I PROCESSI DELLA PERCEZIONE E DELLE RAPPRESENTAZIONI APTICHE. IMPLICAZIONI PER LA COMPRENSIONE APTICA DELLE OPERE D'ARTE DA PARTE DEI MINORATI DELLA VISTA* Yvette Hatwell 1. Importanza dei movimenti esplorativi La percezione aptica Š caratterizzata dal fatto che si tratta di una percezione di contatto e che, di conseguenza, il legame che unisce percezione ed azione Š molto pi— saldo di quanto non sia in altre modalit… percettive. Infatti, i movimenti esplorativi svolgono un ruolo determinante nell'accesso alle propriet… degli oggetti. 1) Innanzi tutto, tali movimenti sono indispensabili per estendere il campo percettivo del tatto, che Š sensibilmente pi— ristretto di quello della visione. Essi introducono quindi necessariamente una componente temporale alla percezione aptica, rendendo quest'ultima assai pi— lenta e successiva alla percezione visiva. 2) Tali movimenti possono limitarsi al lato interno dell'indice di un solo dito, oppure possono riguardare l'intera mano, o ancora entrambe le mani assieme. Ci• significa che la dimensione del campo percettivo aptico pu• variare a seconda della volont… del soggetto: questo campo percettivo pu• essere ridotto alla superficie interna dell'indice, oppure assumere maggiori dimensioni quando entrambe le mani sono all'opera contemporaneamente. Il soggetto ha quindi la possibilit… di scomporre l'oggetto apticamente in tutte le sue pi— piccole parti e percepire soltanto una di queste. Chiaramente, non esiste nulla di paragonabile nel sistema visivo, in cui il campo visivo ha una dimensione fissa sulla quale il soggetto non Š abilitato ad intervenire. 3) Inoltre, questi movimenti esplorativi manuali sono specifici della propriet… da percepire, come Š stato mostrato (Lederman & Klatzky, 1987, 1993). CosŤ, lo strofinamento laterale della superficie Š necessario per percepire la struttura di un oggetto rigido, il sollevamento Š necessario per il peso, la pressione Š necessaria per poter valutare la consistenza di un materiale, l'avvolgimento e lo scorrimento dei contorni sono necessari per percepire la forma e le dimensioni, ecc. Si tratta chiaramente di movimenti intenzionali che devono essere programmati e gestiti dal soggetto, e se tali movimenti non verranno eseguiti, allora queste propriet… non saranno percepite, o, in ogni caso, non nella maniera corretta. Ô quanto Š emerso (Hatwell, 1995) da una ricerca condotta su bambini di 7 e 9 anni ai quali Š stato chiesto di esplorare alcune forme geometriche per poterle in seguito riconoscere. Ma, durante il test, Š stato loro chiesto non soltanto di riconoscere queste forme, ma anche di dire se queste avessero una superficie ruvida o liscia. La percezione della superficie si Š rivelata pessima per i bambini di entrambe le et…, in parte perch‚ durante la fase di presentazione non sono stati eseguiti i movimenti esplorativi appropriati. Al contrario, quando lo stesso compito Š stato presentato in forma visiva sostituendo la consistenza della superficie con dei colori, l'indice di successo Š stato totale. In questo modo possiamo vedere che la percezione aptica implica una forte componente cognitiva, dato che poggia su una selezione ed una programmazione dei movimenti esplorativi. Il che spiega perch‚ si osservi un'evoluzione nettissima delle strategie esplorative manuali durante lo sviluppo del bambino. 4) Infine, tali movimenti sono in parte incompatibili tra di loro, ossia non possono essere eseguiti simultaneamente (Lederman & Klatzky, 1993). Infatti, non Š possibile eseguire contemporaneamente, ad esempio lo strofinamento laterale delle superfici e lo scorrimento dei contorni. Tali movimenti devono essere successivi, il che aumenta la sequenzialit… e decisionalit… del tatto accentuando ulteriormente la lentezza legata al recepimento dell'informazione aptica. Analizziamo ora quelle che sono le conseguenze delle peculiarit… del processo esplorativo aptico sulla percezione aptica delle propriet… degli oggetti. 