza individuale che li metta al riparo anche da eventuali azioni di rivalsa della struttura di appartenenza. Essendo cresciuti - come si Š detto in precedenza - sia il numero delle denunce sia l'entit… dei risarcimenti, non sorprende che negli ultimi anni siano aumentati anche i premi delle assicurazioni professionali. Si calcola che ogni anno in Italia le aziende sanitarie pubbliche spendano per le polizze assicurative collettive oltre 500 miliardi di euro. Per il singolo medico il costo di una polizza professionale varia sensibilmente a seconda della specialit… clinica. Un medico di famiglia o uno specialista di area non chirurgica, ad esempio, pu• assicurarsi spendendo circa un migliaio di euro l'anno; pi— costose invece le polizze per i chirurghi e per gli specialisti in anestesia e rianimazione. Gli specialisti pi— costosi da assicurare sono tuttavia gli ostetrici- ginecologi: i premi annui oscillano tra i 5.000 e i 12.000 euro. Le cifre appena fornite, che hanno solo valore indicativo (sono una media delle condizioni offerte da alcune grandi compagnie del settore), riguardano medici liberi professionisti o medici dipendenti del servizio pubblico che esercitino per• anche in strutture private. Ma quanto guadagnano i medici del servizio pubblico? A scanso di equivoci, Š bene precisare che in questa sede vengono presi in considerazione solo i medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale. Sono perci• esclusi i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta: essi non sono infatti dipendenti del Ssn ma liberi professionisti in regime di convenzione con il servizio pubblico. La retribuzione dei medici del Servizio sanitario nazionale - tutti inquadrati come dirigenti - varia sensibilmente a seconda dell'anzianit… e dell'incarico svolto. I medici con un semplice incarico professionale guadagnano complessivamente da 52.000 a 66.000 euro. I medici con incarichi di alta specializzazione possono percepire da 59.000 fino a oltre 100.000 euro annui. Gli stipendi dei direttori di struttura semplice oscillano tra gli 87.000 e i 120.000 euro, mentre quelli dei direttori di struttura complessa possono arrivare a superare i 150.000 euro. Tali retribuzioni si intendono naturalmente lorde. Per avere conferma dei dati appena riportati, invito il lettore a consultare i siti Internet delle singole aziende sanitarie. A partire dal 2009, in attuazione della cosiddetta ®operazione trasparenzaŻ voluta dal ministro Brunetta, tutte le aziende sanitarie sono infatti tenute ogni anno a rendere pubbliche le retribuzioni di tutti i medici in organico. Una precisazione si rende opportuna. Le cifre appena riportate riguardano lo stipendio ®istituzionaleŻ dei medici del Servizio sanitario nazionale: sono quindi esclusi i proventi derivanti dall'eventuale attivit… libero-professionale. Ai medici del servizio pubblico Š infatti concesso di svolgere, al di fuori del proprio orario di lavoro, anche la libera professione. Per libera professione del personale medico dipendente del Ssn va intesa - come recita il contratto collettivo nazionale - ®l'attivit… che detto personale, individualmente o in ‚quipe, esercita al di fuori dall'impegno del normale orario di servizio, su libera scelta dell'assistito e con oneri a carico dello stessoŻ. L'attivit… libero-professionale non pu• globalmente comportare, per ciascun medico, un volume di lavoro superiore a quello dedicato ai compiti istituzionali. La possibilit… per i medici del servizio pubblico di svolgere anche l'attivit… privata risale gi… all'istituzione del Servizio sanitario nazionale, nel 1978. Sebbene questa non sia quindi una concessione recente, il tema Š tuttavia - da almeno un decennio - oggetto di dibattito politico. In tale dibattito nessuno ha mai messo in dubbio il diritto dei medici alla libera professione. D'altronde, la possibilit… di svolgere attivit… libero-professionali al di fuori del proprio orario di ufficio Š prerogativa non solo dei medici, ma della maggior parte dei dipendenti pubblici italiani. E non si pu• neppure dire che questa sia una particolarit… soltanto italiana: in tutti i Paesi europei dotati di un servizio sanitario nazionale, a eccezione della sola Svezia, i medici del settore pubblico sono autorizzati a svolgere qualche forma di pratica privata. Il nodo del contendere - e, in parte, anche la particolarit… del nostro Paese - risiede quindi non tanto nel consentire la libera professione in s‚, quanto piuttosto nelle modalit… di svolgimento di tale attivit…. Fin dai primi anni Novanta, ai medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale Š consentito di svolgere l'attivit… libero- professionale - stiamo parlando, Š bene ribadirlo, dell'attivit… al di fuori del normale orario di lavoro, e quindi del tutto facoltativa - scegliendo tra due modalit… alternative: l'intramoenia e l'extramoenia. Per ®intramoeniaŻ (letteralmente: all'interno delle mura) s'intende l'attivit… libero- professionale svolta esclusivamente all'interno della struttura pubblica presso cui il medico lavora. Per ®extramoeniaŻ (fuori dalle mura) s'intende al contrario la libera professione esercitata in strutture o studi privati (l'unico vincolo posto per legge Š che tali strutture private non siano convenzionate con il servizio