IL CARDUCCI E UN MUSICISTA( Augusto Romagnoli E sŤ, che non era di facile contentatura, il grande maestro, in fatto di musica al pari che in poesia! Egli che nel silenzio dei meriggi estivi sentiva: . . . . . . . . . . . . . . . i cori Che vanno eterni tra la terra e il cielo, e Una di flauti lenta melodia, errare nell'aria placida dei tramonti, nientemeno, aveva il coraggio di scrivere, in una lettera del 14 marzo 1888 da Bologna, a una colta signora romana: " Gi… io protesto che non capisco altra musica che quella del Wagner ". Per compenso, tuttavia, la gustava parecchio; e molte prove ne abbiamo nelle sue poesie, e quella lettera medesima, scritta sotto l'impressione di uno di quei concerti wagneriani, diretti da Giuseppe Martucci in Bologna, che erano veri e propri avvenimenti artistici, Š una lirica entusiastica, cui non manca che il verso. Una parola di lode sua era perci• ambitissima soddisfazione, e, spesso causa di celebrit…, per un artista; intanto pochi e forse nessuno pu• vantare la gloria toccata a un giovane, d'averlo commosso sino alle lacrime e destato in lui un momento di sincera effusione. Questi Š rimasto tuttavia oscurissimo: gode peraltro di tanta ammirazione e affetto tra gl'intimi avventurati che lo conoscono, che si direbbe l'arte sua, estremamente personale e aristocratica, aver voluto gelosamente chiuderlo in una chiesuola, e compensarlo con la fedelt… di essa della fama e della pubblicit…. Egli Š il maestro Carlo Grimandi, cieco, di Bologna, dove esordŤ, a 12 anni, come compositore, in un esperimento pubblico al Teatro Comunale, alla presenza della regina Margherita, che volle in dono una sua composizione e prodig• carezze al giovinetto timido e sereno. Col crescere dell'et…, il Grimandi divenne sempre pi— timido, e una esigenza incontentabile del suo ingegno, lo indusse a non scrivere quasi alcuna delle sue numerosissime composizioni e a non pubblicare se non qualche pezzo per beneficenza o dedica a qualche amico. L'intuizione precoce della perfezione ideale gli ha infuso, direi quasi, uno scetticismo invincibile riguardo ai propri mezzi. Diplomato maestro con somme lodi e con particolare deferenza del Martucci, la sua felicit… sarebbe stata di andar qualche anno a perfezionarsi in Germania; ma la sua timidezza non permise n‚ a lui n‚ ai suoi amici di trovare i mezzi per attuare questo suo desiderio. Egli vive modestamente con una sorella a Bologna, dando lezioni di armonia e composizione. I suoi scolari e gli amici hanno tentato pi— volte di farlo conoscere al pubblico, o a qualche intelligente mecenate; ma egli si ritira sempre pi— come istrice, trattandovi male, magari, se insistete. Non suona che per gli amici, per gl'intimi; e, per ottenere di udirlo, bisogna prima entrargli in grazia con le apparenze di non vedere il musicista, ma l'uomo in lui. Fenomeno che si spiega come la reazione d'una delicatissima tempra d'artista, presso a poco come le famose villanie del Carducci per tutti gl'intrusi che andavano a sentire le sue lezioni, " come si va a sentire un tenore o a vedere una ballerina ". Il Grimandi, per di pi—, Š cieco; e, per il pubblico, cieco e musicante Š tutt'uno. Lo dice anche il proverbio: " Senza denaro, l'orbo non canta! ". La musica Š l'espressione dei palpiti pi— santi, e spesso pi— strazianti del suo cuore; egli scrive per suo sfogo e conforto, mentre i profani non vi vedrebbero che mestiere e vanagloria. Per una passione non dissimile, io amai sempre tanto sinceramente e profondamente la musica, da non volerla, a buon conto, mai studiare e farne la mia arte, per non essere poi costretto di trasformarla in mestiere e per protestare contro il giudizio comune, che di ogni cieco vuol fare un sonatore. Tutta la timidezza del Grimandi viene meno quando si trovi in gradita compagnia e sieda al pianoforte. Preferibilmente improvvisa; allora le preoccupazioni dottrinarie se ne vanno e si abbandona tutto alla fresca e abbondantissima vena. Il suo temperamento artistico Š eminentemente lirico, sopra un fondo di malinconia contemplativa e serena. Per fare un'approssimazione, potrebbe accostarsi al Grieg, notando peraltro che il Grimandi Š italiano nella natura. Dico nella natura, non nella scuola e ispirazione, ch‚ ne rifugge, anzi, un po' troppo. Ci• tuttavia non Š posa in lui, ma conseguenza di radicate abitudini e convinzioni; appassionatissimo per la speculazione e l'analisi, passa nottate intere su problemi d'algebra e di filosofia, e una conversazione scientifica o letteraria