LA CRESCITA DEI BAMBINI NON VEDENTI Virginia D'Antuono [abstract] L'autrice si sofferma su alcune caratteristiche della crescita dei bambini non vedenti e su alcuni accorgimenti che la scuola deve porre in essere per poterne sviluppare la personalit… in maniera adeguata. [fine abstract] Le difficolt… che comporta al bambino cieco la ricerca di oggetti sono in rapporto diretto alla nozione di permanenza degli oggetti, condizione indispensabile per il riconoscimento della realt… esterna come entit… differente e separata da se stesso. Il bambino non prover… interesse per gli oggetti e per il loro recupero se prima non avr… compreso la permanenza di questi ultimi che sono esterni e separati da lui. Se viene tolto un oggetto dalle mani di un bambino cieco di et… inferiore agli otto mesi, egli non far… niente per recuperarlo, poich‚ purtroppo non dispone delle possibilit… visive e quindi sembra che non riesca a capire che le cose compaiono e scompaiono dal suo campo percettivo tattile. Mentre in realt… egli ha solo bisogno di strategie cognitive diverse che deve elaborare per percepire l'ambiente nella sua complessit…, per riordinarla e per conferirgli una struttura. E affinch‚ tutto ci• avvenga senza intoppi, il bambino va aiutato a comprendere che anche se a volte l'oggetto compare e a volte scompare, rimane sempre presente e che se lui vuole si pu• raggiungere. In tal modo il bambino sviluppa la rappresentazione mentale dell'oggetto che rimane presente alla sua mente. Tutto ci• pu• avvenire solo quando la cecit… non Š accompagnata da altre patologie dalle quali potrebbe derivare un ulteriore ritardo per il bambino. Se il processo non avviene in modo appropriato, allora si possono avere dei ritardi nell'acquisizione di una condotta essenziale sia per lo sviluppo sensomotorio sia per lo sviluppo cognitivo generale. Infatti, la Fraiberg (1977) ha notato che il bambino cieco comincia a camminare senza essere aiutato subito dopo aver costruito l'oggetto permanente uditivo. Finch‚ il bambino non ha elaborato lo spazio esterno oggettivo, stabile e permanente, non pu• spostarsi da solo volontariamente perch‚ non ha motivazioni e non ha nessun luogo dove andare. Da quando gli oggetti del suo ambiente acquistano una esistenza autonoma e sono localizzati l… dove i movimenti passivi li hanno condotti, essi prendono un valore di richiamo e incitano il bambino a spostarsi per andare a prenderli. Piaget ed Inhelder affermano che la percezione delle buone forme non avviene sin dall'inizio ma si sviluppa gradualmente con l'et… proporzionalmente allo sviluppo dell'attivit… senso-motoria, con la quale si organizzano le percezioni spaziali su semplici relazioni topologiche e solo in seguito si percepir… lo spazio di tipo euclideo, quando si sar… sviluppata la capacit… di rappresentazione immaginativa. E arrivano alla conclusione che la cosiddetta intuizione dello spazio non sarebbe cosŤ una semplice lettura delle propriet… dell'oggetto, ma piuttosto un'azione esercitata su di esso, e quindi la conoscenza procede, all'inizio, da interazioni che si producono a met… strada tra il soggetto e gli oggetti, e lo strumento per questa interazione non Š la percezione ma l'azione. Quindi risulta chiaro che l'essenziale nelle intuizioni spaziali non Š costituita da immagini puramente visive, ma da immagini di azioni possibili relative alle forme considerate. Le esperienze iniziali che generano lo spazio sono soprattutto esperienze fatte dal soggetto sulle sue stesse azioni e consistono nel determinare come tali azioni si collegano, le une alle altre. Dalle prime indagini svolte da Piaget sulla genesi del concetto di spazio nel quadro dello sviluppo logico, conoscitivo e motorio del bambino vedente, si sono raccolti dati che hanno aiutato a comprendere e favorire lo sviluppo conoscitivo e motorio anche del bambino non vedente, e conoscerne eventuali ritardi. Partendo dagli studi di Piaget, infatti, altri studiosi hanno svolto ricerche in merito: ad esempio la Hatwell, nel 1966, ha riscontrato che tra i bambini vedenti e i bambini non vedenti emergono alcune differenze dal punto di vista cognitivo. Sempre negli anni '60, la Fraiberg ha condotto studi sui bambini