1 TIFLODIDATTICA E AUSILI: QUALE RUOLO PER L'INTEGRAZIONE Giancarlo Abba Parler• di tiflodidattica e ausili ma voglio prima partire da questa considerazione: perch‚ chi non vede fondamentalmente pu• andare a scuola alla pari degli altri? Perch‚ possiamo parlare di pedagogia, metodologia didattica, pensando ai nostri allievi disabili visivi? Perch‚ esiste il Braille. Parlare del Braille oggi, significa, se mai vi fosse qualche dubbio, partire dal passato, certo - e da questo convegno [nota: Il Braille, strumento e valore universale di istruzione, di cultura e di integrazione. Catania, 2 - 3 dicembre 2002.] Š emerso il perch‚ - ma significa anche stare nella contemporaneit… e guardare al futuro e la prova ci viene fornita dall'importanza del Braille anche nel settore informatico: ad esempio, il display Braille a otto punti. Dal Braille, che meglio di ogni altra soluzione Š pienamente coglibile dal tatto, parte tutto il nostro discorso. Possiamo parlare di educare alla tattilit…. Toccher• la problematica dei sussidi didattici per non vedenti che coinvolge in larga misura il mondo della scuola ovvero lo sviluppo, inteso nel suo insieme (cognitivo-comunicativo, affettivo-relazionale), del bambino/ragazzo non vedente. La storia della tiflologia Š lunga; nel nostro paese ci sono stati dei padri fondatori, veri e propri intellettuali dell'educazione, non vedenti che hanno svelato al mondo come, attraverso determinati percorsi, metodologie e scelte didattiche, sia possibile costruire un apparato pedagogico volto a portare il non vedente a conquiste culturali alla pari degli altri. Chi vi parla ha avuto la fortuna di insegnare a ragazzi non vedenti nella scuola integrata per molti anni e l'esperienza mi dice che questa affermazione Š vera. Conquiste culturali alla pari degli altri, ognuno con le sue specifiche potenzialit… e possibilit…, ciascuno con la sua intelligenza. Ma quando affermo "ciascuno con le sue potenzialit…" sottendo una considerazione altrettanto importante di tipo pedagogico. Bisogna mettere il non vedente nella condizione di sfruttare al meglio le sue potenzialit…. Questo Š possibile, non Š utopia. Come? Quello che si afferma Š l'uguaglianza delle opportunit…. Questo Š un tema centrale nel dibattito tiflopedagogico, e non solo, sia per quanto riguarda i valori dell'integrazione che per i percorsi formativi ed educativi. Anzi Š proprio in campo educativo che tale affermazione si articola in una molteplicit… di aspetti. Sgombriamo il campo da luoghi comuni. Intanto non significa che gli individui siano uguali. Ô la scuola che deve lavorare perch‚ tutti gli allievi (compresi quindi i disabili visivi), vengano posti nella condizione di uguaglianza. Perch‚ gli esseri umani sono, fortunatamente, diversi. La diversit… non ci divide. La scuola, oggi, Š scuola delle differenze, non dell'uniformit…. Allora, uguaglianza in che senso? Ô importante, opportuno cercare di mettere tutti sulla stessa linea di partenza. Ô cosŤ? Chi avr… pi— fiato, polmoni, muscoli, ecc. andr… pi— lontano, alla stregua di un atleta. Siamo nel giusto ragionando in questo modo? No! Qui prevale l'aspetto della competizione non dell'uguaglianza. Ô vero che si parla anche di sana competizione ma almeno non rendiamola istituzionale! Allora proviamo a formulare la proposizione in questo modo. Bisogna eguagliare l'andatura, cercare di eguagliare l'andatura. Come lo starter davanti ai cavalli da corsa. Cosa significa? Significa tener conto dei tempi e delle modalit… per costruirsi questa andatura e ci• introduce alle tematiche della metodologia e della didattica, degli strumenti necessari per i disabili visivi per "farsi l'andatura". Per cercare di eguagliare l'andatura, di essere al passo con gli altri, occorre mettere in campo l'apparato della specificit… della tiflodidattica che non Š didattica "altra", Š didattica con aspetti differenziati nella scuola di tutti. Ô didattica a valenza integrata. Ci sembra corretto ragionare in questo modo perch‚ non dimentichiamo che la scuola quando non pu• lavorare bene con i disabili pu• anche dare il via a