COME AIUTARE I GENITORI NEL RAPPORTO FRA FAMIGLIE E SCUOLA PER FACILITARE IL PROCESSO DI INTEGRAZIONE DEGLI ALUNNI MINORATI DELLA VISTA* Vincenzo Bizzi [Abstract] Il ruolo della famiglia nel processo di integrazione scolastica di un bambino con disabilit… visiva Š di grande importanza, seppure talvolta non facile ad essere ben valutato nella prassi.[fine abstract] L'incontro con la scuola L'emozione del primo giorno di scuola fa parte dei ricordi importanti nella vita di ognuno. A volte nitide, a volte un po' confuse, quelle immagini rappresentano il momento del primo emozionante distacco dalla famiglia. L'ambiente educativo si espande, offre nuovi spazi fisici e psichici, propone nuove opportunit… di conoscenza, di confronto, di crescita. L'ampliamento stimola la curiosit… esplorativa, propone nuovi incontri, presenta nuove regole. Quando il bambino comincia a camminare con qualche sicurezza, piano piano lascia la mano per pochi passi e poi subito ritorna, poi riparte. In ogni slancio, in ogni distacco porta con s‚ le molte sicurezze e capacit… acquisite e le rinforza. Ogni nuovo ambiente propone nuove scoperte e nuovi stimoli. In ogni nuova espansione ci sono prove e confronti che comportano, a volte, anche ansie e sofferenze. Questo andirivieni giocoso ci porta progressivamente nella vita, dall'infanzia alla adolescenza, a distacchi sempre pi— lunghi e ad avventure umane sempre pi— lontane e autonome. Quando arriva l'appuntamento con la scuola, mamma e pap… accompagnano i figli e festeggiano questa nuova esperienza pedagogica. Anzi, entrano di diritto nella scuola e partecipano sempre pi— con i docenti a importanti momenti per la definizione dei progetti educativi. Ma non sempre le cose procedono in modo cosŤ lineare e idilliaco. Quando il figlio nasce con gravissimi problemi agli occhi, il quadretto familiare alla "Mulino Bianco" diviene ancora pi— improbabile. Le ricerche affannose dei migliori specialisti, le ospedalizzazioni, le cure dolorose, l'alternarsi logorante di speranze e delusioni, preoccupano e impegnano la famiglia nel tentativo di fare il possibile per farlo "guarire". A volte, ci• non Š possibile e inizia allora un confronto altrettanto difficile con s‚ stessi alla ricerca di un perch‚, chiedendosi cosa fare per la sua crescita. Anche il bambino con disabilit… visiva ha diritto e possibilit… di crescere, ma questo percorso richiede, al pi— presto, molto entusiasmo, qualche competenza e un po' di fermezza educativa. Purtroppo, in Italia non Š ancora sufficientemente diffuso un servizio di consulenza precoce, capace di riconoscere limiti e potenzialit… del bambino piccolo e di dare alla famiglia suggerimenti concreti e confortanti per aiutarlo ad esprimere il meglio di s‚. I problemi psicopedagogici dell'alunno con difficolt… visive Nel corso degli ultimi anni risultano iscritti alle scuole elementari e medie inferiori, circa 2000 mila alunni ciechi o con grave deficit visivo. Con qualche approssimazione, poich‚ in realt… statistiche nazionali precise ancora non esistono, possiamo presumere, proiettando questo dato, che nella fascia evolutiva compresa tra 0 e 18 anni, i soggetti in queste condizioni potrebbero essere circa 4500. Si osserva inoltre che, all'interno di questo grande numero, la condizione di ipovisione grave Š statisticamente prevalente rispetto ai ciechi assoluti (nati o divenuti). Tali indicazioni introduttive, per quanto schematiche, tratteggiano la dimensione quantitativa del fenomeno, ma non sarebbero compiutamente ritrattive della eterogeneit… delle situazioni e dei problemi complessi e dolorosi reali, se non si considerasse anche che, all'interno di questa popolazione di giovani con cecit… o ipovisione, si riscontra una percentuale di circa un 50% di soggetti che, oltre alla minorazione della vista, presentano altre disabilit… aggiuntive, con danni che investono una o pi— aree di sviluppo: motorio, cognitivo e/o relazionale. Appare evidente, da queste poche indicazioni preliminari, che si tratta di situazioni umane molto diverse e che perci• richiedono attenzioni e risposte professionali personalizzate. Ma Š facilmente intuibile che per