RELAZIONE PROGETTO "UN MONDO INVISIBILE". CONOSCENZA, ADATTAMENTO, INTEGRAZIONE DEI NON VEDENTI Maria Ragnoli Introduzione Nell'a.s. 2000/2001 sono stata invitata a proporre un progetto educativo in una 3a classe di un Istituto Magistrale ad indirizzo linguistico in cui era inserita una ragazza ipovedente. Il progetto, voluto dai genitori della ragazza e condiviso dagli insegnanti della scuola, aveva come scopo quello di migliorare il grado di socializzazione nella classe. Per fare questo abbiamo ritenuto opportuno in primo luogo avvicinare i compagni vedenti alla condizione di cecit…, tentando di smascherare ingannevoli pregiudizi e celati imbarazzi, e di qui, porre i presupposti "comunicativi" necessari ad uno scambio vicendevole e spontaneo tra chi vede e chi non vede. Di seguito viene illustrata una sintetica relazione operativa del progetto e, di seguito, vengono riportati alcuni stralci delle lettere composte al termine del lavoro dalle studentesse e dagli studenti protagonisti. Questa parte conclusiva Š, a mio avviso, davvero "preziosa" : sono riflessioni, pensieri, scoperte di ragazzi e ragazze, vedenti e non vedenti, che hanno tentato di spiegarsi il buio. Descrizione del progetto Destinatari: studentesse, studenti ed insegnanti classe 3^ B linguistico Istituto Magistrale "Duca degli Abruzzi" Treviso, a.s. 2000/2001. Coordinatrice del progetto: Maria Ragnoli, insegnante di sostegno Scuola Media Statale "Sandro Pertini" di Ponte nelle Alpi (Belluno), istruttrice di orientamento e mobilit… per non vedenti ed ipovedenti. Finalit…: * Avvicinare, conoscere, "sperimentare" gli aspetti senso-percettivi, psicologici e sociali della cecit… e dell'ipovisione. * Favorire/migliorare la comunicazione e la socializzazione tra compagni vedenti e alunna non vedente. Contenuti teorici e operativi: * Pregiudizi e stereotipi/paure/conoscenze relativi alla condizione dei non vedenti. * "Simulazione della cecit…": adattamenti, problematche e strategie. * Indagine sugli atteggiamenti verso i non vedenti. * Definizione di cecit…/ipovisione, cause di cecit…. * Lo sviluppo del cieco, i sensi residui o "vicari". * Uno sguardo al passato. * Dall'istituzionalizzazione all'integrazione. * Diversit… e normalit…. Tempi: 4 incontri ( 1 incontro settimanale per 4 settimane) di 3 ore e mezza ciascuno. Primo incontro: Fase introduttiva: Presentazione del progetto (finalit…, scansione e articolazione degli incontri). Breve questionario con alcune domande e definizioni da completare sulla cecit… e i ciechi. Fase operativa: 1a simulazione della cecit… nei locali della scuola: un gruppo bendato, un secondo guida ed un terzo gruppo osserva e registra. Consegne: camminare, esplorare gli spazi dell'edificio scolastico, ricercare punti di riferimento spaziale con canali extra-visivi, interagire con i compagni e compagne, rotazione dei gruppi e scambio dei ruoli. Fase conclusiva: Verbalizzazione dell'esperienza pratica: considerazioni/riflessioni dei "bendati", degli accompagnatori e degli osservatori relativamente a: L'adattamento sensoriale in mancanza del canale visivo. Le reazioni extra-verbali. L'orientamento spaziale. Il contatto con gli altri e le relazioni sociali; le tecniche di accompagnamento. Lettura di alcuni brani tratti da "Il dono oscuro" di J.Hull. Secondo incontro: Fase operativa: Simulazione della cecit… in palestra : un gruppo di studenti bendato e un secondo guida. Consegne proposte: camminare senza accopagnamento, correre, giochi con la palla sonora, esplorazione dello spazio-palestra; rotazione dei gruppi e scambio dei ruoli. Fase conclusiva: Verbalizzazione dell'esperienza pratica: * L'orientamento spaziale in ambienti chiusi. * L'orientamento"acustico". * La comunicazione sociale, la dipendenza dall'altro, il controllo dei contesti sociali. * Risposte emotivo-psicologiche in situazione di cecit…. * Ruolo e significato dei canali comunicativi non visivi. Terzo