ciechi, attraverso i quali sostiene che questi bambini, opportunamente stimolati nel corso del primo anno di vita, possono giungere a sviluppare armonicamente la loro competenza cognitiva, anche se in modo pi— lento rispetto ai normodotati. Le abilit… cognitive che si sviluppano nei primi anni di vita attraverso un confronto attivo del bambino con il mondo materiale, sociale e spaziale si riferiscono al riconoscimento e alla memorizzazione di principi di classificazione, come per esempio saper distinguere volti noti da quelli sconosciuti, essere certi dell'esistenza degli oggetti anche quando spariscono dal campo visivo, tattile o uditivo, saper riconoscere le similitudini e le differenze di esseri viventi, piante, oggetti o eventi, saper completare punti di informazioni in un insieme sensato, capire la connessione tra causa ed effetto, ecc. Pi— recentemente, tra la fine degli anni '90 e i primi del 2000, Brambring (2004) ha svolto studi longitudinali sullo sviluppo dei bambini non vedenti. Egli afferma che non ha molto senso fare un confronto tra lo sviluppo del bambino cieco e quello del bambino normovedente. I numerosi studi sulle differenze evolutive tra questi bambini stanno a documentare, il pi— delle volte, il vantaggio di questi ultimi, i quali hanno accesso ad informazioni visive. Infatti, sia per cogliere un'informazione che per agire attivamente, si manifestano notevoli svantaggi nei primi anni di vita del bambino cieco rispetto al coetaneo vedente, egli trova una compensazione decisiva soltanto nel momento in cui sar… in grado di comprendere verbalmente e cognitivamente i principi di classificazione. Dobbiamo ammettere che gli studi sui bambini non vedenti, come afferma Brambring, ci aiutano molto poco a conoscere come i bambini ciechi riescono a far uso sia delle informazioni tattili, sia di quelle uditive. Per•, conoscere queste modalit… ed i metodi con cui i bambini ciechi sono in grado in un primo momento di percepire prima, ed elaborare poi, cognitivamente le esperienze che essi realizzano nella loro interazione con il mondo circostante, Š importante per incoraggiare e sostenere uno sviluppo armonioso di questi bambini. Le informazioni tattili ed uditive, per esempio, che sono molto pi— carenti o indifferenziate sia per quanto riguarda la quantit… che per quanto concerne la qualit… delle informazioni visive, possono creare un rallentamento nei processi di apprendimento cognitivo in fase preverbale e nelle prime fasi dello sviluppo verbale. Allora, Š evidente quanto il bambino va aiutato a favorire lo sviluppo cognitivo attraverso la garanzia di sufficienti possibilit… di compensazioni, affinch‚ egli possa cogliere il massimo di informazioni uditive e soprattutto tattili. Ô necessario che il bambino vada adeguatamente stimolato molto precocemente, come sostengono la Fraiberg (1977) e Bigelow (1986), soprattutto nella condotta di ricerca e di afferramento, per le quali questi ricercatori ne hanno messo in evidenza le strategie didattiche. Quindi possiamo dire che una saggia educazione appropriata da parte dei genitori, un'ampia serie di esperienze da acquisire e particolari accorgimenti per ovviare alla mancanza della vista, potranno rendere il bambino non vedente come tutti gli altri bambini. In seguito avr… bisogno di una particolare educazione anche da parte di insegnanti specifici, che andranno ad affiancare i normali insegnanti, e che dovranno raggiungere delle finalit… molto importanti nell'arco della scuola materna. Tali finalit…, che deve porsi la scuola nei confronti di un non vedente, non dovrebbero essere molto diverse da quelle che essa si pone per tutti gli altri bambini se nei primi tre anni di vita l'alunno ha avuto la possibilit… di crescere sviluppando le potenzialit… della sua et…. Spesso, per•, ci si trova di fronte alla necessit… di svolgere interventi di recupero essendo mancata precedentemente un'adeguata azione educativa. Alla fine della scuola materna il non vedente deve possedere chiaramente il concetto di s‚ e lo schema corporeo, deve aver interiorizzato tutti gli elementi relativi alla lateralizzazione, i principali concetti topologici. Deve avere una conoscenza degli ambienti in cui vive, tali