1 LE ATTIVIT… EXTRASCOLASTICHE PER L'INTEGRAZIONE EDUCATIVA DEL SOGGETTO CON DISABILIT… VISIVA Vincenzo Bizzi Il tema mi coinvolge da quasi quarant'anni. Ho cominciato ad intuirne la valenza quando ero assistente educativo dei bambini non vedenti dell'Istituto Romagnoli. Invero, non ero molto consapevole di ci• che promuovevo nei bambini del secondo ciclo, ma con loro semplicemente giocavamo, esploravamo il parco di Villa Panphili e le sue infinite ricchezze naturalistiche, facevamo gare di orientamento, gare di bicicletta o sui pattini a rotelle o si giocava a pallone. Mentre leggevo per loro i libri di Verne o di Salgari, con il pongo modellavo astronavi, mongolfiere o i prahos di Sandokan. La palestra era bella ed attrezzata, ma il giardino offriva con il gioco attivit… motorie pi— divertenti e coinvolgenti. L'aula di scienze aveva i terrari con i serpenti vivi che ogni tanto si mangiavano un topolino, ma poi, satolli, si prestavano alle mani curiose e alla riflessione sulle dure leggi della natura. Le stagioni si studiavano coltivando un orticello, osservando le gemme e la trasformazione delle foglie. Poi sui bei libri con le immagini a rilievo della Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi si ritrovavano le cose scoperte. Quattro coniglietti divennero decine in poco tempo e fecero intuire molte cose sulla riproduzione. Le catacombe sotto la scuola, il sarcofago di marmo in fondo al viale, le piante acquatiche della fontana di Romagnoli dal "sonoro zampillo che guida." tutto offriva spunti per la conoscenza e l'autonomia. I bambini imparavano a farsi la doccia da soli, a rifarsi il letto, ad aiutarsi, ad avere l'orgoglio del gruppo e dell'indipendenza e a difendere la propria privacy. Negli anni dell'integrazione non ho mai cessato di attingere da quella lunga e bella esperienza idee ed esempi per indurre la famiglia a far "lavorare" in casa il bambino, per insegnargli ad apparecchiare o ad essere composto, ma anche per farlo sentire partecipe ed apprezzato. E cosŤ pure sollecito la scuola comune a non contentarsi di apprendimenti libreschi ma ad offrire esperienze dirette ed operose. Tuttavia non c'Š dubbio che la scuola speciale semplice e viva, pur se dava molto, imponeva costi affettivi ingiusti e pericolosi. L'attuale scelta pedagogica d'integrazione nella scuola comune che evita quei difetti deve, per•, dare seguito a quei metodi e garantire ancora quelle opportunit… di formazione. Tutto ci• richiede servizi costosi? Non pi— quanto costava una retta d'istituto, e comunque, voglio sperare che la scelta di civilt… pedagogica a favore dell'integrazione, non si risolva in un banale tentativo di risparmio economico. Le attivit… extrascolastiche per l'integrazione educativa del bambino minorato visivo hanno lo scopo di offrire opportunit… di crescita fondamentali che spesso n‚ la famiglia n‚ la scuola hanno modo e tempo di curare. Ma perch‚ un bambino con gravi problemi visivi ha bisogno di stimoli pi— estesi e ponderati? In natura sappiamo che i cuccioli hanno tempi di crescita diversi per ogni specie e razza. Le cure materne li proteggono e li preparano alla vita. Il cucciolo di uomo Š quello che richiede attenzioni, tutele e stimoli per un lasso di tempo molto pi— prolungato, ma si crea un uomo: la sua intelligenza, la sua creativit…, la sua dimensione morale ed estetica ed in tal modo si estende la cultura e la civilt…. Un bambino che non vede mantiene le stesse potenzialit… di apprendimento e di elaborazione ma fatica molto di pi—. Gli occorrono tempi pi— lunghi, sussidi speciali e metodi adeguati che sappiano tener conto delle soggettive esigenze di ognuno in funzione anche dell'et… di insorgenza della minorazione e dell'eventuale residuo visivo reale. N‚ possiamo dimenticare