affrontare il tema che mi Š stato affidato, ho dovuto prendere in considerazione solo alcuni aspetti caratteristici e ricorrenti delle diverse condizioni educative: l'et… d'insorgenza della minorazione, l'entit… del residuo visivo e la eventuale presenza di altre disabilit… aggiuntive. Il bambino con minorazione visiva congenita rischia danni di varia provenienza. La deprivazione sensoriale comporta di per s‚ un'enorme perdita di stimoli e di informazioni utili per lo sviluppo delle potenzialit… intellettive. Anche le naturali dinamiche affettivo-relazionali possono essere turbate dalla cecit…, per la perdita o la mancanza di risposta di contatto madre-figlio attraverso lo sguardo che, a sua volta, ingenera difficolt… di comunicazione profonde anche per carenza di competenze reali. Bisogna dire che se qualcosa si Š fatto per migliorare l'integrazione scolastica poche sono invece le iniziative e i servizi in grado di offrire tempestivamente alle famiglie aiuto concreto e indirizzi educativi competenti, lenitivi del disorientamento e della sofferenza della coppia. Spesso i genitori si sentono anche rimproverare per non aver "accettato" la situazione del bambino e ci• provoca ulteriore sofferenza o al contrario un sentimento di sfiducia e di insofferenza sociale. In effetti Š molto pi— comodo giudicare che capire. Ô pi— facile e sbrigativo sfuggire nel pietismo che lasciarsi pervadere, con fermezza, dalla intuizione dell'altrui condizione di dolore. Ma Š bene ricordare che solo chi ha pietas, cioŠ coraggio di accostarsi alla difficolt… umana dell'altro, sapr… poi trovare in s‚, con sofferta spontaneit…, le parole giuste e le azioni opportune. Ci• che occorre favorire nei genitori non Š tanto un'improbabile e sterile "accettazione", quanto un impegno ad un dinamico confronto con i problemi esistenziali della persona che non vede. Questo quadro Š aggravato ancor pi— dagli effetti dei preconcetti sui limiti che il medesimo ambiente educativo presume di saper individuare e di poter attribuire al bambino, ritenendoli inevitabilmente connessi alla minorazione. Ad esempio spesso si ritiene che un bambino con minorazione visiva possa avere una limitata autonomia e perci• si inibisce la sua naturale pulsione psicomotoria anticipando ogni suo intento esplorativo. Questi interventi impediscono di fatto la corretta costruzione di concetti spaziali, la maturazione di abilit… di movimento e di orientamento e avviliscono, infine, la costruzione di una integra immagine di s‚. Il bambino vittima di questa ipertutela, in effetti non impara a muoversi con destrezza e autonomia e con ci• involontariamente conferma l'ambiente educativo di aver saputo prevedere i suoi limiti. Si tratta di un effetto Pigmalione alla rovescia, Š una triste profezia che si auto-avvera e fa sentire gli educatori autorizzati a immaginare altre caratteristiche preconcette: "non ci vede, ma con la parola dimostrer… la sua intelligenza". La perdita della vista nel corso dello sviluppo pu•, invece, indurre un quadro doloroso, caratterizzato da una logorante o traumatica constatazione della riduzione di autonomia, dallo stravolgimento delle prospettive esistenziali, a volte, paralizzanti forme di autocommiserazione pietistica. A ci• bisogna aggiungere la progressiva riduzione del patrimonio immaginativo-iconico, che piano piano pu• perdere di certezza, mancando un rinnovo percettivo, e l'esaurimento dell'attualit… rappresentativa, poich‚ la realt…, negli anni, va cambiando rispetto al ricordo. Per chi perde la vista ad una certa et…, pu• non esser facile recuperare per intero capacit… ed abilit…, sulle quali invece un cieco dalla nascita si Š trovato inevitabilmente orientato. Pu• accadere che non si riesca, o addirittura proprio non si voglia imparare, ad usare almeno discretamente il Braille o altri strumenti tiflotecnici e che si resti esclusivamente legati alla memoria visiva, riducendo o rifiutando l'apertura ad altri panorami percettivi. In tali condizioni possono trascorrere anche anni, prima che la persona ritrovi slancio vitale, e accetti non la minorazione, come si usa dire, ma piuttosto l'impegno a confrontarsi con i suoi