EDUCAZIONE ESTETICA DEI CIECHI. GESTO - RITMICA - ESPRESSIONE* [abstract] L'educazione estetica del cieco come formazione dell'espressione, come azione che si concretizza nella mimica del corpo e nella gestualit….[fine abstract] Elena Romagnoli Coletta Nel volume Ragazzi ciechi Augusto Romagnoli, trattando dell'educazione estetica, parla dell'educazione al gesto. Egli osserva che spesso nei ciechi si ha una certa staticit… per la mancanza della sollecitazione che nasce dal desiderio di comunicare, mediante l'espressione plastica di tutto il corpo, la propria vita intima; e ne consegue una carenza di comunicazione sociale che isola il cieco nella sua oscurit…. Fra i primi esercizi che egli faceva fare alle fanciulle, soggetto del suo primo esperimento, fu appunto un esercizio di comunicazione, di relazione sociale. Per esercitare il gesto delle alunne facevamo tra gli altri un giuoco, chiamato " del sordo e dell'inglese ": una maestra si fingeva straniera o sorda e, parlando per monosillabi e verbi all'infinito, chiedeva a un'alunna la strada per andare in uno o in un altro luogo. L'alunna doveva per forza spiegarsi a gesti1. Questo esercizio Š stato escogitato principalmente per educare il cieco alle relazioni sociali, ma Š un primo passo verso ci• che si vuole ottenere con l'educazione al moto, che non Š altro che suscitare una spontaneit… di espressione plastica sopita nel cieco, ma non spenta. L'atteggiamento del corpo, l'incedere, il gesto, sono rivelatori, in tutti, della personalit… e dello stato d'animo del momento. Si dice che lo sguardo rivela l'animo, ma non sempre si riesce ad averne la certezza; lo sguardo si pu• controllare, ma per l'atteggiamento generale il controllo Š pi— difficile. Nei ciechi questa espressivit… naturale Š inceppata dalla mancanza di esercitazione delle membra e finisce col diventare quasi una paralisi, una sofferenza fisica dovuta allo sforzo di esprimersi senza averne il mezzo. Un gesto sgraziato corrisponde quasi sempre a una sensazione muscolare incomoda e sgradevole, perch‚ implica eccesso o difetto, o falsa direzione di movimento in ordine all'intento prefisso2. Jaques-Dalcroze3, il cui metodo di educazione musicale Š ben noto, scrive: " Le caractŠre des hommes est d‚nonc‚ par leur facon de marcher a grands ou … petits pas, sur les talons ou sur les points, par la position et les rytmes de leurs bras rigides, crois‚s ou balanc‚s... ...En position assise, l'homme r‚vŠle inconsciemment les variations de son temp‚rement et de son caractŠre. Le port de la tŠte, la vivacit‚ ou la langueur des gestes... Toutes ces manifestations ne notent-elles pas exactement les nuances de l'Štre humain dict‚es par les sensations et les sentiments, par les nerfs et par la volentŠ, par tous nos rytmes originels et par leur esprit de m‚suration? ". Nei ciechi il gesto sgraziato o la staticit… rigida sono dovuti alla mancanza di possesso dell'immagine spaziale e del dinamismo della forma. La strumentalit… dell'espressione mediante il gesto Š ridotta nella sua spontaneit… per l'inibizione dovuta al timore di muoversi e alla mancanza della padronanza dei propri muscoli; padronanza che si ottiene con l'esercizio dei muscoli stessi. Osserviamo i bambini normali nei primi passi, nei primi movimenti delle mani e degli occhi per seguire gli oggetti. I passi sono incerti per l'errata posizione del piede e manca l'equilibrio; le mani si tendono a prendere oggetti fuori della loro portata: manca il senso delle distanze (lo spazio), finch‚ con l'esercizio tale senso non si imprima nei muscoli. La stessa cosa avviene per i fanciulli ciechi. Essi sono pi— a lungo incerti, perch‚ non controllati dalla vista, ma a un certo momento, bene o male, i movimenti istintivi vengono eseguiti. Dico bene o male, perch‚ hanno un limite nella scarsit… delle immagini spaziali. Tutto lo sforzo educativo del Romagnoli tende a questo: portare il cieco, per mezzo dei sensi vicari, a una immaginazione spaziale adeguata al bisogno della libera espansione della personalit… del cieco cosŤ come negli altri uomini, e alla espressione non solo