che, in almeno il 50% dei casi, la natura si accanisce sui bambini con difetti visivi procurando loro altri problemi: motori, cognitivi e relazionali. Ad esempio, una cerebropatia pu• provocare difficolt… di adattamento, falsa immagine di s‚ e negazione del limite. Un danno motorio pu• ritardare o impedire la rappresentazione spaziale, mentre in presenza di disturbi relazionali, la confusione percettiva pu• essere aggravata dal deficit visivo con stimoli caotici o assenti. Ci• rende ancor pi— intensa la fatica di vivere e richiede impegni educativi e riabilitativi molto competenti e coordinati. La scuola oggi Š chiamata ad affrontare fin troppe tematiche, per altro tutte utilissime. Il clima di competizione genera offerte formative almeno teoricamente irresistibili. Molta informazione Š affidata a strumenti audiovisivi e informatici allettanti e per certi versi facilitanti. La buona scuola attiva a volte diviene "iperattiva" o addirittura un po' ipercinetica. Queste scelte e queste tecniche didattiche sono solo parzialmente compatibili con le esigenze di apprendimento di un alunno minorato visivo che ha soprattutto bisogno di esperienze reali che costituiscano la base per l'elaborazione simbolica e la competenza linguistica. Una didattica fatta di immagini, ipertesti e parole disgiunte dall'esperienza concreta precipita il bambino che non vede nel verbalismo. L'alunno esce da questo confronto affaticato e frustrato e a volte resta lontano da una reale e dignitosa integrazione nell'apprendimento. In genere la sensibilit… pedagogica degli insegnanti volge in qualche misura la programmazione e la didattica verso modalit… rispettose delle sue esigenze, n‚ d'altra parte, Š realistico pensare di poter invertire pi— di tanto gli orientamenti metodologici e strumentali oggi in uso. Ricordo ancora che le migliori scuole speciali dedicavano molta attenzione alle attivit… operative quali, ad esempio, l'educazione della mano, l'educazione tecnica, la musica, il modellaggio, l'educazione fisica e le attivit… pratiche speciali. Queste attivit… consentivano allo studente di acquisire abilit… e competenze determinanti per la sua realizzazione integrale dalla quale conseguivano una vera autonomia e una orgogliosa e ammirevole fiducia in s‚. Ma queste buone cose oggi solo in parte possono essere collocate in orario scolastico. Da qui nasce la prima esigenza di progetti e di percorsi educativi compensativi, da attuare in orario extrascolastico ben coordinati con le attivit… previste dal PEI. Una seconda esigenza nasce dalla considerazione che raramente la famiglia ha le competenze per sopperire ai molteplici bisogni d'integrazione educativa del figlio, ed Š comunque bene che venga indotta a svolgere con gioiosit… e severit… la propria funzione educativa, esonerandola dall'assumere impropri ruoli magistrali. In alcune Province i servizi per l'integrazione educativa extrascolastica, sono in attivit… da anni, grazie all'opera di sensibilizzazione politico-sociale dell'Unione Italiana dei Ciechi e di alcuni gloriosi istituti. In altre zone ci si arrangia con soluzioni localistiche, in altre non se ne parla proprio. Resta il fatto che dove funzionano (anche se spesso con incertezze che ogni anno costringono dirigenti associativi e genitori a smuovere ostacoli burocratici) sono apprezzate e giudicate ormai insostituibili. Infatti, questi contributi sono rivolti al bambino, alla famiglia e alla scuola, ma spesso vengono mal intesi e rischiano di generare altri problemi o rischiano di essere ridotti ad un doposcuola avvilente. Per• non nascondiamoci dietro un dito: spesso un aiuto Š necessario, vista la mole di compiti assegnati e le molte cose non ben comprese e le incongruenze metodologiche. Tutto ci• pu• richiedere