Aprile-Giugno 2011 n. 2 Anno XXV Quaderni di Minimondo Rivista culturale Braille Periodico trimestrale Fascicolo II Direzione Redazione Amministrazione Biblioteca Italiana per i Ciechi 20900 Monza - Casella postale 285 c.c.p. 853200 - tel. 039/28.32.71 «ce-mail: bic@bibciechi.it Dir. Resp. Pietro Piscitelli Comitato di redazione: Massimiliano Cattani, Antonietta Fiore, Luigia Ricciardone, Pietro Piscitelli (Responsabile) Copia in omaggio Stampato in Braille a cura della Biblioteca Italiana per i Ciechi ®Regina Margherita¯ onlus via G. Ferrari, 5/a 20900 Monza Sommario Anna Oliverio Ferraris: La Baby Tv (®Psicologia contemporanea¯ n. 217/10) Roger Scruton: Filosofia di Facebook, vita reale o feticcio? (®Vita e Pensiero¯ n. 1/11) Wolfgang Krger: Lode della fedelt… (®Psicologia contemporanea¯ n. 225/11) Aldo Carioli: Quando nei teatri di Londra succedeva di tutto e di pi— (®Focus Storia¯ n. 52/11) «uLa Baby Tv - Dopo gli Stati Uniti e la Francia, la tv per neonati si Š insediata anche in Italia. Ma Š bene affidare i lattanti alla ®tata elettronica¯? - Preoccupati e indifferenti Quando nel 2007, tre anni dopo il suo lancio negli USA, baby first approd• in Francia, ci furono proteste da parte di psicologi, educatori, associazioni dei genitori e nel giro di breve tempo lo psicoanalista Serge Tisseron raccolse trentamila firme di persone che chiedevano di bloccarne l'accesso. Bloccare l'accesso non fu possibile perch‚ baby first, come gi… baby tv, trasmetteva da territorio inglese e una normativa di Bruxelles lo consente; ma le firme indussero l'Autorit… per le comunicazioni a commissionare uno studio da cui emersero i danni che un'esposizione cos precoce al teleschermo pu• provocare. Forti di questi risultati l'Autorit… e il Ministero della salute francesi hanno poi ottenuto che in apertura dei programmi comparisse questo messaggio: ®Guardare la televisione pu• frenare lo sviluppo dei bambini minori di tre anni, causare ritardi psicomotori, incoraggiare la passivit…, causare sovraeccitazione e turbe del sonno¯. In Italia l'insediamento di baby tv Š avvenuto in sordina, sia perch‚ l'operazione ha avuto inizio a fine luglio (del 2009), cioŠ in periodo di vacanza, sia perch‚ l'Osservatorio sui diritti dei minori non ha ritenuto di dover segnalare rischi e danni possibili, supportando di fatto la linea dei produttori e dei distributori del nuovo canale tv. Il quadro, per•, che emerge dalle ricerche scientifiche Š tutt'altro che rassicurante. Interferenze con lo sviluppo del linguaggio e della motricit… Uno studio dell'Universit… di Cambridge in Gran Bretagna aveva gi… segnalato, all'inizio degli anni Novanta, gli effetti che un'esposizione precoce e continuativa al piccolo schermo ha sullo sviluppo del linguaggio. A sei anni, i bambini che erano stati sistematicamente esposti al piccolo schermo nei primi tre anni di vita avevano competenze linguistiche inferiori ai loro coetanei. La televisione, fu detto, zittisce i bambini i quali invece, fra zero e tre anni, cioŠ in quel periodo critico in cui si formano le strutture portanti del linguaggio, hanno bisogno di fare esercizio attivo con persone reali, di vocalizzare in sincronia con i propri desideri, esperienze e stati emotivi. Recentemente, uno studio di Dimitri A. Christakis dell'Universit… di Washington (2009) ha confermato quei risultati. Avvalendosi di un piccolo registratore applicato sugli abiti dei bambini, Christakis ha seguito 329 piccoli dall'et… di 2 mesi a 4 anni, registrando le loro produzioni verbali e quelle degli adulti per periodi di 12-16 ore. Ô emerso che, durante i periodi di esposizione alla tv, le vocalizzazioni tra bambini e adulti si riducono notevolmente. Ci• spiega, secondo l'autore, sia il ritardo linguistico registrato dallo studio di Cambridge sia i problemi di attenzione e di concentrazione evidenziati da altre ricerche, in quanto lo sviluppo del linguaggio, nota Christakis, Š una componente critica per lo sviluppo del cervello nella prima infanzia. Non solo il linguaggio ma anche il movimento e l'esplorazione attraverso i sensi sono importanti per lo sviluppo del cervello. Troppo tempo davanti allo schermo interferisce con lo sviluppo dell'intelligenza senso-motoria, tipica delle prime fasi dello sviluppo, con la formazione dello schema corporeo e anche con l'acquisizione di tutte quelle abilit…, sociali e no, che si apprendono attraverso i giochi di movimento. La sedentariet…, che porta al sovrappeso e all'obesit… negli anni successivi, Š un'altra delle possibili conseguenze messe in evidenza dagli studi che negli ultimi 15 anni sono stati fatti per iniziativa dell'American Academy of Pediatrics. Infine, il rischio che i lattanti si relazionino al televisore come ad un oggetto transazionale Š molto forte con tutte le conseguenze che ci• pu• comportare nelle et… successive: dalla passivit… alla riduzione dei giochi spontanei, dall'assunzione acritica dei messaggi all'incondizionata permeabilit… alla propaganda e ai messaggi pubblicitari. Attenzione e apprendimento Tre studi hanno mostrato l'esistenza di una correlazione tra l'esposizione al teleschermo nei primi tre anni di vita e i disturbi dell'attenzione all'et… di 6-7 anni, associati spesso a problemi di concentrazione, impulsivit…, confusione e agitazione (Healy, 2004; Obel et al., 2004; Anderson e Pempek, 2005). Il flusso ininterrotto delle immagini sul piccolo schermo trascina l'attenzione del bambino, anche quando lui/lei non Š ancora in grado di distinguere le immagini e di comprenderne il valore rappresentativo. Lo sguardo, nelle prime fasi dello sviluppo, viene orientato in modo riflesso dai collicoli (nuclei nervosi sottocorticali) prima che subentrino meccanismi di puntamento volontari. Questo tipo di attenzione non Š perci• volontaria ma coatta, indotta cioŠ dal flusso dei colori, del movimento, dei suoni, dal cambio delle immagini e dei piani: non nasce, come nel gioco, da un'esigenza interna al bambino che esplora l'ambiente, tocca, annusa, sceglie dove dirigersi e che cosa fare. Altri studi (Wachs, 1986; Troseth e DeLoache, 1998) riportano correlazioni negative tra l'esposizione alla tv nei primi due anni di vita e lo sviluppo cognitivo. Una ricerca del 2008 mostra come il rumore di fondo di un televisore acceso disturbi gli sforzi del bambino di mantenere l'attenzione sul gioco che sta svolgendo e quindi di seguire in maniera continuativa uno schema cognitivo-motorio (Schmidt et al., 2008). In questo esperimento, bambini di 12, 24 e 36 mesi, furono osservati per periodi di un'ora mentre giocavano sia quando nella stanza il televisore era acceso, sia quando era spento. I momenti di attenzione intensa sul gioco che stavano facendo risultarono pi— brevi del 25% quando il televisore era acceso. Sappiamo da altre ricerche che la capacit… di concentrarsi su un'attivit… Š un fattore predittivo dello sviluppo dell'attenzione e della capacit… di concentrarsi negli anni successivi. Interpretazione e imitazione La televisione fa spesso ricorso ai simboli per comunicare, ma i piccolissimi non sono ancora pronti ad usare la rappresentazione simbolica come fonte di informazione e di apprendimento. L'interpretazione delle immagini, anche le pi— semplici e ovvie, richiede un minimo di esperienza e di maturit… nervosa. Prendiamo, ad esempio, lo sbadiglio di un leone in un cartoon: un bimbo di 4 anni lo interpreta correttamente, un bimbo di 9 mesi invece pu• spaventarsi e vivere un incubo la notte successiva. L'imitazione Š un altro punto di rilievo. Gran parte degli apprendimenti infantili avvengono per imitazione, ma ai fini della socializzazione l'imitazione di ci• che avviene sullo schermo ha ben poco in comune con l'imitazione che si verifica nell'ambiente familiare. Quando il bambino imita ci• che vede fare dagli adulti o dai bambini pi— grandi accanto a lui, questi comportamenti riguardano delle situazioni reali e generalmente i genitori nominano le situazioni e le emozioni ad esse collegate dando loro un senso. C'Š anche un contesto, nel mondo reale, che aiuta il piccolo a dare senso a ci• che lo circonda. Di fronte allo schermo, invece, il piccolino imita senza ricevere alcun commento o indicazione. Tutto Š decontestualizzato. Davanti allo schermo pu• interiorizzare delle sequenze comportamentali di cui gli sfugge una parte importante di senso, anche se poi quelle stesse sequenze possono incistarsi nella sua memoria lasciando delle tracce rilevanti quando la sua mente Š ancora tutta da modellare. Si pensi, ad esempio, agli stereotipi maschili e femminili che molti cartoni animati propongono ai loro piccoli spettatori: le femmine sono fatine deliziose, i maschi eroi invincibili e violenti. Dialogo tonico-posturale Tra i sei mesi e i due anni, la vera interazione passa per il faccia-a-faccia. Guardare il bambino, parlargli, toccarlo, fare dei versi e delle mimiche, indicare oggetti e situazioni sono le interazioni che mobilitano e divertono i bambini di quell'et…. Ô da questo dialogo tonico-posturale precoce che nasce il