GUIDA DEI CIECHI A S. PAOLO* Augusto Romagnoli [Abstract] Nella descrizione della visita alla basilica di S. Paolo si concretizzano i principi didattici di Augusto Romagnoli, l'utilizzo di altre modalit… percettive per fruire appieno delle bellezze artistiche ed architettoniche.[fine abstract] Prima di accompagnare i Ciechi a visitare un monumento Š opportuno far loro toccare ed esaminare la pianta in rilievo, dando notizia delle dimensioni e delle caratteristiche principali. Conviene per altro non dilungarsi nei particolari i quali risulteranno tanto pi— interessanti durante la visita o a visita compiuta, quando l'immaginazione riscaldata ne sentir… maggiore il desiderio. Ogni luogo, come ogni persona, ha una voce propria come ha un proprio aspetto; giova perci• ascoltare oltre che guardare. Abbiamo ascoltato l'incomparabile piazza di S. Pietro col sussurro delle sue fontane, che si accompagna, velandolo, al frastuono circostante della citt…, come un'immensa cortina di protezione del Santuario. Abbiamo ascoltato, salendo, la cordonata e la scalinata a vari ripiani, fino all'atrio maestoso, che risuona di echi trillanti e di cupi profondi attraverso gli enormi cancelli che congiungono i pilastri. Siamo saliti ancora per entrare nel Tempio, dove ogni cosa Š ascendente: archi, volte, absidi, cupolette fino alla sublime cupola centrale, dalla quale piovono arrotondati e morbidi gli echi e le risonanze. Tutto Š ascendente come la preghiera, come gli incensi e come le aspirazioni. S. Pietro Š il Tempio collocato sul monte, la Basilica di S. Paolo si innalza nel piano: davanti il Tevere largo e pigro, il cui argine erboso Š lambito dall'autostrada; di dietro la via Ostiense tornata all'importanza di un'arteria imperiale. Si innalza in mezzo al fervore del transito del lavoro, affidata ai monaci benedettini la cui regola si compendia nel motto "pregare e lavorare". Essa Š l'apoteosi della casa, dove crescono e si moltiplicano le generazioni attorno al padre di famiglia, portando ciascuna il suo contributo per renderla pi— grande, pi— decorosa. Il primo ingresso che si presenta al pellegrino Š un porticato sontuoso con due file di colonne, che gli danno una sonorit… caratteristica come di una radura di alberi secolari; sarebbe degno atrio di un palazzo imperiale, eppure non Š che un ingresso secondario. Il principale bisogna andarlo a raggiungere percorrendo tutto il fianco della basilica e del quadriportico; ma anche qui vi Š da ascoltare una nuova bellezza, la sagoma dell'edificio, che prima s'innalza all'altezza delle navate minori, poi si slancia al tetto della navata centrale, dando l'impressione di una rupe maestosa. Vi sono due punti buoni per notare questa bellezza: o camminare lungo il muro frastagliato dai finestroni, ovvero farsi indietro fino al viale dei pini, per misurare l'altezza, risultante molto maggiore, come alla visuale cosŤ all'udito, per la sovrapposizione dei piani inclinati. Altro elemento di bellezza, quasi un saggio di quella che ci aspetta, Š l'affaccio al quadriportico attraverso al cancello laterale. Spesso dal di dentro giunge all'orecchio il cinguettŤo degli uccelli, che indisturbati popolano gli alti cornicioni; ma giova affrettarsi tralasciando i dettagli per non scemare l'impressione dell'insieme. II piano regolatore metter… nel dovuto rilievo l'ingresso principale. Intanto che si attende, gustiamolo in se stesso, passeggiando tra le colonne del prospetto, aperto da un lato sulla campagna e dall'altro sulla facciata della basilica. Preferiamo l'ora del vespero, quando il sole illumina e riscalda in pieno la facciata attraverso il colonnato del prospetto e gli uccelli copiosamente ravvivano di suoni i fastigi. Ô cosŤ fluido il gioco dell'aria attraverso le colonne, che non si prova il senso del loro volume e non ci si stanca di ascoltare i fruscii discreti come un'orchestra sapiente di archi e legni. Chi non Š pratico di queste sensazioni acustiche, chieder… di essere aiutato. Passeggi ora