APPLICAZIONI DIDATTICHE DELLA TEORIA DELLO SFORZO PEDAGOGICO NEI FANCIULLI MINORATI DELLA VISTA [2]* Enrico Ceppi Le leggi del dimensionamento dello sforzo, precedentemente illustrate, inducono direttamente alcune considerazioni sul piano della metodologia didattica cosŤ come essa dovrebbe essere applicata in una scuola per fanciulli minorati della vista che si preoccupi prevalentemente di portare al livello della normalit… le doti naturali degli educandi, svincolandosi dalla prigionia sempre pi— pesante e limitativa di una metodica intesa, a prospettare nell'alunno presente fantastiche possibilit… dell'uomo di domani. La preoccupazione pi— immediata che dovrebbe assillare senza posa l'animo e la mente dell'educatore, coincide appunto con l'imperativo di conoscere nelle sue manifestazioni personali ed individuali, il dinamismo evolutivo delle facolt… psichiche dell'educando, cosŤ da proporzionare l'insegnamento, senza peraltro addivenire a un livellamento dell'oggetto dell'apprendimento e delle possibilit… intrinseche dell'apprendere. Proporzionare, per quanto abbiamo detto sopra, non deve e non pu• in pedagogia significare un puro e semplice atto di livellamento, per il quale, una volta stabilito il grado di possibilit… di apprendimento dell'educando, si adegua ad esso l'oggetto dell'apprendimento, eliminando ogni sforzo di adeguamento soggettivo e promuovendo, al tempo stesso, un processo di apprendimento per gradi che possa dirsi facile e naturale. Se possiamo accettare questo tipo di apprendimento, in relazione allo sforzo che esso implica, la definizione di naturale, essendo contenuta gi… nel termine stesso una progressione per sforzi successivi, non possiamo tuttavia accogliere il concetto di un progredire " facile " dell'apprendimento, che, specialmente presso educandi non vedenti, potrebbe significare un indugiare in forme apparenti di progresso in realt… limitate da contenuti sempre pi— involuti e da tensioni psichiche caratterizzate dalla rinuncia allo sforzo di adeguazione e alla passiva accettazione di una pigrizia fisica. Il processo di apprendimento che si svolge per gradi, secondo un adeguamento naturale alle facolt… del fanciullo non vedente, implica gi… di per s‚ la proposizione immediata di difficolt… strettamente connesse con la minorazione della vista e pertanto la sollecitazione determinata dall'ambiente educativo nei confronti dell'educando non vedente viene ad essere costante, attiva, tale da costituirsi sempre come momento oggettivo di un superamento personale dell'aspetto di opposizione della minorazione. Da una parte avremo quindi la minorazione intesa come elemento di freno e di deviazione del processo di apprendimento, dall'altra ci sar… l'educando con il potenziale di doti naturali e di facolt… istintive protese verso una evoluzione che tende al ripristino della normalit…, tra i due poli Š necessario che si inserisca l'azione dell'ambiente senza peraltro promuovere una eliminazione della difficolt… insita nella minorazione, ma piuttosto instaurando una personalizzazione della minorazione stessa e pertanto anche delle difficolt… in essa comprese: personalizzazione che appunto perch‚ realizzantesi come presa di coscienza della minorazione e delle difficolt… implicite in essa, costituisce gi… di per s‚ un motivo di superamento. Abbiamo gi… osservato precedentemente come la sostanziale differenza tra l'antico e il nuovo modo di educare i fanciulli privi della vista, consiste appunto in questa valutazione dello sforzo pedagogico strettamente connessa con il concetto di superamento della minorazione, e a quanto precedentemente detto, dobbiamo soltanto aggiungere una considerazione maturata a seguito di quelle che siamo venuti facendo sull'applicazione didattica dello sforzo pedagogico e tale considerazione Š che l'eliminazione dello sforzo pedagogico implicito nel graduale processo dell'apprendimento naturale, conduce direttamente all'imposizione di un tipo umano eterogeneo all'educando e, pi— ancora, eterogeneo alla stessa normalit… dei tipi umani. In altri termini potremmo dire che se noi portiamo il fanciullo che non vede fuori dal processo naturale di un apprendimento congeniale alle sue doti e alle sue facolt… psichiche, e ci• nel tentativo di allontanarlo dalle difficolt… insite nella minorazione, noi ci dobbiamo impegnare a sostituire il processo naturale dell'apprendimento con un processo prefabbricato dall'esterno, che il fanciullo non potr… mai sentire suo, che l'educatore dovr… costruendo per ipotesi e per astrazioni, che non potr… mai in nessun caso stimolare n‚ l'incontro umano dell'educatore con l'educando, n‚ un insegnamento che esuli soltanto di qualche linea dal pi— gretto nozionismo. Quando, e troppo spesso ci• accade, sentiamo affermare che la scuola per fanciulli non vedenti non differisce se non per la diversit… di alcuni sussidi didattici, dalla scuola comune destinata a fanciulli normali, quando sentiamo asserire che nella nostra scuola il processo di apprendimento si svolge in forma piana, regolare, senza sforzi di adeguamento, senza sofferenza di conquista, ci assale il dubbio che in questi casi non ci sia scuola, non si realizzi un reale apprendimento e pi— ancora non si verifichi in tutta la sua autenticit… e possibilit… l'atto educativo. Perch‚, convinti come siamo, che l'educazione Š sempre conquista e soprattutto autoconquista, e che non esiste una conquista senza lotta e senza sforzo, non possiamo accettare che questo quietismo educativo e didattico sia possibile proprio in una scuola dove pi— intensa, direi pi— drammatica si manifesta la necessit… del superamento e della conquista. L'accentuazione dell'attivit… drammatica che impegna il fanciullo in un costante sforzo di conquista della realt… che lo circonda, realt… che tende sempre pi— a velarsi dell'ignoto e dell'indistinto, non deve significare tuttavia un predominio ingiusto e prematuro di una cosciente sofferenza che renda il fanciullo troppo presto pensoso e ripiegato su se stesso in un atteggiamento che fatalmente diverrebbe idolatria di un dolore non ancora pienamente spiegato a se stesso e reso cosciente dalla prova e dalla vita; la scuola del superamento pu• e deve invece essere anzitutto scuola di serenit… e di gioia, poich‚ non vi Š gioia pi— grande di quella che direttamente consegue alla coscienza di aver vinto, di aver superato e tale coscienza Š pi— intensa e pi— vibrante quando la vittoria ed il superamento si realizzano in noi, contro le difficolt… che portiamo dentro, gustando in tal modo l'ineguagliabile sapore della libert…. Il fanciullo che va a scuola la mattina e che lascia la propria casa per un'avventura ogni giorno nuova, che si costringe per lunghe ore interminabili su un banco troppo stretto e troppo angusto per il suo illimitato desiderio di vita e di crescita, lotta e vince contro se stesso, cresce nella sua umanit…, cosŤ come cresce nella sua cultura per ogni pagina che si impone allo studio consapevole e alla meditazione attenta; il fanciullo che non vede cresce a maggior ragione nella sua umanit… in misura che lo sforzo di adattamento all'ambiente e di conoscenze della realt…, si traduce in coscienza di s‚: conoscere non pu• significare un autentico aumento di umanit… e dŤ cultura se non Š compreso e concretizzato dal conoscersi. Enrico Ceppi * Gi… pubblicato in: Luce con luce. Rivista trimestrale della Scuola di Metodo "Augusto Romagnoli" per gli educatori dei ciechi, 1965, 9(1), 32-35. ?? ?? ?? ?? 1