UN'ESPERIENZA DI GRUPPO PER CRESCERE INSIEME* Organizzazione e partecipazione Anche quest'anno il Consiglio dell'I.ri.fo.r Sezione del Veneto ha realizzato e finanziato il progetto del seminario regionale "Esperienze educative e di animazione con laboratorio di drammatizzazione e riflessioni di gruppo per genitori di bambini minorati della vista". Alla realizzazione del seminario, la cui direzione Š stata affidata al prof. Renzo Ondertoller, hanno contribuito alcune lettrici della Provincia di Padova: Nicoletta Masiero, Silvia Cappi e Monica Zini, ricche di esperienza acquisita sul territorio, l'istituto Configliachi nella persona del professor Lorenzo Turatello tecnico della mobilit…, la professoressa Rinalda Montani docente di pedagogia speciale all'universit… di Padova, la dottoressa Vanda Brunelli come esperta di animazione teatrale, Valeria Gaggiato, Moira Masiero, Erika Lebosi e Karine Cavada, laureande e laureate in esperienza di tirocinio, il dottor Diego Gallo come esperto forestale, la dottoressa Margherita Furlan psicomotricista e la dottoressa Erika Cantele, osservatrice. Il seminario si Š svolto dal 31 agosto al 6 settembre 2003 in una struttura alberghiera in localit… Fondo Piccolo di Folgaria (TN). Ad esso hanno aderito genitori di bambini ciechi ed ipovedenti di et… compresa tra i sei e i dieci anni. Complessivamente hanno partecipato al seminario 14 nuclei familiari provenienti da 6 province venete (Verona 2 - Vicenza 2 - Venezia 1 - Rovigo 2 - Treviso 3 - Padova 4) e cosŤ distribuiti: 11 coppie, 3 mamme, 22 bambini (10 maschi e 12 femmine) di cui 4 affetti da ipovisione moderata - 6 da ipovisione grave - 4 da cecit… e 8 fratelli vedenti di pari et…. Obiettivi e attivit… proposte Rispetto ai genitori gli obiettivi principali erano: * La realizzazione di riflessioni di gruppo finalizzate a sostenere il processo di accettazione della diversit…, in cui ogni genitore possa condividere il vissuto di impotenza e sofferenza riguardo questo "bambino dagli occhi malati", ma anche essere stimolato a scoprire nuove e forse insperate risorse del proprio figlio. * La socializzazione con altri nuclei familiari. * La condivisione di un percorso creativo comune: l'attivit… teatrale. * L'informazione dei genitori in merito alle potenzialit… presenti nei figli non vedenti in et… evolutiva. * L'acquisizione dell'importanza del saper giocare. * L'acquisizione da parte degli adulti di tecniche adeguate alla conoscenza dei rapporti spaziali, al riconoscimento delle forme, all'esplorazione e alla scoperta guidata. * Mettere i genitori nelle condizioni di agire miratamente e con consapevolezza nei confronti dell'handicap del proprio figlio. Rispetto ai bambini gli obiettivi principali erano: * La socializzazione, in esperienze ludiche di gruppo. * La conoscenza di s‚ in rapporto al proprio handicap e a quello degli altri. * L'orientamento nello spazio sconosciuto. * La partecipazione ad una attivit… teatrale. La programmazione delle attivit… Š stata fatta collegialmente da Renzo Ondertoller e da tutti gli educatori che avrebbero poi partecipato al seminario tenendo conto delle esperienze, indicazioni e valutazioni emerse dal seminario precedente. Le proposte fatte al gruppo di genitori e bambini sono state: * Le visite guidate. * Le attivit… ludiche con il gruppo dei bambini pi— piccoli. * Le attivit… ludiche con il gruppo dei bambini pi— grandi. * Il laboratorio teatrale con i bambini. * Il laboratorio teatrale con i genitori. * Gli incontri con i genitori. Nella successiva trattazione di queste diverse attivit… ci Š sembrato importante integrare le riflessioni proprie dell'esperienza di quest'anno con alcune delle considerazioni emerse gli anni scorsi che hanno trovato conferma o che, invece, abbiamo visto modificarsi. Inoltre le testimonianze di alcuni bambini e genitori (che ringraziamo per il loro prezioso contributo)arricchiscono e restituiscono forse ancora meglio quello che Š stato il vissuto e l'importanza per ciascuno di noi di questa straordinaria settimana a Folgaria. Le visite guidate Momento importante di coinvolgimento dei genitori e dei bambini sono state le uscite che si sono rivelate fonte ricca di nuove emozioni ed esperienze. Il nostro arrivo nella ridente localit… di Fondo Piccolo Š stato un po' traumatico, vista la prima giornata caratterizzata interamente dalla pioggia; si Š subito ricorsi al piano di emergenza, molto voluto dai bambini e al quale hanno partecipato con molto entusiasmo anche i loro genitori: la piscina. Il trovarsi cosŤ rapidamente "immersi" insieme ha avuto un effetto quasi catalizzante nel sciogliere i primi momenti di spaesamento o timidezza nelle relazioni reciproche. La visita alla cascata, all'agriturismo con il pranzo al sacco, l'esperienza a cavallo (interamente organizzata e autogestita dalle famiglie), le scivolate sui cartoni lungo le discese erbose, sono state tutte occasioni di nuove possibilit… e scoperte, come di nuovi incontri all'interno del grande gruppo (in totale eravamo 61). La visita al