pubblico). In linea di principio, l'intramoenia dovrebbe conseguire un duplice vantaggio. Da un lato, dovrebbe consentire ai medici di lavorare esclusivamente all'interno della propria struttura (evitando cosŤ il fenomeno per cui i medici lavorano la mattina nel pubblico e il pomeriggio nel proprio studio o in case di cura private). Dall'altro lato, l'intramoenia dovrebbe rappresentare una fonte di ricavi per le aziende sanitarie: per l'utilizzo degli spazi e delle attrezzature, i medici sono infatti tenuti a versare alle aziende che li ospitano una parte degli incassi della propria attivit… libero-professionale. In quest'ottica, gi… il decreto legislativo n. 502 del 1992 caldeggiava l'esercizio della libera professione ®intramurariaŻ, prevedendo l'istituzione all'interno degli ospedali di appositi spazi e di camere a pagamento: per i medici non erano per• previsti n‚ vincoli n‚ incentivi. La situazione Š significativamente mutata con la riforma Bindi del 1999: ai medici del Servizio sanitario nazionale fu chiesto di scegliere in modo definitivo se svolgere la libera professione esclusivamente all'interno delle strutture pubbliche (intramoenia) oppure in strutture private. La scelta dell'intramoenia (ovvero dell'esclusivit…) sarebbe stata premiata non solo con benefici economici, ma anche consentendo il conferimento degli incarichi di direzione delle strutture semplici e complesse ai soli medici con rapporto esclusivo. Detto altrimenti: chi avesse optato per l'extramoenia avrebbe dovuto rinunciare non solo a una sostanziosa indennit… di esclusivit…, ma anche alla possibilit… di essere primario. A tali condizioni, la grande maggioranza dei medici (85%) opt• allora per l'esclusivit… del rapporto. Il quadro normativo introdotto nel 1999 dalla maggioranza di centro-sinistra (governo D'Alema I) venne modificato, a distanza di qualche anno, dal governo di centro-destra (Berlusconi II). La legge n. 138 del 2004, voluta dal ministro Sirchia, pur continuando a prevedere l'indennit… di esclusivit…, introdusse due sostanziali novit…, che valgono ancora oggi: la scelta in materia di rapporto esclusivo non Š pi— irreversibile e pu• essere cambiata ogni anno; la scelta dell'extramoenia non preclude pi— la direzione di strutture semplici e complesse. Con l'entrata in vigore della riforma Bindi, sorse immediatamente il problema di come garantire, all'interno degli ospedali pubblici, adeguati spazi per consentire l'esercizio dell'attivit… intramuraria a tutti i medici che avessero optato per l'esclusivit…. A tal fine, vennero stanziati oltre 800 milioni di euro. Venne inoltre introdotta la cosiddetta ®intramoenia allargataŻ: in caso di mancanza di spazio all'interno delle strutture pubbliche veniva consentito ai singoli medici, previa autorizzazione della propria azienda, di svolgere la libera professione anche in strutture private o nel proprio studio. La deroga, concepita come provvisoria, sarebbe dovuta valere solo fino all'estate del 2003: non avendo le regioni ottemperato ai propri obblighi, tale scadenza Š stata tuttavia in seguito pi— volte procrastinata. Ô utile a questo punto fornire qualche dato. Allo stato attuale, il 95% dei medici opta per il rapporto in esclusiva con il Servizio sanitario nazionale. Come si Š accennato in precedenza, il rapporto in esclusiva comporta per il medico un incentivo monetario: in media l'indennit… di esclusivit… si aggira attorno ai 10.500 euro annui. Viene naturale domandarsi se l'intramoenia, oltre che ai medici, convenga anche alle aziende sanitarie. La libera professione intramuraria genera infatti un notevole giro di affari: a livello nazionale, i ricavi totali derivanti dall'attivit… libero- professionale intramuraria ammontano a 1.228 milioni di euro; ogni italiano spende mediamente 21 euro l'anno per prestazioni sanitarie usufruite in regime di intramoenia. Ma quanto rimane nelle casse delle aziende pubbliche e quanto finisce invece nelle tasche dei medici? Secondo i dati forniti dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, l'87% dei ricavi complessivi derivanti dall'intramoenia spetta al personale sanitario che ha erogato le prestazioni; alle aziende sanitarie ospitanti rimane il restante 13%, come contributo per l'utilizzo dei locali e delle attrezzature. Questo 13% che resta alle aziende pubbliche equivale, in termini assoluti, a circa 160 milioni di euro l'anno (da cui le aziende devono tuttavia sottrarre le spese effettivamente sostenute per i consumi, le pulizie ecc.). Ora, 160 milioni di euro corrispondono ad appena lo 0,15% delle entrate complessive delle aziende sanitarie pubbliche. Nasce insomma il dubbio che la libera professione intramuraria costituisca sŤ una buona fonte di reddito per i medici, ma non si stia rivelando - almeno finora - un altrettanto buon affare per le aziende pubbliche. Si tenga infatti conto che dal 2001 ad oggi, al fine di creare negli ospedali pubblici italiani nuovi spazi da dedicare alla libera professione intramuraria, sono stati complessivamente stanziati - e in larga misura gi… spesi - 826 milioni di euro. Ô vero che questi fondi vanno intesi come un investimento per il futuro; Š per• altrettanto vero che, facendo i conti, in questi primi anni l'intramoenia Š stata per le aziende pubbliche pi— una