PAURA E AUTONOMIA Maria Luisa Gargiulo Nell'approccio educativo e riabilitativo con bambini disabili della vista, siano essi non vedenti od ipovedenti gravi, molto spesso ci si imbatte in alcune problematiche che riconducono inevitabilmente al tema della gestione della paura o del suo evitamento. In questo articolo cercher• di delineare l'ambito del problema, spiegando ed illustrando cosa Š davvero la paura, quale Š il suo ruolo, quali problematiche sono connesse con questo sentimento, nel processo di conquista dell'autonomia psicologica, relazionale e pratica di un bambino disabile della vista. La paura ed i suoi annessi, sono elementi fortemente presenti nelle dinamiche familiari, nelle scelte educative e nelle fantasie di tanti bambini. Spesso condizionando scelte ed atteggiamenti in vario modo, la paura, nelle sue differenti sfaccettature, Š coinvolta pervasivamente con tutti i suoi conflitti. Molte possono essere le paure consce ed inconsce delle persone che ruotano attorno al bambino. Paura della fragilit… del piccolo, che si faccia male, paura del momento in cui prender… consapevolezza della sua minorazione e delle conseguenze pratiche che comporta, paura di ferirlo chiedendo o cercando di capire, paura dell'esperienza di fallimento o di inadeguatezza, o della possibile sconfitta nell'esecuzione di compiti. Alcune di queste possono essere direttamente introiettate dal bambino stesso, altre possono determinare l'instaurarsi di comportamenti difensivi, protettivi, oppure controfobici, ossia tendenti a contrastare la paura con atteggiamenti e pensieri opposti e falsamente rassicuranti. Tutto questo si complica se pensiamo che la minorazione visiva ed eventuali altre problematiche associate, possono determinare condizioni per le quali sia legittimo e comprensibile avere paura di qualcosa, tanto pi— che esiste un dato di realt… inconfutabile derivante dalla minorazione del bambino stesso. A volte la difesa che viene allestita nelle dinamiche familiari si configura come una paura della paura, ossia come una serie di comportamenti od atteggiamenti finalizzati a evitare che il bambino sia in una qualunque relazione con il pericolo e specialmente con i sentimenti ad esso conseguenti. Questo starebbe a significare molto spesso che l'esperienza stessa della paura Š vissuta come minacciosa, perseguendo quindi lo scopo di vivere senza mai provare questo sentimento, come se esso in qualche modo indebolisse o danneggiasse chi lo prova. Tutto questo comporta che chi non Š mai stato abituato od aiutato a gestire questo sentimento, a riconoscerlo, ad imparare da esso, nel momento in cui malauguratamente la vita gli presentasse esperienze tali da farglielo provare, sia completamente sopraffatto e non sia in grado di affrontare le situazioni considerate pericolose nel miglior modo possibile. Chi preserva il bambino dall'esperienza della paura, non lo mette in grado di imparare ad elaborare questo sentimento, a reagire nel modo pi— utile e funzionale possibile, insomma a far fronte alle evenienze della vita. Per contro, una educazione che non preservi il bambino da tutti quegli elementi spaventosi che egli non riuscirebbe ad affrontare ed ad elaborare correttamente, che lo getti indiscriminatamente contro l'esperienza del pericolo e del rischio, pu• determinare pesanti squilibri. Ma allora quale pu• essere una corretta chiave di lettura della questione? Cos'Š in fondo questo strano meccanismo e perch‚ esiste? Ô davvero cosŤ dannoso provare paura, e se si, fino a che punto? In che misura l'evitare l'esperienza della paura pu• ostacolare il cammino verso la conquista dell'autonomia? Che cos'Š la paura? La parola "paura" deriva dal sostantivo latino pavor e da pavere (appunto: temere, aver paura). Il terrore Š definito dalla sua origine etimologica: il greco tromos Š connesso al verbo tromo o treo, che significa tremare, fremere fortemente causa la paura, rabbrividire. Questa parola deriva onomatopeuticamente