castello di Beseno Š stata vissuta con grande entusiasmo da parte di tutti grazie alla presenza di personaggi pi— o meno autentici (gli educatori travestiti e perfettamente calati nelle parti) che li hanno guidati e incuriositi nei diversi ambienti con il racconto dei fatti che si erano svolti nel castello. I bambini sono entrati nella storia del castello interagendo con il conte, la contessa, l'armigero, la fornaia, il fantasma e il povero prigioniero: fortunatamente hanno votato all'unanimit… per la sua liberazione! Elementi facilitanti la conoscenza e l'orientamento nel vivere le varie esperienze proposte sono stati dei plastici costruiti a meraviglia dagli educatori, che rappresentavano di volta in volta i luoghi delle visite (il castello di Beseno, la cascata, il piazzale dell'hotel). I bambini avevano cosŤ la possibilit… di toccare e avere una percezione d'insieme che desse maggiore valenza alla descrizione verbale, di memorizzare e di conoscere in anticipo gli ambienti che avrebbero poi visitato o in cui avrebbero giocato l'indomani. Le attivit… ludiche con il gruppo dei bambini pi— piccoli Percorso di gioco libero Intendiamo con "gioco libero" la modalit… esistenziale del bambino da zero ai sette-otto anni. Spontaneamente il bambino gioca, si muove, agisce, esprime la sua carica vitale, le sue paure e i suoi desideri, passando dal piacere di agire al piacere di pensare. Offrire uno spazio-tempo privilegiato in cui poter vivere pienamente la dimensione del gioco libero, assume il senso di riconoscere pieno valore al gioco e di collocarsi, come adulti, in una posizione di ascolto della dimensione esistenziale del bambino. Si pu• in tal modo permettere al bambino di manifestare la propria espressivit… motoria in un ambito di sicurezza fisica e psicologica. Inoltre, attraverso le conquiste del corpo, i bambini potenziano lo sviluppo della propria identit… e contemporaneamente si aprono alla relazione con il mondo esterno. La richiesta di effettuare un'esperienza di gioco libero Š sorta proprio dalla considerazione della difficolt… per i bambini, aventi un deficit visivo, di giocare liberamente. Ci si Š quindi domandato: ci• Š legato al fatto che il problema visivo ostacola questa dimensione cosŤ importante per il bambino o dalla tendenza a presentare a questi bambini delle attivit… strutturate e per lo pi— finalizzate allo sviluppo delle cosiddette "capacit… residue"? Si Š quindi voluta sperimentare la possibilit… di offrire a un gruppo di bambini (i pi— piccoli o quelli che comunque presentavano una maggiore difficolt… a muoversi in uno spazio strutturato), uno spazio-tempo in cui poter giocare liberamente, creando, comunque, un contenimento attraverso la presenza di adulti che sostengono, guidano questo gioco non attraverso delle proposte direttive quanto per mezzo di una scansione spazio-temporale ed un ascolto che favorisce la trasformazione e l'evoluzione del gioco. Strutturazione dell'intervento Presentazione dell'attivit… ai genitori. Cinque incontri di gioco libero con un gruppo di sette bambini (Davide, Salvatore, Leonardo, Claudia, Manuel, Federica, Giacomo). Strutturazione dello spazio Gli incontri si sono svolti nella stanza dei giochi dell'albergo: una piccola stanza con pareti imbottite e allestita con materiale di gommapiuma gi… presente (cuscinoni, scaletta e piano inclinato, semisfera, ruota, tunnel) e arricchita con teli, casette-tenda, grandi palle e pentoline. Entrando, sulla destra Š stato disposto lo spazio di accoglienza dei bambini. Nel centro della stanza sono stati preparati cuscinoni, semisfera, ruota, tunnel, ossia il materiale mobile di gommapiuma, in modo da formare un tutt'uno, una montagna, un muro, ecc. In parte, sulla sinistra ci sono le grandi palle, sulla destra Š stato allestito invece lo spazio del salto con scaletta e piano inclinato. La ristrettezza dello spazio non favorisce una buona suddivisione dello spazio, permette per• ai bambini di orientarsi velocemente. Percorso con i bambini Gli incontri si sono svolti per cinque giorni in concomitanza con i giochi all'aperto fatti dai bambini pi— grandi, con la durata di circa un'ora e mezza, in presenza di quattro adulti (Erica, Valeria, Monica, Margherita). Il tempo degli incontri Š stato strutturato attraverso la successione di tre momenti fondamentali: 1. Rito iniziale I bambini entrano nella stanza e si siedono per terra, vicino alla porta. Sono state preparate delle etichette adesive con scritto il loro nome sia in nero che in Braille. I bambini possono, cosŤ, individuare la loro etichetta ed attaccarla sulla maglia; in tal modo ogni bambino pu• avvertire che in questo luogo c'Š un posto proprio per lui, ed inoltre Š possibile, per gli adulti presenti, riconoscere ogni bambino per nome fin dall'inizio. Viene descritta la disposizione del materiale e si ricordano tre cose importanti da tenere a mente durante il gioco: attenzione a non farsi male, a non far male agli altri bambini e a non rompere le cose. I bambini fin dal primo incontro vivono questo momento in modo significativo: riconoscono la loro etichetta e quella degli altri bambini, sono loro stessi a dire i giochi che vogliono fare. Nonostante per alcuni bambini sia difficile stare seduti, il rito iniziale diventa anche per loro un importante momento di attesa prima dell'inizio del gioco; un'attesa che stimola il desiderio, che porta a pensare alle cose che si possono fare, a ricordare i giochi fatti, a riconoscere che ci sono delle regole da rispettare. 