da potersi muovere all'interno e all'esterno di essi autonomamente. Deve riconoscere gli oggetti presenti nel suo ambiente e identificare un prato, una strada, un fiore. Non sempre l'inserimento nella scuola elementare Š preceduta da un periodo di inserimento nella scuola materna: nella maggioranza dei casi ci si trova perci• a dover recuperare tutto il lavoro che si sarebbe dovuto svolgere nel periodo tra i tre e i sei anni. Per tale motivo, al momento dell'ingresso nella scuola elementare occorre usare molta prudenza: dolcezza e comprensione, che non Š certamente piet…, dovranno unirsi a una certa fermezza, per un serio discorso educativo. L'approvazione di un testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, per le scuole di ogni ordine e grado, consente l'integrazione scolastica di alunni handicappati, ai quali viene garantito il diritto all'educazione e all'istruzione nelle classi comuni delle istituzioni scolastiche, al fine di far sviluppare in essi le native potenzialit… nell'apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione. Non si guarda ad un processo educativo standard, perch‚ sono individuati i bisogni educativi speciali e quelli condivisi di ciascun alunno diversamente abile. Il ricorso agli ausili, anche di alta tecnologia, Š divenuta una realt…, e gli interventi dell'educatore professionale e quelli rivolti a sostenere la famiglia si vanno sempre pi— consolidando, unitamente al processo di integrazione scolastica. Per Banchetti l'integrazione deve essere perfezionata in quanto essa non si pu• ridurre ad un episodio burocratico, ma consiste in una "ininterrotta processualit…". Inoltre Zaniboni (1998) sostiene che, dal momento che il bambino viene inserito nella scuola pubblica, deve avere a sua disposizione un insegnante d'appoggio specializzato: per• ci• a volte non accade, per cui il bambino Š affidato a insegnanti completamente all'oscuro di ogni metodologia e tecnica adeguata e questi ultimi devono affrontare l'inserimento nella classe di un alunno che crea solo problemi. L'errore non Š da riscontrarsi nell'aver voluto che anche i bambini handicappati si inserissero nella scuola comune, ma nel non aver pensato e organizzato a distanza ormai di anni, un ambiente adatto ed in grado di essere veramente educativo. La Hatwell (2003) manifesta le sue riflessioni e d… consigli sulla situazione educativa scolastica dei bambini ciechi integrati nella scuola comune. Evidenzia i rischi connessi a questa scelta pedagogica, che fanno pensare a quante cose serie sono ancora da fare prima di parlare di integrazione. La scuola dovrebbe poter acquisire proprie competenze nella valutazione dei bisogni degli alunni diversamente abili e nella definizione del piano di lavoro individualizzato. Ci sarebbe la possibilit… di recuperare una gestione intelligente da parte della scuola e con essa degli insegnanti per l'offerta integrativo-formativo-riabilitativa. Alunno, insegnante e scuola sono i tre aspetti che dovranno essere analizzati in funzione del processo di integrazione scolastica. La scuola deve quindi progettare e, riconoscendo i suoi limiti, deve cercare di colmarli attraverso forme di collaborazione con altre agenzie, per realizzare quella sinergia di relazioni nelle quali anche l'alunno con minorazione visiva possa ricevere risposte reali ai suoi bisogni di crescita e ricostruire gradatamente la sua identit…. Per riuscire nel suo intento, la scuola, attraverso l'insegnante deve svolgere un attento lavoro di osservazione nei confronti di bambini o ragazzi disabili, attraverso la quale l'insegnante pu• conoscere e formare, ma essa Š anche una modalit… di essere insieme all'altro, per incontrare l'altro e ad esso relazionarsi. In tal modo si possono cogliere quei messaggi, quella molteplicit… di segni che l'alunno gli manda, e che apparentemente possono sembrare contradditori e nascondere il giusto significato, ci si pu• aprire alle problematicit…, con l'opportunit… di cogliere quella che Š la processualit… senza correre il rischio di cadere subito in valutazioni, inoltre di preparare il contesto nel quale si avr… la relazione alunno-coetanei-docente. L'osservazione, nella relazione, pu• permettere anche