effetti limitativi. Solo in tal caso matura la decisione di affrontare un percorso compensativo e riabilitativo che restituisce autonomia e stima di s‚. La condizione della persona ipovedente Š in parte influenzata dalla difficolt… di definire la qualit… e la prospettiva della sua funzione visiva residua. Ogni patologia oculistica pu• creare difficolt… anche gravi nello studio e ridurre la qualit… della vita quotidiana perch‚ produce effetti caratterizzati da riduzione dell'acutezza visiva, del campo visivo, della sensibilit… luminosa, della sensibilit… cromatica, della visione stereoscopica, della motilit… oculare e, a volte, dal dolore. Spesso la famiglia, fuori dall'ospedale, si ritrova sola e anche la scuola sovente non Š adeguatamente competente e informata. Ed entrambe non sanno bene cosa fare o, peggio, credono di saperlo. In questi casi si dimostra quanto la collaborazione dell'‚quipe oculistica con la famiglia e con la scuola sia di grande aiuto, perch‚ pu• offrire indicazioni obiettive che ispirano e orientano le loro azioni educative e didattiche. Ma Š giusto evidenziare, ad un tempo, quanto importante possa essere il contributo dell'ambiente educativo e scolastico per aiutare l'oculista, attraverso le testimonianze offerte dalla vita quotidiana del piccolo paziente, nel disvelare capacit… visive che, a volte appaiono pi— facilmente nel gioco sereno e nella stimolante vita scolastica piuttosto che nel corso di visite tanto scientifiche quanto ansiogene. Le caratteristiche della scrittura, le variazioni dei tempi di lettura, la grandezza dei caratteri, la distanza dal piano di lavoro, la postura, l'illuminazione preferita, i contrasti di colore ricorrenti, sono indicatori preziosi anche ai fini clinici. Ô bene perci• portare a visita i disegni, i quaderni, le testimonianze fotografiche o brevi video che dimostrino come se la cava il bambino quando Š sereno e in condizioni ottimali, e implicitamente evidenzino quali sono i suoi limiti obiettivi. Ed Š anche possibile, a scuola e sotto forma di gioco, abituare il bambino a confrontarsi con test oculistici che verranno in seguito somministrati e valutati con maggior facilit… dall'oculista. Da questa collaborazione deriveranno scelte terapeutiche, indicazioni didattiche e strumentali pi— appropriate e condivise sia per valorizzare il residuo visivo sia per prendere decisioni difficili, ma a volte coraggiose ed inevitabili, quale il ricorso al Braille. Facciamo qualche esempio: occorre un leggio per migliorare la postura? Come scegliere l'illuminazione pi— adatta? Il tipo di penna e le righe dei quaderni? Come determinare il tipo di carattere dei testi scolastici, l'ingrandimento e il tratto necessari, l'interspazio orizzontale, l'interlinea tra le righe? L'eventuale ponderato ricorso al video ingranditore, l'avviamento all'uso di un PC con programma di scrittura ingrandita? La scelta dei pi— incisivi contrasti di colore che rendano l'immagine significativa anche per un alunno con scarsa sensibilit… cromatica? Possono sembrare inezie da poco, ma Š proprio da queste attenzioni che dipende una ottimale valorizzazione del residuo visivo. Il bambino ovviamente non Š in grado di analizzare con piena consapevolezza queste dinamiche intorno a s‚, ma intuisce perfettamente che la propria difficolt… visiva Š fonte di preoccupazione e impara perci• a simulare una condotta da vedente, molto attesa e gratificata dai familiari. Per simulare con efficacia un'apparenza di normalit…, la persona ipovedente deve condizionare una buona parte della sua esistenza quotidiana, imparando ad eludere le circostanze nelle quali il suo difetto visivo potrebbe emergere palesemente. Si tratta di uno sforzo frustrante ed ipertensivo, che alla lunga pu• produrre effetti nocivi sull'integrit… psichica della persona e sulla sua relazione con il mondo circostante. Imparando a nascondere un aspetto considerevole della propria realt…, la persona rischia di organizzare cronicamente un conflitto inferiore. Infatti sforzandosi di essere accettato sulla base di una simulazione, il soggetto alimenta un intimo rifiuto di se stesso, della propria condizione e pu• perdere