verbale, ma plastica e dinamica di essa. Non bisogna rendere goffo il cieco, insegnandogli una mimica convenzionale; ma assuefarlo a innervare nelle sue mani, nel viso e, in una parola, nelle parti interessate della sua persona i movimenti corrispondenti alle cose che dice o pensa, Š quanto dire animare la sua immaginazione e la sua espressione4. Come ho avuto pi— volte occasione di osservare nei miei studi sull'educazione dei ciechi nel seguire e sviluppare il pensiero di Augusto Romagnoli, bisogna dimenticare spesso di trovarsi di fronte a fanciulli minorati, per considerare nel suo complesso l'importanza della persona umana e del suo sviluppo. Il cieco Š un uomo come tutti gli altri e deve vivere la vita di tutti; come tutti gli altri - e nello stesso tempo se stesso - con un ritmo vitale proprio, con un modo proprio di sentire e di pensare. Non possiamo pertanto indurlo a vivere ed esprimere una vita che non gli Š congeniale, ma dobbiamo aiutarlo a scoprire se stesso; nel caso specifico a ritrovare in s‚ l'armonia del ritmo e dell'espressione che gli Š propria. L'educazione estetica elementare, a cui intendo limitarmi, Š cosa molto pi— modesta e potrebbe definirsi l'abitudine a trovare la simmetria, l'euritmia, la forma tipica e i simboli pi— espressivi nelle impressioni e nelle rappresentazioni, che un cieco pu• formarsi coi mezzi sensori e immaginativi che possiede5. Vi Š una sorta di formazione dell'espressione che prescinde dai mezzi espressivi tradizionali e non pu• essere pertanto definibile, n‚ come espressione grafica, n‚ come espressione per mezzo della parola. Si tratta, in vero, di una formazione che introduce direttamente il fanciullo nel vivo dell'azione, facendolo partecipare al fatto esterno con un commento diretto personale, commento che si esprime in modo totalitario, sia con il senso di misura, sia con la mimica del corpo, sia con il gesto. Tale compartecipazione immediata dell'individuo al fluire della realt… circostante si stabilisce pi— facilmente nel fanciullo normale, fondandosi soprattutto sull'imitazione e sulla rappresentazione spontanea del proprio movimento, nel fanciullo cieco ci• deve essere invece materia di educazione e costituisce la nota pi— caratteristica di una moderna concezione pedagogica nell'ambito della scuola per ciechi. Ritorno per un momento a quanto detto sopra parlando della educazione al, gesto: il cieco - se non ha mai visto dalla nascita - non possiede naturalmente, spontaneamente, un gesto armonioso. Non vorrei essere fraintesa quando affermo che manca il gesto a chi non vede, poich‚ per gesto io intendo la rappresentazione intelligente di un pensiero ancora nella fase intuitiva, di un sentimento ancora nella sua forma embrionale e confusa: sentimento e pensiero che non hanno ancora tanta distinzione per divenire parola, ma che gi… possiedono una carica psichica per affermarsi come stati di coscienza. In base alla precedente definizione del gesto si deve distinguere tale primitiva forma espressiva dal movimento e dall'atteggiamento simbolico. Il movimento inteso come estrinsecazione di un bisogno, come reazione neuromuscolare a uno stimolo organico, non Š ancora gesto; cosŤ non possiamo chiamare gesto, nel senso che si vuol dare all'espressione, il complesso dei movimenti compiuti dal bambino per afferrare il cibo e portarlo alla bocca, o i movimenti implicati nella deambulazione: non abbiamo gesto qui, per quanto il movimento implichi direttamente una partecipazione dell'immaginazione. Tale movimento diviene gesto soltanto quando assume un valore personale, espressivo. CosŤ non possiamo chiamare gesto il segno convenzionale studiato artificialmente per sostituire la parola. Il gesto sta quindi tra il movimento fisico, determinato da esigenze organiche, e il segno convenzionale, sostitutivo della parola, che non ha pi— carattere di immediatezza, ma diviene una specie di linguaggio e quindi un atteggiamento mediato. Vi pu• essere una forma di educazione che sostituisca l'immediata imitazione del fanciullo normale? Al gesto si pu• educare? Da quanto ho precedentemente