dalla radice trrr, propria di una persona che ha i brividi. La parola terrore indica uno stato diverso dalla paura, caratterizzato da una iniziale compromissione della risposta efficace, ma non ancora disorganizzata come il panico, che pervade il soggetto inabilitandolo e annullando le sue funzioni reattive. La paura fisiologica Š una reazione di fronte al pericolo che, pur coinvolgendo in modo importante la persona , non implica dunque i livelli acuti di coinvolgimento destabilizzante del terrore, o di disorganizzazione funzionale estrema del panico. La paura Š una esperienza quotidiana, un meccanismo di allarme che generalmente consideriamo negativo, una esperienza da evitare quando ci sentiamo impotenti, deboli, spaventati da qualcosa di pericoloso. In effetti, come ogni reazione psicofisiologica, anche la paura ha le sue "ragioni", perch‚ dobbiamo sempre ricordarci che le nostre reazioni sono innescate dall'organismo con l'intento profondo di vivere meglio. La paura non costituisce semplicemente una meccanica e istintiva risposta a un pericolo, ma piuttosto una modalit… complessa messa in atto dagli individui per relazionarsi all'ambiente ed esplorarlo contenendo i rischi. Inoltre, analogamente a qualsiasi altra esperienza emotiva, essa non Š semplicemente un modo di sentire, ma un vero e proprio sistema, costituito da pi— componenti e fasi, il cui funzionamento si svolge lungo una linea temporale di azione ben precisa. Pertanto la paura non Š qualcosa di negativo, come una patologia da evitare, ma Š un segnale che l'organismo ci d…, in situazioni di rischio, per aiutarci a far fronte alla situazione. Lo studio di questa importante emozione, sia a livello neurofisiologico che psicologico, porta a capovolgere il luogo comune che la paura sia da evitare a tutti i costi, mostrando come solo grazie alla paura Š possibile affrontare in modo adeguato il pericolo. Il nostro "sistema organismo" attribuisce una importanza fondamentale a questa emozione perch‚ legata alla nostra sicurezza e sopravvivenza. L'evoluzione ha predisposto il sistema nervoso umano in modo tale che una forte paura abbia la precedenza su qualsiasi altra cosa nella mente e nel corpo. L'organismo di fronte ad un evento minaccioso reagisce con comportamenti che l'essere umano ha in comune con numerosi altri animali. Fiutare il pericolo, allertare l'attenzione, esaminare la situazione, bloccare ogni altra attivit…. Ô una risposta naturale, necessaria e opportuna, volta a preservare la vita o l'integrit… del soggetto o dei suoi oggetti, mantenendone sufficientemente conservato il potenziale difensivo e reattivo. Chi non sente la paura o l'ansia si pone in serio pericolo nella realt… esterna, e ci• Š alla base della distinzione popolare tra il coraggioso, che Š in grado di percepire ed eventualmente affrontare la paura, e l'incosciente, che non si rende conto del pericolo. Chi invece vive in una condizione patologica di perenne paura, a prescindere dall'oggettivit… o meno dei pericoli esterni, Š solitamente alle prese con fantasmi interni di varia natura derivanti dall'interiorizzazione di paure esterne mal gestite o mal vissute, oppure dalle paure introiettate da adulti significativi. Cosa ci succede quando abbiamo paura? Molti studiosi si sono interrogati su cosa succeda dentro di noi quando siamo di fronte ad un evento e quale sia il modo in cui il nostro sistema di valutazione regoli le proprie attivit…. Una delle interpretazioni pi— felici Š quella che divide il sistema valutativo in 5 livelli: se potessimo monitorare al rallentatore il processo che in realt… Š molto rapido e spesso inconsapevole, potremmo individuare 5 momenti di valutazione: * Novit… o prevedibilit…: l'organismo si attiva di fronte a stimoli che siano nuovi, non categorizzati in altre precedenti esperienze, oppure improbabili rispetto al contesto in cui accadono, cioŠ inattesi. * Piacevolezza o spiacevolezza: l'organismo valuta il grado di piacere che