desiderio di interagire con il proprio ambiente umano e si costruisce l'attitudine all'empatia nei confronti dell'interlocutore. Nel rapporto con una persona in carne e ossa si crea una sorta di reciproco rispecchiamento e stimolazione: a) la mamma ®legge¯ il sentimento del bambino nei suoi comportamenti manifesti, b) quindi propone un comportamento che non Š l'esatta imitazione di quello del bambino, ma vi corrisponde (operazione trasmodale), c) il bambino scopre che l'esperienza soggettiva pu• essere condivisa, riesce a ®leggere¯ il comportamento materno rendendosi conto che non Š solo un'imitazione, ma che esiste una corrispondenza con la sua esperienza affettiva originaria. Questa sintonizzazione affettiva costituisce la base della comunicazione empatica ed Š quindi un processo estremamente utile per la socializzazione e pi— in generale per l'apprendimento, su cui agisce come una specie di acceleratore. Spiega Serge Tisseron in una pubblicazione sui danni della baby tv (2009): ®Ci• che il bambino cerca di raggiungere Š lo stato mentale del suo interlocutore. Questi scambi sono le fondamenta su cui si sviluppa la capacit… di empatia del bambino. Una capacit… che rischia di essere al contrario fortemente limitata quando il faccia a faccia proposto al bambino Š uno schermo¯. Inutile dire che quando ad un'et… cos precoce il mediatore tra il bimbo e la realt… Š lo schermo, esiste un forte rischio per il piccolo di sviluppare una vera e propria dipendenza dal televisore destinata a proseguire negli anni a venire. Ritmi instabili e relazioni frammentate Il bambino memorizza molto presto degli schemi di azione, ma, per i piccolissimi, pi— importanti ancora delle rappresentazioni delle azioni e dei comportamenti sono le sensazioni e le emozioni che essi vivono nel rapporto con gli altri e con il mondo che li circonda. Ô intorno alle loro percezioni e sensazioni che si strutturano le prime esperienze e che inizia a organizzarsi il s‚ individuale. I ritmi in questa fase della vita sono fondamentali. Cos come i feedback che il bimbo riceve. Cambiamenti frequenti e interruzioni improvvise non lo aiutano. Per comprendere gli effetti di un'alterazione dei ritmi naturali in et… precoce, consideriamo una situazione di interazione reale: un adulto sorride ad un bebŠ, questo risponde a sua volta con un sorriso dando l'avvio ad una spirale di retroazione positiva. Anche quando guarda un viso che sorride sullo schermo il piccolo risponde con un sorriso ma, a differenza di quanto si verifica nel rapporto con una persona in carne e ossa, questa volta il viso non si modifica ®a causa¯ del suo sorriso, la catena comunicativa si inceppa e il piccolo viene escluso dal flusso comunicativo in un'et… in cui ha bisogno di farne parte. Non solo la mancanza di feedback, anche i cambiamenti di piano e i passaggi da una inquadratura ad un'altra rappresentano interruzioni che il piccolo - per la sua et…, immaturit… nervosa e inesperienza - non pu• ancora elaborare. Egli viene cos a trovarsi nella condizione di ®essere¯ e di ®non-essere¯ con un'altra persona e, senza potersi dare una spiegazione, interiorizza l'esperienza di relazioni umane frammentate. In altri termini, viene messo a contatto con l'instabilit… in una et… in cui questa lo turba e lo confonde perch‚ egli non possiede ancora gli strumenti cognitivi ed emotivi per fronteggiarla, comprenderla ed elaborarla. Ô pur vero che anche nel mondo reale un lattante pu• fare questo tipo di esperienza se chi gli sta accanto non risponde ai suoi segnali (come nel caso di una madre depressa) o interrompe improvvisamente l'interazione, oppure se l'atmosfera che lo circonda Š troppo rumorosa, caotica e stressante; ma i programmi televisivi sono pieni di interruzioni e di cambiamenti improvvisi per motivi legati alla loro stessa struttura. Non bisogna perci• stupirsi se quando si spegne il televisore il piccolo d… segni di nervosismo. I genitori mettono il bebŠ davanti al teleschermo perch‚ stia fermo e calmo e, in effetti, finch‚ Š di fronte alla tv sembra entrato in uno stato letargico. Appena lo schermo si spegne, per•, il bimbo Š molto pi— eccitato di prima e cos, in molti casi, il televisore viene riacceso. Il fatto Š che dietro ad un interesse apparente per lo schermo si nasconde una forma di inquietudine dovuta alla mancata corrispondenza tra le esigenze e i ritmi interni del piccolino e gli stimoli mediati dallo schermo. Affascinato dalle immagini, dai suoni, dai colori e dal movimento, il lattante resta incollato al video senza per• trovarvi quei ritmi e quel tipo di interazione di cui ha bisogno. Non ricevendo feedback adeguati ma sopraffatto da stimoli trascinanti, alla lunga pu•, e questo Š l'aspetto pi— preoccupante, inibire i propri slanci empatici, ridurre l'interattivit…, delegare la comunicazione al flusso multimediale. Anna Oliverio Ferraris (®Psicologia contemporanea¯ n. 217) Filosofia di Facebook, vita reale o feticcio? - Social network parassiti delle relazioni reali che essi stessi incoraggiano, ma anche alterano? Un'analisi delle trasformazioni in corso nell'amicizia, nell'amore e in altre forme di rapporto interpersonale, dove ora mancano rischio e responsabilit…. - Le relazioni umane, e l'auto-rappresentazione dell'essere umano, sono state profondamente segnate da Internet e dalla velocit… con cui le immagini degli altri possono essere portate sullo schermo del computer per diventare oggetti di attenzione emotiva. Come dovremmo concettualizzare questo cambiamento e quale Š il suo effetto sulla condizione psichica di coloro i quali, per la maggior parte dei casi, costruiscono il loro mondo di interessi e relazioni mediante lo schermo? Questo cambiamento Š dannoso come molti vorrebbero farci credere, perch‚ mina la nostra capacit… di relazioni reali e pone una connessione solo di fantasia al loro posto? Oppure tutto ci• rimane relativamente senza pericoli n‚ problemi, proprio come parlare al telefono con un amico? Per prima cosa dovremmo fare alcune distinzioni. Noi usiamo il computer per inviare messaggi ai nostri amici e a coloro con i quali intratteniamo rapporti. Questo tipo di comunicazione non Š diversa in nessun aspetto fondamentale dall'antica pratica di scrivere lettere, eccezion fatta per la sua velocit…. Certamente non dobbiamo guardare a questa velocit… come a una questione banale. La rapidit… delle comunicazioni moderne non accelera solo il processo in base al quale le relazioni si formano o meno; essa inevitabilmente cambia il modo in cui si intrattengono e vengono comprese queste stesse relazioni. L'assenza di una persona cara Š meno dolorosa con Internet e il telefono, ma essa perde anche qualcosa della sua pregnanza; d'altra parte, le email raramente vengono composte attentamente come le lettere, dal momento che la notevole lentezza con cui una lettera percorre l'itinerario verso i suoi destinatari ci spinge a mettere molti dei nostri sentimenti nelle parole scritte. L'email Š una cosa reale, non una realt… virtuale; e i cambiamenti che essa ha portato riguardano la comunicazione reale tra persone reali. Ma l'esistenza dei social network come Facebook, che sono oggi la porzione di comunicazione reale pi— ampia tra persone reali, non riguarda semplicemente un tentativo di sostituire una realt… virtuale con un'altra. Al contrario, i social network sono parassiti rispetto alle relazioni reali che incoraggiano e che essi stessi alterano non poco spingendo la gente a mettersi in mostra e, dall'altra parte, a diventare dei ®guardoni¯ di quanti si espongono online. Alcuni potrebbero far presente che l'esistenza di questi siti di networking causa un beneficio sociale e psicologico, aiutando quanti si vergognano nel presentarsi direttamente al mondo a raggiungere uno spazio e un'identit… pubblica. Questi siti web inoltre rendono capaci le persone di restare in contatto con un ampio circolo di amici e colleghi, incrementando pure il livello dei loro legami e riempiendo il mondo con sentimenti di felicit… e bont…. Ma gi… qualcosa di nuovo sta entrando nel mondo delle relazioni umane con questi siti, in apparenza innocenti. Vi Š un'inedita facilit… con cui la gente pu• entrare in contatto con ogni altra persona attraverso lo schermo. Non c'Š pi— bisogno di alzarsi dal proprio tavolo e recarsi in casa del nostro amico, n‚ di riunioni settimanali o di circoli di amici al ristorante o al bar in centro. Tutti questi modi di restare in contatto, che richiedevano un certo sforzo, vengono annullati con un tocco di tastiera ed ecco, siamo al fianco dei nostri amici. Ma questa pu• essere un'amicizia reale, quando ci si dedica e la si sviluppa in modi cos facili, che non chiedono fatica? Amicizia e controllo, quanto contano L'amicizia reale si mostra nell'azione e nell'affetto. L'amico reale Š quello che viene in aiuto nel momento in cui hai bisogno; Š colui che c'Š come conforto nelle difficolt… e che condivide con te i tuoi successi. Fare questo davanti a uno schermo Š difficile; del resto lo schermo Š, prima di