affermato sembrerebbe di sŤ, poich‚ ho parlato di formazione dell'espressione mediante il gesto, ma non possiamo dare come scontato un fatto che pu• trascinarsi un complesso di polemiche e interpretazioni pedagogiche assai disparate. In vero ho affermato che il gesto coglie l'immediatezza del fatto, vi si immedesima per viverne in tutta la sua vivezza la spontanea manifestazione e in tal modo il fatto diviene atto, diviene coscienza e si manifesta con quella nota che caratterizza l'individuo distinguendolo da qualsiasi altro individuo. Ora possiamo pensare che tale immediatezza e spontaneit… possa essere insegnata? In altri termini: il bambino cieco - che manca di imitazione, che non imita n‚ l'ambiente n‚ se stesso, che non imita modificando secondo una propria creativit… - pu• giungere a un gesto che sia espressione della sua personalit…? Per sciogliere il pesante interrogativo, che proporrebbe a prima vista una soluzione negativa, si deve procedere a una scomposizione del gesto, il quale Š il risultato di un insieme di atti e di atteggiamenti psicologici: si deve partire dalla risultante per ritrovare le varie componenti, almeno le fondamentali. Anzitutto nel gesto ritroviamo l'elemento ritmo, che pi— direttamente impegna l'espressione della personalit… o almeno, per quanto riguarda il fanciullo, della sua individualit…; poi accanto al ritmo abbiamo l'elemento immaginativo e quindi l'elemento sentimentale, emotivo, che costituisce un poco il colore del gesto. Ritmo, immagine e sentimento sono le componenti fondamentali del gesto, che rendono possibile l'espressivit… e fanno sŤ che il gesto non si confonda n‚ con il movimento, il quale manca essenzialmente del ritmo, n‚ con il segno rappresentativo che manca spesso del sentimento, pur avendo un proprio ritmo. Potremmo inoltre aggiungere che il ritmo Š la parte pi— interna, pi— personale del gesto, quella che costituisce lo stile dell'individuo, che si traduce poi, ampliandosi, nella personalit…. Anche se non si pu• accettare l'interpretazione materialistica secondo la quale la personalit… altro non sarebbe se non la reazione organica dell'individuo al mondo esterno, non ci si pu• opporre tuttavia alla constatazione evidente che ogni organismo ha un proprio ritmo di crescita, di vita, di conservazione, e che questo ritmo si riflette direttamente sul costituirsi di un atteggiamento psichico determinato. Il ritmo non deve rimandare soltanto a un concetto quantitativo e quindi organico, ma implica direttamente anche una posizione qualitativa e quindi psichica. E su questo ritmo come qualit…, come misura, come atteggiamento psichico si fonda il gesto e successivamente la personalit…; e da questo ritmo, ancora, noi partiamo per educare il fanciullo non vedente al gesto. Ho detto, infatti, che il ritmo si manifesta con una evidente bipolarit…: come misura e quantit… nel movimento, come atteggiamento e qualit… nel mondo psichico. La bipolarit… non induce tuttavia ad ammettere una dualit… di fenomeni, ma si tratta solo di due aspetti di un medesimo fenomeno vitale, per cui la stimolazione di un aspetto si riflette direttamente sull'altro. In una sana impostazione didattica della scuola per i ciechi, l'educazione alla scoperta del ritmo dovrebbe iniziarsi immediatamente, non appena il fanciullo o il bimbo vengono avviati alla scuola stessa, tenendo particolarmente conto dell'adeguamento del gesto alla nota, al canto, al fatto musicale in s‚. Si inizia in tal modo assai per tempo l'interpretazione mimica del canto e corrispettivamente 1'interpretazione canora del gesto. Non Š certamente difficile trovare bambini ciechi che cantano, anzi che amino con particolare predilezione il canto, ma Š assai difficile trovare tra essi quelli che accompagnino il canto con una espressione mimica del volto e del gesto, giacch‚ spesso il canto vive nei fanciulli ciechi come imitazione acustica, come ripetizione del suono e nessuno pu• garantire sulla sua validit… emotiva. La nuova teoria pedagogica del Romagnoli impegna invece il bambino cieco in uno sforzo costante di espressione, cosŤ che nel