incontro: Fase introduttiva : Lezione/dibattito (con l'ausilio della lavagna luminosa): * Suggerimenti/accorgimenti per un contatto corretto con i non vedenti.; * Tecniche di accompagnamento e guida. * Cause di cecit…. * Lo sviluppo del cieco, i sensi residui o "vicari". * Uno sguardo al passato: mitologia, antichit…, nascita della tiflologia, il Braille. * Dall'istituzionalizzazione all'integrazione: la scuola, il lavoro, le prospettive future. Fase operativa: Simulazione della cecit… in aula: un gruppo di studenti bendato e un secondo guida ed osserva. Consegne: "leggere con le mani" ; esplorare tattilmente oggetti, superfici, piante e illustrazioni in rilievo. Verbalizzazione: * La percezione tattile. * Confronto tra esplorazione visiva e tattile. Simulazione della cecit… in ambiente esterno: un gruppo di studenti bendato e un secondo guida in un percorso nel centro cittadino. Rotazione dei gruppi e scambio dei ruoli. Fase conclusiva: In aula verbalizzazione dell'esperienza: * L'orientamento spaziale in ambiente urbano. * L'"impatto" sociale della cecit…. * Normalit… e diversit…. Quarto incontro: Fase introduttiva: * Presentazione del sistema di lettura e scrittura Braille e di alcuni ausili. * Indagine sugli atteggiamenti verso i non vedenti: riflessione sui dati emersi, pregiudizi e stereotipi, analisi dei dati statistici, confronto con le risposte date dagli studenti nel primo incontro. Video-cassetta: I ciechi nello sport e nel tempo libero, nel lavoro. Fase operativa: Simulazione della cecit… in palestra: un gruppo di studenti bendato e un secondo guida ed osserva. Consegne: esercizi/proposte di comunicazione extra-verbale, riconoscersi, entrare in contatto con l'altro, accettare/rifiutare. Fase conclusiva: Verbalizzazione dell'esperienza operativa e del progetto "in toto". Considerazioni finali Si Š cercato, per quanto possibile, di proporre situazioni/problema dalle quali scaturissero considerazioni e risposte personali e, in alcuni casi, le soluzioni sono state indubbiamente centrate e significative. Il gruppo-classe ha risposto con disponibilit… a tutte le proposte sopra descritte, soprattutto quelle di carattere pratico/operativo; anche nelle fasi di verbalizzazione/discussione gli studenti hanno dimostrato attenzione ed interesse, solo un gruppo pi— ristretto di studenti (gruppo maschile, qualche ragazza) ha, per•, partecipato in modo propositivo e critico. Il risultato pi— apprezzabile al quale sono giunti gli alunni Š, a mio avviso, il fatto di aver sperimentato e compreso quali siano gli ostacoli che, frequentemente, impediscono una comunicazione spontanea tra vedenti e non vedenti. Sdrammatizzare alcuni stereotipi diffusi ha permesso loro di manifestare apertamente alla compagna non vedente domande, imbarazzi, curiosit…. Analogamente la compagna non vedente ha espresso da un lato le proprie difficolt… e gli oggettivi limiti nell'avvicinare i compagni e, dall'altro, la consapevolezza che solo un atteggiamento attivo e propositivo potr… permetterle di condividere l'esperienza scolastica con i compagni. Le lettere degli studenti Scrivi una lettera ad un/una amico/a in cui racconti l'esperienza del progetto "al buio"; descrivi le proposte che ti hanno intressato e coinvolto maggiormente, esprimi un tuo giudizio sul progetto e sui risultati che ti sembra esso abbia prodotto sul piano personale e collettivo. Carissima Sara, come promesso ti sto scrivendo riguardo a quello che tu hai battezzato "strano esperimento" ovvero Progetto al buio. Quando ci siamo incrociate per i corridoi della scuola ho avuto solo il tempo di dirti che si trattava di una serie di incontri con un'esperta atti ad avvicinarci un po' al problema di Giulia (ricordi? La ragazza cieca in classe nostra). In reat… Š stato qualcosa in pi—: non solo ci ha permesso di vivere per qualche ora la vita di un non vedente, ma anche di comprendere qualcosa che va molto pi— in