SFONDO E FIGURA NELL'IMMAGINAZIONE DEI CIECHI* Enrico Ceppi Prima o poi nella discussione che andiamo facendo sulla percezione dello spazio, dovevamo necessariamente trovarci d'innanzi questo problema tanto complesso e al tempo stesso, tanto affascinante che a noi piace chiamare come il problema della distinzione tra figura e sfondo nell'immaginazione dei ciechi, che altri chiamano il problema della spazialit… delle immagini non visive, ma che comunque conserva sempre un ruolo di fondamentale interesse per l'impostazione e la soluzione di tutta la complessa materia. Chi vede, chi Š abituato a pensare e a immaginare in termini spaziali, chi si rappresenta le cose e gli oggetti della realt… che ci circonda, con forme visive, con colori, sfumature e volti, difficilmente pu• pensare all'esistenza di un mondo in cui le immagini non si presentino con un carattere di distinzione visiva tra figura e sfondo, in cui il colore non intervenga per dar vita e ragion d'essere alla forma, un mondo in cui la forma prescinda dal colore, prescinda da una distinzione di pi— chiaro o di pi— scuro, in cui la forma sia staccata dall'esperienza visiva. Per quanta buona volont… possano impiegare nell'immaginare un siffatto mondo psicologico coloro che hanno integra la funzione sensoriale per tutti e cinque i loro sensi, si troveranno sempre in una posizione di estrema incertezza o quantomeno accetteranno il problema e le soluzioni ad esso pi— congeniali, come una posizione teorica, come una conseguenza logica di premesse altrettanto indiscutibile, rester… sempre, tuttavia, in fondo un loro convincimento ben radicato, che il solo modo di dar vita alla forma immaginativa, sia quello di spazializzarla con i dati dell'esperienza visiva. Non potrebbe essere diversamente, poich‚ nessuno pu• astrarre da una propria esperienza fondamentale, nessuno pu• immaginare un modo di vita psichico differente da quello in cui la natura ci ha posti. Anche le ricostruzioni fantastiche di esistenze irreali e propri di esseri viventi in pianeti lontani dal nostro, poggiano sempre su una esperienza fondamentalmente umana, e anche il variare delle forme, il mutare degli atteggiamenti psicologici attribuiti a questi fantastici esseri portano sempre il tessuto fondamentale delle forme e delle esperienze psicologiche proprie dell'uomo. Non possiamo dunque a chi vede chieder di immaginare in termini privi dell'esperienza visiva, cosŤ come non possiamo chiedere a chi non ha mai visto, a chi non conosce il valore dell'esperienza visiva, di immaginare fondando le proprie immagini e le forme ad esse connesse su dati provenienti dall'esperienza visiva. Sembra quindi che debbano esistere due differenti mondi immaginativi, o assai pi— semplicemente due differenti modi di pensare la stessa realt…, l'uno fondato sulle forme che prendono consistenza ed evidenza dal loro contenuto visivo, l'altro no; ma appunto quest'altro modo di funzionare dell'immaginazione su che cosa si dovr… fondare? Che esista un pensiero valido anche presso i non vedenti dalla nascita, Š fuori dubbio, cosŤ come Š fuori dubbio che essi possano comprendere la realt… che ci circonda e si comportino nei confronti di questa realt… nello stesso modo di chi vede; hanno, i non vedenti dalla nascita, gli stessi, o per lo meno, gli analoghi sentimenti di buono e di bello, esprimono il loro giudizio, formulano un pensiero concreto che si nutre di immagini e di forme. Il problema, a nostro avviso, si appunta proprio su quest'ultima parte del discorso e cioŠ sul modo di concepire una forma che prescinda dall'esperienza visiva. Non Š possibile immaginare o pensare ad un mondo psichico del non vedente, che sia assolutamente privo di forma o, come si vorrebbe da alcuni psicologi, che la forma per il non vedente sia soltanto una esperienza immediata, che duri per il tempo presente soltanto nel momento e per la durata della sensazione, una forma cioŠ legata in modo indissolubile all'esperienza e che non possa divenire mai patrimonio del soggetto, parte del suo mondo immaginativo fonte della sua riflessione e della sua rappresentazione. Non solo ripugna ad un pensiero normale concepire