trae dall'esperienza che sta vivendo. * Funzionalit… rispetto ai bisogni: l'organismo valuta l'esperienza in base alla sua utilit… o meno rispetto a quanto si sia prefisso di raggiungere, ai bisogni immediati che prova in quel momento. * Gestibilit… della situazione: valutazione dell'impatto dello stimolo sugli scopi della persona e sulla sua facilit… di gestirlo (coping). * Compatibilit… con le norme sociali: l'organismo valuta quanto e se il nuovo elemento possa essere pi— o meno coerente, pi— o meno compatibile con i principi ed i valori dell'individuo. Quali sono le reazioni neurologiche alla paura, ossia, in parole povere, che succede nel cervello? Il primo meccanismo che si attiva Š quello chiamato del "circuito primitivo". Esso, al presentarsi di un qualsiasi evento spaventoso, porta a termine l'esame generando una reazione emotiva, positiva o negativa, a qualsiasi oggetto e sensazione entri nel nostro campo di azione; valuta ogni elemento individuandone la dannosit…. Il circuito della paura ci predispone al pericolo ancora prima di comprendere quale sia l'eventuale minaccia perch‚ agisce al di fuori del diretto controllo conscio o razionale. Ha sede nella profondit… dell'encefalo in una struttura antichissima: il sistema limbico. Esso Š formato oltre che dal talamo e dall'ipotalamo, dall'ippocampo e dalla amigdala. Da queste strutture sono esaminati gli elementi essenziali di una condizione di pericolo, non i dettagli. Il circuito primitivo Š molto rapido ma poco preciso. Successivamente il nostro cervello lavora per affinare la propria reazione agli stimoli. Questo perfezionamento avviene facendo filtrare le informazioni attraverso la corteccia, che raccoglie i flussi di dati in arrivo dai sistemi sensoriali e li collega con la nostra memoria; si genera cosŤ un'immagine sempre pi— chiara e dettagliata. Sulla base di queste informazioni, Š possibile riesaminare la decisione iniziale e valutarne la correttezza, adattando la reazione alla nuova valutazione. Il collegamento tra la corteccia e il sistema limbico Š quello che viene chiamato "circuito razionale". Questo Š pi— lento e pi— elaborato. Opera entro i massicci lobi frontali della corteccia cerebrale, in particolare nella corteccia prefrontale, situata appena dietro la fronte. Questo complesso apparato sottopone a un'analisi altamente sofisticata le informazioni ricevute dal circuito primitivo e dalla corteccia. Ci permette di valutare e analizzare razionalmente una paura specifica e di soppesare molte diverse possibilit… e opzioni, comprese alcune risposte assai pi— articolate delle primitive reazioni di lotta e di fuga, prevedendo per esempio la negoziazione. L'analisi della situazione da parte di questo secondo circuito Š pi— lenta, ma anche pi— approfondita rispetto a quella istantanea del circuito primitivo. L'ultimo circuito, da alcuni ritenuto il pi— potente, ancora molto discusso e parzialmente sconosciuto, Š il circuito conscio. E' un'elaborazione del sistema di vigilanza ed Š il decisore supremo. Ô a livello del conscio che vengono prese le decisioni tra le possibilit… offerte dal circuito razionale. Pu• cercare di arrestare la reazione di fuga o di lotta scatenata dal circuito primitivo. Il conscio Š caratterizzato dalla autoconsapevolezza, ossia dalla coscienza di provare paura. Ô questa consapevolezza che ci permette di distinguere una pi— primitiva e semplice reazione di spavento al pericolo, da ci• che pu• essere pi— propriamente chiamata emozione di paura. In conclusione la paura scatena la reazione immediata del circuito primitivo che attiva la reazione di fuga o di attacco; queste, che sono geneticamente determinate da millenni di evoluzione, hanno rappresentato la nostra unica …ncora di salvezza. In realt… per• quando noi possediamo informazioni che ci indicano che la strategia di comportamento pi— adatta Š un'altra, o quando il rischio che corriamo Š tollerabile, occorre mediare razionalmente la nostra tendenza