Š la migliore maniera di guadagnarsi una delle sue pi— peregrine audizioni. CosŤ talvolta dall'impeto lirico assurge a meravigliose grandiosit…, trattando con disinvoltura mirabile la fuga; ma tutto sta, come dicevo, che si decida a cacciar via le sue preoccupazioni formali e le angustie dell'ideale assoluto. Non lo dico io, non abbastanza competente in materia, e a cui, per giunta, l'amicizia potrebbe far velo. Egli ha avuto, come compositore e come improvvisatore, gl'incoraggiamenti e le lodi del Martucci, del Toscanini, del Ferrari, del Bossi, del Fino, del Perosi, del Kanzer, se bene rammento, e di vari altri stranieri. Quanto alla conoscenza del Carducci, egli la fece una sera del 1892 o 93, a Bologna, a pranzo in casa del conte Cavazza. Dopo una piacevole e alta conversazione, come non sono rare in quella casa, fu invitato a sedere al piano: si schermŤ alquanto al suo solito, tanto pi— che, diceva, preferiva udire il Carducci parlare, il quale quella sera giusto era in vena; ma il poeta medesimo lo preg•, ed egli allora, alla sua volta, gli chiese d'indicargli qualche sua poesia, da cui prendere l'ispirazione. Il Carducci lesse lentamente con accento grave la sua " Dipartita ". Quando parto da voi, dolce signora, e il Grimandi cominci• a suonare. Di mano in mano che procedeva, le note divenivano palpitanti: una passione riservata e tenera, quasi rude per soverchia gentilezza, si sprigionava veemente e delicata dalle mani del cieco. Si sarebbe detto che l'impeto uscisse compresso, dopo essere stato ricacciato nelle pi— intime profondit… del cuore, tentate invano le vie chiuse degli occhi. Ad un certo punto il poeta si alz• e cominci• a passeggiare agitato; poi si trasse in disparte; per nascondere la sua commozione; i suoi occhi erano gonfi di lacrime. Tolse il fazzoletto, si stropicci• violentemente, poi disse con la sua voce impetuosa: - basta, basta! - E avvicinatosi al maestro, lo sollev• dal piano, abbracciandolo e gli disse: - Ella mi ha fatto sentire la mia poesia come quando la scrissi. Oh, allora la poesia correva dietro a me! Ora sono io che corro dietro alla poesia.- Il Grimandi ha composto pi— di cinquanta romanze; e quanti hanno potuto udirle, specialmente accompagnate da lui, le ricordano tra le pagine che non si possono dimenticare. Di queste Š particolarmente geloso: dice che le ha scritte per s‚ e non per gli altri; di alcune sono suoi anche i versi. Egli scrive buone poesie con facilit…, e molto meglio scriverebbe se la densit… di concetti non lo rendesse il pi— delle volte astruso. La maggior parte delle sue romanze sono su parole del Panzacchi, mentre al Carducci (sono parole sue) solo una volta manc• di riguardo, e fu quattro anni fa, quando music• la sua " Mattinata " Batte a la tua finestra e dice il sole: Levati, o bella, ch'Š tempo d'amare. Chi ha conosciuto intimamente il Carducci e sente quella romanza, conviene che non si pu• meglio rendere, in musica, l'animo del sommo poeta, fiero e gentile, sprezzante e timido insieme, con quel verso tutto suo, non si saprebbe dire se, come duro ferro, battuto a freddo a colpi di maglio, o maneggiato e tornito leggermente a fuoco, come pastoso metallo. Epico come un a‰do dell'antica Grecia: Per monti e piani ho viaggiato tanto: Sol uno de la terra oggi Š il concento, E de' vivi e de' morti un solo Š il canto. De' nidi ai verdi boschi ecco il richiamo - Il tempo torna: amiamo, amiamo, amiamo - E il sospir de le tombe rinfiorate - Il tempo passa: amate, amate, amate. - tenero e forte come un cavaliere del medioevo Batte al tuo cor, ch'Š un bel giardino in fiore, Il mio pensiero, e dice: Si pu• entrare? lo sono un triste antico v‹atore, E sono stanco, e vorrei riposare. . . . . . . . . . . . . . . . . . Per quante preghiere si siano iterate, non si Š ancora indotto il Grimandi a pubblicare questa romanza. Auguriamoci che le macchine da scrivere estemporaneamente la musica eseguita al pianoforte vengano presto in uso e se ne possa applicare una di nascosto alla tastiera del suo pianoforte; o ancor meglio, che qualcuno pi— eloquente di me riesca a persuaderlo alla fine a non avere pi— il pubblico.... ahimŠ la paura di farmi maltrattare dal caro amico, del quale davvero non voglio perdere i favori, mi fa ammattire per trovare le parole a non proporre troppo o troppo poco; e preferisco lasciare in asso il periodo, contento di avere reso giustizia a un bell'ingegno e segnalato una perla nascosta. ( Tratto da: L'Amico dei Ciechi, vol. 33 (1912), n.322. 4