un siffatto modo di funzionare dell'attivit… psichica rappresentativa, non solo non pu• essere accettata per logica una tesi che riduca l'attivit… conoscitiva essenziale al momento dell'intuizione non consentendole di salire alla dignit… di concetto, anzi ponendo un assoluto diaframma tra le due forme del conoscere, ma ci• Š soprattutto contraddetto dall'esperienza, poich‚ il non vedente, sin dai primi contatti con il proprio processo educativo, se adeguatamente stimolato e seguito sente il bisogno di esprimere il contenuto immaginativo della propria esperienza, sente il bisogno di esprimersi oltre che con suono e nomi astratti, con immagini e figure riprese dalla realt… concreta. Che altro sarebbe il disegno dei non vedenti? E pi— ancora, come potremmo ammettere la possibilit… che il non vedente riproduca, ad esempio con la plastilina o con la creta, forme di oggetti senza aver sentito la necessit… di tener presente sensorialmente l'oggetto stesso? Basta affacciarsi sulla soglia di una scuola per ciechi, per scoprire come queste attivit… d'espressione di forme siano assolutamente normali, non altrimenti da quanto avviene nelle comuni scuole per fanciulli vedenti. Da parte di coloro che sostengono ad oltranza la necessariet… dell'esperienza visiva per l'esistenza della forma come patrimonio psichico dell'uomo, si potrebbe obbiettare che il cieco dalla nascita disegna o ricostruisce in plastica, con creta e altri simili materiali plasmabili, soltanto seguendo uno schema logico di ricostruzione della realt…, senza per altro aver presente una forma, in altri termini, si potrebbe credere che il cieco, ricostruisca le sue immagini deducendole dalle loro propriet… pi— strettamente astratte ed universali, senza essere impegnato per questo a richiamare necessariamente una forma completa, spazializzata, e segregata in figura e sfondo. Tale posizione che ha sapore di eccessivo oltranzismo, non tiene conto di una osservazione che potrebbe essere di valore determinante ai fini della discussione e cioŠ che se Š anche possibile ammettere, per quanto sembri assai difficile poterlo provare, che il cieco disegni per deduzione, diciamo cosŤ, per un processo di giustapposizione di concetti e di nozioni, tale ragionamento non pu• essere esteso alla plasmazione di una materia, poich‚ se Š vero che il disegno, specie quello del cieco implica sempre un certo processo di astrazione, di analisi, processo che va tutto a detrimento della spontaneit…, Š altrettanto vero che la plasmazione deve far riferimento necessariamente al concreto, al reale, non richiedendo alcun processo di riduzione. Per il disegno spesso si tratta di convenzione, parliamo sempre del disegno presso il non vedente, poich‚ disegnare una mela ad esempio, con un cerchio in rilievo pi— o meno formato, pi— o meno elaborato, equivale sempre a dare della mela una definizione assolutamente astratta dalla realt…, che non trova e non pu• trovare, nella esperienza tattile del cieco una provenienza concreta. Il cieco sa che cosŤ ci si esprime per figurare la mela, lo sa per acquisizione nozionistica e non per un processo spontaneo di deduzione dalla propria esperienza. La stessa mela riprodotta con la plastilina o con l'argilla, implica una esperienza diretta, precedente l'atto espressivo; indica cioŠ la presenza di un sicuro concetto della forma. Nella coscienza di chi non vede si svolge un processo conoscitivo del tutto analogo a quello che procede nella mente del vedente, e soltanto ammettendo questo fondamentale assioma, noi possiamo spiegarci la gi… riconosciuta, e ormai da tutti accettata, normalit… di pensiero del non vedente. La conoscenza di forme del soggetto non vedente, appare tuttavia povera sino a far sospettare che la forma, in s‚ e per s‚ non possa essere accessibile a chi non vede, ma, a nostro avviso, la scarsit… di tali forme non pu• considerarsi un fatto originario, strettamente connesso con la minorazione una conseguenza necessaria, derivata dalla mancanza di una potenzialit… di acquisizione formale, bensŤ soltanto da una conseguenza estrinseca cioŠ dal pi— semplice ed elementare fatto derivante dalla posizione in cui chi