L'INTEGRAZIONE DEI FANCIULLI MINORATI DELLA VISTA NELLA SCUOLA ORDINARIA: STORIA, PROBLEMI E PROSPETTIVE* Silvestro Banchetti La persona priva della vista ha sempre posto, e spesso continua a porre ancor oggi, a chi vede, un complesso di problemi angoscianti a cui la leggenda, la superstizione, un'epidermica letteratura hanno fornito risposte quasi sempre prive di qualsiasi sostegno scientifico e di qualsivoglia intelligenza critica, anche se, non di rado, sono apparse come soluzioni ispirate ad un sentimento di simpatia. Gli uomini pi— sensibili, nonostante il tempo apparentemente disincantato e scanzonato in cui abbiamo il destino di vivere, continuano a chiedersi, come hanno sempre fatto fin dalla pi— remota notte della preistoria, che cosa mai sarebbe la loro esistenza se, d'improvviso, dovessero trovarsi privi di quel senso generale della vista, sulla cui efficienza hanno fondato ogni loro atto e, con esso, la conoscenza del mondo. Non Š quindi casuale che l'umanit…, dinanzi al tremendo fenomeno della mancanza della vista, si sia sempre adoprata ad escogitare le pi— bizzarre forme di prevenzione ed a ricercare le pi— fantasiose alchimie per la guarigione, ma solo molto tardi, alla fine del Secolo dei Lumi, si sia posta il problema relativo all'educabilit… dei non vedenti. Nell'inconscio dell'uomo, infatti, e nella sua memoria atavica, la cecit… ha sempre costituito il male pi— temuto: RapŤan gli amici una favilla al sole A illuminar la sotterranea notte. Perch‚ gli occhi dell'uom cercan, morendo, Il sole, e tutti l'ultimo sospiro Mandano i petti alla fuggente luce, canta il Foscolo. E, come l'inno pi— bello al sole, fra i tanti che i poeti hanno scritto, resta quello di Tommaso Campanella, che lo compose quando, nella Fossa di Sant'Elmo, per anni non pot‚ godere la luminosit… del pi— grande astro, cosŤ quello pi— intenso alla luce resta il canto con cui il poeta inglese John Milton gi… cieco, conclude il Paradiso perduto. Noi riteniamo che anche da questo sentimento dell'umanit… discendano le diffidenze e gli ostacoli che, in ogni tempo, hanno reso difficile l'integrazione dei non vedenti nel comune tessuto sociale, in quello che il Vico direbbe "il mondo civile degli uomini". Scrive Marshall Mc Luhan1: "estremamente importante, per l'uomo occidentale, Š la storia di come gli zoppi e gli storpi reagissero alla loro condizione in una societ… di guerrieri. Divennero cioŠ altrettanti specialisti". I ciechi, per la loro grave condizione sensoriale, non poterono raggiungere quei livelli e adeguarsi a quelle societ…, per cui furono ancor pi— emarginati. I fanciulli deboli, cioŠ, non tanto sono stati integrati nella societ…, quanto si sono dovuti sempre industriare, quasi per rendersi degni di venir accolti in essa. E questo sforzo, che nel secolo ventesimo i ciechi hanno compiuto in modo esemplare ed emblematico fino allo spasimo, Š consistito nel disperato impegno di appropriarsi delle tecnologie di cui disponeva e dispone la civilt…, non gi… per sublimare la loro umanit…, bensŤ, husserlianamente dicendo, per "mettere fra parentesi" la loro condizione di ciechi dinanzi alla societ… civile. Ô stata un'impresa argonautica, che Š costata sacrifici immani, quasi sempre vissuti nella drammatica forma dell'impegno personale, a causa dell'assenza di strutture adeguate, di servizi idonei, ma soprattutto di una coscienza, da parte della collettivit…, spesso colma di ammirazione per le prove fulgide di qualche singola figura che riusciva a raggiungere, con sforzo lancinante, la riva, ma sempre dimentica di quanti miseramente naufragavano nel pelago procelloso, restando indifferente alla loro tragedia. La societ… dei ben pensanti non si rese conto di quanto fosse umanamente costosa la mimetizzazione a cui i ciechi, per essere accolti nel suo seno, dovevano sottoporsi e soprattutto quanto fosse ingiusto che ad essi venisse imposta. I ciechi, in tal modo, per questa accettazione, dovevano pagare di persona un