tutto, un luogo di informazione, ed Š di azione in quanto la comunicazione Š una forma di azione. Solo le parole, e non le mani o le cose che queste portano, possono, dallo schermo, raggiungere e confortare chi soffre, tenere lontano i colpi del nemico, o provvedere qualsiasi atteggiamento concreto di amicizia in un periodo di necessit…. Ô cosa discutibile sostenere che pi— le persone soddisfano il loro bisogno di compagnia tramite relazioni condotte sullo schermo, meno esse sviluppano amicizie di altro genere, quel tipo di amicizia che offre aiuto e conforto nelle prove reali della vita umana. Le amicizie che vengono praticate primariamente tramite lo schermo non possono decollare facilmente e, quando ci riescono, non vi Š la garanzia che possano sopportare ogni tensione. Invece Š precisamente il fatto che non costano nulla, che sono facili da realizzare tramite lo schermo, ci• che attrae molte persone verso tali amicizie - del resto sono i miei studenti che mi dicono quanto essi temano la dipendenza da Facebook, e spesso si proibiscono di andare sul loro profilo per diversi giorni in modo da vivere la loro vita reale e le loro relazioni concrete. Quello a cui stiamo assistendo Š un cambio nell'attenzione che media e suscita l'amicizia. In un contatto umano in condizioni normali le persone diventavano amiche stando alla presenza dell'altro, grazie alla comprensione di tutti i diversi segnali sottili, verbali e gestuali, tramite i quali l'altro d… prova del suo carattere, di emozioni e intenzioni nel costruire affetto e fiducia in tandem. L'attenzione veniva fissata sull'altro, sul suo volto, su parole e gesti. E la sua natura, in quanto persona incarnata, costituiva il centro dei sentimenti di amicizia che ispirava. Le persone che costruiscono l'amicizia in questo modo sono davvero coscienti del fatto che appaiono all'altro come l'altro appare a loro stesse. Il volto dell'altro Š uno specchio nel quale essi vedono il loro. Appunto perch‚ l'attenzione Š fissata sull'altro vi Š un'opportunit… di auto-conoscenza e di auto- scoperta: per questo, allargare la libert… in presenza dell'altro costituisce una delle gioie della vita umana. L'oggetto dei sentimenti di amicizia si volge verso di te e risponde liberamente alla tua libera attivit…, amplificando sia la tua consapevolezza sia la sua. Come viene concepita dalla tradizione, l'amicizia Š stata definita quale il massimo esempio dell'antico adagio ®conosci te stesso¯. Quando l'attenzione resta fissata sull'altro tramite il medium dello schermo, si assiste a un cambiamento nell'enfasi. Anzitutto, io ho il mio dito sul pulsante; in ogni momento posso cancellare l'immagine o cliccare per arrivare a qualche nuovo incontro. L'altro Š libero nel suo proprio spazio, ma non Š veramente libero nel mio spazio, sul quale io sono l'arbitro definitivo. Non sto rischiando me stesso nell'amicizia per avvicinarmi nel medesimo modo in cui metto in gioco me stesso quando incontro l'altro faccia a faccia. Certamente, l'altro pu• suscitare la mia attenzione con i suoi messaggi, immagini e richieste mentre sono incollato allo schermo. Nondimeno Š a uno schermo che sono incollato, non al volto che vedo in esso. Ogni interazione con l'altro avviene a distanza e, se io ne vengo colpito, ci• diventa un'estensione di qualcosa che riguarda la mia propria scelta. Nel condurre un'amicizia tramite lo schermo, io godo di un potere sull'altro di cui egli non Š realmente cosciente, dal momento che lui non Š consapevole di quanto io desidero tenerlo vivo sullo schermo davanti a me. E il potere che ho su di lui, pure lui lo possiede su di me, come pure io ho negata la stessa libert… nel suo spazio che egli ha negata nel mio. Perci• anche lui non rischier… se stesso; egli appare sullo schermo solo quando Š nella condizione di poter mantenere il controllo definitivo. Questo Š qualcosa che io so di lui e che lui stesso sa che io so, e viceversa. A questo punto tra noi matura un incontro a rischio ridotto, nel quale ognuno Š cosciente che l'altro Š fondamentalmente negato, sovrano di un castello cibernetico inespugnabile. Ma questo non Š l'unico modo in cui le relazioni cibernetiche vengono colpite dal medium che ne causa la formazione. Per esempio, mentre il ®messaggiare¯ Š qualcosa di ancora vivissimo in Facebook, molto di tutto questo viene depersonalizzato nella pratica; l'uso dei messaggi privati Š stato soppiantato dal ®postare¯ messaggi su un ®muro¯ di amici pubblici, gesto che sta a significare come l'intera rete ora partecipi a quel comunicato. E mentre il muro, o la bacheca, dei post mantiene le sembianze di un contatto interpersonale, probabilmente la forma pi— comune di comunicazione su Facebook Š lo status update, un messaggio che Š trasmesso da una persona a tutti (o, detto in altri termini, a nessuno in particolare). Tutte queste comunicazioni, insieme a ogni cosa che passa mediante lo schermo, appaiono in competizione con qualunque cosa possa essere chiamata tramite il mouse. Tu clicchi sul tuo amico cos come potresti cliccare sulle news o su un video musicale. Egli Š uno dei tanti prodotti sul display. L'amicizia con lui, e in generale le relazioni via web, appartengono alla categoria dei divertimenti e delle distrazioni, una comodit… che pu• essere scelta, o meno, a seconda dei beni concorrenti. Questo contribuisce a una radicale demolizione della relazione personale. Le tue relazioni non sono pi— speciali per te, n‚ definitive per la tua vita morale: sono divertimenti, non hanno una loro propria vita reale, ma prendono in prestito la loro vita dal tuo interesse verso di loro: i marxisti li avrebbero chiamati ®feticci¯. Ô dunque possibile sostenere che l'esperienza di Facebook, che ha attratto milioni di persone da tutto il mondo, sia un antidoto alla timidezza, un modo in cui persone altrimenti gravemente paralizzate dall'avventurarsi in societ… diventano capaci di superare la loro incapacit… e di godere nel web di relazioni di affetto da cui ne va molta della loro felicit…. Ma vi Š un argomento altrettanto forte sul fatto che l'esperienza di Facebook, la cui estensione permette di soppiantare l'ambito reale delle relazioni umane, ipostatizza la timidezza, che mantiene le sue caratteristiche principali, mentre sostituisce un certo tipo di affetto surrogato al posto di quell'affetto reale di cui la timidezza ha paura. Mettendo uno schermo tra te e il tuo amico, mentre si conserva il controllo definitivo su quel che appare nello schermo, tu ti nascondi dall'incontro reale, negando all'altro il potere e la libert… di sfidarti nella tua natura pi— profonda mediante il chiamarti davanti a te e l'assumerti la responsabilit… di voi due. Sono stato educato al fatto che la timidezza (a differenza della modestia) non rappresenta una virt— bens un difetto, e deriva dal mettere troppo in alto il valore di te stesso, un valore che ti impedisce di rischiare te stesso nell'incontro con gli altri. Rimuovendo i reali rischi dall'incontro interpersonale, l'esperienza di Facebook pu• incoraggiare una sorta di narcisismo, un atteggiamento di auto- considerazione di s‚ dentro la quale pu• trovare spazio un'amicizia che riguarda l'altro. In effetti non c'Š nient'altro che il display di se stessi: gli altri vengono elencati sul sito Internet senza nulla che li riguardi. La libert… richiede contesto Le origini di queste critiche si trovano in un'idea di Hegel, un'idea importante e duratura che costantemente risorge in nuove forme, specialmente negli scritti degli psicologi preoccupati di mappare i confini della felicit… ordinaria. L'idea Š la seguente: noi, esseri umani, realizziamo noi stessi tramite le nostre azioni e attraverso la consapevolezza che queste azioni conferiscono al nostro valore individuale. Ma non siamo liberi in uno stato di natura e, fuori dal mondo delle relazioni umane, non abbiamo quel tipo di consapevolezza del s‚ che ci permette di valutare e comprendere la nostra pienezza. La libert… non Š riducibile a scelte che anche un animale potrebbe fare; n‚ Š semplicemente una questione di auto-consapevolezza della piacevole immersione in esperienze immediate. La libert… comprende un attivo coinvolgimento con il mondo, nel quale si incontra e si supera un'opposizione, in cui si prendono dei rischi e vengono pesate le soddisfazioni; Š, in breve, un esercizio di ragione pratica, il perseguire degli obiettivi il cui valore deve giustificare gli sforzi necessari per ottenerli. L'autoconsapevolezza, del resto, nella sua forma pienamente realizzata, comprende non solo un'apertura all'esperienza presente, ma il senso di una mia personale esistenza come individuo, con progetti pianificati che potrebbero realizzarsi o risultare frustrati, e con una chiara concezione di ci• che io sto facendo, per un certo scopo e una certa speranza di felicit…. Tutte queste idee sono state presentate per la prima volta dal filosofo Johann Gottlieb Fichte per evidenziare l'obiettivo interiore di una vita personale libera: Selbstbestimmung, l'auto- determinazione