all'azione. A questo punto intervengono come mediatori i meccanismi pi— lenti ma pi— complessi del circuito razionale, cosŤ da impedirci di agire in modo riflesso, scappando o attaccando. Le variabili di sorpresa, novit…, abitudine, rivestono una grande importanza perch‚ ci consentono di modulare le nostre risposte. Un altro fattore Š determinato dal significato che gli accadimenti hanno per l'individuo. La paura pertanto non deve essere evitata ma "gestita". Cosa possiamo imparare? In questa ottica emerge come sia estremamente importante il ruolo della valutazione soggettiva dell'evento spaventoso che genera la paura e, pi— ancora, di come il bambino impari a valutarlo. Se si d… tempo e fiducia al piccolo e gli si insegna ad esaminare quanto lo ha indotto a spavento, se lo si abitua a fidarsi della propria valutazione e ad imparare dall'esperienza, lo si mette in condizione di attrezzarsi per affrontare gli eventi spaventosi e, cosa pi— importante, di affrontare la paura stessa come parte della vita. Se invece si agisce in modo da sostituirsi al bambino nella reazione ad un evento inatteso, oppure si reagisce con azioni o parole allarmate, si interrompe il processo di conoscenza prima dell'entrata in funzione del circuito razionale. In effetti ci• Š molto dannoso; sappiamo quanto sia importante infatti per un disabile visivo, esaminare la situazione attraverso i sensi vicarianti e sappiamo quanto, per fare ci•, sia necessario un certo tempo percettivo ed elaborativo. La vista Š un senso rapido e sintetico che permette di ottenere informazioni simultaneamente e globalmente; la vista carente di un ipovedente, come pure il tatto, l'udito ed il senso cinestetico messi insieme, sebbene diano un certo input situazionale globale, hanno bisogno di una elaborazione analitica. Questo significa che il bambino ha bisogno qualche volta di tempo per comprendere cosa sia accaduto e cosa egli debba fare. Il tempo di capire attraverso i sensi d… anche la possibilit… di passare dall'elaborazione e reazione immediata del circuito primitivo, a quella ponderata di quello razionale. Se insegniamo anche al bambino a comprendere, scegliere, soppesare, analizzare coscientemente, gli stiamo dando anche strumenti che utilizzer… nel suo circuito conscio. Molto spesso la sensazione di emergenza derivante dalla paura della fragilit… o dell'incapacit… del bambino, sentimento che consapevolmente od inconsapevolmente pervade alcuni adulti, prende il sopravvento nella loro stessa reazione, impedendo tutto questo. L'apprendimento del bambino, che spesso deriva da questo genere di atteggiamenti Š inerente alla sua capacit…, alla sua autostima, al senso della propria forza, sicurezza, tenacia, i quali ne risultano indeboliti: "se la mamma Š intervenuta al mio posto, Š perch‚ io non sarei stato capace... la mamma mi ha difeso e mi ha salvato dal pericolo". Sebbene dal punto di vista affettivo sia molto sano e positivo che il bambino, soprattutto se molto piccolo, possa vivere con un sentimento di sicurezza derivante dalla sensazione della presenza protettiva e rassicurante dell'adulto, ci• non deve per• essere un fattore tale da impedirgli l'esperienza diretta. La sensazione di sicurezza ed il senso di non essere mai solo, mai abbandonato in mezzo al mondo, quando un bambino Š molto piccolo o quando si trovi in momenti di difficolt…, devono essere presenti, ma si deve sempre tentare di spostare questa presenza rassicurante, man mano che il bambino cresce, da un ruolo di scudo dal pericolo ad un ruolo di accompagnamento ed incoraggiamento nell'affrontarlo. Aiutare il bambino a non spaventarsi delle sue stesse reazioni, significa dare dignit… anche a questo sentimento. Non tutti e non sempre siamo disposti ad ammettere di aver provato paura, perch‚ questo per alcuni pu• essere un segno di debolezza o peggio, di codardia. Provare paura, in certi contesti implica una valutazione sociale negativa. Ô questo il caso in cui paura