4 ATTIVIT… INTEGRATIVE E PARASCOLASTICHE E SISTEMA INTEGRATO DELLA FORMAZIONE: RUOLO DEGLI ENTI LOCALI Carmine Gissi Ringrazio per l'invito e porto il saluto e la partecipazione dell'Associazione Nazionale Comuni d'Italia a questo importante seminario, non soltanto per gli argomenti che finora ho avuto modo di ascoltare, che esprimono con rara sapienza alcuni problemi fondamentali dell'integrazione per i disabili, anche nei rapporti interistituzionali, ma perch‚ si situa in un momento di profondi cambiamenti non sempre orientati a percorsi lineari, sia nel sistema degli Enti locali territoriali sia nel sistema della formazione e dell'educazione. Partirei da una notazione: la legge costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3, che ha riformato il titolo V della Costituzione, ha posto notevoli problemi di cambiamento negli assetti istituzionali del nostro paese. Voi sapete che la legge non Š stata ancora attuata, anzi si sta discutendo di ulteriori proposte di riforma, sia perch‚ modifica il sistema degli Enti locali, non pi— gerarchizzati ma equiordinati con funzioni diverse a livello territoriale, sia perch‚ introduce profondi cambiamenti nella legislazione scolastica; quindi si situa in un punto sensibile rispetto alla tematica che stiamo affrontando, quella dell'integrazione dei soggetti diversamente abili. Questo implicher… una profonda attenzione ai processi di cambiamento in corso nel sistema scolastico, a cominciare dal Regolamento dell'autonomia, il DPR 275/99, che pone problemi nuovi e del tutto inediti nel rapporto fra istituzioni scolastiche ed Enti locali. Ricordo brevemente che il processo dell'autonomia scolastica era nato con l'intenzione di passare dal centralismo burocratico al decentramento delle funzioni, perch‚ appunto i servizi fossero pi— vicini ai cittadini. Ô noto anche l'obiettivo di passare dalla scuola delle procedure alla scuola del progetto e del risultato. L'attuazione di tali obiettivi ha avuto dei punti di ricaduta che rischiano di bloccare lo stesso decentramento di competenze e funzioni. Detto in sintesi rischiamo che la scuola dell'autonomia diventi la scuola dell'autarchia se non dell'anarchia. In questo io colgo le preoccupazioni che il prof. Borra delineava nel suo intervento quando ci additava i rischi della frammentazione. Il cambiamento riguarda anche le attivit… complementari e integrative nelle istituzioni scolastiche, quelle previste dal DPR 567 del 1996, inserendole in un contesto del tutto nuovo che riguarda la maggiore libert… organizzativa di cui le scuole dispongono. Per opportunit… di sintesi far• noto tre esempi. Siamo ormai nella societ… della conoscenza, dove l'informazione e la preparazione culturale Š il bene primario delle nazioni; chi si attrezza sotto questo aspetto Š colui che riesce o riuscir… a controllare meglio i processi di sviluppo pi— complessi. Seconda questione: ormai l'apprendimento non Š limitato solo ad un periodo della crescita della persona; Š l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, perch‚ cambiano velocemente i contenuti delle discipline e dei saperi e muta anche la massa di informazioni a disposizione di ogni persona. La terza questione riguarda la riforma dei curricoli scolastici, che pone in discussione lo stesso concetto di attivit… integrative. Che cosa significa oggi insegnare italiano o filosofia o matematica o lingua straniera, qual Š la gerarchia dei saperi, che rapporto gerarchico c'Š fra gli aspetti cognitivi e quelli pi— propriamente di abilit… pratiche e manuali. Voi sapete che c'Š una discussione intensa attorno a queste tematiche riferite soprattutto a chi istituzionalmente deve predisporre i curricoli dei percorsi formativi. Noi veniamo da una scuola in cui questa elaborazione era centralizzata; la riforma scolastica di Berlinguer prevedeva una parte di curricolo nazionale definito a livello ministeriale ed una parte di curricolo definito a livello di singola istituzione scolastica. In che direzione andiamo ora con la nuova riforma del Ministro Moratti? Quale sar… la parte dei curricoli ancora stabilita a livello centrale e nazionale e quale la parte stabilita a livello locale e di singola istituzione scolastica? In una situazione in cui noi abbiamo dei percorsi formativi che vanno dalle 32 ore dei licei classici sino alle 40 se non 42 o 44 di alcuni istituti professionali? Dove le stesse discipline curriculari sono organizzate non in maniera