spesa che una fonte di guadagno. L'attivit… libero-professionale dei medici del Servizio sanitario nazionale Š attualmente disciplinata con una soluzione - come si Š soliti dire - tipicamente all'®italianaŻ: una deroga nata come provvisoria (l'intramoenia allargata) nel corso dell'ultimo decennio Š stata puntualmente reiterata. Con il risultato che l'intramoenia, cosŤ come viene regolata attualmente, Š un affare pi— per i medici che per le aziende sanitarie. Essersi domandati quanto guadagnino i medici del Servizio sanitario nazionale Š stato allora, soprattutto, un pretesto per illustrare alcune delle sfide pi— insidiose che la professione medica si trova attualmente ad affrontare e alcuni degli elementi che compongono un quadro che sarebbe opportuno, nell'interesse di tutti, poter modificare. Federico Toth (®il MulinoŻ n. 6/10) Economia, autonomia e benessere personale - La crisi economica, partita dagli Stati Uniti nel 2008 e giunta anche in Italia, ha colpito non soltanto redditi e occupazione, ma anche la nostra salute mentale. Come emerge dai convegni di medici e psicologi, sono sempre pi— frequenti bollettini allarmanti sull'aumento dei suicidi e dei disturbi di ansia e depressione. - L'Organizzazione Mondiale della Sanit… aveva gi… previsto, in un Rapporto del 2001 dedicato alla salute mentale nel mondo, che la depressione sarebbe passata in testa alla triste classifica delle malattie pi— disabilitanti nell'arco di due decenni. Non solo, per ciascun caso evidente di malattia sembra esserci un gran numero di casi meno gravi ma latenti. Ad esempio, si stima che un quarto della popolazione degli Stati Uniti soffra, nell'arco di un anno, di qualche tipo di disordine mentale clinicamente diagnosticabile. Registrare con certezza l'andamento temporale del benessere psicologico della popolazione, sia essa italiana o americana, Š comunque difficile, soprattutto a causa della diffusione degli psicofarmaci e della crescente medicalizzazione dei disturbi. Vi Š tuttavia un modo per catturare il fenomeno che, sebbene possa apparire superficiale, si Š dimostrato molto efficace. Si tratta di rilevare quanto le persone si sentono soddisfatte della loro vita. Questo tipo di rilevazioni ha il pregio di coprire un lungo arco temporale, nonch‚ un campione di centinaia di migliaia di persone nel mondo. Ebbene, da questo tipo di rilevazioni emerge che il benessere psicologico medio degli italiani Š aumentato negli anni '70 e '80, mentre a partire dai primi anni '90 non Š pi— cresciuto, semmai ha preso a diminuire (Eurostat, World Value Survey). In particolare, questa diminuzione sembra sia dovuta alla insoddisfazione che riguarda non solo la propria situazione economica, ma anche, sia pure in minor misura, la propria vita in famiglia e con gli amici (Istat). Gli Stati Uniti non sembrano essere messi molto meglio dell'Italia. Infatti il numero degli americani che si dichiarano molto soddisfatti della loro vita Š in lento declino da diversi decenni. I tedeschi e i giapponesi mostrano un andamento poco migliore. Tra le societ… avanzate, solo alcuni paesi nordici continuano a migliorare i loro gi… invidiabili indici di benessere psicologico. A conferma di questo, Š un dato poco noto che la Svezia sia riuscita a ridurre drasticamente l'incidenza dei suicidi. Ma perch‚ le popolazioni della parte pi— ricca del globo non sono in grado, a parte alcune eccezioni, di migliorare il proprio benessere psicologico? Cosa ostacola la possibilit… di godere di un livello di ricchezza materiale e di salute fisica mai raggiunti prima nello sviluppo dell'umanit…? Perch‚ la recente crisi economica sembra aggravare pi— che generare un malessere di cosŤ ampia portata? Per rispondere a queste domande occorre affrontare sia i condizionamenti a cui sono sottoposte le singole persone, sia la loro capacit… individuale di superarli. Ô necessario che le scienze sociali tipicamente ®macroŻ, come l'economia e la sociologia, si incontrino con quelle tipicamente ®macroŻ, come la psicologia, per poter dare spiegazioni soddisfacenti. Una prima risposta a queste domande si rif… al conformismo e all'organizzazione sociale della produzione. Ô stato accertato che il benessere psicologico individuale dipende molto dal confronto della propria situazione con quella degli altri. Diversi esperimenti mostrano infatti che le persone preferiscono essere ricche all'interno di una comunit… povera, piuttosto che povere all'interno di una comunit… ricca, anche se, in assoluto, sono pi— povere nella prima situazione che nella seconda. Questo fatto ci spingerebbe ad inseguire i consumi degli altri, e pi— in generale ci spingerebbe al conformismo. Ma se lo sviluppo economico porta con s‚ disuguaglianze sociali ed economiche, come Š accaduto specialmente in Italia e negli Stati Uniti, allora i confronti sociali diventano pi— spiacevoli e frustranti. Non solo, altri condizionamenti che spingono al conformismo provengono dall'organizzazione sociale della produzione, come Š evidente dal fatto che le citt… sono organizzate a misura del lavoro e del consumo, e analogamente il tempo Š regolato dall'orario di lavoro. Il secondo motivo che potrebbe spiegare perch‚ non aumenta il benessere psicologico in diversi paesi avanzati si basa su un altro meccanismo