o l'auto-sicurezza. La sottolineatura di Hegel riguarda il fatto che la vita libera e l'auto-sicurezza possono essere ottenute solo tramite gli altri. Io divento pienamente me stesso solo in contesti che mi costringono a riconoscere che sono altro agli occhi degli altri. Non acquisisco la mia libert… e individualit… e poi dopo ne faccio una prova nel mondo delle relazioni umane. Ô solo entrando in questo mondo, con i suoi rischi, conflitti e responsabilit…, che arrivo a conoscere me stesso come libero, a diventare una persona realizzata tra diverse persone. Nella Fenomenologia dello Spirito e nella Filosofia del diritto Hegel propone diverse parabole, simpatiche e provocatorie, sul modo in cui il soggetto raggiunge la libert… e il compimento tramite la sua Ent„usserung, la sua oggettivazione, nel mondo degli altri. La realt… di queste parabole - se si tratti di argomenti o allegorie, analisi concettuali o generalizzazioni psicologiche - Š sempre stata oggetto di dispute. Ma pochi psicologi oggi contrasterebbero la fondamentale sottolineatura che soggiace a tali parabole, ovvero che la libert… e la realizzazione del s‚ derivano solo dal riconoscimento dell'altro. Senza gli altri, la mia libert… Š una cifra vuota. E il riconoscimento dell'altro comprende la piena assunzione di responsabilit… della mia propria esistenza, dell'individuo che io sono. Nel suo sforzo di ®mettere Hegel a camminare con i piedi¯, Marx individua un importante contrasto tra la vera libert… che ci viene tramite le relazioni con gli altri soggetti e la schiavit— nascosta che deriva quando i nostri approcci esterni non riguardano soggetti, bens oggetti. In altre parole, Š il suo suggerimento, dobbiamo distinguere la realizzazione del s‚, in relazioni libere con gli altri, dall'alienazione del s‚ in un sistema di cose. Questo Š il cuore della sua critica alla propriet… privata e consiste in una critica pi— legata all'allegoria e al racconto degli originari argomenti hegeliani. Negli scritti pi— tardi di Marx la critica viene trasformata nella teoria del ®feticismo¯, secondo la quale le persone perdono la loro libert… creando feticci e comodit…. Un feticcio Š qualcosa che Š animato da una vita trasferita. Il consumatore in una societ… capitalista, secondo Marx, trasferisce la sua vita in alcune comodit… che lo stregano e cos perde la sua vita, diventando uno schiavo precisamente vedendo il mercato delle ricchezze, piuttosto che la libera interazione delle persone, come il luogo dove i suoi desideri vengono negoziati e realizzati. Va notato che tali critiche alla propriet… e al mercato non meritano di essere sottoscritte. Si tratta di evidenti emanazioni della filosofia hegeliana che, propriamente intese, interpretano le libere transazioni in un mercato alla stregua di libere relazioni tra persone: in realt…, pare che le une siano un'applicazione delle altre. Piuttosto l'idea cruciale da cui possiamo trarre un insegnamento Š l'Ent„usserung, la realizzazione del s‚ attraverso relazioni responsabili con gli altri. Questo costituisce il punto centrale del contributo della filosofia romantica tedesca alla comprensione della condizione umana moderna ed Š un'idea che ha diretta applicazione ai problemi che vediamo emergere nel nostro mondo e nella vita sociale condotta attraverso Internet. Se si considera la libert… un valore, essa Š anche un artefatto che deriva dall'interazione reciproca tra le persone. Questa mutua interazione rappresenta ci• che ci solleva dalla condizione animale a quella umana, permettendoci di assumerci la responsabilit… delle nostre vite e azioni, di valutare i nostri obiettivi e caratteri, e di comprendere la natura della realizzazione personale e pianificare il modo di desiderarla e realizzarla. L'intendimento di elevarci dalla condizione animale Š cruciale, come evidenziava Hegel, per la crescita del soggetto umano come agente che si auto-conosce, capace di divertirsi e agire in base a motivazioni, e con una prospettiva sviluppata in prima persona e un senso della propria realt… come un soggetto tra gli altri. Questo Š un processo che dipende da conflitti e risoluzioni reali, in uno spazio pubblico condiviso in cui ognuno di noi Š pienamente responsabile per ci• che Š e fa. Ogni cosa che interferisce con questo processo, minando la crescita delle relazioni interpersonali, confiscando la responsabilit…, impedendo o scoraggiando un individuo dal fare scelte razionali a lungo termine e adottando una concreta visione del suo proprio realizzarsi, costituisce qualcosa di malvagio. Pu• essere una malvagit… inevitabile; ma resta un fatto malvagio e qualcosa che noi dovremmo affrontare per abolirlo, se Š nelle nostre possibilit…. L'iPod e la tendenza verso l'autoalienazione Trasferire le nostre vite sociali in Internet costituisce solo uno dei modi con cui ci ritiriamo, facendo un danno, da questo processo di auto-realizzazione. Se pensiamo alle critiche della natura ®feticistica¯ della cultura di massa propugnate da Max Horkheimer, Theodor Adorno e altri membri della scuola neomarxista di Francoforte, notiamo poi che le idee di questo filone di pensiero sono state utilizzate per criticare un altro elemento caratteristico della nostra quotidianit…: l'iPod. Nel suo libro del 2008 Sound Moves, Michael Bull utilizza la ®teoria culturale¯ di Horkheimer e Adorno per sostenere il fatto che, grazie all'iPod, lo spazio urbano ha cessato in vari modi di essere pubblico e ha iniziato a frammentarsi e privatizzarsi, visto che ogni persona si Š ritirata nella sua sfera inviolabile e ha perso la sua dipendenza dall'ambiente e ogni interesse nei suoi vicini. Questo processo non solo aliena le persone le une dalle altre, ma rende la gente capace di controllare le proprie sensazioni, e mettere a tacere il mondo della possibilit…, del rischio e del cambiamento. Sebbene vi sia una buona ragione per concordare con l'argomentazione di Bull, cos come con le critiche originarie all'economia consumistica fatte da Adorno e Horkheimer, le loro osservazioni hanno sbagliato obiettivo: il sistema di produzione capitalista e l'emergente industria culturale che ne Š parte. L'oggetto dell'errore di Adorno & C. riguardava la sostituzione dei piaceri dipendenti e privi di rischi con i piaceri del comprendere, della libert… e della relazione. Essi potevano aver ragione nel pensare che l'industria culturale abbia una propensione per la prima di queste due tipologie di soddisfazioni, dato che Š facilmente confezionabile e vendibile. Ma se si eliminano i modi corretti di crescere attraverso relazioni, allora queste soddisfazioni dipendenti ne prenderanno il posto in modo automatico, anche laddove non esiste un'industria culturale che le sfrutti: Š quello cui abbiamo assistito nell'Europa comunista. E, proprio come il teatro, i media della cultura di massa possono essere usati positivamente (da coloro che dispongono di un giudizio critico) per migliorare e approfondire le nostre predisposizioni concrete. Lavorare per questo approccio critico significa aver chiare le virt— delle relazioni dirette invece di quelle vicarie. Perch‚, come diceva Villiers de l'Isle- Adam, non andiamo in mezzo ai problemi della vita piuttosto che chiedere ai nostri servi di farlo al nostro posto? Perch‚ critichiamo quelli che mangiano hamburger sul pullman mentre lasciamo che la vita venga interpretata nel suo dramma sullo schermo? L'avatar pu• essere visto come l'ultimo stadio nel processo di alienazione dove la gente impara a ®mettere le proprie vite fuori da s‚¯, a porre le proprie esistenze in giocattoli sui quali essa mantiene un completo controllo, sebbene in alcuni modi profondamente fallaci. (Le persone controllano fisicamente ci• che li controlla psicologicamente). E questo avviene perch‚ Š davvero allettante rivalutare queste vecchie teorie hegeliane e marxiste. Queste ultime infatti presentano quale premessa l'idea che diventiamo liberi solo ®muovendoci fuori¯, incorporando la nostra libert… in attivit… condivise e in relazioni mutualmente responsabili. E, di questo ®muoversi fuori¯, gli hegeliani distinguevano una forma vera da una falsa: una forma in cui possiamo ottenere la nostra libert… dandole una forma reale e oggettiva, opposta a un'altra in cui perdiamo la nostra libert… investendola in oggetti che ci alienano dalla nostra vita pi— intima. Queste teorie mostrano come la cosa che noi (o i seguaci di Hegel) valutiamo di pi— nella vita umana - l'auto-realizzazione in una condizione di libert… - Š separata da una sottile linea divisoria da ci• che ci distrugge, l'auto-alienazione in una condizione di schiavit—. Per quanto siano imponenti, comunque, le teorie hegeliano-marxiste spariscono come metafore e speculazioni; non sono ancorate a una ricerca empirica o a ipotesi chiarificatrici; per la loro completa plausibilit… dipendono da pensieri a priori riguardo alla natura della libert… e la distinzione metafisica tra soggetto e oggetto. Se dovessimo usarle, dovremmo tradurle in un linguaggio pi— pratico e ancorato