prezzo altissimo, quasi che fossero colpevoli del loro stato, di cui invece era sempre responsabile la societ… medesima, per la secolare incuria dell'igiene, delle strutture e quasi che dovessero, anche da parte della societ…, come da parte della mala sorte, subire una specie di punizione. L'integrazione dei ciechi nel contesto scolastico ed in quello sociale, avviata da Augusto Romagnoli fin dall'ultimo decennio dell'Ottocento, si fond• essenzialmente sul principio individuale dell'autoriscatto, che Š certamente necessario e imprescindibile, anzi prioritario, ma non pu• risultare sufficiente da solo se, nel contempo, non si sviluppa una parallela trasformazione della scuola e della societ…. L'integrazione, per•, non Š una sorta di premio che si concede a chi se ne sia reso degno, affrontando gli impervi sentieri del recupero personale, ma Š un diritto di tutti. Sembra opportuno, quindi, definire che cosa l'integrazione non Š, per poter evincere, in senso problematico, che cosa essa effettivamente sia. L'integrazione non Š il semplice "stare insieme", ma Š "vivere insieme", acquisendo una comune coscienza dei fini ed il reciproco senso di rispetto che non Š soltanto acquiescenza. Non basta il principio del "neminem laedere"; occorre applicare quello, ben pi— difficile, dell'impegno al potenziamento e alla crescita di s‚ insieme con gli altri. L'integrazione non si esaurisce neppure nella buona accoglienza, che la scuola e la societ… bene educate riservano a chi non vede, quasi preoccupate esclusivamente di non provocare altro dolore in chi tanto Š gi… stato colpito. La buona accoglienza Š un diritto di tutti. L'integrazione non si esaurisce nell'inserimento, che lascia distinti, quando non addirittura antinomici, i ciechi e i vedenti nella stessa classe. L'inserimento resta un episodio burocratico, fondato sul doveroso ed imposto ossequio alla legalit…, ma non giunge a trapassare da questa all'attiva e sentita legge morale, che Š tutta interiore. Esso Š quasi sempre "selvaggio", in quanto attuato in assenza di ogni supporto e si risolve spesso nel semplice travaso del cieco dalle strutture specializzate alla scuola comune. L'integrazione non si risolve nella compresenza fra ciechi e vedenti, in cui ciascuno viva da solo i propri problemi. Essa non si risolve neppure nella coazione, con cui il legislatore obbliga la scuola ad accogliere i fanciulli in difficolt…. Di l… dal diritto, che ha una forza cogente, occorre sempre far capo al concetto di persuasione, altrimenti l'integrazione rimane un puro inserimento. Lo stare insieme, la buona accoglienza, l'inserimento attentamente curato, la compresenza e anche l'aspetto cogente del diritto positivo costituiscono tanti momenti che compongono il processo d'integrazione, senza cui questo si ridurrebbe ad un'idea evanescente. L'integrazione, per•, rimane un problema ben pi— complesso di quanto non indichino questi singoli momenti e anche la loro somma aritmetica. Essa infatti implica, per il suo concreto attuarsi, non solo un "corpus iuris", ma un profondo, radicale ripensamento, da parte dell'umana creatura, del suo significato, del suo senso del mondo e della storia, della sua destinazione finale. Di l… da episodi sporadici precedenti, l'integrazione dei ragazzi ciechi nella scuola ordinaria venne intuita come esigenza pedagogica da Augusto Romagnoli che, in "Ragazzi ciechi"2, scriveva: "L'ideale sarebbe che venissero educati coi loro coetanei vedenti, ma i tempi non sono maturi". Nello spirito della riforma Gentile, una fondamentale ordinanza ministeriale del 1924 disciplinava l'atto integrativo, prevedendo che i ragazzi ciechi potessero "frequentare la scuola comune fin dalla quarta elementare", dopo cioŠ che, in strutture appropriate, avessero raggiunto la normalizzazione sensoriale e la padronanza disinvolta dei sussidi tiflodidattici. E non Š casuale che gli istituti diventassero Enti di educazione 3. Augusto Romagnoli, presentando nel 1926 il volumetto "I ragazzi ciechi nella scuola elementare comune"4, faceva riferimento a queste nuove istituzioni che affiancavano le famiglie e la scuola ordinaria. Per molte ragioni storiche, politiche, sociali e pedagogiche l'intuizione originale e originaria del Romagnoli venne rapidamente appannandosi e, al contrario, si ebbe il potenziamento delle scuole speciali 5. L'esigenza dell'integrazione si affacci• con i fermenti del 1968 e avvi• il suo completamento con la legge 360, dell'11 maggio 1976, che prevedeva il principio dell'opzionalit… e, soprattutto, con la legge 517, del 4 agosto 1977, che, negli articoli 2 e 7, sanciva il principio dell'integrazione nella scuola ordinaria di tutti i fanciulli in difficolt… fin dalla scuola materna. Trattasi di un principio sacrosanto, le cui modalit… di attuazione, tuttavia, restano incerte, inadeguate e non sempre criticamente vagliate dall'angolo visuale della tiflologia, soprattutto per quel che si riferisce alla formazione degli insegnanti di sostegno che si va facendo viepi— evanescente, nonch‚ all'uso didatticamente razionale dei sussidi didattici, di cui spesso, a causa di una preparazione quanto mai generica, gli stessi insegnanti non avvertono e non fanno avvertire la necessit… affinch‚ l'alunno minorato della vista possa raggiungere il potenziamento compensativo. Oggi, dopo la rifioritura della Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi, molte nostre istituzioni si stanno trasformando in centri erogatori di servizi, indispensabili soprattutto l… dove i poteri pubblici o mancano o sono inadempienti. Un notevole contributo hanno recato i sedici Centri di Consulenza Tiflodidattica creati dalla Biblioteca Italiana per i Ciechi e dalla stessa Federazione che, al fine di sensibilizzare la scuola ordinaria alla problematica tiflologica, ha dato vita ad una mostra itinerante dei sussidi didattici. Di particolare rilevanza tiflopedagogica e civile Š l'iniziativa, assunta dalla Federazione, di distribuire il materiale didattico a tutti gli alunni con minorazione visiva. L'integrazione Š una processualit… plurilaterale, attraverso cui ciascuno impara a rispettare, completandola, la diversit… altrui, nell'atto in cui viene rispettato nella propria. Essenziale Š che la diversit… non sia causa di emarginazione e di discriminazione. Si comprende come in tal modo sia quanto mai errato giudicare l'integrazione come una questione che inerisce esclusivamente la presenza di un fanciullo in difficolt… nella scuola comune. Sarebbe erroneo pensare che in una realt… scolastica, in cui non siano presenti alunni in difficolt…, l'atto integrativo non sia necessario o che si realizzi per processo naturale e spontaneo. La vera scuola, infatti, Š sempre scuola dell'integrazione, in quanto Š l'occasione per il superamento degli individualismi e dei particolarismi. Una vita scolastica fondata esclusivamente sul rapporto maestro-scolaro in senso idealistico, non favorisce l'integrazione, giacch‚ pecca di rigidit… e si ispira ai principi dell'emulazione, della competizione e della selettivit…. L'apprendimento, in tale contesto, non rispetta le capacit… personali, ma d… luogo a una tensione agonistica, da cui non pu• che nascere una inesorabile emarginazione dei pi— deboli. La diversit… psicologica o sensoriale non viene accolta quale occasione per un discorso didattico, dal quale possano trarre giovamento la cooperazione e la collaborazione del gruppo scolastico, ma diventa fomite di discriminazione. L'integrazione fa sŤ che la classe implichi la presenza attiva di tutti gli alunni e, ad un tempo, di ciascuno di essi. L'obiettivo dell'integrazione scolastica pu• naturalmente prescindere dalla presenza dell'alunno in difficolt…, giacch‚ costituisce una premessa organizzativa e metodologica. La compresenza del fanciullo cieco nella scuola ordinaria insieme con i compagni vedenti costituisce indubbiamente la "condicio sine qua non" perch‚ si avvii l'atto integrativo, ma di per