progressivamente fiducia nelle proprie effettive potenzialit…. D'altra parte, bisogna considerare che l'ipovedente dalla nascita non pu• fare riferimento ad esperienze di visione normale e pertanto non trova termini di paragone per costruire ed esprimere con sufficiente chiarezza la propria condizione visiva. Il panorama visivo di un bambino ipovedente pu• essere pi— o meno ampio e limpido ma Š comunque molto limitato. Per compensare questa brevit… di relazione e di controllo visivi spesso il bambino ipovedente accentua il proprio movimento esplorativo nell'ambiente e viene cosŤ confuso con un bambino ipercinetico. Ma se riflettiamo anche brevemente constatiamo che chi ha 10/10 controlla frequentemente con lo sguardo l'ambiente, osserva di qua, segue il movimento di l…, o semplicemente si distrae guardandosi intorno. Il bambino ipovedente invece muove le gambine e sfarfalleggia da un interesse all'altro. Si tratta quindi di una forma di iperattivismo che serve a rinnovare la certezza e la qualit… della relazione con l'ambiente. Anche se il bambino sembra instancabile, ricordiamoci che tutto ci• Š per lui molto affaticante. Ô bene ricordare che il bambino ipovedente per conoscere deve compiere uno sforzo pedagogico di gran lunga superiore a quello dei compagni normovedenti, e che comunque, nonostante l'impegno, la qualit… della conoscenza rischia di essere invalidata dalla parcellizzazione percettiva che lo obbliga ad una ricostruzione paziente e faticosa dei frammenti esperiti. CosŤ pure gli risulter… pi— difficile leggere e scrivere. Spesso deve usare da vicino un solo occhio e con il capo ruotato da un lato. In tali condizioni abbraccia un tratto ridotto della pagina, della riga, a volte della parola. Compie un notevole sforzo per leggere anche poco, ma ancor pi— si sforza per sintetizzare la parola, la frase, il concetto. E accade che dopo tanto impegno per leggere, il bambino rischia di non aver compreso la globalit… di ci• che ha, pezzetto per pezzetto, riconosciuto e ci• avvilisce il suo apprendimento e la sua immagine scolastica. A volte, anche quando l'evoluzione della patologia arriva ad estreme conseguenze, si assiste ad una disperata insistenza nel ricorso a caratteri ingranditi cubitali pur di evitare il Braille, tutto ci• ritarda la conquista di una strumentalit… congrua e aggrava il ritardo nell'apprendimento. Come ho accennato all'inizio tratteggiando le indicazioni statistiche ritrattive del fenomeno, la minorazione visiva, a volte, si associa a compromissione cognitiva, o motoria, o relazionale. L'analisi delle esigenze e delle prospettive educative e riabilitative di un bambino con grave o totale minorazione visiva pluriminorato, richiede competenze interdisciplinari e molto personalizzate. In quest'occasione possiamo perci• solo schematicamente soffermarci su alcune questioni generali del complesso problema, accennando a riflessioni di base e alla condivisione di linguaggi, che torneranno forse utili per futuri approfondimenti e confronti tra le molte figure che sono chiamate in causa: genitori, medici, tecnici della riabilitazione, insegnanti, operatori educativi. Nella compromissione visiva e motoria, Š a rischio la rappresentazione dello spazio, poich‚ non sostenuta n‚ dall'esperienza visiva, n‚ dall'azione esplorativa. Ne possono conseguire, ad esempio, difficolt… nell'orientamento o nel raggiungimento dei prerequisiti infralogici necessari per la conquista della letto-scrittura. Nelle cerebropatie con danno cognitivo, si manifestano gravi difficolt… d'adattamento, di definizione dell'immagine di s‚ e, pi— estesamente, dei propri limiti, a volte totalmente negati. La presenza di disturbi relazionali, infine, rischia di essere potenziata dalla carenza e dalla confusione sensoriale connessa al deficit visivo. In altre situazioni si presenta un quadro ancor pi— complesso caratterizzato dalla compresenza di danni che coinvolgono due sfere di sviluppo: cognitiva e motoria, cognitiva e relazionale, motoria e relazionale. In casi pi— rari, infine, si osserva una compromissione sia della sfera cognitiva, sia di quella relazionale, sia di quella motoria. Inoltre