UN AMBIENTE PRONTO AD ACCOGLIERE PER UN INTERVENTO FUNZIONALE ED EFFICACE Angela Mecca [abstract] Il lavoro di consulenza con ragazzi pluriminorati psicosensoriali viene spesso messo in difficolt… da ambienti di vita quotidiana non preparati adeguatamente a rispondere ai bisogni integrativi. [fine abstract] Nel lavoro di consulenza educativa rivolta a ragazzi pluriminorati psicosensoriali ed alle loro famiglie ed operatori territoriali, spesso emerge la denuncia di una integrazione professata, difesa con tante chiacchiere oltre che da numerose leggi "all'avanguardia", ma mai pienamente realizzata. Ci si riempie la bocca di belle parole che fanno anche un certo effetto laddove vengano usate; spesso, infatti, ci si riferisce al "lavoro di ‚quipe", al "progetto di vita", all'"individualizzazione dei progetti educativi"..., ma nel confronto quotidiano ci si rende conto che, il pi— delle volte, tali concetti rimangono vuoti e disattesi. Dall'esperienza vissuta, dai tanti momenti di incontro e di scambio con i genitori e gli operatori, Š chiaro, infatti, che gli ambienti ove si ritrovano a vivere il loro quotidiano i ragazzi disabili non sono quasi mai pronti a rispondere in maniera adeguata alle sollecitazioni di integrazione. Gli insegnanti elaborano PEI ad hoc per ciascun ragazzo a partire dalle potenzialit… specifiche, i terapisti stilano percorsi riabilitativi tesi a far acquisire nuove abilit… motorie, gli operatori domiciliari si concentrano sul lavoro che ha quale finalit… quella di rendere pi— autonome le persone nelle condotte di base... Da parte loro i genitori fanno da "intermediari" tra tutte le figure e - se possono - si lasciano coinvolgere nel lavoro che viene fatto con i figli; laddove non vengano resi partecipi dei percorsi educativo-riabilitativi avviati dalle agenzie territoriali, rimangono a guardare quanto si fa, seguendo prassi proprie, frutto delle loro convinzioni educative, della loro cultura e dei loro vissuti personali. Ultimamente, si inizia sempre pi—, in alcuni servizi, a parlare ed a realizzare approcci integrati, ossia interventi basati sulla collaborazione sinergica tra tutte le figure. La sinergia, quale principio basilare della "politica" di un servizio di qualit… sembra, infatti, sempre di pi—, apparire agli esperti che lavorano nel settore un elemento veramente cruciale per la riuscita di qualsiasi intervento. Si tratta di una sinergia di risorse e di azioni tra i diversi soggetti impegnati nell'educazione e nella riabilitazione delle persone in situazione di maggiore difficolt…: la terapista, ad esempio, metter… a disposizione delle altre figure le proprie competenze e potr… dare indicazioni concrete sulle posture pi— adatte al ragazzo. Ci si riferisce anche ad una sinergia che permette l'acquisizione graduale di un linguaggio comune, condiviso tra tutti e che rende possibile la comunione di una progettualit… rivolta veramente a quello che Š l'obiettivo prioritario: il ben-essere dei ragazzi ai quali si rivolgono i servizi specialistici. Si fa riferimento ad una sinergia capace di rendere tutti soggetti attivi dell'azione educativa: ci• permette a ciascuno di sentirsi chiamato in causa in prima persona e, quindi, di dover fare del proprio meglio. Con questo lavoro, che richiede un grosso dispendio di energie - se fatto bene - si riescono ad avere maggiori possibilit… di un esito positivo dell'intervento. A volte per•, tutto questo rischia di essere vanificato dall'ambiente in cui si va a realizzare lo stesso intervento; se, infatti, prima di predisporre il progetto educativo per ciascun ragazzo disabile, non si procede a fare una valutazione adeguata e specifica dell'ambiente in cui esso dovr… essere realizzato, si rischia di annullare il tutto. Le difficolt… maggiori, in tal senso, si registrano nell'ambiente scolastico, nell'ambiente, cioŠ, in cui i ragazzi passano diverse ore della giornata e dove la solita relazione uno ad uno si annulla - almeno questo ci si augura! - con la presenza dei compagni di classe. Sempre pi— spesso, ai servizi presenti sul territorio che si occupano di interventi educativi a favore delle persone disabili, giungono richieste di realizzazione di incontri tesi a sensibilizzare l'ambiente scolastico - e non solo - presentando agli studenti la situazione "diversa", evidenziandone pi— le potenzialit… che i limiti e cercando di individuare gli elementi complementari con la loro situazione. Recentemente si Š realizzata un'esperienza molto forte in una quinta classe di una scuola media di secondo grado. Con la sollecitazione dell'insegnante di sostegno, su parere favorevole del dirigente scolastico, volendo far accettare il pi— possibile una ragazza non