s‚ non garantisce n‚ la piena integrazione, n‚ tanto meno la formazione armonica e la realizzazione umana del soggetto. La scuola, invece, deve proporsi, come obiettivo fondamentale, la formazione integrale della persona umana, nel senso indicato dal Maritain che implica non solo la plurilateralit… herbartiana e l'onnilateralit… marxiana, ma anche il graduale stimolo ad avvertire un'esigenza metafisica. La sfera, in cui la mancata correzione delle conseguenze connesse alla cecit…, pu• pi— facilmente produrre gravi deformazioni, Š costituita senza dubbio dall'affettivit…, cioŠ da tutta la vasta area del mondo emozionale. La visione unitaria della personalit… implica che, crescendo armonicamente la dimensione cognitiva del bambino cieco, anche quella affettiva si svolga secondo un equilibrio che Š destinato a diventare il tratto caratteristico di tutta la vita della persona non vedente. Sull'educazione affettiva del bambino cieco molti pericoli incombono, che si riconducono al senso di colpa sofferto dai genitori, al sentimento di angoscia, di frustrazione, ai conflitti pi— profondi che allignano nell'inconscio, alle tendenze conseguenti all'iperprotezione e al suo opposto. Un'incompleta formazione cognitiva Š resa oggi ancor pi— potenziale ed anche pi— frequente per il dilagante spontaneismo naturalistico, per il lassismo della scuola e per la prevalente disattenzione verso i pi— elementari postulati della didattica tiflologica. Non di rado, nella scuola, a qualunque bambino, e quindi anche a quello cieco, non si richiede il massimo di cui sarebbe capace, ma il minimo indispensabile. Questa circostanza, come provoca irreparabili discrasie nell'ambito della relazione con il mondo esterno, cosŤ non pu• non riflettersi nella sfera dell'equilibrio interiore. Il primo e pi— sicuro rapporto, che ogni uomo deve saper instaurare, infatti, Š con se stesso, a cui segue, quale logica conseguenza, quello con gli altri, avvertiti non come limite al proprio indiscriminato agire, ma come valori positivi, a cui potersi fiduciosamente riferire. Il Personalismo educativo riconquista il significato positivo dell'alterit…, non riconoscendo valore pedagogico alla tremenda affermazione di Sartre ne "La porta chiusa": "L'inferno sono gli altri". A questi due rapporti segue quello con le cose, che tanto maggior senso assumono, in quanto l'uomo sappia asservirle ai suoi bisogni anzich‚ venirne assoggettato. Della reale condizione relativa al visus l'educatore deve saper tenere conto, poich‚ altrimenti le insufficienze cognitive si riverbereranno nella sfera affettiva, provocando una personalit… o apatica, o aggressiva e, comunque, n‚ serena, n‚ capace di rasserenamento, in quanto ineluttabilmente serrata nel minuscolo mondo di una cecit… abbandonata a se stessa. Ci pare opportuno quindi ribadire che, per l'educazione integrale di un bambino cieco, non basta che gli si faccia apprendere l'uso tecnico della strumentazione tiflologica, n‚ Š sufficiente curare la sfera intellettuale, come gi… avveniva nelle migliori scuole speciali, ma occorre un'educazione che si rivolga a tutta la persona nella sua integralit…. Ô opportuno, anche se difficile, non incorrere in una fede acritica nel miracolismo della tecnologia. Non concordiamo con quanto, nel 1969, scriveva Marshall Mc Luhan, quando affermava che: "chi semina il dente di drago di una nuova tecnologia, raccoglie la tempesta di una nuova violenza". Ci inducono invece ad attenta riflessione sui pericoli di quella che viene detta "mistica della macchina" le pagine suggestive di Marx, di Bergson e di Kafka. Grave Š ed emarginante la non conoscenza dell'uso relativo alla meravigliosa strumentazione che, impensabile fino a pochi decenni fa, ha positivamente rivoluzionato la vita del cieco, dilatandone gli orizzonti conoscitivi e rafforzandone indicibilmente l'autonomia. Trattasi di potenti mezzi che, proprio in ragione della loro potenza, esigono una tanto pi— sostanziosa formazione