l… del disagio "pratico" che accompagna la vita di queste persone... Sai cosa ho scoperto? Spesso il vero disagio Š dei vedenti, purtroppo non ci sappiamo relazionare con le persone che vivono il problema di Giulia inconsciamente le consideriamo inferiori, con loro ci comportiamo in maniera innaturale, facendoci pervadere da assurdi pregiudizi... Comunque ho apprezzato moltissimo il fatto che nessuno mi abbia costretta: Š stato rassicurante. [...] Ho scoperto che era un'esperienza che potevo e dovevo affrontare: sono stata assalita da uno spiacevolissimo senso di nausea, ho dovuto affidarmi completamente agli altri (cosa alla quale sono generalmente restia) e sentire una gran dipendenza verso chi mi era vicino; provavo smarrimento e impotenza e quel che Š peggio mi sentivo in uno stato di svantaggio e di conseguenza di inferiorit… rispetto agli altri. ------------------- ?...? I miei compagni sono rimasti molto colpiti dalle simulazioni, tanto che, a volte, qualcuno si rifiutava di bendarsi o era molto riluttante a farlo. Quando portavano la benda erano spaventati, teneri, e buffi; avevano una gran paura di perdersi e di andare a sbattere contro qualcosa, non avevano il senso delle distanze e cercavano di capire chi e cosa stava loro intorno allungando le mani e facendo molte domande. Gli accompagnatori all'inizio non capivano la loro paura e facevano loro degli scherzi che li spaventavano ancora di pi—. Con le bende addosso sembrava loro che il tempo non passasse mai, e alla fine aspettavano a testa bassa che venisse l'ora di sbendarsi. A mano a mano che si andava avanti col progetto, sono diventati sempre pi— tranquilli e loro agio. Alla fine di ogni simulazione dicevamo le nostre impressioni e le nostre sensazioni . ?...? Questa esperienza mi ha fatto capire molte cose su di me e i miei compagni. Mi ha fatto riflettere sul fatto che non ci vedo, che non Š una cosa che facevo con molta attenzione. Ho capito che non ho ancora accettato del tutto la mia disabilit… come invece credevo, perch‚ ero un po' dispiaciuta quando gli altri si toglievano le bende mentre io rimanevo "al buio", perch‚ ero un po' nervosa all'inizio di ogni incontro e non ne capivo il motivo e perch‚ sentivo il bisogno di dire insistentemente ai miei compagni che da cieca non stavo male e riuscivo a fare comunque tante cose. Per la prima volta ho pensato seriamente che ho dei limiti, ma ho tratto la conclusione che si pu• vivere bene anche senza fare tutto. Sono anche venuta a sapere che i ciechi possono fare dei lavori e degli sport che non avevo mai preso in considerazione ma che mi sono sembrati interessanti. Quando abbiamo parlato delle attivit… sportive e degli impieghi, ma anche durante altre attivit…, ho avuto l'ulteriore conferma di una cosa a cui purtroppo non penso molto, cioŠ il fatto che per raggiungere certi obiettivi dovr• lavorare veramente sodo. Ho capito anche molte cose sui miei compagni; prima di tutto ho modificato l'idea sbagliata che avevo su molti di loro, perch‚ ho avuto la possibilit… di conoscerli meglio e ho capito che certi loro comportamenti di poca disponibilit…, freddezza o indifferenza potevano essere dettati semplicemente da timidezza, imbarazzo, da una giornata storta, da un modo di approcciarsi con gli altri che io interpretavo male o, semplicemente, erano dei comportamenti sporadici e perdonabili. Ho notato che, dopo questi incontri, i miei compagni sono molto meno imbarazzati di parlare con me e mi rivolgono la parola molto pi— spesso e mi trattano come una di loro. ------------------- [...] Un'altra cosa che mi ha fatto molto pensare Š stata che Giulia non aveva idea di come fossimo noi esteticamente: nessuno di noi in tre anni aveva mai pensato di descriversi... Come pensi che io sia? Bello, brutto... bella voce, brutta voce. Lei cerca di immaginarci attraverso quello che sente. ------------------- [...] Toccarsi senza vedersi implica un