fenomeni cumulativi di insuccesso. In pedagogia si parla anche di discriminazione positiva. Dobbiamo fare discriminazione positiva. Incoraggiare un po' di pi— chi necessita di supporti in pi—. Si dice: dare di pi— a chi ha di meno. Qui non si tratta di dare di pi— ma di dare ci• che serve. Sul piano strumentale molto di "ci• che serve" esiste gi…. Esiste un apparato di materiali didattici che aiutano il non vedente nel suo percorso scolastico. In questo senso ci sembra opportuno parlare di privilegio della specificit…, dove per specificit… si intende mantenere "in focus" le procedure, le metodologie, le strategie didattiche pi— opportune per far raggiungere al bambino, al disabile visivo, i risultati attesi anche attraverso l'utilizzo di ausili didattici specifici; perch‚ i risultati sono raggiungibili. Dobbiamo ricordare che i ciechi hanno una storia pedagogica da difendere e una realt… tiflopedagogica da proiettare nel futuro. Quando il discorso smette di essere formale e si misura con le varie soluzioni concrete nascono i problemi connessi ai modi differenti di interpretare l'azione della scuola, della formazione, dell'educazione. Parlare di tiflodidattica non significa ridurre il problema alla semplice operativit…, al semplice "si fa cosŤ" escludendo una concezione tiflopedagogica che deve guidare nel suo insieme l'azione educativa. Certo la didattica non possiamo pensarla al di fuori dei luoghi in cui questa si traduce: la scuola. Noi parliamo di una concezione tiflopedagogica dinamica, aperta al problematico, considerata in contesti attivi e a forte valenza integrata. In poche parole pensiamo ad una scuola che crede in quello che fa, che mette in pratica i principi dell'integrazione. L'azione autentica della tiflopedagogia deve tener conto dei mutamenti innovativi che si agitano dentro la scuola affinch‚ il processo di crescita dell'alunno sia il pi— possibile attivo e non passivo, abbia un'impronta educativa e non meramente addestrativa. Un processo di crescita caricato cioŠ di significati intellettivi, affettivi, relazionali. L'integrazione non pu• esser intesa solo come buona accoglienza (gi… importante comunque), deve essere supportata da interventi e metodologie adeguate. Il disabile visivo non pu• solo convivere con gli altri, deve sviluppare percorsi di crescita definiti. L'integrazione si delinea nei suoi significati tutti i giorni di scuola, non solo attraverso i buoni propositi di inizio anno. Bruno Bettelheim disse: "l'amore non basta". Bisogna conoscere per educare; il disabile visivo richiede una attenzione in pi—, perch‚, ad esempio, i difetti della comunicazione in classe si riverberano sugli esiti. Ovvero Š necessario che l'insegnante sia un buon comunicatore, che lo sia la scuola nel suo insieme. Strategie sbagliate appesantiscono l'incidenza dell'handicap sull'individuo. Mettono in risalto l'handicap e non il soggetto. Esasperano il limite e non i processi per aggirarlo/superarlo. Spesso atteggiamenti di rifiuto da parte dei ragazzi disabili visivi sono dovuti a una non corretta comunicazione e non tanto alla condizione della mancanza della vista. L'insegnante deve essere un buon comunicatore, e se cosŤ non Š molto di ci• che si insegna va perso. La buona comunicazione, insieme ad un percorso didattico efficace, contribuisce a creare presupposti positivi, risposte positive, partecipative. Prima viene il bambino, il ragazzo, la persona, poi la disabilit…. La pedagogia, la tiflopedagogia non ci insegnano ad essere buoni ma ad essere razionali, a considerare la realt… della minorazione e da lŤ partire per l'azione formativa. L'apprendimento pu• essere inteso come capacit… di adattarsi all'ambiente, alle situazioni, come capacit… di risolvere problemi, come capacit… di operare autonomamente. Allora l'ambiente Š uno dei primi "abecedari". Chi non vede va verso la conoscenza del mondo con gli strumenti che ha. Augusto Romagnoli parlava di parallelismo dei mondi sensoriali per cui anche gli altri sensi offrono informazioni, sono portatori di linguaggi. Romagnoli non viveva nell'era