2. Il gioco di grande movimento Al via i bambini possono iniziare a giocare: buttarsi tra i "cuscinoni", spingerli, saltare, scivolare, rotolare, gattonare, cercare l'equilibrio e il disequilibrio, aggrapparsi, cadere, cercare l'altezza. Tutti questi giochi sono finalizzati al lasciarsi andare del bambino per ritrovare dei vissuti di piacere in un clima di sicurezza dato dalle relazioni di ascolto dell'adulto e dalla specificit… del materiale. Alcuni bambini si buttano fin dall'inizio nei giochi con grande entusiasmo, talvolta con una certa difficolt… a riconoscere il pericolo; altri, in particolare i bambini non vedenti hanno inizialmente bisogno di essere accompagnati, di riconoscere lo spazio e il materiale, ma basta poco perch‚' anche loro inizino a sperimentare il piacere del movimento. Qualcuno esprime verbalmente la paura ma la reale richiesta che si scorge dal tono della voce e dal sorriso nelle labbra Š quella di essere rassicurato per poter sperimentare con calma e con i propri tempi, le diverse situazioni. Ô allora importante che, dopo aver conosciuto lo spazio, il materiale e i giochi che Š possibile fare, non ci sia una proposta dell'adulto ma un silenzio che lasci emergere la domanda del bambino. Durante il primo tempo del gioco si sente una forte eccitazione, anche il tono della voce Š alto, il gioco Š spesso individuale ma nello stesso tempo condiviso con gli altri bambini, se non altro per il fatto di ritrovarsi insieme ad aggrapparsi sui cuscinoni, a spingere, ecc. A partire dal terzo incontro i bambini sembrano autorizzarsi maggiormente ad esprimere la loro carica, il movimento Š molto pi— veloce, il tono della voce pi— alto. Le educatrici aiutano, allora, i bambini a trasformare l'eccitazione in piacere del movimento, preparando per loro lo spazio e gli oggetti, accompagnandoli nel trovare il limite, scandendo il tempo con delle piccole attese, aiutandoli a riconoscere il pericolo per s‚ e per gli altri (ma soprattutto diventando il loro "specchio di piacere", ossia un adulto in cui i bambini possano scorgere il piacere nel sentirli provare piacere). Frequentemente, dopo questo momento iniziale, si determinano delle situazioni che coinvolgono gran parte e talvolta tutto il gruppo. Per esempio, la "mezza sfera" diventa una giostra dove i bambini salgono, danno il loro biglietto battendo forte la loro mano sulla mano di un'educatrice, e la giostra, spinta dagli adulti e talvolta da qualche bambino, gira; i passeggeri si tengono fissi, ridono, la giostra accelera ed i bambini ridono ancora pi— forte e chiedono: "ancora". Pian piano il movimento e il rumore si quietano, qualcuno cerca uno spazio di contenimento, si offrono allora le casette-tenda, i teli per travestirsi ed i bambini sono pronti per ampliare il gioco del far finta, il gioco dei personaggi. Nelle casette possono fingere di essere mamme, pap…, cuochi che preparano da mangiare per i "leoni" della casa vicina, che, a loro volta possono cosŤ saziare, il loro bisogno di divorare tutto, trasformandolo in un mangiare tranquillo utilizzando il piatto e le finte posate. Il gioco diventa sempre di pi— un gioco di gruppo, di collaborazione, dove ognuno ha il suo ruolo e dove i ruoli si possono anche scambiare, sperimentando diverse possibilit… ed arricchendo, in tal modo, il processo di identificazione. Cinque minuti prima di passare all'ultimo momento del gioco si avvertono i bambini che il gioco con i cuscinoni sta per finire, qualcuno aiuta a raggruppare il materiale e ci si siede in cerchio per terra e un'educatrice racconta loro una storia. 3. Il racconto della storia e la manipolazione I bambini ascoltano la storia con attenzione, partecipando al racconto. La storia permette ai bambini di permanere, ancora per un po', in una dimensione fantastica, ma il loro corpo Š fermo e si preparano cosŤ ad un lavoro di motricit… fine, in cui emerge in modo pi— forte il piacere di pensare. Viene dato ad ogni bambino un pezzo di plastilina o creta ed un cartoncino sul quale appoggiare il proprio lavoro. Hanno a disposizione gli strumenti che permettono di tagliare, o scalfire e dei bastoncini per unire i vari pezzi. Tutti si mettono al lavoro creando, palle, fiorellini, macchinine, alberi, ecc. Chi vuole pu• dare al suo lavoro un nome che verr… scritto in nero e in Braille su un foglietto. I lavori vengono poi riposti nella stanza di incontro per i genitori ed i bambini possono cosŤ andare a farli vedere. Considerazioni I bambini, posti in una situazione di rassicurazione, determinata dalla specificit… del materiale