alla realt…, un linguaggio che ci dica come dovrebbero essere educati i bambini nel momento in cui li mettiamo altrove rispetto a uno schermo. I rischi necessari della vita fuori dallo schermo Dobbiamo arrivare a capire, a questo punto, cosa si trova al centro delle varie preoccupazioni che riguardano Internet e la vita sullo schermo. Il primo tema da affrontare Š il rischio. Noi siamo esseri razionali, dotati di ragionamento teorico e pratico. Quest'ultimo si sviluppa attraverso il nostro confronto con il rischio e l'incertezza. In senso lato, la vita sullo schermo Š priva di rischio: quando clicchiamo per entrare in qualche nuovo sito, immediatamente non rischiamo niente dal punto di vista fisico ‚ la nostra responsabilit… verso gli altri, come un eventuale imbarazzo emotivo, risulta attenuata. Questo appare in maniera palese nel caso della pornografia: la natura di dipendenza di quest'ultima Š familiare a tutti coloro che lavorano nel counseling verso chi si trova in una situazione di porn-addiction. La dipendenza dal porno gode di alcuni dei benefici dell'eccitazione sessuale, senza alcun tipo di costo normale; ma i costi fanno parte di ci• che significa il sesso e, se qualcuno li evita, distrugge in se stesso la capacit… dell'affezione sessuale. Questa libert… dal rischio Š anche presente (come un'estensione) in social network come Facebook. Uno pu• entrarvi e gestire relazioni condotte solo tramite lo schermo senza imbarazzo, restando anonimo oppure operando sotto pseudonimo, nascondendosi dietro un avatar e una falsa fotografia di se stesso. Una persona pu• decidere di ®uccidere¯ in ogni momento la sua identit… dello schermo e non subir… nessuna conseguenza. Perch‚, allora, far fatica per entrare nel mondo degli incontri reali quando Š disponibile un semplice sostituto? E quando tale sostituto diventa un'abitudine, non si sviluppano le virt— necessarie per l'incontro reale. Non va sottaciuto che l'abitudine di ridurre il rischio Š qualcosa di diffuso nella nostra societ…, per di pi— incoraggiato dallo Stato. Un'insana ossessione per la salute e per la sicurezza ha sequestrato molti dei rischi che generazioni precedenti non solo avevano assunto, ma anche incorporato nel processo di educazione morale. Dalle imbottiture dei pavimenti nel parco giochi per bambini e dall'obbligatoriet… dei caschetti per chi va in skate-board, fino alla criminalizzazione del vino sul tavolo di casa, i fanatici di ®salute e sicurezza¯ ci circondano in ogni istante con una rete di proibizioni, mentre incoraggiano l'idea che i rischi non sono una preoccupazione dell'individuo, bens un problema di politica pubblica. I bambini non vengono incoraggiati a rischiare sul piano fisico; e non deve sorprendere se diventano riluttanti, di conseguenza, nel rischiare se stessi sul piano emotivo. Ma Š improbabile che questo sia pure la fonte dell'assenza di rischio nelle relazioni umane e un'indicazione reale del modo giusto o sbagliato di procedere. Non vi Š dubbio che i bambini abbiano bisogno dei rischi fisici e dell'avventura se si vuole che diventino persone responsabili, con un loro giusto apporto di coraggio, prudenza e saggezza pratica. Ma i rischi dell'anima sono diversi dai rischi del corpo; non si impara ad aver a che fare con questi rischi spirituali semplicemente restando esposti a essi. Come sappiamo, i bambini passibili di diventare prede sessuali non imparano a rapportarsi con il sesso; al contrario, tendono ad acquisire l'abitudine di non rapportarsi con esso; interrompono un rapporto genuino ed emotivo con la loro sessualit…, riducendosi a trattarla come qualcosa che va maneggiato in modo duro e cattivo, imparando a prendersi cura di s‚ come oggetti e perdendo la capacit… di rischiare in questioni d'amore. L'educazione sessuale pi— moderna, che insegna come gli unici rischi del sesso siano di carattere medico, espone i bambini allo stesso tipo di danno, perch‚ li incoraggia a entrare nel mondo delle relazioni sessuali senza la capacit… di dare o ricevere amore erotico. Cos i bambini imparano a vedere il sesso come qualcosa che sta al di fuori delle relazioni che durano: insomma, una fonte di piacere invece che di amore. Nelle relazioni umane la mancanza di rischio significa la mancanza di responsabilit…, il rifiuto di venir giudicati agli occhi degli altri, il rifiuto di arrivare a guardare faccia a faccia un'altra persona, di offrire se stessi senza misura a un lui o a una lei, e cos correre il rischio del rifiuto. La responsabilit… non Š qualcosa che dovremmo evitare, bens imparare. Senza di essa non possiamo acquisire n‚ la capacit… di amare, n‚ la virt— della giustizia. Altrimenti, per noi le persone resteranno solo degli apparecchi complessi, negoziabili come gli animali, disponibili per il nostro proprio vantaggio e senza la possibilit… di un mutuo giudizio. La giustizia consiste nell'abilit… di vedere come l'altro ha una richiesta per te, un soggetto libero come noi che domanda la nostra responsabilit…. Per acquisire questa virt— noi dobbiamo imparare l'abitudine di incontri faccia a faccia, nei quali sollecitare l'assenso e la cooperazione dell'altro piuttosto che imporgli il nostro volere. Ritirarsi dietro uno schermo Š un modo per trattenere un controllo sull'incontro minimizzando il bisogno di conoscere il punto di vista dell'altro. Richiede di esternare il nostro volere come un argomento della realt… virtuale, ma non rischiando come dovrebbe essere se noi incontrassimo veramente gli altri. Incontrare l'altro nella sua libert… Š riconoscere la sua sovranit… e il suo diritto: si tratta di riconoscere che la situazione che va sviluppandosi non Š pi— sotto il nostro esclusivo controllo, ma che noi ne siamo presi dentro, resi reali e responsabili agli occhi dell'altro dalle stesse considerazioni che rendono pure lui reale e responsabile ai nostri occhi. Negli incontri sessuali Š assolutamente ovvio che questo processo di ®venir fuori¯ verso l'altro deve avvenire se si vuol avere un genuino dono d'amore, e nel caso in cui si voglia fare in modo che l'atto sessuale sia qualcosa di pi— rispetto alla frizione di parti del corpo. Imparare a ®venir fuori¯ in questo modo diventa un processo morale complesso, che non pu• essere semplificato senza estromettere il sesso dal processo di attaccamento psicologico tra le persone. E appare chiaro - sebbene non vi sia un modo facile per offrire una prova finale di ci• - che l'attaccamento cresce con il rischio, e che la causa risiede precisamente nel fatto che il piacere sessuale non nasce senza un atto giusto n‚ un impegno. Ô assolutamente plausibile suggerire che, quando dipendiamo dallo schermo come luogo di sviluppo personale, impariamo dei modi di relazionarci senza la disciplina della responsabilit…, cos che il sesso, quando uno vi arriva (come pu• succedere allo schermo- dipendente), verr… visto nella stessa maniera narcisistica delle eccitazioni vicarie attraverso le quali viene preparato. Esso si realizzer… in un indefinibile ®altrove¯ dal quale l'anima prende il volo, anche nel momento del piacere. Forse noi possiamo sopravvivere in un mondo di relazioni virtuali; ma questo non Š un mondo nel quale i bambini possano entrare facilmente, se non come intrusi. Gli avatar si possono riprodurre sullo schermo; ma non riempiranno il mondo con bambini reali. E i cyber-genitori di questi cyber- bambini, privati di tutto quello che rende le persone esseri morali - il rischio, l'imbarazzo, la sofferenza e l'amore -, si restringeranno fino a semplici punti di vista, in un mondo nel quale essi in realt… non esistono. Roger Scruton (®Vita e Pensiero¯ n. 1/11) Lode della fedelt… - L'infedelt… Š la causa pi— frequente di divorzio. Spesso dopo un tradimento non si riesce pi— a rimettere insieme i cocci di un rapporto. La fedelt… quindi Š un bene importante. Ma perch‚ allora Š tanto difficile restare fedeli? Forse la fedelt… non si adatta pi— alla coppia moderna? - Ô davvero impossibile la fedelt…? Ô quello che affermano i biologi evoluzionisti, mostrando che nel regno della natura vale il principio di infedelt…. Fanno notare infatti che solo il 3% dei mammiferi Š monogamo e che nella specie umana soprattutto i maschi sono inadatti alla fedelt… coniugale. Fatti per essere cacciatori fin dall'et… della pietra, per i maschi diffondere il pi— possibile i propri geni significa ottenere mediamente una prole pi— sana. Da qualche decennio anche gli psicologi sono venuti a ingrossare le file degli scettici. Wilhelm Reich, ad esempio, sosteneva che tutti gli esseri umani sono capaci di mantenersi fedeli solo per alcuni anni, il tempo sufficiente ad allevare i figli, dopo di che ogni rapporto d'amore si trasforma in cameratismo coniugale: a quel punto chi desidera erotismo e passione deve andare a cercarli altrove. Ma anche di recente tra i terapeuti di coppia c'Š chi ammonisce a non condannare l'infedelt…: il tradimento rientra nei normali rischi della vita per chi decide di formare una coppia, n‚ pi— n‚ meno che un danno alla carrozzeria