[Immagine della copertina] Chiara Trara Genoino, Uno di 21. Un'esperienza di integrazione scolastica attraverso la ricerca cooperativa di un gruppo di lavoro e un percorso di musicoterapia, Azzano S. Paolo (BG):, Edizioni Junior, 2004, 143 p. (ISBN: 8884341922) Come si legge nella quarta di copertina, "Uno di 21 Š il titolo emblematico per raccontare la storia di un gruppo di bambini e adulti che hanno vissuto insieme per cinque anni e che intendono proseguire insieme un'esperienza di incertezze, difficolt…, scoperte, condivisioni e la gioia dell'accoglienza e della cooperazione." Al centro di questa storia si colloca la vicenda di Piero, seguita e narrata, con intensa partecipazione, da Chiara Trara Genoino: Piero Š un bambino di otto anni, uno di 21 (tanti sono gli alunni della sua classe), gravemente cerebroleso, che ha alle spalle una dolorosa esperienza, scandita da due impegnativi interventi chirurgici, rispettivamente, al cuore e al massiccio orofacciale e che presenta, come inequivocabilmente evidenzia la diagnosi funzionale, con cui viene presentato alla comunit… scolastica, cecit… bilaterale e grave ritardo psicomotorio associato ad autismo. Una diagnosi severa che sollecita il gruppo di lavoro (insegnanti di classe, insegnante di sostegno, neuropsichiatra infantile, assistente sociale, tiflologo dell'Unione Italiana dei Ciechi, musicoterapista) a mettere a punto strategie progettuali che consentano la penetrazione in un mondo, apparentemente, chiuso, perch‚ privo di aperture significative: il laboratorio di musicoterapia, condotto con straordinario rigore da Chiara Trara Genoino e socializzato con il gruppo classe e con il gruppo degli operatori, costituir… il focus di tali strategie e, nello stesso tempo, il filo rosso che percorre l'intera trama narrativa ricostruita dall'Autrice nel suo sviluppo e nella sua valenza metodologica. Piero, nel momento in cui prende avvio il progetto di musicoterapia, si presenta, a chi lo osserva, come un corpo privo di qualsiasi apertura verso l'ambiente esterno, dominato da stereotipie ricorrenti, incapace, quindi, di instaurare una relazione anche nei confronti delle figure affettivamente piu' significative. Di qui l'idea - che costituir… il fulcro del progetto - di ignorare i limiti e le chiusure per cogliere alcuni deboli segnali (un sorriso, un volto piu' disteso, qualche flebile vocalizio) che possano consentire l'individuazione di potenzialit… residue, di canali alternativi da attivare per superare l'ostacolo della incomunicabilit…. Piero non vede, non parla, sente poco: la sua gestualit…, dal punto di vista dell'osservatore, appare avulsa da ogni finalit… e, quindi, insignificante. Ma Š proprio la constatazione della irriducibile diversit… con cui l'osservatore Š costretto a confrontarsi ad avviare un capovolgimento di prospettiva che si traduce, a sua volta, nel tentativo di decodificare ci• che, alla luce del codice dominante, sembra insignificante, per procedere, sulla scia degli studi di Watzlawick e di Porena, alla ricerca di altri codici funzionali alla costruzione di una diversa ed inedita modalit… relazionale. Ci• comporta, da parte dell'osservatore che voglia calarsi in una dimensione autenticamente euristica, il riconoscimento di un "universo culturale locale", l'abbandono del proprio sistema di riferimento, il decentramento della propria soggettivit… e l'assunzione di un'ottica relativistica, fondata sulla piena legittimazione della diversit…. Sulla base di queste feconde ipotesi teoriche vengono man mano definiti i lineamenti di una comunicazione analogica, non verbale che trova i suoi canali espressivi, prima, nel contatto fisico e, poi nel suono, secondo una progressione che muove dal piacere suscitato da determinate risonanze corporee per culminare nel piacere provocato da determinate sensazioni uditive. Su questo terreno, il comportamento di Piero che, nelle sue motivazioni, rimane indecifrabile, nella sua pragmatica diventa comprensibile, si apre alla dimensione della dualit… e si propone come strumento di una relazione significante. A questo punto della ricerca, il laboratorio di musicoterapia si offre al coinvolgimento del gruppo classe: i compagni di Piero, attraverso le tecniche del calco e del rispecchiamento, ne acquisiscono il codice, imparano a confrontarsi con il suo vissuto ed entrano a loro volta, in relazione con lui. Si spiega, cosŤ, - ed Š Chiara Trara Genoino a notarlo - come "tutto il lavoro svolto sul linguaggio non verbale (l'espressivit… di parametri quali timbro, altezza, intensit…, velocit…, il linguaggio del viso e del corpo, e, infine, il linguaggio dei suoni musicali) vada ben al di l… di un tentativo di trovare il modo per comunicare con Piero, ma rientri in un processo di arricchimento personale per ognuno di noi (e parlo anche di noi adulti) perch‚ riguarda qualsiasi tipo di comunicazione." Un risultato rilevante, dunque, il cui conseguimento dipende anche dalla coesione del gruppo di lavoro, dalla capacit… di tutti gli operatori di mettere in discussione le proprie certezze per cooperare e condividere insieme la gioia dell'accoglienza. In conclusione, il volume di Chiara Trara Genoino, arricchito dall'introduzione di Roberto Leonetti, dalla premessa di Salvatore Maugeri e dalla testimonianza di Stefania Banchi, si presenta come una ricerca ricca di stimoli che, pur nella singolarit… dell'esperienza cui fa riferimento, propone un messaggio capace di trascendere i confini di tale esperienza: anche nei casi pi— drammatici, l'individuazione dei bisogni evolutivi e relazionali Š possibile, perch‚ sotto la dura scorza della patologia si celano potenzialit… insospettate che solo con un atteggiamento di convinta "parit… umana" da parte degli educatori possono essere scoperte e valorizzate per infrangere le barriere della incomunicabilit…. Carlo Monti, presidente del Consiglio Regionale Toscano dell'Unione Italiana dei Ciechi 3