utilizzato e dalla relazione di ascolto dell'adulto hanno manifestato fin dall'inizio il desiderio di giocare. Ognuno a suo modo richiamava su di s‚' l'attenzione per essere riconosciuto dall'adulto, o meglio affinch‚' l'adulto riconoscesse il suo modo di dirsi attraverso il gioco. Ô emerso il piacere di vivere i propri giochi individualmente, alle volte di passare qualche momento senza fare nulla, disteso sopra i cuscinoni, ma Š stato espresso anche il piacere di stare insieme, di creare dei giochi in gruppo, senza per questo rinunciare al proprio e diverso modo di dirsi. I bambini hanno mostrato un vivo interesse per le attivit… di manipolazione, hanno partecipato regolarmente e con impegno nell'esecuzione del compito da effettuare. Ô da sottolineare che hanno mostrato con minor frequenza che nelle esperienze precedenti la preferenza per l'interazione con l'adulto. Sono risultati facilitanti i compiti pi— liberi e con materiale conosciuto (ad esempio il pongo) che hanno avuto l'effetto di stimolare la fantasia del bambino e hanno permesso una maggiore socializzazione all'interno del gruppo, che forse era stata in passato impedita dall'ansia di prestazione nell'esecuzione del lavoro. Le attivita ludiche con il gruppo dei bambini pi— grandi Le attivit… ludiche si sono svolte quasi tutte all'aperto, ed hanno permesso di osservare le abilit… dei bambini con disabilit… visiva in ambienti che, dopo due anni di esperienza, non erano ormai pi— completamente sconosciuti, e proprio per questa ragione si Š pensato di ampliare la conoscenza raggiungendo anche alcune vette vicine. Sono emerse delle diversit… tra i bambini ciechi ed i bambini ipovedenti, rispetto all'esplorazione dell'ambiente, l'orientamento e la mobilit…. Ma, come Š stato notato da tutti gli educatori, quest'anno grazie anche alle precedenti esperienze si respirava un affiatamento molto forte tra i bambini, ed era bello vedere come i fratellini e i bambini pi— disinvolti erano pronti ad accompagnare chiunque tra loro fosse in difficolt…. I bambini ipovedenti, avendo maggiori capacit… di orientarsi e di muoversi nello spazio circostante, spesso si sostituivano all'operatore nel guidare i bambini ciechi. Come gi… detto, per facilitare i bambini nella conoscenza dei luoghi, anche per alcuni giochi sono state riprodotte situazioni in miniatura (il piazzale dell'hotel con tutti gli elementi che lo caratterizzano) al fine di permettere una percezione tattile d'insieme. Durante i giochi, sapendo che il bambino cieco quasi mai si avventura da solo nell'ambiente sconosciuto, si Š cercato di formare dei piccoli gruppi che si potessero aiutare reciprocamente, al fine di evitare tutte quelle condotte autoprotettive che portano il bambino cieco ad evitare ci• che non conosce. In tal modo si aiutava anche il bambino ipovedente a non sopravvalutare le proprie capacit… o a negare il proprio handicap, preservandolo cosŤ dalle situazioni di pericolo. I giochi effettuati sono stati prevalentemente di gruppo, e non si sono notati atteggiamenti di esclusione nei confronti dei bambini ciechi; anzi, ognuno ha mostrato grande affetto e solidariet… verso i coetanei. Riguardo le diversit… emerse tra i bambini ciechi e i bambini ipovedenti, anche gravi, relative all'esplorazione dell'ambiente, l'orientamento e la mobilit…, risulta evidente una maggiore capacit… del bambino ipovedente di orientarsi e di muoversi nello spazio circostante. Il residuo visivo, che pu• essere anche a livello di semplice risoluzione, (pu• permettere cioŠ al bambino di percepire lo stimolo senza discriminarne i dettagli ma vedendo forme e colori in modo sfuocato) d… un enorme vantaggio rispetto al bambino cieco. Il bambino cieco risulta avere uno sviluppo psicomotorio particolare ed avere tappe di evoluzione del movimento rallentate, ma compensate da una notevole vivacit… intellettiva. Elemento facilitante nell'orientamento risultano i suoni che possono dare precise informazioni: il rumore dell'acqua avverte che c'Š un ruscello, il rumore dell'auto pu• essere segno di pericolo. Durante l'attivit… ludica emergono anche atteggiamenti differenti riguardo la percezione del proprio limite: quasi mai il bambino cieco si avventura da solo nell'ambiente sconosciuto, egli mette in atto condotte autoprotettive che possono divenire anche uno schermo per evitare ci• che non si conosce. Per contro il bambino ipovedente tende a sopravvalutare le proprie capacit… o a negare il proprio handicap al punto di trovarsi qualche volta in situazioni di pericolo. Nelle esperienze ludico-motorie Š risultato facilitante dare consegne chiare e dettagliate soprattutto al bambino cieco. Il bambino ipovedente Š pi— veloce nell'esecuzione della consegna (ad esempio "ruota le mani") anche perch‚ il residuo visivo gli permette di percepire, in qualche modo, il movimento; il bambino cieco arriva un po' dopo alla soluzione del compito come se prima dovesse interpretarlo, pensare a cosa significa quel "ruota le mani". In ogni caso il movimento che ne risulta Š pi— grossolano