2. Percezioni e rappresentazioni aptiche delle propriet… degli oggetti 2.1 Le propriet… spaziali L'accesso alle propriet… di forma, dimensione, orientamento, distanza, ecc., esige procedure esplorative lente e costose. Ô per questo motivo che le performance tattili in questo campo sono sensibilmente inferiori a quelle della visione dal punto di vista qualitativo: soglie di discriminazione, numero di errori, durata del processo, ecc. Ô quanto hanno dimostrato numerosi scritti degli ultimi vent'anni (per una rassegna, cfr. Gentaz & Hatwell, in fase di stampa; Hatwell, 1986; Hatwell, Streri & Gentaz, in fase di stampa). Ma ci• che conta ancor pi— di questo aspetto qualitativo, Š che le modalit… di codificazione non sono le stesse nella visione e nel tatto. Ad esempio, nella percezione dell'orientamento, Gentaz & Hatwell (1995, 1996, 1998, 1999) hanno evidenziato il ruolo degli indici gravitazionali forniti dal braccio quando quest'ultimo si sposta in aria durante l'esplorazione e lotta quindi contro tali forze gravitazionali. Quando questi indici gravitazionali sono presenti, l'elaborazione dell'orientamento segue processi analoghi a quelli della visione, prendendo quindi come norme di riferimento gli assi euclidei definiti dalla verticale gravitazionale e dall'orizzontale. Ma quando tali indici sono assenti o deboli, come quando il braccio Š appoggiato sul tavolo durante l'esplorazione sul piano orizzontale, gli orientamenti sembrano percepiti attraverso una codificazione della sequenza dei movimenti esplorativi piuttosto che da un'elaborazione spaziale riferita alle coordinate cartesiane verticale e orizzontale. Millar (1994) ha osservato inoltre una codificazione dei movimenti durante l'esecuzione dei compiti di localizzazione spaziale nei ciechi congeniti (bambini e adulti). Allo stesso modo, Lederman, Klatzky, & Barber (1985) hanno dimostrato che gli adulti ciechi completi valutano la distanza euclidea tra due punti tenendo conto della lunghezza del percorso effettuato per andare dall'uno all'altro: se tale percorso comporta deviazioni, la distanza euclidea tra questi punti Š sovrastimata in proporzione alla lunghezza della deviazione eseguita, e tale sopravvalutazione Š pi— sensibile nei ciechi precoci che in quelli tardivi. Questo insieme di osservazioni ha condotto molteplici autori a concludere che il tatto sia meno atto della visione alla percezione delle propriet… spaziali dell'ambiente (Freides, 1974; Hatwell, 1986; Hatwell, Streri e Gentaz, in fase di stampa; Klatzky & Lederman, in fase di stampa; Lederman & Klatzky, 1993; Pick, 1974) e che, in questo campo, vi sia un netto predominio visivo. Ci• appare con chiarezza in situazioni di conflitto percettivo visivo-tattile, in cui i dati visivi e quelli tattili sono resi artificialmente discordanti. Quando tale conflitto interessa una propriet… spaziale quale la forma, la lunghezza o la localizzazione, i soggetti manifestano una tendenza alla "cattura visiva", in altre parole essi tengono poco conto dei dati tattili e basano il loro giudizio percettivo principalmente sui dati forniti dalla visione, soprattutto quando il test Š un test visivo. Quando il test Š tattile, troviamo talvolta risposte di "compromesso" in cui la risposta del soggetto Š una sorta di media tra i valori visivi e tattili dello stimolo (Hatwell, 1986; Hatwell & Cazals, 1988; Rock & Victor, 1964; Miller, 1972). Soltanto, Misceo, Hershberger, & Mancini (1999) hanno osservato una cattura di tipo tattile in un compito di valutazione delle dimensioni del quadrato. 