lento, ora celere, intorno intorno e sentir… passargli accanto come ombre silenziose le colonne, mentre su in alto Š limitato lo spazio del soffitto tenue come un velario. Tutto d… un senso di leggerezza e di animazione, di cui l'orecchio si compiace indugiandosi senza avvertire la lunghezza dell'indugio, perch‚ tempo e spazio concorrono armonicamente ad elevare lo spirito. Bisogna avere cura di fermarsi ad ascoltare in vari punti, come da vari punti osserva chi ha la vista. CosŤ si guster… la differenza tra il portico del prospetto e i portici laterali, e si guster… specialmente il portico pi— ampio sottostante alla facciata, della quale il punto migliore, per sentirne la maest…, e dal centro del cortile. Certo a noi manca interamente la percezione del mosaico sovrastante, che si indora ai raggi del sole occiduo; ma qualche passero cortese vi si trova quasi sempre, per animare l'alto fastigio. Ho detto cortile lo spazio chiuso dal quadriportico marmoreo, perch‚ a chiamarlo chiostro si perde qualche cosa dell'intimit… della casa, dinanzi alla quale sostano i pellegrini e si accende il fuoco la mattina del Sabato Santo. Entriamo infatti: ecco, ci accoglie il Signore benedicente dal sommo dell'arco di Galla Placidia, "il Signore disceso dal Cielo per noi uomini e per la nostra salute" il Verbo fatto carne, la cui delizia Š di abitare in mezzo a noi. Nel chiostrino posteriore che visiteremo tra poco Egli si compiace di accompagnarsi ai monaci, come gi… ai discepoli: "Cum Christo gaudens fratrum pia turma seratur". Nella grande aula dimora in mezzo al popolo fedele, che i monaci da molti secoli congregano al regale convito. Siamo entrati senza fermarci ad osservare i portali e le porte di bronzo, ne noteremo i particolari all'uscita, ora conveniva non distrarci e non stancarci dietro ai particolari. Caratteristica della vista Š la sintesi spontanea, come la fotografia di innumerevoli particolari, che il tatto deve cogliere a uno a uno come un mosaico; l'udito pu• aiutare il tatto, ma in proporzioni estremamente ridotte e dopo un lungo ed attento esercizio. Perci• visitando un monumento i Ciechi debbono evitare di andare dietro ai dettagli fin tanto almeno che non abbiano colto l'impressione dell'insieme. Veramente il consiglio non giova ai Ciechi soltanto, ma qui ci occupiamo di loro. Siamo entrati dunque e la guida ci ha informati del Cristo benedicente dal sommo dell'arco che resistette a tanti terremoti e incendi. Direttamente per altro non abbiamo colto nessuna impressione, coglieremo quella dell'ampiezza dell'arco passandovi sotto; ma per ora vi Š di mezzo la grande aula popolata da superbe colonne. Sono ottanta in processione su quattro file che sorreggono le cinque navate. Mi vengono alla mente i versi della Chiesa Gotica di GiosuŠ Carducci e giova il confronto: Sorgono e in agili file dilungano gli immani ed ardui steli marmorei che nella tenebra sacra somigliano di giganti un esercito che guerra mediti con l'invisibile. Che pittura viva, per una chiesa gotica! Qui Š altra cosa. Sorgono diritte e placide le rotonde colonne in ordinate file, come perenne processione di monaci oranti avvolti nelle cocolle. Sembrano venirci incontro silenziosamente accoglienti e sembrano cantare un inno che trascende l'orecchio mortale. Anche qui come in S. Pietro si innalzano le preghiere, gli incensi e le aspirazioni, ma Š cura degli Angeli discendere a raccoglierle per entro l'aer sacro. Bisogna aggirarsi alquanto in mezzo a queste colonne con atto di devota adorazione, prima di salire sotto l'arco o di inginocchiarsi alla Confessione. Si noti che nella grande aula non vi sono altari; solo colonne, e lungo i muri estremi lesene e finestroni, tranne quattro ricchi confessionali per ascoltarvi e cancellarvi i peccati. Questo Š per cosŤ dire il salone delle cerimonie solenni, quando pontifica il Papa o un suo Legato. Inoltriamoci ormai, salendo alcuni scalini, e sorpassando l'arco trionfale, ascoltiamone l'altezza. Ne avremo una sensazione