integrale, capace di far avvertire a ciascuno che, di l… dalla capacit… impersonale della macchina, deve sempre trionfare quella che i maggiori teorici del Personalismo educativo hanno detto "la possanza dell'io". Ô evidente che le nuove tecnologie implicano altresŤ un particolare problema didattico, capace di far sŤ che il cieco non le avverta come una sorta di triaca che annulla la cecit…, ma restano strumenti che gli rendano sempre pi— possibile l'educazione come colloquio non con la macchina, ma con gli altri uomini. In una scuola saggiamente attiva le discipline non sono il fine dell'apprendimento (id quod), bensŤ gli strumenti attraverso i quali la persona dell'alunno si viene globalmente formando (id quo). Quando un cieco sia stato formato nel rispetto della sua condizione sensoriale, della didattica che ne consegue e nella consapevolezza che realisticamente la minorazione impone, la sua personalit… sar… equilibrata anche sotto il profilo affettivo. A tal fine occorre un'educazione che preveda non soltanto l'apprendimento scolastico, ma ambiti troppo spesso disattesi. Si comprender… perci• quanto fosse pedagogicamente originale Augusto Romagnoli quando, avendogli chiesto la Regina Margherita che cosa avesse insegnato alle cinque fanciulle cieche che gli erano state affidate, rispose: "Ho insegnato loro a giocare". Il gioco, cioŠ, che per i fanciulli integri di sensi Š naturale e spontaneo, per il fanciullo cieco diventa oggetto di educazione, assumendo in s‚ un vasto momento di esercizio educativo. Per il conseguimento di una formazione integrale nella scuola ordinaria, molte e vistose sono le carenze: Š insufficiente il numero dei Centri di Consulenza Tiflodidattica. Manca un'adeguata preparazione per le famiglie, per i nidi e per la scuola materna dove, essendo carente un'adeguata educazione manuale, molti bambini sono destinati ad avere sempre quelle che Selma Fraiberg dice "mani cieche". Scarseggia personale specializzato che, anche in forma itinerante, sappia e possa intervenire con tempestivit… dove la minorazione visiva ha colpito. Manca un'adeguata assistenza parascolastica e postscolastica, capace di alleggerire la famiglia da oneri sempre crescenti. Ô grave la mancata consegna nei dovuti tempi scolastici dei libri in Braille o in caratteri ingranditi, giacch‚ provoca inevitabili frustrazioni e ulteriori emarginazioni. Ô troppo vistoso il conflitto di competenze fra Enti diversi, che conduce alla paralisi. Non si Š soprattutto affermato nella coscienza di tutti il convincimento, che Š morale prima che giuridico, che anche il minorato della vista Š persona e che la persona (dal greco pr•sopon) non gi… ha, ma Š valore, che trascende ogni forma di funzionalismo esorbitante, anche quello intellettualistico. E la persona Š sacra anche l… dove la carne Š offesa, dove il muscolo Š rattrappito, dove l'orecchio Š anacusico, dove l'occhio Š spento e anche l… dove la mente Š ottenebrata. Non Š allignato nella coscienza di tutti che anche la sofferenza pu• essere un valore se diventa motivo di catarsi personale e collettiva. Torna attuale allora la pagina di Augusto Romagnoli 6, dove si opera la differenza fra la "compassione" che, in quanto "cum pati", cioŠ soffrire insieme, affratella gli uomini nel comune dolore e il "compatimento", che Š il disagio di cui i ciechi hanno sofferto per il pervicace pregiudizio che solo una spirituale rigenerazione, una paolina "met…noia", una umanistica "renovatio" possono correggere. Come bene avverte il Romagnoli, anche i ciechi, se siano bene educati e rieducati, non solo si mostreranno pronti a ringraziare per i molti doni che ricevono, ma saranno altresŤ capaci, anch'essi, di dare il frutto della loro meditazione sulla sofferenza e della dignit… coraggiosa con cui hanno saputo affrontare gli impervi sentieri di una societ… sempre pi— distratta dal caleidoscopio di impressioni epidermiche. La cecit… non Š n‚ una catastrofe irreparabile n‚ una malattia