aiuto per non far scivolare progressivamente il bambino verso sentimenti di inadeguatezza avvilente. Questo aiuto deve per• costituire un'ottima opportunit… per avviare un lungo percorso di educazione all'autonomia nello studio, inducendo l'alunno a fare sempre pi— da solo quello che obiettivamente pu• fare fornendogli gli strumenti necessari (se mancano libri o nastri si costituisce non solo un alibi, ma un'obiettiva dipendenza dagli altri). A casa il lavoro Š delicato, a volte difficile, ma consente osservazioni e azioni educative uniche. Occorre che tra famiglia e operatore educativo si instauri un rapporto forte di rispetto e di fiducia evitando il rischio di passare da una iniziale e facilitante collusione a una improvvisa collisione. Anche per il soggetto pluriminorato grave (integrando le competenze terapeutiche-riabilitative con quelle educative e sociali) si offre a lui e alla famiglia un momento relazionale e solidale diverso e, in qualche misura, stimolante. L'obiettivo Š quello di utilizzare le ore extrascolastiche non solo per i compiti, ma per arricchirlo di esperienze, abilit…, conoscenze utili per compensare le difficolt… indotte dalla minorazione visiva attraverso gli interventi affidati ad operatori educativi. Cosa devono fare? Qualche esempio concreto pur se parziale: insegnargli a giocare, a muoversi ed orientarsi, educare le mani e la sensorialit… residua, educarlo all'ordine personale e domestico, facilitare le attivit… sportive: nuoto, judo., esplorare il territorio urbano e naturale, scoprire ed emozionarsi per la storia dell'arte nel duomo, tra i vicoli lastricati, tra i ruderi e riprodurli con il modellaggio e il piano in gomma e poi parlarne con competenza, imparare ad usare una tastiera del PC e le periferiche speciali o a scrivere "in nero", trovare gusto nel fare da solo piccoli lavori di bricolage, chiss… quanto utili in futuro. Scoprire il linguaggio mimico-gestuale, o essere facilitati negli studi musicali e nella socialit…. Mi limito ad accenni che affido alla vostra esperienza e intuizione, ma credo siano sufficienti per convenire sulla importanza di un'azione coordinata con la scuola e la famiglia e che chiama vivamente in causa gli Enti pubblici. La famiglia Š spesso sola e comprensibilmente disorientata e tende inconsapevolmente a ipertutelare il proprio figlio. L'operatore educativo specializzato pu• facilitare modalit… di relazione pi— adeguate, non con tante parole, ma promuovendo effettivi progressi nel bambino che diviene, in un certo senso, terapeuta dimostrando di possedere autonomia e abilit… insospettate. In questa azione Š per• annidato il rischio che il genitore si senta fallito e si deprima ancora di pi—. Ô perci• giusto e opportuno coinvolgere la famiglia nei progetti e nei percorsi realizzati, restituendole il piacere di saper fare e di crescere con il bambino. Per coordinare e orientare il processo di integrazione occorre un tiflopedagogista esperto che si collochi al centro di una rete di competenze tra le istituzioni e le agenzie educative e ne solleciti il miglior funzionamento attraverso indicazioni e testimonianze umane e professionali frutto di una specifica formazione ed esperienza. Tale attivit… di coordinamento Š diretta in particolare: ú Al bambino, con l'intento di delineare un suo pi— esatto profilo ed un progetto educativo in grado di coniugare il quadro clinico con gli aspetti sociali e psico-pedagogici caratteristici del suo ambiente educativo. ú Alla famiglia, alla quale offre un'opera di consulenza e guida psicopedagogica per restituirla nel tempo alla pi— serena e adeguata azione educativa quasi sempre alterata dal sentimento di non saper accettare il problema del bambino come la societ… pretende e di non saper fare le scelte