di riflettere su ci• che si fa o si Š fatto, indipendentemente dai risultati. Per• molte volte la scuola non si dimostra all'altezza dei bisogni reali degli alunni handicappati: perch‚? Questo avviene per svariati motivi: non riesce ad offrire al ragazzo non vedente quei supporti tecnici e metodologici che ne permetterebbero il totale recupero, distruggendo, a volte definitivamente, la possibilit… di una reale partecipazione nella vita e nella societ…. Al momento dell'inserimento del non vedente nella scuola dell'obbligo, manca spesso la conoscenza, da parte degli insegnanti e degli educatori, delle tecniche e degli strumenti necessari per favorire l'armonico sviluppo psico-fisico. Una perfetta progettazione didattica, che tenga conto delle esigenze dell'alunno, verrebbe a promuovere la sua piena integrazione, e potrebbe sostenere il coinvolgimento dell'intera classe. In tal modo si favorirebbe lo sviluppo della personalit… e dell'identit… di ogni ragazzo, soprattutto di un ragazzo non vedente, che facilmente Š portato all'isolamento perch‚ risente, a quell'et…, della sua situazione visiva. Infatti, l'adolescenza Š un'et… molto difficile, che si esprime e si realizza attraverso il passaggio dall'essere bambino al diventare adulto, per cui la vita del ragazzo adolescente avviene attraverso un problematico processo di trasformazione che, secondo Chiarelli (2001), si ripercuote sia sul mondo degli affetti che sugli stati d'animo e si espone attraverso il binomio dipendenza-indipendenza, che Š una delle cause di conflittualit… esasperanti sia a livello psichico che a livello intergenerazionale. L'adolescenza, quindi, viene caratterizzata da continui conflitti con i genitori a causa della ricerca della propria indipendenza, ma anche da conflitti interiori, che per Abignente (2002), derivano dal fatto che ognuna delle prospettive "diventare grandi/rimanere piccoli", infatti, presenta degli svantaggi: quindi la scelta Š tra il rimanere piccoli e sicuri nella dipendenza, ma perdere i privilegi e le eccitanti possibilit… che il diventare grandi e indipendenti comporta. Per questo i ragazzi, che vivono tale processo irreversibile, per riuscire ad andare avanti devono in qualche modo darsi la spinta adatta ad incrementare il distacco dal passato e dalla dipendenza dalla famiglia. Inoltre l'adolescenza ruota attorno alla nozione di identit…, concetto coniato da Erik Erikson, per cui l'adolescente, riflettendo intorno a ci• che egli Š, seleziona attivamente quali aspetti di s‚ intende valorizzare e potenziare e quali invece modificare; si tratta di una operazione lunga e complessa nella quale Š possibile scorgere il ruolo svolto dal passato, dal presente e dalla proiezione di s‚ nel futuro. Per Palomari la nozione di concetto di s‚ non solo permette di collocare pi— specificatamente il concetto di sentimento di identit…, ma anche quella di stima di s‚. Infatti, egli dice che vi sono aspetti di s‚, ma anche un concetto generale del s‚, e vi sono valutazioni specifiche dei vari aspetti di s‚ e, quindi, una valutazione globale di tali aspetti. E la valutazione di ci• non dipende solo da quello che il ragazzo pensa di essere ma anche da ci• che egli desidera essere. Per Vianello (1999) tanto pi— il ragazzo riuscir… a stabilire un buon sentimento di identit… e un buon livello di autostima tanto pi— partir… avvantaggiato nell'affrontare gli ulteriori compiti ella vita previsti nel suo futuro. La situazione adolescenziale si complica ulteriormente quando il ragazzo oltre a trovarsi in questa fase di sviluppo Š portatore di una minorazione visiva, poich‚, anche se egli convive con la minorazione fin dalla nascita, i molti mutamenti interiori propri di questa fase della vita, lo portano ad una nuova consapevolezza del suo deficit visivo, alla consapevolezza di quella cecit… che deve essere integrata sia nella nuova immagine del corpo sia nella nuova immagine dell'identit… che si sta formando. I ragazzi non vedenti saggiano le potenzialit… intellettive e fisiche venendo a confronto con i loro limiti, che, molto spesso, producono ferite dolorose, che possono far anche decidere loro di non affrontare il rischio del confronto e scegliere la posizione di