e un po' scoordinato rispetto a quello del bambino ipovedente che sembra avere maggiore confidenza con il proprio corpo e muoversi con maggiore armonia. L'impaccio motorio del bambino cieco Š a volte accompagnato da un desiderio di contatto fisico: cerca di toccare il viso di un compagno, si stringe all'educatore, a volte si sente rifiutato dal compagno. Rispetto alle esperienze degli anni precedenti questo fenomeno Š apparso meno rilevante, anzi spesso la collaborazione fra i bambini Š stata ottimale. L'intervento e l'aiuto dell'educatore al bambino cieco Š risultato importante per far fare nuove esperienze di gioco, ma Š servito anche da modello per gli altri bambini che si sono posti di fronte al coetaneo con atteggiamenti di solidariet… e di aiuto. Il laboratorio teatrale con i bambini L'attivit… teatrale ha in s‚' un profondo valore educativo e costituisce un valido strumento di conoscenza e di espressione della propria personalit…, indipendentemente dall'et… e dalla condizione di disabilit… o meno. Il teatro funge da pretesto per sviluppare aspetti del carattere di ciascuno, creando maggior sicurezza in se stessi ed apertura verso gli altri; aiuta il soggetto ad interagire in modo autentico e attivo con le informazioni provenienti dall'esperienza e a sperimentare le proprie capacit…. Ô proprio in questo contesto che trova giustificazione il rapporto teatro-educazione, due realt… autenticamente tese al recupero dell'espressivit… del soggetto, disabile e non. La verifica complessiva dell'esperienza teatrale vissuta da e con bambini disabili della vista, ha posto in risalto il valore educativo implicito nelle attivit… svolte nel laboratorio teatrale. Esso ha rappresentato il luogo in cui i bambini disabili hanno potuto sperimentare se stessi in una situazione non comune, che ha permesso loro di arricchire le proprie competenze sociali, psicologiche, emotive e comunicative, nonch‚' di divertirsi. In particolare, dall'osservazione dei comportamenti e degli atteggiamenti dei bambini si Š rilevato che per loro il "fare teatro" ha costituito un'esperienza importante per l'aspetto motorio della gestualit…, per aver preso consapevolezza del valore espressivo del proprio corpo e, soprattutto, per avere avuto la possibilit… di ricoprire un ruolo diverso dal proprio, di giocare una parte nella finzione, di rispettare tempi e ritmi di una conversazione "innaturale", intesa cioŠ come predeterminata nei ritmi e nei contenuti, pur mantenendosi spontanea nella forma. Collegato all'importanza di ricoprire un ruolo "altro", Š stato il travestimento, cioŠ l'uso di semplici costumi, che, essendo simboli, hanno acquistato la precisa funzione di identificare maggiormente il bambino nel personaggio scelto. Come per le scene possono bastare alcune indicazioni che sintetizzano l'evento da rappresentare, cosŤ per i costumi: il bambino che indossa un cappello e un fucile si trasformer… immediatamente in un cacciatore, cosŤ come chi indosser… un vestito lungo diventer… una fata, ecc. Per quanto riguarda l'interazione fra i bambini, si sono stabilite in generale delle relazioni amicali miste, cioŠ non Š stata rilevata discriminazione tra gli ipovedenti e i ciechi. In alcune situazioni, alcuni bambini ipovedenti hanno scelto come compagni bambini non vedenti, forse per confermare il residuo visivo, per sentirsi utili e in una situazione privilegiata, quando nel quotidiano sono loro stessi a necessitare dell'aiuto degli altri. I bambini non vedenti hanno cercato spesso il contatto con gli altri bambini e con gli educatori, i quali hanno cercato di non creare rapporti di dipendenza del bambino nei loro confronti, stimolando, quindi, una relazione volta all'autonomia. Un dato da sottolineare riguarda il coinvolgimento dei fratelli vedenti alle attivit… teatrali. Essi si sono integrati al gruppo dei bambini disabili in maniera positiva, entrando subito in relazione con loro e dimostrando collaborazione nelle prove di recitazione. Il laboratorio teatrale descritto si Š rivelato un valido percorso di crescita personale. Le attivit… teatrali, infatti, hanno permesso ai bambini disabili della vista di poter esprimere concretamente, in un contesto di gruppo, se stessi, le loro abilit…, la loro capacit… creativa e comunicativa, i vissuti emotivi e le difficolt… personali. Ô nel lavoro di gruppo, infatti, che i soggetti possono "mettere sul tavolo" ci• che sono; essi possono osservare e valutare quanto stanno vivendo, cosŤ come confrontarsi all'interno di un contesto di relazione interpersonale; la socialit… del gruppo permette, quindi, uno scambio cognitivo e affettivo, utile per l'arricchimento personale di ogni singolo. Il "fare teatro" ha posto i bambini nella condizione di scoprirsi persona con talenti individuali, che devono essere apprezzati, non perch‚ prodotti di soggetti disabili, ma quali peculiarit… imprescindibili dalla particolarit… di ciascuno: questo, senza dubbio, Š il contributo pedagogico pi— rilevante dell'esperienza teatrale trattata. Chiunque volesse