canto vengano posti in risalto gli elementi ritmici attraverso l'espressione e il ritmo venga avviato ad assumere nel fanciullo stesso una propria melodia; e le parole si colorino del ritmo e della melodia, dando cosŤ la possibilit… di interpretarle col gesto, e il gesto diventi spontaneo. In altri termini, si ripercorre presso il bambino cieco il cammino storico della musica e si ha della musica uno studio direi genetico, fondato essenzialmente sull'analisi pratica dei suoi elementi costitutivi. Si potrebbe ritenere, dopo queste precisazioni di carattere strettamente pedagogico, che nel metodo che vado illustrando la musica occupi un posto assolutamente sussidiario, ausiliario; venga cioŠ ritenuta come mezzo per lo sviluppo di altre funzioni psichiche: la musica non Š una funzione, n‚ tanto meno solo un mezzo per lo sviluppo delle funzioni psichiche, Š ben altro che non Š qui il luogo di definire. Il nostro intento educativo Š quello di potenziare, attraverso un'osservazione analitica della musica, la personalit… di chi non vede. Il gesto combinato col canto non fa altro che allargare la possibilit… di comprensione degli elementi del canto, facendovi partecipare l'intero organismo, dando al fanciullo pi— direttamente la possibilit… dell'espressione. Si avr… cosŤ vantaggio nell'insegnamento del canto, e daremo a tutti i bambini ciechi - anche a quelli musicalmente meno dotati - la grande fortuna di poter godere della musica. Il ritmo sentito con la partecipazione dell'armonia, il ritmo vissuto come valore musicale, rimane poi come caratteristica personale, come stile che differenzia l'individuo. Ricordiamo che tutta la vita Š questione di ritmo e di equilibrio; specialmente per chi non vede, che ha bisogno pi— di ogni altro di poter fare affidamento sul proprio senso di misura e ci• sia nei confronti dell'orientamento nello spazio, sia nei confronti di un rapporto sociale. Mancando il controllo immediato della situazione, Š necessario far ricorso a una rappresentazione interiore mediata dall'immaginazione, rappresentazione che deve trovare il suo punto di coincidenza con le situazioni reali appunto nell'armonia e nel ritmo dell'individuo. Anche la scuola comune ha sperimentato, specialmente qualche decennio fa, alcuni metodi d'insegnamento del canto che sfruttavano la partecipazione del gesto. Su tale linea sono infatti il metodo della tonica do, il metodo della rappresentazione visiva delle note; a ogni nota corrisponde un colore o una determinata forma particolarmente conosciuta dal bambino. Ô da rilevare inoltre come il ritmo abbia preso nella sua forma pi— esasperata il sopravvento nel gusto musicale moderno. Il ritmo di cui parlo, per•, non Š l'esaltazione orgiastica del gesto, la celebrazione di una esuberanza fŤsica che travolga, opprimendoli, i valori dello spirito, e tra questi l'equilibrio; il ritmo a cui si vuole educare il fanciullo cieco Š soprattutto interiorizzazione e spiritualizzazione del gesto, Š vita dello spirito intesa come equilibrio, Š un ritmo che non viene mai liberato dall'armonia per esacerbarne gli aspetti pi— direttamente fisici; Š presa di possesso dello spazio quando il ritmo si traduce in gesto, e della forma quando vi si impegna tutto il corpo. Il processo educativo si svolge quindi dalla musica al ritmo, dal ritmo al gesto, non per• in una progressione rigida per cui l'elemento successivo presupponga in modo inalterabile e causale l'elemento precedente, ma in uno sviluppo armonico che embrionalmente predica la presenza di tutti e tre gli elementi nella simultaneit… dell'atto educativo. L'uno prender… poi, nello svolgimento dell'educazione, preminenza sull'altro, l'uno influir… sull'altro, ma tutti e tre avranno costante riferimento a una formazione profonda, sia essa estetica o morale, sociale o immaginativa, del fanciullo cieco. L'introduzione dell'educazione alla danza nella nostra scuola va oltre quello che Š la danza intesa nel senso banale di pura forma. Parlo infatti di educazione e non di insegnamento. E bisogna anzitutto intenderci sul significato della danza. Leggevo, qualche