per l'automobilista. Se biologi e psicologi elevano l'infedelt… a legge di natura, gli adulteri possono sentirsi liberi da sensi di colpa. Ci• non risolve tuttavia il problema. Il tradimento infatti non segue un programma biologico innato: se cos fosse saremmo tutti adulteri. L'adulterio non Š un incidente stradale, ma la manifestazione di una crisi. Dobbiamo quindi cercarne le cause. Se analizziamo sia le dinamiche di coppia che la vita interiore dei partner, emergono tre classici motivi di infedelt…. L'adulterio narcisistico Soprattutto i maschi tendono a usare il tradimento come mezzo per restaurare un'autostima danneggiata. La vita li ha umiliati e ora non se la sentono di presentarsi alla compagna in tutta la loro debolezza. Finch‚ sono cos insicuri non sopportano una vera intimit… e hanno bisogno di un successo per consolidare la stima di s‚. Niente di meglio di un tradimento per tirarsi su di spirito e riprendere poi in posizione di forza il rapporto di coppia. La compagna del resto sar… profondamente ferita, mentre lui le assicurer… che quell'avventura non ha nulla a che vedere con il loro rapporto. Il timore dell'intimit… Il tradimento del maschio narcisista fa molto male, ma per lo pi— la compagna si accorge che il suo uomo Š in crisi e questa consapevolezza pu• alleviare il dolore. C'Š per• un'altra causa d'infedelt… che non Š cos facile da riconoscere. Gli uomini che temono l'intimit… e si rifugiano in un'avventura extraconiugale non appena l'armonia della relazione stabile diventa eccessiva. Il tradimento in questi casi colpisce la compagna come un fulmine a ciel sereno. Per questi uomini l'intimit… di coppia non Š affatto rassicurante, ma riattiva, al contrario, un antico trauma. Nell'infanzia avranno subito, ad esempio, l'improvvisa separazione dei genitori, o si saranno sentiti detronizzati dalla nascita di un fratellino. Oppure i genitori erano molto intrusivi e ogni contatto ravvicinato rappresentava una seria minaccia allo sviluppo dell'autonomia: in conseguenza di ci•, l'intimit… suscita in loro paure di eccessiva dipendenza. L'infedelt… Š uno dei modi pi— radicali di combattere la dipendenza dall'altro. Il matrimonio infelice I due motivi d'infedelt… descritti finora hanno due aspetti in comune: sono tipici soprattutto dei maschi e hanno alla base un problema psicologico individuale. Naturalmente entra sempre in gioco anche il rapporto di coppia, ma la molla scatenante Š da ricercare piuttosto nella personalit… dell'adultero. Diversamente stanno le cose nel matrimonio infelice, dove il tradimento nasce dal progressivo allentarsi della relazione amorosa. E questo tipo di adulterio - che copre il 60% dei casi - presenta una particolarit…: per lo pi— non Š voluto, progettato, viene anzi spesso inizialmente subito. L'adultero non aveva intenzione di tradire e in molti casi era perfino convinto di avere un matrimonio felice. E davvero nei primi tempi era un buon matrimonio, ma poi sono sopravvenuti la routine, i bambini, i primi conflitti, le aspettative deluse e ciascuno dei due si Š tirato un po' indietro, finch‚ non Š cessato quasi del tutto ogni contatto fisico. Non c'Š pi— colloquio, pi— nessuna reciproca gioia, ma si continua a viaggiare insieme, a visitare i parenti, a fare la spesa settimanale: il matrimonio Š diventato un sodalizio economico e assistenziale. Ormai si Š rassegnati, ma si resta insieme perch‚ nel corso degli anni sono cresciuti gli incentivi che stimolano il reciproco legame. Sono gli stimoli legati alla memoria degli anni in cui ci si amava, sono le crisi superate in comune, sono i periodi di malattia in cui ci si Š assistiti l'un l'altro, i compiti risolti insieme: i bambini cresciuti, la casa messa su, l'istruzione dei figli completata. E a parte tutto questo, si conoscono per filo e per segno le abitudini del partner. Spesso sono proprio le cose di tutti i giorni a tenere insieme una relazione. Ma, nonostante tutti questi piccoli legami, in un matrimonio infelice i punti deboli sono innumerevoli, se il dialogo tace e l'eros si Š addormentato. C'Š sempre il pericolo che uno dei due incontri un'altra persona con cui scoppi la scintilla e che rappresenti l'inizio di una doppia vita. Mentre la notte dorme accanto alla moglie, lui pensa continuamente all'amante. Al mattino lei fa colazione con il marito, mangiando la marmellata che le ha regalato l'altro. Seduto accanto alla moglie sul prato, lui legge il libro consigliato dall'amante. A lungo andare la doppia vita diventa faticosa e richiede un dispendio esorbitante. Dopo un anno, la maggioranza delle donne (55%) trae le conclusioni e decide a favore del nuovo amore. Gli uomini invece sono pi— timorosi e bisognosi di sicurezze: solo il 25% a quel punto Š pronto a lasciare la famiglia per andare a vivere con l'amante. Gli adulteri maschi tendono, invece, spesso a condurre una vita dissociata, volendo allo stesso tempo mantenere le abitudini consolidate e vivere il nuovo amore. Continuano a convivere con la moglie e i figli e a frequentare la cerchia di amici comuni, senza rinunciare al tipo di vita condotto fino ad allora. D'altra parte, negli ultimi anni, anche nel campo delle terapie di coppia Š emersa la tendenza a privilegiare una condotta pragmatica di fronte a questo genere di conflitti. Si consiglia di arrivare a un accomodamento, evitando di drammatizzare la situazione. Non si cerca pi— la fedelt… a tutti i costi, ma piuttosto uno stile di vita flessibile. Da sempre le malelingue dicono che la fedelt… Š solo mancanza di coraggio. In qualche caso pu• essere vero. Spesso la fedelt… Š il risultato di una profonda paura di vivere. La fedelt… autentica per• non si basa sulla paura, ma su una grande forza. Restare a lungo fedeli richiede infatti molta energia e grande impegno, se l'altro non sempre corrisponde all'immagine ideale desiderata. La fedelt… non ha niente a che fare con una testarda ostinazione: le persone fedeli sono flessibili e sanno resistere all'impulso di fuggire. Ci• permette di vivere fino in fondo con il partner i momenti di crisi e di crescere insieme. Gli individui realmente fedeli sono personalit… emotivamente forti, che mantengono un intenso contatto con se stessi e con l'ambiente che li circonda. Possiamo descriverli come persone capaci di forti legami. Hanno con il partner una relazione cos solida da non poterlo tradire. L'infedelt…, invece, Š spesso dovuta a labilit… del legame interpersonale. Ma la capacit… di legame con l'altro si sviluppa nell'infanzia. Se nei primi anni si Š costruito un legame sicuro e affidabile con le figure di riferimento, sar… pi— facile mantenersi fedele al partner in et… adulta. Decisivo Š anche lo sviluppo di un'identit… personale: sapere chi sono io e fino a che punto sono diverso dagli altri. Solo quando Š arrivato almeno a mezza strada nella fase di scoperta di s‚ il giovane individuo Š in grado di stabilire legami autentici e duraturi. Evidentemente la capacit… di mantenersi fedeli presuppone una grande stabilit… interna. Essa risulta dalla continuit… interiore dell'individuo, che pu• contare su un saldo centro di gravit…, ha una grande perseveranza e non tradisce i propri scopi di vita. Fedelt… significa soprattutto considerare il proprio partner unico e insostituibile. Il vero senso di un rapporto d'amore Š incontrare una persona che per noi Š del tutto speciale: ®Tu sarai per me unico al mondo. Io sar• per te unica al mondo¯, dice la volpe al Piccolo Principe. Solo chi prova questo sentimento pu• promettere all'altro di restargli accanto nella buona e nella cattiva sorte. La fedelt… quindi Š un obbligo interiore e non ha niente a che fare con la monogamia imposta dalla societ… e soprattutto dalla Chiesa nel corso dei secoli. Ancora oggi Š in vigore in tanti luoghi la norma che la impone, norma che ha il suo fondamento nel garantire al maschio capofamiglia di essere il padre dei figli nati nel matrimonio. Ma oggi quello che ci sta a cuore non Š tanto il rispetto di astratti comandamenti, quanto il conseguimento della felicit… personale. Com'Š ovvio, chi Š fedele al partner non per questo Š automaticamente felice. La fedelt… non Š affatto garanzia di felicit…. E tuttavia le persone fedeli danno spesso un'impressione di equilibrio e serenit…, appaiono soddisfatte del loro destino. Viceversa, gli infedeli raramente sembrano felici: tradimenti frequenti e prolungati, in particolare, creano inquietudine e tensione interiore. Sradicate, senza pi— un punto fermo nella loro vita sociale, queste persone vivono in mondi separati senza appartenere del tutto a nessuno e non hanno pi— un luogo sicuro dove donare e ricevere felicit…. Ci• che cerchiamo in una relazione di coppia infatti non Š tanto il piacere sessuale quanto l'esperienza di essere uniti l'uno all'altro. Ô questo a darci la sensazione di essere insostituibili, non un ingranaggio qualunque nella grande macchina della vita. Scrive Milan Kundera: ®La fedelt… conferisce alla vita un'unit…, senza la quale essa si frantuma in mille impressioni