educative giuste. ú Alla ASL, al fine di aiutare le ‚quipe multidisciplinari a riconoscere le specifiche conseguenze della minorazione visiva prima di redigere i documenti clinico-pedagogici: DF, PDF e PEI. ú Alla scuola, fornendo al personale docente ogni consiglio metodologico e tecnico-didattico necessario per facilitare la migliore condizione di integrazione del bambino minorato della vista nella condizione di apprendimento e al fine di migliorare la comprensione dei suoi limiti e di evidenziare i suoi bisogni e le sue potenzialit… reali. ú Agli Enti locali, per fornire indicazioni circa la scelta dei servizi extrascolastici, del pi— appropriato materiale didattico o riabilitativo necessario per valorizzare le potenzialit… di apprendimento e di autonomia di ogni singolo bambino. ú Agli operatori educativi predisponendo i piani individualizzati di intervento e verificandone l'applicazione e l'efficacia. Un operatore educativo ha bisogno di formazione teorica e di tirocinio guidato da esperti. A volte Š stato possibile reperirli tra i docenti specializzati di sostegno, a volte fruiscono di corsi di qualche decina di ore, a volte anche meno. Tutto ci• richiede per il futuro la definizione di percorsi di formazione secondo standard nazionali, anzi europei, e trattamenti economici dignitosi che li inducano ad essere sempre pi— professionali. Abbiamo esperienze in alcune zone d'Italia che ormai si ripetono e si perfezionano da molti anni. Alcune operatrici hanno imparato ad essere veramente gioiose, competenti, creative e, quando serve, esprimono una severit… stimolante. Ô bene valorizzare queste figure educative e gratificarle, anche perch‚ per costruire queste personalit… magistrali ci vuole tempo e gli errori dei neofiti li paga il bambino. Quante ore di intervento occorrono? Chi fa i bilanci e prevede i finanziamenti ha bisogno di queste indicazioni. Ô chiaro per• che per il pedagogista ogni caso pu• avere esigenze diverse e addirittura mutevoli nel tempo. Mediamente sono da prevedere tre/quattro incontri settimanali di circa due ore ciascuno. Si tratta in conclusione di attivit… che promuovono l'autonomia, la fiducia in s‚, il coraggio di transitare da ambiti educativi primari protettivi per avventurarsi verso spazi di socialit… pi— ampie e sconosciute, certamente ansiogeni ma che sono preparatori alla vita. Anche in questa bella occasione ho rivisto molti amici di sempre. Lontani, ma uniti. In ogni saluto un ricordo, ma subito una speranza, un impegno per procedere verso l'integrazione. Integrazione: ne parliamo tanto ma dobbiamo ancora lottare per l'integrazione. Parola abusata e non agŤta. E forte Š, a volte, la tentazione di tacere traditi dalle parole, come scrive Alvaro Mutis in uno splendido inedito ". di lasciar da parte le parole, le povere parole usate fino all'ultima corda, vessate cosŤ tante volte da perdere anche il segno pi— lieve del loro compito originario, di dare un nome alle cose, agli esseri e alle effimere passioni degli uomini". Sembra di aver gi… detto tutto. Ma il compito della pedagogia non Š compiuto: nascono nuovi bambini che hanno diritto di crescere, altri genitori si ritrovano soli su una strada sconosciuta. Allora non Š l'ora di tacere, e nemmeno di gridare, perch‚ chi si occupa di cecit… deve rispettarne la dignit…. Si tratta invece di proseguire l'impegno di sempre per nuovi obiettivi: 1. studiare per imparare a confrontarci con le nuove condizioni della scuola che appaiono preoccupanti, inospitali e incongrue per il bambino non vedente; 2. sollecitare le forze politiche e sociali centrali e periferiche per ottenere i servizi educativi extrascolastici sempre pi— importanti per l'effettiva qualit… dell'integrazione. Vincenzo Bizzi consulente tiflopedagogista