e vergogna diventano elementi contigui e concatenati. In questo senso pertanto, se da un lato dell'estremo troviamo persone cosŤ tanto spaventate dalla paura che evitano a se stessi ed ai loro cari ogni occasione che possa metterli in contatto con essa, dall'altro estremo troviamo persone che in situazioni, anche le pi— pericolose, non provano questo sentimento. Ô il caso del bambino o dell'adolescente, che avendo appreso i primi rudimenti delle tecniche di orientamento e mobilit…, si getta letteralmente in mezzo al traffico. Egli non riesce ancora ad elaborare il concetto di pericolo e conseguentemente non pu• accettare da se stesso che in una simile situazione si possa provare paura, a causa di un senso di vergogna narcisistica. Il valore di segnale di questo sentimento va invece sfruttato, visto che la natura ci ha dotato di alcuni campanelli d'allarme tra cui appunto la reazione di paura. A seconda dell'et… e delle capacit… cognitive del bambino o dell'adolescente, gli va insegnato ad utilizzare le parti razionali ed emotive della propria intelligenza, attraverso un processo pi— o meno intuitivo di problem solving: * Decodificare la situazione (che cosa Š successo?). * Esaminare gli elementi a disposizione (cosa posso osservare?). * Esaminare gli obbiettivi le motivazioni ed i sentimenti personali (cosa provo e cosa voglio ottenere?). * Esaminare le opzioni e i possibili vantaggi o svantaggi (quali sono le alternative a mia disposizione e quali conseguenze sarebbero connesse a ciascuna?). Tutto ci•, oltre ad allenare il nostro circuito razionale a districarsi dalle situazioni problematiche, indirettamente d… il senso della tollerabilit… della situazione: insegna che esistono difficolt… tra cui alcune sormontabili, e che la quotidianit… della vita ne Š piena. In modo consapevole od in forma pi— velata, dall'analisi delle credenze e del sistema di valori di alcune persone, si pu• evincere una sorta di assunto secondo il quale pu• essere utile sollevare da alcuni compiti i bambini con gravi disabilit…, ad esempio visive, come se questo potesse per qualche verso alleviare le loro sofferenze, o se potesse aiutarli a concentrarsi nell'affrontare i disagi e le conseguenze della loro minorazione. Da questo a volte deriva un senso di protezione da sentimenti o da esperienze ritenute in qualche modo faticose, o comunque problematiche. Invece l'acquisizione di tutti gli strumenti psicologici e decisionali tali da permetterci di affrontare la realt… e l'allenamento e l'affinamento di tali competenze, Š assai utile proprio a coloro che, a causa di problematiche particolari, debbono utilizzare tutte le loro risorse disponibili per essere in grado di affrontare la vita. La strada verso l'autonomia non Š un evoluzione unilaterale e, specialmente quando parliamo di bambini o di adolescenti, Š un processo che presuppone ed insieme determina un cambiamento delle relazioni e degli atteggiamenti degli adulti. Ma spesso questo Š davvero difficile, perch‚ alcuni cambiamenti di atteggiamenti presuppongono modificazioni profonde, come appunto quelle collegate al consentire al proprio bambino di provare, riconoscere, accettare e gestire il sentimento della paura. In questo periodo sto aiutando pi— di un genitore a dipanare questa difficile matassa e, scrivendo questo testo, che da molte di tali situazioni Š ispirato, mi rendo conto di quanto lenta e difficile ma importante, sia la strada verso la conquista di una relazione improntata non pi— alla protezione ma all'accompagnamento. Riferimenti bibliografici Bolognini, S. (2005). Il coraggio di avere paura. Tratto dagli atti della giornata seminariale: "Le emozioni del vivere". Centro di Psicoanalisi Romano. Ciceri, M. R. (2001). La paura. Bologna: Il Mulino Gargiulo, M. L. (2005). Il bambino con deficit visivo. Milano: Franco Angeli. Oliverio Ferraris, A. (1998). Psicologia della paura. Torino: Bollati Boringhieri. Maria Luisa Gargiulo psicologa e psicoterapeuta 9