che somiglia a quella dell'orizzonte di un meriggio sereno. Sotto quest'arco trionfa l'altare papale e sotto di esso la tomba dell'apostolo delle genti, nella cripta circondata da lampade perpetue, che emergono sul piano della basilica; faville rapite al sole, simbolo dell'immortalit… delle anime rapite al tenebroso inferno dal primogenito dei risorti, il cui sacrificio si immola misticamente dove, consacrato da una tomba, si aderga un altare. Pensate la solennit… delle cerimonie quando, rivolto al popolo, il Sommo Pontefice solleva da questo podio l'Ostia Santa sotto il leggiadro baldacchino di Arnolfo di Cambio. Anche senza vederlo si prova un godimento estetico accanto a questo baldacchino, come di un alito primaverile. Tra l'arco e l'abside si stende il transetto, che Š la parte intima del Santuario. Quattro magnifiche cappelle, chiuse da grandi porte a vetri, sono le stanze riservate della casa: una al Sacramento, una al Coro, una a S. Stefano e una a S. Benedetto. Visitiamole tutte in preghiera e ciascuna ci risponder… con una voce particolare. Un ricchissimo altare Š dedicato alla conversione di S. Paolo presso l'ingresso secondario, e all'altro estremo l'altare dell'Assunzione presso l'ingresso alla sagrestia, dove la guida non mancher… di segnalarvi l'acquasantiera col grazioso contrasto del fanciullo che attinge l'acqua santa e del demonio sgominato. Per questa porta entrano i monaci, silenziosi o cantando, per aggirarsi in processione dalla Cappella del Coro a quella del Sacramento, o per schierarsi nei giorni solenni sotto la grande abside dove si colloca per la circostanza un ricco altare di legno. Ascoltiamo pure dalla guida fedele la descrizione dei tesori d'arte e di materie preziose, ma ascoltiamo soprattutto le salmodie e i cantici, con o senza il suono dell'organo, nei giorni festivi e nei giorni feriali. La liturgia ha il potere di rendere festivo ogni giorno, poich‚ solleva l'anima con il canto, purificando la gioia e consolando il dolore. Finalmente un'altra cosa rimane da ascoltare: il divino silenzio del chiostrino dietro alla sagrestia. Le colonnine binate che sostengono gli archetti a pieno centro, lisce, ottagone, a spirale, luminose di mosaici accompagnate alla base da mostriciattoli sfingiformi, offrono anche al tatto deliziosa dovizia e rendono all'udito l'impressione di un cancello mistico, attraverso il quale ride il piccolo giardino rinfrescato da un tenue zampillo. Arte, natura, fede sembrano gareggiare nel porgerci un pegno del paradiso: attenuato il calore, temperata la luce, smorzati i rumori, gaiamente accostati il lupo e la capretta, Adamo ed Eva presso l'albero vietato, il gallo che becca la serpe, la civetta assalita dagli uccelli. L'iscrizione metrica cosŤ armoniosa nella mediovale rima latina ci insegna che cosa Š un chiostro: "Cum Christo gaudens fratrum pia turma seratur". Ô il giardino segreto della casa, dove talora veduto, presente sempre, si accompagna il Maestro divino ai suoi monaci, come il viandante ai discepoli presso il castello di Emmaus sul far della sera. Ricordo per altro una domenica mattina, che indugiandomi qui a passeggiare in attesa della Messa cantata, mi sorprese e investŤ il suono delle grandi campane. Sembrava troppo ampia l'onda armoniosa, cosŤ che il piccolo recesso la respingesse a traboccare al sommo dell'orizzonte per discendere ed empire tutto il piano insieme con il vento e con il sole. Ugualmente dovette riboccare dal Cenacolo l'effusione dello Spirito Santo, sŤ che gli Apostoli ne uscirono inebriati, portando la divina parola per tutto l'orbe, poich‚ il Cristianesimo Š dinamico, e la preghiera dei monaci accumula energie per la conquista e lo stabilimento in terra del Regno di Dio. Augusto Romagnoli * Tratto da: A. Romagnoli, Pagine vissute di un educatore cieco, Firenze, Unione Italiana Ciechi Editrice, 1944 (2ř ed. 1990). Il saggio era stato gi… pubblicato in "Argo. Rassegna trimestrale dell'Unione Italiana Ciechi", 13(1), gennaio-marzo 1941. 5