psicologico. Si tratta del fatto che l'aspirazione a migliorare la propria situazione si trova sempre un passo avanti rispetto a quanto riusciamo a realizzare. Se, ad esempio, andiamo ad abitare nella casa che da tempo cercavamo perch‚ bella e spaziosa, ben presto ci adattiamo alla nuova situazione e cerchiamo nuove occasioni per aumentare ancora il nostro comfort. Ma se lo sviluppo economico rallenta bruscamente, come Š avvenuto in Italia negli ultimi due decenni, allora aumentano quelle aspirazioni che non riusciamo a realizzare, e cosŤ aumentano anche le frustrazioni. Questo fatto Š evidente per i genitori di oggi che, in numero crescente, si sentono frustrati perch‚ non vedono miglioramenti nelle condizioni economiche dei figli. L'antidoto alle aspirazioni irrealizzate sembrerebbe essere semplicemente quello di abbassare il tiro, ridurre le aspirazioni. Ma c'Š almeno una potente forza che lo impedisce. Si tratta del progresso tecnologico che, sviluppandosi incessantemente, purtroppo lontano da noi, amplia l'offerta di nuovi prodotti, la possibilit… di fare cose nuove, e dunque le aspirazioni sulla nostra vita. I meccanismi psicologici del confronto con gli altri, nonch‚ i condizionamenti esterni derivanti dall'organizzazione sociale della produzione, sembrano quindi buoni motivi per attribuire ad altri le proprie insoddisfazioni di fondo, le proprie ansie e delusioni. Ma Š proprio cosŤ? Recenti studi mettono in dubbio questa teoria, a partire da quegli stessi meccanismi psicologici e condizionamenti. Si Š osservato infatti che il confronto con gli altri pu• essere frustrante in diversi casi, ma pu• essere piacevolmente stimolante in altri. Ad esempio, nei paesi in cui le persone possono sia salire che scendere con facilit… nella scala sociale ed economica, come succede nell'Europa dell'Est, il confronto con gli altri viene percepito in modo positivo, e non negativo. Il motivo Š che i successi ottenuti dagli altri possono segnalare la strada per i propri successi futuri. Purtroppo, tanto in Italia quanto, sorprendentemente, negli Stati Uniti, e differentemente dai paesi nordici, la mobilit… sociale ed economica Š molto bassa. Pertanto, le famiglie italiane, che fungono da efficienti ammortizzatori sociali, mostrano il loro ®lato oscuroŻ scoraggiando la mobilit…, con effetti negativi sul benessere psicologico dei figli. Inoltre, gli studi sull'adattamento psicologico agli eventi esterni, come ad esempio cambiare abitazione, hanno messo in evidenza che l'adattamento Š praticamente completo in casi come quello menzionato. Vale a dire, i miglioramenti economici danno un benessere psicologico temporaneo. Invece, in diversi casi extra economici, come ad esempio il matrimonio, l'adattamento Š parziale. Infatti, le persone sposate rimangono comunque, in media, pi— soddisfatte rispetto a quando erano celibi o nubili. Anzi, pi— precisamente, ci• sembra essere vero per una maggioranza di casi, mentre una significativa minoranza riporta una minore soddisfazione permanente. Dunque, le aspirazioni sul futuro non rimangono meccanicamente insoddisfatte, ma dipendono dal fatto di essere di tipo economico oppure extra economico, nonch‚ dalle caratteristiche individuali e dall'esperienza passata di ognuno. C'Š quindi spazio per una terza spiegazione della stagnazione del benessere psicologico, che fa capo alla capacit… delle persone di governare la propria vita, di cercare il modo per superare i condizionamenti scegliendo le situazioni che pi— si adattano alle proprie competenze. Questa idea si appoggia su alcune evidenze empiriche. Anzitutto, uno studio, basato su un campione numerosissimo e riguardante 75 paesi, mostra che esiste un fattore che pi— di tutti gli altri Š correlato con la soddisfazione delle persone per la propria vita. Si tratta di quanto le persone si sentono libere di scegliere e soprattutto in grado di controllare il modo in cui vivono. Un secondo studio, condotto invece su diverse generazioni di giovani americani, mostra che il grado di controllo della propria vita Š diminuito passando da una generazione a quella successiva. Riassumendo in poche parole, il malessere dell'uomo moderno sembra sia dovuto a due motivi. Il primo Š il condizionamento esterno dovuto all'organizzazione sociale della produzione, il secondo motivo Š la ridotta capacit… interna degli individui di governare la propria vita, e quindi di perseguire con convinzione le proprie aspirazioni, e di superare, se necessario, la tendenza a conformarsi agli altri. Rimane da chiedersi il perch‚ di questa ridotta capacit… interna di governare la propria vita. E pi— precisamente, da un punto di vista ®macroŻ, viene da porsi la domanda: Š possibile che lo sviluppo economico dei paesi avanzati abbia logorato la capacit… interna delle persone di governare la propria vita? Prove significative per rispondere affermativamente a questa domanda non ce ne sono. Tuttavia, ci sono diversi indizi. Il primo riguarda l'insicurezza e lo stress. Studi condotti negli Stati Uniti negli anni precedenti alla crisi mostrano che l'insicurezza del posto di lavoro era percepita come sempre pi— preoccupante. La concorrenza dei grandi paesi asiatici, che colpisce anche l'Italia, aveva reso pi— dura la competizione e pi— precario il