anno fa6, in una recensione di Gianni Carandente al volume di Cesare Brandi, Arcadia o della scultura (Einaudi 1956) queste parole: " Ancora dal tempo di Hegel che intravide il rapporto tra scultura e danza e parl• di una musica plastica di pose e di movimenti, non v'era stato un critico che si sentisse il fiato cosŤ grosso da riproporre il problema e andarvi fino in fondo ". Il problema si ripropone, a noi educatori di fanciulli ciechi, in teoria e in pratica. Non dobbiamo dimenticare mai il fine che ci proponiamo con la pedagogia emendativa dei ciechi; non Š ancora sfatato il pregiudizio che fa di ogni cieco un musicante, e tanto meno quello che fa di ogni cieco un uomo da destare pena e incapace di comprendere e di esprimersi. Ho trattato pi— volte sulle pagine di questa rivista dei vari mezzi di espressione nella educazione di ciechi (che sono mezzi di espressioni anche per gli altri fanciulli): lingua, musica, disegno. Augusto Romagnoli in Ragazzi ciechi ha scritto un capitolo sul Come si pu• insegnare utilmente il disegno ai ciechi7. Questo insegnamento Š gi… ritenuto eccezionale, ma pi— o meno Š entrato nei programmi delle nostre scuole elementari e nella pratica dell'insegnamento, per lo meno come disegno geometrico (il che Š ben lontano dagli intenti e dai risultati che si attendeva Augusto Romagnoli e che si continuano a perseguire nel nostro istituto, erede del suo pensiero e del suo insegnamento). Egli non potŠ protrarre a lungo la esperimentazione che Š applicazione di una logica dei principi psicologici da lui posti a base della educazione, ma noi abbiamo protratto molto avanti i primi esperimenti ed esercizi, e siamo giunti a conclusioni che danno ragione a ci• che egli pensava. Mi sono indugiata a parlare del ritmo per porre in chiaro la base psicologica che ci conduce a quello che chiamerei il fiore della educazione dei ciechi: la danza. La danza Š, nelle espressioni umane, tra le prime. Pensiamo alla danza sacra di cui restano ricordi di grande bellezza, immortalati nella scultura e nella pittura di tutti i popoli. Ô la comunicazione con l'armonia del creato, la coscienza dell'armonia intima del proprio spirito in relazione con lo spirito superiore che si traduce in movimento nella musica sacra. Leggendo i Salmi di David, in capo a ciascuno dei quali si indica come va cantato, Š da notare la molteplicit… dei sentimenti che li muove: riverenza, abbandono, amore, invito alla lode, ecc. Ô la partecipazione del cantore alla vita universale e la danza Š esaltazione di questa partecipazione. Durante l'esperimento del suo metodo, Augusto Romagnoli non potŠ, naturalmente, portare fino alle ultime conseguenze il suo pensiero su questo punto. Occorreva una base di educazione completa sia nello sviluppo sensoriale, sia in quello del moto, sia nella immaginazione combinata e unificata in un globalismo integrale. Ma alla ripresa del suo impegno nella Scuola di Metodo inizi•, non pi— a titolo di esperimento, ma come complemento necessario dell'educazione, quella educazione estetica che fa del cieco un uomo ricco di un dinamismo spirituale nel multiforme interesse umano. E da un lato si iniziavano i pi— grandicelli tra gli alunni al gusto delle bellezze architettoniche e plastiche: gi… dal 1929 si era ornata la scuola con plastici riproducenti opere di grandi scultori ed elementi architettonici di vari stili e si erano riprodotte in rilievo piante di monumenti importanti e anche qualche prospetto. D'altra parte si incominciavano, sotto la sua guida, tentativi di interpretazioni ritmiche di musica classica, tentativi che in breve vennero affermandosi sino a giungere a vere e proprie manifestazioni d'arte di danza classica (limitata alle ragazze). Man mano che ci si allontana dai primi esperimenti che sono pi— esercitazioni che vera e propria espressione, notiamo nelle fanciulle un maggiore interesse e, al di fuori dell'ora dedicata alle esercitazioni e alle esecuzioni, un migliore e pi— elegante portamento e una maggiore espressivit… del volto. Non pi— la staticit… quasi stereotipa, non pi— la fissit… dei muscoli