Š bene ricordare che, in ogni situazione, il livello di compromissione pu• essere pi— o meno elevato e mutevole e quindi richiede percorsi terapeutici, riabilitativi e educativi ancor pi— raffinati e sinergici. Inizia il percorso dell'integrazione scolastica La scuola rappresenta dunque, dopo le strutture socio-sanitarie, la prima istituzione che si affianca alla famiglia. I genitori si rivolgono ad essa con sentimenti complessi, a volte altalenanti: speranza e fiducia si alternano alla diffidenza, e alla incomprensione. Inizia il percorso della "integrazione scolastica". Ma in sostanza cosa s'intende per processo d'integrazione? Tutto nasce dalla considerazione che la patologia rischia di alterare l'equilibrio tra l'evoluzione biologica e la soggettiva capacit… di adattamento all'ambiente. Il processo d'integrazione tende invece a compensare questo squilibrio e a restituire il bambino a se stesso, attraverso un potenziamento dell'educazione sensoriale, motoria e immaginativa. L'insieme dinamico di stimoli e opportunit… adeguate, consente alla persona di acquisire progressivamente nuove abilit…, capacit… e competenze attraverso le quali esprimere sempre meglio le proprie potenzialit…. Ma attenzione, non Š solo il bambino che ha bisogno e diritto di essere integrato, cioŠ restituito e se stesso. Anche la famiglia ha bisogno e diritto di essere aiutata a ritrovare la propria serenit… educativa e a confrontarsi sempre meglio con le molte esigenze del bambino, della scuola, della ASL, degli Enti locali, dei nonni, ecc. Ma Š probabile che anche la scuola, posta di fronte ad un alunno cieco o ipovedente, abbia bisogno di essere aiutata a crescere per integrare la propria capacit… magistrale e imparare a corrispondere alla "specialit…" dell'alunno. In sintesi non si pu• parlare solo del problema educativo del bambino, poich‚ in realt… il processo d'integrazione coinvolge, con ruoli "integrati", tutte le agenzie educative e le istituzioni chiamate in causa dalla minorazione visiva. Per raffigurare a grandi linee e con l'intento di mettere un po' di ordine nell'insieme delle relazioni tra le varie componenti del processo d'integrazione, propongo il disegno sottostante. In questa piramide virtuale a base quadrata, l'alunno Š posto al vertice, mentre ai quattro spigoli di base sono collocati rispettivamente la Famiglia, la ASL, la Scuola, gli Enti locali. Ogni spigolo Š collegato con due lati di base ad altre Istituzioni e con un terzo lato con il bambino al vertice. Cominciamo l'analisi dalla famiglia: da un lato ha diritto di ricevere dagli Enti locali un servizio di assistenza sociale, mentre dall'altro, attraverso la ASL, pu• fruire di un'eventuale assistenza psicologica. Come si vedr… pi— avanti, ha anche il diritto-dovere di collaborare con la scuola e con l'‚quipe della ASL nella predisposizione di importanti documenti clinico-pedagogici. Proseguiamo con la ASL: si collega alla scuola provvedendo alla formulazione della diagnosi funzionale e partecipando al PDF e al PEI insieme alla famiglia. La ASL deve anche fornire, direttamente all'alunno, gli eventuali servizi riabilitativi richiesti dalla sua condizione e i sussidi con funzione protesica previsti dal Nomenclatore Tariffario del Ministero della Sanit…. Consideriamo poi i collegamenti della scuola: oltre alle relazioni con la famiglia e con la ASL, si collega agli EE.LL. per ricevere alcuni servizi (trasporti, mensa ed eventuale assistente educativa). Questi ultimi, inoltre, devono provvedere alla trascrizione in Braille dei testi per gli alunni ciechi e devono contribuire al 50% delle spese per l'ingrandimento dei testi per gli ipovedenti; infine devono collaborare al finanziamento per l'acquisto del materiale didattico speciale occorrente. Ô bene tener presente tuttavia che l'impianto generale tratteggiato in alcune zone d'Italia viene attuato con modalit… un po' diverse nel rispetto di leggi Regionali che definiscono le modalit… dei servizi e gli Enti deputati ad erogarli. A questo schema si aggiungono poi iniziative anche molto importanti, ma di portata territoriale. Ad esempio, in alcune regioni sono previste per gli