lavoro. Dall'insicurezza prolungata allo stress il passo Š breve, come conferma la ricerca clinica. Ma Š evidente che lo stress costituisce una minaccia alla capacit… interna delle persone di governare la propria vita. Il secondo indizio riguarda il logoramento del capitale sociale, e in particolare il logoramento della fiducia negli altri e delle relazioni familiari, che giocano un ruolo cruciale nella formazione della fiducia in s‚ stessi. Alcuni studi hanno mostrato che il declino del benessere psicologico negli Stati Uniti Š andato di pari passo con il deterioramento del capitale sociale. Questo a sua volta Š dovuto, almeno in parte, alle crescenti disuguaglianze sociali ed economiche prodotte dallo sviluppo economico di questi ultimi decenni. Il terzo indizio riguarda la pressione commerciale, esercitata specialmente sui bambini e sui giovani. La pubblicit…, che la concorrenza rende sempre pi— necessaria e invadente, ha cambiato strategia. Invece di dare informazioni commerciali, indica sempre pi— spesso modelli identitari a cui conformarsi. Questa opera di persuasione Š compiuta con il massimo di professionalit…, e indebolisce, in particolare, gli sforzi dei genitori di stimolare nei figli lo sviluppo di un'identit… autonoma. Ma se l'organizzazione della produzione, l'andamento dell'economia, e la sua crisi in particolare, oltre a darci delle condizioni esterne dure e insidiose, logorano anche le nostre capacit… interne di resistervi e superarle, siamo forse in un vicolo cieco? La risposta Š no, purch‚ le risorse umane e materiali vengano impiegate non solo per lo sviluppo dell'economia, ma anche per lo sviluppo delle persone. Bastano due esempi per capire come siamo indietro e quanto ci sarebbe da fare. Uno riguarda l'infanzia e i bambini, l'altro la salute mentale. Nella graduatoria compilata dall'Unicef sulle risorse umane e materiali destinate ai bambini nei 21 paesi pi— ricchi, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna figurano in coda, mentre in testa ci sono i paesi nordici. L'Italia si colloca sotto la media per le risorse materiali, e in coda per i risultati scolastici. Gli stessi genitori italiani, secondo una recente indagine dell'Eurobarometro, affermano che i loro figli non sono cosŤ pieni di energia e felici come sostiene la media dei genitori dei paesi europei. Sembrano bambini pi— soli, seppure apparentemente pi— liberi. Investire nell'infanzia, ha calcolato il Nobel per l'economia James Heckman, significa investire nel capitale pi— promettente di cui si possa mai disporre, perch‚ significa gettare le basi per abbattere i problemi sociali pi— gravi. La salute mentale Š il secondo grande problema sottovalutato. In Inghilterra un recente rapporto sulla depressione e l'ansia, coordinato da un famoso economista della felicit…, Richard Layard, ha messo in evidenza quanto sia esteso questo problema, quanto sia cruciale perch‚ le persone si possano sentire soddisfatte della propria vita, e, anche in questo caso, quanto sia redditizio investire nel monitoraggio e nella cura di queste malattie. Sulla base di questo studio il Governo inglese ha poi preso dei provvedimenti di riorganizzazione e rilancio della spesa nella sanit… mentale. In Italia uno studio simile non Š stato fatto, ma la dimensione del problema sembra sia addirittura maggiore rispetto all'Inghilterra. Certamente le risorse destinate sono molto inferiori. L'Italia spende per la salute mentale solo il 3% di tutte le spese per la sanit…, mentre l'Inghilterra ne spende il 10%, che Š anche una cifra vicina alla media europea. Quanto allo stato della salute mentale degli italiani, quella percepita Š decisamente peggiore rispetto al resto dell'Europa. Secondo un'indagine dell'Eurobarometro, gli italiani sono nel gruppo di coda per depressione e mancanza di vitalit…. Non solo, sono particolarmente diffuse anche l'ignoranza e il pregiudizio su questo problema. Rispetto agli altri europei, gli italiani sono pi— propensi a ritenere che le persone con problemi mentali siano pericolose e che debbano incolpare s‚ stesse della propria situazione. Inoltre, coloro che soffrono di questi problemi si rivolgono poco al personale specializzato. Dunque, molto si pu• fare per uscire dal vicolo cieco. Maurizio Pugno (®Psicologia contemporaneaŻ n. 222/10) Ma perch‚ non si sa pi— scrivere? - L'Italia, terra di poeti, romanzieri e saggisti. Ma intanto circolano prose ricche di impropriet… ortografiche, lessicali, sintattiche. Qualche riflessione su ragioni e cause di un degrado che va contrastato. Perch‚ Š anche la forma a fare la sostanza. - L'Italia Š ricca di poeti, romanzieri, saggisti alla ricerca di un editore. In ogni famiglia c'Š un memorialista con un poderoso manoscritto nel cassetto. Nello stesso tempo, circolano scampoli di prosa che fanno rabbrividire per impropriet… e inesattezze ortografiche, lessicali, sintattiche, per l'incerta organizzazione del testo e la modesta qualit… dello stile. Sembra che il culto del laido scrivere mieta consensi tra giovani e anziani, licenziati dalla scuola dell'obbligo e laureati con centodieci e lode, impiegati e ®mŠnagerŻ, burocrati, politici, magistrati, docenti universitari e perfino ecclesiastici di medio calibro (absit iniuria verbis). Qual Š la causa di tanto errare? Chi