grande sforzo emotivo. ------------------- Ti invadono paura, smarrimento, disorientamento, poi inizia a farsi strada l'angoscia: dove sono? ci sono pericoli? c'Š qualcuno che mi guarda? Il bisogno di avere un punto di riferimento, una guida, diventa estremo, si ha la necessit… di avere al fianco una persona che sappia trasmettere fiducia. In un certo senso si affida la propria incolumit… ad un altro: la guida diventa sinonimo di fiducia. ------------------- Carissimo, non ti scrivo per raccontarti qualcosa che accade normalmente. Voglio solo descriverti un'esperienza che ho fatto qualche giorno fa, a scuola, voglio farlo perch‚ sento il bisogno di raccontarlo a qualcuno di esterno, per convincerlo del fatto che non esiste solo la scuola come tipico strumento di istruzione, dove si imparano esclusivamente date e nomi e luoghi e leggi e teoremi; ma anche una "scuola di vita", di accrescimento interiore. Questa esperienza Š durata quattro giorni; si chiamava "Un mondo invisibile", diciamo in poche parole che Š stato un tentativo di coinvolgerci nel mondo dei non vedenti anzi, dei ciechi. Premetto subito una cosa: quattro giorni non cambiano la vita a nessuno, ne sono certo. Infatti non star• qui a raccontarti vicende miracolose, fatti eccezionali, come probabilmente faranno altri, perch‚ si auto-convincono di essere cambiati; o magari perch‚ pensano che sia giusto cosŤ, ma in fondo non ci credono per niente. Andiamo con ordine. Il primo giorno Š stato abbastanza strano, non sapevo come sarebbe trascorsa la giornata. Sguardi a Maria, l'insegnante, sguardi agli amici, sguardi alle domande del questionario; sguardi alle bende nere, impenetrabili, limitanti; sguardi frastornati; per lo pi— sguardi in cerca di risposte, che non avranno e che avranno subito. Dapprima un breve questionario introduttivo, poi la "pratica": bisognava superare l'imbarazzo, che poi era solo derivato dall'inesperienza, ma imbarazzo restava. Ô estremamente difficile immedesimarsi in una persona che non vede. Probabilmente Š impossibile. Possiamo solo capire il lato pratico della situazione. Le sue emozioni, i suoi pensieri sono irraggiungibili, perch‚ peculiari della situazione. Perci• vagavamo per i corridoi, un bendato ed una guida, prendendo tutto come una specie di gioco, forse un po' pi— seriamente, ma sempre consapevoli della finzione. Attenti, concentrati, impegnati, ma sempre coscienti del fatto che dopo venti minuti avremmo tolto la benda e avremmo continuato a scherzare e ridere. In fondo l'impegno, secondo me, non stava nel prendere tutto con estremo rigore, entrando troppo nella parte e di conseguenza cadendo in quei brutti sentimenti che sono la piet… e la compassione; al contrario bisognava equilibrare seriet… e coinvolgimento emotivo. [...] La vergogna e l'imbarazzo all'inizio mi facevano diffidare. Ma poi sono entrato nel vivo della giornata, e allora la voglia di conoscenza ha superato quasi completamente gli altri pensieri. L'attenzione era rivolta a tutto ci• che mi poteva orientare. [...] Il quarto e ultimo giorno non mi ha particolarmente attratto. Non per la palestra, in fondo c'ero gi… stato. Era il contatto fisico al buio che mi coglieva impreparato. Ma ho dato lo stesso importanza agli altri e alle altre: alla fine non Š stata un'esperienza cosŤ scandalosa e impudica, ma mi ha lasciato perplesso l'immagine di quelle mani ovunque, quella ricerca di appigli, di conferme, di orientamento. Non ho partecipato attivamente, non mi sono bendato. Sicuramente mi sarebbe servito per terminare un certo percorso, e col senno di poi mi sono un po' pentito, ma in quel momento ero debole. Ancora sguardi, ringraziamenti, commenti, sospiri. Il progetto era terminato e sono tornato a casa. Nello stesso modo in cui sono tornato mille volte. Tranne un bagaglio di conoscenze arricchito. Tutto qui. Arrivederci. Maria Ragnoli insegnante, istruttrice di Orientamento e Mobilit… 8