alunni attivit… educative in orario extra-scolastico, finalizzate a favorire la conquista di migliori e specifici livelli di autonomia: avviamento al Braille, al computer, all'autonomia, ecc. (per una pi— estesa trattazione di queste attivit… si veda il precedente corso on-line della Federazione)*. Ô anche utile ricordare che alcuni storici Istituti per ciechi mettono a disposizione sul territorio la propria esperienza tiflopedagogica e didattica, e alcuni si dedicano alle particolari condizioni ed esigenze dei bambini con altre minorazioni aggiuntive. Ô anche bene ricordare che in ogni provincia Š attiva una sezione dell'U.I.C. generalmente ben collegata alle ASL, agli Enti locali e alle scuole del territorio. In alcune Regioni le sezioni UIC sono direttamente delegate alla gestione di alcuni servizi di supporto all'integrazione su progetti finanziati dagli Enti locali. Pressoch‚ in ogni Regione, Š stato costituito dalla Biblioteca Italiana per i Ciechi o dalla Federazione, un Centro di consulenza tiflodidattica dove Š possibile, tra l'altro, vedere i sussidi speciali e ricevere consigli e aiuti per comprendere meglio le esigenze dell'alunno. Ma il processo d'integrazione nella scuola presenta anche un versante impegnativo caratterizzato da documenti, sigle e procedure atipiche che possono creare nei genitori incertezze ed errori. Ma cosa sono la DF, il PDF, il PEI o PEP, il GLH e via di seguito? Tutto deriva dal fatto che questo figlio che presentiamo alla scuola ha una sua storia "speciale" che deve essere considerata accuratamente, ma ha anche dei diritti, capacit… e potenzialit… che devono essere valorizzate. Il bambino non Š solo un paziente, n‚ pu• essere solo un alunno, ma Š globalmente e sempre un bambino, con le sue emozioni, le sue curiosit… e soprattutto con una profonda voglia di serenit…. Sono perci• previsti vari documenti clinico-pedagogici destinati a descrivere prima di tutto la storia della patologia, l'et… d'insorgenza e le eventuali prospettive evolutive, per consentire alla famiglia, all'‚quipe della ASL e alla scuola di delineare insieme progetti educativi costruiti su dati condivisi. Al momento dell'iscrizione alla scuola, la famiglia deve perci• presentare la diagnosi funzionale redatta dalla ASL competente o almeno (e solo provvisoriamente) una certificazione rilasciata da uno specialista di un Centro convenzionato. La DF prodotta dalle ‚quipe multidisciplinare della ASL descrive la compromissione funzionale derivante dalla patologia e considera le potenzialit… registrabili in diversi ambiti di sviluppo: cognitivo, affettivo-relazionale, linguistico, motorio, sensoriale, neuropsicologico e dell'autonomia. Il profilo dinamico funzionale viene redatto, dopo un primo periodo d'inserimemto scolastico, da: l'unit… multidisciplinare della ASL, dai docenti curriculari, dagli insegnanti specializzati, con la collaborazione dei familiari dell'alunno. Il PDF indica il prevedibile livello di sviluppo che l'alunno mostra di possedere nei tempi brevi (6 mesi) e nei tempi lunghi (2 anni) e pone in evidenza sia le difficolt… conseguenti la situazione di handicap, sia le possibilit… di recupero. La descrizione funzionale degli abiti di difficolt… e di sviluppo sono tratteggiati secondo i parametri che riguardano la dimensione: cognitiva, affettivo relazionale, comunicazionale, linguistica, sensoriale, motorio-prassica, neuropsicologica, dell'autonomia e dell'apprendimento. Il piano educativo individualizzato descrive gli interventi integrati predisposti per la realizzazione del diritto all'educazione e all'istruzione e tiene presenti i progetti didattico-educativi, i percorsi riabilitativi e di socializzazione, nonch‚ le forme d'integrazione tra attivit… scolastica ed extra-scolastica. Il PEI Š redatto: dagli operatori sanitari della ASL, dal personale insegnante curriculare e di sostegno, dallo psico-pedagogista (ove presente), in collaborazione con la famiglia. Il GLH operativo (gruppo di lavoro per l'handicap a livello operativo) ha il compito di definire il PDF e il PEI e di interagire con il consiglio di classe dell'alunno. Si riunisce, in relazione alle esigenze, tre, quattro