non vede si viene a trovare nei confronti della realt… esterna. Il mondo fluisce sotto forma di immagini, alla coscienza del soggetto attraverso le vie di tutti i sensi; Š tutto il nostro essere immerso nella realt… e beve ad ampi sorsi questa realt…: tuttavia alcune vie d'accesso dell'esperienza sensoriale prendono il sopravvento sulle altre e fra tutte la vista polarizza, il massimo delle sensazioni utili e significative per la coscienza e la formazione dell'uomo. Chiusa questa via maestra, naturalmente si provoca una sorta di arresto, di disorganizzazione nel processo formativo della coscienza; pertanto, il contatto di chi non vede con il mondo esterno si fa sempre pi— problematico, pi— ridotto e tende a stabilirsi su una base di convenzioni e di simboli, su un piano d'astrattezza. Il bambino non vedente non avverte il bisogno di esplorare il mondo che lo circonda, o almeno, non vi Š in lui quel desiderio di conoscenza che spinge il fanciullo ad acquisire al di l… dei propri bisogni, del soddisfacimento delle esigenze fondamentali del proprio corpo. Si direbbe che i centri d'interesse del bambino cieco, si polarizzino intorno ai bisogni pi— immediati e non vi sia quel naturale dinamismo che porta alla costituzione di nuovi centri, i quali naturalmente vengano stimolati e richiesti dai primitivi. Tale stato di fatto, provoca in molti il convincimento che il cieco prescinda in tutto o in parte dalla forma, che vi prescinda non per difficolt… di espressione bensŤ per difficolt… di acquisizione. Occorre in proposito sottolineare che se, spesso chi non vede, non riesce ad esprimere adeguatamente le immagini degli oggetti, non riesce a rappresentare in modo significativo la presenza e il valore schematico di tali immagini; tuttavia si pu• garantire che esse esistano, fors'anche in una schematizzazione primitiva, assoluta, ma esistono nell'intuizione della realt… di chi non vede. Altro Š pensare, altro Š esprimersi. L'atto di obbiettivazione del pensiero richiede sempre la conoscenza di un linguaggio, sia esso parola, o segno, sia pi— primitivamente, pi— originariamente, riproduzione di forme. Accingerci all'analisi della funzione della forma nel pensiero di chi non vede, non Š compito del lavoro attuale, potr… essere conclusione e risultato della complessiva ricerca che andiamo, da qualche tempo, facendo, sulle pagine di questa rivista; preme ora aver impostato, in modo ampio con analisi approfondita, il problema della forma per poter analizzarne il funzionamento psichico e il dinamismo del suo apparire e strutturarsi presso i non vedenti. La psicologia della forma, intesa come una corrente di pensiero e di opinioni, come una determinata posizione nei confronti del problema percettivo, al primo suo apparire, suscit• una reazione ampia e profonda: reazione che toccava al tempo stesso le correnti fisiologiche e quelle filosofiche. Infatti il problema posto con ardimento dagli psicologi seguaci del gestaltismo, aveva una estensione tale, da toccare una parte il problema fisiologico della percezione e da implicare dall'altra una presa di posizione nei confronti della conoscenza, di squisito sapore filosofico. CosŤ accadde che i fisiologi accusarono la psicologia della forma di voler introdurre procedimenti filosofici nel campo della fisiologia, mentre i filosofi, insorsero ribellandosi a procedimenti eccessivamente scientifici e sperimentali, a cui si voleva sottoporre l'indagine filosofica. Dopo le prime reazioni, le varie correnti finirono per accettare ci• che di veramente positivo c'era nel gestaltismo, rifiutando certe estreme posizioni che potevano indurre in un eccessivo materialismo. Parve nel periodo di quelle dispute che uno degli argomenti pi— validi da contrapporre a seguaci della psicologia della forma, per i quali non vi era conoscenza che non poggiasse su forme pi— o meno elementari e il processo percettivo non poteva essere inteso se non come un processo totalitario, per cui le singole percezioni avevano significato soltanto se inquadrate nella totalit… vitale della percezione, era costituito appunto dalla posizione del privo della vista nei confronti del problema