integrata ma a canne d'organo? Queste secondo me sono le questioni centrali del rapporto tra istituzioni scolastiche autonome e sistema delle autonomie locali. Ô stato giustamente evocato uno strumento per coordinare i progetti educativi: il Piano dell'Offerta Formativa, individuato nel regolamento dell'autonomia come il documento fondamentale per l'identit… delle scuole autonome. Da una ricerca del Ministero della Pubblica Istruzione Š stato rilevato come a differenza di quanto previsto dell'articolo 3 del DPR 275 i Piani dell'Offerta Formativa non vengono elaborati, cosŤ come indicato dalla legge, da tutte le componenti scolastiche con l'apporto anche delle istituzioni educative sul territorio, compresi anche gli Enti locali, ma solo dalla componente docenti. Qui apro una piccola parentesi: i dirigenti scolastici sono obbligati ad attivare il rapporto ed anche l'apporto degli Enti locali per l'elaborazione del POF, perch‚ la funzione degli Enti locali non Š pi— quella sussidiaria prevista dalla precedente legislazione, ma diventa quella di collaborazione, di integrazione anche a livello di progettazione educativa. Sotto questo aspetto le difficolt… di integrazione sono enormi fra scuola ed Enti locali perch‚ i Piani dell'Offerta Formativa sono ancora un documento elaborato solo e unicamente dai docenti, in logica di separazione che va contro anche quella di integrazione prevista dalla riforma. Allora, che fare? Occorre innanzi tutto costruire reti, relazioni fra persone ed istituzioni. Il punto fondamentale Š quello di mettersi nella prospettiva di costruire reti interistituzionali fra scuole, Comuni, Province, ASL, associazioni. Se puntiamo ad accordi di programma che mettono in collegamento il sistema degli Enti locali, le scuole, le ASL, gli Enti educativi che sul territorio hanno avuto, per tanti anni, un ruolo di supplenza alla mancanza di protagonismo nelle istituzioni locali, riusciremo a rompere la logica della separatezza. L'ANCI sta lavorando su questi strumenti operativi (accordi di programma, intese, reti) per metterli a disposizione di quelle realt… che hanno bisogno di sommare le risorse, le competenze e le energie che pure ci sono. Vi lascer• una bozza di questi accordi di programmi che si stanno sperimentando in molti territori del nostro Paese; nel nostro distretto socio-sanitario in Provincia di Foggia stiamo sperimentando questo accordo di programma che riguarda la definizione delle competenze delle scuole, degli Enti locali, delle ASL in materia di integrazione dei disabili, per verificare l'impegno di ciascuna di queste istituzioni, all'interno di un quadro che va indicato con molta precisione. All'interno di una situazione di integrazione il problema Š che ogni istituzione deve fare la sua parte e gli Enti locali sono impegnati a conquistarsi lo spazio che la riforma costituzionale d… loro come soggetti centrali delle politiche sociali nel territorio. A questo proposito per• c'Š la necessit… di seguire con molta attenzione la formazione delle leggi e la modifica della normativa esistente. Faccio soltanto un riferimento. Voi sapete che la legge Finanziaria di quest'anno ha previsto, all'articolo 35, la delega al Governo per la revisione dei criteri di certificazione dell'handicap per l'integrazione scolastica. Circola gi… una bozza di questo decreto in cui si vanno a riformulare anche le stesse composizioni dell'‚quipe multidisciplinare che presiedono all'elaborazione della diagnosi funzionale. Allora l'intervento non soltanto degli Enti locali, non soltanto dell'ANCI come noi stiamo facendo, ma anche delle associazioni come la vostra che hanno esperienza perch‚ l'hanno accumulata in tutti questi anni nel settore dell'integrazione, deve riguardare soprattutto questi momenti, perch‚ il rischio enorme Š che questi decreti, non obbediscono alla logica della competenza, alla logica di fornire servizi efficaci ed efficienti, ma obbediscono ad altre logiche; dove le ‚quipe multidisciplinari non prevedono quelle figure di cui avete parlato e che sono il frutto di esperienze accumulate in questi anni, ma prevedono invece la risposta ad organici esuberanti che hanno ancora le ASL e che non sanno come smaltire. Il lavoro quindi Š enorme e se riusciamo a lavorare insieme il percorso che ci ha portato finora a conseguire buoni risultati, potr… nel futuro renderli anche migliori. Carmine Gissi sindaco di San Ferdinando di Puglia e rappresentante dell'ANCI