2.2 Le propriet… di sostanza dei materiali La situazione cambia di molto quando consideriamo non le propriet… spaziali degli oggetti, bensŤ ci• che Lederman e Klatzky chiamano le propriet… di "sostanza", ossia la composizione dei materiali, la loro rigidit…, ecc. In questo campo, il tatto Š altrettanto funzionale quanto la visione, e talvolta gli Š persino superiore. Ô quanto ha osservato ad esempio Heller (1989). Questo autore non ha trovato differenze nella discriminazione visiva e tattile della superficie della carta vetrata pi— o meno ruvida, ma ha evidenziato una superiorit… tattile significativa per quelle superfici estremamente fini. Allo stesso modo, Lederman, Thorne, & Jones (1986) hanno ottenuto risposte che evidenziano una tendenza alla cattura tattile in una situazione di conflitto percettivo relativamente alla maggiore o minore ruvidit… della carta vetrata. In altri termini, per quanto attiene alle propriet… di sostanza, svanisce la supremazia visiva, per assistere, molto spesso, ad una situazione di equilibrio tra modalit… visiva e tattile e, in taluni casi, persino a un predominio di quella tattile. 2.3 La specializzazione funzionale delle modalit… Ô per questo che vari autori hanno difeso l'idea di una "specializzazione funzionale delle modalit…" (Hatwell, 1986; Lederman & Klatzky, 1993; Pick, 1974). Ciascuna modalit… sembra infatti avere un settore d'eccellenza nel quale Š dominante, per trovarsi in situazione di inferiorit… invece in altri. CosŤ, la visione Š specializzata nell'elaborazione dei dati spaziali, in quanto il suo campo percettivo, la finezza e la ricchezza delle sue discriminazioni, la rapidit… di elaborazione dei dati ne fanno il sistema percettivo pi— funzionale. Il sistema tattile sarebbe, dal canto suo, specializzato nell'elaborazione delle propriet… di sostanza dei materiali, come la composizione, la durezza/elasticit…, ecc. Questa migliore propensione del tatto alle propriet… di sostanza sarebbe dovuta, da una parta, all'alta densit… dei recettori cutanei che permettono di accedere a tali propriet… e, dall'altra, soprattutto alla semplicit… dei movimenti esplorativi che devono essere eseguiti per percepire le suddette propriet…. Infatti, Š sufficiente l'esplorazione di una parte dell'oggetto per conoscerne la composizione, mentre un'esplorazione completa ed organizzata Š necessaria per conoscerne la forma. Il risultato di questa specializzazione funzionale delle modalit… sarebbe la tendenza a ricodificare, nel codice della modalit… dominante, le informazioni che giungono tramite altri canali. In tal modo, nei normovedenti i dati spaziali raccolti col tatto verrebbero sistematicamente "ritradotti" nel codice visivo affinch‚ possano beneficiare delle rappresentazioni spaziali visive precedentemente acquisite (Hatwell, 1986 e in fase di stampa; Pick, 1974). Il che spiegherebbe la tendenza alla "cattura visiva" descritta qui sopra in caso di conflitto percettivo visivo-tattile spaziale. Ma, all'opposto, i dati visivi relativi alle composizioni strutturali potrebbero a loro volta essere ricodificati nel codice tattile dominante, e ci• si manifesterebbe con la tendenza alla cattura tattile osservata in caso di conflitto visivo-tattile nel riconoscimento delle composizioni strutturali. Infine, Š d'obbligo sottolineare che tutto ci• che precede riguarda la percezione tattile di forme geometriche complesse e non familiari. Quando si tratta di identificare al tatto piccoli oggetti abituali investiti di un significato pragmatico, il sistema tattile si rivela alquanto adatto, altrettanto quanto il sistema visivo. L'identificazione Š infatti molto rapida e praticamente priva di errori (Klatzky, Lederman & Metzger, 1985; Klatzky & Lederman, in fase di stampa). Resta quindi da sapere su quali indici si basa il soggetto per procedere a tale identificazione. Nella visione, l'identificazione si fa principalmente a partire dalla forma dell'oggetto. Ma, per l'appunto, la forma Š difficilmente accessibile al tatto. Klatzky e Lederman (in fase di stampa) hanno dimostrato che se la forma interviene effettivamente nel processo di identificazione tattile degli oggetti familiari, le propriet… di composizione, rigidit…, temperatura, peso, ecc. (ossia le propriet… di "sostanza" dei materiali) svolgono un ruolo importante e si associano alla propriet… di forma nell'identificazione dell'oggetto. 