percettivo. Si diceva, in opposizione ai gestaltisti, come pu• essere dimostrato che la forma, degli oggetti, offerta al cieco dalla sua esperienza tattile e auditiva della realt…, si strutturi con lo stesso processo di segregazione e distinzione di figura e sfondo, caratteristico, delle forme di provenienza visiva? Si poteva indulgere sulle forme uditive, in cui prevaleva nel processo di strutturazione la posizione qualitativa degli elementi componenti, contrapposta alla quantit… che costituiva l'elemento predominante nelle forme di provenienza visiva, ma ci• non spostava i termini del problema; poich‚ era scontato in partenza che nel soggetto privo della vista, l'esperienza uditiva fosse intatta non diversa da quella del soggetto vedente. In una esecuzione orchestrale, si possono distinguere la figura dallo sfondo, la figura rappresentata dalla melodia che si traccia, si svolge sullo sfondo costituito dall'accompagnamento, e ci• non implica necessariamente una estensione che spazializzi figura e sfondo. Gli elementi che concorrono nella forma uditiva, si estendono nel tempo, costruendo per una intrinseca forza che unisce l'elemento successivo a quello precedente, nella coscienza di chi ascolta, il tutto formale, in cui prendono evidenza figura e sfondo. Analoga osservazione potrebbe essere estesa al complesso di tutte le percezioni uditive, le quali in tanto sono significative per la coscienza e si fissano nella memoria, in quanto posseggono questa intrinseca, logica, forza di coesione, di organizzazione. Possiamo estendere l'analogia tra il processo di strutturazione della forma di provenienza visiva, alla forma di provenienza tattile? Ecco il punto centrale della discussione di un quarto di secolo fa, che, a nostro avviso, potrebbe essere identificato come il problema principe dello studio psicologico, applicato ai non vedenti. Accogliere o respingere l'analogia tra i due processi di strutturazione formale, equivale accogliere o respingere l'analogia nella formazione del pensiero di chi non vede, con quello di chi vede. La posizione del problema come si vede, assume una estensione pi— vasta e investe una serie di problemi, che dal presupposto psicologico di prevalente impostazione teorica, giunge ai problemi pratici, relativi cioŠ alla valutazione e al riconoscimento sociali, di chi non vede; delle sue possibilit… di applicazione e di interpretazione della realt…. La somma di provenienza tattile, per affermarsi come strutturabile, deve possedere un significativo processo di segregazione della figura dallo sfondo, di coesione tra gli elementi costitutivi, coesione permanente e significativa ai fini del precedente segregarsi della figura dallo sfondo. Non solo, occorre spingere l'analogia pi— in l…; affermare cioŠ che la coesione tra gli elementi costitutivi della forma, non Š soltanto un fatto temporale, vana costatazione estesa nel tempo, bensŤ, diviene un fenomeno di simultaneit… esteso nello spazio. La forma tattile, per cosŤ dire, non ha soltanto il carattere temporale, ma investe una effettiva e reale portata spaziale, assume in modo fondamentale, il valore e la funzione della forma visiva. La precedente affermazione rimanda direttamente all'analisi di alcuni quesiti collaterali, la soluzione dei quali appare necessaria per il proseguimento dell'indagine. Quale parte del corpo, sede del tatto, pu• dirsi specializzata per l'interpretazione dei dati nel senso formale? La simultaneit…, almeno apparente, dei dati visivi, fa sŤ che agevolmente si possa convenire su una organizzazione immediata di un campo percettivo, pu• tale campo percettivo, essere ammesso anche nei confronti del tatto? I due problemi sono certamente fondamentali per l'intera questione, poich‚ investono l'origine sensoriale della strutturazione stessa. La bipolarit… della sensazione tattile per cui al soggetto senziente Š simultaneamente presente sia la modificazione dell'organo di senso, sia la presenza dell'oggetto stimolante. Tale bipolarit… tuttavia non obbiettiva l'esplorazione in modo da non poter interpretare sinteticamente i dati sensoriali e soltanto con un atto volontario di riflessione la bipolarit… si