approfondire questo tema pu• consultare presso L'Unione Italiana Ciechi di Padova la tesi "In scena! Approcci educativi ed esperienze teatrali nella disabilit… visiva" della dottoressa Erika Cantele. Il laboratorio teatrale con i genitori Come gi… detto, il valore educativo dell'attivit… teatrale non dipende dalla condizione di disabilit… o meno, n‚ dall'et… di chi sperimenta il "fare teatro". Anche per il gruppo di genitori, l'esperienza di immergersi insieme nella costruzione, nella messa in scena e nella rappresentazione del loro spettacolo si Š rivelata una importante occasione di espressione, di conoscenza di se stessi e degli altri. La condivisione di un progetto comune rivolto non solo a "mio figlio" ma a tutti i bambini ha rafforzato il significato dell'essere un gruppo in crescita. Infine, ma non per importanza, il laboratorio teatrale Š stata una esperienza di gran giocare e divertirsi! Gli incontri con i genitori L'obiettivo finale di questi momenti di riflessione, di scambi di esperienze e di confronto reciproco Š quello di diventare autonomi nel cercare e trovare in se stessi gli strumenti e le risorse per affrontare le problematiche e riconoscere le possibilit… che si presentano di volta in volta all'intera famiglia lungo il suo percorso di crescita e di interazione con il mondo circostante. Ô un obiettivo che non coincide con un traguardo statico, ma che indica la direzione di un itinerario di crescita continua. Le tematiche sulle quali si Š riflettuto e ci si Š confrontati nel corso di questi incontri sono state numerose: la disabilit… e l'handicap, la percezione che ne abbiamo, l'orientamento e il movimento all'interno dello spazio-casa e al suo esterno, il dialogo all'interno della famiglia e al di fuori di questo contesto, la percezione del confine tra libert… e limite rispetto alle esperienze dei bambini, il rapporto con i coetanei. Nel corso di questi incontri che si sono svolti giornalmente durante tutta la settimana passata insieme, e in riferimento all'atteggiamento che il gruppo ha manifestato quest'anno rispetto alle scorse edizioni del seminario, si sono osservate delle evoluzioni importanti. Il vissuto raccontato dalle famiglie Š diventato pi— consapevole: per tutte il coinvolgimento Š stato pi— facile, nel senso di una maggiore disponibilit… alla condivisione e di un maggior desiderio di raccontarsi agli altri. E in questo senso si pu• dire che il gruppo ha fatto proprio l'obiettivo del suo esistere: costruire e darsi insieme quegli strumenti che poi ciascuno potr… usare in autonomia nel proprio quotidiano confronto con l'handicap e la disabilit…. Rispetto all'obiettivo finale Š stata espressa la consapevolezza di non averlo ancora raggiunto, Š stata espressa anche la richiesta di ulteriori momenti di confronto necessari a maturare ulteriori rassicurazioni, consapevolezze e autonomie. Si Š potuto osservare un movimento di "oscillazione" tra dubbi e sicurezze, un andare avanti e tornare indietro tra domande e risposte, un camminare dentro a un "percorso da ripercorrere". Sono oscillazioni preziose, perch‚ possono aprire a nuovi percorsi: quello che si Š aperto con forza nel corso di questi incontri Š quello che ha portato il gruppo dalla paura alla voglia di confrontarsi. Alcune testimonianze Una settimana a Folgaria Il giorno 31 agosto, quando siamo partiti per andare a Folgaria, eravamo felici di andare un po' in vacanza su per le montagne dove avremmo trovato un po' di fresco. Quando siamo arrivati all'hotel "La Baita" siamo scesi dalle macchine allegramente perch‚ avevamo finito il viaggio, abbiamo chiesto al portinaio le chiavi e abbiamo disfatto le valigie. Durante la settimana abbiamo giocato, chiacchierato e imparato a recitare. Su al campo ognuno di noi si Š divertito un sacco insieme a Renzo, durante le gite e le passeggiate che abbiamo fatto. Molti hanno ritrovato gli amici dell'anno scorso e altri ne hanno trovati di nuovi. A me Š piaciuto soprattutto il gioco finale, quello che abbiamo fatto l'ultimo giorno, perch‚ era un gioco strano e curioso: infatti dovevamo superare delle prove legati a coppie e dovevamo trovare delle pietre odorose (annusando per terra) dove erano nascosti dei messaggi. Poi mi sono divertita, e credo tutti, a fare lo spettacolo teatrale la sera del 5 settembre. Un'altra delle cose belle che abbiamo fatto Š stata quella di dormire da soli, con il sacco a pelo, in una stanza dell'albergo; il gioco della pallavolo con le lenzuola; la visita al castello e alla cascata. Insomma durante queste vacanze ci siamo divertiti molto e speriamo che organizzerete questo campo anche l'anno prossimo. Francesca. Gita a Folgaria Per me la gita a Folgaria Š stata bellissima e soprattutto utile perch‚ mi ha fatto divertire e ho imparato delle cose. In quella vacanza ho imparato ad orientarmi, a fare teatro e a fare dei giochi bellissimi. I giochi che facevamo erano tutti belli e soprattutto divertenti (sempre meglio delle riunioni che facevano i genitori...). Il teatro Š stato interessante ma mi Š