3. Implicazioni per la percezione aptica delle opere d'arte da parte di ipovedenti e non vedenti completi Le caratteristiche intrinseche della percezione aptica delle forme e le relazioni esistenti tra visione e tatto che abbiamo precedentemente enunciato ci permettono ora di fare qualche riflessione sui problemi che pu• sollevare l'accesso degli ipovedenti e non vedenti alle opere d'arte, ed in modo particolare alle rappresentazioni pittoriche e scultorie prodotte dagli artisti. Ma prima, Š opportuno distinguere tra ipovedenti, che hanno ancora residui visivi, ciechi tardivi che hanno perso la vista dopo l'et… di 3-4 anni e che hanno quindi potuto creare, durante la prima infanzia, uno spazio visivo-tattile integrato e coerente, e ciechi congeniti che non hanno mai avuto percezioni e rappresentazioni visive. A causa della supremazia visiva nel campo spaziale, gli ipovedenti tendono ad utilizzare il loro sistema visivo, per quanto menomato, per percepire lo spazio. La loro capacit… d'accesso agli oggetti artistici tridimensionali o bidimensionali dipende quindi in larga misura dalla gravit… del loro handicap visivo e dall'acuit… visiva residua su cui possono ancora contare. Se l'handicap visivo Š grave, gli ipovedenti sono educati ad utilizzare anche il tatto, ma essi sono spesso restii a farlo. Ad ogni modo, le loro percezioni tattili sono associate alle percezioni visive residue e sono, di conseguenza, pi— ricche ed organizzate di quelle dei non vedenti congeniti. I ciechi completi tardivi sono costretti ad utilizzare il loro sistema aptico ma, dato che hanno potuto coordinare la vista e il tatto nel corso della loro prima infanzia e spesso oltre, il loro spazio tattile Š, anche in questo caso, meglio strutturato di quello dei non vedenti dalla nascita. Numerosi lavori dimostrano, infatti, che i non vedenti tardivi non mostrano le stesse difficolt… spaziali dei ciechi precoci e che le loro performance spaziali tattili sono uguali e talvolta persino migliori di quelle dei normovedenti che lavorano in condizioni di assoluta oscurit…. Dato che possono contare su rappresentazioni visive pi— o meno vive e coscienti, questi soggetti hanno meno problemi nell'elaborare le forme e le organizzazioni spaziali complesse rappresentate dalle opere d'arte plastica. I ciechi dalla nascita sono, dal canto loro, privi di una qualunque rappresentazione visiva e non hanno mai potuto arricchire le loro percezioni aptiche con dati visivi. Ô quindi in questi soggetti che appaiono in modo pi— netto i limiti del sistema aptico nella sfera spaziale. Ci limiteremo in questa sede ad affrontare i problemi sollevati dall'accesso dei non vedenti completi alle opere d'arte pittorica e scultoria (cfr. Hatwell & Martinez-Sarocchi, in fase di stampa). I conservatori di musei, mossi dalla volont… di proteggere le opere esposte, sono, beninteso, restii ad autorizzare i non vedenti a toccare, palpare e conseguentemente sporcare con le mani le opere durante l'esplorazione tattile. Inoltre, i processi stessi di percezione e rappresentazione aptica complicano l'accesso dei non vedenti alle opere d'arte plastica e all'emozione estetica che tali opere suscitano sul soggetto normovedente. Innanzi tutto, la dimensione del problema cambia molto a seconda che la cecit… sia precoce o tardiva. Da una parte, nel campo spaziale, Š stato ricordato che le performance tattili dei non vedenti tardivi sono molto spesso superiori