multimediale, per• questa affermazione Š ancora carica di valore. Gli altri sensi permettono la conoscenza, aprono la strada alla conoscenza e quindi all'apprendimento. Tutti gli altri sensi, grazie ad adeguati interventi educativi, possono sviluppare e possono portare al raggiungimento di abilit…, comportamenti, competenze cognitive, partendo, per esempio, dalla esperienza dell'ambiente, dal mondo che ci circonda. Il processo di apprendimento parte dalla ricezione che, per il disabile visivo, Š fondamentale e partecipativa. Se Š vero che la scuola Š una realt… formativa in cui l'allievo Š soggetto del processo di crescita, allora Š anche vero che tutto ci• che facilita i processi di partecipazione e apprendimento va intensamente ricercato. Abbiamo parlato del ruolo dell'insegnante, del suo ruolo nella gestione dei percorsi cognitivi, e non solo. Nella complessit… di tale compito, l'insegnante quali supporti ha? Quali facilitatori? Accompagnato da cosa? Uno di questi "facilitatori" Š rappresentato proprio dal materiale didattico. Attraverso l'uso di materiali pensati per lui, l'allievo disabile visivo viene messo nella condizione di sentirsi "parte attiva" del suo processo di sviluppo. I materiali sollecitano la sua educazione alla scoperta, alla curiosit…. Non sono solo per quel momento determinato in cui vengono utilizzati ma perseguono anche obiettivi pi— generali come, ad esempio, lo sviluppo della capacit… di esplorazione tattile. Intanto Š importante sottolineare che i sussidi didattici per disabili visivi sono progettati e realizzati nel rispetto delle modalit… conoscitive dei soggetti a cui sono dedicati. Pu• sembrare banale, ma diciamolo: il bambino non vedente Š un bambino come gli altri. Diverso Š, per alcuni aspetti, il suo modo di approcciarsi alla realt…, di conoscere la realt…. I sussidi costituiscono un valido aiuto per gli insegnanti che operano ogni giorno in aula con disabili visivi. Sono materiali centrati sulle modalit… esplorative della percezione tattile, sviluppano le capacit… di rappresentazione immaginativa del mondo oggettuale e di apparati simbolici. Debbono contribuire alla elaborazione di processi di astrazione. Anche attraverso i materiali didattici si contribuisce ad avvicinare il non vedente al punto di partenza degli altri ovvero ad uguagliare l'andatura. Scopo fondamentale Š quello di far raggiungere, a chi non vede, gli stessi obiettivi fissati nei curricoli della scuola di tutti. Il materiale didattico per disabili visivi si configura come specifico per la minorazione ma deve "parlare" un linguaggio didattico comune. Quando si fa didattica con un non vedente, Š bene ricordarlo, siamo nell'alta specializzazione, siamo nella ricerca delle soluzioni, in sostanza siamo nella dimensione di chi lavora per facilitare l'apprendimento. Ma quando l'insegnante si trova ad usare tali sussidi scopre che i processi cognitivi, gli obiettivi da conseguire, sono gli stessi obiettivi stabiliti per tutto il gruppo classe. Gli insegnanti sono sostenuti nel loro lavoro dalle schede didattiche che accompagnano i materiali didattici, schede che traducono la specificit… in operativit…. Sviluppare strategie operative. Queste vanno insegnate. Quando costruiamo materiale didattico per non vedenti siamo guidati da criteri didattici condivisi che si trasferiscono in ambito tiflologico. Dalla considerazione dell'importanza che riveste per il non vedente l'esperienza concreta nella realt… scaturisce la possibilit… di evoluzione di un linguaggio adeguato sia sul piano relazionale sia su quello cognitivo. Successivamente, con parti di realt… rappresentate, si va verso il pensiero astratto e verso la rappresentazione mentale dei saperi. Il sussidio didattico si pone come strumento "adeguato", che incoraggia la partecipazione, mette in una condizione di parit…. Perch‚ facilita la comprensione. Si compiono le stesse operazioni che tutti compiono: lavorare per capire. All'inizio abbiamo detto "farsi la misura". Il supporto adeguato non pone immediatamente il senso dell'inadeguatezza. Il che Š un rischio. Si avvicina, Š