dispiaciuto fare la storia classica di Biancaneve e i sette nani, perch‚ appena il presentatore diceva il titolo i genitori sapevano gi… tutta la storia, mentre nella loro recita era tutto da scoprire. Il teatro mi Š piaciuto perch‚ hanno partecipato anche i genitori e cosŤ abbiamo potuto sentirli recitare. Mi Š piaciuta anche la gita al castello del conte Trap perch‚ c'erano i personaggi dell'epoca, ma si capiva chi li stava interpretando. Secondo me la settimana in Folgaria sarebbe da rivivere, ma spero che anche a settembre 2004 si faccia un seminario altrettanto divertente e istruttivo. Ciao da Chiara e famiglia. Gruppo genitori "Fondo Piccolo" Ci definiamo cosŤ perch‚ ci uniscono tante esperienze vissute insieme a Fondo Piccolo di Folgaria. Ô proprio il fatto di essere insieme per una settimana che mi fa sperimentare cosa vuol dire "stare meglio". Ô lo spazio in cui posso rapportarmi alla pari con gli altri, genitori e bambini, in cui non mi sento diversa da nessuno, se non a tutti, e mi sento libera. Qui sono compresa, so che il genitore che mi ascolta sta percorrendo la stessa strada, ha sofferto come me e ha voglia di migliorare per stare bene. Nello scambio mi vedo come in uno specchio e mi muove a nuove consapevolezze. In questo seminario incontriamo figure professionali che ci aiutano. Sono persone straordinarie che sanno calarsi nella nostra realt…. La comprendono. Sanno darci strumenti nuovi. Mi rimandano ad altre prospettive, nuove intuizioni, altre realt…. A Folgaria vediamo i nostri bambini giocare, imparare, creare una nuova comunit…. Si divertono, scoprono cose nuove, fanno esperienza di un modo diverso di stare insieme tra piccoli e con i grandi, in una relazione di scambio, si sentono amati. Ma a Fondo Piccolo non giocano solo i bambini. Anch'io ho sperimentato la dimensione del gioco, ormai non mi apparteneva pi—. Abbiamo fatto teatro, abbiamo imparato a divertirci ancora, insieme, in tanti. Ô vero, quando torno da un seminario Š come se avessi gettato un ponte in avanti nella realt…, come se avessi spostato pi— in l… il limite creando uno spazio vitale pi— ampio. Vorrei poter ripetere e dare continuit… a questa esperienza perch‚ mi riconosco nelle relazioni e nella fisionomia di questo gruppo. Un genitore. Esperienza Folgaria Io sono Marisa mamma di Monica 11 anni, ipovedente lieve con campo visivo ristretto, miopia, nistagmo. Quest'anno a settembre abbiamo vissuto una splendida settimana in Folgaria con tutta la famiglia (Giorgio, Marisa, Lara e Monica) e con altre 13 famiglie, con la presenza di bambini con deficit visivo pi— grave di mia figlia. Ho fatto l'esperienza del Teatro, mi sono divertita moltissimo in quel periodo e ho dimenticato i problemi che la vita ti riserva ogni giorno. Dagli incontri con la Prof. Montani, ho tratto un'importante lezione che ogni persona dovrebbe fare: non fermarsi alla prima apparenza, perch‚ certe volte o spesso si giudica una persona dall'apparenza dall'aspetto fisico e non si guarda oltre, alle qualit… o a che cosa Š in grado di fare quella persona. Abbiamo puntualizzato il vero significato delle due principali parole "handicap" e "deficit". A volte, Š semplice riconoscere una persona con handicap; se Š paralizzata alle gambe sar… in sedia a rotelle, se Š cieca avr… il bastone, altre volte, invece, l'handicap Š pi— complicato da riconoscere. Cosa dobbiamo fare quando incontriamo un bambino o un adulto che ha un handicap? Dobbiamo capire il problema, comprendere cosa quella persona fa fatica a fare o non pu• fare. Ma cosa Š in grado di fare. Un bambino con handicap ha qualche problema in pi— di noi, ma ha gli stessi desideri e interessi. Il modo migliore Š passare all'azione, iniziare a parlargli, sar… lui stesso a dirvi come potete aiutarlo, ma il miglior aiuto sar… comunque quello di coinvolgerlo nei vostri giochi e nelle vostre avventure. Sono tornata da questa esperienza con una marcia in pi— e con maggiore forza per poter continuare la vita di ogni giorno con tutte le piccole o grandi difficolt… che un figlio normale o con un piccolo deficit chiede ogni giorno. L'importante Š mettersi in ascolto dei propri figli e di dirgli le cose con la massima serenit… e assolutamente la verit… senza inventare storie senza illudere. I nostri figli - grandi o piccoli che siano - sono in grado di capire qualsiasi cosa noi diciamo loro. Saluti Marisa Piva. Io sono Monica e sono ipovedente e ho il campo visivo stretto. Ho passato una settimana in Folgaria e mi Š piaciuto molto e mi piacerebbe riviverla ancora. Ho capito con questo che essere ipovedente Š sia bello che brutto, ho capito che io non ho un deficit complesso come altri. Mi Š piaciuto molto l'esperienza del teatro e mi Š piaciuto aiutare bambini che avevano bisogno. Certe volte pensavo che non mi sarebbe piaciuta questa esperienza ma piano piano ho capito che ogni giorno diventava sempre pi— bella e ogni giorno facevo una nuova scoperta. Non pensavo che passasse cosŤ veloce il tempo, nonostante tutto ci• sono convinta dopo aver riflettuto