volte l'anno. In ogni Istituto scolastico Š costituito un gruppo di lavoro e di studio d'Istituto (GLHI) con il compito di: analizzare la situazione e le risorse, delineare i principi dell'integrazione e l'organizzazione della scuola, e di promuovere verifiche dei risultati e momenti di formazione dei docenti. E per finire, una manciata di buon senso La scuola deve predisporre alcune semplici, ma importanti, attenzioni per favorire un'effettiva integrazione dell'alunno disabile visivo. L'aula, almeno in un primo periodo, dovrebbe essere collocata in modo facilmente raggiungibile, al fine di favorire al pi— presto una certa autonomia. Per lo stesso motivo anche la posizione dei banchi nell'aula non dovrebbe subire improvvise modifiche. In presenza di alunni ipovedenti si dovr… dotare la classe di tende regolabili e di eventuale integrazione dell'illuminazione; il banco dovr… essere posto a distanza opportuna dalla lavagna e dovr… essere di tipo ergonomico a piano inclinabile o dotato di leggio. Per gli alunni che abbiano maturato buona capacit… d'uso, Š necessario che le attrezzature informatiche siano collocate direttamente in aula. Ô necessario ricordare che la trascrizione in Braille e l'ingrandimento dei testi scolastici richiedono molto tempo e lavoro ed Š perci• necessario che gli insegnanti indichino, per tempo, le parti fondamentali dei testi. Ô consigliabile che la scuola organizzi, prima dell'inizio dell'anno scolastico e con l'aiuto anche di esperti esterni, un apposito corso di aggiornamento sulle problematiche tiflopedagogiche, ed Š bene anche che si avvalga della consulenza di un tiflopedagogista esperto nell'integrazione, almeno per i primi anni di confronto. Conclusione La famiglia ha un ruolo insostituibile nel processo di integrazione educativa del proprio figlio. In questo impegno trova aiuti nelle strutture associative dell'UIC, ma Š fondamentale che queste ultime siano appoggiate ed ispirate dai comitati dei genitori per affrontare insieme problemi sempre nuovi. La recente riforma della scuola (legge 53/03) attribuisce alla famiglia importanti ruoli di collaborazione, ma in realt… c'Š il rischio che non tutte le famiglie siano singolarmente in grado di confrontarsi con queste innovazioni. La famiglia Š anche chiamata a vigilare perch‚ c'Š il rischio che proprio chi ha bisogno di tempi, metodi e strumenti adeguati per conquistare le proprie potenzialit… sia invece in futuro costretto a confrontarsi con aspettative, ritmi di lavoro e offerte didattiche aliene e incongrue, con il rischio di maturare un'immagine di s‚ avvilita e di perdere fiducia negli altri. Un'analisi dei principi e dei linguaggi della scuola delineata dalla nuova riforma richiede tuttavia tempi e luoghi di sviluppo che renderebbero un po' troppo prolisso questo nostro primo incontro. Resto a disposizione per eventuali altre informazioni nel prossimo forum. Su questo argomento mi limito perci•, per ora, a consigliare ai genitori interessati, la lettura di un bel libro scritto dall'ispettore Carlo Petracca "Progettare per competenze" edito dalla ELMEDI, Paravia Bruno Mondadori editori, 2003. Per eventuali approfondimenti sulla normativa scolastica italiana per l'integrazione degli alunni in situazione di handicap, consiglio vivamente di riferirsi al libro di Salvatore Nocera "Il diritto all'integrazione nella scuola dell'autonomia", Edizioni Erickson ,2001. Concludendo queste essenziali indicazioni bibliografiche sui temi trattati, anche se immagino che siano gi… ben noti, ritengo utile ricordare sia la "Guida per i genitori", sia la "Guida per insegnanti" edite dalla Biblioteca Italiana per i Ciechi "Regina Margherita" - Monza. Grazie e a presto! Vincenzo Bizzi consulente tiflopedagogista * Lezione tratta dal corso di formazione a distanza "I genitori del bambino minorato della vista", organizzato dal 10 febbraio al 16 giugno 2004 dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi. * Si tratta del corso inline sull'educazione dei minorati della vista, organizzato dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni pro ciechi dal febbraio al giugno 2003 [ndr]. ?? ?? ?? ?? 1