ne Š responsabile? Che rimedi proporre? Si possono avanzare solo tentativi d'ipotesi, che si presentano come spunti di riflessione. Alcuni ritengono che nel popolo vi sia una diffidenza atavica verso la lingua scritta, patrimonio di pochi, segreto per molti. Vi si combina una generale sfiducia verso un'intelligencija che non ha combinato egregie cose, ma, piuttosto, ha contribuito a distruggere tante opere costruite con fatica nel tempo. Altri, ostili alla tradizione cattolica, vedono nella Chiesa un ostacolo alla diffusione della cultura scritta. Mentre i protestanti leggono la Bibbia, i cattolici odono, annusano, gustano, sentono e guardano - non per• le lettere scritte, bensŤ il suono e le cose. La storia ha la meglio sul libro, il concreto attrae pi— dell'astratto, l'azione prevale sulla riflessione. Forse si tratta di leggende. Resta il fatto che in Italia si legge poco e male. Eppur si scrive, attingendo a modelli spesso mediocri: si producono testi organizzati in modo approssimativo, con uno stile trascurato, che a volte mescola espressioni informali e voci auliche della tradizione letteraria, con l'aggiunta di qualche verbosit… propria del linguaggio amministrativo. Vi Š poi l'abitudine nazionale all'eccesso: invece di una parola se ne usano tre o quattro, legate da contorsionismi sintattici, forse perch‚ una frase dalla struttura semplice Š ritenuta banale e inadatta a un pensiero da fermare in uno scritto. Per esempio, nelle lettere commerciali in italiano vi sono molte ridondanze, che suscitano ilarit… negli stranieri: Š inutile l'espressione ®vengo con questa mia a chiederLe...Ż, ancora frequente persino nelle missive spedite per posta elettronica. In Europa, si chiede direttamente, senza informare il destinatario che si sta chiedendo. In testi di altri generi, la pagina Š spesso appesantita da costruzioni ridondanti; per esempio, lo stilema ®quello che Š...Ż (®quello che Š il nostro interesse...Ż) produce un effetto d'insistenza che pu• aver efficacia nella comunicazione faccia a faccia, meno tuttavia in un testo scritto, che Š fatto per la comunicazione a distanza. Se, poi, nella medesima pagina, espressioni del genere sono mescolate a latinismi e a formule auliche, si produce un bell'esempio della prosa che ogni giorno Š proposta al lettore medio: ®Quello che Š il nostro fermo convincimento Š che la salvaguardia della par condicio sia essenzialeŻ. I quotidiani sono zeppi di simili involuzioni. Chi ha molto da dire, ma si esprime male, impone uno sforzo eccessivo al lettore, che abbandona l'autore al suo destino, preferendo, magari, un articoletto leggero e divertente, ma di scarso contenuto. Ô anche la forma a fare la sostanza. Tale osservazione si pu• estendere alla comunicazione scientifica tipica delle discipline umanistiche. Si obietter…: uno studioso non ha tempo da perdere; e poi, se un tema Š difficile e tecnico, il linguaggio impiegato sar… inevitabilmente accessibile a pochi specialisti. Questo pu• valere per il lessico tecnico, non tuttavia per i contorcimenti sintattici, le sbrodolature e le impropriet… grammaticali. L'inglese delle scienze umane Š chiaro e comprensibile, tecnicismi a parte. Per lo studioso italiano, che ormai Š tenuto a conoscere l'inglese scientifico, Š meno faticoso leggere testi nell'idioma della perfida Albione e dello zio Sam che avventurarsi in certe pagine recenti della lingua nostra. L'inglese ha sviluppato canoni specifici per ogni genere di prosa scientifica, dall'articolo al saggio al manuale. Anche per questa ragione, l'inglese Š lingua privilegiata nella comunicazione scientifica. Contribuisce a impoverire la qualit… di un testo anche il ricorso a stereotipi e a parole usurate dalla frequenza: Š prassi diffusa impiegare espressioni udite o lette altrove, che l'autore ripesca e ricicla, magari ignorandone il senso proprio. Gran parte della comunicazione scritta rivolta al grande pubblico ripete, ribadisce, ripropone un prodotto di bassa lega. La prosa di Tizio riecheggia le pagine di Caio e Sempronio e ogni copiatura reca nuovi orrori. Il culto della bruttezza, patrimonio del gusto postmoderno, Š l'eredit… delle ideologie nemiche dell'estetica ®borgheseŻ. In Italia, Š poi quasi assente la preoccupazione a farsi comprendere da un pubblico pi— vasto possibile. La prosa di Renzo De Felice - storico dei maggiori - Š ricca di sostanza, ma impone sforzi improbi al lettore. Le pagine di Indro Montanelli - giornalista e divulgatore - sono esemplari per leggibilit…, anche se di contenuto ovvio (spesso Š ®aria frittaŻ, per usare un'espressione da lui coniata, ma non per le proprie opere). Fra questi due poli, tarda a emergere una ®terza viaŻ virtuosa. Un bipolarismo simile caratterizza anche il linguaggio giornalistico. Un'oscurit… ambita e imitata dagli scribacchini si trova nella prosa burocratico- amministrativa, dominata dalla preoccupazione, interna al discorso giuridico, di elaborare disposizioni normative rispettose di un certo canone. I documenti prodotti sono in parte inaccessibili ai profani, come avviene per ogni testo caratterizzato da un linguaggio tecnico. Peraltro, la necessit… di comprendere il linguaggio delle bollette, degli estratti conto, delle multe, delle comunicazioni inviate dall'agenzia delle imposte