fuggevoli¯. Il fondamento di tutto ci• Š la fiducia nell'altro. Solo se ci possiamo fidare siamo in grado di esporci con tutte le nostre debolezze e i nostri difetti, sapendo che l'altro non se ne approfitter…. Altrimenti nella vita siamo prudenti, a volte giochiamo d'astuzia, non ci mostriamo mai del tutto per quelli che siamo. Diversamente vanno le cose in un rapporto d'amore. Qui il partner si accorge dei nostri punti vulnerabili, ma ci sentiamo protetti e sicuri: Š come se fossimo legati l'un l'altro da migliaia di sottilissimi fili. Evidentemente noi possiamo esistere solo se troviamo conferma e validazione nei nostri simili, se abbiamo un prossimo che ci capisce. Siamo congegnati in modo tale che il centro della nostra vita Š l'altro. Dobbiamo chiederci per• se non paghiamo un prezzo troppo alto ricercando a tutti i costi sicurezza e riconoscimento. Non potrebbe la fedelt… coniugale essere anche una forma di rassegnazione? E le avventure fuori dal matrimonio non sono forse importanti per godere appieno la vita? In effetti si osserva spesso nel corso del matrimonio l'instaurarsi di un'intimit… paralizzante. Sembra di conoscersi, mentre in realt… ognuno si Š ritirato in se stesso. La vicinanza iniziale Š disturbata dai tanti elementi che soffocano le emozioni, i due partner sono disillusi e i piccoli intoppi disseminati nella relazione li hanno spinti entrambi a fare un passo indietro. Possibile che la relazione sopravviva malgrado tutti i problemi e le difficolt…? Ancora trent'anni fa si tendeva imperterriti a dare risposte semplici a queste difficili domande: alle coppie si raccomandava di chiarire i conflitti, discutere appassionatamente, soprattutto non stancarsi mai di parlare. La cosa spesso funzionava, ma in tanti altri casi non faceva che stimolare un'irriducibile litigiosit…. Per questo lo psicologo americano John M. Gottman ha messo in dubbio l'idea di risolvere i conflitti attraverso la discussione, sostenendo che si tratta soprattutto di ripristinare un clima di rispetto nell'ambito della coppia. A suo avviso i due terzi dei conflitti sono irrisolvibili e in quel caso si deve imparare a trovare un accomodamento. Oggi siamo un po' meno schematici nelle risposte al problema dell'amore in una relazione di lunga durata. Sappiamo per• che quello che conta Š soprattutto il clima relazionale. Se prima si sottolineava la realizzazione di s‚, oggi si parla soprattutto di reciprocit…, comprensione, eventualmente perdono. Naturalmente si tratta di un tipo d'amore essenzialmente diverso dall'infatuazione romantica, un amore che per lo pi— porta i segni delle crisi superate insieme. E sappiamo bene che non esiste una ricetta del matrimonio felice. Ô ben vero, come diceva Erich Fromm, che l'amore Š un'arte che in tutta la vita non si finisce mai d'imparare. Ed Š un'arte molto individuale: ciascuno deve trovare la sua strada. Ma sempre si tratta di adempiere a certi compiti ben precisi. Ogni coppia deve trovare il suo particolare equilibrio fra intimit… e distanza, senza mai tuttavia allontanarsi troppo l'uno dall'altro. L'arte sta nel trovare un terreno comune, ma allo stesso tempo sviluppare ciascuno i suoi obiettivi personali: si pu• essere appassionatamente legati, ma anche dedicare ore e giorni alla propria pace interiore. Si tratta infine di questo: che la relazione sia viva e respiri, che i due partner continuino a vivere insieme ore felici. Questo Š in ultima analisi il senso della fedelt… nella coppia. Legami Che cosa tiene insieme le coppie, cosa rafforza il legame? Non soltanto l'amore o la lealt…, secondo la maggior parte dei ricercatori. A loro avviso la nostra disponibilit… a una relazione vincolante dipende soprattutto dal fatto che il partner ci arricchisca la vita e ne ampli gli orizzonti. Questa qualit… di ®autoaccrescimento¯ nella relazione di coppia Š misurata da domande di questo tipo: - Il tuo partner Š una fonte di esperienze stimolanti? - Sei diventato una persona migliore grazie al tuo partner? - Il partner ti permette di sviluppare le tue particolari capacit…? Secondo questa teoria, le coppie che favoriscono reciprocamente esperienze stimolanti e interessanti, mantenendo un rapporto ricco e vitale, sono pi— protette contro l'infedelt…. Come dice Arthur Aron, psicologo alla Stony Brook University, ®quando ci innamoriamo, l'altro diventa una parte di noi stessi e ci• ci arricchisce. Ô per questo che gli innamorati restano a parlare fino a notte fonda - la cosa li emoziona e li tiene avvinti. Riteniamo che le coppie possono conservare questo legame se i partner non si stancano di stimolarsi a vicenda¯. Wolfgang Krger (®Psicologia contemporanea¯ n. 225/11) Quando nei teatri di Londra succedeva di tutto e di pi— - 400 anni fa, in questi luoghi non regnava l'atmosfera compassata cui siamo abituati, ma avevano luogo lotte tra animali, spuntini alle ostriche e altro ancora. - Buio in sala. Silenzio. Sipario. Oggi Š cos che inizia una serata a teatro. Ma ai tempi di Shakespeare era tutto il contrario: c'era la (di solito poca) luce del sole, regnava la confusione e il sipario non esisteva nemmeno. E quando Romeo e Giulietta, Amleto e Otello debuttarono sulle scene nella Londra di 400 anni fa, l'epoca della regina Elisabetta I e del suo successore Giacomo I (sovrani d'Inghilterra fra il 1558 e il 1625) a dare spettacolo, oltre agli attori, c'era il pubblico. Gli storici lo avevano gi… capito leggendo le testimonianze del tempo, ma ora ci sono anche le prove archeologiche, emerse dagli scavi sul sito dove sorgeva uno dei primi teatri pubblici inglesi, il Rose. A teatro si mangiava, si beveva e si assisteva a combattimenti fra animali. Una passionaccia che in pochi anni fin per travolgere molti dei 200 mila londinesi, dal popolino alla corte, regina inclusa. ®Gli attori delle cento e pi£ compagnie attive in Inghilterra a met… Cinquecento si esibivano inizialmente, con i loro spettacoli profani (quelli sacri avevano per sfondo chiese e sagrati, ndr), nei cortili delle locande¯ spiega Cesare Molinari, autore di un'importante Storia del teatro (Laterza). Le leggi contro il vagabondaggio li costrinsero a cercare, quando non riuscivano a farsi assumere a corte o da qualche nobile, luoghi dove esibirsi stabilmente e quindi legalmente. Nacque cos il primo edificio in Europa costruito per ospitare spettacoli a pagamento. L'idea venne, nel 1577, all'attore e impresario James Burbage, che fece erigere il suo teatro nella periferia nord di Londra. Era a cielo aperto, come i cortili delle bettole da cui derivava e come le arene destinate ai combattimenti tra animali (tori, orsi, cani, galli), amatissimi dai londinesi. Burbage lo chiam• The Theatre, ®il Teatro¯. Dopo qualche anno lo smont• (era di legno) e lo rimont• sulla sponda sud del Tamigi (il Southbank) ribattezzando il nuovo edificio, a pianta esagonale, The Globe. Sfid• cos la concorrenza degli altri teatri spuntati in quella zona in pochi anni, uno vicino all'altro. Di uno di quei luoghi storici (dove lavor•, prima di passare al Globe, anche Shakespeare) sappiamo molto grazie al diario del suo impresario Philip Henslowe e grazie agli scavi condotti negli ultimi anni: il teatro Rose. Il Rose era quasi circolare, con una pianta a 14 brevi lati. Nacque probabilmente sul sito di un'arena, il cui terreno centrale fu trasformato in platea. Al contrario di oggi non era per• l che si trovavano i posti migliori, anche perch‚ nella platea, scoperta, si rischiava di prendere la pioggia. Come negli altri teatri del Southbank il cortile in terra battuta era in parte occupato da un piccolo palco: non oltre 15 metri di larghezza per 7 di profondit… negli edifici pi— grandi. Il palco era circondato su tre lati dagli spettatori, che interagivano con gli attori gridando loro battute e consigli ed era protetto da un baldacchino sostenuto da pali alti circa 7 metri; una semplice tenda faceva da quinta. ®Si Š calcolato che la platea del Rose potesse ospitare da 400 a 700 persone in piedi¯ dice Julian Bowsher, archeologo del Museum of London che ha scavato sul sito del Rose. Tutt'intorno si innalzava la struttura del teatro, interamente in legno: tre piani di gallerie coperte, riservate ai benestanti e culminanti da un lato in una torretta con l'insegna del teatro (una rosa per il Rose, un cigno per lo Swan, il globo per il Globe...). Sulla galleria alle spalle del palco e sul baldacchino si svolgevano le scene ®rialzate¯ come quella del balcone di Giulietta. Dalle botole del palco spuntavano invece mostri e fantasmi. Se a teatro a Londra ci andavano davvero tutti, posti e prezzi erano ben distinti: un penny per la platea, due per le gallerie, tre se si voleva anche un cuscino per stare pi— comodi sulle panche. Le monete venivano raccolte in scatole di legno. ®Alcune avevano serrature ma altre, di semplice fattura e sistemate negli ingressi secondari, venivano rotte a fine spettacolo per estrarne l'incasso¯ spiega Bowsher. In tutto, un teatro pubblico di Londra a fine Cinquecento poteva ospitare circa 2 mila spettatori