adatto alle modalit… del conoscere del non vedente che trova nel tatto una fonte importantissima di informazioni, e non solo nel tatto. Incita allo sforzo ma non nega l'individuo, la persona. Consolida a fondo il principio del riconoscimento. Nel momento in cui la scuola propone un oggetto fruibile che aiuta la comprensione riconosce il soggetto con cui lavora. O meglio, nel momento in cui, per esempio, si mette il non vedente nella condizione di leggere e scrivere attraverso il Braille sancisco il suo riconoscimento come persona prima ancora che come allievo. Allo stesso modo ci• avviene quando fornisco sussidi di ausilio all'apprendimento adeguati. Chi non vede viene messo nella condizione reale di esprimere a s‚ e agli altri l'affermazione della propria individualit…. Ô un forte incitamento al mantenimento della motivazione. Sappiamo che il mantenimento dell'attenzione viene aiutato dal mantenimento del contatto visivo con lo stimolo percettivo. Nel bambino/ragazzo disabile visivo questa impossibilit… o difficolt… provoca una perdita di interesse (o attenzione) nei confronti dello stimolo. Allora il materiale didattico concepito con caratteristiche di immediatezza percettiva, posto sotto le mani dell'allievo in un contatto "intimo" svolge la funzione di collegamento, pone nella condizione dello "star dentro", costruisce il sentimento dell'esserci. Ô a tutti evidente che da questi discorsi non pu• essere esclusa una attenzione sul "modo" di fare scuola, sul "modo" di essere insegnante senza i quali ogni materiale, anche il pi— funzionale e organizzato, perde gran parte della sua validit…. L'insegnante ha il compito di rendere consapevole il soggetto del risultato positivo, del successo che deriver… dall'uso del sussidio stesso. La fatica, l'energia che Š richiesta sar… accettata dal bambino, dal ragazzo, se ha chiari i risultati positivi a cui perverr…. Ai nostri allievi disabili visivi Š sempre richiesta una competenza in pi—, a loro non Š permesso di "dare un'occhiata e via". Debbono sempre metter le mani. Anche il gruppo classe gioca un ruolo importante nell'accettazione dei sussidi. L'insegnante, nell'attivit… didattica, attento ai bisogni dell'allievo grazie anche ai sussidi didattici: ú Fa riflettere sulle specifiche modalit… dell'esplorare, del conoscere, del potenziamento dell'integrazione intersensoriale, in modo tale che il soggetto acquisisca consapevolezza percettiva. ú Fa riflettere sulle potenzialit… espressive e della verbalizzazione in modo tale che il soggetto acquisisca consapevolezza comunicativa. ú Fa riflettere sui dati, sulle esperienze percettive, sulle conoscenze, sulle abilit… e competenze in modo tale che il soggetto acquisisca consapevolezza cognitiva e metacognitiva. Pi— il soggetto acquista fiducia in se stesso, nelle proprie capacit… "alternative" come, ad esempio, l'utilizzo delle potenzialit… espresse dai sensi integri (udito-tatto-olfatto- gusto) pi— sar… capace di utilizzare strategie adeguate alla risoluzione di problemi mettendo in gioco le potenzialit… elaborative della mente. E non ultima, consideriamo la capacit… di interazione fra s‚ e gli altri. Il deficit visivo rimane, ma incider… meno sulle potenzialit… intellettive e su tutto l'insieme della personalit…. Possiamo dunque affermare che il supporto fornito dal sussidio didattico fonda un criterio di riferimento per affrontare l'integrazione, Š inserito nel processo di normalizzazione in quanto sollecita la scuola a confrontarsi con lo svantaggio e a lavorare per superarlo. Ô un modo, certo non l'unico, per combattere gli stereotipi, i pregiudizi che incartano la prassi quotidiana del fare scuola anche quando i principi, i valori etici degli adulti sono contrari alla discriminazione. Per accettare l'altro devo lasciarlo nella sua alterit…. Se nego l'alterit… nego l'altro. Integrazione non significa essere come l'altro, uguale all'altro. Significa raggiungere gli stessi traguardi salvando la potenza della creativit… individuale. Giancarlo Abba, direttore dell'Istituto dei Ciechi di Milano _______________________________