produce, lentamente, dolcemente, un'assuefazione del grande pubblico allo stile burocratico, che tende a diventare un modello di riferimento per la redazione di testi dell'uso comune. Questo Š il catalogo, madamine. Chi si ingegna a scrivere una lettera, un promemoria o anche solo un appunto corre con la memoria testuale alle ingiunzioni di pagamento, non a Leopardi. Del resto, a scuola si propongono ormai articoli di quotidiani, nella convinzione - sbagliata - che L'infinito sia incomprensibile ai giovani (sono gli adulti che non comprendono pi— la poesia). Da una ventina d'anni in qua, la scuola diffonde - forse involontariamente - l'impressione che gli articoli di giornale siano esemplari sia per l'organizzazione testuale sia per le scelte linguistiche impiegate. I risultati non sembrano confortare quest'ipotesi. Calligrafia, ortografia e insicurezze fatali Per scrivere, bisogna anzitutto saper ®tenere la penna in manoŻ. Quest'espressione si coglie abitualmente nel senso traslato, ma pu• valere anche se Š presa alla lettera: per farsi leggere, occorre dapprima saper scrivere in modo comprensibile. Nelle scuole elementari di un tempo, gli allievi tenevano un quaderno di calligrafia e imparavano a conservare, negli anni, l'abitudine alla ®bella scritturaŻ. Ancor oggi, in molti Paesi europei, soprattutto in quelli orientali, sembra che la maggior parte degli adulti, quando scrive a mano, applichi un modello uniforme. La calligrafia Š un esercizio che serve a sviluppare la funzione sociale della scrittura: si scrive bene affinch‚ i destinatari leggano. Nella scuola italiana d'oggi, si tende invece a tollerare una specie di ®idiografiaŻ: ciascuno scriva come vuole. CosŤ, gli uni scrivono impiegando soltanto lettere maiuscole slegate, imitando il carattere a stampa; gli altri disegnano strani conglomerati, esteticamente apprezzabili, ma indecifrabili. Una volta, per sviluppare una grafia incomprensibile, ci volevano anni di studio: primeggiavano i medici. Oggi, tutto si fa pi— in fretta: gi… a scuola si impara l'incomunicabilit…. La diffusa ®cacografiaŻ Š un triste segnale dello scarso conto in cui si tiene l'arte dello scrivere nell'Italia delle mille accademie. La funzione sociale della calligrafia Š ignorata. In compenso, gran parte degli ital•foni ha raggiunto una competenza ortografica minima: non sfugge ad alcuno che un dato suono Š reso da una data lettera o da un preciso gruppo di lettere dell'alfabeto. Sono pochi gli individui capaci di scrivere ce cosa cŠ? invece di che cosa c'Š? - sono pochi, ma esistono: basti vedere la fortuna di grafie come non c'ho tempo oppure che c'azzecca? Quest'ultima, a dire il vero, Š una voluta resa deviante che serve a manifestare un'espressione popolare, lontana dalla lingua dell'uso comune. Per i fautori della norma ortografica non sono tempi facili. Vige ormai un'anarchia grafica diffusa, in parte rafforzata dalle soluzioni di scrittura adottate nella comunicazione via sms, nelle chat e sui blog. Molti - come ovvio, soprattutto giovani - usano quotidianamente la simbologia innovativa di questi codici di comunicazione a distanza, ma la confondono con il sistema canonico di scrittura, elaborato entro una norma comune e adatto a ogni tipo di comunicazione scritta. Possono risultare sperimentazioni letterarie interessanti. Peraltro, nella comunicazione scritta sorvegliata e vincolata a criteri normativi, certe soluzioni non hanno cittadinanza: la ®faccina sorridenteŻ Š un simbolo simpatico e giocoso, ma Š consigliabile evitarlo nelle prove scritte d'esame. Non Š chi non veda come l'ortografia dell'italiano, a volte, metta in difficolt… anche un individuo di buona cultura. Basti considerare l'uso di apostrofi e di accenti per distinguere parole omofone: da Š preposizione, d… Š forma verbale, da' Š un'elisione della preposizione articolata dai, la quale peraltro Š omofona e omografa dell'esclamazione dai! (da un imperativo del verbo dare). Altri casi fanno soffrire chi usa la tastiera. Per fortuna, il programma di videoscrittura sa l'italiano: cosŤ Š, cioŠ prendono l'accento grave (la e Š aperta), mentre n‚, s‚, come pure ch‚, affinch‚, perch‚ vogliono l'accento acuto, che segnala e chiusa. Il programma non sa tuttavia che nell'italiano settentrionale queste ultime parole si pronunciano spesso con e aperta: la ragione dell'accento acuto pu• sfuggire a chi scrive (del resto, si tratta di norma recente: nel Fermo e Lucia troviamo la grafia perchŠ, con accento grave). Il programma non aiuta in molti altri casi. Consideriamo l'imperativo di stare. Si scrive sta, stai o sta' tranquillo? Ai puristi piace la prima forma, perch‚ Š simile a quella latina. Tuttavia, vi Š il rischio di confusione con l'omofono sta dell'indicativo presente. Per amor di univocit…, si Š introdotta la variante stai che si pu• elidere in sta'. Aldo Gabrielli preferiva la prima. In molti altri casi difficili, se si vuol comprendere perch‚ si scriva in un certo modo, si finisce nel mezzo di una discussione secolare, che non lascia n‚ vinti n‚ vincitori sul campo. A chi piace ribadire il legame con il latino sar… gradita la grafia provincie, che ancora si trovava nella denominazione ®Cassa di Risparmio delle Provincie LombardeŻ: la i del latino provincia (pronunciata ®provinki-aŻ) corrispondeva