paganti. Il giro d'affari era dunque ottimo (bench‚ interrotto nel 1593 dalla peste, che costrinse a chiudere i battenti per un anno). Nemmeno gli attori lavoravano per la gloria. Tutti maschi (per le donne era disdicevole salire su un palco) e professionisti, erano soci di compagnie-cooperative di cui dividevano spese e utili (solo gli attori secondari erano pagati a prestazione). Non a caso le autorizzazioni concesse agli impresari definivano la recitazione un trade, un libero commercio. Molta gente di teatro si guadagn•, oltre alla pagnotta, un prestigio sociale prima impensabile: il figlio di Burbage, attore nella compagnia di Shakespeare, divenne ricchissimo e il suo collega Edward Alleyn riusc a comprarsi un castello. Quanto a Shakespeare, dal 1603 fu assunto con la sua compagnia da re Giacomo. Gli spettacoli erano spesso creati dagli attori stessi, che vendevano il copyright dei testi a impresari ed editori. Non duravano pi— di due ore e univano umorismo e dramma, apparizioni magiche e scene d'amore, assassini truculenti e personaggi storici, figure mitologiche e intermezzi clowneschi. Il tutto accompagnato da musiche, danze e grida del pubblico. Tra i ruoli pi— apprezzati c'erano quelli femminili. ®Venivano affidati a giovinetti di undici o dodici anni, anche se per noi risulta ostico immaginare un bambino che interpreta personaggi come Lady Macbeth¯ racconta Molinari. ®Esistevano compagnie composte solo da ragazzi, probabilmente sottoposti a ogni tipo di sfruttamento. Ma nelle compagnie di adulti i giovani interpreti avevano lo status di apprendisti¯. In pi—, gli impresari arrotondavano ospitando nei loro teatri combattimenti tra animali, di solito cani sguinzagliati contro un orso incatenato (la cui carne - come dimostrano le ossa ritrovate al Rose - veniva poi mangiata). Il quartiere del divertimento, nel complesso, era un posto poco raccomandabile. Arene, teatri e taverne convivevano gomito a gomito. Forse anche per questo, alcol e cibo erano normali durante le rappresentazioni. I teatri non avevano alcuna infrastruttura: non c'erano toilette (anche se sono stati trovati alcuni pitali) e non esistevano foyer o bar interni. In compenso dalle taverne arrivavano birra a fiumi e cibo in abbondanza, servito dai garzoni durante gli spettacoli. ®Il 40% del vasellame ritrovato negli scavi del Rose Š costituito da piatti di portata o da cucina, il 12% erano brocche per servire bevande (birra o vino) e il 24% recipienti per bere (boccali e tazze)¯ spiega Bowsher. ®In una lettera del 1615 si legge che il rumore prodotto dai bevitori di ale (la birra scura inglese, ndr) era la distrazione pi— comune nei teatri¯. Tutto questo non aiutava la concentrazione degli attori, assediati dal pubblico su tre lati e costretti ad affidarsi solo alla mimica per rendere la situazione, anche perch‚ la scenografia nel teatro elisabettiano era ridotta all'essenziale (solo i costumi pare fossero particolarmente vistosi). Mentre sul palco imperatori romani e re d'Inghilterra offrivano il loro regno per un cavallo, il pubblico spolpava selvaggina pregiata, gamberi e granchi di fiume (i resti di questi ultimi sono stati trovati in abbondanza sotto le gallerie) e sorbiva zuppe di tartaruga. Qualcuno ha lasciato sul posto anche scarpe (persino di bambini, che accompagnavano i genitori e verosimilmente scorrazzavano per il teatro) e spille per mantelli e abiti, allora status symbol (nel 1565 Elisabetta I ordin• 25 mila spille in sei mesi). In platea invece si aprivano ostriche. ®1433 resti di molluschi marini trovati nel sito del Rose sono per il 77% gusci di ostriche¯ spiega Bowsher. Al tempo non erano un lusso: arrivavano dal vicino Atlantico e si vendevano per strada, a poco prezzo. Gli archeologi hanno anche trovato semi di anguria e zucca, resti di frutta secca e frutta fresca: insomma, gli snack (tra cui prelibatezze del Nuovo Mondo) erano vari e abbondanti. E c'era anche chi fumava. ®Sono state rinvenute diverse pipe, segno che il tabacco, portato dall'America meno di un secolo prima, aveva rapidamente preso piede in Inghilterra¯. Provate, oggi, ad accendervi una sigaretta a teatro: allarmi e vigili del fuoco scattano all'istante. Ma nei teatri inglesi non era il fumo il pericolo maggiore. Le armi di scena erano vere, commissionate agli stessi armaioli che rifornivano l'esercito e la flotta di Sua Maest…. Spade, ma anche pistole. Come quella che, stando a una lettera del 1587, evidentemente caricata con palle vere, avrebbe ucciso un bambino e una donna durante una scena di fucilazione. ®L'episodio potrebbe essere un'esagerazione dell'autore della lettera, Philip Gawdy, un puritano che vedeva i teatri come luoghi di perdizione¯ spiega Bowsher. ®Tuttavia incidenti analoghi sono riportati anche da altre fonti¯. Del resto, il 29 giugno 1613, il Globe fu devastato da un incendio provocato proprio dalle salve di cannone sparate durante la rappresentazione di un nuovo dramma storico di Shakespeare, l'Enrico VIII. Non fu per• il fuoco a cancellare quel caotico ma vitale modo di fare spettacolo. A riuscirci furono gli amici di mister Gawdy, il partito dei puritani che dopo la fine della dinastia Tudor (quando Elisabetta mor senza eredi nel 1603 sal al trono Giacomo, uno Stuart) port• la guerra civile in Inghilterra e abol, con Oliver Cromwell, la monarchia. A caccia di simboli degli odiati sovrani, i moralizzatori fecero prima chiudere e poi distruggere i teatri. Era il 1642. ®Nel giro di vent'anni il ricordo di cos'era stato uno spettacolo elisabettiano scomparve o impallid moltissimo¯ commenta Molinari. I nuovi teatri costruiti dopo la restaurazione monarchica (1660) erano un'altra cosa: all'italiana, quadrati e con il palcoscenico su un unico lato (come oggi), accoglievano anche le attrici. E solo dopo quattro secoli gli archeologi hanno riscoperto, sotto le strade di Londra, le tracce del mondo perduto di Shakespeare. Cos nacque il teatro moderno Il teatro elisabettiano, riscoperto nell'Ottocento, fondeva due tradizioni: quella degli attori girovaghi medioevali e quella nobile che si ispirava al mondo classico. A celebrarne il matrimonio fu William Shakespeare (1564-1616). Di lui si sa poco (tanto che si Š pensato che il nome fosse solo uno pseudonimo) ma per i biografi ufficiali era un agiato figlio di mercanti. Gli si attribuiscono oltre 30 opere, nelle quali esplor• tutti i generi conosciuti mischiando, per la prima volta nella Storia, il registro comico e quello tragico. Per questo, dicono gli storici, il teatro elisabettiano (come il cinema tre secoli dopo) piaceva a tutti: nobili, borghesi e popolani. Ma ritmo e vivacit… erano garantiti anche senza effetti speciali: in pochi minuti si passava dalla notte al giorno, dal pianto al riso, con un susseguirsi di scene quasi televisivo. Qualcosa di simile accadeva, negli stessi anni, in Italia e in Francia, dove spopolava la Commedia dell'arte. Le compagnie girovaghe introdussero personaggi-tipo che erano incarnazioni di caratteri umani e ruoli sociali, simboleggiati da maschere poi confluite nella tradizione del carnevale. Gli attori, professionisti, improvvisavano le battute su un ®canovaccio¯, un copione sommario. La trama era solo un pretesto per far divertire e il finale era gi… noto al pubblico: Arlecchino sarebbe stato bastonato e Pantalone avrebbe pagato. Nel 1745, con il suo Arlecchino servitore di due padroni, il veneziano Carlo Goldoni sdogan• i personaggi della Commedia dell'arte di fronte a un nuovo pubblico, quello del teatro moderno: i borghesi. Quasi come allo stadio Gradinate gremite di migliaia di uomini e donne che gridano e si agitano. Qualcuno mangia, altri cercano riparo dal sole. Non sono tifosi allo stadio, ma ateniesi di 2.500 anni fa durante una rappresentazione teatrale. Le rappresentazioni si susseguivano una all'altra (di giorno) per 4 giornate in occasione degli agoni drammatici: erano gare dedicate agli dŠi (pare vietate alle donne fino al IV secolo a.C.). Il biglietto costava quanto la paga giornaliera di un operaio, ma vino e dolci erano distribuiti gratis. Finanziati dai cittadini pi— ricchi, gli spettacoli raccontavano le storie dei miti e furono decisivi per cementare l'identit… greca. Per questo drammi e commedie (ma c'era anche la satira politica) scaldavano gli animi: chi non gradiva lo spettacolo lanciava fichi. Anche per tutto il Medioevo gli spettacoli furono assai diversi dai nostri. Le rappresentazioni sacre (soprattutto nel periodo pasquale) avvenivano in tutta Europa nelle chiese (dove recitavano monaci, magari nei panni di angeli e madonne) e sui sagrati. Ma anche in strade e piazze, durante le festivit… (carnevale in testa). E se i nobili, dal '500, ebbero teatri privati, quelli pubblici aperti in Italia nel '700 divennero luoghi di divertimento con il boom del melodramma: sui palchi si amoreggiava e si giocava a carte, in platea si ballava. E solo nell'800, con la nascita del dramma borghese, debutt• il ®rito¯ della serata a teatro. Aldo Carioli (®Focus Storia¯ n. 52/11)