cronica, ma una grave menomazione sensoriale superabile rispettando tempi e modi di intervento. L'integrazione, per•, non Š un "sistema", ma una "sistemazione", giacch‚ il suo attuarsi non Š mai concluso, bensŤ si ripresenta sempre nuovo, altri essendo ogni giorno i soggetti da integrare, la comunit…, la scuola. Questa amara constatazione, tuttavia, non deve condurci all'esistenzialistico senso dello scacco o alla rinuncia, ma sollecitarci ad attingere sempre pi— fresche energie per tanto alto impegno. Dobbiamo diffidare di quanti fanno assegnamento esclusivamente sul volonteroso fervore iperattivo, negando spazio alla riflessione, e soprattutto a una didattica appropriata. Dobbiamo per• paventare anche la facile indulgenza alla retorica del sentimento, in un ambito che, anzi, esige una ragione sempre pi— prensile, pi— critica e pi— problematica. L'insegnamento non si riduce mai al catechismo delle domande e delle risposte, tipico della didattica normativa di matrice positivistica. Non Š didatticamente possibile chiedere soltanto di conoscere il come (know how) giacch‚ il metodo Š un problema che si personalizza e che non pu• prescindere dalla quotidiana inventiva magistrale. Ai tanti teorici della pedagogia edificatoria ricordiamo quello che scriveva Kant quando ammoniva che il sentimento commuove fino alle lacrime, ma che niente al mondo si asciuga pi— rapidamente delle lacrime. Di l… dalla didattica normativa e dalla retorica che conduce all'estemporaneit…, l'integrazione implica una didattica situazionale che faccia conseguire almeno tre obiettivi: il potenziamento delle funzioni senso-percettive residue; lo sviluppo della funzione immaginativo-motoria e l'acquisizione di una solida competenza comunicativa e relazionale. In tal modo si realizzeranno un solido apprendimento e la formazione di una vasta intelligenza capace di far sŤ che il soggetto si orienti con disinvoltura in situazioni nuove o ritenute tali. La formazione integrale condurr… l'alunno cieco a provare il piacere di essere con gli altri, di rendersi loro utile, di manifestare la propria amabilit…, di saper gettare le premesse per il costituirsi del senso di collaborazione e del sentimento dell'amicizia. Da Nicholas Saunderson a Maria Teresa Von Paradis, da Augusto Romagnoli a tanti ciechi dei nostri giorni, molti sono coloro che, pur privi della vista, hanno stupito gli altri con qualche particolare abilit… e sono riusciti a far avvertire la loro presenza e le loro peculiarit…. Questo traguardo, che fu di pochi, pu• diventare di tutti. Per essere accolti e riconosciuti integralmente nella propria dimensione umana, per•, occorre imparare, a nostra volta, ad accogliere e riconoscere l'intima umanit… dell'altro. Quando questo spirito innovatore sar… riuscito a permeare la scuola e a far sŤ che si superino le varie forme di diffidenza e di ostilit…, si recher… un prezioso apporto anche al costituirsi di una societ… civile in cui ciascuno, quindi anche colui che non gode della pienezza del proprio essere, sia innanzi tutto uomo fra gli uomini e non continui a prevalere il segno della minorazione su quello ben pi— alto e a tutti comune dell'umanit…. Silvestro Banchetti docente di pedagogia alla facolt… di Lettere e Filosofia dell'Universit… degli Studi di Bologna * Intervento al Convegno "Le prospettive dell'integrazione scolastica dei minorati della vista nella scuola dell'autonomia", Assisi, 21 ottobre 2003, organizzato dalla sezione di Assisi dell'Unione Italiana dei Ciechi, con il finanziamento della Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi e del Consiglio Regionale Umbro dell'Unione Italiana dei Ciechi. 1 Gli strumenti del comunicare, Garzanti, Milano, 1967, capitolo VII. 2 Zanichelli, Bologna, 1924; Armando, Roma, 1974. 3 R. D. 30 dicembre 1923, n. 2841. 4 Federazione Nazionale Istituzioni Pro Ciechi, 1926; ristampa 1996. 5 Legge 1463 del 26 ottobre 1952. 6 Dalla piet… alla scienza, in Nuova Antologia, 1ř luglio 1908. 9