a un suono effettivo. Oggi, per•, si fa diversamente: si insegna che al plurale la i dopo c e g va scritta solo quando la sillaba precedente termina per vocale: viva le ciliegie, abbasso le provincie. Ma l'ultimo libro di Oriana Fallaci si intitola Un cappello pieno di ciliege - senza la i, come volle l'autrice, che militava in un partito minoritario, ma pur sempre nell'arco costituzionale dell'ortografia (i dizionari infatti ammettono entrambe le forme per il plurale di ciliegia). Chi volesse saperne di pi—, consulti la grammatica di Battaglia e Pernicone: non basta, ma Š un utile avvio alla comprensione del carattere relativo di tante norme marginali dell'ortografia. Un'ultima noticina: sarebbe uno scandalo, oggi, scrivere: Non • tempo. Eppure, nel primo Novecento erano in molti a invocare la soppressione della lettera h, conservata nelle forme di avere sia per omaggio alla latinit… sia perch‚ bisognava distinguere ho dalla congiunzione o, hai da ai, ha da a e hanno dal sostantivo anno. Giuliano Bonfante, sommo glottologo, insisteva nell'usare le forme con vocale accentata: • letto, …nno visto e simili. Non sarebbe poi male dargli ragione: la h sarebbe cosŤ riservata ai grafemi composti ch e gh, che segnalano consonanti palatali davanti a i ed e: che chiarezza!, ma in Italia si deve essere oscuri. Gli amici delle province, ostili alla i di matrice latina, dovrebbero, per coerenza, seguire il partito di Bonfante. Invece lasciano in vita un fossile e contribuiscono a far soffrire i virgulti, alle prese con ben altri impegni, come allagare le aule scolastiche, mandare avanti i genitori a picchiare gli insegnanti, eccetera. Sopra, ci siamo dilungati su alcune minuzie ortografiche perch‚ emergono discussioni capaci di mostrare quanto siano relative molte ®regoleŻ considerate, per comodit… e pigrizia intellettuale, vere pietre miliari del sapere linguistico. Si tratta, a ben vedere, di convenzioni adottate per mettere un po' d'ordine nella complessit… della lingua scritta. Molte altre norme ortografiche, peraltro, sono stabili e non ammettono licenze: un'auto nuova va bene, mentre un'uovo oggi va molto male. A questo punto, non ci addentriamo nei misteri dell'interpunzione. Non ne abbiamo il coraggio. Sia tuttavia consentito un appunto sull'uso della virgola presso le generazioni al di sotto dei trent'anni. Qualcuno - forse a scuola? - deve aver suggerito a molti che si deve usare sempre una virgola per separare soggetto e predicato verbale, come in: La marmellata, fa bene. Invece fa male: la virgola si pu• usare in casi particolari, non per segnalare il confine sintattico fra soggetto e predicato. Per esempio, Š accettabile scrivere Dante Alighieri, Š sepolto a Ravenna se il testo riguarda i luoghi che ospitano le tombe sepolcrali di uomini illustri, oppure se correggiamo un'affermazione precedente (e si intende, per esempio, che non Foscolo, ma Dante Š col… sepolto). Se per• si priva qui Dante di quella virgola, anche Ravenna tira un sospiro di sollievo. Secoli di litigi fra eruditi hanno prodotto disposizioni normative che tollerano l'insubordinazione: ma la devianza Š concessa, per solito, a chi abbia cognizione del contenuto della norma stessa. D'Annunzio o Gozzano sapevano l'ortografia, ma usavano sognamo, segnamo anzich‚ i pi— frequenti sogniamo, segniamo, con una i tematica, che si trova, per esempio, in cant-i-amo, ved-i-amo. In queste forme di sognare e segnare la i di solito non Š pronunciata: si devia dalla norma grafica per segnalare la pronuncia, anche a fini di stile. Far cosŤ non Š lecito a tutti: la devianza Š permessa a incliti poeti e scrittori. Chi non rientri nel novero degli eruditi spiritosi (gregge esigua: e usiamo il femminile, come d'antica usanza) penser… che, in queste pagine, si tolleri l'intollerabile e si ceda alle stramberie dei vati famosi. Generazioni di italiani (e di italiane) soffrono d'insicurezza a causa delle troppe regoline d'ortografia, grammatica, sintassi imposte e apprese, ma non comprese. Ne Š uscita una generale incertezza, che non riguarda soltanto l'ortografia, ma anche la grammatica e il lessico. Nel timore di sbagliare, si evita di scrivere. Panico analogo coglie chi si avventuri nell'uso di una lingua straniera, a lungo studiata, ma poco esercitata. Il timore di fare errori genera un blocco psicologico e si tace. Si pu• guarire dalla paura con la pratica, sia nello scritto sia nel parlato. Questo vale anche per la lingua materna: per scrivere bene bisogna leggere e rileggere, scrivere e riscrivere. Servono tuttavia metodi di analisi linguistica e modelli di organizzazione testuale. A fornire gli strumenti dovrebbe provvedere la scuola. Non sempre questo avviene, per varie ragioni: vi sono docenti impreparati e studenti svogliati, ma anche (soprattutto?) famiglie che contestano l'autorit… degli insegnanti. Non di rado, poi, chi Š preparato e sa insegnare deve fare altro, come, per esempio, sopperire all'assenza delle famiglie nella vita degli allievi e resistere alle manipolazioni (dei media, della politica, dei sindacati) che sviliscono professionalit… e dignit… dei docenti. Questa barbarie dura da decenni e ha contribuito a rafforzare una diffusa incompetenza nella scrittura. Giovanni Gobber (®Vita e PensieroŻ n. 6/10)