per un po' che riconoscere un handicap pu• essere sia facile che difficile perch‚ se uno Š paralizzato user… la sedia a rotelle, un cieco non pu• vedere. Dobbiamo capire il problema, comprendere cosa quella persona fa fatica a fare o non pu• fare. Ma dobbiamo capire anche ci• che sa far bene. Basta avere chiaro l'essenziale, dobbiamo cancellare alcune impressioni dalla nostra testa. Un bambino che ha un handicap ha i nostri stessi desideri e interessi ma pu• essere gentile o maleducato, il modo migliore per capire Š l'azione, iniziate a parlargli, sar… lui stesso a dirvi cosa potete fare e non fare a causa del suo handicap. Il miglior aiuto sar… comunque quello di coinvolgerlo nei vostri giochi e nelle vostre avventure. Spero di rivederci. Bacioni e abbracci da Monica Zerbetto. Folgaria Io sono la sorella di Monica e ho fatto questa esperienza per la prima volta. Io sono una ragazza normale con nessuna difficolt… visiva, per• il primo giorno quando sono arrivata mi sentivo in imbarazzo perch‚ non sapevo come comportarmi con gli altri bambini; anche perch‚ pensavo fossero diversi da me e invece Š accaduto il contrario. Dopo il primo giorno non ho avuto pi— questa paura e mi sono resa conto che anche loro hanno le mie stesse preoccupazioni e gli stessi problemi che hanno i ragazzi normali. Stando una settimana con loro mi hanno fatto capire l'importanza della vita che nessuno riesce a cogliere, infatti, delle volte vedendo i miei compagni giudicare queste persone vorrei che le conoscessero e che facessero la mia stessa esperienza cosŤ apprezzerebbero di pi— la vita che hanno con le difficolt… e le preoccupazioni di tutti i giorni. Io da questa esperienza ho imparato molto e questa esperienza vorrei rifarla perch‚ mi sono divertita tantissimo, ma vorrei che si aggiungesse anche qualche altra famiglia per allargare il gruppo. Vorrei anche che si facesse per cortesia un incontro con queste persone e che i miei compagni le conoscessero e facessero una giornata insieme vi prego per cortesia se si pu• entro quest'anno. Grazie Professor Renzo Ondertoller. Distinti saluti Lara Zerbetto. Conclusioni In generale, e come Š emerso dal racconto delle diverse attivit… proposte, il seminario ci ha permesso di comprendere meglio le difficolt… e le risorse dei bambini presenti ed ha avvicinato genitori, educatori e tutti i bambini, ciechi ipovedenti e i loro fratelli vedenti, al mondo che si vede, che si ode, che si tocca, che si odora, che si esperisce con tutto il proprio corpo e che ci porta conoscenza e emozione. L'esperienza di Folgaria Š stata caratterizzata da un forte coinvolgimento emotivo tra tutti i componenti del campo: bambini, genitori e educatori. Nel corso di questa settimana fin dall'inizio sono emerse la socializzazione tra i diversi nuclei familiari e la condivisione del vissuto da parte dei genitori, che in certi momenti era impossibile ricollegare ai propri figli tanto grande era la sensazione di essere in un'unica, grande famiglia. Questo grazie all'affiatamento che ormai si Š formato nell'intero gruppo, e che hanno potuto respirare anche i nuovi nuclei familiari che si sono uniti a questa esperienza. A questo proposito ci preme sottolineare quanto quest'anno sia stata rispettata giornalmente da tutti la puntualit… all'inizio delle diverse attivit… o uscite: un piccolo grande segno di partecipazione e rispetto per l'intero gruppo. Un aspetto molto bello, che ci ha colti un po' tutti di sorpresa (essendo una di quelle cose non progettate n‚ progettabili...) Š stato il clima di convivialit… e giocosit… che si Š venuto a creare in sala da pranzo: grandi scambi e movimenti di bambini tra i tavoli, barzellette e indovinelli raccontati al megafono tra una portata e l'altra, qualche canto e qualche balletto, alcuni graditi ospiti in visita, festeggiamenti di compleanni, rare comunicazioni generali di tipo organizzativo ma pi— spesso di tipo emotivo, hanno caratterizzato e alimentato - pranzo dopo pranzo - il piacere di stare insieme. Non solo: prima della fine della settimana, e pi— precisamente nel corso dell'ultimo pranzo Š stata organizzata dalle famiglie una "castagnata" che si sarebbe svolta in ottobre sul Montello (TV) e che ci ha permesso di salutarci dicendoci "a presto". Ringraziamo tutti e ciascuno per quello che di se stesso ha messo in comune nel corso di questa straordinaria esperienza, ricca anche di potenzialit… per il futuro. Renzo Ondertoller, Nicoletta Masiero, Silvia Cappi, Monica Zini, Lorenzo Turatello, Rinalda Montani, Vanda Brunelli, Valeria Gaggiato, Moira Masiero, Erika Lebosi, Karine Cavada, Diego Gallo, Margherita Furlan, Erika Cantele. * Resoconto del Seminario Regionale sul tema "Esperienze educative e di animazione con laboratorio di drammatizzazione e riflessioni di gruppo per genitori di bambini minorati della vista frequentanti le classi della Scuola Materna e della Scuola Elementare", organizzato dall'I.ri.fo.r., Consiglio Regionale Veneto, che ha avuto luogo a Folgaria (TN), dal 31 agosto al 6 settembre 2003. 15