vedente pluriminorata nella classe ai suoi nuovi compagni, si Š realizzata una giornata di sensibilizzazione rispetto alla situazione della ragazza. Nella prima parte dell'incontro si Š presentato un filmato ove erano documentate alcune delle patologie oculistiche pi— frequenti con i sintomi che le accompagnano. Dopo aver anticipato ai ragazzi che tutto era finalizzato a far comprendere meglio come rapportarsi alla loro amica, cosa evitare e cosa, invece, necessariamente fare per consentire il miglior inserimento possibile nella classe, si Š avviata una simulazione. Ci• Š sembrato quanto mai urgente in un gruppo di giovani che - seguendo l'attuale cultura - danno un'eccessiva importanza alle apparenze e a tutto ci• che si vede; si tratta di giovani che, in genere, danno per scontate tante cose, che parlano per e con immagini... ma laddove ci• non Š possibile, se non si riesce a stare attenti ad alcuni elementi semplici, ma essenziali, facilmente si rischia di tagliare fuori chi non vede e chi non ha la possibilit… di utilizzare il comune approccio! Gli studenti sono stati bendati a due a due e sono state fatte fare loro - a turno dopo averne verificato la disponibilit… e la volont… - una serie di simulazioni legate a situazioni di vita quotidiana. Tutti hanno accettato di partecipare alle attivit… proposte, anzi, spesso si sono mostrati molto interessati ed attenti a quanto andavano realizzando. La prima attivit… Š consistita nel raccontare da "vedenti" un documentario che veniva proiettato in aula ai compagni "bendati" verificando, poi, quanto questi ultimi erano riusciti a "vedere" attraverso la spiegazione avuta. In seguito, i ragazzi si sono cimentati in tante altre attivit… legate alla vita quotidiana: spalmare una crema su una fetta di pane, fare una collana, servire delle bibite, preparare un panino, sbucciare una mela, digitare alcuni numeri sulla tastiera del telefono, discriminare monete, leggere parole piane sul piano gommato, lavarsi le mani... Ogni ragazzo si Š cimentato da "bendato" in una di queste attivit… supportato da un compagno "vedente". L'alunna non vedente, da parte sua, ha preso parte alle attivit… proposte ai suoi compagni e, spesso, per questi ultimi Š stata una risorsa importante fornendo loro strategie atte a superare gli ostacoli incontrati. Per la prima volta si Š sentita anche lei la pi— brava ed Š riuscita a scherzare con i suoi compagni rispetto alle loro gaffe!. Nella simulazione si sono vissuti momenti molto intensi ed i ragazzi hanno fatto affermazioni forti: Lucia ha pi— volte detto di sentirsi smarrita, Maria ha mostrato un grosso imbarazzo nel non riuscire a leggere sul piano gommato (come se fosse la prima volta che leggeva nella sua vita!), Luca ha preso un bel po' di spigoli nell'aula spostandosi da una parte all'altra, Pietro ha spesso lamentato la mancanza di chiarezza delle indicazioni che gli dava l'amico per fargli cercare oggetti piccoli su un piano... Alla fine, quasi tutti hanno potuto constatare come fosse difficile fare una serie di cose che hanno visto fare con tanta naturalezza alla loro amica. Questa esperienza, insieme ad altre, dimostra quanto, in un processo di integrazione, sia necessario programmare ogni singolo aspetto, come non vada lasciato nulla al caso, ma gli ambienti debbano essere preparati attraverso azioni mirate. Spesso, infatti, se i ragazzi disabili non vengono integrati bene ci• va ricondotto anche alla difficolt… delle persone con le quali devono entrare in relazione che non sanno qual Š la situazione effettiva della persona che si trovano di fronte e non hanno idea di come approcciarsi ad essa. In tal senso, Š importante, lavorare negli ambienti che si preparano ad accogliere al loro interno ragazzi disabili, proponendo delle attivit… che facciano chiarezza sulla situazione della persona che ci si prepara ad incontrare: la classe, la parrocchia, la palestra... ogni ambiente va adeguatamente preparato per poter facilitare ogni inserimento, fornendo a quanti non di prassi lavorano nel campo della disabilit… tutti gli elementi utili ad accogliere in maniera adeguata e funzionale la persona diversamente abile. Suggerimenti bibliografici Canevaro, A. (1983). Handicap e scuola. Manuale per l'integrazione scolastica. Firenze: La Nuova Italia. Canevaro, A. (1999). Pedagogia speciale. Milano: Mondadori. Canevaro, A., Balzaretti, C., Rigon, G. (1999). Pedagogia speciale dell'integrazione. Firenze: La Nuova Italia. Handicap e scuola: l'integrazione possibile (1998). Ancona: Gruppo Solidariet…. Ianes, D. (2004). Didattica speciale per l'integrazione. Trento: Erickson. Angela Mecca Educatore Fondazione "Percorso Verde" - Basilicata ?? ?? ?? ?? 1