a quelle dei non vedenti precoci. Dall'altra, i non vedenti tardivi hanno gi… avuto accesso, prima dell'insorgenza della loro cecit…, al mondo pittorico e artistico visivo. Gli adattamenti aptici di quadri e altre opere d'arte, come vengono oggigiorno eseguiti, sono loro pi— accessibili di quanto non lo siano per i non vedenti precoci. I non vedenti precoci devono, dal canto loro, acquisire codici di rappresentazione che non sono sempre facilmente adattabili alla modalit… tattile (rappresentazioni bidimensionali in forma di disegni in rilievo, ad esempio). Il problema principale viene dal fatto che la percezione aptica spaziale presuppone uno sforzo cognitivo enorme per poter afferrare il senso di quanto Š rappresentato, o anche solo per accedere all'organizzazione spaziale dell'opera, e tale sforzo pu• inibire la nascita di emozioni e di piaceri estetici. Il soggetto non vedente Š talmente orientato verso la decodificazione spaziale dello stimolo, rappresentata dalla funzione permanente del tatto dato che la sostituisce alla visione menomata, che tende ad eliminare ed inibire gli aspetti soggettivi di piacere che possono scaturire da questo lavoro cognitivo e perturbarlo. Inoltre, non Š sicuro che i materiali impiegati nelle opere d'arte adattate ai non vedenti (composizioni di granulato diverso per rappresentare i diversi colori di un quadro di Monet, ad esempio, ovvero il bronzo di una scultura di Rodin, o la riproduzione su resina di questa) siano i materiali pi— "piacevoli" al tatto. Abbiamo insistito in precedenza sul fatto che il tatto Š particolarmente sensibile alle propriet… di sostanza degli oggetti, ossia la composizione, la durezza, la temperatura. Ora, nei bambini come negli adulti, non sono i materiali rigidi bensŤ quelli flessibili e soffici (tessuti setosi, pellicce, piume, ecc.) ad essere considerati pi— piacevoli al tatto. Inoltre, una scultura realizzata in modo uniforme con lo stesso materiale rigido potrebbe rivelarsi poco piacevole al tatto, dato che le pieghe morbide di un vestito o di un velo leggero sono "ecologicamente" mal interpretate attraverso il contatto tattile con marmo, bronzo o resina. Un problema specifico riguarda l'accesso dei non vedenti ai dipinti, poich‚ il tatto si adatta meno al disegno in rilievo di quanto non faccia con gli oggetti tridimensionali. Queste opere bidimensionali poggiano su alcuni codici grafici che i non vedenti tardivi hanno potuto acquisire prima di divenire ciechi, ma che sono completamente assenti nei non vedenti precoci. Sebbene Kennedy e al. (cfr. ad esempio, Kennedy, 1993) abbiano osservato che i non vedenti congeniti potevano produrre disegni che rispondessero agli stessi codici dei normovedenti, Š certo che i non vedenti precoci disegnano molto poco spontaneamente e non risulta loro facile identificare il significato del disegno in rilievo (Millar, 1991). Essi protestano talvolta opponendosi a ci• che hanno chiamato una "colonizzazione da parte del visivo", ossia i ripetuti tentativi (a scuola come altrove) di fornire loro, per altri canali, dati appartenenti alla modalit… visiva. CosŤ, la trasformazione dei quadri in disegni in rilievo testurizzato (ad esempio, le Ninfee di Monet) pu• aiutare i non vedenti tardivi ad avere una rappresentazione visiva della disposizione spaziale e del colore dei vari oggetti del quadro. Ma qual Š il significato che possono dare i non vedenti congeniti all'assemblaggio di componenti diversi a simboleggiare l'acqua, la vegetazione, ecc.? Che emozione estetica pu• far nascere in loro? In un'analisi degli atteggiamenti degli editori ed ideatori di materiale artistico per ciechi, Martinez-Sarocchi (Hatwell & Martinez-Sarocchi, in fase di stampa) contrappone due orientamenti. Secondo il primo, Š l'aspetto cognitivo delle opere ad essere privilegiato. Per evitare il "verbalismo" contro cui lottano educatori ed insegnanti, la riproduzione in rilievo Š alquanto semplificata rispetto all'opera originale e un testo in Braille (ovvero un'audiocassetta) spiega le intenzioni e il percorso dell'artista (cfr. ad esempio Le Ninfee di Monet). Questo agevola la discriminazione e l'interpretazione delle forme, ma sfocia di rado in un sincero piacere estetico. Inoltre, in presenza di opere scultorie, i ciechi (soprattutto precoci) possono acquisire conoscenze sulle mimiche ed espressioni facciali delle emozioni esplorando il volto delle statue, ma questa resta un'attivit… principalmente cognitiva. Un altro orientamento privilegia, invece, l'accesso all'emozione estetica. Le opere pittoriche vengono allora riprodotte in rilievo quasi nella loro integralit…, per cercare di trasmettere al non vedente l'intenzione reale dell'artista. Ma i risultati non sono sempre quelli sperati, soprattutto nel caso dei non vedenti precoci che vengono spesso tratti in inganno dalla complessit… dell'opera che stanno esaminando col tatto. Conclusione Vediamo quindi come alcune caratteristiche legate al funzionamento della modalit… aptica complichino l'accesso dei non vedenti (soprattutto se precoci) alle opere d'arte pittoriche e anche scultorie. Tali difficolt… sono dovute alla lentezza e sequenzialit… del tatto, alla sua scarsa funzionalit… nella sfera spaziale rispetto alla visione, alla sua inadeguatezza alla comprensione di disegni bidimensionali che rappresentano nello spazio proiettivo lo spazio esterno tridimensionale. Il tatto, che Š specializzato nella percezione della sostanza degli oggetti (composizione, durezza/elasticit…, temperatura), pu• produrre reazioni emotive estetiche in presenza di oggetti morbidi di soffice consistenza, mentre appare meno sensibile all'estetica degli oggetti artistici prodotti con materiali rigidi che sono gli oggetti della vita di tutti i giorni. Dato che il non vedente Š obbligato ad utilizzare costantemente il tatto come funzione "cognitiva" d'acquisizione delle conoscenze, egli Š meno incline all'impiego della modalit… aptica per espletare la propria funzione estetica. Ci• non significa comunque che sia impossibile permettere al non vedente di aver accesso alla bellezza delle arti plastiche. Grossi passi avanti sono stati compiuti negli ultimi anni in questo campo sul piano pedagogico oltre che dal punto di vista dell'accoglienza nei musei, e riunioni quali il Convegno odierno dimostrano l'interesse di ricercatori ed esperti per questo tipo di problematica. Possiamo quindi sperare che, tenendo conto delle caratteristiche della modalit… aptica e delle rappresentazioni spaziali dei non vedenti, si compiano notevoli miglioramenti negli anni futuri. Riferimenti bibliografici Freides, D. (1974). Human information processing and sensory modality: Crossmodal functions, information complexity, memory and deficit. Psychological Bulletin, 81, 284-310. Gentaz, E., & Hatwell, Y. (1995). The haptic "oblique effect" in children's and adults' perception of orientation. Perception, 24, 631-646. Gentaz, E., & Hatwell, Y. (1996a). Role of gravitational cues in the haptic perception of orientation. Perception & Psychophysics, 58, 1278-1292. Gentaz, E., & Hatwell, Y. (1998). The haptic oblique effect in the perception of rod orientation by blind adults. Perception & Psychophysics, 60, 157-167. Gentaz, E., & Hatwell, Y. (1999). Role of memorisation conditions in the haptic processing of orientations and the "oblique effect". 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Cavazza, dall'Unione Italiana Ciechi, dalla Federazione Italiana Istituzioni Pro Ciechi e dalla Biblioteca Italiana per i Ciechi Regina Margherita di Monza, con il patrocinio della Presidenza del Consiglio. Trad. a cura della Scuola Interpreti e Traduttori di ForlŤ. 1