orbitali, ma movimento e dinamicit… anche attorno all'occhio che non vede, e levit… espressiva delle mani e del gesto. Questa la prima acquisizione che non Š solo fisica e meccanica, ma coinvolge tutta la personalit… in una riflessione e coscienza interiore che finalmente si esprime in modo globale e nella massima libert…: Quel plaisir nous procure le sourire un istant ‚panoui d'un visage ordinairement ferm‚ et sevŠre!8. E il volto dei ciechi Š spesso ermetico: il pensiero si elabora dentro e pu• divenire involuto per mancanza del calore espressivo; bisogna indurli a parlare, a dare forma al proprio sentimento, alle immagini conquistate con i vigili sensi, per mezzo del movimento. Leurs mains parlent, et leurs pieds semblent ‚crire...Ici, la certitude est un jeu: on dirait que la connaissance a trouv‚ son acte,et que l'intelligence tout a coup consent aux gr…ces spontan‚es ...9. Si giunge alla danza con un processo educativo che presenta minori difficolt… di quanto non si pensi, se si Š saputo impostare tutta l'educazione su uno sviluppo dell'immaginazione e della fantasia adeguato alle massime possibilit… dell'educando. Che cosa vogliamo ottenere con l'educazione alla danza come interpretazione plastica della musica e talvolta della poesia? Vogliamo ottenere la liberazione da ogni impaccio alla espressione di un sentimento intimo, lo scaturire della vena profonda che l'immaginazione e il sentimento hanno destato nell'animo di fanciulle destinate a rimanere nell'inerzia; obbligarle a prendere maggiore coscienza della ricchezza che il mondo, attraverso la riflessione e lo studio, ha fatto penetrare nel loro intimo e a esprimerla e quasi sublimarla in una espressione di armonia e di bellezza. L'espressione Š, in questo caso, gioia di liberazione e di comunicazione col cosmo e quasi identificazione con esso. " Sono io che il mondo abbraccio o mi riassorbe l'universo in s‚? " cita Augusto Romagnoli, in un momento di esaltazione di fronte alla bellezza della natura. Pienezza di vita, ricchezza espressiva debbono acquistare i ciechi per sentirsi vivi tra uomini vivi. Musica, poesia e danza formeranno cosŤ le parti inscindibili di quel tutto armonioso che Š di origine divina; come le tre Grazie sorelle che gli antichi immaginavano sempre riunite ed incapaci di sciogliere il nodo che le teneva avvinte. Perch‚ la musica Š poesia ed Š danza, avendo in s‚ germi tali da creare la poesia e la danza: e la poesia, come quella che sorge dalla musica, sar… musica anch'essa e dovr… esprimersi musicalmente; e se vera poesia sar… capace d'infondere un tale entusiasmo da determinare movimenti ritmati di danza. La danza infine, espressione fedele d'una pi— forte emozione, dovr… essere musica anch'essa, e dovr… essere poesia, se della musica e della poesia Š naturale conseguenza10 . Mi si dir…: Š possibile giungere a questa educazione estetica spesso difficile anche per i vedenti? e quale il processo educativo per condurvi i ciechi? Ho gi… parlato dell' educazione al ritmo; ho voluto con le mie considerazioni introdurre l'argomento. Darne i dettagli mi condurrebbe lontano, ma ho dati sufficienti per dimostrare come il mio asserto sia frutto non solo di riflessione teorica, ma pi— di lunga esperienza che, dando ottimi risultati, ha aumentato in me l'entusiasmo per questa forma di educazione estetica. Elena Romagnoli Coletta * Gi… pubblicato in: Luce con luce. Rivista trimestrale dell'Istituto Statale "A. Romagnoli" di specializzazione per gli educatori dei minorati della vista, 1963, 7(1), 5-14. Per motivi di coerenza interna del documento, Š stato mantenuto lo stile citazionale originale. 1 A. Romagnoli, Ragazzi ciechi, pag. 198 2 A. Romagnoli, op. cit., pag. 97. 3 E. Jacques-Dalcroze, La musique et nous, Perret-Gentil, pag. 12. 4 A. Romagnoli, op. cit., pag. 197. 5 A. Romagnoli, op. cit., pag. 188. 6 IlTempo, 15 agosto 1957. 7 A. Romagnoli, op. cit., pag. 84. 8 E. Jaques-Dalcroze, La musique et nous, pag. 42. 9 P. Valery, L'ame et la danse, Editions du Sagittaire, Paris, 1931. 10 R. Torniai, La danza sacra, Ediz. Paoline, pag. 33. ?? ?? ?? ?? 1