dipendenza dalla famiglia. In tal modo si crea in loro il distacco da tutto ci• per cui bisogna lottare per ottenere, e in loro nasce sia la convinzione che la cecit… Š uguale a passivit… e incapacit… a confrontarsi, e sia l'atteggiamento di rinuncia anche se essi hanno ottime potenzialit… di riuscita, magari anche superiori ai ragazzi vedenti. Chiarelli sottolinea che questi ragazzi non fingono, ma hanno invece bisogno di un supporto psicologico, poich‚ vivono le limitazioni connesse al deficit visivo come paralizzanti, e per il timore del confronto con i vedenti, la prima spinta verso l'autonomia pu• ridursi e pu• essere percepita come un pericolo, per cui tendono a permanere troppo a lungo in una dipendenza infantile. Questa situazione diventa complessa e di pi— difficile risoluzione perch‚ la contrapposizione che si crea tra genitori e figli, pu• assume tonalit… aspre e configurarsi in modo paradossale perch‚ sono i genitori che spingono i figli verso l'autonomia e verso esperienze sociali, ed in tal modo entrano in aperta conflittualit… con loro che, per contro, ribadiscono con forza il loro bisogno-diritto di dipendere, che a volte Š esasperato. L'opposizione, sempre secondo Chiarelli, Š marcata, dolorosa e di difficile gestione e spesso richiede l'intervento specialistico. Ô molto importante aiutarli a conoscersi meglio, per distinguere quelli che sono ostacoli dovuti alla cecit… o alla natura psichica, ci• per evitare le inibizioni dovute a qualcosa che non Š da ricercarsi nella minorazione, la quale perci• pu• diventare un alibi per evitare le responsabilit…, per adagiarsi in una situazione di dipendenza, perch‚ la dipendenza fa paura e il ragazzo cieco non riesce a darsi la spinta necessaria per la giusta scelta di andare avanti verso il distacco. Altre volte il bisogno di autonomia diventa esasperato, secondo Chiarelli (2001), perch‚ la consapevolezza dei limiti che la cecit… comporta rispetto all'autonomia pu• rendere insopportabile il bisogno di dipendere da qualcuno, quindi, di conseguenza alcuni di loro possono sviluppare un atteggiamento di sfida. In questi casi accade che i limiti non si percepiscono affatto e che il ragazzo va avanti scontrandosi bruscamente poi con la realt…. Siccome l'adolescenza Š anche il risultato della storia del ragazzo, una posizione rilevante occupa il rapporto che egli ha avuto in passato con la minorazione, infatti essa Š una funzione importante per la costruzione del s‚. Quando nell'adolescente Š presente una minorazione essa pu• interferire, determinando in lui una serie di traversie, e l'immagine che il ragazzo non vedente ha di s‚ influenzer… molto il suo futuro. Ai fini dello sviluppo dell'autostima, molto determinante Š l'immagine che il genitore ha del proprio figlio. Tale immagine viene fuori attraverso modi, circostanze e parole ma anche attraverso commenti e addirittura silenzi. Ci• ci fa capire come i genitori sono specchi per i figli, e sono i principali costruttori di quella fiducia o sfiducia che pu• determinare nella sua mente capacit… di stima o disistima. Nel ragazzo si riflette ci• che i genitori pensano di lui attraverso il loro sguardo di approvazione o di disapprovazione, di interesse o di disinteresse verso ci• che il ragazzo fa o si sforza di fare, attraverso atteggiamenti positivi o negativi nei suoi confronti. Ci• Š determinante perch‚ nel ragazzo nasca ottimismo e fiducia in s‚ che svilupperanno quel desiderio e quella forza necessaria per la spinta verso l'indipendenza, verso una coscienza delle proprie possibilit…, verso il superamento dei propri limiti, in modo equilibrato, per guardare al futuro senza lasciarsi abbattere dalle paure e dalle difficolt…. Riferimenti bibliografici Abignente, G. (2002). Le radici e le ali. Napoli: Liguori. Bigelow, A.E. (1986). The development of reaching in blind children. British Journal of Developmentae Psicology, 4 Brambring, M. (2004). Lo sviluppo dei bambini non vedenti. Milano: Franco Angeli. Chiarelli, R. (2001). Adolescenza: ultimo distacco? In Quatraro, A. (a cura di). 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Monza: Biblioteca Italiana per i Ciechi. Virginia D'Antuono dott.ssa in Scienze dell'educazione 10