impone in modo evidente. Sembra tuttavia che, sulla mano, e in modo particolare sui polpastrelli delle dita debba risiedere la parte del tatto pi— direttamente interessata al rilievo di dati strutturabili immediatamente come forma; e ci• potrebbe anche scientificamente essere accolto, sempre che si tenda cioŠ a stabilire una graduatoria e non a definire in modo assoluto e distintivo delle propriet…. Tutto il corpo ove vi sian papille tattili, pu• cogliere dati strutturabili formalmente, cosŤ nelle piante dei piedi, cosŤ sulle labbra. Valga per tutti l'esempio di mutilati di guerra privi della vista e delle braccia, che leggevano il sistema a rilievo Braille, scorrendo, sulle pagine del libro, le labbra. Per lo stesso motivo i non vedenti si dirigono con disinvoltura, affidando spesso all'esplorazione tattile del suolo su cui camminano, il compito di guidarli. Il piede avverte anche se calzato, variet… di pavimentazioni, e la possibilit… di distinzione di una variet… da un'altra Š gi… di per s‚ principio di strutturazione formale. Non giungono elementi scissi, di semplice variazione muscolare, nel senso associazionistico, alla coscienza del soggetto, ma forme, forme primitive e semplici, pur tuttavia, forme strutturate, che permettono di interpretare significativamente il dato stesso, facendolo risalire di colpo alla coscienza. La limitata portata esplorativa dell'organo di senso depone sfavorevolmente nei confronti della percezione simultanea, e quindi della possibilit… di costituzione di un campo percettivo immediato: si pu• comunque affermare che nei limiti dell'esplorazione tattile il campo percettivo possa essere costituito, e sar… sempre paragonabile a quello visivo, fatte le dovute proporzioni e accettate le limitazioni del primo. Appare pi— evidente che l'esplorazione tattile debba necessariamente rimandare ad un elemento fondamentale per il suo svolgersi, e cioŠ al movimento. La parte del corpo sede del tatto che permanga immobile, non pu• rilevare alcuna variazione di elementi e quindi non pu• dare n‚ forma significativa, n‚ conoscenza utile di oggetti. Avviene spesso che poggiando solo la mano su un oggetto, senza farvela scorrere, chi non vede, e anche chi vede, possa essere in grado di riconoscere l'oggetto, ma anzitutto l'atto stesso del poggiare la mano implica di per s‚ un movimento stimolatore della conoscenza, in secondo luogo l'esplorazione della parte rimanda per precedente conoscenza alla rapida ricostruzione del tutto. Il movimento Š quindi l'elemento principale per la costituzione della forma e su tale principio si fondano le leggi fisiche che regolano tale costituzione. Infatti la distanza tra un punto e l'altro dell'oggetto esplorabile Š inversamente proporzionale al tempo di esplorazione, poich‚ se cosi non fosse non si potrebbe giungere alla costituzione di una forma che abbia significativi caratteri di spazialit…. L'esplorazione deve essere quindi compresa in una unit… di tempo variabile a seconda del soggetto e dell'oggetto, ma sempre identica allo stesso oggetto e nel medesimo soggetto: fuori da questa unit… di tempo caratteristica di ogni esplorazione, non vi pu• essere strutturazione formale e quindi conoscenza. Il tatto giunge cosŤ a costituirsi la propria forma, in cui elementi o forme primitive determinanti per la coesione, si costituiscono in figura e gli altri si raggruppano come sfondo. Potremmo dire che tali immagini assumono valore di spazialit…, permanendo immediato alla coscienza del soggetto il valore percettivo dell'elemento precedente sino a che non sopraggiunge la nuova percezione. Delle parti di un oggetto, la prima ad essere esplorata si unisce strettamente alla seconda nell'ambito della coscienza dando la precisa sensazione di una continuit… che non presenti soluzioni o pause. L'educazione si sforza di rendere questi tempi esplorativi sempre pi— rapidi e armonici, affinch‚ la conoscenza del soggetto privo della vista si estenda in modo sempre pi— vasto e organico. Enrico Ceppi * Pubblicato in Luce con luce. Rivista trimestrale della Scuola di Metodo "Augusto Romagnoli" per gli educatori dei ciechi, 4 (1960), n. 2, pp. 22-29. 1